Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Nelle settimane scorse un’inchiesta di Die Zeit aveva criticato l’operato di Benedetto XVI, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga. Secondo il giornale ci sono prove del fatto che abbia coperto un prete pedofilo.

    Dal Vaticano immediata la smentita del suo segretario, mons. Georg Gaenswein: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti», ovvero accuse di abusi sessuali, «al momento dell’ammissione del padre Peter Hullermann è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza».

    Per i media italiani, tranne pochissimi, la notizia è quella che il Papa Emerito respinge le accuse, nei fatti neppure avanzate da vittime o associazioni, ma da una Commissione d’inchiesta condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl.

    Par davvero strano nessuno ricordi la recentissima storia del Papa Emerito (poi dimesso), che nel 2004 (prima di diventare papa) fu trascinato in tribunale da un avvocato di Houston (Texsas) per intralcio alla giustizia. Nel 2005, diventato Papa, uscì da quel processo, reclamando in quanto capo di Stato, l’immunità.

    Pare strano pure, che nessuno ricordi il suo coinvolgimento in casi italiani, come quello di don Nello Giraudo a Savona, quello di don Pietro Tosi a Ferrara (dal cui stupro nacque Erik Zattoni) oppure quello dell’Istituto cattolico per bambini sordi Provolo di Verona, fu proprio il suo papato a volere la commissione di inchiesta nel 2010, che però finì nel nulla insieme al caso di don Nicola Corradi, poi condannato in Argentina a 42 anni di carcere per altri stupri, sempre su bambini sordi dell’Istituto Provolo, questa volta quello sudamericano, al quale Ratzinger lo lasciò a capo.

    Giornalisticamente oggi, limitare al fatto che il Papa emerito ha respinto le accuse di Monaco dimenticando la sola cronaca scritta ieri, da chi oggi pare avere un buco nero nella mente, trovo sia davvero di cattivo gusto ed offensivo per il pubblico, quasi preso per stupido da chi invece dovrebbe illuminarlo.

    Zanardi

  • NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Diverse decine di vittime prodotte negli anni. Più di una suicida.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle proclamate funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.

    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.

    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.

    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • Biografia di Francesco Zanardi – La recensione di Michele Del Gaudio

    Biografia di Francesco Zanardi – La recensione di Michele Del Gaudio

    di Michele del Gaudio – “Francesco Zanardi – biografia di Cristina Balestrini… Lo trovi su AMAZON – EDITORE

    “Lasciate che i bambini vengano a me” (Luca 18,16) dice il mio amico Gesù ed io vedo Francesco, anche oggi, nei suoi cinquantun’anni, fra quei bambini.

    Consiglierei però a Gesù nel prossimo Vangelo di rivolgersi a bambine e bambini, perché la Costituzione ha sancito la parità di genere! Anche se in tanti la calpestano.

    Non c’è da meravigliarsi che Gesù sia mio amico: gli parlo tutti i giorni! Non perché sia Dio, ma perché credo profondamente nel suo insegnamento e tento di praticarlo, anche se non riesco a credere che sia Dio.

    Sono un non credente come Francesco! Anche se David Maria Turoldo afferma: “Molti credenti non sanno di non essere credenti. Molti non credenti non sanno di essere credenti”. Allora anche Francesco ed io forse siamo credenti! E possiamo dialogare con Gesù!

    Il Nazareno è protagonista in questo libro: un sacerdote distrugge la vita di Francesco, ma è un altro sacerdote a ricostruirla e a dimostrare che, se c’è Giuda, c’è anche Pietro! Il male e il bene competono nelle giornate di tutte, tutti noi; il male aggredisce soprattutto nel buio, ma neanche il bene riposa e… anche alla notte più tenebrosa segue sempre il giorno.

    L’autrice è Cristina Balestrini, collaboratrice, colonna, madre, figlia di Francesco, il quale autografa direttamente alcuni capitoli. Il figlio di Cristina ha subito lo stesso calvario di Francesco… e di Gesù… il tormento è identico qualunque sia la causa e la forma.

    Il racconto scorre agile, comprensibile, trasparente, pur contenendo eventi atroci e riflessioni psicologiche, sociologiche, filosofiche, giuridiche… che però non ledono il coinvolgimento della lettrice, del lettore, che assaporano anche una poesia invadente e discreta, cruenta e quieta, prepotente e catartica.

    Francesco è una persona “scomoda”, si è arrampicato per vie inesplorate, già impervie ma incattivite dagli omertosi, insanguinate da coscienti aguzzini, puntellate da presunti cherubini.

    La tribù egoista e superficiale evita la scabrosità, predilige l’inerzia del silenzio, a volte assassino, la navigazione subacquea che non specchia, se non sbrigative maldicenze.

    Eppure si incontrano personaggi straordinari, come Stefano Milano, che rappresenta la tragedia di Francesco, e delle “sue figlie”, e dei “suoi figli”, più di novecento, accanto agli scaffali dei “suoi ospiti” cartacei, lampanti ed enigmatici, oppure nella piazze assolate ed assetate di saperi, ideali, sentimenti. (Pag. VI)

    E la magistrata Maria Monteleone (Pag. 128-130), stimatissima amica, con la quale ho condiviso il maestro, il giudice Mario Almerigni, che ci ha insegnato a combattere anche perdendo, perché è nell’impegno la “beatitudine”, a prescindere dal raggiungimento dell’obiettivo.

    E Luisa Bonello, che, “nell’esercizio della professione… si imbatte in alcune vittime… e come medico accoglie tutto il loro malessere, come cattolica accoglie tutto il loro dolore” (Pag. 75 ss..); giunge al sacrificio supremo, causato dalle sue denunce… ma chi la trafigge di lingua o di spada resterà negletto… mentre l’eroina è sì morta per la vita, ma è viva per la morte… viva finché è nel pensiero, nelle conversazioni, nelle scritture…

    La citazione di Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, giunge a proposito, perché un vanto di Francesco è il rifiuto della maschera. Fino a trent’anni è stato costretto ad indossarla, anzi ad indossarne diverse: è il bravo chierichetto per don Carlo Rebagliati, l’amante in catene per don Nello Giraudo, il bambino introverso per la madre, il figlio adottivo imposto per il padre, l’amico di giochi, il compagno di scuola, il riparatore… prima di oggetti… oggi di viventi.

    La storia di Francesco è articolata, crudele, spietata, tormentata, implacabile, ineluttabile, intransigente, inattesa, lenta, graduale, inimmaginabile, imprevista, sorprendente, progressiva, tangibile, altruista, straordinaria, utopistica… la sintetizzo in pochi flash che non ne abbracciano l’immensità.

    Abbandonato alla nascita, inizia una vita in salita. (Pag. 14)

    Il padre adottivo non vuole figli ed abolisce le gioie infantili, compresi i compleanni.

    La madre, succube, con una fede ossessivo compulsiva, anche in tutti i preti, suicida. (37)

    La parrocchia torturatrice, ma con lo stanzino nel sottoscala ove esplora, smonta e rimonta.

    Il sacerdote che gli fa da papà, don Carlo.

    Il sacerdote carnefice, don Nello: “… è qualcosa che ti rimane fisso nel cervello, qualcosa che, anche se vuoi e ci provi con tutte le tue forze, rimane un ricordo indelebile, ogni particolare di ogni abuso sessuale ti rimane stampato nella memoria, e negli incubi notturni ricorrenti.

    Rimani completamente gelato, immobile, non puoi sfuggire, non hai scampo”. (Pag 26)

    Nei campeggi… “i bambini tra loro non ne parlavano, era un tacito macabro segreto, tutti sapevano cosa succedeva al “prescelto” della notte…”. (27) “È difficile spiegare tutto quello che crea nella testa di un ragazzino”. (30)

    Il bimbo cresce in fretta. (6)

    Il lavoro a sedici anni e la fine dell’incubo fisico, non mentale. (28)

    Germana, la fidanzatina asfaltata da una moto a diciassette anni. (13)

    L’omosessualità scoperta a trent’anni.

    Gli amori. (19 ss..)

    La droga. (30-31)

    Cacciato di casa. (33)

    Lo accoglie don Carlo, “l’unico padre che riconosce”. (40)

    Un prete lo devasta, un prete lo salva. (41)

    La comunità. (42) “Francesco non si sente come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto”. (Pag. 46)

    Al termine è di nuovo accolto da don Carlo.

    Le vicissitudini ecclesiali e giudiziarie. (52 ss..)

    Don Nello viene finalmente condannato! 61

    Prende vita il gruppo La COLPA. Otto ragazzi che hanno in comune almeno tre cose: la sciagura mai sopita, il bisogno di fare qualcosa di concreto, il desiderio che non accada ad altri. (69) Inizia lo screening delle vittime. (70)

    Quando il martirio eterno varca i confini del fenomenico, e si annida nella sterpaglia della psiche, è sordo, costante, pneumatico, con una qualità però: riconoscerne un altro e fare squadra e partorire un’energia fanciulla che si evolve in confronto adulto fino a renderlo nuova linfa.

    Certo la sofferenza non marina mai l’esistenza, ma accanto vi cammina un brio esile, convinto, consapevole…

    Le  atrocità sono inesauribili, ma “Negli uomini, le cose da ammirare sono più di quelle da disprezzare” sostiene Albert Camus, “La peste”, e di questo Francesco si è cibato passo dopo passo, disillusione dopo disillusione, sconfitta dopo sconfitta.

    Ma a volte perdendo si vince. Di una vittoria esangue, sì, ma foriera di nuova umanità.

    “La verità vi farà liberi”. Giovanni 8, 32. “Ancora con Gesù! – mi direte -. Ma sei fissato!”.

    Sì, sono inchiodato a Gesù falegname, non alla sua deità! Ed anche Francesco testimonia Gesù nel suo agire, ed anche la Costituzione. “Ricercare la Verità e la Giustizia è… un grande atto di amore, anche quando si scopre che la realtà è dolorosa e non è quella che ti aspettavi” (Pag. 115).

    Francesco, il “cercatore”, le estrae dai guadi, dalle miniere, dalle caverne dell’anima e le stende al sole, come panni puliti e profumati, perché le verità non possono essere nascoste. In genere chi ostenta certezza si allontana dalla verità, mentre chi rincorre il dubbio le si avvicina; ma negli itinerari di Francesco la verità annienta il dubbio.

    Francesco la diffonde sul mare triste e soffia sulle onde la speranza. 

    Francesco offre sostegno, rifugio, come punto di partenza per ricominciare a sorridere e sentirsi parte integrante, non scarto… “cosa si può dire ad un amico… un fratello… quando semplicemente, in modo genuino e così umile ti “consegna” un dramma (XVI)… la sua vita ha davvero qualcosa da dire: restituisce dignità e coraggio a chi ha perso la forza di lottare”. (VII).

    Nascono “Rete L’ABUSO” e poi “Rete L’ABUSO Human Rights Connect”.

    Essere sempre forti davanti a tutto e tutti ha, però, un costo emotivo non indifferente, bisogna proteggersi con una corazza… (99) sia pure ornata con bontà e generosità.

    Francesco è vittima e contemporaneamente assiste le vittime; come volontario ha l’equilibrio per analizzare e valutare le situazioni con “freddezza” e trasmettere sicurezza alle persone spesso sgomente che gli si rivolgono. Come vittima ha la capacita di entrare in empatia, facendo sentire l’altra vittima “a casa”. (99)

    L’Associazione monitora gli spostamenti dei sacerdoti, offre difesa legale alle vittime attraverso avvocati su tutto il territorio nazionale, contrasta l’isolamento che destabilizza fino all’alcolismo, alla droga ed altri comportamenti di evasione dalla sventura.

    Se non si muore di cirrosi, overdose, suicidio, si sopravvive in condizioni accettabili… non serve…  fare cose eccezionali, basta vivere onestamente, soprattutto con sé stessi, e inevitabilmente si produrrà qualcosa di positivo e di valore per l’intera società. (130-132)

    L’instancabile dedizione consente a Francesco l’approdo, come relatore, alla Camera dei Deputati e all’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’Alto Commissariato per i diritti umani rivolge delle “raccomandazioni” allo Stato italiano riprendendo molti concetti dell’intervento di Francesco.

    Manca solo papa Francesco, uno dei pochi alti prelati che può scagliare pietre. Francesco papa ha la tenerezza per entrare nel cuore più torturato, come quello di Francesco crocefisso bambino, e saprà trovare, in uno dei suoi angoli reconditi, Gesù fanciullo, rintanato di stracci e sputato d’ingiurie, ma vivo, oserei dire risorto!

    In queste righe non compare il sostantivo pedofilia, perché il libro recensito non è sulla violenza ma sulla resurrezione. Francesco è risorto assieme alle sue figlie e ai suoi figli… assieme a Gesù!

    Michele Del Gaudio – http://www.micheledelgaudio.com/

  • Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima perplessità delle vittime di sacerdoti pedofili anche savonesi, da undici anni riunite nell’associazione Rete L’ABUSO che in Italia le tutela. Persone che non hanno mai ottenuto giustizia, tanto mai il dovuto sostegno delle istituzioni preposte alle quali si sono rivolte. Letti gli atti giudiziari, ci siamo resi conto che quei pedofili in realtà erano stati coperti per anni e non solo da vescovi e colleghi, ma anche da politica e istituzioni della città di Savona che di fatto hanno permesso lo stupro di decine di bambini, in molti casi affidati direttamente dai servizi sociali alle due comunità per minori gestite una da don Giorgio Barbacini, l’altra da don Nello Giraudo.

    Agli atti della procura risulta che gli stessi servizi sociali sapessero, ma omisero la denuncia e si limitarono a riferire al vescovo. Non mandarono più bambini, incuranti di quelli che avevano già mandato o erano ancora li. Stessa cosa per quanto riguarda la CARITAS, obiettori di coscienza, volontari ecc.

    Anche Livio Giraudo e la moglie Isabella Sorgini, esponenti politici di spicco, tra i pilastri portanti della società savonese, sapevano dai primi del 2000 delle tendenze pedofile di don Nello ma lo coprirono sempre e comunque fino a portarlo con loro a un capo scout dove nel 2005, puntualmente, stuprò un altro ragazzino per il quale sarà poi condannato nel 2012. Da quanto emerge dagli atti, il ragazzino fuggi dopo la violenza e fu trovato ore dopo in lacrime. Tuttavia gli fu negata persino l’assistenza medica e a fine campeggio fu riconsegnato dall’AGESCI lavato e stirato ai genitori, che non furono informati di quanto accaduto. Lo scopriranno solo nel 2010 dopo che io denunciai al PM Giovanni Battista Ferro quei fatti.

    Una società e una classe dirigente evidentemente malate che dagli anni 80 al 2010 a Savona hanno preferito anteporre gli interessi politici, economici e religiosi, alla salute psicofisica dei loro stessi figli. La stessa giunta Berruti che vedeva Isabella Sorgini tra gli assessori (servizi sociali del comune di Savona e moglie di Livio Giraudo) fece ostracismo alle vittime, ci rifiutò qualunque sostegno. Lo stesso Berruti, prima ci negò la Sala Rossa, poi fece rimuovere i manifesti affissi dalle vittime attraverso il servizio comunale.

    Un’intera comunità civile ma così ignorante o resa tale dalla sua classe dirigente al punto di non sapere che «L’abuso di un bambino è un omicidio psichico» (M. Gabriella Gatti da LEFT)

    Decine di vittime che da 11 anni chiedono come è legittimo un sostegno alle istituzioni della propria città, che non ha mai risposto. Persone tutte con grosse problematiche dovute al disturbo post traumatico da stress (classico di chi subisce fortissimi traumi come i soldati che hanno affrontato la guerra del Vietnam) che vedono tra i loro aguzzini non solo i pedofili che li hanno costretti in quella condizione di vita, ma sopratutto gli amici dei pedofili, che prima li hanno coperti e oggi creano intorno alle loro vittime questo barbaro isolamento sociale.

    La questione Marco Russo è davvero molto semplice in quanto lo vede nell’ambito professionale più che legittimo, il difensore di due pedofili savonesi di cui siamo vittime, don Giraudo (in cui Russo è difensore ancora nell’attuale processo in corso) e don Barbacini. Il terzo è don Pinetto, ma non solleviamo neppure la questione in quanto fu difeso dall’avvocato Altamura, che non risulta sia candidato.

    Il passato slogan elettorale di Marco Russo
    Il passato slogan elettorale di Marco Russo

    Marco Russo invece si e con l’appoggio dell’omertosa ala del fratello di Nello Giraudo e degli stessi amici di sempre, quelli che per anni non videro, non fecero e non risposero… E continuano a farlo.

    Lo è niente popò di meno alla carica di primo cittadino di quel comune e quella classe dirigente che da 11 anni ignora le vittime della chiesa (che copre da 40) e per non offende la stessa, rifiuta la presa in carico legittima delle sue vittime, tanto è che siamo ancora qui che bussiamo alla porta.

    Per quello ci chiediamo più che legittimamente come gestirà nei nostri confronti il ruolo di sindaco, ammesso che ne abbia, quali programmi ha in sostegno di chi è stato vittima della chiesa savonese, cosa che naturalmente chiediamo anche agli altri candidati.

    Il silenzio del candidato sindaco e dei suoi supporter e sponsor alla vigilia della campagna elettorale è qualcosa di agghiacciante che indica che quella società, dirigente e politica che per 40 anni insieme alla chiesa savonese ha prodotto decine di vittime e se ne è lavata le mani, oggi non solo dimostra di non voler neppure provare riparare per quanto possibile il danno fatto, ma si irrita addirittura per fatto che cittadini da anni abbandonati a se stessi, chiedano il semplice rispetto delle loro vite come esseri umani.

    Vi lascio alla riflessione di Gianluigi Nuzzi proprio sul caso savonese – Parole Ubikate in mare Celle Ligure

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    Tutti i criminali hanno diritto alla difesa. Ma gli avvocati non hanno l’obbligo di difenderli, ma la facoltà morale di scegliere sulla base delle proprie attitudini se sporcarsi le mani o meno, soprattutto quando si parla di bambini violentati ai quali oggi si cerca di negare ancora una volta la giustizia, aimè, per difendere il criminale che li ha stuprati.

    L’avvocato Marco Russo ha tutto il diritto di scegliere come svolgere la sua professione e qui non ci piove.

    Certo che se uno si candida alla poltrona di Primo Cittadino, ad un ruolo pubblico quindi, la cosa cambia non poco, soprattutto per quelle scelte professionali fatte contro quei bambini della città nella quale oggi si candida. Scelte professionali alle quali oggi, un candidato Sindaco non può e non deve sottrarsi perchè sono indicative dell’affidabilità, nel ruolo di Primo cittadino in cui si propone.

    Anche il fatto che a sostenere la campagna elettorale dell’avvocato Marco Russo, sia il fratello del prete pedofilo certo lascia piuttosto interdetti, non tanto perché Livio Giraudo sia fratello del pedocriminale Nello Giraudo, ma perché insieme alla moglie (cognata di Nello Giraudo) lo coprirono per anni ai danni di decine di minori.

    Nulla fecero quando pur sapendo delle tendenze pedofile del Nello, questo aprì una comunità per minori. Nulla fecero al campo scout dell’AGESCI, dove nel 2005 stuprò un altro ragazzino per il quale poi fu condannato.

    Ma la cosa interessante è che in quel campo, proprio il fratello Livio (oggi sostenitore di Marco Russo) e la moglie Isabella Sorgini, allora Assessore del PD ai servizi sociali del comune di Savona, da quanto risulta agli atti – che Marco Russo ben conosce perché li ha redatti – Livio e Isabella Sorgini in Giraudo, pur avendo appreso il giorno stesso di quello stupro del 2005 nel campo scout di Vara, di cui ne erano i responsabili, non solo omisero l’assistenza medica alla malcapitata vittima ma, una volta riportata a casa, non dissero nulla ai genitori. Io stesso dovetti segnalare nel 2010 al Procuratore Giovanni Battista Ferro la vittima.

    … Continua

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  • Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Zanardi: “faremo appello” intanto prepara la sua battaglia, un altro magistrato ha disposto la perizia

    Il primo atto va alla Chiesa. Il giudice civile Luigi Acquarone ha infatti rigettato l’istanza avanzata da una presunta vittima dell’ex prete Nello Giraudo per una richiesta danni di 602 mila euro alla diocesi di Savona e allo stesso ex prete.

    Vicenda prescritta, secondo il giudice che ha preso una strada differente rispetto a quella del collega Stefano Poggio chiamato ad esaminare una pratica simile avanzata dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    A dire il vero all’inizio erano cinque le presunte vittime che volevano chiedere i danni alla Chiesa, ma tre hanno preferito attendere di vedere come sarebbero evolute le altre cause.
    Luigi Acquarone avrebbe infatti ritenuto intervenuta la prescrizione di cinque anni dal momento in cui la presunta vittima di violenza avrebbe avuto contezza delle conseguenze degli abusi.

    Ed è questa la divergenza tra i due magistrati. Anche Zanardi sarebbe stato vittima di abusi da parte di Nello Giraudo ed avrebbe presentato il conto alla Chiesa. Per questo secondo caso però il giudice ha disposto una perizia ad un consulente tecnico che possa chiarire l’esatto momento in cui la vittima si è resa conto dell’accaduto.

    “Non ho ancora parlato con il mio cliente ma presenteremo sicuramente appello” sottolinea Francesca Rosso difensore della vittima. “Appello sicuro” tuona Zanardi della Rete l’Abuso. “Denunci il danno quando prendi convinzione con i fatti” aggiunge Francesco Zanardi.

    E due sono i passaggi chiave della vicenda che in un caso ha avuto conclusione: la denuncia del fatto (avvenuta nel 2010 a fronte del presunto abuso consumato nel 1994) e la richiesta di messa in mora da parte della Rete L’Abuso avvenuta nel 2014. “Un atto che avrebbe interrotto la prescrizione – spiega l’avvocato Rosso – Ci sono pronunce di nuova cassazione che ci darebbero ragione e una perizia del dottor Panza nel 2015 avrebbe ribadito i disagi subiti dal mio cliente. Che ora lavori ed abbia intrapreso una vita normale non è certo dirimente”.

    Ovviamente soddisfatti in Diocesi. “Nessuno brinda o festeggia – ammette l’avvocato della Chiesa, Simone Mariani – Però noi abbiamo negato ogni responsabilità e tanto meno c’è stata prova dei fatti. Il giudice ha accolto il tema della prescrizione da noi proposto. Sono stati riscontrati più elementi che hanno portato a considerare prescritto il diritto dell’attore”.

    Tra le parti in causa ci sono anche le parrocchie di Spotorno e Calice (dove si sarebbero consumati gli abusi) e se quest’ultima è uscita, Spotorno deve attendere la conclusione della causa intentata da Zanardi.

    Giovanni Ciolina, IL SECOLO XIX Savona 17-11-20

  • SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    Da una parte Zanardi (Rete l’Abuso) e dall’altra una parrocchia e l’ex prete Giraudo
    Prima udienza: le presunte vittime puntano al risarcimento per danni biologici

    Silvia Campese / SAVONA
    Entra nel vivo il processo civile, primo in Italia, dove una presunta vittima di pedofilia cita in giudizio la Chiesa cattolica avanzando una richiesta di risarcimento economico, in assenza di una condanna penale. Si è svolta ieri, nel Tribunale di Savona, la prima udienza che vede, da una parte, Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, presunta vittima di violenze, e dall’altra la Diocesi di Savona, il rappresentante legale della parrocchia di Spotorno, dove al tempo si sarebbero svolti i fatti, e l’ex sacerdote Nello Giraudo, condannato per pedofilia, ma non per il caso specifico di Zanardi.

    Il giudice Stefano Poggio del Tribunale di Savona ha nominato, ieri, il ctu, il consulente tecnico d’ufficio: sarà il dottor Pietro Filiberti di Genova che nella prossima udienza, fissata per il 21 ottobre, sarà chiamato a prestare giuramento accogliendo l’incarico.

    A quel punto, si proceder‡ con la perizia: il tecnico dovrà pronunciarsi dal punto di vista medico, chiarendo se esistano, come sostenuto dal consulente di parte, i danni biologici protratti nel tempo, che hanno segnato in modo profondo la qualità di vita della presunta vittima.

    Il ctp (consulente di parte), nelle tre memorie che sono state depositate in Tribunale, ha individuato un danno biologico che, in base a tabelle tecnico-scientifiche di riferimento, contempla un danno psicologico e legato alla qualità di vita del soggetto, a seguito dei fatti, pari al 75 per cento della scala di gravità: da qui la richiesta di un indennizzo economico di circa 900 mila euro.

    Tesi, questa, contestata dagli avvocati Simone Mariani, che difende la Diocesi di Savona-Noli, da Marco
    Montalbani, in difesa della Parrocchia di Spotorno e da Marco Russo in difesa di Nello Giraudo.

    ´Respingiamo ogni addebito di responsabilità, il commento dell’avvocato Mariani, che non ha voluto
    fornire ulteriori dettagli della linea difensiva.

    Il processo, in base agli esiti, potrebbe costituire un precedente storico fondamentale per lItalia. Se si giungesse all’individuazione di un risarcimento per il danno biologico le richieste potrebbero essere estese ad altri casi raggiungendo cifre esorbitanti proprio come già avvenuto in alcune realtà degli Stati Uniti.

    ´Siamo partiti da Savona o spiega Francesco Zanardi poichè i casi di pedofilia ormai noti, che coinvolgono un alto numero di vittime (molti dei quali prescritti), sono stati oggetto di una ricca documentazione sottoposta agli addetti del Vaticano.

    Di don Giraudo, ad esempio, si parla in un carteggio tra i vescovi savonesi e l’allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Ratzinger, e dei suoi successori, monsignor Scicluna e Ladaria. Sino a oggi, le azioni intraprese sono state sempre rivolte al Vaticano che avrebbe dovuto aprire di sua iniziativa il processo.

    La nuova via Ë, invece, quella di intentare la causa verso le singole diocesi.

    Silvia Campese / SAVONA – IL SECOLO XIX

  • SAVONA: la Diocesi “furbetta” finisce in giudizio e crea il primo precedente italiano

    SAVONA: la Diocesi “furbetta” finisce in giudizio e crea il primo precedente italiano

    È fissata per il 1° ottobre a Savona l’udienza civile che vede le vittime (la prima delle 5 richiedenti) del sacerdote Nello Giraudo citare in giudizio la Diocesi di Savona, che pur sapendo delle tendenze pedofile del suo prete, nulla fece per impedire che questo commettesse altri abusi ai danni di minori cattolici affidati alle sue cure.

    Un precedente storico per l’Italia, che fino ad oggi non aveva mai valutato l’indennizzo di vittime di preti pedofili in assenza una condanna penale.

    La Diocesi di Savona e i suoi vescovi, prima Vittorio Lupi, poi Caloggero Marino, si erano sempre rifiutati persino di riconoscere gli abusi del Giraudo, ben dettagliati dal 1980 persino negli archivi diocesani, anche a fronte del suo patteggiamento del 2012, in favore di una sola delle vittime note, non ancora penalmente prescritta.

    Le parole del Gip Fiorenza Giorgi nell’archiviazione dell’allora vescovo di Savona Dante Lafranconi (salvato dalla prescrizione) furono durissime “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    La Rete L’ABUSO aveva tentato per le restanti cinque vittime una conciliazione con la Diocesi di Savona, ottenendo solo un ulteriore ed irrispettoso affronto alle vittime e al valore della vita umana, che l’attuale vescovo Caloggero Marino avrebbe voluto indennizzare in modo propagandistico e oltraggioso, con l’istituzione di un numero verde, presso il quale non solo le vittime non avrebbero potuto trarre una occupazione lavorativa, ma che addirittura avrebbe indirizzato gli stessi malcapitati utenti, verso le omertose gerarchie cattoliche, oggi quotate solo da certa stampa, ma combattute dalle associazioni delle vittime di tutto il pianeta, per l’omertà e lo spiccato favoritismo nei confronti dei preti criminali.

    E’ stata proprio arroganza dei vescovi, a stimolare il Presidente della Rete L’ABUSO – coinvolto personalmente nell’udienza in oggetto – a procedere a suo personale rischio, reclamando quanto oramai, anche in Italia, la giurisprudenza e la letteratura in materia, da anni riconoscono negli altri paesi.

    Di qui il precedente storico in quanto il Giudice, malgrado la Diocesi rigettando le accuse metta in dubbio persino le tendenze pedofile del Giraudo e invochi la prescrizione, ha deciso di procedere nel giudizio, nominando un perito di fiducia che presterà giuramento nell’udienza del 1° ottobre.

    La difesa della vittima è assegnata all’avvocato Elena Peruzzini, vice Presidente della Rete L’ABUSO che nomina come perito di parte (ctp) la dottoressa Luisa D’Aniello, da anni consulente dell’associazione.

    La Redazione

  • La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    Secondo la CEI, con il nuovo decreto Conte per la fase 2: «Si viola la libertà di culto». «I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale».

    Una affermazione che in altre circostanze potrebbe anche starci, ma detto da chi in sfregio alle leggi, italiane e divine, non ha mai avuto rispetto per i minori, tanto meno ha mai dimostrato intenzione di recuperare il danno fatto ai più deboli (comandamenti 5° e 6°), mentendo per sfuggire alla giustizia (comandamento 8°), violando senza mai pentirsi le più basilari regole di qualunque società civile, la cosa suona molto ipocrita e interessata.

    Ma motiviamo le affermazione fatte (comandamenti 5° e 6°) parlando di quei 150 sacerdoti pedofili condannati in Italia in via definitiva solo negli ultimi 15 anni, che stando alle proiezioni e, per rimanere super partes prendiamo pure quelle più in difetto fatte sulla base degli studi di Andrew_Greeley – un prete cattolico romano, sociologo, giornalista e romanziere popolare, professore di sociologia all’Università dell’Arizona – il numero di vittime risulterebbe 7.500 bambini.

    Se avessimo preso quelle di Richard Sipe – un monaco benedettino citato anche nel film Spotlight – il dato impennerebbe a 37.500 minori.

    Ebbene, al di la del fatto che in Italia, negli ultimi 15 anni il clero abbia prodotto 7.500 oppure 37.500 vittime, la chiesa italiana, non ne ha comunque mai risarcita una sola, quelle poche, hanno ottenuto risarcimenti solo grazie ai tribunali dello Stato italiano, e i preti criminali, quando hanno visto il carcere, appena usciti, sono quasi tutti ritornati al loro posto.

    Ben più ampia e drammatica la seconda motivazione (comandamento 8°) che vede questi stessi vescovi mentire sistematicamente, non solo ai fedeli, ma anche nelle aule di giustizia italiane.

    Prendiamo il caso del vescovo di Savona, Caloggero Marino, che in un procedimento civile tutt’ora in corso, malgrado il documento del 2004 scritto da un suo predecessore – che produciamo a lato – ha mentito spudoratamente, dichiarando riguardo a un suo prete pedofilo, don Nello Giraudo, che la diocesi non ha mai avuto certezza dei fatti.

    Emblematico, per non dire disgustoso, quanto dichiarato dal vescovo di Como Enrico Coletti, oggi in pensione, da monsignor Enrico Radice e dal numero 2 del Vaticano Angelo Comastri, che insabbiarono quello che tutti conosciamo come il caso dei chierichetti del papa, per non parlare del presunto accusato, Gabriele Martinelli, nel frattempo diventato, come nulla fosse, sacerdote.

    Bugie, insabbiamenti, ritorsioni che nella chiesa sono la prassi abituale, come testimonia un nostro assistito, ricordando il suicidio di don Diego Pirovano,  avvenuto pochi giorni fa a Cologno.

    Ecco perché troviamo davvero così di cattivo gusto il reclamo dei vescovi italiani, che spiace tanto per i fedeli, ma prima di riaprire le chiese, farebbero bene a fare tanta pulizia, sopratutto tra le gerarchie, perché come è giusto che ci sia il diritto di culto, è ancor più giusto e doveroso che i minori abbiano il diritto alla tutela e alla salute !

    Francesco Zanardi

  • Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    Preti pedofili, le voci di chi ha subito abusi: «Tanti vescovi contro il Papa»

    di Gian Guido Vecchi – «Come vittima e sopravvissuto, ringrazio il Papa per il suo coraggio. Io so che nella Curia e in tutto il mondo ci sono cardinali e vescovi contro di lui, gente che finora si è nascosta dietro il segreto pontificio — leggi l’approfondimento su che cos’è — per coprire il terrore e insabbiare. È caduta una muraglia oscura». Al telefono con il Corriere, la voce di Juan Carlos Cruz, 56 anni, suona sollevata prima che felice, come si fosse tolto un peso. Era ancora un adolescente quando subì abusi dal sacerdote pedofilo seriale Fernando Karadima, spretato da Francesco l’anno scorso. Potente e temuto fin dagli anni di Pinochet, nella parrocchia di El Bosque a Santiago, Karadima è all’origine degli scandali che hanno devastato la Chiesa cilena, una delle prove più difficili del pontificato. Con altre due vittime di Karadima, un anno e mezzo fa, Cruz era stato ricevuto da Francesco a Santa Marta, «voglio che nessuna vittima si senta più sola». Le denunce erano rimaste inascoltate per anni, vescovi e cardinali cileni gli davano del calunniatore. «Ne avevamo parlato al Papa, certo. Ma come noi, tante vittime non hanno smesso di chiedere l’abolizione del segreto pontificio. Così si fa giustizia e trasparenza».

    Considerazioni che si ripetono, in chi ha patito violenze e incredulità. Alessandro Battaglia, 22 anni, vorrebbe non pensarci più. «Si figuri che neanche lo sapevo. Però sono contento, chiaro. Lo chiedevamo da anni. Certo i vescovi non hanno più scuse, ora: non potranno insabbiare con la scusa che rischiano la scomunica». Alessandro era un ragazzino legato alla sua parrocchia, a Rozzano, diocesi di Milano. «Andavo in oratorio ogni giorno, ero uno scout, cantavo nel coro, i miei amici erano lì: a quindici anni, per me, l’oratorio era tutta la vita», raccontava nei giorni dell’incontro in Vaticano per la protezione dei minori. Lo ha ripetuto fin da quella notte: «Sono stato abusato alla fine del 2011 da don Mauro Galli». Don Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Ma intanto sono passati anni di inerzia, coperture. «La Chiesa è così, una macchina lentissima, però bisogna apprezzare le cose positive, e questa decisione lo è». Una decisione che ha fatto il giro del mondo.
    La signora Marie Collins, irlandese di Dublino, aveva tredici anni quando fu abusata da un sacerdote negli anni Sessanta. Nel 2014 fu nominata da Francesco nella prima Commissione antipedofilia, tre anni più tardi si dimise contro le resistenze vaticane. Ora commenta, asciutta: «Una notizia eccellente. Lo avevamo raccomandato durante il primo mandato della commissione, è bello vedere che è stato applicato. Finalmente un cambiamento reale e positivo».
    Anche Miguel Hurtado, 36 anni, ha l’aria sollevata: «Una buona notizia, una richiesta storica delle organizzazioni di vittime dei preti pedofili». La sua storia riguarda il monastero di Montserrat, in Catalogna. «Avevo sedici anni, fui abusato da un monaco benedettino, Andreu Soler, che guidava il nostro gruppo scout». Anche qui denunce ignorate, silenzi.
    Ora sospira: «Mai più casi trattati in segreto. I vescovi devono collaborare con la giustizia e consegnare i documenti interni». Si vedrà. Francesco Zanardi, fondatore di «Rete l’Abuso», osserva: «La Procura di Roma ha mandato una rogatoria per acquisire gli atti del fascicolo di don Gabriele Martinelli sugli abusi nel preseminario San Pio X, il collegio dei chierichetti del Papa. Ora vedremo l’efficienza della norma». Zanardi ha 48 anni, ne aveva undici quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, andò avanti tre anni». Resta la faccenda dell’obbligo di denuncia alle autorità civili, che in Italia non c’è per i preti: «Ma questa è una vergogna italiana: è il nostro Stato a doverlo disporre, almeno per i vescovi».
    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-voci-chi-ha-subito-abusi-tanti-vescovi-contro-papa-425eb360-210c-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml