Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    Riceviamo e pubblichiamo

    Spettabile Redazione,

                    Ci rivolgiamo a codesta “rete L’ABUSO” per partecipare le ansie di diversi sacerdoti e laici della Diocesi di Brescia.

                    Sono molti i sacerdoti e tantissimi i laici che si stanno chiedendo se la Nunziatura Apostolica segnalando a Papa Francesco il nominativo di Mons. Tremolada come Vescovo di Brescia e di Mons. Delpini come Arcivescovo di Milano abbia pure menzionato il caso di pedofilia di don Galli a Rozzano (Milano) che li vede coinvolti. Il Nunzio apostolico di allora, Mons. Bernardini, è stato sostituito da Mons. Tscherrig (di nazionalità svizzera e non più italiana come era prassi lo fosse) più in sintonia con Papa Bergoglio di quanto lo fosse il predecessore. Papa Francesco conosce bene entrambi: sia l’arcivescovo uscente che l’entrante sono arrivati a Roma dopo la Nunziatura in Argentina. Con Mons. Bernardini i rapporti a Buenos Aires però sono sempre stati tesi. È strano che Mons. Delpini non sia stato inserito nella recente lista dei Cardinali.

                    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”. Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità? Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

                    Emblematico è infatti quanto dichiarato da Mons. Tremolada in un incontro con i familiari della vittima nel 2015 in presenza anche di don Carlo Mantegazza, ex parroco di Rozzano: “….è vero, lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio, è vero, e di questo SIAMO STATI IMPRUDENTI, lo diremo se ci verrà detto: « MA PERCHE’ LO AVETE FATTO? ».

                Che saccenza, che ostentazione di impunità: Tremolada mandato a parlare con i familiari che chiedevano conto del maldestro spostamento quando, viceversa, a loro era stato garantito che don Galli non poteva essere ancora a contatto con i bambini, non ritiene di dover dare spiegazioni. Ora, a Brescia, ha nominato Parroco di Rezzato don Stefano Bertoni assolto in Cassazione per abusi sessuali nei confronti di bambini di un asilo. Ancora aperta è la vicenda dell’ex parroco di Corna di Darfo. Già nel dimenticatoio sono finite le numerose altre vicende di sacerdoti bresciani passate in giudizio fin dai tempi del parroco della cattedrale degli anni 1970.

                    Papa Francesco ha integrato il codice di diritto canonico che già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr. can. 193 §1 CIC; can 975 §1 CCEO).

                    Con il “MOTU PROPRIO” del 4 Giugno 2016 ha precisato che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal M.P. Sacramentorum Sancitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal predecessore Benedetto XVI.

                    La Diocesi di Brescia non è certo entusiasta di avere un Vescovo imprudente a condurre una tremolante realtà pastorale.

    Sacerdoti e laici impegnati di Brescia                                                                     24 luglio 2018

  • Svolta sul caso del prete di Napoli, sarà processato dal tribunale ecclesiastico di Milano

    Città del Vaticano – Il caso del prete pedofilo di Ponticelli, a Napoli, è a una svolta definitiva. Dopo gli imbarazzati silenzi di questi mesi del cardinale Crescenzio Sepe, le pressioni esercitate dalla Segreteria di Stato e – soprattutto – dopo che Papa Francesco in persona aveva dato ordine di riaprire il caso di don Silverio Mura, il parroco accusato di avere abusato di un ragazzino verso la fine degli anni Novanta – oggi un uomo sposato di 40 anni che si è battuto con coraggio per fare emergere la terribile vicenda nonostante tante difficoltà, omertà e omissioni –  la vicenda approda in un tribunale ecclesiastico per essere giudicata. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale ecclesiastico di Milano, regione dove don Silverio Mura aveva inspiegabilmente trovato rifugio e dove lavorava sotto copertura come parroco, con falso nome, in una diocesi lombarda.

    Il caso era finito in un cono d’ombra. L’istruttoria condotta nel 2014 dalla curia di Napoli era stata trasmessa in Vaticano che, sulla base dei documenti a disposizione «riteneva non fossero emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico di don Silverio Mura» si legge in un comunicato diffuso a suo tempo da monsignor Luigi Ortaglio, cancelliere della curia di Napoli. Evidentemente non tutto era stato approfondito anche se don Silverio Mura era poi stato mandato dal cardinale Sepe fuori Napoli «per un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia, presso una comunità religiosa, fuori dalla diocesi».

    A febbraio era stato Papa Francesco  a richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti dopo una inchiesta pubblicata sul Mattino di Napoli. Voleva capire se le indagini svolte durante questi anni dalla diocesi di Napoli e, in seguito, dalle autorità competenti vaticane, relative alle accuse di abusi e terminate nel 2016 con un’archiviazione, erano state fatte o meno accuratamente. Voleva capire se la procedura investigativa fosse stata adeguatamente rispettata in tutte le fasi previste.

    La vicenda a Ponticelli era affiorata nel 2010 con la denuncia di una vittima, Arturo Borrelli. All’epoca dei fatti era  ragazzino di appena 13 anni. «Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto al suo dominio, all’epoca non ne parlai con nessuno per vergogna».

    Parecchio tempo dopo, nel 2010, ormai adulto, marito e padre, fu colpito da gravi attacchi di panico e ricorse ad una psicoterapia. Fu allora che dalle ombre della sua memoria riemerse qualcosa di terribile che aveva rimosso per autotutela: gli abusi subiti un tempo, i traumi sepolti nel silenzio. Seguirono le denunce: una ai Carabinieri (ma il reato dopo 10 anni senza una sentenza cadde in prescrizione), e l’altra alla diocesi napoletana, che avviò subito le procedure standard di verifica.

    In alcuni documenti dell’arcivescovado si elencano i vari passaggi dell’inchiesta, la difesa di don Silverio Mura (che ha sempre negato le accuse), e il suo trasferimento misterioso in un luogo sconosciuto ma poi scoperto da una trasmissione delle Iene, in una diocesi lombarda.

    La Congregazione per la Fede chiese di analizzare di nuovo la vicenda. Il 2 ottobre 2014, l’ex Sant’Uffizio richiamò la diocesi, chiedendole di effettuare una investigazione previa a norma del canone 1717 del codice canonico.Nel frattempo la vittima si faceva coraggio e affidava alla pubblica opinione la sua vicenda, fino agli ultimi sviluppi. Ora la parola passa al tribunale ecclesiastico di Milano.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_napoli_curia_sepe_abusi_pedofilia_mura_vittima_vaticano-3879222.html

  • Prete pedofilo, la svolta nel caso di Diego La Curia chiude l’inchiesta: don Mura processato dal tribunale ecclesiastico

    Prete pedofilo, la svolta nel caso di Diego La Curia chiude l’inchiesta: don Mura processato dal tribunale ecclesiastico

    di Dario Striano


    Chiusa l’istruttoria. Don Silverio Mura, il prete accusato di aver abusato di un minorenne quando era in servizio a Ponticelli (quartiere alla periferia est di Napoli), sarà processato dal tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano, a cui ieri sono stati trasmessi gli atti finora prodotti durante le indagini. Lo ha reso noto la Curia di Napoli con un comunicato stampa con cui ha annunciato che l’ex parroco, accusato di abusi per fatti accaduti 30 anni fa, «è dallo scorso 15 maggio sottoposto a misura cautelare». Dopo esser stato identificato dalle mamme di Montù Beccaria, dove, sotto mentite spoglie (per tutti era diventato don Saverio), insegnava catechismo ai bambini, l’arcivescovo di Napoili ha «limitato temporaneamente l’esercizio del suo ministero pastorale al fine di tutelare il bene pubblico e garantire il corso della giustizia».
    Nel comunicato trasmesso dalla Curia, la Chiesa ha ripercorso le ultime tappe della vicenda, presa a cuore anche da Papa Francesco, che ha voluto fortemente che il caso di Diego Esposito, il 40enne della periferia est di Napoli abusato – secondo l’accusa – in età adolescenziale dal sacerdote di Ponticelli, venisse riaperto. Un caso che come ha sottolineato il Santo Padre era stato forse «archiviato con troppa fretta anni fa» quando la presunta vittima era stata interrogata anche dalla Chiesa partenopea. La notizia del processo a carico di don Silverio Mura è giunta dopo l’ennesima protesta di Diego Esposito che ha passato l’intera notte dinanzi l’ingresso della Curia di Napoli per chiedere aggiornamenti sul suo caso. (Domani, 27 luglio, gli approfondimenti sul quotidiano in edizione digitale disponibile a pagamento. Per prenotare la tua copia scrivi alla redazione di Giustizia News24 all’indirizzo: redazione@giustizianews24)

  • Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Luca Fazzo

    Un anno e dieci mesi al prete, don Alberto Lesmo, che pagava i ragazzini per andarci a letto, ma almeno non li costringeva; quattro anni e mezzo al regista e talent scout, Guido Milani, che rimorchiava adolescenti con il miraggio del cinema, e poi abusava di loro. La Corte d’appello, con una sentenza depositata ieri, conferma le condanne scaturite dalla denuncia di un diciassettenne, ricoverato in ospedale dopo un tentativo di suicidio e confidatosi con la psicologa. Nel corso del processo sono emersi numerosi altri nomi di ragazzi – minorenni o appena maggiorenni – rimorchiati dai due imputati. Ma sia Lesmo che Milani restano per ora a piede libero. E l’aspetto preoccupante è che il secondo è ora accusato di avere continuato sulla stessa strada: indagini a suo carico sono in corso da parte della Procura di Lecco dopo la denuncia di un giovane aspirante attore. E con la società «Ragazzi e Cinema», attiva sulla riviera romagnola, continua a lavorare a stretto contatto con gli adolescenti.

    La sentenza depositata ieri riconosce piena attendibilità al racconto del ragazzo, un adolescente problematico che aveva iniziato a prostituirsi on line dall’età di sedici anni, e che raccontava di avere incontrato don Lesmo – prete nella parrocchia milanese di Santa Marcellina – almeno venti volte, compresi diversi appuntamenti in canonica, al prezzo tra i 150 e 250 euro per volta; da Milani spiegava di avere ricevuto in pagamento anche cocaina, e soprattutto di essere stato costretto una volta a subire un rapporto passivo contro la propria volontà: «Durante questo rapporto lui mi ha girato di peso, mi ha disteso sul letto a pancia in giù tenendomi le mani avanti con le sue e io mi dimenavo perché non volevo». Da qui, anche l’accusa per Milani di violenza carnale, oltre a quella di utilizzo della prostituzione minorile mossa a entrambi gli imputati.

    Milani ha parlato di «incontri platonici consistenti perlopiù in abbracci» e ha comunque negato di sapere che il ragazzo era minorenne. I giudici ritengono che un riscontro importante alle dichiarazioni della vittima siano i controlli effettuati presso l’albergo dove nel 2010 il ragazzo diceva di essere stato portato da Milani la notte dello stupro, e che hanno confermato la presenza dei due: «E l’approccio esula da ragioni altrimenti identificabili rispetto alla sfera sessuale, considerato anche il sito internet sul quale hanno fatto conoscenza», cioè una pagina specializzata proprio in incontri hard. «Non può non rilevarsi come la persona offesa nel corso del giudizio avesse reso dichiarazioni molto dettagliate, sempre concordi nel loro nucleo essenziale e che le leggere sbavature evidenziate dalle difese non attengono a punti essenziali delle imputazioni». In ogni caso «nessuno dei due imputati ha svolto alcuna doverosa indagine per accertarsi dell’età effettiva del ragazzo, considerato il suo aspetto imberbe».

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/don-e-talent-scout-adescavano-ragazzini-1557081.html

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    Quando Aaron Smith ha inquadrato la sua partecipazione al Legioleaks Open Forum, ha detto che si limiterà a commenti istituzionali a causa della sua partecipazione ufficiale. In questo modo, il signor Smith non ha rilasciato alcuna opinione personale. La posizione è chiara, quello che dice lo dice come Voce Ufficiale dei legionari.

    In effetti, questa è la partecipazione dei legionari in molte attività a cui non vengono a titolo personale, ma come legionari.

    Oggi sappiamo dai tribunali e dalla stampa che nel caso di Reséndiz Gutiérrez sono intervenuti altri legionari, non a titolo personale.

    Víctor de Luna, legionario dal 1991 (27 anni fa)
    Óscar Náder, legionario dal 1976 (42 anni fa)
    Manuel Cordero, fratello laico o 3GM dal 1981 (37 anni fa)

    Chiunque conosca la gestione dei legionari, sa che tutto questo deriva da “i vertici”. Cioè, non era Resendiz a chiedere aiuto a Gallizia; ma il Consiglio Generale ha ricevuto il caso, lo ha analizzato e ha optato per la proposta di estorsione, trasferendo Reséndiz in un altro seminario minore, in Venezuela.

    Non possiamo dire che la partecipazione “ufficiale” sia molto più grave a causa del tentativo di estorsione “corporativa” rispetto all’atto singolare di un individuo che abusa sessualmente; ma, possiamo dire che Reséndiz ha delle attecedenti non per abuso, se no come vittima quando era un seminarista minorenne, dove era soprannominato “apostolico” [1].

    Nel rapporto (1995) di Antonio León, maestro dei novizi, Reséndiz appare come un giovane che non può controllare i suoi impulsi sessuali, perché è continuato il suo percorso nella Congregazione? È stato aiutato? Era un caso isolato? E scomparso il tuo test psicologico? Domande che, a distanza di tempo, sembrano domande essenziali.

    Il caso Reséndiz ha due aspetti importanti nella vita attuale della Congregazione. In primo luogo, la mancanza di etica da parte dei Superiori che sono capaci di commettere crimini “per il bene della Congregazione”; in secondo luogo, la nicchia in cui è stato creato il Resendiz-Abusador.

    I crimini

    Se ricordiamo che non molto tempo fa Sylvester Herrmmann ha indicato una conferenza stampa per dire che “tutti lo fanno” riferendosi alle società offshore. E poco dopo nella stessa intervista si e corretto non è riuscito a indicare che i legionari off-shore sono ai tempi di Marcial Maciel, ma nella Legione “riformata”, detto aziende di evasione fiscale erano già stati chiusi.

    Le compagnie offshore sono al confine tra l’etico e l’immorale, ma nella maggior parte dei casi sono legali. Tuttavia, l’estorsione [2], la corruzione oltre ad essere immorale, costituiscono un grave crimine.

    Chi erano gli ufficiali della Congregazione che autorizzarono il procedimento?

    Francisco Mateos Gil (spagnolo), Michael Ryan (irlandese), Joseph Burtka (nordamericano) membri del Consiglio generale.

    E il famigerato Luis Garza Medina che a quel tempo era il direttore del territorio. Eduardo Vigneaux (cileno) era l’amministratore generale.

    Il crimine deve essere stato autorizzato dal defunto Álvaro Corcuera e autorizzato da tutti i suddetti Superiori.

    Ricorda che ogni euro che lascia le casse della legionario deve essere approvato da un Consiglio e gli importi maggiori o le spese straordinarie devono essere approvati dal Consiglio.

    Tanto che il Superiore Generale della Congregazione ha negato aiuti a diversi ex membri, indicando che dopo averlo analizzato con il Consiglio, l’aiuto non è stato concesso.

    Quindi l’offerta di 15.000 euro in cambio di silenzio non è stata un gesto disperato di un religioso che ha commesso “un errore”.

    Né è stato un aiuto che Guillermo Meade ha gestito con i suoi contatti, né una delle campagne pubblicate da Daren Weisbrod su Facebook questa volta con il titolo “Donazione per la tassa di estorsione”. Niente di tutto questo.

    Era un’azione premeditata, coordinata, valutata e autorizzata dal più alto organo di governo della Congregazione.

    Luca Gallizia è colui che porta la parte principale della colpa, perché è lui che ha presentato  materialmente il documento alla famiglia.

    Ma Víctor de Luna e Manuel Cordero, insieme a Óscar Náder, gestiscono i dettagli dell’estorsione. Apparentemente è stato l’avvocato consulente che ha preparato il documento, o almeno lo ha revisionato, secondo i dettagli della richiesta.

    Ad eccezione dell’avvocato, che è un avvocato esterno, tutti gli altri sono membri della Congregazione. Presumibilmente sono religiosi, presumibilmente vivono la carità e la giustizia. Presumibilmente erano la speranza della Chiesa … (usando l’espressione di San Giovanni Paolo II ai partecipanti all’ultimo Capitolo Generale Ordinario).

    Al di là del risultato in tribunale, questo fatto parla in modo eloquente della vera natura della Congregazione dei Legionari.

    Finora, Gallizia non ha rilasciato dichiarazioni. È un avvocato di una famiglia di tradizione notarile e quindi conosce perfettamente la portata di un crimine del genere. Per questo motivo, per alcuni sociologi il fenomeno dei legionari continua a suscitare interesse; per esempio, può essere paragonato sempre di più alla Chiesa di Scientologia. Un individuo con alti titoli accademici, studi di giurisprudenza, da una famiglia socio-economicamente benestante, in un paese sviluppato, accetta di commettere un crimine per il bene della congregazione alla quale appartiene.

    Sebbene Alberto Gallizia (padre di Luca) sia già in pensione; lui, insieme a sua moglie Clotilde (madre di Luca) sono disposti a citare in giudizio la Congregazione se suo figlio è colpevole del reato di estorsione. D’altra parte, Giuseppe Gallizia (fratello di Luca) attualmente lavora come notaio a Milano e potrebbe anche procedere legalmente attraverso un altro ufficio associato contro la Congregazione dimostrando che Luca ha agito non per iniziativa ma “per obbedienza”.

    Il fatto Reséndiz-Gallizia ha ancora più vigore se si considera che in Messico la Congregazione ha ottenuto una sentenza contro José Raúl González Lara con una richiesta di tentata estorsione. In quel caso, gli ufficiali legionari “si strapparono le vesti” quando Raúl, il figlio di Marcial Maciel, chiese denaro in cambio del suo silenzio.

    Nicchia

    Di solito Resendiz viene presentato come un “lupo solitario”, un predatore che scivola, salta tutti i filtri, gli esami psicologici, le interviste, gli scrutini e tutte le valutazioni e viene messo a disposizione per nutrire i suoi impulsi sessuali. Nel testo del rapporto .. li attribuiscono “impulso incontrollabile”.

    Reséndiz viene da una famiglia umile a Zamora, Michoacán. Entrò nella cosiddetta scuola “apostolica” dei legionari fin da giovanissimo, motivato da uno spagnolo di nome Leopoldo Cuchillo, che a quel tempo era incaricato di reclutare bambini per i legionari. Reséndiz è stata vittima di abusi sessuali in quella scuola, essendo solo in piena pubertà.

    Forse a causa di quella ferita di Resendiz, i Superiori “lo lasciarono continuare” nonostante mancasse l’idoneità per una vita sacerdotale. Ferito nella sua psicologia, nella sua vita emotiva e nella sua sessualità, Reséndiz è tornato all’apostolato nel 1998 ma questa volta come Prefetto di apostolici (seminaristi minori). A quel tempo era un religioso in “pratiche apostoliche”.

    Vladimir per tre anni ha vissuto tra i minori a Città del Messico e in seguito ha aggiunto un altro anno tra i minori, ma a Monterrey.

    Lo stesso, esercitandosi come prefetto della disciplina dei minori nella scuola chiamata “apostolica”. Significativamente, queste scuole hanno superato numerosi casi che destano sospetti e che a un certo punto sono rivelati come un pericolo per i minori.

    C’è qualcosa nel processo di addestramento dei legionari? O è questa la natura dell’istituzione?

    Reséndiz ha continuato i suoi studi e la preparazione per il sacerdozio. Tuttavia Vladimir Resendiz, invece di studiare teologia con gli altri seminaristi a Roma, studiò “da solo” mentre accompagnava i minori in un’altra scuola chiamata anche apostolica, ma a Gozzano, vicino a Milano.

    Se gli impulsi di Reséndiz non si manifestavano a Monterrey  o a Città del Messico, era in parte perché c’erano altri religiosi. Ma a Gozzano, Resendiz potrebbe essere solo. Era come se un gruppo di Superiori volesse che Vladimir ripetesse il modello di abuso che aveva subito. Per questo motivo, i Superiori hanno lasciato Reséndiz 5 anni a Gozzano (il periodo previsto è di 3 anni).

    Dopo l’abuso, Reséndiz è stato trasferito in Venezuela, dove è rimasto per altri 3 anni a capo di minorenni!
    Ma abbiamo sottolineato che Vladimir Resendiz non è un solitario. Tra i formatori delle cosiddette scuole “apostoliche” ci sono innumerevoli casi “speciali”. Menziona alcuni nomi: Alfonso Corona, che era a Gozzano prima di Reséndiz e anche nella stessa scuola “apostolica” a Città del Messico, anche prima di Reséndiz. Corona è stato l’ultimo “infermiere” di Marcial Maciel … Per dire dei suoi compagni, aveva anche un trattamento molto speciale da parte dei Superiori.
    Ángel Amo che era nella scuola “apostolica” in Venezuela dopo Reséndiz. Poi a seguito di un comportamento “sospetto” e mai chiarito in un’altra scuola “apostolica” (a Guadalajara, Messico) è stato trasferito a Santiago del Cile intempestivamente dove secondo alcuni testimoni aveva gravi depressioni e attacchi di follia. Attualmente lavora in una scuola in Spagna, anche con minori. Hanno seguito i protocolli di protezione dei bambini questa volta? La cosa di Guadalajara non è mai stata chiarita ..

    Anche Luis Alberto Orozco viene da un seminario minore. Come legionario, ha avuto una lunga carriera in scuole “apostoliche” così erroneamente definite. Era ad Ajusco (Città del Messico) come prefetto, era Rettore a Monterrey e infine Rettore in “La Joya” (Città del Messico). Luis Alberto Orozco è stato accusato pubblicamente di molestare da un seminarista minorenne (abuso sessuale). Da quel momento ha smesso di lavorare con minori, ma il caso non è mai stato indagato.

    La lista è più ampia mentre torniamo indietro nel tempo, menzioniamo solo questi casi recenti per valutare come il caso di Reséndiz-Gallizia non sia un fenomeno isolato nella Congregazione fondata da Marcial Maciel.

    Successivamente riferiremo TESTIMONIANZE di eventi che hanno avuto luogo nei centri di filosofia (e teologia) dei Legionari con giovani e adulti. Sebbene Thornwood sia già stato venduto, gli eventi rimangono nella memoria e sono la testimonianza del risultato della formazione del legionario: “Dai loro frutti li conoscerai”.

    https://liberabitveritas.blogspot.com/2018/06/caso-resendiz-gallizia.html

  • IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

    Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

    Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

    Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

    Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

    Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

    Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

    CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

    Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

    Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

    Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

    E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

    Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

    Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

    Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

    Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

    Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

    Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

    Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

    Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

    Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

    Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Redazione

  • Brescia, prete pedofilo condannato a 5 anni per abusi sessuali su un ragazzino

    Brescia, prete pedofilo condannato a 5 anni per abusi sessuali su un ragazzino

    È stato condannato a cinque anni di reclusione don Angelo Blanchetti, per anni parroco a Corna di Darfo e Bessimo, piccoli centri della Valle Camonica in provincia di Brescia. I giudici lo hanno riconosciuto responsabile di aver compiuto abusi sessuali su un minore di origine straniera di 14 anni, che all’epoca dei fatti ne aveva 12. Il prete ha costretto il ragazzino, che frequentava la parrocchia avendo scelto di convertirsi al culto cattolico, a rapporti sessuali avvenuti all’interno della sua abitazione. A far emergere la vicenda un responsabile della Chiesa Apostolica evangelica di Milano, che il ragazzo stava frequentando, che ha convinto il 14enne a confidarsi con la famiglia e a sporgere denuncia.

    La vicenda è venuta alla luce nel 2016, quando il sacerdote viene arrestato e in quell’abitazione, descritta per filo e per segno dalla vittima degli abusi. Chiusi in cassaforte vengono trovati oli profumati e preservativi, gli stessi con cui consumava i rapporti con il minore che aveva indicato agli inquirenti esattamente dove cercare e cosa avrebbero trovato. Per convincerlo a non parlare l’ex parroco lo ammoniva: “Se parli finisci all’inferno”.

    La fragilità di quel 14enne, impressionato dalle minacce di don Angelo, è l’elemento più odioso di questa vicenda, terminata almeno per il momento sotto il profilo giudiziario. Il processo, che si è svolto sotto con rito abbreviato, ha visto l’accusa rappresentata dal pm Ambrogio Cassiani chiedere 1o anni di carcere per il prete, mentre la difesa chiedeva l’assoluzione. Da quanto si apprende invece la famiglia del 14enne è già stata risarcita in separata sede.

    continua su: https://milano.fanpage.it/brescia-prete-pedofilo-condannato-a-5-anni-per-abusi-sessuali-su-un-ragazzino/
    http://milano.fanpage.it/

  • Pedofilia, prete arrestato nel Bresciano per abusi su un minore: condannato a 5 anni

    Pedofilia, prete arrestato nel Bresciano per abusi su un minore: condannato a 5 anni

    Cinque anni di carcere per don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna di Darfo in Vallecamonica, nel Bresciano, per aver costretto un ragazzino di 14 anni di origini straniere a consumare rapporti sessuali. La sentenza è giunta al termine del processo celebrato con rito abbreviato la prima sezione collegiale del tribunale di Brescia. Il sacerdote era stato arrestato nel 2016 e in una cassaforte in casa gli erano stati trovati profilattici e olii profumati. “Se parli finisci all’inferno” sarebbe stata la minaccia che il religioso pronunciava nei confronti del ragazzino. Il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto la condanna a dieci anni, mentre la difesa, l’assoluzione.

    La famiglia del minore era già stata risarcita in separata sede. Il 14enne e il parroco 55enne si frequentavano perché il minore stava affrontando un percorso di conversione alla chiesa cattolica e voleva ricevere il battesimo. Nel frattempo stava frequentando la Chiesa Apostolica evangelica di Milano e proprio un responsabile dell’organizzazione religiosa avrebbe raccolto il suo sfogo e l’avrebbe convinto a sporgere denuncia.

    A inchiodare il sacerdote sarebbero gli elementi sequestrati in casa sua, gli stessi che il minore ha descritto nella denuncia: una coperta sulla quale venivano consumati i rapporti sessuali tra la cucina e il salotto della casa del parroco e poi preservativi trovati in una cassaforte dell’ abitazione. La perquisizione era stata disposta dal magistrato proprio per cercare questi elementi, che sono stati effettivamente trovati e posti sotto sequestro, così come il computer e il telefono cellulare del sacerdote.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/06/26/news/brescia_abusi_su_minore_sacerdote_condannato_5_anni-200077019/?refresh_ce