Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano. La sordida storia raccontata dalla trasmissione Le Iene di Italia Uno passa anche attraverso Como.

    Infatti, attraverso le presunte testimonianze dirette e oculari di due giovani che sono stati seminaristi all’interno delle mura vaticane, a pochi metri proprio dalla cupola di San Pietro, per la precisione nel pre-seminario San Pio XI.

    Tali testimonianze hanno portato la iena Gaetano Pecoraro sulle tracce di un seminarista che avrebbe abusato di alcuni ragazzini proprio lì, nel cuore della Chiesa cattolica, in Vaticano.

    Tale seminarista è stato nominato prete proprio dal vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, la scorsa estate. Il neonominato prete è stato poi collocato in una parrocchia comasca. Per questo motivo Le Iene sono andate a chiedere lumi al vescovo Cantoni, siccome, tra l’altro, stando sempre alle testimonianze, sarebbe stato avvisato dei presunti abusi perpetrati dal seminarista.

    Alle domande di Pecoraro il vescovo ha risposto affermando che la nomina a prete è avvenuta nella piena regolarità ma non ha aggiunto molto altro.

    http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-sessuali-vaticano-vescovo-como.html

  • Papa Francesco ha ridotto le sanzioni ai preti che hanno abusato sessualmente di minori

    Papa Francesco ha ridotto le sanzioni ai preti che hanno abusato sessualmente di minori

    Come se nulla fosse, Papa Francesco sta tranquillamente riducendo le sanzioni contro un manipolo di preti pedofili nel nome della sua visione di una Chiesa misericordiosa che deve concedere possibilità di riscatto anche dinnanzi ai peggiori crimini. È quanto denuncia un articolo di Abc News.

    Tra i casi più conosciuti c’è quello di don Inzoli, graziato del Papa in merito ai suoi abusi su ragazzini di età inferiore ai 12 anni. Attualmente sotto inchiesta da parte della Procura (nonostante molti dei suoi crimini risultino ormai prescritti) il sacerdote risulta anche oggetto di un secondo processo canonico che sarebbe stato aperto dinnanzi a nuove prove emerse nei suoi confronti.

    Pare abusasse dei ragazzini persin dentro il confessionale, ma la riduzione ad uno stato laicale (che neppure gli impedì di partecipare tra le autorità al convegno lombardo in “difesa” dei bambini organizzato da Croistina Cappellini) fu l’unico provvedimento assunto da un giudizio di condanna emesso da Benedetto XVI e confermato da Francesco.

    Ma il caso Inzoli pare solo uno dei tanti in cui Ppa Francesco ha soprasseduto alle decisioni del consiglio della Congregazione vaticana per la dottrina della fede e ha deciso di limitarsi a ridurre ad uno stato laicale i prelati senza ulteriori conseguenze. In molti casi i sacerdoti coinvolti in atti di pedofilia hanno fatto appello alla clemenza di Francesco, citando le sue parole sulla misericordia.

    Un funzionario vaticano ha raccontato ad Abc News che «con tutta questa enfasi sulla misericordia si sta creando un ambiente ideoneo per tali abusi», sostenendo poi che gli appelli alla clemenza venivano raramente accolti da Papa Benedetto XVI (che tra il 2005 e il 2013 ha ridotto allo stato laicale circa 800 preti che hanno violentato e molestato dei bambini) sino al cambio di rotta del nuovo pontificato. Lo conferma indirettamente il portavoce vaticano Greg Burke, il quale ha raccontato con enfasi come la misericordia di Francesco venga applicata «anche a coloro che sono colpevoli di crimini efferati».

    A tutto ciò si aggiungono le recenti parole con cui Franceso ha sostenuto che chi commette abusi sessuali soffra di una “malattia”, introducendo in alcuni processi in essere un ulteriore espediente per invocare fattori attenuanti durante i processi canonici.

    Marie Collins, un superstite irlandese di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti, ha espresso disappunto verso tutti i nuovi espedienti che stanno indebolendo il contrasto alla pedofilia: «Chi ha commesso un abuso ha assunto una decisione consapevole. Gli esperti vi diranno che anche i pedofili sono responsabili delle loro azioni. Possono resistere alle loro inclinazioni».

    Tanti gruppi di vittime di abusi hanno da tempo messo in discussione l’impegno di Francesco nel perseguire la linea dura di Benedetto, soprattutto in virtù di come non avesse alcuna esperienza nel trattare con i sacerdoti responsabili di abusi o con le loro vittime nella sua Argentina .

    Inoltre molti canonisti e varie autorità della Chiesa sostengono che la riduzione allo stato laicale dei preti pedofili possa comportare ulteriori rischi per la società, dato che la Chiesa non esercita più alcun controllo su di loro. Essi sostengono che mantenere gli uomini nel ministero limitato, lontano dai bambini, almeno consente superiori di esercitare un certo grado di supervisione.

    Collins ritiene indicativo il caso di Inzoli, riconosciuto colpevole di abusi sessuali dal Vaticano nel 2012 e ritrovatosi a beneficiare di uno sconto di pena a lui concesso nel 2014 da Francesco. Stessa sorte è toccata al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, graziato da un pontefice che ha sostenuto che «nessun peccato è così terribile da non poter applicare la misericordia».

    http://gayburg.blogspot.it/2017/03/papa-francesco-ha-ridotto-le-sanzioni.html

    FONTE ORIGINALE http://abcnews.go.com/Health/wireStory/pope-quietly-trims-sanctions-sex-abusers-seeking-mercy-45732198

  • Abusi sessuali su cinque ragazzini: “Don Mercedes” punta allo sconto

    Abusi sessuali su cinque ragazzini: “Don Mercedes” punta allo sconto

    Mauro Inzoli, il prete che amava la bella vita, chiede l’abbreviato

    di PIERGIORGIO RUGGERI

    Crema, 23 febbraio 2016 – Il giorno del giudizio, perdon Mauro Inzoli, sarà il 9 marzo prossimo, quando la sua causa verrà discussa davanti a Letizia Platè, giudice delle udienze preliminari. E si parlerà di abusi sessuali su minori che il prete in Mercedes, come veniva chiamato, vista l’auto che utilizzava e che aveva ottenuto in regalo, avrebbe commesso dal 2004 al 2008. In totale, otto casi, ma un’altra quindicina è già andata in prescrizione. Secondo i bene informati gli avvocati di don Mauro, i fratelli Giarda, avrebbero chiesto informazioni sulpatteggiamento, ripiegando poi sul rito abbreviato. Questo significa che in caso di condanna don Mauro può contare su uno sconto di pena di un terzo e, soprattutto, si potrà fare appello. Il che allunga i tempi processuali pericolosamente verso una prescrizione di tutti gli eventuali reati.

    Con ogni probabilità il prossimo 9 marzo non ci sarà sentenza, ma solo ufficializzazione della richiesta di rito abbreviato e il rinvio del procedimento con data di inizio del processo. «Se la giustizia umana mi chiamerà, io risponderò: mi sento tranquillo», aveva detto don Mauro in intervista all’indomani dell’apertura del procedimento per le accuse di abusi sessuali su minori da parte del procuratore della procura di Cremona, Roberto di Martino. La procura si era mossa dopo due esposti che erano stati inoltrati dal parlamentare cremasco di Sel, Franco Bordo e dall’associazione ligure per la difesa dei bambini L’Abuso. Siamo nel mese di luglio del 2014 e dopo un anno ecco la richiesta di rinvio a giudizio del prete da parte del procuratore. Nel frattempo la procura di Cremona aveva chiesto gli atti al Vaticano, che nel febbraio del 2015 glieli aveva rifiutati. «È prassi comune non dar luogo alle richieste della magistratura – dicono dal Vaticano – e non si tratta di coprire questo o quell’individuo, ma solo di dar corso ai nuovi patti tra stato e chiesa di Villa Madama del 1985».

    Tuttavia, la vicenda di don Mauro Inzoli, potente esponente di Cl, fondatore del Banco alimentare, del quale è stato presidente fino alla fine del 2014, ha molte ombre. Per esempio, come mai l’inchiesta della magistratura è scattata solo dopo due esposti e non dopo che si erano apprese le motivazioni della condanna da parte della Chiesa nei confronti del parroco? La vicenda era diventata di dominio pubblico nel 2012, quando il vescovo di Crema Oscar Cantoni, aveva emesso un comunicato che annunciava la riduzione allo stato laicale del parroco. Motivo: violazione dell’articolo 1720, dove ci sono cinque capi d’accusa, tra i quali la pedofilia. Sarebbe bastato questo per aprire, d’ufficio, un’inchiesta, ma la procura di Crema non aveva istruito alcun fascicolo. Per la verità l’allora procuratore, Aldo Celentano aveva chiesto informazioni ma non aveva inteso procedere. La questione era poi esplosa con la lettera del vescovo di Crema che nel giugno 2014 dà atto dell’accoglimento del ricorso di don Mauro, che resta prete ma certifica gli abusi ed esprime la condanna comminatagli da monsignor Gerhard Muller della Congregazione della fede. La lettera del vescovo è del 26 giugno 2014 e ancora non basta per l’apertura di un’inchiesta, che però diventa impossibile da ignorare dopo i due esposti. Ed ecco le risultanze: oltre venti casi di abuso su minori, la gran parte in prescrizione ma otto ancora attuali. Si procede. E don Mauro rischia fino a 12 anni.

    http://www.ilgiorno.it/cremona/prete-abusi-sessuali-1.1872059

  • «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    Intervista. Nei suoi confronti la Procura chiede 12 anni per violenza sessuale con abuso di minori. Fu espulso dalla Chiesa, poi il passo indietro Franco Bordo, deputato di Se, è l’autore dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta.

    «Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori»: per don Mauro Inzoli, 65 anni, la Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio e 12 anni di reclusione, respingendo il patteggiamento. Un «caso» che distrugge l’immagine della fraternità di Comunione e liberazione, imbarazza la Lombardia politica che conta, rappresenta l’altra faccia della medaglia nell’amministrazione della giustizia fra Vaticano e Italia. Lo racconta bene Franco Bordo, deputato Sel, obiettore di coscienza con il gruppo Abele a Torino, cristiano e pacifista, consigliere comunale e assessore a Crema. «Sono reati odiosi che non si possono ’coprire’ e che vanno perseguiti in base alla legge italiana. Non posso sostenere che la Procura non sarebbe intervenuta senza l’esposto che ho presentato nell’estate 2014, tuttavia quell’esposto ha reso possibile prima le indagini e poi il procedimento penale», afferma Bordo.

    Quando è cominciata questa vicenda?

    Nel 2012, perché don Inzoli sparisce improvvisamente da Crema, che è un comune di 36 mila abitanti dove ben lo si conosceva come figura carismatica di Cl con ruoli di primo piano che spesso lo collegavano alla politica del potere ciellino in Lombardia. Allora si mormorava di una presunta malattia, forse depressione. A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico. Una «sentenza» grave, eccezionale, drastica presa senza dare motivazioni. E con un muro impenetrabile sulla decisione tutt’altro che di normale amministrazione.

    Ma che profilo aveva questo sacerdote ciellino? Perché lo conosce? Dove sta l’interesse politico di questa storia?

    Siamo concittadini. C’era chi lo chiamava «don Mercedes», era riconosciuto come sacerdote dal grande ascendente, si sapeva delle sue frequentazioni politiche. Era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco alla Santissima Trinità. Ma soprattutto a don Inzoli faceva capo l’attività dell’associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà che fra l’altro beneficiava dagli enti pubblici di un trattamento economico “maggiorato”. A livello nazionale, come presidente del Banco Alimentare era anche al vertice di Cl al punto di contribuire alla stesura del programma del Meeting di Rimini. Insomma, uno fra i più potenti ciellini non solo lombardi. Tant’è che a ogni campagna elettorale si attivava a sostegno del governatore Formigoni, di Raffaele Cattaneo e del cremasco Gianni Rossoni. L’attuale assessore regionale Cristina Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema e conosce benissimo don Inzoli.

    Un anno fa cosa è accaduto?

    In base al ricorso che Inzoli aveva annunciato rispetto alla prima «sentenza», si conclude l’iter in Vaticano e il 26 giugno 2014 con una lettera il vescovo di Crema Oscar Cantoni annuncia che la Congregazione della dottrina della fede su incarico di papa Francesco ha inflitto per decreto la «pena medicinale perpetua». In sostanza, don Inzoli viene allontanato dalla Diocesi, con l’obbligo di condurre una vita ritirata e di curarsi. Per la prima volta affiorano gli abusi nei confronti dei minori che erano stati segnalati direttamente al vescovo. Ma nella sostanza è un passo indietro rispetto al primo e significativo provvedimento. Don Inzoli non viene più espulso dalla chiesa…

    E scatta l’esposto alla magistratura italiana: con quale obiettivo?

    A Crema ricevevo richieste, informazioni, segnalazioni. Da parte mia, reputavo indegno che di fronte a simili comportamenti il nostro sistema giudiziario per così lungo tempo non si fosse mai attivato. Così firmo l’esposto alla Procura e si avviano le indagini. Vengono richiesti gli atti ufficiali al Vaticano che però si rifiuta di fornirli. Ma la magistratura di Cremona va avanti lo stesso. Ora nella richiesta di rinvio a giudizio sono esplicitamente citati una ventina di casi di violenza sessuale nei confronti di soggetti diversi. Quindici sono caduti in prescrizione: nel processo ne verranno perseguiti otto. Evidenzio che si tratta di soggetti minori tra i 12 e i 16 anni all’epoca dei fatti, cioè fra il 2004 e il 2008.

    Il caso di don Inzoli sembra destinato a non far troppo notizia. Perché?

    Sacerdoti pedofili, purtroppo, ce ne sono stati tanti altri e non solo in Italia. Ma don Inzoli è anche una personalità di primo piano nel mondo di Cl e in questi anni in particolare a Crema si è percepita una cappa di paura, come in un sistema omertoso e di ricatti incrociati. Le informazioni, “giudiziarie” e non, sono comunque disponibili anche grazie al lavoro dei cronisti locali della Provincia. E oggi è impossibile negare ancora il ruolo di don Inzoli e di Cl, perché tutti lo hanno riconosciuto a gennaio seduto alle spalle di Formigoni e Maroni al convegno organizzato in Regione sulla famiglia «tradizionale». Un episodio che ha lasciato sbalorditi, ma che è anche il sintomo della spudoratezza del vincolo stretto, costante e immutato fra don Inzoli e il Pirellone. La conferma ulteriore che Cl in Lombardia è una vera e propria potenza, quasi intoccabile.

  • Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    I pm di Cremona non avranno gli atti sui presunti casi di abusi: la denuncia del deputato Sel, Franco Bordo. Don Inzoli era stato al centro delle polemiche per aver partecipato a Milano al convegno sulla famiglia tradizionale

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Il Vaticano stoppa tutto: la procura di Cremona non potrà avere i documenti richiesti su Mauro Inzoli, alias ‘don Mercedes’, il prete già ai vertici di Comunione e Liberazione e sospeso dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede per pedofilia, lo scorso anno. La denuncia arriva dal deputato di Sel Franco Bordo, autore dell’esposto che aveva dato il via all’inchiesta della giustizia italiana, per una volta in ritardo rispetto a quella vaticana. “La scelta della Santa Sede di non trasmettere gli atti ci delude profondamente – spiega Bordo – ed è una contraddizione rispetto al nuovo corso annunciato da papa Francesco”.

    Per questo motivo Sel si augura che ci sia un ripensamento, “i tempi dell’omertà sono finiti”. Su don Inzoli, per anni presidente del Banco Alimentare e famoso per il suo elevato stile di vita, è stato apposto il sub secreto pontificio, una specie di segreto di Stato della Santa Sede. La quale aveva speso parole durissime nell’imporre al dirigente di cielle una vita riservata e non più al contatto con i fedeli. “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizione la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”, spiegò il decreto del vescovo di Crema, Oscar Cantoni.

    Don Mercedes era salito di nuovo alla ribalta poche settimane fa, quando venne immortalato a Milano seduto in seconda fila, dietro a Roberto Maroni e a Roberto Formigoni, durante il convegno per la famiglia tradizionale al Pirellone. Convegno che aveva scatenato un vespaio perché organizzato dalla Regione con una associazione che si propone l’obiettivo di curare i gay (o perlomeno gli omosessuali che ne fanno richiesta). Il giorno dopo tutti i vertici del centrodestra lombardo fecero finta di non averlo visto, o addirittura di conoscerlo di sfuggita.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/03/03/news/pedofilia_stop_all_inchiesta_su_don_mercedes_il_vaticano_pone_il_segreto_sugli_atti-108650809/

     

  • Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Già accusato di pedofilia il prete presente al convegno sulla famiglia in Lombardia rischia grosso

    La gaffe è stata di quelle senza rimedio: al convegno organizzato nei giorni scorsi in difesa della famiglia da alcune organizzazioni cattoliche tradizionaliste con l’appoggio della Regione Lombardia, ben visibili in prima fila i vertici politici locali del centrodestra – Maroni, Formigoni e La Russa fra gli altri – siede, subito dietro, don Mauro Inzoli, storico dirigente di Comunione e Liberazione condannato dalla Santa Sede nientemeno che per pedofilia. Non solo: il convegno – “Difendere la famiglia, difendere la comunità” tenutosi il 17 gennaio – viene preceduto da polemiche aspre perché uno degli intenti dell’evento è quello di dimostrare che l’omosessualità è una malattia da curare. Per questo fra i promotori dell’evento che c’è un’organizzazione, “Obiettivo Chaire” che è specializzata sulla materia. Insieme a loro figurano quelli di “Alleanza cattolica”, presenza ormai consolidata del tradizionalismo cattolico con agganci nella destra italiana.

    Avviene pure che un giovane prova a prendere la parola per chiedere ai presenti se siano in grado di dire con certezza che i loro figli sono tutti eterosessuali. Viene sommerso dai fischi, alcuni si alzano, La Russa pure è fra i contestatori, il ragazzo viene preso e portato fuori. Nel video dell’episodio che circola sul web, però, spicca un particolare in più: s’ intravede don Inzoli seduto sorridente dietro le prime file delle autorità esattamente nel posto in cui verrà immortalato dai fotografi e quindi individuato. Il convegno ha suscitato le proteste delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali, è stato definito “omofobo” da più parti. Il presidente Maroni aveva orgogliosamente difeso l’evento e la presenza del marchio ‘Expo’ sulle locandine nonostante le richieste pervenute dal commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, di levarlo.

    La sfida di Maroni e dei cattolici tradizionalisti è lanciata, ma accade un fatto imprevisto: viene rilevata da Sel la presenza al convegno di un prete ciellino di alto rango, vicino a don Giussani, presidente dal 1997 al 2012 del Banco Alimentare, amico della Compagnia delle Opere, sempre presente al Meeting di Rimini, personaggio pubblico in cento occasioni del Banco alimentare e di Cl. Il prete è stato condannato per abusi sui minori dalla Chiesa di Roma. Nel giugno del 2014 monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Crema, la diocesi di don Inzoli, affermava infatti in un comunicato: «in nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”».

    C’è però di più. Don Inzoli era stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede nel dicembre del 2012 con una pena canonica particolarmente severa: la dimissione dallo stato clericale, in pratica era stato spretato tanto erano evidenti i fatti contestati. C’era però stato l’appello dopo il quale i reati sono stati in effetti confermati, tuttavia papa Francesco applicava un criterio meno rigido, fondato, spiegava il vescovo, su due punti fermi: severità e misericordia. Così nel giugno del 2014, si arriva a questa conclusione certificata ancora una volta dalla Congregazione per la dottrina della fede: «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale». «Don Mauro – si spiegava – non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano». Quindi «Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’ adeguata psicoterapia».

    C’è una questione che viene fuori con evidenza: don Inzoli ha disobbedito alla sentenza? Insomma è venuto meno a quanto deciso dalla Santa Sede? Una delle indicazioni chiare è quella di condurre una vita di “umile riservatezza”, e su questo ci sono pochi dubbi: la sua presenza tanto evidente a un convegno pubblico per altro così esposto ai media, è già un elemento concreto; mentre l’inosservanza delle restrizioni forse non emergerebbe da quel contesto ma è tutto da verificare.

    Cosa deciderà il Vaticano è quanto si appurerà nei prossimi giorni. Emergono però alcuni dati di fatto dalla vicenda nel suo insieme. Don Inzoli è legato a un’organizzazione cattolica, CL, che rappresenta un pezzo importante di potere politico ed economico nel nord Italia in particolare ma non solo. È per questo che il sacerdote fa, in buona sostanza, come gli pare anche di fronte a un giudizio definitivo della congregazione per la dottrina della fede? Anche, certamente. Ma la realtà è che il caso di don Inzoli rischia di non essere isolato. E se già non sono molti in Italia i procedimenti aperti da tribunali vaticani contro sacerdoti accusati di abusi sessuali, (mentre aumentano quelli portati avanti dalla magistratura civile), per un malinteso senso ‘corporativo’ di cui la gerarchia ecclesiastica del nostro Paese non vuole liberarsi, c’è anche la difficoltà nel verificare che la pena venga rispettata e applicata.

    Inoltre l’episodio rivela un più generale allontanamento dal magistero del papa da parte di ambienti cattolici conservatori che, ben lungi dal fare proprio il criterio della Chiesa ‘ospedale da campo’, dell’accoglienza cioè verso tutti pur nella salvaguardia dei principi — una Chiesa non dogana burocratica ma che rispetta la complessità umana — promuovono al contrario convegni politici in cui si vogliono “curare” i gay. Per incidente questa volta nella rete è cascato un prete riconosciuto abusatore di minori dalla Santa sede, il che dicevamo suona come un “de porfundis” per l’evento in sé. E tuttavia si registra ormai uno scisma silenzioso a destra, che non esita ad appoggiarsi al centrodestra politico in Italia, ricostruendo la vecchia alleanza ancién regime dei decenni in cui la Chiesa italiana è stata guidata dal cardinale Camillo Ruini. Non è un fenomeno di massa, sembra anzi raccogliere frange estreme che si coagulano provando a rinsaldare identitarismo religioso e nazionalismo conservatore, secondo uno schema già sperimento negli anni scorsi e collaudato in Paesi come la Francia. Però il fenomeno esiste.

    C’è infine un altro aspetto della vicenda che non può essere tralasciato. E cioè una sorta di resistenza passiva della Conferenza episcopale ad ammettere la collaborazione con le autorità civili nei casi di abuso sessuale da parte del clero. Da diversi anni la Cei sta elaborando delle linee guida contro gli abusi che sono state più volte riviste e criticate dal Vaticano, il dibattito è ancora in corso.

    http://www.linkiesta.it/don-mauro-inzoli-pedofilia-intervento-vaticano

  • “Abusi su 40 minori”. L’ex uomo forte di Cl ora rischia la galera

    “Abusi su 40 minori”. L’ex uomo forte di Cl ora rischia la galera

     (Sara Nicoli) Don Inzoli, confessore di Formigoni, è stato già punito da Bergoglio che collaborerà con i Pm di Cremona.

    — Prete in Mercedes Don Mauro Inzoli, già capo del Banco alimentare di Cl —

    L’accusa, atroce, è di aver abusato nel corso di quasi una decina d’anni di 40 bambini e ragazzi affidati all’associazione Fraternità di Crema, che si occupa di minori in difficoltà e di cui era presidente. Ora la Procura di Cremona la rivolge direttamente a don Mauro Inzoli, un tempo uomo forte di Comunione e liberazione, per 15 anni presidente della Fondazione fiore all’occhiello dell’organizzazione di don Giussani, il Banco Alimentare, nonché tra i confessori più fidati di Roberto Formigoni.
    Il presule è già stato punito da papa Francesco dopo aver subìto ben due processi da parte del Tribunale Ecclesiastico, ma ora anche la giustizia terrena vuole la sua parte. E così il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, ha prima aperto un fascicolo, quindi ha chiesto notizie alla Santa Sede, attraverso una rogatoria internazionale, per acquisire testi e documenti agli atti dei processi ecclesiastici contro don Inzoli.
    La Rogatoria è arrivata in Vaticano nei giorni scorsi, ma già è stato fatto trapelare, attraverso fonti del ministero della Giustizia, che sarà dato seguito, “con ampia disponibilità” alla richiesta della magistratura cremonese; il nuovo corso di trasparenza e denuncia degli abusi inaugurato da Francesco prosegue dunque senza tentennamenti.
    D’ALTRA PARTE, lo scandalo di don Inzoli è stato reso pubblico dallo stesso vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, con un comunicato stampa e una lettera alle parrocchie della Diocesi, nelle quali si parlava espressamente dei “gravi comportamenti” di cui si era reso responsabile il confessore del governatore, a partire “dall’abuso di minori” accertato da molte testimonianze durante i processi in Vaticano.

    Una “notizia criminis”, quel comunicato, per la Procura, alla quale, tuttavia, ha deciso di rivolgersi, con un esposto, anche Franco Bordo, deputato di Sel. “Era chiaro – racconta Bordo – che la Chiesa aveva già lavato i panni sporchi in casa e che dunque era necessario sollecitare la giustizia italiana a muoversi per ottenere una condanna per un reato così pesante. Per questo ho deciso di mandare l’esposto, mettendo semplicemente in fila le frasi contenute nei documenti resi pubblici dalla Diocesi di Crema. E la Procura si è mossa”.
    Don Inzoli è stato prima sospeso a divinis, poi in appello ha ottenuto un alleggerimento della pena, ma gli è stato vietato dal Vaticano di accedere al territorio di Crema per almeno 5 anni, di dispensare sacramenti e di esercitarli in pubblico e, in ultimo, di “redimersi”. Lo scandalo, a dire il vero, è scoppiato due anni fa, per la precisione il 9 dicembre del 2012, quando il sito della Curia cremasca pubblicò la decisione del Vaticano di ridurre allo stato laicale don Inzoli, provvedimento contro il quale il sacerdote ricorse nel febbraio del 2013.

    Il 12 giugno scorso, quindi, ecco il decreto, durissimo, della Congregazioneper la Dottrina della Fede (il dicastero guidato dall’allora cardinale Ratzinger prima di diventare Papa) che, su incarico di papa Francesco, lo trasmise a Crema. Un decreto che, appunto, infliggeva la pena perpetua al presule, pur lasciandogli gli abiti talari, vietandogli anche in modo tassativo di svolgere “accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o di altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano, compresi ruoli a scopo educativo. Dopo i divieti, i doveri: “Dovrà intraprendere per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia”.
    NON C’È SOLO l’aspetto più crudo e violento dell’abuso sui minori nella vita di don Inzoli. A Milano lo chiamavano “il prete in Mercedes”.
    Sigaro in bocca, auto e ristoranti di lusso, frequentazioni politiche di peso, un uomo di potere attraverso la Fondazione Banco alimentare, l’organizzazione del Meeting di Rimini di Cl. Soprattutto tanto vicino a Roberto Formigoni. Ebbene, se il fascicolo romano d’Oltretevere non tiene conto di questi aspetti profani, l’altro fascicolo aperto dalla Procura di Cremona potrebbe ampliare la propria visione anche alla vita privata del presule, certamente vissuta e ostentata in modo ben al di sopra le possibilità di un modesto prete di campagna. Sul fronte economico gli accertamenti sono solo all’inizio.
    fonte

  • Pedofilia, il caso Don Inzoli e le reticenze della Cei

    Pedofilia, il caso Don Inzoli e le reticenze della Cei

     FRANCESCO PELOSO

    Alcune norme contenute nel Concordato consentono ai vescovi italiani di evitare di collaborare con la magistratura in casi in cui siano coinvolti sacerdoti. E le nuove norme antipedofilia della Cei sono state giudicate insufficienti dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il caso del religioso di Crema

    La ricerca della verità sugli abusi sui minori da parte del clero ha un ostacolo non indifferente nelle norme del Concordato che regola i rapporti fra Italia e Santa Sede. È in quei trattati che si può trovare qualche risposta in grado di spiegare la resistenza ecclesiale nel far chiarezza sulla lunga serie di sacerdoti accusati di pedofilia nel nostro paese. È anche vero, d’altro canto, che qualcosa sta cominciando a muoversi.

    L’ultimo caso riguarda don Mauro Inzoli, sacerdote di Crema, personalità storica di Comunione e Liberazione, fondatore e per diverso tempo presidente dell’Associazione Fraternità che si occupa appunto di sostegno ai minori. La vicenda ha fatto scalpore perché il Vaticano e la diocesi locale sono intervenuti aprendo un processo canonico che ha portato a provvedimenti fortemente restrittivi nei confronti di don Inzoli.

    Ma andiamo con ordine perché il piano locale, la diocesi di Crema, incrocia quello nazionale – cioè le misure prese dalla conferenza episcopale italiana per contrastare il fenomeno – e infine tocca in un punto decisivo dei rapporti fra Italia e Santa Sede.

    Da quando nel 2010 papa Ratzinger ha chiesto un’accelerazione sulla questione degli abusi sessuali, da parte dei vescovi italiani è stata messa in atto una strategia della lentezza in forza della quale la Cei ha faticato molto a mettere insieme le linee guida antipedofilia raccomandate a tutte le chiese locali del mondo dal Vaticano. La Congregazione per la dottrina della fede aveva inoltre espresso un invito deciso su un punto in particolare: quello della collaborazione con le autorità civili. In realtà l’ammonimento conteneva un appello di tipo etico generale a non nascondere, qualora vi fossero prove consistenti, i fatti, ad aprirsi insomma al rapporto con le autorità trovando le forme opportune.

    Ma le norme antipedofilia dei vescovi italiani proprio su questo punto inciampano. La loro faticosa elaborazione è cominciata nel 2011, sottoposte al giudizio del Vaticano, sono state respinte nel 2013 dell’ex Sant’Uffizio perché troppo evasive proprio sul punto relativo alla denuncia dei chierici alle autorità civili. La Cei le ha riscritte e ora attende una seconda valutazione da parte della Congregazione per la dottrina della fede. Nel frattempo però papa Francesco ha insediato un nuovo organismo la ‘pontificia commissione per la tutela dei minori’, la quale, secondo indiscrezioni, avrebbe già giudicato ancora “insufficienti” le linee guida della Chiesa italiana, un parere che peserà nel giudizio finale della Congregazione per la dottrina della fede.

    E qui s’inserisce il problema-Concordato che pone forti limiti alla collaborazione dei vescovi con la magistratura. Nel testo del 1984 firmato da Bettino Craxi e dal cardinal Casaroli, si legge infatti all’articolo 4: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. Formulazione tanto generica quanto estesa; non a caso alla norma concordataria si fa esplicito riferimento nelle famose linee guida antipedofilia della Cei per sostenere che: “I vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero”. Lo stesso codice di procedura penale italiano, infine, stabilisce che non ci può essere obbligo a deporre per “i ministri di confessioni religiosi”.

    A questo punto la Cei ha fatto però filotto e ha precisato, nel testo antipedofilia si badi, che “eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si ricorda “l’inviolabilità dell’archivio del vescovo” infine si fa comunque presente che il vescovo, non essendo pubblico ufficiale, non ha l’obbligo di denuncia, salvo, si chiosa in un inciso, “il dovere morale di contribuire al bene comune”. Il tema del Concordato italiano, quale limite per le indagini di pedofilia che coinvolgo sacerdoti, è stato sollevato dall’Onu nelle recenti audizioni della Santa Sede davanti al comitato per la tutela dei diritti del fanciullo.

    Ma torniamo a Crema e al caso di don Inzoli. Il processo canonico aveva dato un primo risultato nel 2012: dimissione dallo stato clericale, cioè spretato. Don Inzoli però ha fatto ricorso alla Congregazione per la dottrina della fede e qui la sorpresa: la diocesi di Crema spiega infatti che la pena è stata commutata in una “vita di preghiera e riservatezza”; il sacerdote dovrà restare lontano da tutti, non potrà dire messa, predicare, svolgere attività pubblica, tantomeno di accompagnamento ai minori, non potrà entrare nella diocesi di Crema e dovrà sottoporsi a 5 anni di psicoterapia.

    Punizione e misericordia, spiega il vescovo Oscar Cantoni, tuttavia brutalmente dobbiamo osservare: dalla riduzione allo stato laicale voluta da Benedetto XVI si è passati a una ritirata perpetua in convento secondo quanto stabilito da papa Francesco. La Chiesa ovviamente è libera di adottare i suoi criteri, che possono avere un senso o essere criticati, tuttavia non è chiaro in questa vicenda perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, né gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di dover comunicare i fatti all’autorità giudiziaria.

    D’altro canto stupisce l’immobilismo dell’autorità giudiziaria che poteva aprire autonomamente un procedimento una volta appresa la notizia del reato. Fra le novità importanti, frutto del clima diverso che vive la Chiesa, c’è l’ammissione pubblica dei fatti; la pena, si spiega, è stata comminata in modo perpetuo “in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori”. E questa chiarezza messa on line è già di per sé una novità. A denunciare la vicenda alla Procura della Repubblica di Cremona ci ha pensato poi il deputato di Sel Franco Bordo mentre il sindaco, Stefania Bonaldi, ha avviato indagini sulle strutture gestite dal sacerdote che dovevano occuparsi di minori. Una volta tanto la politica è arrivata prima della magistratura.

    http://www.pagina99.it/news/societa/6281/Pedofilia–il-caso-Don-Inzoli.html

  • PEDOFILIA, PAPA FRANCESCO PERDONA MONS. MAURO INZOLI. RESTERÀ PRETE IL DISCEPOLO DI DON GIUSSANI, IL SANT’UFFIZIO L’AVEVA SPRETATO, MA IL PAPA SE NE FREGA DELLE VITTIME DELL’EX PRESIDENTE BANCO ALIMENTARE

    PEDOFILIA, PAPA FRANCESCO PERDONA MONS. MAURO INZOLI. RESTERÀ PRETE IL DISCEPOLO DI DON GIUSSANI, IL SANT’UFFIZIO L’AVEVA SPRETATO, MA IL PAPA SE NE FREGA DELLE VITTIME DELL’EX PRESIDENTE BANCO ALIMENTARE

    CREMA – Riconosciuti gli abusi sui minori, la Coingregazione per la dottrina della fede ha emanato il Decreto definitivo sul caso di don Mauro Inzoli.

    “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente”.

    Per il sacerdote cremasco sono stati inoltre disposte altre restrizioni, soprattutto in merito ad eventuali contatti con minorenni. In caso di mancata osservanza, don Inzoli verrà ridotto allo stato laicale. “Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

     

  • L’On Bordo (Sel) va in procura per denunciare il comportamento di don Inzoli.

    L’On Bordo (Sel) va in procura per denunciare il comportamento di don Inzoli.

    La Congregazione della fede infatti ha riconosciuti gli abusi sui minori ad opera di don Mauro Inzoli

    Si legge nella sua nota alla stampa: “Sono un Parlamentare della Repubblica ed è uno dei miei compiti agire perché la legalità e l’uguaglianza di fronte alla legge siano sempre affermate e praticate. Per questo motivo e sollecitato oltre che dalle numerose richieste dei cittadini della nostra sbigottita comunità anche dalla lettera del Vescovo Cantoni che con estrema trasparenza e chiarezza ha comunicato i gravissimi atti di cui, il Tribunale Ecclesiastico, ha ritenuto Mauro Inzoli responsabile in via definitiva, ho deciso che nella mattinata di lunedì 30 giugno p.v. mi recherò presso la Procura di Cremona per depositare un esposto in merito alla vicenda. E’ il momento, finalmente, che anche la Magistratura Italiana azioni gli strumenti legali per fare chiarezza, ed eventualmente perseguire, su tali atti”.

    La Congregazione della fede infatti ha riconosciuti gli abusi sui minori ad opera di don Mauro Inzoli. “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.”

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

    http://www.welfarenetwork.it/l-on-bordo-sel-va-in-procura-per-denunciare-il-comportamento-di-don-inzoli-20140629/