Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Di certo questa è la domanda che tutti si stanno facendo da quando don Silverio Mura, alias Saverio Aversano, è stato scoperto nel piccolo paesino di Montù Beccaria: chi poteva sapere della sua vera identità?

    Quello che è certo è che don Silverio non si è alzato una mattina e, di sua spontanea iniziativa, è andato a fare il parroco nel pavese, qualcuno lo ha mandato, qualcun altro lo ha accolto e, basta avere un minimo di conoscenza di come sia strutturata giuridicamente la chiesa, per darsi una risposta.

    È fuori da ogni ragionevole dubbio che la diocesi di provenienza, nella quale don Silverio è incardinato, conoscesse la sua identità: è proprio la diocesi che dà il nullaosta perché un sacerdote possa lavorare, per un periodo così lungo, fuori diocesi.

    Non molto diversa la situazione nella diocesi ospite la quale ha due possibilità: quella di averlo espressamente richiesto, e in questo caso è palese che sapesse, oppure potrebbe essere stato mandato, ma difficilmente questo poteva avvenire all’insaputa del vescovo.

    È importante sapere che le diocesi, per la chiesa sono un po’ come le nostre prefetture. Hanno il controllo del territorio e, alle diocesi fanno capo non solo i religiosi sul territorio appartenenti alla chiesa, ma anche coloro che, per esempio, appartengono a congregazioni di Diritto Pontificio, ovvero congregazioni che dipendono direttamente dal Vaticano che, tuttavia, per quanto concerne le questioni locali, fanno capo all’ordinario locale, ovvero il vescovo.

    I trasferimenti, per procedura, sono accompagnati da una lettera di presentazione da parte della diocesi di provenienza, indirizzata a quella di destinazione e, in questo caso, è possibile che il nome del sacerdote fosse falso.

    Poco credibile rispondere che la lettera non c’è, anche perché la conseguente domanda che porremmo direttamente al vescovo di Tortona mons. Vittorio Francesco Viola sarebbe: ma lei ha quindi assegnato un parroco così, senza sapere neppure chi fosse? Vista l’assenza di una lettera di accompagnamento non ha neppure chiesto un documento di identità?

    Vale a dire che, se un perfetto sconosciuto, magari neppure prete, si presenta alla porta della sua diocesi, lei gli assegna una parrocchia?

    Francamente non la crediamo così ingenuo.

    Sveliamo quindi pubblicamente il dilemma, senza tante indagini, renda pubblica quella lettera e, nel caso non ci fosse, lo dica: d’altronde siamo nell’era della trasparenza e della tolleranza zero tanto proclamata da papa Francesco, sia trasparente e inflessibile e ci faccia sapere.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia sparisce dopo un anno di servizio a Montù Beccaria.

    Prete accusato di pedofilia

    Una storia delicata e dai contorni poco chiari ha investito il comune di Montù Beccaria. Don Saverio è un sacerdote sulla cui testa pende la pesantissima accusa di pedofilia. Stando alle versioni ufficiali il parroco di Montù – don Simone Baggio – avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto pastorale per la Congregazione, così è stato mandato don Silverio. Sia il Comune che la Parrocchia assicurano di essere all’oscuro, come i parrocchiani, delle accuse a carico del nuovo arrivato.

    Il servizio delle Iene

    Recentemente, però, è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa. Don Saverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. Nella realtà fattuale il prete si trovava sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ad accendere definitivamente la miccia è stato un servizio delle Iene in cui è stato intervistato don Diego Esposito, il sacerdote che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. A quel punto in paese a molti si è gelato il sangue nelle vene, riconoscendo l’accusato.

    La rabbia delle madri di Montù

    Simona Cremonesi affida ai propri social la rabbia e la paura derivate dall’essere venuta a conoscenza, insieme ad altre madri, soltanto ora della situazione: “Adesso parliamo noi… parliamo noi mamme di 3a elementare della scuola di Montù Beccaria, che con estrema fiducia avevano lasciato i proprio figli per il catechismo con chi a loro doveva insegnare e trasmettere i “buoni valori. Don Saverio Aversano, ecco com’è giunto nel nostro paese questo individuo, così si faceva chiamare, così si era mascherato; è arrivato a Montù Beccaria nell’ottobre 2016, e da quel giorno scorrazzava tranquillo e sereno tra le strade del paese, tra le nostre colline a benedire case, celebrare messe e addirittura insegnare catechismo ai nostri figli… noi mamme serene quanto lui, inconsapevoli che il diavolo era di lui vestito e soprattutto… tra di noi!” Parole forti, comprensibilissime da parte di una madre, anche se va ricordato che al momento l’uomo è presunto colpevole.

    “Abbiamo ribaltato il nostro parroco”

    “Che colpo è stato scoprire il 15/03/18 che un presunto pedofilo aveva avuto a che fare con i nostri piccoli per così tanto tempo, è vero, le Iene ne avevano parlato il 07/03/18, ma nessuna di noi aveva avuto la fortuna di vedere la trasmissione in tempo reale, eh si perchè tante di noi, appena toccano il cuscino, cadono esauste in un sonno profondo… ah… le mamme! Però poi l’abbiamo saputo, e da allora noi (Laura, Simona, Elena, Chantal, Valeria, Paola, Chiara, Pamela, Samantha, Simona, Rosa, Cinzia. Auriela)… da quel giorno non abbiamo più pace… perchè un presunto criminale è andato via tranquillo con la sua Fiat punto nera, poche ore prima che noi lo scoprissimo… è in giro per l’Italia libero di volare e libero di danneggiare forse, qualche altro bambino meno seguito dei nostri! Abbiamo contattato le Iene, abbiamo incontrato e ribaltato il parroco della chiesa di paese, abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perchè qualcuno di loro doveva sapere… ne siamo certe… ne sono tutti certi… e non ci daremo pace mai, sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo, perchè le nostre coscienze sono le coscienze delle mamme di quei bambini che nessuno ha difeso e protetto, sono le coscienze di tutte le mamme Italiane che ignorano e non hanno i mezzi per potersi difendere. Ora che non si dica che abbiamo accettato “senza fare una piega”, non si dica che non stiamo combattendo, perchè da vere leonesse stiamo difendendo i nostri cuccioli e i cuccioli del branco, così come avrebbero dovuto fare il Primo cittadino del paese e il Parroco, consegnando Don Saverio alle autorità e non lasciarlo andare via ripetiamo, impunito, sulla sua Punto Nera. Le mamme di 3a elementare di Montù Beccaria”.

    http://giornaledipavia.it/cronaca/prete-accusato-di-pedofilia-sparito-da-montu-beccaria-madri-sul-piede-di-guerra/

  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi

  • Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso

    Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso

    Montù Beccaria (Pavia), 21 marzo 2018 – Un piccolo accorgimento e don Silverio era diventato don Saverio. Il cognome, invece, totalmente cambiato: da Mura (quello vero) ad Aversano. A Montù Beccaria, il prete al centro di un presunto caso di pedofilia avvenuto nel Napoletano 27 anni fa (ma altri potrebbero essercene stati) e giunto in paese nell’ottobre 2016, lo conoscevano come don Saverio Aversano.

    Il sacerdote, come già pubblicato, fra i vigneti dell’Oltrepo era arrivato dopo una richiesta di supporto al Vescovo di Nola fatta dalla sede centrale della Congregazione della Divina Provvidenza che, da una decina di anni, gestisce anche la comunità parrocchiale di Montù Beccaria a cui fanno capo altre chiese della Valle Versa. Durissimo il contenuto di un post apparso sui social e scritto da una mamma di un alunno della terza elementare di Montù dove il prete insegnava catechismo. Le mamme, come altri residenti, hanno scoperto la storiaccia dopo il servizio mandato in onda nella trasmissione televisiva delle Iene, ma altri – secondo loro – dovevano, per forza, sapere. Almeno, dicono, c’è chi avrebbe dovuto sapere che si trattava, invece, di un’identità falsa e usata per non spaventare la gente. In paese si dice che Don Silverio/Saverio se ne è andato da Montù esattamente il giorno dopo la trasmissione delle Iene, a bordo della sua Punto nera. Durante la sua permanenza in Oltrepo durata meno di un anno e mezzo non ci sarebbero mai state lamentele, ma, ora, la vicenda anziché chiudersi in un silenzio più o meno convinto, continua a far discutere chiamando in causa non solo il parroco, padre Simone Baggio bensì il Vescovo della Diocesi di Tortona (da cui dipende l’Oltrepo Pavese) e il sindaco del paese. 

  • Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrea è un prete della Diocesi di Lanciano Ortona, il Vescovo gli ordini di rientrare e di sottoporsi al giudizio del tribunale. Per la procura il prete è irrintracciabile ma tutti, sostengono dalla parte civile, trapela dall’udienza di ieri mattina a Lanciano, sanno dove trovarlo. L’11 giugno prossimo dovrà essere in aula e rispondere, oltre che della sua coscienza, anche di accuse gravi. In tanti lo denunciarono, fu la testata giornalistica Abruzzo Live ad intervistare i fuori usciti dalla setta da lui creata la “Legio Sacrorum Cordium”.

    Storie raccapriccianti dove si raccontava di violenze fisiche, punizioni corporali inflitte con un rosario a grani grossi, oltre che psicologiche, “se non fai come dico io il demonio ti ucciderà”. E poi ancora richieste di denaro, appostamenti sotto la casa di famiglie, che ieri hanno anche raccontato, in aula, come hanno trovato i cani avvelenati, la legnaia data alle fiamme. “Una notte lo abbiamo scoperto in giardino e da li ne è nata una colluttazione”. La colluttazione è quella che ha costretto il prete alle cure del Renzetti e da li venne fuori tutta la macabra storia. Lui si difese dicendo che avrebbe voluto salvare il ragazzo da un giro di droga, ma a distanza di anni la procura ha accertato che le cose andarono in maniera ben diversa.

    Eppure a Don Andrè vennero dati ruoli importanti anche all’interno della Curia, in molti lo ricordano insegnante di morale Cristiana all’interno di un corso di teologia che si faceva in quegli anni, parliamo del 2014, ed ancora responsabile dell’ufficio dove di depositano le richieste di matrimonio, sempre in Curia, e dove ci si rivolge per ottenere documenti importati per ottenere dispense per i Sacramenti…è possibile che la Curia Frentana non si fosse accorta di nulla?

    Respinta, “da cestinare”, ha detto il giudice Andrea Belli la perizia psicologica fornita dalla difesa, perché fatta non sull’accusato ma su certificati medici.

    Invocava i demoni Don Andrea ( André Luiz Facchini classe 1974 nata in Brasile), non i Santi ma i demoni, le persone erano terrorizzate dalle sue farneticazioni circa il potere che il male avrebbe potuto esercitare sulla loro vita. Augurava a chi avesse abbandonato la Legio, malattie, perdita di lavoro ed ogni sorta di disgrazia. Nel caso dei due fratelli presenti ieri in aula non erano bastate “le preghiere” avevano abbandonato comunque il gruppo, che ricordiamo si riuniva nella chiesa di Sant’Agostino in messe, ogni primo venerdì del mese che duravano anche 4 ore, ma Don Andrea li seguiva fino a casa con l’epilogo che tutti sappiamo.

    San’Agostino in quel periodo brulicava di persone entusiaste, la Chiesa era stracolma di fiori, sempre rigorosamente rossi. Pensò bene anche di restituire alla città, il 28 agosto, la processione dedicata al Santo dottore della Chiesa ma, sempre, nessuno, o almeno così sembrava, si accorse che qualcosa non andava.

    Sembrerebbe che ora sia ancora  prete in Brasile, sempre Abruzzo Live lo scovò in una trasmissione televisiva in veste di imbonitore con tanto di Reliquiario esposto in bella vista. Un pò di anni fa venne avvistato in piazza San Pietro mentre si accingeva a salutare il Santo Padre.

    In Italia quindi è rientrato, chissà se lo farà anche il prossimo 11 giugno per rispondere dinnanzi alla giustizia delle accuse, gravissime, che da anni gli vengono fatte. (Clara Labrozzi)

  • Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Lanciano (Ch) – Lei soffre di aracnofobia. Allora aveva 15 anni e il prete, per intimorirla, le disse che i demoni avevano preso le sembianze di ragni neri che, a mano a mano, arrampicandosi, stavano affollando i muri della sua stanza, per impossessarsi di lei. E così sarebbe stato per sempre. Valeria C., 24 anni, di Lanciano, a tratti si commuove, a stento trattiene le lacrime, mentre riferisce questi particolari, per lei ancora dolorosi, al giudice del tribunale di Lanciano, Andrea Belli. E’ uno dei tanti testimoni nel processo a carico di Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote – tuttora- della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. Il religioso è sotto accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, diversi adolescenti iscritti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale, nel marzo 2009, è stato fondatore e poi presidente e legale rappresentante. Il gruppo operava nella ex parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano. L’imputato, secondo il pubblico ministero Rosaria Vecchi, ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”. Alcuni di essi hanno dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 

    E i racconti che vengono fuori nell’ultima udienza si sposano perfettamente con le contestazioni dell’accusa. 
    Quella visione dei ragni, visione horror, spaventò molto Valeria, che rimase terrorizzata. Il prete si appropriava delle paure degli adolescenti dell’associazione e le trasformava in incubi, le usava per far sì che loro gli ubbidissero. Che non si opponessero ai suoi ordini. Per Valeria, come per tanti altri giovani, l’avventura nella Legio è cominciata nel 2008, come riferisce in aula. “Con preghiere giornaliere ed esercizi spirituali”. Poi la situazione è cambiata, il prete si è fatto pressante. “Ci diceva come vestirci, chi frequentare, chi conoscere, i luoghi dove andare, a chi scrivere, chi non sentire più”. Bar e discoteche rappresentavano la perdizione. “Vietate le amicizie fuori dalla Legio, le amicizie cosiddette… del mondo, perché erano insane, non portavano nulla di buono. Controllava tutto, la nostra vita, i sogni…”. Se i ragazzi non gli davano retta vietava loro l’uso del telefono, del ciclomotore, del televisore. “E c’erano penitenze e punizioni pubbliche da sopportare, che servivano anche a fortificare la nostra fede”. 
     
    Tra le penitenze ci sono le frustate, sulla schiena nuda, inferte anche a minorenni, durante un pellegrinaggio a Vigolo. Tre frustate, con un rosario dai grani grossi, sarebbero serviti a salvare un’anima. Sei frustate due anime, di vivi o di morti, a scelta. “Come facevano i santi…”. E così in diversi si sono fatti infliggere vergate, provocare lividi. “Allora pensavamo fosse giusto. Avevamo paura di confrontarci con lui. Era un’autorità  nei nostri riguardi, era il padre spirituale, contava persino più dei genitori”. E poi tutte le disposizioni, al sacerdote, venivano suggerite… dal cielo. Da angeli, santi e Madonna. Un tripudio di angeli e cori celesti. Che l’imputato spiegava di vedere costantemente. Soprattutto gli angeli custodierano in contatto colui, ne conosceva i nomi e quello di Valeria si chiamava Krisriel. Quando la teen ager, crescendo, ha iniziato ad opporsi al sacerdote, a metterlo in discussione, non più dimessa e sottomessa, ecco spuntare il diavolo. “L’ho sognato mentre ti agguanta per i capelli e ti trascina via”, ha urlato un giorno a Valeria, per spaventarla. E ci è riuscito. Nel 2011 Valeria ha lasciato la Legio. “Chi usciva dall’associazione veniva additato, vessato, guardato male, ormai preda del demonio. Finita la fratellanza predicata. Noi – sottolinea la teste – siamo stati tutti sue vittime”.
     
    L’angelo custode di Martina C., del ’90, di Lanciano, era invece Shemael. La ragazza, incalzata dal pm e dai legali di parte civile, durante la propria deposizione, si sofferma soprattutto su un episodio avvenuto nell’ottobre del 2011 e che ha avuto per vittima-protagonista il suo ex fidanzato, Sandro R., di Lanciano. Da quando il giovane aveva iniziato a staccarsi dalla Legio, – riferisce la ragazza – nella sua abitazione si verificavano “fatti strani”. Cani avvelenati, auto incendiata, una catasta di legna andata in fumo… Tanto che Sandro e il fratello avevano deciso di alternarsi nei turni di guardia. E una notte, intorno alle 3, davanti a casa scovano il prete. Che ci fa a quell’ora, in quella contrada, in quel posto? Giù paroloni, parolacce, volano botte, don Andrè ingiuria tutti. Sul posto arrivano i carabinieri, salta fuori anche una bustina di droga… Insomma un dramma. “In quell’occasione – racconta Martina – Sandro venne apostrofato come spacciatore internazionale e delinquente”. A queste parole seguirono invettive come: “Vi rovinerò la vita”. Una notte infernale che, sostanzialmente, troncò anche la storia sentimentale dei ragazzi. Legame che, per essere ufficializzato, per diventare fidanzamento, aveva richiesto l’autorizzazione del prete che aveva imposto ai due innamorati tempi e modi per sentirsi e vedersi. “Numero di sms da inviare e limite di chiamate da effettuare”.  Il prete “condizionava tutto e ciò per volontà di Dio”. Aveva persino obbligato Sandro R. a lasciare il proprio lavoro per un altro impiego, mai arrivato, nell’azienda di trasporto Mazziotti di Lanciano”.
     
    Il sacerdote – evidenzia ancora la teste – “privilegiava le persone facoltose, quelle che potessero aiutarlo a portare avanti l’iniziale progetto: di aiutare  donne in difficoltà, tossicodipendenti, emarginati… Ma in realtà non ha mai aiutato alcuno”. Anche per Martina, nel 2011, arriva il tempo della “ribellione” all’autorità del prete. “Stai perdendo la retta via, ti stai allontanando da Dio per andare verso il demonio”, sentenzia allora lui annichilendola. Prossima udienza a giugno. “Bisogna accelerare – fanno presente gli avvocati delle parti civili – perché questo processo rischia la prescrizione”. 10 marzo 2017
    http://www.abruzzolive.tv/Processo_prete_Sant_Agostino.__Eravamo_tutti_sue_vittime_._Tra_cori_celesti_e_ragni_demoni…_-_-_a_11636.html
  • Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato a 15 anni Mauro Cioni, ex prete, soprannominato il ‘santone di Montecchio’ di Cortona, processato per i reati di riduzione in schiavitù e violenze sessuali. Cioni è stato riconosciuto colpevole di violenze su un gruppo di donne appartenenti alla setta che aveva lui stesso fondato. Cioni sosteneva di allontanare il demonio ma in cambio chiedeva rapporti sessuali in un contesto nel quale le adepte erano psicologicamente soggiogate.

    La Corte di assise ha invece assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex collaboratore di Mauro Cioni, Carlo Carli, accusato per gli stessi reati. Carli era presente alla lettura del dispositivo da parte del presidente Silverio Tafuro. Assente in aula Cioni, che è malato e vive nella stessa struttura del cortonese dove praticava le violenze sessuali.

    La Corte di Assise ha disposto per Cioni tre anni di libertà vigilata. I giudici hanno stabilito anche i risarcimenti alle parti civili, cinque: ad una vanno 20 mila euro di provvisionale, alle altre 10 mila euro.

  • “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    “Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

    Arezzo, 8 dicembre 2016 – Quindici anni a lui e 12 al suo vice, che poi si era messo in proprio rompendo il sodalizio fino a quel punto perfetto con il santone. Sono le condanne richieste a carico di Mauro Cioni, il santone la cui comunità era a Montecchio di Cortona, e di Carlo Carli, senese e il suo allievo prediletto prima dello strappo.

    E’ la conclusione della requisitoria del Pm nel processo che vede come  imputato principale proprio Mauro Cioni, un ex prete accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù.

    La richiesta è stata presentata dalla Pm Angela Pietroiusti, della Dda di Firenze. La storia è nota: Cioni era la guida di questa comunità nella quale è accusato di violenze sessuali nei confronti delle adepte, trascinate dal carisma e dalle pittoresche motivazioni teologiche dell’ex sacerdote della diocesi di Firenze.

    Una  vera e propria sudditanza psicologica che per l’appunto secondo l’accusa si era trasformata nel tempo in una vera e propria condizione di  schiavitù. A presiedere il processo è il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari probabilmente. La data probabile della sentenza dovrebbe essere il 12 dicembre.

    Alcune ex adcepte hanno raccontato quel che succedeva a Montecchio: Cioni che le riceveva nello studio con pantaloni e mutande calate, chiedendo rapporti sessuali, soprattutto orali. E se qualcuna gli diceva dello schifo che provava, lui ribatteva che era perchè aveva ancora il diavolo in corpo e che la ‘cura’ doveva proseguire. La teoria di Cioni era semplice: non bastava il battesimo della Chiesa, ne serviva un altro da lui officiato, attraverso il quale si giungeva alla vera purezza. Con volontà coartata, sostiene il pm, anche se la difesa chiederà l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Ora alla corte d’assise l’ultima parola sulla setta: un gruppo di creduloni ma liberi oppure una comunità di schiavi?

    L’assise ha ricostruito pezzo per pezzo il filone delle accuse. Delle sedute che “servivano a scacciare il diavolo” ma che poi, hanno raccontato alcune ex adepte dopo aver finalmente aperto gli occhi, finivano a pantaloni calati e tentativi di abusi. Protagonista lui, Mauro Cioni, ormai settantenne, ex sacerdote originario del fiorentino, a lungo attivo nella zona di Empoli.

    Con lui, sul banco degli accusati, quello che a lungo era stato il più fedele e carismatico dei suoi seguaci, salvo poi guidare la scissione che fu l’inizio della fine: il senese Carlo Carli, il giovane che predicava una singolare teoria teologica. Che cioè Gesù Cristo fosse molto ricco e che chi raccomandava la povertà, come San Francesco e Padre Pio, stesse nel più profondo dell’inferno. L’inchiesta è della squadra mobile di Firenze che ha poi messo in moto la direzione distrettuale antimafia competente per la riduzione in schiavitù.

    Lì a occuparsi del caso è stata il Pm Angela Pietroiusti, che stamani ha fatto la richiesta di condanna.  Al centro racconti spesso drammatici dei protagonisti. Ed episodi tragici, come il suicidio di un giovane a fine 2000 con un colpo di fucile, allo strappo di Carli che se ne va per fondare una nuova comunità a Siena:  ed è proprio in questa fase, davanti al dissidio tra Cioni e il suo allievo prediletto, che le prime donne trovano il coraggio e la lucidità di rivolgersi alla polizia per raccontare quanto succede.

    http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/ci-riceveva-coi-pantaloni-calati-sesso-e-schiavit%C3%B9-chiesti-15-anni-per-il-santone-1.2736430

  • Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    Violenza sessuale e schiavitù in convento, la procura chiede 15 anni per ex prete

    AREZZO Quindici anni la condanna chiesta dal pm Angela Pietroiusti della Dda di Firenze per Mario Cioni, l’ex sacerdote accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù, dodici per Carlo Carli, suo vice a Montecchio poi responsabile di una comunità a Siena. La storia prese avvio nel convento di Montecchio, nel comune di Cortona (Arezzo), dove Cioni aveva dato vita a una comunit religiosa che lui stesso, prima come sacerdote poi una volta uscito dalla chiesa come una sorta di ‘santone’, ha guidato per circa due decenni.
    Per l’accusa l’ex sacerdote avrebbe guidato la comunità utilizzando metodi violenti. Secondo quanto emerso in Corte d’assise ad Arezzo, in base alle indagini condotte dalla Dda di Firenze, nella comunità si sarebbero consumate anche violenze sessuali nei confronti delle adepte mentre i fedeli vivevano in una condizione di sudditanza psicologica che sfociava nella schiavit fino a quando una serie di segnalazioni e denunce ha portato all’apertura

    di un’inchiesta. Stessa accusa per il suo vice, Carli, che si era trasferito a Siena dopo aver rotto con Cioni.
    Il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari, dovrebbe leggere la sentenza il 12 dicembre.