Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni, parroco della chiesa di Valera ora allontanato dalla curia perchè accusato di aver pesantemente molestato sessualmente una bimba di 6 anni.

    I giornali locali Settegiorni e il Il Notiziario nella loro uscita del Venerdì hanno dato amplissimo risalto alla notizia, Settegiorni dava la notizia in prima pagina.

    Anche in rete la notizia è girata.
    I fatti: 24 febbraio 2007, la bimba viene attirata da don Marco nel suo ufficio con la scusa delle caramelle e viene molestata sessualmente. La bimba racconta tutto alla nonna che lo riferisce al papà che decide di denunciare il gravissimo fatto.

    Visto il caso delicatissimo le indagini sono state lunghe ed accurate coordinate dal pm Giancarla Serafini.
    Questo 27 gennaio il gip Giorgio Vanore ha deciso che c’erano basi sufficienti per rinviare a giudizio l’anziano prete con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima , dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sarcedote.

    Il processo inizierà il 16 aprile.
    Ora don Marco è stato allontanato da Arese, ma risulta che circolasse ancora per il paese anche dopo la denuncia del padre della bimba, ed è libero.
    Il padre sostiene di essere stato isolato dopo la denuncia ed io non stento a credergli. La domanda ora è: ma sarà l’unico caso?
    Naturalmente la difesa ha attaccato il padre dicendo che aveva sporto denuncia solo per spillare soldi alla chiesa, ma è mai possibile che i Salesiani di Arese abbiano in testa solo i soldi?

    Questo caso mi ha riportato alla memoria un altro fatto, all’apparenza non così grave, l’allontanamento da Arese in tutta fretta e segretezza di don Gianni parroco del MAC (Maria aiuto dei Cristiani), tante storie sono girate per il paese ma una cosa è sicura tutto è stato fatto in gran segreto. Mah!

    Quando lo scorso settembre è stato inaugurato il nido di Via Ferrari non mi era piaciuta l’idea del comune di darlo in gestione ad una cooperativa gestita dai Salesiani di Arese.
    La nostra scuola deve essere laica e deve garantire a tutti la sua accessibilità, se poi i vari ordinamenti religiosi, a loro spese, istituiscono scuole e i privati cittadini decidono di avvalersi del loro insegnamento, senza gravare economicamente sul pubblico, io non ho nulla in contrario.

    Ma dopo casi gravi come questo pretendo che la nostra amministrazione comunale provveda alla propria scuola e non finanzi quelle religiose.

    Elenco dei contributi 2007 del comune di Arese. Alla scuola materna “Scuola dell’Infanzia Sacra Famiglia” sono stati dati 213.000 euro perchè? Testo della legge 241/90 .

    Arese iniziato il processo a Don Marco Redaelli
    contributo inviato da tizianafabro il 22 aprile 2009
    Giovedì 16 aprile a porte chiuse si è svolta la prima udienza a carico di Don Marco Redaelli, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 6 anni.(fonte www.settegiorni.it versione carta pagina 5,17 aprile 2009)
    Questa prima udienza è stata tecnica è si è svolta a porte chiuse.
    Il dibattimento vero e proprio comincerà nella prossima seduta fissata per il 19 maggio.
    I tempi appaiono corti, in questa prima udienza è stata accolta la richiesta del pm di nominare un perito che provveda alla trascrizione delle registrazioni telefoniche.
    In questo modo già dalla prossima udienza dovrebbere essere acquisite agli atti tutte le prove accumulate in quasi due anni di indagini.
    Le prove sembrebbero molto concrete, infatti il giudice ha accolto le richieste, rinviando a giudizio il salesiano con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote.
    La difesa sembra tranquilla grazie alle prove nelle sue mani, tanto è convinta di provare l’innocenza del suo assistito da non aver chiesto il rito abbreviato che avrebbe consentito tempi rapidi e la riduzione di un terzo della pena. Secondo la difesa le accuse sarebbero state montate ad arte dal padre della vittima che intenderebbe speculare sulla vicenda.

    In paese dopo lo sconcerto iniziale, tantissimi aresini si sono dichiarati convinti dell’innocenza di don Marco molto conosciuto in paese , a discolpa del salesiano, ritenuto buono caritatevole,si dice che la famiglia della piccola vittima avesse tantissimi problemi, senza la mamma con il papà dal passato poco chiaro, io non so nulla di certo e ovviamente e fino alla sentenza non si può giudicare.
    Ma una cosa purtroppo la so, quasi sempre le vittime dei pedofili hanno alle spalle situazioni difficili e famiglie divise e distanti.
    Mi auguro che si arrivi al più presto a stabilire la verità.

    Il sacerdote resta libero, la famiglia costretta a emigrare
    Bimba violentata dal parroco. “Vieni con me, ho le caramelle”
    MILANO 20/05/2009 – Ha abusato di una bimba di soli 7 anni, l’ha attirata nel suo ufficio con la promessa delle caramelle e l’ha violentata.
    Ma ora, a distanza di quasi due anni da quel drammatico pomeriggio, l’aguzzino, un sacerdote 75enne, è ancora libero. La triste vicenda, infatti, è arrivata nelle aule del Tribunale milanese, ma per il prete non è scattata alcuna misura di custodia cautelare.

    Il racconto
    A prendere la parola davanti ai giudici ieri è stato il padre della piccola vittima. È stato lui, un agente immobiliare, a ricostruire passo dopo passo quegli abusi, avvenuti nell’ufficio dell’oratorio.
    Un racconto durato più di due ore, carico di tensione e di rabbia. Il racconto di un padre a cui la figlioletta di soli 7 anni ha confessato l’atroce segreto. Anzi. «La piccola – aggiunge l’avvocato della famiglia, Daniele Rescaldani – si è confidata prima con la nonna paterna, in due diversi momenti. Poi la nonna ha riferito tutto al padre, che ha sporto querela». E ieri, nel processo a porte chiuse alla V sezione penale, l’uomo ha ripercorso tutti quei momenti.

    Il missionario
    Il prete invece in aula non si è presentato. Il 75enne, che in passato aveva fatto il missionario in Africa e in America Latina ma che negli ultimi anni ha guidato la parrocchia di Arese, ha sempre negato con forza ogni accusa. Dopo lo scandalo era stato sospeso dall’incarico di parroco, ma «ancora oggi è libero di girare liberamente per Arese» aggiunge Rescaldani.
    La famiglia della piccola vittima invece «è stata costretta a trasferirsi – prosegue il legale – per loro era diventato impossibile continuare a vivere in quella città». E anche ieri, davanti ai giudici, il padre ha raccontato: «Non hanno nemmeno permesso a mio figlio maggiore di iscriversi all’oratorio».

    Quello stesso oratorio dove il 24 settembre 2007 sarebbero avvenuti gli abusi sulla piccola. Abusi descritti minuziosamente dalla stessa bambina nel corso di un incidente probatorio.
    E dopo l’audizione di ieri del padre, il prossimo 22 settembre prenderanno la parola altri tre testimoni chiamati dalla Procura. Per far luce sulla vicenda e per assicurare alla giustizia il colpevole. Scritto da: Federica Mantovani – federica.mantovani@cronacaqui.it

  • Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni
    Martedí 27.01.2009 14:52

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava un oratorio di Arese, attirandola nel suo ufficio con la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa a carico di un sacerdote di 75 anni e missionario che oggi è stato rinviato a giudizio per pedofilia.

    In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Giancarla Serafini, la violenza è avvenuta il 24 febbraio 2007 all’oratorio. Quel giorno il sacerdote, che in alcune occasioni è stato missionario in Africa e America latina, avrebbe indotto la bambina a seguirlo nel proprio ufficio con la scusa di regalarle delle caramelle. Tuttavia, rimasto solo con lei, l’avrebbe molestata, costringendola a subire atti sessuali. La bimba ha poi raccontato quanto successo alla nonna, che poi ne ha parlato con il padre della piccola il quale ha sporto querela contro l’anziano sacerdote. Ha preso il via l’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Giancarla Serafini che si è avvalsa di un incidente probatorio in cui, nel contraddittorio tra le parti, è stata registrata la testimonianza della presunta vittima.

    Il sacerdote, nel frattempo rimosso dall’incarico dalla Curia, è stato poi accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote (in qualità di ministro di un culto, recita il codice penale). Incensurato, non è sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Oggi nei suoi confronti si è tenuta l’udienza preliminare in cui il padre della bambina si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Daniele Rescaldani, nella doppia veste di colui che esercita la patria potestà della bimba con l’autorizzazione del giudice tutelare e per i danni morali da lui stesso subiti. Il sacerdote è stato invece rappresentato dal legale della Curia, l’avvocato Mario Zanchetti. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 16 aprile davanti al collegio della quinta sezione penale.

  • Anziano sacerdote rinviato a giudizio per molestie sessuali su una bambina

    Anziano sacerdote rinviato a giudizio per molestie sessuali su una bambina

    I fatti risalgono a un anno fa. il processo il 16 aprile prossimo

    Il 75enne prelato avrebbe attirato la piccola di 7 anni nel suo ufficio offrendole caramelle e l’avrebbe palpeggiata

    MILANO – E’ stato rinviato a giudizio, con l’accusa di violenza sessuale aggravata, un sacerdote 75enne accusato di aver molestato, un anno fa, una bambina di 7 anni. Il prelato sarà processato il 16 aprile prossimo, davanti ai giudici della quinta sezione penale. Il rinvio a giudizio è stato deciso oggi dal gup di Milano Giorgio Vanore, su richiesta del pm Giancarla Serafini.

    LE CARAMELLE – I fatti risalgono al 24 febbraio del 2007. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe attirato la piccola nel suo ufficio con la scusa di darle delle caramelle; qui l’avrebbe toccata nelle parti intime. La bambina lo raccontò alla nonna e questa al padre della piccola, che decise di sporgere denuncia. Da qui l’apertura di un’inchiesta, durante la quale la bambina è anche stata sentita con la formula dell’incidente probatorio. Le aggravanti contestate sono l’età della vittima, la qualità di ministro di culto dell’imputato e il fatto di avere approfittato di circostanze che ponevano la bambina in condizioni di «minorata difesa», dal momento che si fidava del sacerdote.

    27 gennaio 2009

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_gennaio_27/sacerdote_rinviato_giudizio_violenza_sessuale-150939247379.shtml

  • Scomode verità in Vaticano

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

    Mercoledì, 9 Luglio : 2008

  • Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba
    Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 15:57 in Milano cronaca

    E’ molto brutto dover parlare di queste cose, si spera che fatti del genere non capitino mai. E’ di oggi la notizia che un prete di Arese si sarebbe macchiato di un crimine orrendo.

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava l’oratorio, attirandola nel suo ufficio con la più classica delle scuse, la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa gravissima che è stata fatta ad un sacerdote (che era stato anche missionario in Africa e America Latina) di 75 anni, rinviato a giudizio per pedofilia. La violenza sarebbe avvenuta l’anno scorso.

    La bimba avrebbe raccontato quanto successo alla nonna, che ne ha parlato con il padre e di conseguenza è scattata la querela. Il pm Giancarla Serafini ha avviato l’inchiesta ed è stata registrata la testimonianza della piccola.

    Come spiega Affaritaliani il sacerdote è stato già rimosso dall’incarico dalla Curia.

    Le accuse sono di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto in qualità di ministro di un culto.

    Oggi c’è stata l’udienza preliminare: il padre della bambina si è costituito parte civile mentre il prete, incensurato, non è stato sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Il giudice Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio e il processo comincerà il 16 aprile.

    Purtroppo, come spiegava poco tempo fa Blogosfere Cronaca e Attualità, questi crimini rimangono ancora diffusi e poco denunciati.

  • PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    Brescia, 19 dic. – Il tribunale del riesame di Brescia ha confermato gli arresti domiciliari per Don Marco Baresi, il trentottenne vice rettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre con l’accusa di aver abusato di un suo allievo, all’epoca dei fatti quattordicenne, e di detenzione di materiale pedopornografico.

    I giudici del tribunale della liberta’ hanno ribadito la necessita’ di custodia cautelare.

    http://www.agi.it/milano/notizie/200712191…mi1020-art.html

  • Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    NAPOLI – Un sacerdote di 44 anni e’ stato condannato a versare 44mila euro a titolo di indennizzo a un giovane dei Quartieri Spagnoli di Napoli, vittima dei suoi abusi sessuali, che all’epoca dei fatti – nel 1999 – aveva 12 anni.

    Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Napoli, Paola Del Giudice, accogliendo parzialmente le richieste dei legali della vittima degli abusi. “E’ la prima volta in Europa che viene avviato un procedimento per responsabilita’ oggettiva nei confronti di una Curia”, ha dichiarato uno dei due avvocati. Nonostante i presunti abusi sul minore fossero stati accertati, il procedimento penale si era concluso con il proscioglimento del prete. (Agr)

    ViviCentro (art. 19 e 21)

    La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

    10 Lug 2008 01:58
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Ancora una volta il prete è protetto dall’anonimato. Si sa solo che si chiama Padre Ivan P. (Giovanni), 44 anni, ex viceparroco in una chiesa dei Quartieri Spagnoli a Napoli, attualmente cappellano ospedaliero all’ospedale Cardarelli di Napoli. La causa era importante perché i legali del minore chiedevano la condanna anche della Curia di Napoli per omessa vigilanza. La tesi non ha trovato accoglimento non perché in astratto tale responsabilità non è configurabile ma solo perché non è stata provata la conoscenza da parte del card. Giordano delle condizioni psichiche del prete. I legali del minore sostengono la consapevolezza, poiché lo psichiatra del prete avrebbe rilasciato dichiarazioni contraddittorie, oggetto di una futura querela per falsa testimonianza.

    Alcuni vecchi articoli che parlano del caso:

    La perizia ignorata
    La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

    Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ’99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

    www.ecpat.it/archivio/archivionov2005.htm

    10 novembre 2005 – PEDOFILIA. INCOMINCIA UN PROCESSO CONTRO LA CURIA DI NAPOLI

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti

    Gli Avvocati LUCIANO SANTOIANNI e GIUSEPPE AULINO del foro di Napoli comunicano che il giorno 15 novembre 2005 iniziera il primo processo civile in Italia, e presumibilmente in Europa, avente ad oggetto un’azione di responsabilita oggettiva a carico della Curia Arcivescovile di Napoli per la condotta posta in essere da un Ministro del Culto nell’esercizio delle sue funzioni,concretizzatesi in atti di libidine su di un minore a lui affidato durante il corso di catechizzazione.

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti che compiono atti di pedofilia e si avvicina a quelle gia poste in essere negli Stati Uniti d’America in situazioni analoghe.

    Sull’argomento e sui temi che hanno dato origine alla promossa azione legale i detti difensori saranno presenti unitamente alla parte, Sig. Russo Gaetano,alla conferenza stampa che avra luogo in Napoli alla via Roma n? 205 presso lo studio dell’Avv. Luciano Santoianni 4? piano il giorno 14 novembre 2005 alle ore 11,30.

    www.uaar.it/news/2005/11/15/…curia-processo/

    Pedofilia a Napoli, prete assolto ma Curia a processo

    Tre anni fa il giudice per l’udienza preliminare chiuse il caso con una sentenza di proscioglimento. Era l’estate del 2002: e per un sacerdote napoletano accusato di reati gravi e infamanti quali la violenza sessuale e gli atti sessuali con un minorenne quella sentenza rappresentò l’uscita di scena da una vicenda giudiziaria scottante. Sembrava un caso definitivamente archiviato, quello che portò un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 14 anni a denunciare i presunti abusi subìti da parte del giovane prete, e invece oggi la vicenda si riapre in maniera assolutamente clamorosa e torna in un’aula di giustizia, questa volta civile, e non penale. I legali del ragazzo – gli avvocati Luciano Santoianni (penalista) e Giuseppe Aulino (civilista) – hanno infatti citato in giudizio la Curia arcivescovile di Napoli, avanzando una richiesta di risarcimento danni. […] La vicenda risale al ’99, quando la Procura aprì un’inchiesta sul comportamento del sacerdote, allora collaboratore in una parrocchia nella zona dei Quartieri spagnoli: secondo l’accusa, il giovane prelato avrebbe riservato «attenzioni» ad uno dei ragazzi che frequentavano la parrocchia dove seguiva i corsi per il catechismo. Il sacerdote, rinviato a giudizio, venne poi prosciolto dal gup che, accogliendo le conclusioni del perito d’ufficio, lo ritenne incapace di intendere e volere nel momento in cui sarebbero stati commessi gli atti denunciati. «Riteniamo che la Curia – dichiara l’avvocato Luciano Santoianni – debba rispondere per la condotta tenuta da un suo sacerdote per una vicenda che richiama molto da vicino quelle accadute negli Stati Uniti. Crediamo infatti che questa vicenda si sarebbe potuta evitare se, a monte, la Curia avesse esercitato una funzione di controllo e verifica psico-attitudinale su quel sacerdote». […]
    L’articolo di Giuseppe Crimaldi è stato pubblicato sul sito de Il Mattino

    Ultima modifica di steve il 10 Lug 2008 14:32, modificato 4 volte in totale
    steve
    10 Lug 2008 13:00
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/4527505

    Corriere del Mezzogiorno pag. 11
    “Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro”
    Data: 10/07/08

    Cronaca Locale

    Corriere del Mezzogiorno – CASERTA –
    sezione: NAPOLI – data: 2008-07-10 num: – pag: 11
    categoria: REDAZIONALE
    Sentenza civile, la vicenda avvenuta nel 1999 ai Quartieri Spagnoli
    Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro

    NAPOLI — Luca partirà per Reggio Emilia con in tasca un «indennizzo» di 40 mila euro, ché ormai di Napoli ne ha le scatole piene. Il prete che ha più volte abusato di lui, padre Ivan, prosciolto dalle accuse in sede penale perché incapace di intendere e di volere (ma solo al momento di commettere i fatti) continuerà a fare il cappellano all’ospedale Cardarelli di Napoli. La vicenda è quella che vide coinvolti nel ’99 un minorenne che denunciò abusi sessuali da parte di un prete che lavorava in una chiesa dei Quartieri Spagnoli, e nel 2005 la stessa vittima che citò in giudizio la Curia perché — sostenevano i suoi avvocati — i suoi vertici erano a conoscenza dei fatti e non fecero niente per impedire al viceparroco di nuocere al prossimo. Oggi, dopo la sentenza del tribunale penale che prosciolse il prete — e che divenne definitiva perché il pm accolse la richiesta di appello un giorno dopo i termini di scadenza — arriva quella del tribunale civile che da una parte stabilisce l’assenza di responsabilità da parte della Curia, e dall’altra condanna padre Ivan al versamento di un «indennizzo» di 40 mila euro alla giovane vittima, che all’epoca dei fatti era ben lontana dalla maggiore età. Luca subì violenze prima a Napoli, poi a Roma, nella struttura dei Padri missionari della Carità che ospita (normalmente) persone senza fissa dimora di sesso maschile. In quell’occasione, il prete coinvolse nel menage anche un gruppo di clochard.
    «Ma non erano proprio bambini…avevano almeno quattordici-quindici anni», rispose padre Ivan allo psichiatra Pannain che gli domandava perché rivolgesse le sue attenzioni ai bambini, nel corso di una perizia nel 2001. Lo psichatra che invece aveva in cura il prete, lo stesso dottor Poterzio che aveva sostenuto in sede penale di aver più volte avvisato il cardinale Giordano delle condizioni di padre Ivan, «consapevole che dato il ruolo che rivestiva, poteva essere pericoloso per gli altri», in sede civile ha ritrattato quasi del tutto le dichiarazioni rese, scaricando la Curia di ogni responsabilità. Allontanamento dalla scuola, inappetenza per molti mesi con senso di nausea, insonnia e frequenti incubi per oltre tre anni, crisi di pianto, comportamenti regressivi, tendenza all’isolamento: Luca viene «indennizzato» con 40 mila euro. Padre Ivan, fa il cappellano. Gli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni, che difendono la vittima, ora vogliono querelare per falsa testimonianza lo psichiatra Poterzio in base alla difformità delle due dichiarazioni rese. Poi, appelleranno la sentenza nella parte dove si esclude la responsabilità della Curia.
    Ste. Pie.

    steve
    10 Lug 2008 14:24
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?d…l&type=STANDARD

    10/07/2008

    ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, I.P., 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

    Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

    I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

    steve
    14 Lug 2008 17:54
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Stasera, alle ore 19.00, su C6.TV si parlerà del caso di Padre Ivan P. :

    http://laici.forumcommunity.net/?t=17458633

    http://c6postit.blogspot.com/

    steve
    24 Feb 2009 17:28
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://federicotulli.wordpress.com/…ta-in-vaticano/

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

  • Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva.

    Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva.

    MILANO 19/06/2008 – Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva. Ieri la prima sezione della Corte d’Appello, quella specializzata sugli abusi sessuali, ha confermato la condanna inflitta in primo grado a due anni e 8 mesi per un sacerdote, F.C., del varesotto.

    I fatti sarebbero avvenuti fino all’11 febbraio 2004 nei confronti di 4 ragazzi, tutti sotto i 14 anni. Non ci sarebbero stati episodi di vera e propria violenza sessuale, ma toccamenti e situazioni che la legge, fino a qualche tempo fa, qualificava come molestie o atti di libidine.

    A carico del religioso, che ha ammesso l’illecito comportamento, anche l’accusa di pedopornografia per la detenzione di immagini trovate nella su abitazione che ritraevano minorenni.

    Ieri il sostituto procuratore generale Armando Perrone, sottolineando la sussistenza delle accuse e ritenendo già applicato il minimo della pena, ha chiesto la conferma del verdetto del Tribunale di Varese impugnato dal sacerdote, ritenendo impossibile un’ulteriore riduzione. La Corte, che in sede di relazione aveva ricostruito la vicenda attraverso un dettagliato intervento del giudice Barbara Bellerio, ha ritenuto il verdetto del Tribunale varesino congruo e ha condannato l’imputato al pagamento delle maggiori spese di giudizio.

    La difesa deciderà se fare ricorso in cassazione o ritenere chiuso il caso essendo la pena al di sotto dei tre anni, circostanza che consentirebbe al condannato di evitare il carcere.

    Annibale Carenzo http://milano.cronacaqui.it/news-abusava-d…ofilo_8476.html

  • Il ragazzino conferma le accuse a don Cerullo, il prete non si è presentato all’incidente probatorio

    Il ragazzino conferma le accuse a don Cerullo, il prete non si è presentato all’incidente probatorio

    Una persona è colpevole dopo che è stata dichiarata tale successivamente al terzo grado di giudizio, è questo principio di civiltà certamente non va infranto, anche quando ci si trova di fronte ad un individuo, in questo caso un sacerdote, che i carabinieri ritengono di aver fermato in flagranza di reato mentre compiva atti sessuali contro un ragazzino undicenne.

    Colpevole è certamente chi, pur vestendo un saio, si ostina a far finta che nulla stia accadendo.

    Don Marco Cerullo fu arrestato lo scorso 21 dicembre, mentre era in auto col bambino, lo bloccarono dopo un inseguimento nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe. Adesso si trova agli arresti domiciliari in una struttura monastica del centro Italia, è ospite di quella Chiesa che contemporaneamente all’assistenza che sta prestando a questo suo “pastore smarrito”, avrebbe il dovere di esprimere almeno qualche parola di conforto anche verso quelle pecorelle del proprio gregge, che per questa vicenda stanno soffrendo: il ragazzino e la sua famiglia.

    Papa Benedetto XVI si è recato fino negli Stati Uniti per chiedere scusa alle vittime dei preti pedofili, ma la Diocesi di Aversa, retta dall’Arcivescovo Mario Milano, che da poco è stato anche insignito della cittadinanza onoraria, in questi mesi non ha per nulla bussato alla porta di questa famiglia sofferente e soprattutto non ha offerto alcun aiuto al ragazzino, che ieri (martedì) ha dovuto sostenere l’incidente probatorio davanti al Gip di Santa Maria Capua Vetere, Raffaele Piccirillo, assistito dall’avvocato Costantino Puocci che lo sta seguendo insieme al collega Sergio Cavaliere.

    Il piccolo ha raccontato la sua esperienza, affinché le sue parole entrassero formalmente negli atti processuali, ha anche confermato che quel giorno non fu la prima volta, aggiungendo così altri ripugnanti particolari alla vicenda. Cerullo non si è nemmeno presentato. La vittima è un alunno del sacerdote 33enne, che era anche insegnante nella scuola media di Villa Literno. I carabinieri intervennero dopo una telefonata, una voce anonima segnalò la sua Alfa 147 parcheggiata in una zona isolata. La vicenda ha sconquassato anche la dinamiche di due comunità locali, Villa Literno non è grande e la famiglia del ragazzino abita a poca distanza da quella del sacerdote, ma la Chiesa, quella che dice di essere messaggera di pace, rimane muta. Lo stesso avviene a Casal di Principe, dove Cerullo era vice parroco nella parrocchia del Santissimo Salvatore, anche a quei fedeli che partecipavano alle sue messe nessuno ha detto molto. Che Dio illumini la Chiesa.

    Salvatore Pizzo

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5921&Itemid=45

  • Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Per il riesame c’è ancora tempo, la data dell’udienza non è stata ancora fissata.

    E don Marco Cerullo, il sacerdote insegnante di religione a Villa Literno, accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni, è chiuso in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 19 dicembre scorso. In silenzio.

    Come in silenzio resta il vescovado di Aversa, dal quale non sono partite le scuse rivolte al bambino. L’arcivescovo Mario Milano, la sera del 31 dicembre, dopo il Te Deum, aveva detto solo: «Ci sono le indagini in corso, meglio non commentare». Le scuse a tutte le vittime di mancanze dei sacerdoti, invece, sono arrivate ieri dal prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes (nella foto)

    Sulle colonne dell’Osservatore Romano, il cardinale ha annunciato che si terrà, a breve, «una preghiera mondiale promossa dal Vaticano per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in modo particolare per le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero». «Chiediamo a tutti – dice all’Osservatore Romano – di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime.

    Abbiamo voluto pensare alle vittime affinché ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo». «Problemi – ricorda Hummes al giornale vaticano – ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi».

    I legali che rappresentano la famiglia della vittima del sacerdote fanno però sapere: «Ci aspettiamo fatti, non solo preghiere».

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080106&ediz=CASERTA&npag=33&file=DD.xml&type=STANDARD