Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Testimoni di Geova in Olanda inchiodati da indagine governativa

    Testimoni di Geova in Olanda inchiodati da indagine governativa

    751 denunce pervenute, ma il rapporto evidenzia che la presentazione di una denuncia alla Polizia è ostacolata dalla natura chiusa della comunità

    Come può uno scoglio arginare il mare?
    È esattamente ciò che sta tentando di fare la Watch Tower Society (società che fa capo ai Testimoni di Geova) insieme alle sue Filiali sparse per il mondo.

    Vi avevamo dato conto, in un articolo di alcuni mesi fa, del mare, appunto, di denunce, procedimenti e condanne per i Testimoni di Geova, in merito alla gestione omertosa e complice dei casi di pedofilia commessi all’interno della comunità religiosa. Nello stesso articolo, avevamo accennato al caso olandese. Su richiesta di Sander Dekker, Ministro della protezione legale olandese, il 3 luglio 2018 la Camera dei deputati dei Paesi Bassi aveva commissionato ai ricercatori dell’Università di Utrecht uno studio sugli abusi ai minori commessi all’interno delle comunità dei Testimoni di Geova.
    I risultati di questo studio e la relativa elaborazione in un rapporto conclusivo sono stati resi pubblici il 23 gennaio 2020.

    La notizia è stata diffusa da tutta la stampa olandese, che sintetizza i punti del rapporto, evidenzia le pesanti conclusioni, racconta della vaghezza delle loro risposte e reazioni.

    I rapporti di abusi pervenuti sono 751. Il numero è impressionante se si tiene presente che, secondo il rapporto diramato sul loro sito ufficiale, ci sono 29.305 Testimoni di Geova nei Paesi Bassi. La proporzione della catastrofe è molto simile (nei numeri) a quella emersa dalla Commissione Reale Australiana.

    Appena il 25% degli intervistati ha denunciato l’abuso alla Polizia. Su una scala da 1 a 10, il punteggio medio assegnato dalle vittime stesse alla gestione dei casi di pedofilia all’interno dei Testimoni di Geova è stato di 3,3 ovvero un giudizio gravemente insufficiente alle procedure dell’organizzazione. Ben diverso è stato il punteggio medio assegnato alla gestione da parte della Polizia in seguito alle denunce: 6,4.

    Il sommario del rapporto, spiega che «Le esperienze di gestione delle denunce comportano una vittimizzazione secondaria per le persone che denunciano, cioè il processo di gestione delle denunce li vittimizza nuovamente (o è percepito in tal modo). Le vittime si sentono non sufficientemente ascoltate, ignorate, e in alcuni casi vengono fatte sentire stigmatizzate e isolate. Le caratteristiche della comunità dei Testimoni di Geova – come la forte gerarchia, la predominanza maschile, la natura chiusa della comunità e il rigoroso codice di moralità sessuale – rendono, a loro avviso, particolarmente dolorosa l’esperienza delle vittime»

    Nelle conclusioni del rapporto si legge: «Ci sono ragioni per supporre che la presentazione di una denuncia alla Polizia sia ostacolata dalla natura chiusa della comunità e del rischi connessi al informare parti estranee. […] il sistema formalistico dei Testimoni di Geova non prevede ancora garanzia di una risposta adeguata agli abusi sessuali»

    Quel che, come altrove, si registra è l’ostinata difesa della società americana di se stessa e della propria immagine, anche di fronte alla devastazione di vite umane indelebilmente segnate dalla pedofilia.

    Fino al giorno prima della pubblicazione dello studio, infatti, la Watch Tower si è opposta e ha tentato di censurarne in via preventiva la diffusione, ricorrendo all’intervento di un giudice. Eppure, nel 2019 la Christelijke Gemeente Van Jehovah’s Getuigen (l’ente giuridico che rappresenta i Testimoni di Geova nei Paesi Bassi) ha inviato una lettera da leggere pubblicamente a tutte le congregazioni nella quale scriveva:

    «Cari fratelli,
    Il ministero della Giustizia Olandese ha commissionato alla Università di Utretcht una indagine sulla maniera in cui la comunità dei Testimoni di Geova risponde alle accuse di abusi sessuali sui minori. Questo include la maniera in cui gli anziani sostengono le vittime dell’abuso e le loro famiglie.
    Se sei vittima di abusi o conosci qualcuno che lo sia e desidera compilare il questionario di questa indagine, lo potrai trovare al seguente indirizzo web: https://www.uu.nl/organisatie/departement-bestuurs-en-organisatiewetenschap_contactpunt-onderzoeg-jehovas-getuigen. Ovviamente la partecipazione a questa indagine è una scelta personale, ciononostante crediamo che l’Università di Utrecht riceverà risposte accurate ed equilibrate su come la nostra Organizzazione risponde agli abusi, che sono sia un peccato ripugnate ma anche un reato. Questa lettera verrà esposta nella tabella informazioni» (traduzione dall’originale)

    Se da un lato tentava dunque di fare buon viso a cattivo gioco, fingendo una piena collaborazione con l’iniziativa, dall’altro cercava di sbieco di impedire la diffusione dei risultati dello studio, screditando i metodi utilizzati dai ricercatori e adducendo altre farneticanti motivazioni, tutte respinte dal giudice.

    Non paga, dopo la pubblicazione dello studio, la società ha deciso di proseguire le proprie azioni legali, ritenendosi colpita, diffamata e discriminata.

    Qual è il senso di questa continua negazione da parte della Società Torre di Guardia?
    L’esperta di sette Frances Peters, ex Testimone che oggi dedica la propria vita ad aiutare chi vuole uscire da una setta, dice al Trouw: «Una causa è una situazione vantaggiosa per loro. Se vincono, è grazie alla benedizione di Geova, e se perdono, possono raffigurarsi come martiri, come perseguitati».

    Non è, però, così chiaro se si tratti di una strategia di questo tipo o di una linea megalomane dettata da un imperante narcisismo collettivo per il quale ‘noi siamo puri, buoni e belli, siamo il meglio che il mondo ha da offrire, siamo il paradiso spirituale sulla terra’. Ergo ‘è impossibile ammettere che in mezzo a noi ci sia tutto questo’, perché metterebbe in sera discussione la pretesa santità del gruppo.

    Rimane la mancanza di rispetto verso le vittime e per il pericolo persistente per i bambini all’interno delle loro comunità chiuse.

    Ma oltre a questo, c’è anche la fertile consapevolezza che un manipolo di uomini non è che un piccolo scoglio contro il mare del progresso etico dell’umanità. Un mare che sta travalicando luoghi e sistemi, le cui onde travolgeranno -forse- anche il Bel Paese.
    E come potrà allora uno scoglio arginare il mare?

  • Testimoni di Geova: il paradiso (in terra) per pedofili

    Testimoni di Geova: il paradiso (in terra) per pedofili

    Dall’Australia agli Stati Uniti le migliaia di pedofili dei Testimoni schedati eppure liberi di abusare, ma non tutti, non ovunque, malgrado il negazionismo della società religiosa. In Italia tutto tace

    Nel mondo è in atto un’evoluzione etica delle società, un salto ‘quantico-morale’.
    Riguarda il futuro, la speranza, la tutela della meraviglia, la risorsa più preziosa dell’umanità: i bambini. Una spinta propulsiva a questo processo la si è avuta in Australia.

    La Commissione Reale Australiana

    Tutto esplode l’8 novembre 2012. L’ispettore capo della Polizia del New South Wales,  Peter Fox, scrive una lettera, pubblicata dal ‘Newcastle Herald’, intitolata ‘Non tapparti le orecchie sugli abusi, Signor Premier’. In men che non si dica, dopo quattro giorni, il 12 novembre 2012, il Primo Ministro, Julia Gillard, annuncia l’istituzione della ‘Commissione Reale Australiana per le risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori’.

    La Commissione indaga sui modi in cui le istituzioni (chiese, club sportivi, scuole, boy-scout, eccetera) hanno gestito i casi di abusi sessuali su minori.  I lavori iniziano il 7 marzo 2013 e si concludono nel dicembre 2017. Il sito ufficiale ne mostra la portata mastodontica: gestite oltre 40mila chiamate, tenute oltre 8mila sessioni private, tenute 444 giorni di audizioni pubbliche, indagate 3.489 istituzioni, tra le quali condotti 30 casi studio sulle organizzazioni religiose.

    Tra questi 30 casi afferenti alle organizzazioni religiose ci sono i Testimoni di Geova. Il loro caso è singolare. Proietta un’ombra sinistra che genera interrogativi inquietanti. Dalle audizioni emerge che la Watch Tower Society (società che fa capo ai Testimoni di Geova) aveva prodotto 5.000 documenti tra cui 1.006 fascicoli relativi alle accuse di abusi sessuali su minori riferiti agli anziani di Testimoni di Geova in Australia dal 1950, per un totale di 1.006 pedofili e di oltre 1.800 vittime, un numero esorbitante se confrontato con l’esiguo numero di Testimoni di Geova australiani (nel 1950 erano appena 5mila e oggi circa 68mila), e se confrontato con il rapporto procapite con altre istituzioni (nella Chiesa Cattolica in Australia, ad esempio, ne sono emersi 4.444). Questi numeri non tengono conto del sommerso: di tutti coloro che non hanno parlato e che porteranno nella tomba il proprio doloroso segreto.

    La Commissione dimostra che i Testimoni di Geova gestivano i casi di pedofilia in conformità con le politiche e le procedure disciplinari interne e basate sulla propria interpretazione della Bibbia, anziché lasciare che se ne occupasse la legge. I documenti mostrano che dei presunti responsabili, «nessuno è stato denunciato dall’organizzazione alle autorità secolari».

    Sul sito ufficiale della Commissione è disponibile un database con i dettagli di tutti i 1.006 pedofili trovati tra i Testimoni di Geova australiani. Tra i dati riportati per ciascun pedofilo (genere, numero di vittime abusate, ruolo nella chiesa, eccetera) vi è anche la colonna ‘denunciato alle autorità dai Testimoni di Geova’. La risposta è costantemente: no.

    La Commissione ha dichiarato che  «è prassi della Chiesa dei Testimoni di Geova conservare le informazioni riguardanti i reati di abusi sessuali su minori, ma non denunciare le accuse di abusi sessuali su minori alla Polizia o ad altre autorità competenti». Questo anche quando il pedofilo confessa di sua spontanea volontà.

    La Commissione ha rilevato che l’Ufficio legale della Watch Tower Society forniva regolarmente informazioni errate agli anziani, sulla base di una comprensione errata di ciò che costituisce un obbligo legale di denunciare i crimini in Australia.

    La Commissione ha inoltre rilevato: «non consideriamo l’organizzazione dei Testimoni di Geova un’organizzazione che risponde adeguatamente agli abusi sessuali su minori…  l’applicazione continua di politiche come la regola dei due testimoni in caso di abuso sessuale su bambini mostra una grave mancanza di comprensione della natura degli abusi sessuali su minori».
    La regola dei due testimoni fa parte delle politiche interne che tutt’oggi la Watch Tower continua a seguire. Se qualcuno è accusato di pedofilia da un confratello Testimone, affinché l’accusa sia creduta devono esserci: o la confessione del pedofilo o due testimoni del reato. Come se il pedofilo abusasse del minore in presenza d’altri.

    Nel Rapporto Finale, la Commissione Reale ha aggiunto: «Finché l’organizzazione dei Testimoni di Geova continuerà a [basarsi su un’interpretazione letterale della Bibbia e dei principi del I secolo per stabilire pratiche, politiche e procedure]nella sua risposta alle accuse di abusi sessuali su minori, rimarrà un’organizzazione che non risponde adeguatamente agli abusi sessuali su minori e che non protegge i bambini».

    Il 22 ottobre 2018 viene proclamato ‘Apologize Day’ (il Giorno delle Scuse). Scott Morrison, Primo Ministro dell’Australia, in un memorabile discorso alla Nazione, chiede scusa, commosso, a nome di tutti gli australiani a tutte le vittime della pedofilia. Il suo discorso merita di essere riascoltato, Morrison tra il resto afferma: «Altrove in questo edificio e in Australia, ci sono altri che stanno guardando e ascoltando silenziosamente questi procedimenti, uomini e donne che non hanno mai raccontato a un’anima viva cos’è successo loro. A questi uomini e donne dico che queste scuse sono anche per voi. E più tardi, quando i discorsi saranno finiti, resteremo in silenzio e ricorderemo le vittime che non sono più con noi, molte, troppe, per la loro stessa mano. Come Nazione, li abbiamo respinti, li abbiamo abbandonati. Questa sarà sempre la nostra vergogna. Questa scusa è per loro e anche per le loro famiglie».

    Quello stesso giorno, dopo il discorso del Primo Ministro, seguono le scuse da parte di altri leader politici, religiosi e delle istituzioni coinvolte dalle indagini della Commissione Reale. I leaders dei Testimoni di Geova non ci sono. Non solo, ad oggi non hanno neppure aderito agli Schemi di Risarcimento stabiliti dalla Commissione. Ciò che è allarmante è proprio questa politica della Watch Tower (e società affiliate).

    La politica del silenzio e della negazione
    Oltre alla condanna pubblica da parte della Commissione Reale Australiana, in numerosi altri processi nel mondo la Watch Tower è stata condannata a pagare risarcimenti cospicui a causa della mala gestione dei casi di pedofilia all’interno delle sue congregazioni. Parliamo di milioni di dollari. Oltre a ricorrere sistematicamente in appello per non pagare le vittime quanto stabilito dalle Corti, la Watch Tower ha manifestato in diversi casi di non collaborare neppure con la Giustizia.

    È recentissimo il caso in Olanda in cui la società religiosa si è rifiutata di fornire la documentazione richiesta a seguito di indagini sugli abusi sui minori. A seguito di questo comportamento, la professoressa di diritto penale Henny Sackers, dell’Università di Nijmegen, ha affermato: «Sembra quasi una sorta di arrogante disprezzo per l’ordine legale olandese».

    A seguito di questa reticenza (che, lo ricordiamo, è reato) la Polizia ha fatto irruzione nella loro sede nazionale olandese (detta Filiale o Betel) ed è in corso un’indagine a livello nazionale che ha visto anche la collaborazione dell’Università di Utrecht. Un’indagine analoga è stata avviata in Belgio, dove, il 25 aprile, la Polizia ha effettuato un raid nella Filiale nazionale.

    Una Commissione Reale è stata avviata anche nel Regno Unito ed anche qui sono indagati i Testimoni di Geova, così com’è in corso una medesima Commissione in Nuova Zelanda. Il 27 febbraio 2019 il Giudice della Corte Suprema del Quebec, Chantal Corriveau, ha approvato una Class Action da 60 milioni di dollari contro la Watch Tower Bible and Tract Society of Canada.

    Negli Stati Uniti, sono emersi altri particolari agghiaccianti. Tra le decine di processi in cui è coinvolta la Watch Tower Society ce n’è uno nello Stato del Montana in cui la società è stata condannata a pagare danni punitivi e compensativi per un totale di 35 milioni di dollari. Anche qui la Watch Tower segue una politica negazionista, presentando appello e non informando i propri adepti di nessuna di queste cause.
    Sul sito ufficiale dei Testimoni di Geova, esiste infatti la sezione Sala Stampa, con la specifica sottosezione ‘Sviluppi Legali’. Non troviamo un solo accenno a questi casi. Non esiste accenno alla Commissione Reale Australiana, a quella della Nuova Zelanda, del Regno Unito, ai processi statunitensi, alle condanne milionarie, alle ispezioni delle forze dell’ordine nelle filiali olandesi e belga.
    Il Testimone di Geova medio viene tenuto all’oscuro di tutto questo, come se non stesse accadendo nulla, in perfetto stile negazionista.

    Le risposte alle centinaia di richieste di chiarimento (scritte o telefoniche) inoltrate anche alla Filiale italiana dagli stessi Testimoni, sul perché non viene scritto nulla su questi casi specifici, sono evasive. Spesso sono semplicemente un «grazie per la domanda, ti manderemo un nostro rappresentante per risponderti». Abbiamo decine di queste lettere di risposta. E non è tutto.

    Paradisi per pedofili

    ‘The Atlantic’, rivista statunitense di approfondimento culturale e politico fondata nel 1857, pubblica il 22 marzo 2019 un articolo che scuote le coscienze.  L’articolo rivela che la Watch Tower possiede quello che forse è il più grande database al mondo di pedofili. Si tratta di dati accuratamente raccolti in seguito ad un sondaggio interno fatto nel 1997 nelle oltre 10mila congregazioni americane.

    Si tratta di dati occultati ai fedeli e alle autorità. Dati che conterrebbero una lista di circa 20mila pedofili che si aggirano nelle congregazioni dei Testimoni di Geova nei soli Stati Uniti, nella maggioranza dei casi nella totale ignoranza dei confratelli. Rapportati al totale dei Testimoni attivi negli Stati Uniti, sono circa 2 pedofili ogni 100 Testimoni, ovvero un paio per congregazione.
    Il dato è spaventoso. Ma ancor più spaventosa è la politica di gestione interna.
    Non sorprende che le comunità dei Testimoni di Geova siano state macabramente definite ‘paradisi per pedofili’. Adottando la stessa proporzione, ci sarebbero almeno 4.300 pedofili tra le congregazioni dei Testimoni italiani. Una cinquantina per provincia. Ma i dati non li abbiamo, né sappiamo se identica indagine sia stata condotta in Italia.

    Come detto, stiamo assistendo a un’evoluzione culturale nella difesa dei diritti umani, dove finalmente si tutelano le creature più vulnerabili e indifese, quelle senza voce (in-fanti).
    Forse tutto prese il via nel 2002, quando il team Spotlight del ‘Boston Globe’ portò alla luce gli scandali sulla pedofilia nelle gerarchie della Chiesa Cattolica.

    Le Commissioni Reali nel Commonwealth ne sono state l’enzima

    Gli Stati Uniti stanno ora facendo da locomotiva mondiale: in diversi Stati negli USA stanno estendo la prescrizione per il reato di pedofilia. Nello Stato di New York lo statuto criminale delle limitazioni per l’abuso sessuale di minore è stato esteso a 28 anni. Per i casi civili, contro persone e istituzioni, la prescrizione ora si estende fino ai 55 anni.
    Il ‘New York Child Victim Act’, a partire dal 14 agosto 2019, ha aperto una finestra temporale di un anno, durante la quale chiunque abbia subito un abuso da organizzazioni o individui sotto lo Stato di New York, potrà denunciare l’abuso al tribunale competente. Lo Stato di New York ha riservato 45 giudici per la gestione di quello che si prospetta essere un vero e proprio diluvio di denunce. La sede mondiale dei Testimoni si trova proprio nello Stato di New York.
    Il 12 agosto 2019, gli 8 membri del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova sono stati citati in giudizio, per responsabilità dirette legate alle politiche che hanno favorito e coperto abusi sessuali su minori.

    E l’Italia?

    Dove si pone l’Italia in questo percorso? Che cosa hanno fatto i governi multicolore di questi anni a favore delle vittime di abuso? Quale commissione è stata istituita per indagare in maniera concertata e sistematica sulla gestione dei casi di abuso sessuale su minore da parte delle istituzioni religiose e non?

    Quali accertamenti sono stati fatti in merito a sette od organizzazioni come quella dei Testimoni di Geova dove il problema è aggravato dalla mala gestione e dove i bambini sono ancora più in pericolo? Proprio come nel resto del mondo, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto (testimoni che ci siamo impegnati a proteggere in quanto a rischio ostracismo) anche in Italia i leader dei Testimoni di Geova hanno gestito ‘in proprio’ i reati di pedofilia consumati all’interno delle congregazioni senza denunciarli alle autorità. In alcuni casi, la loro gestione ha previsto solo dei ‘comitati giudiziari’ interni.
    Come da istruzioni date ai pastori, di queste udienze vengono conservate registrazioni scritte negli ‘archivi confidenziali’ delle congregazioni. In alcuni casi si sta ora cercando di cancellare queste prove.

    In una recente lettera inviata agli anziani dell’Australia, datata 28 agosto, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova dell’Australasia ordina agli anziani di distruggere i verbali delle udienze giudiziarie interne e alcune note della congregazione. «Chiediamo a ciascun anziano di controllare il proprio personal computer, i file cartacei e persino la propria borsa per le adunanze, per assicurarsi che non venga conservata corrispondenza confidenziale al di fuori dell’archivio confidenziale della congregazione», si legge nella lettera.

    Il Governo italiano è consapevole del fatto che anche nel nostro Paese è stata prodotta questa documentazione? È consapevole di come la Watch Tower ha gestito negli anni la questione pedofilia? È consapevole delle udienze giudiziarie interne? Dei verbali che ne vengono redatti e conservati in appositi archivi confidenziali?

    È consapevole di come vengono gestite queste informazioni nel nostro Paese? È consapevole del fatto che molti temono di parlare per via di un ricatto morale quale è l’ostracismo, ovvero l’esclusione dalla vita sociale dell’unico gruppo di riferimento e spesso anche dalla famiglia?

    In Australia è bastata una lettera sul ‘Newcastle Herald’ per attivare una risposta in quattro giorni. Quanto passerà in Italia prima di vedere una risposta istituzionale? Chi salva una vita salva il mondo intero. Proveremo girare tutte queste domande all’Ufficio Stampa dei Testimoni in Italia, così come proveremo interpellare il Governo. Nel caso non ricevessimo risposta pubblicheremmo i dettagli del silenzio.

    ***AGGIORNAMENTO DEL 20 SETTEMBRE***

    In risposta alla richiesta per l’intervista di cui sopra abbiamo ricevuto, ieri 19 settembre, la nota che integralmente pubblichiamo qui di seguito, come da richiesta, e in spazio a parte con le considerazioni della Redazione.

    «Gentile Direttore,
    Vorremmo rispettosamente farle presente che la posizione dei Testimoni di Geova in materia di tutela dei minori è liberamente consultabile sul loro sito ufficiale, JW.ORG. Sarebbe probabilmente bastata un’analisi di tali informazioni per smontare la tesi diffamatoria dell’articolo pubblicato nel suo giornale. I Testimoni di Geova, noti in tutto il mondo per i loro alti valori morali, aborriscono gli abusi sui minori e li considerano un reato grave. Gli anziani delle congregazioni non proteggono dalle autorità chi commette abusi su minori. In tutti i casi di abusi su minori le vittime e i loro genitori (o chiunque altro sollevi l’accusa) hanno il diritto di sporgere denuncia alle autorità competenti. Per ulteriori informazioni, si veda il documento “La posizione dei Testimoni di Geova in materia di tutela dei minori in armonia con la Bibbia”: https://www.jw.org/it/news/sviluppi-legali-diritti-umani/risorse-legali/informazioni/materiale-posizione-testimoni-di-geova-tutela-minori/
    Con preghiera di pubblicazione in calce all’articolo diffamatorio.
    Cordiali saluti
    Ufficio Stampa
    Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova»

  • I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

    Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

    Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

    I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

    Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

    Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

    Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

    Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

    https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

  • Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La lettera indirizzata al cardinale Gualtiero Bassetti porta la data dal 20 dicembre 2018 e contiene la richiesta di un incontro con i vertici della Cei (proprio come ha esortato di fare Papa Francesco prima del vertice di febbraio sulla pedofilia). Alle vittime italiane però non è ancora arrivata nessuna risposta. «Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    L’associazione L’abuso – l’unica realtà che in questi dieci anni ha cercato di portare alla luce il fenomeno italiano e scoperchiare le zone d’ombra – ritiene insufficienti le scuse sulla tolleranza zero se poi «non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare. Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi all’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento».

    Mentre in altri Paesi come Francia, Germania, Olanda, Belgio o Stati Uniti, il fenomeno dei pedofili è al centro di un monitoraggio che ha permesso alle varie conferenze episcopali di valutare con precisione l’entità numerica di questo triste capitolo, in Italia sembra ancora tutto piuttosto indietro. «Ad oggi non siamo in grado di dare alcun numero» ha ripetuto solo alcuni giorni fa monsignor Stefano Russo, segretario della Cei.

    L’associazione L’Abuso ha conteggiato – attraverso le denunce all’autorità civile italiana e i processi in corso – almeno 300 casi in 15 anni. Probabilmente si tratta di una parziale lettura del fenomeno, visto che una buona parte degli abusi non sono stati mai denunciati all’autorità civile italiana e le diocesi non hanno mai aperto i loro archivi.

    Il caso più eclatante riguarderebbe la diocesi di Napoli dove il cardinale Crescenzio Sepe (che siede nel Consiglio permanente della Cei) avrebbe coperto un prete accusato di abusi, don Silverio Mura, spostandolo in una diocesi del Nord. Il caso era stato inizialmente archiviato dalla Congregazione per la Fede ma Papa Francesco lo ha fatto riaprire e ora si sta celebrando il processo canonico nella diocesi di Milano, anche se in totale assenza di trasparenza e informazioni per l’opinione pubblica. Di questo ingombrante caso «non se ne è minimamente parlato» all’interno dell’ultimo Consiglio Permanente, come è stato spiegato ai giornalisti alcuni giorni fa dal segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa.

    Francesco Zanardi, ex vittima di un prete di Savona quando era adolescente, ha raccolto con l’aiuto di tanti magistrati italiani, il materiale che gli consente di avere un quadro più completo di tanti casi opachi. Nella diocesi di Genova, per esempio, in passato era stato nascosto un parroco accusato di abusi (su seminaristi) in Argentina, padre Carlos Abuela; a Firenze venne spostato di parrocchia in parrocchia don Daniele Rialti, anch’esso accusato di atti simili. A Milano il caso di don Mauro Galli ha fatto discutere molto per il ruolo che ha avuto l’arcivescovo Delpini che ha ammesso – in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano – di averlo sostanzialmente coperto, spostandolo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_cei_papa_francesco_abusi_vittime_italia_delpini_sepe-4239679.html?fbclid=IwAR0Rt7tcgm-yiZ8pAzo8yHvRTqaNfheXQN09ij1iw3wlD1eq3zsONWtiQuk

  • VIAGGIO NELLA CHIESA DELL’OMERTA’

    VIAGGIO NELLA CHIESA DELL’OMERTA’

    di Maurizio Belpietro

    L’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nello scorso mese di agosto ha puntato il dito contro le gerarchie vaticane, colpevoli a suo dire di aver coperto l’opera di “corruzione morale” portata a termine su giovani seminaristi dal cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick. Il memoriale, pubblicato in esclusiva da La Verità, era un vero e proprio atto d’accusa contro la Chiesa, e faceva nomi e cognomi di alti prelati che da anni erano a conoscenza del comportamento del porporato, il quale dormiva abitualmente con i giovani a lui affidati. Ma nonostante le denunce dei ragazzi abusati, nessuno fece nulla e solo quando la faccenda finì sul New York Times il cardinale fu destituito.

    La Procura della Pennsylvania, sempre nello scorso mese agosto, ha reso noto un dossier di 1.300 pagine sugli abusi sessuali compiuti in sei delle otto diocesi dello Stato americano: un’indagine condotta in due anni dal gran giurì e che ha portato sul banco degli imputati 301 sacerdoti, i quali avrebbero approfittato di oltre mille minori. Anche in questo caso con le coperture di vescovi e arcivescovi i quali, pur avendo ricevuto diverse segnalazioni, hanno preferito rivolgere lo sguardo altrove. Casi analoghi sono venuti alla luce in Cile, in Paraguay, a Santo Domingo, in Irlanda, in Australia, in Germania, in Belgio, in Olanda. L’elenco è lungo e quasi sempre dalle carte delle inchieste spunta il silenzio dei vertici, di chi aveva la possibilità di rimuovere il predatore sessuale in tonaca e non lo ha fatto.

    E in Italia? Mentre all’estero si riflette sul comportamento della Chiesa nei casi di abusi su minori compiuti da sacerdoti, nel nostro Paese che cosa è avvenuto? Panorama è andato a rileggersi le carte delle inchieste che hanno visto coinvolti preti che invece di consacrare la propria vita a Dio l’hanno consacrata agli abusi, approfittando dei minori che avevano intorno,.

    Gli atti dei processi sono sconvolgenti, perché non solo si scopre che quasi mai le vittime sono state risarcite per ciò che hanno subito, private di un qualsiasi indennizzo sia dal colpevole sia dai superiori, i quali, pur sapendo, hanno preferito l’omertà alla denuncia. Ma si scopre anche che mentre la Giustizia faceva il proprio corso, accertando gli abusi, il tribunale ecclesiastico assolveva il pedofilo in tonaca consentendogli di continuare a esercitare il suo magistero e, dunque, spesso anche di commettere altre violenze. Le storie che leggerete nell’inchiesta che comincia con questo numero di Panorama sono agghiaccianti. Ci sono altri prelati, tutt’ora in servizio, in qualche caso hanno fatto anche carriera, che non solo non sono intervenuti per impedire che un prete accusato di abusi proseguisse l’opera di predatore sessuale, ma addirittura sono stati accusati di aver fatto sparire sms compromettenti o, incredibile, di aver avvisato il prete dell’esistenza delle indagini e di intercettazioni disposte dalla magistratura.

    Grazie alla prescrizione le vicende sono spesso restate impunite anche perché, a causa della minore età delle vittime, le denunce sono state presentate anni dopo i fatti, proprio come è successo in America o in Cile. Ma, a differenza di quanto capitato negli Stati Uniti o in America Latina, da noi nessuno paga e soprattutto nessuno parla. Gli arresti sono confinati nelle cronache e le carte dei processi con le responsabilità dei vertici vaticani sono seppellite negli archivi dei tribunali. Con l’articolo della diocesi di Firenze, Panorama comincia oggi un’inchiesta a puntate dedicata ai tanti Spotlight (dal nome del film, premiato con l’Oscar, che ha svelato le coperture dei vertici della Chiesa sugli abusi commessi nelle diocesi di Boston) italiani. Quello dei nostri inviati è un viaggio nella Chiesa dell’omertà. Buona lettura.

    (Trascrizione da Panorama del 21 novembre 2018 – Editoriale)

  • L’avvocato trascina i cattolici in tribunale

    L’avvocato trascina i cattolici in tribunale

    Di NIELS KALKMAN

    AMSTERDAM – L’avvocato Jan Boone farà un nuovo tentativo per citare in giudizio la Chiesa Cattolica Romana come “organizzazione criminale”. Vuole persino fare un tentativo per mettere il Papa di fronte alla sbarra.

    Il noto avvocato penalista ha tentato di etichettare la Chiesa Cattolica Romana come un’organizzazione criminale. Nel 2012, tuttavia, gli fu detto che non era ammissibile, perché lui stesso non era mai stato vittima di abusi e in quanto non-vittima non aveva alcun ruolo in nessun caso. “Ho iniziato a cercare”, dice l’avvocato di Utrecht al De Telegraaf. “Per una vittima per conto della quale posso fare il caso.”

    Ora lo ha trovato: una vittima di abusi all’interno della Chiesa cattolica ha riferito a Boone, e entro due settimane una lettera sarà inviata al pubblico ministero in cui la vittima e l’avvocato chiederanno un’indagine – e in ultima analisi, l’accusa. “Vedo la chiesa come una rete criminale nella quale sono nascosti i torti dimostrati, gli abusi sui minori. Il papa è il capo della rete e i vescovi sono i membri. È punibile per nascondere un crimine che potrebbe impedire o che potrebbe aiutare a risolvere. Il Papa ha ammesso di essere a conoscenza dell’abuso su larga scala. È quindi punibile”, dice l’avvocato.

    Papa

    Boone vuole, se il Pubblico Ministero avvia ora un’indagine, che anche il Papa infine venga in Olanda per essere citato in giudizio. Lì avrà un grosso problema perché il Papa, come capo di stato della Città del Vaticano, è inviolabile. “Lo sentiremo di nuovo”, Boone combatte questa obiezione. “Chi ha stabilito che un tale uomo sia inviolabile?” Si chiede. “Un leader di una rete di pedofili nei Paesi Bassi può passare anni in cella. Perché no?” Fa il confronto tra l’organizzazione terrorista Stato islamico e la Chiesa cattolica. “Se IS commette reati nei Paesi Bassi, sono anche perseguiti. Allora perché non la chiesa?”

    Boone capisce che c’è resistenza al suo piano. “Com’è con quell’inviolabilità, dobbiamo vedere allora. Se il giudice alla fine dice” che Boone non è bravo a chiedere questo, ma ha ragione “abbiamo già vinto un mondo.” In due settimane, dice Boone, il pubblico ministero può aspettarsi la sua lettera.

    (traduzione con Google)

    https://www.telegraaf.nl/nieuws/2805865/advocaat-sleept-katholieken-voor-de-rechter

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • Olanda, Chiesa cattolica coinvolta in “scandalo pedofilia”

    Olanda, Chiesa cattolica coinvolta in “scandalo pedofilia”

    Per le associazioni a difesa delle vittime degli abusi, l’inchiesta sui misfatti della Chiesa olandese sarebbe “di portata storica”

    Gerry Freda

    Dopo la Germania, anche i Paesi Bassi entrano a fare parte dell’elenco di nazioni europee nelle quali la Chiesa cattolica è coinvolta in “scandali pedofilia”.

    Le gerarchie ecclesiastiche olandesi sono infatti accusate di avere occultato e perpetrato abusi su minori verificatisi nelle diocesi del Paese tra il 1945 e il 2010.

    Un’inchiesta condotta dal quotidiano Nrc Handelsblad ha svelato molteplici crimini attribuibili a eminenti figure della Chiesa cattolica. Vescovi, cardinali e personale ausiliario delle diocesi olandesi avrebbero fornito, in tale periodo, protezione a sacerdoti “predatori sessuali”. I prelati si sarebbero rifiutati di informare la polizia e la magistratura circa il dilagare della pedofilia all’interno delle parrocchie e dei seminari del Paese. I vertici diocesani avrebbero addirittura distrutto centinaia di segnalazioni inviate dalle vittime dei parroci pedofili. Gli stessi importanti esponenti della comunità cattolica avrebbero personalmente commesso violenze e abusi ai danni di minori. Sarebbero più di una dozzinai vescovi e i cardinali olandesi oggetto dell’inchiesta giornalistica. Per il momento, il quotidiano non ha rivelato l’identità degli alti prelati coinvolti in questo ennesimo “scandalo sessuale” esploso ai danni della Chiesa cattolica.

    Le associazioni a difesa dei minori abusati hanno definito “di portata storica” l’inchiesta condotta dall’Nrc Handelsblad sui crimini e le connivenze ascrivibili al clero nazionale. Esse hanno accusato le gerarchie ecclesiastiche di avere adottato, nel contrasto alla pedofilia, misure “inefficaci”, se non, addirittura, “dannose”. I vertici della ong Child Rights Connect, in una nota, hanno infatti affermato: “In quasi settant’anni, i vertici diocesani non hanno varato alcun provvedimento adeguato a cancellare la piaga della pedofilia. I vescovi olandesi, invece di rimuovere da ogni incarico i chierici sospettati di reati sessuali, hanno semplicemente trasferito da una diocesi all’altra i religiosi responsabili di abusi. A causa di tale misura, la pedofilia non si è arrestata, ma, al contrario, ha iniziato a dilagare in tutti i Paesi Bassi. ”

    Papa Francesco ha ripetutamente condannato la piaga dei crimini sessuali nella Chiesa, definendola un “flagello”. Durante il viaggio in Irlanda, lo scorso agosto, il Pontefice ha usato parole durissime nei confronti dei chierici che si sono macchiati di gravi reati ai danni di minori: “Nessuno di noi può restare impassibile dopo avere ascoltato i racconti di giovani che hanno subito violenze da membri del clero. Questi giovani hanno subito il furto della propria innocenza, il quale ha lasciato profonde cicatrici nella memoria delle vittime.”

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/olanda-chiesa-cattolica-coinvolta-scandalo-pedofilia-1576956.html

  • Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia in Olanda, nuove accuse contro la Chiesa: l’inchiesta di Nrc, “abusi coperti da alcuni vescovi per oltre 65 anni”. Le parziali conferme e la preoccupazione del Vaticano

    Non bastavano i casi “incendiari” dal Cile all’Irlanda, passando ai più recenti e gravissimi scandali esplosi in Pennsylvania e Germania: dall’Olanda giungono nuove accuse alla Chiesa sempre sul fronte pedofilia. Nello specifico, secondo una inchiesta choc del quotidiano olandese Nrc ci sarebbero oltre metà dei vescovi e cardinali attivi in Olanda tra il 1945 e il 2010 ad aver coperto diversi casi di abusi interni alla Chiesa. Nel corso di 65 anni, «20 dei 39 cardinali, vescovi e vescovi ausiliari olandesi hanno coperto abusi sessuali, permettendo ai responsabili di fare molte altre vittime», attacca duramente l’inchiesta con l’ennesimo macigno “scaricato” contro il Vaticano in un periodo già piuttosto delicato in merito. Il segretario di Papa Benedetto XVI Mons. Georg Gaenswein, pochi giorni fa aveva spiegato come «gli abusi sono l’11 settembre della Chiesa. È rimasto inascoltato il grido di Papa Ratzinger»: e in effetti, gli effetti sono davvero sempre più tremendi.

    CHIESA OLANDA CONFERMA “PARTE DELLE RIVELAZIONI”

    L’attacco dei media olandesi spiegano che, dei 20 coinvolti, «quattro hanno abusato di bambini e altri 16 hanno permesso il trasferimento in altre parrocchie dei preti pedofili, che avrebbero così potuto causare nuove vittime». Ora, in attesa di avere reali conferme con le dovute indagini che andranno svolte, la portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal ha spiegato all’AFP come «possiamo confermare solo una parte delle rilevazioni. I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli che cita un rapporto ordinato dalla Chiesa nel 2010», spiega la portavoce sottolineando come però sono quasi tutti morti o in prescrizione i possibili responsabili. Secondo ancora Nrc, «Nessuno dei vescovi messi in discussione dall’inchiesta del nostro giornale è ancora attivo e quelli ancora in vita non hanno voluto commentare». Impossibile non essere d’accordo, se si ha veramente a cuore la Chiesa e il messaggio di pace e libertà del Signore Gesù, con quanto affermato ancora pochi giorni fa dal segretario di Ratzinger, che conferma l’impegno attuale di Papa Francesco nel continuare l’opera del suo predecessore «la gravità del crimine della pedofilia è paurosa. Gli abusi del clero sono come un attacco alla stessa Chiesa dal suo interno».

  • Pedofilia, accuse alla Chiesa in Olanda: coperti abusi per 65 anni

    Pedofilia, accuse alla Chiesa in Olanda: coperti abusi per 65 anni

    Il quotidiano Nrc in una vasta inchiesta rivela come metà dei vescovi e cardinali attivi fra il 1945 e il 2010 fossero a conoscenza di aggressioni sessuali ai bambini

    Oltre metà dei vescovi e cardinali dell’Olanda attivi fra il 1945 e il 2010 erano a conoscenza di aggressioni sessuali commesse in seno alla Chiesa cattolica ai danni di bambini. È quanto denuncia il quotidiano olandese Nrc, in una vasta inchiesta. Il giornale scrive che, nel corso di 65 anni, 20 dei 39 cardinali, vescovi e vescovi ausiliari olandesi «hanno coperto abusi sessuali, permettendo ai responsabili di fare molte altre vittime» e spiega che, dei 20 coinvolti, «quattro hanno abusato di bambini e altri 16 hanno permesso il trasferimento in altre parrocchie dei preti pedofili, che avrebbero così potuto causare nuove vittime».

    Contattata da AFP, la portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal ha riferito che può «confermare una parte» delle rivelazioni. Altri elementi, invece, sono basati su informazioni anonime fornite da un’unità di assistenza alle vittime allestita dalla Chiesa stessa. «I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli che cita un rapporto ordinato dalla Chiesa nel 2010», spiega la portavoce, sottolineando che i vescovi menzionati nel frattempo sono perlopiù morti e i casi sono tutti prescritti. Nessuno dei vescovi messi in discussione dall’inchiesta del giornale è ancora attivo e quelli ancora in vita non hanno voluto commentare, riporta Nrc.

    Si tratta dell’ultimo scandalo a colpire la Chiesa nel mondo per i casi di preti pedofili. Dall’Australia all’Europa, al Nord e Sud America molti hanno cominciato a denunciare di avere subito abusi da membri del clero, in quello che l’arcivescovo tedesco Georg Gaenswein ha definito «l’11 settembre» della Chiesa.

    https://www.corriere.it/esteri/18_settembre_16/pedofilia-accuse-chiesa-olanda-coperti-abusi-65-anni-b5dd2054-b9c7-11e8-a205-6445d272b52d.shtml