Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Palestrina

  • Molestie sessuali su un minore, per l’ex sacerdote arriva una nuova condanna

    Molestie sessuali su un minore, per l’ex sacerdote arriva una nuova condanna

    È di queste ore la notizia di una nuova condanna per l’ex sacerdote di Palestrina (Roma) Don Antonello Sio. Quattro mesi di carcere per molestie sessuali ai danni di un minorenne. La seconda condanna dopo quella di inizio 2022 in cui l’uomo era già stato condannato a 17 mesi di carcere dal tribunale di Civitavecchia.

    Una storia di molestie che hanno superato il confine della decenza e che hanno fatto diventare la vita di un 16enne un vero e proprio incubo. Il tutto è iniziato nel lontano 2016 quando il parroco della Santissima Annunziata di Palestrina stava accompagnando un gruppo di ragazzi ad un centro estivo in Sardegna.

    Proprio durante la traversata in mare aperto avviene l’atto sessuale con il sacerdote che costringe il giovane ad avere un rapporto intimo con lui e da li inizia l’incubo senza fine. Nel 2019 il sacerdote continua a tempestare di messaggi il ragazzo, da qui l’accusa del Pm Mario Palazzi di molestie sessuali, sui vari social e quindi parte il nuovo processo in cui il giovane si è costituito parte civile ed è stato seguito dall’avvocato Ennio Maria Carrozzini.

    https://www.frosinonetoday.it/zone/valle-del-sacco/molestie-sessuali-minore-ex-sacerdote-nuova-condanna.html

  • Roma, l’ex parroco don Antonello Sia condannato per abusi su un ragazzino durante il campo estivo

    Roma, l’ex parroco don Antonello Sia condannato per abusi su un ragazzino durante il campo estivo

    di Massimo Sbardella – L’ex parroco di Palestrina, don Antonello Sio, di 44 anni, è stato condannato ad un anno, cinque mesi e 10 giorni e al pagamento delle spese processuali, per aver avuto un rapporto sessuale con un minorenne «abusando dei poteri connessi alla sua posizione di sacerdote e di guida spirituale». Il sedicenne, che aveva espresso l’intenzione di prendere i voti, era stato invitato dal sacerdote, ex direttore della pastorale giovanile della Diocesi di Palestrina, ad accompagnarlo in Sardegna dove, oltre ad alcune incombenze familiari, avrebbero preso parte ad un campo estivo dei padri Giuseppini.
    Era l’agosto del 2016 quando don Antonello, parroco della Santissima Annunziata, andò a casa dei genitori del minore per chiedere il permesso. Erano già due anni che il ragazzo frequentava le attività della chiesa e del centro giovanile, e il prete nutriva la stima e la fiducia del papà e la mamma che non hanno avuto problemi a dare il loro benestare. Senza neanche immaginare che quel viaggio avrebbe cambiato per sempre la vita del giovane.

    LA VIOLENZA
    Durante la notte in mare, infatti, quando i due restarono in cabina da soli, Don Sio si legge nel dispositivo del tribunale mise in dubbio il principio del celibato dei sacerdoti, proseguì parlando della storia di Davide e Gionata come coppia omosessuale per concludere dicendo: «vedi, se io facessi qualcosa non ci sarebbe nulla di male, sia a livello biblico, sia etico». Poco dopo il sacerdote si spogliò ed entrò nel letto del ragazzo, toccandolo ed inducendolo a consumare un rapporto sessuale. Colto di sorpresa, e temendo di non essere creduto e di ciò che avrebbero pensato amici e familiari, il giovane non solo non oppose resistenza ma, tornato da quel viaggio, iniziò a sentirsi a disagio con gli amici, di cui evitava la compagnia, e l’unica persona con cui non si sentiva fuori posto era proprio il sacerdote, dal momento che si era creata una sudditanza psicologica.

    L’OMBRA
    La frequentazione tra i due continua per diversi anni, tanto che i testimoni portati dalla difesa sostengono che il giovane fosse diventato l’ombra del sacerdote, una costante presenza opprimente (si legge negli atti). In realtà, però, in questo modo finiscono per confermare il disagio della vittima che, dopo quanto accaduto, vedeva nel sacerdote l’unica persona con cui riusciva a non sentirsi in difficoltà. Non è un caso che anche la pena, pur se ridotta per le attenuanti generiche il rito abbreviato, tenga conto del rilevante grado di invasività nella sfera sessuale della vittima, per il tempo ed il luogo della condotta (di notte, nella cabina di una nave, lontano da casa) e per il danno prodotto.
    Nel settembre 2018, quando il commissariato Casilino Nuovo trova don Sio in possesso di un involucro di cocaina, i due convivono nella casa che il prete ha in affitto.

    IL VESCOVO
    L’episodio, che fa emergere in modo ufficiale la dipendenza da sostanze stupefacenti di don Antonello, fa saltare tutti gli equilibri. Il vescovo di Palestrina, Monsignor Mauro Parmeggiani, dispone l’immediato trasferimento in una comunità di recupero in Sardegna, per il sacerdote, e in provincia di Frosinone per il ragazzo. Ed è proprio nel centro il Dialogo di Trivigliano (Fr) che la vittima inizia ad aprirsi, a parlare con qualcuno di quella notte sulla nave. Il tempo di prendere consapevolezza di quanto accaduto e, nell’aprile 2019, la famiglia si rivolge al Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Frascati per sporgere denuncia.

    La vittima ormai ha quasi 20 anni e racconta una serie di episodi legati all’ambiente frequentato con don Sio. Un ambiente caratterizzato dal consumo di sostanze stupefacenti e dalla promiscuità di rapporti sessuali nel quale il prelato lo aveva gradualmente portato ad entrare. Don Sio – si legge nella sentenza – lo aveva introdotto ancora minorenne in un ambiente fatto di droga, trasgressioni, orge e prostituzione, annullando nella sua vita la propria capacità di autodeterminarsi.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/parroco_condannato_abusi_ragazzino_campo_estivo_don_antonello_sio_palestrina_droga_news_oggi-6599978.html

  • Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Città del Vaticano – Continua a fare discutere la frase choc del Papa contro le associazioni delle vittime degli abusi che chiedono con forza punizioni certe per preti pedofili e vescovi insabbiatori. Ieri mattina, 10 maggio, nell’Aula Paolo VI incontrando le Superiore generali, Francesco parlando dell’ultimo documento varato per combattere questa piaga nella chiesa e del summit di febbraio, ha detto: «Alcune delle organizzazioni anti-abusi non sono rimaste contente dell’Incontro di febbraio: “No, ma non hanno fatto nulla”. Io li capisco, perché c’è la sofferenza dentro. E ho detto che se avessimo impiccato cento preti abusatori in Piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti, ma il problema non si sarebbe risolto. I problemi nella vita si risolvono con i processi, non occupando spazi».

    Parole crude che evidenziano la complessità di un problema esteso e, nello stesso tempo dimostrano la evidente difficoltà del Papa a dare a tutti risposte concrete e nel merito. In questi ultimi anni non sono sono mancate – da parte dell’opinione pubblica internazionale – reazioni sbigottite davanti ripensamenti papali su casi di vescovi o cardinali insabbiatori, in un primo momento da lui difesi e poi costretti alle dimissioni solo grazie al peso mediatico o alla tenacia delle vittime. Il caso cileno è eclatante. Non mancano casi simili nemmeno in Italia dove le associazioni hanno continuato a chiedere conto alla Chiesa ma senza troppo successo. Solo durante il summit di febbraio le vittime sono state ascoltate dai vescovi anche se sui casi esposti non vi sono ancora stati provvedimenti di sorta. Napoli, Milano, Perugia, Lecce, Palermo, Palestrina. L’elenco è lungo e il Papa lo conosce benissimo.

    Il sito vicino al Vaticano Il Sismografo ha dedicato alla frase del Papa sull’impiccagione a San Pietro dei preti pedofili una interessante riflessione, sul perchè di quella frase. «Nell’opinione pubblica mondiale, da parecchio tempo, guadagna terreno l’idea del giustizialismo, anche della vendetta e le critiche all’operato del Papa, della Santa Sede e della Chiesa in generale in materia di abusi quasi sempre arrivano alla medesima conclusione: non più parole … ora occorre passare all’azione e questa sorta di esortazione non è altro che, usando l’immagine metaforica del Papa: impiccati i preti abusatori!!»

    La conclusione cui giunge il sito è che «il giustizialismo è una merce a basso costo e di grande circolazione, soprattutto nei tempi dei nazionalismi e sovranismi di ogni razza. Oggi la richiesta di giustizia rapida, severa e sommaria è molto popolare e diffusa. Nei talk show di fronte ad affermazioni giustizialiste scatta subito l’applauso fragoroso. A volte anche la standing ovation. Ebbene, la frase del Papa che ha inorridito alcuni è proprio la migliore e più saggia risposta di Francesco che per la prima volta, seppure in forma indiretta e con un’immagine immediata, ha affrontato la questione del giustizialismo, della giustizia sommaria, di fronte ai casi di abusi sessuali nella Chiesa». Sempre restando in attesa che la giustizia della Chiesa faccia finalmente il suo corso.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_preti_pedofili_impiccati_san_pietro-4485005.html?fbclid=IwAR3j7LEJeZsjhAiDGoBaea27sPvkJa8rROJC9IgD3A1iDbmPAYy7POK3qJs

  • Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

    Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

    Domenico Leccese

    “Ci sono le leggi divine, gli faccio fare la penitenza”

    Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili” di Michele M. Ippolito 15 marzo 2019

    “Da vescovo non devo e non ho alcun dovere di denunciare il sacerdote pedofilo, è compito di chi ha la genitorialità del minore”

    Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato Monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina.

    Eccellenza, in Vaticano si è tenuto un summit sugli abusi sessuali di uomini di Chiesa nei confronti dei minori. Che idea ha ricavato?

    ”Lo giudico molto importante e senza dubbio positivo, il Papa ha fatto bene. Di queste cose e di certi crimini come la pedofilia, è necessario parlare ed è persino utile che vengano fuori inchieste giornalistiche, quelle serie. Servono alla causa, ben vengano. Però bisogna essere sempre corretti e non mettere in piazza solo le miserie di qualche uomo di
    Chiesa. Sembra, ed è sbagliato, che la sola realtà interessata da questo fenomeno sia la Chiesa cattolica e non è così”

    Il Papa ha scelto di emanare un Motu Proprio…

    ”Benissimo, fa bene. Ma su quello che riguarda la denuncia da parte del vescovo, ho la mia idea, nutro riserve”.

    Cioè?

    ”A mio avviso, un vescovo non deve e non ha alcun dovere di denunciare alle autorità civili il sacerdote pedofilo. Esiste già la legge di Dio ed esistono i procedimenti canonici ai quali fare riferimento. Chi deve provvedere alla denuncia, è chi ha la potestà genitoriale del minore, spetta al padre e alla madre. Semmai io li aiuto di buon grado in questa operazione, li assisto e facilito il compito. Da vescovo ho il dovere di aiutare il prete a cambiare la sua condotta. Come pastore devo aiutarlo a correggere il suo modo di comportarsi”

    Vale a dire?

    ”Esiste una legge italiana sugli atti di violenza o pedofilia ai danni dei minore e va rispettata. Come le dicevo, legittimato alla denuncia è chi ha la responsabilità del minore, non il vescovo. Io sono disponibile ad aiutare e sostenere i genitori”

    Che cosa deve fare il vescovo nei riguardi del prete predatore se i genitori non denunciano?

    “Una volta avute notizie certe io li informo. Ma se loro non si attivano, non è compito mio farlo. Senza dubbio metto quel sacerdote in penitenza e in cura, in modo che non possa più nuocere.”

    Intanto è uscito il libro Sodoma…

    ”È una inchiesta pilotata per colpire la Chiesa in modo evidente. È giusto aiutare a correggere, ma senza mettere in piazza le miserie. In quanto a quel libro, le ripeto, non è attendibile, perchè accanto al male vi è dentro la Chiesa tanto bene. Ma non se ne parla. Inoltre, da quanto ho appreso, l’ estensore del libro avrebbe alloggiato in Vaticano e persino in luoghi sensibili. Come ha fatto? “

    Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

  • Abusi, frase choc di un vescovo: “Non obbligato a denunciare”

    Abusi, frase choc di un vescovo: “Non obbligato a denunciare”

    In un’intervista monsignor Domenico Sigalini ha dichiarato di non avere l’obbligo di denunciare un sacerdote che commette abusi

    La Chiesa cattolica sta vivendo una fase complessa della sua storia, ma c’è pure chi, in materia di abusi​ e pur appartenendo alle alte sfere ecclesiastiche, segnala di non essere obbligato a denunciare un sacerdote che si rende responsabile di un atto di pedofilia.

    Papa Francesco ha anche convocato un summit straordinario in Vaticano durante lo scorso febbraio, riunendo tutti gli episcopati mondiali, ma i moniti lanciati in quella circostanza, tanto dal pontefice argentino quanto da altre figure autorevoli della spiritualità e della gerarchia cattolica, forse, non sono stati sufficienti. A segnalare come un vescovo non si trovi nella situazione obbligata di procedere per mezzo di una denuncia è stato monsignor Domenico Sigalini, già incaricato a Palestrina, in provincia di Roma, all’interno di questa intervista rilasciata a La Fede Quotidiana​.

    Il presule ha spiegato come “da vescovo” non abbia “alcun dovere di denunciare il sacerdote pedofilo”. E questo perché, stando alle dichiarazioni del consacrato, il “compito” sarebbe ascrivibile ai genitori – o meglio a chi esercità la potestà genitoriale – della presunta vittima. Ma il monsignore ha specificato pure come siano già presenti “la legge di Dio” e il “diritto canonico”. Quasi come a dire che a sanzionare la persona che ha commesso un abuso ci penseranno dall’alto. “Semmai – ha proseguito Sigalini all’interno della sua riflessione – io li aiuto di buon grado in questa operazione, li assisto e facilito il compito. Da vescovo – ha concluso – ho il dovere di aiutare il prete a cambiare la sua condotta. Come pastore devo aiutarlo a correggere il suo modo di comportarsi”.

    Chi è deputato a gestire una diocesi, quindi, dovrebbe limitarsi a supervisionare il caso? L’Australia, qualche tempo fa, ha cercato d’imprimere un cambio di mentalità, promulgando una legge che costringe i consacrati che celebrano il sacramento della confessione a rivelare quanto dichiarato durante quello stesso sacramento nel caso il contenuto della confessione riguardi degli abusi sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-frase-choc-vescovo-non-obbligato-denunciare-1663854.html?mobile_detect=false

  • Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili”

    Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili”

    “Da vescovo non devo e non ho alcun dovere di denunciare il sacerdote pedofilo, è compito di chi  ha la genitorialità del minore.” Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato Monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina.

    ” Lo giudico molto importante e senza dubbio positivo, il Papa ha fatto bene. Di queste cose e di certi crimini come la pedofilia, è  necessario parlare ed è persino utile che vengano fuori inchieste giornalistiche, quelle serie. Servono alla causa, ben vengano. Però bisogna essere sempre corretti e non mettere in piazza  solo le miserie di qualche uomo di Chiesa.  Sembra, ed è sbagliato, che la sola realtà interessata da questo fenomeno sia la Chiesa cattolica e non è così”.

    Il Papa ha scelto di  emanare un Motu Proprio…

    ” Benissimo, fa bene. Ma su quello che riguarda la denuncia da parte del vescovo, ho la mia idea, nutro riserve”.

    Cioè?

    ” A mio avviso, un vescovo non deve e non ha alcun dovere di denunciare alle autorità civili il sacerdote pedofilo. Esiste già la legge di Dio ed esistono i procedimenti canonici ai quali fare riferimento.  Chi deve provvedere alla denuncia, è chi ha la potestà genitoriale del minore, spetta al padre e alla madre. Semmai io li aiuto di buon grado in questa operazione, li assisto e facilito il compito. Da vescovo ho il dovere di aiutare il prete  a cambiare la sua condotta. Come pastore devo aiutarlo a correggere il suo modo di comportarsi”.

    Vale a dire?

    ” Esiste una legge italiana sugli atti di violenza o pedofilia ai danni dei minore e va rispettata. Come le dicevo, legittimato alla denuncia è chi ha la responsabilità del minore, non il vescovo. Io sono disponibile ad  aiutare e sostenere i genitori”.

    Che cosa deve fare il vescovo nei riguardi del prete predatore se i genitori non denunciano?

    “Una volta avute notizie certe io li informo. Ma se loro non si attivano, non è compito mio farlo.  Senza dubbio metto quel sacerdote in penitenza e in cura, in modo che non possa più nuocere.”

    Intanto è uscito il libro Sodoma…

    ” E’ una inchiesta pilotata per colpire la Chiesa in modo evidente. E’ giusto aiutare a correggere, ma senza mettere in piazza le miserie. In quanto a quel libro, le ripeto, non è attendibile, perchè accanto al male vi è dentro la Chiesa tanto bene. Ma non se ne parla. Inoltre, da quanto ho  appreso, l’ estensore del libro avrebbe alloggiato in Vaticano e persino in luoghi sensibili. Come ha fatto? “.

    Bruno Volpe

  • Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Qualcuno ricorda la Pontificia commissione per la tutela dei minori? Probabilmente non molti, visto che in effetti non si tratta certo di un organismo dall’attività frenetica. Non uno di quelli, per intenderci, di cui ci si ritrova a leggere spesso sugli organi d’informazione. A suo tempo, nel 2014, venne istituita e lanciata in pompa magna dall’attuale papa con l’obbiettivo di risolvere il problema della pedofilia ecclesiastica, concependo proposte di azione da sottoporre agli altri organi ecclesiastici e allo stesso pontefice. Quindi un organismo con funzione consultiva. Fu subito un tripudio di consensi: “Giro di vite contro la pedofilia”! “Tolleranza zero”! “Protezione dei minori fra le priorità più alte”!

    Dopo allora, la prima volta che questa commissione fece parlare di sé fu a seguito della defezione di Peter Saunders, attivista contro gli abusi ed egli stesso già vittima di abusi da parte di un sacerdote. Saunders si era espresso molto duramente contro il cardinale Pell, in quel momento al vertice del dicastero economico vaticano (mica pizza e fichi) e sotto indagine nel suo paese d’origine, l’Australia, con l’accusa di aver coperto dei casi di pedofilia nel periodo in cui era stato vescovo. Ciò di cui Saunders accusava Pell era l’aver risposto alle richieste della giustizia australiana inviando certificati medici, in modo da giustificare formalmente la sua assenza. Saunders lasciò la commissione dopo che all’interno della stessa si dibatté della questione, non è quindi chiaro se sia andato via di sua sponte o se sia stato cacciato. In seguito le accuse contro Pell si sarebbero fatte perfino più gravi: adesso il cardinale, che nel frattempo è stato convinto ad andare a difendersi in Australia, è indagato per abusi sessuali che lui stesso avrebbe commesso. A breve dovrà affrontare un’inchiesta preliminare da cui potrebbe uscire fuori il suo rinvio a giudizio.

    Dimissioni esplicite sono state invece, a distanza di un anno, quelle di Marie Collins, altra sopravvissuta a un pedofilo in abito talare voluta all’interno di questa fantastica commissione. Che tanto fantastica però non si è dimostrata, semmai proprio l’opposto visto che alla base delle dimissioni di Collins c’è proprio la sua (della commissione) sostanziale inutilità. In particolare Collins prendeva atto che gli altri organi della Chiesa, invece di collaborare con la commissione per aiutarla a raggiungere i suoi scopi, le mettevano i bastoni tra le ruote. Prima fra tutte la Congregazione per la dottrina della fede, precedentemente nota come Sant’Uffizio (ancora prima come Santa inquisizione). Le parole di Collins non lasciano dubbi su come viene presentata la commissione all’esterno: «avevo detto che se avessi trovato un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le quinte e ciò che veniva detto pubblicamente, non sarei rimasta. Ecco, questo è accaduto».

    Adesso, dopo un anno dalle dimissioni di Collins (ci si potrebbe regolare l’orologio con questa cadenza), arriva la notizia delle dimissioni di Catherine Bonnet, psichiatra infantile specializzata in violenze sessuali. Le ragioni di Bonnet non sono molto diverse da quelle di Collins. In più Bonnet rileva che l’organismo di cui faceva parte non è neanche in grado di deliberare una cosa semplicissima: chi viene a conoscenza di abusi deve segnalarlo alle autorità civili. Sembrerebbe una cosa perfino banale in qualunque altro contesto, tutti concordano nel ritenere almeno eticamente corretto riportare alle autorità notizie di abusi, quando non legalmente obbligatorio per esplicita richiesta delle autorità. Il problema, almeno in Italia, è che la Chiesa è qualcosa di diverso da “tutti”. È un ordine indipendente e sovrano per dettato costituzionale e in forza del Concordato abbiamo da un lato una deroga specifica per gli ecclesiastici, che “non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità e dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero”, dall’altro il principio che la giustizia civile deve invece, lei sì, “informare immediatamente l’ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione”.

    Purtroppo le dichiarazioni di Bonnet, così come quelle di tutti gli altri pezzi della commissione che si sono persi per strada, non sono affatto necessarie per capire che non c’è realmente alcuna volontà della Chiesa di affrontare il dramma della pedofilia ecclesiastica, alla quale andrebbe aggiunto l’aggettivo “aggravata” visto che può contare su forme di insabbiamento che non sono possibili in altri contesti. Basta aprire i giornali e leggere. A volte tra le righe, come quando si parla appunto di questa inutile commissione, altre volte senza neanche spendersi troppo in interpretazioni. Come nel recente caso di don Massaferro, pedofilo condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi dalla giustizia italiana, ma assolto e dunque da riabilitare completamente per la giustizia (?) ecclesiastica. O come in quello meno recente del vescovo di Palestrina, secondo il quale i casi di pedofilia non potrebbero essere denunciati per via della normativa sulla privacy. E meno male che fu lo stesso garante a smentirlo pubblicamente.

    Alla fine, quella che nelle intenzioni, millantate o meno che siano, doveva essere una commissione a tutela dei minori, si è rivelata essere una farsa a tutela di chi quei minori li abusa. A tutela degli insabbiamenti, a tutela dell’immagine della Chiesa in generale e di Bergoglio in particolare. A tutela del marciume che c’è sempre stato, e che ci sarà verosimilmente per parecchio tempo ancora. E a dispetto di chi chiede giustizia. Ora e nei secoli dei secoli mai abbastanza secolarizzati.

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

  • Monsignor Sigalini: “se denuncio preti pedofili violo privacy”, ma il Garante lo smentisce

    Monsignor Sigalini: “se denuncio preti pedofili violo privacy”, ma il Garante lo smentisce

    La difesa d’ufficio della Chiesa cattolica che ricorre per giustificare la mancata collaborazione con la giustizia sui casi di abusi sessuali da parte di preti è sostenere che i prelati non possono denunciare di propria iniziativa, altrimenti violerebbero la riservatezza delle vittime. Ma l’assunto viene clamorosamente smentitoda Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy.

    Il vescovo di Palestrina, monsignor Domenico Sigalini, interviene a Radio Anch’io​ su Rai Radio1 per affrontare il tema degli abusi, recentemente tornato alla ribalta con il film Il caso Spotlight, premiato con l’Oscar. Come aveva fatto in passato durante il programma Piazzapulita su LA7​ destando scalpore per il tenore delle uscite, il religioso ribadisce che “è il nostro codice a prevedere che se c’è un minore di mezzo è il papà che deve denunciare perché se io denuncio violo la privacy della sua famiglia e metto il figlio in piazza”. In qualità vescovo, a suo dire può solo istituire un processo canonico interno e nel caso ridurre il reo allo stato laicale.

    Considerazioni che hanno spinto il Garante per la privacy Soro a una secca ed esplicita replica al prelato: “è necessario precisare che denunciare, doverosamente all’autorità giudiziaria, gli abusi subiti da minori non vuol dire affatto mettere i bambini ‘in piazza’, ma tutelarne i diritti fondamentali”. “Ovviamente il Codice privacy non prevede alcun divieto o limitazione in tal senso”, chiarisce Soro, dato che “accorda ai minori una tutela rafforzata”. Il garante auspica: “su questi temi occorre essere precisi per non ingenerare false convinzioni”.

    http://www.uaar.it/news/2016/03/01/monsignor-sigalini-denuncio-preti-pedofili-violo-privacy-garante-smentisce/

  • Il mistero del prete ritrovato morto a Zagarolo. Si indaga per omicidio Come ne “Il nome della rosa”. Un giallo pieno di intrighi.

    Il mistero del prete ritrovato morto a Zagarolo. Si indaga per omicidio Come ne “Il nome della rosa”. Un giallo pieno di intrighi.

    Strangolato e riverso a terra in una pozza di sangue. Padre Lanfranco Rossi, 55 anni, teologo e autore di numerose pubblicazioni, è stato ammazzato all’interno della comunità religiosa di San Feliciano “I ricostruttori della preghiera” a Zagarolo.

    IL RITROVAMENTO – Il ritrovamento è avvenuto nei giorni scorsi in un bosco. Ora sul caso indagano i carabinieri di Palestrina in collaborazione con i Ris di Roma che hanno disposto gli esami del caso. Per il momento si parla di una lite finita male. Pare esclusa, per ora, la pista della rapina finita male visto le condizioni di povertà in cui viveva il religioso.

    LE INDAGINI – I carabinieri, coordinati dal capitano Angelo Maiello, hanno già ascoltato alcuni testimoni. Secondo le prime indiscrezioni sarebbero state sequestrate anche ossa e teschi umani. Reliquie? Forse, ma si parla anche di strani rituali in questa comunità religiosa avvolta da sempre nel mistero. Il ricordo di padre Milingo (altra storia, altra comunità) e dei suoi rituali satanici a Zagarolo rimane ancora nella memoria di tutti da queste parti, ma per ora si tratta solo di suggestioni e opinioni. Le indagini, quelle vere, diranno cosa veramente sia accaduto in quel bosco.

    LE ACCUSE A DON LANFRANCO – Girovangando su internet si scopre poi un forum di famiglie (http://laici.forumcommunity.net) che accusa don Lanfranco Rossi di essere stato molto vicino a quel don Pierangelo Bertagna, l’ex abate di Farneta, processato per trentotto casi di violenza sessuale su minori. Le famiglie riportano alcuni virgolettati che getterebbero ombre sulla condotta del padre e del movimento dei Ricostruttori. Accuse che non hanno però a oggi alcuna fondatezza giuridica.

    IL MESSAGGIO DELLA DIOCESI – Sul sito della Diocesi di Palestrina è apparso un messaggio di cordoglio. “Esprimiamo la nostra partecipazione al lutto de “I Ricostruttori nella preghiera”, che ieri, domenica della Divina Misericordia hanno perso un confratello p. Lanfranco Rossi, docente di spiritualità dei padri della chiesa alla università pontificia Gregoriana. La sua vita si è spenta nella cascina di san Feliciano a Zagarolo”.

  • SERRONE – Pedofilia, prescrizione per l’ ex parroco don Davide Solano

    SERRONE – Pedofilia, prescrizione per l’ ex parroco don Davide Solano

    12 febbraio 2013

    Si è concluso con la prescrizione del reato, il processo di secondo grado a carico di don Davide Solano, ex parroco di Serrone, condannato per pedofilia nel 2011 a tre anni e cinque mesi di carcere. I fatti risalgono al 1999 e sono dodici anni e mezzo i tempi della prescrizione, sopravvenuta nell’ ambito di un processo complesso e delicato. A quell’ epoca don Solano, di origine colombiana, era il parroco di Serrone. Proprio nella sua abitazione del piccolo paese ciociaro sarebbero avvenuti i fatti contestati dalla Repubblica di Velletri al religioso. Tre ragazzi minorenni, ospiti di una casa famiglia di Rocca di Papa, dopo aver trascorso qualche giorno in casa del parroco denunciarono che don Davide aveva avuto per loro morbose attenzioni sessuali. Scattarono immediatamente le indagini, che culminarono nel 2004 con il rinvio a giudizio del parroco, che nel frattempo aveva lasciato Serrone prima per la Colombia e poi per Palestrina, contestualmente con l’ apertura dell’ inchiesta. Nel 2011 la sentenza di primo grado, con la condanna per pedofilia: un’ accusa infamante che il sacerdote ha sempre respinto e che ha diviso quanti lo conoscevano come un prete dedito alla solidarietà e molto apprezzato per le sue iniziative a favore dei più bisognosi, in particolare nelle aree del Terzo mondo, nelle quali aveva coinvolto personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport come Francesco Totti. Nei giorni scorsi, l’ udienza per la richiesta di revisione della sentenza di primo grado che, dopo un lungo dibattito, si è conclusa con la prescrizione. Provvedimento a cui l’ imputato non ha rinunciato, ma ovviamente in attesa di conoscere le motivazioni dell’ ordinanza, che saranno rese note entro due mesi.

    Emanuele Marcelli

    http://it.cultura.religioni.narkive.com/6j…re-l-ex-parroco