Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    “Sono annientato perché non vogliono darmi pace”. Altro non dice don Lucio Gatti all’indomani dell’ennesima denuncia che l’avvocato viareggino Cristiano Baroni della Rete l’Abuso dice di aver presentato contro di lui il 30 ottobre presso la procura della Repubblica di Perugia. A breve, anzi, il legale farà istanza per capire quale pm si occuperà del caso. La querela conterrebbe il racconto di presunti abusi subiti quando il denunciante era adolescente. A fare da cornice sarebbe stata la struttura gestita da don Lucio presso la parrocchia che reggeva a Cenerente. “Una storia drammaticamente identica” a un’altra denunciata nel marzo 2016, come sottolinea la stessa Rete l’Abuso.
    Il sacerdote, che nel gennaio 2014 ha patteggiato una pena per molestie ai danni di ospiti (adulti) di strutture Caritas al tempo da lui dirette (aveva sempre respinto gli addebiti) però non ci sta. E replica per mezzo dei suoi legali Monica Lorenzini e Marco Lucio Campiani, perché, per ciò che lo riguarda, “non ha più parole”. “Con molto stupore – sostiene la difesa – vediamo puntualmente ripercorse e ribadite le stesse accuse-fotocopia con cadenza periodica. Eppure non v’è certezza di alcun procedimento giudiziario in corso”. Non solo: “Apprendiamo di una ricostruzione di fatti a cui don Lucio è totalmente estraneo. Anzi, è il sacerdote a diventare vittima di una manipolazione della realtà che sembra a uso e consumo di chi vuole farlo apparire per ciò che non è. Una manipolazione – prosegue la difesa – che suona come colpo a effetto per infangare sia la figura di don Lucio sia delle comunità che ha diretto unitamente ad altri responsabili”.
    I legali del sacerdote mettono l’accento sulla “natura tardiva” delle segnalazioni “tenuto conto che le vicende sarebbero avvenute nel 2008 e che la gravità dei fatti descritti, se fossero stati veri, li avrebbe fatti venire alla luce nell’immediatezza dell’accaduto”. E’ dunque la difesa, stavolta, a puntare il dito contro “i ritmi ripetitivi delle denunce”, viste come “strumenti per danneggiare la figura di don Lucio, sicché ci riserviamo ogni azione a tutela”.
    La notizia di ulteriori accuse irrompe sulla scena dopo cinque anni di assoluto silenzio del sacerdote, a parte l’intervista rilasciata da don Lucio al Corriere dell’Umbria un anno fa.
    La durata del decreto con cui l’allora arcivescovo Gualtiero Bassettiaveva sospeso nel 2012 don Lucio dal ministero pastorale, cioè in sostanza dagli incarichi di parroco, “in teoria” è giunta a scadenza (durava cinque anni). Resta tuttavia in stand by la decisione sulle future destinazioni del sacerdote, che resta nella comunità del Nord dove era stato inviato, prima di patteggiare la pena nel 2014, per un percorso spirituale “riabilitativo”. Da Perugia già si sono levate voci, attraverso i social network, ostili a un suo eventuale ritorno in Umbria. Ma per quello che lo riguarda, don Lucio “non ha assolutamente intenzione di rientrare”.

    Alessandra Borghi

  • Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    “A 12 anni, io sfruttato e abusato”. La querela di un ex-ospite infanga il nome delle comunità umbre.

    Una nuova e terribile accusa pesa sulle spalle di don Lucio Gatti che, fino a poco tempo fa, gestiva il centro Caritas di san Fatucchio, nel perugino. Già nel gennaio del 2014, il parroco ha patteggiato due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui seguite; ora, il racconto choc dell’ennesima presunta violenza, cristallizzata in una querela depositata in procura dal legale del soggetto coinvolto, l’avvocato Cristiano Baroni di Rete l’Abuso. Il giovane ripercorre, attraverso il dettagliato racconto che ha esposto davanti alle Forze dell’Ordine, il calvario vissuto all’interno delle comunità, ad appena 12 anni; molestie sessuali e sfruttamento lavorativo avrebbero scandito non solo la sua vita, ma anche le interminabili e dolorose giornate di tutti gli altri ospiti.

    Secondo la testimonianza del giovane, le violenze e lo sfruttamento sarebbero state la norma nelle strutture di accoglienza del prete umbro; raccolte nero su bianco, chi narra è ancora un ragazzino all’epoca dei fatti. E’ il 2004, infatti, quando don Lucio pare gli metta per la prima volta occhi e mani addosso: i servizi sociali, su richiesta della madre del giovane, si sono appena accordati con la san Fatucchio per inserirlo in comunità. All’inizio, si parla solo di periodo scolastico, e tutto pare filare liscio; nel 2008, però, quando l’ospite ha già 16 anni, viene trasferito nella casa-accoglienza della parrocchia di santa Maria Maddalena, a Cenerente, il cui parroco era proprio don Lucio che lo accoglie nonostante quella sia una comunità di persone adulte, non riservata ai minori e composta prevalentemente da tossicodipendenti, elementi con disturbi psichiatrici e problemi giudiziari.

    “Qui, ognuno ha l’obbligato a condividere tutto, anche gli indumenti intimi” viene spiegato al ragazzo e lui, controvoglia, ubbidisce. Ubbidisce anche quando gli vendono imposti gli orari cadenzati della giornata. Delle giornate: tutte uguali. “Lavori pesanti” denuncia il giovane, ormai 25enne “che andavano da quelli di muratura per manutentare l’edificio della casa-famiglia, alla raccolta delle olive, fino al facchinaggio pesante”. Tutti lavori che occupavano, indistintamente, maggiorenni e minorenni, per non parlare della totale assenza dei ben che minimi requisiti di sicurezza e senza alcun tipo di protezione idonea. “E poi, c’era la preghiera: obbligatoria.” continua l’ospite “Dalle 18.30 alle 19.30 avevamo una pausa per lavarci poi dovevamo dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dopo c’era la cena e non si andava a letto prima delle 23: prima, però eravamo sempre sottoposti a urla, insulti e prediche”. Nella denuncia del ragazzo, anche pochi i contatti con la madre, sempre estremamente limitati nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità; fra gli ospiti, racconta sempre il nostro contatto, ormai adulto, pare ci sia stato anche chi gli avrebbe consigliato di “stare attento”.

    Don Lucio è considerato da molti soggetti di San Fatucchio come una guida, un fratello; per il nostro giovane, un padre premuroso. Quando viene selezionato, lui e pochi altri ragazzi, per entrare a far parte di una squadra addetta alle pulizie in parrocchia, lui ne è entusiasta; è il suo momento per avere un poco più di libertà e per dimostrare il suo valore, propri agli occhi del sacerdote. Ma proprio quel padre, sempre secondo la querela depositata in Procura, lo avrebbe invitato a sdraiarsi con lui sul letto e poi lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime; inoltre, un altro ragazzo ospite della comunità avrebbe abusato di lui, solo qualche mese più tardi. Il giovane, quindi, racconta di vari spostamenti nelle strutture fra Spoleto a Foligno, avvenuti senza motivi apparenti e sempre con grande rapidità; nella sua ultima casa-accoglienza, arrivato distrutto e turbato dagli eventi, il ragazzo sarebbe stato sedato per mano dei responsabili della struttura che gli avrebbero somministrato dei farmaci calmanti contro la sua volontà.

    http://www.periodicodaily.com/2017/11/02/unaltra-accusa-per-don-lucio-gatti-violenze-e-maltrattamenti-nelle-sue-case-accoglienza/

  • Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Il racconto choc di un’altra, presunta vittima ospite all’interno di una delle comunità e cristallizzato in una denuncia – querela depositata in Procura.

    C’è una nuova, pesante accusa mossa contro Don Lucio Gatti, che nel gennaio del 2014 ha patteggiato a due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui gestite. Il racconto choc della nuova presunta vittima, cristallizzato in una denuncia querela depositata in Procura dal legale del giovane – l’avvocato Cristiano Baroni della “Rete l’Abuso” – ripercorre il calvario vissuto all’interno delle comunità quanto aveva appena 12 anni, delle presunte molestie subite e dell’ombra del duro lavoro che avrebbe scandito quelle interminabili e dolorose giornate.

    La denuncia raconta di  violenze ed è qui che il giovane ripercorre tutte le fasi della sua permanenza nelle comunità. E’ ancora un ragazzino quando, sarebbe stato molestato da Don Lucio. Ma ripercorriamo la sua storia dal principio. Siamo nel 2004 quando i servizi sociali, su richiesta della madre, chiedevano con una lettera indirizzata alla Comunità di San Fatucchio di inserire il ragazzo, durante il periodo scolastico, all’interno della struttura. Nel 2008, a 16 anni, viene trasferito nella struttura presso la parrocchia di Cenerente, dove era parroco Don Lucio. Ma rispetto a quello che avrebbe creduto di trovare, nonostante la giovane età si sarebbe trovato a vivere in una comunità con persone molto più grande di lui e “tossicodipendenti, psichiatrici e giudiziari” , obbligato a condividere con loro anche gli indumenti intimi”.

    Una giornata scandita anche da pesanti lavori – denuncia il giovane, ormai 25enne – dalla muratura alla raccolta delle olive al “facchinaggio pesante” e che avrebbe riguardato indistintamente, maggiorenni e minorenni. “I lavori, di qualsiasi natura fossero, si svolgevano in totale assenza dei ben minini requisiti di sicurezza e/o protezione idonea”.  Dalle 18.30 alle 19.30 una pausa per lavarsi per poi dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dalle 20 alle 21 la cena, poi alle 23 si andava a letto, non prima – secondo la denuncia del giovane – di essere stati sottoposti a urla, insulti e prediche.

    Anche i contatti con la madre sarebbero stati estremamente limitati, nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità e c’è anche chi – all’interno della struttura, gli avrebbe raccomandato di “stare attento”. Poi arriva il momento in cui sarebbe stato scelto insieme ad altri ragazzi per andare alla parrocchia di Cenerente per eseguire alcuni lavori di pulizia. Una occasione, per il ragazzo,  per uscire dalla comunità di San Fatucchio e andare a casa di Don Lucio che lui considerava, fino a quel momento, “come un padre”. Ma proprio quel “padre” – secondo la denuncia querela depositata in procura – lo avrebbe invitato a mettersi con lui nel letto, per poi palpeggiarlo nelle parti intime.

    Ma sarà anche un altro episodio denunciato dal giovane a sconvolgergli la vita, qualche mese dopo. Abusato da un altro ragazzo ospite della comunità. Dal racconto del giovane, da lì a poco seguiranno vari spostamenti nelle strutture, da Spoleto a Foligno. Proprio in quest’ultima i responsabili della struttura gli avrebbero somministrato dei farmaci “tipo calmante contro la mia volontà”. E’ un racconto scioccante e doloroso, quello di questo giovane uomo, oggi 25enne.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/denuncia-choc-di-giovane-contro-don-lucio-gatti.html

     

  • Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

    La versione più distorta della predicazione ha lo scopo di convincere le coscienze e non di stimolarle nel ragionamento critico. Le conquista imbambolandole e rendendole infantili, tramite azioni e gesti plateali capaci di raccogliere consensi. È questa la ragione del drastico rifiuto della concessione della grazia da parte di Papa Bergoglio nei confronti dei cosiddetti ‘preti pedofili’. Ma è proprio il caso di dire che stavolta il buco è troppo grosso per una toppa improvvisata come questa: non basta negare il perdono – contraddicendo tra l’altro i precetti fondamentali della religione cristiana – per sistemare decenni e decenni di insabbiamenti. Non si cancellano anni di omissioni e complicità riprovevoli semplicemente dando le spalle ai pesci che non sanno nuotare da soli. Gli intrighi ecclesiastici con i reati di pedofilia vantano rapporti consolidati e saldi. È infatti dai primi anni 2000 che vengono alla luce i tasselli di questa tragica storia, soprattutto grazie alla grande inchiesta avviata a Boston dal quotidiano The Boston Globe, che ha coinvolto nomi molto importanti. Da John J. Geoghan, un prete condannato a dieci anni di carcere per aver abusato di un bambino, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, accusato di aver permesso a diversi preti – già accusati di violenze su minori – di continuare ad operare in parrocchie non informate dei fatti. Il 13 dicembre 2002 quest’ultimo, prima di rassegnare le sue dimissioni a Giovanni Paolo II, è costretto a fornire all’autorità giudiziaria 90 nomi di sacerdoti responsabili di molestie a danno di minori. L’inchiesta riesce a svelare denunce e condanne per reati di pedofilia insabbiati: nella sola Boston vengono accusati 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti. Nel 2002, la conferenza episcopale statunitense commissiona uno studio sul fenomeno, ormai accertato, al John Jay College of Criminal Justice di New York, il quale dopo circa due anni conferma le 6.700 accuse contro circa 4.392 sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti fra il 1950 e il 2002, cioè circa il 4% del totale dei sacerdoti. Dei 4.392 accusati, soltanto poco più di 100 sono stati condannati a pene detentive. Nel biennio 2009-2010 invece è la volta delle ‘magagne’ europee, fra queste anche l’Italia. Uno dei casi più estesi e complessi è quello irlandese, raccontato anche in un documentario della BBC, Sex crimes and the Vatican, che racconta i casi di 100 bambine e bambini abusati da 26 sacerdoti irlandesi. Proprio questi, sempre secondo il servizio della BBC, sarebbero stati coperti dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede. Lo stesso che poi l’8 febbraio 2010, durante l’assemblea plenaria per la famiglia, condanna tutti quei comportamenti inconciliabili con la tutela dei diritti e della dignità dei minori. Dopo circa nove anni di indagini, l’inchiesta sul caso irlandese lascia a dir poco sbigottiti perché arriva a coinvolgere migliaia di bambini e adolescenti (le testimonianze di violenze sarebbero circa 2.500, avvenute fra gli anni ‘40 e ‘80), abusati nelle scuole, negli orfanotrofi e nei riformatori gestiti dagli ordini religiosi cattolici irlandesi. Cifre ridimensionate dalla dichiarazione dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, durante un intervento al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che riduce il fenomeno ad un’incidenza compresa fra l’1,5% e il 5%. A rimanere un dato certo è però l’autonomia della magistratura ecclesiastica e dunque la ritrosia a rendere pubbliche e note denunce e vicende che richiederebbero un’indispensabile partecipazione collettiva.

    I casi italiani più noti

    La storia degli abusi in Italia è costellata davicende raccapriccianti. A partire dal processo avvenuto presso il Tribunale di Roma, nei confronti di don Ruggero Conti, parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma, accusatoper l’abuso di 7 minori dal 2001 al 2008, anno in cui viene arrestato e condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Fino al caso Bertagna, riguardante l’omonimo don Pierangelo Bertagna, ex abate dell’abbazia di Farneta, in provincia di Arezzo, che viene arrestato l’11 luglio 2005, in seguito alla denuncia di un bambino tredicenne.Confessa abusi avvenuti a partire dal 1988,inizialmente nelle sue zone di origine, la Lombardia e il Bresciano – quando ancora non era entrato in seminario – ai danni di 38 bambini fra gli otto e i quindici anni. Bertagna confessa che padre Vittorio Cappelletto, capo dell’associazione dei Ricostruttori della preghiera, e anche alcuni altri membri dell’associazione stessa ne erano a conoscenza. È stato condannato a 8 anni di carcere nel giugno 2007, soltanto per 16 dei 38 abusi confessati.

    Altro caso è quello dell’ex seminarista Marco Marchese, che ha denunciato gli abusi subiti da parte di don Bruno Puleo, il quale ha poi patteggiato dichiarandosi colpevole. Marchese ha chiesto un risarcimento di 65.000 euro alla Curia di Agrigento, ma il vescovo, Carmelo Ferraro, ha risposto con una richiesta di 200.000 euro per danni di immagine alla Chiesa. Va da sé che lacondanna stabilita da parte delle istituzioni ecclesiastiche per Puleo è consistita nel solo trasferimento in un’altra località, anche qui in seguito accusato di ulteriori abusi sessuali nei confronti di minorenni.

    E ancora, il sacerdote don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico di Comunione e Liberazione ed ex presidente del Banco Alimentare, condannato il 29 giugno 2016 a 4 anni e 9 mesi di carcere, con l’accusa di violenze su minori, aggravate dall’abuso di autorità. È stato possibile condannarlo per 8 abusi, commessi fra il 2004 e il 2008, mentre gli altri 12 casi, che lo vedevano protagonista di ulteriori vessazioni, sono caduti in prescrizione. Gli abusi avvenivano nell’oratorio, nello studio del prete e nelle località di vacanza dove i gruppi di preghiera si riunivano.

    Il 2009 è anche l’anno dello squallore sconcertante dell’Istituto Provolo di Verona, teatro delle peggiori violenze e vessazioni fisiche e psicologiche. Le accuse sono state sottoscritte da 67persone, ormai di un’età compresa fra i 50 e i 70 anni, e allora bambini e bambine sordomuti chevivevano nell’Istituto. Hanno denunciato abusi protratti per circa trent’anni, fino al 1984. Le vittime e i testimoni dell’accusa, non potranno più avere neanche quella insulsa parvenza di giustizia accordata nei casi precedenti, perché i reati sono caduti in prescrizione. I religiosi accusati sono 25, mentre il numero dei bambini abusati raggiunge circa il centinaio. Poco più di sessanta persone, il 20 novembre 2008, trovano il coraggio di scrivere una lettera a monsignor Gianpietro Mazzoni, vicario giudiziale, ovvero magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona, nella quale riportano i fatti accaduti. «Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave). I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna». Inoltre aggiungono di essere stati oggetti di ulteriorivessazioni, botte e bastonate. Le violenze avvenivano addirittura sotto l’altare e nel confessionale o in gruppo sotto la doccia.

    I ritardi nelle condanne e la complicità subdola sono le cause principali dei numeri impressionanti delle vittime che si sono susseguite negli anni, ma non solo. La caduta in prescrizione e dunque l’impunità della gran parte dei reati è anch’essa frutto dell’omertà che circonda simili circostanze: le poche voci che hanno trovato la forza di raccontare le atrocità subite non state prese in considerazione o sono arrivate troppo tardi per vedere puniti i loro aguzzini. E questa è solo una piccola parte del perché la negazione della grazia è soltanto fumo negli occhi.

    http://www.2duerighe.com/attualita/93521-pedofilia-chiesa-verita-insabbiate-parte-1.html

  • Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Savona, Giovanni Ciolina – Un anno di carcere patteggiato per violenza sessuale su minore. È la condanna inflitta a Nello Giraudo per aver molestato un ragazzino di quindici anni durante un raduno scout nel ponente. Una vicenda che lo ha portato a chiedere all’ex vescovo Vittorio Lupi di lasciare l’abito talare, ma che soprattutto ha portato alla luce un mondo che fino a quel momento era rimasto sommerso, nascosto.

    Insomma si tratta della vicenda madre di tutte le vicende giudiziarie che hanno portato alla nascita della Rete l’Abuso attraverso il promotore Francesco Zanardi, una delle vittime del prete che per diverso tempo gestì anche una cooperativa per minori a Voze. Un incarico che l’allora vescovo Calcagno mise fine, ma per la vicenda don Giraudo finì nei guai giudiziari anche l’allora vescovo Dante Lafranconi, che ha chiuso la sua carriera nella diocesi di Cremona, e che venne indagato dalla procura di Savona per favoreggiamento nei confronti del prete pedofilo.

    Le motivazioni dell’archiviazione firmate dal gip Fiorenza Giorgi furono pesantissime. Nel decreto di archiviazione per prescrizione il gip sottolinea come «non vi è dubbio che Lafranconi fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate a Giraudo e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare le comunità dei fedeli (e in special modo i minori) che venivano a contatto con don Nello, si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari». Insomma, una sorta di pronuncia di condanna morale, per il prelato salvato solamente dalla prescrizione, ma che evidenzia come il fenomeno pedofilia negli ultimi trent’anni abbia segnato profondamente la vita della chiesa savonese.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/08/05/ASe4jyiI-pedofilia_esplodere_scandalo.shtml

  • Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2002 a oggi l’attenzione nei confronti del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è cresciuto in modo esponenziale. Molto di questo incremento lo si deve al lavoro del quotidiano statunitense The Boston Globe che nel gennaio del 2002 avviò un’inchiesta che coinvolse un elevato numero di sacerdoti.

    Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e furono rimossi dall’incarico più di 55 preti. Le proporzioni del fenomeno furono tali da sconvolgere l’opinione pubblica.

    I casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, che si sostanziano in abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti, hanno colpito anche l’Italia, dove si contano, solo negli ultimi dieci anni, oltre 200 sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria su adolescenti.

    Eppure nel nostro paese, a differenza di altri come Stati Uniti o Australia, lo scandalo non è mai esploso. Forse per una generale tendenza alla remissività delle vittime che trovano molte difficoltà a denunciare le violenze e a essere assistite e credute dalla comunità.

    Un caso rimasto famoso nelle cronache del 2016 fu quello di don Antonello Tropea, un religioso calabrese che fu trovato in auto con un 17enne conosciuto grazie a Grindr, nota app per incontri omosessuali. Don Tropea pagava 20 euro per ogni prestazione intima con i minori. Il gup del tribunale di Reggio Calabria lo condannò a quattro anni di carcere.

    Sul fenomeno papa Francesco ha preso una posizione netta, invitando i fedeli a confessare gli episodi e a denunciare i propri aguzzini.

    “I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto per più tempo”, ha detto in una recente intervista all’Huffington Post, promettendo “l’impegno alla vigilanza della chiesa per proteggere i minori” e promettendo che “tutti i responsabili dovranno renderne conto”.

    Il Papa ha assicurato a ogni vittima e alle loro famiglie “gratitudine per il loro immenso coraggio” nel denunciare gli abusi subiti.

    Alcune organizzazioni hanno deciso di rendere pubblici i casi fino a questo momento accertati, diffondendo una lista degli episodi noti e invitando gli utenti a segnalare ulteriori sacerdoti colpevoli e condannati.

    “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti e identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”, scrivono i gestori del sito “I bambini di satana”, che hanno creato il database dove è possibile identificare tutti i casi e approfondire le singole storie.

    La onlus L’Abuso ha deciso di creare una mappa con un raggruppamento di tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    Con il colore rosso sono evidenziati tutti i casi di condanna in terzo grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. Con il giallo quelli attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In nero i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia e in verde le comunità di recupero per preti con problemi.

    https://www.tpi.it/mondo/italia/chi-dove-sono-preti-pedofili-italia

  • Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Oggi leggiamo sulle maggiori testate nazionali dell’ennesimo appello di Papa Francesco nel quale chiede perdono alle vittime e ai loro famigliari promettendo più severità. 

    “Come può un prete causare tanto male?” e noi aggiungiamo che cosa può fare il Papa per mettere fine a tutto questo male ?

    Di pochi giorni fa la seconda video denuncia delle vittime italiane, inviata il 29 gennaio alla Segreteria di Stato e diretta proprio a Papa Francesco, alla quale però non ha risposto e nella quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane fanno precise richieste.

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.
    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

  • Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    di SANDRO DE RICCARDIS

    Subire abusi sessuali da un educatore dell’oratorio, chiedere aiuto a un prete e finire di nuovo in un gorgo di violenza e adescamenti. È arrivata a sentenza la triste storia del ragazzino di 15 anni che ha subito una violenza sessuale dall’educatore che frequentava il Centro giovanile salesiano della parrocchia di Arese, nel Milanese, e che aveva poi nuovamente subito le pressioni di quello che considerava “il suo padre spirituale”, un prete che in quei mesi prestava servizio coi ragazzi dell’oratorio.

    Ieri il gup Stefania Donadeo ha inflitto una pesante condanna ai due imputati, così come era stato chiesto dal pm Cristian Barilli. Il prete, don Nicolò Migliorini, 30 anni, salesiano poi sospeso dal suo ordine, ha patteggiato una pena a un anno e mezzo per pornografia minorile e adescamento. L’educatore, Paolo Malini, 31anni, che doveva rispondere di violenza sessuale, è stato condannato a quattro anni.  I due hanno anche risarcito la vittima con una somma record pari a 230mila euro, e per questo all’udienza di ieri la famiglia del giovane non era presente, avendo rinunciato alla costituzione di parte civile.

    Il religioso, avevano scritto gli avvocati Nicola Brigida e Marcello Gentili nell’esposto presentato in procura per conto della famiglia, “tesse una vera e propria tela del ragno” intorno alla vittima, che si era rivolto all’educatore per un confronto su temi legati alla sessualità. Ma l’educatore, presentatosi a casa del ragazzo, lo costringe a un rapporto sessuale. Siamo a metà 2015. La vittima, dopo qualche settimana, si rivolge al salesiano che mesi prima aveva trascorso un periodo ad Arese, e che lui considerava il “suo padre spirituale”. I due iniziano a dialogare in chat, finché il prete lo convince della normalità di quanto accaduto. “Tanto la confessione libera da ogni peccato”, avrebbe detto il salesiano al minore. Poi su Facebook, è ancora il prete a inviare diverse foto delle sue parti intime al ragazzo. A cui propone un incontro. “Organizziamo, se vuoi, una cosa a tre, da lui e quando vuoi”, scrive on line.

    Sarà un altro ragazzino, a cui la vittima inoltra le conversazioni in chat, ad allertare un altro prete della parrocchia di Arese, che informa prontamente i vertici dei Salesiani.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/11/news/pedofilia_abusi_in_oratorio_condannati_educatori_e_prete-158052080/

  • «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    Papa Francesco faccia seguire i fatti alle parole e crei le condizioni affinché i preti pedofili vengano incriminati e processati. La richiesta giunge direttamente dalle vittime dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, che insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video l’atteggiamento contraddittorio del papa in merito agli abusi da parte del clero italiano. La Conferenza episcopale italiana, infatti, nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura e in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Perché – chiedono le vittime – il papa non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina, gli unici provvedimenti adottati, denunciano, sono stati gli allontanamenti da Verona dei casi più problematici. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Eppure sono tanti i documenti e le testimonianze raccolti dalla Rete L’Abuso, che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e dai libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 da Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. E non sono pochi i preti che malgrado denunce o condanne continuano come a esercitare il ministero sacerdotale. Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai “spretato”.

    https://left.it/2017/02/03/obbliga-i-vescovi-a-denunciare-i-preti-pedofili-lappello-delle-vittime-a-papa-francesco/

  • Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi in Argentina. Nell’inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in (Argentina) è riapparso, da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?
    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco 1°.
    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

    Nel 2014 le vittime avevano già inviato una video denuncia a Papa Francesco al quale però non ottennero risposta. In quel video messaggio emergeva già allora, tra una serie di noni, quello di don Nicola Corradi.

    Di seguito riproponiamo quel video.