Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Moncalieri

  • Vercelli, cinque anni di carcere al prete pedofilo. Aveva abusato di sette ragazzi

    Vercelli, cinque anni di carcere al prete pedofilo. Aveva abusato di sette ragazzi

    di FLORIANA RULLO

    Cinque anni di reclusione. È questa la condanna decisa dal Tribunale di Torino per Don Massimo Ioculano 47 anni, ex parroco della chiesa del Sacro Cuore, responsabile dell’oratorio del Belvedere e referente della comunità salesiana a Vercelli. Era stato  accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e violenza sessuale ai danni di sette ragazzi tra 14 e 17 anni, sei dei quali di origine straniera.
    Don Iuculano, originario di Moncalieri, nel Torinese, dove ha abitato fino al 1993, quattro anni fa era diventato parroco della parrocchia del Belvedere e responsabile dell’oratorio più frequentato della città. Proveniva dalla chiesa di Gesù adolescente, a Torino, dove era vicario parrocchiale.

    L’uomo, aveva abusato dei sette ragazzi, tra i 14 e 17 anni, sei dei quali di origine straniera all’interno dei locali della parrocchia, tra cui anche l’oratorio. A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto, dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi, il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

    L’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
    Il sacerdote aveva addirittura adibito una stanza apposita per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive.

    A far saltare l’organizzazione messa in piedi dal sacerdote, dopo la segnalazione delle vittime, erano stati però un minore italiano di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera, stanchi di subire quelle vessazioni. È stata la polizia, che per settimane lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni ad arrestarlo.  Subito sospeso dalla sua carica, ha confessato poi in carcere le sue colpe e  risarcito parzialmente alcune delle sue vittime per cui il Comune ha nominato come curatori speciali gli avvocati Anna Ronfani e Giuseppina Mauri.
    Per l’uomo, oggi ai domiciliari in una struttura in Umbria il pm Francesco Saverio Pelosi, magistrato della procura di Torino  aveva chiesto otto anni. Ne sconterà solo 5. ” Il mio clienti ha sempre detto di essere colpevole e i fatti erano chiari-  commenta l’avvocato di don Iuculano, Carlo Blengino-. Leggeremo le motivazioni della sentenza e decideremo se fare appello”.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/02/27/news/cinque_anni_di_carcere_al_prete_pedofilo_aveva_abusato_di_sette_ragazzi-134345409/

  • Rivalta, il parroco finisce nella bufera

    Rivalta, il parroco finisce nella bufera

    Una brutta storia, fatta di sospetti e di accuse. Di un prete modello che in meno di un anno si trasforma in un orco.

    E di due lettere: una anonima in cui si parla di un parroco «accusato di pedofilia dal paese» e una firmata da sei persone tra genitori e animatori inviata alla Curia, in cui si raccontano circostanze ed episodi se non altro dubbi avvenuti durante un campo estivo con bambini degli ultimi anni delle elementari.

    Al centro della vicenda è l’ ormai ex parroco di Rivalta, paese di 18mila abitanti alle porte di Torino: don Marco Varello, 62 anni, arrivato a ottobre di un anno fa nella parrocchia di Santi Pietro e Andrea Apostoli dopo l’ esperienza a Moncalieri, nella chiesa del Beato Bernardo di Borgo Aie. Don Marco a metà agosto è andato via dalla parrocchia di Rivalta.

    E il suo addio frettoloso non ha fatto altro che infiammare i commenti che da mesi si accavallavano sul suo conto. Sul suo atteggiamento così amorevole, forse troppo, nei confronti dei ragazzi dell’ oratorio. Il sacerdote ha preso due o tre mesi per riposarsi e uscire da questa vicenda e quando tornerà prenderà posto come cappellano all’ ospedale San Luigi di Orbassano. Un gesto che ha dato sollievo a chi aveva mosso le accuse di molestie nei confronti di alcune bambine durante un ritiro avvenuto a luglio a Valperga, nel Canavese, nella casa natale di don Marco.

    Il sacerdote l’ aveva ristrutturata e adibita a dimora per i gruppi parrocchiali di 15-20 ragazzi, così da consentire quote di partecipazione più leggere per le famiglie. E proprio in quella casa avrebbe compiuto alcuni gesti considerati gravemente equivoci. Ricostruire la realtà dei fatti non è facile. Dai racconti dei compaesani che da mesi si rincorrono di bocca in bocca emergono alcuni particolari che si prestano a interpretazioni diverse. Una mano sul costume da bagno per accertarsi che la bambina non fosse bagnata e non prendesse freddo. Un bacio della buonanotte dato su una caviglia.

    Una mano infilata nella cintola durante un gioco a squadre. Un modo di fare che ha indotto alcune ragazzine a vedere in certi atteggiamenti un che di sbagliato e di morboso, tanto da raccontarlo alla mamma non appena tornati. E nel giro di pochi giorni arrivare alla comunicazione alla Curia e alle dimissioni del prete. «Ho conosciuto don Marco a Moncalieri – racconta don Martino – e ho lavorato con lui per due anni, ma ci vediamo ancora quando lui viene qui a Valperga. è una persona straordinaria, affettuosissima con i ragazzi ma sempre molto corretta. è davvero amareggiante sapere che qualcuno possa aver frainteso il suo atteggiamento. Ed è spiacevole per noi preti non poter dare un sincero abbraccio a un ragazzo per colpa di tante cose che vengono dette su di noi».

    La Curia non commenta la vicenda, ma in realtà le dimissioni di don Varello dalla carica di parroco a Rivalta erano già state annunciate all’ inizio dell’ estate, a fine giugno. Ben prima che si formalizzassero accuse circostanziate nei confronti del sacerdote. Perché il rapporto con i parrocchiani, almeno con alcuni, già prima dei fatti contestati non era buono. «Di questa vicenda non intendo parlare», ha detto al telefono don Marco Varello. «Non so cosa pensare – racconta una mamma – io non mi sono mai accorta di nulla di strano, nonostante frequenti la parrocchia. Però le voci corrono e alcune accuse sono precise». E un’ altra: «Don Marco è stato poco con noi, ma da quello che ho visto nei ritiri era una persona molto attiva e molto presente, quasi apprensiva. Sembrava più una mamma che un papà».

    – FEDERICA CRAVERO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/18/rivalta-il-parroco-finisce-nella-bufera.html

  • Rivalta (TO). Don Marco Varello accusato di pedofilia. Trasferito

    Rivalta (TO). Don Marco Varello accusato di pedofilia. Trasferito

    Federica Cravero – Dopo le dimissioni, alcune famiglie scrivono al vescovo: “Molestie alle nostre figlie”. Gli episodi si sarebbero verificati durante un campo estivo Una brutta storia, fatta di sospetti e di accuse. Di un prete modello che in meno di un anno si trasforma in un orco.

    E di due lettere: una anonima in cui si parla di un parroco «accusato di pedofilia dal paese» e una firmata da sei persone tra genitori e animatori inviata alla Curia, in cui si raccontano circostanze ed episodi se non altro dubbi avvenuti durante un campo estivo con bambini degli ultimi anni delle elementari.

    Al centro della vicenda è l´ormai ex parroco di Rivalta, paese di 18mila abitanti alle porte di Torino: don Marco Varello, 62 anni, arrivato a ottobre di un anno fa nella parrocchia di Santi Pietro e Andrea Apostoli dopo l´esperienza a Moncalieri, nella chiesa del Beato Bernardo di Borgo Aie.

    Don Marco a metà agosto è andato via dalla parrocchia di Rivalta. E il suo addio frettoloso non ha fatto altro che infiammare i commenti che da mesi si accavallavano sul suo conto. Sul suo atteggiamento così amorevole, forse troppo, nei confronti dei ragazzi dell´oratorio. Il sacerdote ha preso due o tre mesi per riposarsi e uscire da questa vicenda e quando tornerà prenderà posto come cappellano all´ospedale San Luigi di Orbassano.

    Un gesto che ha dato sollievo a chi aveva mosso le accuse di molestie nei confronti di alcune bambine durante un ritiro avvenuto a luglio a Valperga, nel Canavese, nella casa natale di don Marco. Il sacerdote l´aveva ristrutturata e adibita a dimora per i gruppi parrocchiali di 15-20 ragazzi, così da consentire quote di partecipazione più leggere per le famiglie. E proprio in quella casa avrebbe compiuto alcuni gesti considerati gravemente equivoci.

    Ricostruire la realtà dei fatti non è facile. Dai racconti dei compaesani che da mesi si rincorrono di bocca in bocca emergono alcuni particolari che si prestano a interpretazioni diverse. Una mano sul costume da bagno per accertarsi che la bambina non fosse bagnata e non prendesse freddo. Un bacio della buonanotte dato su una caviglia.

    Una mano infilata nella cintola durante un gioco a squadre. Un modo di fare che ha indotto alcune ragazzine a vedere in certi atteggiamenti un che di sbagliato e di morboso, tanto da raccontarlo alla mamma non appena tornati. E nel giro di pochi giorni arrivare alla comunicazione alla Curia e alle dimissioni del prete. «Ho conosciuto don Marco a Moncalieri – racconta don Martino – e ho lavorato con lui per due anni, ma ci vediamo ancora quando lui viene qui a Valperga. È una persona straordinaria, affettuosissima con i ragazzi ma sempre molto corretta. È davvero amareggiante sapere che qualcuno possa aver frainteso il suo atteggiamento. Ed è spiacevole per noi preti non poter dare un sincero abbraccio a un ragazzo per colpa di tante cose che vengono dette su di noi».

    La Curia non commenta la vicenda, ma in realtà le dimissioni di don Varello dalla carica di parroco a Rivalta erano già state annunciate all´inizio dell´estate, a fine giugno. Ben prima che si formalizzassero accuse circostanziate nei confronti del sacerdote. Perché il rapporto con i parrocchiani, almeno con alcuni, già prima dei fatti contestati non era buono.

    «Di questa vicenda non intendo parlare», ha detto al telefono don Marco Varello. «Non so cosa pensare – racconta una mamma – io non mi sono mai accorta di nulla di strano, nonostante frequenti la parrocchia. Però le voci corrono e alcune accuse sono precise». E un´altra: «Don Marco è stato poco con noi, ma da quello che ho visto nei ritiri era una persona molto attiva e molto presente, quasi apprensiva. Sembrava più una mamma che un papà».(18 settembre 2008)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Rivalta-il-parroco-finisce-nella-bufera/2041327

  • L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”

    L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”

    “Facevamo il giro delle chiese e Salvatore usciva con i soldi” “Una volta padre Nino lo ha minacciato per strada: diceva di avere un fratello poliziotto” – di paolo griseri

    Il supertestimone ha quarant´anni, la barba e un lungo codino di capelli neri. Non ce l´ha con tutti i preti «ma solo con quelli che hanno fatto i bastardi». Con lui e il suo amico Salvatore Costa «che era in casa mia fino alla sera prima dell´arresto».

    Con Salvatore Costa, Gregorio ha condiviso gli ultimi due anni di vita «e il racconto di come ci è capitato, da ragazzini, di essere violentati da un adulto». «L´adulto che ha violentato me era uno sconosciuto incontrato a Porta Nuova. Avevo dodici anni. Quello che ha abusato di Salvatore era padre Nino Fiori. Salvatore aveva 14 anni. Era solo, la madre era in Sicilia. Ha chiesto aiuto al prete che lo ha fatto salire in casa sua, gli ha dato cena e l´ha portato a trascorrere la notte nel suo letto a una piazza e mezza».

    Non è la prima volta che Gregorio racconta questo abisso. Lo ha già fatto nei giorni scorsi di fronte agli inquirenti. Riferisce particolari precisi, fa nomi. Alcuni già emersi nell´inchiesta, altri finora sconosciuti. Non diremo i nomi dei preti finora estranei all´indagine, ci limiteremo a riferire i fatti che li riguardano.

    Quando ha incontrato Salvatore Costa?

    «Lo conoscevo da tempo ma abbiamo cominciato a frequentarci davvero due anni fa. Quando ci siamo raccontati le nostre storie».

    Che cosa le ha raccontato Salvatore?

    «Che quando era un ragazzo era disperato. La madre viveva al Sud, il padre aveva una vita disordinata. Lui aveva bisogno di soldi, girava a Moncalieri, vicino alla chiesa. È lì che ha incontrato padre Nino. Era un prete giovane. Gli ha promesso di aiutarlo, gli ha offerto la cena con quel che è seguito. Salvatore aveva quattordici anni».

    Da allora Salvatore non ha più incontrato padre Nino?

    «Lo ha rivisto quando è arrivato a fare il viceparroco in Duomo. Ma ormai Salvatore era adulto e aveva deciso di ricattare i preti che gli avevano fatto del male. Soprattutto padre Nino e don Luciano Alloisio. Una volta padre Nino lo ha incontrato per la strada. Gli ha detto: ‘Stai attento, Salvatore, ho un fratello poliziotto´».

    Perché Salvatore ricattava don Alloisio?

    «Perché quando aveva quindici anni il prete aveva avuto un rapporto con lui. In quel periodo don Luciano viveva in via Chanoux, alla Fondazione dei fratelli dimenticati. Gli dava dei soldi. Poi, una volta, lo ha fatto salire sulla sua auto e lo ha molestato».

    Da quanto tempo Salvatore ha cominciato a ricattare don Luciano?

    «Negli ultimi anni, perché aveva bisogno di soldi. Gli telefonava in continuazione, gli diceva ‘Dammi i soldi o racconto tutto´ e l´altro pagava. Arrivavano botte di 400-500 euro. Una volta Salvatore ne ha chiesti 800, l´altro gliene ha dati la metà, Salvatore ha protestato e il prete è tornato in casa per prendere quel che mancava».

    Ricattava così anche monsignor Vaudagnotto?

    «Sì, ma io di monsignor Vaudagnotto non posso che parlare bene. Ha aiutato tante persone, ha aiutato anche me. Don Mario è una persona tormentata. Secondo me Salvatore lo ha preso in giro, gli ha fatto credere che quando era successo qualcosa tra di loro aveva meno di diciotto anni ma non era vero. Lo faceva per avere soldi. Vaudagnotto nell´ultimo anno ha speso tutto quel che aveva. Non so se sapesse davvero che Salvatore era minorenne quando era successo. Comunque pagava. Alla fine Salvatore lo ha costretto a scrivere una lettera a don Luciano perché pagasse lui che i soldi sapeva dove trovarli».

    Salvatore chiedeva soldi anche ad altri preti?

    «Certe volte lo accompagnavo in macchina per le chiese della provincia. Lui entrava e dopo un quarto d´ora usciva con 100-200 euro, anche di più. Non so che cosa facesse, ma andava così».

    L´ha accompagnato anche fuori dal Piemonte?

    «Io non l´ho mai accompagnato. Ma so che spillava soldi a un frate di Sanremo con cui aveva avuto un rapporto. Lo minacciava e l´altro pagava. Per fare più in fretta andava in un phone center di Sanremo e trasferiva i soldi con il sistema che usano gli immigrati».

    Perché rivolgersi ai preti?

    «Perché pagano e hanno paura. È capitato anche a me. Un parroco che oggi guida una chiesa del centro di Torino ha cercato di palpeggiarmi alla fine della confessione. Mi faceva lavorare nella parrocchia dove si trovava allora. Ma mi dava due soldi. Così aveva creduto che fossi disponibile a qualche prestazione extra. Io ho detto di no e mi ha cacciato dalla chiesa».

    Ha fatto il nome di questo sacerdote agli inquirenti?

    «Certo, perché penso che sia giusto che si sappia quali sono i sacerdoti che fanno queste cose».