Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mirko Campoli

  • TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

    TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

    Si è concluso così oggi pomeriggio, giovedì 7 marzo, al Tribunale di Tivoli il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Dopo un’ora di camera di consiglio, verso le ore 16 il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Tivoli, Emanuela Maria Francini, ha emesso il verdetto di primo grado riconoscendolo colpevole di violenza sessuale su due ragazzini di 13 e 16 anni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni.

    Il Gup ha inoltre condannato Mirko Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione perpetua dall’insegnamento, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore del 20enne, di 10 mila euro a favore del 23enne e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo insieme alle vittime attraverso l’avvocato Pasquale Lattari.

    In aula a sostenere l’accusa oggi era presente il pubblico ministero Gabriele Iuzzolino in sostituzione della collega Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta coordinata dal Procuratore Capo Francesco Menditto, che nell’udienza preliminare del 15 febbraio scorso aveva richiesto il massimo della pena per le accuse di abusi sessuali nei confronti di due adolescenti.

    Alla lettura del dispositivo di sentenza le vittime si sono abbracciate scoppiando in lacrime.

    In aula erano presenti gli investigatori del Pool del commissariato di Tivoli coordinato dal sostituto commissario Davide Sinibaldi. specializzato nel contrasto alla violenza di genere che il 5 maggio avevano arrestato l’ex insegnante al termine di un’articolata indagine (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Oggi pomeriggio Mirko Campoli era assente, ma nell’udienza del 15 febbraio scorso si era scusato col ventenne, continuando a negare le accuse di aver abusato del 23enne.

    “Ero depresso – aveva spiegato in sintesi l’ex insegnante ed educatore dell’Azione Cattolica, attualmente detenuto agli arresti domiciliari – vivevo un momento di fragilità e ho sbagliato”.

    Secondo la ricostruzione della Procura di Tivoli, Mirko Campoli ha abusato del ventenne in un periodo compreso tra la fine del 2017 e l’inizio del 2020. All’epoca la vittima aveva appena 13 anni e Campoli era un amico dei genitori, una coppia che affidava il ragazzino al docente.

    Gli inquirenti imputano all’ex insegnante almeno 50 violenze sessuali, la prima durante una gita a Gardaland, poi a Tivoli, Guidonia e in altre città, “con una frequenza di almeno una volta al mese”.

    Almeno fino al lockdown disposto dal governo a marzo 2020.

    Nel caso del 23enne, invece, l’ex educatore è stato riconosciuto colpevole di averne abusato nell’estate 2017 durante un campo estivo a Loreto, in provincia di Ancona, organizzato dall’Azione Cattolica.

    L’uomo avrebbe costretto il 16enne a subire atti sessuali mentre dormiva.

    I procedimenti giudiziari per Mirko  Campoli non sono terminati: la Procura di Tivoli è pronta a chiedere un secondo processo per un altro filone di indagine sempre pedofilia.

    In questo caso l’ex dirigente di Azione cattolica è accusato di abusi sul fratellino del 20enne, figlio di amici di famiglia violentato per oltre tre anni, e nei confronti di un bambino di 10 ospite di una casa famiglia a Boccea.

    Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex insegnante avrebbe approfittato dei ragazzini mentre erano a letto e dormivano.

    TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

  • Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    La giudice per l’udienza preliminare Laura Morelli ha respinto la richiesta delle parti civili di citare come responsabile civile la Diocesi di Latina nell’ambito di un eventuale processo nei confronti di Alessandro Frateschi. A riportarlo è la Repubblica. L’ex diacono e professore di religione è accusato di violenza sessuale su alcuni studenti del liceo in cui insegnava, tutti minorenni. Le parti civili avevano chiesto che anche la Chiesa fosse chiamata in causa nel processo perché Frateschi per insegnare aveva avuto il permesso dalla diocesi di appartenenza, quella di Latina. Questo nonostante nel 2022 due suore avevano già segnalato i comportamenti del professore.

    “La Diocesi non è stata citata come responsabile civile ritenendo che non vi fosse un rapporto contrattuale con Frateschi – ha dichiarato a la Repubblica l’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile – ma noi andremo avanti perché parliamo di drammi che non sono solo dei minori coinvolti, ma di un’intera comunità. La Chiesa è una seconda famiglia e non c’è spazio per zone d’ombra. La comunità chiede chiarezza e atteggiamenti forti e puliti. Nessuno ci impedisce di poter agire in sede civile”.

    La giudice deve adesso pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio. Frateschi, che conosceva bene anche l’ex professore di religione pure lui accusato di violenza sessuale, Mirko Campoli, avrebbe abusato dei suoi studenti in diverse occasioni. Secondo l’accusa, il modus operandi era sempre lo stesso: l’uomo parlava con i suoi studenti sui social network, carpiva la loro fiducia e poi si faceva mandare foto e video intimi. In diverse occasioni li avrebbe invitati nella sua abitazione, abusando di loro e costringendoli ad avere rapporti sessuali.

    https://www.fanpage.it/roma/prof-di-religione-accusato-di-violenza-sessuale-sugli-alunni-diocesi-fuori-dal-processo/

  • “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    Ha provato a giustificare gli abusi con un momento di fragilità. “Ero depresso, chiedo scusa”. Ma non è bastato a convincere il pm che per lui ha chiesto 10 anni di carcere. “La depressione non si cura con la pedofilia”, ha detto avanzando la richiesta, come riportato da la Repubblica. Questo è quanto emerso dall’ultima udienza del processo che vede imputato Mirko Campoli il professore di religione e dirigente dell’Azione Cattolica accusato di violenza sessuale nei confronti di due ragazzini.

    Gli abusi sui ragazzini

    I fatti risalgono a quando i ragazzini avevano 12 e 16. Il dodicenne veniva spesso affidato dai genitori a Campoli che, grazie ai ruoli che rivestiva nell’Azione Cattolica e a scuola, era ritenuto una persona di cui ci si poteva fidare. Invece, avrebbe compiuto violenze per quattro anni e si sarebbe fermato soltanto con l’arrivo della pandemia e il relativo lockdown. Gli abusi sarebbero avvenuti almeno una volta al mese, a Tivoli, a Guidonia e in altre zone: anche durante una gita a Gardaland, per un totale di circa 50 violenza sessuali.

    Nel secondo caso, invece, ad essere abusato sarebbe stato un ragazzo di 16 anni durant eun campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Ma una volta a processo, in questo caso, Campoli avrebbe negato.

    Le indagini e la ricostruzione
    Le indagini sono partite dopo alcuni anni dai fatti, quando i due ragazzini hanno rivelato quanto accaduto alle loro fidanzate. Così sono scattate le denunce e partiti gli approfondimenti. Nel processo anche Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita parte civile.

    “Tutto è iniziato a Gardaland”, ha spiegato Campoli. Di occasioni per stare insieme ai ragazzi avrebbe potuto trovarne tante: insegnava religione ed era vicepreside di una scuola di Tivoli, era segretario nazionale e presidente diocesano dell’Azione Cattolica ed era incaricato regionale dell’ufficio scuola e università della Cei.

    Dopo gli abusi, però, secondo quanto emerso e quanto riportato dall’avvocato di parte civile nel processo, avrebbe comprato il silenzio dei ragazzini con regali e soldi. “La sofferenza ha causato in uno dei ragazzini anche la ludopatia – ha spiegato il legale – La denuncia tardiva è sintomo dello stato in cui si trovavano i ragazzi”, ha poi concluso.

    Il processo
    L’ultima udienza del rito abbreviato è previsto il prossimo 7 marzo, insieme alla sentenza. Per lui il pm ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione a cui si aggiunge il pagamento di un milione di euro per i ragazzi, mezzo a testa. “Devono sapere che non sono soli e che noi  crediamo a loro. Non è una vendetta, ma giustizia. Un atto di pedofilia, un crimine così grave, non si può giustificare con la depressione, non si può giustificare in alcun modo”, ha spiegato la garante Sansoni.

    Ma potrebbe non trattarsi dell’unico processo a carico di Campoli: la Procura di Tivoli ha chiuso una seconda indagine. Secondo quanto emerso avrebbe abusato acnhe di due fratellini di 12 e 10 anni che vivevano in una casa famiglia in zona Boccea, che accoglie i minori vititme di maltrattamento, abuso e abbandono. Li avrebbe avvicinati e violentati mentre dormivano o in dormiveglia.

    La rete della pedofilia nel Lazio

    Non solo Mirko Campoli. “La chiesa sapeva ma non ha denunciato”, questa l’accusa scagliata da Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ tramite Fanpage.it. “Sono casi noti e questo non è l’unico, ce ne sono a decine ma non succede nulla finché non scoppia il caso mediatico”, ha spiegato.

    Oltre a Campoli, negli scorsi mesi è stato denunciato un altro insegnate, stavolta un professore di religione di un liceo di Latina. Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti i due si conoscevano e si scambiavano materiale pedopornografico. Non è un caso se, a seguito di queste scoperte, gli agenti della polizia pontina stanno cercando di ricostruire la rete, laziale e non solo. Proprio a seguito di queste indagini, qualche settimana fa, avrebbero fatto irruzione in una chiesa, cercando materiale compromettente.

    https://www.fanpage.it/roma/ero-depresso-torna-in-aula-il-prof-di-religione-accusato-di-pedofilia-per-lui-chiesti-10-anni/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 10 del 11 novembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 10 del 11 novembre

    Francesco Zanardi – Enna, Antonio Messina commenta le dichiarazioni di Papa Francesco

    “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.”

    “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare”. A parlare è Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite.

    “Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”.

    Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco.

    “Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”.

    www.ennalive.it


    Ludovica Eugenio – Donne

    “La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”.

    Così si esprime papa Francesco in un messaggio diffuso l’8 novembre dalla Sala Stampa vaticana, in occasione della campagna nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da RAI Radio1 Gr1 e Cadmi D.I.Re “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”,  d

    “In troppi luoghi e troppe situazioni – dice il papa – le donne sono messe in secondo piano, sono considerate “inferiori”, come oggetti”.

    Sono parole, queste del papa, che caratterizzano, in effetti, proprio la realtà femminile nella Chiesa, sempre idealizzata ma mai ritenuta degna di parità di diritti, come più volte sottolineato dalle associazioni cattoliche che si battono per questo.

    “Quante donne sono sopraffatte dal peso e dal dramma della violenza!” prosegue il papa, Quante sono maltrattate, abusate, schiavizzate, vittime della prepotenza di chi pensa di poter disporre del loro corpo e della loro vita, obbligate ad arrendersi alla cupidigia degli uomini, prosegue il papa.

    Dove c’è dominio c’è abuso! (…)

    “È nostro dovere, responsabilità di ciascuno, dare voce alle nostre sorelle senza voce: le donne vittime di abuso, sfruttamento, emarginazione e pressioni indebite. Non restiamo indifferenti! È necessario agire subito, a tutti i livelli, con determinazione, urgenza, coraggio”.

    Parole che stridono con la realtà delle vittime di abusi nella Chiesa, tra le quali numerose donne e religiose come quelle che accusano l’ex gesuita Marko Rupnik, che da anni chiedono invano al papa di essere ascoltate e riconosciute come persone degne di credibilità.

    Fonte: bollettino Sala stampa vaticana


    Alessio Di Florio – Commissione Orlandi-Gregori è legge, contro il sit in della famiglia Claps si scatena “l’indignazione cattolica”

    Finalmente! Dopo otto mesi di rinvii continui e di attacchi il Senato ha votato per l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori. Due giorni consecutivi di rinvii, il 7 e l’8 novembre, potevano far temere che slittasse ancora il voto finale. Così invece non è stato. Ora la partita sarà l’istituzione effettiva e che questa Commissione sia libera di poter indagare a schiena dritta senza interferenze dello Stato estero più piccolo al mondo e di timori reverenziali. Sui tempi incombe il ritorno alla Camera della votazione per l’istituzione dell’altra commissione d’inchiesta, quella sulla gestione della pandemia, e il rischio è che quindi si slitti ancora di mesi. Alla vigilia il senatore Casini ha dichiarato che avrebbe votato no all’istituzione. «Al di là che in democrazia c’è la libertà di pensarla come si vuole, mi piacerebbe avesse anche il coraggio di spiegarci perché e’ contrario ad una Commissione che possa accertare la verità su una vicenda che va avanti da tanti anni» ha dichiarato Pietro Orlandi. Casini si è poi astenuto al momento del voto per “rispetto del dolore della famiglia”. Il dolore si rispetta restituendo finalmente giustizia e verità, smettendola con il seguire i diktat di chi per quarant’anni l’ha impedito e accertando la verità vera e reale. Ma per l’ex esponente del centrodestra berlusconiano, oggi centrosinistro, a quanto pare altra è la concezione.

    Contro Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò si era scatenata la primavera scorsa un attacco mediatico, politico e religioso fortissimo. Una potenza di fuoco che ha investito anche l’iter istitutivo della Commissione e che non appare molto diverso da quanto sta accadendo in questi giorni a Potenza. Domenica scorsa è stata riaperta la Chiesa della Santissima Trinità, lì dove fu ritrovato il corpo di Elisa Claps, nonostante le proteste della famiglia e di tantissimi cittadini. Un fiume di persone ha partecipato al sit in organizzato dalla famiglia di Elisa. Dopo poche ore è arrivato un comunicato della Diocesi in cui si lamentavano (loro) di quanto avvenuto e affermando che ci sarebbero stati insulti e, addirittura, sputi. Sulla pagina facebook di Avvenire in diversi hanno commentato riportando testimonianze positive della civiltà del sit in e di non aver visto nessuno sputare. Dopo questo comunicato sono arrivati altri dai vescovi della zona, da associazioni cattoliche e si è scatenato un attacco fortissimo. Secondo lor signori il sit in doveva essere silenzioso, quello manca già da trent’anni sulla scomparsa e sull’assassinio di Elisa Claps, e hanno fatto riferimento addirittura a mancanze di rispetto. Quello che sicuramente manca da trent’anni nei confronti di Elisa Claps e della verità e della giustizia sul suo assassinio.

    (fonte: profilo facebook Pietro Orlandi, Domani, Avvenire)


    Pierelisa Rizzo – Richiesta di rinvio a giudizio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

    Siracusa- Richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni.  Il religioso era stato già sospeso dallo stato clericale, la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato.. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall’età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che ha avviato il processo canonico tuttora in corso. Cunsolo, all’epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. Ed è li che, approfittando della fragilità del ragazzino, rimasto orfano da bambino , si sarebbero verificati prima gli abusi e poi le violenze vere e proprie. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 gennaio 2024.

    Fonte Ansa


    Antonio Messina – Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi

    Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi, il diacono pontino agli arresti domiciliari dal luglio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori, dopo la segnalazione giunta alla Procura di Latina della garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni, che nel tempo aveva raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo. Il cinquantenne, infatti, era anche insegnante di religione al Liceo Scientifico “Majorana” di Latina, e avrebbe abusato di alcuni giovani dell’istituto scolastico, oltre che di un minore vicino alla sua famiglia. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, emergerebbe che Frateschi avrebbe mostrato un video avente ad oggetto rapporti sessuali con un sacerdote, con il fine di convincere le vittime a consumare rapporti con lui. Un sacerdote che non sarebbe stato estraneo ai minori adescati, in quanto la conoscenza diretta del presbitero ripreso nell’atto di compiere atti sessuali con il diacono, avrebbe giustificato il compimento degli stessi anche da parte delle vittime. Per gli investigatori il caso si inserirebbe in una rete più ampia di pedofilia che coinvolgerebbe case famiglia, parrocchie e scuole, con un sistema di protezione radicato anche tra insospettabili, che avvicinavano le vittime convincendole a ritirare le denunce con atti intimidatori. Frateschi, inoltre, avrebbe avuto contatti con un ex dirigente dell’Azione Cattolica, tale Mirko Campoli, anch’egli accusato di violenza sessuale aggravata su due minori, a lui affidati in un campo scuola.

    Repubblica


    Federico Tulli – Chi è il pedofilo?

    Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché

    Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa, non ci si nasce. A volte, nel caso dei pedofili, sono delle persone abusate a loro volta da bambini. In loro c’è una catena di malattia, di dolore e di delinquenza molto marcate.

    Per quanto riguarda i preti pedofili, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre detto che si tratta di casi isolati. Numeri scioccanti invece sono emersi anche dalle recenti inchieste in Francia e Spagna. Qualche migliaio di preti coinvolti, decine di migliaia di vittime.

    Ma no! Si tratta di una prassi criminale diffusa che evidentemente si lega in qualche modo alla cultura cattolica e all’organizzazione della Chiesa cattolica. La serialità sottolinea drammaticamente l’aspetto criminale della malattia mentale. Non riescono a fermarsi. O li ferma la magistratura o non riescono a fermarsi. In questo misto di criminalità e di patologia. Loro hanno perduto l’infanzia. In questo modo criminale vorrebbero ricostruire un rapporto con l’infanzia che hanno perduto. È una dinamica violentissima. Così come lo stupratore delle donne vorrebbe creare un rapporto con le donne ma lo fa in un modo violentissimo e criminale.

    A proposito di “cultura” religiosa, ancora oggi lo stupro subito da un bambino, per la Chiesa, dal papa in giù, è considerato ed è trattato innanzitutto come un peccato.


  • AUMENTANO I RAGAZZI CHE ACCUSANO DI STUPRO MIRKO CAMPOLI, PROF DI RELIGIONE E VICEPRESIDE DI UN ISTITUTO TECNICO DI TIVOLI

    AUMENTANO I RAGAZZI CHE ACCUSANO DI STUPRO MIRKO CAMPOLI, PROF DI RELIGIONE E VICEPRESIDE DI UN ISTITUTO TECNICO DI TIVOLI

    Estratto dell’articolo di Clemente Pistilli per “La Repubblica – Edizione Roma”

    Prima gli abusi sessuali sui minori della sua città e nei campi scuola dell’Azione cattolica e poi quelli sui bambini di una casa famiglia a Roma. Disposto un processo nei confronti dell’ex dirigente dell’Acr ed ex prof di religione Mirko Campoli, 47enne di Tivoli, messo ai domiciliari il 5 maggio scorso con l’accusa di violenza sessuale, la Procura tiburtina raddoppia.

    C’è una seconda inchiesta su quello che era considerato un insospettabile, con ruoli di primo piano nell’ambito della Chiesa, e gli inquirenti vogliono in fretta blindare le prove, raccogliendo le testimonianze di due minorenni con un incidente probatorio. […] La Procura ha ritenuto evidenti le prove contro di lui per quanto riguarda gli abusi su due minori, che all’epoca dei fatti avevano 12 e 16 anni.

    Nel primo caso Campoli, a cui i genitori del minore avevano affidato il figlio, avrebbe compiuto abusi sulla vittima per ben quattro anni, fermandosi soltanto quando, esplosa la pandemia, venne disposto il lockdown. E avrebbe compiuto le violenze a Tivoli, Guidonia e in altri centri italiani, «con una frequenza di almeno una volta al mese». Abusi che sarebbero avvenuti anche durante una gita a Gardaland e che avrebbero fortemente segnato l’allora minorenne.

    Nel secondo caso invece avrebbe abusato di un 16enne durante un campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Campoli, mandato a giudizio con rito immediato, ha optato per un abbreviato, che consente lo sconto di pena in caso di condanna. Ieri però ha sostenuto che non era competente il Tribunale di Tivoli ma quello di Ancona. Tutto da rifare? Assolutamente no. Il giudice ha respinto tale eccezione e anche la richiesta di ascoltare un testimone. […]

    Emerge però che la Procura ha aperto anche una seconda inchiesta, per abusi sul fratellino di una delle prime due vittime e su un altro minore. Campoli, che era prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico «Fermi» di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente diocesano dell’Azione cattolica, direttore dell’ufficio scuola diocesano, e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei, è accusato di aver abusato per due anni di un altro 12enne e sempre di violenza sessuale su un bambino di 10 anni ospite di una casa famiglia a Roma, a Boccea, che accoglie soprattutto minori «vittime di fenomeni di maltrattamento, abuso e abbandono». […]

    In tutti i casi Campoli è accusato di aver avvicinato i minori mentre erano immersi nel sonno o si trovavano nel dormiveglia e di averli costretti a subire una serie di abusi sessuali. […]

  • “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    «Non c’è nulla di male nel fare queste cose. Come vedi lo fa anche don….».

    Emergono ulteriori elementi inquietanti dalle indagini sul diacono pontino accusato di violenza sessuale su una serie di minori e arrestato. Gli inquirenti sospettano che l’indagato, che era anche un insegnante di religione al liceo scientifico «Majorana» di Latina e che prima di finire sotto accusa era impegnato in una casa famiglia di Terracina, abbia mostrato ad alcune vittime un video porno realizzato con un sacerdote per convincere i minori a fare sesso con lui.

    Il caso è esploso nel gennaio scorso, quando la garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni ha raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo pontino. La Procura di Latina ha aperto un’inchiesta e il vescovo Mariano Crociata ha così sospeso il diacono.

    Accusato di aver abusato di un minore vicino alla sua famiglia e di alcuni giovani del liceo, il 50enne Alessandro Frateschi a luglio è stato messo ai domiciliari. I carabinieri hanno poi raccolto le denunce di altri minori. Frateschi, vicino anche all’Azione Cattolica, anche se non era un iscritto e non aveva ruoli nell’associazione, secondo gli investigatori aveva tra l’altro mostrato un video porno a una delle vittime, in cui si vedeva un prete.

    Gli inquirenti sospettano ora che non si trattasse di un anonimo sacerdote o sedicente tale, ma di un prete del posto con cui l’indagato avrebbe fatto sesso, riprendendo quegli incontri all’insaputa dello stesso. Il dubbio è poi quello che quei video siano stati usati per evitare che i minori facessero resistenza, convincendoli che se compiva determinati atti un prete che loro conoscevano bene, non c’era nulla di sbagliato nel fare determinate cose.

    Un’ipotesi ovviamente ancora da verificare, mentre il sacerdote, estraneo alle accuse e non indagato, è stato da qualche tempo spostato in un altro centro pontino rispetto a quello dove operava al momento in cui avrebbe avuto rapporti con Frateschi, che in passato era entrato in seminario, dal quale sarebbe però stato allontanato.

    Gli inquirenti sospettano però anche che vi fosse una rete di pedofilia che si muoveva tra parrocchie, case famiglia e scuola, e che la stessa godesse di una serie di protezioni, visto anche che alcune persone, insospettabili compresi, avrebbero avvicinato alcune vittime per spingerle a ritirare le denunce e avrebbero compiuto atti intimidatori. Un dubbio maturato soprattutto alla luce dei contatti emersi tra Frateschi e Mirko Campoli, ex dirigente di Azione Cattolica, anche lui accusato di violenze su minori a Tivoli e arrestato.

    E su quest’ultimo oggi il giudice per l’udienza preliminare del tribunale tiburtino, Emanuela Maria Francini, dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio. Campoli è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di due minori, che gli erano stati affidati dai genitori in un campo scuola.

    Oggi chiederà al giudice Francini di costituirsi parte civile anche la garante per l’infanzia e l’adolescenza. Una scelta quest’ultima fatta considerando che determinati reati sono considerati una lesione dei diritti dei minori e dei coincidenti diritti ed interessi dell’istituzione del Garante, soprattutto quando i diritti sarebbero stati lesi da figure educative e formative che dovrebbero garantire educazione e crescita e ai quali è diretta anche l’attività formativa del Garante.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/11/09/news/alessandro_frateschi_diacono_pedofilo_latina-419923436/

  • L’ex di Azione Cattolica e il diacono pedofilo nella stessa rete di abusi

    L’ex di Azione Cattolica e il diacono pedofilo nella stessa rete di abusi

    di Clemente Pistilli – Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa.

    Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza.

    Molti preferiscono voltarsi dall’altra parte e alcuni sono pronti addirittura a correre in soccorso a chi inaspettatamente finisce in altre maglie, quelle della giustizia. Lo fa chi è legato ai sospettati in maniera affettiva, ma anche chi ha ruoli importanti nella società, che dovrebbe collaborare con chi indaga e che invece si scopre entrare di soppiatto nel campo avverso.

    Appare un’ipotesi suggestiva quella che sta prendendo forma attorno alle inchieste a Latina e Tivoli su due uomini, un diacono e un ex dirigente di Azione cattolica. Quasi azzardata. Ma alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è quella che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri.

    La Procura pontina ha messo ai domiciliari il diacono e prof di religione Alessandro Frateschi. A gennaio il primo allarme, lanciato dagli studenti del liceo scientifico “Majorana” di Latina, la denuncia della garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Monica Sansoni, e la pesante ipotesi di violenza sessuale, a danno degli studenti e di altri minori con cui il 50enne era entrato in contatto nel corso del tempo.

    Poi i domiciliari e il lavoro incessante degli investigatori, che temono vi siano anche altre vittime rispetto a quelle che sinora hanno riferito di aver subito abusi. Ma Frateschi non era solo un prof di religione. Era impegnato in una casa famiglia di Terracina e nelle parrocchie. E in contemporanea a Tivoli è stata aperta un’altra inchiesta, già sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio.

    Sempre per violenza sessuale e sempre a carico di un altro prof di religione, anche lui impegnato nel mondo cattolico, nella stessa associazione frequentata da Frateschi, e soprattutto attivo nelle case famiglia, dove al pari del terracinese avrebbe abusato dei più fragili. Si tratta in questo caso di Mirko Campoli, ugualmente arrestato e ugualmente trovato in possesso di una mole notevole di materiale pedopornografico, scovato sui dispositivi informatici dell’indagato.

    Scoperta analoga a quella fatta dopo aver perquisito il diacono di Terracina. Un materiale raccapricciante che ha però convinto gli inquirenti che i due si conoscessero e che fossero in contatto. La Procura di Latina, che ha raccolto anche informazioni su pressioni fatte alle vittime del diacono per convincerle a ritrattare, e quella di Tivoli si stanno muovendo nella stessa direzione.

    A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».

    La diocesi di Tivoli ha negato di aver coperto il prof, sostenendo di aver invece subito denunciato. Stessa collaborazione con le autorità assicurata da quella di Latina. Ma mentre le inchieste delle Procure proseguono quelle ecclesiastiche non avrebbero ancora avuto sviluppi. Casi a cui è interessata anche la Procura di Roma. Troppo ipotizzare una rete? Gli inquirenti sembrano essere convinti del contrario.

    Considerando anche un particolare: Frateschi avrebbe camuffato il volto dei minori coinvolti in atti sessuali nei video che gli sono stati sequestrati, al fine di renderli irriconoscibili. Solitamente quel materiale viene girato in Paesi noti come mete di turismo sessuale e dove i bambini subiscono atti indicibili. Minorenni che è difficile, pressoché impossibile, identificare.

    Sono stati nascosti i volti perché forse quei video non sono stati girati in altri continenti ma in luoghi ben più vicini? Al momento è solo un sospetto, terribile di chi indaga. Ma l’appello fatto dagli investigatori sia di Latina che di Tivoli è lo stesso: chi sa parli, chi ha subito violenze denunci.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/11/05/news/diacono_pedofilo_latina-419654608/?ref=RHLF-BG-P12-S2-T1

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Mirko Campoli, ha 46 anni, è insegnante di religione ed è stato responsabile nazionale dell’Associazione Cattolica fino al 2008.

    È lui l’uomo arrestato dalla procura di Tivoli con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    Abbiamo parlato di questo nuovo caso di cronaca con Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ associazione che da anni si occupa delle vittime di violenza.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/ZG5mxOSwBHKn1n4i
  • Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Responsabile nazionale dell’Azione cattolica ragazzi dal 2002 al 2008. Poi di quella di Tivoli e anche responsabile locale dell’ufficio scuola della Diocesi. E ancora vice preside dell’istituto Fermi, autore di pubblicazioni sull’educazione religiosa dei più giovani, di video online durante il lockdown («Mi mancate ragazzi»), accompagnatore nei campi scuola e nei soggiorni di studio in varie città italiane. Mirko Campoli, arrestato ai domiciliari, non è solo un professore di religione.

    È un personaggio ben conosciuto dalla Curia di Tivoli, che secondo la Procura della cittadina alle porte di Roma non ha fatto molto per denunciare gli abusi che il 46enne avrebbe commesso su almeno quattro minorenni fra il 2016 e il 2021. L’ultima violenza su un 13enne già ospite di una casa famiglia a Roma per ragazzi vittime di abusi sessuali, dove Campoli era stato trasferito in seguito alle ripetute segnalazioni sul suo comportamento.

    «Il clima di diffidenza verso le dichiarazioni dei minorenni non ha consentito un rapido intervento da parte delle forze dell’ordine che avrebbe potuto evitare ulteriori violenze sessuali: il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. Chi non denuncia deve sapere che avrà sulla coscienza eventuali ulteriori violenze ai danni di altri bambini. Non vogliamo fare processi morali, ma se avessimo avuto subito dall’autorità religiosa tutte le carte, lo avremmo fermato prima», accusa senza mezzi termini il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha coordinato le indagini del commissariato locale dopo la prima denuncia del 23 marzo.

    Il riferimento è proprio al comportamento delle autorità religiose che avrebbero quantomeno sottovalutato la portata di ciò che era accaduto ai ragazzi, fra i 10 e i 15 anni. Compresa quella al Consultorio diocesano, del quale è presidente il vescovo di Tivoli, monsignor Mauro Parmeggiani, che ieri ha sottolineato come «appena appresa la notizia di un presunto abuso fu inviata immediata segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza» e «ricevuta poi la denuncia in sede canonica da parte dei genitori della medesima presunta vittima, constatato il fumus delicti, da parte sua ha immediatamente revocato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica al docente e da allora lo stesso non ricopre più alcun incarico pastorale nella diocesi». Il vescovo «esprime il proprio dolore e quello della chiesa locale, insieme alla vicinanza e intima sofferenza verso coloro che soffrono in questo frangente».

    Secondo il gip tuttavia «il prof era un uomo impossibile da odiare, un secondo padre, una persona conosciuta e benvoluta da tutti, capace di comprare il silenzio delle vittime con regali costosi, ma anche con l’ascolto, con la comprensione, con parole adatte a consolare dalle angosce dell’adolescenza». Così avrebbe approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica per abusare di due ragazzini che frequentavano strutture religiose fra il 2016 e il 2020 e fra il 2018 al 2020. E ancora: da educatore di un campo scuola avrebbe violentato un altro minore «all’interno di una struttura destinata alla formazione» a Loreto (Ancona) nel luglio 2017. Infine l’ultimo episodio, a Roma, su un altro adolescente nella casa famiglia dove era stato trasferito.

    In realtà chi ha segnalato alla diocesi quello che stava accadendo, si sarebbe sentito rispondere che bisognava essere cauti perché la madre di Campoli era molto malata e il coinvolgimento del figlio in una storia del genere avrebbe potuto far precipitare la situazione. Ora il professore è ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Secondo il gip «in atti vi sono elementi che consentono di confidare in atteggiamenti collaborativi e/o resipiscenti da parte dell’indagato», pur sottolineando che Campoli «non ha avuto scrupoli nell’approfittarsi nella fiducia in lui riposta» dai genitori che gli avevano affidato i figli, «ignorando completamente le gravi ricadute del suo agire nei confronti dei minori», e c’è il rischio che «il medesimo reiteri condotte analoghe».

    Il sospetto è che in questo lasso di tempo ci siano state altre violenze. Almeno altre due. «Risulta agli atti – spiega ancora Menditto – che i minorenni avevano rivelato in confidenza, temendo di non essere creduti, come poi è purtroppo accaduto». Ora le indagini proseguono: «Chiunque ritenga di avere informazioni utili – è l’invito del procuratore – può prendere contatti con il commissariato di Tivoli al numero 0774/319482».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_maggio_24/ex-responsabile-di-azione-cattolica-arrestato-per-violenze-su-minori-la-procura-accusa-protetto-dalla-curia-965410e6-9ca3-401d-9405-6eba91517xlk.shtml