Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Pierantonio Tremolada

  • Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Don Panigara, le accuse di pedofilia salgono a sette: sono ragazzi tra 11 e 13 anni, l’ultima molestia sarebbe avvenuta in un sacco a pelo

    Davanti al giudice dopo l’arresto si era avvalso della facoltà di non rispondere. E con il passare dei mesi le sue presunte vittime sono salite a sette: un altro ragazzino, di casa a Adro, si è fatto avanti accusandolo di molestie.

    Sarà in aula il prossimo gennaio — la pm Lucia Bellesi ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato — don Ciro Panigara, 49 anni: avrebbe abusato di sette ragazzini (palpeggiandoli e viceversa) dagli 11 ai 13 anni: sei dal 2011 al 2013, quando era curato a Adro, ricostruite dagli inquirenti riavvolgendo il nastro e partendo dall’unico episodio a quanto pare certo, ma mai denunciato.

    Il caso più recente si era verificato invece a San Paolo, dove don Panigara era parroco, a fine dicembre di un anno fa, durante le giornate di «convivenza» in oratorio, giorno e notte.

    Proprio di notte, nel sacco a pelo, avrebbe molestato un giovanissimo che, già al mattino, avrebbe chiesto aiuto, sotto choc, a un’educatrice, la quale insieme a due colleghi avrebbe subito affrontato il prete («Non dovete preoccuparvi» avrebbe minimizzato lui), che rassegnò le dimissioni il 3 gennaio scorso dopo la convocazione del vescovo.

    Proprio monsignor Pierantonio Tremolada scrisse una lettera ai fedeli, letta durante la messa, in cui riferiva di «situazioni di criticità che consigliano di interrompere» l’esperienza con don Ciro. Che lì era tornato a interagire con gli adolescenti dopo un percorso psicologico.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_ottobre_06/don-ciro-panigara-le-accuse-di-pedofilia-salgono-a-sette-sono-ragazzi-dagli-11-ai-13-anni-l-ultimo-sarebbe-molestato-una-notte-7b0b0f37-f2ff-4b04-a5d5-7e3bd69f2xlk.shtml

  • Caso don Ciro Panigara, la doppia versione di mons. Tremolada. Ma il processo canonico?

    Caso don Ciro Panigara, la doppia versione di mons. Tremolada. Ma il processo canonico?

    Sul caso di don Ciro Panigara. Oggi la diocesi dice:

    “La notizia che abbiamo appreso ci addolora profondamente. Il grave tenore delle accuse rivolte a don Ciro Panigara dovrà giustamente essere attentamente valutato.

    Il sacerdote, a seguito di alcune segnalazioni verbali, era stato immediatamente sospeso dal suo ministero parrocchiale da parte del Vescovo con provvedimento canonico cautelare il 10 gennaio 2025, in attesa e nel rispetto delle indagini della competente autorità civile che di seguito sono state avviate. Il dramma dei minori, vittime di abusi, non può essere in alcun modo sottovalutato né, tanto meno, eluso, a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave, in ogni caso, esige rispetto e cautela. Il provvedimento emesso è forte e doloroso.

    Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Manifestiamo la nostra vicinanza a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, assicurando la nostra piena collaborazione alla magistratura”

     

    A gennaio però la diocesi aveva detto cose diverse, cioè don Ciro aveva rimesso lui il mandato. Qui la comunicazione:  

    “Carissimi fedeli dell’Unità pastorale del Beato Petronace, vi comunico che in data 3 gennaio 2025 il vescovo Pierantonio Tremolada ha accolto le dimissioni del vostro parroco don Ciro Panigara. Nel percorso di discernimento personale e pastorale con il Vescovo e con le persone che l’hanno accompagnato in questi primi mesi di ministero tra voi, sono purtroppo emerse situazioni e elementi di criticità, che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali.

    Don Ciro ha rimesso il suo mandato nelle mani del vescovo per poter, con più libertà, proseguire il suo cammino personale. Il vescovo Pierantonio è consapevole che il bene delle persone va sempre rigorosamente salvaguardato. Lo smarrimento che questa decisione provoca in tutti voi è comprensibile. Il Vescovo, tuttavia, chiede a ciascuno di accompagnare questo momento della vita delle vostre comunità con la preghiera e in spirito di comunione. Nelle prossime settimane le parrocchie saranno rette, come amministratore da don Pierantonio Lanzoni. Il Dio della speranza, che custodisce nella fede i nostri cuori, ci doni pace e consolazione. Vi giunga dal vescovo la sua paterna e affettuosa benedizione”.

    Quale delle due versioni dobbiamo prendere per buona?

    La Diocesi inoltre parla di provvedimento cautelare in attesa di indagini civili ma il processo canonico?

  • Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Brescia, parroco del comune di San Paolo arrestato per violenza sessuale su minori

    Il caso era nato lo scorso gennaio, nella parrocchia di San Paolo, piccolo comune (circa 4500 abitanti) della Bassa bresciana. Durante la messa del 5 gennaio, lasciando la comunità «sconcertata e frastornata», era stata letta ai fedeli la lettera del vescovo Pierantonio Tremolada con annunciava l’addio del prete del paese, don Ciro Panigara, insediatosi da poco più di due mesi (fece ingresso nella comunità locale domenica 20 ottobre, quando ci fu la cerimonia di ingresso del nuovo parroco): «Sono purtroppo emerse situazioni e criticità che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Per fare luce sulla natura delle «situazioni e criticità», era stata aperta un’inchiesa da parte delle forze dell’ordine.

    Abusi recenti e lontani: sotto la lente anche episodi di 13 anni fa

    Gli investigatori, oltre all’abuso più recente, a San Paolo, dal quale sono partite le indagini, hanno rilevato presunte violenze sessuali ai danni di minori già in una precedente esperienza ad Adro, paese della Franciacorta, dove è stato vicario dal 2008 al 2013: i fatti risalirebbero agli anni 2012 e 2013, appunto, prima che don Panigara divenisse collaboratore cappellano alla Poliambulanza di Brescia, incarico che ha mantenuto sino al 2016, quando si spostò a fare il vicario nella Bassa, nelle diocesi di Leno, Milzanello e Porzano. Poi, per quattro anni, è stato parroco di Visano: infine la brevissima esperienza a San Paolo.

    Sei i minori abusati, avrebbero tra i 10 e i 12 anni

    Oggi i carabinieri della Compagnia di Verolanuova hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che dispone gli arresti domiciliari per l’ex parroco, responsabile di violenze sessuali aggravate. L’indagine ha consentito di accertare che l’indagato, in qualità di curato e parroco in due comuni della provincia di Brescia, dal 2011 al 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori (sarebbero sei e avrebbero tra i 10 e i 12 anni), che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_16/brescia-parroco-del-comune-di-san-paolo-arrestato-per-presunti-abusi-sessuali-su-minori-c9c09b2c-dbf1-47e2-9a6d-1e04858ffxlk.shtml

  • Ragazzino racconta di aver ricevuto “attenzioni particolari” dal parroco: prete si dimette, aperta un’inchiesta

    Ragazzino racconta di aver ricevuto “attenzioni particolari” dal parroco: prete si dimette, aperta un’inchiesta

    Il parroco della chiesa di San Paolo, comune che si trova in provincia di Brescia, si è dimesso dopo il racconto di presunte attenzioni su un ragazzino della comunità. L’adolescente avrebbe confidato quanto subito a un’educatrice. Sul caso stanno facendo approfondimenti anche le forze dell’ordine.

    A darne notizia è stato il quotidiano Il Giornale di Brescia che avrebbe spiegato come l’educatrice, dopo aver parlato con il ragazzino, avrebbe coinvolto altre due persone. I tre avrebbero poi parlato con il parroco che, dopo un confronto con il vescovo Pierantonio Tremolada, il 3 gennaio avrebbe rimesso il mandato. “Sono purtroppo emerse situazioni e criticità che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali”, ha scritto monsignor Tremolada in una lettera indirizzata ai fedeli che è stata letta durante le funzioni di sabato e domenica.

    “Lo smarrimento che questa decisione provoca in tutti voi fedeli è comprensibile”, ha scritto ancora. Nel frattempo la Procura ha aperto un’inchiesta – per il momento senza indagati – sull’addio del sacerdote. I carabinieri stanno raccogliendo informazioni sul caso. Per il momento sembrerebbe che la famiglia del ragazzino non abbia ancora sporto denuncia. Non è escluso però che l’adolescente venga ascoltato dagli inquirenti e probabilmente in audizione protetta e con uno psicologo presente. Nelle prossime ore potrebbero quindi esserci aggiornamenti sulla vicenda. ciro panigara

    https://www.fanpage.it/milano/ragazzino-racconta-di-aver-ricevuto-attenzioni-particolari-dal-parroco-prete-si-dimette-aperta-uninchiesta/

  • Brescia, parroco si dimette a tre mesi dall’insediamento dopo il racconto di un ragazzino: «Emersi elementi di criticità»

    Brescia, parroco si dimette a tre mesi dall’insediamento dopo il racconto di un ragazzino: «Emersi elementi di criticità»

    I fedeli di San Paolo, comune di oltre quattro mila abitanti in provincia di Brescia, hanno appreso la notizia durante la messa di domenica 5 gennaio. Dall’altare è stata resa pubblica una lettera del vescovo Pierantonio Tremolada che spiegava le dimissioni del parroco del paese, a tre mesi dal suo insediamento, «perché – queste le parole – sono emerse situazioni ed elementi di criticità che consigliano di interrompere immediatamente l’esperienza nella comunità parrocchiale. Il bene delle persone va sempre rigorosamente salvaguardato e il parroco ha rimesso il mandato per proseguire con più libertà il suo cammino personale».

    La criticità emersa, in una vicenda che è tuttavia molto delicata e ha ancora diversi punti da chiarire, ha a che fare con il racconto di un ragazzino della parrocchia, il quale a fine anno – come riporta il Giornale di Brescia – ha riferito a una educatrice di presunte attenzioni particolari ricevute dall’ormai ex parroco del paese. La famiglia del ragazzo (per ora) non ha sporto denuncia, ma la questione è stata portata direttamente al sacerdote che si è dimesso immediatamente dopo che le voci, peraltro, si erano diffuse a macchia d’olio in tutto il comune.

    Il vescovo ha così preso in mano la situazione, si è confrontato con il diretto interessato e ha parlato a cuore aperto agli abitanti: «Lo smarrimento che questa decisione provoca in tutti voi fedeli è comprensibile». Monsignor Pierantonio Lanzoni, in attesa della nomina del nuovo parroco, amministrerà intanto le parrocchie dell’unità pastorale.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_gennaio_07/brescia-parroco-si-dimette-a-tre-mesi-dall-insediamento-dopo-il-racconto-di-un-ragazzino-emersi-elementi-di-criticita-cb240f0e-d5b4-4458-bb7f-16a288da9xlk.shtml

    Ciro Panigara

  • Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    di GIORGIO GANDOLA

    “Ora si rischia che la giustizia sfugga, nascosta dietro la prescrizione. Per noi sarebbe un nuovo dramma”. La famiglia del giovane Alessandro di Rozzano (Milano), vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli, vede all’orizzonte il pericolo principale dopo il pronunciamento di Cassazione che ha rimandato il caso in Appello per colpa di due parole. “Costrizione” e “induzione”, termini che galleggiano alternativamente dentro le sentenze di colpevolezza del sacerdote (condannato in secondo grado a 5 anni e 6 mesi) diventano improvvisamente macigni: definiscono lo stesso reato, conducono alla stessa pena (secondo l’articolo 609 bis del Codice penale), ma non sono la stessa cosa e vanno uniformate. Quindi, la sentenza va riscritta.

    La Cassazione ha accolto il tecnicismo dell’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. E, di fatto, ha sospeso l’esecuzione della condanna. La difesa chiedeva l’annullamento della sentenza di Appello e non l’ha ottenuto, ma l’impianto dovrà essere ridefinito e spiegato meglio. La violenza è stata confermata, il 99% delle richieste di don Galli sono state dichiarate inammissibili “perché entravano nel merito” (parole del procuratore generale), ma il cavillo è passato e si è infilato come un cuneo nella porta. Ora la procedura verso la fine di una vicenda che dura da 11 anni diventa una traversata nel deserto, al termine della quale potrebbe esserci la beffa suprema per la vittima e la sua famiglia, sfinite da questa impervia ricerca della verità. La prescrizione, obiettivo della strategia della difesa del sacerdote, attende come una tagliola nell’estate del 2023.

    Non riesce a chiudersi uno dei processi più dolorosi e scabrosi per l’Arcidiocesi di Milano coinvolta nella triste storia per proprietà transitiva. Dopo l’abuso sessuale fra il 19 e 20 dicembre 2011, don Galli non fu fermato e avviato a “indagine previa” come prevede il Diritto canonico dall’allora vicario episcopale Mario Delpini, oggi arcivescovo della metropoli lombarda, e dal responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada, oggi vescovo di Brescia. Ma fu semplicemente spostato da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con gli adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Dal giorno in cui il prete-catechista invitò Alessandro, allora quindicenne, a “dormire nel lettone” del suo appartamento privato, il lungo calvario della vittima e della sua famiglia non si è ancora concluso. E forse non si concluderà mai.

    La colpevolezza di don Galli, 50 anni, nato a Cislago in provincia di Varese, non è in dubbio, ma le vie del Signore non sono infinite. Ora la procedura somiglia a un ottomila himalaiano: si devono attendere i 90 giorni per le motivazioni della Cassazione, ci sarà la sospensione dell’esistenza agostana, il tribunale di Milano dovrà celebrare il processo di Appello bis in un’unica udienza (con accusa e difesa) al termine della quale dovrebbe esserci la sentenza con le parole al posto giusto. Ad andare bene potremmo essere già a gennaio 2023. Poi si dovranno attendere altri 90 giorni per le motivazioni di questa sentenza e 30 per consentire un nuovo ricorso in Cassazione con relativa tempistica prima della sentenza finale. Senza la pandemia, i 10 anni fra reato e prescrizione sarebbero già trascorsi.

    Così il piano inclinato consente al due volte colpevole di sperare di farla franca. L’intera vicenda è un esempio della discrepanza fattuale fra le indicazioni paradigmatiche di Papa Francesco riguardo ai reati sessuali dei sacerdoti e la realtà nelle parrocchie, il desino delle vittime, la possibilità concreta di ottenere una giustizia. A tutto ciò si aggiunge la sentenza assolutoria che, nonostante le due condanne in un tribunale italiano, don Galli ha ottenuto l’anno scorso nel primo processo canonico, quello istruito dal Tribunale ecclesiastico regionale lombardo.

    Per lui è stata usata la formula della “sentenza dimissoria”, che di fatto equivale all’insufficienza di prove. Il caso è stato poi trasferito in Vaticano, alla Congregazione per la dottrina della Fede, ed è scomparso dai radar, lasciando una lunga ombra sui proclami di ritrovata trasparenza da parte della Chiesa. Un atteggiamento da più parti stigmatizzato anche da chi è culturalmente vicino alla Santa Sede; per esempio dal libro “Agnus Dei” di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati.

    Il caso rimane aperto e la strada verso la conclusione sempre più stretta. C’è un dispositivo di Cassazione, ci sono due parole che litigano fra loro, c’è meno di un anno per metter ordine, c’è una vicenda evaporata nelle segrete stanze del Vaticano, ci sono due sentenze di colpevolezza. C’è anche un libro della mamma della vittima, Cristina, dal titolo eloquente: “Chiesa, perché mi fai male?”. In attesa di un risposta, c’è infine una famiglia che si sforza di credere nella giustizia umana e divina, ma non riesce a trovare la pace.

    (trascrizione da LaVerità del 15 giugno 2022)

  • Don Mauro Galli – Fissata l’udienza in Cassazione

    Don Mauro Galli – Fissata l’udienza in Cassazione

    Fissata per il giorno 9 giugno 2022 l’udienza penale che deciderà la condanna definitiva o meno per don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato in appello a 5 anni e 6 mesi per aver abusato di un 15enne.

    La vicenda di particolare rilievo in quanto a margine rivela le coperture sistemiche e l’inerzia del clero italiano, in questo specifico caso quelle di monsignor Mario Delpini e monsignor Pierantonio Tremolada che pur omettendo anche al Vaticano la denuncia, secondo le procedure interne vigenti all’epoca, furono comunque nominati da papa Francesco uno, Arcivescovo di Milano, l’altro a Brescia.

    Redazione

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Vittorio Bellavite

    La prima Corte D’Appello penale della magistratura milanese ha confermato (con una riduzione da sei anni e quattro mesi a cinque e sei mesi) la condanna di don Mauro Galli per abuso sessuale. Si tratta di un episodio del dicembre 2011, una brutta vicenda di cui si occuparono i media a suo tempo. Essa si caratterizzò da una parte per una lunga serie di scorrettezze e di “coperture” da parte dei vertici ecclesiastici, dall’altra per la tenacia e perseveranza della famiglia della vittima, un giovane allora di 15 anni. L’iter giudiziario non è finito e c’è il rischio concreto della prescrizione. Nel frattempo la cosiddetta “Indagine previa” promossa dalla curia di Milano, che iniziò con incomprensibili tre anni di ritardo (dopo che la vittima si rivolse alla Procura della Repubblica!), portò a un giudizio del Tribunale Ecclesiastico Regionale che emise una sentenza di sostanziale assoluzione del Galli ma senza che se ne conoscano il testo e le motivazioni. Ora il processo è davanti alla Congregazione per la dottrina della fede. La contraddizione tra ordinamento civile e procedure ecclesiastiche è clamoroso e bisognerà affrontarlo ancora una volta.

    Fatti come questi, con altri conosciuti e con altri nascosti, intaccano la credibilità un po’ di tutto il clero agli occhi dell’opinione pubblica, anzitutto di quella cattolica che partecipa alla vita della Chiesa. Si dirà che non bisogna generalizzare, che ci sono tante situazioni virtuose e via di questo passo. Ma il fenomeno dell’abuso non è poi così ridotto se gli addetti ai lavori informano che in Italia e negli altri paesi ci sarebbe una presenza costante di preti che abusano intorno al 4-5%, quindi un numero grande. Mi chiedo perché, per stare alla nostra diocesi, non ci sia una reazione da parte del clero nei confronti della situazione che faccia chiarezza e che quindi non appaia o non sia una qualche forma di protezione del sistema, o di tolleranza o di questione che riguarda solo i vescovi che in questo modo sarebbero al riparo da contestazioni. Forse si pensa che tutto, in fondo, rientri nell’ordinaria amministrazione, “siamo tutti peccatori”, ci sono anche i peccati degli uomini di Chiesa. Sorprende che non si capisca in questo modo che si trascurano del tutto le vittime, cattolici di serie B, che, tra l’altro, proprio perché subiscono una violenza da persona che interviene sulle loro coscienze, patiscono danni psicologici ben più gravi di quelli altri tipi di violenza. Nel caso della nostra diocesi mi domando se non conta e molto, per una sorta di rispetto e per non voler creare un forte turbamento nel tranquillo vivere delle attività di Chiesa, il fatto che i due principali responsabili della Chiesa in Lombardia, l’arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini e il vescovo di Brescia Mons. Pierantonio Tremolada, siano stati coinvolti direttamente in questa storia prima di essere nominati vescovi quando i fatti erano già ben noti. In aree sensibili e preoccupate dei problemi di gestione della Chiesa furono sollevati a suo tempo forti dubbi sull’opportunità di queste due nomine da parte di papa Francesco.

    Questa situazione propone, come in altri casi pesanti, il problema di come i vescovi affrontano il problema della pedofilia del clero nella nostra Chiesa. Negli altri paesi a noi vicini, Spagna, Francia, Germania e ora Polonia (prima in USA, Irlanda…) in questi mesi il mondo cattolico è profondamente scosso da gli scandali del clero pedofilo e i vescovi cercano di affrontare là le situazioni con un certo coraggio e parresia. In Italia niente di tutto questo. Si crede di fare il dovuto con l’istituzione di Commissioni diocesane che si occupino dei minori con iniziative di formazione e di prevenzione. Abbiamo già scritto ampiamente e con tenacia che non è questo che serve ora. Ripetiamo i quattro punti sine qua non per riprendere credibilità: istituire una Commissione di indagine indipendente per accertare la quantità e le caratteristiche degli abusi nel nostro paese, fare un solenne atto collettivo di penitenza di tutta la chiesa, rinunciare in ogni modo ai canali interni di tipo ecclesiastico e ricorrere subito alla magistratura, occuparsi delle vittime.

    Il Card. Reinhard Marx ha innovato, con coraggio e forte coinvolgimento personale, la pesantezza delle tradizionali “liturgie” degli apparati ecclesiastici, che si manifestano nei loro aspetti peggiori quando ci sono di mezzo rapporti personali ed interpersonali nel clero, conflitti di competenze, rapporti con le gerarchie interne, rapporti con l’autorità civile e via di questo passo. Il card. Marx si è dimesso contro il “sistema” di cui sta discutendo la Chiesa in Germania. Sarebbe buona cosa se nella Chiesa italiana si guardasse al suo esempio in particolare quando a un giudizio critico sul “sistema” si aggiungessero responsabilità personali per fatti specifici. Si avvierebbe col tempo un circolo virtuoso, usando di questa occasione, un sistema nuovo in cui nel funzionamento della chiesa progressivamente assumano responsabilità donne e uomini, più liberi dai vincoli gerarchici e non prigionieri dei silenzi e delle ipocrisie.

    (Vittorio Bellavite è coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa)

    https://www.micromega.net/pedofilia-del-clero-il-caso-don-galli-e-il-silenzio-dei-vescovi/

  • I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    di Ivo Pincara

    Articolo tratto da korazym.org

    Alessandro Battaglia: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” Parla la vittima sopravvissuta nel video [QUI]. Alessandro ha frequentato gli ambienti parrocchiali sin da piccolo, ad 8 anni era nel gruppo dei boy scout, nel periodo in cui era animatore conosce Don Mauro Galli. Alessandro ha subito le violenze del sacerdote ed il primo sentimento provato è stato sentirsi in colpa per quello che aveva subito. Dopo quella notte, per tre anni, Alessandro ha continuato a cantare nel coro parrocchiale, a frequentare l’oratorio come animatore, cercando di dimenticare le violenze subite. Ma Alessandro è stato pesantemente segnato. Gli incubi erano ricorrenti, il dolore è diventato una costante nella sua vita, un dolore che non si può spegnere e non si può dimenticare. Alessandro afferma: “E siccome non riesco a spegnerlo l’unico modo è spegnere me, ho cercato di farmi fuori”. “Non credo in questa chiesa, perché mi ha tradito, perché le ho dedicato tutta la mia vita, le ho dedicato tutto il mio servizio, e in qualche modo sono stato messo dall’altra parte, sono stato messo sotto accusa”.

    Alessandro Battaglia.

    “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho mai toccato”, dichiara Don Mauro Galli nel 2018, ascoltato nel processo. “Non ho compiuto nessun atto sessuale, mi sono accorto di aver compiuto un errore una leggerezza”. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di Don Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro la presunta vittima [QUI]. “[Alessandro] Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato Don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Alessandro a nominare Don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di Don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, Don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”. In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a Don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo Don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato, all’inizio di gennaio 2012, Mons. Mario Delpini, oggi Arcivescovo metropolita di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del suo Predecessore, il Cardinale Scola. Delpini decise di spostare Don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato Don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

    Don Mauro Galli.

    10 giugno 2011 – Don Mauro Galli, nato il 6 dicembre 1979 a Cislago (VA). Laureato in chimica farmaceutica, viene ordinato sacerdote il 10 giugno 2011 nel Duomo di Milano dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Da prete novello viene nominato Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Ambrogio in Rozzano e dei Santi Chiara e Francesco a Ponte Sesto di Rozzano, nell’hinterland di Milano.

    Notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 – Don Mauro Galli, reo confesso, ha dormito nello stesso letto con il minore Alessandro Battaglia, 15enne al tempo dei fatti, giovane vittima sopravvissuta, che frequentava l’oratorio sin da bambino.

    Inizio gennaio 2012 – Don Mauro Galli viene denunciato alla Curia arcivescovile.

    1° marzo 2012 – Don Mauro Galli viene spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori, nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Pietro in Legnano e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambin Gesù, dei Santi Magi in Legnano ed i SS. Redentore in Legnanello di Legnano.

    31 ottobre 2012 – Don Mauro Galli viene destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda.

    10 luglio 2013 – Don Mauro Galli viene trasferito a Roma – a completare il suo percorso di studi – con residenza effettiva nella capitale dal settembre 2013 presso un istituto religioso non meglio indicato dalla diocesi ambrosiana, che tiene invece a specificare che l’istituto è abitato solo da adulti. Da una istantanea del sito web della parrocchia San Pietro di Legnano (ora non più consultabile) emerge la sede romana di studi, la Pontificia Università Lateranense [QUI] https://laici.forumcommunity.net/?t=60065065.

    Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano dal 2007 al 2017, Vicario generale di Milano dal 2012 al 2017, Arcivescovo metropolita di Milano dal 2017.

    24 ottobre 2014 – A seguito della denuncia querela presentata nel luglio 2014 della famiglia Battaglia, Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare, in qualità di Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano viene convocato e ascoltato presso la Questura di Milano. In quella circostanza Delpini afferma che Don Carlo Mantegazza gli disse dei presunti abusi compiuti da Don Mauro Galli. Invece, Delpini, dati alla mano, non ha avviato alcuna indagine nei confronti del prete e come provvedimento ha disposto solo il trasferimento da Rozzano a Legnano, sempre nel contesto di una parrocchia con l’oratorio, nel quale Don Galli avrebbe potuto perpetrare ulteriori violenze sui minori. È difficile credere che Delpini non avesse ben compreso la gravità della situazione. Sapeva degli abusi di Don Mauro Galli poiché venne informato personalmente da Don Alberto Rivolta. Delpini afferma “in concreto la gestione e soprattutto la decisione di andare via da Rozzano è stata mia, la destinazione di Legnano è stata scelta da me” [QUI] https://www.youtube.com/watch?v=mt0hh8oGdlk&t=42s.

    21 gennaio 2015 – A seguito della denuncia querela presentata dai genitori di Alessandro Battaglia nel luglio 2014, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede.

    18 maggio 2015 – Don Mauro Galli è raggiunto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale e di ogni attività pastorale, ma a quanto pare, è mai stato sospeso a divinis.
    All’interno del processo penale la famiglia della vittima ha revocato la propria costituzione di parte civile a seguito di un accordo transattivo conseguito con l’imputato. Don Galli, a titolo personale, ha versato alla famiglia della vittima la somma di 100mila euro [QUI].

    4 aprile 2017 – Lettera inviata dai genitori di Alessandro Battaglia all’Arcivescovo metropolita di Milano, Cardinale Angelo Scola [QUI].

    10 maggio 2017 – Lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai genitori di Alessandro Battaglia [QUI].

    Diocesi di Milano, informazioni generali.

    21 dicembre 2017 – Comunicato dell’Arcidiocesi di Milano
    «Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze: la narrazione degli avvenimenti consentiva di escludere che fosse avvenuto un episodio di abuso. Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato. Va infatti sottolineato che il ragazzo esporrà solo anni dopo, nel 2014, una versione dei fatti penalmente rilevante, contrariamente a quella raccontata immediatamente dopo l’accaduto. Per quanto attiene alle assegnazioni di don Mauro, nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo del sacerdote dal ragazzo era intercorso ben prima. Questo primo trasferimento era motivato dall’inopportunità di lasciare a Rozzano don Mauro dopo l’episodio in oggetto, nel frattempo divenuto notorio. Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale.
    Dopo ulteriore riflessione l’Autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili a monsignor Mario Delpini dopo l’assunzione formale da parte di quest’ultimo, nel luglio 2012, del ruolo di Vicario Generale della Diocesi di Milano. Nel dettaglio, il 31 ottobre 2012 don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori – e con provvedimento del 10 luglio 2013 inviato a completare il suo percorso di studi a Roma, con residenza (effettiva dal settembre 2013) in un istituto religioso abitato solo da adulti. A metà del 2014 la famiglia del ragazzo racconta una nuova versione del fatto del 2011, parlando di abusi e nel luglio 2014 viene presentata la denuncia querela dai loro legali. Il 21 gennaio 2015 viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Il 18 maggio 2015 il sacerdote viene fatto oggetto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale. Queste decisioni mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso né da parte del cardinale Scola, né da monsignor Delpini o da monsignor Tremolada o da altro esponente della Curia milanese.
    Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché. È infatti emerso chiaramente nel corso della scorsa udienza celebrata dinnanzi al Tribunale di Milano che la famiglia del ragazzo ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014, quando il sacerdote era già stato trasferito a Roma da un anno. È evidente dunque che la Diocesi ha agito in modo tempestivo ed efficace, ancor prima che fossero emersi fatti di rilievo penale. Ne sono prova, come già specificato:
    1 – la presa in carico della situazione con l’affidamento allo psicologo
    2 – i diversi trasferimenti di don Mauro: prima il cambio di parrocchia, poi l’allontanamento dal contatto con i ragazzi
    3 – la costante disponibilità al dialogo (di persona e per lettera) con la famiglia da parte di diversi esponenti della Curia di Milano e dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.
    Allo stesso modo l’Autorità diocesana interveniva secondo protocollo dopo la denuncia querela del 2014.
    Intercorsa nel frattempo la nuova versione dei fatti e la denuncia querela del 2014, l’Autorità diocesana – dimostrando così atteggiamento trasparente – ha agito ulteriormente. Ne sono prova:
    1 – la sospensione cautelativa di don Mauro dal ministero e da ogni attività pastorale
    2 – l’apertura dell’indagine previa e la trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede della Santa Sede
    3 – l’affidamento della causa da parte della Congregazione della Dottrina della Fede al Tribunale Ecclesiastico Lombardo con l’apertura della causa canonica penale
    4 – la collaborazione alle indagini.
    L’Arcidiocesi di Milano che – lo si ripete – non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie, ribadisce la volontà – se necessario – di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame [QUI].

    24 marzo 2018 (ultima modifica 4 luglio 2019) – Su Vatican Insider, Andrea Tornielli (di cui allora era il coordinatore) prende la difesa di Delpini: “Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte. Il prete milanese accusato di tentata violenza su un ragazzo: alcuni media e siti web cercano di attribuire responsabilità all’arcivescovo di Milano. Documenti e testimonianze li smentiscono. (…) Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali. (…) Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale. (…) Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza” [QUI].

    20 settembre 2018 – La Quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ritenuto colpevole per aver abusato sessualmente di Alessandro Battaglia [QUI]. Cristina Balestrini alla condanna di Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi: “Ma non abbiamo più notizie sul processo canonico”. Sapete se il religioso esercita ancora? “Noi abbiamo una lettera dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia” [QUI].

    11 febbraio 2019 – È Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale di Milano, il Referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’Arcivescovo metropolita di Milano per il triennio 2019-2022. La nomina fa parte di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio da Mons. Mario Delpini [QUI e QUI]. Il Referente diocesano è «da considerarsi membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e che si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». «Il Referente disporrà di adeguate figure di collaborazione operativa – si legge nel Decreto di nomina – potrà avvalersi di un’équipe di esperti che, con la Nostra approvazione, risulta essere composta dalla prof.ssa Nicoletta Pirovano (psicologa) e dal dr. mons. Desiderio Vajani (canonista). Singoli esperti potranno essere di volta in volta coinvolti, con l’approvazione dell’Ordinario, per il migliore adempimento dei compiti del Referente. Il compito di portavoce è affidato al portavoce ufficiale della Diocesi di Milano. Nello svolgimento dei suoi compiti il Referente diocesano per la Tutela dei minori terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019, che comprende anche alcune delle competenze previste dalle indicazioni nazionali in materia di tutela minori».

    9 maggio 2019 – Viene promulgato il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco, che è entrato in vigore il 1° giugno 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che vescovi e superiori religiosi siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Stabilisce norme universali, che si applicano a tutta la Chiesa [QUI].

    Maggio 2019 – I famigliari di Alessandro Battaglia scrivono una lettera aperta all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini: «Dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di on Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi. Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi. Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano» [QUI].

    5 giugno 2019 – Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana invia una lettera alla famiglia di Alessandro Battaglia, manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada” [QUI].

    24 giugno 2019 – Don Mauro Galli viene assolto nel processo penale canonico. I medesimi fatti criminali, sottoposti a giudizio in due distinte sedi processuali, civile e canonica, hanno prodotto esiti contradditori: una condanna (anche se solo in primo grado) e una assoluzione penale canonica, in prima istanza e per gli stessi fatti. E nonostante Papa Francesco abbia tolto il segreto pontificio sui reati di pedofilia clericale, la famiglia non ha potuto accedere ai fascicoli processuali potendosi limitare solo a conoscere l’esito striminzito del giudizio canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico lombardo: “Sentenza dimissoria”, Don Mauro Galli – è la motivazione – assolto per insufficienza di prove. Se le ragioni del diniego sono ineccepibili sul piano formale (la disposizione normativa del papa, non retroattiva, è successiva al processo canonico) restano difficili da comprendere sul piano etico e morale [QUI].

    15 gennaio 2021 – L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Don Mauro Galli è stato ritenuto parzialmente non colpevole dei fatti. «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste», si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo, che viene sinteticamente aggiornato: Don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per una ulteriore verifica [QUI]. «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera porta la firma di Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale. Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina Balestrini, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini. Cristina Balestrini annota con dolore che quando Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?».
    Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro Battaglia, scrivono anche a Papa Francesco: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.
    Inizia così la missiva dei genitori di Alessandro Battaglia, che proseguono: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltare: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”
    E concludono: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore” [QUI].
    Nel comunicato dopo la sentenza l’Arcidiocesi esprime vicinanza al ragazzo e alla famiglia. Invece, Alessandro afferma “la chiesa ci ha proprio allontanati, ci ha trattati da reietti”. “Voglio mettermi in gioco perché le cose cambino, nel weekend scorso ho incontrato più di 250 vittime, su una parete c’erano scritti una cinquantina di nomi, sono tutte persone che hanno subito questo e non hanno trovato la forza di andare avanti, quella parete non deve più avere altri nomi”. “Io non dico che voglio risolvere il problema però voglio dare una mano perché non devono più accadere queste cose, sono la persona che sono anche in funzione di quello che mi è successo, però si può avere una bella vita lo stesso”.

    1° giugno 2021 – Sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 348, viene pubblicato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che entrerà in vigore l’8 dicembre 2021. “Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali” [QUI].

    22 giugno 2021 – Don Mauro Galli sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della Prima sezione penale della Corte d’appello di Milano [QUI]. La madre di Alessandro Battaglia a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione”. Il sacerdote non ha mai ammesso gli abusi [QUI].

    Mons. Pierantonio Tremolado, Vescovo ausiliare di Milano dal 2014 al 2017, Vescovo di Brescia dal 2017.

    Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa Cattolica Romana: sono Mons, Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. In particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano sono colpevoli di aver gestito male la vicenda e quindi i famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini e l’attuale Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada (che all’epoca dei fatti erano Vescovi ausiliari di Milano e Delpini inoltre Vicario Generale). Il loro comportamento è stato ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna, come era previsto dalle direttive della Conferenza Episcopale Italiana, si limitarono a spostare Don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 l’allora Vescovo ausiliare di Milano, Mons. Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo [QUI].

    Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dalla Santa Sede per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure, proprio Papa Francesco ha designato ambedue alle nuove cariche: Delpini il 7 luglio 2017 [QUI] e Tremolada il 12 luglio 2017.

    Dopo il presunto abuso Don Galli venne trasferito all’oratorio di Legnano, sempre a contatto con i bambini: una decisione presa da Mons. Mario Delpini e da Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovi ausiliari di Milano, futuri ordinari di Milano e Brescia.

    Mons. Tremolada: “È vero. Lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio. Siamo stati imprudenti, lo diremo se ci verrà detto perché l’avete fatto?” [QUI].

    Cristina Balestrini, la mamma di Alessandro Battaglia: “A giugno 2017 il processo entra in una fase calda, e a luglio sia Mons. Tremolada che Mons. Delpini sono stati promossi”. “Negli ultimi due anni (2015-2017) abbiamo mandato lettere e email alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco ricevendo anche risposte. Sono arrivate email di risposta quando ancora il Cardinale Gerhard Ludwig Müller era Prefetto della congregazione, c’è stato risposto che tutta la nostra documentazione era giunta loro e che, lui in persona, avrebbe preso in considerazione la nostra vicenda”.

    Degli audio dei primi incontri con Mons. Tremolada e Mons. Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Alessandro, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Mons. Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare Don Galli nuovamente a contatto con minori fosse stata sbagliata. Nell’audio successivo è presente anche Don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo metropolita di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare Don Galli [QUI].

    Cristina Balestrini: “Non è facile conservare la fede quando si è costretti ad affrontare un’esperienza come la nostra quando si vede il proprio figlio devastato al punto tale da tentare il suicidio per ben quattro volte. Ma noi siamo convinti che Dio non c’entri, e che a sbagliare siano le persone. Lo stesso non si può pretendere da Alessandro: lui, che è cresciuto in parrocchia, dov’era attivissimo, ora non vuole più saperne e dice spesso che i suoi figli non vedranno mai l’interno di una chiesa. Fortunatamente, seppure con moltissima fatica, sta cercando di provare a vivere una vita ‘normale’. In questi anni è sempre stato affiancato da psichiatri, le sue condizioni sono finalmente migliorate quando ci siamo affidati a un terapeuta specializzato nella gestione dei disturbi post-traumatici” [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    Difesa dell’imputato e principio giuridico di presunzione di innocenza

    Il principio di presunzione di innocenza è un fondamento del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    In Italia c’è ancora molto da fare

    – Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021
    – Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021
    – Non possiamo guardare dall’altra parte, mentre nel mondo vengono continuamente perpetrati dei crimini efferati contro i bambini – 15 maggio 2021
    – “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani – 25 maggio 2021

    Postilla
    «Non è scontato che ci si interessi delle vittime»
    «Chiesa, perché mi fai male?»

    «Vorrei ringraziare l’autore di questo articolo per la capacità di sintesi, e allo stesso tempo la completezza. Non è scontato che ci si interessi delle vittime. Attendiamo martedì l’udienza in Appello. Grazie» (Cristina Balestrini, madre di Alessandro Battaglia – 19 giugno 2021).

    Lo Staff del Blog dell’Editore ha profuso molto impegno, innanzitutto nel ricercare il materiale per il dossier del “caso Don Galli”. Poi, questo ha portato lo Staff del Blog dell’Editore a fare un grande lavoro di sintesi come dice la Sig.ra Balestrini, poiché il materiale sul quale si è lavorato è davvero tanto, soprattutto quello prodotto da Fanpage.it, testata che ha seguito tutta la vicenda. Il lavoro di sintesi estratto dal materiale generale lavorato, e il lavoro di editing risultato nell’articolo a firma di Ivo Pincara, non è stato semplice. Lo Staff del Blog dell’Editore – come per il “caso Lupacchini” [*] – nel “caso Don Galli”, ha anche “sbobinato” il testo dell’intervista di Alessandro Battaglia. Le parole della vittima, oltre a poter essere ascoltate nel video di Fanpage.it ora possono anche essere lette – nero su bianco – grazie a questo lavoro, che finora nessuno aveva fatto.

    Ringrazio la Sig. ra Balestrini, la madre della vittima sopravvissuta per il suo commento, con cui ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento, sia per la sintesi ma anche per la completezza del lavoro svolto.

    Va evidenziato che la Sig.ra Balestrini sottolinea un altro aspetto non di poco conto del dossier, cioè: «Non è scontato che ci si interessi delle vittime». Infatti, questo aspetto, troppo spesso, passa in secondo piano, sia da parti di alcuni commentatori, sia da parte delle istituzioni ecclesiastiche (come si può evincere dal dossier, anche questa volta). Questo è un aspetto che invece dovrebbe essere posto in primo piano, sempre.

    20 giugno 2021
    V.v.B.

    “Chiesa: perché mi fai male?: Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato” di Cristina Balestrini (2019). Testimonianza di una vicenda realmente accaduta in Italia, raccontata in prima persona. Un abuso sessuale di un minore da parte di un sacerdote. Come la Chiesa interviene e quale attenzione ha realmente nei confronti delle vittime dei preti pedofili, vittime cattoliche. Storia ricca di documenti con descrizione accurata del Processo in Tribunale, della gestione della vicenda da parte della Diocesi, fino ad arrivare al coinvolgimento della Santa Sede. Qual è il ruolo di Papa Francesco? Proclami, Parole o Fatti? Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”