Quando il sacerdote incaricato della formazione dei ragazzi viene trasferito, gli equilibri del seminario si spezzano.
Luca lascia i Legionari di Cristo, ma sente che una parte di sé è rimasta intrappolata tra quelle mura. Intanto le accuse contro il fondatore Marcial Maciel travolgono l’Ordine e papa Benedetto XVI apre un’indagine senza precedenti su una Congregazione fino ad allora protetta da importanti figure del Vaticano.
Il dibattito sulla complicata distinzione tra opere e comportamenti dell’artista che le ha realizzate non è nuovo, ma un recente articolo del New York Timesha posto una questione riguardo a un caso piuttosto singolare di artista accusato da anni di abusi sessuali, le cui opere continuano a essere esposte in oltre duecento luoghi in Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti e altri paesi.
Questi luoghi sono perlopiù chiese, e l’artista è un teologo ed ex prete gesuita, Marko Rupnik, mosaicista sloveno di 71 anni apprezzato e richiesto, ma accusato di abusi sessuali e psicologici ai danni di diverse suore.
La storia era emersa nel 2022 ed era poi stata molto ripresa dai media quando nel 2024 due ex suore tra le circa venti donne che accusavano Rupnik raccontarono pubblicamente le presunte violenze subite. Dissero che le violenze risalivano agli anni Ottanta, quando loro erano suore poco più che ventenni della Comunità Loyola di Lubiana, in Slovenia, e che erano avvenute anche nei decenni successivi a Roma, nel Centro Aletti. È un centro di studi teologici e artistici che realizza opere religiose per le chiese, e di cui Rupnik è stato a lungo direttore artistico.
Autore di mosaici in diversi importanti palazzi vaticani, Rupnik è stato per anni un gesuita molto rispettato: nel 2021 gli erano stati affidati, tra le altre cose, i lavori di restauro e di rinnovamento della cappella del Pontificio Seminario Romano. Dopo un’indagine dei Gesuiti, nel 2023, gli era stato offerto «di cambiare di comunità e di accettare una nuova missione», ma lui si era rifiutato ed era per questo stato espulso dall’ordine. Nello stesso anno il Vaticano aveva avviato una propria indagine, dopo che una commissione speciale per combattere gli abusi sessuali nella Chiesa aveva segnalato a papa Francesco, gesuita anche lui, «gravi problemi» nella gestione del caso di Rupnik, e «la mancanza di vicinanza alle vittime». Attualmente Rupnik è sotto processo canonico presso un tribunale vaticano.
A general view of the Holy Door of Charity, the work of Father Marko Ivan Rupnik, in Rome, Italy, December 10 2015. Pope Francis will cross the Holy Door of Charity on 18 December 2015. ANSA/ANGELO CARCONI
Secondo alcune delle donne che lo accusano, i suoi mosaici dovrebbero essere rimossi o coperti, o laddove non sia possibile farlo dovrebbe essere aggiunta una didascalia che riporti le accuse.
Finora pochi vescovi e funzionari ecclesiastici, perlopiù all’estero, hanno accolto l’invito delle presunte vittime. Nel 2024 l’organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo aveva annunciato che avrebbe coperto con un tessuto i mosaici di Rupnik esposti nel Santuario nazionale di san Giovanni Paolo II, a Washington, e nella Cappella della santa famiglia a New Haven, nel Connecticut. E nel 2023 il vescovo di Lourdes, in Francia, aveva ordinato che i mosaici realizzati da Rupnik per la basilica di Nostra Signora del Rosario venissero coperti con delle lastre di alluminio.
Ma nella maggior parte dei casi le opere sono ancora esposte nelle sedi e nei modi in cui erano state pensate e commissionate, in Italia e in altri paesi del mondo. Nei primi anni Novanta, per esempio, papa Giovanni Paolo II aveva commissionato al Centro Aletti i mosaici per la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, a Città del Vaticano.
Secondo alcuni religiosi infatti le opere di Rupnik non dovrebbero essere trattate in modo diverso rispetto ad altre esposte nelle chiese da secoli, e realizzate da artisti controversi o comunque noti anche per il loro stile di vita non irreprensibile, da Caravaggio a Benvenuto Cellini a Filippo Lippi. Il caso di Rupnik suscita polemiche «perché l’autore è ancora vivo, perché il caso è ancora aperto e perché lui continua a creare opere», ha detto al New York Times il teologo Marco Tibaldi, che insegna all’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Bologna.
-OR- VISITA PASTORALE DI PAPA BENEDETTO XVI A SAN GIOVANNI ROTONDO, DOMENICA 21 GIUGNO 2009: Benedetto XVI giunge alla Chiesa nuova di San Pio da Pietrelcina per l’ incontro con i sacerdoti, i religiosi/e e migliaia di giovani. Il Papa visita i mosaici realizzati dal gesuita Ivan Marko Rupnik nella Cripta sotto la Chiesa. (Copyright L’OSSERVATORE ROMANO – Servizio Fotografico – photo@ossrom.va)
Il New York Times ha anche segnalato il caso della chiesa del Corpus Domini, a Bologna, in cui è esposto un mosaico di Rupnik realizzato nel 2013 e che secondo il prete della chiesa, don Stefano Zangarini, ha attirato migliaia di visitatori in una chiesa relativamente isolata. «Non tutte le opere d’arte della storia sono state create da santi, anzi, tutt’altro», ha detto Zangarini, aggiungendo che «forse l’arte ci ricorda che esiste una bontà che trascende le nostre debolezze, i nostri alti e bassi».
Anche alcuni siti del Vaticano avevano inizialmente continuato a mostrare immagini delle opere di Rupnik, dopo che le accuse erano diventate pubbliche. Erano state progressivamente rimosse, dopo le critiche espresse nel 2024 da Sean Patrick O’Malley, importante cardinale e arcivescovo di Boston, allora a capo della commissione per combattere gli abusi nella Chiesa. In una lettera a tutti i dicasteri aveva sollecitato maggiore «prudenza pastorale» prima di decidere di esporre opere d’arte create da un presunto autore di abusi.
In un comunicato del 2024, il Centro Aletti aveva espresso «preoccupazione per il diffondersi della cosiddetta “cancel culture” e di un pensiero che legittima la “criminalizzazione” dell’arte», e aveva aggiunto che «la rimozione di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere considerata come punizione o cura». Aveva anche scritto che Rupnik ha sempre negato le accuse. Il Dicastero per la dottrina della fede, l’importante organo della Curia che ha anche funzioni disciplinari, aveva annunciato a ottobre del 2025 di aver nominato i cinque giudici del tribunale che giudicherà Rupnik: da allora non ci sono stati altri sviluppi.
Nei file depositati dal Dipartimento della giustizia americano al Congresso emerge l’ossessione del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein per la Chiesa cattolica. Sarà necessario uno studio approfondito dei documenti – che peraltro costituiscono solo il 58 per cento del materiale che deve essere pubblicato – per ricostruire il rapporto di Epstein con papi e Vaticano. Certamente ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla politica estera della Santa Sede.
Epstein, per esempio, si interessò anche delle dimissioni di Benedetto XVI e del cambio di presidente dello Ior, la banca vaticana, che avvenne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo. Il finanziere pedofilo aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore anche lui di cognome Epstein, e le aveva inviate all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers, economista, ex Segretario americano al Tesoro ed ex presidente dell’università di Harvard, sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma il cambio di presidente nello Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. Ecco il testo completo dell’email: “Il cambiamento più importante in Vaticano potrebbe non essere l’improvviso ritiro di papa Benedetto XVI, ma il cambio di leadership presso ‘l’istituto per le Opere di Religione’, la banca del Vaticano.
A causa dello status del Vaticano come Paese sovrano, è esente dalle norme di trasparenza non solo dell’italia, ma anche dell’unione europea. Questo status consente ai suoi clienti d’élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”. Poi passa a ricostruire quello che era avvenuto nei mesi precedenti. “Lo scorso maggio, il presidente della Banca Vaticana Ettore Gotti Tedeschi è stato licenziato dopo che le autorità italiane hanno aperto un’indagine su un lontano schema di corruzione in cui era presumibilmente coinvolto. In una perquisizione della sua casa sono stati trovati 47 dossier, tra cui materiali compromettenti sui suoi ‘nemici interni’ in Vaticano. Erano state date istruzioni su come usarli nel caso gli fosse successo qualcosa. Le chiamate intercettate di Tedeschi – continua l’email – hanno ulteriormente ricordato che la sua preoccupazione era che sarebbe stato assassinato perché conosceva i segreti del Vaticano. Alla fine del 2012, stava collaborando con l’indagine italiana in corso, fu a questo punto che l’onnipotente Collegio dei cardinali, in uno degli ultimi atti del papato di Benedetto, nominò l’avvocato tedesco Ernst von Freyberg presidente della banca. Poi sono arrivate le straordinarie dimissioni di papa Benedetto.”
e la Corte penale internazionale. Sempre a Summers, Epstein scrive di lì a poco, il 19 febbraio 2013, facendo riferimento ai rumors che volevano Ratzinger coinvolto in qualche inchiesta sulla pedofilia e che questo lo avrebbe spinto alle dimissioni. “Nel 2011 – vi si legge – le vittime di abusi sessuali da parte del clero hanno chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sul papa e su tre funzionari vaticani per abusi sessuali. Il gruppo per i diritti con sede a New York Center for Constitutional Rights (Ccr) e un altro gruppo, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), hanno presentato una denuncia alla Cpi sostenendo che i funzionari vaticani hanno commesso crimini perché tollerato e abilitato i crimini sessuali. La Cpi non ha preso il caso, ma non ha mai detto perché. Generalmente non commenta il motivo per cui non prende i casi”.
Il giorno dopo, Summers alle 11.51 gli risponde : “What can I say?”,“che posso dire? Forse Palm Beach può estradare Benjamin (evidentemente un errore casuale o voluto per Benedetto, nda) ora che non ha più l’immunità come capo del governo”.
Una commissione vaticana istituita per affrontare la crisi degli abusi sessuali da parte del clero ha affermato giovedì che la Chiesa cattolica romana è ancora troppo lenta nell’affrontare un problema che la affligge da decenni.
La commissione ha invitato i leader della Chiesa ad agire con maggiore rapidità e trasparenza e ha raccomandato alla Chiesa di ascoltare e coinvolgere i sopravvissuti mentre si impegna a ricostruire la fiducia dopo decenni di scandali .
“Molte volte mi sono posto la stessa domanda: perché così lenti?”, ha dichiarato Mons. Luis Manuel Alí Herrera, segretario della commissione, in una conferenza stampa per presentare l’ ultimo rapporto sui progressi della Chiesa nella lotta agli abusi. “A volte ammetto di essermi scoraggiato perché avrei voluto che il cambiamento fosse più evidente, più radicale”.
Ma, ha aggiunto, molti vescovi in tutto il mondo stanno ora collaborando attivamente con la commissione, un netto cambiamento rispetto al modello adottato quando fu istituita 11 anni fa.
L’ultimo rapporto arriva a pochi mesi dall’inizio del pontificato di Leone XIV e sottolinea le sfide che dovrà affrontare. Copre il periodo del 2024, prima che Leone diventasse papa. Leone XIV ha incontrato i membri della commissione quattro volte.
I gruppi di difesa dei sopravvissuti agli abusi clericali hanno affermato che il rapporto ha nuovamente messo in luce le carenze della Chiesa nell’affrontare il problema.
Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org, ha rilasciato una dichiarazione in cui elogia la commissione “per aver illustrato gli scarsi progressi compiuti dalla Chiesa nel porre fine agli abusi e alle insabbiamenti”. Ha affermato che il rapporto dovrebbe “servire da campanello d’allarme per Papa Leone”.
Ha aggiunto che, sebbene il rapporto fosse costruttivo, era anche “inadeguato e vago, a dimostrazione del potere e delle competenze limitate della commissione stessa”. Il comitato non si è occupato di casi specifici, ad esempio, il che significa che non ha potuto stabilire se i trasgressori fossero stati rimossi dal ministero, il che, secondo i critici, è fondamentale per fermare il ciclo di abusi.
L’obiettivo del rapporto di quest’anno, il secondo della commissione, era quello di sollecitare maggiori risarcimenti, oltre ai pagamenti finanziari attualmente erogati ad alcune vittime.
Il rapporto affermava che “il bisogno primario” delle sopravvissute era “il riconoscimento del danno, delle scuse sincere e un’azione significativa per prevenire futuri abusi”. Molte sopravvissute si erano lamentate con la commissione del fatto che la chiesa aveva spesso risposto con “accordi vuoti, gesti performativi e un persistente rifiuto di impegnarsi” con loro “in buona fede”.
Ma Matthias Katsch, un sopravvissuto residente in Germania che è stato consultato per il rapporto, ha affermato che è necessario un maggiore sostegno finanziario per aiutare le vittime che spesso “soffrono di limitazioni per tutta la vita, anche in termini di attività professionali e reddito”.
Molte vittime intervistate per il rapporto hanno affermato che le loro denunce di abusi sono state ignorate e che la chiesa spesso non ha fornito accesso alle informazioni sui loro casi.
Una persona frustrata, rimasta anonima, ha dichiarato: “Vuoi sapere, e non ti dicono niente. È come essere mandati in purgatorio”.
Il gruppo, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori , è stato istituito nel 2014 per consigliare Papa Francesco su come proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai predatori sessuali tra il clero. Tra i suoi membri figurano sacerdoti, vittime di abusi e personalità esterne indipendenti, tra cui alcuni con esperienza nelle forze dell’ordine.
Fin dall’inizio, i critici hanno lamentato l’assenza di poteri esecutivi della Commissione. I rapporti inviati dai singoli Paesi si basano ancora principalmente sulle auto-segnalazioni dei gruppi episcopali. E il rispetto dei questionari volti a valutare la gestione dei casi non è stato uniforme, ha affermato la Commissione.
In Italia, ad esempio, solo 81 delle 226 diocesi hanno risposto al questionario della commissione, come si legge nel rapporto, mentre in Corea del Sud tutte le 15 diocesi vi hanno aderito.
I risultati complessivi suggeriscono che, a più di due decenni dall’esplosione della crisi degli abusi clericali nella sfera pubblica, la risposta della Chiesa rimane contrastante, nonostante gli sforzi di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco per codificare una risposta attraverso nuove leggi ecclesiastiche. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, le associazioni di vittime hanno affermato che il Vaticano ha fatto troppo poco per garantire che le accuse fossero adeguatamente indagate, che i predatori fossero rimossi dai loro incarichi e che coloro che avevano insabbiato gli abusi fossero ritenuti responsabili.
Il rapporto ha rilevato che in diversi Paesi, tra cui Italia, Slovacchia e alcuni Paesi africani, la “resistenza culturale” ostacolava ancora la denuncia degli abusi. E Maud de Boer-Buquicchio, autrice principale del rapporto, ha affermato che la Chiesa non aveva stanziato fondi sufficienti per istituire centri per la gestione dei casi di abuso.
Dopo la pubblicazione del primo rapporto, avvenuta lo scorso anno, i critici hanno respinto le conclusioni fornite dai singoli Paesi, sottolineando che non erano state verificate da osservatori indipendenti. Il secondo rapporto ha cercato di porre rimedio a tale situazione presentando note su ciascun Paese redatte dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia , nonché osservazioni degli ambasciatori vaticani in ciascun Paese e commenti del personale sul campo.
La commissione ha inoltre affermato di aver parlato con le vittime per consentire loro di esprimere le loro “reazioni e prospettive sull’accuratezza e la pertinenza delle conclusioni della commissione”.
Ma almeno nel caso dell’Italia, la commissione non si è rivolta a Rete l’Abuso, la principale associazione nazionale per la difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente del gruppo.
Per venticinque anni Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger (sia da cardinale che da papa) è stato in tutto il mondo, più volte, accusato di aver insabbiato casi di pedofilia.
Questo è accaduto anche in Italia. Ne hanno parlato molto i giornali all’estero, un po’ meno quelli italiani che come vedremo, si sono lasciati sfuggire qualche passaggio.
Oltre al carteggio che andremo a sviscerare nell’intervista, che vede coinvolto a Savona il cardinale Ratzinger, la “notizia” che notizia non è perché risale oramai al 2005 ma in Italia, se pur sia stata battuta da ANSA (soltanto nel 2010) non ha avuto seguito sui media.
I documenti inediti di Savona ripercorrono proprio quel periodo della transizione di Ratzinger da prefetto della CDF a Papa, quando il caso di Savona, a lui personalmente segnalato ed ignorato, produsse altre vittime.
Un caso di cui non poteva non sapere, era lui il prefetto in quell’ufficio ovvero, colui che decide quali casi trattare e quali no, quali da tenere segreti all’interno dell’ufficio e quali tenere segreti anche all’ufficio. Tutto passava nelle sue mani e probabilmente, è stato il Papa più informato della storia sulla pedofilia dei preti.
In questo caso una lettera del 2003 esplicitamente inviata a lui dal cardinale Domenico Calcagno lo incastra sulla consapevolezza del caso savonese, che grazie alle indagini svolte dalla Procura di Savona nel 2010 porta alla luce l’intero carteggio che gira attorno a quella lettera inviata a Ratzinger nel 2003.
Un carteggio che non lascia spazio a dubbi su come sia andata, che al tempo stesso disegna il profilo di Ratzinger – sia da cardinale che poi da Papa – e le modalità di funzionamento di quell’ufficio che lui gestì per venticinque anni prima di diventare Papa Benedetto XVI.
CITTÀ DEL VATICANO — Era la personificazione della vergogna in Vaticano, l’unico prigioniero nel carcere a tre celle del più piccolo stato sovrano del mondo. Ora, il reverendo Carlo Alberto Capella – condannato per possesso e distribuzione di una “grande quantità” di materiale pedopornografico mentre prestava servizio come diplomatico vaticano a Washington – sta presentando a Papa Leone XIV, il nuovo pontefice americano , una delle prime sfide del suo pontificato.
Capella, un sacerdote italiano di 58 anni, è stato indagato dalle autorità statunitensi e canadesi per quasi due anni per aver raccolto e condiviso materiale pedopornografico mentre era diplomatico di alto rango presso l’ambasciata della Santa Sede a Washington. Nel 2017, il Dipartimento di Stato americano ha chiesto al Vaticano di revocare la sua immunità diplomatica, richiesta respinta. Capella è stato invece richiamato a Roma, dove ha ammesso di aver rintracciato immagini “ripugnanti” e, in un raro processo penale in Vaticano un anno dopo, è stato dichiarato colpevole e condannato a cinque anni di carcere.
Nelle ultime settimane, sui blog cattolici sono emerse notizie del suo rilascio previsto per il 2022 e del suo ritorno silenzioso al lavoro presso la Segreteria di Stato della Santa Sede. Il suo ritorno al potente dicastero ha indignato i sostenitori delle vittime di abusi da parte di ecclesiastici cattolici. Insistono sul fatto che, sebbene non sia mai stato accusato di abusi sessuali, un sacerdote condannato per aver consumato materiale pedopornografico non ha posto in un importante ufficio vaticano.
“Perché non dargli un lavoro come lavapavimenti o bagni in Vaticano?”, ha detto Peter Isely, membro della Survivors Network of Those Abused by Priests, nota come SNAP. “Perché è ancora un membro ufficiale del Dipartimento di Stato? È sbagliato sotto ogni aspetto”.
Mentre papa Leone si trova ad affrontare richieste di intervento, diventa il quarto pontefice dagli anni Novanta ad affrontare un esame approfondito, e potenzialmente un giudizio, sul modo in cui gestisce i casi ancora emergenti di crimini sessuali commessi da ecclesiastici.
Papa Giovanni Paolo II affrontò critiche sia contemporanee che postume per la sua gestione dei casi di abuso. La questione perseguitò ancora di più Benedetto XVI, con un coro di lamentele viste come uno dei diversi fattori che contribuirono alla sua storica decisione di ritirarsi. Papa Francesco attuò riforme volte ad affrontare gli scandali, eppure le associazioni di vittime lo rimproveravano sistematicamente per non aver adottato una politica di tolleranza zero, che prevedeva anche la denuncia obbligatoria alle autorità civili.
Ora, i gruppi di pressione si aspettano che Leo tracci una rotta diversa e addirittura faccia cambiare idea a Francis sul caso Capella.
L’avvocato di Capella, Roberto Borgogno, ha dichiarato in un’intervista che il suo cliente è stato rilasciato con un anno di anticipo, nella prima parte del 2022, per “buona condotta” e ha ripreso a lavorare presso la segreteria nel gennaio 2023. Papa Francesco, ha affermato Borgogno, ha approvato il ritorno di Capella e ha avuto almeno un colloquio diretto con lui dopo il rilascio in merito al suo pentimento.
“Si tratta certamente di decisioni prese in modo logico e razionale dal pontefice in quel momento”, ha affermato Borgogno.
Il coinvolgimento diretto di Francis e i dettagli specifici della sistemazione abitativa e del monitoraggio di Capella non sono stati precedentemente resi noti.
Capella, il cui lavoro si limita al controllo delle traduzioni e al lavoro d’archivio, ora vive appena fuori dal Vaticano, in un centro per diplomatici in pensione, ha detto il suo avvocato. Il suo computer di lavoro è monitorato da funzionari vaticani, sebbene abbia un cellulare personale non monitorato.
Borgogno ha osservato che, sebbene Capella non fosse stato ridotto allo stato laicale, le autorità vaticane lo avevano privato del suo elevato titolo di monsignore. Sebbene fosse tornato in Segreteria nel 2023, Capella era considerato “in prova” e solo di recente era comparso nel registro ufficiale del personale della Santa Sede.
“Si tratta semplicemente di un lavoro d’ufficio”, ha detto Borgogno. “Non svolgerà attività pastorale; non avrà contatti con persone esterne”.
Tramite Borgogno, Capella ha rifiutato una richiesta di intervista.
La rinnovata attenzione su Capella giunge mentre l’arcivescovo Guy de Kerimel di Tolosa, in Francia, è oggetto di critiche per aver nominato un sacerdote, condannato per aver violentato un ragazzo di 16 anni nel 1993, alla carica di cancelliere arcidiocesano, citando l’imperativo morale del perdono. Le associazioni di vittime chiedono ora a Leo di intervenire in entrambi i casi.
“Questo è un test”, ha affermato Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org , un gruppo di controllo che monitora i casi di abusi nella Chiesa cattolica. “Per me, solleva interrogativi più ampi sul continuo rifiuto del Vaticano della tolleranza zero per i molestatori sessuali. Credo che queste due cose insieme abbiano davvero attirato l’attenzione di tutti su Papa Leone. Ci chiediamo tutti se sarà più duro con gli abusatori sessuali di quanto lo sia stato Papa Francesco “.
La Segreteria di Stato non ha risposto a una richiesta di commento dettagliata. Un alto funzionario vaticano, che ha parlato in condizione di anonimato per discutere di una questione delicata, ha affermato di non sapere se Leo fosse stato informato sui casi o se intendesse intraprendere azioni specifiche.
Non è raro che un papa annulli la decisione di un predecessore: Francesco, ad esempio, ha limitato l’uso della messa tradizionale in latino dopo che papa Benedetto XVI ne aveva allentato le restrizioni.
“Il Papa ha chiaramente giurisdizione sulla questione… tutto dipenderà da lui”, ha affermato Giovanni Maria Vian, ex direttore del quotidiano vaticano L’Osservatore Romano e storico del cristianesimo primitivo. “Probabilmente è a conoscenza del caso [Capella]. Non sarebbe insolito se prendesse provvedimenti”.
Il funzionario ha descritto il lavoro di Capella come un lavoro in cui ha un contatto minimo con il pubblico e può “guadagnarsi da vivere”. Il suo ritorno al lavoro è un’opportunità per Capella di “redimere”, ha detto il funzionario, sostenendo che nessuna punizione per tali sacerdoti sarà mai “sufficiente” per alcuni difensori delle vittime.
Se tutti coloro che sbagliano “venissero emarginati”, ha affermato il funzionario, “pochi di noi rimarrebbero in piedi”.
Nel 2021 il Washington Post ha riferito che a Capella era stato permesso di partecipare a un programma di rilascio dal lavoro, durante il quale trascorreva le mattine nel piccolo ufficio del Vaticano che vende certificati di benedizione papale per occasioni personali.
Ora, il caso di Capella sottolinea ancora una volta come la Santa Sede affronti sistematicamente le malefatte commesse dal clero, dal punto di vista religioso della misericordia e dello spirito di espiazione cattolica. Questa visione si è scontrata con quella dei difensori delle vittime, che vedono il ritorno di Capella al Segretariato, a qualsiasi titolo, così come la nomina di un alto funzionario di uno stupratore condannato in Francia, come prova di un approccio eccessivamente indulgente .
Le richieste di intervento hanno sollevato interrogativi su come il nuovo papa gestirà forse la questione più spinosa che affligge la fede da lui guidata: i sacerdoti corrotti.
Ma la legge non richiedeva che le accuse fossero segnalate alle autorità civili, e le associazioni di vittime hanno indicato scandali più recenti in Svizzera e altrove come prova del fatto che la situazione non è cambiata abbastanza. Sostengono che Leo dovrebbe rimuovere Capella dalla segreteria e annullare la recente nomina francese per dimostrare il suo impegno per la tolleranza zero.
Come vescovo in Perù, ad esempio, è stato elogiato per aver preso posizione contro il Sodalitium Christianae Vitae, un gruppo cattolico segreto e ultraconservatore che si è diffuso da Lima a diversi paesi ed è stato accusato di sistematici abusi sessuali e psicologici. Allo stesso tempo, è stato accusato di scarsa supervisione nella gestione delle denunce di abusi da parte di tre donne nella sua diocesi di Chiclayo.
Il mese scorso, in una nota in onore di un giornalista peruviano il cui lavoro ha contribuito a denunciare gli abusi sessuali all’interno del gruppo Sodalitium, Leo ha chiesto un cambiamento culturale all’interno della chiesa.
È necessario instillare «in tutta la Chiesa una cultura della prevenzione che non tolleri alcuna forma di abuso: abuso di potere o di autorità, di coscienza o di spiritualità, abuso sessuale», ha scritto.
Nuove ricerche in Germania sembrano indicare che il defunto papa Benedetto XVI era a conoscenza da vescovo di Monaco del passato di un prete pedofilo almeno dal 1986. Come arcivescovo di Monaco nel 1980, aveva permesso al prete di lavorare nella pastorale dei bambini. Negli ultimi mesi della sua vita, Benedetto XVI aveva dichiarato di voler venire a Monaco per testimoniare la sua buona fede. La sua morte, avvenuta il 31 dicembre 2022, glielo ha impedito. Il papa emerito è stato accusato, in un rapporto investigativo pubblicato nel gennaio 2022, di “cattiva condotta” in diversi casi di pedofilia durante il suo periodo come arcivescovo di Monaco-Frisinga dal 1977 al 1982. A dire il vero il papa emerito in un suo precedente memoriale aveva anche tentato una risposta, in una vicenda complessa come questa. Il caso più problematico fu quello di un prete noto come “H.”. Il caso riguardava il trasferimento di un sacerdote dalla diocesi di Essen, nel nord-ovest della Germania, dove era stato rimosso dal suo lavoro con i giovani in quanto “pericoloso” dopo aver molestato tre ragazzi di 12 anni. Sottoposto a psicoterapia, il prete è stato accolto durante il periodo del cardinale Ratzinger a Monaco di Baviera, dove ha continuato a compiere le sue malefatte. Il rapporto sottolinea che gli è stato affidato un lavoro che comportava vicinanza ai bambini.
Il prefetto della Congregazione della dottrina della fede informato
Tuttavia, Benedetto XVI ha sempre negato di essere a conoscenza del passato del prete. Gli autori dell’indagine considerano questa affermazione “poco credibile”, basandosi sul fatto che il suo nome figurava nella lista dei partecipanti a un incontro con il sacerdote nel 1980 sulla questione dell’integrazione di questo prete nella diocesi allora guidata da Ratzinger. Il Papa emerito ha poi ritrattato la sua precedente dichiarazione, attribuendola a una “svista”. Tuttavia, ha ribadito di non essere a conoscenza del passato di H. Ma le conclusioni di un’indagine congiunta dei media Bayerischer Rundfunk (BR) e dell’ONG tedesca Correctiv, che è anche un’unità investigativa giornalistica internazionale, gettano una nuova ombra sulle dichiarazioni di Benedetto XVI. L’indagine fa riferimento a uno scambio di lettere risalente al 1986, che dimostra che Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, era stato informato delle azioni del prete, questo secondo quanto viene riportato dalla Katholische Nachrichtenagentur (KNA) il 22 febbraio 2023.
Abusi in stato di ebbrezza
La corrispondenza riguarda i seguenti punti: dopo la condanna di H. alla sospensione condizionale della pena per abusi su minori nel giugno 1986, il vice vicario generale di Monaco, Bernhard Egger, si era rivolto al Vaticano. In una lettera, chiedeva che in futuro H. potesse celebrare la Messa con il succo d’uva anziché con il vino, a causa di una “assoluta intolleranza all’alcol”. La motivazione addotta era che il sacerdote aveva commesso reati in “stato di ebbrezza”, corrispondenti agli articoli 174, 176 e 184 del codice penale, che trattano di violenza e abusi sessuali.
H. dimesso dallo stato clericale
La risposta è arrivata dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), Joseph Ratzinger in persona. Dalla lettera si evince che l’ex arcivescovo di Monaco ha approvato la deroga, il che implica che era a conoscenza delle attività criminali di H. al più tardi all’epoca. Tuttavia, la CDF non ha preso alcun provvedimento contro il sacerdote, che si è ritirato nel 2010. Dal 2020 lo stesso H. vive in regime di restrizione nella diocesi di Essen ed è stato dimesso dal clero nel 2022.
Interpellata dalla KNA, l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha confermato l’esistenza di una lettera indirizzata a Roma nel 1986 e di una lettera di risposta firmata da Joseph Ratzinger. L’arcidiocesi ha anche confermato che tutte le lettere relative al caso – compresa quella del 1986 – sono state trasmesse allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, che ha redatto il rapporto nel gennaio 2022. Tuttavia, l’informazione era passata inosservata allo studio legale, che si era concentrato sull’atteggiamento dei funzionari dell’arcidiocesi e non su quello dei funzionari del Vaticano. Una vicenda complessa e ingarbugliata come tantissimi altri casi accaduti nel mondo a quell’epoca o negli anni ancora precedenti.
(cath.ch/kna/arch/rz/adattamento e traduzione catt).
Mai prima d’ora era stata effettuata un’indagine di questo tipo all’interno della Chiesa cattolica italiana. Lunedì 20 gennaio 2025, un rapporto indipendente commissionato dalla diocesi di Bolzano e Bressanone, in Alto Adige (Nord), ha evidenziato casi di violenza sessuale commessi al suo interno. Risultato: 41 sacerdoti sono stati accusati di aver abusato di 75 persone, soprattutto minorenni, tra il 1964 e il 2023.
L’indagine è stata condotta dalla società tedesca Westpfahl Spilker Wastl, autrice del rapporto di Monaco del 2022, in cui l’ex papa Benedetto XVI era implicato per la sua inerzia nei confronti dei preti pedofili quando era arcivescovo.
“Errori” e “negligenze”
Per produrre questo file di 631 pagine, gli autori hanno passato al setaccio gli archivi diocesani. È stato inoltre lanciato un invito a presentare testimonianze. «Al di là del numero delle vittime e dei sacerdoti accusati, quest’opera presenta le dinamiche e gli aspetti strutturali che hanno contribuito a questi abusi», spiega don Gottfried Ugolini, responsabile del servizio di prevenzione della diocesi. Questa dimensione “sistemica” è stata rivelata nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) presentato ai vescovi francesi il 5 ottobre 2021.
Gli autori descrivono nel dettaglio una ventina di casi evidenziando “errori” e “negligenze” da parte dei funzionari diocesani. Come il caso di questo sacerdote trasferito di parrocchia in parrocchia, da quasi cinquant’anni, nonostante le denunce di abusi su bambine. «Mi assumo la responsabilità degli errori commessi durante il mio episcopato», ha reagito venerdì Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano dal 2011, venuto a conoscenza dei risultati del rapporto al momento della sua pubblicazione, quattro giorni prima. Il vescovo ha chiesto “perdono alle persone coinvolte, alle comunità parrocchiali e ai fedeli”. Prima di annunciare nuove misure in arrivo, tra cui l’istituzione di “procedure più chiare”, una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali, o anche un sistema di “monitoraggio e controllo”, per prevenire la recidiva in caso di sospetto abuso.
Una diocesi in prima linea
Da diversi anni la diocesi di Bolzano e Bressanone – culturalmente vicina alla Germania – è in prima linea nella lotta alla pedofilia nella Chiesa in Italia. Nel 2010 è stato il primo ad aprire un centro di ascolto per le vittime di preti abusivi.
Il sondaggio pubblicato è “un’esperienza che consideriamo positivamente e che studieremo”, ha commentato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Finora la Chiesa cattolica italiana si è rifiutata di affidare il dossier sugli abusi sessuali a una commissione indipendente, come in Francia. In questa fase sono stati prodotti due rapporti esclusivamente sulla base dei casi denunciati alle autorità ecclesiastiche tra il 2020 e il 2022. Un altro è previsto, alla fine del 2025, sui fatti denunciati alle diocesi tra il 2001 e il 2021.
“Un risultato parziale”
Ancor prima della sua pubblicazione, Francesco Zanardi parla già di “farsa”. «Questo rapporto non sarà completo perché la Cei non tiene conto dei dati della magistratura», lamenta il presidente dell’associazione Rete l’abuso, che elenca i casi di abusi sessuali nella Chiesa italiana. Ricorda inoltre che il clero, ancora potente nel Paese, non è obbligato a denunciare queste violenze ai tribunali. Un privilegio previsto dal Concordato, adottato nel 1929 e modificato nel 1984, che definisce i rapporti tra il Vaticano e l’Italia.
Quanto all’inchiesta della diocesi di Bolzano, Francesco Zanardi non si mostra più entusiasta. “Dove furono messi i preti violenti? Cosa è stato fatto alle vittime? », chiede. Certamente l’indagine è stata condotta da uno studio legale indipendente, “ma i dati restano quelli della diocesi. Non possono essere imparziali ”, sottolinea con scetticismo. Inoltre, questo rapporto non tiene conto né dei casi giudicati nei tribunali né di quelli denunciati negli istituti religiosi. “È un risultato parziale”, ammette Don Gottfried Ugolini. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg”.
Federica Tourn – Pubblicato il primo report sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania
La vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), la più popolosa unione di chiese protestanti tedesche per un totale di oltre 19 milioni di fedeli, ha dovuto fare Mea culpa di fronte agli sconvolgenti primi risultati dell’ampio studio sugli abusi nelle chiese e nelle sue organizzazioni; studio fortemente voluto dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo.
Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018. Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata.
I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.
Secondo i ricercatori, lo studio mostra solo la “punta dell’iceberg”. Sono stati valutati circa 4.300 dossier disciplinari, 780 dossier personali e circa 1.320 altri documenti. risultati pubblicati mostrano che il 64,7% delle vittime erano uomini e circa il 35,3 donne. Gli imputati, inoltre sono quindi quasi esclusivamente uomini (99,6%). Secondo lo studio circa tre quarti di loro erano sposati al momento del primo reato. La gravità del crimine è molto varia: la maggior parte dei crimini sono le cosiddette azioni pratiche, il che significa che c’è stato un contatto fisico con le vittime, dall’assistenza con contatto fisico pressante non necessaria durante le lezioni di sport alla penetrazione». L’obiettivo è un’analisi complessiva delle strutture protestanti e delle condizioni sistemiche che promuovono la violenza sessuale e rendono difficile affrontarla.
Fonte: Riforma e Agensir
Francesco Zanardi – Fa sedere una ragazza su di sé e la tocca: sacerdote condannato.
Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne e atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.
Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.
Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale.
Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.
ilgazzettino
Alessio Di Florio – “Verità e Giustizia per Emanuela”
L’altissima partecipazione alla manifestazione del 13 gennaio scorso “Verità e Giustizia per Emanuela” è stata la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione. Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.
«Diddi è furbo. Preferisce cercare una verità di comodo provando a scaricare la colpa sulla famiglia» si legge nel titolo dell’intervista a Pietro Orlandi pubblicata da MowMag l’11 gennaio scorso. Intervista in cui il fratello di Emanuela Orlandi ha criticato la mancanza di “limiti di tempo”, e le sue conseguenze, che ha pubblicamente dichiarato Diddi.
Il “promotore di giustizia” (virgolette nostre perché di promozioni di giustizia in un anno non ne abbiamo visto, anzi) vaticano, l’anno scorso ha cercato di opporsi all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e per almeno due volte ha ferocemente attaccato Pietro Orlandi e la sua famiglia e l’avvocato Laura Sgrò. Affermando che Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si sarebbe rifiutati di collaborare non fornendo nomi ed elementi utili, cosa nettamente falsa ha ribadito con forza varie volte Pietro Orlandi, e insinuando sulla famiglia stessa.
In quegli stessi giorni, dopo che per mesi era stata scatenata una campagna di attacchi, tentativi di delegittimazione e insulti contro Pietro Orlandi, contro di lui ci sono stati due episodi a dir poco inquietanti. Nel silenzio e senza nessun turbamento da parte di chi ha strumentalizzato e falsificato sue dichiarazioni, di chi si è prestato solo a difendere la cupola vaticana e a portare acqua a depistatori e silenziatori in servizio permanente. Nessun rispetto per la famiglia e la ricerca della verità da parte di tanti cicisbei e totale allineamento ad ogni ambiente vaticano.
Lo scorso anno dopo essere stato convocato dal promotore Diddi , in seguito all’inchiesta su Emanuela , lo stesso Diddi tramite mezzo stampa disse che ci rifiutavamo di fare nomi. Falso. Questa di seguito è la lista di nomi inserita nel memoriale che consegnai a Diddi . Persone che sarebbe importante fossero convocate e ascoltate perché alcuni sono a conoscenza di fatti altri potrebbero confermare fatti . Queste persone non furono mai ascoltate nella prima e seconda inchiesta , anche perché il Vaticano nella prima inchiesta respinse le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani.
—————————————————
Cardinale Giovanni Battista Re,come persona informata sui fatti
————————————-
Mons. Carlo Maria Viganò, persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21
—————————————-
Cardinale Leonardo Sandri,persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21
—————————————
Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo
———————————————
Sua Eminenza il Cardinale Angelo Becciu, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo
——————————————
Cardinale Santos Abril Y Castelló, persona informata sui fatti ( nel 2014 presidente della commissione cardinalizia dello ior e arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore)
—————————————-
Monsignor Giovanni Morandini persona informata sui fatti in relazione all’invito ,nell’estate dell’83, tra la presidenza del consiglio e la Santa sede , in riferimento al rapimento di Emanuela, di “ non aprire una falla che difficilmente di potrà’ chiudere”
——————————————-
Sua Eminenza il Cardinale Stanislaw Dziwisz persona informata sui fatti
—————————————-
Sua Eminenza il Cardinale Emery Kobongo persona informata sui fatti
—————————————
Monsignor Pierluigi Celata collaboratore , all’epoca, del card Casaroli e padre spirituale di Marco Accetti( indagato nell’ultima inchiesta archiviata nel 2015)
——————————————-
Sua Eminenza il Cardinale Salvatore de Giorgi Sua Eminenza il Cardinale Julian Herranz;
questi due cardinali, insieme al cardinale Josef Tomko, deceduto nel 2022, tre cardinali hanno fatto parte della Commissione, creata da Papa Ratzinger, per indagare sulla fuga di documenti riservati e su altre vicende delicate della Chiesa. I cardinali hanno consegnato al pontefice la loro relazione all’epoca di Vatileaks a Papa Benedetto XVI.
Secondo quanto riferisce la stampa, al momento delle dimissioni. “Il Papa (Benedetto XVI, na) ha deciso che gli atti dell’indagine di cui solo lui è a conoscenza siano a disposizione del futuro pontefice”.
—————————————
Mons. Jozef Kowalezyk e Mons. Tadeusz Rakoczy; dalle dichiarazioni del card Dziwitz ,riportate nel suo libro del 2007 , erano persone vicine e intime di Giovanni Paolo II al punto che spesso agli inizi del suo pontificato uscivano con Wojtyla e lo stesso card Dziwitz nottetempo all’insaputa di tutti. Potrebbero essere a conoscenza di fatti legati al rapimento di Emanuela.
—————————————-
Don Piero Vergari; indagato per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi e molto intimo di Enrico De Pedis e della di lui vedova, Carla Di Giovanni. Fu oggetto di intercettazioni da parte della Procura di Roma che certo non denotano un comportamento limpido del prelato.
————————————-
Sua Eccellenza Mons. Georg Gänswein; Segretario personale di Papa Bendetto XVI, a conoscenza degli incontri tra il magistrato Capaldo e i due emissari della Santa , il comandante della gendarmeria Giani e il suo vice Alessandrini.
————————————
Mons. Peter Welles; nel 2012 Assessore per gli Affari Generali alla Segreteria di Stato e molto vicino a Mons. Gänswein. Secondo quanto riferito da Mons. Valentino Miserachs, maestro di canto corale di mia sorella, fu interrogato, per volontà di Papa Benedetto XVI, il 4 maggio del 2012 dal Comandante Giani e alla presenta di Mons. Wells. Attualmente è Nunzio in Thailandia, Cambogia e Laos.
————————————-
Mons. Ettore Balestrero; nel 2012 era Sotto – Segretario per i rapporti con gli Stati. Considerato uomo-chiave” del Pontificato di Benedetto XVI. Attualmente è Nunzio in Congo. Da ascoltare come persona informata sui fatti.
——————————————-
Il Dottor Domenico Giani; ex Comandante della Gendarmeria Vaticana, persona informata sui fatti
————————————
Il Cavaliere Costanzo Alessandini; ex Vice- Comandante della Gendarmeria Vaticana, Persona informata sui fatti
——————————————
Dottor Giancarlo Capaldo; magistrato in pensione della Procura di Roma, che potrà riferire sulla presunta “trattativa”
——————————————-
Dottor Giuseppe Pignatone; già Procuratore della Repubblica di Roma e attuale Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che potrà riferire sulla presunta trattativa
——————————————
Mons. Gianfranco Piovano; avrebbe riferito di sapere che Emanuela Orlandi era stata sepolta presso il Cimitero Teutonico.
————————————-
Padre Leonardo Sapienza; reggente della Prefettura della Casa Pontificia, che era presente quando Papa Francesco mi disse che Emanuela era in cielo.
——————————————
Il Comandante Gianluca Gauzzi Broccoletti attuale Comandante del Corpo della Gendarmeria
Vaticana e negli anni 2015-2016 Vice Commissario del Centro di Sicurezza del Corpo Della Gendarmeria. Sequestro’ ai tempi dell’inchiesta vatiliks i telefoni riservati della Santa Sede “telefoni bianchi” sui quali avvene lo scambio di messaggi whatsapp in riferimento a “materiale” rinvenuto sulla scomparsa di Emanuela
———————————————
Francesca Immacolata Choauqui, persona informata sui fatti.
—————————————-
Mons. Angel Vallejo Balda; persona informata sui fatti
——————————————-
Ministro Franceschini persona informata sui fatti riguardante autorizzazione lavori nei sotterranei della basilica di Santa Maria maggiore nel 2014
(Pietro Orlandi, post facebook del 13 gennaio alle ore 23.57)
Pierelisa Rizzo – Udienza a porte chiuse per il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte
Il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte per violenza sessuale verrà sentito in aula. Un’udienza a porte chiuse e che sarà interamente videoregistrata perché a essere sentito, con la formula dell’incidente probatorio, sarà il 23enne di Francofonte che ha denunciato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età.
Una decisione, sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo, che è arrivata dal gip Andrea Migneco durante l’udienza preliminare che, dopo il rinvio per un vizio di notifica di due settimane fa, si è tenuta lo scorso 30 gennaio.
Anche in questo caso in aula era presente il prete, adesso in pensione che, per un periodo, avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me avevo solo nove anni ed è successo a casa sua», aveva raccontato la giovane vittima. Dopo la morte del padre e il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, il ragazzo è cresciuto con la nonna anziana e malata e, fin da piccolo, si sarebbe legato alla figura di Cunsolo.
L’ex sacerdote che è stato rinviato a giudizio dalla procura di Siracusa proprio dopo la querela alla squadra mobile da parte del 23enne. Ad accompagnarlo a fare la denuncia era stato il vescovo Francesco Lomanto che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. La prossima udienza, con l’incidente probatorio della vittima – assistita dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica, la stessa che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato gli abusi subiti da don Giuseppe Rugolo a Enna -, è già stata fissata per martedì 12 marzo.
I casi di abusi sessuali da parte del clero che coinvolgono adulti vulnerabili che hanno “un uso imperfetto della ragione” continueranno a essere di competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede, come avviene dal 2010.La categoria degli adulti vulnerabili tuttavia, comprende “fattispecie più ampie”, elencate nel motu proprio “Vos Estis Lux Mundi”, entrato in vigore il 1° giugno 2019, che ha introdotto nell’ordinamento canonico un concetto più ampio di adulto vulnerabile ossia «ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».
I casi relativi a vittime di abusi sessuali che rientrano in questa fattispecie più ampia saranno d’ora in poi affidati ai dicasteri competenti. Lo afferma un “Chiarimento sugli adulti vulnerabili”. pubblicato il 30 gennaio dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Un cambio di rotta deciso, che avrebbe un impatto immediato, ad esempio, sui casi delle ex religiose vittime di abusi sessuali dell’ex gesuita don Marko Rupnik.
Papa Francesco aveva voluto che questi casi fossero trattati dal Dicastero per la Dottrina della Fede, per ragioni di coerenza rispetto al processo precedente, già celebrato dallo stesso Dicastero per assoluzione del complice, “per non dividere le strade procedurali e confondere tutto”, aveva detto in una intervista alla giornalista dell’AP Nicole Winfield nel gennaio 2023. Il dicastero per la Dottrina della Fede aveva poi archiviato i casi, perché i fatti erano prescritti.
Lo scorso settembre però Francesco ha stabilito per quei casi una deroga alla prescrizione, rendendo possibile lo svolgimento di un processo canonico. Ora, il Chiarimento del Ddf appena pubblicato potrebbe comportare il trasferimento proprio del dossier Rupnik al Dicastero per la vita consacrata, come da più parti si vocifera.
Federico Tulli – Tutta colpa del diavolo
«Era lei a prendere l’iniziativa»: così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di undici anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado».
Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco settantenne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine, l’ultima «coltellata»: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera».
Avete letto bene. Con una bimba di undici anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente è vero come dicono anche i dati numerici che arrivano dalle inchieste in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e così via. Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare citando il caso di don Glaentzer che si è consumato a Calenzano, alle porte di Firenze, nel 2018, e si è concluso nel 2021 con la sua condanna definitiva a 2 anni due mesi e 20 giorni.
L’allusione al diavolo che fece il sacerdote pedofilo non è affatto casuale, tanto meno estemporanea. C’è dietro l’idea, falsa, violenta e perversa, abbastanza diffusa tra gli uomini di Chiesa, che sia la vittima a istigare, a indurre in tentazione l’adulto. E c’è l’idea che il diavolo esista. Molti preti lo considerano una forza oscura, altri una persona, per altri ancora è la rappresentazione del «male», comunque è ritenuto anche dai vertici delle gerarchie la causa di tutti i «mali» che stanno attraversando la Chiesa, compresa la pedofilia.
L’esistenza del demonio con le sue colpe è un tema caro anche a papa Francesco. In pochi, nel mondo laico, hanno presente la frequenza pressoché quotidiana con cui lo ha nominato e accusato di qualcosa sin dai primi giorni del pontificato. Ed sorprendente è l’impegno ci mette la «sua» Chiesa in Italia per scovare il diavolo al fine di scacciarlo. Nessun Paese al mondo conta più esorcisti del nostro. Ancora oggi quella che la Chiesa definisce «lotta del bene contro il male», opera anche attraverso l’aspersorio. Il che spiega in parte come mai quella contro la pedofilia sia tutt’ora una battaglia persa e combattuta solo a parole.
ROMA – I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero hanno presentato lunedì una nuova proposta di legge della Chiesa che chiede la rimozione permanente dei preti e dei superiori violenti che li coprivano, mentre aumentavano la loro indignazione per la scelta di Papa Francesco di dirigere l’ufficio vaticano che indaga sui crimini sessuali .
Il gruppo di difesa globale End Clergy Abuse ha presentato il progetto di legge in una conferenza stampa dopo giorni di proteste in Vaticano e prima di presentare le proprie denunce alle Nazioni Unite a Ginevra. Stanno cercando di attirare l’attenzione sullo scandalo in corso nella Chiesa cattolica e sul fallimento di Francesco e della gerarchia nel mantenere anni di promesse di “tolleranza zero” per gli abusi.
Nello specifico, i sopravvissuti hanno espresso stupore per la nomina da parte di Francesco di un vecchio amico e teologo, il cardinale Victor Fernandez, a subentrare come prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, visti i casi in cui Fernandez ha trattato casi come vescovo nella sua nativa Argentina.
Quando Fernández era vescovo di La Plata, in Argentina, si rifiutò di rimuovere immediatamente uno dei suoi sacerdoti, Eduardo Lorenzo, che era stato ripetutamente accusato di abusi su adolescenti. Dieci anni dopo che una vittima si era fatta avanti per la prima volta, e poche ore dopo aver appreso che un giudice argentino aveva ordinato il suo arresto, Lorenzo è stato trovato morto nel 2019 in quello che è stato giudicato un suicidio. Fernandez era stato al fianco di Lorenzo e aveva officiato il suo funerale.
L’ufficio vaticano che Fernandez ora dirige ha trattato casi di abusi sui preti a livello globale dal 2001, infliggendo punizioni ecclesiastiche che non sono mai più severe dell’essere destituiti o “ridotti” al rango di laico. Dopo anni rialzisti sotto il defunto Papa Benedetto XVI, che ha destituito quasi 850 preti in un decennio, l’ufficio negli ultimi anni sembra aver adottato un approccio più indulgente mentre i casi si riversavano da tutto il mondo.
Lo stesso Francesco ha avuto una grande curva di apprendimento sugli abusi, arrivando in Vaticano nel 2013 affermando di non aver mai gestito un caso e poi combinando un grosso scandalo in Cile nel 2018. Ha fatto dietrofront, ha giurato “tolleranza zero” per gli abusi e ha mobilitato attraverso una nuova legge ecclesiastica che ritiene i vescovi responsabili quando insabbiano i casi.
Ma recentemente, lo slancio sembra essere scemato, la trasparenza è rimasta sfuggente e le vittime hanno avvertito un arretramento – forse soprattutto con la nomina di Fernandez da parte di Francesco a capo dell’ufficio per gli abusi sessuali del Vaticano.
“Siamo facilmente tornati indietro di 10 anni su questo tema questa settimana”, ha affermato Peter Isely, membro fondatore sia di End Clergy Abuse (ECA) now che della sua organizzazione partner statunitense, SNAP.
Una delle vittime di Lorenzo, Diego Perez, era a Roma questa settimana e ha detto che non poteva credere che Fernández fosse ora a capo dell’ufficio che tratta i casi di abuso a livello globale.
“Sicuramente non dovrebbe essere in questa posizione”, ha detto Perez ai giornalisti.
Fernandez ha riconosciuto in un’intervista con l’Associated Press all’inizio di quest’anno di aver commesso degli errori nel caso Lorenzo, dicendo che avrebbe dovuto rimuoverlo dal ministero prima e trattare meglio le sue vittime. Ha incolpato la propria inesperienza e ciò che ha detto erano procedure ecclesiastiche poco chiare.
La risorsa online BishopAccountability.org ha documentato altri due casi che, secondo lui, dimostrano che Fernandez si è schierato dalla parte dei suoi preti piuttosto che dalle loro presunte vittime.
Sabato Francesco ha nominato Fernandez cardinale, dopo avergli detto nella sua lettera di nomina che non avrebbe dovuto occuparsi personalmente dei casi di abusi nel suo nuovo incarico in Vaticano. Francis ha detto che la piccola sezione disciplinare dell’ufficio, guidata da un prete irlandese, si occuperà del dossier, anche se la portata del problema richiede da tempo una leadership autorevole e di alto rango in una gerarchia ancora restia a rimuovere gli autori di abusi.
La nuova proposta di legge ecclesiastica presentata lunedì dall’ECA prevede che qualsiasi sacerdote che commetta un reato sessuale contro un minore o un “adulto vulnerabile” venga licenziato dallo stato clericale. Verrebbe rimosso anche qualsiasi vescovo o superiore religioso che non denunciasse i crimini sessuali alle forze dell’ordine.
Janet Aguti, membro dell’ECA dell’Uganda, ha affermato che l’insabbiamento dei casi di abusi del clero in Africa è ancora peggiore che altrove a causa dello stigma dei crimini sessuali e dello status elevato che i sacerdoti hanno nelle comunità africane. Ciò rende difficile per le vittime farsi avanti e tanto meno trovare giustizia da parte delle autorità statali o ecclesiastiche, che in genere rispondono trasferendo gli autori degli abusi in nuove diocesi, ha affermato.
“Loro (sacerdoti) ci hanno aiutato a costruire scuole, ci hanno aiutato a costruire ospedali. E non vuoi essere il primo a uscire allo scoperto e puntare il dito contro di loro perché altrimenti la comunità si rivolterà contro di te”, ha detto.
Gli organizzatori hanno affermato di aver tentato in vari modi di far arrivare il testo della proposta di legge “tolleranza zero” nelle mani di Francesco, anche tramite un cardinale di alto profilo che aiuta a gestire il grande incontro dei vescovi vaticani questo mese, il cardinale Jean-Claude Hollerich.
Hollerich ha detto agli organizzatori che ne avrebbe dato una copia a Francis a dicembre.