Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Il responsabile di un gruppo di sopravvissuti agli abusi sessuali in Italia ha espresso dubbi sul fatto che un recente rapporto sugli sforzi di tutela pubblicato dalla Conferenza episcopale italiana fornisca un quadro completo della portata della crisi degli abusi nella Chiesa locale.

    Francesco Zanardi, sopravvissuto e fondatore della Rete L’Abuso, ha dichiarato alla CNA che dal 2020 la conferenza (nota con l’acronimo italiano CEI) pubblica solo “rapporti parziali ogni anno o ogni due anni”, il che rende difficile fare una valutazione accurata.

    “È difficile fare un paragone perché non sappiamo di quali casi si stiano parlando o a quale area geografica d’Italia si riferiscano quando forniscono questi numeri”, ha detto. “È un po’ come se ci fosse una buca in mezzo alla strada e invece di ripararla, ci si limitasse a contare quante persone ci cadono dentro, ma non si ripara.”

    “Diciamo solo che questo rapporto non dice nulla”, ha aggiunto.

    Intitolato “ Proteggere, prevenire, formare: terza indagine sulla rete territoriale di protezione dei minori e degli adulti vulnerabili ”, il rapporto di quasi 100 pagine, pubblicato il 28 maggio, ha evidenziato le pratiche di tutela attuali e in via di sviluppo all’interno della Chiesa italiana tra il 2023 e il 2024.

    Tra queste, l’istituzione di centri di ascolto per le vittime di abusi da parte del clero nel Paese. Secondo il rapporto, attualmente sono 103 i centri che servono 130 diocesi italiane.

    In una dichiarazione diffusa lo stesso giorno, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, ha affermato che il rapporto si inserisce in un percorso di trasparenza volto a “superare le resistenze culturali e operative ancora presenti”.

    “Siamo chiamati a fare la nostra parte, con piena consapevolezza e responsabilità”, soprattutto promuovendo “poli istituzionali a livello locale, nonché una più profonda consapevolezza culturale, in particolare all’interno delle università”.

    Sebbene il rapporto abbia rilevato “progressi significativi nella formazione e nella sensibilizzazione”, ha rilevato un aumento dei casi di abuso, la maggior parte dei quali commessi in un “contesto parrocchiale”. Si stima che 115 vittime (64 uomini e 51 donne) tra passate e presenti abbiano denunciato i propri abusi tra il 2023 e il 2024. A titolo di paragone, nel 2022 le vittime hanno denunciato 54 abusi, mentre nel 2020 sono state 89.

    Gli abusi sono stati commessi da “67 presunti autori”, tra cui “44 membri del clero, 15 religiosi e otto laici”, si legge nel rapporto.

    Chiara Griffini, presidente dell’Ufficio per la tutela dei minori della CEI, ha affermato che l’aumento dei casi è “preoccupante perché, come abbiamo sempre detto, anche un solo caso, per quello che è e rappresenta la Chiesa, sarà sempre di troppo”.

    “Ci sono 69 casi segnalati, 37 dei quali sono attuali – il che ci dice chiaramente che il fenomeno è in corso – e 32 sono del passato”, ha dichiarato in un’intervista con CNA l’11 giugno. “Quindi, guardando questi 32 casi del passato, penso che il lavoro di prevenzione che abbiamo messo in atto stia, in un certo senso, gettando qualche seme”.

    Griffini ha aggiunto che la pubblicazione degli abusi segnalati è un segnale che la conferenza episcopale punta alla trasparenza e che “il percorso intrapreso è certamente importante e non si torna indietro”.

    «La protezione dei minori deve essere parte integrante della missione della Chiesa», ha affermato.

    Tuttavia, Zanardi ha dichiarato alla CNA che, nonostante il rapporto indichi il numero delle vittime che si sono fatte avanti nell’ultimo anno, non specifica cosa la Chiesa abbia fatto per assisterle.

    “Dice che ci sono 115 vittime. Bene. Li avete risarciti? Avete fornito loro assistenza psicologica? Non si sa nulla al riguardo”, ha detto.

    Griffini ha detto alla CNA che, mentre il compito dei centri di ascolto è quello di raccogliere le segnalazioni di abusi e di informare le autorità ecclesiastiche su quei casi, il risarcimento alle vittime “riguarda una fase procedurale e quindi non rientra nella competenza” dei centri.

    Ha inoltre osservato che il rapporto evidenzia i vari mezzi di supporto offerti alle vittime e alle loro famiglie dai centri di ascolto, tra cui “supporto psicoterapeutico, supporto spirituale e altre forme che non sono state dettagliate ma che rappresentano una forma di supporto e vicinanza che il centro di ascolto offre alle vittime”.

    Tra le altre preoccupazioni espresse da Zanardi c’era il fatto che il cardinale Matteo Zuppi di Milano, presidente della CEI, non avesse mantenuto la parola data secondo cui i rapporti avrebbero esaminato i casi dal 2000 in poi.

    In una conferenza stampa del 2022 , Zuppi ha annunciato la pubblicazione dei rapporti annuali e ha affermato che avrebbe analizzato solo i casi risalenti al 2000 e non oltre, perché “giudicare qualcosa di 80 anni fa con i criteri odierni, qualcosa che all’epoca era giudicato con altri criteri, crea difficoltà di valutazione”. 

    Tuttavia, il primo rapporto pubblicato nel novembre 2022 pubblicava solo informazioni sui casi del 2020. 

    Sul suo sito web, Rete L’Abuso ha compilato un proprio elenco di casi di abusi in Italia a partire dal 2000. Zanardi ha affermato che, in base ai dati e ai fascicoli raccolti dalle vittime, “contiamo 1.035 preti pedofili che hanno abusato di 4.267 vittime. È una cifra reale”. 

    Durante la conferenza stampa di due anni fa, Zuppi si offrì pubblicamente di incontrare Zanardi e gli disse: “Se hai un caso, diccelo”. 

    Il responsabile della Rete L’Abuso ha dichiarato alla CNA di aver incontrato Zuppi in diverse occasioni e di avergli portato i casi raccolti dalla sua rete.  

    “Li ho portati io, ma poi non li ha più voluti prendere”, ha detto. “Ora loro [la Conferenza Episcopale Italiana] hanno dichiarato che non accetteranno dati da associazioni o da chiunque altro, ma solo i dati che arriveranno ai loro sportelli”.

    Per questo motivo, ha aggiunto, è molto probabile che il rapporto attuale contenga dati incompleti, poiché non tutte le vittime, soprattutto quelle “che non credono più nella Chiesa”, denunciano gli abusi subiti a un centro di ascolto diocesano.

    Griffini ha tuttavia chiarito che l’indagine annuale è intesa come “strumento di monitoraggio e rendicontazione” delle politiche di tutela adottate dal CEI nel 2019.

    “Pertanto, le indagini partono dal 2020 proprio perché il loro scopo è monitorare se il sistema creato, sia per generare ambienti ecclesiali sicuri, sia per intercettare presunti abusi, funzioni”, ha affermato.

    Griffini ha anche detto alla CNA che è ancora in corso uno “studio pilota” che riguarda “casi verificati di abusi contro minori nel periodo di 20 anni tra il 2001 e il 2021” e che la sua pubblicazione è prevista “nei primi mesi del 2026”.

    Ha aggiunto che lo studio è stato redatto da “due enti terzi e completamente indipendenti”: il Centro per la vittimologia e la sicurezza dell’Università di Bologna e l’Istituto degli Innocenti con sede a Firenze.

    «I ricercatori consegneranno i dati a una commissione nominata dalla conferenza episcopale, che effettuerà delle interpretazioni a livello ecclesiale, e lo studio sarà pubblicato nella sua interezza, così come lo hanno riportato», ha spiegato.

    Zanardi ha espresso dubbi sul fatto che la Chiesa italiana potesse essere considerata affidabile nel monitorare se stessa e ha affermato di aver presentato una richiesta alla procura italiana per condurre un’indagine indipendente, come quelle condotte in Spagna e Francia. Tuttavia, ha osservato, era improbabile che un’indagine del genere potesse svolgersi a causa del rapporto tra Chiesa e Stato.

    “Diciamo che l’Italia è un Paese molto particolare, dove di fatto lasciano fare tutto alla Chiesa, ma lo Stato non interferisce”, ha detto. “Non si intromette, come si dice, come la mafia”.

    Griffini ha sostenuto che lo studio pilota “è un’indagine indipendente perché i due organismi non sono chiaramente di natura ecclesiale; sono organismi accademici che hanno ricevuto un mandato, proprio come altre commissioni indipendenti hanno avuto mandati, e risponderanno secondo criteri scientifici”.

    Una volta completato, ha affermato, lo studio del 2026 svilupperà ulteriori ricerche “che potranno davvero far luce su questo fenomeno per aiutarci, oggi, a rendere possibile la non ripetizione e, allo stesso tempo, a trovare quelle che potrebbero essere le migliori pratiche per la giustizia e la riparazione”.

    https://www.catholicnewsagency.com/news/264673/italian-church-abuse-survivor-questions-bishops-conference-report-on-scale-of-clerical-sexual-abuse-crisis

  • Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    È stato indubbiamente triste vedere di persona quanti cattolici acclamassero l’elezione del nuovo Papa, molti persino piangevano ignari di chi sia Leone XIV, senza dubbi un esperto in materia di insabbiamenti e come raccontavamo ancora prima del fattaccio, tra i primi da non eleggere…

    Certo questo lo sanno molto bene anche i cardinali che lo hanno di fatto votato ma siccome tutti nella loro carriera hanno “qualche scheletro di vittima nell’armadio”, di certo si sono sentiti più tutelati con un Papa ben esperto in materia.

    In Vaticano c’erano anche decine di rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti, oltre noi della Rete L’ABUSO anche SNAP, Bishop Accountability, ADULTO di Sebastian Cuattromo e ECA Global che rappresenta ben 40 paesi nel mondo ma anche giornalisti come il peruviano Pedro Salinas e tanti altri la cui presenza ha seminato il terrore tra la stampa pretofila di tutto il mondo, che forse nel momento della diretta ha temuto i sopravvissuti potessero fare i “disturbatori” sullo stile di Paolini, mandando all’aria la merchetta live televisiva…

    Ma non è andata così, hanno avuto tutto lo spazio di censura “democratico” dedicato dai media “leonini” alle noiosissime ed irritanti vittime sopravvissute agli abusi del clero, di cui non accennano minimamente, neppure in negativo, pur di negare qualunque contraddittorio.

    Come la Rete L’ABUSO augurava nella conferenza stampa del 6 che il nuovo Papa intervenisse, spingendo il Parlamento italiano a mettersi in linea con le normative europee, ora siamo certi che un intervento ci sarà, forse non proprio come ci si saremmo aspettati e tanto meno come a gran voce chiede dal 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, ancora in attesa che il Governo italiano adempia a quei due o tre superflui e mancati dettagli insignificanti che riportiamo di seguito…

    Roba da poco…

    “Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Qui vale la pena di ricordare le risposte della Delegazione italiana in quella seduta dove a fronte di una prevenzione ZERO dell’Italia, la dott.sa Concetta Potito (Ufficio legislativo del Ministero della giustizia italiana) rassicurava dopo lo stupro, le pene alle quali i pedofili vanno in contro nel malaugurato caso che per disgrazia qualcuno li quereli.

  • Rebus conclave, tra eredità e promesse da mantenere

    Rebus conclave, tra eredità e promesse da mantenere

    È un rebus il conclave che inizia quest’oggi. I 133 cardinali elettori sono chiamati a votare per il successore di Francesco in un clima di grande incertezza. Perché, nonostante il ricovero al Gemelli, nessuno si aspettava la scomparsa di Bergoglio. E perché la freschezza portata dal primo Papa pescato «quasi dalla fine del mondo» non è un’eredità facilmente replicabile. Solo se ci sarà un porporato che riuscirà a entrare in Sistina come vi entrò Ratzinger nel 2005, e cioè con un numero di voti piuttosto elevato, tutto potrà essere in discesa. Ma se così non sarà, il collegio dovrà darsi da fare parecchio per individuare un papabile e non è impresa semplice.

    Sono diversi i temi che impegneranno la Chiesa nel futuro e, con essa, chi ne sarà al timone, il 267esimo successore di Pietro. È su di essi che i porporati giocano le loro carte, si mostrano e si nascondono, in vista della Sistina. Sono stati trattati direttamente nell’ultima congregazione generale: la lotta agli abusi, la trasparenza economica, la riorganizzazione della Curia, la sinodalità, l’impegno per la pace e la cura del creato, con il profilo esplicitamente richiesto di «un Papa pastore, maestro di umanità, capace di incarnare il volto di una Chiesa samaritana, vicina ai bisogni e alle ferite dell’umanità».

    FRANCESCO HA INDETTO diversi Sinodi chiedendo ai laici una maggiore partecipazione anche nei processi decisionali. Negli ultimi anni ha provato a proporre un modello di governance più partecipativo, ma l’accoglienza non è stata univoca. Esistono delle resistenze. C’è chi pensa che maggiore collegialità, o se vogliamo democraticizzazione, significa desacralizzare il papato, dopo la «grande desacralizzazione» messa in campo da Benedetto con la rinuncia. Non era così per Francesco, che si concepiva ultimo fra gli ultimi e il suo ministero un semplice servizio e non un esercizio di potere.

    SUL VATICANO, e l’argomento è laterale fino a un certo punto, incombe un deficit di bilancio pesantissimo, in tutto 83 milioni di euro. Le casse sono vuote anche perché le diocesi americane e tedesche, prosciugate dai risarcimenti dovuti alle vittime dei preti pedofili, non convogliano più verso Roma ingenti offerte come avveniva un tempo. La Chiesa «minoranza», come la immaginava Ratzinger, è probabilmente chiamata a un importante ridimensionamento delle sue strutture, a partire dalla magniloquenza romana, un modello che a conti fatti non regge più.

    MA C’È DELL’ALTRO. I recenti scandali finanziari – non ultimo il processo per l’acquisto di un immobile a Londra da parte della segreteria di Stato e l’opaco utilizzo dell’obolo di San Pietro – hanno intiepidito i fedeli, che tendono a non fidarsi più come un tempo delle gerarchie. Il gregge oggi vive altrove, lontano dagli intrighi dei palazzi, un passo avanti quanto ad autenticità rispetto a molti presuli e porporati. Così occorre una figura impeccabile al soglio di Pietro, come era Francesco. E pulita, senza quelle ombre che difficilmente reggerebbero l’urto dell’indignazione popolare.

    Bergoglio ha portato più donne nei posti di comando della Chiesa, ma è una certezza il fatto che tutto ciò non basta. Più donne nei gangli dei processi decisionali aiuterebbero la Chiesa a sconfiggere davvero la piaga della pedofilia ecclesiastica sulla quale ieri la rete l’Abuso ha riportato numeri impressionanti: più di mille i preti colpevoli di violenze su minori in Italia. 4500 vittime negli ultimi 25 anni. Eppure 133 soli uomini sono chiamati a eleggere il successore di Francesco. Vi fossero delle donne anche in questa fase lo scossone a una istituzione inspiegabilmente ancora prettamente maschile e verticale sarebbe notevole.

    https://ilmanifesto.it/rebus-conclave-tra-eredita-e-promesse-da-mantenere

  • Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Più di mille preti pedofili in Italia. Il dato shock è quello diffuso da “Rete L’abuso”, l’unica associazione italiana di sopravvissuti alle violenze del clero. Una percentuale alta di “offender”, oltre il 3 per cento, su 31mila sacerdoti italiani. Le vittime sono state 4500 a partire dal 2000. Si tratta solo dell’emerso ma c’è da temere che il sommerso conti numeri altrettanto allarmanti. Nel 2025 i casi di abusi su minori, raccolti dalla Rete, sono già 10.

    Su questo fenomeno “Rete L’Abuso” chiede di alzare il velo una volta per tutte in Italia, diffondendo il proprio database che è frutto di anni di raccolta da parte dell’associazione di casi nel Belpaese. Per questo motivo l’associazione, riconosciuta dalle Nazioni Unite, ha indetto una conferenza stampa a Palazzo Grazioli.

    Il vuoto legislativo

    Francesco Zanardi, fondatore e presidente dell’associazione, è egli stesso una vittima di abusi da parte di un sacerdote, e a pochi giorni dall’elezione del nuovo Papa dice: “Francesco ha fatto delle leggi e degli appelli, ma le sue leggi sono valide solo in Vaticano. Sono norme per le gerarchie della chiesa, per i vescovi. Hanno funzionato, per esempio in Francia, e negli altri Paesi d’Europa dove sono state applicate dalle gerarchie episcopali. In Italia assolutamente no, non abbiamo avuto nemmeno una commissione di inchiesta come negli altri Paesi. In Francia ci sono stati dei risarcimenti”. Aggiunge Zanardi: “C’è un vuoto legislativo in Italia. C’è bisogno che venga legiferato l’obbligo della denuncia degli abusi per tutti i cittadini e quindi anche per i preti residenti nel nostro Paese. La politica deve intervenire. Un nostro abusato è stato risarcito in Francia dove le linee guida di Papa Francesco sono state recepite. Un anno fa abbiamo inviato un documento alla procura generale con più di 400 casi. Non ha agito nessuno, c’è un problema di omertà”.

    L’impegno di papa Francesco

    Papa Francesco l’anno scorso ha parlato di “vergogna” e ha chiesto scusa in Belgio per gli abusi a opera dei sacerdoti. Nel 2023 ha promulgato definitivamente le procedure per prevenire e contrastare i “crimini di abuso sessuale” e il loro insabbiamento, pubblicando una nuova versione del motu proprio “Vos estis lux mundi”: anche i laici a capo di “associazioni internazionali”, oltre ai vescovi e ai superiori religiosi, devono rendere conto del loro operato con la Santa Sede e potranno subire sanzioni se sarà dimostrata la “negligenza”, ossia se non avranno dato seguito alle segnalazioni.

    Aggiunge Zanardi: “Papa Francesco ha avuto dei limiti in Italia, è stato poco attivo anche lui ma la colpa non possiamo addossarla a lui o al clero. Abbiamo un caso a Enna, quello di don Giuseppe Rugolo che è stato coperto dal suo vescovo Sergio Cisana che adesso è indagato dopo le intercettazioni. Su questa cosa il Papa poteva decidere di dimettere il vescovo ma lui è ancora al suo posto”. Antonio Messina, la vittima di don Rugolo, ha raccontato in videoconferenza: “È stato scoperto, dopo la mia denuncia che erano stati abusati altri due ragazzi. Ruvolo dopo la denuncia è stato trasferito a Ferrara. E anche lì era a contatto coi giovani. Chi viene dopo Papa Francesco deve introdurre misure concrete per la segnalazione obbligatoria alle autorità giudiziarie”.

    Le testimonianze delle vittime

    Nei documenti presentati dalla rete ci sono anche decine di testimonianze di genitori di ragazzine e ragazzini ma anche adulti abusati. “Mio figlio a 12 anni è stato violentato da un sacerdote che non ha mai scontato nemmeno un giorno dei 6 anni e 6 mesi di carcere a cui è stato condannato. Il Papa non ha fatto niente per noi”, è una delle voci raccolte dalla Rete. C’è anche chi racconta di avere scritto al Papa per far dimettere i preti violentatori ma di non avere ricevuto alcuna risposta.

    “Il nuovo Papa, se volesse, davanti a una situazione drammatica in Italia potrebbe chiedere al Parlamento di agire, Francesco non l’ha fatto. Come per l’istituto Antonio Provola di Verona dove 27 preti – continua il fondatore Zanardi della Rete – risultarono pedofili. Quell’istituto ha una sede anche in Argentina, la terra d’origine del Papa, e lì lo Stato argentino ha agito con 42 anni di carcere. Lì lo Stato è stato meno genuflesso al clero. C’è da ricordare che la giustizia italiana è tenuta a informare il vescovo della denuncia all’autorità giudiziaria di un prete in una data città”.

    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’avvocato Mario Caligiuri, dell’osservatorio permanente di “Rete L’ABUSO”, l’avvocata Eleanna Parasiliti, che difende Antonio Messina (anche lui presente) e che era sedicenne ai tempi dello stupro subito da don Rugolo poi condannato l’anno scorso a quattro anni e sei mesi. Tra gli altri anche Monica Sansoni, la garante per i diritti dell’Infanzia e adolescenza della Regione Lazio. Proprio “il ruolo del garante è stato determinante per far emergere – come scrive in una nota Monica Sansoni – abusi negli ambienti ecclesiastici della curia vescovile di Latina”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/05/06/news/abusi_chiesa_preti_pedofili_italia-424168829/

  • I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    La rete italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso, ha dichiarato martedì che in Italia c’è ancora troppa “omertà” nei confronti dei preti predatori e che circa il 3,2% dei chierici sono abusatori.

    Le reti di sopravvissuti in Italia e all’estero hanno affermato che il defunto Papa Francesco ha fatto più dei suoi predecessori per affrontare la crisi degli abusi che ha sconvolto la Chiesa globale, ma ancora troppo poco.

    “Ci sono enormi lacune legislative in Italia, ad esempio non c’è l’obbligo di denuncia, mentre le gerarchie non hanno affatto rispettato gli appelli di Papa Francesco” contro la pedofilia, ha affermato il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in una conferenza stampa promossa dai familiari delle vittime di preti pedofili alla vigilia del conclave per scegliere il successore di Francesco.

    https://www.ansa.it/english/newswire/english_service/2025/05/06/abuse-survivors-decry-omerta-in-italy-3.2-clerics-abusers-3_86056f39-59ed-4c27-bde4-af59999bbce5.html

  • 3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    La totale omertà dello Stato italiano ha prodotto migliaia di vittime in Italia scaricando le colpe sulla chiesa cattolica e sullo stesso Papa.

    Questo è quanto è emerso ieri presso la Stampa estera, nella conferenza stampa promossa dalla Rete L’ABUSO.

    Le cifre parlano da sé e come rileva anche Federico Tulli, da anni impegnato in questa battaglia di civiltà verso i minori, cifre ben inferiori a un centinaio di preti pedofili che in altri paesi hanno però spinto la politica ad intervenire, mentre l’Italia che attualmente ne conta più di 1000, da decenni ignora il problema di fatto, scaricando tacitamente le colpe sulla chiesa.

    L’avvocato Mario Caligiuri dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, ne descrive le cause direttamente riconducibili allo Stato italiano che in materia ha fatto meno della chiesa.

    Il presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, denuncia che siamo l’unico Stato (l’Italia) che in Europa non solo ha favorito e continua imperterrito, la pedofilia di Stato, che nel drammatico scenario unicamente italiano non tocca soltanto la chiesa, ma tutti i settori, dalle società sportive e associative arriva alla famiglia. Tutto ad unico danno dei più piccini.

    L’Italia fu denunciata dalla Rete L’ABUSO nel 2019 al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia dalla Rete L’ABUSO, Comitato che ravvisate le gravi lacune espresse le sue preoccupazioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inevase dalla Repubblica italiana di cui ne fanno ancora oggi le spese bambine e bambini.

    F.

  • STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    Comico per non dire avvilente e frustrante per le migliaia di vittime italiane e i loro famigliari, inesistenti solo per la cronaca italiana che con grande ipocrisia in questi giorni si fa in quattro disperata perché non riesce a trovare un solo caso in Italia.

    Ne scova in tutto il mondo ma qui purtroppo, in totale assenza è ridotta a raccontare come è stato montato il comignolo per la fumata del conclave, del frigobar svuotato di alcolici non pagati senza chiedersi come mai quel frigobar fosse pieno di alcolici.

    D’altra parte l’operato di Papa Francesco, almeno in Italia, non solo ha sradicato dalla penisola la piaga dei preti pedofili ma come si racconta in Liguria, il contatto diretto tra un giornalista e Francesco ha fatto miracoli, ha addirittura permesso provvedimenti papali per le vittime sopravvissute.

    Peccato però che a queste vittime nessuno lo abbia detto e forse un po’ rintronate brancolano nel buio ignare. D’altra parte sono vittime e ci sta siano rintronate.

    Improvvisamente svaniscono dalla memoria dei cronisti italiani tutti i recenti casi del 2025 come il rinvio a giudizio del vescovo di Enna Rosario Gisana, i casi di don Samuele Marelli, don Ciro Panigara, don Luca Matteo, don Andrea Melis e via dicendo.

    Casi di cui non si ricorda più neppure chi li ha scritti… D’altronde son vecchi di qualche mese… E d’altra parte in Italia non è che ci sia molto, solo una microscopica punta dell’iceberg che col riscaldamento globale pare un ghiacciolino che conta (in assenza di una commissione governativa d’inchiesta) soltanto 1031 sacerdoti offender ed un’inezia di vittime… giusto 4262, più l’insignificante indotto laico.

    Dati consultabili sul database dell’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero presente in Italia…

    Ma d’altra parte è l’unica e le vittime così poche che effettivamente trovarle è praticamente impossibile, quasi un ago nel pagliaio davvero microscopico ed è così che povera stampa, è costretta a cercarle all’estero dove sono meno della metà.

    Sarà davvero curioso vedere quante testate italiane saranno presenti (impegni vaticani permettendo) alla conferenza dei sopravvissuti del 6 maggio presso la Stampa Estera di Roma, probabilmente nessuna tanto non c’è un gran che da dire, qui in Italia va tutto così bene…

    A creare allarmismo in Italia testate come il New York Times, poco autorevoli ed allarmiste, chissà per quale motivo poi… Bah

    Sarà forse perchè la libertà di stampa è scesa al 49° posto nel mondo?

  • Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    L’accusa di alcune associazioni: “Contro gli abusi da Papa Francesco solo belle parole”

    Gli occhi del mondo sono puntati sulla città leonina. Domani mattina la salma di Papa Francesco verrà traslata a San Pietro, dove i fedeli potranno renderle omaggio fino a venerdì. Sabato, invece, il funerale del pontefice argentino. Numerosi leader mondiali hanno già annunciato la propria presenza e non si contano gli attestati di affetto. Intanto fremono in curia i preparativi per il conclave che designerà il nuovo successore di Pietro.

    C’è però chi di Papa Francesco tratteggia un ritratto meno lusinghiero. È il caso di alcune associazioni che rappresentano le vittime dei preti pedofili. A cominciare dalla Rete L’abuso – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha pubblicato ieri un comunicato redatto da Cristina Balestrini.

    “Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco – si legge nella nota – Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per ‘gestire’ gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque. Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite ‘parole o scritti’ non è stata colta da nessuno. Le voci ‘fuori dal coro’ sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE”.

    “Chiesa allo sbando attende un pastore che sappia davvero purificarla”

    Dopo quest’attacco, sono seguiti i “ringraziamenti”, ovviamente caustici.

    “GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia – dicono gli estensori – senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla. GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle ‘scomode’ che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito. GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime. GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli. GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili”.

    “GRAZIE – prosegue la denuncia dell’associazione – per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina ‘alla vittima e ai suoi familiari’ nel momento in cui un ‘caso’ usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà. GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!). GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante”.

    “GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima – conclude il comunicato – GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più. GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che ‘un pedofilo non guarisce’. Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno. E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla”.

    Dalla Nuova Zelanda: “Papato di Francesco è stato una tragedia”

    Gli attacchi a Papa Francesco, ovviamente, non provengono solo dalla penisola. Particolarmente attiva in tal senso è la neozelandese Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (Survivors Network of those Abused by Priests – SNAP).

    In un articolo dall’eloquente sottotitolo, I sopravvissuti piangono la tragedia del papato di Francesco, SNAP punta i riflettori sia sull’imminente conclave che sul passato di Papa Francesco.

    “Il prossimo papa – si legge – deve istituire una legge di tolleranza zero per gli abusi sessuali che escluda immediatamente dal ministero il clero e i leader che hanno occultato gli abusi e imponga una supervisione indipendente sui vescovi. Deve usare la sua autorità per attuare cambiamenti istituzionali fondamentali che pongano fine alla pratica sistematica degli abusi sessuali e al loro occultamento”.

    Secondo SNAP, è fondamentale che il prossimo pontefice non abbia “precedenti di insabbiamento di abusi sessuali”. Per l’associazione neozelandese Papa Francesco non era esente da tale colpa. “A causa della sua storia di occultamento di abusi in Argentina, Francesco non ha mai avuto la credibilità necessaria per rivedere la gestione dei casi di abusi sessuali da parte del Vaticano”.

    Una pratica, quella di occultare e insabbiare i casi di abusi, che Bergoglio avrebbe continuato, sempre secondo SNAP, nel corso del suo pontificato. L’elenco di episodi denunciati è in effetti inquietante, seppur limitato a quelli più eclatanti.

    Nel mirino, oltre ai singoli casi, anche la strategia adottata complessivamente. Nonostante i proclami e le promesse di una svolta, spiega l’associazione neozelandese, “Nessuna delle riforme o iniziative di Francesco ha prodotto una vera e propria ‘tolleranza zero” verso gli abusi, né ha posto fine alla cultura di estrema segretezza e controllo che li rende possibili’.

    https://www.italiareportusa.com/ultimissime/preti-pedofili-le-associazioni-delle-vittime-contro-papa-francesco/

  • Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco.

    Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per “gestire” gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque.

    Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite “parole o scritti” non è stata colta da nessuno. Le voci “fuori dal coro” sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE.

    Noi familiari delle vittime dei preti pedofili vogliamo esprimere il nostro ringraziamento a Papa Francesco:

    • GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia, senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla
    • GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle “scomode” che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito
    • GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime
    • GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli
    • GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili
    • GRAZIE per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina “alla vittima e ai suoi familiari” nel momento in cui un “caso” usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà
    • GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!)
    • GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante
    • GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima
    • GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più
    • GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che “un pedofilo non guarisce”.

    Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno.

    E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla.

    Cristina Balestrini (a nome del Coordinamento dei Familiari delle Vittime)

  • Senato della Repubblica – Shame European stories – L’intervento di Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Senato della Repubblica – Shame European stories – L’intervento di Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Riformulazione del discorso che ne conserva per quanto possibile le parole dette in conferenza.

    Io voglio fare prima una riflessione che… insomma siamo arrivati a questo punto in Italia? Cioè dopo quello che abbiamo visto nel video di Simone, quello che sentiamo, quello che abbiamo visto anche , accadere all’estero, è possibile che in Italia si debba chiedere alle vittime e alle loro famiglie di sostituirsi ad altri, cioè di fare il lavoro che dovrebbe fare lo Stato?

    E come vedete la situazione è straziante e questa cosa, è quello che fanno oggi le famiglie dei Sopravvissuti e fanno bene a farlo però, come società, come stato, come Vaticano, è possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna per quello che sta accadendo in Italia?

    L’Italia è un paese che solo nel 1997 ha riconosciuto il reato contro la persona in materia di abusi sessuali quindi molto, diciamo siamo molto giovani su questa materia

    Purtroppo però dal 1997 in avanti non è più stato fatto nulla, quei pochi, quelle poche modifiche legislative che sono state fatte in Italia, sono state introdotte da convenzioni internazionali o da altre convenzioni europee di fatto però, sono state introdotte molto male direi.

    Mancano in Italia… uno degli strumenti che è stato introdotto… perché ne abbiamo davvero pochi, l’unico strumento che potrebbe essere utile in materia di prevenzione, perché qui si parla di prevenire non di mettere poi un tampone al danno, è appunto una delle introduzioni che è arrivata in Italia grazie al la carta di Lanzarote, il certificato antipedofilia

    …e che però in Italia il legislatore ha lasciato scoperto, solo in Italia, tutta la categoria del volontariato al quale è vero che appartiene anche la chiesa e, ma il volontariato è ben più della chiesa, i sacerdoti in Italia sono 35.000 invece i volontari sono più di 4 milioni 600.000, quindi il prodotto naturalmente è molto più ampio.

    Questo certificato con questa scopertura ha diciamo In pratica favorito la pedofilia perché ora, chi non può più andare a predare in una scuola perchè ha il certificato macchiato… può andare solo in un ambiente che è quello del volontariato perché in quell’ambiente non viene chiesto il certificato antipedofilia.

    Quindi è normale che il pedofilo vada a cercare le sue prede in questi ambienti.

    Certificato antipedofilia che tuttavia non funziona in Italia, ma non solo per questo vuoto legislativo, il certificato antipedofilia è un documento che arriva dalla Procura della Repubblica, cioè le persone condannate in via definitiva sono ritenute pericolose e non possono lavorare con i bambini.

    e… però in Italia non c’è l’obbligo di denuncia!

    Anzi, c’è il rischio della denuncia perché Denunciare un abuso sessuale in Italia e, ve lo dico a ragion veduta perché mi son preso più di 70 querele in 15 anni. Per questo motivo, Denunciare un abuso sessuale Italia, ha il rischio per chi denuncia, è quello di essere contro querelati per calunnia.

    Invece, l’introduzione del dell’obbligo di denuncia, che in Italia in realtà esiste, ma è limitato solo ai pubblici ufficiali e che quindi diciamo, basterebbe estendere a tutta la popolazione, è una cosa diciamo fondamentale in questo caso.

    In Italia mancano anche i dati però, perché secondo Istat, guardando i dati del 2022, in Italia ci sarebbero stati solo 6800 casi di violenza contro i minori, un dato impossibile e parliamo di violenza non sessuale violenza fisica, violenza psicologica, cioè vari tipi di violenza.

    Abbiamo chiesto più volte i dati anche all’osservatorio Nazionale, non li hanno, non hanno nessun dato.

    E si, abbiamo più dati noi come associazione rete l’Abuso che lo Stato e, qui ci chiediamo, come fa lo stato ad affrontare un problema quando non ha neanche coscienza dell’entità del fenomeno?  E’ un qualcosa di Insomma, quasi paradossale.

    Abbiamo realizzato, riguardo ai dati, un sistema online che è sul nostro sito, si chiama Abuse Tracker ed è un sistema che anche se sta funzionando diciamo, in incredibile difetto perché abbiamo scelto di utilizzare solo i dati in questo caso, dei sacerdoti condannati, per vedere quante vittime questi avevano prodotto …Ebbene Il dato è presto fatto Aspettate che lo trovo, Ecco abbiamo 362 sacerdoti, hanno prodotto 1576 vittime in Italia, ora facciamo un piccolo ragionamento, che ho anticipato prima.

    I volontari perché qui, stiamo parlando non tanto della chiesa o dei laici.No no, qua parliamo del problema che è un problema.

    …Noi abbiamo fatto questa analisi sui dati della chiesa perché quelli abbiamo, i dati dei laici lo stato non li ha quindi non sapevamo dove prenderli, toccava fare qualcosa di davvero molto improvvisato e abbiamo preferito di no.

    Comunque dicevo i sacerdoti in Italia sono 35.000 circa, secondo la CEI e invece, i volontari che godono dello stesso vuoto legislativo grazie al quale i preti pedofili sfuggono.

    …e i volontari sono più di 4 milioni e il prodotto, se tanto mi dà tanto è enorme!!!

    Io direi che ho concluso qui ecco, per il momento.