Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Montevergine

  • Abusi su ragazzino, sacerdote non si presenta in aula perchè malato

    Abusi su ragazzino, sacerdote non si presenta in aula perchè malato

    AVERSA. Non si è presentato in tribunale nel corso dell’ultima udienza, don Livio Graziano, il sacerdote accusato di atti sessuali nei confronti di un 13enne. Il parroco ha dato forfait perchè malato.

    Nella precedente udienza il ragazzino vittima degli abusi ha fornito la sua visione dei fatti al tribunale di Avellino mostrando le chat WhatsApp che inchioderebbero il parroco, incardinato presso la diocesi di Aversa.

    Le indagini, avviate dopo la denuncia presentata dal padre di un ragazzo di tredici anni, ospite della cooperativa da giugno a settembre scorsi, avrebbero accertato gli abusi. Il sacerdote, don Livio Graziano, 50 anni, non è alle dipendenze della Diocesi di Avellino ma è incardinato in quella di Aversa. Dopo aver trascorso alcuni anni in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine (Avellino), don Livio aprì ad Avellino un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino.

    La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata “contestata” a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio “Padre Pio da Pietrelcina.

    Abusi su ragazzino, sacerdote non si presenta in aula perchè malato

  • Processo Don Livio: “Il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore”

    Processo Don Livio: “Il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore”

    Nuova udienza nel processo che vede imputato Don Livio Graziano, 50 anni, fondatore di una cooperativa sociale per l’assistenza alle persone, con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione. L’uomo è accusato di aver abusato di un minore di 13 anni.

    “Non ho mai sentito rumori strani provenire dalla stanza di Don Livio”

    Udienza movimentata quella che ha avuto luogo oggi presso l’Aula d’Assise del Tribunale di Avellino. Nella giornata di oggi avrebbe dovuto essere ascoltato proprio Don Livio, ma il prete ha rinunciato a comparire a causa di un ascesso addominale. Venivano ascoltati, invece, Egidio Errico, psicanalista e psichiatra di Salerno e Mariangela Izzo, psicologa di Napoli che, per la parte civile, hanno redatto una consulenza utile per valutare il danno psicologico riportato a seguito della vicenda sia dalla giovane vittima che dalla sua famiglia. Ciò che è emerso dalla consulenza psicologica sul minore, è un gravissimo danno psicologico da stress post-traumatico destinato a perdurare per sempre. Stando a quanto affermano i consulenti, dunque, il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore. Quest’ultimi sono concetti che – ormai – per il ragazzo appaiono irrimediabilmente confusi.

    Ascoltato, infine, un giovanissimo testimone voluto dal difensore di Don Livio, Gaetano Aufiero. Il ragazzo vive ancora all’interno della comunità e, invece, ha parlato benissimo dell’attività svolta da Don Livio. Proprio quest’ultima testimonianza ha fornito dettagli approfonditi sui comportamenti tenuti dal minore all’interno della comunità “I figli di Emmaus”, a Prata di Principato Ultra: “Era un tipo molto violento e volgare. Spesso si comportava in maniera inutilmente aggressiva. Una volta avemmo anche una discussione in cui mi rivolse orribili parole”. Il ragazzo, poi, nel corso dell’escussione, ha raccontato di avere la stanza praticamente accanto a quella di Don Livio e, nel corso delle notti trascorse presso la comunità, non gli è mai capitato di sentire alcun tipo di rumore particolare provenire dalla stanza del prete; e ha aggiunto: “Don Livio mi ha comprato i libri per studiare, mi ha comprato i vestiti e anche un cellulare. Mi faceva giocare con la Playstation. Avevamo un rapporto assolutamente normale”.

    La prossima udienza, adesso, è attesa per il 21 luglio, quando avrà luogo la conclusione dell’istruttoria dibattimentale e saranno citati tutti i testi che rimangono.

    L’arresto del fondatore della cooperativa sociale “Effatà, Apriti”

    Le manette per Don Livio scattarono il 26 ottobre 2021, dopo che le indagini coordinate dal procuratore Domenico Airoma partirono a seguito della denuncia presentata dal padre del ragazzino. Quest’ultimo, stando a quanto si apprende, è stato ospite della cooperativa dallo scorso giugno fino al mese di settembre 2021. Gli inquirenti ritennero di avere tutte le prove dei presunti abusi subiti dal 13enne.

    Don Livio Graziano non fa parte della Diocesi di Avellino ma è incardinato in quella di Aversa, nel Casertano. Dopo aver vissuto diverso tempo in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine, il sacerdote ha realizzato, proprio nel capoluogo irpino, un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino.

    La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata “contestata” a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    https://www.avellinotoday.it/cronaca/processo-don-livio-udienza-9-giugno-2022.html

  • Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI – Quando apre la porta ai carabinieri, don Livio non sospetta nulla. Conosce già quella coppia, venuta a chiedere informazioni per mandare il figlio nella comunità “Effatà Apriti” che il sacerdote gestisce a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino. Invece si tratta della copertura di un’indagine per violenza sessuale ai danni di un bambino di dodici anni e per don Livio Graziano, 56 anni, scatta l’arresto: l’ordine di custodia cautelare viene firmato il 22 ottobre scorso dalla Gip del tribunale di Avellino Francesca Spella. Quattro giorni dopo, la sede della comunità viene perquisita: «come indicato con precisione dal ragazzo, nell’armadietto del bagno del sacerdote vengono trovati preservativi, vaselina e lubrificanti – afferma l’avvocato Giovanni Falci, difensore del padre della vittima – oltre a 107mila euro in due scatole chiuse a chiave». Quando, due giorni dopo, viene interrogato dalla gip, l’indagato si avvale della facoltà di non rispondere.

    Originario della provincia di Caserta, don Livio è un prete sui generis. Le sue messe sono perturbanti, pervase da spirito carismatico: impone le mani e i fedeli si accasciano a terra, i malati vanno da lui per essere guariti. È anche un educatore: si dedica ai bambini senza famiglia, va nelle periferie per cercare chi è rimasto ai margini. Nel 2002 fonda ad Avellino la Fidde, Fraternità i Discepoli di Emmaus, una onlus che in breve tempo si ramifica in tutta la regione, aprendo ambulatori, attività per disabili, gruppi di auto aiuto per chi soffre di ansia, ludopatie, disforie di genere, disagio giovanile in generale. A Castel Volturno dal 2004 al 2020 il sacerdote gestisce anche una comunità educativa a gestione famigliare, dove accoglie decine di ragazzi in difficoltà.

    Nel 2015 la onlus si costituisce in cooperativa sociale con il nome di Effatà Apriti, specializzata in problemi alimentari e convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e con il Tribunale di Avellino, un progetto che sta particolarmente a cuore a don Livio perché, come confessa in un’intervista a Repubblica, lui stesso ha sofferto a lungo di bulimia e anoressia. Fra i vari ambiti della missione del versatile sacerdote c’è, tragica ironia, anche la lotta contro la pedofilia: nel 2012, infatti, don Livio partecipa come esperto a un convegno sulla pedopornografia patrocinato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Benevento, con un intervento sul “recupero del minore vittima di abusi”. Per il suo impegno sociale e umanitario, due anni dopo riceve addirittura il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    Andrea (nome di fantasia) ha una famiglia normale; va a scuola, ha la passione per il calcio e da tifoso del Napoli sogna di incontrare Insigne. Ha la curiosità e il desiderio di esplorare tipico della sua età: da un rapporto con un coetaneo si prende un’infezione e i genitori, disorientati, lo indirizzano propro a don Livio. La speranza è che il prete, forte della sua esperienza con i ragazzi in crisi, possa aiutare Andrea a mettere ordine nei suoi turbamenti preadolescenziali. Glielo affidano da giugno alla fine di agosto 2021: tre mesi Andrea resterà nella grande casa di Prata Principato Ultra, dormendo su un materasso ai piedi del prete: secondo quanto racconta il padre del ragazzo, dopo solo cinque giorni dal suo arrivo don Livio abusa di lui con il pretesto di “visitarlo”. «Le violenze da quel momento si ripeteranno per tutto il periodo della sua permanenza nella comunità», conferma l’avvocato Falci.

    Il programma della “rieducazione di Andrea” è organizzato in una rigida griglia di impegni giornalieri, seguito passo passo da un’équipe di specialisti, e la famiglia è informata regolarmente dei suoi progressi. «Don Livio mi aggiornava su come proseguiva il soggiorno e mi mandava foto del ragazzo impegnato in diverse occupazioni», racconta il padre, che vede Andrea spazzare il cortile, mettere in ordine i libri in biblioteca ed è convinto che tutto prosegua per il meglio. Ma è soltanto una messinscena per tranquillizzare i genitori: «mio figlio mi ha detto in seguito che il prete lo metteva in posa apposta per le foto», riporta il padre. Al termine dell’estate, nella relazione consegnata ai genitori e firmata dallo stesso don Graziano, si legge che Andrea è molto migliorato e «mostra una serenità e una pace interiore. Quella serenità che è la scoperta di esserci, di vivere l’istante intensamente».

    A settembre, Andrea torna a casa. «Mi sono insospettito perché mio figlio era silenzioso, se ne stava sempre in disparte con il telefono – racconta il padre – gli ho chiesto a chi scrivesse continuamente e mi ha risposto: “a padre Livio, se non gli rispondo subito poi mi stressa”». Dalla chat fra i due, racconta il padre, vengono fuori centinaia di messaggi: quelli del prete sono incalzanti, si lamenta che il ragazzino non lo considera, gli scrive che senza di lui la sua vita non ha più senso. Don Livio è inarrestabile, non cerca nemmeno di essere prudente: manda whatsapp a tutte le ore, anche di notte, pieni di chioccioline che – gli spiega Andrea – significano “ti amo”. «Gli scriveva anche mentre celebrava la messa – sottolinea sempre il padre – Durante il soggiorno estivo gli aveva anche fatto regali costosi: un iphone 12, un orologio, un Apple smart watch». Non è tutto: secondo quanto riportano i difensori della famiglia, il prete dava anche dei soldi al ragazzino in cambio delle prestazioni sessuali. «Durante l’esame del contenuto dell’iphone di don Livio sono emerse anche alcune fotografie di Andrea mentre dorme, in pose inequivocabili – dichiara l’avvocata Benedetta Falci, che rappresenta la madre della vittima – foto cancellate dal sacerdote ma recuperate dagli inquirenti nella memoria dei file eliminati».

    La Chiesa, alla notizia dell’arresto, prende le distanze. La diocesi di Aversa, a cui il sacerdote appartiene, diffonde un comunicato stampa in cui dice che don Livio «da ormai molti anni aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale della comunità ecclesiale». Monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino dal 2017, a sua volta alza le mani e rimpalla la questione al suo predecessore, monsignor Francesco Marino, che a più riprese aveva chiesto al sacerdote di non esercitare il ministero pastorale nel territorio diocesano.

    Marino conferma, spiegando che l’attività terapeutica di don Graziano lo preoccupava: «agiva in maniera autocefala e senza controllo – sottolinea il vescovo – questa situazione a me non convinceva, sia perché sganciata da ogni riferimento ecclesiale, sia perché in campi tanto delicati ci sarebbe stato bisogno di discernimento e competenza, che a me non risultava lui avesse». «Ero convinto – rincara l’ex vescovo di Avellino – che agisse al riguardo senza averne effettiva capacità; lui stesso non mi sembrava avere un retroterra psicologico personale equilibrato ed adeguato».

    Dubbi, chiacchiere sul conto del prete non mancano, ma denunce esplicite non arrivano, specifica monsignor Marino, che non manca di sottolineare come don Graziano operasse comunque non sotto la sua responsabilità ma alle dipendenze del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo. Dal canto suo, Spinillo ribadisce che il prete da ormai quindici anni manteneva con la diocesi di Aversa «un rapporto molto occasionale». «Il mio giudizio – spiega il vescovo –  era che si trattasse di un sacerdote che, pur avendo una buona sensibilità personale, non riuscisse a vivere l’attività che sviluppava come un vero apostolato, ma piuttosto quasi come ricerca di un’affermazione di sé».

    Proprio Spinillo, però, aveva ingiunto a don Livio un periodo di discernimento e di recupero spirituale nella comunità monastica di Montevergine. Don Vitaliano Della Sala, vicedirettore della Caritas di Avellino, che ha conosciuto il sacerdote proprio a Montevergine, lo ricorda come una specie di santone: «padre Livio incoraggiava la superstizione della gente e a volte ho avuto l’impressione che confondesse la fede con la magia». «Che io sappia è stato allontanato da Aversa per sospetti di pedofilia – precisa don Vitaliano – purtroppo i vescovi in questi casi, invece di fare un’indagine seria alle prime avvisaglie e interrompere subito ogni rapporto fra il prete e i ragazzi, lo spostano da un’altra parte aggravando il problema». Con conseguenze drammatiche se, come nel caso di don Livio, il sacerdote si occupa di minori a rischio, anche in convenzione con il servizio pubblico: «se avessero avuto una denuncia in mano, le istituzioni ci avrebbero pensato due volte ad affidargli dei ragazzini», chiosa don Vitaliano.

    Andrea, intanto, ha lasciato gli amici e a calcio non parla con nessuno. «È sempre da solo, gli sta montando la rabbia», dice il padre, desolato. «Il ragazzo ha subito un’esperienza di abuso continuativa che il sacerdote ha qualificato come amore – spiega lo psichiatra Egidio Errico, che ha fatto una perizia su richiesta dell’avvocato Falci – i danni, già evidenti, purtroppo tenderanno a peggiorare con il tempo».

    Il processo a don Livio Graziano è nella fase dibattimentale e si celebra a porte chiuse; è stato chiesto il giudizio immediato ed è probabile che si arriverà presto a una sentenza. Al momento il sacerdote è sospeso dal ministero sacerdotale e il Tribunale ecclesiastico ha avviato un processo a suo carico, che procede su un binario parallelo e indipendente da quello dello Stato. Lo scorso dicembre il sacerdote è uscito dal carcere in seguito a uno sciopero della fame e si trova agli arresti domiciliari in una struttura di proprietà della Chiesa in attesa del giudizio ecclesiastico e civile.

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI del 23/5/22

     

  • Abusi su 13enne, il padre accusa il prete: “Qualcosa in lui si è spento”

    Abusi su 13enne, il padre accusa il prete: “Qualcosa in lui si è spento”

    Le molestie subite lo hanno cambiato al punto che “qualcosa in lui si è spento”. Lo ha riferito il padre del 13enne vittima dei presunti abusi da parte di don Livio Graziano, il sacerdote di 50 anni fondatore di una cooperativa sociale per l’assistenza alle persone, con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione.

    Nel corso dell’udienza – celebrata dinanzi al collegio presieduto dal giudice Lucio Galeota del tribunale di Avellino – è stato escusso il genitore del ragazzino vittima dei presunti abusi. Il padre del ragazzino ha raccontato cosa l’ha spinto a sporgere denuncia nei confronti di Don Livio e tutto ciò che, stando a quanto riferisce l’accusa, avrebbe subito il giovanissimo nel periodo in cui è stato ospite della cooperativa (da giugno fino al mese di settembre 2021).

    Nel corso del processo sono stati escussi anche due carabinieri che hanno indagato su don Livio riferendo anche del rinvenimento, all’interno del cellulare del prete, di messaggi compromettenti e anche cinque immagini esplicite che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti. Si torna in aula ad inizio maggio quando in aula prenderà la parola proprio la vittima delle molestie.

    Don Livio venne arrestato a fine ottobre dell’anno scorso per presunti abusi su minore. Don Livio Graziano fa parte della Diocesi di Aversa. Dopo aver vissuto diverso tempo in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine, il sacerdote ha realizzato, proprio nel capoluogo irpino, un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino. La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata “contestata” a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    https://www.casertanews.it/cronaca/processo-prete-abusi-padre-vittima-accuse-aversa.html

  • Don Livio arrestato: fedeli divisi. Spunta la contestazione dell’ex vescovo

    Don Livio arrestato: fedeli divisi. Spunta la contestazione dell’ex vescovo

    L’arresto di don Livio Graziano, 50 anni di Aversa, con l’accusa gravissima di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 13 anni nella comunità sociale di Avellino che aveva aperto per aiutare chi soffriva di disturbi dell’alimentazione, ha diviso completamente i fedeli.

    Da un lato c’è chi lo difende, affermando di non credere alle accuse che gli sono state rivolte e pregando per lui; dall’altra, chi invece lo vorrebbe già veder marcire in galera.

    Ad altri ancora l’indagine che ha coinvolto don Livio sembra riportare alla memoria vecchie “storie” narrate tra fedeli e legate all’allontanamento del sacerdote della Diocesi di Aversa ed andato in “ritiro spirituale” a Montevergine prima di tornare alla vita sociale con la comunità che aveva aperto per aiutare le persone in difficoltà.

    Ed emerge anche un altro particolare: la ‘contestazione’ della sua permanenza nella Diocesi irpina dell’allora vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario della provincia di Caserta come il sacerdote arrestato.

    Eppure don Livio era stato anche premiato per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” tanto che nel 2014 a Benevento ricevette anche il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    Ora, rinchiuso nel carcere irpino, dovrà difendersi da un’accusa infamante, quella di aver abusato di un ragazzo di 13 anni. La Procura è convinta di avere le prove che lo incastrino: nelle prossime ore, con l’interrogatorio del sacerdote, capiremo quale sarà la verità di don Livio.

    https://www.casertanews.it/cronaca/don-livio-arrestato-vescovo-interrogatorio.html

  • Sacerdote arrestato per abusi sessuali su un 13enne: chi è don Livio Graziano

    Sacerdote arrestato per abusi sessuali su un 13enne: chi è don Livio Graziano

    È don Livio Graziano il prete arrestato ad Aversa, con l’accusa di abusi sessuali su un bambino di 13 anni. Nella mattinata di martedì 26 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Avellino, su richiesta di questa Procura, nei confronti di un sacerdote (fondatore e responsabile di una Cooperativa Sociale preposta all’assistenza di tipo terapeutico di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione, nonché finalizzata a offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali).

    Prete arrestato ad Aversa, chi è don Livio Graziano

    Il sacerdote, il 50enne don Livio Graziano, è gravemente indiziato di atti sessuali con un minorenne di età inferiore ai 14 anni. L’indagine, avviata a seguito della denuncia presentata dal genitore del 13enne, ha consentito di accertare il compimento di atti sessuali con il minore da parte del religioso, che aveva ospitato l’adolescente presso la citata struttura il tredicenne nel periodo giugno-settembre 2021.

    La comunità di Montevergine

    Il sacerdote risulta incardinato presso la Diocesi di Aversa da cui si era allontanato qualche anno fa. In passato ha vissuto in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine. Ad Avellino il sacerdote ha fatto sorgere un ufficio di consulenza nutrizionista. Ha poi fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino.

    Decisiva la denuncia del padre

    Decisiva – ai termini delle indagini coordinate dal procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma – la denuncia del padre del 13enne che sarebbe stato vittima di abusi sessuali. Il bambino sarebbe stato ospite della cooperativa sociale fondata dal sacerdote per l’assistenza alle persone con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione.

  • Avellino: abusi su 13enne accolto nella comunità, arrestato un sacerdote. Aveva vinto il premio Padre Pio

    Avellino: abusi su 13enne accolto nella comunità, arrestato un sacerdote. Aveva vinto il premio Padre Pio

    Un sacerdote è stato arrestato dai Carabinieri del nucleo investigativo di Avellino in quanto gravemente indiziato di atti sessuali compiuti su un 13enne.

    I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Avellino su richiesta della Procura irpina. Il sacerdote è fondatore e responsabile di una cooperativa sociale preposta all’assistenza di tipo terapeutico di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione, nonché finalizzata a offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali.

    L’indagine, avviata a seguito della denuncia presentata dal genitore del 13enne, ha consentito di accertare il compimento di atti sessuali con il minore da parte del religioso, che aveva ospitato l’adolescente nella struttura da lui gestita nel periodo tra giugno e settembre di quest’anno. II sacerdote risulta incardinato presso la Diocesi di Aversa.

    Il provvedimento è stato firmato dal Gip del Tribunale di Avellino su richiesta del Procuratore capo, Domenico Airoma. Le indagini, avviate dopo la denuncia presentata dal padre di un ragazzo di tredici anni, ospite della cooperativa da giugno a settembre scorsi, avrebbero accertato gli abusi. Il sacerdote, don Livio Graziano, 50 anni, non è alle dipendenze della Diocesi di Avellino ma è incardinato in quella di Aversa (Caserta). Dopo aver trascorso alcuni anni in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine ( Avellino), don Livio aprì ad Avellino un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale «Effatà, Apriti» con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino. La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata «contestata» a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua «intensa attività sociale e umanitaria» a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio «Padre Pio da Pietrelcina». 

    https://www.ilmattino.it/avellino/sacerdote_pedofilo_abusi_su_ragazzo_13_anni_avellino_aversa_caserta-6282175.html

  • chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    Aveva rimosso don Vitaliano

    Un piccolo giallo dietro le dimissioni di mons. Tarcisio Giovanni Nazzaro, vescovo della piccola diocesi abbaziale di Montevergine, in Irpinia. La sua rinuncia al governo pastorale della diocesi – riferisce una nota pubblicata il 15/11 nel bollettino dalla Sala Stampa Vaticana (ripresa il 16/11 anche dall’Osservatore Romano) – è stata accettata da Benedetto XVI il 15/11, “in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico”.

    Il comma 2 del canone in questione invita il vescovo che “per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all’adempimento del suo ufficio” a presentarne la rinuncia. Non solo non si hanno notizie di problemi di salute tali da impedire a mons. Nazzaro di proseguire il suo ministero pastorale, ma a rendere la vicenda ancora più misteriosa c’è il fatto che Avvenire ha fornito una diversa spiegazione dell’abbandono di Nazzaro, affermando che l’abate avrebbe raggiunto il limite canonico fissato per il pensionamento.

    Il quotidiano dei vescovi, sul numero del 17/11, riferisce infatti che “Nazzaro, alla guida dal 1998 dell’antica comunità benedettina sui monti irpini, poco distante da Avellino, compirà 75 anni il prossimo 2 gennaio” (sempre il 17/11, identica versione si trova anche sulle pagine avellinesi del Mattino). In realtà, dom Nazzaro è nato sì il 2 gennaio, ma del 1933. Tra due mesi compirà quindi 74 anni e non 75, come erroneamente riportato. Un errore così grossolano, in palese contraddizione – tra l’altro – con la versione ufficiale fornita dalla Sala Stampa Vaticana, evidenzia il forte imbarazzo con cui l’Ordine benedettino ed il Vaticano hanno gestito tutta la vicenda di Montevergine.

    Dietro le dimissioni dell’abate Nazzaro, infatti, vi sarebbero in realtà i profondi dissesti finanziari che hanno scosso l’amministrazione del santuario e del monastero e che hanno provocato il deciso intervento della Congregazione benedettina sublacense (da cui dipende Montevergine). Due anni fa presso l’abbazia irpina, si era recato in qualità di visitatore dom Bruno Marin. La visita canonica è una prassi consueta per tutte le Congregazioni e gli Ordini religiosi: ogni due anni l’abate visitatore compie una visita – che dura al massimo un paio di settimane – in tutti i monasteri sotto la sua giurisdizione. Nel caso di Montevergine, però, la visita – iniziata già due anni fa – non si è ancora formalmente conclusa, e si è col tempo tramutata in un vero e proprio commissariamento dell’abbazia, dal momento che dal gennaio 2006 la Congregazione sublacense ha inviato a Montevergine un ispettore – dom Beda Paluzzi, priore del monastero di San Benedetto (Sacro Speco) a Subiaco – che ha avocato a sé le decisioni più importanti e la deliberazione sulle spese di un certo rilievo. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

    QUANDO L’ECONOMO SCAPPÒ CON I SOLDI DELLA SPESA.

    UN’”ALLEGRA” GESTIONE FINANZIARIA DIETRO LA RIMOZIONE DI DOM NAZZARO

    Dietro il deciso intervento della Congregazione sublacense nei confronti di dom Tarcisio Giovanni Nazzaro, c’è probabilmente il Vaticano, per nulla soddisfatto di come sinora sono andate le cose a Montevergine. Anche per questo, già nel maggio 2005 (v. Adista n. 45/05), la Congregazione dei Vescovi aveva deciso di trasferire alla diocesi di Avellino le 9 parrocchie poste sino ad allora sotto la giurisdizione dell’abate. In quel caso il Vaticano dovette in parte cedere alle resistenze dei benedettini: la diocesi di Montevergine non fu infatti cancellata, anche se la sua giurisdizione venne limitata al Santuario, all’annesso monastero e al Palazzo abbaziale di Loreto, sito nel comune di Mercogliano. Seppure fortemente ridimensionata, l’abbazia di Montevergine continua così a mantenere il privilegio di abbazia territoriale. Resta cioè una diocesi con uno status giuridico del tutto particolare, perché guidata non da un vescovo diocesano nominato dalla Santa Sede, ma da un abate ordinario eletto da una Congregazione religiosa, ma l’abate di Montevergine continua ad esercitare il suo potere di ordinario sui monaci, i novizi ed i postulanti dell’abbazia, e – soprattutto – continua a percepire le quote annuali dell’8 per mille destinate a ciascuna delle 226 diocesi italiane. E non si tratta di somme trascurabili. Solo per la voce “culto e pastorale” la Cei stanzia circa 150milioni di euro all’anno. La metà di questi fondi viene ripartita in parti uguali per tutte le 226 diocesi, mentre l’altra viene suddivisa proporzionalmente, in base al numero di abitanti di ciascuna diocesi. Nello stesso modo vengono ripartiti anche i circa 80 milioni di euro che la Cei destina alle opere di carità.

    Attraverso questo sistema di ripartizione dei fondi dell’8 per mille, anche diocesi piccolissime come Montevergine incassano un “fisso” annuo di almeno 500mila euro, cui vanno aggiunte le quote “variabili” assegnate dalla Cei alle singole diocesi in base al numero di abitanti di ciascuna di esse.

    Nonostante un afflusso di denaro così consistente, rimpinguato per di più dagli introiti e dalle offerte derivanti dalla gestione del Santuario (che vive da diversi anni un periodo di crisi, ma che rimane pur sempre uno dei più importanti d’Italia), i conti di Montevergine sono da tempo in rosso, e il disavanzo ha raggiunto livelli preoccupanti. Tra le cause che hanno prodotto questa difficile situazione, la gestione finanziaria piuttosto “disinvolta” da parte dei monaci, che ha indotto la Congregazione sublacense a mettere l’abate Nazzaro sotto tutela e ad imporgli – dopo due anni di commissariamento – le dimissioni. In questo senso, un caso particolarmente significativo, avvenuto circa 4 anni fa nella zona di Mercogliano, è quello che ha per protagonista l’allora economo del monastero di Montevergine – un giovane professo – che ideò una mega-truffa ai danni della sua Congregazione. L’economo ritirava infatti dalle casse del monastero i soldi necessari alla gestione ordinaria del monastero, ma poi comprava a credito. Con questo sistema, in breve tempo era riuscito ad accumulare per sé la ragguardevole cifra di circa mezzo miliardo di vecchie lire. Quando i creditori telefonarono all’abate reclamando il pagamento delle loro spettanze, la truffa venne a galla, ma l’abate non denunciò l’economo per evitare che scoppiasse uno scandalo. Il colpevole, nel frattempo riparato in Calabria (regione di cui è originario), riuscì così a farla franca e a “rifarsi una vita” prendendo i voti presso un’altra congregazione religiosa.

    A subentrare a Nazzaro, sarà ora lo stesso dom Beda Paluzzi, chiamato a svolgere le funzioni di amministratore e di delegato apostolico per la diocesi fino a che non sarà eletto il nuovo abate. Ma i tempi per trovare il successore di Nazzaro non saranno brevi: affinché si possa eleggere un nuovo abate la regola prevede la presenza nel monastero di almeno 12 monaci e a Montevergine, attualmente, ce ne sono molti di meno. L’”addio” di dom Nazzaro – che ha scelto di non lasciare il santuario (assumerà la carica di “abate emerito”) – ha sorpreso gli amministratori di Mercogliano: “Ha esercitato il suo apostolato con il sorriso confortante e lo sguardo illuminato dalla saggezza – ricorda il vice-sindaco Massimiliano Carullo -, con l’amore, la fraternità e l’alto sentimento cristiano. Un umile, ma grande servo della vigna del Signore”. Del tutto opposto il giudizio dell’associazione “’O ruofolo” che raccoglie gran parte della comunità di Sant’Angelo a Scala che in questi ultimi anni si è fermamente opposta alla decisione di Nazzaro di rimuovere don Vitaliano della Sala dalla sua funzione di parroco. “Finalmente gli hanno imposto di dimettersi: per la scandalosa gestione del Santuario che non ha mai toccato livelli tanto bassi; per come ha gestito in maniera accentratrice l’abbazia territoriale nei suoi anni di abbaziato; per la mancanza di dialogo con la gente; per la sconsiderata gestione della vicenda che ci ha visto coinvolti con la rimozione di don Vitaliano Della Sala dalla nostra parrocchia. Se lo avessero fatto dimettere qualche anno fa, si sarebbero evitate tante situazioni spiacevoli e tanta sofferenza!”. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

  • Suor Pompea e il monaco. Gli scandali dell’Abbazia di Montevergine (AV)

    Suor Pompea e il monaco. Gli scandali dell’Abbazia di Montevergine (AV)

    Mercogliano (Avellino), 40 anni lei, 30 lui, entrambi benedettini
    La diocesi non commenta. Le consorelle: “Crisi vocazionale”
    Una suora e un monaco fuggono dal convento per amore

    AVELLINO – Conferme ufficiali nessuna. Ma l’intelligenza collettiva di un paese di 12 mila anime era già arrivata all’unica conclusione possibile: fuga d’amore. Non una qualsiasi, ma un colpo di fulmine tra una suora e un monaco. Di loro non vi è traccia da qualche giorno. Spariti, i loro rispettivi conventi abbandonati.

    Accade nella diocesi di Montevergine, comune di Mercogliano, provincia di Avellino. La vicenda ha come sfondo l’abbazia fondata mille anni fa da san Guglielmo da Vercelli, sede dei padri virginiani, e quella della Madonna del Loreto, nel cui complesso si trova il convento delle suore benedettine.

    Questa mattina il quotidiano locale “Ottopagine” pubblica e dà il crisma dell’ufficialità al sospetto che con sempre maggiore insistenza circolava da giorni a Mercogliano, il centro turistico ai piedi del Partenio nel cui territorio è incardinata la diocesi di Montevergine.

    La religiosa si chiama suor Pompea, 40 anni, insegnava alla scuola materna di Mercogliano ed era molto conosciuta ed apprezzata dai genitori dei bambini. Del monaco, anche lui benedettino, si conosce soltanto l’età, trent’anni. La fuga d’amore risalirebbe a dieci giorni fa.

    La superiora del convento, così come l’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, si sottrae dal commentare la vicenda così come riportato dal giornale, anche se dal convento delle religiose viene confermata la circostanza che suor Pompea ha lasciato le consorelle per raggiungere la propria famiglia. La suora, spiegano al convento del Loreto, avrebbe avuto un ripensamento vocazionale.

    Ma in paese sono pochi quanti credono alla crisi mistica e ricordano le sempre più frequenti occasioni nelle quali i due religiosi sarebbero stati visti insieme.

    Il fatto poi che il giovane monaco abbia lasciato l’abbazia di “Mamma Schiavona” lo stesso giorno in cui suor Pompea si è allontanata, costituirebbe l’imbarazzante ma certa prova della fuga d’amore dei due religiosi. O almeno così ha decretato la comunità.

    (11 settembre 2004)

    https://www.repubblica.it/2004/i/sezioni/cronaca/suora/suora/suora.html