Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Pedofilia: prete arrestato, ordinanza ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’

    Arrestato con l’accusa di prostituzione minorile il sacerdote di San Feliciano. Si tratta di Don Vincenzo Esposito, 63 anni, originario di Caltavuturo, nel Palermitano, titolare della parrocchia di San Feliciano a Magione. Agli arresti domiciliari è finita, invece, una donna di 50 anni, la madre della vittima che di anni ne ha 17: è con questo ragazzo che il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali. Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.

    Il sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) per prostituzione minorile aggravata attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Sono le dure parole usate dal gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Spoleto il parroco, e ai domiciliari la madre del minore. In particolare il gip, come apprende l’Adnkronos, cita una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”, dice il prete al giovane. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E il prete: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, replica il ragazzino. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso.

    “Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “No no no…[incomprensibile poiché le voci sono sovrapposte]…”. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.

    Sebbene allo stato della discovery delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”. E’ quanto scrive, come apprende l’Adnkronos, il gip di Palermo Fabio Pilato nella ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il prete umbro per prostituzione minorile aggravata.

    L’intervento del Cardinale Gualtiero Bassetti – L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve prende atto con stupore e dolore della notizia circa l’arresto del Sac. Vincenzo Esposito, Parroco di San Feliciano (Pg), e assicura la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti.

    Secondo le prime informazioni raccolte dall’Archidiocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Vincenzo Esposito è accusato di prostituzione minorile.

    Al riguardo l’Archidiocesi ritiene di dover precisare che mai alcuna segnalazione è giunta all’Autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede.
    L’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Sua Eminenza Card. Gualtiero Bassetti, profondamente rattristato, esprime la propria vicinanza, umana e spirituale, alla comunità parrocchiale di San Feliciano e in particolare a tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda.

    “Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.

    • privo di poteri di autocontrollo

    Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete.

    “Padre, niente mi manda a me che sono senza una lira?…”. “No, perché non ho niente ho solo pochi soldi ormai li ho promesso a F. ed anche ad A. tu…questa sera parliamo, va bene?”. “Dieci euro che mi compro le sigarette, padre”. E’ la conversazione tra uno dei ragazzi minorenni che si prostituivano con il parroco di Perugia arrestato dai carabinieri di Termini Imerese (Palermo). Sesso virtuale in cambio di soldi. Come si evince dall’ordinanza visionata dall’Adnkronos. “Ora vediamo, poi parliamo…ok”, dice il parroco al ragazzino che chiede soldi. “Padre a me mi deve dire una parola si o no …”. “Te l’ho detto ora vediamo eh…”. “Caso mai ti mando dieci euro con A., va bene?”. E il minore risponde: “Va bene…”. Il tutto in cambio di sesso via chat e video.

    Non ha freni inibitori a desideri compulsivi nutriti
    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    Ordinanza ‘prestazioni sessuali in cambio carte prepagate o telefoniche’ (Ter/Adnkronos)

    “Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Fabio Pilato. “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”.

    “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

    “A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

    «Sono innocente». E’ quanto ha detto don Vincenzo Esposito al proprio avvocato Renato Vazzana del foro di Termini Imerese (Palermo). “Conosco bene la persona, ovviamente sono meravigliato di tutto”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Renato Vazzana, il legale del prete di Perugia, ma originario di Caltavuturo (Palermo) arrestato oggi per prostituzione minorile aggravata. Il religioso è stato arrestato vicino Perugia e orsa è detenuto a Spoleto. “Ho parlato con lui durante l’arresto – dice il legale – e l’ho trovato molto sereno seppure amareggiato. E’ molto agguerrito. Domani nell’interrogatorio andrà a contestare tutte le accuse”.

    https://www.umbriajournal.com/cronaca/prostituzione-minorile-arrestato-vincenzo-esposito-parroco-san-feliciano-421174/

  • Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    di Riccardo Lo Verso – Il sacerdote, 63 anni originario di Palermo, è in carcere a Spoleto: secondo l’accusa avrebbe compiuto atti sessuali a distanza sfruttando le chat dei social network. Ai domiciliari la madre del minore, che era complice. Il gip: «Spregio di ogni religiosità»

    L’accusa è pesantissima: prostituzione minorile. In carcere è finito il parroco di una chiesa in provincia di Perugia. Gli arresti domiciliari, invece, sono stati concessi alla madre del ragazzo (un 17enne), una donna di 50 anni, con cui il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali a distanza, sfruttando le chat dei social network. L’ordinanza di custodia cautelare è firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo. Che parla di «perverso modus operandi in spregio a principi religiosità».
    Da Palermo

    Il prete è originario di Caltavuturo, nel Palermitano, ha 63 anni ed è parroco nel piccolo borgo di San Feliciano, una frazione del comune di Magione, in provincia di Perugia. Ora si trova in carcere a Spoleto. È una storia di profondo degrado quella ricostruita dalla Procura di Palermo e dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese.

    L’ordinanza

    Secondo l’agenzia AdnKronos, il Gip nell’ordinanza cita una telefonata in cui il prete «pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto» dal ragazzo di 17 anni, «ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo». «Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..», dice il prete al giovane. «Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo» il prete «risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi». Segue poi una serie di altre conversazioni di contenuto molto esplicito.

    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    https://www.corriere.it/cronache/21_agosto_03/prostituzione-minorile-parroco-arrestato-umbria-pagava-mamma-piccola-vittima-40270528-f461-11eb-9680-9b12a81aa8eb.shtml

  • ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    La petizione lanciata da Rete l’Abuso sulla piattaforma change.org  “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” ha raccolto 17 mila e 800 firme.

    La petizione diretta al Papa e alla Congregazione per la dottrina della fede chiede che sia rimosso il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana per la gestione della vicenda che riguarda Giuseppe Rugolo, il sacerdote agli arresti domiciliari dal 27 aprile, con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori .

    A quella petizione il giornale della Diocesi , Settegiorni degli Erei al Golfo, aveva risposto con un’altra petizione, sempre sulla stessa piattaforma, change.org,, che ha capitalizzato solo 1300 firme.

    Non c’era nessuna voglia, da parte di Rete l’Abuso di misurarsi con la pletora di fedeli ma il risultato racconta che anche i fedelissimi cominciano ad avere qualche sospetto sulla rettitudine dei comportamenti di Gisana. “Il  vescovo ha agito con rettitudine di coscienza, nel pieno rispetto delle regole, avendole a cuore e avendo soprattutto a cuore ogni persona – scrive il prelato, in una lettera pastorale che tutti i parroci delle chiese della Diocesi cono stati ”invitati” a leggere ad ogni messa –  Da sempre condanno – continua Gisana-  ogni forma di abuso come delitto di estrema gravità e di potenza distruttiva proprio per loro, per i più deboli.

    Nello stesso tempo valuto necessario l’ascolto dell’accusato e ancor di più necessario che la giustizia faccia il suo corso”. E già, ascoltare l’accusato. Dettaglio, questo, che  purtroppo non si è verificato durante il procedimento ecclesiastico dopo la denuncia di un giovane di Enna,  che accusava Rugolo di avere abusato di lui quando era minorenne.

    Insieme alla denuncia formale di questo ragazzo, che lo scorso dicembre si è rivolto alla Squadra mobile di Enna, altre vittime  avevano inviato a Gisana mail per raccontare di essere stati abusati sempre dal sacerdote. A quel procedimento, che si è tenuto al Tribunale Ecclesiastico di Palermo, però Rugolo non si presenta. Non viene ascoltato.

    E non avviene proprio nulla. Un accusato di un reato così grave ed infamante che viene convocato dai giudici ecclesiastici e non si presenta. Ecco che fa bene ora Gisana a ricordare ai fedeli che l’accusato va ascoltato. Il Vescovo, comunque, non ha applicato il dettato del Motu Proprio di Papa Francesco  che il I° giugno del 2019 è diventata legge.

    Avrebbe dovuto sospendere immediatamente Rugolo, invece , con una mascherata ed una presunta malattia l’ha spostato a Ferrara dove il sacerdote ha continuato ad occuparsi di giovani.

  • Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Arresti domiciliari per Don Rugolo.

    Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze. Il Giudice per le indagini preliminari di Enna, Dott.ssa Luisa Maria Bruno sull’indagato: “Condivideva il letto con minori in pernottamenti antelucani”. A febbraio 2021, notificato l’avviso di garanzia [QUI]. “Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità”: una presunta vittima rappresenta a Papa Francesco in una lettera accorata le sue denunce rimaste inascoltate [QUI].

    Il ragazzo, oggi 27enne: “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”, afferma la presunta vittima, assistito dall’Avv. Eleanna Parasiliti [QUI]. Nel novembre del 2014 il giovane si confida con Mons. Pietro Spina: “Gli raccontai tutto ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre”. “Dissi a Monsignor Spina che non mi ero inventato nulla. Gli spiegai che sapevo di un prestito che lui aveva fatto a Rugolo, un prestito di 50mila euro. Speravo che capisse la confidenza che avevamo, tanto da sapere cose delicate”. A quanto pare Mons. Spina ha continuato a difendere Rugolo.

    Nell’aprile 2015, il giovane incontra un altro prete della diocesi, Mons. Vincenzo Murgano: “Mi chiese come mai non ero più andato in parrocchia, a San Giovanni. All’epoca, non sapevo se entrare in seminario, mi propose di iniziare un percorso spirituale per capire se fossi pronto. Al secondo incontro, gli confidai quanto mi era accaduto, non riuscivo a tenere quel peso dentro”. “Il monsignore mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto. Mi disse pure di non informare neanche il nuovo vescovo Gisana” [QUI].

    Mons. Rosario Gisana fu nominato da Papa Francesco Vescovo di Armeria il 27 febbraio 2014. Il 5 aprile 2014 ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Piazza Armerina da Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, coconsacranti Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, suo predecessore a Piazza Armerina, e il Vescovo Paolo De Nicolò, Reggente emerito della Prefettura della Casa Pontificia. Durante la stessa celebrazione ha preso possesso della diocesi. Nel 2017 ha riformato la Caritas diocesana, assumendone direttamente la direzione e dedicando esclusivamente ad essa i diaconi di ogni vicariato della diocesi.

    24 marzo 2018. Al Duomo di Enna la Messa degli artisti. Don Giuseppe Rugolo intervistato da Rai Tgr: “Arte come ricerca del senso della vita”. Decine di cantanti, musicisti, attori e ballerine ai piedi del crocifisso ligneo della Chiesa Madre per animare in modo creativo una liturgia incentrata sulla Passione di Gesù [QUI].

    Estratto della lettera inviata dal ragazzo 27enne a Papa Francesco: “Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a Monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui”. L’incontro tra i genitori e il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è avvenuto nel 2017, ma dopo l’incontro, c’è stato un nulla di fatto [QUI]. Prosegue la lettera: “Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo”. Dell’indagine canonica “non se ne è più saputo nulla”. I genitori del ragazzo hanno dichiarato che la Diocesi di Armerina avrebbe offerto loro tramite la Caritas dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Il 27enne prosegue nella lettera a Papa Francesco: “Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che Don Rugolo veniva intervistato da TV2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua”.

    Il 21 aprile 2020 Don Rugolo viene intervistato, in collegamento esterno, nella trasmissione di TV2000 “Bel tempo si spera”, condotta da Lucia Ascione. Rugolo dal novembre 2019 è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda [QUI].

    Il 21 gennaio 2021 il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana è stato sentito – per ore – presso la Procura di Enna. Il presule ha dichiarato: “Nel primo incontro che avemmo, Rugolo negò, successivamente ammise qualcosa. Confessò fatti poco gravi, solo successivamente ho capito che i fatti erano gravi. Sentito il racconto della vittima, ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato tutto”.

    La severità si tradusse solo nell’inviare gli atti della blanda inchiesta del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo (TEIS) alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, che non poté far altro che archiviare, perché formalmente il solo abuso che i giudici ecclesiastici di Palermo erano riusciti ad accertare, riguardava il periodo in cui Rugolo era seminarista. Dunque, formalmente, fuori dalla giurisdizione del dicastero della Santa Sede [QUI].

    A seguito della lettera della presunta vittima al Papa, che sarebbe stata recapitata in Vaticano, le istituzioni ecclesiastiche preposte avrebbero chiesto conto e ragione al Vescovo Gisana, il quale ha affermato che non può negare di avere avuto contatti con la Santa Sede e ha dichiarato: “Sono offeso con la Procura che avrebbe dovuto informarmi”. Riguardo ai presunti accordi economici extragiudiziali con la famiglia della vittima, Mons. Gisana risponde: “Noi non abbiamo offerto alcun risarcimento”. Ci vennero offerti dei soldi da un avvocato – hanno raccontato i genitori della presunta vittima – avremmo dovuto firmare una clausola di riservatezza”. Soldi mai accettati. A dicembre, Don Rugolo sperava di averla fatta franca – ha partecipato a un incontro di catechesi on line con il Vescovo Gisana – e di tornare presto in Sicilia, confidando ancora nel silenzio della Diocesi di Piazza Armerina [QUI e QUI].

    Codice di diritto canonico. LE CHIESE PARTICOLARI E L’AUTORITÀ IN ESSE COSTITUITA. CAPITOLO II – I VESCOVI – Articolo 2 I Vescovi diocesani. Can. 391 – §1. Spetta al Vescovo diocesano governare la Chiesa particolare a lui affidata con potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, a norma del diritto [QUI].

    Nel febbraio del 2019, durante il vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Papa Francesco ha ringraziato i media per il lavoro di “smascherare questi lupi e dare voce alle vittime”, avvertendo i vescovi: “La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce oggettivamente, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana viene informato dei fatti da Don Giuseppe Fausciana nel 2016. L’incontro tra il Vescovo e i genitori della vittima è avvenuto nel 2017. Mons. Gisana solo nell’agosto 2018, come indicato dal Gip Luisa Maria Bruno, incontra la presunta vittima, “il quale lo invitava — scrive il Gip — a presentare una denuncia agli organi ecclesiastici e di lì a poco avviava un’indagine previa, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo”. Un’indagine piuttosto blanda. “L’istruttoria ecclesiastica — ricostruisce il Gip — non avrebbe dato alcun esito, anche in ragione del fatto che alcuni testimoni non avevano risposto alla convocazione, così come aveva fatto lo stesso Rugolo”. Al principale indagato bastò non presentarsi, per fare cadere nel nulla la denuncia ecclesiastica [QUI].

    Da quanto finora emerso, Mons. Gisana non ha mai segnalato il “caso Rugolo” alla magistratura. “Abbiamo appreso di questo caso solo quando la vittima ha presentato una denuncia alla polizia, nel dicembre 2020 – conferma a Repubblica il Procuratore di Enna Dott. Massimo Palmeri -. E ci siamo subito attivati” [QUI].

    Il Vescovo di Piazza Armerina – pur “sapendo ogni cosa” decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchia, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici [QUI].

    “Ho appreso dalla nota stampa congiunta della Questura e Procura della Repubblica di Enna, la notizia della restrizione agli arresti domiciliari del sacerdote Giuseppe Rugolo appartenente a questa Diocesi di Piazza Armerina. Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale. Esprimo la mia vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti. Per questa ragione fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti” (Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana – Comunicato Stampa della Diocesi di Piazza Armerina, 27 aprile 2021 [QUI].

    Don Giuseppe Rugolo è nato il 23 luglio 1981 ad Enna, ordinato sacerdote il 13 aprile 2013, tuttora annoverato nel clero della Diocesi di Piazza Armerina [QUI]. Ha gestito diversi gruppi giovanili ed è l’ideatore del “Progetto 360”, associazione giovanile che nasce il 31 gennaio 2015 [QUI]. Attualmente è ospite della Diocesi di Ferrara-Comacchio, residente a Vigarano Mainarda. Avrebbe compiuto atti di pedofilia da quando era seminarista. Nei confronti di Don Rugolo non risulta che siano stati adottati provvedimenti disciplinari da parte dell’autorità ecclesiastiche competenti [QUI e QUI]. La Rete L’Abuso ha scritto il 24 febbraio 2021 [QUI], che il Vescovo di Ferrara-Comacchio, “come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria. Certamente ora va verificato se Mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da Mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di Don Rugolo”.

    Parlano i ragazzi di “Progetto 360”
    Solo di recente, i ragazzi di Don Rugolo hanno trovato la forza di parlare. Sette ragazzi del suo gruppo accusano il prete arrestato: “Ci toccava spesso nelle parti intime”. Il Procuratore di Enna Massimo Palmeri ritiene che tanti altri sappiano di Don Rugolo. Lo ritiene anche il Gip Luisa Maria Bruno: “Soltanto pochi giovani hanno dimostrato una maturità sufficiente per sottrarsi alla manipolazione di cui purtroppo molti altri sono rimasti vittima” [QUI]. Sono tre le presunte vittime, minorenni al tempo dei fatti, alle quali il sacerdote ennese avrebbe indirizzato attenzioni sessuali illecite. Don Rugolo è posto agli arresti domiciliari su disposizione del Gip Luisa Maria Bruno. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dalla polizia di Ferrara dove il prete era stato trasferito nel novembre del 2019 e le indagini erano state avviate a seguito della denuncia della presunta vittima 27enne, nel dicembre del 2020.

    Il Gip Bruno, nell’ordinanza di 44 pagine, traccia il profilo di Don Rugolo, il quale naviga notte e giorno sui siti porno a cercare “teen”, presenta “l’agire tipico della devianza sessuale caratteristica del pedofilo” [QUI]. Gli atti di violenze e libidine sono avvenuti nella parrocchia, a scuola, in sagrestia, durante il Grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione”, afferma il magistrato. Dal fatto sarebbe derivato alla persona offesa “un grave pregiudizio morale e psicologico” che dura fino al presente. Don Rugolo all’epoca era collaboratore canonico ed educatore del gruppo Azione Cattolica e responsabile del gruppo giovanile “360” e poi sacerdote. “Abusando di tali ruoli” molestò altri due minori dal 2015 al novembre 2019.

    Quella che emerge è l’immagine di “un soggetto dal forte carisma, una ‘prima donna’ – annota il Gip Bruno -, consapevole dell’ascendente che esercitava sui giovani”. Con loro “assumeva il ruolo di amico e consigliere riuscendo così, anche grazie al senso di soggezione indotto dall’abito talare, a manipolare il pensiero e la volontà per fini anche turpi”. Grazie alla posizione di seminarista prima, e poi quella di parroco – Don Rugolo è anche docente di scuola secondaria – aveva creato il ‘progetto 360’, concepito come centro di aggregazione e orientamento per i giovani con problemi legati all’età, “divenuto di fatto platea per la selezione di soggetti particolarmente fragili con cui instaurare particolari legami”. Testimoni riferiscono dell’abitudine del Don di “organizzare incontri con pernottamento dei partecipanti in compagnia dell’indagato”. Per quelle ore antelucane, il prete si era riservato uno stanzino separato, provvisto di letto, che condivideva con una vittima. Fuori dalla porta, a mo’ di dormitorio, tutti gli altri. Il sacerdote era “riuscito a manipolare a tal punto le menti dei giovani”, che la cosa “non aveva suscitato meraviglia o disapprovazione”. Si era insomma guadagnato la loro “complicità e il silenzio”.

    Un modus operandi, quello descritto dai giovani testimoni che “ricalca l’agire tipico della devianza sessuale caratteristico del pedofilo: una volta carpita la fiducia del minore, questi veniva costretto a instaurare un rapporto sentimentale esclusivo, venendo minacciato o subendo, per ritorsione, il distacco, la denigrazione o l’isolamento dal gruppo nel caso intendesse interrompere la relazione o stringere relazioni sentimentali con altre persone”. A provare le perversioni sessuali ci sono anche supporti informatici. Dall’analisi del computer di Don Rugolo è emerso che era solito navigare “in modo sistematico e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte” (mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi) su siti pornografici. La parola che più cercava era “teen” (adolescente in inglese). Dall’esame del materiale sequestrato sul cellulare ne deriva poi “un profilo psicologico connotato da una forte dipendenza dal sesso, a sua volta contraddistinta, oltre che da note di blasfemia, da un’evidente predilezione per i giovani adolescenti”.

    In una delle intercettazioni telefoniche, l’indagato parla con un prete “amico”. Gli confida la speranza che “una volta trascorsi dieci anni dal giorno in cui la persona offesa aveva compiuto 18 anni lui non sarebbe stato più perseguibile”. Nel dicembre 2020 i piani di Don Rugolo vanno in frantumi quando un ragazzo, oggi 27enne, lo denuncia. A gennaio 2021 i social network e i giornali locali diffondono la notizia di un prete allontanato da Enna per aver abusato sessualmente di alcuni giovani del luogo. Emerge il timore del Don 39enne di veder naufragare il suo progetto di rientrare a Enna. Infine il Gip cita “la dolorosa presa d’atto” dell’avvio dell’indagine penale nei suoi confronti, “senza traccia di pentimento alcuno”.

    All’esito delle indagini condotte, il Gip ennese dispone l’arresto dell’indagato, accogliendo la richiesta del Procuratore Massimo Palmeri e dei Sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo. La misura cautelare è motivata dal pericolo di reiterazione del reato, considerata “l’inclinazione dell’indagato a cedere alle pulsioni sessuali in maniera incondizionata. Condotte che pur avevano trovato una certa stigmatizzazione nell’indagine canonica aperta a suo carico e nel trasferimento ad altra diocesi.

    Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
    Comunicato del 10 febbraio 2021
    In merito al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina ospite a Ferrara

    In relazione al sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina attualmente ospitato a Ferrara, si precisa che tale presenza è stata attentamente concordata con il suo Vescovo, e che al momento della sua venuta nel 2019 non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare alla Facoltà teologica di Padova il curriculum universitario. Durante il periodo trascorso in Arcidiocesi non è accaduto nulla che facesse dubitare della sua condotta sacerdotale, anzi se ne è riscontrata la grande disponibilità e il diffuso apprezzamento tra coloro che lo hanno conosciuto. Per tali ragioni l’attuale indagine ha destato sorpresa e sgomento. Nonostante ciò, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ha subito provveduto a porre in atto le misure richieste in tale situazione, e si è prontamente messa a disposizione della giustizia italiana e di quella ecclesiastica, fiduciosa che l’indagine possa fare piena luce sulla vicenda, attraverso l’accertamento della verità, frutto di un cammino di ricerca autentica e della valutazione imparziale dei fatti [QUI].

    I difensori denunciano una gogna mediatica. La presunzione di innocenza disattesa. Violazione del segreto istruttorio

    “Nei confronti di don Giuseppe Rugolo si è determinata una gogna mediatica – dicono il 27 aprile 2021 gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote -, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione” [1]. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi “di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito”.
    “Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna”. Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, “ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente”. I difensori si dicono “perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative a un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione” [2] [QUI].

    Memoriale Rugolo

    “Sono entrato in seminario nel settembre del 2006 i primi ricordi che ho di xxx. risalgono al 2008, lui era uno dei tanti ragazzi che frequentavano la parrocchia”. “Purtroppo lentamente le nostre conversazioni divennero sempre più confidenziali e infantili”. “Il nostro rapporto divenne di complicità”, scrive il Don, enumerando alcuni incontri che ebbe con il giovane, non attinenti alla vocazione, avvenuti sia prima che dopo la maggiore età della vittima. “La nostra amicizia era molto infantile, io ero molto affettuoso con lui e lui era molto affettuoso con me. Quando stavamo insieme, molto raramente, si scherzava, io gli volevo veramente bene”. Dopo il 18mo compleanno della vittima, si verificano altri episodi. Nell’ottobre 2012, “improvvisamente, per ragioni pastorali fui inviato in duomo e le nostre relazioni si allentarono”. Poi Don Rugolo apprende che xxx, ha parlato anche con altri sacerdoti.
    “Nell’ottobre 2014 fui contattato urgentemente dal mio parroco per un incontro. I genitori di xxx. erano andati ad accusarmi”. Secondo il parroco “xxx mi aveva accusato durante una lite familiare”; “io ero sconvolto, il parroco mi propose un incontro con xxx”. Durante l’incontro a tre “Io prendevo appunti – riporta il Don -, lui disse che avevamo avuto dei rapporti sessuali completi, che lo avevo traviato. Io smentii, purtroppo mi chiusi a riccio… prima che andasse via gli chiesi perché aveva fatto questo e lui non rispose”. “Dopo la mia nomina a parroco nel settembre 2018 – conclude il memoriale – nel mese di ottobre 2018 xxx ha chiesto un’udienza al vescovo, ha dato la sua versione dei fatti ma al vescovo sottolineò che non avevamo avuto rapporti completi” [QUI].

    «Comitato per don Rugolo», di cui fanno parte diverse mamme, a sostegno del sacerdote Giuseppe Rugolo, prete di Enna e che è indagato per violenza sessuale su minori [QUI].

    [1] Difesa dell’indagato e affermazione del principio della presunzione di innocenza, secondo il quale un indagato o imputato in un procedimento penale, non è considerato colpevole, sino a che non sia provato il contrario nelle sedi opportune, sino al terzo grado di giudizio, con sentenza definitiva passata in giudicato.

    La presunzione di innocenza è un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    Nel titolo della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali), la presunzione di innocenza viene definito come un principio giuridico secondo il quale un imputato non è considerato colpevole sino a che non sia provato il contrario. L’articolo 4 prescrive che “fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”. Di presunzione di innocenza parlano anche, tra i testi internazionali o sovranazionali, gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea («Carta di Nizza»), l’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («CEDU»), l’articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici («ICCPR») e l’articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

    Nella dottrina giuridica italiana il principio è declinato più propriamente come presunzione di non colpevolezza, perché il processo è il mezzo mediante il quale alla presunzione di innocenza si sostituisce quella di colpevolezza. In linea di principio non spetta all’imputato dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la colpa.

    La presunzione di innocenza non è sancita nella Costituzione Italiana, nonostante alcuni autori la rinvengano nell’articolo 27, comma 2, che recita che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. In realtà questa norma non inquadra una presunzione di innocenza o di non colpevolezza, ma un divieto di presunzione di colpevolezza. L’imputato non è assimilato al colpevole sino al momento della condanna definitiva. Secondo la Corte costituzionale, questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma esclusivamente “imputato”. Questa regola è meglio precisata nell’art. 6, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

    L’indagato è la persona sottoposta alle indagini preliminari. L’imputato è la persona sottoposto a giudizio. Accertata la fondatezza della notizia di reato, il Pubblico ministero esercita l’azione penale chiedendo l’accertamento giurisdizionale attraverso formale imputazione. In seguito all’esercizio dell’azione penale, l’indagato assume la qualifica di imputato.

    [2] Codice di Procedura Penale, Art. 329 – Obbligo del segreto d’indagine (o investigativo). Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.

    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.

    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.

    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.

    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.

    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo

    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.

    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.

    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse”.

    Progetto “Repara” della Conferenza Episcopale Spagnola [QUI].

    Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili

  • Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Modica – Anziché chiedere indignati al Vaticano di rimuoverlo, a Enna ci sono sedicenti fedeli che in questi giorni stanno ingaggiando una ‘guerra’ delle petizioni online per difendere il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, il modicano Rosario Gisana, che ha protetto per anni il prete Don Rugolo, accusato di pedofilia, trasferendolo prima al Nord, anziché denunciarlo, e poi facendolo addirittura tornare all’ovile, rimettendolo a stretto e diretto contatto i ragazzini molestati, e offrendo soldi ad almeno una famiglia delle vittime, per tacere e dimenticare. A proposito: complimenti anche alla Caritas, che aveva 25 mila euro pronti in tasca per tali “opere pie”. La petizione social, in realtà, è partita già lo scorso febbraio: le manette per il sacerdote erano infatti da tempo nell’aria. I primi abusi su un 16enne risalgono al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2013. Nell’ordinanza della misura cautelare si legge che il vescovo era a conoscenza di tali violenze ma si è limitato, a fine 2019, a spedire Rugolo per un po’ alla diocesi di Ferrara.

    «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana – scrive il gip – che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara, anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni». Interrogato dal gip, Rugolo – per bocca del suo avvocato – si dice “sereno”. Beato lui. Avvisi di garanzia e custodie cautelari dovrebbero venderli in farmacia come ansiolitici visto che, secondo quanto riferiscono i legali, producono questo effetto rilassante in tutti coloro che ne vengono raggiunti.

    E i due preti del tribunale di Palermo che all’epoca archiviarono tutto per “difetto di competenza” (non perché il fatto non sussisteva), perché Rigoldo allora era ancora seminarista (e con tanto curriculum fu poi ordinato sacerdote), chi sono e che fine hanno fatto? Ad ogni modo, subito dopo l’arresto ha ripreso quota la raccolta-firme dei fedelissimi di Gisana: in un post su change.org in cui abbraccia il Papa (foto) lo difendono oltre ogni ragionevole dubbio dall’accusa di aver insabbiato i reati e dagli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà». Sono arrivati a quasi 1300 firme. Ben lieti di fare parte della categoria di “blogger”, se vuol dire conservare un briciolo di galileiana obiettività.

    Grazie a dio, infatti, gira in Rete anche un’altra petizione, antitetica, che invita Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti. Ma anche a smarcarsi dal turpe brodo in cui si agita Piazza, lui che fatto della condanna della pedofilia negli ambienti ecclesiali una delle colonne del suo mandato. Sta aspettando che le acqua si calmino, per defenestrarlo senza clamori? Proprio ieri ne ha fatto fuori uno: monsignor Gino Reali, 73enne vescovo “emerito” di Porto-Santa Rufina, coinvolto nel noto caso di pedofilia di don Ruggero Conti e prepensionato con due anni d’anticipo con la scusa delle precarie “condizioni di salute”, incompatibili col suo magistero. Non è il caso di iniziare a far sentire “sereno” anche il 62enne Gisana? Per contrastare l’acritica petizione a suo favore gli stessi pm di Enna sono stati costretti a lanciare un appello per incoraggiare altre possibili vittime a non avere timore e a denunciare. “Non è amore”, diciamo alle donne che vengono picchiate, umiliate, stuprate. “Non è Chiesa”, diciamo a chi è vittima di rappresentanti indegni. Rete L’ABUSO

    Il bacio di Giuda

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    È fissato per lunedì a Enna l’interrogatorio di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote siciliano quarantenne arrestato l’altro ieri per di violenza sessuale e atti sessuali su minori. Il religioso, ora ai domiciliari al seminario di via Fabbri, è accusato di aver abusato di tre minorenni mentre ricopriva il ruolo di collaboratore canonico ed educatore dell’Azione Cattolica in provincia di Enna. I fatti si sarebbero verificati sia quando era ancora seminarista che dopo essere stato ordinato sacerdote. A giorni, quindi, don Giuseppe potrà fornire al giudice la propria versione dei fatti.

    “Spiegheremo la nostra posizione – è il commento dell’avvocato Denis Lovison, difensore del prete insieme al collega catanese Antonio Lizio – e poi faremo il Riesame verso la misura cautelare. Rimaniamo infatti convinti che non sussistano le esigenze cautelari”. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, trapelano altri dettagli sul percorso che ha portato all’arresto del sacerdote siciliano, partito dalla denuncia di un giovane che, dieci anni prima, avrebbe subito violenza da Rugolo.

    Inizialmente, prima di rivolgersi alla polizia, il giovane racconta ad altri sacerdoti quello che stava accadendo. Grazie all’intermediazione di un parroco, prima i genitori e poi la stessa presunta vittima riescono a parlare con il vescovo di Piazza Armerina (diocesi di riferimento di don Giuseppe), Rosario Gisana. Il monsignore avvia così un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. L’istruttoria, però, come scrive il gip nell’ordinanza, “non avrebbe dato alcun esito”, anche a causa del fatto che alcuni testimoni non hanno risposto alla convocazione. Il passaggio successivo è l’allontanamento di Rugolo. Il sacerdote viene infatti trasferito a Ferrara, ufficialmente per ragioni di studio ma in realtà per sottoporsi a cure e a un percorso psicoterapeutico.

    Ma non è tutto. Del caso, a suo tempo, viene informata anche la Santa Sede. A rivelarlo è lo stesso vescovo Gisana, in una telefonata del gennaio 2021 intercettata dagli inquirenti. La chiacchierata arriva all’indomani di una richiesta di informazioni sull’argomento arrivata dalla Congregazione del Clero.

    Il monsignore parla con un altro prelato illustrando le iniziative adottate nei confronti di don Giuseppe e chiedendo consigli. Spiega di avere informato “la Congregazione della Fede” la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Insomma, la questione non sarebbe di competenza della Congregazione.

    Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”. E ancora: “Io l’ho tolto dalla parrocchia, l’ho mandato in un’altra diocesi dove l’ho sottoposto a un percorso psicologico. Ora come mi devo comportare?”. Intanto il caso è approdato anche su ‘Chi l’ha visto’. Ieri sera, durante la trasmissione di Rai3, il capo della Squadra Mobile di Enna, Antonino Ciavola ha rivolto un appello ad eventuali altre vittime.

  • Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Fu con il padre che F. (nome di fantasia per indicare il giovane oggi 27enne che ha denunciato don Giuseppe Rugolo) si confidò per la prima volta.

    Ma i passi per far emergere gli abusi all’interno del clero furono molto accidentati.

    Nel settembre 2014 il padre lo “mette alle strette”, come spiega F. agli inquirenti. “Mi vedeva strano in quanto avevo un atteggiamento non consono alla mia età”. Il genitore gli chiede in modo esplicito cosa fosse successo con don Rugolo, “visto che io non andavo più in parrocchia”.

    Appreso quanto successo lo spinge a denunciare o almeno a parlarne con altri prelati. Il ragazzo – “per pudore e per il timore di rivivere il trauma subito”, scrive il gip nell’ordinanza – segue questa seconda ipotesi e parla con un parroco e, successivamente con un secondo sacerdote.

    Il primo gli propone un confronto a tre con il presunto prete pedofilo, che avviene nel novembre 2014. Rugolo negò tutto, l’altro prete lo appoggiò “ed io venni visto come un visionario o un pazzo che aveva inventato tutto”.

    Nell’aprile del 2015 F. si confida con un secondo sacerdote. Questi gli consigliò di terminare gli studi in un’altra città. E quando disse che il padre aveva intenzione di denunciare i fatti alla procura, “mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il vescovo”.

    Solo nel 2017 i genitori riescono a incontrare il vescovo diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana, che li invita a presentare una formale denuncia agli organi ecclesiastici.

    Lui stesso avviò un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. Tuttavia l’istruttoria non diede alcun esito. Alla fine il prete venne allontanato da Enna e trasferito a Ferrara anche al fine di avviarlo verso un percorso psicoterapeutico.

    Ma la scorsa estate il prete è tornato a Enna e ha anche officiato riti religiosi e avrebbe anche preso parte ad attività con adolescenti. Fatto questo che avrebbe indotto F. a denunciare quanto avvenuto in passato.

    Alla fine, nella speranza di ottenere giustizia, il ragazzo il 29 ottobre 2020 aveva scritto anche al Papa. Qui termina la ricostruzione di F. e inizia quella che gli inquirenti basano su dichiarazioni e intercettazioni.

    Il 18 gennaio 2021 c’è la registrazione di una telefonata tra il vescovo Giasana e un prelato. Il vescovo spiega la situazione e fa presente di essersi mosso già due anni prima attraverso una indagine interna alla Chiesa.

    “Ho informato la Congregazione della Fede, la quale alla fine ha rilasciato tutto dicendoci; «guarda, questa cosa non interessa noi perché il giovane (don Rugolo, ndr) era seminarista quando ha avuto questo abuso su minore, ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era già maggiorenne il minore»”. Insomma, un difetto di competenza dal momento che all’epoca dei fatti, il prete era ancora seminarista.

    La pilatesca risposta non convince del tutto l’alto prelato: “io poi per scrupolo ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno più o meno risposto con la stessa dicitura, per cui pensavo che la cosa fosse finita”.

    Nel prosieguo della conversazione il vescovo si lamenta che il giovane abusato “addirittura dice che ha scritto al Papa” e “due giorni fa mi è arrivata una lettera da parte della Congregazione del Clero, che voleva avere notizie in più sull’argomento. Io in realtà l’ho tolto dalla parrocchia il giovane prete, l’ho mandato due anni in un’altra diocesi… Io l’ho fatta l’indagine previa, effettivamente lui l’ammette… ma… ripeto su un ragazzo, ma lui era seminarista”.

    Appreso degli arresti domiciliari, monsignor Giasana affida all’agenzia Agensir le sue dichiarazioni: “le accuse contestate a don Rugolo, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale”.

    Il vescovo esprime la sua “vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti”. “Per questa ragione – annuncia mons. Gisana – fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile”.

    Alle “presunte vittime” il vescovo assicura “la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

  • Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Sono almeno tre le presunte vittime, all’epoca dei fatti tutti minorenni, del sacerdote ennese della Diocesi di Piazza Armerina arrestato oggi dalla polizia a Ferrara (dove il prete si era trasferito)  su disposizione del Gip di Enna che ha concesso i domiciliari. In manette è finito don Giuseppe Rugolo, parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani dai 12 ai 20 anni – Progetto 360 – e che ha sempre riscosso un particolare plauso per le attività svolte, dai 12 ai 20 anni.

    Inizialmente il trasferimento da Enna del sacerdote, avvenuto nell’ottobre del 2019, si era detto collegato a problemi di salute. Poi negli ultimi mesi sono venuti fuori i reali motivi del suo spostamento in Emilia Romagna.

    L’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, che si è messa a disposizione della magistratura una volta appreso delle indagini a carico del prete di Enna, con una nota aveva precisato che al momento dell’arrivo del sacerdote non esisteva alcun impedimento canonico per il completamento del suo curriculum universitario nella facoltà teologica di Padova e che la permanenza a Ferrara era stata accuratamente concordata con il vescovo della diocesi di Piazza Armerina. Lì il sacerdote è stato apprezzato per la sua disponibilità e nessun dubbio era sorto sulla sua condotta.

    L’indagine, che ha scosso la comunità ennese, ha avuto origine da un esposto dettagliato che la presunta vittima ha consegnato alla squadra mobile. Il giovane che ha anche scritto a Papa Francesco per raccontare quanto accaduto, aveva appena 15 anni quando sarebbero avvenuti «in parrocchia ed anche nei campi organizzati dal prete» i fatti adesso al centro delle attività di approfondimento investigativo. La lettera avrebbe aperto ad una richiesta di chiarimenti alla diocesi da parte del Vaticano.

    Ma ci sarebbero anche altri due ragazzini vittime di abusi. Il primo caso come detto è emerso dopo la denuncia della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due durante le indagini. Per questo la Procura di Enna ha lanciato un appello «invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare».

    Il giovane, nella sua denuncia, ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20 anni. La Procura ha delegato le indagini alla squadra mobile che ha svolto attività tecnica, sentendo decine di persone informate sui fatti, trovando elementi di riscontro alla ricostruzione della vittima. Diversi potenziali testimoni da anni non vivono più ad Enna per studio o lavoro e sono stati sentiti da personale delle squadre mobili di varie Questure d’Italia.

    Oltre a intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, la polizia ha effettuato perquisizioni domiciliari e accertamenti informatici alla ricerca di elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura e analizzati dalla squadra mobile di Enna. E questo, secondo l’accusa, ha permesso agli investigatori di trovare ulteriori riscontri al racconto del denunciante.

    Durante le indagini sono emerse come detto nuove ipotesi di reato, abusi, che sarebbero stati commessi dal sacerdote nei confronti di altri due minorenni, per i quali l’indagato svolgeva il ruolo di guida spirituale. La Procura di Enna «non esclude che possano esserci altre potenziali vittime» e ha rivolto loro «un appello» invitandoli a «denunciare alla polizia quanto eventualmente subito».

    Mentre i fatti che hanno fatto partire l’indagine  e che la presunta vittima aveva già denunciato al vescovo Gisana,  si sarebbero svolti dal 2008 al 2013, gli altri sarebbero, invece, più recenti. Da indiscrezioni, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sarebbero state sentite dalla squadra mobile di Enna decine di persone tra cui anche alcuni sacerdoti della città ai quali il giovane ormai maggiorenne avrebbe chiesto aiuto, raccontando le violenze subite. La presunta vittima avrebbe trovato sostegno in un solo sacerdote.

    La denuncia formalizzata alla squadra mobile sul finire dello scorso anno dal giovane assistito dall’avv. Eleanna Parasiliti, seguirebbe nel tempo un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo che si sarebbe però concluso con un archiviazione motivata da, un “difetto di competenza” poiché al momento dei fatti contestati, il prete era ancora seminarista.

    Recentemente un gruppo di mamme ennesi i cui figli hanno partecipato alle tante attività organizzate da padre Rugolo – che dal 2018 fino al trasferimento a Ferraro è stato parroco della chiesa di San Cataldo a Enna  per aggregare i più giovani –  hanno espresso solidarietà al prete e hanno sottolineato tutta la loro incredulità di fronte alla accuse che oggi hanno portato all’arresto. Ed alla loro incredulità si è unita anche quella di numerosi fedeli che raccontano di avere trovato nel tempo, in padre Rugolo un amico ed un alleato nei momenti più difficili, fedeli che hanno affidato i propri figli al prete per partecipare ai tanti Grest da lui organizzati e che stanno adesso vivendo con profondo dolore questa vicenda.

    Eppure si pensa che ci possano essere altri vittime dei presunti abusi. «Dall’inchiesta, oltre a quella su cui la polizia indagava, sono emersi due casi – il procuratore di Enna, Massimo Palmeri -. Questo e altri elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote. Li invitiamo a farsi avanti, a denunciare».

    «C’è da sottolineare – ha osservato il magistrato – il ruolo di educatore e formatore spirituale religioso dell’autore dei fatti contestati che ha un compito molto delicato nella società. Educatori a cui i genitori si rivolgono e affidano speranzosi i loro figli, credendoli veicolatori di una formazione, di un’educazione e di principi. Questi comportamenti rappresentano una sorta di tradimento per i genitori che si sono fidati».

    Il procuratore Palmeri sottolinea come «in questa indagine sono comparse le difficoltà classiche che gli investigatori incontrano in una città come Enna, non abituata a fatti del genere».

  • Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Nessuno sconto, in appello, per padre Nicolò Genna, due anni fa condannato dal Tribunale di Marsala (presidente Saladino) ad un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, per violenza sessuale su minore originario del Gambia. Con offerta, non accolta dal ragazzo, di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi.

    Il prete, per circa 40 anni parroco della chiesa di contrada Addolorata, avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, nella periferia nord di Marsala, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani.

    Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e dopo avere raccontato quanto gli era accaduto alla responsabile del centro di accoglienza di cui era ospite ha sporto denuncia. Il fatto è datato 14 agosto 2017. Il prete è stato, inoltre, condannato a varie interdizioni, tra le quali quella perpetua dai pubblici uffici.

    Il Tribunale condizionò la sospensione condizionale della pena detentiva al pagamento di un risarcimento danni di 5 mila euro in favore della vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giacomo Lombardo. Adesso, per il prete anche la condanna a risarcire l’Erario per le spese sostenute dallo Stato per la parte civile.

    Per padre Genna, difeso dagli avvocati Stefano Pellegrino e Cettina Coppola, in primo grado il pm Niccolò Volpe aveva invocato 2 anni e 4 mesi di carcere, pur qualificando il fatto “di minore gravità”. Questo, comunque, per l’anziano prete, non è il primo guaio giudiziario. Nell’estate 2016, infatti, fu indagato dalla Procura di Palermo per “detenzione di materiale pedopornografico”. Nell’ambito di quell’indagine furono disposte delle perquisizioni in canonica e altri locali della chiesa dell’Addolorata.

    L’inchiesta nacque dalla denuncia di un uomo che avrebbe visto il parroco “estrarre dalla sua cassetta di sicurezza delle foto che ritraevano dei giovani nordafricani”. In quell’occasione, il prete presentò le sue dimissioni al vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Per questo procedimento, la Procura di Palermo, competente per materia, ha poi chiesto l’archiviazione.

    https://www.tp24.it/2021/04/09/giudiziaria/marsala-violenza-sessuale-su-un-ragazzino-padre-genna-condannato-anche-in-appello-nbsp/162432