Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicosia

  • Abusi sessuali del clero – Lettera aperta di Antonio Messina al Presidente Sergio Mattarella

    Abusi sessuali del clero – Lettera aperta di Antonio Messina al Presidente Sergio Mattarella

    Al Presidente della Repubblica
    Sergio Mattarella
    Palazzo del Quirinale
    00187 Roma

    mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di cittadino che, dopo avere denunciato le violenze sessuali subite da parte di un sacerdote di Enna, ha dovuto affrontare un calvario giudiziario e personale che mi ha fatto perdere il senso di fiducia che avevo riposto nella giustizia e nelle istituzioni tutte.

    Il 17 dicembre 2020 sporgevo denuncia-querela negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Enna, dove esponevo i fatti gravi commessi da don Giuseppe Rugolo, sacerdote di Enna, appartenente alla Diocesi di Piazza Armerina. Dalla mia denuncia-querela scaturiva un’indagine articolata e complessa, che consentiva di accertare la consumazione di reati a sfondo sessuale commessi dal sacerdote anche ai danni di altri minori.

    Eppure, a fronte di una mia condotta lineare, sostenuta dalle forze dell’Ordine e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, sono stato oggetto di attacchi personali, vessazioni e tentativi di isolamento, anche in sede istituzionale.

    Cosa ancor più grave, ho dovuto assistere a condotte poste in essere, in ambito giudiziario, che facevano supporre una relazione stretta fra la magistratura ed i vertici ecclesiastici, in spregio quantomeno al senso di opportunità che dovrebbe sorreggere l’agire di chi ricopre ruoli di responsabilità e che, pertanto, non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale.

    Durante il processo di primo grado io ed i miei genitori abbiamo dovuto sopportare che il Presidente del Collegio Giudicante mangiasse dei dolci, da lui offerti, insieme all’imputato ed al suo collegio difensivo. Ancora, il 16 febbraio 2024, quindici giorni prima della sentenza di primo grado, lo stesso Presidente del Collegio Giudicante partecipava all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico di Ragusa, alla presenza del Segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe

    Baturi. Ed ancora, in occasione dell’udienza del 4 marzo 2024, prima della pronuncia della sentenza di primo grado, malgrado il processo fosse celebrato a porte chiuse, veniva consentita la presenza in aula della moglie del Presidente del Collegio, quale giornalista, mentre durante tutte le precedenti udienze era stato vietato l’accesso ai giornalisti, in un’occasione finanche ai locali del Tribunale di Enna.

    Dal procedimento penale a carico del sacerdote, condannato a tre anni di reclusione, ormai con sentenza passata in giudicato in data 14.05.2026, è scaturito il procedimento penale a carico del Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e del Vicario Giudiziale, nonché parroco della chiesa madre di Enna, Vincenzo Murgano, oggi imputati per il reato di falsa testimonianza resa proprio al fine di coprire l’operato del sacerdote.

    All’uopo, devo segnalare che nel corso del processo è maturata la prescrizione dei reati commessi ai miei danni dal 2009 al 2011, cosicché la sentenza di condanna è stata pronunciata per un episodio di tentativo di violenza sessuale, commesso ai miei danni, e altri episodi commessi di altri due giovani, minori all’epoca dei fatti.

    Invero, già nella sentenza di primo grado stesa dal Tribunale di Enna, l’operato del Vescovo di Piazza Armerina veniva così descritto “ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”

    Eppure, nella giornata del 2 giugno 2026, in occasione delle celebrazioni pubbliche per la festa della Repubblica, organizzate dalla Prefettura di Enna, ho dovuto assistere alla presenza del Vescovo Rosario Gisana, evidentemente invitato dalla Prefettura, stare accanto all’attuale Presidente del Tribunale di Enna.

    Tale circostanza mi ha profondamente sconvolto.

    A tale riguardo devo evidenziare che ormai da diversi anni, pur non avendo contezza diretta della circostanza, ho potuto apprezzare un contegno rispettoso del senso dell’opportunità da parte del precedente Prefetto, Maria Carolina Ippolito, e talvolta da parte di altre istituzioni militari che hanno celebrato particolari ricorrenze di natura religiosa alla presenza del Vescovo di Nicosia, Diocesi comunque ricadente nel territorio della Provincia di Enna, conservando così i rapporti con l’autorità ecclesiastica e, al contempo, avendo rispetto dello svolgersi dei procedimenti penali a carico dei predetti prelati della Diocesi di Piazza Armerina.

    La circostanza esposta mi ha profondamento ferito ed indignato tanto più che in occasione della mia recente candidatura alle Elezioni amministrative della mia Città, ho dovuto subire quello che sento di poter ritenere un vero e proprio accanimento processuale della Prefettura di Enna e della Commissione elettorale circondariale di Enna, che hanno dato incarico all’Avvocatura dello Stato per impugnare la sentenza del TAR di Catania che mi aveva riammesso alle elezioni amministrative, da cui ero stato escluso per un vizio formale, consistente nella mancanza dell’autentica di una firma, a seguito di una mera svista. Al contrario, il Ministero della Giustizia, benché chiamato come persona offesa nel procedimento penale per falsa testimonianza del Vescovo di Piazza Armerina, ha scelto di non essere presente al mio fianco, lasciandomi da solo ancora una volta e non concedendo mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi parte civile.

    Il messaggio del mio totale isolamento da parte delle istituzioni appartiene ormai al sentire comune della mia Città.

    Ill.mo Signor Presidente, mi chiedo e Le chiedo se ha avuto un senso la mia denuncia, se è giusto che un cittadino che si è rivolto alle istituzioni debba pagare un prezzo così alto e se, ancora, la presenza di un imputato accanto alle più alte cariche istituzionali locali non debba farmi ritenere che c’è già una sentenza scritta, tanto da consentire al Vescovo Rosario Gisana, ormai riabilitato anzitempo, di sedere a cuor leggero fra le figure che dovrebbero essere un esempio per i cittadini e per le nuove generazioni, pure presenti alla manifestazione del 2 giugno. I giovani dovrebbero guardare con fiducia alle istituzioni, dalle quali dovrebbero ricevere protezione e sostegno, piuttosto che assistere alla presenza di chi ha contribuito alla perpetuazione degli abusi sui minori.

    Le scrivo, signor Presidente, al fine di chiederLe, nel pieno rispetto del fondamentale principio della presunzione di innocenza, un intervento volto a sensibilizzare le istituzioni locali e, nello specifico, la Prefettura di Enna, al rispetto del sentire delle vittime dei reati che, dopo aver denunciato, continuano a vivere nei loro contesti dove i poteri forti godono di canali privilegiati di interazione con le Istituzioni e dove, certamente, l’attenzione alla sofferenza altrui, deve essere anteposta ai protocolli ed ai cerimoniali che, in occasioni così importanti per il nostro Paese, sono una manifestazione pubblica dell’agire dello Stato.

         Con ossequi
    Enna, lì 4 giugno 2026

    Lettera al presidente della Repubblica

  • Abusi sessuali in chiesa su un minore, confermata la condanna per un ex ministrante di Gela

    Abusi sessuali in chiesa su un minore, confermata la condanna per un ex ministrante di Gela

    I giudici della Corte d’assise d’appello di Caltanissetta hanno confermato la condanna a otto anni di reclusione per un ex ministrante, accusato di abusi sessuali su una minorenne, in una chiesa di Gela.

    Il ricorso difensivo, presentato dall’avvocato Giuseppe Nicosia che assiste l’imputato, non è stato accolto. La procura generale ha concluso per la conferma della decisione di primo grado. Stesse conclusioni per il legale che assiste la giovane (oggi maggiorenne) e i genitori, costituiti parti civili e difesi dall’avvocato Carmelo Tuccio.

    L’ex ministrante, che svolgeva un servizio volontario a supporto delle funzioni religiose, ha sempre negato le accuse. La difesa ha insistito sulla totale assenza di condizioni che potessero permettere approcci sessuali in chiesa.

    Le prime rivelazioni arrivarono dalla giovane, che le riferì, dopo alcuni anni, a operatori del consultorio gelese. La difesa attende le motivazioni che saranno depositate dai giudici della Corte d’assise d’appello.

    https://caltanissetta.gds.it/articoli/cronaca/2026/05/27/abusi-sessuali-in-chiesa-su-ub-minore-confermata-la-condanna-per-un-ex-ministrante-di-gela-d6879f36-decb-4bc6-95c9-0702ee8d539f/

  • Ministrante accusato di abusi sessuali in chiesa su una minore, difesa in appello: “Non li ha commessi”

    Ministrante accusato di abusi sessuali in chiesa su una minore, difesa in appello: “Non li ha commessi”

    Gela. La procura generale, a marzo, aveva concluso richiedendo la conferma della condanna a otto anni di detenzione per un ministrante, accusato di aver abusato di una minorenne, durante attività svolte in una parrocchia.

    Questa mattina, davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Caltanissetta, la difesa, con il legale Giuseppe Nicosia, ha invece contestato le conclusioni dell’accusa, ritornando sulle motivazioni che portarono a condannare l’imputato. Il difensore si è soffermato su punti strettamente di diritto, anche su una potenziale nullità della sentenza di primo grado che ha spiegato di non aver mai richiesto. Inoltre, stando alla sua linea, le motivazioni della condanna di primo grado, emessa dalla Corte d’assise nissena, non hanno caratteristiche tali da condurre a certezze sui presunti abusi.

    Per il difensore, il ministrante, che prestava il proprio supporto alle funzioni religiose nella chiesa di San Domenico Savio, non abusò della minorenne. Secondo l’accusa, in almeno un’occasione, appartandosi in una delle stanze della parrocchia, avrebbe sessualmente abusato della giovane. Fu lei stessa, dopo diversi anni dai fatti, a fornire i primi dettagli agli operatori del consultorio cittadino.

    L’imputato, sulla scorta dell’indagine condotta dai poliziotti del commissariato, coordinati dai pm della procura, venne sottoposto a una misura restrittiva. Il difensore ha ribadito le contraddizioni emerse nel corso dell’attività istruttoria in primo grado e riportate nelle motivazioni. Ha spiegato inoltre che non ci furono mai scuse da parte dell’imputato, proprio perché fin dall’inizio ha insistito sul fatto di non aver mai commesso abusi.

    I tanti anni trascorsi tra la vicenda e la denuncia, l’allontanamento del ministrante, che poi fu riammesso in chiesa ma solo come fedele per assistere alle funzioni religiose, e la denuncia sporta in un periodo nel quale la famiglia della ragazza risentiva di tensioni per una separazione dei genitori, sono altri aspetti richiamati dal difensore, che ha concluso per l’assoluzione. La ragazza, oggi maggiorenne, e i genitori, sono parti civili, assistiti dall’avvocato Carmelo Tuccio, che aveva concluso per la conferma della condanna. La decisione della Corte d’assise d’appello dovrebbe essere pronunciata a maggio.

    https://quotidianodigela.it/ministrante-accusato-di-abusi-sessuali-in-chiesa-su-una-minore-difesa-in-appello-non-li-ha-commessiministrante-accusato-di-abusi-sessuali-in-chiesa-su-una-minore-difesa-in-appello-non-li-ha-commessi

  • Abusi su una minore in chiesa, in appello chiesta conferma condanna per ministrante

    Abusi su una minore in chiesa, in appello chiesta conferma condanna per ministrante

    Gela. La condanna è da confermare. La procura generale, questa mattina, ha chiesto di ribadire la pena a otto di reclusione che lo scorso anno la Corte d’assise di Caltanissetta dispose per un ministrante, accusato di abusi sessuali su una minorenne, al margine di attività parrocchiali, in città. Per il pg, come indicato davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello nissena, la pronuncia di primo grado è da ribadire in pieno. Stessa linea espressa dalla parte civile, nell’interesse dei genitori della giovane e della stessa ragazza (oggi appena maggiorenne), con il legale Carmelo Tuccio.

    Già in primo grado era stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni. Fu la ragazza, dopo alcuni anni dai fatti, a raccontare i primi particolari agli operatori del consultorio, accompagnata dai genitori. La Corte d’assise d’appello non ha accolto la richiesta volta a sentire nuovamente la giovane, al momento dei fatti minorenne, avanzata dal legale dell’imputato, l’avvocato Giuseppe Nicosia. Proprio la difesa ha impugnato la decisione di primo grado.

    Per il difensore, come espresso più volte durante il primo giudizio, ci sarebbero incoerenze nel racconto dei presunti abusi. Stando alle contestazioni, sarebbero avvenuti in una stanza della parrocchia di Villaggio Aldisio. Ricostruzione che il ministrante, attraverso il difensore, ha sempre negato. Spetterà alla difesa esporre le proprie conclusioni a fine aprile.

    https://quotidianodigela.it/abusi-su-una-minore-in-chiesa-in-appello-chiesta-conferma-condanna-per-ministrante

  • «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    L’accusa aveva chiesto 3 anni per lui e 6 mesi per una donna (favoreggiamento). I fatti risalivano al 2010, i primi atti di indagine avvennero nel maggio 2013

    GROSSETO. Assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di aver molestato una ragazzina di non ancora 14 anni, di cui secondo l’accusa aveva toccato il seno. Assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver palpeggiato un’altra ragazzina, dandole anche un bacio vicino alle labbra. Assolto, ancora perché il fatto non sussiste, dall’accusa di aver abbracciato e palpeggiato il seno di una terza ragazzina, questa di poco più grande.

    «È finito un calvario durato sei anni», commenta dopo la lettura della sentenza l’avvocato Lorenzo Mascagni, codifensore con il collega Giacomo Gonzi di Siena, del sacerdote 56enne imputato di tre casi di violenza sessuale che sarebbero avvenuti nel corso del 2010. Il collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi, Beatrice Bechi) è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo circa un’ora di camera di consiglio. Brevissima l’udienza di ieri, cui il parroco era presente (come nelle altre volte): le richieste erano state formulate nell’udienza precedente, a marzo. L’accusa (il pm Giovanni De Marco che aveva ereditato il fascicolo) aveva sollecitato una condanna di tre anni e sei mesi per il sacerdote, ritenendo il dibattimento avesse chiarito le dinamiche e le responsabilità. Per lui ma anche per la donna di 53 anni imputata di favoreggiamento, che secondo l’accusa avrebbe aiutato il parroco a eludere le indagini affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza di lui e di due delle tre ragazzina, da lei stessa organizzata in seguito alle confidenze da loro ricevute in merito alla presunta violenza sessuale riferita. Per lei la richiesta era stata di sei mesi. È stata assolta anche lei, il fatto non sussiste, difesa dall’avvocato Giuseppe Nicosia. Nel processo era presente anche una delle (allora) ragazzine, costituitasi parte civile con l’avvocato Alberto Solari: questi si era associato alle richieste dell’accusa mentre tutti e tre i difensori avevano sollecitato l’assoluzione, con arringhe articolate anche in merito alle discrasie emerse in fase di dibattimento, che si è svolto a porte chiuse. L’udienza di ieri sarebbe dovuta servire alle repliche, ma il pm (in aula la dottoressa Anna Pensabene) ha rinunciato a farle e così il collegio è entrato subito in camera di consiglio per la decisione.

    Il sacerdote aveva lasciato la parrocchia e per qualche tempo si era tenuto in qualche modo lontano dal ministero. Poi è tornato ad amministrare una comunità. Non interrogato in fase di indagine, si è poi fatto esaminare in aula. L’esatto opposto dell’altra imputata.

    «Siamo molto soddisfatti per l’esito del processo», commenta l’avvocato Nicosia. «Devo leggere le motivazioni», si limita a dire l’avvocato Solari. Motivazioni che saranno depositate entro 80 giorni.

  • Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    di Pierluigi Sposato

    GROSSETO. Devono essere giudicati dal collegio. Sia il parroco, accusato di episodi di molestie di carattere sessuali, sia la donna, imputata di aver cercato di aiutare il sacerdote a eludere le indagini. Sono stati rinviati a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti alla dottoressa Valeria Montesarchio: per loro dovrà esserci un processo, a novembre, davanti ai giudici del collegio.
    Il gup ha demandato al dibattimento il compito di capire la portata delle contraddizioni emerse nel corso delle indagini e al termine dell’incidente probatorio. Contraddizioni evidenziate dai difensori dei due imputati ma che secondo il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, e anche secondo il giudice, non sono tali da portare a una pronuncia di non luogo a procedere. Decisione non facile quella del gup, arrivata al termine di una camera di consiglio di un’ora, dopo che accusa, parte civile e difesa si erano confrontate per oltre due.
    Il parroco, poco più che cinquantenne, deve rispondere di tre episodi di violenza sessuale, tutti avvenuti secondo l’accusa nel 2010: il primo nel cortile della parrocchia, gli altri nei locali della parrocchia. Il primo, a primavera, indica che il sacerdote avrebbe afferrato il ferretto del reggiseno di una ragazzina, non ancora 14enne, e avrebbe poi mosso la mano toccandole il seno. Solo e soltanto questo capo di imputazione era stato oggetto dell’incidente probatorio, quando le ragazzine – una minore di 14 anni, l’altra di 16 – erano state sentite alla presenza di un esperto nominato dal giudice. Gli altri due (epoca maggio 2010 e genericamente 2010) sono invece finiti direttamente nella richiesta di rinvio a giudizio, datata dicembre 2014. Si tratta dei capi di imputazione scaturiti dalle dichiarazioni di altre due giovanissime, raccolte dalla polizia giudiziaria. Nel primo caso, il parroco è accusato di aver abbracciato una ragazzina, di averle palpeggiato i glutei e di averle dato un bacio vicino alle labbra.

    Nel secondo caso, il sacerdote deve rispondere di aver abbracciato un’altra ragazza, di aver messo una mano tra sé e lei e di averle palpeggiato il seno. L’inusuale mancanza del vaglio dell’incidente probatorio, hanno fatto notare i difensori Patrizia Fabiani (per Paolo Bastianini) e Lorenzo Mascagni, con una raccolta di dichiarazioni avvenuta senza i genitori, senza uno psicologo, senza videoregistrazioni, non ha permesso di approfondire questi episodi. Episodi che sarebbero stati a loro giudizio meritevoli non solo di analisi ma anche della chiusura del fascicolo senza processo, perché le ragazzine sarebbero state smentite da quelle persone che loro stesse avevano indicato come testimoni dei fatti. Già in fase di memoria presentata al termine delle indagini, l’allora difensore Bruno Leporatti aveva sollecitato l’archiviazione del provvedimento. E su questo solco si sono innestate le argomentazioni difensive: le discrasie sono sostanziali e consistenti, hanno fatto notare i legali, qui in gioco c’è l’intenzionalità del gesto, la volontarietà, il dovere di accertare che si sia trattato di un movimento non equivoco. Secondo il perito della difesa, un esperto neuropsichiatra, le contraddizioni emerse (le ricostruzioni risultano non sovrapponibili) dovrebbero lasciare propendere per un fraintendimento del gesto, non per il compimento dell’abuso. Il dibattimento, hanno aggiunto, non potrebbe apportare nulla di nuovo o di più chiaro alla vicenda.
    Dall’altra parte, però, c’è la relazione del perito del gip che all’epoca aveva definito attendibili e credibili le dichiarazioni dell’incidente probatorio, al di là delle contraddizioni. Anche la parte civile (avvocato Alberto Solari – in rappresentanza solo della ragazzina del primo capo di imputazione, le altre non si sono costituite) ha insistito per il rinvio a giudizio. Il pm ha opposto, caso mai, l’esecuzione di una nuova perizia di esame degli esiti dell’incidente probatorio, per dare un contorno più esatto a queste condotte che – ha detto – si situano nell’ambito del «grigio», né nere, né bianche. Saranno i giudici del collegio a disporre eventualmente un’altra perizia. Già è prevedibile che accusa e difesa torneranno a confrontarsi sugli accertamenti peritali.
    Differente, invece, la posizione della donna di cinquanta anni: lei, assistita dall’avvocato Giuseppe Nicosia, avrebbe fornito false informazioni,

    affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza del parroco e di due ragazzine – una delle quali vittima del primo atto a carattere sessuale – organizzata da lei dopo le confidenze ricevute dalle ragazze sulla violenza sessuale subita.

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.