Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: PEDOPORNOGRAFIA

  • Canada, mandato d’arresto per monsignor Carlo Capella

    Canada, mandato d’arresto per monsignor Carlo Capella

    È indagato per pedopornografia. All’inizio di settembre è stato richiamato in Vaticano. 

    Nuove spine per il Vaticano: la polizia canadese ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del diplomatico della Santa Sede monsignor Carlo Alberto Capella, che si trova in Vaticano dove è già indagato per pedopornografia, dopo essere stato richiamato da Washington all’inizio di settembre.

    ACCUSATO DI DISTRIBUZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO. La polizia di Windsor, scrivono i media locali, lo accusa di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno che il prete ha fatto in Canada tra il 24 e il 27 dicembre. In Vaticano, spiegano fonti qualificate, si è a conoscenza dell’esistenza del mandato, ma al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta ufficiale di arresto. In ogni caso, confermano le stesse fonti, per ora il prelato rimane ai domiciliari Oltretevere, in attesa che vengano fornite le prove dell’accusa fatta dalla polizia canadese.

    LA DIOCESI HA COLLABORATO. L’inchiesta a cui fa riferimento il mandato d’arresto è iniziata con una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. La diocesi di London, in Ontario, ha reso noto attraverso un comunicato del suo portavoce di aver ricevuto una richiesta di aiuto per l’indagine. Assistenza che è stata data, in relazione alle possibili violazioni della legge sulla pornografia infantile fatte da monsignor Capella usando «l’indirizzo di un computer in una chiesa locale». Il portavoce ha aggiunto che la diocesi non farà ulteriori commenti.

    MASSIMO RISERBO DALLA SANTA SEDE. La vicenda di monsignor Capella è emersa il 15 settembre, quanto si è venuto a sapere che il promotore di giustizia vaticano ha aperto un fascicolo nei confronti del diplomatico in servizio presso la nunziatura di Washington, dopo che lo scorso 21 giugno il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato. Sull’indagine finora la Santa Sede ha mantenuto il massimo riserbo. Il reato di pedopornografia è previsto dalla Santa Sede nella legge numero VIII del 2013. Il Promotore di giustizia del Vaticano ha già reso noto nei giorni scorsi che, con l’apertura dell’indagine, è «stata già avviata una collaborazione a livello internazionale, al fine di raccogliere elementi relativi al caso».

    http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2017/09/29/canada-mandato-darresto-per-monsignor-carlo-capella/214173/

  • Padova, pedopornografia nel pc: prete condannato a 5 mesi

    Padova, pedopornografia nel pc: prete condannato a 5 mesi

    di Cristina Genesin – PADOVA: Quelle orribili foto di bambini e adolescenti, immortalati in pose hard, archiviate in alcuni file custoditi nel pc o in supporti informatici sono spuntate durante una perquisizione in canonica eseguita dagli investigatori in occasione della notifica di un avviso di garanzia. Un avviso notificato a un parroco, già indagato per un altro grave reato nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla procura di Padova. Ieri per la detenzione del materiale recuperato nel fluido e imprevedibile mondo della rete, il sacerdote – all’epoca dei fatti titolare di una parrocchia nel Padovano – è stato condannato a 5 mesi di carcere con la concessione della sospensione condizionale della pena. Il pm Patrizia Ciccarese aveva chiesto una condanna a due anni, ma il gup lagunare Roberta Marchiori non ha riconosciuto l’aggravante dell’ingente quantità come richiesto dal difensore, il penalista padovano Paolo Marson.

    Il filone d’indagine relativo a quelle immagini vietatissime è arrivato nella procura distrettuale veneziana in quanto competente per tutti i reati che riguardano la rete. Ma se è stata definita questa parte del procedimento penale, resta aperto il fronte padovano. Il sospetto è che il sacerdote condannato sia il parroco indagato per violenza sessuale a un ragazzino che frequentava l’oratorio. Un parroco al quale la Diocesi ha imposto un anno sabbatico, bloccando il suo trasferimento in un’altra parrocchia del territorio dov’era destinato: ora si trova ospite in una comunità in attesa di “regolare” il conto con la giustizia. E chiarire le sue responsabilità sulla vicenda della violenza che, al momento, è all’esame del giudice. Il prete, infatti, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato e l’udienza è in corso. E la Diocesi di Padova? Totale il silenzio sull’identità del prete condannato ieri a Venezia. Assoluto. «Non abbiamo dichiarazioni da fare» ha risposto la Curia attraverso l’ufficio stampa a una precisa richiesta.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/09/22/news/pedopornografia-nel-pc-prete-condannato-a-5-mesi-1.15884333

  • Pedopornografia, Santa Sede indaga su diplomatico in Usa

    Pedopornografia, Santa Sede indaga su diplomatico in Usa

    La Santa Sede ha aperto un’indagine per pedopornografia nei confronti di un suo rappresentante diplomatico in servizio presso la nunziatura di Washington. Si tratta del consigliere di nunziatura monsignor Carlo Alberto Capella, di origine emiliana, fino al 2015 in servizio in Segreteria di Stato come officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati. In questa veste aveva partecipato alla sottoscrizione della Convenzione fiscale con lo Stato italiano. Il promotore di giustizia ha aperto il fascicolo dopo che lo scorso 21 giugno il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato.

    Attualmente il sacerdote indagato è stato richiamato in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri. Sull’indagine, ha rimarcato il portavoce Greg Burke, la Santa Sede mantiene il «massimo riserbo». Il reato di pedopornografia è previsto dalla Santa Sede nella legge numero VIII del 2013. La legge – che introduce modifiche al codice di diritto penale per diverse tipologie di reato, – tratta del reato di pedopornografia negli articoli 4, 10 e 11, che riguardano definizione del reato, atti di pedopornografia e detenzione di materiale pedopornografico.

    «È una questione grave. Speriamo che la Santa Sede fornisca maggiori dettagli», ha commentato il capo della Conferenza episcopale americana, Cardinale Daniel DiNardo. «Non conosciamo tutti i fatti», ha aggiunto l’arcivescovo di Galverston-Houston, «ma ribadiamo che quando ci sono accuse simili occorre condurre un’inchiesta immediata, completa e trasparente in collaborazione con le autorità di polizia e prendendo passi immediati a tutela dei minori». La notizia delle indagini, pubblicata dal Vaticano in tarda mattinata, ha suscitato scalpore e sconcerto visto che si tratta di un prete non di secondo piano nella gerarchia della diplomazia vaticana, per giunta nella importante nunziatura presso gli Stati Uniti. Pubblicando la notizia dell’avvio dell’indagine, la Santa Sede conferma la linea di massima trasparenza sui casi di pedofilia del clero, decisa da Benedetto XVI e proseguito con altrettanta determinazione da papa Francesco.

    Le fasi che hanno portato all’apertura del fascicolo e al richiamo in Vaticano del sacerdote indagato sono precisate dalla sala stampa vaticana: «Si rende noto – si legge in un comunicato – che il 21 agosto scorso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington.

    La Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano. Ricevute le informazioni dal governo statunitense, la Segreteria di Stato le ha trasmesse al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano. Il Promotore di Giustizia ha aperto un’indagine ed è stata già avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi al caso». La Santa Sede, infine, ricorda che, «come è previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pornografia_diplomatico_usa-3241220.html

  • Pedopornografia, il Vaticano indaga su un membro dell’ambasciata a Washington

    Pedopornografia, il Vaticano indaga su un membro dell’ambasciata a Washington

    Si tratta di un consigliere diplomatico di 50 anni di Milano. La Santa Sede ha respinto la richiesta degli Usa di farlo processare in un tribunale americano, ha mantenuto l’immunità e ha fatto partire un processo con i giudici Oltretevere

    Un nuovo scandalo di pedofilia nel servizio diplomaticopontificio. “Il 21 agosto scorso – afferma un comunicato della Sala Stampa vaticana – il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. La Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano. Ricevute le informazioni dal governo statunitense, – prosegue la nota – la Segreteria di Stato le ha trasmesse al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano. Il Promotore di Giustizia ha aperto un’indagine ed è stata già avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi al caso. Si ricorda che, come è previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio”.

    Il sacerdote indagato, secondo quanto riferiscono fonti vaticane a ilfattoquotidiano.it, sarebbe monsignor Carlo Alberto Capella, consigliere di nunziatura, 50 anni, nato a Milano ma con origini emiliane, ordinato prete per l’arcidiocesi ambrosiana. Una tegola pesantissima per il nunzio a Washington, monsignor Christophe Pierre, che guida la rappresentanza pontificia negli Usa dall’aprile 2016. Il presule, infatti, è arrivato negli Stati Uniti mentre era in corso la rovente campagna elettorale per le elezioni presidenziali e la sfida tra Donald Trump e Hillary Clinton. Pierre ha ereditato il timone della nunziatura dalle mani di monsignor Carlo Maria Viganò, definito il “moralizzatore del Vaticano” per la sua lotta agli enormi sprechi economici messa in atto con determinazione nei due anni in cui ha ricoperto il ruolo di segretario generale del Governatorato dello Stato più piccolo del mondo. Un’opera che, come hanno rivelato i documenti pubblicati durante lo scandalo Vatileaks 1, si è scontrata con l’allora Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, e ha costretto Benedetto XVI a spedire Viganò in punizione negli Usa.

    Dalla Casa Bianca trapela grande soddisfazione per la celerità con cui nei sacri palazzi è stata subito presa sul serio la segnalazione che era stata fatta dal Dipartimento di Stato americano. Gli Usa avrebbero voluto, però, processare direttamente il sacerdote accusato. La Santa Sede, invece, ha preferito non togliere l’immunità diplomatica al prelato e indagarlo in Vaticano seguendo la nuova legge per i reati di pedopornografia approvata da Francesco nel 2013. Per il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, “questa è una questione seria. Speriamo che la Santa Sede sarà disponibile a fornire più dettagli. Non conosciamo tutti i fatti, ma coerentemente con la nostra Carta (Charter for the protection of children and young people del 2002, ndr) ribadiamo che quando emergono simili accuse deve essere avviata un’indagine immediata, approfondita e trasparente in collaborazione con le forze dell’ordine e devono essere prese misure immediate per proteggere i bambini. La protezione dei bambini e dei giovani è la nostra responsabilità più sacra”.

    Quello avvenuto a Washington non è il primo caso di pedofilia all’interno della diplomazia vaticana sotto il pontificato di Francesco. Nel 2015, infatti, era finito alla sbarra l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, l’arcivescovo polacco Jozef Wesoloski, morto mentre era in corso il processo penale vaticano nel quale era accusato di pedofilia e pedopornografia. Ma il presule, che era stato ordinato prima sacerdote e poi vescovo da Giovanni Paolo II, era già stato ridotto allo stato laicale sia in primo che in secondo grado nel processo canonico svolto dalla Congregazione per la dottrina della fede. Nel 2014, invece, Bergoglio aveva rimandato nella sua diocesi di origine, Taranto, l’allora numero due della nunziatura apostolica in Italia, monsignor Luca Lorusso, che aveva difeso l’ex prete romano Patrizio Poggicondannato in secondo grado dalla magistratura italiana per pedofilia.

    Twitter: @FrancescoGrana

  • Accuse di pedopornografia; il Vaticano sottrae alla giustizia monsignor Carlo Alberto Capella

    Accuse di pedopornografia; il Vaticano sottrae alla giustizia monsignor Carlo Alberto Capella

    Come fu per il diplomatico polacco monsignor Józef Wesołowski che sparì di colpo dalla Repubblica Dominicana per poi materializzarsi in Vaticano dove morì improvvisamente durante il processo a suo carico, a questo giro la giustizia divina dotata di immunità diplomatica ha baciato monsignor Carlo Alberto Capella, un consigliere diplomatico di 50 anni di Milano accusato di pedopornografia dalle autorità statunitensi alle quali il Vaticano lo ha sottratto negando la richiesta di farlo processare presso un tribunale civile.

    Certo monsignor Capella avrà tirato un respiro di sollievo appena oltrepassato il colonnato di San Pietro e aver messo piede in terra vaticana, ora qui può essere certo che resterà impunito dalle accuse che arrivano da oltreoceano, male che vada non subirà nulla di più di un processo canonico, la condanna a qualche esercizio spirituale e si ricomincia da capo.

    Il pugno di ferro di Papa Francesco colpisce ancora…

    di Francesco Zanardi

  • Pedopornografia, il Vaticano indaga su un sacerdote della nunziatura in Usa

    Pedopornografia, il Vaticano indaga su un sacerdote della nunziatura in Usa

    Il 21 agosto notificazione del Dipartimento di Stato: la Santa Sede richiama il prete. Avviata indagine dal Promotore di Giustizia, si collabora internazionalmente per raccogliere elementi.

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano ha deciso di aprire un’indagine dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, «la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche» da parte di un sacerdote membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. La notificazione è avvenuta il 21 agosto scorso ma è stata resa nota solo oggi da un bollettino della Sala Stampa vaticana pubblicato intorno alle 13.30, in cui si sottolinea che «la Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano».

    Secondo una fonte statunitense anonima citata dalla Associated Press i l diplomatico, «un sacerdote di alto grado che lavora nell’ambasciata vaticana a Washington» è «sospettato di possedere, ma non di produrre o diffondere, pornografia infantile, comprese immagini di bambini nell’età precedente la pubertà». Il Dipartimento di Stato «il 21 agosto ha chiesto al Vaticano di rimuovere l’immunità diplomatica del funzionario» e afferma che «la richiesta è stata respinta tre giorni dopo». Sempre l’AP sottolinea il fatto che il Dipartimento di Stato aveva avanzato una richiesta del genere perché i suoi avvocati erano convinti che vi fossero gli estremi per una indagine penale; al tempo stesso precisa che le circostanze che hanno portato gli inquirenti statunitensi a tale richiesta non siano ancora adesso del tutto chiare.

    La nota vaticana evidenzia invece che, una volta ricevute le informazioni dal governo statunitense, la Segreteria di Stato non ha esitato a trasmetterle al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, Giampiero Milano, il quale ha aperto un’indagine in merito. Contestualmente è stata avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi a questo caso che per la seconda volta, dopo la vicenda dell’arcivescovo polacco Józef Wesolowski, nunzio apostolico a Santo Domingo, ha come protagonista un diplomatico di alto livello.

    Per ora rimane sconosciuta l’identità del sacerdote, e il Vaticano non ha intenzione di rivelarla. Perché, come si ricorda nel comunicato di oggi, «come previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio».

    Per i vescovi Usa si tratta di «una questione seria». In una nota diramata nel primo pomeriggio (mattina a Washington) il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Daniel N. DiNardo, afferma: «Speriamo che la Santa Sede sarà disponibile a fornire più dettagli. Non conosciamo tutti i fatti, ma coerentemente con la nostra Carta (Charter For The Protection Of Children And Young People del 2002, ndr) ribadiamo che quando emergono simili accuse deve essere avviata una indagine immediata, approfondita e trasparente in collaborazione con le forze dell’ordine e devono essere prese misure immediate per proteggere i bambini. La protezione dei bambini e dei giovani è la nostra responsabilità più sacra».

    L’odierna decisione del Tribunale vaticano è il frutto di un giro di vite normativo introdotto prima da Benedetto XVI e poi da Francesco per contrastare l’aberrante crimine della pedofilia, sul quale entrambi i Pontefici hanno da sempre confermato una linea di “tolleranza zero”. Nel luglio del 2010 la Santa Sede aveva pubblicato l’aggiornamento delle norme canoniche sui  Delicta graviora del 2001 che accompagnava il  Sacramentorum sanctitatis tutela , firmato nel 2001 da Giovanni Paolo II. Tra le nuove norme introdotte sotto il pontificato di Ratzinger nel corpo giuridico vaticano, anche quella relativa al reato della pedopornografia.

    Con il Motu Proprio in matera penale e di sanzioni amministrative approvato l’11 luglio 2013,  Papa Bergoglio aveva poi stabilito, tra l’altro, che ricadono sotto la giursidizione del Tribunale vaticano «i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede». In particolare, la Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, dell’11 luglio 2013, recante “Norme complementari in materia penale”, dedica al tema tre paragrafi: il 4 configura il reato di pedopornografia, il 10 stabilisce le sanzioni per chi produce materiale pedopornografico e l’11 – che sarebbe quello ora utilizzato dal Pm vaticano per indagare il sacerdote della nunziatura Usa – per chi lo detiene.

    Più nel dettaglio l’articolo 10 prevede che «chiunque, utilizzando un minore, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pedopornografico ovvero recluta o induce un minore a partecipare ad esibizioni pornografiche, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con la multa da euro 25mila a euro 250mila». Inoltre «alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pedopornografico». Ancora, «chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi precedenti, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, trasmette, importa, esporta, offre, vende o detiene per tali fini materiale pedopornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 50mila».

    Quanto all’articolo 11, la nuova legge vaticana stabilisce che «chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 10, si procura o consapevolmente detiene materiale pedopornografico, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 1500 a euro 10mila». Inoltre, «la pena è aumentata ove il materiale sia di ingente quantità».

    http://www.lastampa.it/2017/09/15/vaticaninsider/ita/vaticano/pedopornografia-il-vaticano-indaga-su-un-sacerdote-della-nunziatura-in-usa-spfylKEYKHLoo90jIqXAWO/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Usa, ex prete condannato per pedopornografia: lui “accusa” Dio

    Usa, ex prete condannato per pedopornografia: lui “accusa” Dio

    Un ex prete condannato negli Stati Uniti per avere scaricato sul suo computer immagini pedopornografiche si è giustificato dicendo che lo ha fatto pervendicarsi contro Dio, che secondo lui lo attaccava perché perdeva al tavolo da gioco. Lo riportano in media online statunitensi.

    Il 55enne Kevin Gugliotta, di Mahwah (New Jersey), un ex prete dell’arcidiocesi di Newark con la passione per il poker, è stato condannato da un minimo di 11 mesi e mezzo a un massimo di 23 mesi e mezzo di prigione e dovrà essere registrato sulla ‘lista nera’ dei criminali s******i per 25 anni.

    Gugliotta non ha risposto alle domande dei cronisti all’uscita dal tribunale di Honesdale, nella contea di Wayne, in Pennsylvania. Tuttavia, prima della sentenza ha detto di avere scaricato le immagini incriminate per vendicarsi di Dio.

    L’ex prete, infatti, era convinto che Dio lo stesse attaccando perché non vinceva i tornei di poker. La pena include i dieci mesi che Gugliotta ha già scontato in attesa del processo e quindi potrebbe essere rilasciato tra solo poco più di un mese se verrà confermata la condanna minima.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/usa-ex-prete-condannato-per-pedopornografia-lui-accusa-dio-2742396/

  • Speciale pedofilia – PEDOFILIA CLERICALE: IMPOSSIBILE TACERE

    di Raffaella Mauceri
    Allineandosi all’orientamento della stampa nazionale ed oltre, anche “Il Corriere delle Donne” spezza il silenzio sul devastante fenomeno della pedofilia clericale e mette in campo le sue specialiste. Quello che segue, infatti, è uno speciale a più voci che si conclude con un’intervista a Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso.
    “La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo – dice Bergoglio – è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla. I pedofili vanno capiti e perdonati”.
    Ma davanti al dato statistico che la pratica della pedofilia clericale è diffusa in tutto il mondo ed ha proporzioni spaventose, l’opinione pubblica è ormai profondamente indignata e non condivide queste affermazioni assolutorie, al contrario, le ritiene i soliti inflazionati escamotage per continuare a coprire i pedofili e aiutarli a sottrarsi alla giustizia.
    La chiesa cattolica si ritrova dunque come non mai, sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa cattolica che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e inchioda il Vaticano alle sue responsabilità.
    “La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”. E cominciamo con l’avvocata Elena Salemi.
    La parola pedofilia, termine derivante dal tema greco παῖς (bambino) e φιλία (amicizia, affetto), indica un torbido interesse erotico di bambini e neonati. Per gli adolescenti si parla invece di pederastia. L’una e l’altra non sono certamente un male dei giorni nostri, al contrario sono nate con l’uomo. Si pensi che nell’antica Grecia, e in particolare ad Atene, le relazioni omosessuali con gli adolescenti facevano parte degli usi e costumi della società. In particolare Atene si distingueva per le norme sulla pederastia. Così come oggi molti padri incestuosi sostengono che “insegnano alle figlie come si fa”, analogamente gli ateniesi sostenevano che l’amore, anche fisico, che poteva legare un adulto a un giovinetto, favorisse la trasmissione del sapere e delle leggi della città nonché la saggezza del pederasta acquisita con l’età. Ciò che interessava del ragazzo, si diceva, non era la sessualità in sé, quanto la sua formazione e lo sviluppo della sua personalità, così che la pederastia non soltanto era accettata ma, addirittura, considerata una componente utile e plausibile del rapporto docente-discente.
    Oggi la pederastia è un tipo di rapporto estraneo alla nostra mentalità e si differenzia sia dall’omosessualità che dalla pedofilia così come noi le intendiamo, in quanto gli ateniesi di allora rivolgevano la loro attenzione soltanto ai ragazzi puberi, che, però, dovevano essere consenzienti.
    Il sesso con soggetti pre-puberi, (pedofilia), era punito con condanne severe, fino alla pena di morte.
    Tuttavia, in questo contesto culturale, crescere ad Atene significava spesso, anche per i più piccoli, essere esposti alle aggressioni dei maschi adulti tanto che il legislatore fu costretto a promulgare una legge che vietava agli insegnanti e agli allenatori di aprire aule e palestre prima dell’alba e che imponeva di chiuderle prima del tramonto onde evitare che si trovassero al buio con i loro piccoli alunni.  Ma in barba a tutte le misure di prevenzione, la pedofilia non ha mai smesso di essere praticata in tutti i luoghi dove sono presenti bambini: famiglie, centri religiosi, oratori, scuole d’infanzia, associazioni giovanili.
    Considerato inoltre che la pedofilia non implica necessariamente il contatto fisico col bambino e che può manifestarsi con atti di esibizionismo o mediante la riproduzione di materiale pedopornografico, ecc., la diffusione dei reati ad essa collegati è considerata elevatissima: addirittura dal 10 al 30% circa dei bambini subisce molestie sessuali entro i 18 anni. Pressoché superfluo aggiungere che le vittime più numerose sono le bambine che costituiscono ben l’88% del totale! E poiché dovunque la società è dominata dagli uomini, gli stati (governati fino a ieri interamente al maschile) hanno preso coscienza del problema sotto il profilo giuridico solo in tempi relativamente recenti. Si pensi che nel 1874, negli Stati Uniti, per proteggere una bambina dai maltrattamenti che subiva in famiglia, non si trovò alcun altro strumento che rivolgersi alla Società per la protezione degli animali. Solo nel 1924 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la dichiarazione dei diritti del bambino, i cui principi furono aggiornati nel 1959 per poi giungere nel 1989 la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma sebbene, le femminucce siano sempre state le principali vittime di abusi sessuali, soltanto nel 1997 nasce finalmente la Carta dei diritti della bambina e della ragazza.
    Va detto che in Italia, il tema dell’abuso sessuale nei confronti dei minori, e della pedofilia on line, ha sempre suscitato particolare attenzione da parte del legislatore, tant’è che in poco più di un decennio sono stati emanati diversi provvedimenti normativi.
    La legge 15 febbraio 1996 n. 66, intitolata “Norme contro la violenza sessuale”, ha disciplinato per la prima volta anche il fenomeno della pedofilia introducendo nel codice penale varie fattispecie di reato relative proprio alla violenza sessuale. La successiva legge 3 agosto 1998 n. 269, intitolata “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, è stato onorato l’impegno assunto dall’Italia in sede di adesione alla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989.
    Sono state introdotte nel capo del codice penale dedicato ai “delitti contro la libertà individuale” ed, in particolare, fra i “delitti contro la personalità individuale”, le nuove fattispecie di reato di cui agli artt. 600 bis (“prostituzione minorile”), 600 ter e 600 quater (“pornografia minorile”) e 600 quinquies (“iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile”).
    Al Servizio di polizia postale e delle comunicazioni, organo tecnico del Ministero dell’Interno per la regolarità e per la sicurezza delle comunicazioni, è stata conferita dalla legge competenza esclusiva a compiere indagini “sotto-copertura” al fine di contrastare i reati attinenti la pornografia infantile commessi mediante sistemi informatici o mezzi di comunicazione telematica.

    La legge 6 febbraio 2006 n. 38, entrata in vigore il 2 marzo successivo, intitolata “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”.

    Con tale legge sono stati posti nuovi strumenti a disposizione delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria impegnati nell’attività di prevenzione e di repressione dello sfruttamento sessuale dei minori e della pedopornografia anche a mezzo Internet, con il diretto coinvolgimento di tutti quei soggetti, pubblici e privati, che possono svolgere un ruolo prezioso nell’azione d’individuazione e di blocco dei siti telematici che diffondono materiale pedopornografico e in quella di contrasto della commercializzazione on line del materiale stesso.
    La legge 18 marzo 2008 n. 48 di ratifica alla “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica” adottata a Budapest il 23 novembre 2001, ha introdotto nella materia significative novità a livello processuale attraverso l’inserimento, nell’art. 51 del codice di procedura penale, del comma 3 quinquies che attribuisce all’Ufficio del pubblico ministero presso il capoluogo del distretto (procure distrettuali) la competenza in ordine ai reati informatici e in materia di pedopornografia. Una competenza che riguarda non solo le fattispecie di reato dei computer-crime in senso stretto, ma anche quelle disciplinate dagli artt. 600 bis, ter, quater e quinquies.
    Va infine segnalato che della linee guida sul comportamento degli operatori professionali nei casi di abusi sessuali sui minori ci vengono fornite dalla Carta di Noto, un documento prodotto nel 1996 e aggiornato nel 2002 in un convegno a Noto sul processo penale nei casi di abuso sessuale sui minori. La Carta di Noto è stata scritta in collaborazione tra diverse figure professionali: avvocati, magistrati e psicologi.
    Per tutto quanto detto fin qui, sostenere che la pedofilia è un disturbo mentale serve soltanto a chi spera di scagionare i pedofili, ma per fortuna in Italia e probabilmente in tutti i paesi del mondo, la  copiosa produzione di leggi sta a testimoniare che pedofilia è ritenuta esattamente quello che è: un reato fra i più gravi e ripugnanti commessi dall’uomo.
    Le denunce ormai marciano al ritmo di 600 all’anno, cioè quasi due al giorno. I risarcimenti alle vittime parlano di cifre stellari. La sola Chiesa degli Stati Uniti ha pagato nell’ultimo decennio, quasi 3 miliardi di dollari. In Australia il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori. Queste cifre ufficiali si riferiscono all’emerso. Impossibile sondare il sommerso…
    I pedofili non guariscono. Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. A mezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sessant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.
    Ma se vero è che in questi ultimi anni sono tanti e sempre di più gli italiani che si allontanano dalla chiesa cattolica (si stimano intorno agli 8 milioni), è altrettanto vero che lo zoccolo duro dei cattolici ultrà continuano imperterriti a darle credito e fiducia …per non parlare dei tanti politici genuflessi davanti all’enorme e goloso bacino di voti di cui dispone il Vaticano.
    E adesso la parola alla psicologa Dott.ssa Fabiana Forte
    Una delle ferite più atroci inflitta all’infanzia è senza alcun dubbio l’abuso sessuale. Si tratta di un trauma che purtroppo, per chi lo ha subito, è sempre molto difficile da superare e che può essere il coinvolgimento in atti sessuali con un adulto, ma anche sfruttamento sessuale tramite la prostituzione oppure la pedopornografia (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1999).
    Quando si parla di atti sessuali, infatti, si fa riferimento non solo al rapporto fisico diretto ma anche a tutto ciò che a che fare con la sfera della sessualità e che non prevede il contatto fisico come ad esempio l’esposizione ad immagini e discorsi osceni e inappropriati. La gravità del fenomeno risiede inoltre nel fatto che in nessun caso un bambino può essere consenziente a causa della differenza di età e del ruolo rispetto all’adulto che lo abusa. Un adulto che ne viola i diritti e ne ostacola o interrompe una crescita sana e armonica (Caffo et al. 2004).
    I dati ISTAT più recenti ci dicono che in Italia nel 2015 le denunce all’Autorità Giudiziaria sono state: 505 per atti sessuali con minorenne (+11 rispetto al 2014), 148 per corruzione di minorenne, 614 per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico (+70 rispetto al 2014), e che il fenomeno rischia di essere più ampio e pervasivo delle cifre ufficiali.
    Le conseguenze dell’abuso sessuale infantile sono rilevanti; le ricerche parlano di problemi di tipo depressivo e ansioso, disturbi del comportamento e problemi nella vita sentimentale e sessuale. Gli studi hanno anche registrato veri e propri cambiamenti a livello cerebrale perché per la vittima è difficile dare un significato personale agli eventi vissuti e integrare all’interno della propria identità in sviluppo le esperienze dolorose del passato (Van der Kolk, 2004).
    La tematica dell’abuso sessuale infantile si interseca con un’altra altrettanto ampia e complessa, ovvero quella di chi viola i diritti del minore e che con il proprio comportamento ne ostacola lo sviluppo armonico.
    Accade molto frequentemente, soprattutto nel linguaggio comune, ma anche in quello giornalistico, definire “pedofilo” l’adulto abusante. In realtà, secondo la criminologia, il soggetto che agisce comportamenti sessuali nei confronti di un bambino o adolescente si definisce innanzitutto “child molester”. Occorrerebbe stare molto attenti e non confondere le due definizioni, perché anche se per molti versi possono sovrapporsi, implicano importanti differenze.
    Un individuo infatti può agire comportamenti sessuali nei confronti di un minore anche solo per curiosità o perché gli si presenta l’opportunità ma questo non significa che sia necessariamente un pedofilo nel senso clinico del termine. Per comprendere il senso clinico del termine “pedofilo” possiamo fare riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5) – un sistema di classificazione dei disturbi mentali e relativi criteri – che all’interno del capitolo denominato “disturbi parafilici” descrive, tra gli altri, il “disturbo pedofilico” (American Psychiatric Association, 2014).
    Questo disturbo si contraddistingue essenzialmente per la presenza di due aspetti essenziali:
    – eccitazione sessuale ricorrente ed intensa che si manifesta attraverso desideri, fantasie e comportamenti (per almeno sei mesi) e che comportano attività sessuale con un bambino;
    – l’individuo ha agito questi desideri sessuali, oppure desideri e fantasie causano disagio o difficoltà nei rapporti interpersonali.
    Sulla base di questi criteri diagnostici appare evidente che un “pedofilo” in senso clinico, ovvero un soggetto con disturbo pedofilico, potrebbe non mettere mai in atto le fantasie e desideri sessuali nei confronti di un bambino e quindi non diventare mai un child molester, nonostante nella realtà questo accada di frequente (Casale et al. 2014). Spesso questi soggetti giustificano i propri comportamenti abusanti con la convinzione distorta secondo la quale avrebbero valore educativo, o che il bambino ne ricava piacere, oppure che il bambino era sessualmente provocante. In alcuni casi limitano le loro attività ai propri figli, figliastri e comunque nella cerchia parentale, altre volte preferiscono scegliere le loro vittime fuori dal contesto familiare. Alcuni minacciano il bambino affinché non parli, altri giungono a sviluppare complesse e contorte strategie per avere accesso ai bambini.
    Con il passare degli anni il disturbo pedofilico può aumentare o diminuire, sulla base della presenza di alcuni elementi come la vergogna, il senso di colpa, l’isolamento, la frustrazione sessuale, la compromissione psicosociale o la propensione ad interagire sessualmente con i bambini (APA, 2014).
    E’ chiaro che quando si parla di disturbo inevitabilmente ci si interroga sulle possibilità di trattamento. Da molto tempo tuttavia è noto che il trattamento di questa condizione è estremamente difficile (Adams, 1980) in quanto nella maggior parte dei casi l’individuo si percepisce in sintonia con i propri comportamenti, sentimenti e idee e quindi non ne prova alcun disagio. Questo è il motivo principale per il quale i soggetti che chiedono volontariamente un trattamento sono molto pochi (Lorand, 1968). In alcuni casi può accadere perfino che l’intervento sia richiesto al fine di confermare a sé stessi e agli altri di essere “malati” oppure quando, sotto pressioni esterne, quali ad esempio crisi coniugali o cause giudiziarie, il soggetto considera le conseguenze sociali delle proprie attività più gravi della rinuncia ai suoi istinti (Gabbard, 1995).
    Occorre a questo punto fare una riflessione sul testo a cui si è fatto riferimento per la descrizione del disturbo pedofilico – il DSM – un testo che è stato progettato principalmente per essere utilizzato da clinici e ricercatori. Ciò nonostante, se utilizzato in modo appropriato, questo manuale può essere di aiuto a coloro i quali prendono decisioni legali, in quanto fornisce un compendio ampio e articolato basato sulla letteratura clinica e scientifica. Gli autori mettono tuttavia in guardia sul rischio di utilizzare in modo improprio le informazioni diagnostiche in ambito forense, cioè di strumentalizzarle per una facile assoluzione.
    Nella maggior parte dei casi infatti la diagnosi clinica di un disturbo mentale, da sola, non può dimostrare in alcun modo che l’individuo è o era incapace di controllare il proprio comportamento in uno specifico momento, anche se la diminuzione del controllo degli impulsi è una caratteristica propria del disturbo. Dal punto di vista penalistico quindi, il fatto che l’eventuale presenza di disturbo pedofilico possa ridurre temporaneamente la capacità di inibire la pulsione sessuale verso un bambino, non esclude la responsabilità del soggetto che non ha intrapreso per tempo opportune contromisure verso una condizione, che, nella definizione clinica del DSM e in base a quanto riportato dalla letteratura, è preceduto da un crescendo di sintomi eccitatori che, a causa della loro intensità e durata nel tempo, il soggetto ha perfettamente avvertito.
    In conclusione la valutazione della condotta di chi commette un abuso sessuale su un minore, trattandosi di un crimine odioso, richiede estrema attenzione. E’ infatti fuorviante e distorta la convinzione e affermazione che chi si macchi di un siffatto crimine sia necessariamente un soggetto “malato”. Non solo perché essere un child molester non implica inequivocabilmente l’avere un disturbo pedofilico ma anche perché l’eventuale presenza di una condizione psicopatologica non dimostra mai a priori l’impossibilità per quel soggetto di controllare la propria condotta abusante in un dato momento.
    Se ci soffermiamo solo per un attimo a riflettere, potremmo forse affermare in maniera analoga e altrettanto semplicistica che chi ruba è sempre un cleptomane?
    Francesco Zanardi l’uomo che fa tremare il Vaticano
    Francesco Zanardi è il fondatore e presidente dell’associazione onlus Rete l’abuso, ha 47 anni, vive a Savona e ha una voglia inarrestabile di dire la verità. Una verità che colpisce, spiazza e imbarazza. Da 15 anni, infatti, si occupa di denunciare i sacerdoti pedofili. La sua Onlus offre assistenza legale e psicologica alle vittime e i suoi familiari. E offre anche tanti dati troppo poco divulgati. L’associazione è composta unicamente da persone che hanno subito violenze da sacerdoti. I casi in Italia accertati sono tanti, incredibilmente e drammaticamente tanti. E sebbene la mappa non sia completa, rende l’idea.
    Tra i pedofili condannati, ci sono molti preti? Se sì, di che percentuali parliamo?
    La percentuale è certo alta. Dati certi non esistono ad oggi. In una recente intervista che Papa Bergoglio ha rilasciato a Eugenio Scalfari, la pedofilia in seno alla chiesa cattolica si dovrebbe aggirare attorno a 2%. Ma il fatto più grave non è questo.
    E qual è allora?
    Il fatto che un pedofilo “normale” molesta durante la sua “attività” circa 5, 6 bambini. Un prete può fare 70 vittime…o 200 come pare sia “riuscito” Padre Murphy in una scuola del Wisconsin.
    Come mai avviene questo?
    Molto spesso i casi che riguardano i sacerdoti pedofili sono insabbiati. Le vittime se hanno la forza di denunciare, lo fanno in età adulta.
    Anche a lei è successo questo: perché si è deciso a denunciare?
    Dopo anni ho raccontato ad un’amica quello che avevo vissuto. Lei mi ha convinto a denunciare.
    E’ riuscito a superare il trauma?
    No, ho imparato a conviverci, a 40 anni diventa difficile superare il trauma.
    Se si denuncia la violenza fin da subito cosa cambia?
    Prima, si interviene, migliori saranno le possibilità di recupero.
    Come agisce il pedofilo?
    Intanto sfatiamo un mito. Il pedofilo non è una persona malata. Ha una grave deviazione della personalità, certo, ma non è uno sciocco o uno sprovveduto. Lavora in modo astuto e circoscritto. Quando non è un familiare, lavora prima sulla fiducia e la stima dei familiari.
    Chi sono le sue vittime?
    Spesso bambine, ma anche bambini. Molto spesso il pedofilo colpisce famiglie povere.
    Perché quelle povere?
    Perché sono più facilmente manovrabili, o per ignoranza o perché, più facilmente, se ne può comprare il silenzio. Anche con mille euro.
    Perché ci sono tanti casi insabbiati tra i preti pedofili?
    Per più motivi, anche per motivi legali.
    Come mai legali?
    Oggi grazie ai patti Lateranensi, quando la magistratura indaga su un sacerdote, deve prima avvisare il vescovo. Molto spesso il Vescovo avverte o trasferisce il presunto colpevole e così stronca le indagini.
    No, mi faccia capire bene: se parte una denuncia su un educatore la magistratura indaga in un modo, se la denuncia riguarda un prete indaga in un altro modo?
    Esattamente.
    Ed è legale?
    Certo, grazie al protocollo, la magistratura prima deve segnalare il caso al vescovo. E il vescovo non ha alcun obbligo di denunciare. Questo succede spesso in Italia.
    L’Italia allora è un paradiso per i sacerdoti pedofili?
    Sì. Nella nostra mappa i puntini neri sono i preti condannati all’estero e nascosti in Italia.
    Ci sono altre carenze nel nostro paese?
    Molte. Mancano dati e informazioni. Nel 2007 durante il Governo Prodi si stanziarono svariati milioni di Euro per adeguare il nostro paese con un database sugli abusi sessuali a danno dei minori. Ma non esiste ancora oggi. Non è mai stata creata una commissione parlamentare d’inchiesta che quantifichi il fenomeno. Infine manca una cultura della prevenzione. Con una buona prevenzione faremmo passi da gigante.
    Prevenzione per chi? Per i genitori?
    Anche ai bambini. Se si informano i bambini su quali tipi di discorsi e comportamenti dovrebbero segnalare alla mamma, al papà o ad un adulto di riferimento, si potrebbe fare molto.
    Perché tanti pedofili tra i sacerdoti?
    Tanti bambini entrano in seminario all’età di dieci, undici anni, nel pieno dello sviluppo fisico e sessuale. In seminario l’erezione si condanna e viene punita come qualcosa di mostruoso, per non parlare della masturbazione. Quando il normale è fatto vivere come una colpa continua e come qualcosa di mostruoso, poi le devianze diventano tante.
    Tra i protestanti ci sono meno pedofili?
    Si e non perché i protestanti si sposano ma perché in generale c’è una cultura sessuale non repressiva.
    C’è differenza tra un pedofilo e un pedofilo prete?
    Si, rispetto alla tutela legale, come abbiamo già detto, ma anche dal punto di vista sociale.
    In che senso sociale?
    Quando si accerta un prete pedofilo, molto spesso, la comunità lo difende. Questo non accade quando il pedofilo fa un altro lavoro, anzi frequentemente viene lapidato.
    Non si accetta socialmente che un prete faccia del male ai bambini?
    Si, ci sono molto condizionamenti anche tra le vittime. Vittime che facevano o fanno parte della comunità cattolica.
    Papa Francesco ha avviato un dialogo e un’indagine interna rispetto ai pedofili interni alla chiesa. Cosa ne pensa?
    Penso che al momento siano solo parole, nei fatti non sta facendo nulla. Le vittime che noi seguiamo, che sono oltre 500, hanno scritto al papa. Tutti quanti. Non c’è stata risposta. Ciononostante in tanti continuano a sperare. E’ difficile da accettare, ma è ora che l’Italia cambi e si adegui al resto d’Europa.
    (Tratto da Rete l’abuso)
     Per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno, consigliamo questo film
  • Lussuria, l’inchiesta di Fittipaldi che denuncia i crimini sessuali e i silenzi nella Chiesa

    Lussuria, l’inchiesta di Fittipaldi che denuncia i crimini sessuali e i silenzi nella Chiesa

    Dalle carte giudiziarie e dai documenti parrocchiali esaminati nell’inchiesta, soltanto in Italia sono 200 i sacerdoti indagati o condannati per crimini sessuali: abusi, violenze su minori, pedofilia, pedopornografia. Lungo tutto lo stivale spuntano nomi, reati, processi e condanne, insieme a molta, moltissima omertà. Per citarne uno; Don Antonello Tropea, beccato in flagrante dentro un’auto con un ragazzo di diciassette anni: venti euro in cambio di una prestazione. L’accusa è quella di prostituzione minorile, ma Tropea continua a esercitare le sue funzioni, evitando «di parlare con i Carabinieri» su consiglio dell’arcivescovo Francesco Milito.

    E per chi copre i molestatori? Arrivano anche promozioni importanti: ci sarebbero tre cardinali entrati nel gruppo dei nove alti prelati di papa Francesco dopo aver protetto preti pedofili, altri arrivati ai vertici della piramide ecclesiastica. Tra questi spicca il cardinale australiano George Pell, scelto da Bergoglio per “moralizzare” i sacerdoti che cedono alla lussuria. Una decisione azzardata, considerando che anche su di lui pende un’accusa  di molestie sessuali verso cinque persone, oltre quella di aver coperto gli abusi di altri stupratori. Indifferenza verso le vittime, insabbiamenti, fino al tentativo di corrompere chi voleva denunciare. Chi non ha peccato scagli la prima pietra, come si dice. Intanto, Pell è uno degli uomini più potenti della Curia romana.

    Eppure il Vaticano aveva dichiarato una linea intransigente nei confronti degli «Erode che fagocitano l’innocenza dei bambini». A giugno 2016, attraverso il documento Come una madre amorevole, Bergoglio annunciava una nuova procedura per punire i presuli omertosi. Almeno a parole, quindi, la posizione del papa più amato dagli italiani sembra chiara: «i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più». Tuttavia, ancora neanche l’ombra di una norma canonica che introduca l’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile i casi di pedofilia.

    Poi c’è la commissione per la tutela dei minori voluta da Bergoglio nel 2014. Da allora solo tre le riunioni in sede plenaria e tante le critiche di inefficienza. Peter Saunders, già vittima di abusi e membro della commissione, lo scorso febbraio aveva accusato il pontefice di «non aver fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero», ma al contrario di essere anche «lui parte del problema». Nel frattempo Saunders è stato allontanato dal suo ruolo e accusato di aver fornito opinioni del tutto personali. Visti i numeri dell’inchiesta però, l’ex commissario non aveva affatto torto.

    I casi rintracciati da Fittipaldi in Lussuria, infatti, sono ben più numerosi di quelli individuati dall’inchiesta del Boston Globe nel 2002. All’epoca, il nome di “Father John Geoghan”, accusato degli abusi di 84 bambini, innescò un domino che colpì una quantità impressionante di sacerdoti-stupratori. Anche Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984, fu costretto a dimettersi.

    In Italia per ora, il vero scandalo è che a scandalizzarsi siano davvero in pochi. Anzi, qualcuno attacca i giornalisti che ficcano il naso dove non dovrebbero. Uno di questi è Giuliano Ferrara che, dopo la pubblicazione di Lussuria, in un editoriale del Foglio, ha scritto: «io quando li penso di carne, i preti, e quando li immagino alle prese con i richiami del mondo, della donna e del fanciullo, nel mondo com’è, io li piango e ho compassione e amore per loro. Perché invece un giornalista […] gli dà la caccia?». Dunque, c’è chi pensa che quella ai preti pedofili sia una sorta di caccia alle streghe, al limite della legittimità.

    Abbiamo chiesto a Emiliano Fittipaldi la sua opinione sull’operato di Bergoglio e dell’apparente scarso interesse dell’opinione pubblica davanti al persistere di questi casi.

    Cosa pensa delle critiche rivolte a papa Francesco riguardo al persistere dell’impunità dei sacerdoti pedofili?

    «Io non credo che Bergoglio sia un ostacolo al cambiamento. Sono un giornalista, però, e bado ai fatti e non alla propaganda: nei primi quattro anni del suo pontificato c’è un enorme spread tra quanto promesso (la politica della zero tolleranza) e quanto fatto in concreto contro il cancro della pedofilia. Non solo le denunce continuano ad arrivare copiose da ogni angolo del mondo, ma le norme vaticane che garantiscono il segreto e processo domestici non sono cambiate. Il Papa si è poi circondato di cardinali che in passato hanno protetto pedofili seriali: non è un bel segnale di cambiamento.»

    Le è capitato di ricevere pressioni nel corso della sua ricerca? E dopo la pubblicazione del libro come sembra che stiano reagendo l’opinione pubblica e la Curia romana davanti all’inchiesta?

    «No, non ho ricevuto pressioni. Faccio un lavoro sotto traccia, e non credo che il Vaticano sapesse a cosa stavo lavorando prima che uscisse Lussuria. L’opinione pubblica italiana non sta reagendo in alcun modo a quello che ho scritto, né i media danno alcuna importanza alla questione: finora il dibattito aperto dal mio libro è molto più vivace all’estero. Ma non avevo dubbi che sarebbe andata così: il tema è duro e complicato e Bergoglio gode di popolarità, tra i miei colleghi, altissima. La curia, tranne un breve comunicato di Pell e del vescovo di Messina che di fatto hanno dichiarato che il libro è opera del diavolo, non hanno fatto alcun commento pubblico. Né smentito un rigo di quanto scritto.»

    Rosa Uliassi

    http://www.liberopensiero.eu/2017/01/26/lussuria-fittipaldi-pedofilia-chiesa/

  • Atti sessuali con minori, condanna confermata per ex parroco di Sciacca

    Atti sessuali con minori, condanna confermata per ex parroco di Sciacca

    Sentenza confermata anche in appello per Davide Mordino, 45 anni, di Palermo, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca, accusato di avere compiuto atti sessuali con minori. Nove anni e otto mesi di reclusione la pena inflitta. Dopo aver lasciato la basilica di San Calogero di Sciacca pochi giorni prima del Natale 2009, Mordino venne arrestato nel luglio del 2012. Con quattro minori, avrebbe compiuto – secondo l’accusa – atti sessuali in cambio di denaro, con altri due avrebbe tentato, ma non ci sarebbe riuscito. L’ex sacerdote ha sempre respinto le accuse. La difesa annuncia ricorso in Cassazione.

    I suoi guai cominciarono già nel 2009, quando la Chiesa lo sospese in seguito a una serie di segnalazioni. Frate Davide Mordino fu indagato dalla Procura di Palermo con l’accusa di pedopornografia e prostituzione minorile, reati che hanno fatto scattare la competenza distrettuale.

    Gli agenti del commissariato di Sciacca nel 2010 perquisirono le abitazioni del sacerdote, nell’Agrigentino e a Palermo. Sulla base delle denunce scattò anche un’altra contestazione nei confronti di fra Davide, quella di appropriazione indebita: secondo la ricostruzione dell’accusa, il sacerdote si sarebbe impossessato di alcune somme della parrocchia per ottenere da un gruppo di minorenni foto e prestazioni sessuali. Nel 2015 era arrivata la sentenza di condanna in primo grado per aver abusato di quattro minori e averci tentato con altri due, tutti di sesso maschile tra i 14 e i 18 anni.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/10/22/news/atti_sessuali_con_minori_condanna_confermata_per_ex_parroco_di_sciacca-150336012/