Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Quella Chiesa che odia i bambini

    Quella Chiesa che odia i bambini

    Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.

    A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.

    L’ultima, in ordine di tempo, a fare i conti con questo drammatico problema è stata la Chiesa svizzera, all’interno della quale sarebbero avvenuti migliaia di casi di violenza sessuale su minori a partire dalla metà del secolo scorso, ma non vi è però Paese in cui la Chiesa cattolica operi che si possa dire scevro da tali episodi.

    L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.

    Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.

    Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.

    Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.

    Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.

    Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.

    Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    “Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1698243/abusi-chiesa-casi-sacerdoti-interno-vittime-boston-scandalo-pedofilia-mondo

  • Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    di Federico Tullli – L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va

  • Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    • 1-Francesco Zanardi; Presentazione

    Buongiorno a tuti e benvenuti a questa prima edizione del TG news.

    Presento subito i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;

    Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista

    Pierelisa Rizzo – ANSA Sicilia

    Federica Tourn – Giornalista indipendente

    Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia

    Alessio Di Florio – Redattore Word News

    Antonio Messina – Sopravvissuto

    Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete

    Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di oggi saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.

    Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0

    Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.

    Ma le cose stanno davvero così ?

    Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogniuno possa maturare la propria idea sui fatti.

    Lascio ora la parola ai colleghi e alla prima edizione.

    Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video, anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music

    Ci rivediamo a fine TG negli SPECIALI, l’approfondimento di questa edizione – Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


    • 2- Ludovica Eugenio; Troppe cause legali per abusi: arcidiocesi di san Francisco in bancarotta

    L’arcidiocesi di San Francisco in California ha dichiarato bancarotta a causa di circa 500 cause legali intentatele per abusi sessuali del clero su minori. Lo ha annunciato il 20 agosto l’arcivescovo, Salvatore Cordileone, affermando di aver presentato un’istanza di amministrazione controllata al tribunale fallimentare secondo il capitolo 11: un dispositivo del diritto statunitense che consente al debitore di elaborare un piano di riorganizzazione, bloccando nel frattempo tutte le cause in corso.

    Il New York Times il 21 agosto sottolinea come il provvedimento abbia lo scopo di proteggere l’arcidiocesi dalle numerose cause civili intentate contro di essa ai sensi di una legge statale del 2019 che ha aperto per 3 anni una “finestra di deroga alla prescrizione” per abusi su minori altrimenti prescritti. Analoghe finestre sono state aperte lo stesso anno da 24 diocesi e 3 territori d’oltremare; per la California è la seconda, dopo quella del 2003 che ha portato a risarcimenti ai sopravvissuti per 70 milioni di dollari, grazie alla vendita di proprietà e a fondi assicurativi. Maine e Vermont hanno aperto “finestre permanenti” per consentire la denuncia, a prescindere dal momento del presunto abuso.

    Ora San Francisco, 450.000 cattolici, è la terza arcidiocesi californiana a presentare istanza di fallimento quest’anno, dopo Oakland e Santa Rosa ed entro la fine dell’anno sarà la volta di San Diego. Nello Stato di New York, sei delle otto diocesi hanno già dichiarato bancarotta.

    Secondo un database citato dal NYT, curato da Marie Reilly, docente della Penn State Law, attualmente sono 12 le diocesi e arcidiocesi negli Stati Uniti coinvolte in procedure di fallimento; una trentina in totale quelle che ne hanno avviata una e 17 hanno ormai completato il processo. E non solo: il database mostra che a dichiarare bancarotta sono anche alcune congregazioni religiose.

    Fonte: New York Times


    • 3- Federico Tulli; Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va


    • 4- Federica Tourn

    A- Diocesi offre 25mila euro alla vittima con la clausola del silenzio

    Erano ormai quasi vent’anni che Massimiliano Gamalero bussava alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo: nessuno gli aveva mai dato retta. Oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, ha compiuto 74 anni, ecco che alla vittima arriva una proposta di risarcimento firmata dallo stesso sacerdote, a titolo di riparazione per le violenze subite. Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi portatore dell’offerta è monsignor Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui, a cui don Bottero appartiene. Ma c’è il trucco: infatti l’accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l’impegno del prete verrà meno.

    Insomma: ti paghiamo, ma tu non dirlo a nessuno.

    Questo non è l’unico caso in cui alle vittime di abuso clericale è stato offerto un risarcimento in cambio del silenzio e la cifra si attesta quasi sempre sui 25mila euro. Gamalero ha rifiutato la proposta della diocesi ma molti altri, spinti dal bisogno o dalla vergogna, hanno accettato.

    B- Parroco accusato di pedofilia ritrovato in un’altra parrocchia sotto falso nome

    Diverso il caso di don Silverio Mura, 64 anni, un sacerdote originario di Ponticelli (Napoli): nel 2010 è accusato da Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, di averlo ripetutamente stuprato quando era ragazzino: i fatti risalgono a trent’anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto; tuttavia a novembre 2021 il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Don Mura, con il falso nome di don Saverio Aversano, ha esercitato per quasi due anni come parroco a Montù Beccaria (Pavia), prima di essere riconosciuto da una parrocchiana e scomparire. Attualmente risulta ancora irreperibile.

    C- Diocesi e parrocchia di Bolzano condannate a pagare 700mila euro di risarcimento per un caso di pedofilia

    A Bolzano, la sezione civile del tribunale della città aveva condannato ad agosto 2013 la diocesi e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivamente 700.000 euro, oltre agli interessi legali, per il caso di don Giorgio Carli. Nel 2009 il sacerdote bolzanino era stato prosciolto per prescrizione in Cassazione dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana minorenne all’epoca dei fatti. In secondo grado era invece stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione.

    (Fonti per i casi di Bottero e Mura: Domani; per il caso di Carli: Ansa)


    • 5- Alessio Di Florio; Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    ANSA – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.

    La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.

    Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.

    Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.

    Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    AGI – il 30 ago. Un’altra querela per la giornalista, sempre dai legali di don Rugolo per la quale prendono posizione anche la Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa che esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.


    • 6- Pierelisa Rizzo; Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”

    Il Tribunale di Firenze lo scorso marzo ha assolto, al termine del rito abbreviato, due ragazzi appena maggiorenni accusati di stupro di gruppo. Un terzo ‘partecipante’, minorenne, era già stato giudicato dal tribunale minorile. Le motivazioni della sentenza, che giunge 4 anni dopo i fatti, fanno discutere. Secondo i giudici, la condotta di questi ragazzi, non integrerebbe il reato perchè avrebbero, di fatto, avuto una percezione sbagliata sulla volontà della ragazza. Dunque, la violenza sessuale c’è stata ma, per come sarebbe stato acquisito una sorta di “falso consenso” da parte dei giovani, “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”. Secondo i magistrati l’agire dei ragazzi sarebbe stato condizionato “da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante da un deficit educativo e, comunque, frutto di una concezione assai distorta del sesso”. A pesare su questa sentenza ci sarebbe il fatto che la ragazza avrebbe avuto in passato rapporti con uno dei giovani, anche in presenza di altre persone. Dunque, era scontato, per il gruppo, che era una che acconsentiva. La violenza si sarebbe consumata in una festa, con alcool e fumo in abbondanza, festa alla quale erano presenti decine di persone, nei pressi di Rufina, un comune di poco più di 7 mila anime, nell’hinterland di Firenze. Acclarato dai giudici, che la giovane, appena maggiorenne sarebbe stata in una condizione psicofisica alterata e, dunque, non in grado di esprimere un vero e proprio consenso. E nonostante i magistrati abbiamo accertato , sono parole del giudice che ha assolto i giovani, “atti sessuali non pienamente voluti” sono state messe in dubbio le dichiarazione della ragazza definite “non pienamente  credibili e di  “scarsa attendibilità”. Una sentenza quella di Firenze che riporta allo stupro di gruppo, avvenuto nella notte tra il 6 e 7 luglio a Palermo.  La ragazza conosceva solo uno dei suoi aggressori, lo stesso che poi ha ripreso le violente scene con il cellulare. Anche lei, volontariamente, si era seduta al tavolo con i sui carnefici ed era stata fatta, appositamente, ubriacare per bene. Sollevata di peso e trascinata, è stata violentata dopo essere stata colpita da calci e pugni, in un cantiere abbandonato del Foro Italico Era convita che quei ragazzi l’avrebbero riaccompagnata a casa.

    “Quello che ci colpisce e ci fa infuriare della sentenza di Firenze, è che, nonostante venga riconosciuto l’atto di violenza lo si giustifichi spostando sulla ragazza, la vittima, la responsabilità di non aver dissentito abbastanza”. Commenta così all’Adnkronos, Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna.

    “In realtà – prosegue Ercoli – sembra che questo dissenso ci sia stato e quindi ci viene da pensare che ai due ragazzi venga riconosciuta una maggiore credibilità rispetto alla vittima”.

    Pierelisa Rizzo

    Fonti.firenzetoday.it, Adnkronos


    • 7- Alessio Di Florio; Tonache in chat

    Alcuni recenti fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione sul web, sulla diffusione di materiale online legati a stupri e abusi sessuali.

    Su internet e la sua moralità da tempo prendono ripetutamente posizione i moderni “guardiani della moralità”, dal vaticano in giù. Ci si aspetterebbe quindi una loro totale lontananza da quel che condannerebbero.

    La realtà, come spesso accade, è ben diversa dalle prediche. Ci sono state in passato notizie di chat e di adescamenti online, anche di minori, che hanno coinvolto preti. E basta un secondo di ricerca con il principale motore di ricerca per trovare oltre 9 milioni e mezzo di risultati, nella prima pagina la quasi totalità sono notizie legate a chat sessualmente esplicite e anche di reati sessuali e pedofilia.

    Fonte: Alessio Di Florio


    • 8- Antonio Messina; Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    L’associazione SNAP, dei sopravvissuti agli abusi del clero in Nuova Zelanda, lo scorso giugno ha inoltrato una nuova lettera a Papa Francesco, dopo che le precedenti missive non hanno ottenuto alcuna risposta. 
Nella lettera a sua santità, la SNAP torna a denunciare la delusione per le mancate risposte da parte del Vaticano.

    ” Siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando le denunce a danno dei sopravvissuti alle violenze e agli abusi clericali, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini” dicono. Si tratta dunque, di una storia senza fine per i sopravvissuti a gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda che vengono nuovamente maltrattati e, quello ancora più grave che  i predatori sessuali di bambini, clericali e religiosi, rimangono impunemente al loro posto. L’assurdo è che gli imputati spesso sono giudici di processi in cui sono accusati. L’associazione dei sopravvissuti agli abusi della Nuova Zelanda sono preoccupati, anche per le ingenti somme di denaro dei fedeli spesi per pagare gli avvocati dei preti pedofili. Ci sono orde di avvocati cattolici che lavorano al soldo dei vescovi e dei leader delle congregazioni che, di fatto, hanno ostacolato le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi mentre, invece, affermano di collaborare.

    “Crediamo – scrivono in una nota stampa – che queste false dichiarazioni debbano finire”. Da qui, questa seconda lettera aperta a Papa Francesco per chiedere ai vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda di farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati e di chiederne conto per non aver rispettato le richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.

    Fonte: SNAP New Zealand


    GLI SPECIALI – Questa settimana

     

  • I preti spagnoli accusati di abusi sui minori negli Stati Uniti che sono caduti fuori dai radar

    I preti spagnoli accusati di abusi sui minori negli Stati Uniti che sono caduti fuori dai radar

    Manuel Fernández è un prete spagnolo che è stato ordinato sacerdote nel 1959, finendo nel New Jersey nel 1979. Ma nel 2002 è stato accusato di abusi sui minori – avvenuti negli anni ’80 – ed è stato rimosso dal suo incarico.

    Tuttavia, Fernández è poi tornato nella sua diocesi nella città di Ourense, nel nord-ovest della Spagna. Da lì ha continuato a fare il prete, vivendo tranquillo, senza che nessuno nella comunità sapesse del suo passato. L’ufficio del vescovo non ha preso alcuna misura speciale, sostenendo che non c’era traccia del suo passato dall’altra parte dell’oceano.

    Fino ad ora, questo caso era totalmente sconosciuto in Spagna. Ma non è l’unico ad essere venuto alla luce di recente. Ci sono stati diversi casi di preti spagnoli che sono stati accusati di pedofilia negli Stati Uniti, senza alcuna divulgazione pubblica. EL PAÍS ha scoperto per la prima volta un caso come questo nel 2018, riguardante Francisco Carreras. Nel 1984 fu inviato a Salamanca da Miami con un avvertimento su quanto fosse pericoloso. Eppure, nel corso di tre decenni, è riuscito a commettere dozzine di abusi in tutta la provincia spagnola, spostandosi di città in città.

    In alcuni casi, questi religiosi sono tornati in Spagna in fuga e sono riusciti a sfuggire al rilevamento. Questo giornale ha identificato un totale di 15 sacerdoti spagnoli con chiare accuse o condanne, insieme ad altri cinque imputati (che non sono stati inclusi in questo articolo) le cui indagini sono state inconcludenti.

    Le informazioni sono state raccolte dai dati diffusi dai media statunitensi e dalla stessa Chiesa cattolica.

    Allo stesso modo, ci sono religiosi degli Stati Uniti e di altri paesi – tutti accusati di abusi negli Stati Uniti – che, a un certo punto, sono finiti sul suolo spagnolo. EL PAÍS ha registrato sei di questi casi, aggiungendo tasselli al puzzle riguardante la Chiesa cattolica in Spagna, che ha collaborato a malapena con gli inquirenti per aiutare a far conoscere la verità su questi molestatori.

    Il recente caso della Bolivia – dove nelle scorse settimane sei sacerdoti gesuiti spagnoli sono stati accusati di abusi – è frutto di informazioni scoperte da EL PAÍS, dopo che questo giornale ha avuto accesso al diario di un sacerdote pedofilo deceduto, Alfonso Pedrajas . Gli appunti dell’autore indicano che, spesso, il trasferimento di un sacerdote in un altro paese è avvenuto proprio a causa di accuse di abusi in Spagna.

    Tuttavia, in diversi casi negli Stati Uniti, questo fenomeno si è verificato anche al contrario, con sacerdoti fuggiti in Spagna dopo essere stati accusati, arrivati ​​nel Paese mediterraneo con una cartella pulita. In teoria, le diocesi cattoliche di partenza dovrebbero informare le diocesi di destinazione dell’accaduto. Ma non è nemmeno chiaro se la Chiesa non fosse a conoscenza delle accuse negli Stati Uniti contro il clero, o se la Chiesa lo sapesse e abbia deciso di non fare nulla. Ad ogni modo, in Spagna, le tracce di diversi sacerdoti si sono raffreddate, poiché è stato impossibile determinare le loro diocesi di provenienza per chiedere spiegazioni. Naturalmente, la Chiesa cattolica spagnola ha certamente queste informazioni e potrebbe rilasciarle se lo desiderasse.

    Il caso più antico riguarda il sacerdote gesuita Segundo Llorente. Nato nel 1906 in una cittadina della provincia spagnola di León, fu assegnato a una comunità indigena dell’Alaska. È persino diventato un politico locale nella legislatura statale. E, nonostante tutti i crimini che ha commesso, la sua immagine in Spagna rimane impeccabile. Tra i gesuiti, è una figura leggendaria: la sua voce su Wikipedia elenca tutti i suoi successi, senza una sola menzione delle accuse di abuso.

    Ci sono molti altri casi di decenni fa di sacerdoti che hanno lasciato la Spagna dagli Stati Uniti come giovani missionari. Molti hanno vissuto il resto della loro vita in Nord America, ma altri hanno scelto di tornare in Spagna come mezzo di fuga. In diversi di questi casi il mistero continua, visto il silenzio delle diocesi. Il sacerdote Jesús García, ad esempio, è stato accusato di abusi nel 1995, in Texas. Successivamente è tornato in Spagna, dove è approdato nella diocesi di Alcalá de Henares, a Madrid, per poi essere collocato in diverse parrocchie. L’ufficio del vescovo si è rifiutato di fornire dettagli sul caso, limitandosi a rispondere a EL PAÍS affermando di aver informato delle accuse il Difensore civico e la Conferenza episcopale spagnola.

    Un caso che illustra l’altro fenomeno – di preti non spagnoli accusati negli Stati Uniti poi finiti in Spagna – è quello del sacerdote peruviano Edgardo Arrunategui Jiménez. Dopo essere stato accusato in California, ha lasciato gli Stati Uniti, ha coperto le sue tracce ed è riuscito a stabilirsi nelle parrocchie di Madrid tra il 2004 e il 2008, cambiando talvolta nome. L’arcidiocesi cattolica romana di Madrid ora conferma che si trovava effettivamente nella zona, ma afferma che è arrivato dal Perù – la sua diocesi originaria – senza alcuna segnalazione negativa, pur affermando che non ci sono denunce contro di lui in Spagna. Al momento non si sa dove si trovi.

    Tutti questi casi – insieme a molti altri – sono stati nascosti al pubblico, persi tra le migliaia di accuse emerse dal 2002, quando il Boston Globe ha denunciato lo scandalo degli abusi sessuali all’interno dell’arcidiocesi di Boston. Da allora, numerosi media e organizzazioni delle vittime hanno pubblicato enormi quantità di informazioni sui casi nascosti. Negli ultimi anni sono stati istituiti database, come quello di BishopAccountability.org , che include i profili di ogni vescovo, sacerdote, suora, fratello e seminarista degli Stati Uniti accusati di abusi sessuali su minori.

    In Spagna, questo lavoro è svolto da EL PAÍS dal 2018, visto il rifiuto della Chiesa cattolica di rivelare ciò che sa e rendere pubbliche le informazioni. Il database gestito da questo giornale — aperto nell’aprile 2021, l’unico esistente in Spagna — riunisce tutti i casi che sono venuti alla luce, attraverso i media e le sentenze dei tribunali, nonché quelli che sono stati direttamente ammessi dal Chiesa. Attualmente il database conta 959 imputati, che hanno abusato di un totale di almeno 1.922 vittime. Quando questo giornale iniziò a lavorare, erano noti solo 34 casi.

    Un anno fa, l’Ombudsman – incaricato dal Congresso dei Deputati spagnolo – ha avviato un’indagine sulla pedofilia all’interno della Chiesa cattolica di Spagna. Tuttavia, questo rapporto richiederà ancora tempo: non c’è una scadenza. Allo stesso modo, la Conferenza episcopale spagnola ha affidato un’indagine interna a uno studio legale — guidato da un membro dell’Opus Dei — che ha presentato il suo rapporto in ottobre. Sebbene la Conferenza episcopale assicuri al pubblico che le diocesi spagnole hanno fornito tutte le informazioni di cui dispongono, resta da vedere se il loro grado di trasparenza sarà all’altezza degli standard degli Stati Uniti.

    Negli Stati Uniti, a differenza della Spagna, la Chiesa cattolica ha già intrapreso nel 2004 un’importante operazione di trasparenza che ha portato a una valanga di dati. La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha ordinato un’indagine guidata da un consiglio di laici, che ha commissionato uno studio statistico al John Jay College of Criminal Justice della City University di New York. I dati — del periodo 1950-2002 — sono stati forniti dalle stesse diocesi. La Conferenza ha anche reso pubblici gli archivi: le diocesi dovevano diffondere elenchi con nomi e cognomi. Il risultato finale è stato che in passato erano stati incriminati 4.392 sacerdoti residenti negli Stati Uniti, il 4% del clero. Avevano abusato di un totale di almeno 10.667 vittime. Solo il 5% di questi casi di abuso era stato portato in tribunale.

    Questo era solo l’inizio. Le inchieste giornalistiche e le denunce hanno continuato a portare alla luce i nomi, permettendo di incrociare i dati e seguire le tracce di sacerdoti accusati di abusi sui minori che, scoperti, hanno cambiato sede. Tra loro c’erano anche spagnoli, oltre a preti accusati non spagnoli che partirono per la Spagna.

    Di seguito sono elencati 21 dei sacerdoti accusati o condannati, secondo i registri statunitensi: 15 spagnoli e sei stranieri, tutti passati per la Spagna a un certo punto. Sono state chieste informazioni a tutte le diocesi nordamericane coinvolte. Finora, pochissimi hanno risposto.

    Julian Sanz
    Sacerdote spagnolo della diocesi di Tucson, in Arizona, è stato condannato nel 2003 a cinque anni di carcere per aver abusato di due minori. Nel 2010 è stato espulso dal clero.

    Nato nel 1949, Julián Sanz è stato ordinato sacerdote nel 1977. Tre anni dopo è arrivato nella diocesi di Tucson, in Arizona. Nel 2002, un uomo accusò Sanz di aver abusato sessualmente di lui . Dopo quella causa, circa un anno dopo, fu accusato di aver abusato di un altro minore, nel lontano 1982.

    Sanz è stato finalmente arrestato nel 2003. Ha ammesso le accuse ed è stato condannato a cinque anni di carcere. Nel 2010 è stato rimosso dal sacerdozio. Appare nell’elenco dei sacerdoti della diocesi di Tucson del 2019 che sono stati credibilmente accusati di abusi .

    Secondo Llorente
    Prestigioso sacerdote gesuita, ha trascorso 40 anni a svolgere il suo ministero in zone remote dell’Alaska. È stato eletto alla legislatura statale. Morì nel 1989. Nel 2004 iniziarono ad essere mosse contro di lui accuse di abusi sui minori.

    Llorente era un sacerdote gesuita spagnolo, filosofo e scrittore. All’età di 13 anni entrò nel seminario di León, in Spagna. Arrivò in Alaska nel 1935, dove trascorse quattro decenni ministrando in remote città del territorio, mentre imparava le lingue indigene. È stato persino eletto rappresentante nella legislatura statale – diventando il primo prete cattolico a far parte di una legislatura nordamericana – ed è considerato un co-fondatore dello stato dell’Alaska, che è stato ammesso come 49esimo stato nel 1959 .

    Llorente morì nel 1989 e fu sepolto in un cimitero indiano a De Smet, Idaho, dove in genere solo gli indiani nativi americani possono essere sepolti su loro richiesta. È stato anche nominato figlio prediletto della sua città natale di León. Tuttavia, la sua immagine iniziò a oscurarsi nel 2004, quando fu accusato di atti di abuso sessuale avvenuti tra il 1956 e il 1957 . Secondo le accuse, Llorente avrebbe invitato a casa sua un bambino di sei o sette anni in più di quattro occasioni, dopo la lezione di catechismo. Nel 2005 un’altra vittima accusò il sacerdote. Entrambe le vittime hanno ricevuto un risarcimento economico dalla Chiesa cattolica, anche se due denunce sono ancora pendenti. Llorente è incluso in un elenco di sacerdoti gesuiti con accuse credibili , pubblicato dalla provincia occidentale dei gesuiti nel 2018.

    José Mena
    È stato accusato di tre accuse di abusi sui minori in Florida: la sua diocesi ha pagato $ 150.000 di danni. È tornato in Spagna nel 2005, all’età di 76 anni, ma non si sa dove sia stato successivamente assegnato.

    Nata nel 1929, Mena è stata ordinata nel 1961. Non si sa se sia avvenuta in Spagna o negli Stati Uniti. Nel 1965, mentre prestava servizio in Florida, fu accusato di aver ripetutamente abusato sessualmente di un bambino. La causa è stata intentata nel 2005 e la diocesi di St. Augustine ha concordato con la vittima una somma di $ 150.000. Nel 2008 è stata intentata un’altra causa contro di lui. Secondo il Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP) , “Mena ha ripetutamente accarezzato, sodomizzato e costretto il ragazzo a fare sesso orale” durante gli anni ’70. Nel 2009, un’altra vittima lo ha citato in giudizio.

    Dopo le prime accuse nel 2005, Meta è stato rimosso dal suo incarico. Successivamente è tornato in Spagna, anche se non si sa dove sia stato successivamente assegnato, se siano state prese misure contro di lui o se gli sia stato permesso di mantenere i contatti con i minori.

    Giovanni Peris
    In realtà il suo nome è Juan, o Vicente, a seconda dell’anagrafe consultata. Peris era un prete spagnolo di stanza nello stato del New Mexico, accusato di aver abusato di un minore nel 1995. Poi è tornato in Spagna, anche se non è chiaro dove abbia vissuto esattamente il resto dei suoi anni.

    Sebbene sia elencato come “John” nei registri statunitensi, il suo nome di battesimo è in realtà Juan, anche se a volte viene indicato come Vicente. Fu ordinato sacerdote nel 1934, in Spagna o negli Stati Uniti.

    Era parroco nella città di Anton Chico, New Mexico. Ha anche servito come missionario in piccole città in tutto lo stato. Nel 1995, un uomo di 51 anni accusò Peris di aver abusato sessualmente di lui per diversi mesi quando era bambino, nel lontano 1957. Secondo quanto riferito dai media locali, l’attore all’epoca aveva 13 anni — lui viveva nella parrocchia di Anton Chico, per poter prendere lo scuolabus, che passava lontano dal suo paese natale. Peris è tornato in un quartiere sconosciuto in Spagna dopo la denuncia: ormai sarebbe morto. Appare in un elenco di preti accusati, pubblicato dall’arcidiocesi di Santa Fe.

    Andrew Roy è in realtà uno spagnolo: Andrés Rodríguez. Nel 2003, un residente di Richmond, in Virginia, ha intentato una causa contro la diocesi di stato per 5 milioni di dollari , che alla fine è stata archiviata. Ha affermato che i responsabili sapevano che Roy – un prete nella città di Hopewell – aveva abusato di lui tra il 1962 e il 1966 e non aveva fatto nulla al riguardo. All’epoca la vittima era un chierichetto di 10 anni. Il querelante ha affermato che lo scandalo degli abusi sessuali in chiesa scoppiato a Boston nel 2002 ha riportato alla memoria gli abusi subiti da Rodríguez, avvenuti sia nella parrocchia che nella scuola elementare della città.

    I dati disponibili per Rodríguez indicano che fu ordinato sacerdote nel 1936, a Los Angeles. Arrivò in Virginia nel 1956 e continuò a svolgere il ministero fino al suo pensionamento nel 1981. Nel 2004, dopo essere stato accusato, viveva già in Spagna, ma il suo luogo esatto di residenza rimase sconosciuto. Quando è stato accusato, Rodríguez aveva 92 anni e soffriva di Alzheimer, secondo la diocesi di Richmond, in Virginia.

    Gabriel Salinas
    Uno dei casi più antichi, Salinas è stato il primo agostiniano ad arrivare negli Stati Uniti. Nato nel 1892, fu estromesso e riassegnato dopo essere stato accusato di aver abusato sessualmente di un minore in California, alla fine degli anni ’60. Questa informazione è venuta alla luce nel 2004, molto tempo dopo la sua morte.

    Salinas nacque in Spagna nel 1892 e fu ordinato sacerdote nel 1909. Fu il primo agostiniano ad andare negli Stati Uniti. Per la maggior parte dei suoi 55 anni di sacerdozio, è stato membro dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti negli Stati Uniti. Ha trascorso tre decenni a Omaha, nel Nebraska.

    Nel 1957, Salinas fu trasferito ad Atwater, in California, dove fu accusato di aver abusato sessualmente di un minore tra il 1958 e il 1960 , come rivelato in un rapporto del 2004 dall’arcidiocesi di Los Angeles. Il rapporto spiegava che una volta era stato rimosso dall’incarico e riassegnato a una parrocchia rurale per tre anni. SNAP ha chiesto all’arcivescovo di rilasciare le informazioni su Salinas ai cattolici del Nebraska : “Questo predatore ha trascorso più di 30 anni in Nebraska, quindi è sciocco pensare che abbia aggredito bambini in California, ma mai a Omaha”. Salinas morì nel 1972, dopo essere stato investito da un’auto a Los Angeles. Appare in un elenco di preti accusati di abusi, diffuso dall’arcidiocesi di Los Angeles.

    José I. Ugarte
    Nato in Spagna e ordinato sacerdote a Los Angeles, è accusato di aver drogato e stuprato un ragazzo in un hotel di Ensenada, in California, alla fine degli anni ’70 e di aver abusato di un ragazzo di 17 anni nel 1983. È stato espulso dagli Stati Uniti nel 1995 e inviato a Vitoria-Gasteiz, Spagna, sotto la supervisione del vescovo della diocesi cattolica romana di Vitoria.

    Nato a Delika, in Spagna, nel 1941, Ugarte è stato ordinato sacerdote nell’arcidiocesi di Los Angeles nel 1971. È accusato di aver drogato e stuprato un bambino in un hotel di Ensenada , in California, alla fine degli anni ’70 e di aver abusato sessualmente di un 17- ragazzo di un anno nel 1983. Questi reati sono venuti alla luce nel 2013, quando sono stati aperti gli archivi dell’arcivescovo ed è emersa documentazione nascosta. Nel primo caso, il bambino è finito sotto shock. Il prete ha detto che era troppo drogato per ricordare cosa fosse successo: le autorità non hanno intrapreso ulteriori azioni. Una delle ultime vittime ha raccontato di aver subito abusi in 15 occasioni e, dopo ciascuna delle aggressioni, Ugarte ha assolto la vittima dai suoi peccati.

    L’arcidiocesi di Los Angeles ha svolto un’indagine e, nel 1995, l’arcivescovo Mahony ha ordinato a Ugarte di tornare in Spagna, nella diocesi di Vitoria, sotto la supervisione del vescovo locale. A Ugarte – a cui era vietato officiare messe pubbliche – fu ordinato di stabilirvi la sua residenza e di cercare un lavoro regolare. Gli fu anche proibito di tornare negli Stati Uniti per un periodo di sette anni senza l’espresso consenso della Chiesa.

    Emilio Roure
    Ordinato sacerdote a Barcellona nel 1920, si recò negli Stati Uniti nel 1931. Qui passò per le diocesi di Los Angeles, Tucson ed El Paso. Morì nel 1964. Nel 2019 fu accusato di abusi dalla diocesi di El Paso, Texas e dalla diocesi di Las Cruces, New Mexico.

    Rourre è stato ordinato sacerdote a Barcellona, ​​nel 1920. L’Official Catholic Directory indica che potrebbe essere arrivato negli Stati Uniti nel 1931. Ha lavorato prima a Los Angeles, poi a Tucson, Arizona e Gallup, New Mexico. Nel 1945 fu incaricato di diverse parrocchie sotto la diocesi di El Paso, Texas. Nel 1965, durante un viaggio a Barcellona per visitare il fratello, morì. Dal 2019 è stato pubblicamente elencato come un molestatore che ha commesso atti di pedofilia mentre prestava servizio sotto la giurisdizione delle diocesi di El Paso e Las Cruces.

    Jesús Garcia
    Accusato di abusi negli Stati Uniti nel 1995, è tornato in Spagna, nella diocesi di Alcalá de Henares, a Madrid. La denuncia è stata infine respinta, anche se varie diocesi nordamericane ritengono credibili le accuse. Questo ufficio episcopale si è rifiutato di fornire dettagli sul caso di García, rispondendo solo a EL PAÍS dicendo che ne ha informato il Difensore civico e la Conferenza episcopale spagnola (ECC).

    Nato a Burgos, in Spagna, nel 1957, García ha studiato nel seminario della città fino al penultimo anno, quando si è trasferito negli Stati Uniti, come conferma l’arcidiocesi di Burgos, che fa notare anche di non aver più avuto notizie di questo sacerdote.

    Secondo le informazioni della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, García è stato ordinato sacerdote a Burgos nel 1984. Dal 1983 ha iniziato a prestare servizio sotto la giurisdizione della diocesi di Corpus Christi, Texas. Lì, è stato accusato di aver drogato e stuprato quattro bambini e un uomo tra il 1991 e il 1994. In quel periodo è andato in Spagna – il suo nome compare nei registri della diocesi di Alcalá de Henares. Tuttavia, nel 1996, è tornato volontariamente in Texas ed è stato arrestato. Quando il suo processo si è concluso nel 1997, le accuse sono state archiviate, ma nel 2019 la diocesi di Corpus Christi lo ha incluso nel suo elenco pubblico di sacerdoti che erano stati credibilmente accusati di aver commesso abusi sessuali. L’istituzione osserva che è stato trasferito nel 2000 e deposto nel 2011.

    Garcia fece causa per essere stato inserito nel registro degli abusatori. Tuttavia, dopo essere stata consultata da EL PAÍS, la diocesi di Corpus Christi ribadisce le informazioni rese pubbliche nel 2019. Tuttavia, l’ufficio vescovile non ha chiarito se abbia informato o meno la diocesi di Alcalá de Henares o la Chiesa spagnola delle accuse depositato contro García negli Stati Uniti.

    Dopo il processo, García tornò definitivamente in Spagna, nella diocesi di Alcalá de Henares a Madrid. EL PAÍS ha chiesto ai vertici della diocesi se hanno ricevuto informazioni sulle accuse contro questo sacerdote negli Stati Uniti – se sono state prese misure contro di lui, se gli è permesso di continuare il ministero, se gli è permesso avere contatti con minorenni e se è mai stato oggetto di denunce penali in Spagna. La diocesi di Alcalá de Henares ha risposto solo per iscritto, indicando che “il difensore civico e la CEE sono già stati informati di questo caso”. L’attuale ubicazione di García non è stata rivelata.

    Manuel Fernández
    Sacerdote della diocesi di Ourense, nel nord-ovest della Spagna, trasferitosi negli Stati Uniti, è stato accusato di abusi sessuali nel 2002 ed è andato in pensione. Tornò quindi nella regione spagnola della Galizia, dove continuò a essere sacerdote. La diocesi di Ourense dice a EL PAÍS che, quando è arrivato, non c’era traccia di tutto ciò.

    Nato nel 1935, Fernández è stato ordinato sacerdote nel 1959, nella diocesi di Ourense. Nei documenti ufficiali, appare di nuovo nel 1979, nel New Jersey. È passato attraverso diverse parrocchie della diocesi di Trenton: nel 2019 è stato incluso nel loro elenco pubblico di sacerdoti che erano stati accusati di molteplici casi di abuso . Il suo caso è venuto alla luce per la prima volta nel 2002, dopo che una donna lo ha accusato di eventi accaduti nel 1982. Successivamente è stato rimosso dal suo incarico, ma poi è tornato a Ourense e ha continuato a essere sacerdote.

    Dopo essere stata contattata da EL PAÍS, la diocesi di Ourense afferma che, quando è arrivato, “non c’erano registrazioni di [accuse] o [processi legali] aperti negli Stati Uniti”. In ogni caso, l’istituzione sottolinea che era già in pensione quando viveva in Spagna e che a Ourense non ci sono mai state denunce contro di lui.

    Già nel 2005 un giornale americano localizzò il sacerdote in Galizia e parlò con lui. Fernández ha detto ai giornalisti di essere tornato in Spagna per vivere la sua pensione e ha negato di essere stato accusato a Trenton, nel New Jersey. Luis Quinteiro – l’allora vescovo di Ourense – “ha rifiutato di rispondere a domande scritte su monsignor Fernández”, secondo il giornale. Ha risposto al giornalista: “Non so che diritto hai di farmi queste domande”. Fernández è morto nel 2006, all’età di 71 anni.

    Emilio Garcia
    È stato denunciato nel 2000 per aver violentato un minore negli anni ’60. Successivamente è tornato in Spagna, anche se non è mai stato rivelato dove si sia stabilito esattamente.

    Emilio García – ordinato sacerdote nel 1957 – è stato accusato di aver stuprato una minore durante gli anni ’60 in Florida, nella diocesi di Orlando. La vittima ha iniziato ad avere ricordi ricorrenti di quanto accaduto nel 2002, dopo che gli abusi nella chiesa di Boston furono denunciati. Secondo quanto ha detto ai media locali, García ha iniziato ad abusare di lei quando aveva 14 anni. Due settimane dopo il suo sedicesimo compleanno, Garcia l’ha invitata nel suo ufficio per ritirare un regalo di compleanno e l’ha violentata. Garcia ha ammesso le accuse. È stato licenziato dal suo incarico ed è tornato in Spagna, anche se la destinazione esatta non è mai stata rivelata. È morto nel 2020, secondo l’ ufficio del procuratore generale della Florida.

    Giuseppe Rossella
    Sacerdote della Sacra Famiglia, giunse negli Stati Uniti nel 1947 e subì numerose accuse di abusi. Tornò in Spagna nel 1972, dove morì.

    Questo sacerdote catalano — nato a Bagà nel 1907 — è stato ordinato sacerdote nel 1930. È arrivato negli Stati Uniti nel 1947. Per i primi tre anni della sua permanenza, è stato spesso trasferito tra parrocchie e stati. Nel corso dei suoi anni come prete, è stato citato in giudizio più volte per aver abusato sessualmente di bambini. Non più tardi del 2010, è stato accusato di aver abusato di due ragazze durante il catechismo .

    Tutte le informazioni sugli abusi sessuali di Rossell sono venute alla luce solo nel 2007, quando la diocesi di San Diego ha reso pubblico il suo dossier. A quel punto era morto da molto tempo, dal 1982. Era tornato in Spagna 10 anni prima di morire. Dal 2007 è nella lista dei sacerdoti della diocesi di San Diego che devono affrontare credibili accuse di abusi.

    Gregorio Sierra Sheridan
    Agostiniano, è stato citato in giudizio da più di nove vittime per abusi sessuali da lui inflitti negli anni ’60, nello stato del Kansas. Tornò in Spagna nel 1983, con una lettera di raccomandazione in mano.

    Sierra è nato a Saragozza, in Spagna, nel 1911. È stato ordinato sacerdote con l’Ordine degli Agostiniani Recolletti nel 1935, anno in cui ha iniziato il suo ruolo di parroco associato nello stato del Kansas. Ha attraversato diversi stati prima di stabilirsi in California, dove è stato accusato per la prima volta da una donna, che ha affermato che Sierra aveva abusato di lei nel 1969, quando aveva otto anni. Nel 2019, altre tre donne lo hanno accusato di atti di abuso sessuale che ha inflitto loro negli anni ’60. E, nel 2020, cinque uomini e donne hanno intentato un’altra causa .

    Una delle vittime maschi ha affermato che Sierra lo aveva violentato quando aveva circa 12 anni. Tuttavia, Sierra è tornata in Spagna nel 1983 con una lettera di raccomandazione. Morì nel 1991, a Saragozza. È in una lista di membri credibilmente accusati della diocesi di San Diego . Questo elenco è stato pubblicato nel 2007 nell’ambito della procedura fallimentare dell’istituto religioso, dopo che erano stati effettuati i pagamenti alle vittime che avevano citato in giudizio.

    Carmelo Garcia
    Membro dell’ordine francescano, lo spagnolo fu inviato a Santa Barbara, in California. È stato accusato di atti di pedofilia tra il 1988 e il 1991. Ha lasciato l’ordine nel 1989 ed è tornato in Spagna, dove da allora le tracce si sono raffreddate.

    Membro dell’ordine francescano, Carmelo García fu inviato a Santa Barbara, in California. Ha commesso abusi tra il 1988 e il 1991, secondo un elenco di sacerdoti credibilmente accusati, pubblicato dalla congregazione locale nel 2019 . Il documento indica che ha lasciato l’ordine nel 1989 ed è tornato in Spagna, ma in seguito non si hanno quasi più informazioni su di lui. L’ordine francescano ammette di aver appreso dei suoi abusi nel 1998, sebbene l’informazione sia stata resa pubblica solo nel 2019.

    Francesco Carreras
    Pubblicato nel 2018, il caso Carreras è stato il primo scoperto da EL PAÍS. È anche uno dei più terribili. Inviato a Miami da Salamanca, fu denunciato per abusi e rispedito in Spagna. Sebbene gli americani abbiano avvertito la diocesi di Salamanca dei suoi crimini, è stato successivamente assegnato alle città di tutta la provincia per un periodo di tre decenni, dove ha commesso dozzine di altre aggressioni sessuali.

    Il caso di Francisco Carreras è stato il primo dei preti spagnoli accusati negli Stati Uniti e trasferiti in Spagna scoperto da EL PAÍS. La storia è stata pubblicata tra il 2018 e il 2019, all’inizio dell’inchiesta sugli abusi all’interno della Chiesa cattolica di Spagna. Carreras — ordinato a Salamanca nel 1973 — si trasferì a Miami nel 1975, dove fu accusato di abusi sessuali. L’arcidiocesi di Miami lo ha rispedito in Spagna nella sua diocesi originaria – quella di Salamanca – e ha avvertito gli spagnoli delle accuse mossegli, come confermato da questo giornale. Carreras è stato comunque assegnato a comuni della provincia di Salamanca tra il 1981 e il 2004, sotto il mandato di tre diversi vescovi. È stato accusato di aver abusato di decine di minori. La diocesi di Salamanca non ha mai dato spiegazioni. Carreras visse in un eremo e morì durante la pandemia.

    Geremia Michael Spillane
    Membro dei Legionari di Cristo, ha studiato in Spagna tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, prima di tornare negli Stati Uniti. Lì, è stato condannato a due anni di arresti domiciliari dopo aver tentato di flirtare online con un minore. È stato espulso dall’ordine nel 1998.

    Spillane – cittadino americano e membro dei Legionari di Cristo – studiava nelle scuole gestite dall’ordine religioso in Spagna durante la fine degli anni ’80 e ’90, secondo i resoconti dei media statunitensi . Nato nel 1954, è stato ordinato sacerdote nel 1986, nella Diocesi di Venice, Florida. Ha lavorato in diversi paesi come insegnante e direttore di scuole cattoliche. Nel 1997 è stato condannato a due anni di arresti domiciliari e due anni di libertà vigilata per aver tentato di flirtare con un minore su Internet, che si è rivelato essere un agente di polizia sotto copertura.

    Spillane ha confessato, ammettendo anche di precedenti abusi in Messico. Spillane è stato rimosso dalla Diocesi di Venezia nel 1998. La sentenza del caso spiega che Spillane aveva affittato una stanza dove aveva intenzione di portare la bambina con l’intenzione di violentarla. È in una lista di membri dei Legionari di Cristo con comprovate accuse di abusi sessuali.

    George A. Costigan
    Questo prete americano è stato rimosso dalla diocesi di Paterson, nel New Jersey, nel 1994 e mandato in un convento. Successivamente, ha trascorso del tempo in un monastero nel villaggio di Puentenansa, nel nord della Spagna, tra il 2002 e il 2004.

    Nel 1993, questo prete americano – noto anche come “fratello Daniel Eliseo” – è stato accusato di aver abusato di una ragazza negli anni ’60 nella diocesi di Paterson, nel New Jersey. Successivamente fu rimosso come sacerdote e mandato in un convento. Tuttavia, è stato poi trasferito in Spagna ed è finito in un monastero nel villaggio di Puentenansa, nel nord, dove ha vissuto tra il 2002 e il 2004. A quanto pare, ha scelto questo luogo perché sosteneva che, nel 1991, era lì che aveva sperimentato una cura miracolosa dal cancro.

    Nonostante sia stato rimosso e gli sia stato proibito vestirsi da prete e ministrare, si è poi spostato in vari luoghi degli Stati Uniti, fingendosi prete. Nel 2019 è stato inserito in un elenco di sacerdoti accusati di pedofilia, stilato dalla diocesi di Paterson .

    Edgardo Arrunategui Jiménez
    Sacerdote peruviano accusato di abusi sessuali in California. Quando il caso è venuto alla luce nel 2004, è fuggito dagli Stati Uniti. Un giornale lo ha rintracciato a Madrid, dove è rimasto dal 2004 al 2008, addetto alle parrocchie della capitale spagnola e dintorni. Poi, è scomparso.

    Questo sacerdote peruviano ha prestato servizio nella diocesi di Orange, in California, dal 1987 al 1990. La diocesi ha spiegato che il motivo della sua improvvisa partenza era che era tornato in Perù come missionario. Tuttavia, in seguito è tornato nella diocesi di Fresno, in California, tra il 1997 e il 2004. Fu allora, nel 2004 – dopo che la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti aveva ordinato a tutte le diocesi di rendere pubblici i casi di abusi nascosti – che la diocesi di Orange ha rivelato che Arrunategui era stato effettivamente licenziato nel 1990, sulla base di accuse di abusi sessuali. Dopo che tutto questo è stato rivelato, è fuggito dal paese.

    Tuttavia, nel 2009, un giornale locale ha scoperto che il sacerdote era passato da Madrid , dove ha trascorso almeno cinque anni in diverse parrocchie, a volte cambiando nome. The OC Weekly ha chiesto spiegazioni all’arcidiocesi di Madrid, ma non ha ricevuto risposta. Arrunategui è poi tornato in Perù, dove è stato rintracciato da un altro giornalista.

    L’arcidiocesi di Madrid – consultata da EL PAÍS – conferma che Arrunategui compare nei suoi registri come uno studente prete, venuto a studiare teologia all’Università Ecclesiastica San Damaso della capitale spagnola. Secondo l’ufficio dell’arcivescovo, proveniva dalla diocesi peruviana di Chimbote, che non ha comunicato alcuna storia di abusi o menzione del suo passaggio negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di Madrid rileva inoltre che, da studente, ad Arrunategui non sono stati assegnati incarichi pastorali. L’autorità religiosa afferma che il suo soggiorno sarebbe stato limitato dal 2004 al 2006 e che non sono mai state presentate denunce contro di lui nella capitale spagnola. La diocesi di Orange, intanto, fa sapere a EL PAÍS che il peruviano era un sacerdote esterno, rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli.

    Michael J.Barrett
    Sacerdote americano appartenente all’Opus Dei, è stato denunciato nel 2021 per abusi commessi negli anni ’70, quando era ancora laico. Dopo la sua ordinazione sacerdotale nel 1985, ha trascorso un periodo in Spagna, ma non si sa dove esattamente, né per quanto tempo.

    Michael J. Barrett è stato denunciato nel 2021, accusato di aver abusato di un minore tra il 1974 e il 1978, quando era ancora laico all’interno dell’Opus Dei. Barrett è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1985 e successivamente si è trasferito a Madrid, conferma un portavoce dell’Opus Dei in Spagna. Tuttavia, l’organizzazione non è in grado di specificare dove abbia soggiornato o quanto tempo abbia trascorso nel Paese, spiegando che è normale che i nuovi sacerdoti trascorrano un periodo di tirocinio in Spagna prima di essere mandati in missione.

    Barrett si è poi trasferito a Houston, poi a Los Angeles e, nel 2016, a New York, dove è stato citato in giudizio nel 2021. L’Opus Dei non conosce l’esito di quel processo legale. L’arcidiocesi di New York non ha risposto alla richiesta di commento di EL PAÍS. In ogni caso, l’Opus Dei sostiene che non ci sono denunce contro Barrett per abusi in Spagna.

    Jorge Washington Córdova Hernández
    Il sacerdote ecuadoriano è accusato di ben 12 casi di abusi sessuali negli Stati Uniti, dove ha formato un gruppo con i tratti di una setta. È fuggito dal paese nel 2005 quando le accuse sono venute alla luce. È stato rintracciato e arrestato a Guadarrama, Madrid, nel 2007. Poi, la pista si è raffreddata.

    Questo prete ecuadoriano era un predicatore del movimento del Rinnovamento Carismatico Cattolico. Ha anche registrato canzoni religiose. Già assegnato alla diocesi di Tucson, in Arizona, Córdova Hernández è stato accusato di aver abusato di 10 minori nel 2005 a Yuma, in Arizona, e di altri due a Maricopa, in Arizona, tra il 1988 e il 1991. Aveva formato una specie di setta composta da giovani donne e ragazze, chiamate Vergini Consacrate – le faceva vestire di blu e teneva cerimonie di iniziazione, dove tagliava i riccioli dai loro capelli. Nel 2019 è stato incluso nell’elenco degli autori di abusi credibilmente accusati della diocesi di Tucson .

    A seguito delle denunce, è fuggito dagli Stati Uniti nel 2005. Dopo una ricerca durata due anni, è stato arrestato nel 2007, in Spagna, all’età di 51 anni. La polizia nazionale spagnola lo ha localizzato a Guadarrama, nella provincia di Madrid, quando teneva un seminario nel Complesso Culturale e Residenziale Fray Luis de Leon, di proprietà degli Agostiniani. Tuttavia, secondo la stampa americana, l’estradizione non è mai avvenuta. L’arcidiocesi di Madrid afferma che non compare nei loro registri e che ha potuto recarsi in Spagna da solo, senza il permesso della sua diocesi di origine in Ecuador. Non si sa nulla delle sue attività successive, tranne che si è registrato come libero professionista a Torrejón de Ardoz, Madrid, nel settore del trasporto merci. È morto nel 2018.

    Patrick O’Leary
    O’Leary è un sacerdote irlandese ordinato a Oviedo, nel nord della Spagna, trasferitosi poi negli Stati Uniti. Accusato di abusi nel 1992, è tornato a Oviedo, dove le autorità hanno perso le sue tracce.

    O’Leary è un sacerdote di origine irlandese, anche se è stato ordinato sacerdote a Oviedo, nel nord della Spagna, secondo i dati dei media statunitensi. Fu allontanato dalla sua parrocchia nel 1992 , all’età di 33 anni, perché i superiori ritenevano che avesse “un modello di comportamento inappropriato” che lo rendeva un potenziale rischio per i bambini. Secondo quanto riferito dai media, sarebbe poi tornato a Oviedo. L’arcidiocesi di Oviedo spiega che “questo sacerdote ha lasciato [il principato delle Asturie] nel 1987, ha chiesto l’escardinazione [un trasferimento] dalla diocesi… [questo trasferimento] è stato concesso nel 1989”. L’istituzione religiosa assicura a EL PAÍS di non avere documenti riguardanti la sua permanenza dopo il 1987 e che non ci sono denunce di alcun tipo contro di lui. La sua posizione attuale è ancora sconosciuta.

    https://english.elpais.com/international/2023-05-28/the-spanish-priests-accused-of-child-abuse-in-the-united-states-who-fell-off-the-radar.html

  • Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Più di 450 molestatori sessuali su minori accusati in modo credibile hanno prestato servizio nella Chiesa cattolica dell’Illinois per quasi sette decenni, ha dichiarato martedì l’ufficio del procuratore generale dello stato, Kwame Raoul, in un rapporto investigativo. Questo è più di quattro volte il numero che la chiesa aveva divulgato pubblicamente prima del 2018, quando lo stato ha avviato le indagini.

    Il rapporto di 696 pagine ha rilevato che membri del clero e fratelli religiosi laici avevano abusato di almeno 1.997 bambini dal 1950 nelle sei diocesi dello stato, inclusa l’importante arcidiocesi di Chicago.

    Il rapporto aggiunge 149 nomi agli elenchi di pedofili che le stesse diocesi avevano identificato pubblicamente prima o durante le indagini. Ciò porta il numero totale di autori di abusi identificati a 451, afferma il rapporto. Nessuno di loro è noto per essere attivo nel ministero e si ritiene che almeno 330 siano morti.

    I 149 nuovi nomi sono per lo più fratelli religiosi, che rispondono principalmente a ordini religiosi indipendenti piuttosto che a diocesi e vescovi locali.

    Gli investigatori hanno intervistato centinaia di vittime e hanno confrontato i loro resoconti con i registri diocesani e altre interviste per comprovare i loro resoconti. Gli investigatori hanno anche esaminato più di 100.000 pagine di file detenuti dalle diocesi e intervistato i leader della chiesa ei loro rappresentanti.

    Un caso tra i tanti documentati nel rapporto riguarda Thomas Francis Kelly, un prete che ha abusato di più di 15 ragazzi di età compresa tra gli 11 ei 17 anni in diverse parrocchie negli anni ’60 e ’70. Tre vittime hanno contattato gli investigatori del procuratore generale, incluso uno che ha descritto di essere stato individuato da padre Kelly come un chierichetto di 11 anni. Il prete ha invitato il ragazzo al drive-in ea passare la notte in canonica, dove il prete gli ha offerto della birra. Il ragazzo si è svegliato di notte per trovare padre Kelly che gli faceva sesso orale, dice il rapporto.

    L’arcidiocesi ha trasferito il sacerdote di parrocchia in parrocchia, osserva il rapporto del procuratore generale. Il sacerdote è morto nel 1990.

    Procuratori generali e gran giurì in un certo numero di stati hanno indagato sugli abusi sessuali nella chiesa, inclusa un’indagine sull’arcidiocesi di Baltimora che è stata rilasciata il mese scorso. Le numerose indagini sono state ispirate da un ampio rapporto del 2018 su sei diocesi in Pennsylvania , che ha sbalordito i cattolici di tutto il Paese.

    Il rapporto dell’Illinois è stato avviato da Lisa Madigan , il predecessore del signor Raoul come procuratore generale, che ha identificato all’inizio della sua indagine un divario significativo tra il numero di membri del clero che erano stati accusati in modo credibile e il numero molto più piccolo rivelato dalla chiesa.

    Gli effetti della crisi degli abusi sessuali da parte del clero si sono propagati per decenni nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti e sono esplosi alla vista del pubblico 20 anni fa, quando il Boston Globe ha documentato un tentacolare insabbiamento degli abusi nelle strutture della chiesa.

    La Catholic Conference of Illinois stima che i cattolici costituiscano circa il 27% della popolazione dello stato, al di sopra della media nazionale.

    All’inizio degli anni ’90, il cardinale Joseph Bernardin di Chicago ha guidato una commissione pionieristica sugli abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, istituendo un consiglio composto principalmente da laici per valutare le accuse di abusi contro i membri del clero. Ma il rapporto documenta anche come l’arcidiocesi di Chicago a volte non abbia agito secondo le proprie raccomandazioni.

    Il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, ha dichiarato martedì in una dichiarazione che l’arcidiocesi “è stata in prima linea nello sviluppo e nel miglioramento di politiche e programmi per affrontare il flagello degli abusi sessuali sui minori e per sostenere i sopravvissuti”.

    Mike McDonnell, portavoce di SNAP, un gruppo di difesa delle vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha dichiarato: “Questo rapporto ci dice chiaramente che nessuno sapeva di più sugli abusi, e nessuno ne ha fatto di meno, di queste stesse diocesi”.

    La maggior parte degli abusi documentati nel rapporto sono avvenuti decenni fa. Il rapporto riconosce che i procedimenti penali e le azioni civili saranno impossibili per molte vittime, a causa dei termini di prescrizione e del fatto che la maggior parte degli autori è morta.

    Alcuni stati, tra cui California e New York, hanno emanato una “finestra di controllo” che consente alle vittime di abusi sessuali su minori di intentare azioni civili che sarebbero altrimenti vietate dai termini di prescrizione, ma l’Illinois non è tra questi.

    Il rapporto aveva lo scopo di fornire “responsabilità pubblica e una misura di guarigione ai sopravvissuti che hanno sofferto a lungo in silenzio”, ha detto Raoul in una conferenza stampa martedì mattina. Ha detto che le diocesi hanno adempiuto ai loro impegni di cooperare pienamente con le indagini.

    https://www.nytimes.com/2023/05/23/us/illinois-catholic-church-sex-abuse.html

  • Casi di abusi sessuali su minori

    Casi di abusi sessuali su minori

    Mentre i legislatori statali decidono i costi politici dell’apertura di una finestra di due anni per i sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da citare in giudizio, gran parte del dibattito sulla finestra di due anni per coloro che hanno superato la prescrizione è stato sul potenziale impatto finanziario sulla chiesa cattolica per le eclatanti accuse di abuso delineate in quei rapporti del gran giurì.

    Ma quella proposta aprirebbe la porta a tutte le vittime adulte di abusi sessuali su minori, e un nuovo studio mostra quanto ciò potrebbe in definitiva costare ai contribuenti.

    Lo scorso aprile, la diocesi di Camden nel New Jersey ha accettato di pagare 87 milioni di dollari a circa 300 vittime, un compenso medio di circa 290.000 dollari. A novembre, la diocesi di Rochester a New York ha accettato di pagare 55 milioni di dollari a 475 vittime, circa 115.000 dollari ciascuna.

    Entrambe le diocesi avevano dichiarato bancarotta prima di stabilirsi. Non è chiaro quante denunce potrebbero essere presentate in Pennsylvania contro le otto diocesi dello stato, dato il numero di casi già risolti.

    Ma mentre quelle organizzazioni private guardano e aspettano, c’è un altro aspetto che potrebbe costarti.

    Il Susquehanna Valley Center for Public Policy, un gruppo di esperti conservatori, ha condotto uno studio con un professore di economia all’Università di Villanova, scoprendo che l’impatto che una finestra potrebbe avere sulle scuole pubbliche del Commonwealth potrebbe superare i 5 miliardi di dollari.

    “Lo stato non è in una posizione finanziaria in cui potrebbe gestire qualcosa di più di $ 5 miliardi, sarebbe piuttosto un peso per loro farlo”.

    Il Senato della Pennsylvania ha approvato l’emendamento per la seconda sessione consecutiva la scorsa settimana, ma lo ha fatto come parte di un pacchetto di emendamenti tra cui l’identificazione degli elettori e la riforma della regolamentazione che ha portato i repubblicani scettici sui costi e i dilemmi legali con la finestra della causa, portando anche i democratici a votare contro a causa dei loro problemi con gli altri due emendamenti.

    Kathryn Robb, direttore esecutivo di Child USAdvocacy, ha dichiarato in un’intervista a Capitolwire.com che la stima della scuola è probabilmente gonfiata poiché una finestra a New York ha mostrato che su quasi 11.000 cause legali, circa il 13% riguardava accuse di abusi nelle scuole pubbliche.

    Il costo e le questioni legali sono state una delle ragioni per cui alcuni legislatori non hanno sostenuto la legge poiché continuano le preoccupazioni su come gestire una resa dei conti legale e morale.

    “Le persone dovrebbero essere rese integre, è solo una questione di chi come lo facciamo, quando lo facciamo e cosa è considerato un risarcimento appropriato?”

    La Pennsylvania House continua a essere ferma su come opererà e non ha programmato il tempo per discutere il disegno di legge del Senato. L’obiettivo è far approvare l’emendamento in tempo affinché gli elettori possano valutarlo durante le elezioni primarie di maggio.

    Mentre quel pacchetto di emendamenti è stato approvato dal Senato, la State House continua a essere ferma su come opererà.

  • Decenni di denunce di abusi contro la diocesi di Portland, una volta bloccate, si riversano dopo la modifica della legge statale

    Decenni di denunce di abusi contro la diocesi di Portland, una volta bloccate, si riversano dopo la modifica della legge statale

    Quando il Rev. Lawrence Sabatino avrebbe abusato sessualmente di una bambina di 6 anni Ann Marie Burke nella parrocchia di St. Peter quasi 60 anni fa, la diocesi cattolica romana di Portland era già a conoscenza di almeno un’altra ragazza che Sabatino avrebbe abusato in un altro chiesa a Lewiston diversi anni prima.

    La chiesa trasferì Sabatino da Lewiston a Portland nel 1958, dopo che i genitori di Patricia Butkowski , 6 anni , presentarono ai funzionari della chiesa le prove che il prete aveva abusato sessualmente della loro figlia, un rapporto dell’ufficio del procuratore generale del Maine rivelato 46 anni dopo.

    I registri mostrano che a Sabatino fu ordinato di non contattare Patricia o la sua famiglia e di smettere di “giocare” con le bambine. Ma quando il prete arrivò a St. Peter, gli fu permesso di supervisionare un gruppo di ragazze, inclusa Ann, che si incontravano settimanalmente per giocare a nascondino. Sabatino sceglieva una delle ragazze con cui “nascondersi”.

    Ann non è stata in grado di denunciare l’abuso in quel momento a causa del trauma che le ha causato, secondo i suoi avvocati. Quando Ann – che ora ha 64 anni e si fa chiamare da sposata, Ann Allen – era abbastanza grande da capire cosa le era successo, il suo diritto di fare causa era scaduto. Butkowski e Allen hanno accettato di essere nominati e di condividere le loro storie con il Portland Press Herald/Maine Sunday Telegram.

    Oggi, Allen è una delle 13 persone che hanno citato in giudizio la diocesi da quando i legislatori del Maine nel 2021 hanno rimosso i termini di prescrizione per consentire alle persone con denunce vecchie di decenni di presentare denunce civili. Almeno un centinaio di altre persone con storie simili di abusi che coinvolgono diverse organizzazioni nel Maine si sono collegate con avvocati. Molti hanno portato a insediamenti e molti altri lo faranno.

    Per quei querelanti, condividere i loro ricordi dolorosi è più che danni monetari e pubblicità. Sperano che la crescente pressione legale costringerà la chiesa ad assumersi la responsabilità di consentire l’abuso di minori e rilasciare informazioni su preti accusati in modo credibile.

    “Riteniamo che (la diocesi) fosse effettivamente a conoscenza di un problema molto serio e intendesse impedire alle famiglie e ai bambini di venirne a conoscenza”, ha affermato l’avvocato di Portland Michael Bigos, che rappresenta i 13 querelanti. “Tutti questi abusi erano completamente prevenibili”.

    In risposta, la chiesa ha preso una posizione familiare e sta mettendo il proprio peso nel contestare la legge che ha reso possibile questo aumento delle azioni legali.

    SFIDA COSTITUZIONALE

    Gli avvocati della diocesi di Portland, guidati da Gerald Petruccelli , hanno sostenuto in tribunale di novembre che i legislatori hanno oltrepassato i loro limiti consentendo alle persone con pretese scadute in precedenza di citare in giudizio la diocesi, che ha operato con il presupposto che sarebbe sempre stata soggetta alla prescrizione e quindi protetto allo scadere del tempo.

    L’avvocato di Boston Mitchell Garabedian, che ha rappresentato dozzine di clienti in casi di abusi sessuali contro la Chiesa cattolica, compresi quelli dettagliati in un rivoluzionario rapporto del Boston Globe del 2002, ha affermato che la sfida della diocesi di Portland non è sorprendente.

    La diocesi “sta continuando il suo programma di negare giustizia alle vittime e causare ulteriore dolore”, ha detto. Garabedian ha stimato di avere già 20 clienti nel Maine che hanno denunce di abusi precedenti e stanno ora valutando la possibilità di intentare causa contro la diocesi e la Cheverus High School gestita dai gesuiti a Portland.

    Garabedian ha detto che sta aspettando di vedere come si svolge l’argomento della costituzionalità prima di intentare ufficialmente una causa.

    “Credo che il numero di vittime di abusi sessuali del clero che si sono fatte avanti nel Maine sia solo l’inizio di molte altre vittime che si fanno avanti”, ha detto.

    Mitchell Garabedian (Photo by Jessica Rinaldi/Boston Globe)

    Sono in gioco milioni di dollari mentre la diocesi deve affrontare un “numero elevato ma attualmente inconoscibile di casi che sono stati prescritti per due decenni o più”, hanno scritto gli avvocati della chiesa.

    In effetti, lo scandalo nazionale degli abusi ha già creato un enorme rischio finanziario. Le diocesi di molti altri stati , tra cui New York, hanno presentato istanza di protezione dal fallimento per far fronte agli alti costi del contenzioso e degli accordi. Altri hanno svenduto beni immobili per liberare liquidità.

    Non si tratta solo di soldi per la chiesa.

    “La questione è più in generale se la storia può essere riscritta perché una generazione attuale si rammarica di ciò che è accaduto in tempo reale in una generazione precedente”, ha scritto la diocesi di Portland nella sua sfida. “Questo è semplicemente al di fuori dell’autorità di qualsiasi ramo legislativo di qualsiasi governo eletto democraticamente”.

    NESSUN PRECEDENTE

    Le obiezioni della diocesi alla nuova legge potrebbero arrivare alla Corte Suprema Giudiziaria del Maine. Ma prima, il giudice superiore Thomas McKeon, che sta sovrintendendo a tutti i casi presentati finora contro la diocesi, ascolterà le argomentazioni alla fine del mese presso il tribunale statale per gli affari e i consumatori.

    Petruccelli ha sostenuto che consentire alle persone di citare in giudizio retroattivamente pone la diocesi in una posizione di ingiusto svantaggio. Le affermazioni sono così vecchie che la maggior parte dei testimoni, e persino i sacerdoti e il clero accusati, sono morti e impossibilitati a testimoniare. Sabatino morì nel 1990.

    Queste affermazioni interferiscono anche con i “diritti acquisiti” della diocesi, oi diritti che un’organizzazione raccoglie prima che uno statuto entri in vigore, secondo la chiesa.

    La questione della prescrizione è stata dibattuta per anni. I legislatori del Maine hanno apportato diverse modifiche allo statuto delle limitazioni per le azioni civili, ma non per la capacità dei pubblici ministeri di perseguire i casi penali più vecchi.

    Nel 2000, la legislatura del Maine ha approvato una legge che ha esteso a tempo indeterminato i termini di prescrizione per la maggior parte delle cause civili per abusi sessuali su minori, ma solo per i casi che si presume siano avvenuti dopo il 1987. Molte delle accuse nelle 13 cause risalgono agli anni ’50 e 1960.

    Nel 2007, i legislatori del Maine hanno preso in considerazione la creazione di una “finestra di osservazione”, o un periodo di tempo limitato in cui i sopravvissuti agli abusi potevano farsi avanti, indipendentemente da quanto tempo fosse avvenuto l’abuso. Quello sforzo è fallito. Lo scorso anno New York ha approvato una legge simile che ha creato una finestra di un anno per i sopravvissuti per presentare reclami più vecchi che devono affrontare sfide legali.

    La Chiesa cattolica ha contestato gli sforzi per eliminare o annullare i termini di prescrizione, spesso senza successo.

    Nel 2015, la Corte Suprema del Connecticut ha respinto l’affermazione della diocesi di Hartford secondo cui una modifica retroattiva era incostituzionale. Quella sentenza , tuttavia, elenca il Maine come uno dei 24 stati i cui tribunali considerano invalidi i termini di prescrizione applicati retroattivamente, sebbene non vi sia alcuna giurisprudenza qui, quindi la questione non è risolta.

    “RIMEDIO PER LA GIUSTIZIA”

    La rappresentante Lori Gramlich, una democratica di Old Orchard Beach, ha affermato di aver sponsorizzato il disegno di legge del 2021 perché non si è mai sentita come se le istituzioni, inclusa la Chiesa cattolica, avessero pienamente accettato la responsabilità del loro ruolo nel permettere che si verificassero abusi.

    Danna Hayes, portavoce dell’ufficio del procuratore generale del Maine, ha affermato che i legislatori hanno verificato con l’ufficio del procuratore generale la costituzionalità del disegno di legge prima che fosse convertito in legge. Il vice capo dell’ufficio, Christopher Taub, ha informato i legislatori sulla storia e sugli argomenti di entrambe le parti, ma alla fine non c’erano precedenti chiari.

    Ma Harnett ha affermato di ritenere che l’abrogazione della prescrizione non sarebbe nemmeno dovuta essere necessaria.

    “Piuttosto che essere aperta sul comportamento scorretto storico, la chiesa ha fatto tutto il possibile per combattere queste affermazioni”, ha detto. “Anche adesso, stanno dicendo: ‘Continueremo fino alla fine’”.

    Harnett ha affermato che uno degli aspetti sfortunati della sfida della diocesi è che potrebbe scoraggiare le persone che potrebbero finalmente essere pronte a farsi avanti.

    “Penso che il potenziale del ritardo non sia certamente un incentivo”, ha detto.

    Dmitry Bam, vice preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università del Maine, ha esaminato la mozione della diocesi e ha detto che ci sono buone argomentazioni da ambo le parti, quindi è difficile prevedere come si pronuncerà la corte suprema dello stato. Ha detto che poiché non esiste una guida federale, la questione è stata lasciata agli stati.

    “È tutto un equilibrio”, ha detto. “Penso che tu voglia che le vittime possano avere rimedio alla giustizia, ma vuoi anche consentire agli imputati di assumere una difesa adeguata”.

    L’ultima sfida della diocesi ha anche affermato che i sopravvissuti hanno avuto tutto il tempo per farsi avanti con le loro accuse. Altri sostengono che ci vogliono anni per riconciliare gli abusi.

    Così è stato per Gramlich. Lei stessa è sopravvissuta ad abusi sessuali su minori, qualcosa che ha condiviso pubblicamente per la prima volta quando ha presentato il suo disegno di legge.

    Gramlich ha affermato che concedere ai sopravvissuti la possibilità di intentare causa offre loro non solo una possibilità di giustizia, ma anche chiusura e sollievo. Se la nuova legge venisse ribaltata, Gramlich ha detto che sarebbe “uno schiaffo in faccia a tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio di farsi avanti”.

    “È molto scoraggiante pensare che quando un sopravvissuto ha il coraggio di dire qualcosa, gli viene detto di aspettare e aspettare, e di essere combattuto in ogni fase del percorso”, ha detto Gramlich. “Queste storie sono reali. Queste cose sono successe.

    Allen ha pianto mentre annunciava la sua causa contro la chiesa a dicembre, dicendo che era “probabilmente una delle cose più difficili” che avesse mai fatto in vita sua. Quando è tornata nel Maine dopo decenni trascorsi in California, ha detto che era scomodo essere circondata da così tante cose che le ricordavano l’abuso.

    Robert Hoatson, un ex prete cattolico che ha fondato un’organizzazione no profit con sede nel New Jersey, Road to Recovery, per assistere i sopravvissuti ad aggressioni sessuali, si è detto rincuorato nel vedere così tante nuove cause legali dopo che la legge è cambiata. Soprattutto perché la diocesi del Maine ha ripetutamente fallito nel mantenere le promesse fatte alle persone che hanno subito abusi, ha detto Hoatson.

    “Ho detto alle vittime nel corso degli anni: dovrai affrontare l’opposizione e verrà dall’istituzione che dovrebbe essere la più morale”, ha detto. “Penso che la chiesa stia aspettando che moriamo. È una cosa molto triste da dire, ma continuano a temporeggiare e ad emettere mozioni. Stanno bene pagando i loro avvocati milioni di dollari ma non le vittime per gli abusi che hanno subito.

    PROVE MANCANTI

    Lo scandalo degli abusi della Chiesa cattolica è diventato pubblico all’inizio del 2002, in gran parte a causa dei rapporti del Boston Globe che hanno scoperto che dozzine di sacerdoti avevano commesso abusi per anni e sono stati spesso spostati da una parrocchia all’altra per mantenere segrete le accuse.

    L’avvocato di Boston Garabedian ha rappresentato dozzine di clienti in denunce contro l’arcidiocesi di Boston nei primi anni 2000, che hanno portato a dozzine di accordi finanziari.

    Il crescente scandalo ha provocato una revisione da parte dell’ufficio del procuratore generale del Maine dal 2002 al 2004 nella diocesi locale, che ha riconosciuto che alcuni sacerdoti avevano subito abusi credibili e ha pagato danni ad alcuni sopravvissuti.

    Ma la diocesi non è mai stata del tutto trasparente su tutte le accuse, o su come i sacerdoti sono stati o meno disciplinati quando le denunce di abuso sono state comprovate.

    Negli ultimi anni, in uno sforzo nazionale per migliorare la trasparenza e ricostruire credibilità, alcune diocesi hanno pubblicato elenchi di preti credibilmente maltrattati. Il New Hampshire lo ha fatto nel 2019 . Nello stesso anno la Provincia dei Gesuiti del Nord-Est degli Stati Uniti pubblicò un elenco di 50 preti accusati in modo credibile, che includeva sette che un tempo erano impiegati presso la Cheverus High School, la scuola privata di Portland gestita dai Gesuiti. Alcuni di loro non erano mai stati nominati pubblicamente.

    Elenchi come questi aiutano a chiudere alcuni sopravvissuti, afferma Mike McDonnell, direttore delle comunicazioni per la Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati dai sacerdoti.

    “Le vittime sono in grado di vedere, ‘Chi è responsabile del trasferimento di un noto predatore?’ Oppure, ‘Chi lo sapeva e non ha detto niente’?” disse McDonnell. “Le vittime e i sopravvissuti sono in grado di mettere gli occhi su qualcosa di sostanziale che può aiutare a mettere insieme parti che hanno messo in discussione per molti anni”.

    La diocesi del Maine non ha mai pubblicato un elenco completo.

    Avvocati come Bigos e Garabedian sono interessati alle prove che sostengono siano ancora lì e siano state tenute nascoste, compresi i rapporti che alcuni sopravvissuti e le loro famiglie ricordano di aver fatto, ma che non sono apparsi nel rapporto del procuratore generale che è stato reso pubblico nel 2005, a seguito di una causa intentata dal Portland Press Herald .

    Il documento offriva una breve storia di abusi per mano di oltre 60 dipendenti, inclusi sacerdoti, laici e impiegati della chiesa, la maggior parte dei quali non veniva nominata. Non sono state depositate accuse penali, sia perché si riteneva che non vi fossero prove sufficienti per procedere o perché i termini di prescrizione erano scaduti.

    Father Lawrence Sabatino

    Il rapporto affermava anche che la diocesi non era penalmente responsabile per nessuno dei presunti abusi perché nel Maine la chiesa non era legalmente tenuta a denunciare le accuse fino al 1997.

    Allo stesso tempo, il rapporto osservava che la mancata notifica da parte della diocesi ai parrocchiani delle accuse contro i sacerdoti assegnati alle loro parrocchie metteva i bambini a rischio di abusi.

    Quella catena di abusi era evidente con Sabatino.

    I documenti del rapporto del procuratore generale elencavano diverse accuse credibili contro il sacerdote, rispecchiando le affermazioni di abusi di Allen a St. Peter, con diverse famiglie che riferivano di aver abusato di ragazze nel gruppo della chiesa di Allen. Oltre a Portland e Lewiston, Sabatino fu assegnato a incarichi a Millinocket, Brewer, Brownville e Pittsfield.

    Il rapporto non ha mostrato nessun altro caso noto “di un prete che avrebbe commesso nuovi reati contro minori dopo che la diocesi aveva ricevuto una denuncia da una vittima che denunciava abusi sessuali su minori contro quel sacerdote”.

    Bigos ha affermato che la revisione era troppo limitata e prevede di deporre diversi sacerdoti in pensione che, secondo lui, hanno rivelato segnalazioni di abusi che non sono presenti nel rapporto.

    “Dobbiamo costringere la diocesi a dire sotto giuramento quello che ha e quello che non ha”, ha detto Bigos.

    Garabedian ha detto che vuole che l’ufficio del procuratore generale del Maine indaghi se ci sono reati perseguibili. L’ufficio del procuratore generale ha notato nel suo rapporto del 2004 che anche allora poteva fare ben poco, a titolo di azione penale, a causa dei termini di prescrizione che rimangono in vigore per i casi penali oggi.

    “L’abuso sessuale di un bambino è un crimine e la copertura dell’abuso sessuale di un bambino è un crimine”, ha detto.

    Decades-old abuse claims against Portland diocese, once blocked, pour in after state law change

  • L’archivio oscuro della Chiesa di Medellín: 62 sacerdoti denunciati per abusi sessuali

    L’archivio oscuro della Chiesa di Medellín: 62 sacerdoti denunciati per abusi sessuali

    —Non hai mai scoperto che Roberto Cadavid era a Brooklyn a lavorare in una parrocchia?

    “Non lo sapevo. Ha risposto monsignor Ricardo Tobón.

    — E se l’avesse saputo, quale sarebbe stata la sua azione?

    — Avviserei il vescovo che era sospeso, che era in processo.

    Due mesi dopo questa intervista nel 2018, il vescovo di Brooklyn ha rivelato le due lettere con cui Ricardo Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, aveva raccomandato al sacerdote Roberto Cadavid, pericoloso predatore sessuale di bambini, di lavorare nella diocesi di New York nel 2012 e poi nel 2015.

    Roberto Cadavid è libero oggi dopo aver violentato decine di bambini in diverse parrocchie dell’arcidiocesi di Medellin, insabbiati dal precedente arcivescovo, Alberto Giraldo Jaramillo, e dall’attuale arcivescovo, Ricardo Tobón Restrepo, che ha mentito in un’intervista per proteggere un pederasta che oggi non è stato chiamato dalla giustizia, nonostante le molteplici prove a suo carico.

    Ma Roberto Cadavid non è stato l’unico ad aver apprezzato l’insabbiamento di Ricardo Tobón. Decine di sacerdoti hanno beneficiato della protezione di un arcivescovo che è in grado di registrare un video per affermare che si tratta di un caso di persecuzione contro la Chiesa cattolica , copione già noto in tutto il mondo quando la stampa libera e indipendente indaga sulla pederastia in quel religioso istituzione.

    Carlos Yepes, famoso telepredicatore di Antioquia con più di un milione di iscritti su YouTube, è stato protetto da Ricardo Tobón dopo essere stato denunciato da tre uomini che affermano di essere stati vittime di abusi sessuali infantili da parte del famoso sacerdote . Invece di essere rimproverato da Tobón, Yepes ha ricevuto le congratulazioni dal suo arcivescovo per essere apparso nel 2018 su una stazione radio nazionale per insultare uno degli uomini che lo denunciava , che non ha abbassato da “diavolo”.

    Due anni dopo, Carlos Yepes è stato sospeso direttamente da papa Francesco, secondo il quotidiano El Colombiano . Da allora l’arcidiocesi di Medellin ha avviato un processo canonico presso il Tribunale ecclesiastico, guidato da sacerdoti amici, colleghi e compagni di Yepes. Una completa presa in giro da questi tribunali ecclesiastici che cercano sempre di assolvere i preti attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio vaticano incaricato di “indagare” sui migliaia di casi di preti pedofili nel mondo e che, la maggior parte delle volte, finisce per punire i molestatori di bambini per qualche mese o qualche anno e poi mandarli in altre parrocchie, dove di solito tornano a violentare minori.

    Seppur sospeso, è molto probabile che Carlos Yepes venga assolto dai suoi colleghi in breve tempo e userà quell’assoluzione come trofeo per diffamare e vittimizzare nuovamente gli uomini che lo hanno denunciato. Intanto il sistema giudiziario colombiano dorme il sonno dei giusti e non osa avviare un’indagine d’ufficio contro il famoso sacerdote. Al contrario, indaga sui tre uomini e sul giornalista che ha pubblicato l’inchiesta, denunciati per diffamazione e calunnia da Yepes, come strategia per presentarsi innocenti davanti all’opinione pubblica.

    Yepes non è l’unico sacerdote famoso coinvolto in scandali sessuali. Juan Diego Ruiz Arango, protagonista del canale dei gesuiti Televid , è stato denunciato per essersi fatto ubriacare un minorenne e per avergli poi abusato sessualmente . La testimonianza di quest’uomo non è bastata a Ricardo Tobón per rimuovere il sacerdote dall’incarico. Al contrario, l’ha cambiata in una parrocchia migliore e poi ha mentito sulle informazioni che la Corte Costituzionale lo ha costretto a fornire. In quel documento, Tobón ha assicurato di non aver trovato prove convincenti contro Ruiz Arango , ma settimane fa si è scusato con la vittima.

    Uno dei casi più simbolici che dimostrano il disprezzo dell’arcivescovo Ricardo Tobón – e della Chiesa cattolica in generale – di sradicare la pedofilia ecclesiale è quello del Vicario generale dell’arcidiocesi di Medellín, Óscar Augusto Álvarez Zea. Questo sacerdote è il braccio destro dell’arcivescovo Tobón ed è colui che riceve denunce contro i suoi confratelli. Ma ecco una cosa che vale la pena notare: questo vicario è stato accusato, da fonte protetta, di aver messo a tacere un minore con cui il sacerdote affermava di avere una relazione da 20 milioni di pesos . Álvarez Zea è attualmente il parroco del Beato Mariano de Jesús Eusse, una delle parrocchie più ricche di Medellín, situata nel settore El Tesoro, nel quartiere El Poblado.

    Insieme a Roberto Cadavid, Carlos Yepes, Juan Diego Ruiz e Óscar Álvarez, ci sono altri 58 sacerdoti che sono stati denunciati all’arcidiocesi di Medellín, all’ufficio del procuratore generale ea Vorágine , che ha ricevuto decine di storie dai sopravvissuti. Ad esempio, Natalia Restrepo accusa il sacerdote Iván Darío Restrepo Salazar di averla abusata sessualmente, di averla messa incinta e costretta ad abortire.  Restrepo Salazar è stato denunciato da questa donna nel 2007; Le chiesero di perdonarlo e di andare avanti con la sua vita, mentre il sacerdote scalava i ranghi con la protezione di Alberto Giraldo e Ricardo Tobón Restrepo, gli ultimi due arcivescovi di Medellín. Nonostante la denuncia di Natalia, il sacerdote continua come parroco di Nostra Signora dell’Assunzione, nel quartiere Aranjuez di Medellín.

    Un altro dei sacerdoti denunciati per violenze sessuali su minori è José Elías Lopera Cárdenas, confessore di Pablo Escobar e leader del programma Medellín sin Tugurios , che finanziò l’allora boss della droga. Lopera Cárdenas è stata insabbiata dall’arcivescovo Ricardo Tobón, che ha omesso il suo nome nella risposta recentemente data ai media, obbligata dalla Corte costituzionale , nonostante il fatto che la denuncia contro Elías Lopera fosse ampiamente nota in tutto il paese.

    Ma questa non fu l’unica omissione dell’arcivescovo di Medellín. Decine di sacerdoti denunciati negli uffici arcidiocesani restano sotto la protezione di Tobón Restrepo, che ha dato solo pochi nomi per simulare la trasparenza.

    Quasi tutte le denunce contro questi 62 sacerdoti sono state depositate dalla Procura perché l’azione penale è già prescritta. Il procuratore María Victoria Salazar Congote, coordinatrice del Centro di assistenza globale per le vittime di abusi sessuali (CAIVAS) a Medellín, sembra essere il difensore d’ufficio dell’arcivescovo Ricardo Tobón e dell’arcidiocesi di Medellín. In risposta a un diritto di petizione inviatogli da Vorágine, ha affermato di non aver citato l’arcivescovo Tobón perché non c’è alcuna denuncia sessuale contro di lui . Il pm dimentica che Tobón Restrepo ha insabbiato tutti questi sacerdoti e che non ha mai informato la Procura di queste denunce, affinché, con il passare dei giorni, le prescrivessero.Come ha affermato in un’intervista il cardinale Rubén Salazar Gómez, chi viola è criminale tanto quanto chi lo insabbia . Sì, l’ha detto un cardinale al quale, nel tempo, un’inchiesta giornalistica ha scoperto che aveva insabbiato anche dei pederasti.

    Questa la lista con i profili dei sacerdoti denunciati per pederastia e abusi sessuali e dei vescovi che li hanno insabbiati. Uno di loro, Élkin Álvarez, è recentemente uscito in un video per dire che tutti i vescovi erano interessati a “porre fine a questa drammatica e terrificante situazione di abusi sui minori”. Giorni prima di quel video, Álvarez ha chiamato la vittima di un prete per chiedergli di tacere, dicendo che “parlava con attenzione”. Álvarez è ora vescovo di Santa Rosa de Osos ed è stato segretario della Conferenza episcopale della Colombia.

  • Il disegno di legge che elimina i termini di prescrizione per le cause civili per abusi sessuali su minori va alla scrivania di Biden

    Il disegno di legge che elimina i termini di prescrizione per le cause civili per abusi sessuali su minori va alla scrivania di Biden

    Martedì la Camera ha approvato un disegno di legge che elimina i termini di prescrizione per le vittime di abusi sessuali su minori che cercano di intentare cause civili, inviando il provvedimento alla scrivania del presidente Biden per l’approvazione finale.

    La camera ha approvato il disegno di legge , intitolato Eliminating Limits to Justice for Child Sex Abuse Victims Act, con voto vocale, una strategia riservata a misure popolari non controverse. Il Senato ha approvato la legge all’unanimità a marzo.

    Il provvedimento prevede la rimozione dei termini di prescrizione per i minori che presentano ricorsi civili relativi a una serie di reati di abuso sessuale, tra cui il lavoro forzato, la tratta sessuale, l’abuso sessuale e lo sfruttamento sessuale dei bambini.

    Secondo la legge attuale, i minori che subiscono abusi sessuali possono presentare azioni civili federali fino all’età di 28 anni o fino a 10 anni dopo la scoperta della violazione o della lesione. Il disegno di legge approvato dal Congresso cerca di eliminare questi limiti di tempo.

    Non vi è alcun termine di prescrizione per i reati che coinvolgono abusi sessuali su minori.

    Durante il dibattito in aula martedì, il rappresentante Jerry Nadler (DNY) ha affermato che i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori spesso ritardano la denuncia delle loro situazioni, il che potrebbe metterli a rischio di non chiedere danni a causa della prescrizione.

    “Anche comune è la divulgazione ritardata, con la tendenza dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori ad aspettare molti anni prima di rivelare l’abuso ad altri”, ha detto Nadler. “Questo perché i sopravvissuti agli abusi sessuali spesso impiegano molto tempo per elaborare il loro trauma e molti sopravvissuti che hanno subito abusi da bambini potrebbero non riconoscere l’abuso che hanno subito fino a molto più tardi nella vita”.

    “Purtroppo, poiché i sopravvissuti a abusi sessuali su minori spesso ritardano la denuncia, qualsiasi prescrizione può impedire ai sopravvissuti di accedere alla giustizia e chiedere il risarcimento dei danni in tribunale”, ha aggiunto.

    Il democratico di New York ha affermato che i termini di prescrizione in vigore per le rivendicazioni civili di abusi sessuali su minori “possono servire a proteggere i molestatori e consentire loro di continuare a sfruttare il loro potere facendo scadere le rivendicazioni delle vittime”.

    “Questo disegno di legge consentirà ai sopravvissuti che sono vittime di reati federali di abusi sessuali su minori, inclusi abusi sessuali aggravati, traffico sessuale, tratta di esseri umani, lavoro forzato e sfruttamento sessuale, di chiedere il risarcimento dei danni civili alla corte federale indipendentemente dal tempo trascorso dall’abuso”, ha aggiunto.

    Il rappresentante Jim Jordan (R-Ohio) in aula martedì ha affermato che il disegno di legge “consentirebbe alle vittime della tratta di esseri umani o di reati sessuali di cercare rimedi civili indipendentemente da quando è avvenuto il crimine”.

    https://thehill.com/homenews/house/3641319-bill-eliminating-statute-of-limitations-for-child-sex-abuse-civil-suits-heads-to-bidens-desk/

  • Dai crimini della Chiesa contro i bambini Métis e Inuit in Canada (almeno 4mila sono morti) a quelli commessi sui bimbi degli Ebrei anche a Roma

    Dai crimini della Chiesa contro i bambini Métis e Inuit in Canada (almeno 4mila sono morti) a quelli commessi sui bimbi degli Ebrei anche a Roma

    Ecosì Papa Francesco è in Canada, per incontrare le comunità indigene e per esprimere loro “l’indignazione e la vergogna” per i crimini che i cristiani hanno commesso in quei territori ed in quelle comunità. E lo ha chiamato “viaggio penitenziale”. E così si è espresso: “Chiedo perdono in particolare per i modi in cui molti membri della Chiesa e delle comunità religiose hanno cooperato anche attraverso l’indifferenza a quei progetti di distruzione culturale e assimilazione forzata dei governi dell’epoca culminati nel sistema delle scuole residenziali“.

    Ma su che cosa deve riconciliarsi il Papa con i nativi? Ecco qua cosa scrive l’Ansa: “Si stima che, a partire dal 1883 fino agli anni ’60 del secolo scorso – ma l’ultima scuola fu chiusa solo nel 1996 -, circa 150 mila bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit siano stati obbligati a frequentare una delle 139 scuole distribuite in tutto il Paese, rompendo il legame con le loro famiglie, con la loro lingua e cultura per essere trasformati in piccoli cristiani. Tra abusi di ogni tipo – anche sessuali -, reclusioni e percosse a scopo punitivo-intimidatorio, a causa di malattie, fame, freddo, almeno 4 mila di questi bambini hanno trovato la morte.” Crimini efferati, indiscutibili anche perché ciclicamente proprio in Canada riemergono fosse comuni e tombe di centinaia di bambini come accaduto la scorsa estate con reazioni furibonde delle popolazioni locali che avevano incendiato, poi, per questo molte chiese (QUI ARTICOLO).

    Adesso però Papa Francesco non può esimersi dal chiedere al più presto un altrettanto esplicito perdono, per gli stessi identici crimini che i suoi colleghi Papi hanno commesso in passato nei confronti degli ebrei, ma – si noti bene – non in aree geografiche così lontane, bensì a Roma, sotto gli occhi di tutti ed in molte altre città soprattutto italiane. Crimini insabbiati, commessi ben prima delle gravissime responsabilità di Pio XII nei confronti del nazismo e della fuga impunita all’estero di quei criminali ((LEGGI QUI 26.1.2020 e 29.8.2020).

    Mi riferisco ai cosiddetti “battesimi forzati”. Già, pochi sanno infatti dell’infame e brutale sradicamento dalle tradizioni e dalla religione ebraica (la più antica esistente al mondo e peraltro quella di Gesù), effettuato dalla Chiesa Cattolica per mano dei Papi, dal XVI al XIX secolo. Sequestravano infatti ed internavano bambini ebrei, al fine di battezzarli contro la volontà delle famiglie, per poi istruirli alla dottrina cattolica. Bambini che ovviamente non avrebbero mai più fatto ritorno dai loro cari nel Ghetto.

    Molto interessante a questo riguardo è il libro di Marina Caffiero, docente di storia moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dal titolo “Battesimi forzati – Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei Papi”, che rende pubblica un’enorme quantità di documenti al riguardo, tratti dall’Archivio dell’Inquisizione Romana e da quelli del Vicariato di Roma, riguardanti i rapporti fra le istituzioni cristiane ed il mondo ebraico della Capitale.

    E questa pratica infame dei “battesimi forzati” per la Chiesa era legittimata dal fatto che per il bambino ebreo convertito al cristianesimo c’era la “salvezza eterna”, che gli ebrei non potevano dargli. Si sottraeva quindi per sempre il bimbo alla sua famiglia per “il suo bene”. Ci si faceva peraltro forti di uno dei precetti del “XII Concilio di Toledo” del 681, che vietava ad un ebreo convertito di poter tornare all’ebraismo. Da evidenziare che questa pratica rimase in vigore fino alla bolla “Apostolicum Pascendi” emanata da Clemente XIII nel 1765, che la vietò.

    Ma Leone XII (1760 – 1829) ripristinò l’Editto ed emanò anche dure regole nei confronti degli ebrei, circostanza che dette il via di nuovo a quei rapimenti fino alla Breccia di Porta Pia nel 1870. Ma particolarmente attivo in questa macabra pratica fu Benedetto XIV (Papa dal 1740 al 1758), che usava spesso l’analogia tra la condizione degli ebrei e quella degli schiavi che andavano liberati e che fu peraltro anche uno strenuo assertore della veridicità dell’assassinio del Simonino a Trento da parte degli ebrei.

    Ma dove venivano portati e reclusi questi bambini ebrei romani? Presto detto: presso la “Casa dei Catecumeni e dei neofiti” (Collegium Ecclesiasticum Adolescentium Neophytorum), tutt’ora esistente nel Rione i Monti a Roma, istituita nel 1542 da Ignazio di Loyola, fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, per convertire gli “infedeli” (ebrei ed islamici). Si calcola che lì siano stati fatti circa 2.000 battesimi forzati di ebrei dal 1614 al 1797. Interessante evidenziare che i costi di questa struttura erano stati beffardamente posti a carico proprio degli ebrei della Capitale. Incuriosito ed inorridito da quanto sopra ho voluto fare maggiori approfondimenti e così è emerso che su questo tema c’è una vastissima bibliografia. Fra i numerosissimi casi certificati mi limito a citare solo quello di Edgardo Mortara, prelevato dai gendarmi dello Stato Pontificio nella notte del 24 giugno del 1858 a Bologna e posto sotto la custodia di Papa Pio IX, evento molto ben descritto nel libro “Prigioniero del Papa Re”, dello storico David Kertzer (New York, 20 febbraio 1948), specializzato in storia politica, demografica e religiosa d’Italia, vincitore del Premio Pulitzer nel 2015.

    Del caso “Mortara” si occupò allora anche il “Times”, che con svariati articoli lo portò alla ribalta mondiale. Il Conte Camillo Benso di Cavour manifestò il suo dissenso e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe con l’imperatore di Francia, Napoleone III, fecero specifici appelli perché il bambino tornasse alla sua famiglia. Papa Pio IX, che nel frattempo aveva imposto di nuovo agli ebrei di vivere chiusi nel Ghetto di Roma, non volle sentire ragioni e rispose con un secco “non possumus”, cioè “non possiamo”, che è la risposta che gli apostoli Pietro e Giovanni dettero ai membri del Sinedrio che chiedevano loro di smettere di parlare ed insegnare nel nome di Gesù. E chiuse dicendo: “Avevo il diritto e l’obbligo di fare ciò che ho fatto per questo ragazzo, e se dovessi farlo lo farei di nuovo”.

    Aggiunse poi successivamente: “Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e incredulità, divennero cani. E di questi cani ce n’ha pur troppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi”. Dato il clamore di questa vicenda, Edgardo Mortara si trasferì a Poitiers, in Francia, dove nel 1870 fu ordinato sacerdote con il nome di don Pio Mortara, in omaggio al Papa. Morì l’11 marzo 1940 a Liegi, dopo aver passato diversi anni in un monastero. Nel settembre 2000 Giovanni Paolo II ha beatificato Papa Pio IX, definendo calunnie queste accuse. Tesi ripresa a viva voce da Vittorio Messori, ma purtroppo smentita da una valanga di inoppugnabili documenti.