Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Pisa

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • Bimbi maltrattati a scuola, chiesti 3 anni per la suora

    Bimbi maltrattati a scuola, chiesti 3 anni per la suora

    La religiosa era l’insegnante cui erano affidati i piccoli

    A soli 6 anni soffrivano di un «disturbo post traumatico da stress». Secondo la procura di Roma non si tratta di un caso. Gli inquirenti ritengono infatti che quel trauma, capace di creare problemi psicologici ai due bimbi, si sarebbe verificato all’interno della scuola paritaria d’infanzia dove tutti i giorni, i genitori delle vittime, accompagnavano i loro figli. Si trattava di un istituto religioso e la persona che gli inquirenti considerano essere l’artefice dei numerosi maltrattamenti inflitti ai piccoli, era proprio la persona che avrebbe dovuto occuparsi di loro, un’insegnante, una suora di origini asiatiche. Per questo motivo, ieri, il sostituto procuratore Silvia Santucci, ha richiesto che la religiosa, venga condannata a scontare 3 anni di reclusione perché accusata di aver maltrattato i due bambini. Contestualmente il pubblico ministero ha chiesto alla corte di assolvere la suora, per «insufficenza di prove», dall’accusa di abusi sessuali su minori. La vicenda sarebbe accaduta tra il settembre del 2008 e l’estate del 2009. In quel periodo l’imputata, una donna di 39 anni, lavorava presso un istituto religioso che sorge vicino via della Pisana, a Roma. Anche due gemelli frequentavano la stessa scuola. Ma il periodo più spensierato della loro vita, si era presto trasformato in un incubo. La procura di Roma sostiene infatti che la donna «sottoponeva i minori – si legge nel capo d’imputazione – a quotidiane violenze sia fisiche che psicologiche». Non si trattava di un metodo d’insegnamento severo perché le violenze contestate dai magistrati sarebbero consistite nello «sculacciarli, nel percuoterli, nello sgridarli – continua l’atto a disposizione della procura – mettendoli anche per punizione all’interno della scatola di “Houdini”». Il risultato dei maltrattamenti è descritto negli atti: «provocando (ai bambini ndr) una malattia nel corpo e nella mente consistita in “disturbo post traumatico da stress”»”. Sono questi i motivi che hanno indotto gli inquirenti a richiedere la condanna della religiosa. E alla donna è andata anche bene visto che, data l’assenza di prove certe, la procura ha sollecitato l’assoluzione per quanto riguarda il secondo capo d’imputazione: violenza sessuale. L’imputata infatti, era stata rinviata a giudizio anche perché il pubblico ministero sospettava che «in tempi diversi ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso – recitano gli atti – nella sua qualità di insegnante (….) ed abusando della stessa, costringeva i gemelli di 6 anni, affidati per ragioni di educazione e cura alla sua custodia, a subire atti sessuali». In particolare, oltre a palpeggiarli, avrebbe fatto sdraiare i bambini a terra nudi, durante l’ora di ginnastica, e li avrebbe molestati con un pennarello. Per queste accuse la procura ha chiesto l’assoluzione. Adesso la palla passa ai giudici che, nelle prossime settimane, emetteranno la sentenza.

    Andrea Ossino

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/02/24/bimbi-maltrattati-all-asilo-chiesti-3-anni-alla-suora-1.1512415

  • Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Le indagini sono nate da alcuni disegni in cui un ragazzino si raffigurava come innamorato di un principe azzurro con le fattezze di un prete della zona. E dopo le verifiche e le perizie il parroco è stato indagato dalla procura di Lucca, fascicolo nelle mani del Pm Antonio Mariotti, con l’accusa di pedofilia. L’indagine è iniziata un mese fa dalla denuncia dei genitori del minorenne dopo che gli assistenti sociali avevano segnalato le anomalie nei sui disegni durante le lezioni all’interno del convento dell’entroterra versiliese in cui era ospitato con la famiglia. Da lì l’atroce racconto, quello di attenzioni sessuali da parte di un parroco nei confronto del ragazzino, allora 12enne, che sarebbero arrivate fino a veri e propri abusi sessuali. L’indagato ha fin qui negato ogni adddebito ma intanto la Curia pisana guidata dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, competente per la Versilia storica, lo ha rimosso dalla parrocchia per una destinazione tenuta ignota.
    Un caso che riporta alla cronaca l’ennesimo caso, seppure ancora deve approdare nelle aule del tribunale per cui chiede chiarezza anche la Rete L’Abuso, che così stigmatizza la situazione: “In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa, la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda. Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo. La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima. La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso”.

  • Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria

    Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria

    Sospeso fino al nuovo ordine. Don Antonio Longo, 41 anni, è stato esonerato dalle funzioni pastorali per decisione del vescovo della Diocesi di Oria. Non se ne conoscono, al momento i motivi che, come spesso accade in ambito ecclesiastico, sono stati secretati. Il sacerdote, originario di Latiano, era fino a pochi mesi addietro vice di don Dario De Stefano (di Oria) presso la chiesa intitolata a San Giovanni Bosco, poi l’improvviso allontanamento.

    Don Antonio, molto amato dalle famiglie e dai giovanissimi, era già assurto agli onori delle cronache qualche anno addietro per questioni che, perlomeno in apparenza, nulla avevano a che spartire con la sua vocazione (clicca sul link seguente per l’approfondimento).
    Correva l’anno 2011 quando, sempre il presule della Diocesi di Oria, monsignor Pisanello, lo allontanò dalla parrocchia del Santissimo Salvatore, in quel di Erchie, dopo tutta una serie di polemiche – anche politiche – legate a una copertura in legno, una sorta di gazebo, che il prete aveva fatto realizzare forse abusivamente proprio dirimpetto al sagrato del luogo di culto.

    Dopo quell’episodio, che sollevò non poco chiacchiericcio all’interno di una comunità, quella ercolana, nella quale era molto benvoluto, don Antonio fu trasferito a Manduria come cappellano di una convento per poi essere “promosso” come vice di don Dario.
    Qualche mese addietro, l’ennesimo colpo di scena con la sospensione cosiddetta “a divinis” (dai ministeri divini) e il consequenziale divieto di confessare e celebrare la santa messa in pubblico. Quando e se farlo ritornare nel pieno delle sue facoltà di ministro di culto, spetterà sempre al vescovo deciderlo.

    Certo è che nella Curia oritana sono in pochi a poter dare una spiegazione alla decisione adottata da quest’ultimo che, secondo le regole canoniche, l’ha adottata a scopo rieducativo e non punitivo. Qualunque misfatto, vero o presunto, abbia commesso, ora tocca a don Tonino pentirsi operosamente.

    Sospeso dal vescovo un sacerdote della Diocesi di Oria

  • Molestie sessuali su minore, indagato un sacerdote piacentino

    Molestie sessuali su minore, indagato un sacerdote piacentino

    Violenza sessuale aggravata. E’ questa la pesantissima accusa di cui deve rispondere un prete piacentino che presta servizio pastorale in una parrocchia della provincia.

    Il fatto risale a un mese e mezzo fa circa: secondo le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della polizia e coordinate dal piemme Emilio Pisante, il sacerdote avrebbe palpeggiato nelle parti intime un 15enne della provincia che si recava da lui per avere lezioni private.

    Il ragazzo avrebbe poi raccontato dell’accaduto in famiglia, da qui la decisione di presentare denuncia e il conseguente avvio delle indagini che risulteranno già in stato avanzato. Al momento l’episodio contestato al prete sarebbe uno anche se gli accertamenti degli investigatori sarebbero concentrati a far luce anche su eventuali altri casi analoghi, in particolare un secondo episodio.

    Del caso sono stati naturalmente informati anche i vertici della Chiesa piacentina e non è escluso che a breve possano essere presi provvedimenti legati a un allontanamento. Contattato al telefono, l’avvocato Andrea Perini, che difende il religioso, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

    http://www.piacenza24.eu/Cronaca/67175-Molestie+sessuali+su+minore,+indagato+un+sacerdote+piacentino.html

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.

  • Versilia (LU). Prete indagato per abusi su 12enne in convento, Diocesi di Pisa trasferisce in segreto prete protetto da anonimato

    Versilia (LU). Prete indagato per abusi su 12enne in convento, Diocesi di Pisa trasferisce in segreto prete protetto da anonimato

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Che fine ha fatto quel sacerdote? Nessuno lo sa.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica, a quanto trapelato, lo avrebbe spostato. Destinazione, al momento, sconosciuta.  Unica cosa certa della vicenda, che vede come vittima di presunti atti di pedofilia un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, un’indagine penale in corso alla Procura di Lucca. Un fascicolo top secret, coperto dal massimo riserbo, aperto dopo che in mano ai servizi sociali, che avevano in carico la famiglia ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, sono finiti alcuni disegni dove il ragazzino avrebbe raffigurato se stesso innamorato e il prete. Periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente che dalla parte offesa, il minorenne avrebbe raccontatato di morbose attenzioni da parte del prelato, che identificato ha però negato ogni addebito.

    Un tema, quello della pedofilia, contro il quale il sommo pontefice, ha scelto il pugno duro. In un recente articolo pubblicato da TGvaticano, testata il cui editore è lo stesso di TGregione, Papa Francesco spiega che secondo alcuni dovrebbe rassicurare il dato che fotografa solo al 2% la percentuale di sacerdoti pedofili ma che invece lui stesso ritiene che si tratta di un dato gravissimo, condannando quanti anche all’interno della Chiesa sanno ma tacciono o magari puniscono all’interno della Chiesa ma senza denunciare il fatto.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/presunta-pedofilia-accusato-un-prete-le-indagini-scattate-da-alcuni-disegni/

  • Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

    Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

     ARCIVESCOVO: S. E. Mons. Giovanni Paolo Benotto

    In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda.

    Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo.

    La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima.

    La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso.
    15 ottobre 2014
    Il portavoce: Francesco Zanardi

  • Abusò di una parrocchiana minorenne che rimase incinta di lui

    Abusò di una parrocchiana minorenne che rimase incinta di lui

    Ex prete condannato per violenza sessuale

    di Clara D’Acunto
    FIRENZE. E’finito ieri, in un’aula del tribunale di Firenze, l’amore malato tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo arriva un prete indiano, John Moniz. E la ragazzina ne resta affascinata, come tutti del resto. «Ero incantata dal suo charme e avevo fiducia in lui», ha raccontato. La giovanissima parrocchiana inizia a frequentare assiduamente il sacerdote. Si sentono al telefono e vanno al cinema. Lui le compra il profumo che le piace tanto, poi i fiori e un braccialetto. La fiducia che ha per quest’uomo di chiesa la guida in una storia malsana. Un giorno, nel buio della sala di un cinema, lui le prende la mano e l’accarezza: è il primo contatto fisico. Poi si va oltre: dentro un confessionale, lui le alza la maglietta e le tocca il seno. La ragazzina scappa, ma poi ritorna perché crede a quel prete venuto da lontano che dice di essere innamorato di lei, che vuole abbandonare tutto per sposarsi. Il primo rapporto sessuale con il sacerdote c’è a distanza di un mese: «Eravamo a casa sua, in camera da letto», ha raccontato. Da allora si sono visti ogni giorno in sagrestia o in casa. «Ero davvero innamorata, mi diceva che mi avrebbe portato all’estero». Ha sempre creduto alle sue promesse, credeva che fosse possibile un giorno uscire allo scoperto e gridare al mondo quell’amore segreto che solo ai suoi occhi sembrava vero. Poi a 17 anni scopre di essere incinta. Per seguire il suo amore si era allontanata dai suoi amici e in quel momento si sente sola. Il prete le dice di abortire e solo in quel momento chiede aiuto ai suoi genitori che l’accompagnano in ospedale, a Pisa. Dopo aver perso il bambino arriva la depressione, «volevo suicidarmi». I genitori hanno fatto di tutto per tenere quell’uomo lontano dalla loro figlia, ma lei continua a credere alle parole dolci che il prete le dice al telefono. Non riesce a stare lontana da lui, si sono rivisti e hanno avuto ancora rapporti. E altri due aborti spontanei, uno nel 2005 e un altro nel 2006. Poi ha detto basta. Massacrata nel corpo e nell’anima, trova la forza di far vedere quegli sms al cardinale Antonelli. Il prete viene così trasferito in un paese vicino Todi, ma per la giovane l’incubo non finisce. Iniziano telefonate mute, a volte sono solo di insulti. Il mondo le crolla addosso e lei smette di mangiare. Arriva a pesare 39 chili e quando pensa di non farcela più le arriva da dentro una forza inaspettata che le fa rialzare la testa. La sua vita ricomincia lentamente dopo una denuncia ai carabinieri fatta sulle telefonate anonime, ma poi una volta iniziato a parlare decide di scrollarsi di dosso quei sei anni di segreti e bugie. Così inizia il processo, che ieri si è concluso con una condanna per violenza sessuale (per i rapporti avuti fino al 2000). «Ora – ha commentato il legale della giovane, Antonio Voce – valuteremo che azioni intraprendere nei confronti dell’imputato, ma anche della Chiesa». Intanto la vittima di questa brutta storia, ormai una giovane donna, si è ricostruita una vita. Il prete, che smessi gli abiti talari è andato a lavorare come badante lontano dalla Toscana, dovrà ora pagare per aver trascinato una ragazzina in una storia malsana.

  • Ex prete condannato per violenza sessuale

    Ex prete condannato per violenza sessuale

    FIRENZE. E’finito ieri, in un’aula del tribunale di Firenze, l’amore malato tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

    Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo arriva un prete indiano, John Moniz. E la ragazzina ne resta affascinata, come tutti del resto. «Ero incantata dal suo charme e avevo fiducia in lui», ha raccontato. La giovanissima parrocchiana inizia a frequentare assiduamente il sacerdote. Si sentono al telefono e vanno al cinema. Lui le compra il profumo che le piace tanto, poi i fiori e un braccialetto. La fiducia che ha per quest’uomo di chiesa la guida in una storia malsana.  Un giorno, nel buio della sala di un cinema, lui le prende la mano e l’accarezza: è il primo contatto fisico.

    Poi si va oltre: dentro un confessionale, lui le alza la maglietta e le tocca il seno. La ragazzina scappa, ma poi ritorna perché crede a quel prete venuto da lontano che dice di essere innamorato di lei, che vuole abbandonare tutto per sposarsi.  Il primo rapporto sessuale con il sacerdote c’è a distanza di un mese: «Eravamo a casa sua, in camera da letto», ha raccontato.

    Da allora si sono visti ogni giorno in sagrestia o in casa. «Ero davvero innamorata, mi diceva che mi avrebbe portato all’estero». Ha sempre creduto alle sue promesse, credeva che fosse possibile un giorno uscire allo scoperto e gridare al mondo quell’amore segreto che solo ai suoi occhi sembrava vero.  Poi a 17 anni scopre di essere incinta. Per seguire il suo amore si era allontanata dai suoi amici e in quel momento si sente sola. Il prete le dice di abortire e solo in quel momento chiede aiuto ai suoi genitori che l’accompagnano in ospedale, a Pisa. Dopo aver perso il bambino arriva la depressione, «volevo suicidarmi».

    I genitori hanno fatto di tutto per tenere quell’uomo lontano dalla loro figlia, ma lei continua a credere alle parole dolci che il prete le dice al telefono. Non riesce a stare lontana da lui, si sono rivisti e hanno avuto ancora rapporti. E altri due aborti spontanei, uno nel 2005 e un altro nel 2006. Poi ha detto basta. Massacrata nel corpo e nell’anima, trova la forza di far vedere quegli sms al cardinale Antonelli.  Il prete viene così trasferito in un paese vicino Todi, ma per la giovane l’incubo non finisce. Iniziano telefonate mute, a volte sono solo di insulti. Il mondo le crolla addosso e lei smette di mangiare. Arriva a pesare 39 chili e quando pensa di non farcela più le arriva da dentro una forza inaspettata che le fa rialzare la testa.

    La sua vita ricomincia lentamente dopo una denuncia ai carabinieri fatta sulle telefonate anonime, ma poi una volta iniziato a parlare decide di scrollarsi di dosso quei sei anni di segreti e bugie.  Così inizia il processo, che ieri si è concluso con una condanna per violenza sessuale (per i rapporti avuti fino al 2000). «Ora – ha commentato il legale della giovane, Antonio Voce – valuteremo che azioni intraprendere nei confronti dell’imputato, ma anche della Chiesa».  Intanto la vittima di questa brutta storia, ormai una giovane donna, si è ricostruita una vita. Il prete, che smessi gli abiti talari è andato a lavorare come badante lontano dalla Toscana, dovrà ora pagare per aver trascinato una ragazzina in una storia malsana.