Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Olbia

  • Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio Ampurias”. Con queste parole, forti e dirette, don Paolo Contini – parroco di Ghilarza e Abbasanta – ha rivelato pubblicamente la presenza del suo abusatore nel territorio gallurese, durante un’intervista concessa a Olbianova,  (qua l’intervista “ATuxTu con don Paolo Contini” per Olbianova) . Un’accusa che non è passata inosservata, tanto da spingere la diocesi di Tempio-Ampurias a diffondere un comunicato ufficiale.

    Don Paolo ha raccontato con lucidità e dolore le violenze subite tra il 1987 e il 1990, quando era un ragazzo di 14 anni nel seminario francescano di Oristano. “Non sono alla ricerca di niente, né di visibilità, o tantomeno di denaro o di vendetta”, ha detto nel corso dell’intervista al giornalista Mauro Orrù. Il suo intento è chiaro: evitare che altri bambini vivano la stessa sofferenza.

    Il suo percorso di denuncia è iniziato nel dicembre 2021, quando è venuto in possesso – accidentalmente – di messaggi che confermavano le violenze, messaggi che ha immediatamente girato al suo vescovo. Da allora si è aperto un iter canonico, dapprima archiviato dal Dicastero per la dottrina della fede, poi riaperto su ricorso di don Paolo. Il nuovo processo sarà celebrato da un tribunale ecclesiastico terzo.

    Dopo le dichiarazioni di don Paolo, la diocesi di Tempio-Ampurias ha precisato con un comunicato che “il sacerdote da lui citato si trova attualmente nella diocesi di Tempio-Ampurias […] e non esercita alcun ministero sacerdotale”.

    La diocesi sottolinea di aver “applicato fin dall’inizio del procedimento canonico le misure previste dal diritto della Chiesa, disponendo l’allontanamento dell’accusato da ogni attività pastorale”, misure tuttora in vigore. Inoltre, ricorda che i fatti oggetto della denuncia risalgono a oltre trent’anni fa e non sono avvenuti all’interno della diocesi di Tempio-Ampurias​.

    Don Paolo Contini ha ricevuto anche il sostegno personale di Papa Francesco, che gli ha scritto: “Facciamo chiasso insieme, perché il silenzio è l’ambiente vitale della pedofilia”. Parole che il sacerdote ha fatto sue, decidendo di parlare apertamente, senza timori: “Non è una lotta contro la Chiesa, ma nella Chiesa, per la Chiesa”, ha ribadito nell’intervista per Olbianova, sottolineando di voler continuare a servire la Chiesa, ma con la verità in mano.

    Il caso è destinato a diventare simbolico. Non solo per la gravità del reato denunciato, ma per l’atteggiamento di chi sceglie di metterci la faccia, sfidando il rischio dell’isolamento. Don Paolo ha raccontato di aver sofferto a lungo, convinto che nessuno gli avrebbe creduto. Ma quando le prove sono emerse, ha trovato il coraggio di denunciare e oggi chiede che la giustizia ecclesiastica e civile faccia il suo corso.

    Quella della pedofilia nella Chiesa è una piaga lunga, complessa e ancora troppo spesso sommersa. In Italia, come nel resto del mondo, decine di casi sono emersi solo grazie alla determinazione delle vittime. Papa Francesco ha fatto della lotta alla pedofilia un punto fermo del suo pontificato, ma le resistenze interne e la lentezza della giustizia canonica restano. Vicende come quella di don Contini interrogano le coscienze e chiedono risposte più rapide, più chiare, più pubbliche. Valerio Manca

    https://www.olbia.it/olbia-don-contini-il-pedofilo-e-nella-diocesi-di-tempio-

  • Sospeso il vice parroco, mistero a San Simplicio

    Sospeso il vice parroco, mistero a San Simplicio

    É stato sospeso da sei mesi ma nessuno sa il perché. Protetta dal silenzio va avanti da tempo a Olbia la misteriosa vicenda di don Eros Dalu, il giovane vice parroco della basilica di San Simplicio che la diocesi di Tempio Ampurias ha allontanato dai sacri uffici. La sospensione risale a oltre sei mesi fa ma è stata tenuta accuratamente nascosta .

    La vicenda di don Eros viaggia con discrezione solo fra le amorevoli parole delle pie donne della parrocchia che non si rassegnano all’allontanamento del sacerdote. Con dedizione certosina le fedeli parrocchiane portano avanti una missione che ha l’obiettivo di far rientrare il giovane prelato al suo posto di viceparroco dell’antica Basilica. Finora hanno raccolto 1600 firme a sostegno di una lettera fatta recapitare al vescovo Sebastiano Sanguinetti.

    Con parole dolci e struggenti le fedeli chiedono il perché dell’allontanamento di don Eros , una decisione che lascia stupiti tutti in

    Le voci che girano in parrocchia parlano di malelingue che , per invidia dell’operosità e della stima conquistata da don Eros, hanno messo in giro accuse infamanti nei suoi confronti. Ma è difficile pensare che la Curia abbia preso una decisione così pesante senza il sostegno di validi motivi . Chi conosce don Eros è pronto, però, a giurare.

  • Niente messe, don Eros Dalu è sospeso

    Niente messe, don Eros Dalu è sospeso

    OLBIA. Dall’inizio dell’estate di don Eros Dalu si sono perse le tracce. Il giovane sacerdote olbiese è sparito dalla circolazione da ormai 6 mesi. Non celebra più messa né si fa vedere al fianco di don Giovanni Debidda, di cui, fino a qualche tempo fa, era il vice parroco nella basilica di San Simplicio. Una «sparizione», in realtà, decisa dal vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, che lo ha sospeso dalle sue funzioni e, di fatto, lo ha estromesso dalla chiesa di San Simplicio. Il tutto in attesa di un giudizio. Infatti, il sacerdote, poco meno di 30 anni, dovrà essere sottoposto al processo canonico. Interpellato sulla vicenda, il vescovo opta per il no comment. «Non posso dire nulla», tronca subito il discorso monsignor Sanguinetti. È amareggiato perchè la notizia della sospensione del sacerdote è diventata di dominio pubblico.

    Anche don Giovanni Debidda ha la bocca cucita. «In questo momento don Eros non celebra messa in pubblico. Fino a sei mesi fa lo faceva nella chiesa della Casa del Fanciullo, mentre ora non più. Le decisioni sono prese dal nostro vescovo», taglia corto il sacerdote, da 42 anni al timone della basilica della Gallura. Salvo poi aggiungere che «non si tratta però di una sospensione a divinis». Il che vuole dire che per ora il provvedimento riguarda la celebrazione della messa in pubblico, mentre la sospensione a divinis consiste nel divieto assoluto di amministrare i sacramenti. Una sanzione che in passato fu comminata, tra gli altri, a don Luigi Verzè, il fondatore dell’ospedale San Raffaele, e don Gianni Baget Bozzo, il sacerdote eletto eurodeputato tra le fila dei socialisti e successivamente diventato ideologo di Berlusconi. Come spesso accade in queste occasioni, all’allontanamento di un sacerdote, fanno seguito le proteste dei fedeli.

    Così anche a San Simplicio, in queste ultime settimane, alcuni cittadini hanno raccolto delle firme per chiedere conto a Sanguinetti della rimozione del prete. Una situazione che si era già verificata quattro anni fa ad Arzachena. E con gli stessi protagonisti: don Eros Dalu da un lato, monsignor Sanguinetti dall’altro. Il primo, allora giovanissimo, si trovava nel centro costiero per dare una mano al parroco storico, don Francesco Cossu. A un certo punto, don Eros deve lasciare Arzachena, ma la sua partenza viene vissuta dai suoi fedeli-supporter come una ritorsione del parroco a causa di una insanabile incomprensione tra loro. Il suo addio alla comunità, da lui definito «atto di obbedienza al vescovo», non facilita le cose. Tanto da costringere la Curia a intervenire con un comunicato in cui precisa che non si tratta di trasferimento né di rimozione forzata. «Don Eros deve solo completare gli studi a Roma», chiuse allora la vicenda la diocesi.
    8 gennaio 2012

    San Simplicio, don Eros non è scomparso

    Padre Paolo Contini: «Sta compiendo un percorso personale per tornare più forte e felice»

    San Simplicio, don Eros non è scomparso
    OLBIA. Nessun mistero, don Eros Dalu non è «sparito», al contrario «un domani ritornerà più forte e felice di prima». Sulla vicenda del vice parroco di San Simplicio, sospeso dal vescovo qualche mese fa, interviene in modo drastico padre Paolo Contini, parroco di San Giuseppe, a Tempio, uno dei sacerdoti più vicini a monsignor Sebastiano Sanguinetti. «Questa vicenda – dice il sacerdote – mi offre la possibilità di condividere con i lettori una piccola riflessione sulla chiesa e sul modo con cui essa viene spesso rappresentata. Ultimamente si è letto nei giornali di vescovi che avrebbero importanti sponsor per poter diventare arcivescovi e di raccolte di firme organizzate da fedeli-supporter di questo o quel prete.

    Adesso aleggia chissà quale mistero sulla fine di don Eros, quasi che il vescovo possa dilettarsi nel far scomparire i propri sacerdoti. Confesso umilmente che se questa fosse la chiesa, non solo non vorrei essere un suo ministro, ma starei ben attento a non averci niente a che fare». «Mi rivolgo sia ai tanti credenti, ma anche a tutte le persone che onestamente amano discutere e confrontarsi nella ricerca della verità – aggiunge padre Paolo Contini – Questa visione di chiesa, oltre che essere falsa, è molto offensiva. Quando il santo padre deve provvedere alla nomina di un vescovo o di un arcivescovo, non valuta certamente sponsor o cose simili, ma con attenzione porta avanti un discernimento per donare il pastore migliore alla sua chiesa.

    Non esistono, o non dovrebbero esistere, i fedeli-supporter, perché siamo fedeli non di questo o di quel sacerdote, ma di Cristo. E quando un sacerdote è in difficoltà, per qualsiasi motivo, il suo vescovo sarebbe un pessimo padre se dovesse pubblicizzare i motivi della difficoltà. Pensate se chiunque di voi, recatosi in episcopio per condividere un problema personale, dovesse poi leggere sui giornali le dichiarazione dello stesso vescovo sulle difficoltà confidate». «Il vescovo – conclude padre Paolo – è il primo ad amare i propri sacerdoti e darebbe la sua stessa vita per custodirli in qualunque difficoltà possano venire a trovarsi.

    Ecco perché più che raccogliere firme, bisognerebbe contemplare, ammirare ed imitare l’atteggiamento di un padre che sa mantenere il silenzio e la riservatezza sulle questioni interiori dei propri figli. Don Eros è sufficientemente grande per sapere di chi fidarsi, e poiché non è stato rapito e non è neppure sottoposto ad alcuna costrizione, egli gode semplicemente di un tempo donatogli dal suo vescovo che ha accettato di privarsi momentaneamente di un suo giovane sacerdote per donargli l’opportunità di poter compiere un percorso personale ed averlo un domani più forte e più felice di prima. Questa è la nostra chiesa, la chiesa che mi sforzo di servire come ministro ed è la chiesa che ciascun fedele dovrebbe onorarsi di avere come madre e maestra».(red.ol.)