Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

    GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni.

    Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

    I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

    Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

    Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

    Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    (6 maggio 2003)

    http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

  • PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    (ANSA) – GENOVA, 6 MAG – Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’: insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in
    collaborazione con la questura di Genova.

    Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile. Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’ arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    E’ stata la fuga prolungata e sospetta di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni a mettere gli inquirenti sulle tracce
    dei pedofili, circa 6 mesi fa. I genitori denunciarono la loro scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza ”strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’ indagine. I due raccontarono alla fine di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali. Sono cosi’ cominciati intercettazioni, appostamenti e controlli. Dal ”contatto” con i due ragazzini rapallesi, la polizia ha potuto individuare gli altri protagonisti del giro pedofilo.

    ”In poco piu’ di 6 mesi – hanno raccontato stamane il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La ‘banda’ sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro facevano leva – in un’ eta’ di trasformazione e ribellione come l’ adolescenza – sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. ”Sacerdote e operatore informatico – hanno raccontato i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente liberta’. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che e’ apparso casuale, e abbiamo cosi’ potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’ aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che e’ andato su tutte le furie quando s’e’ accorto che il suo piano era saltato”.
    Nei giorni scorsi, certi di aver acquisito prove sufficienti, gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote e’ stato sorpreso a letto insieme con l’ operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. ”E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’e’ giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    Il gruppo di pedofili – secondo gli inquirenti – agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni e’ stata sequestrata un ingente quantita’ di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste. Gli inquirenti ritengono molto probabile che, vista l’ attivita’ dell’ operatore informatico, immagini dei ragazzini adescati siano finite anche in rete.
    (ANSA).

  • Materiale pedopornografico Bari

    Materiale pedopornografico Bari

    Materiale pedopornografico

    Un sacerdote della diocesi di Milano fu arrestato a Bari nel 2003. Era coinvolto in un giro di divulgazione via Internet di materiale pedopornografico

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • Frate, ex insegnante Milano

    Frate, ex insegnante Milano

    Frate, ex insegnante

    Un frate, ex insegnante di un noto istituto di Milano, è stato condannato nel 2003 a 4 anni e 8 mesi di reclusione per avere molestato cinque bambini di una scuola elementare. La vicenda risale al 1992

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Il 30 dicembre 2002 vengono arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola per il reato di divulagazione di materiale pedopornografico via internet.

    Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano al quale sono state sequestrate diverse immagini pedopornografiche – http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

    8 gennaio 2003. Bari – La procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ha inviato una lettera alla curia arcivescovile di Milano nella quale comunica di aver eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del parroco della provincia di Milano G.C., di 37 anni, arrestato assieme ad altre sei persone il 30 dicembre scorso nell’ ambito di un’ inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea

    Prete pedofilo col computer della sagrestia
    Repubblica — 31 dicembre 2002 pagina 6 sezione: BARI
    Dal computer della sagrestia inviava in tutta Italia foto oscene di bambini. «Carpe diem» così si faceva chiamare il prete pedofilo, che scambiava foto a luci rosse nella rete, e che ieri è stato arrestato dalla polizia postale di Bari. è un parroco della provincia di Milano e di lui si sa solo il nick-name, il soprannome in codice che usava nelle chat per accalappiare i clienti e smerciare le foto proibite. Da ieri è agli arresti domiciliari, ma sulla sua identità c’ è il più assoluto riserbo. L’ Arcidiocesi di Milano ha, però, chiarito che «il sacerdote coinvolto non risulta essere della Diocesi milanese». La polizia ha trovato sul computer dell’ insospettabile «cyberpedofilo» centinaia di immagini pedopornografiche, tutte catalogate per nazionalità e tipologia e immesse in rete tramite una sorta di mercato telematico, basato sul baratto. Oltre al prete la Polizia ha arrestato altre sei persone a Caserta, Lucca, Avellino, Sassari, Chieti: uomini tra i 24 e i 34 anni, quasi tutti professionisti e studenti. Una settima persona, raggiunta dal provvedimento di custodia cautelare risulta al momento irreperibile. Si sa solo che è un pugliese. I sei arrestati sono agli arresti domiciliari, ma anche esiliati dal mondo della rete, un mondo virtuale dove hanno commesso un reato punito dalla legge “reale”: divulgazione di materiale pedopornografico. Rischiano da uno a cinque anni di carcere e cinquemila euro di multa. A tutti è stato proibito categoricamente dal gip di Bari, Maria Mitola, di utilizzare telefoni, cellulari e computer. Durante le indagini, coordinate dal pm, Desirè Digeronimo, la polizia ha sequestrato un archivio di oltre 5.800 immagini proibite di bambini. Tutto è partito da delle segnalazioni di cittadini baresi, che, nella primavera del 2001, navigando in Internet si sono imbattuti in siti “sospetti” e hanno fatto denuncia alla Polizia postale. Alcuni agenti si sono infiltrati su diverse «chat line» e durante i contatti si sono fatti inviare dagli indagati «file» di immagini che ritraevano minorenni coinvolti in rapporti sessuali. Insieme con gli arresti il magistrato ha fatto notificare una decina di avvisi di conclusione delle indagini emessi nei confronti di altrettanti indagati a piede libero accusati anche loro di divulgazione di materiale pornografico attraverso internet. A differenza degli arrestati nella disponibilità degli indagati in stato di libertà non sono state trovati archivi di immagini pedopornografiche: a loro viene solo contestato di aver scaricato e diffuso via Internet il materiale. Anche a loro è stata sequestrata tutta l’ apparecchiatura informatica con la quale sono stati scambiati i file incriminati. – CRISTINA ZAGARIA

    (Ansa, 8 gennaio 2003). http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a_010prete.html

  • Parroco condannato il paese lo difende

    Parroco condannato il paese lo difende

    SAN GIULIANO MILANESE – Forse lo dirà anche oggi, alla Messa grande della domenica.

    «Vado via, almeno per tre o quattro mesi. Dopo trent’ anni ho diritto a una vacanza. E intanto spero si chiarisca, una volta per tutte, la storia nella quale sono stato coinvolto». Alla voglia di vacanza di don Renato Mariani non crede nessuno.

    Il parroco se ne va perché la nebbia che sembrava avvolgere la sua «storia» – un’ accusa di violenza sessuale a un ragazzo di 17 anni, una condanna a quattro anni di carcere in attesa di appello – è stata spazzata via dal vento delle polemiche americane e delle dure parole del Papa. Meglio decidere di andare via, così nessuno può dire che un pastore condannato viene lasciato nella sua parrocchia come se nulla fosse.

    «Sono sereno – ha comunicato don Mariani alla curia milanese – e con serenità aspetto la decisione dei giudici. Per ora mi metto in ferie». Dovrebbe arrivare a settembre, la seconda sentenza. I giudici del primo grado hanno deciso che don Renato Mariani, 59 anni, è colpevole di violenza privata, violenza sessuale e appropriazione indebita. Un verdetto arrivato nell’ ottobre scorso, che a San Giuliano non tutti conoscevano. L’ inchiesta parte nel 2000, quando il prete denuncia alcuni ragazzi che lo ricattano.

    Ma uno di questi, al magistrato, racconta di avere subito violenza. «Mi ha detto che ero intelligente e bello, poi mi ha chiesto di salire in camera da letto». Nel rinvio a giudizio, al prete si contestava l’ aggravante di avere «abusato delle condizioni di inferiorità della vittima derivanti dalla sua qualifica di parroco, dalla differenza di età, di cultura e di posizione sociale».

    L’ appropriazione indebita è stata formulata perché il prete, per pagare i ricattatori, avrebbe sottratto denaro al conto della curia milanese. La chiesa di San Giuliano è in piazza della Vittoria, che con il monumento ai caduti e il vecchio municipio trasformato in biblioteca cerca di dare un’ identità a un paese che non vuole essere solo un pezzo di Milano. I passeri scappano, quando vedono il falco, ma dalla chiesa e dalla canonica di don Renato Mariani non se n’ è andato nessuno. Un cartellone colorato annuncia che «serve l’ aiuto di tutti, per migliorare l’ oratorio».

    E’ prevista una spesa di 360.000 euro, per ora ne sono stati raccolti poco più di ottomila. In bacheca, gli annunci di pellegrinaggi alla Madonna del Fonte e a Caravaggio, e campeggi di «vacanza comunitaria con preghiere, mare e montagna» il prossimo agosto in Calabria. «C’ è sempre qualcosa da dire, sui preti». La filastrocca è accanto all’ ufficio del parroco. «Se parla di giustizia sociale /fa politica. Se ha un po’ di coraggio /è di sinistra. Se parla da solo con una donna / c’ è sotto qualcosa. Se parla da solo con un uomo / eh!». «Nessuno ha abbandonato don Renato perché tutti noi siamo certi della sua innocenza». Non ha dubbi, il sindaco Marco Toni, 42 anni, alla testa di una giunta di centro sinistra. «Il parroco ha la mia solidarietà e quella dell’ amministrazione.

    C’ è stata la prima sentenza, ma faremo di tutto per difendere il ruolo e la dignità del sacerdote. Quelli che lo accusano non sono chierichetti. Sono ragazzi difficili, e don Renato assieme al Comune e altre associazioni si occupa proprio di ragazzi in difficoltà. Se hai il coraggio di affrontare certe situazioni, accuse e calunnie si possono mettere in conto. Io mi chiedo: se entra qui una persona e mi chiede un lavoro, e poi va a dire che io ho chiesto favori sessuali, come mi difendo? Per questo Don Renato – che sta vivendo un dramma tutto suo e lo affronta con dignità assoluta – non va lasciato solo.

    Giusto è il monito del Papa, ma non vorrei che adesso ci fosse la caccia alle streghe». Le sentenze dei magistrati, nell’ oratorio dedicato a san Luigi, sembrano arrivare da un altro pianeta. «Tutta colpa di quelli che accusano: uno si prostituisce, altri due sono stati in carcere». «Siamo alla follia. Quello che accusa il parroco ha detto che come premio veniva portato a prostitute proprio da don Renato, che prima di scendere dall’ auto pagava le donne. Ed è stato creduto». In pochi hanno già saputo che il parroco ha deciso di andare via. «Stamattina – dice il presidente del circolo Arci, Damiano Aiello – qualcuno ha portato la notizia, ed è successo come per Cogne. Dibattito acceso fra colpevolisti e innocentisti. Io ho un figlio di 12 anni e gli ho spiegato che deve stare attento a certe cose. Ma all’ oratorio lo lascio andare, e sono più che tranquillo». Al bar delle Acli il gestore dice che sì, «non è una bella coincidenza» quella fra il monito del Papa e la partenza del parroco. Ma in tv ci sono le qualificazioni per il Gran Premio di Spagna, «davvero troppo forti, queste Ferrari».

    DAL NOSTRO INVIATO JENNER MELETTI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/04/28/parroco-condannato-il-paese-lo-difende.html

  • Don Renato Mariani Milano

    Don Renato Mariani Milano

    Don Renato Mariani

    Don Renato Mariani, parroco di San Giuliano Milanese, è stato condannato nel 2001 a 4 anni di reclusione dal gup con rito abbreviato. L’accusa era di violenza su giovani, violenza privata e appropriazione indebita

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • Un prete e un maestro sono stati condannati per violenza sessuale ai danni di minori

    Un prete e un maestro sono stati condannati per violenza sessuale ai danni di minori

    Repubblica — 28 novembre 2000 pagina 7 sezione: MILANO

    Un prete e un maestro sono stati condannati per violenza sessuale ai danni di minori, in due diversi processi, entrambi celebrati con il rito abbreviato.

    Il primo, un sacerdote arrestato in giugno al ritorno da un viaggio in India, è stato condannato a quattro anni e due mesi. Il secondo, un insegnante di scuola elementare incastrato da una telecamera nascosta dietro la lavagna, è stato condannato a 8 anni.

    La prima storia è forse quella più inquietante. Don Franco, nome ovviamente di fantasia, lavorava da anni in una comunità per l’infanzia nel bergamasco. Il pubblico ministero Pietro Forno dopo un anno di indagini lo ha accusato di aver usato violenze su tre bambini e una bambina. In giugno, dopo l’arresto eseguito su mandato del giudice per le indagini preliminari Fabio Paparella, l’uomo era stato messo ai domiciliari in un convento fuori Milano. Nel corso del processo ha ammesso in maniera parziale solamente uno dei quattro episodi contestati.

    La cosa gli è comunque valsa la condanna a quattro anni e due mesi (da considerare che, celebrandosi il processo con il rito alternativo, l’imputato aveva diritto a un terzo di sconto sulla pena). Tutto era cominciato quando, un ospite del centro, un giovane di quattordici anni, chiamò il padre sconvolto e lo pregò di raggiungerlo in comunità. L’uomo si precipitò e raccolse le confessioni del figlio, che gli raccontò di aver subito abusi sessuali, e che la stessa sorte era toccata ad altri suoi compagni, uno di undici e l’altro di quindici anni. Il sacerdote il dodici novembre dell’anno scorso venne rimosso dall’incarico dai vertici provinciali dell’ordine cui appartiene, e quando fu poi arrestato fece una parziale confessione.

    28 novembre 2000 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…ze.html

    A novembre un sacerdote milanese viene infine condannato con rito abbreviato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale su alcuni ragazzini ospitati della comunità che dirigeva. Nel corso delle indagini svolte dalla polizia emerso, oltre al fatto che i ragazzini sarebbero stati intimoriti e indotti al silenzio da chi all’interno dell’istituto sapeva, che il religioso nei primi anni ’90 aveva abusato anche di una bambina di 7 anni .

    novembre 2000

    http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea

  • ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti.

    Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati.

    Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano.

    Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato.

    Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati.

    Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia.

    Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”. Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”. —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti. Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”. —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/29/Violentava_minorenni_parroco_cella_co_0_9804291522.shtml