Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Pordenone

  • Pedopornografia on line, altri tre arresti nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote bresciano

    Pedopornografia on line, altri tre arresti nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote bresciano

    Tre persone arrestate in flagranza di reato e una, ancora minorenne, denunciata a piede libero: è il bilancio di un’operazione del Centro operativo sicurezza cibernetica Piemonte e Valle d’Aosta contro la pedopornografia online (Cncpo) nell’ambito dell’esecuzione dei decreti di perquisizione personale, locale e informatica emessi dalla procura di Torino.

    L’attività di polizia effettuata con la collaborazione dei Cncpo di Torino, Genova e dalle sezioni operative Sicurezza cibernetica di Como e Pordenone ha consentito l’arresto di due uomini, di 52 anni e di 40 anni, nelle province di Cuneo e Genova, per detenzione di ingente quantitativo di materiale realizzato mediante sfruttamento sessuale di minori, e l’arresto di un pordenonese di 27 anni anche per produzione di materiale di pedopornografia minorile.

    E’ stato denunciato a piede libero un minorenne del 2008, residente nel Comasco, considerato amministratore del gruppo Telegram da cui l’indagine aveva preso le mosse.

    L’inchiesta
    L’inchiesta è scattata dopo un’attività sotto copertura svolta dal Cncpo, durata più di due anni, che ha consentito di individuare quelli che sono ritenuti i promotori del gruppo: il sacerdote bresciano don Jordan Coraglia, parroco di Castelcovati, e un medico, già arrestati nel 2025 a Brescia e Torino.

    Tramite l’attività investigativa, con l’utilizzo di tecniche informatiche volte alla «de-anonimizzazione» degli utenti, è stata fatta luce sulla rete di contatti con cui il medico torinese scambiava materiale illecito nelle comunità dedite alla cessione del materiale di pedopornografia.

    Nell’udienza dello scorso 19 dicembre, la Procura ha chiesto la condanna di don Coraglia. Il processo è stato aggiornato al prossimo 6 febbraio per le eventuali repliche e la camera di consiglio da cui il giudice uscirà con la sentenza.

    https://www.bresciaoggi.it//territorio-bresciano/brescia/pedopornografia-on-line-altri-tre-arresti-nell-inchiesta-che-ha-coinvolto-il-sacerdote-bresciano-1.12908655

  • “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    Ha sempre vissuto il suo dolore, insieme alla propria famiglia, con dignità e grandissima riservatezza, ma adesso ha deciso di gridare a tutti che si sente vittima di una “nuova, inaccettabile, ingiustizia”. E’ il babbo della ragazza, allora 12enne, che nell’estate del 2012 subì le attenzioni sessuali di don Giacomo Ruggeri. La notizia che il sacerdote, dopo un lungo ‘esilio’ a Pordenone, tornerà ad avere un incarico nella Diocesi di Fano, “ci ha fatto ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con enorme fatica, di allontanare – racconta l’uomo, senza riuscire a nascondere un misto di emozione e di rabbia”.

    “Io, mia moglie e tutta la nostra famiglia siamo davvero molto preoccupati. E’ una cosa che ci fa soffrire e che ci ha tolto quel poco di serenità che pian piano eravamo riusciti a riacquistare. Se vuol continuare a fare il prete non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte d’Italia? Come si fa a farlo tornare proprio qui, dopo quello che è successo?”

    Il riferimento di questo padre di famiglia, visibilmente angosciato, è a quei giorni di 12 anni fa rimasti scolpiti in maniera indelebile nella sua memoria, i giorni in cui emerse che don Giacomo, il parroco del paese, aveva compiuto atti sessuali con sua figlia su una spiaggia di Torrette. Una condotta che portò all’arresto del sacerdote e alla successiva condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, poi diminuita in appello a 1 anno, 11 mesi e 10 giorni. “Io mi fidavo ciecamente di quel prete, tanto da consentirgli di portare al mare la mia bambina e lui ci ha traditi nel modo peggiore, facendoci precipitare in un incubo. Per questo – riprende –, anche se ha scontato il suo debito con la giustizia, io non lo perdonerò mai. Una figlia è la cosa più preziosa al mondo e lui ha fatto quello che ha fatto, scaraventandoci all’improvviso in un baratro”.

    “Ma vi sembra giusto – aggiunge – che saremo costretti a vivere con l’ansia continua di poterlo incontrare o, ancora peggio, che possa incontrarlo la nostra ragazza? Io penso di no; che sia una cosa inaccettabile, e l’ho detto anche al vescovo, quando alcune settimane fa ha voluto vedere me e mia moglie per comunicarci la decisione sul prete, facendoci capire che molto difficilmente cambieranno idea. E siccome la situazione è questa, adesso, dopo essere rimasto in silenzio per tanti anni, ho scelto di chiamare il vostro giornale per dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e il desiderio profondo che abbiamo nel cuore”.

    E mentre l’emozione rende sempre più incerte le sue parole, conclude: “La cosa che più conta, per me, è proteggere mia figlia, che ha già sofferto troppo e che, probabilmente, si porterà dentro per sempre certe ferite dell’anima. Per questo, non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di far sgretolare la fiducia nella vita e la serenità che lei – conclude –, con tanta fatica e con tutto il nostro amore, ha pian piano riconquistato”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/devastante-lidea-di-rivedere-don-giacomo-il-babbo-della-ragazza-abusata-grida-il-suo-no-f82c6be0
  • Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    A Fano, nelle Marche, un gruppo di attivisti e attiviste impegnate in associazioni a tutela dei diritti civili ha scritto una lettera per criticare la scelta del vescovo Andrea Andreozzi, che ha assegnato un incarico nella parrocchia di Pergola a don Giacomo Ruggeri. Dieci anni fa Ruggeri fu condannato in via definitiva a un anno e 11 mesi di reclusione per abusi sessuali su una ragazza di 12 anni. La sua nomina nella stessa provincia dove avvennero gli abusi sta suscitando molte discussioni tra i fedeli e alcune proteste, tra cui quella dei famigliari della ragazza.

    «Non è forse in gioco una preoccupante confusione tra diritto al perdono e complicità morale?», hanno scritto gli attivisti in una lettera pubblica. Pergola si trova a circa 40 chilometri da Fano, e la diocesi presieduta da Andreozzi copre un territorio piuttosto vasto, che dalla costa marchigiana arriva fino al confine con l’Umbria (è detta diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola).

    Prima di essere accusato, don Giacomo Ruggeri – oggi 55enne – aveva avuto diversi incarichi importanti: era stato parroco di Orciano, in provincia di Pesaro e Urbino, e soprattutto responsabile delle relazioni con la stampa dell’allora vescovo Armando Trasarti. Era stato anche direttore della web tv della diocesi e assistente spirituale della categoria di ragazze scout che hanno più di 17 anni (“Scolte”). Nell’estate del 2012 venne accusato da un bagnino in servizio sulla spiaggia di Torrette di Fano che lo aveva visto insieme a una 12enne della parrocchia. Fu arrestato il 13 luglio dopo essere stato scoperto dalla polizia che lo aveva filmato diverse volte in seguito alla denuncia del bagnino.

    La ragazza parlò con il giudice per le indagini preliminari assistita da una psicologa, e disse di aver tentato più volte di sottrarsi alle attenzioni del prete. Don Ruggeri fu condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione. Nel 2014 la pena fu ridotta in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni. Scontò quattro mesi agli arresti domiciliari prima di essere trasferito nella diocesi di Pordenone, dove negli ultimi anni ha guidato una casa di esercizi spirituali.

    Alla fine di maggio il vescovo di Fano Andrea Andreozzi ha annunciato il ritorno di don Ruggeri, assegnato alla parrocchia di Pergola. Lo ha fatto prima con una lettera aperta ai fedeli, poi con una conferenza stampa per spiegare le ragioni di questa scelta. «Non mi va di far morire una persona in esilio», ha detto il vescovo.

    Andreozzi ha detto di avere piena fiducia nei confronti di Ruggeri, che ha incontrato più volte negli ultimi anni. «Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio», ha argomentato il vescovo. «Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni. Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui».

    Intervistato dal Resto del Carlino, il padre della ragazza che all’epoca fu vittima degli abusi sessuali ha detto che il ritorno di don Ruggeri è una notizia preoccupante che fa soffrire la sua famiglia. L’ha definita «un’enorme ingiustizia», perché in Italia ci sono moltissime diocesi e non era il caso di farlo tornare proprio a Fano. «Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?».

    Durante un confronto con il vescovo, il padre della ragazza ha detto di non poter accettare il ritorno di don Ruggeri anche per via dell’ansia di poterlo incontrare o della possibilità che il prete incontri la figlia. Vivere con questa ansia, ha detto, equivale a una «condanna».

    Gli attivisti e le attiviste che si sono mobilitati contro il ritorno di don Ruggeri hanno firmato la lettera con il loro nome. Secondo loro la scelta del vescovo implica che un prete colpevole di gravi reati nei confronti di una persona minorenne possa tornare a esercitare le sue funzioni nella parrocchia di origine, senza porsi il problema di urtare la sensibilità dei fedeli. Al momento il vescovo non ha risposto alla lettera.

    L’avvocato di don Ruggeri, Gianluca Sposito, non si esprime sull’opportunità di fare tornare il sacerdote a Fano, ma sostiene che ci sia stato un risarcimento e che il suo assistito sia stato riabilitato. «Da tempo è tornato un uomo libero», ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Io non rispondo alla famiglia perché ho profondo rispetto. Spiego e ricordo i fatti». Sposito dice che l’episodio per cui don Ruggeri fu condannato è stato ridimensionato, come dimostra la riduzione della pena in appello, e che non ci sono state altre denunce. «Poteva tornare a Fano 10 anni fa», ha detto Sposito. «Non spiegare questa cosa rischia di generare generalizzazioni e travisamenti e creare una sorta di confino morale. Quando furono analizzati l’iPad e i telefoni non fu trovata una sola immagine che potesse giustificare la parola “pedofilo”».

    https://www.ilpost.it/2024/07/01/ritorno-don-giacomo-ruggeri-condannato-abusi-fano/

  • Don Ruggeri assegnato a Pergola. Il vescovo: “Un atto di coraggio”

    Don Ruggeri assegnato a Pergola. Il vescovo: “Un atto di coraggio”

    Alla chiesa spesso si è rimproverato di nascondere chi ha sbagliato. Io mi auguro di non trovarmi mai a essere complice di chi commette un reato e non mi tirerò indietro qualora dovessi denunciare abusi da parte di uomini di chiesa. Qui però la questione è diversa e mi richiede di non tirarmi indietro nel riaccogliere e reintegrare un sacerdote. Perché o don Giacomo Ruggeri torna qui o questa storia rimane un incantesimo per tutta la vita. E non mi va di far morire una persona in esilio”.

    Il vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola ieri ha spiegato così le motivazioni che lo hanno portato a richiamare nella nostra diocesi l’ex parroco di Orciano, a 10 anni dalla sua condanna a un anno, 11 mesi e 10 giorni (pena scontata in appello) per atti sessuali su minore. “Questa scelta richiede un certo coraggio da parte sua, mia e di tutti – prosegue il vescovo Andreozzi -. Perché poi la gente ti ferma per strada e ti insulta pure. Le situazioni che accadranno non possiamo prevederle tutte, nel bene e nel male. Certamente c’è bisogno di qualcuno che ci aiuti a creare un clima di familiarità e anche di fiducia. Fiducia che io ho pienamente in questo prete, altrimenti non avrei fatto nessun passo in questa direzione. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni…Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui.

    A ottobre scorso gli feci visita nella diocesi di Pordenone e, in seguito, ho mantenuto con lui un dialogo sereno, autentico e costruttivo. Ho trovato in lui un prete umile, consapevole del male compiuto e del bene ricevuto dall’estate 2012 ad oggi, con il coraggio necessario per capire le radici profonde della sua storia e della sua identità”. E’ il senso di chiesa e di concordia che vorrebbe crescesse a seguito di questo rientro nella sua comunità, la ragione profonda che ha spinto il vescovo ad una scelta, di certo non facile da prendere ma anche da capire. “Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo – spiega -, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio. Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non possiamo chiedere a altri quello che spetta solo a noi fare”.

    Al vescovo è anche chiaro che non può pretendere di avere l’approvazione di tutti sul suo operato. “Le ragioni degli altri le rispetto, le accolgo, le leggo e ne prendo atto. Ma ritengo anche che su questa storia ci sia bisogno di uno sguardo nuovo. Non parlo del passato, ma per il presente e il futuro”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/don-ruggeri-assegnato-a-pergola-il-vescovo-un-atto-di-coraggio-27f97772
  • Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Don Giacomo Ruggeri era stato arrestato il 12 luglio 2012 dalla polizia mentre molestava una ragazzina di 12 anni su una spiaggia di Torrette di Fano. A denunciare gli abusi un bagnino, la polizia aveva ripreso i suoi comportamenti ed era scattata la misura cautelare. Il sacerdote, già portavoce del precedente vescovo di Fano e direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, era stato condannato a 2 anni e sei mesi, scontati in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni.

    Ora il prete, come racconta il Quotidiano Nazionale, tornerà nella sua diocesi a lavorare. Una scelta incomprensibile per la famiglia della vittima. “È una cosa che ci preoccupa e ci fa soffrire. Per questo, ho deciso di dire pubblicamente che così ci fanno ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con fatica, di allontanare. La trovo una enorme ingiustizia. Con tutte le diocesi che ci sono in Italia è necessario farlo venire nella nostra? Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?”.

    La vittima frequentava con famiglia la sua parrocchia e la incontrava al lido delle Torrette dove gli investigatori avevano piazzato le telecamere che avevano ripreso gli abusi. Dopo essere stato a Perugia e Pordenone è tornata a “casa” dove il vescovo Andrea Andreozzi lo destinerà a un ruolo. Ad informare la famiglia della scelta di reintegrare Don Ruggeri, è stato proprio il prelato, decisione presa in base al principio cristiano del perdono.

    “Lì per lì siamo rimasti allibiti, poi gli abbiamo detto cosa provavamo e che non potevamo accettarlo – ha raccontato il padre della vittima – .Ma abbiamo capito che difficilmente cambieranno idea. Così ho preso la decisione di dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e condivida ciò che pensiamo. Vivere con l’ansia perenne di poterlo incontrare o che, peggio ancora, possa incontrarlo mia figlia, equivale a una condanna, che certo non meritiamo”. La giovane vittima ora è una donna che ha apparentemente superato, dopo un lungo percorso anche con gli psicoterapeuti, il trauma e ha una vita piena d’amore. “Con la gioia della maternità e l’amore della sua famiglia sembra aver riacquistato fiducia e una certa serenità e io non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di mandare tutto in frantumi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/06/prete-condannato-per-abusi-su-una-12enne-ritorna-nella-sua-diocesi-la-famiglia-della-vittima-enorme-ingiustizia/7577497/

  • Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza ed è ricca di casi ingombranti

    Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza ed è ricca di casi ingombranti

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – I passi del gambero. Che cosa sta accadendo nella Chiesa di Papa Francesco sul fronte della pedofilia: la lotta va davvero avanti e i colpevoli vengono puniti severamente dai tribunali ecclesiastici nello stesso modo, oppure la situazione è ancora a macchia di leopardo e permangono zone grigie? In assenza di trasparenza – perché di quella non vi è ancora traccia – il dubbio assale, almeno a giudicare diversi casi affiorati in quest’ultimo periodo, da varie parti. Il più eclatante ha come protagonista un prete italiano, molto bene introdotto al di là del Tevere e alla Cei, originario delle Marche. Nel 2013 don Giangiacomo Ruggeri, ex parroco a Fano, è stato condannato per aver avuto «baci e carezze» con una ragazzina di 13 anni. L’altro reato contestato riguardava atti osceni in luogo pubblico. In primo grado la pena comminata dal tribunale è stata di 2 anni e sei mesi ma in Appello la corte di Ancona ha accolto il ricorso e dimezzato la pena inflitta (un anno, undici mesi e dieci giorni).

    Resta il fatto che questo prete aveva fatto sesso con una minorenne. Praticamente una bambina. Il caso si è aperto in parallelo anche alla Congregazione della Fede che però ha ritenuto di non procedere alla sospensione a divinis, né alla riduzione allo stato laicale del sacerdote, ma di infliggergli una «giusta pena» che non prevede il suo allontanamento dal ministero sacerdotale. Naturalmente la vittima è stata indennizzata finanziariamente e il sacerdote trasferito alla diocesi di Pordenone dove dirige una casa di esercizi spirituali.

    La cosa buffa che nel frattempo non è sfuggita a tanti osservatori è che don Ruggeri nel frattempo è stato riabilitato persino dall’Osservatore Romano che, recentemente, ha ospitato una sua intervista come esperto di Internet. Naturalmente seminando sconcerto sulla assenza di trasparenza, coerenza, linearità.

    La domanda resta: tolleranza zero verso le mele marce dove è andata a finire?

    Il secondo caso affiorato è quello di un ragazzino milanese abusato sessualmente da un prete, don Mauro Galli, condannato nel 2018 da un tribunale civile a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Un caso di insabbiamento da parte dell’attuale arcivescovo di Milano che, a suo tempo, aveva ammesso davanti alle autorità italiane di essere stato a conoscenza del caso ma di avere agito in quel modo. Probabilmente per non creare scandali. Fatto sta che la mamma, Cristina Battaglia, cattolica praticante, cerca disperatamente giustizia dalla Chiesa e dopo avere scritto a Papa Francesco durante il summit sulla pedofilia (senza mai avere avuto risposta), ha accusato anche il presidente della Cei, Bassetti di essere un «bugiardo», di non voler intervenire per smascherare un caso di insabbiamento. Naturalmente anche a Bassetti aveva inviato a più riprese la documentazione su suo figlio che ora ha una ventina d’anni.

    L’ultimo passaggio è terribile per tutta la famiglia del ragazzo abusato riguarda una frase di Bassetti che durante una conferenza stampa aveva affermato di non conoscere il caso quando, invece, a lui erano arrivati tutti i fascicoli e le lettere di mamma Cristina. Siccome questa signora è una donna coraggiosa, ha inviato di nuovo tutte le vecchie lettere a Bassetti, ricevendo in cambio una risposta «raggelante». A una mamma con il cuore spezzato, il cardinale è riuscito a trovare solo parole burocratiche, terminando la missiva con un le «invio un cordiale saluto», come se fosse una lettera commerciale, ma senza assicurare nemmeno nessun contatto umano (come del resto il cardinale Bassetti assicurava di voler fare). Di fatto il caso Delpini è chiaro che resta avvolto da una nuvola di mistero e di scarsa trasparenza sul perché la Chiesa di Papa Francesco non voglia prendere alcun provvedimento nei confronti di un vescovo che ha insabbiato, come invece è stato fatto altrove (Cile, Irlanda, Francia, Stati Uniti).

    A questi due casi si somma il caso di Napoli del cardinale Sepe, anch’egli insabbiatore di un caso di pedofilia, don Silverio Mura. Ultimamente don Silverio è stato assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano (un altra anomalia) da ogni addebito nonostante vi siano due vittime, ormai adulte, che lo accusano di abusi reiterati quando avevano 12 anni, agli inizi degli anni Novanta. La sentenza su don Mura è stata affidata (inspiegabilmente) dal Vaticano non tanto alla Congregazione della Fede (dove tra i consultori siede proprio Sepe) ma al Tribunale ecclesiastico di Milano. L’altra cosa incredibile è che la vittima nel processo ecclesiastico figura come test e non come parte lesa e che non sono state ascoltate le altre vittime del prete anche se erano state indicate nel corso del giudizio.

    Inoltre le vittime non hanno potuto nemmeno prendere visione della sentenza nella sua interezza, a loro è stato riferito che è un documento riservato. Un particolare che fa a pugni con quanto era emerso a febbraio al summit contro la pedofilia (basta con l’opacità, serve trasparenza era stato più volte detto). In questo quadro di sostanziale ambiguità Papa Francesco proprio ieri era a Napoli per un convegno dove, arrivando a destinazione, ha abbracciato il cardinale Sepe, per poi accomodarsi, uno a fianco dell’altro per assistere all’incontro teologico sul Mediterraneo.

    Le vittime di don Mura hanno fatto ascoltare il loro dolore a distanza facendo presente che loro continueranno a chiedere la verità, perchè quella sentenza, a loro dire, è l’ennesimo colpo al cuore.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_delpini_sepe_papa_francesco_abusi_vittime_insabbiamento-4573602.html

  • Pedofilia nella Chiesa, i comboniani eleggono il nuovo Superiore: vittime inglesi chiedono intervento Papa

    Pedofilia nella Chiesa, i comboniani eleggono il nuovo Superiore: vittime inglesi chiedono intervento Papa

    A Roma la congregazione sceglie il nuovo vertice. E in corrispondenza del monito di Francesco a Filadelfia, tornano alla ribalta i casi di abusi nel seminario di Mirfield

    di MARCO ANSALDO

    FILADELFIA  –  E ora, pulizia totale nella Chiesa per i crimini sessuali compiuti in passato nei confronti dei minori. E’ il Papa a chiederlo, ammettendo la propria “vergogna”, nell’ultimo giorno del suo viaggio americano. “I crimini per gli abusi sessuali contro i bambini non devono ripetersi mai più. Dio stesso piange, e i responsabili vanno puniti”.

    Forte del successo ottenuto nella sua visita negli Stati Uniti, Papa Francesco non ha però voluto perdere l’occasione di affrontare uno dei problemi più imbarazzanti per la Chiesa degli ultimi decenni: quello degli abusi sessuali verso i minori. Una questione emersa con forza nel 2010, e che da allora, entrata nell’occhio dell’opinione pubblica mondiale, l’istituzione ecclesiastica ha mostrato di voler sradicare, pena una questione innanzitutto di credibilità nei confronti dei fedeli. Incontrando così un gruppo di abusati, nella tappa finale di quest’ultimo viaggio, a Filadelfia, il Pontefice ha mostrato di tenere molto a cercare di mettere una pietra tombale sullo scandalo.

    Ma negli stessi giorni della visita papale a Cuba e in tre grandi città americane, a Roma, si è riunito il Capitolo generale dei missionari comboniani. Dal 29 agosto al 4 ottobre, la Congregazione, che nel corso dei secoli ha giustamente acquisito molti meriti evangelizzando in tutto il mondo, con numerosi sacrifici dei propri esponenti, sta decidendo la nomina del nuovo Superiore generale, in rappresentanza degli oltre 1700 missionari in tutti i Continenti.

    C’è un caso di pedofilia, però, a cui l’attuale vertice della Congregazione non ha ancora risposto adeguatamente. E’ quello clamoroso degli abusi perpetrati nel seminario di Mirfield, in Inghilterra, fra gli anni ’60 e ’70, nei confronti di almeno 12 ragazzini di età compresa fra gli 11 e i 15 anni, e per i quali di recente sono stati pagati come compensazione solo 166.000 euro, suddivisi per alcuni di loro, oggi tutti sessantenni, violentati secondo le accuse da tre sacerdoti, padre John Pinkman di Liverpool, padre Domenico Valmaggia di Como e padre Romano Nardo di Pordenone. Mai nessuna parola di ammissione di responsabilità, di scuse, è venuta dalla Congregazione come istituzione in sé.

    Di quei sacerdoti, oggi solo l’ultimo di loro è in vita. E lo scorso maggio, uno degli abusati, Mark Murray, 59 anni, residente in Galles, dopo aver cercato padre Nardo, il suo violentatore, per decenni, è infine riuscito a incontrarlo, partendo per l’Italia e bussando alla porta della Casa dei Comboniani di Verona, dove il prete viveva da tempo. Un servizio che repubblica. it ha curato in esclusiva. Padre Nardo si è scusato con Murray (“se ho causato quello che tu dici sono veramente dispiaciuto”). Ma il giorno dopo, l’ex vittima è stata allontanata in malo modo dai custodi della residenza e dall’amministratore di sostegno del sacerdote, con la minaccia di far intervenire la forza pubblica. E il sacerdote accusato di violenza trasferito in segreto in un’altra struttura.

    Il caso ha suscitato molto clamore, in Italia e in tutto il Regno Unito, con servizi successivi della BBC e delle maggiori testate britanniche, senza però che la Congregazione decidesse di farsi carico di affrontare il problema  –  ammettendo le responsabilità dei singoli, proprie, e scusandosi – nei confronti di un gruppo di persone che ha visto rovinare la propria vita per gli abusi subiti in tenera età. “Ti ricordi di me?  –  ha detto Murray a Nardo, che lo aveva violentato ripetutamente, nel momento in cui gli si è trovato di fronte, 45 anni dopo – tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”. Poi, fra i due, parole di comprensione e di spiegazione. Ma dai Comboniani è calato il silenzio.

    Ora, però, la Congregazione è riunita a Roma per scegliere i suoi nuovi vertici entro la fine di questa settimana. E Papa Francesco, ancora una volta, ricordando i crimini degli abusi sessuali nella Chiesa, ha lanciato un monito durissimo dichiarando il proprio impegno personale e quello dell’istituzione ecclesiale, affinché il passato sia affrontato con vigore e il futuro assicurato nei confronti di questo bubbone. Queste le sue esatte parole a Filadelfia: “Mi vergogno profondamente. Dagli abusati ho ascoltato un lamento profondo. E mi dispiace profondamente che alcuni vescovi abbiano mancato nella loro responsabilità di proteggere i bambini. Dio stesso piange. I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto per più tempo. Prometto l’impegno alla vigilanza della Chiesa per proteggere i minori. Tutti i responsabili dovranno renderne conto”.

    La polizia britannica ha chiesto più volte l’estradizione di Romano Nardo, sulla base dei crimini commessi, per interrogarlo. Ottenendo però sempre un rifiuto, per ragioni di salute e di età avanzata. Dice ora Murray, ascoltato da Repubblica: “Papa Francesco si è scusato per gli abusi nella Chiesa cattolica e ha chiesto che simili crimini non avvengano più. Ma i missionari comboniani si rifiutano persino di ammettere che abusi da loro compiuti in passato siano mai avvenuti, e non intendono scusarsi con le persone, ragazzini allora in tenera età, di cui avrebbero dovuto avere cura”. Afferma un altro ex ragazzo del cosiddetto Gruppo di Mirfield, Gerry McLaughlin: “Abbiamo chiesto ai padri comboniani una chiara rottura rispetto al passato, e di eleggere di qualcuno che non abbia avuto a che fare con la copertura degli abusi. Chiediamo perciò che i Comboniani nominino qualcuno che segua l’insegnamento di Papa Francesco sulla pedofilia”.

    Il gruppo dei “12 di Mirfield”, come si sono ribattezzati gli ex seminaristi, ricordando quei ragazzini, soggetti allora alle violenze e al silenzio dietro le minacce, intendono incontrare il nuovo Superiore generale dei Comboniani. E chiedono al Pontefice di intervenire.

    http://www.repubblica.it/esteri/2015/09/28/news/pedofilia_nella_chiesa_i_comboniani_eleggono_il_nuovo_superiore_vittime_inglesi_chiedono_intervento_papa-123846616/

  • Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Ex sacerdote restituisce i soldi presi a due anziani e patteggia un anno e 6 mesi

    Accusato di circonvenzione di incapace: lo sconto di pena ottenuto dopo aver reso 210.000 euro.  Non era più prete dal 2004: ora è coinvolto in un’inchiesta a Roma sulla prostituzione minorile
    di Pietro Barghigiani

    PISA. Si era fatto consegnare soldi con la promessa di devolverli in beneficenza. Ma aveva anche indotto i due finanziatori inconsapevoli, fratello e sorella, a lasciare il loro patrimonio, comprensivo della casa di famiglia, a un ente religioso ottenendo l’incarico di esecutore testamentario. Quella che poteva sembrare una donazione spontanea, a un uomo di culto prodigo nella realizzazione di opere pie, per la Procura altro non era che una spoliazione di beni ai danni di chi non era non grado di badare a sé stesso.

    Il patteggiamento. Accusato di circonvenzione di incapace, l’ex prete Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo, ha patteggiato in Tribunale a Venezia, una pena di un anno e 6 mesi di reclusione. C’è poi una seconda persona sotto processo. Le viene contestato il ruolo di complice nel circuire fratello e sorella, da tempo ospiti di un centro di salute mentale e seguiti da un amministratore di sostegno. Si tratta di Pasqua Donia, 66 anni, fatta passare come la perpetua di Galleschi che, “spretato” dal 2004, continuava a presentarsi come un sacerdote. La prima udienza è prevista a metà luglio.

    Soldi restituiti. Galleschi ha restituito i 210.000 euro incassati attraverso la benevolenza mal riposta dei due anziani assistiti dall’avvocato Carlo Broli. Un gesto che gli ha consentito di chiudere la vicenda processuale con un patteggiamento. «Il testamento non è mai stato pubblicato – spiega –. E se anche lo fosse verrebbe subito annullato». Le indagini. All’epoca, siamo nel 2010, all’ex parroco di Nicosia a Calci, San Sisto, ma anche di Pontedera oltre che cappellano militare della “Vannucci” a Livorno, la magistratura aveva sequestrato conti correnti e titoli. L’appartamento sarebbe dovuto finire a un ente religioso con Galleschi nel ruolo di esecutore testamentario, ma stando all’accusa l’immobile sarebbe finito, una volta deceduti i proprietari, nelle sue disponibilità. Manovre che erano finite sotto la lente dei carabinieri di Annone Veneto, in provincia di Venezia, dove l’ex don Galleschi si era presentato come religioso ancora in servizio ottenendo credito dal parroco locale. È’ stato lui a insospettirsi al punto da rivolgersi ai carabinieri.

    Espulso e in parrocchia. Nonostante fosse stato espulso nel 2004, l’ex parroco pisano aveva addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Nel frattempo era stato scoperto nei suoi sotterfugi al punto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato in segno di trasparenza che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la dottrina della fede, in data 19 luglio 2004». Non solo. Visto che “don” Luca continuava a proporsi come rappresentante della Chiesa, il prelato aveva reso nota anche una lettera di richiamo che aveva scritto al “signor Luca” il 28 aprile 2009, per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltretutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. Dopo la denuncia del vero parroco di Annone Veneto, i militari avevano ricostruito i percorsi degli assegni staccati dai fratelli con problemi psichici e finiti sui conti di Galleschi. In alcune occasioni per effettuare i prelievi in banca, la “perpetua” Pasqua Donia aveva accompagnato gli anziani per poi consegnare il denaro al sacerdote espulso.

    Indagato per sesso con minori. Dopo il patteggiamento, un’altra tegola, con accuse più sgradevoli, ha colpito di recente Galleschi. Con altri due sacerdoti, uno dei quali messo in carcere, è indagato in un’inchiesta a Roma per prostituzione minorile. Uno dei numerosi baby squillo che frequentava la stazione Termini ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla Procura.

    «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli – ha raccontato il ragazzo agli inquirenti -. E in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni

    da un ingresso laterale della chiesa. Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Un nuovo fronte giudiziario per l’ex prete passato dall’accusa di raggirare anziani a quella di fare sesso con minori.

  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Tu mi hai distrutto la vita, ma ora voglio perdonarti”. Dopo 45 anni Mark Murray riesce a trovare a Verona, Romano Nardo, il sacerdote responsabile delle violenze che avvenivano in un istituto inglese. La risposta: “Mi spiace se ti ho fatto del male”. Però dopo l’incontro la vittima viene denunciata.

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

    Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/

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    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

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    Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

    La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

    Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

    Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

    I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/