Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    di Marinella Puleo – La pedofilia nella Chiesa è un sistema che continua a esistere perché combina ancora oggi potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Le inchieste più recenti lo dimostrano.

    In Francia, la Commissione Sauvé ha pubblicato nel 2021 un rapporto che parla di 216.000 vittime di membri del clero dal 1950 a oggi, e 330.000 se si includono educatori laici legati alla Chiesa.

    In Germania, lo studio MHG del 2019 ha identificato 1.670 sacerdoti abusanti e oltre 3.600 vittime, e ha concluso che i meccanismi di copertura sono ancora attivi. In Australia, la Royal Commission ha rilevato che il 7% dei sacerdoti è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, e ha dichiarato che la struttura ecclesiastica continua a essere “intrinsecamente inadatta a proteggere i minori”.

    Negli Stati Uniti, il John Jay Report ha identificato circa il 4% dei sacerdoti coinvolti in casi di abuso, e le diocesi americane pubblicano ancora oggi liste aggiornate di preti “credibilmente accusati”.

    La psicologia spiega perché questo fenomeno continua. Il sacerdote rimane una figura percepita come moralmente superiore, intoccabile, investita di un’autorità che paralizza la capacità della vittima di riconoscere l’abuso e della comunità di accettare che possa essere avvenuto. Questo meccanismo, chiamato autorità carismatica, non è scomparso: è ancora il pilastro della relazione tra clero e fedeli. Il celibato obbligatorio continua a creare uomini isolati, privi di relazioni adulte significative, con un’identità completamente fusa nel ruolo. Quando l’identità personale si riduce al ruolo sacro, la psiche può deviare, e lo fa in un ambiente dove la supervisione è minima e la fiducia è totale.

    La Chiesa continua a garantire ai sacerdoti un accesso privilegiato ai minori: oratori, catechismo, gruppi giovanili, scuole religiose. In criminologia questo si chiama ambiente ad alta opportunità, e non è cambiato. Gli abusanti clericali mostrano ancora oggi le stesse distorsioni cognitive documentate dagli psicologi forensi: minimizzazione del danno, razionalizzazione morale, spostamento della responsabilità, attribuzione esterna. Ma la distorsione più devastante rimane la stessa: la convinzione che non ci saranno conseguenze reali. E infatti, nonostante le linee guida, molti casi vengono ancora gestiti internamente, con trasferimenti, silenzi e trattative private.

    La Commissione Sauvé ha scritto che la Chiesa francese ha mostrato “una crudeltà istituzionale sistemica” e la Royal Commission australiana ha dichiarato che la Chiesa “continua a privilegiare la propria reputazione rispetto alla sicurezza dei minori”.

    Un bambino abusato da un sacerdote oggi vive la stessa doppia prigione psicologica di ieri: non può opporsi all’autorità religiosa e non può denunciare senza temere di distruggere la famiglia, la comunità, la fede dei genitori.

    Questa paralisi morale non è un fenomeno storico: è una dinamica attuale, che continua a rendere l’abuso indicibile e quindi riproducibile.

    Quando metti insieme potere sacro, isolamento emotivo, accesso ai minori, impunità, sacralizzazione dell’autorità e cultura del silenzio, ottieni una struttura che non ha smesso di funzionare. Non genera il pedofilo, ma lo protegge, lo amplifica e lo rende invisibile.

    I numeri delle commissioni internazionali dimostrano che questa struttura è attuale e difficile da scardinare.


    Quanti sono i casi in Italia?

    Qui il dato italiano dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Osservatorio permanente sui crimini sessuali del clero

  • Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu rintracciato a Genova nel 2017 a seguito di diverse denunce arrivate alla Rete L’ABUSO da alcuni seminaristi argentini, rimasti sue vittime.

    Come documentammo già all’epoca, era nascosto in una chiesa del quartiere Dinegro, dove dopo essere stato allontanato dall’Argentina e nascosto prima in Spagna e poi in Francia, fu accolto nella diocesi dell’allora presidente della CEI Angelo Bagnasco. (altro…)

  • Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    In Europa si sta replicando quanto è già accaduto a partire dal 2000 negli Stati Uniti, dove abbiamo visto fallire a decine intere diocesi costrette dai tribunali a risarcire le vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

    Se pure al momento in Europa (Italia a parte) i danni economici sono meno gravi di quelli che la Chiesa ha subito negli Stati Uniti, al momento la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda hanno iniziato ad avviare risarcimenti economici alle vittime.

    L’Italia detiene il 43% dei sacerdoti di tutta Europa, il 12,7% nel mondo (dato dell’Osservatorio permanente a cura di Mark Vincent Healy) e il danno economico nella sola Italia è consistente quasi quanto quello che la Chiesa ha subito in Europa. Se pure le cifre dei risarcimenti dati in Europa siano irrisorie confronto a quelle costrette dai tribunali in USA, parliamo di una media di 60.000€ a vittima, Italia esclusa una bella cifra in totale.

    Per fare un esempio, l’Italia che oggi conta di fatto un totale di casi censiti dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO (28 giugno 2026) pari a 1.178 casi (ovvero il 3,80% escluso l’indotto laico) con un numero di vittime censito pari a 4.761 vittime sopravvissute. In soldoni varrebbe a dire risarcimenti per un totale solo in Italia pari a 285.660.000 di euro. Una cifra di certo non indifferente, calcolando che il dato del nostro osservatorio è in grave difetto rispetto a quello che produrrebbe una commissione governativa indipendente. Oggi l’Italia è un’autentica bomba pronta ad esplodere dentro la Chiesa.

    Di pochi giorni fa la notizia già anticipata dall’UE dopo la petizione n. 0354/2023 che la Rete L’ABUSO ha depositato il 13 dicembre del 2023, che la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’aggiornamento delle norme penali in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori.

    Le norme riviste copriranno un maggior numero di reati, prevederanno pene più severe e garantiranno un’azione penale più efficace, anche attraverso l’allungamento dei termini di prescrizione.

    Un “Grosso guaio in Vaticano”, il quale da un po’ di tempo tuttavia ha già messo le mani avanti, cosciente che le connivenze col governo italiano non avrebbero potuto fare più di tanto di fronte alla direttiva UE, quindi l’unica soluzione è quella di intervenire dentro le istituzioni dello Stato, per ritardare e penalizzare più possibile la ratifica della norma UE.

    Esattamente come accadde alla ratifica della Carta di Lanzarote che, grazie alle “distrazioni” del legislatore, in Italia è praticamente inutile. In quel caso riuscirono, a differenza del resto d’Europa, a sollevare dall’esibizione del cosiddetto certificato anti pedofilia l’intera categoria del volontariato, a cui guarda caso la Chiesa appartiene.

    Ma questo non è il solo handicap: il certificato anti pedofilia per funzionare necessita che l’obbligo di denuncia sia applicato a tutti i cittadini. Cosa che invece in Italia è limitato solo ai pubblici ufficiali, penalizzando così questa norma che in realtà sarebbe molto efficace in quanto vieta a chi già pregiudicato per reati sessuali di poter tornare a lavorare con i minori.

    La storpiatura concessa invece dal legislatore non solo permette che i sacerdoti pregiudicati per reati sessuali, scontata la condanna, tornino a contatto con i minori, ma fa sì che in Italia, non solo la Chiesa ma l’intera categoria del volontariato diventi rifugio sicuro per i pedofili.

    Un grosso rischio in Italia in quanto la nuova norma che UE si appresta a inserire, si muove ed ha efficacia qualora le precedenti norme siano state correttamente ratificate. Nel caso italiano è disastrosa, vediamo perché.

    I punti che l’Italia si appresta a valutare sono i seguenti.

    1. “Un canale sicuro e indipendente attraverso il quale i bambini, compresi quelli con disabilità, possano denunciare gli abusi subiti proprio all’interno delle istituzioni deputate a proteggerli.”

    In assenza di un obbligo generalizzato di denuncia per tutti i cittadini, e quindi della possibilità che siano gli adulti a segnalare gli abusi subiti dai minori, questo obiettivo incontra un ostacolo insormontabile. Un bambino, infatti, spesso non è nelle condizioni di comprendere pienamente l’abuso subito, né tantomeno di denunciarlo autonomamente.

    Il fatto che oggi il Governo italiano continui a consentire alla Chiesa di gestire internamente i casi di abuso che si verificano al proprio interno equivale, in sostanza, ad affidare il controllo al soggetto stesso che dovrebbe essere sottoposto a verifica: è come mettere Dracula all’Avis.

    1. “Standard nazionali di supervisione, affinché una persona o un luogo già condannati non possano continuare ad accogliere bambini.”

    Anche questo obiettivo risulta compromesso dalla mancanza di un obbligo di denuncia. Se i reati non vengono denunciati, il responsabile difficilmente sarà processato e condannato; di conseguenza, non entrerà nei registri previsti dalla normativa a tutela dei minori. Ne deriva che il sistema di controllo risulta, nella maggior parte dei casi, inapplicabile.

    1. “Un meccanismo nazionale per riconoscere e risarcire le vittime del passato, indipendentemente dai limiti temporali previsti dalla legge, come hanno già fatto Svizzera, Spagna e Francia.”

    Vale la medesima considerazione. Senza una denuncia, un procedimento giudiziario e una sentenza definitiva di condanna, sarà estremamente difficile per una vittima vedere riconosciuto e dimostrare il proprio status di sopravvissuto agli abusi, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano del riconoscimento e dell’eventuale riparazione.

    1. “Un’inchiesta nazionale per dare finalmente al Paese la verità che ancora manca: quanti bambini vengono abusati all’interno delle sue istituzioni.”

    Questo è, probabilmente, il punto più preoccupante, perché rischia di vanificare quanto già realizzato in molti Paesi europei attraverso commissioni d’inchiesta realmente indipendenti.

    Un’inchiesta nazionale affidata a uno Stato che, fino ad oggi, ha mostrato una sostanziale connivenza con il clero difficilmente potrebbe essere considerata indipendente. Al contrario, rischierebbe di cancellare, con un solo atto, il passato e le responsabilità non soltanto della Chiesa, ma anche dello Stato italiano.

    L’Italia è infatti l’unico Paese europeo che, nonostante i ripetuti richiami degli organismi sovranazionali per la violazione di convenzioni internazionali, come la Convenzione di Lanzarote e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, continua a non adottare interventi adeguati. Già nel 2019 le Nazioni Unite avevano evidenziato le gravi carenze del sistema italiano; nel marzo scorso l’ONU è tornata a richiamare il Governo italiano, chiedendo nuovamente conto del mancato rispetto degli obblighi assunti in materia di tutela dei minori.

    Nel 2019 l’ONU, a seguito di una istanza della Rete L’ABUSO, non a caso chiedeva all’Italia di:

    (21) Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Ad oggi nulla di quanto raccomandava l’ONU già nel 2019 è stato attuato dal Governo italiano.

    La Rete L’ABUSO ha scoperto quanto sta attualmente accadendo proprio all’interno del governo, grazie a personaggi facoltosi che tuttavia millantano crediti che non hanno e che verosimilmente si stanno muovendo nelle retrovie vaticane che li ha “assunti”.

  • L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    Seppure l’associazione ECA Global non fornisca in alcun modo servizi o supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, veicolandosi nei paesi grazie al lavoro delle realtà locali, la Rete L’ABUSO, nel 2019 aveva da subito aderito entusiasta al progetto di ECA che aveva come obbiettivo quello di unire le realtà associative dei vari paesi, creando così una forza rappresentativa a livello globale.

    All’epoca il manifesto di ECA Global recitava “Ending Clergy Abuse (ECA): Rete mondiale di attivisti e vittime che si batte per tutelare i minori e costringere la Chiesa a porre fine agli abusi clericali“.

    Da oggi però l’Italia congela temporaneamente qualunque rappresentanza ECA, fino a che questa non renderà conto del grave episodio accaduto lo scorso 16 giugno che aveva costretto l’unica associazione che in Italia rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, a prendere le doverose distanze da una iniziativa inopportuna e peraltro mai comunicata, che ha di fatto offeso i sopravvissuti italiani, già provati da una situazione impari rispetto all’Europa e al mondo che al momento, malgrado le nostre molteplici richieste, ECA Global,  malgrado ammetta l’imperdonabile errore, non sembra tuttavia in grado di saper fornire alcuna giustificazione.

    Nel tardo pomeriggio di martedì 16 giugno, alcune testate giornalistiche che avevano invano cercato di contattare ECA, si sono rivolte direttamente alla Rete L’ABUSO chiedendo informazioni su un incontro che sarebbe avvenuto a Roma nei giorni di lunedì 15 e martedì 16 c.m. di cui la Rete L’ABUSO non è mai stata informata trovandosi indebitamente coinvolta.

    Scopriamo così,  attraverso un comunicato stampa ufficiale e congiunto che porta i loghi di ECA Global e della Pontificia Commissione tutela minori (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) che l’associazione americana lodando l’incontro con la Pontificia Commissione tutela minori dal quale ha escluso i rappresentanti italiani, lodava un dialogo e il rafforzamento che la chiesa a detta di ECA avrebbe apportato in materia di abusi sessuali a danno di minori.

    Notizia totalmente falsa e inopportuna per quanto riguarda l’Italia, che ad oggi, vede la stessa Commissione Pontificia rifiutare addirittura di riconoscere i sopravvissuti nel Paese.

    L’Italia infatti, non solo è l’unico Paese in Europa che attualmente, malgrado gli impegni assunti, lamenta la totale assenza del Governo italiano, al quale, già nel 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, lamentava la mancata applicazione della Convenzione per i diritti dell’infanzia e che nel marzo di quest’anno torna per la seconda volta, a chiedere conto al Governo italiano, il quale dovrà rispondere della disapplicazione della Convenzione entro il 2027.

    Italia che vede la stessa chiesa attualmente totalmente disimpegnata sul territorio nell’applicazione delle sue stesse direttive a contrasto della pedofilia nel clero.

    I molteplici casi noti a tutti nella penisola partono da quello vescovo di Enna Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgaro, oggi entrambi sotto processo da parte della giustizia per avere mentito ai giudici italiani nel tentativo di coprire don Giuseppe Rugolo, condannato in via definitiva per abusi sessuali a danno di tre minori. Caso che malgrado la conclamata situazione vede la chiesa italiana disapplicare totalmente le proprie norme in tutela dei minori e di coloro che insabbiano, di fatto lasciando i due prelati tutt’ora al loro posto.

    Situazione che oltre a suscitare le ire di Antonio Messina, vittima di don Rugolo che ECA ben conosce e che più volte ha chiesto giustizia a Papa Leone, sempre nella stessa diocesi, pochi giorni fa la condanna di un catechista a 9 anni, mai rimosso, mentre le famiglie delle vittime chiedono invano conto e interventi alla chiesa che però tace.

    Tra i molteplici casi arrivati agli onori della cronaca italiana citiamo quello di pochi giorni fa che riguarda Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, paradossalmente ed in barba allo stesso Motu proprio, è stato rieletto provinciale.

    Sul versante delle vittime e dei mancati soccorsi promessi dalla chiesa, il dato che si rileva sul territorio italiano, a distanza di quattro anni dall’apertura degli sportelli diocesani per le vittime, è catastrofico.

    I casi denunciati all’associazione italiana vedono nel 2025 (dato che l’Osservatorio della Rete L’ABUSO prevede riconfermato nel 2026) raddoppiate le denunce e le vittime che ingenuamente si sono rivolte agli sportelli, ridotte ad un ulteriore trauma, questa volta dovuto alla rivittimizzazione causata dalla riesumazione del trauma prodotta dall’essersi sottoposti agli interrogatori previsti dagli sportelli diocesani e all’inconcludenza della chiesa italiana che, praticamente in quasi tutti i casi, ha lasciato i responsabili degli abusi al loro posto, provocando così ulteriore frustrazione e ulteriore trauma nelle vittime.

    Situazione che ECA global ben conosce e che abbiamo ricordato chiedendo spiegazioni di quanto tristemente accaduto pochi giorni fa, a nostra totale insaputa. Per questi motivi si chiede doverosamente conto a ECA Global dello sciagurato ed inspiegabile gesto, non che delle ridicole dichiarazioni che ECA ha rilasciato congiuntamente alla Pontificia Commissione alla quale invece, avrebbe dovuto chiedere conto di questa grave situazione.

    Il gruppo americano, a sei giorni dall’accaduto, sembra incapace di dare spiegazioni ai sopravvissuti e alla stessa Rete L’ABUSO e comunica che nelle prossime settimane è disposto a riunirsi in un incontro con la Rete, tuttavia al momento non ha ancora fissato una data.

    Per questi motivi Rete L’ABUSO è attualmente costretta non solo a prendere le distanze ma a disconoscere qualunque azione da parte di ECA Global in rappresentanza dell’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

    e

    Co founder di ECA Global

  • L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    Il merito e l’impegno sociale, collettivo, concetti che troviamo oltre che nella Costituzione della Repubblica, spesso anche sulla bocca di tutti coloro che a proprio comodo li utilizzano. Poi però li smontano in un nanosecondo quando, come accade in Liguria (dove la Rete L’ABUSO ha sede), dove sedicenti classifiche giornalistiche che negli obbiettivi dovrebbero raccontare la vita, l’operato e l’impegno sociale delle ONG locali, si “dimenticano” di alcune realtà…

    Siamo una realtà scomoda, in Italia, dove l’argomento resta a tutti i livelli della massima “ostilità”. Non a caso Rete L’ABUSO ha tutti i suoi servizi web fuori dall’Europa, dove, come molti ricorderanno, fummo letteralmente perseguitati dai legali della chiesa che, ai nostri rifiuti di rimuovere articoli trovarono come strategia quella di diffidare il provider che ci ospitava. Trovammo come soluzione quella di uscire dall’Unione Europea dove, con la scusa dell’oblio, oggi molti riescono a far scomparire dal web il proprio scomodo passato.

    Per fortuna l’AI si dimostra più onesta e indipendente, tanto da stupire anche noi che, dopo aver aggiornato alle linee guida di GOOGLE il nostro Portale scopriamo di esser la prima fonte in Italia e in Europa, in materia di abusi sessuali da parte delle confessioni religiose.

    Se provate a fare la domanda anche più generica nella ricerca GOOGLE, per esempio solamente “preti pedofili” otterrete come fonte Rete L’ABUSO. Inutile dire che con domande generiche ma più specifiche come “vittime preti pedofili” o come “quanti sono i preti pedofili”, la fonte principale resta la Rete L’ABUSO.

    Cosa che certo da un lato ci fa onore, dall’altro invece preoccupa in quanto non solo superiamo in modo anomalo gli organi di informazione, ma persino quelli governativi ed ecclesiastici che, oltre ad apparire negli ultimi risultati, su molte domande neppure appaiono…

    Tra le novità del nostro Portale noterete già dal menù principale sei diverse colorazioni delle icone già prè esistenti.Immagine 2026 05 25 201919

     

    Il rosso che rappresenta la Rete L’ABUSO, il viola che rappresenta “Il Punto” ovvero le inchieste, i dossier, le analisi dei casi e tanto altro materiale documentato con l’aiuto dei sopravvissuti, dall’Associazione.

    Il giallo che rappresenta il Coordinamento dei familiari delle vittime, il blu che invece rappresenta l’Osservatorio permanente, il marrone che rappresenta le Notizie tematiche e la cronaca, ed in fine il verde che rappresenta i vari Servizi del Portale.

    Una differenziazione che è la risposta alle critiche per la difficoltà di reperire il materiale all’interno del Portale. Sono decine di migliaia i contenuti del nostro Portale e spesso anche noi, pur sapendo di avere quel che cerchiamo, incontriamo difficoltà nel reperirlo.

    Da qui l’idea di separare con dei colori le categorie principali del portale, in modo di riuscire ad orientarsi meglio nelle migliaia di contenuti.

    …Ma ancora una novità!

    Immagine 2026 05 25 201739Live Search da oggi è implementato anche nella ricerca interna del Portale.

    Qui ricordiamo doverosamente che il Portale ha due distinti motori di ricerca, il Live Search (Qui) legato al database iCODIS e la ricerca interna al sito, ovvero i contenuti.

    È qui che abbiamo implementato la ricerca live, uno strumento che permette all’utente, digitando almeno tre sillabe di ciò che cerca, di ottenere una anteprima in tempo reale dei primi 10 risultati.

    Questo aiuta l’utente nell’orientamento del risultato di ricerca che otterrà.

    Una volta ottenuta l’anteprima dei risultati di interesse (senza dare invio), dando semplicemente “invio” dalla tastiera, il motore di ricerca interno restituirà una o più pagine con tutti i risultati del Portale.

    Rivisto anche il pannello “Account utente”, completamente ridisegnato dove oggi troverai tutti i tuoi dati, gli abbonamenti e lo storico del tuo account in un’unica pagina.

    Cerchiamo sempre di migliorare.

    Grazie per la vostra dedizione!

  • La Garante Pugligheddu non mente, i dati coincidono con il dato fornito da CEI

    La Garante Pugligheddu non mente, i dati coincidono con il dato fornito da CEI

    In riferimento alla vicenda che vede coinvolta la Garante sarda, la Rete L’ABUSO esprime anzitutto la sua solidarietà e vicinanza a Carla Pugligheddu il cui impegno nella tutela dei minori è sempre stato più che lodevole. Tra i venti Garanti per i diritti dell’infanzia che “manteniamo” in Italia, solo due risposero al nostro report, Pugligheddu è una di queste.

    Meno lodevole e misogina a nostro avviso, la modalità con cui la chiesa si è rivolta alla Garante contestando un dato che evidentemente poco importava, tanto che se ne accorgono mesi dopo.

    Con un comunicato affidato all’agenzia ANSA la chiesa sarda attacca la Garante sostenendo che il dato fornito dal nostro Osservatorio permanente, che la Garante ha poi esposto, sia a loro dire privo di qualunque fondamento.

    Rassicurano l’impegno della chiesa in materia ribadendo “che tutte le Diocesi si sono dotate di un Servizio diocesano o inter-diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, avvalendosi di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali.”

    Affermazione discutibile in quanto non è vero che tutte le diocesi sono dotate di un sevizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. In realtà solo 130 diocesi su 226 sono dotate di tale servizio.

    Ignorato anche quanto emerso lo scorso 24 febbraio, quando il nostro Osservatorio ha presentato il report sull’efficienza di questi 130 sportelli di cui la Rete L’ABUSO ne ha analizzato un ampio campione, 30 su 130, dal quale è emerso che a poco serve avvalersi “di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali” quando poi la chiesa reinserisce o addirittura non ha mai rimosso chi viene denunciato in questi sportelli dalle stesse vittime.

    Premesso che a nostro avviso la chiesa anziché andare all’ANSA contestando la Garante, avrebbe forse dovuto prima chiedere a lei spiegazioni, che non solo avrebbero chiarito l’equivoco, ma avrebbero evitato un attacco misogino ed irrispettoso verso le Istituzioni e verso la stessa Garante.

    In realtà emerge un refuso sul dato temporale riportato nei testi (2020/2025) che risulta esattamente censito dall’Osservatorio nell’arco temporale 2000/2025, che purtroppo non cambia la sostanza nel merito del fenomeno denunciato dalla Garante essendo i dati della regione Sardegna coincidenti con quelli dell’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso.

    Refuso che se civilmente la chiesa avesse fatto notare alla Garante, siamo certi sarebbe stata la prima a scusarsi e rettificare.

  • Sette, Ascari (M5S): vuoto normativo grave, serve reato di manipolazione mentale

    Sette, Ascari (M5S): vuoto normativo grave, serve reato di manipolazione mentale

    Roma, 27 feb. – “C’è un vuoto normativo sul fenomeno criminale delle organizzazioni settarie. Mancano i dati e manca un reato che copra ciò che è rimasto scoperto dopo l’abrogazione del plagio nel 1981”.

    Lo ha detto Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, a margine della conferenza stampa di ieri alla Camera per la presentazione del “Primo manuale di criminologia del fenomeno settario”. Ascari ha denunciato l’assenza di un monitoraggio aggiornato sul fenomeno: “C’è un osservatorio al Ministero dell’Interno che è fermo al 1998.

    Sono 27 anni che non abbiamo dati attuali sul numero esatto della presenza delle organizzazioni settarie”. Un quadro che, secondo la parlamentare, rende più difficile contrastare condotte che “non si sono esaurite, ma si sono evolute”, anche attraverso modalità di adescamento sempre più sofisticate, soprattutto verso i più giovani, “attraverso la rete e i social”.

    Per la deputata pentastellata, l’abrogazione del reato di plagio nel 1981 ha lasciato un vuoto che non è mai stato colmato: “Manca proprio un reato di manipolazione mentale”. Da qui l’iniziativa legislativa già depositata che prevede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle organizzazioni settarie, con l’obiettivo di ascoltare esperti, operatori, vittime e familiari.

    Ascari ha inoltre chiesto un’indagine conoscitiva in commissione Giustizia, annunciando che “il presidente ha detto che la farà partire”. A confermare l’esistenza di un vuoto normativo sul tema, ha ricordato la deputata, è stato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in Aula, rispondendo a una sua interrogazione, ha riconosciuto la necessità di intervenire.

    “Non bisogna più perdere tempo – ha concluso – ma iniziare concretamente a lavorare per colmare questo vuoto”.
    (PO / Sis)

    (© 9Colonne – citare la fonte)

  • Abusi nella chiesa finiti in prescrizione: «Ho denunciato affinché non accada ad altri minori»

    Abusi nella chiesa finiti in prescrizione: «Ho denunciato affinché non accada ad altri minori»

    «Avevo dieci anni quando per la prima volta un prete mi ha baciato e toccato». Queste le parole di Christian, l’uomo che ha deciso di raccontare la violenza che ha subìto quando era un bambino. Oggi è un adulto, parla con la voce bassa, quasi a non volerle risentire le parole che dice. È una vittima di abusi che la Chiesa ha deciso di non tutelare. La vittima, nel 2024, ha denunciato allo sportello di ascolto della diocesi di Bolzano che frequenta sin da quando è bambino. Poco dopo quel colloquio in diocesi, viene convocato in Questura a Bolzano. «Così scopre che all’insaputa sua e del suo legale, malgrado la palesata prescrizione del caso, la Diocesi aveva fatto un esposto, che puntualmente verrà poi archiviato per prescrizione», spiega Francesco Zanardi che per primo ha raccolto la testimonianza della vittima grazie alla Rete L’Abuso, osservatorio di cui è fondatore, in quanto vittima a sua volta di abusi commessi da membri del clero.

    «Nelle indagini viene ascoltata anche la Diocesi che dirà esplicitamente che padre Unterhofer, il sacerdote accusato dalla vittima, è uno dei buoni e che questo è il primo avviso che riceve». In realtà la vittima fornì altri due nominativi comprese le loro testimonianze scritte e firmate riguardo le loro esperienze con lo stesso sacerdote alla diocesi che non sono stati sentiti.

    In Italia, soltanto in due casi la giustizia canonica ha riconosciuto formalmente la responsabilità dell’abusante. La vittima, per oltre trent’anni ha tenuto dentro il suo segreto.

    Un bambino molestato da un prete prima, un adulto che ha imparato a sopravvivere fino al momento in cui ha deciso di scrivere tutto. Il suo racconto è lo specchio di un sistema che spesso ha scelto il silenzio al posto della giustizia. La procedura canonica infatti segue un percorso parallelo rispetto a quella ordinaria, con finalità differenti. È un procedimento interno alla Chiesa, gestito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e può concludersi con sanzioni che vanno dalla sospensione ad un massimo che è la riduzione allo stato laicale.

    Ma raramente, in Italia, questi procedimenti arrivano a una decisione definitiva. Nella maggior parte dei casi, i fascicoli vengono archiviati, o restano fermi per anni. E le vittime, spesso, non ricevono neppure una comunicazione formale. Nell’attuale caso, ancora oggi, il sacerdote indicato come responsabile esercita il ministero in una parrocchia altoatesina con più di ventimila abitanti. «Mi hanno proposto un risarcimento economico ma ho detto di no», racconta. «Prima si protegge chi è più fragile, poi si parla di soldi».

    Alle nostre domande sul caso specifico, il vicario generale della diocesi di Bolzano, Eugen Runggaldier ha risposto di fatto sottolineando la mancanza di prove sul caso. «La diocesi informò la procura, la quale avviò indagini nei confronti del sacerdote per verificare se, al momento, esistesse un pericolo per minori. Le indagini durarono diversi mesi. Furono archiviate dalla procura perché non emersero comportamenti inadeguati. Per questo motivo il sacerdote rimase in servizio.

    Il vicario generale dispose comunque un’indagine preliminare. Al termine di essa, il vescovo incaricò il vicario giudiziale di inviare il caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano. Da lì, ormai passati un anno e mezzo, non è ancora pervenuta alcuna comunicazione ufficiale».

    In realtà nel decreto di archiviazione si legge: prescrizione. «La procura voleva procedere per fondatezza tanto che mi ha interpellato ma per prescrizione non ha potuto», spiega la vittima.

    Delle migliaia di segnalazioni di presunti abusi commessi da religiosi in Italia meno di una su dieci è arrivata a un’indagine canonica formale, e solo una manciata a un provvedimento conclusivo. «Avevo poco più di dieci anni quando tutto è cominciato.

    L’uomo che avrebbe dovuto essere una guida spirituale per me, un punto di riferimento per la comunità, un amico della mia famiglia, divenne invece la fonte di un trauma che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Lui mi trattava come un prescelto, diceva che tra noi non eravamo in due, ma in tre: io, lui e Dio. Diceva che tutto quello che facevamo era voluto da un’istanza più alta, che era un segreto tra noi e Dio. A undici anni gli credevo ciecamente».

    All’inizio erano gesti ambigui, attenzioni particolari, parole gentili. Poi arrivarono i contatti fisici, sempre più invadenti. «Quando veniva a trovarci a casa, toccava sempre a me riaccompagnarlo alla porta dell’uscita, al piano di sotto. Era una forma di gentilezza che i miei genitori mostravano nei suoi confronti. Fu in quella circostanza che subii il primo abuso. Davanti alla porta, sotto la rampa delle scale, mi ha baciato, non come un prete bacia un bambino, ma come un adulto. Mi ha stretto con forza e mi ha toccato, dappertutto. Io ero paralizzato, non capivo. Avevo paura ma anche vergogna. Sapevo, sopra ogni cosa, che mai nessuno mi avrebbe creduto».

    La situazione andò avanti per quasi due anni. D’estate, Christian veniva mandato dai genitori a trascorrere le vacanze in montagna, lavorando su un tipico maso altoatesino lontano da casa ma il sacerdote lo raggiungeva anche lì. «Trovava sempre un modo per presentarsi, per inventarsi una scusa. Più volte mi ha fatto salire in macchina e tutto è ricominciato». Non ci fu mai un rapporto sessuale completo, ma quelle molestie furono ripetute, costanti, distruttive. «Forse è anche per questo che sono ancora vivo. Ma non significa che non mi abbia distrutto dentro».

    Per gran parte della sua vita, Christian non ha raccontato niente a nessuno. «Provavo vergogna e paura. A volte da adulto, trovandomi i miei figli accanto mi sono chiesto come ci si può comportare così nei confronti di un bambino? Come si diventa un mostro? Ti fai mille domande. Come lo spieghi a tua moglie, che ancora oggi non conosce i dettagli sui fatti?».

    Solo di recente, dopo un lungo periodo di crisi psicologica è riuscito a scrivere tutto. «Ho scritto a mano su decine di fogli bianchi». Quel documento è oggi agli atti della giustizia. «Voglio che nessun altro subisca quello che ho passato io», conclude la vittima. Dice che sta ancora «pulendo», come chi vuole ripulire una stanza in ogni angolo. «Voglio pulire a fondo e chiudere bene, per non doverci tornare mai più.

    Per questo ho parlato, perché non accada ancora ad altri minori». Nel 2023, la Conferenza Episcopale italiana ha pubblicato un primo report interno sugli abusi ma limitato ai casi segnalati dal 2000 in poi e raccolti dai Centri di ascolto diocesani: 89 casi in tutto. Un numero giudicato da molte associazioni «non rappresentativo», perché non include le denunce anteriori né quelle gestite direttamente dal Vaticano.

    Nel frattempo, sono sempre di più le vittime che trovano il coraggio di parlare. Molte riescono a farlo solo dopo decenni. Ecco perché spesso le denunce restano fuori dai tribunali per prescrizione, paura o mancanza di prove materiali. Per questo, il riconoscimento ecclesiastico, anche se non produce effetti penali, ha un valore simbolico e morale importante: significa che la Chiesa, almeno in parte, ha ammesso ciò che per anni è stato negato.

    Peter Unterhofer

    https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-diocesi-bolzano-storia-testimonianza-denuncia-sacerdote-unterhofer-wlsvjs1q

  • ADESSO IN DIRETTA – Da Bolzano in giù. Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    ADESSO IN DIRETTA – Da Bolzano in giù. Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade.

    In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio.

    “Da Bolzano in giù”, ed è proprio da Bolzano – considerata la diocesi pioniera e più attiva che da anni ha istituito gli sportelli diocesani, oggi presenti in Italia in 130 diocesi su 226 – che partirà il nostro viaggio durante il quale esporremo i dati di ogni diocesi.

      Relatori

    -Francesco Zanardi – Portavoce della Rete L’ABUSO

    -Avv. Mario Caligiuri – Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    -Christian – Sopravvissuto della diocesi di Bolzano

  • Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    CONFERENZA STAMPA Martedì 24 ore 10,30 – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME – Accredito accrediti@retelabuso.org 

    Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade.

    In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio.

    “Da Bolzano in giù”, ed è proprio da Bolzano – considerata la diocesi pioniera e più attiva che da anni ha istituito gli sportelli diocesani, oggi presenti in Italia in 130 diocesi su 226 – che partirà il nostro viaggio durante il quale esporremo i dati di ogni diocesi.


     

         Executive Summary

    – Come funzionano gli sportelli per le vittime di abusi istituiti dalla Cei?

    – Quale è la trasparenza?

    – Quali i risultati per prevenzione e sopravvissuti.

    – I dati effettivi dei casi e dei sopravvissuti in ogni diocesi italiana censiti dall’osservatorio della Rete LABUSO, ovvero in ogni sportello diocesano.

      (NB – I dati esposti nel report 2° Report riguardavano Province e Regioni. Quelli che andremo ad esporre riguardano invece le singole diocesi)


    Martedì 24 ore 10,30

          Relatori

    -Francesco Zanardi – Portavoce della Rete L’ABUSO

    -Avv. Mario Caligiuri – Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    -Christian – Sopravvissuto della diocesi di Bolzano

     

    La conferenza sarà trasmessa in diretta sul portale della Rete L’ABUSO, Youtube e i nostri social.

    I giornalisti e i mezzi di informazione, potranno accedere dalla piattaforma ZOOM. Per farlo è necessario l’accredito accrediti@retelabuso.org