Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Il cardinale Zuppi premia il vescovo imputato per falsa testimonianza

    Il cardinale Zuppi premia il vescovo imputato per falsa testimonianza

    La decisione del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Matteo Maria Zuppi, di affidare un incarico in una commissione della Conferenza episcopale italiana proprio a un vescovo sotto processo per falsa testimonianza dimostra che per la Chiesa (quella italiana in particolare) i veri nemici non sono i preti abusatori ma le loro vittime. Ed è proprio alle vittime di abuso clericale che personaggi come Zuppi non perdono occasione di infliggere offese ed umiliazioni.

    Fra tre giorni, l’8 ottobre, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana sarà in tribunale a Enna a ricevere la risposta dei giudici sul suo caso. È accusato insieme al vicario giudiziale Vincenzo Murgano di aver mentito durante il processo a don Giuseppe Rugolo, poi condannato in via definitiva a tre anni per violenza sessuale su minori. Il vescovo ha scelto il rito abbreviato, dopo che la Procura aveva deciso di procedere in seguito a un esposto presentato da Antonio Messina, una delle vittime di Rugolo.

    Un’accusa gravissima: è la prima volta che un vescovo viene rinviato a giudizio per falsa testimonianza nel contesto di un caso di abuso sessuale. Ci si sarebbe aspettati una risposta conseguente della Chiesa: una rimozione, o almeno una sospensione; e invece niente, non fa una piega, nanca un plissé, per citare il palo della banda dell’Ortica di Enzo Jannacci. Ma monsignor Gisana, che abbiamo sentito nel podcast La Confessione dire a Rugolo «ho insabbiato questa storia», per poi rassicurarlo che le sofferenze che doveva attraversare a causa della denuncia di Messina erano la sua personale via alla santità, ecco, Gisana non solo è rimasto saldo al suo posto alla guida della diocesi ma è stato addirittura promosso ad un incarico prestigioso nella Cei.

    È stato infatti nominato membro per il quinquennio 2026-2031 della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi durante la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, che si è riunito a Roma dal 21 al 23 settembre sotto la guida del cardinale Matteo Zuppi.

    Bisogna ammettere che con la Chiesa non ci si annoia mai: anche quando credi che tutto sia ormai chiaro e lineare, comprovato da sentenze passate in giudicato, arrivano nuovi rivolgimenti e colpi di scena. Sul caso Rugolo-Gisana pensavamo di aver già visto tutto e invece ecco che arriva la benedizione ecclesiastica sul vescovo accusato di aver mentito in aula per proteggere il prete pedofilo. Gesto audace, per così dire, da parte della Cei, che mostra tutto il disprezzo della Chiesa italiana per la giustizia dello Stato e anche per un minimo di stile, che dovrebbe perlomeno frenare gli entusiasmi e le nomine a ridosso di una sentenza – se non altro per non imbarazzare i giudici.

    Ci sono dei precedenti, è vero: addirittura papa Francesco provò (probabilmente con un certo successo) a interferire nel processo a don Rugolo, definendo durante un’udienza alla Fraternità Apostolica della Misericordia e alla Piccola Casa della Misericordia di Gela il «calunniato» vescovo Gisana «bravo e giusto», proprio il giorno prima dell’udienza in cui era prevista la requisitoria della pm al processo Rugolo, il 6 novembre 2023 (udienza che poi saltò).

    Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo».

    Ora che quel processo si è concluso con la sentenza della Cassazione e si aspetta l’8 ottobre per conoscere la decisione dei giudici di Enna sul vescovo Gisana e sul vicario giudiziale don Vincenzo Murgano, il presidente dei vescovi Zuppi non trova di meglio che dare un premio al vescovo sotto processo. A pochi giorni dalla sentenza di primo grado.

    Monsignor Gisana, fresco di nomina in Cei e con un endorsement di questo livello, certo non si è trattenuto e ha sfilato con tutti i paramenti al VII Forum Paneuropeo delle Confraternite, che si è aperto il 2 ottobre proprio a Enna. Ha portato anche la spina santa, reliquia simbolo della città di Enna, diversamente da quanto era previsto nel programma, che l’aveva affidata alle meno controverse mani del vescovo di Acireale Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana. Erano attese 2500 persone, rappresentanti di 55 confraternite provenienti dalla Sicilia e dal resto d’Italia, dalla Spagna, dalla Germania, da Malta e dal Portogallo ma, a quanto pare, finora è stato abbastanza un flop. Nei prossimi giorni è previsto perfino l’intervento in collegamento con Antonio Banderas: chissà se gli hanno detto in quale circo va ad infilarsi…

    Presiedendo la messa inaugurale in duomo nel pomeriggio del 2 ottobre, Gisana ha avuto anche l’ardire di invitare i fedeli a custodire nella quotidianità delle confraternite l’attenzione alle persone più fragili, e quindi «la vicinanza ai piccoli». L’indignazione delle vittime di abuso clericale non si è fatta attendere, anche se accuratamente oscurata dai media:

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    Monsignor Gisana congederà gli ospiti del Forum delle confraternite il 7 ottobre. Il giorno dopo lo aspettano in tribunale.

    (Il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana al Forum Paneuropeo delle Confraternite, Enna, ottobre 2026. Foto di Pierelisa Rizzo)

    https://federicatourn.substack.com/p/il-cardinale-zuppi-premia-il-vescovo

  • Ex vescovo cattolico condannato per aver abusato di uomini indigeni in Australia

    Ex vescovo cattolico condannato per aver abusato di uomini indigeni in Australia

    Un ex vescovo cattolico è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere per aver abusato sessualmente di due giovani aborigeni nell’Australia occidentale.

    Christopher Saunders, di settantasei anni, è stato condannato dal Tribunale distrettuale dell’Australia Occidentale e non ha mostrato alcuna reazione durante l’udienza di condanna di mercoledì.

    Ad agosto, un tribunale ha dichiarato Saunders colpevole di un’accusa di penetrazione sessuale senza consenso e di 12 capi d’accusa di violenza sessuale.

    I reati sono stati commessi tra il 2010 e il 2019, periodo in cui era vescovo di Broome, una remota diocesi nel nord-ovest dell’Australia.

    L’arcivescovo Timothy Costelloe, presidente della Conferenza episcopale cattolica australiana, ha rilasciato una dichiarazione in cui si scusa per il dolore e la sofferenza inflitti da Saunders alle vittime, affermando che la loro fiducia è stata “profondamente tradita da un leader della Chiesa”.

    Saunders fu ordinato sacerdote nel 1976 e inizialmente lavorò presso stazioni missionarie nelle regioni più remote dell’entroterra a partire dagli anni ’70. Negli anni ’90, fu nominato vescovo di Broome da Papa Giovanni Paolo II.

    A seguito delle accuse di abusi, Saunders ha sospeso le sue funzioni nel 2020 e nell’agosto del 2021 Papa Francesco ha accettato le sue dimissioni. Il prelato ha sempre negato le accuse.

    In tribunale è emerso che il vescovo aveva adescato le sue vittime.

    Si dice che invitasse regolarmente giovani aborigeni e adolescenti in una casa sulla spiaggia o nella residenza di una chiesa cattolica, offrendo loro alcol e sigarette, oltre a denaro e telefoni cellulari.

    Secondo le prime ricostruzioni, le aggressioni ai danni dei due giovani sarebbero avvenute mentre questi erano in stato di grave intossazione alcolica.

    Commissione reale e storia di abusi

    Nel 2013, il governo australiano ha istituito una Commissione Reale , un’inchiesta di alto livello sugli abusi sessuali sui minori nelle istituzioni, in seguito a una serie di scandali che hanno coinvolto la Chiesa cattolica.

    Nel 2017, la commissione ha rivelato che la maggior parte degli abusi si è verificata nelle chiese, con il sette percento dei sacerdoti cattolici accusati di aver abusato di minori in Australia tra il 1950 e il 2010. Ha affermato che le accuse non sono quasi mai state oggetto di indagine.

    È emerso che 4.444 presunti casi di abusi sessuali su minori erano stati segnalati alle autorità ecclesiastiche. In alcune diocesi, oltre il 15% dei sacerdoti risultava essere responsabile di tali abusi.

    La commissione ha inoltre ascoltato la testimonianza dell’ex responsabile finanziario del Vaticano, il cardinale George Pell, riconosciuto colpevole nel 2018 di abusi sessuali su chierichetti a Melbourne, in Australia, negli anni ’90.

    Pell, che era stato il responsabile anticorruzione di Papa Francesco, fu rilasciato dal carcere nel 2020 dopo che un tribunale annullò la sua condanna. Morì a Roma il 10 gennaio 2023, all’età di 81 anni, a causa di complicazioni cardiache insorte dopo un intervento chirurgico all’anca.

    https://www.aljazeera.com/news/2026/10/7/former-catholic-bishop-sentenced-for-abusing-indigenous-men-in-australia

  • Enna, settimana delle confraternite con il vescovo a processo per lo scandalo del prete pedofilo

    Enna, settimana delle confraternite con il vescovo a processo per lo scandalo del prete pedofilo

    Enna, dallo scorso 2 ottobre e per cinque giorni, è capitale europea delle confraternite. Il VII forum paneuropeo delle confraternite, ospitato nell’umbilicus siciliae annunciava la presenza in città di 2500 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei.

    La grande processione annunciata per la scorsa domenica, 4 ottobre, che dall’eremo di Montesalvo è arrivata al duomo, ha contato presenze, ben lontane dai 2mila e 500, di confrati provenienti dalla provincia e dal resto della Sicilia e una delegazione, non sappiamo quanti ( i dati li abbiamo chiesto al collegio dei rettori ma non ci sono stati forniti ndr), di confrati provenienti dalla, Svizzera, dalla Spagna, da Malta. Un evento che fa giungere ad Enna il gotha del vaticano, atteso per domani, martedì 6 ottobre, l’arrivo del cardinale Angelo Bagnasco, ideatore nel 2019 del forum, e che si conclude il 7 ottobre prossimo, giorno prima del processo, che si celebrerà al tribunale di Enna con rito abbreviato, al vescovo della diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa madre di Enna, accusati di falsa testimonianza nel processo al sacerdote Giuseppe Rugulo, condannato in via definitiva a tre anni per volenza sessuale a danno di minori.

    E’ la voce di monsignor Gisana, carpita in una intercettazione della polizia, entrata nel processo, a dire al sacerdote Rugolo “io ho insabbiato tutto”.

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – dice Francesco Zanardi, presidente nazionale dell’associazione Rete l’Abuso, che raccoglie i sopravvissuti agli abusi clericali e che ha inviato la sentenza Rugolo ad Antonio Banderas, che si collegherà con il forum in video conferenza e a Claudia Koll, la cui presenza è prevista ad Enna mercoledì – Alla vigilia della requisitoria del pm, nel processo Rugolo, ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e riverito”. “Cosa centrano le confraternite con il processo? – dice il presidente del collegio dei rettori delle confraternite ennesi, Giovanni Zodda – Sono inquisiti i confrati? Le confraternite sono vittime da tutte le parti soprattutto da parte di chi le attacca ingiustamente” .

    Ma quelle confraternite sono le stesse che nel processo al sacerdote Rugolo non hanno mai manifestato alcuna vicinanza alla vittima, Antonio Messina, dalla cui denuncia è partita l’inchiesta che ha portato alla condanna , né alla famiglia.

    https://palermo.repubblica.it/cronaca/2026/10/05/news/enna_settimana_delle_confraternite_con_il_vescovo_a_processo_per_lo_scandalo_del_prete_pedofilo-425627807/

  • Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

    Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

    Esistono notizie che non esistono e spesso i giornali si affidano proprio ad esse per veicolare messaggi fuorvianti e ideologici. Un esempio perfetto è la visita di papa Leone XIV in Francia, che a detta di tutti, sostenitori e detrattori del papato, è stata un successo inaspettato.

    Il successo di Leone XIV in Francia

    Alcuni giornali, in patria e all’estero, avrebbero forse preferito assistere a un flop, avrebbero così potuto glissare o stigmatizzare alcune delle dichiarazioni più forti di Leone XIV, come quelle a difesa della dignità della vita, soprattutto quando è infragilita dalla malattia e dalla disabilità, e contro l’eutanasia.

    Non potendo però criticare una visita che ha battuto tutti i record di partecipazione popolare (che spettacolo le decine di migliaia di giovani allo Stade de France), tanto che perfino Emmanuel Macron, per non perdere la faccia, ha dovuto partecipare in extremis a una messa del Pontefice, alcuni giornali hanno deciso di mettere in piedi un’operazione di distrazione di massa.

    Gli abusi sessuali “sistemici” nella Chiesa

    Del terzo giorno di visita a Lourdes gli organi di informazione hanno trattenuto soprattutto una cosa: «A Lourdes papa Leone XIV riconosce il carattere “sistemico” delle violenze sessuali nella Chiesa» (Rfi), «Papa Leone XIV riconosce il carattere “sistemico” delle violenze sessuali nella Chiesa» (France24), «Il Papa ha incontrato le vittime di abusi sessuali, riconoscendo, secondo una di loro, il “carattere sistemico” delle violenze sessuali» (Le Monde), «“Giornata memorabile” per le vittime di violenze sessuali ricevute da Leone XIV, che ha riconosciuto il loro “carattere sistemico” nella Chiesa» (Libération).

    Perché tanta enfasi su questo termine, “sistemico”, utilizzato nel rapporto definitivo della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), un rapporto che come abbiamo già ricordato in passato è pieno di falle metodologiche e di contenuto? Perché se la piaga degli abusi nella Chiesa è “sistemica”, non si tratta soltanto di condannare gli autori delle violenze ma di riformare radicalmente la Chiesa cattolica. E poiché chi fa parte del “sistema” non può cambiarlo, spetta alla società, ai giornali, ai tribunali, alle associazioni delle vittime, all’opinione pubblica cambiare la Chiesa. E renderla più adeguata allo spirito del tempo, come dimostrano le raccomandazioni contenute alla fine del rapporto della Ciase (dal sacerdozio femminile all’abolizione del celibato).

    Il termine mai usato dal Papa

    Se papa Leone XIV riconoscesse che gli abusi sessuali sono “sistemici” sarebbe clamoroso: un papa che propone di smantellare la Chiesa è una notizia storica. Peccato (o per fortuna) che Leone XIV non abbia mai usato quel termine.

    Tutti i giornali hanno ripreso la dichiarazione di una vittima di abusi sessuali, mettendola in bocca al Pontefice, e l’hanno fatta talmente grossa che Leone XIV si è sentito in dovere di rettificare l’errore.

    La rettifica di Leone XIV

    Sul volo di ritorno del Papa verso Roma, un giornalista francese di Famille Chrétienne, Cyriac Zeller, ha domandato a Leone XIV: «Ritiene che gli abusi sessuali nella Chiesa siano “sistemici”?». Il Papa ha risposto:

    «Vorrei innanzitutto precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere ad altre vittime la disponibilità – mia e della Chiesa – ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso. Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente, preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, come sistema, hanno agito in modo abusivo. Ma credo sia importante fare questa distinzione».

    Riconoscere gli abusi, evitare la gogna

    L’attenzione verso le vittime di abusi sessuali resta, la condanna di coloro che hanno compiuto le violenze resta, la sottolineatura sulla necessità che la Chiesa agisca in tutte le sedi per fermare gli abusi e per cambiare procedure e atteggiamenti che hanno favorito le violenze (come fatto già da Benedetto XVI e papa Francesco) resta.

    Ma le violenze sessuali non sono il prodotto di un «sistema» e non si può generalizzare, anche per non incappare in clamorosi errori e gogne mediatiche (come quelle contro Aupetit e Barbarin in Francia o Pell in Australia). La sottolineatura del Papa è fondamentale e la distinzione non è secondaria.

    Molti giornali hanno riportato la notizia della rettifica senza enfasi, altri si sono invece risentiti: come si permette il Papa di non pensarla come noi? Emblematico l’attacco del pezzo in merito di Libération: «Leone XIV avrebbe potuto evitare». Esistono notizie che non esistono, ma qualcuno non è d’accordo.

    Leone XIV, gli abusi sessuali e la notizia che non c’era

  • Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    ENNA, 2 ottobre ANSA – “Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, all’indomani della fine del VII forum paneuropeo delle confraternite che si conclude ad Enna il 7 ottobre, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza”.

    Lo scrive in una nota il presidente nazionale di Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che raduna i sopravvissuti agli abusi clericali. Il reato sarebbe stato commesso nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori.

    Gisana e Murgano, secondo l’accusa avanzata dalla procura di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza .

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – aggiunge Zanardi – Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma, sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi”.

    YUR/FK

  • ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza.

    Il reato si sarebbe consumato nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori. Gisana e Murgano, infatti, secondo l’accusa avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza.

    Eppure oggi sarà proprio il vescovo Rosario Gisana ad aprire il VII Forum paneuropeo delle confraternite trasformando per 5 giorni, da oggi fino al 7 ottobre  e proprio alla vigilia del processo, Enna in capitale europea delle confraternite.

    Previsto l’arrivo in città di oltre 2000 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei. Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu. Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina, Le parole esatte : «Bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto», ricordando anche di aver fatto una sosta a Piazza Armerina in passato proprio per manifestargli vicinanza.  Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gota del Vaticano.

    Dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, il cardinale Enrico Feroci e il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito diocesi di Monreale,  Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale. Attesi i videomessaggi del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, del cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’arcivescovo Rino Fisichella. Tra i volti noti l’attrice Claudia Koll, presente a Enna, e Antonio Banderas, confratello della confraternita Lágrimas y Favores di Malaga, in videocollegamento.

    E mentre ci si prepara ad affrontare il processo che ha messo in ginocchio una intera diocesi, per lo meno dal punto di vista etico e morale, al quale è stato ammesso una sola parte civile, quella di Antonio Messina, l’archeologo dalla cui denuncia è scaturito il processo al sacerdote Rugolo, il clero ennese e la città sembrano ignorare le pesanti accuse nei confronti di Gisana e Murgano mosse dalla procura di Enna.

    Malgrado il processo in corso Gisana continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni,  indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi

  • L’Istituto del Verbo Incarnato ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse di abusi contro il suo fondatore e ha risposto al Vaticano.

    L’Istituto del Verbo Incarnato ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse di abusi contro il suo fondatore e ha risposto al Vaticano.

    Noi, i Superiori Maggiori dell’Istituto del Verbo Incarnato , interpretando il sentimento comune dei membri dell’Istituto, professiamo e abbracciamo pienamente la dottrina morale della Chiesa e, di conseguenza, condanniamo e respingiamo inequivocabilmente ogni forma di abuso (sessuale, di coscienza o di qualsiasi altra natura ), manipolazione, violenza, molestia o condotta sessuale disordinata, specialmente quando perpetrata da chi detiene l’autorità nei confronti di persone affidate alle loro cure o che si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità. Respingiamo inoltre ogni falsificazione, strumentalizzazione o interpretazione distorta dell’amicizia, dell’affetto e dei rapporti personali. La vera amicizia non può essere fondata sullo sfruttamento dell’altro o sulla ricerca disordinata dell’interesse personale, ma deve essere fondata sulla carità cristiana, che, come insegna san Paolo, è il «vincolo della perfezione» (Col 3,14). Ogni rapporto di amicizia, fiducia, accompagnamento o paternità spirituale deve sempre rispettare la dignità della persona, la castità, la prudenza e i limiti propri di ogni stato e relazione. Ripudiamo pertanto ogni disordine sessuale e ogni condotta che violi la dignità e l’integrità della persona, e siamo pienamente disposti a collaborare con la Chiesa nell’affrontare qualsiasi condotta che costituisca effettivamente abuso, sempre in conformità alla verità, alla giustizia, alla legge e alle procedure stabilite dalla Chiesa. Affermiamo lo stesso riguardo alla cura e al sostegno delle vittime di abuso.
    Non esprimiamo giudizi sulla colpevolezza o innocenza del Fondatore

    Non siamo pienamente a conoscenza delle accuse mosse contro il Fondatore, né ne conosciamo tutti i dettagli, e non siamo stati, né siamo, giudici degli atti a lui attribuiti. Pertanto, non affermiamo la colpevolezza di Padre Carlos Buela in relazione agli atti di cui è stato accusato, ma non intendiamo nemmeno dichiararne l’innocenza. Allo stesso modo, non spetta a noi stabilire se gli atti attribuiti costituiscano offese canoniche.

    Affermiamo che il procedimento giudiziario penale non ha potuto giungere a conclusione e che la presunzione di innocenza resta legalmente in vigore.

    Poiché il procedimento penale non si è concluso a causa del decesso dell’imputato, non spetta all’Istituto dichiarare il fondatore colpevole né considerare legalmente concluso un processo non giunto a conclusione. Pertanto, ci atteniamo alle conseguenze legali inerenti a un processo penale incompleto e respingiamo l’idea che il fondatore possa essere considerato legalmente condannato sulla base di un processo non concluso. Inoltre, riteniamo che la diffusione di accuse o conclusioni di colpevolezza riguardanti una persona deceduta debba essere soggetta ai requisiti di legge e, in particolare, al rispetto della sua buona reputazione.

    In effetti, il Dicastero per i Testi Legislativi, con lettera del 29 gennaio 2026 (Prot. n. 18838/2026), ha risposto a una richiesta di informazioni riguardante lo stesso caso, affermando che, vista la morte dell’imputato prima della conclusione del processo, la presunzione di innocenza permane, come evidenziato e spiegato dal nuovo canone 1321 del Codice di Diritto Canonico. Ha inoltre rilevato che non è lecito rendere pubblica una sentenza non ancora pronunciata , proprio perché, fino a quando la sentenza non è definitiva, permane la presunzione di innocenza. Si veda anche la risposta del Dicastero per i Testi Legislativi, n. 18316/2024 del 5 settembre 2024, in merito alla buona reputazione del defunto. Inoltre, il canone 1614 stabilisce che «la sentenza deve essere pubblicata il prima possibile, indicando le modalità con cui può essere impugnata; e non ha alcun effetto prima della sua pubblicazione, anche se la parte dispositiva è stata notificata alle parti, con il permesso del giudice». In questo caso, all’imputato non è stata nemmeno notificata la parte dispositiva. Risulta tuttavia dagli atti che il procedimento è stato archiviato dal giudice con decreto, senza che fosse stata notificata alcuna parte dispositiva e senza che la sentenza fosse mai stata redatta.

    In quest’ottica, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (Prot. n. 57824/25 CA, Decreto del 29 maggio 2026) ha sospeso, ritenendola illegittima, l’esecuzione del mandato conferito dal Pontificio Delegato per l’Istituto “Servi del Signore e della Vergine di Matará”, il quale ha disposto la pubblicazione sul sito web dell’Istituto di una nota datata 12 gennaio 2025, nella quale si afferma: “Al Pontificio Delegato è affidato in modo particolare il rinnovamento dei programmi di formazione, la riforma della legge propria dell’Istituto, nonché una comunicazione trasparente a tutti i membri circa i crimini commessi dal Fondatore di entrambi gli Istituti, Padre Carlos Buela”. Pertanto, riteniamo illegittimo comunicare ai membri di entrambi gli Istituti la colpevolezza del Fondatore come fatto giuridicamente accertato, e riteniamo altresì illegittimo presentare come concluso o definitivo l’esito di un processo penale che non è giunto a conclusione.

    Papa Francesco stesso scrisse una lettera autografa il 16 agosto 2023 a un membro dell’Istituto, affermando: “Erano molto preoccupati di conoscere la ‘sentenza’ definitiva… ma non c’era nessuna sentenza. (Questo è il clericalismo)”. Il Papa espresse esplicitamente il suo desiderio che, con la morte del Fondatore, il caso venisse chiuso e archiviato, e che la questione non venisse più discussa.

    Riconosciamo e accettiamo le decisioni della Santa Sede

    Accettiamo e rispettiamo, in spirito di fede, fedeltà e obbedienza religiosa, le disposizioni che la Santa Sede legittimamente adotta riguardo al Fondatore , alla sua memoria e alle conseguenze che queste possono avere per la vita dell’Istituto, nonché gli obblighi specifici che possono esserci legittimamente imposti, anche se personalmente non condividiamo alcuni giudizi o valutazioni che li accompagnano. Siamo pronti ad adempierli nella misura in cui ciò sia compatibile con gli obblighi e i limiti inerenti alla virtù e al voto di obbedienza.

    Non riconosciamo il Fondatore come santo, né l’Istituto ha mai avanzato una simile pretesa.

    Per noi, i “santi ”, che veneriamo con dulia, sono soltanto coloro che sono stati dichiarati tali dalla legittima autorità della Chiesa. Il fatto che i membri dell’Istituto abbiano ed esprimano sentimenti personali riguardo al Fondatore, siano essi favorevoli o sfavorevoli, rientra nella sfera della coscienza e della libertà personale di ciascun religioso, e l’Istituto non intende né può ergersi a giudice della coscienza dei suoi membri (cfr. Can. 630, §5).

    Vogliamo difendere, promuovere e vivere il carisma ricevuto tramite il Fondatore

    Per quanto riguarda l’opera del Fondatore, il bene da lui compiuto, e soprattutto il patrimonio spirituale, dottrinale, apostolico e formativo che è stato ricevuto e riconosciuto dalla Chiesa —ovvero tutto ciò che riguarda la mente e i propositi del Fondatore (can. 578) in quanto tale — noi dobbiamo e desideriamo difenderlo, promuoverlo e viverlo. Non riteniamo che si possa stabilire una relazione tra la possibile colpevolezza personale del Fondatore in certi eventi e l’autenticità del carisma dell’Istituto. È necessario distinguere tra la persona del Fondatore, le sue possibili mancanze personali, e il carisma fondatore stesso , che la Chiesa ha già discernuto, approvato e ricevuto come dono per tutta la Chiesa.

    Pertanto, riteniamo che qualsiasi giudizio sulla realtà attuale dell’Istituto o sulla fedeltà con cui vive il suo carisma debba essere formulato separatamente, secondo criteri propri e attraverso un esame obiettivo dei suoi frutti, della sua vita e della sua missione nella Chiesa.

    El Instituto del Verbo Encarnado se pronunció sobre la acusación de abuso de su fundador y le contestó al Vaticano

  • Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Ghislaine Magoarou, Raymonde Vilar-Daoulas, Marie-Pierre Vigouroux e Michèle Le Reun-Gaigne tornano nella scuola cattolica di Loctudy, in Bretagna, dove da bambine subirono abusi sessuali da frère Gabriel Girard.

    Il religioso convocava le alunne una alla volta e ordinava (altro…)

  • Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Nella capitale francese la febbre sale. Secondo la prefettura di polizia, lungo il percorso del passaggio di Leone XIV per le vie di Parigi sono attese fino a 250 mila persone: in 80 mila hanno già acquistato il biglietto per assistere alla messa dei giovani celebrata allo Stade de France, a Saint-Denis.

    Va ricordato che la capitale non vede un papa dal 2008, quando arrivò Benedetto XVI.

    “Papa Francesco è venuto a Strasburgo, a Marsiglia, in Corsica, che sono periferie della Francia,” ricorda Charles Mercier, direttore degli studi di storia e sociologia del cattolicesimo all’École pratique des hautes études (EPHE) di Parigi.

    _”_Ma venire nella capitale è un evento, perché non accade da molto tempo. Questo alimenta il desiderio, e credo che sia una delle ragioni del successo di questa visita.”

    Un’altra ragione di tanto entusiasmo è la popolarità del pontefice, che conquista ben oltre i soli cattolici francesi. Eletto al soglio pontificio nel maggio 2025, Leone XIV si presenta come un papa connesso e attento all’ascolto di tutti.

    Qual è l’agenda del papa in Francia

    Leone XIV sarà a Parigi e in Île-de-France per due giorni, senza trovare il tempo per ricevere dalle mani di Emmanuel Macron i piani di restauro di Notre-Dame all’interno della cattedrale, secondo le informazioni di La Croix.

    Eppure il presidente francese ne aveva fatto richiesta. Dovrà accontentarsi di un colloquio con il pontefice al suo passaggio all’Eliseo, venerdì mattina. Leone XIV vi incontrerà “le autorità, la società civile e il corpo diplomatico” prima di recarsi all’Unesco.

    Il programma del papa è infatti fitto. Domenica è atteso a Lourdes, dove incontrerà a porte chiuse sette vittime di violenze sessuali nella Chiesa.

    Tra loro, un ex alunno dell’istituto, situato a poca distanza, di Notre-Dame de Bétharram.

    Nel 2024 più di 230 vittime hanno sporto denuncia per punizioni corporali e abusi sessuali in questa istituzione cattolica del Sud-Ovest della Francia.

    https://it.euronews.com/2026/09/22/papa-leone-xiv-in-francia-parigi-si-prepara-allarrivo-del-pontefice-ma-gli-occhi-son-punta

  • Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Quanti sono i preti pedofili di cui la Chiesa si deve occupare? In che modo se ne occupa e che fine fanno? La risposta ha dell’incredibile e arriva addirittura da uno dei massimi esperti di abusi clericali, Jordi Bertomeu, molto amico di papa Prevost. Bertomeu, come ci racconta Giorgio Meletti in questo dettagliato articolo che vi invito a leggere con attenzione, spiega che il papa può concedere “la grazia della dispensa dallo stato clericale” ai preti accusati di abusi sessuali: in questo modo si eviterà il processo canonico e il reato scomparirà come non fosse mai stato commesso. Le vittime? Che importa, tanto non hanno il diritto di avere informazioni sull’esito delle loro denunce e se il papa vuole concedere la dispensa al colpevole per estinguere la colpa, la sua decisione è comunque insindacabile. Se pensate che questo “tana libera tutti” sia un escamotage usato raramente, vi sbagliate. I dati li fornisce lo stesso Bertomeu: soltanto negli ultimi nove anni, infatti, ogni tre giorni è stato graziato un prete pedofilo. Alla faccia della tolleranza zero.

    Se volete incontrarci di persona, saremo al Dig Festival di Modena, il festival internazionale di giornalismo d’inchiesta, venerdì 25 settembre. Parleremo di abusi nella chiesa e con noi ci saranno Paolo Mondani, Stefano Feltri, Ludovica Eugenio e don Roberto Maier.

    La premessa è d’obbligo, per definire subito l’argomento che qui si tratta. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che nei nove anni 2012-2020, composti per l’esattezza di 3.288 giorni, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha aperto, per ogni giorno che Dio ha mandato in terra (absit iniuria verbis) due processi ecclesiastici penali per reati sessuali commessi da sacerdoti su vittime minorenni. Due al giorno. Nello stesso periodo il papa, strettamente inteso come persona fisica (il signor Joseph Ratzinger per il 2012 e il signor Jorge Mario Bergoglio per gli otto anni seguenti), ha concesso all’imputato una dispensatio ab oneribus (una sorta di “grazia” che estingue il processo) ogni tre giorni. Ogni tre giorni un prete pedofilo è stato graziato. Uno ogni tre giorni.

    Ecco perché non è solo lecito ma doveroso tenere sempre presente che la Chiesa cattolica è ossessionata dagli abusi sessuali che essa stessa commette. Un dramma che domina la sua vita ogni giorno, ogni pensiero in ogni momento, nonostante gli sforzi delle gerarchie ecclesiastiche di mostrarsi spensieratamente dedite ad altro. Anche se è vero che con Leone XIV ogni sforzo di dissimulazione sta diventando vano: il papa di Chicago ci sta abituando a storie veramente assurde.

    L’incredibile corto circuito sul caso Rupnik (sabato 12 settembre solenne inaugurazione con benedizione papale dei mosaici di Aparecida in Brasile, sabato 26 settembre visita a Lourdes con i mosaici dell’abusatore seriale coperti in accordo con il papa) impallidisce di fronte alla incredibile rivelazione di un avvocato di Madrid, Javier Tebas, su come Leone XIV ha potuto salvare il suo amico Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, da gravissime accuse di pedofilia.

    Vista la complessità della vicenda, è bene partire dall’inizio, cioè dall’8 maggio 2025, giorno in cui Robert Prevost viene eletto papa. Subito dopo la fumata bianca cominciano a circolare notizie sul caso delle tre sorelle Quispe che, a Chiclayo (in Perù), nel 2020 erano andate dall’allora vescovo Prevost a denunciare gli abusi sessuali subiti quando erano bambine, a partire da nove anni di età, da padre Lute. Prevost è accusato di non aver fatto niente, in sostanza di averlo coperto.

    VISITA A CASA DEL PAPA

    In difesa di Prevost scende in campo immediatamente Jordi Bertomeu, catalano, funzionario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede (Ddf). Vanity Fair España, a ottobre del 2021, lo descrive come uno «uno degli uomini chiave della cerchia di Francesco, probabilmente uno di quelli di cui il papa si fida di più in Vaticano, una specie di 007 incaricato dal pontefice di indagare i casi più intricati di abusi sui minori di sacerdoti e vescovi». Jordi “007” Bertomeu è anche talmente amico di Prevost che il 9 maggio mattina è uno dei primi ad andare a parlare con il papa appena eletto nel suo appartamento al palazzo del Sant’Uffizio. Bertomeu diventa amico di Prevost proprio in Perù, insieme combattono il Sodalitium Christianae Vitae, movimento apostolico fondato dal laico Luis Figari e sciolto da Francesco all’inizio del 2025 per abusi sessuali e violazione di quasi tutti comandamenti. Per Bertomeu le accuse di copertura di padre Lute sono montature degli uomini del Sodalizio che vogliono vendicarsi di Prevost.

    Quella mattina al palazzo del Sant’Uffizio hanno parlato della seccante grana di padre Lute? Ovviamente non lo sappiamo ma è un fatto che Bertomeu esce da casa di Prevost e si precipita a rilasciare due interviste radiofoniche molto simili a due emittenti catalane, Radio Estel e Rac1. Dice a Radio Estel: «Penso che nessuno possa dirlo con la cognizione di causa con cui posso dirlo io. Dal 2012 seguo i casi di abuso in America Latina, in particolare quelli del Perù e, nello specifico, i due casi di Chiclayo che vengono maggiormente agitati in questo momento. Non so più in quale lingua dirlo: ora lo sto dicendo in catalano e in questi giorni l’ho detto in diverse altre lingue. È falso. Categoricamente falso. Prevost non ha mai coperto alcun caso».

    La vicenda delle tre sorelle Quispe è molto controversa. La maggiore delle tre sorelle, Ana Maria, non ha mai rinunciato alle sue accuse a Prevost, ma il papa e i suoi amici pensano che sia strumentalizzata dal Sodalizio. Esattamente un anno fa, nella biografia autorizzata di Prevost, Ciudadano del mundo, uscita il 14 settembre 2025 in occasione del suo settantesimo compleanno, l’autrice Elise Ann Allen dedica ben 25 pagine alle accuse di Ana Maria Quispe, e così conclude: «Contrariamente a quanto affermano altre testimonianze citate in questo libro, Ana María sostiene che, sebbene la diocesi [cioè Prevost, ndr] abbia aperto il caso, non ha svolto un’indagine, con la scusa che “nella Chiesa non esiste un modo per indagare”. Tuttavia, come ha confermato il Vaticano, a Roma esiste effettivamente un fascicolo, il che dimostrerebbe che un’indagine è stata condotta. Quispe insiste sul fatto che in tale dossier esista soltanto “un foglio”, il che significherebbe, secondo lei, che non c’è stata un’indagine adeguata». Insomma, Allen non può dare della bugiarda a Quispe e, pur alludendo a ipotetiche strumentalizzazioni, lascia al lettore qualche dubbio su Prevost: «Alla fine, ciò che risulta chiaro è che non si tratta di un caso di abuso come tanti altri, ma di uno in cui uno sforzo genuino per aiutare le vittime si è scontrato con molti interessi particolari, personali e istituzionali, con l’elezione del papa Leone XIV e, in mezzo a tutto ciò, tre donne rimasero disorientate, sentendosi usate».

    LA GRAZIA PAPALE A PADRE LUTE

    Siccome al clero piace “farlo strano”, dopo la tempesta di veleni che ha accompagnato la sua elezione Robert Prevost non ha risparmiato al suo pubblico un nuovo colpo di scena. A novembre 2025 ha concesso a padre Lute la dispensatio ab oneribus, o “grazia della dispensa dallo stato clericale”, una genialata alla quale anche i più raffinati teologi faticano a dare un senso. Funziona così: se un prete è sotto processo per violenza sessuale su minori davanti al tribunale del Ddf, può chiedere al papa di essere (anche provvisoriamente) spretato. In questo modo il processo finisce come se l’imputato fosse morto, infatti dove non c’è più prete non c’è più processo ecclesiastico. Alle sorelle Quispe la notizia che Lute aveva chiesto la “grazia” è stata data per le vie brevi due giorni dopo la morte di Bergoglio, tanto che hanno rivolto un ingenuo appello al nuovo papa perché non concedesse la cosiddetta “grazia” che avrebbe negato il loro diritto alla giustizia. Prevost, sicuramente dopo ampio discernimento, se n’è semplicemente fregato delle tre bambine violentate e ha graziato il suo vecchio amico padre Lute. Alle sorelle Quispe la notizia è arrivata su un foglietto (un po’ gualcito, dicono) perché Prevost da cinque anni si rifiuta di incontrarle: di norma questo papa incontra le vittime di abusi solo se selezionate tra le più mansuete e più pastorizzate dai pastori locali. Le sorelle Quispe non sono state ancora pastorizzate.

    [Si noti che nella concezione del diritto italiano la grazia segue per definizione una condanna, mentre nella concezione della Chiesa la grazia papale cancella tutto: colpe, peccati, documenti, processi, pene, risarcimenti e vittime, che non hanno neppure diritto di vedere gli atti. In termini giuridici è il punto in cui la figura del papa e quella del marchese del Grillo coincidono].

    Eccoci dunque alla eclatante novità impacchettata per il settantunesimo compleanno del papa da Javier Tebas, l’avvocato di Madrid che rappresenta le sorelle Quispe.

    Tebas ha scritto su Infovaticana – un sito spagnolo che i buoni cristiani che circondano Prevost diffamano quotidianamente come «diffusore di bufale, sciocchezze e fake news» perché ce l’ha con il papa, che magari è vero, ma i fatti restano – che proprio Bertomeu nel 2021 ha scritto su Ius Canonicum, rivista di diritto canonico dell’Università di Navarra, un saggio dedicato alla prassi della dispensa dagli obblighi clericali (si può leggere qui).

    Bertomeu in questo saggio mostra che, nel complesso sistema di pensiero della Chiesa, la dispensa dagli obblighi clericali serve esattamente per cancellare i processi per abusi sessuali senza lasciare alcuna traccia negli archivi del Ddf. Affronta il tema dando per inteso che gli abusi sessuali dei preti sui minori sono un fenomeno talmente diffuso da dover essere gestito con la statistica («il 70 per cento dei minori abusati è costituito da adolescenti maschi e il 20 per cento da adolescenti femmine») e da travolgere le strutture della Chiesa: «L’impossibilità — e non la semplice difficoltà — per molti Ordinari di celebrare un processo penale giudiziale ai sensi del canone 1721, a causa della mancanza di risorse umane e tecniche, era una circostanza molto più diffusa di quanto alcuni membri della Curia o studiosi avrebbero mai voluto riconoscere». Avvertenza: si parla degli abusi denunciati che sfociano in un’apertura di processo ecclesiastico, che sono solo una piccola parte dei casi reali. Appare plausibile ipotizzare, sulla base dei dati di Bertomeu, che ogni giorno vengano abusati da preti cattolici da cinque a dieci minori. Ogni giorno.

    IL POTERE ASSOLUTO DEL PAPA

    Secondo Bertomeu, anche se il trucco di spretare l’abusatore per cancellare i processi non ha nessuna base legale, può ugualmente «essere considerato una prassi avente valore normativo, in virtù della specifica approvazione del Romano Pontefice per ogni dispensa concessa». Dietro questa frase c’è una realtà terrificante: nonostante la proliferazione di leggi, costituzioni, codici e canoni di ogni tipo, l’unica legge davvero vigente nella Chiesa è che il potere del papa è assoluto e illimitato. E quindi questa prassi, ammette Bertomeu, «non solo evita di giungere a una dichiarazione autorevole sulla colpevolezza o meno del reo, ma comporta inevitabilmente che la presunta vittima non possa vedere riparato il male causato dal suo aggressore». Ma si fa così perché lo vuole il papa: «prassi avente valore normativo» significa che una cosa illegale diventa legale se piace al papa.

    Qui c’è il passaggio più agghiacciante. Bertomeu spiega che le vittime devono farsene una ragione: il loro diritto ad avere giustizia e riparazione non è l’unico di cui la Chiesa deve preoccuparsi. Val la pena di leggere le sue parole esatte: «I fedeli possono responsabilmente rinunciare a far valere un diritto personale qualora, nel caso concreto, salvaguardino in tal modo la comunione ecclesiale, poiché questa, per opera dello Spirito, possiede un carattere organico analogo a quello di un corpo vivo e operante. Di fronte alla possibilità che un chierico richieda la dispensatio ab oneribus, deve prevalere il diritto della presunta vittima a ottenere il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato (cfr. can. 1341) e, di conseguenza, a che non gli sia concessa la dispensa, ma venga invece portato a conclusione il processo in corso? Oppure deve prevalere il diritto della comunità ecclesiale ad allontanare dal ministero pastorale un ordinato che, nel corso delle indagini preliminari o del processo penale, si sia implicitamente riconosciuto inidoneo a dispensare i misteri di Dio al servizio del popolo di Dio?».

    Chi non ha una laurea in teologia non dispone degli strumenti culturali per comprendere perché la Chiesa venga protetta dallo spretamento dei preti pedofili prima del processo e non anche dopo, ma rimane il fatto che grazie al “lodo Bertomeu” i preti pedofili la fanno franca e le vittime vengono mandate al diavolo senza pietà in nome del bene della Chiesa che, come tutti i buoni cristiani sanno, è più importante dei diritti di un bambino violentato a otto anni.

    Non sorprende dunque che l’avvocato Tebas – di fronte a queste oscene argomentazioni del sedicente 007 anti-pedofili – reagisca con tono inferocito: le tre sorelle Quispe sono state abusate rispettivamente all’età di nove, undici e tredici anni da padre Lute e Leone XIV ha deciso di sottrarlo al processo ecclesiastico, e senza dare nessuna spiegazione a queste tre donne e ai loro genitori che le avevano affidate alla Chiesa.

    I numeri della vergogna li fornisce lo stesso Bertomeu. Il funzionario del Ddf sa tutto e sciorina in un saggio accademico dati che, se li chiede un giornalista alla sala stampa vaticana, risultano coperti dal segreto più impenetrabile. In ogni caso Tebas, leggendo Ius Canonicum, ha trovato i dati: tra il 2012 e il 2020 sono stati aperti 6.236 fascicoli al Ddf, e 1.058 si sono conclusi con la concessione di una “dispensatio ab oneribus”, il 17 per cento del totale dei casi, con una media annua di 117. Colpisce l’accelerazione, che si consuma durante il ponificato di Bergoglio: le dispense sono passate da 79 nel 2012 (ultimo anno di Ratzinger) a 179 nel 2020, più del doppio in otto anni. «Tradotto: più di mille casi di abusi su minori giunti al tribunale supremo della Chiesa si sono chiusi senza che nessuno stabilisse cosa è accaduto, e il ritmo aumenta», spiega Tebas.

    LE BUGIE DI PAPA FRANCESCO

    Il 22 settembre 2017 papa Francesco proclamò solennemente, a favore di telecamere, la “tolleranza zero” per i preti pedofili. Ecco le sue parole testuali: «Mai la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia! Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Chiarissimo! Ne ha firmate solo 979 negli anni dal 2013 al 2020, stando ai dati ufficialmente forniti dal suo 007 anti-pedofili. Forse voleva dire: «Mai ne firmerò più di due alla settimana», perché è questo il severo limite a cui si è rigorosamente attenuto. Se parlassimo di un politico lo definiremmo un bugiardo e un impostore. Trattandosi del papa, ci penseranno i credenti.

    Accusa Tebas: «Dietro quei mille fascicoli ci sono, come minimo, mille persone che hanno denunciato e non hanno ricevuto risposta. È probabile che siano più di una per fascicolo. Migliaia di uomini e donne, in ogni caso, ai quali lo stesso sistema che li ha incoraggiati a denunciare ha poi negato la verità e la riparazione». Ma quanti processi sono stati vaporizzati dalla dispensa papale dopo il 2020? Quanti pedofili sono stati graziati da Bergoglio e da Prevost? Segreto pontificio, almeno fino a quando Bertomeu non scriverà un nuovo saggio accademico con i dati aggiornati. L’unica notizia pubblica è che Leone XIV ha graziato padre Lute, il parroco di Chiclayo che lui stesso avrebbe dovuto mettere sotto accusa.

    Ed è qui che il diavolo (che, come assicurava Bergoglio, esiste) ci mette la coda. Esce un libro apologetico su Prevost e i suoi anni in Perù, El pastor y los lobos di Santiago Roncagliolo che, forse per distrazione, lascia cadere un paio di notizie interessanti sui rapporti tra Prevost e padre Lute. È ancora Infovaticana a notare la cosa: «Nel raccontare il rapporto tra il vescovo Prevost e padre Lute – all’epoca il sacerdote più popolare della diocesi, promotore della devozione del Niño del Milagro de Eten – Roncagliolo scrive: “Combattere insieme unì molto il vescovo e il padre. Padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva. E il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi. Lute offrì cinquemila testimonianze di persone guarite, aiutate o salvate dal Niño del Milagro. Ne ottenne ventimila, che Prevost portò a papa Francesco nel 2019. Allo stesso tempo, Prevost contava sulla popolarità di Lute per evangelizzare e creare vocazioni sacerdotali. Come papa, si sarebbe portato in Santa Sede, come segretario privato, un discepolo di Lute, Edgard Rimaycuna”. Il passo è doppiamente rilevante – commenta Infovaticana – primo, perché documenta un rapporto di stretta fiducia e collaborazione tra Prevost e Lute – “padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva”, “il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi” – negli anni immediatamente precedenti alle denunce delle vittime contro il sacerdote presentate allo stesso Prevost nell’aprile 2022. Secondo, perché colloca in quell’orbita, come discepolo dell’accusato, la persona che oggi condivide il quotidiano del Pontefice: il suo primo segretario personale».

    IL PAPA PERDONA SOLO SE HA PAURA?

    A questa notizia ha reagito il giornalista peruviano Pedro Salinas, amico e apologeta di Prevost, a cui è grato perché lo ha difeso dalle aggressioni del Sodalizio quando denunciava con i suoi articoli le malefatte di Figari e soci. Salinas accusa Infovaticana di vigliaccheria perché «sempre in modo sottile spara contro Papa Leone XIV, ma mai frontalmente, punta sempre a gente del suo entourage». Poi rispolvera un antico cavallo di battaglia, sempre più simile a un autogol: come si può accusare Prevost di proteggere un pedofilo se da vescovo è andato così coraggiosamente all’attacco del potente Sodalizio? Dice Salinas: «Cosa stanno suggerendo? Che Papa Robert Prevost non ha indagato su un caso di un pretino abusatore a Chiclayo e invece ha agito contro il potente Sodalizio? Cioè, ha avuto più paura di Lute che del Sodalizio?».

    Questo bizzarro modo di ragionare esclude che il papa possa essere severo con qualcuno e clemente con qualcun altro quando c’è la storia di Bergoglio a dimostrare la capacità di un buon papa di proteggere gli amici e colpire ferocemente, senza traccia alcuna di pietà cristiana, i nemici.

    Ancora più bizzarra è l’idea che un uomo di Chiesa possa essere debole o clemente solo per paura. Bene, seguendo il filo di un ragionamento chiaramente costruito per tenere lo scheletrone di Prevost chiuso dentro l’armadio, dovremmo dunque immaginare che Bergoglio abbia protetto in ogni modo l’abusatore seriale Marko Rupnik (cosa ormai dimostrata) perché ne aveva paura? Interessante ipotesi adombrata da uno dei massimi esperti mondiali di abusi sessuali dei preti. Autorevolmente amico di Leone XIV.

    (Foto: Robert F. Prevost al Concistoro del 30 settembre 2023)

    https://federicatourn.substack.com/p/lo-007-del-papa-racconta-per-sbaglio