Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Pio Guidolin

  • Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Gli abusi sessuali ai danni di minori sconvolgono pure la Chiesa italiana. I dati choc riportati dall’associazione Rete l’Abuso

    Duecentonovantotto consacrati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. Centoquarantaquattro sono quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

    Vale la pena sottolineare sin da subito come la fattispecie degli abusi possa essere estesa o considerata riferibile anche a quelli commessi – in circostanze che sembrano però essere davvero minoritarie – ai danni di quelli che la Santa Sede chiama “adulti vulnerabili”.

    In Vaticano si è parlato anche di quel genere di abusi. In specie durante l’incontro straordinario sulla protezione dei minori voluto dal vescovo di Roma, ossia il summit straordinario che si è tenuto nel febbraio del 2019. Ma il discorso, che riguarda per lo più quanto subito dai minori, non cambia: i dati, che sono stati diffusi dalla Rete l’Abuso, sono drammatici. Le stime ipotizzabili presentate dalla medesima associazione fanno riflettere con una facilità persino maggiore di quella espressa per la prima casistica: la forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito della realtà indicata, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito di netto.

    Il Belpaese non è stato sconvolto dal “collasso morale” – così come lo chiama Benedetto XVI – della Chiesa cattolica. Il Cile, gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia e la Germania: sono queste le nazioni di cui abbiamo raccontato con costanza in questi anni in relazione agli abusi commessi da ecclesiastici. Per dirne una: alcune diocesi statunitensi sono fallite o quasi a causa dei risarcimenti dovuti alle vittime. Da noi non è ancora accaduto. Ma sembra appunto che l’Italia possa entrare a far parte di questo elenco: quello delle nazioni in cui la Chiesa cattolica deve affrontare, e con urgenza, la questione. Il Vaticano, anche dopo la serie di scandali che ha sollevato più di una bufera attorno a qualche alto ecclesiastico (si veda, per esempio, il caso dell’ormai ex cardinal Theodore McCarrick), non tollera più i comportamenti delittuosi degli appartenenti al clero: quando non si tratta di fumus persecutionis o di voci non confermate dalle indagini interne, ormai si tende a procedere nell’immediato con quanto previsto dal diritto canonico. Sempre che le norme siano considerate sufficienti. Ma ogni tanto si scopre di qualche sacerdote che viene “spostato” di diocesi o di parrocchia.

    La “linea della tolleranza zero” di Joseph Ratzinger, che rimane il Papa recordman per numero di consacrati “spretati”, ha avuto i suoi effetti. E Papa Francesco non è tornato indietro, anzi. Per quanto durante questo pontificato le accuse di pedofilia siano arrivate ad interessare persino il prefetto della Segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, che ora si trova in carcere in Australia, ma che potrebbe essere giudicato in modo diverso rispetto al primo grado per il tramite dell’appello.

    Non deve stupire più di tanto, comunque sia, che l’Italia non possa definirsi estranea al “collasso morale”. Il caso del San Pio X – sul quale la Santa Sede ha indagato almeno nel corso degli ultimi due anni e per il quale è stato rinviato a processo anche Don Gabriele Martinelli, è abbastanza emblematico. Prima i libri di Gianluigi Nuzzi, poco dopo le Iene: come direbbe Jorge Mario Bergoglio, “la pentola” sembra essere stata “scoperchiata”, ma in questo caso soprattutto da fuori le mura leonine. I racconti delle presunte vittime e dei presunti testimoni sono stati fondamentali. Per quanto si debba comunque attendere gli esiti processuali. All’interno di un pre-seminario del Vaticano potrebbero essere accaduti fatti di questa tipologia e di questa gravità. Cosa potrebbe accadere, con continuità, nelle periferie, che possono non essere sottoposte a un controllo troppo serrato? Papa Francesco, in questi sei anni e mezzo di pontificato, ha ribadito qual è l’avversario da abbattere: il clericalismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ritiene che siano le distorsioni dei rapporti tra i membri del clero a contribuire agli abusi sessuali.

    Il papa emerito Benedetto XVI, dal suo canto, è invece tornato sull’argomento, centrando la sua riflessione scritta sulle conseguenze dovute all’innesto dell’ideologia sessantottina all’interno della Ecclesia. Una posizione – quella del teologo tedesco – che è stata stigmatizzata dal fronte progressista. Il papa emerito ha fatto intendere come la liberalizzazione dei costumi, che ha fatto la sua comparsa in contemporanea con il 68′, abbia sconvolto l’assetto ecclesiastico. Poi c’è il cosiddetto “fronte tradizionale”, che associa il dramma della pedofilia a quella che i tradizionalisti chiamano “agenda omosessualista”. La disamina sulle cause, dinanzi certe rilevazioni numeriche, possono passare in secondo piano.

    Le stime sulle vittime: forse un milione solo in Italia

    Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cirfra che non può essere verificata in maniera certosina. Se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione.Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da Rete l’Abuso. Qualche Stato, come quello australiano, pensa che un modo utile a far cadere qualche muro di silenzio sia quello di legiferare sul segreto confessionale, che per certi progressisti dovrebbe venire meno. I sacerdoti, dal canto loro, segnalano come la confessione sia, in realtà, uno dei pochi strumenti tramite cui si può giungere ad avere contezza degli abusi. Quello – dicono – è il luogo in cui si trova il coraggio di parlare. Guardando bene, però, il limite vero deriva dalla mancanza di denunce, provengano queste dai sacri palazzi, dalle parrocchie, dalle vittime o dalle famiglie. Pure per questo, il Santo Padre ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi. Il Papa ha stilato Motu proprio ad hoc: Vox estis lucis mundi. Ma il sistema di prevenzione italiano funziona?

    Le zone italiane coinvolte dagli scandali legati agli abusi

    Il lavoro di Rete l’Abuso è tanto meticoloso da proporre ai lettori una vera e propria configurazione, con tanto di connotazioni e specifiche geografiche, ritraente tutti i casi per cui è corretto annotare delle certezze giudiziarie o quantomeno delle accuse in fase di accertamento. Distinguendo solo per religiosi condannati o rei confessi e per religiosi che per ora risultano essere solo indagati, si ottiene in ogni caso una conclusione choccante: tranne alcune zone, come buona parte della Basilicata, il nord della Sardegna, la striscia settentrionale dell’Emilia Romagna e una fascia consistente della Toscana, del Veneto e del Friuli, nessuna macrozona ecclesiastica italiana – su base regionale e non diocesana – può dirsi estranea a casi, presunti o no, di pedofilia. E questo, considerando quanto poco si parli degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Italia rispetto ad altre nazioni del mondo, raffigura già di per sé un fattore di rilievo. Un grande assembramento di sacerdoti condannati o autori di confessioni sulla pedofilia perpetrata è riconducibile al Nord Ovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria si conta quasi un terzo degli episodi totali. Come non far notare, poi, come la mappa si addensi proprio in prossimità del Vaticano? Uno delle ultime condanne emesse nei confronti di un sacerdote è inerente a quanto commesso da padre Pio Guidolin, che è stato condannato a 12anni di carcere. Una storia in cui c’entrerebbe pure l’utilizzo improprio dell’olio santo. Eppure, nonostante il lavoro degli inquirenti, alcune di queste storie vengono rivelate dopo anni. Francesco Zanardo, che è il presidente della Rete l’Abuso, ha reso noto come uno degli ostacoli possa derivare dai rapporti intercorrenti tra i principali enti istituzionali: “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Come se i cosiddetti poteri forti fossero troppo legati tra di loro per poter squarciare il velo di Maya.

    L’intervento della Chiesa cattolica per la protezione dei minori

    “Dietro l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto preti spretati, teologi eretici come Hans Küng, lotte interne dei modernisti contro il papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice, che vogliono far pagare alla chiesa le sue posizioni in materia etica”. A scriverlo è stato il professor Francesco Agnoli in “Chiesa e pedofilia”, un libro edito da Cantagalli e pubblicato nel 2011. La disamina di fondo è questa: la pedofilia non è affatto un unicum ecclesiastico. Una parte consistente dei cattolici non nega che la Chiesa stia attraversando un “collasso morale”, ma non accetta che “pedofilo” e “sacerdote” vengano accomunati senza pensarci troppo. I cattolici-conservatori ritengono che la distorsione della dottrina cattolica perpetrata attraverso le svolte progressiste – distorsione che avrebbe attecchito in delle correnti teologiche statunitensi durante il boom delle avanguardie degli anni 60′ e degli anni 80′ – abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo di atteggiamenti non conformi alla dottrina e, persino, della pedofilia. Sembra giusto, dopo aver rimarcato pure come gli ultimi due pontefici abbiano riformato la prassi – Ratzinger ha anche inasprito le norme – evidenziare come la Chiesa cattolica stessa metta in campo degli strumenti in grado di recuperare le vittime. E non solo quelle che hanno subito abusi perpetrati dagli ecclesiastici. L’esperienza guidata da Don Fortunato Di Noto, cioè la Meter Onlus, è la dimostrazione pratica di come le istituzioni ecclesiastiche siano impegnate nella protezione, ma anche nella rinascita spirituale e psicologica, delle persone abusate.

    http://www.ilgiornale.it/news/abusi-dei-preti-ecco-tutti-i-dati-choc-che-riguardano-1794416.html

  • Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Guidolin, dopo il nostro articolo, ha inviato tramite il difensore una lettera in redazione.

    CATANIA – È stato condannato in appello a 12 anni di reclusione, Padre Pio Guidolin, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Una sentenza arrivata dopo una precisa confessione da parte dell’ex parroco del Villaggio Sant’Agata che “ha ammesso i fatti dicendo di aver fatto molto male alle vittime”. L’avvocato Vittorio Lo Presti attende le motivazioni per preparare il ricorso per Cassazione. Al difensore Guidolin ha affidato una lettera che è stata inviata in redazione, a seguito dell’articolo pubblicato il giorno dopo il verdetto della Corte d’Appello di Catania.

    “Alla luce di ciò che hanno scritto i media in relazione alla vicenda che mi riguarda, dichiaro di essere rimasto molto deluso – scrive Guidolin – per il fatto che una dichiarazione che doveva rimanere nell’ambito processuale sia stata divulgata facendomi finire nel tritacarne mediatico”. Il sacerdote, inoltre, dice “di aver dichiarato il pentimento per evitare altre sofferenze e lacerazioni. Ho capito che questa è la mia Croce e quindi devo portarla con forza”.

    Guidolin parla della sua esperienza da detenuto. “In carcere ho visto troppa sofferenza che porta le persone ad essere prigioniere nel cuore e nello spirito per colpa di tante forme di ingiustizia come è la mia esperienza che sto vivendo. Lo Stato dovrebbe riabilitare e reinserire la persona nella Società. La Giustizia dovrebbe, nella trasparenza e chiarezza dei fatti, dare luce ad una nuova vita e libertà; infine la Chiesa dovrebbe abbracciare e sostenere coloro che soffrono e coloro che restano soli”.

    E aggiunge ancora: “Non ho paura di una lettera che non doveva essere pubblicata ma ho solamente paura di chi fa del male distruggendo non solo la persona ma anche la stessa Chiesa che amo. Finisco con una frase di Nelson Mandela, anche lui provato e pentito e che alla fine diventò Presidente della stessa Nazione e disse così: “Io non ho paura, non ho paura del male che ho ricevuto ma degli amici e fratelli che non mi hanno sostenuto capito e soprattutto amato per quello che sono”.

    Guidolin continua la lettera. “Io che vengo da un paese lontano e offro la mia vita e la mia esperienza amara del carcere per gridare al mondo ed alla storia: mai più queste cattiverie e mai più queste infamità per fare delle persone non degli orchi ma uomini di speranza e di amore che amano la libertà. Auguro a tutti di trovare la forza di combattere fino alla fine dove io padre Pio “quello vivo”, con la lettera che ho scritto non sono andato nella bocca del leone ma mi sono messo in croce come quel Cristo che mi ha fatto nascere, crescere, educare e consacrare. Statemi vicini con la preghiera e con tutta l’umanità che Cristo ci ha insegnato con la sua stessa vita”.

    E conclude: “Spero che tutto questo possa essere da sprone a tante altre persone che qui in carcere trattengono le lacrime per tutte le amarezze della vita dove si perde famiglia, amici e dignità. Ringrazio la direttrice e tutto il personale carcerario, i miei fratelli carcerati per l’affetto e la stima che mi dimostrano, la forza che mi danno facendo di me un testimone della Croce. Grazie a tutti”.

    Il commento di Fernando Massimo Adonia.
    https://catania.livesicilia.it/2019/10/24/il-prete-dopo-la-condanna-io-come-il-cristo-in-croce_510934/

  • Prete confessa abusi su minorenni, processo “lampo” a padre Pio Guidolin

    Prete confessa abusi su minorenni, processo “lampo” a padre Pio Guidolin

    Processo di secondo grado ‘lampo’ a padre Pio Guidolin arrestato il 1 dicembre del 2017 da carabinieri a Catania per violenza sessuale su minorenni. Il sacerdote ha presentato una confessione scritta alla Corte d’appello che ha chiuso il procedimento lo stesso giorno della prima udienza e lo ha condannato a 12 anni di reclusione.

    Il Pg Maria Aschettino aveva chiesto 10 anni. In primo grado gli erano stati comminati 14 anni col rito abbreviato. La notizia è pubblicata dal quotidiano La Sicilia. Secondo l’accusa padre Guidolin avrebbe cosparso i minorenni di olio santo prelevato dai locali della sua chiesa, nel popoloso rione Villaggio Sant’Agata, ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli a ragazzini come ‘atti purificatori’ in grado di lenire le loro sofferenze interiori.

    Una delle piccole vittime che aveva opposto resistenza alle azioni del sacerdote, rivelando gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di asserzioni calunniose nei confronti del prete, ed aveva tentato il suicidio. Durante le indagini dei carabinieri, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi, inoltre è emerso che il sacerdote, per esercitare pressione psicologica nei confronti dei genitori delle piccole vittime che avevano deciso di denunciare i fatti, abbia anche millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per indurli a desistere dal loro proposito.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/prete-guidolin-confessa-abusi-su-minorenni-processo-lampo-a-padre-pio-guidolin.html?fbclid=IwAR29oregEFIB_n3TwfZFtnREgGJcRMn2h51Jm1UDHjYkixryhEF-PFkteRk

  • Abusi su minori, condannato a 14 anni prete pedofilo

    Abusi su minori, condannato a 14 anni prete pedofilo

    E’ stato condannato a 14 anni di reclusione e a pagare una provvisionale di 10 mila euro ciascuno alla decine di parti civili padre Pio Guidolin per violenza sessuale su minorenni. La sentenza, a conclusione del processo col rito abbreviato celebrato a Catania, è del Gup Giuseppina Montuori. La Procura aveva chiesto la condanna a 10 anni.

    Secondo l’accusa il sacerdote, arrestato il 1 dicembre del 2017 avrebbe cosparso dei 14enni di olio santo prelevato dai locali della sua chiesa, una parrocchia del popoloso Villaggio Sant’Agata, ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli come ‘atti purificatori’ in grado di lenire le loro sofferenze interiori. Uno dei ragazzini abusati avrebbe tentato il suicidio perché stanco di subire e da questo drammatico gesto sarebbero partite le indagini. Don Guidolin avrebbe anche millantato amicizie nella criminalità organizzata per far desistere alcuni genitori delle vittime dal proposito di denunciarlo

    http://www.siciliatoday.net/quotidiano/articolo.php?Abusi-su-minori-condannato-a-14-anni-prete-pedofilo-9186

  • Chiesa e abusi, condannato a 14 anni l’ex prete Per Pio Guidolin procura aveva chiesto 10 anni

    Chiesa e abusi, condannato a 14 anni l’ex prete Per Pio Guidolin procura aveva chiesto 10 anni

    Quattordici anni di reclusione per violenza sessuale su minorenni, quattro in più rispetto a quanti ne aveva chiesti per lui la procura di Catania. Padre Pio Guidolin dovrà, inoltre, pagare una provvisionale di diecimila euro a ciascuna delle parti civili che si sono costituite in giudizio contro di lui. La sentenza è arrivata oggi, a conclusione del processo con il rito abbreviato davanti alla giudice per l’udienza preliminare Giuseppina Montuori. Guidolin è stato arrestato l’1 dicembre 2017, a seguito delle indagini del Reparto operativo speciale dei carabinieri di Catania, cominciate nel 2014. Quando uno dei ragazzini abusati avrebbe tentato il suicidio.

    In base all’accusa, Guidolin avrebbe usato il suo ruolo di parroco della chiesa Santa Croce, al villaggio Sant’Agata, per costringere gli adolescenti a subire atti sessuali. In alcuni casi, i ragazzini sarebbero stati cosparsi di olio santo prelevato dai locali della chiesa, e i rapporti sarebbero stati loro presentati come «gesti spirituali per essere liberati dal demonio». Recitare preghiere a voce alta, quando i minori si trovavano con il sacerdote, sarebbe stato un «atto purificatore in grado di lenire le sofferenze interiori». A seguito di un processo canonico, Pio Guidolin è stato destituito dal ruolo di prete.

    Il nome di Pio Guidolin nel 2016 era finito sulle pagine di MeridioNews per un giallo riguardante proprio la chiesetta di Santa Croce. A raccontarla in prima persona il sacerdote Alfio Spampinato, chiamato dalla curia nel ruolo di amministratore per supplire alla mancanza di un parroco, dopo l’allora misterioso allontanamento di Guidolin. Una vicenda piena di ombre e scheletri negli armadi in cui affiorarono presunti debiti per circa 40mila euro. Questione che però con i fatti legati alla pedofilia non ha nulla a che vedere.

    https://catania.meridionews.it/articolo/72412/chiesa-e-abusi-condannato-a-14-anni-lex-prete-per-pio-guidolin-procura-aveva-chiesto-10-anni/

  • Pedofilia, al processo chiesti 10 anni per padre Pio Guidolin: minore abusato avrebbe tentato suicidio

    Pedofilia, al processo chiesti 10 anni per padre Pio Guidolin: minore abusato avrebbe tentato suicidio

    Dieci anni di carcere (pena gia’ ridotta di un terzo per via del giudizio abbreviato). E’ la richiesta del Pm Anna Tranchillo al gup di Catania, Giuseppina Montuori, nei confronti di padre Pio Guidolin, 57 anni, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzini nella chiesa del Villaggio Sant’Agata, fatti avvenuti sin dal 2014.

    Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Marisa Scavo, hanno accertato che il sacerdote, arrestato il primo dicembre del 2017, sfruttando il suo ruolo carismatico e la sua funzione religiosa avrebbe convinto giovanissimi fedeli parrocchiani, alcuni con eta’ inferiore ai 14 anni, a subire abusi sessuali ‘mascherati’ da atti spirituali, con tanto di olio santo e preghiere ad alta voce.

    Uno di loro avrebbe pure tentato il suicidio. Padre Pio Guidolin e’ stato gia’ condannato (in primo grado) dal Tribunale ecclesiastico: la Curia etnea ha assunto nei confronti del sacerdote, appena avuta contezza dell’inchiesta, alcuni provvedimenti cautelari (come l’allontanamento dalla parrocchia e il suo trasferimento ad altra sede) e ha dato avvio al processo canonico davanti al Tribunale speciale, istituito da Papa Francesco in seno alla Congregazione per la dottrina della Fede, proprio per i casi di pedofilia nel clero.

    https://www.corrieretneo.it/pedofilia-al-processo-chiesti-10-anni-per-padre-pio-guidolin-minore-abusato-avrebbe-tentato-suicidio/?fbclid=IwAR2Xv8ni8yWGvqnOP-P5j2hV9e8uTxPHfQdHag9-CQFkSv656W532cUmdjc

  • Sacramenti e pedofilia, don Pio Guidolin a processo

    Sacramenti e pedofilia, don Pio Guidolin a processo

    Katya Maugeri

    CATANIA – “Troppe voci sul suo conto, troppe volte veniva allontanato dalle parrocchie senza mai sapere il perché. Come mai? Adesso forse si è scoperto. Nessuno parla, mai. Si scopre tutto sempre a cose fatte!” Sono state tantissime le testimonianze che abbiamo ascoltato in esclusiva: raccontavano lo sgomento e la delusione dinanzi a quanto accaduto a dicembre scorso, quando don Pio Guidolin veniva arrestato. Accusato di pedofilia e responsabile di violenza sessuale sui minori fino a quel momento responsabile della parrocchia Santa Croce al Villaggio Sant’Agata a Catania. Un uomo che aveva lasciato un bellissimo ricordo ai giovani della Parrocchia di San Giovanni Galermo, che lo ricordano come un sacerdote perbene. Alcuni, invece, mormoravano e hanno ammesso che questo scandalo fosse già nell’aria.

    Arrestato il primo dicembre 2017, don Pio Guidolin sarà giudicato con il rito abbreviato secco.

    Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppina Montuori ha rigettato la richiesta del giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un testimone avanzata dai difensori, gli avvocati Alessandro Crisafulli e Simone Luciano Iofrida. In precedenza la richiesta del pubblico ministero, Anna Tranchillo, era stata quella del giudizio immediato e così i difensori hanno optato per il rito alternativo dell’abbreviato secco.

    Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto, Marisa Scavo, hanno accertato che nella parrocchia Santa Croce del Villaggio Sant’Agata, a Catania, , presentando così alle vittime i loro rapporti quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori. Le indagini hanno consentito di accertare che dal 2014 il sacerdote, sfruttando il suo ruolo e approfittando della condizione di particolare fragilità di diversi ragazzini di età minore dei 14 anni provati da vicende personali che li avevano turbati, li avrebbe costretti a subire e compiere atti sessuali.

    Uno scandalo che portò anche alcuni sacerdoti ad esporsi per rassicurare le comunità, i fedeli e i giovani, tenendo a precisare che il ruolo del prete non è sinonimo di pedofilia, “il web è pieno di rabbia, un accanimento giustificato in parte, lo capisco. Noi sacerdoti dobbiamo essere una luce per chi si trova nelle tenebre, da noi ci si aspetta un comportamento virtuoso, un esempio da seguire, non possiamo peccare di morale”.

    “La verità è questa: questa nostra Diocesi è allo sbando totale – raccontavano alcuni parrocchiani – siamo nelle mani di nessuno, mi creda. L’Arcivescovo non si occupa di nulla e delega tutte le decisioni al suo segretario”. Giovani delusi, parrocchiani che raccontano delle loro intuizioni: “Lo vedevo dai suoi gesti confidenziali e dai ragazzini: i bambini che c’erano il giorno in cui l’ho visto io avevano un viso vuoto, triste e guardavano sempre in basso per non incrociare gli occhi di noi adulti. Lo ricordo benissimo. Credevo li avesse rimproverati, ora ho capito il motivo”.

    Il Villaggio Sant’Agata è noto essere dominato dal clan dei Santapaola e il sacerdote esercitava persino una pressione e violenza psicologica alle giovani vittime che avevano deciso di denunciare gli abusi, minacciandoli di far intervenire esponenti della criminalità organizzata per indurli a desistere. Uno dei genitori delle vittime è stato denunciato per favoreggiamento personale perché, subito dopo che il figlio aveva reso sommarie informazioni all’autorità giudiziaria, avrebbe contattato il sacerdote per avvertirlo delle indagini a suo carico, inoltre uno dei ragazzini che aveva opposto resistenza alle azioni del sacerdote, rivelando gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di asserzioni calunniose nei confronti del prete.

    Nelle prime fasi dell’udienza preliminare sono state ammesse le parti civili, i genitori delle vittime e i giovani, oggi maggiorenni, che erano minorenni al momento degli abusi. L’udienza preliminare proseguirà il prossimo 16 ottobre.

    https://www.sicilianetwork.info/sacramenti-e-pedofilia-don-pio-guidolin-a-processo/

  • Abusi e orrore nella Parrocchia  Padre Guidolin a processo

    Abusi e orrore nella Parrocchia Padre Guidolin a processo

    di Laura Distefano

    Il sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata a minorenni. Le vittime si sono costituite parte civile.

    CATANIA – Avrebbe abusato di diversi ragazzini, approfittando delle loro fragilità e dei loro turbamenti. Si è aperto il processo a carico di

    Padre Pio Guidolin, 56 anni, accusato di violenza sessuale aggravata a minorenni. Il sacerdote sarà giudicato con il rito abbreviato secco davanti al Gup Giuseppina Montuori. È stata infatti rigettata la richiesta avanzata dai difensori del prelato, gli avvocati Alessandro Crisafulli e Simone Luciano Iofrida, del giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un testimone. La pm Anna Tranchillo aveva già avanzato istanza di giudizio immediato, ma i difensori hanno optato per il rito alternativo. Nelle prime udienze sono state affrontate le questioni preliminari e sono state ammesse le parti civili, i genitori delle vittime e i giovani oggi maggiorenni, che erano minorenni nel momento degli abusi. Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Marisa Scavo, hanno accertato che nella chiesa del Villaggio Sant’Agata gli abusi sarebbero avvenuti già a partire dal 2014. Le parti civili sono assistiti dal pool di legali composto dagli avvocati Michele Ragonese, Maria Chiaramonte, Graziella D’Urso, Massimo Di Stefano e Riccardo Liotta. L’udienza preliminare proseguirà il prossimo 16 ottobre.

    L’INCHIESTA – Avrebbe sfruttato il suo ruolo carismatico e la sua funzione religiosa. Padre Pio Guidolin avrebbe saputo convincere alcuni giovanissimi fedeli parrocchiani a subire abusi sessuali “tacciati” per atti spirituali, con tanto di “olio santo” e “preghiere ad alta voce”. Leggendo i racconti delle vittime o le trascrizioni delle intercettazioni, negli atti della delicata inchiesta svolta dai carabinieri, si è turbati. Ragazzini quasi soggiogati e incapaci forse di capire quello che stava accadendo. “Tutto avrebbe avuto una valenza spirituale”, hanno scritto gli inquirenti nel primo comunicato stampa. Alcune vittime non avevano compiuto nemmeno 14 anni. Uno di loro – è emerso nel corso delle indagini – avrebbe tentato anche il suicidio. Padre Guidolin inoltre avrebbe potuto contare della copertura e appoggio dei parrocchiani, forse (si spera, sic!) inconsapevoli di quanto accadeva. Addirittura quando uno dei minori avrebbe accusato il sacerdote degli abusi, sarebbe stato isolato e accusato di calunnia. Alcuni genitori che magari erano combattuti se denunciare o meno, sarebbero stati ammansiti con velati avvertimenti (forse millanterie più che verità). Padre Guidolin avrebbe paventato l’intermediazione di esponenti della criminalità organizzata del Villaggio.

    PROCESSO CANONICO. Padre Pio Guidolin è stato già condannato (in primo grado) dal Tribunale Ecclesiastico. La Curia etnea ha assunto nei confronti del sacerdote, appena avuta contezza dell’inchiesta, alcuni provvedimenti cautelari (come l’allontanamento dalla Parrocchia e la collocazione del religioso in altra sede) ed ha dato avvio al processo canonico davanti al Tribunale speciale, istituito da Papa Francesco in seno alla Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio per i casi di pedofilia nel clero.

    https://catania.livesicilia.it/2018/09/21/abusi-e-orrore-nella-parrocchia-padre-guidolin-a-processo_473936/

  • Ragazzini “abusati” in parrocchia  Padre Guidolin, verbali choc

    Ragazzini “abusati” in parrocchia Padre Guidolin, verbali choc

    Finti esorcismi, false diagnosi di “tumori ai testicoli” e purificazioni. In esclusiva ecco i verbali che hanno portato all’arresto del sacerdote catanese.

    CATANIA – “Durante gli abusi sessuali, Padre Pio Guidolin pregava a voce alta…lui mi diceva che io lo dovevo aiutare e io lo facevo perchégli dovevo dare forza e perché lui è un sacerdote e quindi pensavo fosse giusto farlo”. Intercettazioni e testimonianze raccapriccianti sono agli atti dell’operazione che ha portato all’arresto di Padre Pio Guidolin, noto sacerdote catanese accusato di aver abusato dei ragazzini della parrocchia Villaggio Sant’Agata.

    Minori violentati più volte, anche per diversi anni. Dalla ricostruzione degli inquirenti, pubblicabile solo in parte per tutelare le vittime, emerge la figura di un sacerdote che avrebbe escogitato rituali a base di olio santo per “purificare” i minori e abusarli.

    RITI DI “GUARIGIONE” – Padre Guidolin avrebbe plagiato i ragazzini, molti dei quali legatissimi a lui. Iniziava – secondo i magistrati – spogliando i minori, cospargendoli di olio, in alcuni casi avrebbe approfittato anche dei problemi famigliari delle giovani vittime, recitando preghiere liberatorie.

    Poi il monito: “Rischi il cancro ai testicoli”. Oppure: “Devo liberarti dal demonio”. “Lui mi ha detto – racconta una delle vittime – che doveva togliermi il demonio e mi ha condotto in una stanza, dentro la Chiesa, dove mi ha chiesto di spogliarmi, restando completamente nudo. Io ho fatto quanto da lui richiesto e sono rimasto nudo. Padre Pio mi ha fatto sdraiare sul divano ed è andato al piano superiore per prendere l’olio con il quale, a suo dire, doveva togliermi il demonio”, a quel punto, sarebbero iniziati gli abusi.

    Le preghiere liberatorie di solito precedevano le violenze, anche quando si trattava di ragazzine che non avevano ancora raggiunto i 14 anni. Il sacerdote avrebbe “profittato – scrivono i magistrati – di circostanze di luogo e di persona atte ad ostacolare la privata difesa (avendo agito nottetempo, ammantando i suoi gesti di valenza spirituale, cui la minore doveva sottoporsi per alleviare le sue sofferenze, derivatile dalla separazione dei suoi genitori”. In alcuni casi, dopo gli abusi, Padre Guidolin avrebbe iniziato a piangere, mettendosi in ginocchio davanti agli abusati, chiedendo “forza”.

    IL TRADIMENTO DELLE FAMIGLIE – La nota più dolorosa è l’omertà dei genitori dei ragazzini abusati. “La vicenda – scrivono gli inquirenti – appare tratteggiata da elementi che denotano una forte omertà, sia con riguardo alle persone contattate dall’indagato, sia con riguardo alla posizione assunta dalle famiglie dei minori, le quali verosimilmente a conoscenza dei fatti accaduti ai loro bambini non hanno presentato alcuna denuncia, ma si sono attivati per risolvere la questione senza far trapelare la notizia all’autorità giudiziaria”.

    TENTATO SUICIDIO. Uno dei ragazzini che ha denunciato gli abusi, sarebbe finito in una morsa fatta di vendetta e omertà che lo ha portato a tentare il suicidio ingerendo alcool denaturato. Il giovane, però, è riuscito a sopravvivere. La Chiesa ha preso da subito provvedimenti e la Procura ha indagato attraverso il pool specializzato di magistrati guidato da Carmelo Zuccaro e Marisa Scavo.

    http://catania.livesicilia.it/2017/12/13/bambini-abusati-in-parrocchia-padre-pio-guidolin-verbali-choc_442013/

  • I preti pedofili e i loro complici

    I preti pedofili e i loro complici

    Per la prima volta in Italia è stata presentata una interrogazione parlamentare che chiede al governo in che modo si occupi dei casi di abusi e molestie nella Chiesa cattolica. E quali misure intenda adottare per prevenirli, nel rispetto delle convenzioni Onu e di Lanzarote

    Federico Tulli

    Lui aveva 72 anni ed era l’amministratore parrocchiale della chiesa a Sant’Antonio di Valli del Pasubio, le due sorelle, che frequentavano la parrocchia nel vicentino, rispettivamente 13 e 15 anni. Con l’accusa di averle molestate ripetutamente dieci anni fa, don Giovanni Baccega è ora a processo a Vicenza. Il prete ha sempre negato tutto ma il 2 dicembre una perizia calligrafica avrebbe provato che è lui l’autore di una lettera di scuse scritta a mano, alle sue vittime, figlie di un amico di vecchia data. Staremo a vedere se la missiva sarà considerata una confessione. Prima li violentava e poi li cospargeva di olio “santo” per purificarli. Con questa accusa padre Pio Guidolin è stato arrestato a Catania il primo dicembre. Le sue presunte vittime sono tutte minori di 14 anni. Il 29 novembre è stato condannato in appello a due anni don Ilario Rolle, ex parroco della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria (To), per molestie su un 12enne. Don Rolle è noto anche per aver ideato davide.it, un “filtro” per prevenire la pedofilia su internet. Dopo essere stato condannato un anno fa in primo grado a otto anni di carcere per abusi “sessuali” su un 11enne compiuti tra il 2013 e il 2014, Giovanni Trotta, dal 28 novembre è di nuovo a processo. Avrebbe violentato nello stesso periodo nove ragazzini di 12 e 13 anni affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dalle vittime, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli abusi. Fino al 2012 Trotta era un sacerdote della diocesi di Foggia. Poi è intervenuta la Congregazione per la dottrina della fede che lo ha processato e ritenuto colpevole per ragioni correlate ad abusi su minori. Dopo di che Trotta è stato ridotto allo stato laicale con decreto pontificio. Nonostante ciò, come si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicate nel marzo scorso, le autorità religiose gli hanno consentito «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori». Stando alla condanna e alle nuove accuse ne avrebbe violentati almeno dieci. Per quanto riguarda il fenomeno degli abusi su minori compiuti o attribuiti a sacerdoti cattolici questa è la cronaca di un’ordinaria settimana “italiana”. Certamente, leggendo le notizie una dopo l’altro, fanno impressione. Tuttavia per ricostruire questa sorta di mappa dell’orrore abbiamo dovuto scandagliare la cronaca locale, dove rimangono di norma relegate in trafiletti tappabuchi. Il “viaggio”potrebbe continuare sconfinando in territorio vaticano e facendo il punto sullo scandalo al preseminario San Pio X di cui abbiamo parlato su Left del 18 novembre. «Falsità sui chierichetti in Vaticano: il papa non ha mai ricevuto presunta vittima né alcun testimone» aveva scritto in un tweet il portavoce della Santa Sede, Greg Burke smentendo parzialmente Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop nel suo libro Peccato originale (Chiarelettere). Ma nei giorni seguenti – almeno su questo caso – i riflettori della stampa sono rimasti accesi e oltre ad essere emerse nuove accuse nei confronti dell’ex studente autore indisturbato delle presunte violenze sui chierichetti che assistono il papa in San Pietro, il Vaticano ha dichiarato di aver svolto indagini nei suoi confronti già nel 2013. Fatto sta che costui è stato successivamente ordinato sacerdote e che ora, come ha scritto Burke in una nota, «è in corso una nuova indagine». Fin qui le bad news e la dimostrazione di quanto sia tutt’altro che efficace la «tolleranza zero» annunciata e invocata da papa Francesco decine di volte in quasi cinque anni di pontificato. La convinzione scellerata che – in virtù del VI comandamento – lo stupro o la molestia di un bambino sia un’offesa al loro dio, cioè un peccato e un delitto contro la morale, e non una violenza (indicibile) contro una persona, spunta in partenza qualsiasi arma ideata per prevenire o arginare il fenomeno all’interno della Chiesa cattolica. È questa considerazione uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». Come i nostri lettori sanno (v. Left del 18 novembre 2017), in quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni. Eppure qualcosa si muove (sempre nel silenzio mediatico, sia chiaro). La good news è che per la prima volta sia stata depositata in Parlamento una interrogazione sulla pedofilia nella Chiesa italiana e sull’atteggiamento – quanto meno discutibile – delle nostre istituzioni di fronte a questo specifico crimine. L’interrogazione a risposta scritta n. 4/18626 è stata presentata il 27 novembre dal deputato savonese Matteo Mantero (M5s) ed è rivolta a: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Giustizia, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Si basa principalmente sulle conclusioni dell’inchiesta svolta nel 2014 dal Comitato Onu e, considerando che l’Italia ha ratificato sia la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sia la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori, in essa si chiede «quali iniziative il governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali»; si chiede inoltre, «se e quali iniziative il governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». Anche se non esplicito è chiaro il riferimento alle linee guida della Conferenza episcopale italiana – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal papa – nelle quali è stato stabilito che i vescovi non hanno alcun obbligo di informare la magistratura nel momento in cui ricevono denunce o segnalazioni di abusi compiuti da sacerdoti. Tra le altre informazioni richieste nell’interrogazione, spicca quella relativa al cosiddetto “certificato anti pedofilia”. Mantero chiede se il governo «intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere tale certificato a tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato». Giova ricordare che il “certificato” è stato introdotto nel 2014 e che, come spiega a Left il presidente di Rete l’Abuso onlus, Francesco Zanardi, «sono paradossalmente esentate dall’esibire il documento le categorie professionali che da sempre sono tra quelle più a rischio: scout, allenatori, sacerdoti etc…». E questo è quanto, non ci resta che attendere la risposta del Palazzo.

    41 e 42 LEFT 9 dicembre 2017