Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Appello choc dalla Polonia al Papa, faccia luce sui vescovi che hanno insabbiato i preti pedofili

    Appello choc dalla Polonia al Papa, faccia luce sui vescovi che hanno insabbiato i preti pedofili

    Città del Vaticano – Nella patria di San Giovanni Paolo II si sta scoperchiando il sistema ecclesiastico che portava ad insabbiare i casi dei preti pedofili. Visto che le lettere mandate in questi anni in Vaticano (a Papa Francesco, alla Congregazione dei Vescovi, alla nunziatura, alla Segreteria di Stato) hanno dato ben pochi risultati, un gruppo di 600 fedeli ha raccolto il denaro necessario per comprare una intera pagina pubblicitaria sul quotidiano italiano La Repubblica) in cui viene lanciato un clamoroso appello al pontefice a «riparare la Chiesa dalle ferite della pedofilia in Polonia dove la lealtà verso l’istituzione è cieca e sorda, più importante del bene delle vittime».

    Gli inserzionisti aggiungono che finora la mancanza di una reazione decisiva da parte della gerarchia vaticana alle denunce di «comportamenti riprovevoli attribuiti ad alcuni vescovi è motivo di scandalo pubblico». I casi specifici di abusi e insabbiamenti appaiono elencati in un sito polacco, disponibile in varie lingue (www.dosckrzywdy.pl).

    Sul sito viene spiegato che in diversi modi questi comitati di fedeli hanno «tentato quasi disperatamente di raggiungere il Santo Padre perché – affermano – amiamo la Chiesa e non possiamo più rimanere in silenzio di fronte alla quantità di male che sta crescendo in Essa.  Da tanti anni emergono delle accuse contro alcuni dei nostri vescovi, che, anche se fossero solo parzialmente vere, comprovano degli scandalosi abusi, relativi a simonia, mobbing/violenza contro i sacerdoti e altre persone consacrate e insabbiamento di casi di pedofilia».

    In quel contesto compaiono i nomi degli arcivescovi «Sławoj Leszek Głódź, vescovo Jan Tyrawa del vescovo Edward Janiak, ma anche altri».

    Il caso polacco naturalmente era ben presente in Vaticano dove da anni si allungavano ombre e sospetti per una prassi ampiamente applicata durante il pontificato di Giovanni Paolo II, tesa a salvaguardare l’istituzione a discapito delle vittime. Gli appoggi, per esempio, di cui ha goduto in Vaticano padre Maciel – il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, scomparso nel 2008 senza che sia mai stato sottoposto ad un processo nonostante la sequela raccapricciante di violenze sistematiche su bambini e adolescenti – resta una prova indelebile della prassi di insabbiare ed evitare pubblici scandali.

    L’anno scorso un docu-film disponibile su Youtube intitolato “Non dirlo a nessuno” e realizzato con una videocamera nascosta da una vittima di violenze, Anna Misiewicz, ha fatto scoppiare il bubbone. La donna era stata molestata quando aveva 8 anni. Parlando con i suoi preti carnefici ha raccolto le loro testimonianze di quando la toccavano, la baciavano e la violavano. «Lo so non avrei dovuto, ma ho ceduto a una stupida passione» gli ha detto uno dei preti ora in pensione. «Era il diavolo che mi consigliava». Il filmato è stato visto da 18 milioni di persone in Polonia (la popolazione polacca è di 38 milioni).

    Il vescovo polacco che ha insabbiato il caso del pedofilo che ha violato Anna è stato commissariato solo qualche giorno fa. Papa Francesco ha nominato monsignor Grzegorz Rys, arcivescovo Metropolita di Lodz, amministratore apostolico.

    L’arcivescovo Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno e primate della Chiesa polacca, nonché delegato dell’episcopato polacco per la protezione dei bambini e dei giovani, ha commentato il documentario sugli abusi con una dichiarazione di circostanza nella quale informava l’opinione pubblica di avere investito il Vaticano della questione. «Il film che ho visto, mostra che gli standard di protezione dei bambini e dei giovani in vigore nella Chiesa non sono stati osservati».

    Francesco ha da poco promulgato una nuova legge per rafforzare la lotta contro gli abusi, gli insabbiamenti e l trasparenza anche se proprio la trasparenza resta uno dei punti deboli di tante nazioni, Italia compresa, dove è di fatto un elemento inesistente.

    L’arcivescovo Polak aveva espresso il suo dolore per la sofferenza patita per ogni vittima alla quale, ha detto,  spetta sempre un’offerta immediata di assistenza psicologica, pastorale e legale. Il vescovo ribadiva la necessità di cooperazione della Chiesa con la giustizia civile al fine di proteggere i minori e punire i colpevoli. «Non c’è posto tra i ministri che abusano sessualmente di minori. Non intendiamo nascondere i loro crimini».

    Proprio in questi giorni è stato reso noto il risultato di una verifica fatta dalla Conferenza Episcopale americana sull’impatto finanziario di tutte le richieste di risarcimenti avanzate dalle vittime degli abusi nel corso del 2019. Tra spese legali e risarcimenti sono uscite dalle casse della Chiesa 280 milioni di dollari in un anno.

    Papa Francesco ha risposto all’appello dei fedeli polacchi attraverso una nota: «Il Santo Padre è informato dell’appello e prega per coloro che lo hanno rivolto. La Chiesa tutta deve fare il possibile perché venga applicata la normativa canonica, i casi di abuso vengano allo scoperto e i colpevoli di questi gravi delitti siano puniti».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_polonia_preti_papa_francesco_wojtyla-5316094.html

  • Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Grazie soprattutto alla stampa che scrive poco e che da decenni non approfondisce più con inchieste, negando così la consapevolezza ai cittadini a discapito di migliaia di bambini in Italia, dove a differenza degli altri paesi in cui grazie alla consapevolezza, la popolazione ha preteso una presa di posizione dei Governi, abbiamo pensato di portare all’attenzione, Regione per Regione, il DISASTRO italiano.

    Di seguito i link alle raccolte regionali che il sito della Rete L’ABUSO documenta da soli 10 anni.

    Un archivio storico di 7.166 documenti che di fronte all’indagine del Boston Globe, la fanno apparire una goccia nel mare.

    Il film scandalo documentava un centinaio di casi, noi, ignorando il sommerso, ne documentiamo solo in Italia, più di 300 che trovate in questa mappa. Diocesi non sicure

    Qui i vari articoli e comunicati stampa ignorati dai media, che già da soli descrivono una paurosa realtà. Il punto della Rete L’ABUSO

    Di seguito tutto il documentale regione per regione. Buona lettura, se così si può dire.

    Abruzzo – Molise


    Basilicata


    Calabria


    Campania


    Emilia Romagna


    Lazio


    Liguria


    Lombardia


    Marche


    Piemonte – Valle D’Aosta


    Puglia


    Sardegna

     


    Sicilia


    Toscana


    Triveneto


    Umbria


    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Pedofilia, pubblicata dalla Chiesa la lista dei vescovi che hanno insabbiato le denunce

    Pedofilia, pubblicata dalla Chiesa la lista dei vescovi che hanno insabbiato le denunce

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Una iniziativa del genere per la Cei sarebbe semlicemente pura fantascienza. A Limburg il vescovo Georg Baetzing (che è anche presidente della Conferenza Episcopale) ha iniziato a pubblicare – per la prima volta – tutti i nomi dei vescovi, dei vicari generali e dei dirigenti diocesani che, negli anni passati, hanno insabbiato le cause dei preti pedofili, e hanno contribuito ai trasferimenti dei parroci abusatori in altre parrocchie o in altre zone della Germania, rendendo in questo modo ancora più traumatica l’esperienza delle vittime degli abusi.

    In questa lista, ha informato la KNA, l’agenzia dell’episcopato tedesco, è incluso anche il precedente vescovo di Limburg, Franz Kamphaus, così come il vicario generale, monsignor Raban Tilmann. L’iniziativa concretizzata in questi giorni ha in realtà una lunga storia e genesi, e  nasce dal bisogno sempre più crescente dell’opinione pubblica di avere a che fare con una Chiesa trasparente.

    Per realizzare questa lista è stato necessario un laborioso lavoro di ricostruzione ed indagini interne nella diocesi di Limburg. In tutto si tratta di un rapporto monstre, di circa 420 pagine. «Dovevano essere prese delle misure, cosa che è stata fatta, anche se sono dolorose e hanno alimentato accese discussioni» ha spiegato Baetzing, fautore della linea della trasparenza totale.

    Una strategia, a suo parere, necessaria per fare riacquistare alla gente fiducia nella Chiesa. Il rapporto è frutto di un lavoro di squadra che ha richiesto l’apporto professionale di una settantina di esperti incaricati di setacciare i documenti diocesani dal 1950 ad oggi. Una piattaforma dalla quale elaborare una strategia capace di indicare come prevenire ogni rischio in futuro.

    In un passaggio della relazione, a proposito dell’operato di un  prelato di nome Wanka che in precedenza era stato responsabile dell’ufficio del personale, si legge: «egli ha ammesso inizialmente in una dichiarazione scritta che nel caso del sacerdote accusato C., aveva commesso gravi errori nella percezione e nella successiva valutazione dell’abuso sessuale che è stata nel frattempo accertata. A tale riguardo, il ricorrente sostiene di non aver chiesto informazioni con maggiore fermezza, perseveranza e precisione. Secondo il suo attuale stato di conoscenza, egli valuta l’abuso sessuale in modo diverso e giunge a conclusioni diverse. Inoltre, tutti i membri della Camera del personale sono stati sempre informati tempestivamente quando sono pervenute le prime segnalazioni relative a comportamenti sessuali da parte di un chierico. A questo proposito, dalle informazioni fornite dal prelato Wanka si deduce che, a causa del comitato interno composto da 35 membri, sono state registrate solo le decisioni rilevanti per il trasferimento, al fine di preservare la riservatezza».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_pedofilia_lista_vescovi_abusi_violenze_minori_chiesa_vaticano-5291373.html?fbclid=IwAR2iwYNAMBHrFqSW69LrmhdSroG6whXNA8sef-3wk8ZkIfy2sinJfbqc4nQ

  • Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    In questi giorni non si parla d’altro che di statue e monumenti indegni, da quella Edward Colston in Inghilterra, di Cristoforo Colombo negli USA, a quella di Indro Montanelli imbrattata pochi giorni fa a Milano.

    Stranamente però, nessuno parla di quella di Karol Wojtyla, Santo protettore di sacerdoti pedofili che grazie a lui e alle sue politiche criminali, hanno potuto stuprare migliaia di bambini innocenti in tutto il pianeta.

    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona
    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona

    La storia di Wojtyla inizia nel 2001 quando da papa, a seguito degli scandali che iniziavano a scoppiare in tutto il mondo, in particolare in America, ordinò all’allora cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) e al suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare ai vescovi di tutto il mondo, con una lettera (De delictis gravioribus) che il documento del 1962 era ancora valido.

    Stiamo parlando di un documento segreto su un problema già ben noto alla chiesa nel 1962, la Crimen Sollicitationis, commissionato dal predecessore di Wojtyla, papa Roncalli e scritto da monsignor Alfredo Ottaviani. Un documento con più di 20 allegati nel quale spiegava come gestire internamente i crimini di pedofilia, redimere i sacerdoti criminali che li avevano commessi, zittendo vittime e testimoni con la minaccia della scomunica.

    A causa di quella lettera del 2001, nel 2005 il cardinale Ratzinger fu incriminato per intralcio alla giustizia grazie ad un avvocato di Houston, Daniel Sheehan e di certo non sarebbe finita bene se di li a poco, il cardinale Ratzinger non fosse stato eletto papa, potendo così usufruire, in quanto capo di stato, dell’immunità.

    Quella di Wojtyla è una statua che vedo puntualmente ogni volta che vado a Roma, è posta proprio fuori dalla stazione Termini e come vittima di un sacerdote mi ha sempre inquietato perché guardando quella veste che pare voler accogliere sotto di se qualcosa, mi ha sempre trasmesso l’idea di tutti quei preti criminali che Wojtyla ha protetto, a discapito di bambini come me che, grazie alle sue scelte, con ripercussioni notevoli nella vita ci hanno rimesso l’adolescenza, alcuni addirittura la vita stessa.

    Una statua che non vorrei mai fosse rimossa, basterebbe una targa che ricordi le scelte criminali che San Wojtyla ha fatto, in favore dell’istituzione e in sfregio di tutti quei bambini che, in tutto il mondo, ci avrebbero rimesso.

    Francesco Zanardi

  • Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO – È stato visto più di 1,9 milioni di volte su YouTube e adesso ha convinto il capo della Chiesa cattolica polacca ad agire e a chiedere al Vaticano di indagare sulla copertura di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti avvenuta nel suo Paese.

    Il film “Hide and Seek”, secondo documentario sul tema dei preti pedofili dei fratelli Marek e Tomasz Sekielski andato in onda ieri, spinge l’arcivescovo Wojciech Polak, primate polacco e arcivescovo metropolita di Gniezno, a chiedere l’avvio di un procedimento proprio nelle ore in cui la Chiesa cattolica ricorda i cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II.

    “Hide and Seek” racconta la storia di due fratelli che cercano di affrontare un prete che presumibilmente li ha abusati da bambini. I due provano a chiedere conto delle loro azioni a diversi responsabili della Chiesa che, dicono, avrebbero dovuto vigilare ma non l’ha fatto. E affermano che anche un vescovo era a conoscenza delle accuse ma per anni non ha intrapreso alcuna azione.

    “Il film mostra che gli standard di protezione per bambini e adolescenti nella Chiesa non sono stati rispettati”, dice Polak in un video pubblicato dall’agenzia di stampa cattolica KAI.

    E ancora: “Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non essere guidati dalla falsa logica di proteggere la Chiesa, nascondendo efficacemente i maltrattatori sessuali: non permettiamo di nascondere questi crimini”.

    Polak ha scritto direttamente a Francesco per chiedere aiuto. Un anno fa, infatti, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, rendeva obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti.

    Anche il primo film dei due fratelli, “Tell No One”, uscito un anno fa, ha avuto un grande successo su youtube con 23 milioni di visualizzazioni. Anche allora alcune vittime sono andate con una telecamera dai loro persecutori e alcuni di questi hanno ammesso i loro crimini.

    Nel marzo dell’anno scorso, la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2020/05/17/news/abusi_sessuali_su_minori_l_arcivescovo_primate_di_polonia_chiede_aiuto_in_vaticano-256881000/

  • Neppure la pandemia ferma il cattivo gusto della chiesa per la giornata dei bambini vittime di abusi

    Neppure la pandemia ferma il cattivo gusto della chiesa per la giornata dei bambini vittime di abusi

    “Quest’anno la XXIV GBV si celebra dal 25 aprile al 3 maggio, e sarebbe dovuta finire con il tradizionale incontro con il Santo Padre in piazza san Pietro, ma, a causa della pandemia, la partecipazione alla recita del Regina Cœli potrà essere soltanto virtuale, attraverso i social network.”

    Questo quanto riporta International Family News, ricordando l’iniziativa ideata nel 1995, in tempi meno conclamati, prima che tutto iniziasse, almeno pubblicamente.

    Iniziativa che dall’anno 2000, dopo quanto tristemente emerso dall’indagine giornalistica del team Spotlight, ha cominciato ad essere un insulto per tutti coloro che dell’ancor oggi impunita e criminale chiesa cattolica, sono vittime in tutto il mondo, vittime alle quali la chiesa cattolica non ha mai reso – e non intende farlo – alcuna giustizia.

    Uomini che ancora oggi, malgrado le loro continue testimonianze, dalla chiesa non hanno ottenuto neppure un risarcimento umano e, che tutti gli anni, sono costrette nel dolore e nella difficoltà che gli abusi dei preti gli hanno arrecato nella vita di tutti i giorni, a subire una tale irriverente baracconata di cattivo gusto, paradossalmente promossa dalla stessa chiesa, che puntualmente le stupra con la sua rinnovata ipocrisia e che come si legge nello striscione, sembra quasi voler accusare gli altri “della indifferenza contro la pedofilia”.

    Vittime che per la chiesa valgono solo quando c’è da fare propaganda, ma che nei fatti concreti, non gli si riconosce neppure il valore della vita umana.

    Francesco Zanardi

    Portavoce delle vittime italiane dei preti pedofili

  • Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Il saggio, pur patendo la critica, la trasforma in oggetto di costruttiva riflessione. Una virtù dell’essere umano.

    A oramai più di vent’anni dall’inizio dello scandalo dei preti pedofili invece, da sempre più irritazione quando i diretti interessati, le vittime, reclamano l’impunità sistematica dei loro carnefici e l’inerzia, che di conseguenza le ha portate a non ottenere, malgrado i tanti proclami, nessuna giustizia per quanto subito.

    È un dato di fatto che la chiesa non ne abbia mai risarcita una sola, quelle poche risarcite, lo sono state grazie ai tribunali civili, non a quelli tanto propagandati della chiesa, come è un dato di fatto, che fin troppo spesso, a fronte delle condanne dei tribunali civili, la chiesa assolva.

    Una dinamica inspiegabile? O forse spiegabilissima?

    Direi umanamente molto spiegabile, da ambo le parti.

    Mentre vent’anni fa, emergevano i primi casi e da parte sia delle vittime che dei cattolici si vedeva una luce in fondo al tunnel che dava la speranza che al collo di chi abusava venisse messa una macina, oggi quella luce, dopo tanti fallimenti e reticenze della chiesa, più nessuno la vede.

    D’altra parte, nei fatti, in questi venti e più anni, al di là dell’indignazione, in Italia non si è mai visto un ministro della chiesa battere i pugni per rendere alle vittime giustizia. A differenza degli altri paesi, non si sono mai visti neppure i cattolici, ancor meno i sacerdoti, scendere in piazza per reclamare giustizia per le vittime, o almeno pulizia per l’istituzione in cui credono.

    Neppure durante il summit in Vaticano che nel febbraio 2019 ha visto i vescovi di tutto il mondo riunirsi in un mediatico tentativo di soluzione del problema, al fianco delle vittime, non si sono visti ne i cattolici ne i sacerdoti, tranne qualche genitore di vittime e qualche ex sacerdote.

    Un’inerzia ventennale che della pedofilia nella chiesa, ha fatto come per qualche tribù la sifilide, diventata nel tempo un’afflizioncella senza più grandi controindicazioni.

    Afflizioncella con la quale oramai, anche nella chiesa cattolica ci si è abituati e si convive tranquillamente. Ed è qui che arriva l’irritazione per le vittime, che oramai certe di non avere alcuna speranza di ottenere neppure un tenue risarcimento dalla chiesa, non per forza economico, ma almeno umano, gridano, spesso anche con rabbia, forse eccessiva ma fin troppo motivata, l’ingiustizia subita, e il ripetersi dello stupro, che si rinnova nel non ottenere giustizia vedersi usati dal Vaticano, come una sorta di propaganda.

    Certo, spesso le vittime sbagliano nei modi, ma il dolore dentro loro non è da poco e va compreso, ancor di più quando queste continuano a mantenere la fede.

    Ed è qui che il saggio dovrebbe non limitarsi a patire la critica e lo sfogo, dando prova della propria saggezza, comprendendo da dove quella critica nasce e il perché, facendone non solo tesoro, ma strumento di cambiamento che ridia credibilità ad un’istituzione che oramai non la è più.

    Trasformata oramai nella cattiva massaia, che nasconde lo sporco sotto il tappeto, pretende che gli altri vedano la casa pulita, non capendo che quello sporco sotto il tappeto, anche se nascosto alla vista, prima o poi produrrà odore che si sentirà ancora di più dello sporco lasciato in bella vista.

    Francesco Zanardi

  • SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

    a distanza di quasi un anno dalla precedente lettera aperta che Le avevamo scritto, alla quale ha fatto seguito un disarmante silenzio, credo sia importante provare a dar voce a chi, nonostante i continui proclami, è totalmente escluso dalla Chiesa.
    A maggio dello scorso anno iniziavamo a scriverLe così:
    “dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.
    Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.
    Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.”
    Nessuna risposta abbiamo ricevuto. Forse non ne siamo degni, forse siamo solo un fastidio, forse le vittime dei preti pedofili non meritano alcuna attenzione – non “pretendo” che qualcuno chieda loro scusa – forse la Chiesa spera solo che se ne vadano, e preferibilmente senza fare troppo rumore.
    Ma fa più rumore il Suo silenzio, perché è un silenzio assordante.
    Siamo nella Settimana Santa, o Settimana Autentica: una strana settimana Santa in tempo di pandemia. Il “popolo” non potrà nemmeno accedere alle celebrazioni liturgiche. Ma le vittime sono già state “cacciate” dalla Chiesa, ben prima della pandemia e della chiusura delle Chiese. Alle vittime dei preti pedofili è stata chiusa la porta della Fede… ma sa, mons. Delpini, le vittime non hanno perso la fede a causa dell’abuso sessuale subìto. No.
    Le vittime dei preti pedofili hanno perso la Fede a causa della Chiesa. So che sto facendo una affermazione forte ma, purtroppo, è esattamente quello che abbiamo vissuto nella mia famiglia e che rivedo e riconosco in ogni vittima che incontro facendo volontariato nell’Associazione Rete L’ABUSO. Non il prete pedofilo ha allontanato la vittima da Dio: è stato il comportamento dei vertici della chiesa, sia nei Tribunali – schierandosi SEMPRE dalla parte del prete pedofilo – sia da un punto di vista umano, che ha allontanato le vittime da Dio. Quante volte un Vescovo, come Lei per esempio, avrebbe potuto esprimere personalmente la sua vicinanza ad ogni vittima di prete pedofilo della propria diocesi? Tante occasioni perse. Tante occasioni che, non colte, hanno contribuito a chiudere le vittime fuori dalla porta delle chiese.
    Il Venerdì Santo. Le vittime dei preti pedofili sono ai piedi della Croce. Invisibili. Silenziose. Da sole. Solo chi vive con loro ha in mente quale possa essere la profonda ferita che è stata inferta alla loro anima.
    Strana Santa Pasqua sarà quest’anno. Santa Messa per televisione: per me un grande dolore, che vivo ogni domenica da sei settimane, cioè quello di non poter ricevere Gesù Eucaristico se non attraverso la Comunione Spirituale; ma anche un grande vantaggio: poter azzerare il volume della tv durante l’omelia!
    Il mio cuore piange, non vi è ancora la possibilità di vivere la Resurrezione nelle case delle vittime dei preti pedofili.
    Buone Feste
    Cristina Balestrini, mamma della vittima di don Mauro Galli

  • Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    La comunità dei credenti di Villavicencio, una cittadina colombiana nella terra della guerriglia, è sotto choc dopo l’annuncio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. Una specie di maxi retata. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale che in un comunicato ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona riguardante «fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti».

    A seguito di questo, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura, offrendo la disponibilità a «collaborare con le indaghino che dovessero svolgersi su questo caso». Contemporaneamente la chiesa colombiana ha aperto una indagine preliminare per permettere l’avvio del «processo canonico penale» previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.

    Nella sua comunicazione l’Archidiocesi ha manifestato «profondo dolore per questa situazione», assicurando che «le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto», nell’impegno di sradicare «il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione». Secondo Radio Caracol di Bogotà, infine, ai 15 sacerdoti sotto inchiesta se ne aggiungerebbero altri quattro, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

    Papa Francesco aveva visitato Villavicencio durante il suo viaggio in Colombia tre anni fa.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_colombia_preti_sospesi_papa_francesco_news-5152200.html

  • “Qui c’è un prete pedofilo” ora è un’app a segnalarlo

    “Qui c’è un prete pedofilo” ora è un’app a segnalarlo

    Di Andrea Gualtieri per “Il venerdì della Repubblica”

    ARRIVARE in un paese o in una città, attivare la geolocalizzazione dello smartphone. E trovarsi davanti, invece di musei e ristoranti consigliati, i luoghi nei quali c’è il rischio di imbattersi in un prete pedofilo.

    L’archivio e la mappa dei casi di cronaca meticolosamente organizzai negli anni sul sito web della Rete L’ABUSO, potrebbe ora diventare un’app grazie e una raccolta fondi.

    “Abbiamo bisogno di 12.800 euro” afferma Francesco Zanardi , fondatore dell’associazione che riunisce vittime dei reati sessuali commessi dai religiosi.

    Ma serve davvero uno strumento simile ?

    “La prevenzione in queste vicende è fondamentale”, rivendicano i promotori della Rete. Assicurano di avere 900 attivisti, in gran parte ex assistiti della Rete, che indicano le chiese, conventi e persino comunità di recupero nelle quali hanno trovato rifugio o copertura i protagonisti degli scandali ecclesiastici.

    Tutti finiranno nella app Priest Advisor, anche se non si può avere certezza che il prete in questione si trovi ancora li, né soprattutto che le denunce  o le relative omissioni riferite al suo caso siano fondate. “Abbiamo centinaia di segnalazioni ma non tutte vengono pubblicate, aspettiamo sempre che ci siano riscontri” garantisce Zanardi. “E’ vero che si fa fatica poi a seguire ogni iter processuale, ma in genere quando arriva un proscioglimento gli avvocati dell’indagato non tardano a contattarci”.

    La Rete L’ABUSO ha classificato le diocesi con una scala di colori; si va dal nero di quelle che ospitano sacerdoti indagati all’estero, al giallo di quelle in cui ci sono casi in attesa di giudizio o dei quali si sono perse le tracce. I vescovi italiani, in realtà, dopo il vertice mondiale convocato un anno fa da papa Francesco hanno ricevuto nuove linee che impongono di denunciare i casi sospetti ai magistrati.

    Ma per Zanardi “si fa ancora poco per impedire che i preti pedofili commettano altri abusi”.

    E allora capiterà, forse, di veder apparire sul cellulare una notifica più inquietante del solito.

    Da “Il venerdì” Andrea Gualtieri – Repubblica del 20 marzo 2020