Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Ha patteggiato per l’ipotesi di reato meno «grave» prevista dal codice ma quella che tutela in forma più ampia i minorenni dagli abusi sessuali: l’articolo 609 quater del codice penale. Un sacerdote, 50 anni, fino a un mese fa parroco a Cuneo, attualmente trasferito ad altro servizio, ha patteggiato stamattina (21 ottobre) in tribunale una pena di un anno e 8 mesi di reclusione per abuso sessuale su minore consenziente.

    Un rapporto che durava da anni

    Secondo quanto emerso il rapporto tra il sacerdote e la ragazza, iniziata quando lei aveva meno di 16 anni, è durata anni. In Italia il sesso tra un maggiorenne e un’infra sedicenne è consentito a meno che il primo non abbia funzioni particolari tra cui quella dell’educatore, ruolo che è stato riconosciuto al parroco in questo caso.

    L’imputato attraverso i propri difensori ha fatto istanza di patteggiamento e il pubblico ministero, Alberto Braghin ha concordato la pena poi approvata dal giudice Alberto Boetti. Il procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti non prevede una statuizione del giudice sul risarcimento dei danni. Per ottenere l’indennizzo la donna dovrà rivolgersi eventualmente al giudice civile. Carlo Occelli

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/21/news/abuso_sessuale_su_minorenne_sacerdote_di_cuneo_patteggia_un_anno_e_8_mesi-15361755/
  • Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Preti pedofili, il report choc: solo nel Milanese ci sono stati 48 casi, in Lombardia 562 vittime

    Milano, 2 ottobre 2025 – C’è il nome di don Emanuele Tempesta, ex parroco vicario di Busto Garolfo che dopo la condanna in primo grado a 6 anni e 6 mesi di reclusione punta a “patteggiare“ in appello una pena di 4 anni e a evitare il carcere con lavori socialmente utili, per la gravissima accusa di abusi sessuali su bambini che all’epoca avevano tra 7 e 11 anni. Poi il sacerdote di Rozzano Mauro Galli – anche lui ha evitato il carcere concordando in appello una pena di 3 anni per pedofilia contro un ragazzo di 15 anni – e altri nomi che si perdono nel passato. Violenze sessuali in ambiente ecclesiastico su bambini o adolescenti finite davanti al Tribunale, casi rimasti nel silenzio ed emersi dopo anni, il dramma vissuto dalle vittime e dai loro familiari.

    I numeri dell’orrore  

    Solo in Lombardia, secondo gli ultimi dati raccolti dall’associazione Rete L’Abuso, dal 2000 si contano 174 sacerdoti coinvolti in abusi sessuali, per un totale di 562 vittime: 519 di sesso maschile, e 43 donne. È il numero più alto in Italia, dove l’associazione ha censito incrociando diverse fonti 1.102 casi, una sessantina in più rispetto ai 1.049 dichiarati invece dalla Conferenza Episcopale Italiana, e 4.619 “sopravvissuti”. Gravitavano o gravitano nel Milanese 48 preti pedofili, territorio seguito da Bergamo (23) e Varese (17). 

    Risarcimenti col contagocce 

    “Risulta che su 4.619 sopravvissuti da noi censiti – spiega Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso – solo due abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani”. Il report, di cui ieri è stata pubblicata un’anticipazione, punta a denunciare il fenomeno di fronte “a un dato fornito dalla Cei incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto”. 

    Casi sommersi 

    Analizzando il focus sulla Lombardia realizzato dall’associazione, emerge che fra i “sopravvissuti agli abusi” ci sono anche 148 sacerdoti, 14 catechisti, 13 adulti vulnerabili, una suora, uno scout e due disabili. Il report cerca anche di fornire uno spaccato degli esiti sul fronte giudiziario: si sono registrate, sempre in Lombardia, solo 28 condanne definitive di sacerdoti o persone dell’ambiente parrocchiale accusate di abusi. Nove casi sono stati dichiarati prescritti, in tre hanno patteggiato, altrettanti sono stati archiviati. Ben 101 casi, secondo l’associazione, sono stati “sommersi dalla Chiesa”, e in tutti questi anni è arrivata una sola condanna canonica.

    Denunciare sempre”  

    Altri episodi sono al centro di segnalazioni arrivate all’associazione che lancia un appello, perché “la tempestività della denuncia è fondamentale” per evitare il rischio di prescrizione. “Per poter fare un paragone tra il dato della Rete L’Abuso e quello della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro – sottolinea Zanardi – abbiamo utilizzato, a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione.

    Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute: diciamo “sole“ perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati”. In particolare bambini e adolescenti, divenuti adulti con la vita rovinata dalle violenze sessuali subite.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/preti-pedofili-rete-l-abuso-milano-lombardia-jtnqybj1

  • Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    PORTLAND, Maine (AP) — È morto James Talbot, ex prete cattolico condannato per aggressione sessuale nei confronti di ragazzi nel Maine e nel Massachusetts, dopo essere stato smascherato dalle indagini del film “Il caso Spotlight”. Aveva 87 anni.

    Talbot, ex gesuita, figurava in una lista fornita dall’ordine religioso dei gesuiti del nord-est, accusato di accuse credibili di abusi sessuali su minore. Talbot è morto il 28 febbraio in un hospice di St. Louis, ha dichiarato Mike Gabriele, portavoce dei Gesuiti USA Est.

    Talbot è stato uno dei soggetti dell’inchiesta del Boston Globe sugli abusi sessuali commessi dai preti, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2003 e trasposta nel film “Il caso Spotlight” del 2015. L’inchiesta ha rivelato abusi sessuali diffusi e la loro insabbiatura all’interno della Chiesa cattolica. Jesuits USA East non ha rilasciato dichiarazioni sulla morte di Talbot.

    Nel 2018 si è dichiarato colpevole di violenza sessuale grave e violenza sessuale illecita per aver abusato sessualmente di un bambino di 9 anni in una chiesa del Maine negli anni ’90. È stato condannato a tre anni di carcere.

    Prima della condanna nel Maine, Talbot ha trascorso sei anni in prigione dopo essersi dichiarato colpevole di stupro e aggressione sessuale su due studentesse a Boston. Oltre alle condanne, ha patteggiato con più di una dozzina di vittime.

    https://apnews.com/article/priest-abuse-jesuit-obituary-james-talbot-spotlight-d11d6ba9fca10769f2e3a54c3bb439fc

  • Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Da IL FATTO QUOTIDIANO un pò smemore, il mea culpa dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini sul caso Marelli, uno dei tanti mea culpa che vogliamo ripercorrere compresi i tanti mai fatti.

    Partiamo dal caso di don Mauro Galli, dove Delpini pur avendo sollecita denuncia da parte dei familiari della vittima, malgrado la garanzia data agli stessi di averlo sospeso da Rozzano riapparve poco tempo dopo, prima a Legnano e poi come cappellano dell’ospedale San Giuseppe.

    Ci fu poi il caso di don Alberto Lucchina, accusato di abusi ai danni di una minore e anche qui garantì che il don Alberto era stato sospeso e sanzionato, fino a che la Rete L’ABUSO lo ritrovò in una parrocchia sempre nel milanese, quella di Santa Maria alla Fontana dove con il fratello don Maurizio Lucchina, denunciato anch’esso per violenza sessuale ai danni di una donna disabile, gestiva la parrocchia.

    Poco dopo, durante un campeggio con minori l’arresto di don Emanuele Tempesta, oggi condannato in 1° grado.

    Poi il caso di Leonardo Gualdoni, il seminarista che ha patteggiato una condanna a due anni.

    Fino ad arrivare al caso di don Samuele Marelli, caso sul quale oggi l’arcivescovo fa mezzo e sfacciato mea culpa.

    Siamo ad un totale, al momento di ben sei casi e un solo misero e tardivo mea culpa.

    Parrebbe un po’ poco tuttavia ne mancano soltanto sei prima di arrivare a dodici e speriamo in quel caso che la diocesi Ambrosiana ne faccia un bel calendario e doni i suoi proventi alle sue vittime.

    Buona Pasqua

  • Violenza sessuale, droga e minacce: il prete veronese patteggia la pena

    Violenza sessuale, droga e minacce: il prete veronese patteggia la pena

    Ha patteggiato 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) e risarcito la transessuale che l’aveva denunciato per violenza sessuale (erano palpeggiamenti, diceva lui), il parroco che, al tempo dei fatti contestati era residente a Desenzano (Brescia) ed era finito nel registro degli indagati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, minacce e violenza sessuale.

    La vicenda

    Una «calda» estate, quella del 2023, che aveva visto protagonista il religioso quando un ragazzo sudamericano lo aveva denunciato  ai carabinieri di Desenzano raccontando che il parroco, conosciuto nel 2020 su una app di incontri, lo aveva minacciato davanti alla sua richiesta di saldare il pagamento per alcune prestazioni sessuali concordate.

    Solo qualche giorno dopo, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, il sacerdote era tornato a fare parlare di sé quando una transessuale era fuggita dalla sua abitazione gettandosi letteralmente dalla finestra. In quel caso erano intervenuti gli agenti del commissariato di Desenzano che una volta entrati in casa avevano scovato alcuni grammi di cocaina. Poche ore dopo la transessuale lo aveva denunciato per violenza sessuale. Il sacerdote, sessantenne, che la Diocesi di Verona aveva sospeso da qualche tempo, aveva raccontato al magistrato degli incontri a pagamento e dello stupefacente trovato nella sua abitazione gardesana rigettando però l’accusa di avere molestato (si tratterebbe di «palpeggiamenti» non voluti) la transessuale. Il parroco, che in estate la Diocesi di Verona aveva «spostato» per qualche tempo a Roma e che per problemi di salute era anche stato ricoverato in ospedale, aveva fatto «perdere» le proprie tracce. Tornato sul Garda aveva poi deciso di farsi sentire in procura.

    Il patteggiamento

    Il religioso, che nel frattempo è tornato a vivere sul Garda, non celebra più. Nella mattinata di oggi, 20 settembre, ha patteggiato un anno e otto mesi con la sospensione della pena.

    https://www.larena.it/territorio-veronese/garda-baldo/violenza-sessuale-droga-e-minacce-il-prete-di-desenzano-ha-patteggiato-la-pena-1.12444840

  • Violenza sessuale, ex prete a giudizio Presunti abusi ai danni di immigrati Ascoltate nuove testimonianze

    Violenza sessuale, ex prete a giudizio Presunti abusi ai danni di immigrati Ascoltate nuove testimonianze

    Nuova udienza, ieri mattina, nel processo a carico dell’ex sacerdote di 56 anni che è sotto processo per alcuni presunti casi di violenza sessuali compiuti ai danni di giovani immigrati che erano ospitati nella casa di accoglienza di Canonica ’’Don Bosco’’.

    A sfilare davanti al tribunale di Terni è stato ieri il titolare di una azienda edile che, all’epoca dei fatti, stava compiendo dei lavori di ristrutturazione all’interno della struttura e che aveva assistito ad una scena in cui un giovane senegalese si lamentava con altre persone delle attenzioni morbose che l’ex sacerdote gli avrebbe rivolto.

    Il processo è stato rinviato al quattro luglio per ascoltare un altro ragazzo nordafricano che sarà sentito con un traduttore. L’ex prete originario di Cascina in provincia di Pisa, era già stato al centro di vicende scabrose che avevano portato la Congregazione per la dottrina della fede a ridurlo allo stato laicale nel 2004.

    Ciononostante, si era fatto assumere, fin dal’ormai lontano 2016, nel centro di accoglienza per minori non accompagnati che l’associazione religiosa Opera Santa Maria della Luce gestiva nella struttura di Canonica.

    La stessa associazione si è costituita parte civile nel procedimento legale per tramite dell’avvocato Nicola Pepe.

    L’imputato che aveva anche svolto per alcuni anni il ruolo di cappellano militare nell’esercito, ad Orvieto, aveva simulato ancora l’appartenenza al clero, indossando regolarmente il clergyman e celebrando anche la messa più volte in una chiesa di San Venanzo.

    L’uomo che vive ancora ad Orvieto, è noto da anni alle cronache di mezza Italia.

    Nel 2015 era stato indagato per il reato di prostituzione minorile a causa di un episodio avvenuto alla stazione Termini, l’anno successivo era stato colpito dal divieto di far ritorno nel Comune di Roma dopo essere stato accusato di atti sessuali con minori e, lo stesso anno, aveva patteggiato al tribunale di Venezia una pena ad un anno e sei mesi e una multa per l’accusa di circonvenzione di incapace, avendo sottratto 200mila euro a due anziani, sempre spacciandosi per prete e dicendo loro che i soldi sarebbero andati in beneficenza.

    https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/violenza-sessuale-ex-prete-a-giudizio-presunti-abusi-ai-danni-di-immigrati-ascoltate-nuove-testimonianze-1909daff

  • Prete nudo in canonica insieme a dei minori per “spirito di cameratismo”: arriva il patteggiamento

    Prete nudo in canonica insieme a dei minori per “spirito di cameratismo”: arriva il patteggiamento

    “E’ stata una goliardata”. Alcune settimane fa, dopo essere stato interrogato come testimone in Tribunale nel processo per i volantini del “Corvo”, il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, aveva definito così il comportamento di un sacerdote che in canonica si era spogliato assieme ad alcuni ragazzini. Era stato il vescovo a raccontare l’episodio che aveva dato avvio a un procedimento canonico nei confronti del parroco, poi sospeso per cinque anni dall’esercizio dell’attività a contatto con i fedeli. Un fatto significativo, che in qualche modo ha dimostrato come – pur nel loro eccesso e nell’infondata generalizzazione – le accuse formulate nel volantino e riguardanti comportamenti non appropriati del clero avessero qualche fondamento.

    Adesso il sacerdote ha affrontato anche la giustizia civile, dopo quella ecclesiastica, e ha patteggiato una pena di un anno e quattro mesi per il reato di adescamento. Il prete gestiva contemporaneamente tre chiese della parrocchia dei Carmini, tra cui la chiesa dei Gesuati alle Zattere. A far arrivare la voce in curia di strani incontri con alcuni ragazzini completamente nudi erano state le catechiste. Il vescovo aveva convocato il sacerdote, il quale aveva confermato tutto, spiegando di non avere avuto nessuna finalità di tipo sessuale. Moraglia aveva informato le famiglie, che si erano raccomandate la massima segretezza. Così la vicenda aveva seguito il corso canonico, fino alla sospensione e al trasferimento del prete in una comunità, con l’impegno a seguire corsi di recupero psicologico per un paio d’anni.

    Contemporaneamente si è aperto il filone penale. In un primo tempo il pubblico ministero aveva contestato la violenza sessuale. Gli interrogatori hanno escluso l’esistenza di gesti o atti che confermassero un’accusa del genere, finita in archivio su richiesta del pubblico ministero Giorgio Gava, senza che nessuna delle parti interessate facesse ricorso. È rimasta quindi l’ipotesi di adescamento di minorenni, per la quale si è avuto ora il patteggiamento. Il sacerdote si sarebbe giustificato dicendo che invitava i ragazzi (tutti diciassettenni) a spogliarsi, facendo lui lo stesso, perché così voleva creare un clima di cameratismo, inducendo i minorenni a frequentare la canonica. Una volta nudi, avrebbero chiacchierato, fumato e bevuto qualche spritz. Nessun toccamento, né discorso a sfondo sessuale.

    I fatti, stando al capo d’imputazione, si sono verificati tra giugno e luglio 2020, in più occasioni, e avrebbero coinvolto tre minorenni. Il sacerdote è stato sottoposto a consulenze psicologiche e avrebbe motivato il proprio comportamento parlando del proprio passato e dei problemi della propria pubertà. Gli stessi psicologi avrebbero escluso una finalità sessuale, ipotizzando una forma di regressione all’epoca dell’adolescenza.

    Il nome del sacerdote era indicato nei volantini che nel 2019 vennero affissi sui muri del centro storico di Venezia e che portavano la firma di “fra.tino”, fustigatore dei costumi asseritamente corrotti della chiesa lagunare. Secondo il patriarca di Venezia la curia aveva effettuato controlli sui preti citati, senza trovare nulla di significativo. Il processo sta però portando alla luce situazioni perlomeno opache, la più clamorosa delle quali è ora arrivata a un epilogo giudiziario. Gli imputati del processo al Corvo sono due, accusati di diffamazione. Si tratta innanzitutto di Enrico Di Giorgi, milanese, un ex dirigente della Montedison, amico di don Massimiliano D’Antiga, amministratore di parrocchia in centro storico che si era opposto al trasferimento deciso nel 2018 dal vescovo Moraglia. L’altro imputato è un tecnico informatico milanese Gianluca Buoninconti, amico di Di Giorgi. Pur non essendo citato nel capo d’imputazione, la pubblica accusa sospetta che la campagna di volantini contro la chiesa veneziana e il Patriarca (accusato di aver insabbiato gli scandali) avrebbe un ispiratore, proprio don D’Antiga, che è stato ridotto allo stato laicale per la sua ribellione contro il vescovo. Alla luce anche del patteggiamento del parroco dei Carmini, il processo per diffamazione rischia di diventare incandescente quando sarà interrogato non solo Di Giorgi, ma anche il professore Alessandro Tamborini, grande fustigatore di D’Antiga, che qualche settimana fa è stato interrogato dal promotore di giustizia della Curia, lanciando nuove accuse di abusi sessuali e frequentazioni gay da parte di sacerdoti.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/12/prete-nudo-in-canonica-insieme-a-dei-minori-per-spirito-di-cameratismo-arriva-il-patteggiamento/7159620/

  • Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    La Corte d’appello di Genova riapre la strada al procedimento civile per il risarcire danni a una presunta vittima di pedofilia, pur in assenza della condanna penale, venuta meno a causa della prescrizione.

    Torna attuale il dramma degli abusi sui minori, che travolse, agli inizi degli anni duemila, la diocesi savonese. La Corte d’appello di Genova ha deciso di rivalutare la vicenda di Mirko Gabossi, oggi quarantaduenne, che all’età di undici anni sarebbe stato tra le vittime degli abusi di don Nello Giraudo in occasione di un campo estivo a Feglino, organizzato dal sacerdote stesso.

    Il giudice Luigi Acquarone, del Tribunale di Savona, aveva archiviato il caso valutando di non stabilire, a livello temporale, il momento della maturazione del trauma della presunta vittima attraverso una perizia psichiatrica. Il procedimento era stato, così, archiviato.

    Ora, la decisione della Corte d’appello genovese e la riapertura del caso che, ad oggi, costituisce un unicum in Italia: si tratta del primo procedimento civile per risarcimento danni di un caso di pedofilia, riaperto senza che si sia giunti alla condanna penale, per la sopraggiunta prescrizione.

    Proprio l’aspetto temporale costituisce il fulcro del tema: secondo la linea difensiva del giovane, portata avanti dall’avvocato Francesca Rosso e avvalorata da svariate sentenze della Cassazione, la consapevolezza di avere subito violenze sessuali in giovane età, nella maggior parte dei casi, matura nella vittima solo dopo un percorso complesso e travagliato, che richiede anni.

    Da qui, spesso, il ritardo nelle denunce e, di conseguenza, in molti casi, anche l’arrivo della prescrizione. La Corte di Genova ha deciso di riaprire il caso e il percorso civile, mirato al risarcimento danni, valutando, attraverso una nuova perizia, il momento in cui nel giovane scattò la consapevolezza del danno subito.

    La presunta vittima, Mirko Gabossi, che è stato sostenuto dall’associazione Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, sarebbe stato abusato all’età di undici anni, nel 1992, da Nello Giraudo, durante un campeggio estivo a cui aveva aderito anche la parrocchia di Calice, di cui lui faceva parte.

    Giraudo era stato condannato per un altro caso: nel 2012 aveva patteggiato un anno di carcere per aver abusato di un quindicenne in un campo scout a Finale. Era il 2005 e il reato non era caduto in prescrizione come altri. Oggi, con la decisione della Corte d’appello di Genova, la città fa un balzo indietro ricordando il dramma degli anni in cui i casi erano esplosi.

    Il prossimo 6 giugno verrà nominato dal Tribunale genovese il ctu, il consulente tecnico d’ufficio, mentre il ctp (consulente tecnico di parte) è già stato scelto: sarà Maurizio Panza.

    Silvia Campese – IL SECOLOXIX del 4/5/23

  • Parla padre Zollner: “Oggi la prevenzione dipende dall’ammettere le realtà del passato”

    Parla padre Zollner: “Oggi la prevenzione dipende dall’ammettere le realtà del passato”

    Teologo, psicologo e professore presso la Pontificia università Gregoriana, padre Hans Zollner è considerato uno dei maggiori esperti a livello mondiale nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali. Lo abbiamo sentito per parlare della pedofilia all’interno della Chiesa e del report che a breve sarà pubblicato dalla Cei.

    Padre Zollner, il report in fase di redazione della Cei porta con sé alcune ombre. La prima è che si tratta di un’indagine interna e non indipendente. La seconda è che farà riferimento agli abusi avvenuti solamente negli ultimi 20 anni basandosi sui dati dei centri fragilità delle diocesi entrati in funzione appena due anni fa. Lei cosa ne pensa?

    “Dobbiamo agire con onestà, anche quando si tratta di ammettere non solo errori ma anche abusi commessi da parte del clero. Io sono da sempre un avvocato per l’onestà e per la verità. Anche se ci costa ammettere che ci sono persone che hanno ferito la vita di coloro che gli sono stati affidati, soprattutto se si tratta di persone vulnerabili come i minori. Non aiuta rifugiarsi nel silenzio o nella negazione perché prima o poi verranno a galla la verità, i dati, i fatti. A quel punto seguirà una pesante perdita di credibilità della Chiesa, che è costruita sulla testimonianza di coerenza, misericordia e amore per l’altro. Questo fatto lo vediamo in tante parti del mondo, dove si discute molto di più degli abusi della Chiesa. Io mi aspetto che se ne cominci a parlare anche in Italia. Non vedo possibilità e opportunità di negare ciò che è successo in passato. Soprattutto perché dobbiamo fare di tutto perché i minori e i vulnerabili siano difesi. Oggi la prevenzione dipende anche dall’ammettere la realtà del passato”.

    In Sicilia sono 28 i preti pedofili che sono stati condannati, che hanno patteggiato o che sono indagati. Un dato che rappresenta oltre l’8% dei preti condannati a livello nazionale. Tutti numeri che dovrebbero essere rivisti al rialzo, date le peculiarità del trauma. Secondo lei questa indagine interna porterà alla luce un dato reale o uno molto a ribasso?

    “Io non conosco né la metodologia né lo scopo preciso di questa indagine. In ricerca, su questi campi, e in particolare nella ricerca sul fenomeno di abuso in alcuni Paesi, si distinguono due concetti: il campo chiaro e il campo oscuro. Io suppongo che, come in molti altri studi condotti in Usa o in Germania, si parlerà del campo chiaro, ovvero di quei casi che possono essere verificati, calcolati e contati attraverso quello che si trova nei documenti, negli archivi, nella corrispondenza tra uffici. Queste cose si trovano nelle denunce presso la magistratura, in quelle nell’ambito della Chiesa stessa o testimonianze dirette da parte delle vittime o da parte di un reo. L’unica ricerca fatta sul campo oscuro, cioè sulla stima secondo un metodo utilizzato in medicina per l’epidemiologia, è quella francese. Loro hanno chiesto a sociologi di fare una tale stima seguendo un metodo riconosciuto e utilizzato dall’Oms. Ovviamente non è la stessa cosa avere da un lato numeri precisi, verificati e comprovati dalla documentazione in essere e dall’altro una stima che anche se scientificamente valida sempre una stima rimane. Si deve stare attenti a non aspettarsi che questo metodo produca numeri esatti sulle vittime di abuso in Sicilia o altrove. Da quello che capisco io, in Italia si concentreranno sui dati verificabili in un senso forense. Non è che è un’eccezione l’Italia, l’eccezione era la Francia”.

    Ci sono diversi studi che confermano che il periodo di accettazione di questo tipo di traumi supera i 20-25 anni. Come mai in Italia, secondo lei, si è individuato proprio l’intervallo di tempo di venti anni?

    “Generalmente i tempi, in tutti i rapporti che abbiamo visto ultimamente, andavano dalla fine della Seconda guerra mondiale ai nostri giorni. Quando parliamo del consumarsi dei casi di abuso non ha senso andare più in là. In Spagna, per esempio, i gesuiti hanno cominciato a parlare di vittime degli anni 1920. Ma anche questa era una eccezione. Normalmente negli ultimi anni si prendevano i decenni dopo la guerra. Io non so perché la Cei ha deciso di guardare solo agli ultimi 20 anni, non conosco le spiegazioni. In quasi tutti i rapporti che ho visto però si prendevano fino a 70 anni indietro”.

    Questa differenza dell’intervallo di tempo pensa che possa avere una conseguenza negativa sull’esito del rapporto?

    “Io credo che se faranno bene il lavoro per gli ultimi vent’anni produrranno i numeri reali degli ultimi vent’anni. Ma sarà solo una parte della realtà perché prima degli ultimi 20 anni ci sono state altre vittime e quindi si dovrà andare indietro prima o poi. Non è che non siano giusti questi impegni ma saranno sempre parziali. Se si concentrano negli ultimi vent’anni con la cresciuta attenzione verso il tema tipica di questi anni, le vittime possono essere aiutate a denunciare con più libertà. Sappiamo che tantissimi hanno tardato molto a parlare di queste ferite. Ma non vale per tutti. Sembra che dove c’è più attenzione, sensibilità e possibilità mediatica di far conoscere i fatti le persone si sentono più invitate a parlarne pubblicamente. Comunque quello che è successo negli ultimi venti anni è una cosa, ciò che è stato denunciato negli ultimi 20 anni è un’altra cosa e sappiamo che non sono numeri indifferenti, anche in Italia”.

    Una tendenza che è stata rilevata in alcuni dei casi di abuso è quella dei vescovi di “insabbiare” i reati dei loro preti. Questa tendenza a cosa è dovuta e come può essere superata dalla Chiesa?

    “Come il Papa ha detto alcuni giorni fa alla Cnn in Portogallo per un sacerdote abusatore non ci dovrebbe essere spazio nel ministero sacerdotale e quindi dovrebbe essere dimesso. Purtroppo per tanto tempo nella Chiesa universale il primo impulso era sempre la difesa delle istituzioni e dei sacerdoti ad oltranza anche se i superiori erano consapevoli dei crimini commessi. Volevano salvare il sacerdote anziché ascoltare la vittima. Volevano credere nelle confessioni dei rei che promettevano di migliorare e di non commettere di nuovo abuso e così sono caduti spesso nella trappola della falsa benevolenza. In molte parti del mondo la situazione è sempre a stessa: i sacerdoti vengono spostati da una diocesi all’altra, da un continente all’altro. Così alcuni vescovi hanno collaborato con il male dando la possibilità ad un abusatore di continuare ad abusare. Il Papa ha detto mille volte che non dovrebbe accadere”.

    Una condanna che spesso, quando c’è, viene scontata dai carnefici nelle cosiddette case di recupero. Cosa accade dentro queste strutture?

    “Da secoli ci sono case di recupero per sacerdoti con malattie psichiche o alcolismo o altre cose simili. Io non ho mai visitato una di queste strutture in Italia ma penso che abbiano livelli molto diversi in termini di professionalità. Probabilmente alcune esistono solo per contenere le persone, sia nello spazio sia nelle loro attività. Altre sono molto più attrezzate in termini di terapia e di supervisione. In ogni caso queste strutture esistono perché anche nel clero cattolico ci sono persone con grosse difficoltà sia a livello fisiologico che psicologico, inclusa una patologia come la pedofilia. C’è una cosa che voglio sottolineare: non tutti i sacerdoti che abusano minori sono pedofili secondo la definizione psichiatrica che dice che i pedofili sono le persone che sono attratte dai minori prima dell’inizio della pubertà. La maggior parte degli abusatori del clero cattolico, da quello che possiamo sapere, abusano non bambini ma adolescenti”.

    Quindi non sono pedofili ma pederasti? In ogni caso il risultato della loro devianza non è lo stesso?

    “Beh, no. Anche di fronte alla legge italiana l’abuso di un minore prima che compia 14 anni viene trattato diversamente. C’è un riconoscimento sia della medicina che dal punto di vista legale di una differenza. Che per la persona questo abuso possa avere lo stesso effetto è un altro discorso, ma oggettivamente ci sono considerazioni diverse. Inoltre, le chiederei di evitare la parola pederastia perché viene male intesa e non corrisponde al concetto scientificamente valido. A mio parere l’utilizzo di questa parola non aiuta neanche sulla discussione seria di queste materie. Sia davanti alla legge che davanti al medico ci sono criteri per valutare questi casi uno per uno”.

    La pedofilia è una malattia per cui è possibile una guarigione? E nelle case di recupero è questo l’obiettivo?

    “Se uno è pedofilo sessualmente attratto da bambini prima dell’adolescenza, nella psichiatria di oggi questa attrazione non può essere cambiata. Il che non vuol dire che non ci sia la possibilità di lavorare con queste persone affinché non agiscano secondo le loro attrazioni. Ma questi casi coincidono con una percentuale piccola di tutti gli abusatori di minori perché la stragrande maggioranza degli abusatori non sono pedofili né nella Chiesa né nella società”.

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  • Ex prete accusato di abusi, via al processo

    Ex prete accusato di abusi, via al processo

    Ha preso il via ieri di fronte al tribunale di Terni il processo all’ex sacerdote accusato di violenza sessuale per aver avuto rapporti intimi con alcuni ragazzi minorenni, ospiti nel centro di accoglienza religiosa di Canonica “Don Bosco“, gestito dall’associazione Opera Santa Maria della Luce.

    Il procedimento penale si è aperto con l’ammissione delle prove ed è stato subito rinviato al 28 febbraio del prossimo anno. Nel corso dell’udienza preliminare si era costituito parte civile il centro di accoglienza, rappresentato dall’avvocato Nicola Pepe. Il contesto in cui si sarebbero svolti i fatti era stato ricostruito, non senza fatica, da una delicata indagine svolta dagli agenti del commissariato di polizia di Orvieto.

    Al centro della vicenda c’è un 54enne dal passato burrascoso, originario di Cascina in provincia di Pisa, che già da una decina di anni fa si era reso protagonista di vicende scabrose, tanto da essere ridotto allo stato laicale per decisione della Congregazione per la dottrina della fede nel 2004.

    Ciononostate, aveva continuato a spacciarsi da sacerdote e, in tale veste, aveva convinto i gestori del “Don Bosco“ ad affidargli un incarico professionale nella struttura vicino Sugano in cui erano accolti anche stranieri minorenni. Qui aveva lavorato a partire dal 2016. La polizia lo aveva denunciato per violenza sessuale con l’accusa di aver costretto dei ragazzi nord africani ad avere rapporti intimi con lui. Le parti offese che sono state individuate nel procedimento penale appena avviato sono tre.

    A far scattare la denuncia era stata la testimonianza di un ragazzo nei cui confronti l’ex sacerdote che nel passato era stato anche cappellano militare, avrebbe messo in atto ripetute pressioni, dicendogli che se si fosse opposto alle sua avance, lo avrebbe fatto cacciare dal centro di accoglienza. “Se non fai il gay con me è un problema” gli aveva detto. Tra gli episodi che dovranno essere riscontrati nel dibattimento c’è anche la minaccia che avrebbe subìto un ragazzo nel cuore della notte: l’ex prete avrebbe brandito un’arma contro di lui per costringerlo a un rapporto sessuale.

    Numerosi i precedenti che il toscano ha alla spalle. Nel 2015 era stato indagato per prostituzione minorile a causa di un episodio avvenuto alla stazione Termini, l’anno successivo era stato colpito dal divieto di far ritorno nel Comune di Roma dopo essere stato accusato di atti sessuali con minori e aveva patteggiato a Venezia un anno e 6 mesi e una multa per circonvenzione di incapace. Placido Greco Luca Galleschi

    Cla.Lat.