Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: PEDOPORNOGRAFIA

  • Pedofilia: Gli abusi ad opera dei preti. La pedopornografie. Il vuoto legislativo

    Pedofilia: Gli abusi ad opera dei preti. La pedopornografie. Il vuoto legislativo

    La trasmissione di Nadia Donato in questa puntata affronta lo scottante tema della pedofilia. La Calabria non è regione virtuosa e mentre se ne discute arrivano nella trasmissione web, Pandora di Nadia Donato, messaggi di denuncia che indicano luoghi e nomi di presunti Orchi legati alla Chiesa.

    Report francese 216 mila vittime di 3000 sacerdoti, 72 bambini per ogni prete. In Italia il vuoto legislativo fa sì che le associazioni che si occupano di violenza sui minori siano unico baluardo a favore delle vittime.

    Preoccupala crescita della pedopornografia in rete e sconcerta ancora di più il reato delle pedommame.Intervista a Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, Rete Abuso, fondatore di ECA Global, presente in 42 paesi in 4 continenti riconosciuta dalle Nazioni Unite, Don Fortunato di Noto, presidente punto di riferimento in Italia ed è riconosciuta nel mondo (dalla Cina al Giappone, dagli USA all’Europa) come una delle massime autorità nella prevenzione del disagio infantile e nella progettazione di interventi mirati ad un aiuto concreto alle vittime degli abusi sessuali, l’avvocata Annalisa Gioiello di Meter Calabria ed il giornalista Vincenzo Brunelli.

  • Si suicida un ex sacerdote in carcere per abusi sessuali

    Si suicida un ex sacerdote in carcere per abusi sessuali

    Robert D. McWilliams, ex sacerdote della diocesi di Cleveland (Ohio, Stati Uniti), che stava scontando una condanna all’ergastolo per abusi sessuali, è morto venerdì 4 febbraio a 41 anni.

    Secondo Fox 8, l’ufficio del medico legale di Union County ha affermato che McWilliams è morto per suicidio. La Federal Bureau of Prisons ha dichiarato che l’uomo, arrivato lunedì al penitenziario di Allenwood, in Pennsylvania, è stato trovato in stato di incoscienza appena prima dell’una del mattino.

    McWilliams si era dichiarato colpevole nel luglio scorso delle accuse federali di traffico sessuale, pedopornografia e sfruttamento minorile. All’epoca, un resoconto di Pillar aveva sottolineato gli abusi emotivi che McWilliams, ordinato nel 2017, aveva esercitato su un adolescente a Cleveland. L’articolo indicava che aveva invocato il “sigillo della Confessione” per non diffondere alcuni aspetti del suo rapporto con il ragazzino.

    Secondo il rapporto, McWilliams aveva usato un numero di cellulare falso per fingersi una compagna di classe del ragazzino, e a poco a poco lo ha manipolato facendogli mandare delle foto nude di se stesso a quel numero. Creando un secondo numero falso e fingendo di essere la migliore amica della compagna, ha poi minacciato di parlare ai genitori del ragazzino delle azioni del figlio, spingendolo a continuare anche se lui voleva mettere fine alla cosa.

    Il sacerdote è stato accusato di usare l’app Grindr per fissare incontri sessuali con ragazzini minorenni.

    Venerdì mattina, McWilliams è stato portato all’Evangelical Community Hospital di Lewisburg (Pennsylvania), dov’è morto alle 2.18. Sabato verrà effettuata l’autopsia.

    WKYC, che ha riferito per primo della morte di McWilliams, ha dichiarato che la diocesi di Cleveland ha diffuso una dichiarazione dicendo: “Abbiamo saputo questo pomeriggio della morte di Robert McWilliams. Poniamo questa e tutte le situazioni difficili nelle mani di Dio. Continueremo a pregare per le persone ferite dalle sue azioni. Dio sia la fonte della loro guarigione”.

  • L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    Franco Legrottaglie, ex sacerdote 73enne è stato arrestato in flagranza di reato da uomini delle sezioni di polizia postale di Brindisi e Lecce perché trovato in possesso di un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici ritraenti bambini e adolescenti intenti a compiere atti sessuali.

    L’uomo, dopo le indagini informatiche, è stato sottoposto a perquisizione su disposizione della Procura di Lecce ed è stato trovato in possesso di un archivio contenente le immagini dei minori che ha tentato invano di nascondere in un bidone. L’uomo, già arrestato nel 2015 per gli stessi reati, è stato sottoposto agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Brindisi.

    L’uomo arrestato non era più sacerdote dopo che nel 2015 era stato arrestato per gli stessi fatti e condannato al termine di un processo con rito abbreviato. Aveva inoltre subito un’altra condanna agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, quando aveva abusato di due ragazzine.

    Durante la perquisizione compiuta dalla polizia postale è stato trovato in possesso di un archivio con immagini di minorenni, ausili informatici e diverse annotazioni di account stranieri, utilizzati forse per mascherare la sua identità sul web. Parte del materiale l’ex sacerdote ha tentato di nasconderlo in un contenitore di olio, nel seminterrato della sua abitazione.

    La segnalazione è partita per via informatica: sono state rilevate anomalie da parte di un utente connesso alla rete dal territorio italiano. Le indagini sono state condotte dal servizio di polizia postale attraverso il Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online.

  • Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Bimbi piccolissimi violentati. Migliaia di file dai contenuti definiti «raccapriccianti» dagli inquirenti, sono stati sequestrati dalla polizia postale nell’ambito dell’operazione “meet up” diretta dalla procura di Torino che ha portato all’arresto, tra gli altri, del direttore della Caritas diocesana di Benevento, Don Nicola De Blasio. Con il prete sono stati arrestati anche un tecnico informatico 37enne residente in Piemonte e il creatore di un canale a pagamento che, sfruttando una nota piattaforma di messaggistica, veniva utilizzata per diffondere il materiale.

    Il materiale pedopornografico veniva divulgato previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale. L’arrestato in Puglia è il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne. Nell’operazione sono 26 le persone indagate nei confronti delle quali sono stati eseguiti altrettanti decreti di perquisizione.

    L’attività, diretta dalla Procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, ha riguardato tutto il territorio nazionale, impegnando nelle perquisizioni 11 Compartimenti. Per effettuare tale attività, spiegano gli investigatori della polizia postale di Torino, è stato necessario un lungo lavoro di carattere preparatorio, consistente nella ricerca del rapporto di fiducia con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale, «con un notevole sforzo mentale degli operatori nell’assunzione delle stesse vesti dei propri target». Il resto è stato possibile seguendo le tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/don_nicola_de_blasio_pedopornografia_arresti_direttore_caritas_benevento-6317306.html

  • Amministrative 2021; Rete L’ABUSO chiede ai sindaci impegno elettorale per la tutela dei minori.

    Amministrative 2021; Rete L’ABUSO chiede ai sindaci impegno elettorale per la tutela dei minori.

    Si svolgeranno in tutta Italia – in Liguria in 52 comuni – le elezioni amministrative per le quali la Rete L’ABUSO propone ai candidati sindaci semplici misure di buonsenso in tutela dei bambini. La pedofilia, un fenomeno poco discusso ma che solo nel 2021 ha visto schizzare a +232% i casi di pedopornografia online, ma non solo.

    Rete L’ABUSO Human Rigt Connect concretizza l’iniziativa (monitorabile sulla cartina dei Comuni italiani responsabili) avviata già mesi fa #PARTIAMODALBASSO, iniziativa già sperimentata autonomamente nel savonese dalla Polisportiva di Quiliano, che dopo l’inserimento della norma nel loro statuto, non a casa ha visto alcuni volontari abbandonare e vi spieghiamo il perché.

    Il decreto del 4 marzo 2014 in materia di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile ha introdotto in Italia quello che viene chiamato Certificato anti pedofilia. Purtroppo però sono stati esclusi dall’esibizione tutti coloro che ruotano intorno al mondo del volontariato (allenatori, scout, insegnanti privati ecc.) oltre a chi ha già un contratto di assunzione.

    Questa esenzione dall’esibire il certificato anti pedofilia ha creato proprio nelle categorie esentate, in particolare il volontariato (categoria da sempre più a rischio), una sorta di “zona franca” per i pedofili che non dovendolo esibire, proprio li troveranno un favorevole terreno di caccia, l’unico terreno rimasto.

    #PARTIAMODALBASSO ha proprio la finalità di superare la “zona franca” fornita ai pedofili dallo stesso decreto del 4 marzo 2014, proponendo alle amministrazioni locali una semplice REGOLA del BUONSENSO che certifichi nel territorio del proprio comune, il livello di affidabilità nella prevenzione.

    L’iniziativa è di semplice realizzazione e aumenta notevolmente il livello sicurezza dei minori partendo proprio dal basso, la prevenzione a livello locale, cioè evitare il rischio, almeno quello conclamato. Il fatto che alcune categorie non abbiano l’obbligo di esibire il certificato anti pedofilia, non impedisce a chi opera in queste “zone scoperte” di esibirlo comunque, creando così una “zona sicura” per i minori alla quale il pedofilo difficilmente potrà accedere.

    Si chiede ai candidati sindaci, il semplice impegno e se eletti, di attuare questa norma di buonsenso, creando così degli ambienti con operatori CERTIFICATI, sia per le iniziative comunali come campi solari ecc. sia per lo stesso territorio, che troverà ambienti certificati per la sicurezza dei minori.

    Vi aggiorneremo sulle adesioni dei candidati nei vari comuni attraverso la pagina dei Comuni responsabili.

    L’Ufficio di presidenza

  • Pedopornografia online, “casi aumentati del 232% nel 2021”. Allarme di Lamorgese: “Vittime sempre più piccole, attenzione a tecnologie”

    Pedopornografia online, “casi aumentati del 232% nel 2021”. Allarme di Lamorgese: “Vittime sempre più piccole, attenzione a tecnologie”

    La pedopornografia online è un fenomeno in continua crescita dal 2019. Il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia postale ha registrato un aumento del 232% dei casi trattati nel primo trimestre del 2021: da 475 a 1.578; in forte crescita anche gli indagati, da 181 a 454. I dati sono stati forniti dalla ministra degli Interni Luciana Lamorgese durante l’audizione sulle dipendenze patologiche tra i giovani, in Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Il trend di crescita di questo reato è confermata anche dai dati dello scorso anno. “Il Centro nazionale”, ha spiegato Lamorgese, “ha trattato 3.243 casi nel 2020 contro i 1.396 del 2019; raddoppiati gli indagati, 1.261 nel 2020 a fronte dei 663 dell’anno prima”. La ministra ha anche riferito che si è abbassata l’età delle vittime di pedopornografia: 14 con età minore di 13 anni nel 2020, mentre erano solamente 2 nel 2019.

    “Il fenomeno fino a qualche anno fa riguardava prevalentemente adulti e ragazzi che frequentavano le scuole superiori” spiega Lamorgese, aggiungendo che è cresciuto sensibilmente anche il numero delle vittime di adescamenti online che hanno meno di nove anni, da 26 a 41 nello stesso periodo. Lamorgese ha comunque sottolineato il continuo “pattugliamento virtuale della polizia postale”, ricordando che sono stati oscurati 2.490 siti pedopornografici, e ha messo in guardia “dagli effettivi negativi che le tecnologie digitali possono determinare sulla psiche dei ragazzi, un uso distorto rischia di influenzarne la personalità”. I casi di cyberbullismo sono cresciuti vertiginosamente tra il 2020 e il 2021: “11 ammonimenti l’anno scorso, mentre nel primo semestre di quest’anno sono già 13”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/28/pedopornografia-online-casi-aumentati-del-232-nel-2021-allarme-di-lamorgese-vittime-sempre-piu-piccole-attenzione-a-tecnologie/

  • Pedopornografia, condannato un prete in Vallese

    Pedopornografia, condannato un prete in Vallese

    La procura vallesana lo scorso autunno ha condannato con decreto d’accusa un sacerdote congolese per il possesso e la trasmissione di un video a carattere pornografico con minorenni.

    Lo indica un comunicato odierno dell’abbazia di Saint-Maurice, nel Basso Vallese, dove il prete, «membro della nostra missione in Congo», all’epoca dei fatti stava seguendo una formazione in contabilità.

    Contattato da Keystone-ATS, il ministero pubblico ha indicato di aver pronunciato lo scorso novembre una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere, sospese per un periodo di prova di due anni, e di aver inflitto una multa di 500 franchi. La procura non ha indicato quale fosse l’ammontare delle aliquote.

    Nella nota i canonici dell’abbazia si dicono «costernati» dai fatti e «sorpresi e scioccati dalle immagini provenienti dal Congo». Il sacerdote aveva ricevuto il video pedopornografico via WhatsApp.

    I religiosi si rammaricano per il fatto che il prete non abbia «ritenuto importante informarci immediatamente» e che abbia trasmesso il filmato a tre suoi contatti in Africa. «Siamo rattristati da questo comportamento riprovevole», scrive l’abbazia.

    Il sacerdote è tornato nella Repubblica democratica del Congo, dove risiede. L’abbazia di Saint-Maurice ha trasmesso le informazioni sul caso all’arcivescovo di Kananga, da cui dipende il religioso. Sarà l’alto prelato a determinare «quale seguito dare al dossier», recita il comunicato.

  • “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    In un articolo a firma di Gilda Tucci pubblicato ieri, 21 settembre 2020, assistiamo allo stravolgimento più totale e strumentale di dati privi di fonte consultabile e sparati a caso in modo quasi terroristico, dove la pedofilia online – neppure tanto abilmente – viene confusa da un prete con la realtà degli abusi sessuali che avvengono in famiglia, nelle attività ricreative svolte dal volontariato e negli ambienti religiosi, dove indisturbata continua a proliferare e mietere vittime.

    Lo stesso titolo è a dir poco forviante e dà a intendere che in Europa, 19 milioni di pedofili stuprino neonati e tenendo conto del numero di vittime che un pedofilo riesce a produrre nella sua vita – in media almeno una ventina – se ne deduce che nella sola Europa esistano almeno 380.000.000 di vittime tra neonati,pre adolescenti ed adolescenti.

    Un dato totalmente in contrasto con quello divulgato da Telefono Azzurro, che parla di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili.

    Ben differente il dato che viene omesso e riguarda invece gli ambienti religiosi, favoriti non solo dal fatto che questi siano frequentati “per natura” da un numero ben più ampio di minori, ma anche dall’immancabile tutela che le istituzioni religiose hanno nei propri confronti e che a danno dei minori e in virtù del buon nome dell’istituzione stessa, porta al sistematico insabbiamento dei casi, tanto è vero che ad oggi, non siamo in grado di documentare un solo caso in cui un religioso, abbia mai denunciato un collega pedofilo.

    A riguardo esistono due studi, condotti tra le altre cose proprio da religiosi.

    Il primo è un monaco Benedettino, Richard Sipe, secondo il quale, un religioso, nell’arco della propria vita – anche per i motivi sopra citati – riuscirebbe a produrre una media di 200 vittime. Il secondo invece è un prete cattolico, Andrew M. Greeley secondo il quale, un religioso nell’arco della propria vita, riuscirebbe a produrre un numero inferiore ma ugualmente mostruoso di vittime, in media 50.

    L’articolo è tratto da un’intervista fatta al fondatore dell’Associazione METER, don Fortunato di Noto che ad oggi, non è noto abbia mai denunciato un solo collega pedofilo, ma che da sempre collabora con la Polizia Postale, nell’ambito della pedopornografia online.

    Ed è proprio qui che l’articolo di Gilda Tucci diventa veramente forviante e propagandistico, passando dai numeroni della pedofilia online, a quelli del clero, proponendo una sorta di paragone che minimizza l’endemico e tutt’ora irrisolto problema dei preti pedofili le cui proiezioni fatte in assenza di una quantificazione ufficiale del Goveno, come riporta IL FATTO QUOTIDIANO, parlano di una stima di 4.000 preti pedofili e 1.000.000 di vittime, solo in Italia.

    Omettendo che proprio Benedetto XVI, a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede ed indagato in Texas nel 2004, con l’accusa di intralcio alla giustizia, sfuggì a una probabile condanna, invocando l’immunità diplomatica, il fondatore di METER afferma che “ grazie a papa Benedetto XVI , per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere e determinata attraverso leggi ,  riforme  e norme  per combattere un fenomeno enorme e sconvolgente che precedentemente aveva avuto la  complicità  di molti vescovi  e sacerdoti “.

    Affermazione che non poteva essere più falsa e disonesta tant’è che il dimissionario pontefice, dopo il totale fallimento delle sue politiche, che hanno contribuito a produrre durante il suo pontificato altre vittime, il suo successore, papa Francesco ha avviato una serie di riforme in materia, che però purtroppo (sic) restano ad unica tutela dell’istituzione, lasciando le vittime tutt’ora senza alcuna giustizia.

    Oggi infatti, anche grazie all’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli ,alla quale ha contribuito anche la Rete L’ABUSO, contenuta nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, emerge che a fronte delle richieste di giustizia avanzate dalle associazioni di vittime di tutto il mondo, ad oggi ancora inevase (tranne i casi dove è intervenuta l’autorità civile), malgrado le solite bugiarde dichiarazioni del prelato di turno, che spesso si giustifica dicendo che la chiesa “sbadatamente” ha sottovalutato il problema, emerge tutta la malafede e l’inaffidabilità della stessa che, sbadatamente per le vittime, ma fortunatamente ben protettiva nei confronti dei loro carnefici, proprio ai tempi di Benedetto XVI, si organizzò per sottrarre al carcere, gli eventuali preti scoperti dalla giustizia italiana.

    Vediamo infatti che a fronte di tanta disattenzione per le vittime, ha tuttavia creato sul solo suolo italiano, ben 23 centri di villeggiatura dove i preti criminali possono scontare indisturbati, una eventuale condanna. Nulla invece per chi ha subito le irreparabili violenze.

    Secondo Di Noto “solo i potenti del mondo, coloro che hanno il potere economico e gestiscono internet,  hanno la  possibilità di fare controlli a tappeto,  informare, divulgare e documentare e con denunce  contribuendo ad individuare  vittime e  carnefici arginando il fenomeno.”

    E no don Fortunato di Noto, qui non ci siamo proprio perché tra i ricchissimi potenti del mondo, c’è anche lo Stato più ricco al mondo, quello della Città del Vaticano e papa Francesco e, se lei davvero avesse a cuore la salute psicofisica di bambini vittime della pedofilia, presserebe in quanto ministro della stessa istituzione, ed in virtù della pulizia della stessa, non solo il papa ad intervenire concretamente, ma anche il gregge di Dio, puntualmente contro le vittime ed in favore dei carnefici.

    Invece la leggiamo puntualmente, con la complicità di giornalisti senza scrupoli, fare bel viso a cattivo gioco, strumentalizzando questo dramma, con beceri specchietti per le allodole come questo.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/vi-da-fastidio-anche-meter-la-frase-shock-di-don-alessio-magoga-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    “il manifesto” – Luca Kocci

    «Si tratta di un primo passo concreto. È ancora insufficiente, ma un buon punto di partenza tangibile».

    È il commento alla decisione di papa Francesco di abolire il segreto pontificio sui casi di violenza, abuso sessuale sui minori e pedopornografia di Francesco Zanardi, presidente della rete l’Abuso (la più importante associazione italiana di vittime di preti pedofili) ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo, giudicato colpevole ma diversi reati sono caduti in prescrizione, grazie alle complici omissioni del proprio vescovo che lo ha protetto per anni.

    «Quando a maggio uscì l’ultimo documento pontificio sulla pedofilia del clero, il motu proprio “Vos estis lux mundi” – spiega al manifesto Zanardi –, io fui molto critico nei confronti di papa Francesco, perché si faceva ancora riferimento al segreto pontificio, e quindi nessun documento poteva essere trasmesso ai magistrati che lo richiedevano».

    Ed ora?

    «Ora questo ostacolo effettivamente è stato superato, quindi lo consideriamo un fatto positivo. Del resto l’abolizione del segreto pontificio è una delle cose che avevamo chiesto espressamente alla Santa sede, insieme alle altre associazioni internazionali delle vittime».

    Resta il fatto che il Vaticano e le diocesi consegnano i documenti solo se qualche magistrato glieli chiede, ma non sono obbligati a farlo…

    «È vero. Questo è ancora un passaggio mancante. Ma di chi è la mancanza? Non solo della Santa sede, ma anche dello Stato italiano, che non si è mai preoccupato del problema, lasciando l’intera gestione alla Chiesa. In Svizzera e in Francia, per esempio, l’obbligo della denuncia lo ha inserito lo Stato. In Italia no. E questa è una grave lacuna».

    Quali misure mancano ancora per un efficace contrasto alla pedofilia del clero?

    «Appunto innanzitutto l’obbligo della denuncia dei preti pedofili alla magistratura. Ovvero che un vescovo o un superiore religioso, appena abbia notizia di un prete pedofilo nella sua diocesi o nella sua congregazione, non lo protegga, ma sia obbligato a denunciarlo immediatamente. E poi l’impegno a prendersi cura delle vittime in maniera concreta».

    Cosa significa prendersi cura delle vittime?

    «Significa per esempio intervenire presto con degli indennizzi adeguati. Voglio ricordare che stiamo parlando di uomini e donne che vivono delle vite sfasciate a causa delle violenze subite, che soffrono di gravi problematiche psico-somatiche, che hanno la necessità di fare lunghissimi percorsi di cura e riabilitazione, che non riescono a trovare un lavoro perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere».

    Si tratta tuttavia di misure che intervengono dopo che abusi e violenze sono state commesse e agiscono poco sulla prevenzione…

    «È vero. Ma l’obbligo di denuncia potrebbe avere anche una funzione preventiva. Mi spiego. Noi chiediamo, e lo abbiamo fatto anche in Parlamento, un certificato antipedofilia anche per i preti, per esempio per un nuovo parroco che arriva o viene trasferito in una parrocchia. Il certificato antipedofilia si produce al casellario giudiziario. Ma se non vi è denuncia, perché non è obbligatoria, il certificato viene rilasciato tranquillamente, perché nulla risulta agli atti. Con l’obbligo di denuncia, invece, questo non sarebbe più possibile. Sarebbe la chiusura del cerchio. La chiusura del cerchio della giustizia, che non può essere amministrata solo dalla Chiesa. La Chiesa può occuparsi del peccato morale, non dei reati».

    https://ilmanifesto.it/e-un-primo-passo-ora-serve-lobbligo-di-denuncia/

  • Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    L’annuncio di Bergoglio nel giorno del suo 83esimo compleanno. I magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici

    di Gian Guido Vecchi

    La decisione è storica, Francesco ha abolito il segreto pontificio per le cause canoniche di abusi sessuali su minori. «Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni», si legge nell’Istruzione «Sulla riservatezza delle cause» diffusa nel giorno dell’83esimo compleanno del Papa. Nel testo si legge anche che «a chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa». Come spiega il giurista Giuseppe Dalla Torre, già presidente del Tribunale Vaticano, il provvedimento «riguarda sia le procedure che si svolgono in sede locale, sia quelle che hanno luogo a Roma, presso la Congregazione per la Dottrina della Fede». Resta il «segreto d’ufficio», come in ogni ordinamento giuridico, ma l’Istruzione del Papa stabilisce che «il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo alle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili». Questo significa che i magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici.

    «Il bene dei bambini prima di qualsiasi segreto»

    «Le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservati negli archivi dei Dicasteri vaticani come pure quelli che si trovano negli archivi delle diocesi, e che fino ad oggi erano sottoposti al segreto pontificio, potranno essere consegnati ai magistrati inquirenti dei rispettivi Paesi che li richiedano. Un segno di apertura, di disponibilità, di trasparenza, di collaborazione con le autorità civili», dice Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione: «Il bene dei bambini e dei ragazzi deve sempre venire prima di qualsiasi tutela del segreto, anche di quello “pontificio”. Il rescritto, ovviamente, non intacca in alcun modo il sigillo sacramentale, cioè il segreto della confessione, che è tutt’altra cosa dal segreto pontificio sugli atti e le testimonianze. Né significa che i documenti dei processi debbano diventare di dominio pubblico e siano dunque destinati alla divulgazione. La riservatezza per le vittime e per i testimoni dovrà essere sempre tutelata. Ma ora la documentazione dovrà essere messa a disposizione delle autorità civili per le indagini riguardanti i casi già interessati da un procedimento canonico».

    Il segreto pontificio

    La svolta segue quella decisa con il Motu Proprio Vos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo», firmato da Papa Francesco il 7 maggio contro i crimini pedofili e gli abusi sessuali. Nel «Rescriptum» cui è allegato il testo, tra l’altro, si stabilisce che il reato di pedopornografia, ovvero «l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche», sussiste fino a quando i soggetti ripresi nelle immagini hanno 18 anni, e non solo 14 com’era finora. Anche in questo caso, il testo è la conseguenza dell’incontro planetario sulla protezione dei minori che si è riunito in Vaticano a febbraio. Con il Motu Proprio di dieci mesi fa, il Papa aveva previsto tra l’altro l’obbligo di aprire entro un anno sportelli pubblici in ogni diocesi del pianeta, per raccogliere le denunce di abusi sessuali, e l’obbligo per preti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» ogni crimine alle autorità ecclesiastiche. Coperture e insabbiamenti venivano inoltre definiti come categoria specifica di crimine. Restava la questione del segreto pontificio. L’arcivescovo Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della fede e uomo di punta del Vaticano nella lotta alla pedofilia, parla di «decisione epocale» e spiega tra l’altro a Radio Vaticana e Vatican News: «Finora la vittima non aveva l’opportunità di conoscere la sentenza che faceva seguito alla sua denuncia, perché c’era il segreto pontificio. Anche altre comunicazioni venivano ostacolate, perché il segreto pontificio è un segreto di altissimo livello nel sistema di confidenzialità nel Diritto canonico. Adesso viene facilitata anche la possibilità di salvaguardare la comunità e di dire l’esito di una sentenza».

    La denuncia del cardinale Marx

    La denuncia era arrivata dal cardinale tedesco Reinhard Marx, uno dei consiglieri più stretti del Papa: «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare». Così il cardinale aveva chiesto l’abolizione del «segreto pontificio», definito dal documento «Secreta continere» del 1974: la «trasparenza», aveva detto, si deve accompagnare alla «tracciabilità» delle «procedure amministrative», in modo che chiunque possa sempre sapere «chi ha fatto che cosa, quando, perché e a quale fine, e che cosa è stato deciso, respinto o assegnato». E aveva aggiunto: «Ogni obiezione basata sul segreto pontificio sarebbe rilevante solo se si potessero indicare motivi convincenti per cui il segreto pontificio si dovrebbe applicare al perseguimento di reati riguardanti l’abusi di minori. Allo stato attuale, io di questi motivi non ne conosco».

    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-papa-francesco-abolisce-segreto-pontificio-le-cause-abusi-minori-ab58a7be-20bb-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml