Il giorno 7 marzo, il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Tivoli ha condannato alla pena di 9 anni (al netto dello sconto di 1/3 per il rito abbreviato) una persona che aveva abusato di due minori in diversi contesti (uno anche durante un campo scuola associativo). La Garante dell’Infanzia ed adolescenza della Regione Lazio, istituzione pubblica indipendente e di garanzia del Consiglio Regionale, carica ricoperta da Monica Sansoni, era stata ammessa al procedimento quale parte civile.
La legittimazione era fondata non solo sulle finalità istituzionali – la Garante ha il compito “di assicurare la piena attuazione dei diritti riconosciuti alle persone minori di età” (art.1 legge n. 38 del 2002 della Regione Lazio), ma soprattutto sull’attività – di prevenzione, sensibilizzazione e formazione dei diritti dei minori e loro tutela – che svolge nei territori, nei contesti associativi, nelle scuole, in favore dei ragazzi, delle loro famiglie e dei docenti.
Il processo di Tivoli ha visto l’ammissione della Garante regionale quale parte civile tra le prime volte in Italia. La costituzione è funzionale alla vicinanza dell’Ufficio del Garante ai ragazzi ed alle loro famiglie: il reato che li vede vittime non è solo violazione della legge penale ma soprattutto violazione delle loro persone e dei loro diritti. Non vi è alcun intento persecutorio verso i carnefici ma solo richiesta di tutela dei minori.
Significativo che a Tivoli i ragazzi e le loro famiglie abbiano manifestato viva soddisfazione alla Garante per il sostegno istituzionale e personale ricevuto. Per molto tempo sono stati, quali vittime di reati così gravi, pervasi dalla paura di non esser creduti, ma hanno trovato la forza di denunciare. E le loro storie sono state sostenute in primis dalle forze dell’ordine e della Procura della Repubblica.
In tali reati il carnefice è spesso la persona – a volte che presta attività di volontariato – che dovrebbe avere cura dei minori o a cui sono affidati, nei vari contesti aggregativi. A tal fine la Garante nei prossimi giorni emanerà una direttiva per tutte le associazioni che accolgono minori affinché attivino la richiesta del certificato del casellario giudiziale per i volontari che si occupano dei minori, al fine di verificarne – ove necessaria – l’idoneità.
Proposta che la Garante nazionale ha manifestato al Governo affinché avvii una proposta di legge in tal senso, sempre con lo stesso fine ispiratore: in tutti i contesti ed “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.” (Convenzione ONU del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con legge 176 del 1991, art. 3 co.1).
A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio
LATINA – Nuova udienza a porte chiuse in Tribunale a Latina per il processo a carico di Alessandro Frateschi, il 49enne professore di religione originario di Terracina accusato di abusi sessuali su minori.
E’ stata ammessa la costituzione di parte civile delle cinque vittime di cui tre ragazzi ancora minorenni, delle loro famiglie e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Lazio Monica Sansoni.
Rigettata invece la richiesta di chiamare nel processo la Diocesi come responsabile civile dei fatti accaduti. E’ quando ha deciso il gip del Tribunale di Latina nell’udienza che si è tenuta oggi pomeriggio. Presenti in aula con la Garante Sansoni e l’avvocato Nicodemo Gentile, anche le cinque vittime. L’udienza è stata aggiornata al 7 marzo.
Soddisfazione è stata espressa dalla Garante. «Sono estremamente soddisfatta per essere stata ammessa come parte civile, nonostante il tentativo di estromettermi da parte della difesa» ha detto la Garante, aggiungendo: «Si tratta di un’inchiesta complicata che, purtroppo, vede protagonisti dei ragazzi minorenni e appena maggiorenni. Un’inchiesta che i ragazzi stanno vivendo con le loro ansie, ma sentendosi pronti a parlare e a fare la loro parte».
Arriva in tribunale il caso di dell’ex insegnante di religione arrestato per abusi sessuali su minorenni a Latina. Alessandro Frateschi, 50 anni di Terracina, non si è presentato in tribunale dove era fissata l’udienza preliminare davanti al giudice Morselli. Udienza subito rinviata al 29 febbraio per una mancata notifica all’imputato.
L’avvocato Nicodemo Gentile ha presentato richiesta di costituzione come parti civili di alcuni dei ragazzi vittime di violenza e della Garante dell’Infanzia della Regione Lazio, Monica Sansoni, presente in aula accanto agli adolescenti che hanno raccontato le violenze subite consentendo l’arresto dell’ex insegnante di religione in servizio al liceo Majorana di Latina.
La novità più importante è stata la richiesta del’avvocato Nicodemo Gentile di indicare la Diocesi di Latina come responsabile civile. «L’imputato – ha dichiarato l’avvocato Gentile al termine dell’udienza – aveva formalmente i requisiti di alta moralità per insegnare religione nella scuola e fare attività nelle chiese.
Dalle carte emerge la sua attività di predatore sessuale ossessivo, un lupo che pascolava tranquillamente tra questi agnellini, giovani fragili, che venivano vessati con violenza sia fisica che psicologica. E’ una vicenda molto triste.
Nell’istanza depositata oggi – continua l’avvocato – chiediamo che venga indicata come responsabile civile la Diocesi di Latina, vogliamo che venga accertata la responsabilità perché ha attestato che l’imputato avesse le qualità morali e teologiche per poter insegnare religione, è un’attestazione dei rappresentanti dell’istituzione religiosa. L’indagato insegnava dal 2020 e sappiamo che c’erano già stati problemi nel 2022: molti soggetti, anche suore, sapevano delle problematiche ma nessuno ha detto nulla, questo lo dicono le carte e le dichiarazioni. Forse i successivi abusi al liceo Majorana si potevano evitare. Ora ci siamo affidati all’autorità giudiziaria di Latina di cui abbiamo estrema fiducia» conclude Nicodemo Gentile.
«Siamo qui accanto ai ragazzi – ha aggiunto Monica Sansoni – e siamo assolutamente fiduciosi dell’attività dell’autorità giudiziaria».
Il procedimento riguarda i primi 5 casi di abusi sessuali emersi dal gennaio 2023 quando, grazie alle denunce presentate dalle famiglie di alcuni alunni del liceo scientifico Majorana di Latina, iniziarono le indagini a carico dell’insegnante e diacono, poi allontanato dalla Diocesi di Latina dove svolgeva anche un lavoro part time nel settore amministrativo. Alcune delle giovani vittime sono assistite dall’avvocato Francesca Giuffrida.
Francesco Zanardi – Enna, Antonio Messina commenta le dichiarazioni di Papa Francesco
“Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.”
“A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare”. A parlare è Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite.
“Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”.
Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco.
“Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”.
“La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”.
Così si esprime papa Francesco in un messaggio diffuso l’8 novembre dalla Sala Stampa vaticana, in occasione della campagna nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da RAI Radio1 Gr1 e Cadmi D.I.Re “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”, d
“In troppi luoghi e troppe situazioni – dice il papa – le donne sono messe in secondo piano, sono considerate “inferiori”, come oggetti”.
Sono parole, queste del papa, che caratterizzano, in effetti, proprio la realtà femminile nella Chiesa, sempre idealizzata ma mai ritenuta degna di parità di diritti, come più volte sottolineato dalle associazioni cattoliche che si battono per questo.
“Quante donne sono sopraffatte dal peso e dal dramma della violenza!” prosegue il papa, Quante sono maltrattate, abusate, schiavizzate, vittime della prepotenza di chi pensa di poter disporre del loro corpo e della loro vita, obbligate ad arrendersi alla cupidigia degli uomini, prosegue il papa.
Dove c’è dominio c’è abuso! (…)
“È nostro dovere, responsabilità di ciascuno, dare voce alle nostre sorelle senza voce: le donne vittime di abuso, sfruttamento, emarginazione e pressioni indebite. Non restiamo indifferenti! È necessario agire subito, a tutti i livelli, con determinazione, urgenza, coraggio”.
Parole che stridono con la realtà delle vittime di abusi nella Chiesa, tra le quali numerose donne e religiose come quelle che accusano l’ex gesuita Marko Rupnik, che da anni chiedono invano al papa di essere ascoltate e riconosciute come persone degne di credibilità.
Fonte: bollettino Sala stampa vaticana
Alessio Di Florio – Commissione Orlandi-Gregori è legge, contro il sit in della famiglia Claps si scatena “l’indignazione cattolica”
Finalmente! Dopo otto mesi di rinvii continui e di attacchi il Senato ha votato per l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori. Due giorni consecutivi di rinvii, il 7 e l’8 novembre, potevano far temere che slittasse ancora il voto finale. Così invece non è stato. Ora la partita sarà l’istituzione effettiva e che questa Commissione sia libera di poter indagare a schiena dritta senza interferenze dello Stato estero più piccolo al mondo e di timori reverenziali. Sui tempi incombe il ritorno alla Camera della votazione per l’istituzione dell’altra commissione d’inchiesta, quella sulla gestione della pandemia, e il rischio è che quindi si slitti ancora di mesi. Alla vigilia il senatore Casini ha dichiarato che avrebbe votato no all’istituzione. «Al di là che in democrazia c’è la libertà di pensarla come si vuole, mi piacerebbe avesse anche il coraggio di spiegarci perché e’ contrario ad una Commissione che possa accertare la verità su una vicenda che va avanti da tanti anni» ha dichiarato Pietro Orlandi. Casini si è poi astenuto al momento del voto per “rispetto del dolore della famiglia”. Il dolore si rispetta restituendo finalmente giustizia e verità, smettendola con il seguire i diktat di chi per quarant’anni l’ha impedito e accertando la verità vera e reale. Ma per l’ex esponente del centrodestra berlusconiano, oggi centrosinistro, a quanto pare altra è la concezione.
Contro Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò si era scatenata la primavera scorsa un attacco mediatico, politico e religioso fortissimo. Una potenza di fuoco che ha investito anche l’iter istitutivo della Commissione e che non appare molto diverso da quanto sta accadendo in questi giorni a Potenza. Domenica scorsa è stata riaperta la Chiesa della Santissima Trinità, lì dove fu ritrovato il corpo di Elisa Claps, nonostante le proteste della famiglia e di tantissimi cittadini. Un fiume di persone ha partecipato al sit in organizzato dalla famiglia di Elisa. Dopo poche ore è arrivato un comunicato della Diocesi in cui si lamentavano (loro) di quanto avvenuto e affermando che ci sarebbero stati insulti e, addirittura, sputi. Sulla pagina facebook di Avvenire in diversi hanno commentato riportando testimonianze positive della civiltà del sit in e di non aver visto nessuno sputare. Dopo questo comunicato sono arrivati altri dai vescovi della zona, da associazioni cattoliche e si è scatenato un attacco fortissimo. Secondo lor signori il sit in doveva essere silenzioso, quello manca già da trent’anni sulla scomparsa e sull’assassinio di Elisa Claps, e hanno fatto riferimento addirittura a mancanze di rispetto. Quello che sicuramente manca da trent’anni nei confronti di Elisa Claps e della verità e della giustizia sul suo assassinio.
(fonte: profilo facebook Pietro Orlandi, Domani, Avvenire)
Pierelisa Rizzo – Richiesta di rinvio a giudizio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo
Siracusa- Richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni. Il religioso era stato già sospeso dallo stato clericale, la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato.. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall’età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che ha avviato il processo canonico tuttora in corso. Cunsolo, all’epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. Ed è li che, approfittando della fragilità del ragazzino, rimasto orfano da bambino , si sarebbero verificati prima gli abusi e poi le violenze vere e proprie. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 gennaio 2024.
Fonte Ansa
Antonio Messina – Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi
Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi, il diacono pontino agli arresti domiciliari dal luglio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori, dopo la segnalazione giunta alla Procura di Latina della garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni, che nel tempo aveva raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo. Il cinquantenne, infatti, era anche insegnante di religione al Liceo Scientifico “Majorana” di Latina, e avrebbe abusato di alcuni giovani dell’istituto scolastico, oltre che di un minore vicino alla sua famiglia. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, emergerebbe che Frateschi avrebbe mostrato un video avente ad oggetto rapporti sessuali con un sacerdote, con il fine di convincere le vittime a consumare rapporti con lui. Un sacerdote che non sarebbe stato estraneo ai minori adescati, in quanto la conoscenza diretta del presbitero ripreso nell’atto di compiere atti sessuali con il diacono, avrebbe giustificato il compimento degli stessi anche da parte delle vittime. Per gli investigatori il caso si inserirebbe in una rete più ampia di pedofilia che coinvolgerebbe case famiglia, parrocchie e scuole, con un sistema di protezione radicato anche tra insospettabili, che avvicinavano le vittime convincendole a ritirare le denunce con atti intimidatori. Frateschi, inoltre, avrebbe avuto contatti con un ex dirigente dell’Azione Cattolica, tale Mirko Campoli, anch’egli accusato di violenza sessuale aggravata su due minori, a lui affidati in un campo scuola.
Repubblica
Federico Tulli – Chi è il pedofilo?
Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché
Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa, non ci si nasce. A volte, nel caso dei pedofili, sono delle persone abusate a loro volta da bambini. In loro c’è una catena di malattia, di dolore e di delinquenza molto marcate.
Per quanto riguarda i preti pedofili, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre detto che si tratta di casi isolati. Numeri scioccanti invece sono emersi anche dalle recenti inchieste in Francia e Spagna. Qualche migliaio di preti coinvolti, decine di migliaia di vittime.
Ma no! Si tratta di una prassi criminale diffusa che evidentemente si lega in qualche modo alla cultura cattolica e all’organizzazione della Chiesa cattolica. La serialità sottolinea drammaticamente l’aspetto criminale della malattia mentale. Non riescono a fermarsi. O li ferma la magistratura o non riescono a fermarsi. In questo misto di criminalità e di patologia. Loro hanno perduto l’infanzia. In questo modo criminale vorrebbero ricostruire un rapporto con l’infanzia che hanno perduto. È una dinamica violentissima. Così come lo stupratore delle donne vorrebbe creare un rapporto con le donne ma lo fa in un modo violentissimo e criminale.
A proposito di “cultura” religiosa, ancora oggi lo stupro subito da un bambino, per la Chiesa, dal papa in giù, è considerato ed è trattato innanzitutto come un peccato.
«Non c’è nulla di male nel fare queste cose. Come vedi lo fa anche don….».
Emergono ulteriori elementi inquietanti dalle indagini sul diacono pontino accusato di violenza sessuale su una serie di minori e arrestato. Gli inquirenti sospettano che l’indagato, che era anche un insegnante di religione al liceo scientifico «Majorana» di Latina e che prima di finire sotto accusa era impegnato in una casa famiglia di Terracina, abbia mostrato ad alcune vittime un video porno realizzato con un sacerdote per convincere i minori a fare sesso con lui.
Il caso è esploso nel gennaio scorso, quando la garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni ha raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo pontino. La Procura di Latina ha aperto un’inchiesta e il vescovo Mariano Crociata ha così sospeso il diacono.
Accusato di aver abusato di un minore vicino alla sua famiglia e di alcuni giovani del liceo, il 50enne Alessandro Frateschi a luglio è stato messo ai domiciliari. I carabinieri hanno poi raccolto le denunce di altri minori. Frateschi, vicino anche all’Azione Cattolica, anche se non era un iscritto e non aveva ruoli nell’associazione, secondo gli investigatori aveva tra l’altro mostrato un video porno a una delle vittime, in cui si vedeva un prete.
Gli inquirenti sospettano ora che non si trattasse di un anonimo sacerdote o sedicente tale, ma di un prete del posto con cui l’indagato avrebbe fatto sesso, riprendendo quegli incontri all’insaputa dello stesso. Il dubbio è poi quello che quei video siano stati usati per evitare che i minori facessero resistenza, convincendoli che se compiva determinati atti un prete che loro conoscevano bene, non c’era nulla di sbagliato nel fare determinate cose.
Un’ipotesi ovviamente ancora da verificare, mentre il sacerdote, estraneo alle accuse e non indagato, è stato da qualche tempo spostato in un altro centro pontino rispetto a quello dove operava al momento in cui avrebbe avuto rapporti con Frateschi, che in passato era entrato in seminario, dal quale sarebbe però stato allontanato.
Gli inquirenti sospettano però anche che vi fosse una rete di pedofilia che si muoveva tra parrocchie, case famiglia e scuola, e che la stessa godesse di una serie di protezioni, visto anche che alcune persone, insospettabili compresi, avrebbero avvicinato alcune vittime per spingerle a ritirare le denunce e avrebbero compiuto atti intimidatori. Un dubbio maturato soprattutto alla luce dei contatti emersi tra Frateschi e Mirko Campoli, ex dirigente di Azione Cattolica, anche lui accusato di violenze su minori a Tivoli e arrestato.
E su quest’ultimo oggi il giudice per l’udienza preliminare del tribunale tiburtino, Emanuela Maria Francini, dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio. Campoli è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di due minori, che gli erano stati affidati dai genitori in un campo scuola.
Oggi chiederà al giudice Francini di costituirsi parte civile anche la garante per l’infanzia e l’adolescenza. Una scelta quest’ultima fatta considerando che determinati reati sono considerati una lesione dei diritti dei minori e dei coincidenti diritti ed interessi dell’istituzione del Garante, soprattutto quando i diritti sarebbero stati lesi da figure educative e formative che dovrebbero garantire educazione e crescita e ai quali è diretta anche l’attività formativa del Garante.
di Clemente Pistilli – Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa.
Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza.
Molti preferiscono voltarsi dall’altra parte e alcuni sono pronti addirittura a correre in soccorso a chi inaspettatamente finisce in altre maglie, quelle della giustizia. Lo fa chi è legato ai sospettati in maniera affettiva, ma anche chi ha ruoli importanti nella società, che dovrebbe collaborare con chi indaga e che invece si scopre entrare di soppiatto nel campo avverso.
Appare un’ipotesi suggestiva quella che sta prendendo forma attorno alle inchieste a Latina e Tivoli su due uomini, un diacono e un ex dirigente di Azione cattolica. Quasi azzardata. Ma alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è quella che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri.
La Procura pontina ha messo ai domiciliari il diacono e prof di religione Alessandro Frateschi. A gennaio il primo allarme, lanciato dagli studenti del liceo scientifico “Majorana” di Latina, la denuncia della garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Monica Sansoni, e la pesante ipotesi di violenza sessuale, a danno degli studenti e di altri minori con cui il 50enne era entrato in contatto nel corso del tempo.
Poi i domiciliari e il lavoro incessante degli investigatori, che temono vi siano anche altre vittime rispetto a quelle che sinora hanno riferito di aver subito abusi. Ma Frateschi non era solo un prof di religione. Era impegnato in una casa famiglia di Terracina e nelle parrocchie. E in contemporanea a Tivoli è stata aperta un’altra inchiesta, già sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio.
Sempre per violenza sessuale e sempre a carico di un altro prof di religione, anche lui impegnato nel mondo cattolico, nella stessa associazione frequentata da Frateschi, e soprattutto attivo nelle case famiglia, dove al pari del terracinese avrebbe abusato dei più fragili. Si tratta in questo caso di Mirko Campoli, ugualmente arrestato e ugualmente trovato in possesso di una mole notevole di materiale pedopornografico, scovato sui dispositivi informatici dell’indagato.
Scoperta analoga a quella fatta dopo aver perquisito il diacono di Terracina. Un materiale raccapricciante che ha però convinto gli inquirenti che i due si conoscessero e che fossero in contatto. La Procura di Latina, che ha raccolto anche informazioni su pressioni fatte alle vittime del diacono per convincerle a ritrattare, e quella di Tivoli si stanno muovendo nella stessa direzione.
A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».
La diocesi di Tivoli ha negato di aver coperto il prof, sostenendo di aver invece subito denunciato. Stessa collaborazione con le autorità assicurata da quella di Latina. Ma mentre le inchieste delle Procure proseguono quelle ecclesiastiche non avrebbero ancora avuto sviluppi. Casi a cui è interessata anche la Procura di Roma. Troppo ipotizzare una rete? Gli inquirenti sembrano essere convinti del contrario.
Considerando anche un particolare: Frateschi avrebbe camuffato il volto dei minori coinvolti in atti sessuali nei video che gli sono stati sequestrati, al fine di renderli irriconoscibili. Solitamente quel materiale viene girato in Paesi noti come mete di turismo sessuale e dove i bambini subiscono atti indicibili. Minorenni che è difficile, pressoché impossibile, identificare.
Sono stati nascosti i volti perché forse quei video non sono stati girati in altri continenti ma in luoghi ben più vicini? Al momento è solo un sospetto, terribile di chi indaga. Ma l’appello fatto dagli investigatori sia di Latina che di Tivoli è lo stesso: chi sa parli, chi ha subito violenze denunci.
Alessandro Frateschi è un professore di religione arrestato a Latina con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di minori e dei suoi studenti. Il caso è nato dai racconti di alcuni studenti del liceo scientifico Majorana.
La garante dell’infanzia Monica Sansoni ha visionato alcune delle chat tra l’insegnante e i suoi studenti e ha inviato tutto alla procura. Frateschi lavorava anche in una casa famiglia e in una parrocchia a Terracina. Il vescovo Mariano Crocetta ha revocato l’idoneità all’insegnamento.
E l’ha sospeso dalla carica di diacono permanente. Il Gip ha disposto per lui i domiciliari. A settembre un’altra accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni. Oggi l’edizione romana di Repubblica racconta cosa ha detto agli inquirenti il ragazzino: «Quando sono arrivato ha spento la televisione e mi ha fatto spogliare. Io tentennavo e gli dicevo: sono troppo piccolo per queste cose. Ma lui mi diceva di stare tranquillo».
Il Sexual Stage
Gli studenti sostengono che Frateschi inviava messaggi tramite Instagram. All’inizio normali, poi sempre più spinti. E che usava la pratica del sexual stage, che consiste nel cingere i fianchi e le gambe delle vittime. «Quando ho capito cosa stava facendo ho provato a stare lontano da lui», ha denunciato uno degli studenti. «Anche perché sapeva che i fianchi erano una parte che non volevo mi si toccasse. Lui continuava a toccarmerli e a stringerli. Questa cosa mi infastidiva terribilmente».
Un disagio che ha spinto i ragazzi a parlare con la prof di italiano. «Solo in tale situazione mi sono reso conto che i messaggi che avevo ricevuto non erano corretti e ho iniziato ad avere paura». L’indagato deteneva anche una grande quantità di materiale pedopornografico. «Realizzato utilizzando minori di anni 18 e disegni ritraenti soggetti, verosimilmente minorenni, intenti a compiere o subire pratiche e atti sessuali».
Il materiale è stato scoperto durante le perquisizioni in seguito alla seconda denuncia. Lui si è difeso così: «Sapevo che aveva difficoltà. Non c’era nulla di sessuale. Volevo solo vedere se stava bene».