Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    Giovedì 09 Dicembre 2010
    Il vescovo di Como Diego Coletti ha parlato per la prima volta su Etv della vicenda giudiziaria

    Quando arrivò alla guida della Diocesi di Como, nel gennaio del 2007, la vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni era esplosa da tempo.

    Finendo per coinvolgere anche l’ex vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, iscritto sul registro degli indagati dalla Procura con l’accusa di favoreggiamento personale. Posizione poi archiviata.

    “Don” Diego Coletti, come ama essere chiamato, entrò nella città di Volta in punta di piedi, e tra mille mani da stringere, spalle da abbracciare e volti a cui sorridere, si trovò anche il pesante fardello del processo in corso a carico dell’ex parroco di Laglio, accusato – dalla stessa Procura – di violenza sessuale su un ragazzo dell’oratorio che, all’epoca dei fatti (avvenuti presumibilmente tra l’agosto del 2003 e l’ottobre del 2004) era minorenne.

    Da allora, monsignor Coletti, il nuovo vescovo di Como, prese provvedimenti rimuovendo don Mauro da Colico (dove era stato spostato da Maggiolini), sottraendo all’ex parroco ogni incarico pastorale ma lasciando ai freddi comunicati stampa della Diocesi il compito di commentare la sentenza sia di primo grado, giunta il 29 maggio del 2008, esattamente quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo vescovo, sia quella di secondo grado.

    Mai, insomma, la guida della Chiesa lariana aveva parlato direttamente della questione. Almeno fino a queste ore. Perché monsignor Diego Coletti, di fronte alle domande del giornalista di Etv, Davide Cantoni, e in occasione del saluto alla città e ai fedeli per il Natale – l’intervista integrale verrà trasmessa dall’emittente lariana il 25 dicembre – ha affrontato, senza nascondersi e per più minuti, anche il tema di don Mauro Stefanoni e della sua condanna a otto anni anche in secondo grado. Pena inflitta dai tre giudici del collegio d’appello di Milano e che ha ricalcato in tutto e per tutto la decisione presa dai magistrati di Como due anni fa. Un intervento che riportiamo testualmente, parola per parola.

    Partendo, ovviamente, dalla lettura del dispositivo effettuata lo scorso 23 novembre 2010.
    In questa vicenda serve rigore
    «Io distinguerei due piani del discorso sulla vicenda – sono le parole del Vescovo – Il primo sono la serietà e il rigore con cui vanno affrontate queste vicende che, per fortuna, statisticamente sono ridotte. Ma anche fossero ancora più ridotte, ciò non toglie che siano comunque delicatissime e gravissime. Vanno affrontate con grande rigore, anche a vera difesa dell’imputato fino a un giudizio definitivo. Rigore, serietà e impegno per togliere ogni possibile giudizio di sottovalutazione o peggio ancora di occultamento, o scelta di protezione di chi può avere commesso un reato».

    In passato ci sono state smentite
    «Nel concreto però – prosegue monsignor Coletti – io devo anche prendere atto della tenacia, della serietà e della pervicacia con la quale, in questo caso, l’accusato continua a dichiararsi innocente. Io sono convinto che i magistrati facciano il loro lavoro in modo serio, ma anche nel passato recente non sono mancati, in casi simili, clamorose smentite di sentenze fatte in maniera molto accurata e ineccepibile che poi, per il giungere di nuove testimonianze sono state ridimensionate».

    Sono vicino a don Mauro
    «Io in questo caso cerco di essere personalmente vicino all’ex parroco di Laglio, lasciando che faccia le sue scelte in autonomia e libertà ma mettendolo in una condizione in cui non abbia responsabilità pastorali di alcun genere – prosegue il vescovo di Como – in modo da tenersi fuori da ogni possibile accusa di sottovalutazione della sua posizione. La questione è lacerante e dolorosa, sia nell’ipotesi della sua colpevolezza, e questo è evidente, sia nell’ipotesi che la magistratura ha in questi giorni smentito con la seconda condanna, ovvero quella della sua innocenza. Episodi di cronaca anche molto recente fanno riflettere sulla situazione pesante di persone che magari innocentemente sono state accusate e perseguite per poi accorgersi dopo mesi o anni che per una convergenza di circostanze si è puntato nella direzione sbagliata».
    L’incontro con le vittime
    «Ho incontrato i genitori, non il ragazzo – dice ancora monsignor Coletti – I genitori mi hanno ringraziato per l’incontro. Non siamo entrati nel merito ma ho chiesto loro di trovare una strada anche per questo ragazzo, perché possa recuperare serenità e fiducia in chi lo circonda. Non c’è nessun risentimento nei loro confronti. Loro avevano il sacrosanto diritto di fronte ad una ipotesi di reato di chiedere che il caso venisse esaminato da chi di dovere».

    Il processo canonico
    L’ultimo punto toccato dal vescovo di Como, è il processo canonico incardinato dopo la sentenza di primo grado e poi sospeso in attesa dell’appello. Cosa avverrà ora?
    «Confermo che il processo è iniziato. Poi è stato interrotto per evitare indebite sovrapposizioni o sconfinamenti con il processo penale. 
    Adesso vedremo se si andrà in Cassazione e in tal caso aspetteremo. Se invece si dovesse decidere di non andare in terzo grado e la sentenza diventasse definitiva, allora il processo canonico riprenderebbe».
    Non rimane dunque che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza – entro 90 giorni – e la successiva volontà o meno di don Mauro e dei suoi avvocati di ricorrere ai giudici della Suprema Corte.

  • PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    PEDOFILIA, CONDANNA A 10 ANNI PER DON PEZZINI

    È stato condannato a dieci anni di reclusione il sacerdote don Domenico Pezzini, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazzina del Bangladesh.

    La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal Gup di Milano. Il giudice ha anche confermato la misura del carcere per il prete della diocesi di Lodi, rigettando la richiesta della difesa che aveva chiesto al Gup che l’uomo venisse messo agli arresti domiciliari in una comunità monastica. Stando alla indagine, il prete avrebbe abusato della ragazzina tra il 2006 e il 2009 anche quando aveva meno di 14 anni. Il giudice ha applicato una pena anche più ‘pesantè rispetto a quella chiesta dall’accusa. Il pm di Milano, Cristiana Roveda, aveva chiesto infatti per il sacerdote otto anni e mezzo di carcere, mentre l’avvocato, Mario Zanchetti, aveva chiesto l’assoluzione e il subordine di trasferimento dal carcere in una comunità monastica, trasferimento a cui aveva dato parere favorevole anche il Pm.

    Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, è stata concessa una provvisionale di risarcimento di 50 mila euro. Don Pezzini era un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale e in particolare dagli anni ’80 era animatore di un gruppo di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. Era stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa il religioso avrebbe avvicinato il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenze e degrado, in un parco, offrendogli una possibilità di aiuto. In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni.

    Nel corso delle indagini, inoltre, era arrivata a Milano in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che ha raccontato di aver subito violenze una quindicina di anni fa, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa ha usato come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=97643

  • Pedofilia: chiesta reclusione per Don Pezzini da Lodi

    Pedofilia: chiesta reclusione per Don Pezzini da Lodi

    Il pm di Milano Cristiana Roveda ha chiesto otto anni e mezzo di galera per il prete accusato di violenza sessuale su un minore. Il gup ha fissato per martedì l’udienza per la camera di consiglio e la sentenza

    Lodi, 15 dicembre 2010 – Cristiana Roveda, il pm di Milano, ha chiesto una condanna a otto anni e mezzo di reclusione per don Domenico Pezzini.

    Il sacerdote della diocesi di Lodi a maggio era stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzino del Bangladesh.

    La richiesta di condanna è arrivata oggi durante il processo davanti al gup di Milano, che ha fissato per martedì l’udienza per la camera di consiglio e la sentenza.

    Secondo le indagini, tra il 2006 e il 2009 il prete avrebbe abusato del ragazzino, anche quando aveva meno di 14 anni. Per l’accusa il religioso avrebbe avvicinato l’indigente ragazzo in un parco, offrendogli aiuto, per poi abusare di lui.

    http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2010/1…eclusione.shtml

  • Suicida il sacerdote molestatore Era stato smascherato dalle «Iene»

    Suicida il sacerdote molestatore Era stato smascherato dalle «Iene»

    Dopo il servizio tv realizzato con telecamera nascosta era stato sospeso e inviato in una comunità di cura

    BERGAMO – Si è tolto la vita gettandosi sotto un treno, il sacerdote bergamasco di 51 anni, S.R., che alcuni mesi fa era finito nel mirino della trasmissione tv Le Iene con l’accusa di aver molestato due ragazzi fingendo di fornire loro un supporto spirituale. La tragedia si è consumata intorno alle 11.30 di domenica, quando il sacerdote si è gettato sotto un convoglio lungo la linea ferroviaria Milano-Venezia, nelle campagne tra Masano e Pagazzano, in provincia di Bergamo. L’allarme è scattato immediatamente. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle polizia ferroviaria di Treviglio (Bergamo) e un equipaggio del 118. I soccorsi si sono però rivelati inutili perchè l’uomo è morto sul colpo. Il caso era scoppiato nell’aprile scorso quando un inviato del programma Le ienedi Italia 1, senza rivelare il luogo in cui era stato realizzato il servizio, lo aveva intervistato smascherandolo. Il prete aveva infatti tentato un approccio anche con lui. Solo un paio di mesi dopo si era appreso che si trattava di un sacerdote del santuario di Caravaggio (Bergamo) che nel frattempo era stato sospeso dalle sue funzioni e inviato in una comunità di cura. Oggi la tragedia.

    LA TRAPPOLA – La trasmissione de ‘Le Ienè che ha smascherato il sacerdote è andata in onda ad aprile: alcune immagini riprendevano il prete mentre faceva avances a un attore che si era finto omosessuale al santuario di Caravaggio, nella Bassa Bergamasca. La scusa dell’incontro, infatti, era proprio quella di potere incontrare il prete per confidarsi in merito alle inclinazioni omosessuali. E così il religioso, originario di Masano di Caravaggio, era caduto nella trappola e, dopo pochi minuti di colloquio, si era lasciato andare a comportamenti impropri che la telecamera nascosta aveva impietosamente registrato. A distanza di un paio di mesi dalla trasmissione del servizio, il prete era stato rimosso dall’incarico. A firmare il provvedimento è stato monsignor Dante Lanfranconi, vescovo di Cremona (diocesi da cui dipende il santuario di Caravaggio), al quale era stato subito segnalato il caso dopo la denuncia del caso alla televisione.

    GIOVANE ATTORE – La vicenda era cominciata quando alla redazione delle Iene è arrivata la segnalazione di un ragazzo residente nella Bassa Bergamasca che accusava il sacerdote di averlo molestato dopo che era andato da lui a cercare conforto per suoi problemi familiari. La redazione del programma di Italia 1 ha allora inviato a Caravaggio un giovane attore che, fingendosi minorenne e omosessuale, si è presentato al prete per confidargli le sue preferenze sessuali. Dal video mandato in onda, si capisce che il sacerdote abbraccia il ragazzo e tenta di baciarlo. Successivamente, un altro inviato della trasmissione tv è andato ad incontrare il prete, chiedendogli conto di ciò che aveva fatto. «Forse ho esagerato, lasciandomi andare senza accorgermene» ha ammesso il sacerdote, spiegando di aver agito per aiutare il ragazzo.

    TRASFERIMENTO – Nonostante gli accorgimenti messi in atto per non svelare l’identità del sacerdote, chi conosceva il prete ha capito subito che si trattava di lui, e ha avvisato il vescovo di Cremona, che il giorno dopo la messa in onda è andato a trovarlo al santuario e lo ha sollevato dall’incarico. Il prelato spiegò che si trattava di una sospensione provvisoria, poichè «i casi di questo genere – disse – vengono poi trattati a Roma. Dal nostro punto di vista non possiamo prendere altre decisioni, nè aggiungere alcun commento. Possiamo solo aspettare». Il sacerdote che si è ucciso stava seguendo un percorso di recupero psicologico e spirituale. (Fonte Ansa)

    http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_28/suicida-prete-molestie-iene_95e2550c-fb1c-11df-abbf-00144f02aabc.shtml

  • Fuori dall’ombra

    Fuori dall’ombra

    È il 2006 quando gli ex allievi del Provolo di Verona, un istituto cattolico per non udenti, si rivolgono al vescovo per informarlo degli abusi sessuali subiti da parte dei religiosi per più di trent’anni. La Curia, in grande imbarazzo, prima smentisce, poi minimizza. È la più importante denuncia pubblica della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica italiana: all’estero è uno choc, ne parla anche il New York Times; da noi, la stampa sembra quasi non accorgersene.

    Secondo quanto scrivono Mary Gail Frawley-O’Dea e Virginia Goldner in Atti impuri, tra il 1950 e il 2004 negli Stati Uniti si stimano tra i 40mila e i 60mila minori abusati; l’arcivescovo Silvano Tomasi, ossevatore della Santa Sede all’Onu, ha dichiarato che «nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% ha commesso atti di questo tipo». Dal 2000 in Italia, a detta del segretario della Cei Mariano Crociata, sono emersi un centinaio di casi di molestie. Le fonti continuano a essere fangose. Il 31 ottobre scorso a Roma, convocati dalla fondazione americana Survivors Voice, sono arrivati da tutte le parti del mondo per protestare contro la reticenza del Vaticano; un grido che ancora una volta si è fermato ai margini di piazza San Pietro.

    Silvia Amodio, che da anni ritrae con sensibilità il dolore degli altri, ha voluto unirsi a questa lotta. Ne è nato un progetto fotografico senza precedenti che porterà a una mostra 
itinerante e a un libro. «Ho allestito, un po’ alla buona, il set che mi sono trasportata in treno da Milano, nella speranza che qualcuno accettasse di farsi fotografare. Non sapevo che cosa ne avrei fatto, anche perché una delle vittime mi aveva avvertita: “nessun giornale pubblicherà le foto”. Ma sono andata avanti. Ritrarli per me significava farli finalmente uscire dall’ombra.Da parte loro, voleva dire avere il coraggio di affrontare la luce».

    Per posare si sono vestiti di nero, in segno di lutto per l’infanzia negata. «Chi è uscito allo scoperto si è liberato di un peso e può finalmente riprendere in mano la propria esistenza. Mi piaceva l’idea che uno scatto segnasse queste due fasi della vita». Silvia è stata incaricata di seguire ufficialmente tutti i ritrovi di Survivors Voice: il prossimo appuntamento è per il 25 giugno 2011 a Washington. L’Italia se ne accorgerà, questa volta?

    Francesco Zanardi, Italia
    Si chiama come l’eroe negativo di Andrea Pazienza, ma è l’opposto: non sta fermo un attimo, scambia sorrisi e battute con tutti, il telefono in una mano e una tazza di caffè nell’altra. «Ho bisogno di zuccheri, altrimenti non reggo», dice, quasi scusandosi, e intanto dispensa carezze al suo fidanzato, che lo segue timido a qualche passo di distanza. Sta facendo lo sciopero della fame perché tutti i preti pedofili vengano processati e ridotti allo stato laicale; da quando ha preso coscienza del trauma subito da bambino, ha contattato altre vittime e si è messo sulle tracce dei sacerdoti responsabili: li cerca ovunque, con tenacia, senza scoraggiarsi. A Savona, la sua città, lo conoscono tutti: «Mi sono trasformato in una specie di investigatore dell’abuso», scherza. Grazie alle sue segnalazioni, è stata aperta un’inchiesta sulla diocesi. «L’ambiente lo conosco bene, dato che ho lavorato dodici anni in Curia. Anche se, quando ho denunciato alle autorità ecclesiastiche di essere stato violentato per sei anni dal mio parroco, mi hanno licenziato». Perché fai tutto questo? «Per evitare che succeda ad altri quel che ho dovuto subire io. Oggi sono contento, comincio a vedere dei risultati». Qual è il tuo più grande desiderio? «Una vita normale. L’abuso ti toglie l’innocenza anche nelle piccole cose. Quando la sorellina del mio compagno mi si siede sulle ginocchia non vedo l’ora che si alzi». La cosa più importante? «L’amore. Ho avuto relazioni complicate ma adesso sto con un ragazzo che ha bisogno di me. E sono felice».

    Margaret Kennedy, Irlanda
    «Quando vieni stuprata da un prete, è con Dio che te la prendi. La prima cosa che pensi è: perché lo ha permesso? In qualche modo è lo stesso sacerdote a suggerirti che è proprio Dio a volerlo». A Margaret Kennedy è capitato quando aveva 25 anni; alle spalle aveva già una violenza subita da bambina, da parte del fratello, e messa a tacere dalla famiglia. Ha sofferto di problemi neurologici che l’hanno costretta ad assumere farmaci per anni. Nonostante questo, si è laureata e la sua è stata una delle prime tesi in Europa sugli abusi sessuali in ambito religioso. Hai avuto giustizia? «Non mi hanno presa sul serio perché ero già adulta, quindi ai loro occhi dovevo essermela cercata. Il primo prete a cui l’ho raccontato mi ha chiesto se ero vergine. Mi sono poi rivolta a un gesuita, ero in lacrime e lui mi ha detto: sei depressa, vai da uno psicologo». Come hai reagito? «Quando ho capito che da loro non avrei avuto nessun aiuto, ho contattato altre vittime e insieme abbiamo fondato un gruppo per elaborare quello che è successo e sostenerci a vicenda». Cosa ti fa più arrabbiare? «L’atteggiamento profondamente misogino della Chiesa cattolica: non c’è un dialogo alla pari, gli uomini pretendono di imporsi e io non posso più accettare che un uomo mi dica cosa fare». Cosa pensi della posizione assunta sugli abusi? «Il papa chiede scusa ma non agisce per cambiare davvero la situazione. Ne è una prova il fatto che siamo venuti fino a Roma per incontrarlo e non ha voluto riceverci». Come vivi la sessualità oggi? «Non ho più potuto concepire di farmi toccare da un uomo. Quello che mi è successo è direttamente responsabile del fatto che sono e resterò single».


    Sue Cox, Inghilterra

    «Venivo da una famiglia molto cattolica, dove avevo paura anche di respirare» ricorda Sue, che oggi ti accoglie con un sorriso luminoso e uno sguardo tutt’altro che remissivo. La prima volta è successo durante la confessione, una bambina di dieci anni inginocchiata davanti al suo sacerdote per arrivare pura il giorno della prima comunione. Il prete cambia parrocchia, sembra la fine di un incubo: «Invece dopo quattro anni è tornato e, dato che frequentava casa nostra, un giorno me lo sono trovato in camera mia. Mi è piombato addosso e non riuscivo a fermarlo, puzzava, cercava di baciarmi, ricordo ancora l’odore tremendo del suo alito. Quando mia madre finalmente è arrivata e si è resa conto di quello che era successo, mi ha lavata e poi mi ha chiesto di pregare per lui». Pregare per il prete? «Sì. Diceva che questo era nei piani di Dio. È anche rimasto a dormire da noi e lei gli serviva tè e biscotti». Da quel giorno Sue ha smesso di mangiare e ha cominciato a bere. A 17 anni si è sposata con un uomo violento – «Affogavo nel senso di colpa, ero convinta di non meritarmi di meglio» – e, da brava cattolica, ha messo al mondo sei figli. La vita è cambiata «quando il mio bambino più piccolo aveva tre mesi: mi sono guardata intorno e ho capito che se non la smettevo avrei rovinato lui e tutti i fratelli. L’ho fatta finita con farmaci e alcol, ho ripreso a studiare. I miei figli mi hanno sempre sostenuta, mio marito invece mi ha mollata: mi preferiva prima, quando ero succube e malleabile». Sue oggi ha 63 anni e un nuovo compagno, è buddista e si occupa di medicina orientale. Solo da poco ha trovato la forza di raccontare; ha scritto una lettera all’arcivescovo di Canterbury. Risposta: perdonali, perché non sanno quello che fanno.

    Bernie McDaid, Stati Uniti
    «Dove sono i panini? Posso avere un’aragosta?». Scherza, Bernie Mc Daid, quando si siede davanti a me per l’intervista. Energico, caloroso, si racconta volentieri: «Sono decoratore e nel tempo libero scrivo la storia della mia vita, è diventata una passione che mi mantiene sano di mente». Un libro difficile, che parla di un ragazzino timido che va bene a scuola e fa il chierichetto in parrocchia. Il prete porta i bambini in gita al mare, i genitori li pensano al sicuro. «Ci caricava in macchina e, una volta dentro, allungava le mani. Mi rivedo camminare sul vialetto, mia madre sulla soglia di casa e il prete che mi aspetta in fondo alla strada: dentro di me grido “mamma, salvami!”, ma la voce non esce. Ero inchiodato dalla vergogna». Lo stesso sacerdote è insegnante di religione e, per aiutare i ragazzi nell’età della crescita, si inventa dei particolari colloqui educativi. «Ci chiamava uno ad uno e ci assediava con domande imbarazzanti. “Ti masturbi? Quanto ce l’hai lungo?”, mi chiedeva, e intanto spingeva il ginocchio fra le mie gambe. Avevo undici anni e stavo appena cominciando a scoprire il mio corpo, quei contatti erano terribilmente umilianti. “Pensi ogni tanto ai maschi?”, insinuava. “A me piacciono le ragazze!”, mi ribellavo. E lui: “Magari un giorno cambi idea”». L’adolescenza, fra alcol e droga, è una discesa verso l’autodistruzione, ma Bernie non si arrende: si trova un lavoro e mette su famiglia. «Ma col passato ho chiuso a 46 anni, quando mi hanno chiesto di testimoniare contro padre B. Finalmente non ho più provato rabbia e mi sono sentito liberato». Dopo un divorzio, si è risposato con una brasiliana. «Andiamo a ballare, ridiamo. Non mi interessano ricchezza o successo, voglio solo riuscire a respirare lentamente e godermi ogni singolo giorno».

    Alda Franchetto, ex istituto Provolo, Italia
    «Al Provolo sono entrata che avevo solo quattro anni, mi chiamavano Marcellino pane e vino per la mia vitalità, ero la più piccola. All’inizio è stato il freddo dell’inverno a mettermi nei guai: non c’era riscaldamento e noi portavamo delle calze di lana spesse, che pungevano la pelle, e io mi grattavo sempre le gambe per il fastidio. “Che fai?” mi ha detto un giorno la suora, “non lo sai che è peccato?”. Mi ha dettato un biglietto e mi ha spedita dal prete per la confessione. “Mi sono toccata”, c’era scritto. Il prete l’ha letto e mi ha toccata lui, sotto quelle dannate calze. Da quel giorno io e le mie compagne siamo state palpeggiate regolarmente una volta alla settimana, era la nostra personale versione del sacramento. A 21 anni, quando sono finalmente potuta uscire dall’Istituto, il segretario dell’ente internazionale sordomuti di Verona, proprio quello che avrebbe dovuto darmi una mano per inserirmi nella società, mi ha violentata. Sono rimasta incinta e i miei mi hanno buttata fuori di casa; dicevano che non ero in grado di occuparmi di un bambino. Invece ho tirato su lui e anche i due figli del mio convivente, morto alcolizzato. Degli abusi non ho mai parlato. Ma mio figlio era tossicodipendente, entrava e usciva dalle comunità, non sapevo più come aiutarlo e allora poco tempo fa gli ho raccontato tutto. Lui ascoltava e mi stringeva forte il ginocchio. Ora sta bene. E io mi sono resa conto di quanto sono riuscita a dare agli altri senza pensare a me».

    Gianni Bisoli, ex istituto Provolo, Italia
    La sua determinazione l’ha portato a diventare uno dei principali accusatori nello scandalo che ha coinvolto l’Istituto Provolo per sordomuti di Verona. L’hanno minacciato per dissuaderlo, hanno provato a blandirlo, ma lui ha tenuto duro. Amabile con tutti, dinamico, ancora oggi a più di sessant’anni fa il maestro di sci, in montagna e sul lago di Garda. Una resistenza fisica e psicologica che gli ha permesso di sopravvivere: dai nove ai quindici anni, durante la sua permanenza al Provolo, viene infatti ripetutamente violentato da ben sedici fra sacerdoti e fratelli laici. Lo accompagnano anche negli appartamenti del vescovo di Verona, che a sua volta abusa di lui. Per due volte scappa dal collegio e si fa tutta la strada a piedi fino a casa sua, a Sirmione, ma è costretto a tornare dentro: alla fine degli anni Cinquanta un bambino sordomuto non ha molte scelte. Anche se i reati sono ormai caduti in prescrizione, Gianni non dimentica. Soprattutto i sette responsabili ancora in vita.

    Shelly Winemiller, Stati Uniti
    Qual era il tuo sogno da bambina? «Cantare: volevo che la mia voce arrivasse in cima alle montagne e facesse il giro del mondo». Sei riuscita a perdonare? «Ho perdonato il prete, perché forse a sua volta aveva subito violenza, ma non posso fare lo stesso con la Chiesa, che ignora il problema e non fa nulla per aiutare i pedofili e le loro vittime». Shelly ha 42 anni, è sposata e ha tre figli. Cantare le ha salvato la vita, permettendole di resistere nei momenti più duri: oggi dirige un coro di 65 ragazze. Lui chi era? «Un prete amico di famiglia. Ha abusato di me dai quattro ai quattordici anni». L’hai denunciato? «Ho parlato con tre vescovi ma nessuno mi ha dato retta». Sei ancora credente? «Sì, ma non sono più cattolica». Che cosa significa rinascere? «Ridare voce alla bambina che ero, rivendicando la verità a dispetto di quello che possono pensare gli altri». Un viaggio che vorresti fare? «Andare in Sudafrica e fare un concerto con Oprah Winfrey». Qual è la via d’uscita dal dolore? «Cercare di reprimere i ricordi negativi mi ha portato a soffrire di depressione e attacchi di panico per anni. Quando ho riconosciuto il mio dramma, sono rinata. Se la chiesa facesse lo stesso, tutti potrebbero guarire».

    *PAG*

    Ton Leerschool, Olanda
    Quando è successo? «Avevo 13 anni, ero in collegio dai preti, sono stato abusato dal mio educatore». Se ne sono accorti? «Un giorno è venuto il preside a dirmi che dovevo smetterla di adescarlo, altrimenti avrebbe avvisato la polizia». Come ti sei sentito? «Cattivo». Come hai reagito? «Non ho più accettato nessuna regola, sono andato via di casa e ho cominciato a farmi». La svolta? «A 22 anni, quando sono andato in Svezia lontano da tutto, mi sono buttato sui libri e sono diventato consulente finanziario». Come gestivi il trauma? «Non lo realizzavo nemmeno io. Solo alla morte di uno zio, quando tra le sue cose abbiamo trovato materiale pedopornografico, sono stato costretto a confrontarmi con il mio passato». Hai denunciato l’aggressore? «Non ancora. Ho intentato una causa contro la chiesa in Olanda ed è stato condannato da un tribunale civile». L’abuso influisce sulla tua vita? «Quando i miei figli erano piccoli non riuscivo a cambiarli, a fargli il bagno; mi sentivo terribilmente a disagio ad avere un contatto fisico con loro. Anche con mia moglie l’intimità a volte è ancora un problema ma il nostro rapporto è diventato molto più solido». Sei cambiato? «Le avversità mi hanno reso più forte e più furbo». Il tuo desiderio più grande? «Poter incrociare un prete per strada senza sentirmi spaventato. Un’angoscia che avrà fine solo quando la Chiesa smetterà di coprire i sacerdoti». Cos’è l’amore per te? Ton abbandona il tono sicuro con cui ha risposto fino a ora e gli vengono le lacrime agli occhi. Mi scuso, spengo il registratore.

    Salvatore Domolo, Italia
    Cosa ti ha salvato? «La mia testardaggine, non ho mai accettato la sofferenza in modo passivo». Come si affronta il dolore? «La ferita di un abuso è insanabile, ma si può imparare a conviverci, superando la vergogna e consolando il bimbo che è in noi». Cos’è la fede? «Una ricerca di sé, della propria interiorità». Il peggior difetto di un uomo? «La vigliaccheria». Il tuo concetto di coppia? «Donarsi, cercare valori comuni. Io ho incontrato una persona che crede in un progetto di condivisione totale». Con chi vorresti andare a cena? «Margherita Hack». Con chi non andresti mai? «Berlusconi e papa Ratzinger». Cosa ti fa più paura? «L’attacco alla mia integrità. Ora che l’ho raggiunta non sono più disposto a metterla in discussione». Fino al 2005 Salvatore era prete; oggi è floral designer. Si è fatto sbattezzare.

    scritto da Federica Tourn
  • PEDOFILIA: MOLESTA 12ENNE, SACERDOTE CONDANNATO A 10 MESI

    PEDOFILIA: MOLESTA 12ENNE, SACERDOTE CONDANNATO A 10 MESI

    (AGI) – Sondrio, 22 ott. – Dieci mesi per aver commesso ‘atti sessuali’ alla presenza di un minorenne.

    E’ la condanna inflitta dal Giudice preliminare del Tribunale di Sondrio, Carlo Camnasio, a don Secondo Bongiovanni, sacerdote 56enne originario di Alba (Piemonte) ma residente a Padova.

    Secondo le ricostruzioni processuali, il due agosto 2008 si trovava in vacanza presso uno stabilimento termale di Bormio quando avrebbe approcciato un 12enne masturbandosi in sua presenza mentre entrambi si trovavano nella piscina.

    Il prete avrebbe chiesto poi al ragazzino di ‘aiutarlo’. L’adolescente, spaventato, e’ schizzato fuori dalla piscina per correre piangente dai genitori raccontando loro l’accaduto. Scatto’ cosi’ la denuncia ai carabinieri.

    A oltre due anni di distanza il sacerdote e’ stato processato con rito abbreviato. Il giudice nel pronunciare la sentenza ha tenuto conto dell’aggravante di aver commesso i fatti in violazione dei doveri derivanti dalla qualita’ di religioso. La condanna prevede anche l’interdizione da qualsiasi ufficio attinente la tutela e curatela di minori, e da qualunque incarico in qualsiasi tipo di scuola, da ogni genere di servizio in istituzioni o strutture pubbliche e private prevalentemente caratterizzate dalla presenza di minorenni. (AGI) Cli/Car

    http://www.agi.it/milano/notizie/201010221651-cro-rmi0026-pedofilia_molesta_12enne_sacerdote_condannato_a_10_mesi

  • Sondrio, condannato un sacerdote per molestie sessuali su un 12enne

    Sondrio, condannato un sacerdote per molestie sessuali su un 12enne

    Un sacerdote di 56 anni, Secondo Bongiovanni, originario di Alba (Cuneo) e residente a Padova, è stato condannato a Sondrio con rito abbreviato per abusi sessuali ai danni di un minore di 14 anni.

    Il giudice Carlo Camnasio gli ha inflitto 10 mesi di reclusione perché il 2 agosto 2008, durante una sua vacanza a Bormio all’interno del locale stabilimento termale, aveva compiuto atti sessuali in presenza di un dodicenne al fine di farlo assistere.

    Il prete continuò nelle molestie nella piscina, dove aveva chiesto al ragazzino di toccarlo nelle parti intime, ma il minorenne spaventato si era rifiutato raccontando subito dopo ai genitori l’accaduto e questi avevano denunciato l’episodio ai carabinieri.

    Il giudice ha valutato l’aggravante di aver commesso i fatti in violazione dei doveri derivanti dalla qualità di religioso, decidendo per l’interdizione in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela e, inoltre, l’interdizione perenne da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da qualsiasi ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/10/21/news/sondrio_condannato_un_sacerdote_per_molestie_sessuali_su_un_12enne-8315919/

  • L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    Deve risarcire la vittima: “Ma non ha pagato un solo euro”

    CASAL DI PRINCIPE (an. cas.) “Chiediamo se davanti ad un prete pedofilo condannato in Cassazione che non risarcisce nemmeno un euro della somma a cui è stato condannato, la diocesi di Aversa vuole manifestare un segno di attenzione o se la vittima merita soltanto indifferenza”.

    Sergio Cavaliere , avvocato difensore della famiglia della giovanissima vittima delle violenze sessuali di don Marco Cerullo, proprio mentre nella Diocesi di Aversa si sta svolgendo, da ieri e fino ad oggi, il convegno sull’educazione “Gravissimums Educationis: la sfida educativa”, focalizza l’attenzione sui comportamenti che la Chiesa adotta nei confronti dei prelati colpevoli di pedofilia e delle vittime di tali inaudite violenze.

    Al convegno prende parti il Cardinale Ruini , presidente del Comitato per il progetto culturale della Chiesa italiana e vicario generale di Sua Santità, Papa Benedetto XVI. “Chiediamo se può ancora fare il prete un prete pedofilo condannato in cassazione. Perché don Cerullo è tuttora un prete” aggiunge il legale ch si costituì parte civile nel processo contro l’allora viceparroco a Casal di Principe e insegnante di religione presso la scuola media di Vill Literno.

    “Chiediamo al Cardinale Ruini e al vescovo di Aversa Mario Milano se il problema dei preti pedofili è solo nello scandalo che causa per il clero o se anche invece nella soferenza per le vitttime. Chiediamo se queste vittime hanno diritto a un concreto risarcimento dei torti subiti” scive ancora l’avvocato Cavaliere. “Dopo la condanna in Cassazione a sei anni e otto mesi per don cerullo, è sceso il silenzio sulla sorte della vittima. Silenzio sul risarcimento per la giovane vittima, silenzio sulla figura di don marco Cerullo, educatore già allievo del seminario vescovile e assistente spirituale dei giovani seminaristi dello stesso seminario minore di Aversa” conclude il legale.

  • Pedofilia: rinviata a 1 ottobre sentenza per prete accusato di molestie

    Pedofilia: rinviata a 1 ottobre sentenza per prete accusato di molestie

    30 Giugno 2010 18:04 CRONACHE

    MILANO – E’ stata posticipata al prossimo 1 ottobre la sentenza a carico di un sacerdote di 75 anni, accusato di violenza sessuale aggravata.

    Il prete, nel 2007, avrebbe molestato una bambina di 7 anni nel suo ufficio, vicino la parrocchia di Arese. Dopo aver ascoltato l’arringa difensiva, i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano hanno deciso di aggiornare la camera di consiglio e quindi l’udienza. L’accusa ha chiesto per il sacerdote una condanna a cinque anni di reclusione. (RCD)

  • il gip: sussiste il pericolo di reiterazione del reato

    il gip: sussiste il pericolo di reiterazione del reato

    il gip: sussiste il pericolo di reiterazione del reato Resta in carcere il sacerdote arrestato

    Don Domenico Pezzini è accusato di abusi sessuali su un ragazzino del Bangladesh. Ha respinto ogni addebito

    MILANO – Don Domenico Pezzini, il sacerdote di 73 anni arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di aver abusato sessualmente di un 13enne originario del Bangladesh, resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Milano Giuseppe Vanore che ha respinto la richiesta dei legali di concedere gli arresti domiciliari al religioso in un’oasi monastica, località nella quale, secondo il giudice, sussisterebbe comunque il pericolo di reiterazione del reato. Secondo il gip, siamo nel campo di quella che il codice penale definisce «situazione di eccezionale gravità», per cui viene previsto il regime carcerario anche per soggetti ultrasettantenni. Il gip non ha ritenuto credibile la versione fornita da don Pezzini il quale, nell’interrogatorio di garanzia, aveva respinto ogni addebito. (fonte: Agi)

    31 maggio 2010

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_maggio_31/prete-arrestato-pedofilia-resta-carcere-1703115603725.shtml