Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: nunziatura apostolica

  • La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    25/06/2013

    Un giro di giovani romeni reclutati per preti pedofili. Lo denuncia un ex sacerdote

    Ragazzi e ragazze romeni adescati per partecipare a festini con preti pedofili. E’ la clamorosa denuncia di un ex sacerdote, già condannato per reati sessuali e ora testimone d’accusa in un’inchiesta della procura di Roma. Sulla vicenda i pm della capitale mantengono il più stretto riserbo. Servizio di Flavia Filippi

    Adolescenti romeni soli e disperati adescati da un ex carabiniere nei locali notturni, nelle saune, nei centri benessere, alla Stazione Termini oppure fatti arrivare a Roma per finire in pasto ad un gruppo di sacerdoti. Minorenni abusati in chiesa, una è questa, San Lauro, non lontano dal Vaticano, per 100 0 200 €.

    E’ una bomba su San Pietro, ma è una bomba che proprio dentro San Pietro ha preso forma, la denuncia di don Patrizio Poggi, 46 anni, ex sacerdote, che dopo una condanna a 5 anni per reati sessuali, in marzo è andato dai carabinieri per tutelare la santa chiesa e la comunità cristiana, essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali.

    A suo fianco una figura importante che ha controfirmato le 5 pagine, mons Luca Lorusso, n. 2 della Nunziatura apostolica in Italia, il vice dell’ambasciatore vaticano Adriano Bernardini, intimo di papa Bergoglio, per essere stato nunzio apostolico a Buenos Aires per 10 anni. Dunque c’è sicuramente la grande voglia di pulizia di papa Francesco dietro rivelazioni che tirano in ballo un lungo elenco di preti. tra questi mons. Camaldo, vicecerimoniere del papa, mons Filippi, prima segretario particolare dell’ex presidente della CEI, Ruini, e ora del cardinal Vallini, vicario di Roma.

    Don Poggi, sospeso a divinis dalla cheisa nel 2010, in attesa di riabilitazione, 3 settimane fa è tornato in caserma per consegnare foto, video, puntate del programma TV BELLI E DANNATI. Schiere di giovani tra i 15 e i 21 anni con una chiave di lettura. Quando i ragazzi rumeni su facebook si mettono a torso nudo o in costume è come una specie di segnale, di simbolo per attirare l’attenzione di persone di età adulta a scopo prostitutivo.

    Alcune foto sono relative a sacerdoti e ad un vescovo che nell’ambiente ecclesiastico si vocifera abbiano frequentazioni omosessuali e in taluni casi anche con minori di 18 anni.

    L’ex carabiniere Buonviso, principale procacciatore di ragazzi, sarebbe solito reclutarli fuori dalla Stazione Termini a bordo di macchine apparentemente istituzionali con le scritte “Emergenza sangue” e “Unità di crisi”. Un amico per presentare ai preti nuove leve attingerebbe alla sua agenzia di modelli e attori. L’ingaggio, fa mettere a verbale don Poggi, avviene essenzialmente utilizzando la disperazione e l’assenza di mezzi di sostentamento che caratterizza la loro condizione sociale.

    Su un’inchiesta tanto delicata la Procura di Roma nega informazioni. “Non ci sono indagati e non le confermo niente” ci ha detto poco fa il Procuratore capo Pignatone.

  • Don Poggi: “Vi racconto chi sono i preti pedofili”

    Don Poggi: “Vi racconto chi sono i preti pedofili”

    Eccola la denuncia del viceparroco che svela i nomi dei preti e monsignori pedofili. Oggi Il Fatto pubblica il testo della denuncia dell’8 marzo scorso – anticipata il 21 giugno dal nostro giornale – nella quale don Patrizio Poggi descrive un’organizzazione, guidata da un ex carabiniere, che recluterebbe – a suo dire – minori per metterli a disposizione di prelati e parroci a Roma. Quando don Patrizio si presenta davanti al colonnello Sergio De Caprio (conosciuto da tutti come il Capitano Ultimo che ha catturato il boss Riina) per fare i nomi non è solo. Don Patrizio è accompagnato da cinque persone per rafforzare la sua credibilità: monsignor Luca Leorusso, 51 anni, consigliere di nunziatura apostolica e avvocato canonico di Poggi nel procedimento di Restitutio ad Integrum di don Poggi sospeso a divinis dopo la condanna per abusi su minori nel 2002, con pena scontata di 5 anni. E poi don Marco Va lentini, 46 anni, viceparroco della Chiesa di Sant’Andrea Avellino a Roma. L’ex viceparroco si fa accompagnare anche dal comandante del XVI gruppo della Polizia di Roma Capitale (Marco Giovagnorio) e da due vigili urbani. Nella denuncia sostiene che un ex carabiniere sarebbe “organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile minorile attraverso la quale reperisce soggetti, anche minori, che introduce in Italia e che mette a disposizione dei clienti sacerdoti”. Poi don Poggi fa i nomi di quattro parroci in carica in altrettante parrocchie di Roma ovest e nord; due ex parroci; il segretario particolare di un cardinale importante; un cappellano militare; un insegnante di religione già coinvolto in un’indagine; e poi un monsignore con un ruolo importante nel Cerimoniale. Poggi poi racconta che l’ex carabiniere si serve di un’agenzia di modelli di due amici per reclutare i ragazzi dediti alla prostituzione. La selezione avverrebbe nei pressi del locale Twink vicino alla stazione Termini e nelle discoteche frequentate da omosessuali come il Qube al Portonaccio o in saune. Locali che nulla hanno a che fare con i reati ovviamente. Don Patrizio racconta di minori pagati fino a 500 euro, fa i nomi dei sacerdoti e degli extracomunitari pronti a confermare. Sono tutte accuse che provengono da un sacerdote condannato a 5 anni e infuriato con il Vaticano. Dopo avere espiato nel 2008 la pena, don Poggi aveva ottenuto nel maggio 2011 la Restitutio ad Integrum dal Papa, mentre la Congregazione della dottrina e della fede continua a tenerlo sospeso a divinis. Molti sacerdoti sono stati sentiti a verbale e alcuni pedinamenti avrebbero dato esito positivo. Sono accuse gravi che il pm Maria Monteleone e i carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal colonnello Lorenzo Sabatino vogliono riscontrare in fretta. In un senso o nell’altro.

  • Portogallo. Vescovo Azevedo fu accusato di abusi sessuali, Ma lo hanno promosso in Vaticano. Presiede il Pontificio consiglio della cultura

    Portogallo. Vescovo Azevedo fu accusato di abusi sessuali, Ma lo hanno promosso in Vaticano. Presiede il Pontificio consiglio della cultura

    1/02/2013 Carlos Moreira Azevedo
    Secondo la rivista portoghese «Visão» il vescovo Azevedo, delegato del Pontificio consiglio della cultura, sarebbe stato denunciato per presunte molestie sessuali avvenute negli anni Ottanta

    Andrea Tornielli – Città del Vaticano

    Una nuova bufera con accuse a sfondo sessuale si abbatte sulle gerarchie cattoliche e questa volta lambisce la Curia romana. Il vescovo portoghese Carlo Azevedo, 59 anni, già ausiliare di Lisbona e coordinatore della visita del Papa nel 2010, oggi delegato del Pontificio consiglio della cultura, viene tirato in ballo per presunte molestie nei confronti di un chierico. A parlare del vicenda è la rivista portoghese «Visão», che dedica la copertina alla denuncia presentata contro il vescovo nel 2010 alla nunziatura apostolica di Lisbona.

    Secondo quanto pubblicato nell’edizione cartacea della rivista oggi in edicola, le molestie risalirebbero agli anni Ottanta. A presentare la denuncia al nunzio tre anni fa sarebbe stato un sacerdote che attualmente coordina i cappellani ospedalieri. Secondo «Visão» gli accertamenti sarebbero stati condotti con la collaborazione della gerarchia cattolica, ma non se ne conosce l’esito.

    Nel novembre 2011, il vescovo, indicato come possibile successore del patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, ha lasciato il Portogallo ed è stato nominato delegato del Pontificio consiglio della cultura, un incarico che non rientrava negli organigrammi del dicastero curiale, creato ad hoc per l’occasione dalle autorità vaticane. Le motivazioni ufficiose addotte per il trasferimento a Roma parlavano di contrasti con il patriarca Policarpo.

    Il vescovo Azevedo nega fermamente ogni accusa, di essere stato interpellato su questo tema dalla nunziatura di Lisbona e nega, infine, anche l’esistenza di procedimenti canonici su presunti abusi sessuali che lo riguardino.

    Il portavoce della Conferenza episcopale portoghese, don Manuel Morujão, ha diffuso in queste ore un comunicato nel quale si prende atto che Azevedo «è coinvolto in accuse di comportamenti impropri, non conformi con la dignità e la responsabilità dello stato sacerdotale».

    La Conferenza episcopale afferma di «non poter né dover esprimere giudizi sulla veridicità delle accuse». «Da qualsiasi membro della Chiesa ci si aspetta un comportamento esemplare – si legge ancora nel comunicato – Con molta più ragione da parte ch si è impegnato a vivere il celibato sacerdotale». La nota si conclude con l’assicurazione di preghiere per il vescovo, ma come si comprende dalla lettura del testo, non lo difende affatto.

    La vicenda, l’ennesima burrasca destinata a intorbidire ulteriormente le acque in questo lungo periodo di pre-conclave, lascia aperte molte domande. La nomina presso la Santa Sede è avvenuta quando ancora non si conoscevano le accuse? Oppure dopo che queste sono state chiarite rivelandosi inconsistenti? In questo caso, ci si dovrebbe attendere oggi dal Vaticano una smentita e una puntuale difesa del vescovo e della sua onorabilità. Se invece al momento della nomina le accuse erano conosciute ma non ancora vagliate, è difficile comprendere le ragioni del trasferimento.

     

  • Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    4/10/2012
    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori
    La Santa Sede ha avviato un’indagine nei confronti di Marco Antonio Órdenes Fernández. Il prelato “a riposo” in Perù, è tornato nel Paese
    Andrés Beltramo Álvarez
    Città del Vaticano

    La Chiesa cattolica del Cile ha dovuto affrontare, questa settimana, una notizia inattesa. La Santa Sede ha aperto un’inchiesta nei confronti del vescovo della diocesi di Iquique, nella regione di Tarapacá, Marco Antonio Órdenes Fernández, per denunce di abusi sessuali nei confronti di minori. La nunziatura apostolica di Santiago ha confermato la notizia. Mentre i suoi fedeli si trovano in stato di shock, il religioso li avrebbe abbandonati sin da settembre, quando si è recato in Perù per seguire una presunta terapia medica.

    La situazione è grave e ci sono pochi precedenti. Quello più famoso è lo scandalo dell’ex vescovo di Bruges (nel Belgio), Roger Vangheluwe, che ha presentato le sue dimissioni nell’aprile del 2011 dopo aver ammesso in pubblico l’abuso di un suo nipote. Il caso cileno, però, è un po’ diverso, perché l’imputato non ha mai ammesso la colpa né ha presentato le dimissioni, nonostante l’inchiesta nei suoi confronti sia cominciata più di cinque mesi fa.

    In Cile come a Roma si attendono un intervento della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, per chiedere le dimissioni del religioso “per cause di forze maggiori” o per proporre la sua destituzione al Pontefice, come avvenuto in altri casi simili. Soprattutto perché, secondo la testimonianza di una delle vittime, le accuse avrebbero un alto grado di affidabilità.

    Lo scorso 2 ottobre, l’ambasciata vaticana in Cile ha steso un breve comunicato nel quale riconosceva gli sviluppi dell’inchiesta dallo scorso aprile e chiariva anche che, trattandosi di un vescovo, la procedura è in mano alla Santa Sede, tramite il nunzio apostolico Ivo Scapolo, che ha gestito con assoluta serietà tutta la vicenda.

    «Sin dall’inizio di questo caso, la nunziatura ha cercato di offrire supporto psicologico e accompagnamento per le persone colpite, ed è anche stata in contatto con monsigniore Órdenes, che ha chiesto un permesso medico», si legge nella nota.

    Lo stesso giorno, il dipartimento di comunicazioni della diocesi di Iquique ha confermato che il religioso «soffre di una vecchia complicazione al fegato, che ha finito per diventare uno scompenso enzimatico e un acuto stato di stress». Sarebbe questo, dunque, il motivo del suo viaggio in Perù: a riposo su consiglio dei medici.

    Ma è significativo il fatto che, nel mezzo dell’inchiesta, il prelato abbia avuto il permesso di uscire dal paese. In ogni caso, se la richiesta delle sue dimissioni non procedesse, per mancanza di prove, andrebbe avanti in ogni caso per motivi di salute, perché risulta evidente che le sue condizioni mediche gli hanno impedito di compiere i suoi doveri di vescovo.

    Perciò il Nunzio Scapolo si è recato ieri alla città cilena di Arica nella quale si trova il religioso, dopo il suo ritorno dalla vicina località di Tacna in Perù.

    L’inchiesta canonica, comunque, non è la prima nei confronti del pastore di Iquique. Un giudice di Tarapacá ha riconosciuto che era stato indagato nel 2009 per una denuncia di abusi sessuali presentata dai genitori di una vittima maggiorenne.

    «Io non chiedo soldi: chiedo giustizia e serenità per me […] Vorrei soltanto vederlo lontano dal sacerdozio, e chiedo da lui il riconoscimento e l’assunzione delle sue responsabilità», aveva affermato in un’intervista con CNN Rodrigo Pino, il quale accusa il religioso di aver abusato di lui quando aveva 15 anni ed era il suo chierichetto. Ha anche aggiunto che «nella via di Dio c’è gente buona e gente cattiva. Io ho sperimentato la cattiveria con tutto il male che mi ha fatto, perché in quel momento io ho messo in questione anche la mia identità sessuale». Lo scorso 3 ottobre, lo stesso Pino ha rivelato di aver ricevuto «una risposta molto positiva dal Vaticano, una risposta che ci ha rallegrati». Ma Pino non ha voluto fornire più dettagli.

  • Cile-Vaticano: caso diplomatico

    Cile-Vaticano: caso diplomatico

    9/4/2011
    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di dcoumenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.

    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di documenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.
    Il giudice Jessica Gonzalez ha emesso il mandato di perquisizione dopo che è stata riaperta una causa civile contro il prete. L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa parecchi mesi fa per “mancanza di prove”. “ Le autorità civili hanno deciso di riaprire il caso dopo che l’inchiesta molto ampia, durata un anno, condotta dal Vaticano ha trovato che p. Karadima poteva essere stato colpevole di abusi sessuali.
    Al sacerdote è stato ordinato di ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. All’arcidiocesi di Santiago e alla Nunziatura apostolica è stato chiesto di consegnare i documenti relativi al caso, ma si sono rifiutati di farlo, sostenendo che quei documenti facevano parte di un’inchiesta condotta da dal Vaticano, che è uno Stato sovrano, non sottoposto ai tribunali cileni.

  • Pedofilia, il papa predica bene e ratzola male

    Pedofilia, il papa predica bene e ratzola male

    di Vania Lucia Gaito

    Fa specie sentire il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, parlare di tentativi accaniti di “coinvolgere personalmente il Santo Padre nella questione degli abusi” e dello scandalo della pedofilia. Non me ne voglia, padre Lombardi, ma non c’è bisogno di tentativi, i fatti parlano da soli, basta metterli in fila. A cominciare dal principio, sgomberando il campo dalle chiacchiere.

    Il fatto che gli ecclesiastici abbiano pruriti pedofili fin dalla notte dei tempi non c’è bisogno di inventarselo, lo dice un papa, per la precisione Leone X, e lo dice in un atto ben conosciuto, la Taxa Camerae, un documento vergognoso che, ad onta del Vangelo che condanna la simonia come peccato imperdonabile, promette il perdono in cambio di denaro.
    I primi due dei 35 articoli di cui si compone la Taxa Camerae riguardano proprio gli ecclesiastici e i loro “peccati”, in particolare il secondo articolo:
    “Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.”
    Correva l’anno 1517. Poco meno di cinquecento anni fa. E la Chiesa già sapeva. Solo che fa più comodo, adesso, contare sulla memoria fallace o sulla non conoscenza di chi ascolta le chiacchiere dei vari portavoce.

    Ho cominciato da troppo lontano? Veniamo ai giorni nostri, allora.
    Nel 1962 il cardinale Ottaviani redige un documento noto come Crimen Sollicitationis. Questo documento, prescrive ai vescovi come comportarsi quando un sacerdote viene denunciato per pedofilia. Nel documento c’è scritto, in stampatello e ben evidente: “Servanda diligenter in archivio secreto curiae pro norma interna. Non publicanda nec ullis commentariis augenda“, che vuol dire “Da conservare con cura negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziale. Da non pubblicare, né da integrare con alcun commento”

    Il Crimen, in pratica, stabiliva una serie di norme da seguire nei casi di pedofilia clericale. Il processo canonico al sacerdote accusato era un processo diocesano, e a condurlo era il vescovo della diocesi cui il sacerdote apparteneva. Il Crimen va analizzato e “studiato” con cura, poichè è il vademecum che hanno seguito sempre i vescovi nei casi di pedofilia clericale. E fin dal principio risulta chiaro che la stessa esistenza del documento deve essere mantenuta segreta. Perchè?

    Analizzando il testo nel dettaglio se ne comprende perfettamente il motivo. Intanto viene definito cosa intendere come peccato di provocazione: “Il crimine di provocazione avviene quando un prete tenta un penitente, chiunque esso sia, nell’atto della confessione, sia prima che immediatamente dopo, sia nello svolgersi della confessione che col solo pretesto della confessione, sia che avvenga al di fuori del momento della confessione nel confessionale, che in altro posto solitamente utilizzato per l’ascolto delle confessioni o in un posto usato per simulare l’intento di ascoltare una confessione.” Insomma, praticamente sempre.

    Un’altra prerogativa del Crimen è quella di accomunare l’abusatore all’abusato: entrambi peccatori per aver “fornicato”, anche se l’abusato è stato circuito, plagiato, e, in molti casi, violentato. Nel testo, infatti, (art.73, pag.23 del documento in latino) parlando di “crimine pessimo”, intendendo l’abuso di un bambino o gli atti sessuali con un animale (perchè la Chiesa continua a paragonare, accomunare ed equiparare i bambini agli animali, come ai tempi della Taxa Camerae, a meno che il bambino non sia ancora nato e lì allora la sua vita diventa sacra e inviolabile), si legge che tale peccato è commesso dal sacerdote “cum impuberibus”, cioè “con” il bambino, non “contro”. Perchè, prima di tutto, viene la condanna del sesso, anche quando è fatto contro la propria volontà; poi tutto il resto.

    Nei 74 articoli di cui è composto il Crimen, si impartiscono direttive precise. Quella più pressante riguarda sicuramente la segretezza, di cui tutto il documento è imbevuto. Ma cosa prescrive il Crimen? Fondamentalmente questo: coprire, celare, trasferire. L’articolo 4 dice infatti che non c’è nulla che impedisca ai vescovi “se per caso capiti loro di scoprire uno dei loro sottoposti delinquere nell’amministrazione del sacramento della Penitenza, di poter e dover diligentemente monitorare questa persona, ammonirlo e correggerlo e, se il caso lo richiede, sollevarlo da alcune incombenze. Avranno anche la possibilità di trasferirlo, a meno che l’Ordinario del posto non lo abbia proibito perché ha già accettato la denuncia e ha cominciato l’indagine.” Quindi, se si sa che il sacerdote è un pedofilo ma non è stato aperto un processo canonico a suo carico, non c’è nulla che impedisca al vescovo di trasferirlo.

    E se invece c’è una denuncia al vescovo? Prima di tutto, la segretezza. Viene fatto giurare a tutti (esistono formule apposite, riportate nel Crimen) di mantenere il segreto, sotto pena di scomunica. Devono mantenere il segreto i membri del tribunale diocesano che “indagano” sulla denuncia, deve mantenere il segreto l’accusato e devono mantenere il segreto anche gli accusatori e i testimoni, pena la scomunica immediata, ipso facto e latae sententiae. Sì, certo, anche la vittima ed eventuali testimoni: “Il giuramento di segretezza deve essere in questi casi fatto fare anche all’accusatore o a quelli che hanno denunciato il prete o ai testimoni.” (Crimen sollicitationis, art. 13, pag. 8 del testo in latino)

    “Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento” recita la formula A del Crimen. Tuttavia, all’articolo 11 viene specificato che tale silenzio deve essere perpetuo: “Nel trattare queste cause la cosa che deve essere maggiormente curata e rispettata è che esse devono avere corso segretissimo e che siano sotto il vincolo del silenzio perpetuo una volta che si siano chiuse e mandate in esecuzione. Tutti coloro che entrino a far parte a vario titolo del tribunale giudicante o che vengano a conoscenza dei fatti per la propria posizione devono osservare il rispetto più assoluto del segreto – che dev’essere considerato come segreto del Santo Uffizio – su tutti i fatti e le persone, pena la scomunica ‘lata sententiae’ ‘ipso facto’ e senza nessuna menzione sulla motivazione della scomunica che spetta al Supremo Pontefice, e sono obbligati a mantenere l’inviolabilità del segreto senza eccezione nemmeno per la Sacrae Poenitentiariae.”

    Tutto questo si è tradotto per decenni in una prassi vergognosa che includeva il trasferimento dei preti pedofili di parrocchia in parrocchia e la richiesta alle vittime di mantenere il segreto, magari tacitandole con piccole somme, sapendo che in molti casi le vittime venivano da ambienti già disagiati e mai avrebbero affrontato la vergogna e le spese di una denuncia alle autorità civili.
    Una volta concluso il processo diocesano, se c’erano prove sufficienti a condannare il prete pedofilo (e, caso strano, pare non si siano quasi mai trovate), gli atti dovevano essere trasmessi, sempre in totale segretezza, all’allora Santo Uffizio, poi divenuto Congregazione per la Dottrina della Fede. In caso non ci fossero prove sufficienti, gli atti dovevano invece essere distrutti.
    Ma come mai così poche condanne da parte dei tribunali diocesani? Anche qui, il Crimen detta prescrizioni precise. Innanzitutto, a decidere se la denuncia è fondata o meno è l’ordinario diocesano, cioè il vescovo. Inoltre il documento prescrive: “Se comunque ci sono indicazioni di un crimine abbastanza serie ma non ancora sufficenti a instituire un processo accusatorio, specialmente quando solo una o due denunce sono state fatte, o quando invece il processo è stato tenuto con diligenza, ma non sono state portate prove, o queste non erano sufficienti, o addirittura si sono trovate molte prove ma con procedure incerte o con procedure carenti, l’accusato dovrebbe essere ammonito paternamente, seriamente, o ancora più seriamente secondo i diversi casi, secondo le norme del Canone 2307 […] gli atti, come sopra, dovrebbero essere tenuti negli archivi e nel frattempo dovrebbe essere fatto un controllo morale sull’accusato.”
    Chi decide se le prove sono consistenti e sufficienti? Sempre l’ordinario diocesano.

    Il Crimen prescrive anche cosa fare nel caso in cui il sacerdote sia stato ammonito ma il vescovo riceve nuove denunce contro di lui: “Se, dopo la prima ammonizione, arrivano contro lo stesso soggetto altre accuse riguardanti crimini di provocazione precedenti l’ammonizione, l’Ordinario dovrebbe vedere, secondo la propria coscienza e giudizio, se la prima ammonizione può essere considerata sufficiente o se procedere a una nuova ammonizione oppure ad eventuali misure successive.”

    Con queste premesse, è ovvio che siano in pochissimi i sacerdoti condannati dai tribunali diocesani: i vescovi si limitavano ad ammonire e trasferire, molto spesso solo a trasferire. E la tutela dei bambini? Mai presa in considerazione.

    A fare un bilancio della situazione a posteriori, il Crimen non è servito in alcun modo ad arginare il problema della pedofilia clericale, è stato invece utile alla Chiesa a “lavare i panni sporchi in famiglia”. Solo che, con l’andare del tempo, i panni sporchi sono aumentati in maniera sproporzionata. La politica dello struzzo non paga mai, e in questo caso si è dimostrata letale. Negli anni, infatti, gli abusi non sono diminuiti, anzi, il problema si è incancrenito e le vittime sono diventate migliaia.

    Non è neppure lontanamente credibile la professione di ignoranza fatta da vescovi e prelati chiamati a rispondere nei tribunali penali, e non diocesani, del loro operato. E sono sempre i fatti a smentirli. Primo fra tutti l’esistenza di una congregazione religiosa dedicata esclusivamente alla cura dei sacerdoti: i Servi del Paraclito. Poco nota, se non agli “addetti ai lavori”, la congregazione dei Servi del Paraclito viene fondata nel 1942 dal sacerdote statunitense Gerald Fitzgerald, a Jemez Springs (Nuovo Messico), con lo scopo di dedicarsi all’assistenza ai sacerdoti in particolare condizioni giuridiche e morali.
    Inizialmente, arrivavano a Jemez Springs soprattutto sacerdoti con problemi di alcolismo, ma dal 1965 i Servi del Paraclito cominciarono a trattare anche i sacerdoti pedofili. Con scarsissimi, se non nulli, risultati. Lo stesso fondatore, che dal principio si era opposto alla possibilità di accogliere preti con tali problematiche, fin dagli anni cinquanta inviò numerose lettere a vescovi, arcivescovi ed esponenti della Curia Romana in cui faceva presente la necessità di allontanare dal sacerdozio i preti coinvolti in casi di pedofilia. In una di queste lettere, indirizzata anche al cofondatore della congregazione, scriveva:

    “Reverendissimo e Carissimo Arcivescovo,
    Carissimo cofondatore

    Spero che Sua Eccellenza sia d’accordo e approvi quello che io considero una decisione vitale, da parte nostra: per prevenire uno scandalo che potrebbe danneggiare il buon nome di Via Coeli, non offriremo ospitalità ad uomini che abbiano sedotto o tentato di sedurre, bambini o bambine. Eccellenza, questi uomini sono diavoli e l’ira di Dio ricade su di essi e, se io fossi un vescovo, tremerei se non facessi rapporto a Roma per chiedere la loro forzata riduzione allo stato laicale. E’ blasfemo lasciare che celebrino il Santo Sacrificio. Se i singoli vescovi fanno pressione su di lei, Eccellenza, può dire loro che l’esperienza ci ha insegnato che questi uomini sono troppo pericolosi per i bambini della parrocchia e per il vicinato, sicchè siamo giustificati nel nostro rifiuto di accoglierli qui. Sua Eccellenza può inoltre dire, se lo desidera, che non intende interferire con la regola che l’esperienza ha dettato.
    Proprio per queste serpi ho sempre auspicato il ritiro su un’isola, ma anche un’isola è troppo per queste vipere di cui il Gentile Maestro ha detto che sarebbe stato meglio se non fossero mai nati; il che è un modo indiretto di maledirli, non crede?
    Quando vedrò il santo padre, dirò a Sua Santità che devono essere ridotti ipso facto allo stato laicale, immediatamente.”

    Inutile dire come andò a finire: la politica dello struzzo prevalse e la congregazione accolse i preti pedofili per quello che, caritatevolmente, può essere definito un tentativo di cura. Un caso fra tutti può essere esemplificativo: padre James Porter arrivò a Jemez Springs nel 1967, dopo essere stato destituito da tre incarichi, ogni volta per problemi di pedofilia. Eppure, padre John B. Feit, superiore dei Servi del Paraclito, scrisse per lui accorate lettere di raccomandazione che gli fecero ottenere, alla fine del “trattamento” una diocesi nel Minnesota, dove, appena arrivato, ricominciò gli abusi.
    In realtà, Jemez Springs divenne nota come “il carcere dei preti” e funzionò come un “parcheggio” per i sacerdoti su cui pendevano denunce di abusi. Nel 1994, la congregazione dovette chiudere l’esperimento di riabilitazione dei preti pedofili: 17 preti furono coinvolti nel ’91, in 140 cause per abusi sessuali e la Curia pagò 50 milioni di dollari in accordi stragiudiziali.

    Identica politica fu seguita dalla Chiesa ogni qualvolta fu messa di fronte alla problematica della pedofilia clericale. Nel maggio 1985 a tutti i vescovi statunitensi fu consegnato un documento noto come “Il manuale”, redatto da due preti e un avvocato: padre Michael Peterson, psichiatra della clinica di S. Luke, il domenicano canonista padre Thomas Doyle e l’avvocato Ray Mouton. Il manuale analizza il problema della pedofilia clericale e le conseguenze, economiche e morali, per la chiesa cattolica. Fornisce direttive per affrontare il problema, ma viene totalmente ignorato. Il risultato anche in questo caso è evidente: milioni di dollari in risarcimenti, diocesi in fallimento o prossime alla bancarotta, un drastico calo di fedeli e soprattutto delle loro generose donazioni.

    Lo scandalo, venuto a galla negli Stati Uniti, è solo l’inizio. Altrettanti scandali travolgono l’Australia, il Sudamerica, il Messico, il Canada, l’Alaska, la Polonia, l’Irlanda, la Spagna, l’Inghilterra, la Germania, l’Olanda e moltissimi paesi africani. Una vergogna dietro l’altra, si svelano i retroscena di sacerdoti che hanno molestato, abusato, violentato decine di bambini, alcuni piccolissimi.

    Così, nel 2001, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 25 novembre 1981 fino alla sua nomina al soglio pontificio, promulgò un epistola nota come De Delictis Gravioribus o come Ad exsequandam. In essa richiamava il Crimen sollicitationis e avocava un diretto controllo, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, sui “crimini più gravi”, compresi gli abusi sui minori.
    Per quella lettera, il cardinale Ratzinger fu citato in giudizio dall’avvocato Daniel Shea davanti al tribunale dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas), dove fu accusato di “ostruzione alla giustizia”. Secondo l’accusa, infatti, il documento della Congregazione avrebbe favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali ai danni di minori negli Stati Uniti. Nel febbraio 2005 fu emanato dalla corte un ordine di comparizione per il cardinale Joseph Ratzinger. Il 19 aprile 2005, il cardinale Ratzinger fu eletto papa e i suoi legali negli Stati Uniti si rivolsero al Dipartimento di Stato chiedendo l’immunità diplomatica per il loro assistito. L’Amministrazione Bush acconsentì e Joseph Ratzinger fu esonerato dal processo.

    Tuttavia, anche non tenendo conto di questo “incidente di percorso”, sorgono naturali molti interrogativi sull’operato di Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. E, altrettanto naturali, sorgono molti dubbi sulla sua “presa di posizione” drastica e rigorosa nei confronti della pedofilia clericale.
    Che fosse ben informato di quanto fosse grave e profonda la piaga degli abusi fra il clero lo afferma lo stesso Ratzinger, nella memorabile nona stazione della Via Crucis del 2005, quando sostituì Giovanni Paolo II ormai morente: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”

    E tuttavia, pur consapevole della “sporcizia”, il Prefetto non si armò mai di ramazza per far pulizia. Anzi, in molti casi “celebri” la Congregazione fu assurdamente lenta e le vittime dovettero ricorrere ai giornali per avere almeno una parvenza di giustizia.
    Il caso più tristemente famoso è senza dubbio quello che riguarda il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Il Vaticano era a conoscenza di molte ombre sull’operato del sacerdote, fin dal 1956, quando il cardinale Valeri lo trovò nella clinica romana Salvator Mundi molto malridotto per l’abuso di morfina. Tuttavia, i procedimenti a carico del fondatore dei Legionari di Cristo non ebbero mai alcun esito, neppure quando, nel 1978 l´ex presidente dei Legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a papa Giovanni Paolo II, accusò Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand´era ragazzo. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta, sebbene Ratzinger fosse già dal 1981 a capo dell’ex Santo Uffizio. A febbraio del 1997 con una denuncia pubblica, otto importanti ex Legionari accusano Maciel di aver abusato di loro negli anni Cinquanta e Sessanta.
    Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall´avvocato Martha Wegan, incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Barba Martin, assieme all’avvocato Wegan, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma sempre senza alcun risultato.
    Finchè, nel 2006, appena cinquant’anni dopo le prime denunce, finalmente la Congregazione per la Dottrina della Fede prende una risoluzione esemplare: invita padre Maciel a ritirarsi ad una vita di preghiera e meditazione. Oggi, a distanza di pochi anni, continuano a spuntare scandali che riguardano Maciel e i Legionari, come la presenza (accertata) di una figlia in Spagna, frutto di una violenza ad una minorenne, diversi presunti figli in Messico, dei quali, tra l’altro, non si sarebbe fatto scrupolo di abusare. Insomma, il Vaticano ha aperto un’inchiesta. Molto rassicurante.

    Stessa sorte subita, più o meno, da procedimenti a carico di sacerdoti italiani. Celebre il caso di don Cantini in Toscana, per esempio. Stranamente, la Congregazione guidata da Ratzinger ha sempre impiegato decenni ad indagare sui sacerdoti pedofili, soprattutto quando si trattava di sacerdoti influenti, salvo poi scoprire che, a causa del tempo trascorso, il delitto era caduto in prescrizione. Ad onor del vero, c’è da dire che in alcuni casi sono anche state comminate condanne da far tremare i polsi: litanie alla Madonna, rosari, perfino divieto di celebrare messa in pubblico. Se non è “tolleranza zero” questa…

    Poi viene fuori che il fratello del papa distribuiva scapaccioni ai membri del coro da lui diretto e che sapeva che il rettore dell’Internat, il convitto in cui i coristi vivevano, li picchiava sistematicamente, con durezza e spesso persino senza alcun motivo che potesse spingerlo a decidere una punizione. E tuttavia non aveva mai fatto nè detto nulla perchè, essendo il convitto un’istituzione indipendente, non aveva il potere di denunciarlo. Certo, perchè serve “essere autorizzati” per denunciare violenze e abusi. Non basta l’amore per il prossimo, quello per cui Cristo s’è fatto mettere in croce. Non basta il senso di giustizia, non basta il desiderio di tutelare i bambini. Salvo poi scusarsi, vent’anni, trent’anni dopo, e solo dopo che si è sollevato lo scandalo. Questo desiderio di scusarsi come mai non è mai stato avvertito prima che l’ex direttore del coro finisse nell’occhio del ciclone e sulle pagine dei giornali?

    Senza parlare delle prese di posizione nettissime di papa Ratzinger. Un esempio? Il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, nel corso del quale, tra i festeggiamenti del suo compleanno con Bush alla Casa Bianca e la visita a Ground Zero, il Papa ha sostenuto l’inconciliabilità tra il sacerdozio e la pedofilia. Praticamente la scoperta dell’acqua calda.

    Senza contare che in quella visita non era stato neppure previsto un incontro con le vittime. Ratzinger fu spinto dall’opinione pubblica e dai media americani ad un incontro estemporaneo con quello che i giornali italiani hanno caritatevolmente definito “un gruppo di vittime”: cinque persone ricevute in piedi, meno di mezz’ora in tutto, nella cappella privata della nunziatura apostolica di Washington. Contemporaneamente, però, ospiti del papa durante quel viaggio sono stati tre vescovi celebri per aver coperto i preti pedofili: il cardinale Egan e il cardinale Mahony, che sono stati gli anfitrioni di

    Ratzinger durante i giorni trascorsi a New York, e il cardinale Francis George, che ha accolto il papa a Washington.
    Dunque, fuori dalle chiacchiere e dai proclami, i fatti, nudi e crudi, parlano da soli.
    E’ questa la “tolleranza zero” di cui il Vaticano fa tanto parlare?

    (17 marzo 2010)

  • RAPPORTO SIPE

    RAPPORTO SIPE

    PERIZIA PRELIMINARE 
    AW RICHARD SIPE
    RAPPORTO-SIPE.pdf

    SOMMARIO

    INTRODUZIONE 1

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA 1

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA E I
    PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI 5

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE 6

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DI CURE CATTOLICHE 7

    QUARTA FASE: VITTIME DI
    ABUSI SESSUALI DA SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI 10

    QUINTA FASE: VIENE VIOLATO IL SISTEMA SEGRETO 12

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI 13

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO–ATTIVITÀ SESSUALE
    DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI 15

    DOVERI, RESPONSABILITÀ E NEGLIGENZA
    DI VARI CONVENUTI 19

    DIOCESI DI DALLAS 22

    VICARIATO MILITARE 23

    RAY K. MCNAMARA, PH.D. 23

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES 25

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR. 27

    OSSERVAZIONI SUL CASO RUDOLPH KOS 30

    CONCLUSIONE 32

    INTRODUZIONE

    1. Mi chiamo AW Richard Sipe. Sono psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland. Ho fatto la professione di monaco benedettino nel 1953 e sono stato ordinato sacerdote cattolico romano nel 1959. Mi sono ritirato dalla vita religiosa e dal sacerdozio con il permesso di Roma nel 1970. Ho trascorso 37 anni come consigliere, psicoterapeuta e insegnante di chierici cattolici e un consulente e psicoterapeuta per laici cattolici con una storia di coinvolgimento sessuale con preti e religiosi cattolici.

    2. Mi è stato chiesto di esaminare numerosi documenti e deposizioni nei casi designati: John Doe I vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Cause No. 93—09441-G, John Doe II & III vs. Roman Catholic Diocese di Dallas, et al, Causa n. 94-07864-G, John Doe IV vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Causa n. 94-10091-G, John Doe I-XI v. Rudolph Kos, et al , causa n. 93-05258-G, e Jane Doe I contro diocesi cattolica romana di Dallas, et al, causa n. 94-07865-G. Questi documenti e deposizioni hanno incluso le cartelle personali di p. Robert R. Peebles, Jr., p. William Hughes e p. Rodolfo Kos; il fascicolo di laicizzazione di p. sassi; cartelle cliniche relative a p. Peebles e p. Kos; e numerosi documenti e deposizioni, comprese le deposizioni dei ricorrenti, delle loro famiglie e altri in questi casi. Come risultato della mia revisione dei documenti di base e della scoperta; e il mio background, formazione, esperienza e ricerca, sono arrivato a una serie di opinioni che sono delineate in questo rapporto riguardo alle varie parti in questi casi. Capisco che la scoperta, soprattutto per quanto riguarda la Conferenza Episcopale e il Vicariato Militare/AMS, non sia completa. Tuttavia, mi è stato chiesto di presentare una relazione preliminare delle mie opinioni e conclusioni sulla base delle informazioni a mia disposizione in questo momento.

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA

    3. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, il mio primo incarico fu quello di insegnante e consigliere in una scuola superiore parrocchiale. Questo incarico fu la mia prima introduzione alla vita parrocchiale e al mondo segreto dell’attività sessuale da parte di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici nonostante i voti di celibato e castità. Sono venuto subito a conoscenza di atti sessuali di sacerdoti e religiosi sia con minori che con adulti. Questa rivelazione a me di un sistema segreto che nasconde la mancanza di pratica del celibato tra alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ha suscitato il mio interesse nel consigliare sacerdoti e religiosi cattolici. Il mio lavoro e la mia ricerca—che continua fino ad oggi—si sono estesi per includere la pratica celibe/sessuale dei preti cattolici e il suo effetto su laici adulti e bambini. Questa ricerca, esperienza e osservazione costituiscono la base per le mie opinioni in questi casi.4.

    5. Dal 1965 al 1967 ho ricevuto una borsa di studio per studiare consulenza e psicoterapia di preti e religiosi cattolici presso il Seton Psychiatric Institute, un ospedale cattolico di proprietà e gestito a Baltimora, nel Maryland. Il Seton Psychiatric Institute è stato fondato nel 1844 ed era la principale struttura di salute mentale negli Stati Uniti per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici. Migliaia di sacerdoti e religiosi provenienti da tutti gli Stati Uniti sono stati indirizzati dai loro vescovi o superiori religiosi per cure presso il Seton Institute per vari problemi psichiatrici.

    6. Nel 1967 fui assunto al Seton Institute per dirigere il Department of Family Services. Ho ricoperto questa posizione fino al 1970 quando sono andato in pensione. Dal 1965 al 1970 sono stato coinvolto in conferenze di accoglienza riguardanti ogni nuovo paziente, inclusi numerosi sacerdoti e religiosi cattolici che sono stati inviati a Seton per evitare procedimenti penali per coinvolgimento sessuale con minori. Seton ha chiuso nel 1972.

    7. All’inizio degli anni ’50, la St. John’s University, Collegeville, Minnesota, fondò il suo Institute for Mental Health. Questo istituto ha riunito eminenti psicologi, psichiatri, psicoanalisti e clero cattolico provenienti da tutti gli Stati Uniti e, in definitiva, da nove paesi stranieri. Sono stato direttore esecutivo dell’Istituto dal 1 settembre 1965 al 30 agosto 1969 (accessorio alla mia borsa di studio e impiego a Seton). Ho trascorso 4-10 giorni al mese al St. John s. Oltre a 4-5 settimane ogni estate supervisionando seminari. Durante questo periodo sono stato anche nominato direttore del personale di una comunità religiosa di 350 membri. St. John’s era la principale struttura cattolica negli Stati Uniti per promuovere l’interazione tra psichiatria e clero. S. John’s sponsorizzava ogni anno numerosi programmi di una settimana che coinvolgevano sei psichiatri e 40 ecclesiastici di tutte le fedi, anche se la maggior parte erano preti e vescovi cattolici. Le dimensioni psicoanalitiche dei problemi che coinvolgono il clero sono state spesso discusse in dettaglio. Le questioni relative al coinvolgimento sessuale del clero cattolico con i minori sono state anche un argomento di conversazione in questi programmi settimanali, specialmente durante le conferenze del personale in cui i medici hanno condiviso le loro esperienze e casi clinici.

    8. Ho insegnato in tre Seminari Maggiori Cattolici — uno dei quali è un Pontificio Seminario — dal 1° settembre 1967 al 30 giugno 1984. Continuo a tenere lezioni su come raggiungere la pratica del celibato nei Seminari Cattolici, più recentemente da Dal 7 al 22 gennaio 1996. Nell’aprile 1996 ho pubblicato un manuale per coloro che desiderano praticare uno stile di vita celibe: Il celibato: un modo di amare, vivere e servire. 9. Sono stato associato a una serie di strutture terapeutiche diverse dalla Menninger Foundation e dal Seton Psychiatric Hospital. Questi includono il servizio nel Consiglio di amministrazione del St. Luke Institute dal 1986 al 1988, dove sia p. Rudy Kos e p. Robert Peebles sono stati valutati; Taylor Manor Hospital dove ho fatto parte del comitato consultivo; e il North Baltimore Mental Health Center dove ho fatto parte del personale.

    10. Ho un incarico presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, come istruttore (part-time) dal 1972 ad oggi.

    11. Ho tenuto conferenze e supervisionato i borsisti psichiatrici nel programma Child and Adolescent presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, dal 1989 al 1993.

    12. A partire dalla mia associazione con il Seton Institute nel 1965, ho lavorato a stretto contatto con psichiatri e psicoanalisti esperti, compreso il mio mentore, il dottor Leo Bartemeier, che per decenni si era consultato con vescovi cattolici e superiori religiosi. Ho conosciuto numerosi casi di preti e religiosi cattolici che comportavano attività sessuali con minori risalenti al 1917. Nel 1965 vescovi cattolici e superiori religiosi sapevano che il coinvolgimento sessuale con minori era un problema per alcuni sacerdoti e religiosi. Questo argomento verrà approfondito in dettaglio in altre sezioni della mia relazione.

    13. Durante il periodo di cinque anni della mia associazione con l’ospedale psichiatrico di Seton, sono stato personalmente a conoscenza di numerose consultazioni formali e informali con vescovi cattolici e superiori religiosi di tutti gli Stati Uniti che erano preoccupati per l’attività sessuale di religiosi cattolici con minori. La pratica consueta nelle diocesi e congregazioni cattoliche negli Stati Uniti quando venivano presentate denunce di abusi era quella di trasferire il sacerdote dalla sua posizione attuale a un’altra posizione di servizio clericale a meno che la situazione non arrivasse all’attenzione delle autorità civili o minacciasse un grave scandalo. In questi casi, i sacerdoti oi religiosi sono stati inviati in una struttura di cura, come Seton, per evitare procedimenti penali e/o l’esposizione pubblica. Praticamente in tutti i rinvii al Seton Institute per contatti sessuali che coinvolgono minori,

    14. La mia ricerca è iniziata nel 1960 come studio del celibato e, di conseguenza, dell’attività sessuale di sacerdoti e religiosi cattolici; e il mio lavoro continua come uno sforzo per comprendere quella dinamica. Da questo studio, sono stato in grado di distinguere l’attività sessuale con minori come un problema sessuale significativo e unico che comportava comportamenti ripetitivi con più minori che si traducevano in enormi conseguenze negative per la salute emotiva del minore partecipante. Questo comportamento non celibe è radicalmente diverso dal coinvolgimento sessuale con un partner adatto all’età che può portare a relazioni stabili e consensuali. Il religioso cattolico che si occupava di minori generalmente aveva una fascia di età di attrazione che il minore alla fine superava. Anche l’agire sessuale del chierico tendeva ad essere compulsivo.

    15. Il Dr. Leo Bartemeier ha collaborato con me in questo lavoro e ricerca dal 1964 al 1978. Sulla base del nostro lavoro di ricerca, della nostra esperienza con pazienti, vittime, superiori religiosi e rapporti di colleghi, abbiamo stimato nel 1976 che il sei per cento (6 %) di tutti i religiosi cattolici ha agito sessualmente con minori.

    16. Nel corso degli anni ho avuto un rapporto terapeuta/paziente o consultivo con oltre 1.000 religiosi cattolici e oltre 500 persone con cui i religiosi cattolici hanno agito sessualmente. Ho condotto ricerche approfondite, consulenze, interviste e revisioni di case history di 2.700 religiosi sessualmente attivi e 2.000 vittime di abusi sessuali da parte di religiosi cattolici.

    17. La mia ricerca e osservazione delle dinamiche sessuali nel clero cattolico è stata di portata nazionale, coinvolgendo uomini e donne di numerose diocesi e congregazioni. Ho avuto ampi contatti nazionali con il clero cattolico sulla questione della salute mentale e della cura pastorale. Questo contatto ha incluso programmi di formazione su come osservare i problemi di salute mentale nel clero. Cinque diocesi e cinque congregazioni religiose sono state particolarmente utili per stabilire la linea di base per le nostre stime del comportamento sessuale/celibe dei sacerdoti. Mentre gli individui specifici, le diocesi e le congregazioni devono rimanere riservate, abbiamo utilizzato questa ricerca per verificare le nostre stime e convalidare le nostre opinioni riguardo al quadro nazionale della pratica del celibato tra i chierici cattolici, l’entità del coinvolgimento sessuale con minori, e gli sforzi per nascondere questi fatti al pubblico. Le mie stime sulla cattiva condotta sessuale del clero sia con minori che con adulti sono, a mio parere, prudenti.

    18. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, ho saputo che alcuni sacerdoti avevano rapporti sessuali con adulti e anche con minori, e in una certa misura questo comportamento era dato per scontato dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, non esisteva un’atmosfera di crisi riguardo a questo problema. Il mondo segreto dell’attività sessuale, compresa l’attività sessuale con minori, era conosciuto dalla gerarchia cattolica e, sebbene considerato sfortunato e moralmente sbagliato, era accettato come un fallimento inevitabile e facilmente perdonabile di alcuni sacerdoti. L’atmosfera di crisi non si sviluppò se non anni dopo, quando i casi di attività sessuale con minori furono discussi pubblicamente. Prima dell’ampio riconoscimento pubblico, le vittime di abusi erano silenziose e isolate. L’obiettivo primario della gerarchia cattolica era evitare lo scandalo.

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E I PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI

    19. Quando sono entrato nel sacerdozio, le attività sessuali di preti e religiosi presumibilmente celibi erano tenute nascoste al pubblico da un sistema chiuso che ho chiamato “sistema celibe/sessuale”. I chierici in una posizione di responsabilità all’interno della Chiesa sarebbero a conoscenza dell’attività sessuale del clero cattolico, inclusa l’attività sessuale con minori, perché come vescovo/superiore/vicario, erano a conoscenza delle lamentele e avrebbero dovuto affrontare i problemi man mano che si presentavano. Alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60, quando la conoscenza ha lasciato il sistema chiuso, è entrata nel sistema psichiatrico. La psichiatria e la psicologia erano usate per trattare il religioso offensivo, contenere lo scandalo e per placare il sistema legale se il religioso violava la legge. Le vittime e le loro famiglie venivano solitamente rassicurate dalle autorità ecclesiastiche e successivamente ignorate.

    20. Per i successivi 8-10 anni, i problemi sessuali del clero cattolico furono inclusi sotto l’ombrello di altri problemi psichiatrici, in particolare l’alcolismo. Infatti, l’alcolismo fu il primo ad essere separato e differenziato come un disturbo specifico che affliggeva il clero. (Vedi l’articolo sul Saturday Evening Post, intorno al 1953, e passa in rassegna l’istituzione di centri speciali per il trattamento dell’alcol per i sacerdoti).

    21. Nel corso del tempo, i disturbi psicosessuali sono stati differenziati dall’alcolismo, dalla depressione, dalla schizofrenia e dai disturbi caratterologici. Ciò non significa che il termine “pedofilia” (e in particolare il termine “efebofilia”) fosse di uso comune. Certamente nel 1976, il problema del clero cattolico che agiva sessualmente con i minori era stato riconosciuto come una grave malattia mentale.

    22. La prima discussione pubblica sull’abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti fu in un incontro sponsorizzato dalla National Association for Pastoral Renewal tenutosi nel campus della Notre Dame University nel 1967. Tutti i vescovi cattolici americani furono invitati a quell’incontro.

    23. Nel 1968 la neonata Conferenza Nazionale dei Vescovi Cattolici autorizzò una serie di indagini sul sacerdozio negli Stati Uniti che furono pubblicate nel 1972. Questi studi comprendevano le indagini storiche, le indagini sociologiche e le indagini psicologiche. Queste indagini sono state piuttosto dettagliate ed estese. Conoscevo molti dei consulenti che erano coinvolti negli studi, inclusi molti che erano associati al Seton Institute ed erano miei colleghi professionisti. Questi includevano Ivan Junk, MD, Sara Charles, MD, Marianne Benkert, MD, e Leo Bartemeier, MD Fr. Eugene Kennedy, che stava conducendo lo studio psicologico, era un assiduo frequentatore del Seton Institute.

    24. Lo studio NCCB/USCC ha concluso che 1/3 dei sacerdoti cattolici negli Stati Uniti era sottosviluppato emotivamente, 1/3 si stava sviluppando e 1/3 era sviluppato. Questi studi hanno convalidato la mia osservazione della salute emotiva e dello sviluppo dei sacerdoti e dei religiosi che avevo osservato e curato a Menninger e Seton e nel mio lavoro terapeutico e nei miei studi.

    25. Nel 1977 un ulteriore studio, sempre di p. Eugene Kennedy, ha scoperto che il 57% dei sacerdoti cattolici era sottosviluppato, il 29% si stava sviluppando, l’8% era malsviluppato e solo il 6% era sviluppato emotivamente.

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE

    26. Il sistema segreto che nasconde le attività sessuali con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici è stato colpito per la prima volta nel 1962, quando sono state approvate le prime leggi sulla denuncia. Nel 1968 praticamente tutti gli stati avevano leggi sulla segnalazione. Nel 1974 fu approvata la legislazione federale che imponeva l’esistenza di leggi sulla segnalazione in ogni stato. Ciò non significa che tali reati siano stati denunciati o che le autorità ecclesiastiche fossero incaricate di riferire in ogni stato.

    27. Sebbene negli anni ’30 e ’40 fossero state approvate leggi che criminalizzavano l’agire sessualmente con minori, queste leggi sono state raramente attivate fino a molti anni dopo l’approvazione di leggi che imponevano la denuncia di sospetta condotta sessuale scorretta con minori.

    28. La legislazione federale del 1974 che ha reso le leggi sulla segnalazione un requisito obbligatorio per la ricezione di aiuti federali è stata significativa per la mia pratica. Per la prima volta, ciò mise sotto pressione la psichiatria e la psicologia perché fu la prima intrusione esterna nella riservatezza della relazione terapeuta/paziente.

    29. Nel 1976 l’aumento dell’obbligo di denunciare sospette attività sessuali con bambini spinse il Dr. Leo Bartemeier ed io a valutare tutte le nostre informazioni disponibili al fine di quantificare la portata del problema all’interno del clero cattolico. Il dottor Bartemeier era stato ampiamente coinvolto nella consultazione con le autorità della Chiesa sin dalla fine degli anni ’20. Prendendo in considerazione tutti i dati disponibili, abbiamo stimato che il 6% di tutto il clero e i religiosi cattolici abbia agito sessualmente con minori.

    30. All’epoca in cui il dottor Bartemeier ed io abbiamo fatto queste stime, i termini pedofilia ed efebofilia non erano di uso comune e il manuale diagnostico ufficiale per i disturbi mentali li vedeva come parte di un disturbo generale della personalità. Ciò non significava che i professionisti del settore ei vescovi cattolici ei superiori religiosi non fossero a conoscenza del comportamento; veniva semplicemente definita attività sessuale con minori.

    31. Nel 1976, la mia specialità per 12 anni era stata la consulenza con sacerdoti e religiosi cattolici. Facevo anche consulenza a numerosi pazienti laici che riferivano di rapporti sessuali con il clero cattolico. La stima di cui sopra è stato uno sforzo da parte mia e del Dr. Bartemeier per comprendere la portata del problema.

    32. Nei miei anni come counselor e psicoterapeuta non ho mai curato contemporaneamente un prete e la sua vittima minorenne. Ho anche avuto cura di non consigliare o curare i sacerdoti o le loro vittime minorenni se avevo un rapporto conflittuale con la Diocesi o la Congregazione. In alcuni casi ho curato un prete e il suo partner sessuale adulto con il loro consenso.

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DEI CENTRI DI CURA CATTOLICI

    33. All’inizio degli anni ’50, p. Bier, un gesuita della Fordham University, ha sostenuto i test psicologici dei candidati al sacerdozio per eliminare i sacerdoti problematici, compresi quelli che hanno agito sessualmente. Fr. Gli scritti di Bier e la difesa dell’uso dei test di screening riflettevano una crescente consapevolezza all’interno della chiesa cattolica che i comportamenti sessuali degli uomini che professavano il celibato non erano solo problemi spirituali prevedibili, ma contenevano anche componenti psicologiche.

    34. In precedenza, se un sacerdote faceva sesso o si innamorava, questi erano considerati problemi morali/spirituali ordinari e prevedibili. Il crescente riconoscimento della dimensione psicologica di tali problemi morali/spirituali coincise con l’apertura di centri di cura cattolici, con i gesuiti che formavano nove sacerdoti-psichiatri all’interno delle province statunitensi, e con l’apertura di programmi di formazione per maestri dei novizi e direttori spirituali che hanno preso in considerazione tenere conto della dimensione psicologica dei problemi morali/spirituali.

    35. Nel mio ordine, Thomas Verner Moore è stato il primo sacerdote/psichiatra benedettino. Fr. Moore ha fondato il Dipartimento di Psichiatria presso l’Università Cattolica d’America negli anni ’40. L’Università Cattolica era l’unica università con un Dipartimento di Psichiatria senza una scuola di medicina.

    36. Il secondo sacerdote/psichiatra benedettino fu p. Hayden che ha fondato il Marselan Institute nel Massachusetts negli anni ’50. Questo centro psichiatrico era principalmente per bambini con problemi psicologici. Il Marselan Institute è stato il predecessore del St. Luke Institute. L’Istituto si è evoluto da centro di cura per bambini a centro di cura per sacerdoti con problemi comportamentali. Anche il St. Luke Institute è stato fondato da un prete/psichiatra, p. Michael Petersson. 37. L’Hartford Retreat (precedentemente noto come Asylum) fu aperto nel 1822. Questo centro è ora noto come Institute of Living. Nel 1954 il dottor Francis Braceland divenne direttore medico dell’Istituto. Il dottor Braceland era un devoto cattolico e assisteva alla messa quotidiana nella cappella interconfessionale dell Istituto. Dott. Braceland era estremamente interessato all’interfaccia tra religione e psichiatria e scrisse un libro su religione e psichiatria negli anni ’50. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981.

    38. I Servi del Paraclito aprirono il loro primo centro di ritiri spirituali nel 1949 a Jemez Spring, New Mexico, per prendersi cura dei sacerdoti problematici. Ricordo l’apertura del centro di rinnovamento a Nevis, Minnesota qualche tempo dopo. Questi erano centri di rinnovamento spirituale fondati sul concetto di un ritiro spirituale di tipo monastico e inizialmente non incorporavano elementi psichiatrici e psicologici nei loro programmi di cura. (Nel 1957 furono istituiti centri di cura specializzati per sacerdoti con problemi di alcol come “Guest House”.)

    39. Alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, furono aperti numerosi centri di cura cattolici specifici per sacerdoti e religiosi, tutti in coincidenza con una crescente consapevolezza tra i vescovi cattolici ei superiori religiosi che i problemi sessuali e morali/spirituali avevano dimensioni psicologiche.

    40. Ero anche a conoscenza dell’apertura di Southdown a Toronto nel 1966 e della House of Affirmation nei primi anni ’70. Ero molto interessato a questi centri per l’incorporazione di elementi psicologici e psichiatrici nei loro programmi di trattamento spirituale.

    41. Ho osservato che con l’apertura di queste strutture sono aumentate le segnalazioni di sacerdoti con dipendenze sessuali. A mio avviso, questo aumento non è avvenuto perché i comportamenti sessuali dei sacerdoti erano un problema nuovo o perché queste strutture sono state aperte con il preciso scopo di curare i disturbi sessuali; piuttosto, il trattamento psicologico dei sacerdoti problematici ha evidenziato la frequenza dei disturbi psicosessuali nel clero. Casi di abusi sessuali ricorrenti, fastidiosi e innegabili hanno costretto i vescovi cattolici ei superiori religiosi ad aumentare i rinvii a queste nuove strutture.

    42. La consapevolezza delle dimensioni dei problemi presentati dalle dipendenze sessuali si è ampliata man mano che la psicologia e la psichiatria hanno infranto le barriere della segretezza e le vittime e gli autori sono diventati disposti a parlare più apertamente delle loro esperienze.

    43. Ho anche seguito con grande interesse come le Serve del Paraclito cominciassero a incorporare la consapevolezza psichiatrica nel loro trattamento dei sacerdoti. Erano particolarmente sensibili ai problemi di natura sessuale. La consapevolezza è sbocciata da una crescente necessità di rivolgersi a una popolazione di pazienti sacerdoti che presentava disturbi sessuali compulsivi che riflettevano uno sviluppo psicologico arrestato che non poteva essere assistito da un solo ritiro spirituale. I sacerdoti dei Paracleti hanno iniziato la formazione in psicologia e sessualità a San Francisco presso l’Institute for the Advanced Study of Sexuality all’inizio degli anni ’70 per prepararsi all’apertura nel 1976 di programmi di trattamento per affrontare i disturbi psicosessuali.

    44. Mi sono tenuto aggiornato sullo sviluppo dei percorsi terapeutici denominati Casa Fondazione, Via Coeli e Villa Martinez che si sono aperti nel tempo, a partire dal 1976.

    45. Ho visitato personalmente il programma Paraclete nel 1981, ho intervistato il personale ed esaminato il programma di trattamento. Ho conosciuto p. Michael Foley e p. Liam Hoare da tempo e recentemente ha scritto una serie di riflessioni sul celibato per la loro newsletter nazionale. Rispetto quello che ho visto del loro lavoro nel 1981.

    46. ​​Voglio ribadire che i problemi psicosessuali dei sacerdoti non erano un fenomeno nuovo a metà degli anni ’70. Ma la consapevolezza dei modi psichiatrici di affrontare questi problemi era relativamente nuova. L’istituzione di centri di cura ha offerto a vescovi e superiori religiosi un ulteriore modo per gestire i problemi che avevano sempre affrontato in un’atmosfera più esclusiva e segreta.

    47. L’esistenza di centri di cura cattolici ei tipi di modalità di trattamento disponibili erano ampiamente conosciuti all’interno della comunità cattolica e venivano utilizzati dai vescovi e dai superiori religiosi per indirizzare i sacerdoti al trattamento psicologico. Questi centri di trattamento includevano regimi di trattamento per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori. La letteratura promozionale che pubblicizzava questi centri veniva inviata periodicamente a ciascun vescovo da molti dei centri. I programmi di trattamento Paraclete erano ben pubblicizzati, conosciuti e rispettati.

    48. Nel 1976 le Serve del Paraclito hanno aperto quello che forse è stato il primo programma al mondo con un regime terapeutico volto a curare i disturbi psicosessuali, compresi i disturbi che comportano l’abuso sessuale di minori. La capacità della comunità cattolica di progettare e attuare un tale programma è sia un riflesso della necessità di tale programma sia il grado di conoscenza della portata del problema della cattiva condotta sessuale con i bambini da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Il fatto che i preparativi per l’apertura di questo programma richiedessero anni dimostra la conoscenza diffusa della cattiva condotta sessuale esistente con i minori da parte del clero cattolico alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70.

    49. Si noti che il programma Paraclito tratta solo sacerdoti e religiosi cattolici su raccomandazione dei loro vescovi o superiori religiosi. Il vescovo o il superiore religioso è responsabile di tutti i costi delle cure e riceve periodicamente rapporti sui progressi del sacerdote cattolico o del fratello malato.

    50. Da tutte le fonti disponibili, e dal mio lavoro e ricerca sul campo, ho stimato che almeno 1.300 sacerdoti e religiosi sono stati curati per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori negli ultimi 25 anni per un costo di oltre cinquanta milioni di dollari

    51. Negli anni ’70 la Conferenza episcopale ha contribuito con denaro ai Paracleti per sostenere lo sviluppo del loro programma. Poiché gli obiettivi e gli scopi del programma di cura erano ben noti all’interno della gerarchia cattolica, gli obiettivi e gli scopi sarebbero stati noti anche alla Conferenza episcopale. La Conferenza episcopale ha anche emanato direttive riguardanti la conservazione o la distruzione dei rapporti sui trattamenti forniti ai vescovi, e i Paracliti e il loro staff hanno seguito queste direttive.

    52. Ci sono prove che la diocesi di Dallas fosse ben consapevole delle risorse disponibili nella rete dei centri di cura cattolici. Hanno contattato p. James J. Gill, sacerdote gesuita associato all’Institute of Living, nel 1984 a proposito di p. Sassi. Fr. Gill, che è un noto psichiatra formatosi ad Harvard, ha tenuto workshop e seminari in tutto il mondo su questioni psicologiche che interessano il clero sin dagli anni ’60. Inoltre, nel 1986 p. Peebles è stato valutato al St. Luke, nel 1992 p. Rudolph Kos era un paziente del Paraclete Center nel New Mexico, e p. “B” era un paziente dell’Institute of Living nel 1994.

    53. Concludo che i vescovi degli Stati Uniti, individualmente e collettivamente, negli anni ’70 erano ben consapevoli di alcuni problemi psicologici dei sacerdoti, incluso il coinvolgimento sessuale con minori, ed erano anche consapevoli di modi alternativi di affrontare i problemi psicosessuali diversi da quelli spirituali rinnovo e trasferimenti geografici.

    QUARTA FASE: LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DEI SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI

    54. Alla fine degli anni ’30, la ricerca e la scrittura psichiatrica iniziarono a riconoscere i danni dell’attività sessuale degli adulti con i minori. Questo fatto si riflette nel crescente corpo di scritti psichiatrici su questo tema. L’avvento delle leggi sulla denuncia nel 1962 ha messo in evidenza la crescente consapevolezza del grave danno che l’abuso sessuale sui bambini ha provocato nel bambino vittima.

    55. Prima del 1966, anche la National Catholic Welfare Conference (l’organizzazione che ha preceduto l’NCCB/USCC) aveva un Family Life Bureau. Lo scopo di questo Bureau era quello di studiare la vita familiare, che avrebbe incluso questioni di contatto sessuale prematuro adulto-bambino e il conseguente trauma per i bambini.

    56. Già negli anni ’60 i vescovi cattolici ei superiori religiosi tentarono di trattare alcuni dei casi più gravi di cattiva condotta sessuale ricorrendo alla psichiatria e alla psicologia. Questo sforzo è cresciuto in dimensioni, portata e raffinatezza fino a quando, alla fine degli anni ’70, i centri di cura cattolici erano all’avanguardia della psichiatria e della psicologia nell’uso di sofisticate tecniche di trattamento per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici che avevano agito sessualmente con minori. È ragionevole chiedersi: quale cura è stata prestata ai bambini vittime noti del coinvolgimento sessuale di sacerdoti? Quali misure sono state intraprese per proteggere i bambini cattolici e le loro famiglie dal noto rischio di futuri abusi?

    57. Nella mia pratica ho curato vittime di cattiva condotta sessuale da parte di preti e religiosi cattolici e ho esaminato molteplici casi clinici. Alcuni pazienti denunciano comportamenti scorretti agli Uffici della Cancelleria, ai vescovi e ai superiori religiosi. In risposta alle loro denunce, le vittime riferiscono costantemente di essere state viste come traditrici e sleali nei confronti della loro chiesa. Le vittime si sentivano viste come seduttrici, seduttrici, peccatrici o, in alcuni casi, opportuniste e trattate in gran parte senza simpatia.

    58. Fino all’inizio degli anni ’90. un Arcivescovo ha affermato che i preti che si occupavano di minori erano le vittime ingenue dei ragazzi di strada.

    59. Sebbene solo una piccola percentuale di genitori o vittime di abusi sessuali si sia esposta a vescovi e superiori religiosi, vi è stato un numero sufficiente di persone che hanno presentato denunce in modo che i vescovi disponessero di dati sufficienti per essere a conoscenza delle vittime, del loro dolore e del danno arrecato a loro. I reclami sono stati scoraggiati a causa dell’accoglienza ricevuta. I casi di Dallas dimostrano risposte inappropriate ai reclami. Le vittime e le loro famiglie sono state ingannate, confuse, ignorate, non accreditate o scoraggiate. Queste famiglie sono state inibite da informazioni false, incomplete e fuorvianti che in effetti servirebbero l’interesse della Chiesa piuttosto che l’interesse superiore del bambino vittima. Questo modello è abbastanza coerente nelle diocesi e nelle arcidiocesi degli Stati Uniti.

    60. Una vittima è maltrattata se, dopo aver registrato una denuncia o un’accusa di abuso, le autorità ecclesiastiche la indirizzano a persone o agenzie che non si occuperanno delle sue lamentele o dei suoi problemi in modo obiettivo, o che non rispondono nell’interesse superiore della vittima. Il rinvio al Dr. McNamara nel caso Hughes ne è un esempio. Le vittime vengono maltrattate se le autorità ecclesiastiche avviano lunghe trattative che non portano da nessuna parte e spesso sfociano nello scoraggiamento delle vittime e delle loro famiglie; o se i funzionari della Chiesa non agiscono in modo tempestivo per promuovere il benessere delle vittime. Le vittime e le loro famiglie vengono maltrattate se i funzionari della Chiesa fanno false promesse, forniscono informazioni false o incomplete o nutrono false speranze di riconciliazione o di azioni appropriate. Esempi di questi modelli e pratiche sono evidenti in ciascuno dei casi di Dallas.

    QUINTA FASE: IL SISTEMA SEGRETO VIENE VIOLATO

    61. I casi della Louisiana giunsero all’attenzione pubblica nel 1985. Questi casi erano unici perché, per la prima volta, la prova di una conoscenza preventiva, in questo caso da parte del Vescovo della Diocesi di Lafayette, sfuggì al sistema segreto ed entrò nel dominio pubblico. Prima del 1985, c’erano stati procedimenti penali e azioni legali per presunta cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi, ma le prove della conoscenza precedente non hanno lasciato il sistema segreto. Il caso Lafayette è stata la prima volta in cui è diventata pubblica la pratica consolidata per la gestione di questi casi da parte della Chiesa. Mi è chiaro che la gerarchia cattolica negli Stati Uniti, rappresentata dalla Conferenza nazionale dei vescovi cattolici, ha apprezzato molto l’importanza di questo tipo di conoscenza pubblica perché la gerarchia (ai livelli più alti) è stata coinvolta, tra cui il Consigliere Generale e Segretario Generale della Conferenza Episcopale e il Canonista del Delegato Apostolico. Questo coinvolgimento implica che la gerarchia cattolica fosse consapevole della minaccia rappresentata per il sistema segreto dalla diffusa conoscenza pubblica del modo in cui i casi di abuso erano stati precedentemente gestiti. I media erano stati molto riluttanti a sfidare la gerarchia della Chiesa cattolica con qualsiasi denuncia pubblica di illeciti. Questa riluttanza, in una certa misura, si estese alla religione in generale. Normalmente, i vescovi cattolici nei loro vari paesi erano stati in grado di controllare i media e persino i tribunali civili. Nel caso Lafayette, tale controllo è stato parzialmente perso. Eppure, anche a Lafayette, Louisiana, solo una piccola parte della cattiva condotta totale del clero è mai stata resa pubblica; la conoscenza dettagliata da parte del pubblico della portata dell’effettivo abuso non era molto diffusa.

    62. Un media cattolico indipendente ha riportato alcuni dettagli dei fatti di Lafayette. L’esposizione in quest’arena ha esercitato una maggiore pressione sul sistema segreto che in precedenza aveva nascosto gli abusi sessuali sui bambini da parte dei sacerdoti.

    63. Nel 1992 un caso particolarmente eclatante di cattiva condotta sessuale di sacerdoti che coinvolgeva bambini è stato ampiamente riportato sia dalla stampa che dai media visivi. Un prete cattolico, James Porter, ha abusato di quasi 200 vittime. Questo caso ha comportato anche prove credibili di conoscenza da parte di numerosi vescovi e altri superiori della Chiesa: trasferimenti per evitare scandali, mancanza di supervisione e occultamento attivo di p. I delitti di Porter. Per la prima volta, alcune vittime di abusi da parte di altri sacerdoti che sono venute a conoscenza della copertura giornalistica si sono rese conto di non essere sole: le loro esperienze erano simili agli eventi discussi pubblicamente del caso Porter. Questa conoscenza ha consentito ad alcune di queste vittime di farsi avanti e discutere pubblicamente le proprie esperienze di abusi da parte di sacerdoti.

    64. Nel periodo dal 1985 al 1992, c’è stata una crescente sensibilità alla consapevolezza che i vescovi ei superiori religiosi cattolici potevano essere coinvolti nell’occultamento della conoscenza di attività criminali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Una massa crescente di persone che erano state violate ha iniziato a condividere alcune delle loro esperienze con psicologi, psichiatri, coniugi, genitori, amici e avvocati. La condivisione ha creato un corpo di centinaia di migliaia di persone che conoscevano una realtà che fino ad allora non era stata discussa pubblicamente. La divulgazione nazionale delle prove del continuo occultamento delle attività di Porter da parte di numerosi vescovi cattolici ha portato alcune vittime e le loro famiglie a rendersi conto che forse erano state ingannate anche dalle autorità religiose nelle loro diocesi. Ci sono prove di questa dinamica e di tale occultamento da parte della diocesi di Dallas e dell’NCCB/USCC in ciascuno dei casi di Dallas e del vicariato militare in due dei casi che coinvolgono p. Sassi.

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI

    65. È ben documentato che l’abuso sessuale di un minore è dannoso per quel minore e ne distorce il normale sviluppo psicologico. Il mio lavoro con le vittime di abusi e la revisione della letteratura forniscono un supporto concreto a questa affermazione.

    66. L’abuso sessuale di un bambino da parte di un sacerdote si sviluppa frequentemente in modo graduale e presenta alcuni aspetti complicati: 1) il contatto sessuale nasce da un rapporto di grande fiducia da parte del minore; 2) il bambino è straordinariamente vulnerabile in quanto il sacerdote è visto come un agente di Dio; 3) un rapporto affettuoso spesso precede il contatto sessuale in modo che il bambino senta di avere (solitamente) un rapporto molto speciale con il sacerdote; 4) c’è un’incredibile impotenza da parte del bambino abusato: la maggior parte dei minori abusati si sente responsabile dell’abuso che si verifica o è così impotente da non poter rivelare l’abuso ai propri genitori e spesso, a chiunque altro; 5) tale segretezza circonda l’abuso che la divulgazione è inibita – talvolta rinforzata da minacce – che consente all’abuso di continuare; e 6) se l’abuso viene rivelato, il bambino vittima raramente viene trattato in modo responsabile e pastorale dai vescovi. Inoltre, la fiducia dei genitori nel loro vescovo permette manipolazioni, intimidazioni e, in alcuni casi, inganni attivi, con conseguenze negative per il benessere del bambino.

    67. Gli effetti dell’abuso a volte possono essere visti immediatamente da professionisti qualificati sotto forma di depressione, malumore, ritiro o acting out, ma le origini del disagio sono molto difficili da distinguere senza un’assistenza professionale competente. Molte volte, gli effetti sono abbastanza sottili e si chiariscono solo in retrospettiva.

    68. L’effetto a lungo termine dell’abuso sessuale sui bambini può essere pervasivo e debilitante quando sono presenti determinate condizioni nella dinamica dell’abuso. Questi effetti pervasivi e debilitanti sono stati discussi in case history e studi presentati nella letteratura psichiatrica e psicologica per molti anni prima degli eventi che hanno dato origine al contenzioso Dallas. Vescovi e superiori religiosi e i loro consiglieri nel campo della psicologia e della psichiatria sapevano e potevano apprezzare, a mio avviso, negli anni ’70, il danno che risultava a un bambino vittima di abusi da parte di un sacerdote o di un religioso di fiducia.

    69. Nel 1982, le persone in possesso di materiale pedopornografico erano designate come autori di reati più gravi e distinte da altre persone in possesso di materiale pornografico che coinvolgeva adulti. Recentemente, tre sacerdoti cattolici facevano parte di un gruppo di 45 uomini arrestati in un’operazione dell’FBI (1995/96) per aver ricevuto materiale pedopornografico. Uno è stato condannato a dieci anni di carcere. Un altro prevede una condanna da 12 a 18 mesi. Il terzo caso è pendente. Anche il caso New York v. Ferber, 458 US 747 (1982) ha passato in rassegna la letteratura nell’area degli abusi sessuali sui minori e riconosce la consapevolezza di lunga data negli ambienti professionali e legali del danno ai bambini derivante da tali abusi.

    70. Nel 1984 e nel 1985 p. Michael Peterson del St. Luke Institute, p. Thomas Doyle, Canonista presso la Nunziatura Apostolica, e Mr. Ray Mouton, avvocato civile che rappresenta p. Gilbert Gauthe, ha preparato un’ampia relazione sugli aspetti civili, canonici e psicologici del coinvolgimento sessuale del sacerdote con i bambini. Questo rapporto includeva dichiarazioni ben documentate riguardanti gli effetti dannosi a lungo termine per un bambino vittima di abusi sessuali. Nel settembre 1993 il Comitato ad hoc sugli abusi sessuali dell’NCCB ammise che questo rapporto identificava praticamente le stesse questioni che erano state precedentemente analizzate per i vescovi.

    71. Nel 1985 David Finkelhor, Ph.D., e Angela Brown, Ph.D., hanno digerito ciò che era noto dalla ricerca precedente in un potente modello che non lasciava dubbi sul potenziale danno a lungo termine per le vittime di abusi sessuali su minori . L’interazione di quattro dinamiche è notoriamente ingrediente attivo nell’abuso sessuale di bambini da parte di sacerdoti e religiosi. L’atmosfera di segretezza che circonda la risposta di vescovi/superiori/vicari/sacerdoti all’avviso di abuso ha accentuato la dinamica della vittimizzazione. Queste dinamiche includono: sessualizzazione traumatica, stigmatizzazione, tradimento e impotenza. Ognuna di queste dinamiche è evidente nei casi Dallas ed è causalmente correlata all’ampio danno documentato nei profili psicologici dei Querelanti. Vedi Tabella 1 (allegata), Traumagenic Dynamics in the Impact of Child Sexual Abuse, dall’articolo Finkelhor/Brown. 72. È sconcertante che la diocesi di Dallas abbia continuato a riferire le vittime e gli autori di abusi a professionisti che avevano alleanze contrastanti con la diocesi di Dallas (Dr. McNamara) o a cui erano state negate le informazioni necessarie per fornire una diagnosi adeguata e obiettiva (Dr. Jaeckle e St. Luke Institute).

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO- -ATTIVITÀ SESSUALE
    DA PARTE DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI

    73. Il celibato, lo stato di non matrimonio e la pratica della perfetta castità, è un requisito per l’ordinazione al sacerdozio cattolico di rito latino. (Canone 277). Il vescovo cattolico ha il compito di vigilare e assicurare il rispetto di questo requisito. Il celibato è un requisito permanente per il sacerdozio attivo. Ciò equivale a una certificazione che qualsiasi prete cattolico attivo è sessualmente sicuro. I vescovi, i superiori religiosi e le loro operazioni mediatiche negli Stati Uniti hanno assiduamente promosso questa immagine e questo presupposto.

    74. Che cos’è, infatti, un celibato ideale inattaccabilmente nobile: caratterizzato dalla totale dedizione a Dio, libero da ogni ambivalenza, simbolo vivente dell’universalità e del significato dell’amore divino e della completa disponibilità e dedizione al servizio dell’umanità. Non ho niente in discussione con il concetto e il perseguimento dell’ideale celibe.

    75. Certamente, la stragrande maggioranza dei sacerdoti cattolici non abusa sessualmente di minori. Ma, poiché le conseguenze dell’abuso di un bambino da parte di una persona che detiene il potere spirituale sono così terribili e di lunga durata, anche una piccola percentuale di autori all’interno del ministero è una questione di estremo interesse pubblico e urgenza. Inoltre, il fatto che tali abusi avvengano in altre parti della società non diminuisce la necessità di un’azione responsabile da parte dei vescovi cattolici negli Stati Uniti nei confronti dei propri sacerdoti, vescovi e membri laici della loro chiesa.

    76. Come ho affermato sopra, nel 1976 il Dr. Bartemeier ed io siamo stati in grado di stimare che il 6% di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici si occupava di minori. Se potessimo saperlo, credo che lo sapessero anche i vescovi.

    77. p. Andrew Greeley, sacerdote sociologo dell’arcidiocesi di Chicago, ha stimato che tra il 5 e il 7% dei preti cattolici si coinvolge sessualmente con minori.

    78. Diverse altre fonti stimano dal 2% al 10% la percentuale di tutti i sacerdoti cattolici che si interessano sessualmente di minori. C’è una certa confusione sul fatto che queste cifre si riferiscano solo ai pedofili (coinvolgimento sessuale con bambini in età prepuberale), agli efebofili (coinvolgimento sessuale con adolescenti) o ad entrambi. Stimo che il 2% di tutti i preti cattolici siano pedofili e che un ulteriore 4% si occupi di adolescenti (efebofili). 79. Quando si considerano le singole istituzioni cattoliche o le diocesi, la proporzione di coloro presunti o incriminati per abusi sessuali su minori è spesso superiore alle mie stime. Ad esempio, diverse diocesi cattoliche negli Stati Uniti rivelano che oltre il 10% dei sacerdoti attivi ha avuto rapporti sessuali con minori.

    80. Uno studio approfondito su un seminario minore della California (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) è stato condotto nel 1993 da un comitato di revisione indipendente composto da professionisti religiosi e laici nel campo del lavoro sociale e della psicologia, della legge e della medicina. Questo studio ha mostrato che il 25% della facoltà religiosa (Frati Francescani) ha avuto contatti sessuali inappropriati con studenti minorenni per un periodo di ventitré (23) anni.

    81. Un modello simile di cattiva condotta è stato documentato in un seminario minore del Midwest (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) tra gli anni 1968-1986, quando quattordici (14) vittime si sono lamentate di abusi sessuali da parte di sei sacerdoti membri della facoltà. Ulteriori denunce sono state registrate contro tre sacerdoti membri della facoltà tra il 1972 e il 1992. Il mio studio suggerisce che solo una piccola percentuale di sacerdoti o religiosi che abusano all’interno di una data comunità o area viene mai a conoscenza del pubblico, anche quando vengono mantenuti gli sforzi per la scoperta e la divulgazione . Il sistema segreto che circonda preti e vescovi è molto protettivo e ben consolidato.

    82. I miei studi rivelano che l’abuso sessuale all’interno dei seminari da parte di docenti sacerdoti è significativo perché il 10% del clero riferisce di aver subito abusi sessuali durante il corso di studi per l’ordinazione.

    83. L’abuso sessuale non è un problema esclusivo del sacerdozio cattolico negli Stati Uniti. In Canada, l’arcivescovo cattolico di Terranova ha istituito una commissione indipendente per studiare gli abusi sessuali a lungo termine sui minori in una delle sue istituzioni. Lo studio di Terranova ha rivelato che 13 sacerdoti su 107 erano coinvolti in attività sessuali con minori. Sono stati coinvolti anche altri 23 fratelli religiosi e dipendenti della chiesa. Il rapporto pubblicato, completato nel 1990, è stato il trampolino di lancio per le riforme avviate dalla Conferenza episcopale canadese e attuate nelle diocesi di tutto il Canada.

    84. Uno studio del 1991 su un campione casuale di clero cattolico in Sud Africa ha rivelato che circa il 45% dei sacerdoti ha riferito di essere stato sessualmente attivo con un partner non specificato nei due anni precedenti. Questo studio è stato condotto da un prete cattolico, Victor Kotze.

    85. Uno studio del 1995 sui sacerdoti in Spagna sostiene che il 7% di tutti i sacerdoti ha commesso gravi reati sessuali contro minori. Lo stesso studio riporta che su un campione di 354 sacerdoti sessualmente attivi, il 26% ha agito sessualmente con minori. Complessivamente, l’autore afferma che il 60% di tutti i sacerdoti cattolici in Spagna sono sessualmente attivi.

    86. Nel 1996 la Conferenza episcopale irlandese, in una dichiarazione scritta, si è impegnata a cooperare pienamente con la polizia e le autorità civili per consegnare alla giustizia i responsabili noti del sacerdozio cattolico in Irlanda. La Conferenza irlandese si è anche scusata con la comunità laica cattolica per la sua lunga incapacità di rispondere agli avvisi di abusi sui bambini da parte di preti cattolici in Irlanda.

    87. La Conferenza episcopale australiana nel maggio 1996, ha riconosciuto problemi simili con il clero cattolico in Australia e ha emesso una dichiarazione politica riguardante la cooperazione con un’indagine annunciata da una commissione reale. L’avviso è stato letto in ogni parrocchia in Australia.

    88. Come ho spiegato in altre sezioni di questa relazione, la gerarchia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, come esemplificata dai vescovi, arcivescovi, cardinali e altri membri della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha saputo di questo problema per un po ‘di tempo. Come ho spiegato, stimo che il 2% di tutti i sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con bambini in età prepuberale (pedofili) e il 4% dei sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con adolescenti (efebofili). Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita. Non abbiamo gli stessi studi disponibili per gli efebofili. Fr. Andrew Greely stima che ci siano tra 100.000 e 150.000 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici negli Stati Uniti. Nel mio lavoro non ho mai tentato di fare una stima delle vittime.

    89. L’evidenza del diffuso abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico negli Stati Uniti è solo un’indicazione della mancanza di pratica del celibato tra il clero cattolico. Quattro volte più preti e religiosi cattolici sono coinvolti con le donne rispetto a quelli coinvolti con i bambini, e quasi tre volte di più sono coinvolti con uomini adulti.

    90. Un problema separato all’interno del sacerdozio cattolico è la questione dell’omosessualità, in particolare alla luce della condanna della pratica omosessuale da parte della Chiesa. Osservatori esperti, comprese le autorità all’interno della Chiesa, stimano che il 40-50% di tutti i sacerdoti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che la maggioranza di questi sia sessualmente attiva. Dai miei studi stimo che solo il 30% dei preti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che solo la metà di questi sia sessualmente attiva. Vedere Lothstein, 34 Catholic Law Rev. 89 (1994) .

    91. Fino al 1980, non erano stati pubblicati studi sul comportamento sessuale dei sacerdoti cattolici che prestavano servizio nel ministero pubblico. Nel 1980, uno studio di tesi sui preti omosessuali è stato condotto da un prete cattolico presso l’Institute for Advanced Study of Human Sexuality. Il campione finale ha coinvolto 50 preti cattolici gay provenienti da tutti gli Stati Uniti di età compresa tra 27 e 58 anni. Del campione, solo due dei 50 sacerdoti, ovvero il 4%, si astengono attualmente dal sesso. Il numero di precedenti partner dello stesso sesso per la popolazione campione ha rivelato una media di 227 partner dello stesso sesso per partecipante al sondaggio, che vanno da 11 partecipanti che hanno segnalato 500 o più partner a 9 che hanno segnalato non più di 10. Un totale di 49, o Il 98% del campione del sondaggio ha dichiarato di voler continuare a uno stile di vita gay in futuro. Inoltre, l’88% ha affermato che,

    92. La diffusa mancanza di pratica del celibato è rilevante per la questione centrale dell’abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico, perché una comunità che proclama pubblicamente la sicurezza sessuale dei suoi membri mentre tollera l’attività sessuale limita la capacità dei vescovi, vicari, parroci e sacerdoti di sorvegliare, disciplinare ed esplorare adeguatamente le attività criminali dei sacerdoti che abusano di bambini. L’esposizione di una parte del sistema——preti violenti——minaccia di esporre un intero sistema che supporta una mancanza di conformità celibe all’interno del sacerdozio.

    93. Il gran numero di sacerdoti omosessuali sessualmente attivi complica ulteriormente la questione a causa del potenziale di controversia pubblica e disapprovazione di questo comportamento, in particolare in considerazione del disprezzo della stessa Chiesa dell’orientamento omosessuale come una “condizione intrinsecamente disordinata”.

    94. La questione dell’omosessualità viene talvolta confusa con la questione dell’abuso sessuale sui minori a causa del numero sproporzionato di minori maschi vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Alcuni medici riferiscono che il 90% delle vittime sessuali dei sacerdoti sono uomini. Ho scoperto che il prete vittimizza i ragazzi almeno il doppio delle ragazze. Qualunque sia la proporzione, è chiaro che i preti molestano ragazzi minorenni proporzionalmente più frequentemente degli abusatori nella popolazione generale. Vedi Lothstein, 34 Cath. Legge Rev. 89 (1994) .

    95. Ritengo che la necessità di mantenere il segreto, di controllare la conoscenza pubblica degli abusi sessuali su minori da parte di religiosi cattolici, di evitare procedimenti giudiziari per tali crimini e di proteggere la reputazione e le finanze della Chiesa cattolica, abbia portato a ciò che il I querelanti di Dallas definiscono “una cospirazione” dei vescovi e dei superiori religiosi per nascondere questi crimini contro i minori. Attraverso questa “cospirazione”, i vescovi si sono sforzati di evitare un’azione decisiva e responsabile per timore di scandalo, e nonostante il noto rischio di danno per la benessere dei minori cattolici che erano a rischio. La segretezza di fronte alla conoscenza del rischio di danni ai bambini non solo è riprovevole, è potenzialmente illegale.

    DOVERI, RESPONSABILITA’ E NEGLIGENZA DI VARI CONVENUTI

    96. Conosco bene il ruolo e la responsabilità della Conferenza Episcopale (Convenuti NCCB/USCC) per quanto riguarda la formazione e la formazione sacerdotale, avendo insegnato in diversi importanti seminari cattolici dal 1967. La Conferenza Episcopale è stata molto attiva nel stabilire linee guida vincolanti per la formazione del seminario, nella certificazione e valutazione dei docenti e degli studenti del seminario e nello stabilire gli standard che devono essere soddisfatti dagli studenti e dai docenti del seminario. La Conferenza episcopale è stata attiva anche nel commissionare studi sulla formazione e l’addestramento sacerdotale.

    97. Conosco anche il ruolo della Conferenza episcopale nello stabilire, coordinare ed eseguire la politica nazionale per conto della Chiesa cattolica su questioni che incidono sulla vita cattolica negli Stati Uniti. A questo proposito, la Conferenza episcopale è l’ente cattolico che coordina e dirige gli sforzi di ricerca sui temi di interesse per la vita cattolica negli Stati Uniti.

    98. Conosco anche bene le operazioni mediatiche della Conferenza episcopale, compreso il Catholic News Service, la più grande agenzia di stampa cattolica del mondo, la loro pubblicazione, Origins, e i numerosi piani pastorali, lettere pastorali e altre dichiarazioni che esprimono la politica di i vescovi cattolici degli Stati Uniti che la Conferenza episcopale emette e che parlano direttamente alla comunità laica cattolica in tutta la nostra nazione.

    99. A mio parere, l’NCCB/USCC è stato responsabile e negligente nei seguenti aspetti:

    a) non riconoscere e avvertire il pubblico cattolico del pericolo per i minori derivante dalla nota propensione di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ad agire sessualmente con i bambini.

    b) promulgare standard nazionali per la formazione e la formazione sacerdotale che non affrontassero adeguatamente la necessità di identificare i seminaristi che——a causa della loro immaturità psicosessuale—erano a rischio di comportamento non celibe e quindi non erano adatti per un ministero pubblico che coinvolgesse minori .

    c) non stabilire e attuare una politica nazionale che coinvolga un laicato informato e vigilante; prominente è l’assenza di qualsiasi piano per prevenire l’attività sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici.

    100. Conosco anche il ruolo dei singoli vescovi cattolici negli Stati Uniti. Ogni vescovo cattolico è responsabile della sicurezza e del benessere della comunità cattolica laica all’interno della sua diocesi. Il vescovo diocesano ha l’autorità di controllare e dirigere tutte le attività cattoliche all’interno della sua diocesi, compresa l’ordinazione, l’assegnazione, la supervisione e la disciplina di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici all’interno della sua diocesi e il suo potere di scomunicare coloro che all’interno della sua giurisdizione non si conformano.

    101. A mio parere il Vescovo di Dallas e i suoi delegati sono stati negligenti nei seguenti aspetti:

    a) la mancata indagine su numerosi rapporti, denunce, voci, segnali d’allarme e altre chiare indicazioni di un rischio sostanziale per i bambini di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei padri Peebles, Kos, Hughes e altri sacerdoti.

    b) la ripetuta assegnazione di sacerdoti cattolici a incarichi che implicano l’accesso ai bambini cattolici quando tali chierici erano inadatti a tale incarico senza un’adeguata supervisione o avvertimenti ai genitori e ai bambini cattolici.

    c) la ripetuta incapacità di supervisionare adeguatamente le attività dei Padri Peebles, Hughes e Kos nonostante fosse chiaro che le attività di questi chierici presentavano un rischio sostanziale di danno da cattiva condotta sessuale inappropriata, immatura o addirittura illegale con minori.

    d) la mancata attuazione di avvertimenti e istruzioni adeguati ai genitori cattolici e ai loro figli nonostante il noto rischio di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei sacerdoti della diocesi di Dallas.

    102. Il vicariato militare/arcidiocesi per i servizi militari è una diocesi, come la diocesi di Dallas, ed è guidata da un vescovo che ha l’autorità di approvare sacerdoti e religiosi cattolici come candidati idonei al servizio militare. Questa approvazione al Dipartimento della Difesa garantisce che il candidato sacerdote sia moralmente, spiritualmente, intellettualmente ed emotivamente qualificato per rappresentare la fede cattolica e servire come ufficiale nell’esercito degli Stati Uniti.

    103. A mio avviso il Vicariato militare è stato negligente nei seguenti aspetti:

    a) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale di riserva nell’esercito degli Stati Uniti nel 1981.

    b) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti nel 1982.

    c) nell’appoggiare p. Robert R. Peebles, Jr. nel 1981 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare di riserva quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione. Robert R. Peebles, Jr. nel 1982 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare in servizio attivo quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione.

    e) nel non aver condotto un’indagine in seguito all’incidente alla Galilee Retreat House nel giugno 1982, quando p. Robert R. Peebles, Jr. è apparso con un ragazzo minorenne che condivideva la camera da letto con p. Peebles in un momento in cui p. Peebles era sotto la supervisione e la direzione di vescovi e agenti del vicariato militare.

    f) nel non avvisare l’Esercito degli Stati Uniti nel 1981 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel gennaio 1981 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    g) omettendo di avvertire l’Esercito degli Stati Uniti nel giugno 1982 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel febbraio 1982 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    104. È mia opinione che i casi che coinvolgono i padri Peebles, Hughes e Kos si adattino a un modello nazionale che ho osservato negli ultimi 35 anni. Questo modello implica la conoscenza della cattiva condotta sessuale in corso da parte di sacerdoti e religiosi cattolici e la cooperazione tra i vescovi per impedire che tale cattiva condotta diventi di pubblico dominio. Tale modello si trova in tutte le diocesi e gli ordini religiosi negli Stati Uniti e forse in molti paesi del mondo. Anche i casi che coinvolgono i padri Peebles, Kos e Hughes si adattano al modello che ho osservato in termini di metodo di azione del sacerdote, conoscenza della diocesi, risposta della diocesi, e (nei casi Peebles) la cooperazione tra i vescovi nell’assegnazione del chierico colpevole e nella risposta del vescovo alle prove di cattiva condotta sessuale con minori da parte del chierico colpevole. Non credo sia casuale che questi casi vengano gestiti allo stesso modo nelle diocesi e negli ordini religiosi di tutti gli Stati Uniti. Le seguenti sono pratiche uniformi: non indagare su indizi di qualsiasi cattiva condotta sessuale, anche con i bambini; non aver adeguatamente supervisionato il chierico nel suo incarico; non riuscendo a garantire che il chierico sia perseguito per cattiva condotta con i bambini. Una volta che si verifica un incidente, l’energia e le politiche ai più alti livelli dell’autorità della Chiesa sono state indirizzate al controllo dei danni, alla prevenzione dello scandalo a tutti i costi e agli sforzi per placare e manipolare le vittime e le famiglie. Quest’ultimo comporta spesso intimidazioni, informazioni fuorvianti e persino mezzi fraudolenti, se necessario. La politica comporta anche il mantenimento del sacerdote in un nuovo incarico senza un’adeguata supervisione e senza informare la congregazione dove il comportamento abusivo di solito continua.

    105. Questo modello comune è una forte prova di un accordo su come gestire questi casi e un piano per raggiungere il risultato desiderato, vale a dire evitare la conoscenza pubblica e la responsabilità per cattiva condotta sessuale illegale da parte di sacerdoti cattolici e religiosi con minori. Un’altra tattica pubblicitaria è quella di ridurre al minimo il coinvolgimento del prete/Chiesa quando l’abuso diventa pubblico. Ad esempio, i rappresentanti della Chiesa affermano che i sacerdoti molestano meno di altri gruppi. Altri stratagemmi di pubbliche relazioni per evitare la responsabilità implicano la manipolazione e l’intimidazione dei media, rivendicando “attacchi alla chiesa”, “attacchi ai preti” o “attacchi ai cattolici” a qualsiasi rivelazione di illeciti dei sacerdoti, cercando di screditare coloro che denunciano il reato. È mia opinione che la cospirazione addotta dai querelanti esista effettivamente e abbia preceduto gli eventi di Dallas.

    106. Di particolare importanza per il contenzioso di Dallas è il fatto che ogni querelante in questi casi era noto o conoscibile alla diocesi di Dallas e, per quanto riguarda John Doe I e IV (Peebles), al Vicariato militare. I vescovi ei loro consulenti psichiatrici e psicologici sapevano o avrebbero dovuto sapere che queste vittime avevano bisogno di assistenza per mitigare gli effetti dannosi dell’abuso sessuale da parte di un fidato consigliere spirituale. La diocesi di Dallas e il vicariato militare non hanno fatto nulla per assistere i ricorrenti in questi casi, e invece hanno intrapreso azioni che hanno aumentato il danno alle vittime. È mia opinione come psicoterapeuta che il danno a queste vittime è continuato nel corso degli anni ed è stato accresciuto e reso cronico dalle azioni di questi imputati.

    DIOCESI DI DALLAS

    107. Nella diocesi di Dallas esiste un modello consolidato di conoscenza e controllo dei danni mantenendo segrete le violazioni, anche se la diocesi è a conoscenza della cattiva condotta. Questo modello include:

    a) conoscenza di cattiva condotta sessuale da parte di p. “E” nel 1966 dal Vicario Generale che non ha portato a indagini o supervisione con il risultato che p. “E” ha continuato ad abusare di altri minori.

    b) denunce di irregolarità non specificate da parte di p. “A” nel 1967.

    c) denuncia di condotta omosessuale con ragazzi da parte di Rudy Kos prima della sua ammissione in seminario nel 1976.

    d) conoscenza di p. Violazioni di Robert Peebles almeno nel 1980 con numerosi successivi avvisi di violazione alla diocesi di Dallas e al Vicariato militare (John Doe IV portato in casa di ritiro nel 1982, stupro di ragazzo nel 1984, reato nel 1986).

    e) conoscenza di p. Le attività di “B” con una ragazza minorenne a Irving, forse già nel 1981.

    f) un modello coerente di comportamento pedofilo da parte di p. Rudolph Kos durante il suo ministero dal 1981 al 1992.

    g) segnalazioni di possibili comportamenti sessuali scorretti con minori da parte di p. “C” e p. “D” tra la metà e la fine degli anni ’80.

    h) occultare la precedente conoscenza diocesana di p. La cattiva condotta di “B s” a Irving nel 1981 avvisando questo ricorrente nel giugno del 1993 che nessuno nella diocesi di Dallas aveva la minima idea di questo comportamento quando era noto al vescovo, vicario generale, direttore aziendale, sovrintendente delle scuole e a almeno due parroci e un dirigente scolastico prima del giugno 1993 secondo la deposizione del Provveditore delle Scuole.

    VICARIATO MILITARE

    108. Un modello simile è evidente nel comportamento del Vicariato militare in quanto mi è stata mostrata la prova di un modello coerente di approvazione di sacerdoti e religiosi cattolici come idonei a servire la fede cattolica nell’esercito che avevano una precedente storia di cattiva condotta sessuale con bambini. Sono anche a conoscenza di un modello che consente ai cappellani cattolici di dimettersi dai loro incarichi piuttosto che affrontare la corte marziale. Questo modello esisteva prima del caso Peebles.

    RAY K. MCNAMARA, PH.D.

    109. A mio parere, il Dr. McNamara ha assistito la diocesi nell’insabbiamento riguardante le vittime sia di Hughes che di Peebles in quanto il Dr. McNamara aveva una doppia relazione con la diocesi di Dallas al momento del suo consiglio e del trattamento di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes. A causa di questa doppia relazione, il dottor McNamara non avrebbe dovuto consigliare o curare nessuno dei querelanti. Esaminando la deposizione e le registrazioni del trattamento del Dr. McNamara, non vedo alcuna prova che abbia diagnosticato e trattato in modo appropriato questi individui. Infine, l’ammissione del Dr. McNamara di aver distrutto i registri dei trattamenti originali che sono importanti per questo caso nell’agosto 1993, a mio avviso, è stata fatta per nascondere informazioni materiali e ha favorito la “cospirazione” riguardante l’occultamento dei crimini contro i bambini da parte di Padri Peebles, Kos, Hughes e numerosi altri sacerdoti della diocesi di Dallas, alcuni dei quali erano stati curati dal dottor McNamara. Alcune delle mie ulteriori osservazioni e opinioni sono le seguenti:

    a) Per quanto riguarda la vittima di Hughes, la dottoressa McNamara ha perpetuato l’insabbiamento non riuscendo a servire i suoi interessi rispetto a quelli della diocesi di Dallas.

    b) Il dottor McNamara è stato cooptato nel sistema per evitare lo scandalo. Lo ha fatto non promuovendo la libertà di scelta della vittima. Sapendo dell’abuso dai colloqui con i genitori, non ci sono prove che abbia avuto a che fare con il suo paziente. In questo modo, è caduto nel sistema segreto dell’elusione e ha perpetuato la vittimizzazione e l’insabbiamento. La sua fuga è condizionata dalla sua fedeltà alla diocesi? Il suo coinvolgimento costituisce un conflitto di interessi? Una duplice relazione collusiva vietata dalla pratica etica terapeuta/paziente? Credo che sia basato sugli standard APA del 1981.

    c) Per quanto riguarda la vittima di Peebles (Doe I–Peebles), sembra esserci un modello di conflitto quando si tratta di sacerdoti della diocesi. Ad esempio, McNamara ha trattato la famiglia di una vittima, la vittima e l’autore del reato senza rivelare questo conflitto. Stava anche curando altri sacerdoti della diocesi, ricevendo rinvii dalla diocesi e consultandosi con il tribunale, incluso p. Fellhauer (l’agente del vescovo nella vicenda Peebles), sempre senza rivelare questo conflitto.

    d) Il Dr. McNamara, riguardo a Doe I, ancora una volta non è riuscito a discutere la natura e l’estensione dell’abuso sessuale della vittima e ci sono poche prove che abbia valutato adeguatamente i bisogni e gli interessi superiori della vittima. Allo stesso tempo, riceveva indicazioni di consulenza dalla diocesi ed era sovvenzionato finanziariamente dalla diocesi. Non avrebbe dovuto essere coinvolto in questo caso.

    e) Il verbale dimostra che il dottor McNamara ha giudicato che a John Doe I (Peebles) non fosse permesso di testimoniare contro Robert Peebles. Il record riflette anche che i genitori hanno adottato tale giudizio, supponendo che provenisse da una terza parte imparziale quando in realtà il dottor McNamara aveva una relazione di lunga data con la diocesi che non è stata divulgata e una doppia relazione e conflitto di interessi in questa materia.

    f) Il Dr. McNamara inoltre non è riuscito a tenere conto dei bisogni della vittima e ad adottare misure dirette per assicurarsi che la vittima ricevesse il supporto terapeutico necessario nonostante abbia continuato a curare la famiglia della vittima fino al 1987.

    g) I genitori affermano che il Dr. McNamara ha consigliato alla famiglia di non continuare a fare pressioni su John Doe I (Peebles) affinché discutesse delle molestie; se veri, tali consigli favoriscono effettivamente la segretezza a danno della vittima.

    h) Sembra che il consiglio del dottor McNamara sia stato seguito in quanto la molestia è stata tenuta segreta, anche all’interno della famiglia, e non è stata discussa in modo approfondito fino al dicembre del 1992. Qual è stato il ruolo del dottor McNamara in questo? degli eventi riflette il tentativo del sistema di cooptare le agenzie, comprese le agenzie per la salute mentale e le agenzie legali, nel sistema segreto e per evitare lo scandalo. Questo modello è coerente con il modello nazionale che ho osservato. Questi sforzi falliscono quando la vittima ha il potere ei fatti non possono più essere contenuti all’interno del sistema segreto. La psicoterapia dovrebbe consentire alle vittime di parlare apertamente, anche nei media e nei tribunali, quando appropriato. A mio avviso il dott.

    j) Non ci sono prove che il Dr. McNamara abbia mai riferito a p. Peebles o p. Hughes alle autorità competenti sebbene fosse un giornalista obbligatorio.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES

    110. Hughes è un esempio di sviluppo adolescenziale arrestato in cui l’attrazione naturale di un uomo di 26 anni è per una ragazza di 12-13 anni perché questa è la sua età emotiva. Perché questo non è stato scoperto/monitorato né il supporto fornito dal sistema religioso?

    a) Prima che l’abuso venga scoperto:

    (1) Il padre della ragazza si insospettisce quando osserva la figlia che massaggia Hughes (prima che inizi la condotta sessuale). Questo è stato scontato dalla madre e infine dal padre perché Hughes era un prete e “i preti sono celibi”. Ci sono anche altri segnali di avvertimento. (Un adeguato avvertimento da parte della diocesi e dell’NCCB avrebbe impedito gli abusi.)

    (2) Nessuna registrazione presso la parrocchia del modello di comportamento di Hughes sebbene la ragazza chiami sempre; viene vista con il prete e il prete passa tutto il suo tempo con la famiglia e la ragazza. Il comportamento di Hughes è stato ovviamente osservato dal pastore. Fr. Clayton ha commentato a p. Kos sull’abitudine di Hughes di essere alla St. Luke’s School quando la scuola finiva. Ciò ha coinciso con le sue attività riguardanti Jane Doe I. Va notato che ci sono anche possibili prove di un comportamento simile da parte di p. “E”. (negazione/mancanza di supervisione). Non viene condotta alcuna indagine.

    (3) Il tipico modello di seduzione da parte del prete comporta la conquista della fiducia della famiglia.

    (4) INDIZIO: I fratelli di Jane Doe osservano la relazione tra il prete e Jane Doe——”non è qui per vederci, è qui per vedere Jane Doe.” Questa è un’altra indicazione che un avvertimento adeguato avrebbe impedito l’abuso. Ma un tale monito è incompatibile con l’immagine del sacerdozio che la Chiesa vuole proiettare.

    (5) Insuccesso sistematico nello studiare il problema e nel prevenire la cattiva condotta sessuale——e nel fornire gli strumenti per un’adeguata supervisione e nel dare ai laici gli strumenti per proteggersi; sacerdoti presentati come completamente al sicuro.

    L’enfasi era sulla prevenzione dello scandalo e sulla copertura di comportamenti scorretti al fine di preservare l’immagine. Ciò equivale a un inganno.

    (6) Anche prima dell’abuso: il sistema della Chiesa che favorisce la negazione e rifiuta di riconoscere la realtà sessuale e la scorrettezza, compresa la condotta sessuale con i bambini, priva un pastore degli strumenti e del supporto per elaborare le informazioni, anche se riconosce ciò che sta accadendo (negazione/ mancanza di preavviso)

    b) Durante l’abuso:

    (1) Hughes salta diverse volte la messa delle 18:00 perché lui e Jane Doe dormono troppo nella sua stanza (negazione/mancanza di supervisione)

    (2) Hughes trascorre una quantità eccessiva di tempo con una famiglia e una ragazza; nessuna registrazione per parrocchia. La governante trova una foto di nudo. Negazione/mancanza di supervisione. Non viene condotta alcuna indagine.

    c) Dopo che l’abuso è stato scoperto ed inevitabilmente esposto, cosa accade:

    (1) La famiglia è chiamata il sistema segreto; chiamano p. Cloherty, chiedendo “Chi vediamo se pensiamo che un prete sia innamorato di una bambina?” Lui risponde “vieni a trovarmi”. Si tiene una riunione presso l’ufficio della Cancelleria (diventa un luogo segreto) . Secondo la testimonianza dei genitori arrivano con due buste di lettere d’amore.

    (2) Il prete consiglia ai genitori di tacere (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (3) Il sacerdote ha eliminato le prove (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (4) La Chiesa rimanda i genitori al Dr. McNamara con il quale la Chiesa aveva una relazione continua.

    (5) I genitori riponevano grande fiducia nei funzionari diocesani.

    (6) La Chiesa distoglie l’attenzione della famiglia dalla questione degli abusi sessuali sui minori e si concentra invece sulla prevenzione dello scandalo per il bene della Chiesa.

    (7) La consultazione dei genitori con le più alte cariche della Diocesi, vale a dire il Vicario Generale e il Vescovo, incontra resistenze e negazioni che equivalgono a un insabbiamento. (Il vicario generale dice “provalo”). Non viene condotta alcuna indagine.

    (8) La promozione sistematica di alcuni preti trasgressori assicura la segretezza all’interno del sistema. Hughes, un noto molestatore di bambini, viene nominato membro del consiglio del personale dei sacerdoti nel 1989.

    (9) p. Hughes non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR.

    111. Conoscenza preliminare:

    a) Peebles ha dimostrato seri problemi caratterologici in seminario a causa della dicotomia tra la sua intelligenza e le sue prestazioni e il suo record accademico irregolare. La facoltà ha riferito di rapporti interpersonali scadenti, soprattutto con persone della sua età.

    b) Peebles ha rivelato una preoccupazione per lo scarso controllo degli impulsi quando era in seminario. (Problemi con la masturbazione cronica)

    c) Problemi evidenziati dal seminario con i rapporti interpersonali.

    d) C’è una registrazione di raccomandazioni negative prima dell’ordinazione, inclusa una dichiarazione di un pastore che aveva una “sensazione inquietante”. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Peebles ha manifestato un classico Disturbo Borderline di Personalità——che non è stato correttamente diagnosticato o trattato fino a dopo molteplici episodi di abuso

    112. Conoscenza dopo l’ordinazione:

    a) Un genitore ha sospetti di inadeguatezza che ha comunicato a p. Scott mentre Peebles era assegnato a St. John’s a Ennis. Fr. Scott avvisa il vicario generale di voci di cattiva condotta sessuale con ragazzi durante il campo (lasso di tempo non chiaro ma probabilmente entro il 1980). Il figlio infatti aveva subito abusi ma nessuna indagine è stata condotta e il ragazzo non è mai stato identificato o assistito.

    b) p. Il metodo di seduzione di Peebles coinvolge costantemente l’alcol sia per se stesso che per i ragazzi minori, insieme al tabacco. Intrappola i ragazzi nel segreto per nascondere il “loro” comportamento ai loro genitori.

    c) Peebles viene sorpreso ad abusare di un ragazzo al St. Mark’s e “accetta un consulto per evitare il processo”. Peebles a San Marco dal 1979 al 1981. Ha detto a un investigatore militare di essere stato catturato nel 1981 a All Saints. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) Nel 1981, Peebles sta lottando ed è coinvolto sessualmente con adolescenti. Il vicario generale “si accorge di essere depresso” e consiglia un consulto, riconoscendo l’angoscia di Peeble. Viene dato il permesso di entrare nelle Riserve Militari. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Nel 1981, la Diocesi nomina inspiegabilmente e ingiustificatamente Peebles Direttore dello Scoutismo.

    f) La nomina di Peebles a Direttore dello Scoutismo si conforma a un modello di insabbiamento sistemico. L’immagine pubblica promossa è che non può essere un molestatore di bambini perché non lo avremmo mai nominato Direttore diocesano dello scoutismo.

    g) Bishop ha una conversazione con il dottor McCandlish nel 1981 (che sta curando Peebles) sull’argomento se un molestatore di bambini ripeterebbe il comportamento.

    h) Peebles avvertì McCandlish nel 1981 dell’inclinazione ad abusare dei ragazzi. Cosa è stato fatto? È stata fatta una segnalazione alle autorità?

    i) Nel 1981, quando Peebles viene approvato come spiritualmente, moralmente, intellettualmente qualificato per essere un ufficiale delle riserve militari statunitensi e cappellano cattolico, ci sono prove che questa approvazione è fraudolenta in quanto abusa di bambini e alcol.

    j) La cappellania militare offre una grande libertà di funzionamento dello stile di vita; maggiore della diocesi.

    k) Nel gennaio 1982, Peebles informa un Direttore di Ritiro che è fuori controllo e abusa di ragazzi. “Non preoccuparti di fare del male ai ragazzi, i ragazzi si riprenderanno”. Non viene condotta alcuna indagine.

    1) Febbraio 1982, viene dato il permesso a Peebles di entrare nell’esercito attivo. Anche questa approvazione è fraudolenta.m) Al ritiro di addestramento dei Cappellani sotto il controllo e la supervisione del Vicariato Militare nel maggio-giugno 1982, Peebles si presenta in compagnia di un ragazzo con il quale alloggia sotto l’aperta osservazione dei funzionari del Vicariato militare cattolico. La successiva mancata indagine è negligenza.

    n) Sebbene ci fosse notizia del comportamento di Peebles, una prova innegabile di atti sessuali viene presentata quando un ragazzo maltrattato si confronta con la polizia militare nel marzo del 1984 e Peebles confessa. Ora la diocesi (e il Vicariato) sono costretti a fare qualcosa a causa dell’accresciuta minaccia di scandalo.

    o) Peebles viene inviato per assistenza psichiatrica e gli viene diagnosticato un disturbo borderline di personalità; l’incidente del 1984 Peebles riporta come isolato. Un vero sforzo di aiuto o di controllo dei danni e di contenimento dello scandalo? Indicato dal modo in cui il ragazzo ei genitori sono stati trattati dalla diocesi di Dallas e dal cappellano cattolico (p. Ortiz)?

    p) Diversi sistemi cattolici hanno cooperato per evitare lo scandalo. Il cappellano Michael Ortiz ha ricevuto le dichiarazioni del ragazzo e di Peebles e la responsabilità di contattare i genitori del ragazzo e coordinare il suo ritorno a Dallas. I genitori non sono stati informati e il ragazzo è rimasto solo e senza aiuto in una casa parrocchiale cattolica per 1 giorno e mezzo mentre Peebles preparava la sua richiesta di dimettersi dall’esercito come parte della manovra per evitare la corte marziale. Anche dopo aver confessato alle autorità militari di aver abusato di John Doe I, Peebles viene osservato mentre dice messa dall’investigatore militare, John Greely.

    q) Le manovre per evitare procedimenti penali hanno richiesto il Vicariato Militare (cappellano Ortiz), p. Fellhauer (diocesi di Dallas) e il dottor Ray McNamara per dirottare gli sforzi della famiglia e della vittima a favore del colpevole per evitare lo scandalo e proteggere la chiesa. Questo è un modello tipico.

    r) La forza di queste manovre era così ben coordinata e “praticata” da poter sovvertire e aggirare l’autorità militare superiore costituita da un maggiore generale responsabile di un comando principale e tutte le forze di terra statunitensi in tutto il mondo che erano determinate a corte marziale questo stupratore ammesso . Ciò dimostra la facilità, il potere e il funzionamento del sistema segreto in quanto interconnesso tra una particolare diocesi (la diocesi di Dallas), l’ordinariato militare e un fornitore di salute mentale cooptato, il dottor McNamara. Il dottor McNamara “valuta la vittima” e convince i genitori a non permettere alla vittima di testimoniare.

    s) Peebles viene riassegnato alla sua diocesi, sotto la cura del Dr. McNamara, e continua come prima.

    t) La vittima è stata usata – “non scandalizzare la Chiesa” – con il risultato che la vittimizzazione si perpetua di nuovo.

    u) p. Peebles continua ad abusare di altre tre vittime nel 1986 sotto il patrocinio del vescovo della diocesi di Dallas.

    v) p. Peebles non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI RUDOLPH KOS

    113. Conoscenze precedenti:

    a) La diocesi aveva notato che Kos aveva un interesse sessuale per i bambini prima che entrasse in seminario. Non viene condotta alcuna indagine.

    b) Il CCN, firmando l’annullamento di Kos, ha assicurato che Kos potesse entrare in Seminario ed essere eleggibile all’Ordinazione. Spetta ad altri esperti valutare la legalità dell’annullamento, ma questa approvazione è stata un fattore causale per Kos che è diventato un prete cattolico.

    c) C’erano informazioni disponibili dai suoi fratelli e sua moglie che Kos era un abusatore di bambini fin dalla tenera età, aveva abusato del proprio fratello e che era stato osservato un modello di comportamento che indicava che il suo abuso di bambini era stato fissato anche durante il matrimonio. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) I reclami sul comportamento sessuale di Kos sono stati portati all’attenzione del Vicario Generale prima della sua ordinazione, ma il Vicario Generale ha insistito affinché Kos sarebbe stata comunque ordinata. Questo è tipico del sistema segreto, in quanto sanno ma non agiscono. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Le azioni di Kos dal momento in cui riceve un incarico parrocchiale sono quelle di un pedofilo fissato e sono nella visione del Rettore della Diocesi, che non solleva alcuna denuncia. Kos serve anche con Peebles e Hughes nel 1982 (riceve il permesso?). Non viene condotta alcuna indagine.

    f) Nonostante il comportamento discutibile di Kos sia stato documentato per giorni e settimane dal parroco del suo prossimo incarico e dall’assistente parroco a St. John’s, quei rapporti furono completamente ignorati per sette anni, dal 1985 al 1992. Non viene condotta alcuna indagine.

    g) Nonostante questi rapporti e prove concrete di irresponsabilità finanziaria, Kos è stato promosso a parroco nel 1989.

    h) Il suo comportamento pedofilo è stato oggetto di denunce da parte del ‘nuovo viceparroco’ nel 1991, ma tali denunce non sono state trattate in modo efficace. Invece, la diocesi ha indirizzato Kos a uno psichiatra, il dottor Jaeckle, che non aveva esperienza nel trattamento di abusi sessuali e la diocesi non ha nemmeno informato lo psichiatra del comportamento precedente e della sua documentazione.

    i) Nel maggio del 1992, la storia di Kos viene presentata ad uno psicologo esperto in casi di abusi sessuali su minori. Sulla base di questa storia, la diagnosi era “classico pedofilo” e la raccomandazione era di rimuovere e aspettarsi denunce.

    j) Kos è stato inviato dalla Diocesi al St. Luke Institute nel giugno 1992, ma la storia passata di Kos non è stata pienamente condivisa con il personale del St. Luke.

    k) Kos è stato rimosso solo dopo che una vittima ha minacciato un contenzioso nel settembre 1992 e Kos ha confessato alcuni abusi.

    1) Dichiarazione di Kos al dottor Jaeckle, “perché mi stanno molestando quando lo fanno anche tutti questi altri sacerdoti?” indica l’ampia conoscenza di attività sessuali improprie all’interno del sistema.

    m) Particolarmente preoccupante è la misura in cui il sistema segreto viene preservato da p. Non si sapeva dove si trovasse Kos mentre venivano pagate sostanziali spese personali. Solleva la questione di chi sia realmente protetto. Fr. Kos non è l’unico sacerdote la cui ubicazione era sconosciuta durante i periodi rilevanti.

    n) Il caso Kos è una manifestazione del disfacimento del sistema segreto in cui l’esposizione di un sacerdote porta all’esposizione di molti altri le cui attività erano note al sistema ma nascoste al pubblico.

    o) Il modello di occultamento dell’esistenza degli autori non è solo locale ma nazionale. I primi rudimenti di questo sistema si manifestarono spostando un prete abusatore da una parrocchia all’altra o da una località all’altra. (Esempio: James Porter, dove sei diversi vescovi alla fine erano a conoscenza dei suoi crimini contro i bambini prima che fosse rimosso dal sacerdozio.)

    p) Poiché il sistema segreto si è sbrogliato, i trasferimenti non erano più adeguati, quindi gli autori devono essere protetti attraverso l’uso e la manipolazione del sistema medico e legale in modi più drammatici al fine di evitare ulteriori scandali.

    CONCLUSIONE

    114. Credo che il vescovo di Dallas e i vescovi della Conferenza nazionale dei vescovi cattolici/Conferenza cattolica degli Stati Uniti abbiano utilizzato metodi tradizionali di un sistema di segretezza per nascondere prove diffuse di cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici che era noto alla gerarchia della Chiesa cattolica e nascosto al pubblico cattolico. Questo occultamento includeva dichiarazioni ambigue, false e fuorvianti riguardanti il ​​comportamento di sacerdoti e religiosi cattolici quando era noto che un numero significativo era coinvolto in comportamenti sessuali illegali con minori. Questa cattiva condotta illegale con i minori era così ampia, diffusa e ben nota, che ha portato al mantenimento di un certo numero di centri terapeutici cattolici dedicati alla cura di sacerdoti e religiosi cattolici. Per la valutazione o il ricovero era necessaria la raccomandazione di un vescovo o di un superiore, il che presuppone che i superiori fossero a conoscenza degli abusi sessuali coinvolti in questi casi. Le Serve del Paraclito, infatti, hanno aperto nel 1976 il primo centro di cura al mondo con un programma proprio per questo disturbo. Eppure queste informazioni materiali non sono state trasmesse al pubblico cattolico per la sicurezza dei bambini cattolici.

    115. Anche i vescovi del vicariato militare erano coinvolti in un sistema segreto per nascondere informazioni materiali in quanto facevano parte del sistema di assegnazione di sacerdoti e religiosi cattolici che erano noti per aver commesso una cattiva condotta sessuale con minori.

    116. La diocesi di Dallas ha nascosto informazioni riguardanti la propensione dei padri Peebles e Kos ad agire sessualmente con minori nonostante l’ampia informazione di questa cattiva condotta.

    117. Il dottor Ray McNamara ha nascosto la sua doppia relazione con la diocesi di Dallas. Questa relazione sembra aver compromesso il suo giudizio con conseguente danno ai migliori interessi di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes.

    118. La distruzione da parte del Dr. McNamara del registro del trattamento originale nell’agosto 1993 sembra essere un atto a sostegno di questa cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. La lettera del vicario giudiziario a una vittima di abusi nel giugno 1993 in cui affermava di non essere a conoscenza di p. Le attività di “B s” sembrano anche aiutare una cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. Questa non era semplicemente una cospirazione per nascondere la negligenza di questi imputati, ma anche per nascondere azioni illegali in quanto molti di questi crimini contro i bambini non sono mai stati denunciati alle autorità competenti dal dottor McNamara e dai rappresentanti della diocesi di Dallas.

    Sono consapevole, tuttavia, che tali leggi sulla segnalazione richiedono la segnalazione da parte di “qualsiasi persona” e che l’abuso sessuale di ragazze e ragazzi di età inferiore ai 17 anni era un crimine nello stato del Texas al momento in cui si è verificato l’abuso in questi casi . Il dottor McNamara sembrava obbligato a riferire a p. Hughes nel settembre 1984 e forse p. Peebles nel maggio del 1984 e nell’agosto del 1986. La sua deposizione indica che non l’ha fatto. Questo comportamento ha promosso gli obiettivi di un insabbiamento.

    119. Riserverò la mia discussione sulle accuse di grave negligenza e dolo fino alla mia relazione finale.

    http://archives.weirdload.com/sipe.html