Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    PAVIA 31/07/2009 – Con il suo arresto la comunità religiosa di Pavia aveva tremato a lungo. Alla fine le porte del carcere si sono aperte per Giuseppe Abbiati, 68 anni, il parroco di Borgorello (Pv) accusato di aver violentato tre bambini, che frequentavano l’oratorio da lui guidato.

    Ieri, infatti, è diventata esecutiva la sentenza della corte di Cassazione pronunciata lo scorso giugno, che aveva condannato il religioso a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
    «Li stavo aspettando: avevo già le valigie pronte – ha detto il parroco – Ma io continuo a essere innocente».

    La vicenda
    La vicenda di don Giuseppe è iniziata 5 anni fa quando tre bambini, frequentatori dell’oratorio di Borgerello (Pavia), guidato dal parroco, rivelarono di aver subito molestie sessuali. La madre di uno dei piccoli fece denuncia e subito nei confronti del prete scattò l’inchiesta. In primo grado fu condannato a 6 anni di carcere. Ma il religioso ha sempre respinto ogni accusa e per evitare la costituzione di parte civile versò a titolo di risarcimento la somma di 30mila euro alla donna che lo accusava di aver molestato il figlio. In Appello la condanna al sacerdote venne ridotta a 4 anni e 8 mesi. Ma non ci fu la riapertura del’istruttoria, come l’imputato aveva chiesto per chiarire la sua posizione.
    E convincere i giudici della sua innocenza. Per l’accusa invece, il prete avrebbe abusato dei bambini durante una gita in campagna, dopo aver offerto loro un gelato. in carcere.
    «Ma quel giorno – lo difende la sorella – ho trovato mio fratello Giuseppe in oratorio. Mi disse che era impegnato prima nelle confessioni e poi a celebrare la Messa».

    La difesa
    «Siamo davanti ad una vicenda surreale» si sfoga la nipote del sacerdote che ricorda come lo zio avesse salvato tanti giovani dalla droga e non abbia mai avuto problemi con i ragazzi dell’oratorio. Di tutt’altro parere le madri delle piccole vittime. «Finalmente è stata fatta giustizia» spiega una di loro.
    La donna in un primo momento aveva chiesto un risarcimento di 300mila euro ricevendone poi 30mila. All’oratorio di Borgarello invece difendono tutti il religioso, che si è detto pronto a seguire i carabinieri che andranno a prelevarlo per portarlo in carcere. «La gente – dice – sa che io non ho commesso alcun reato e la mia coscienza mi consentirà di scontare la condanna in assoluta tranquillità». «Sono innocente – si è sempre difeso lui – Andrò in prigione da innocente».

  • Pavia/ Prete condannato dalla Cassazione per pedofilia: “Vado in carcere da innocente”

    Pavia/ Prete condannato dalla Cassazione per pedofilia: “Vado in carcere da innocente”

    La Cassazione conferma la sentenza di condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale sui minori a carico di Don Giuseppe Abbiati, 68 anni, ex parroco di Borgarello, un piccolo comune alle porte di Pavia

    La cassazione conferma, ma per il paese resta un complotto ordito contro un sacerdote. L’ultimo grado di giudizio della giustizia italiana ha confermato la sentenza di condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale sui minori a carico di Don Giuseppe Abbiati, 68 anni, ex parroco di Borgarello, un piccolo comune alle porte di Pavia.

    Lui ora aspetta di entrare in carcere per scontare la pena. “Sono vittima di un complotto”, sostiene il parroco in una intervista che compare oggi sul quotidiano “La provincia Pavese”. A denunciarlo era stata la mamma di due ragazzi, di 13 e 15 anni, che frequentavano l’oratorio di Borgarello. I fatti, secondo quanto raccontato dai due minorenni, sarebbero avvenuti in un pomeriggio di ottobre del 2004. In primo grado Don Abbiati era stato condannato a sei anni, poi ridotti a quattro anni e otto mesi in appello. Sentenza, quest’ultima, che ha trovato conferma nella cassazione. “Andrò in galera da innocente – continua il prete – ma voglio restare tranquillo. Sono qui, possono venirmi a prendere. Di certo il silenzio su questa vicenda, forse tenuto solo con l’obiettivo di proteggermi, in realtà mi ha danneggiato. Quel giorno all’oratorio di Borgarello c’erano tante persone e giovani che avrebbero potuto testimoniare la mia innocenza”.

    A denunciarlo la mamma di due ragazzi che frequentavano l’oratorio
    Prete condannato per pedofilia: “Sono vittima di un complotto”
    PAVIA 26/06/2009 – “Sono vittima di un complotto”. Si difende così Don Giuseppe Abbiati, 68 anni, ex parroco di Borgarello, condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per presunta violenza sessuale su minori.
    A denunciarlo era stata la mamma di due ragazzi, di 13 e 15 anni, che frequentavano l’oratorio di Borgarello. I fatti, secondo quanto raccontato dai due minorenni, sarebbero avvenuti in un pomeriggio di ottobre del 2004. In primo grado Don Abbiati era stato condannato a sei anni, poi ridotti a quattro anni e otto mesi in appello.

    Sentenza, quest’ultima, che ha trovato conferma nella cassazione. “Andrò in galera da innocente – continua il prete – ma voglio restare tranquillo. Sono qui, possono venirmi a prendere. Di certo il silenzio su questa vicenda, forse tenuto solo con l’obiettivo di proteggermi, in realtà mi ha danneggiato. Quel giorno all’oratorio di Borgarello c’erano tante persone e giovani che avrebbero potuto testimoniare la mia innocenza”.

  • Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia
    la Provincia Pavese — 01 dicembre 2007 pagina 19 sezione: CRONACA

    PAVIA. Don Michele Mosa, l’ex parroco di Certosa accusato di violenza sessuale, ha patteggiato davanti al giudice Erminio Rizzi una pena di dieci mesi. Il verdetto, raggiunto ieri mattina, arriva proprio mentre a Certosa fa il suo ingresso (oggi alle 17) il nuovo parroco, don Marco Gatti.

    Con questa sentenza si chiude una vicenda pesante, che a settembre, quando don Michele era stato arrestato, aveva gettato nell’incredulità un’intera comunità. La stessa comunità che ancora oggi difende il suo «don». Chiudere la vicenda il prima possibile. Questo era l’obiettivo di don Michele Mosa. E questa è la ragione della scelta di un rito alternativo come il patteggiamento. Un rito che consente di evitare un processo pubblico e gli sguardi della gente. Ieri mattina, in tribunale, il riserbo sull’esito di questa scelta era strettissimo. Bocche cucite, con l’unica e precisa volontà di fare dimenticare in fretta una pagina così delicata per la vita e la missione di un prete. Lo stesso don Michele Mosa, assistito dall’avvocato Orietta Stella, ieri ha scelto di chiudersi nella preghiera. Fino a sera non ha sentito il suo legale.

    Alle 17 ha detto messa nella chiesa di San Giovanni Domnarum, davanti ai fedeli che hanno ascoltato con attenzione la predica dal vangelo di Andrea. «Ci sono nella vita momenti di fatica, che non riusciamo a capire – sono state le sue parole – Momenti in cui ci sentiamo abbandonati. Ma ci sono anche momenti in cui sperimentiamo la misericordia di Dio». Con la sentenza il caso del parroco di don Mosa viene archiviato definitivamente. E anche se il processo si chiude con un patteggiamento (dieci mesi con la sospensione) e non con un’assoluzione, l’intera comunità di Certosa continua, come ha sempre fatto, a difendere il suo parroco. «Ha cercato di uscirne come poteva – dice una parrocchiana – Ma qui nessuno crede che possa avere commesso quel reato». Violenza sessuale.

    A settembre era stato arrestato con quest’accusa. A pronunciarla era stata una parrocchiana. La donna aveva raccontato che il parroco l’aveva vista scendere dall’auto, proprio davanti alla casa parrocchiale, e l’aveva seguita fino a casa. Don Michele, per lei, non era un estraneo. Si conoscevano. Lui l’aveva aiutata, dandole consigli sui figli e su come affrontare la vita dopo la separazione dal marito. Quella sera, secondo il racconto fatto dalla donna ai carabinieri, don Mosa aveva avuto un comportamento diverso dal solito. Dopo averla seguita era entrato in casa. Quello che era accaduto finì dritto nel verbale dei carabinieri. Sulla vicenda era intervenuto anche il vescovo, monsignor Giovanni Giudici. «Non cerchiamo colpevoli», aveva esortato i fedeli. Parole che i parrocchiani non hanno avuto difficoltà a seguire. Anche ora che la vicenda si è chiusa, e mentre aspettano l’arrivo del nuovo parroco, continuano a difendere chi, per due anni, è «stato la nostra guida». – Maria Fiore

  • Arrestato don Mosa, parroco di Certosa

    Arrestato don Mosa, parroco di Certosa

    Adriano Agatti

    E’ in carcere accusato di violenza sessuale

    Per il pm ha aggredito una parrocchiana PAVIA. Il parroco di Certosa, don Michele Mosa, 44 anni, è stato arrestato nella notte tra domenica e ieri. L’accusa è pesante: violenza sessuale. Don Michele Mosa, che è anche insegnante di religione al liceo classico Ugo Foscolo di Pavia, e che ha preso la guida della parrocchia di Certosa due anni fa, dopo essere stato parroco a Albuzzano e coadiutore a Santo Spirito a Pavia, è stato fermato in piena notte in paese.

    Una donna ha chiamato i carabininieri: venite, una persona mi ha aggredita e ha tentato di violentarmi. Era da poco passata l’una di notte. E i carabinieri del pronto intervento arrivati sul posto hanno trovato la persona di cui parlava la donna al piano terra della casa da cui proveniva la telefonata. Lo hanno subito identificato: era don Michele Mosa. Il parroco del paese. A quanto risulta dalle prime ricostruzioni del fatto l’uomo si era nascosto in un ripostiglio usato come ricovero delle biciclette. E’ stato così arrestato e portato in carcere.

    Ecco come si sarebbero svolti i fatti secondo la denuncia della donna. E. C., 39 anni avrebbe raccontato che don Michele, uscendo forse dalla porta posteriore della canonica, si sarebbe avvicinato al cancello della sua abitazione poco prima di mezzanotte proprio mentre lei rincasava dopo il fine settimana passato fuori. Ci sarebbe stata una breve conversazione, forse una richiesta di entrare in casa a cui lei si sarebbe opposta. Senza successo.

    Lui non avrebbe desistito infatti dal suo proposito e quindi l’avrebbe seguita in casa. Qui sarebbe avvenuta l’aggressione con il tentativo di violenza. Toni di voce alti e trambusto avrebbero svegliato la figlia della donna che si era anche messa a gridare per chiedere aiuto. Proprio le urla della ragazzina avrebbero messo in fuga l’aggressore troppo focoso che forse non pensava ci fossero altre persone in casa.

    A quel punto la donna ha chiamato il 112 e i militari, al loro arrivo, hanno trovato il parroco che forse era tornato sui suoi passi per cercare di calmare la signora. E’ stato bloccato e, a seguito del racconto della donna, e dopo una breve interrogatorio è arrestato su disposizione del pm Maura Ripamonti.

    Questa mattina è prevista l’udienza di convalida dell’arresto. Il parroco sarà assistito dall’avvocato Orietta Stella.(25 settembre 2007

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…rtosa/1789107/6

    «Quella notte ho avuto paura»
    M. Grazia Piccaluga e Maria Fiore

    Intervista esclusiva alla donna che ha denunciato il parroco
    «Don Michele è un amico, ma l?altra sera era irriconoscibile»
    (26 settembre 2007)
    CERTOSA. «Ci volevo dormire sopra. Ma poi ho avuto paura». C.E. si sposta la ciocca di capelli dal viso pulito, senza trucco. E accosta la porta di casa perché i figli non sentano. Erano in casa la notte in cui don Michele passeggiava ansiosamente col cellulare in mano sul pianerottolo esterno per farsi aprire. «Dopo che ero riuscita a mandarlo via, ho chiuso la porta spaventata – racconta -. Non pensavo di chiamare subito i carabinieri, ma lui è tornato. Fuori era tutto buio, ma io vedevo le luci del suo cellulare e sentivo i suoi passi avanti indietro. Così mi sono decisa a chiedere aiuto».
    Deve essere stato un momento difficile. Lei ha provato a spiegarsi l’accaduto?
    «A dire il vero faccio ancora fatica a crederci».
    Che tipo di legame c’era tra lei e don Michele Mosa?
    «Don Michele è sempre stato un punto di riferimento. Ci legava una grande amicizia. Al punto che gli avevo più volte chiesto consigli sui problemi adolescenziali che anche i miei figli stanno affrontando. Mi ha prestato qualche libro e bevuto qualche caffé insieme. Era sempre gentile e affidabile. Mi fidavo».
    Per questo non ha opposto resistenza quando lui l’ha seguita fino in casa?
    «Ripeto, mi fidavo. Quando sono scesa dalla macchina lui mi ha subito raggiunta. Ero appena tornata dalla montagna dove avevo fatto trekking. I miei figli erano già a casa, li aveva accompagnati il papà perché quel pomeriggio stavano con lui. Ho detto a don Michele che ero stanca e non avevo voglia di fermarmi a chiacchierare».
    E il sacerdote cosa ha fatto?
    «Lui ha insistito. Mi ha addirittura preceduto in cortile. E’ entrato in casa, ma io gli ho subito chiarito che non mi piaceva il suo modo di fare».
    E a questo punto la situazione è precipitata..
    «Mi ha buttata sul letto, ma io sono riuscita a fermarlo e mi sono rannicchiata. Non mi ha picchiata. Ma la sua aggressività mi ha spaventata. Mi sono divincolata, ma lui mi ha raggiunto davanti alla porta del bagno. Mi ha stretto contro il muro, ma io ho cercato di difendermi. L’appendiabiti in ceramica è caduto e si è rotto».
    In casa c’erano i suoi figli. Non si sono accorti di nulla?
    «Il trambusto li ha svegliati. E a quel punto il sacerdote è fuggito».
    Ha pensato subito di chiamare i carabinieri?
    «No, non pensavo di denunciarlo, volevo dormirci sopra. Ma quando lui è tornato ho avuto paura. Era irriconoscibile. Lui sempre così pacato, schivo e riservato. Non l’avevo mai visto così. Non era mai accaduto niente del genere. Prima ha suonato il campanello e poi ha cominciato a telefonare con insistenza. Mi ha anche mandato dei messaggi. A quel punto ho chiamato i carabinieri».
    La pattuglia è arrivata in pochi minuti. Cosa è successo dopo?
    «Al buio i militari hanno perlustrato il cortile, ma don Michele si era rifugiato in un locale adibito a deposito di biciclette. C’era il portone di legno accostato, nascosto da una tenda. Lo hanno trovato lì».
    Cosa ha detto il sacerdote ai militari? Ha cercato di giustificarsi?
    «Forse c’era ben poco da spiegare. Lui stesso in caserma ha poi confermato come era andata. Anche per me è un colpo durissimo».

  • Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    PAVIA: DICHIARAZIONE DI MONS. GIUDICI SULLA VICENDA DEL PARROCO DI CERTOSA “Rimanere nel Suo amore anche nei momenti di prova”
    (fr. tas. 26/9) – Di fronte ai recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonista un sacerdote della diocesi, la Curia diocesana di Pavia ribadisce la piena fiducia nell’oerato della magistratura e auspica che la verità dei fatti possa essere stabilita nel minor tempo possibile per il rispetto delle persone coinvolte. Monsignor Vescovo, appresa la notizia, si è affidato alla preghiera perché il Signore possa assistere le persone coinvolte in questo difficile momento. (Foto: mons. Giudici).

    La Curia diocesana auspica che la verità dei fatti possa giungere all’opinione pubblica senza distorsioni o manipolazioni per il rispetto della verità stessa e della dignità della persona umana in tutte le sue dimensioni. Infatti Mons. Giudici ha rilasciato al portavoce della Diocesi un appello alla preghiera e a “rimanere nel Suo amore” con queste parole:”La notizia riguardante un parroco della nostra Diocesi, riportata dai giornali con notevole evidenza, reca sconcerto e ferisce chi ama la Chiesa. Desidero in questo momento di sofferenza incoraggiare quanti conoscono la dedicazione di laici, sacerdoti, religiose nell’impegno quotidiano per gli altri perché non si lascino umiliare da voci, ombre, clamori mediatici.Ci raccogliamo nella preghiera per la comunità cristiana e ci facciamo prossimi nella solidarietà a favore di quanti soffrono per scelte non rispettose della persona. Rinnoviamo la persuasione che eventuali responsabilità, se accertate, non consentono mai il disprezzo e la gogna mediatica per singole persone o per gruppi di appartenenza”.

  • In auto con baby prostituto Condannato sacerdote

    In auto con baby prostituto Condannato sacerdote

    Due anni di reclusione, con la condizionale: è la sentenza emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di don Siro Invernizzi, il sacerdote di 61 anni, per tredici parroco di Cergnago (Pavia), arrestato quattro mesi fa dalla polizia.

    Don Siro si trovava appartato in automobile. In inequivocabili atteggiamenti intimi, con un baby-prostituto romeno di appena 13 anni, dietro al cimitero Maggiore, luogo dove si vendono i minorenni rom.

    Il gip, Antonella Maria Brambilla, ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale difensore del prelato, l’ avvocato Fabio Santopietro.

    http://archiviostorico.corriere.it/2007/gennaio/18/auto_con_baby_prostituto_Condannato_co_7_070118030.shtml

  • Prete arrestato per pedofilia

    Prete arrestato per pedofilia

    Il sacerdote da mercoledì sera si trova agli arresti domiciliari per ordine del pm Luisa Rossi. Secondo l’accusa il sacerdote, che da alcuni mesi era stato trasferito in un piccolo comune alle porte di Pavia, avrebbe abusato di due fratelli di 13 e 14 anni e di un loro compagno di 15 anni, ricompensandoli con piccole somme di denaro. Le indagini, coordinate dai carabinieri, erano partite circa due mesi fa quando la madre dei due fratelli si è accorta che i suoi figli avevano troppi soldi e non riuscivano a giustificarne la provenienza.

    La donna, dopo aver seguito i ragazzi, avrebbe scoperto il prete in atteggiamenti inequivocabili. Immediata la denuncia per violenza e pedofilia. Sull’inchiesta c’è il più stretto riserbo. Gli investigatori, infatti, ritengono che il prete possa aver commesso altri abusi negli oratori che ha gestito in passato.

    I ragazzi coinvolti nella vicenda hanno confermato che il sacerdote li convinceva a seguirlo in campagna con la promessa di piccole somme di denaro, una decina di euro a testa.

    La curia pavese non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali sulla vicenda, aspettando che la giustizia faccia il suo corso. Intanto il prete è stato ascoltato anche dai carabinieri, negando ogni tipo di accusa.

    L’ordinanza di custodia cautelare è stata consegnata dopo due mesi di indagini a tappeto che hanno coinvolto due diverse parrocchie della provincia di Pavia.

    Il sacerdote accusato di pedofilia, infatti, recentemente era stato allontanato dal suo incarico di responsabile dell’oratorio che ricopriva in una parrocchia tra Milano e Pavia.

    La curia lo avrebbe trasferito in un altro comune della Bassa pavese dopo aver ricevuto diverse lamentele da parte dei genitori dei bambini preoccupati per alcuni atteggiamenti ritenuti poco ortodossi. I magistrati pavesi interrogheranno il prete dopo Natale, mentre gli avvocati del sacerdote avrebbero già fatto richiesta per la revoca degli arresti domiciliari.

  • C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    22 settembre 2004. Pavia – http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico.

    I quattro imputati sono stati tutti identificati grazie ad un’indagine condotta su internet. Due di loro oggi hanno già patteggiato. Uno di questi e’ il prete che ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni. (da Ansa, 22 settembre 2004).

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2004/09/22/PC1PO_PC101.html

                   Foto porno di minori: patteggia anche un parroco

    la Provincia Pavese — 22 settembre 2004   pagina 13   sezione: CRONACA

    PAVIA. Gli imputati erano quattro, tutti accusati di detenzione di materiale pedopornografico, tutti identificati grazie a un’indagine condotta sul web. Due tra loro hanno patteggiato. Uno è il parroco di un piccolo centro della Diocesi di Pavia. Ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e 20 giorni. Secondo l’accusa avrebbe acquistato una quindicina di foto porno che raffiguravano minorenni.  Le quattro persone iscritte a ruolo per l’udienza di ieri mattina, innanzi al giudice unico Bernini, erano state identificate a seguito di una indagine partita da Milano. Una serie di accertamenti tesi a risalire agli utenti che si erano collegati con un sito “specializzato” in questo triste genere di immagini. Due degli imputati hanno preferito fare ricorso al patteggiamento. Un trentatreenne, che era difeso dagli avvocati Claudio Gelfi e Lucio Lucia di Milano, ha patteggiato una pena di 2 mesi e 10 giorni, ovviamente con il beneficio della sospensione condizionale. L’altro imputato, che era assistito dall’avvocato Michele D’Altilia di Pavia, è sacerdote nella parrocchia di un piccolo centro che dipende dalla Diocesi di Pavia. Secondo l’accusa avrebbe scaricato dal sito una quindicina di foto pedopornografiche. Anche a lui il legale ha consigliato di ricorrere al rito alternativo, che consente tra l’altro uno sconto di pena di un terzo. Così l’avvocato ha concordato con la rappresentante della pubblica accusa l’applicazione di una pena detentiva di 3 mesi e 20 giorni, pena che, ovviamente, è sospesa dalla condizionale. Gli altri due imputati, rispettivamente di 38 e 47 anni, hanno invece deciso di affrontare il dibattimento, nella convinzione di poter dimostrare la loro piena estraneità alla vicenda. Secondo la tesi sostenuta dai difensori, i quattro imputati (che peraltro non si conoscono) avrebbero scaricato le fotografie di pedofilia “per errore” e, quindi, senza la consapevolezza di avere compiuto un reato. Una argomentazione che, almeno da un punto di vista prettamente tecnico, potrebbe avere una certa fondatezza. La versione dell’accusa è ovviamente e diametralmente opposta. Innanzi tutto perchè per potere scaricare le fotografie e i filmati era necessario effettuare un pagamento. E poi perchè il sito internet che ospitava questo deprecabile “campionario” sarebbe stato difficilmente confondibile con un sito di “generica” pornografia. La relativa mitezza delle sanzioni è dovuta, oltre che all’incensuratezza dei due imputati, anche al numero tutto sommato esiguo di immagini che sono state rinvenute negli hard disk dei loro computer. La legge, tuttavia, è ormai molto severa quando si tratta di immagini dal contenuto pedopornografico. Oltre alla cessione, infatti, viene sanzionata anche la semplice detenzione delle immagini. La ratio di una norma così afflittiva è da ricercarsi nel fatto che anche chi si procura immagini raffiguranti minorenni coinvolti in atti sessuali in un certo qual modo contribuisce ad alimentare il turpe mercato che sta dietro a quegli scatti fotografici o a quei fotogrammi. Purtroppo il numero di sentenze relative a questo tipo di reato ha trovato, negli ultimi anni, un sensibile aumento. – Fabrizio Merli

  • PARROCO FINANZIAVA BANDA DI PEDOFILI. ARRESTATO INSIEME A TRE COMPLICI.

    PARROCO FINANZIAVA BANDA DI PEDOFILI. ARRESTATO INSIEME A TRE COMPLICI.

    Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’; insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I., 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    http://www.alateus.it/FedeFoia.htm

  • PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    (ANSA) – GENOVA, 6 MAG – Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’: insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in
    collaborazione con la questura di Genova.

    Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile. Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’ arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    E’ stata la fuga prolungata e sospetta di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni a mettere gli inquirenti sulle tracce
    dei pedofili, circa 6 mesi fa. I genitori denunciarono la loro scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza ”strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’ indagine. I due raccontarono alla fine di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali. Sono cosi’ cominciati intercettazioni, appostamenti e controlli. Dal ”contatto” con i due ragazzini rapallesi, la polizia ha potuto individuare gli altri protagonisti del giro pedofilo.

    ”In poco piu’ di 6 mesi – hanno raccontato stamane il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La ‘banda’ sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro facevano leva – in un’ eta’ di trasformazione e ribellione come l’ adolescenza – sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. ”Sacerdote e operatore informatico – hanno raccontato i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente liberta’. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che e’ apparso casuale, e abbiamo cosi’ potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’ aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che e’ andato su tutte le furie quando s’e’ accorto che il suo piano era saltato”.
    Nei giorni scorsi, certi di aver acquisito prove sufficienti, gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote e’ stato sorpreso a letto insieme con l’ operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. ”E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’e’ giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    Il gruppo di pedofili – secondo gli inquirenti – agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni e’ stata sequestrata un ingente quantita’ di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste. Gli inquirenti ritengono molto probabile che, vista l’ attivita’ dell’ operatore informatico, immagini dei ragazzini adescati siano finite anche in rete.
    (ANSA).