Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Quel Decreto integrativo della Boschi e il dato sulla pedofilia dei preti, così imbarazzante per l’Italia

    Quel Decreto integrativo della Boschi e il dato sulla pedofilia dei preti, così imbarazzante per l’Italia

    Il  26/09/2016 l’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus inoltrava all’Ufficio del Ministro con delega alle Pari Opportunità Maria Elena Boschi formale istanza per l’inserimento della Rete L’ABUSO nell’Osservatorio nazionale per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

    L’ufficio rispondeva in data 19/10 esprimendo l’impossibilità di inserire la Rete L’ABUSO nell’Osservatorio, ma senza spiegare il motivo. Fà però presente “che, per quanto concerne la componente associativa designata all’interno dell’osservatorio (DM 30 agosto 2016), l’attuale nomina è ricaduta su alcune tra le associazioni nazionali maggiormente rappresentative nel settore della lotta al fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale a danno dei minori”.

    Nella lettera si citano anche i decreti ministeriali di riferimento, l’articolo 2 del DM 240 del 30 ottobre 2007 e il Decreto del Ministro per le pari opportunità n. 254 del 21 dicembre del 2010 nel quale si legge che;

    «l’Osservatorio  opera   presso   il   Dipartimento   per   le   pari opportunita’, e’ presieduto dal Capo del Dipartimento  per  le  pari opportunita’ ed  e’  composto  da  cinque  componenti  designati  dal Ministro per le  pari  opportunita’,  di  cui  uno  con  funzioni  di coordinatore tecnico scientifico,  da  un  componente  designato  dal Ministro  o  Sottosegretario  di  Stato  presso  la  Presidenza   del Consiglio dei Ministri con delega per le politiche della famiglia, da tre componenti designati rispettivamente dal Capo della Polizia e dai Comandanti Generali dell’Arma dei  Carabinieri  e  della  Guardia  di Finanza  nonche’  da  tre  componenti  designati  dalle  associazioni nazionali maggiormente rappresentative nel  settore  della  lotta  al fenomeno dell’abuso  e  dello  sfruttamento  sessuale  in  danno  dei minori».

    L’unico apparente motivo della nostra estromissione dall’Osservatorio sembra essere il limite delle tre componenti associative, già completo, che vede nell’Osservatorio 1) Il prof. Ernesto CAFFO di  Telefono Azzurro S.O.S., 2) Cristiana De Paoli di  Save the Children Italia e 3) Federica Giannotta di  Terre des Hommes, come dal DM 30 agosto 2016 .

    Andando però sul sito del Dipartimento per le pari opportunità scopriamo che il 12 settembre 2016 il Ministro Maria Elena Boschi, dopo una nota di rammarico di don Fortunato Di Noto, firma un decreto integrativo nel quale si sostituisce il consigliere Michele Palma, del Dipartimento per le pari opportunità, con don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione Meter Onlus.

    Quindi le associazioni all’interno dell’osservatorio non sono più tre come prevede il Decreto del Ministro per le pari opportunità, ma quattro.

    Qual è allora il motivo dell’estromissione della Rete L’ABUSO e quale è l’utilità di inserire nell’Osservatorio don Fortunato Di Noto, che sicuramente fa un buon lavoro in appoggio alla Polizia Postale contro la pedofilia online, ma che difficilmente potrà fornire dati sui colleghi pedofili, perché in quanto prete è tenuto all’osservanza del segreto e delle varie direttive interne come la Crimen Sollicitationis.

    Paradossalmente rappresenta anche un’istituzione tutt’ora inadempiente, sia di fronte alle proprie responsabilità, sia a quelle che furono le richieste avanzate dall’Onu nel 2014. Negando alle vittime di preti pedofili una rappresentanza nell’osservatorio, ne viene di conseguenza negata la possibilità di entrare a rappresentare anche i numeri, mai censiti in Italia, dell’ampio e sommerso spettro nazionale della pedofilia clericale. Una estromissione che oltre alle cifre, al momento censite solo dalla Rete L’ABUSO, va anche a limitare la rappresentanza dello stesso Osservatorio.

    Nel 2014 l’ONU fece a riguardo precise raccomandazioni al Governo Italiano, tra queste la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica dall’obbligo di denuncia.

    Al Vaticano invece, l’Onu chiese che venissero immediatamente rimossi e consegnati alle autorità civili tutti i prelati che sono coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo e che siano resi accessibili gli archivi del Vaticano in modo che chi ha abusato e “quanti ne hanno coperto i crimini” possano essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia. Chiese anche di prendersi cura delle vittime e che queste venissero risarcite in maniera adeguata.

    Richieste rimaste senza risposta, come qualunque altra richiesta avanzata dalle più svariate commissioni nazionali in questi anni e, onestamente è difficile pensare che non continui così.

    Troviamo la scelta del Ministro Boschi un segnale distensivo un pò eccessivo data la drammatica situazione italiana, anche se di certo molto apprezzato dal Vaticano, un pò meno da quei cittadini in cerca di verità e giustizia, che da anni vedono una chiesa latitante e uno stato complice che non vuole affrontare il problema. Intanto il tempo passa e le vittime aumentano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    QUI IL SERVIZIO DELLE LE IENE

    MOLESTATO DA UN PRETE? DUE RAGAZZI ABUSATI DAL PRETE, IL REATO CADE IN PRESCRIZIONE MA IL VATICANO LO ACCUSA (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Il servizio sulla pedofilia parla di Teo, un ragazzo che si è avvicinato alla parrocchia di paese. Teo si è avvicinato a Don Carlo Chiarenza che lo cura come se fosse un figlio. Il momento che gli resta fermo in mente quando la mano del prete ha cominciato ad accarezzare parti più intime, che nessun padre avrebbe mai accarezzato. Teo non racconta i dettagli davanti ad una telecamera, però lo fa in una testimonianza scritta dove ricorda che quando successe il fatto era il 1980 ed aveva 14 anni. Dopo qualche giorno Teo rivive di nuovo quel fatto, in forma ben più aggravata: il prete infatti abusa di lui. “In un certo senso vorresti scomparire”, afferma Teo nell’intervista. Il prete fa addirittura una dichiarazione d’amore al giovane; Teo cambia, non parla con la madre, e pensa di voler morire provando addirittura a tagliarsi le vene e a buttarsi sotto una macchina.

    Teo prova a sparire per un po’ dalla parrocchia, ma dopo un po’ torna in quel luogo e di nuovo succede la stessa cosa di sempre. Teo se la prende con sé stesso, tanto da tentare di nuovo di togliersi la vita. Il bambino torna dal prete che abusa di lui, desiderando inconsciamente di ricevere ancora gli abbracci e le attenzioni di un tempo. Il prete abusa non solo di lui fisicamente ma anche psicologicamente, creando una sorta di legame anche mentale col bambino. A15 anni Teo trova una ragazza che lo aiuta ad allontanarsi dal prete. A 19 anni va in seduta da uno psicoterapeuta che lo aiuta a trasformare la consapevolezza di quello che gli è successo in rabbia, denunciando tutto ciò che gli è successo. Quando Teo affronta il prete quest’ultimo nega tutto. Quando Teo incontra poi in America un’associazione che si occupa di casi di pedofilia decide di incontrare di nuovo il prete e di registrare la conversazione che avviene fra di loro di modo da avere una prova che possa incolpare il parroco. Il prete sminuisce tutto, dichiarando di aver abusato di Teo perché gli voleva bene. Quando la comunità viene a sapere del caso, inizialmente si scaglia contro Teo per poi cambiare opinione e schierarsi a suo favore. Teo teme però di non essere stato l’unico adolescente ad aver subito abusi. E arriva infatti un’altra testimonianza, quella di una ragazza abusata nel 1979 quando aveva 12 anni. La procura di Catania ha ritenuto vere queste dichiarazioni ma il reato era prescritto, cioè era passato troppo tempo da quando erano avvenuti i fatti. Anche il Tribunale ecclesiastico si è pronunciato contro il prete ma quest’ultimo ha fatto ricorso, però il Vaticano lo ha dichiarato colpevole, estromettendolo da ogni ufficio ecclesiastico. Don Chiarenza però si dichiara sempre innocente.

    MOLESTATO DA UN PRETE? LA VERSIONE DEL RELIGIOSO (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Si occuperà anche di casi di molestie sessuali ai danni di minorenni da parte di preti Le Iene Show, il programma in onda stasera su Italia 1 e condotto da Ilary Blasi, Giampaolo Morelli e Frank Matano. La Iena Nina Palmieri intervisterà un uomo che racconterà di essere stato molestato da un prete durante l’adolescenza e di aver avuto il coraggio di denunciarlo solo dopo anni di psicoterapia e silenzio. L’uomo sostiene di essere stato vittima di abudi per la prima volta nel 1989, quando aveva 14 anni. La Procura ha aperto un’indagine sul caso ma non è mai stato avviato un processo per pedofilia ai danni del prete perché il reato era caduto in prescrizione. L’inviata del programma Mediaset ha anche raggiunto il sacerdote. Quest’anno la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha rigettato l’appello presentato dal prete che è già stato condannato in primo grado nel luglio 2013 dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali ai danni del minore: la sentenza definitiva ha privato l’uomo di ogni ufficio ecclesiastico.

    MOLESTATO DA UN PRETE? DENUNCIA IL RELIGIOSO, MA IL REATO E’ CADUTO IN PRESCRIZIONE (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Sono innumerevoli i casi di abusi sessuali da parte dei preti ai danni di bambini ed adolescenti. Il dato, impressionante, riguarda da vicino anche l’Italia. Nello scorso giugno, per fare un esempio, un chierichetto di Brindisi ha denunciato il sacerdote 42enne, grazie all’intervento del pediatra della vittima che ha ottenuto le confidenze del piccolo. Il religioso è stato accusato di violenza sessuale pluriaggravata e continuata ed ora è in attesa di processo. L’argomento verrà approfondito nella puntata de Le Iene Show di questa sera, martedì 18 ottobre 2016, grazie ad un servizio di Nina Palmieri. L’inviata si concentrerà su un caso in particolare, di un uomo che ha subito delle violenze da un prete quando era bambino. A causa della prescrizione delle accuse, il sacerdote non è stato condannato agli occhi della legge, ma allontanato secondo un provvedimento della Curia. E ancora in Puglia, due anni fa, un sacerdote viene processato con rito abbreviato ed infine portato in carcere in seguito alla condanna di oltre tre anni di reclusione. A Milano, scrive Il Tempo, la Procura ha accusato un prete di aver abusato di un adolescente dipendente dalle droghe, adescato tramite una chat e pagato in cambio dei suoi favori. L’elenco dei casi che riguardano i preti pedofili potrebbe allungarsi di molto, a partire dai tempi odierni fino agli anni passati. Eclatante il parroco di Roma che abusava di alcuni ragazzi che gli erano stati affidati e che attirava con la scusa di regali come vestiti o dvd. Dopo aver negato l’accusa, nel 2011 viene condannato a 15 anni di detenzione in primo grado, commutati poi in 14 anni nella sentenza d’appello.

    QUI IL SERVIZIO DELLE LE IENE

  • La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    (di Roberto de Mattei) Il quotidiano Il Tempo di Roma, diretto da Gian Marco Chiocci ha pubblicato, l’8 ottobre, un’ampia inchiesta dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». Riportiamo l’editoriale di Roberto de Mattei apparso su Il Tempo, con il titolo Crisi morale e dottrinale.

    La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa.

    Talvolta però la pedofilia viene strumentalmente utilizzata per squalificare il clero nel suo complesso e per proporre l’abolizione del celibato come soluzione del problema. In realtà la pedofilia non riguarda che una minima parte del clero e l’esistenza di preti pedofili non deve farci dimenticare l’esistenza di sacerdoti ingiustamente accusati come don Giorgio Govoni, un parroco della Bassa Modenese, accusato, alla fine degli anni Novanta, da un’assistente sociale, di guidare un gruppo di “satanisti pedofili”. La Corte di Cassazione confermò nel 2002 la sentenza della Corte d’Appello di Bologna secondo cui il sacerdote era stato ingiustamente calunniato. Ma intanto don Govoni, stroncato dalla vergogna, il 19 maggio 2000 era morto di infarto nello studio del suo avvocato.

    Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.

    La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.

    Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.

    Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità. (Roberto de Mattei, in Il Tempo, 8 ottobre 2016)

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

  • Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Tra le vittime quasi sempre ragazzi minorenni. Su alcune vicende è calato il silenzio. Su altre la verità si è tramutata in una condanna penale.

    In un accurato reportage la Rete Cattolica ha racchiuso una lunga serie di scandali che hanno visto per protagonisti uomini di Chiesa. Si tratta quasi sempre di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di ragazzi, spesso minorenni. Ecco il testo.

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione.

    Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni.

    Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi.

    E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente».

    Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori.

    Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni».

    Sfogliando il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato.

    Tutti casi autentici, provati, ed innegabili.

    http://www.ottopagine.it/attualita/96283/sesso-scandali-e-chiesa-quei-130-sacerdoti-sotto-accusa.shtml

  • La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

    Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

    http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/

  • Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    I preti pedofili sono senz’altro una delle piaghe maggiori che affliggono il Vaticano e la Chiesa, sia a livello di immagine pubblica, sia per le atroci  brutalità comportate dalla loro esistenza. Delle quali a farne le spese sono peraltro le vittime più indifese e sensibili: i bambini. Peter Saunders, ex membro della commissione vaticana contro i preti pedofili, parlò all’emittente britannica BBC del suo lavoro pochi giorni dopo la sua sospensione.

    “Durante il papato di Francesco, la Chiesa non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero“. L’accusa diSaunders fu lapidaria e non ammise repliche, ed a fare ancora più rumore fu proprio il fatto che l’attivista inglese contro la pedofilia venne scelto proprio dallo stesso Papa Francesco per entrare a far parte della Commissione della Santa Sede contro gli abusi sui bambini due anni fa.

    Saunders però venne messo “in aspettativa” il 6 febbraio 2016, dopo che ebbecriticato il cardinale George Pell (anch’egli un “protetto” di Papa Francesco) poiché quest’ultimo, indagato dalla Commissione governativa australiana per aver taciuto abusi su minori nella diocesi di Melbourne durante il suo arcivescovato, rifiutò ogni interrogatorio portando dei certificati medici per non dover tornare in Australia, evitando così di venire interrogato.

    “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti” dichiarò lo stesso Saunders in relazione al caso, parole che gli costarono il suo incarico all’interno della Commissione. “Sono sempre stato una spina nel fianco del Vaticano fin dal primo momento del mio ingresso nella Commissione“.

    “Pensai che il nostro lavoro sarebbe stato quello di prendere delle decisioni contro i singoli sacerdoti abusatori e invece l’obiettivo è creare politiche e linee guida per stabilire quali sono le migliori pratiche per evitare gli abusi“, senza però intervenire attivamente su chi li compie e chi li protegge.

    In questi giorni però, a mesi di distanza da quelle dichiarazioni, è giunta nuova linfa a corroborare le accuse dell’ex membro della task force vaticana contro i preti pedofili: alla Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori è stata fatta pervenire una lettera il cui contenuto dimostrerebbe che George Pell fosse a conoscenza degli abusi sui minori che avvenivano nella sua diocesi, e non abbia fatto nulla per porvi fine.

    Nell’attesa che venga finalmente messa la parola “fine” a questo scandalo, la notizia potrebbe forse far affiorare un tiepido sorriso sulle labbra di Peter Saunders, cacciato dalla commissione proprio perché “troppo zelante” nel dare la caccia ai pedofili tra le fila del clero; ma anche così fosse, sarebbe indubbiamente un sorriso dal gusto terribilmente amaro.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/preti-pedofili-spunta-la-lettera-che-incriminerebbe-larcivescovo-pell-saunders-profetico-233437.html

  • Rete L’ABUSO entrerà nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia?

    Rete L’ABUSO entrerà nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia?

    La Rete L’ABUSO Onlus che rappresenta, tutela e supporta legalmente dal 2009 le vittime italiane di preti pedofili, ha chiesto di poter entrare a fare parte dell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO ha inoltrato lo scorso 17 settembre formale richiesta all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedo-criminalità. Il 26 settembre l’ufficio competente ci fa sapere che la richiesta è stata inoltrata al ministro delle Riforme con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi.

    Si tratta di una richiesta legittima. L’inserimento di Rete L’ABUSO andrebbe a completare il quadro generale dell’osservatorio che al momento comprende Terres des Hommes, Telefono Azzurro, Save the Children, che si occupano di pedofilia nel suo complesso in un quadro internazionale, e la Onlus Meter che si occupa nello specifico di pedo-pornografia online.

    Con l’inserimento nell’Osservatorio della Onlus Rete L’ABUSO, che rappresenta in Italia le vittime della pedofilia clericale, non solo si completerebbe il quadro sul contrasto della pedofilia e della pedo-criminalità, ma si potrebbe finalmente fare tesoro delle testimonianze di migliaia di cittadini italiani rimasti vittime.

    Il fenomeno della pedofilia clericale si inserisce in quello complessivo con delle sue specifiche caratteristiche come è emerso in Europa tra il 2009 e il 2010 dalle conclusioni di grandi inchieste governative e/o miste Stato/Chiesa in Irlanda, Germania, Inghilterra, Olanda, Belgio solo per citarne alcune. Tuttavia in Italia, dove peraltro risiede il più alto numero di ecclesiastici al mondo, governo, parlamento e Conferenza episcopale non hanno mai ritenuto necessario seguire l’esempio di questi Paesi, avviando una indagine su scala nazionale per mappare, “censire” e monitorare una casistica per nulla irrilevante.

    Al punto che paradossalmente la Rete L’ABUSO Onlus è oggi l’unica fonte che è in grado di offrire una visione complessiva del fenomeno italiano, sulla base di un costante e capillare lavoro di rassegna stampa e di raccolta di denunce e testimonianze.

    Negli ultimi 15 anni sono più di 230 i sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia clericale, tra denunce, condanne e condanne in via definitiva. Un numero del genere può sembrare esiguo per giustificare un’inchiesta ma non lo è affatto. Basterebbe osservare il crimine ponendosi dalla parte delle vittime, certe e potenziali. Il profilo criminale di un pedofilo è molto simile a quello di un serial killer: non si ferma finché non viene messo in condizioni di non nuocere. Ci sono preti pedofili che negli Stati Uniti hanno confessato oltre 100 stupri, alcuni anche 200. Molti di questi sacerdoti erano stati spostati e reintegrati in altre parrocchie dai loro vescovi dopo la raccolta delle denunce. Alcuni di loro hanno anche reiterato i crimini tuttavia non sono mai stati rimossi dallo stato clericale. In Italia, la Conferenza episcopale ha stabilito che per i vescovi non c’è alcun obbligo di denunciare i casi di cui viene a conoscenza, creando una situazione di potenziale rischio che altre conferenze episcopali hanno invece saggiamente evitato mettendosi a disposizione delle autorità laiche competenti. Anche per provare a cambiare questo inaccettabile stato di cose c’è bisogno di Rete L’Abuso nell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Il prete va con la ragazzina, il giudice lo assolve: “Era amore”

    Il prete va con la ragazzina, il giudice lo assolve: “Era amore”

    Don Marino, 55 anni all’epoca dei fatti, è il parroco di un paese in provincia di Campobasso. Per molto tempo ha intrattenuto una relazione sessuale con una ragazzina di 14 anni che era rimasta orfana. Secondo quanto denunciato, i rapporti tra i due sarebbero iniziati però quando la giovane di anni ne aveva 13. La vicenda, denunciata dai portali locali, è divenuta di rilievo nazionale grazie anche al portale Rete L’Abuso, gestito dall’associazione che raccoglie le vittime dei preti pedofili. La ragazzina cresce e la relazione si consolida, finché a 17 anni non cambia tutto e la giovane decide di ribellarsi: è ottobre di quattro anni fa.

    Secondo la giovane, le violenze del parroco le avrebbero provocato disturbi psichici e fisici, oltre a causarle la caduta nel tunnel dell’anoressia. Denuncia tutto al vescovo, Monsignor Gianfranco De Luca, ancora oggi a capo della diocesi, che chiede spiegazioni a don Marino. Questi conferma la versione della ragazza e viene allontanato per questo dalla parrocchia. La ragazza a quel punto denuncia tutto alla Procura, ma non lo fa subito, fa passare qualche mese, spaventata forse dalle voci che potrebbero correre in paese.

    Nell’autunno 2013, la Dottrina per la Congregazione della Fede infligge due anni di sospensione “a divinis” a don Marino, che si rifugia in una struttura specializzata per questo tipo di patologie sessuali. Per 24 mesi dunque è interdetto dalle sue funzioni sacerdotali. La parola “fine” a questa squallida vicenda la mette però il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, secondo cui tra don Marino e la ragazzina era amore.

    Sconcerto per la sentenza

    La legge italiana prevede che una ragazza 14enne possa fare sesso con un uomo adulto ma solo se è consenziente e non subisce delle pressioni tali da essere considerata incapace di intendere e di volere. Per il giudice, quelle pressioni non esistevano e quindi don Marino è stato assolto da ogni accusa perché – in sostanza – il parroco, non essendo uno psicologo, non poteva accorgersi del disagio mentale della ragazzina.

    Sconcertato dalla sentenza Francesco Zanardi, presidente dell’associazione nazionale Rete l’Abuso onlus: “Tale verdetto mortifica tutte le vittime di abusi e violenze sessuali. È una sentenza che legittima chiunque a sfogare le proprie pulsioni sessuali, qualora l’abusato non può o non ha il coraggio di ribellarsi. Questa sentenza crea un precedente aberrante, ma noi non permetteremo che l’intera vicenda passi inosservata, e di certo non lasceremo mettere la parole ‘fine’”.

    http://www.direttanews.it/2016/09/10/prete-va-la-ragazzina-giudice-lo-assolve-amore/

  • Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

    Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

    La legge dice che una ragazzina di 14 anni può fare sesso con un uomo molto più maturo di lei, diciamo di 40 anni, che magari è persino il parroco del suo paese. Purché non sia psichicamente minorata. È successo a Portocannone in provincia di Campobasso, dove queste cose difficilmente le capiranno. E anche qui a Roma si fa fatica. Così la diffusione on line delle motivazioni di una sentenza di proscioglimento che lo scorso giugno aveva assolto un parroco dall’accusa di violenza sessuale su una quattordicenne molisana, definita «innamorata e consenziente», ha scatenato ieri una marea di commenti tra l’indignato e l’incredulo su tutti i social network. A giugno la stessa notizia era andata su internet passando quasi inosservata. Ieri invece si è scatenata «Laretedelabuso.org» rilanciandola sul proprio sito. «test.retelabuso.org/» è un’organizzazione nata con lo scopo sociale della lotta senza tregua, specie mediatica, ai crimini e agli abusi dei preti pedofili. Il tutto mediante un monitoraggio costante e completo delle decine di casi segnalati ogni anno in quasi tutte le regioni d’Italia. Don Marino Genova, il caso venuto alla ribalta ieri, aveva intrattenuto una relazione sessuale con una minorenne rimasta orfana quando quest’ultima aveva compiuto i 13 anni di età, nel 2009. Relazione durata anche per l’anno successivo. Questa la storia del come e del perché la ragazza alla fine denunciò il parroco: l’«amore» per quel prete le aveva provocato disturbi fisici tra cui l’anoressia e a 17 anni non riusciva più ad andare a scuola. Ma per il giudice dell’udienza preliminare di Larino, competente per il paesino di poche migliaia di anime in cui vive la ragazza, «era amore». E la legge dice che una ragazzina di 14 anni può farlo con chi vuole purché non sia incapace di intendere e di volere. Tuttavia nella denuncia presentata la ragazza G.V., oggi maggiorenne, faceva riferimento a una ipersensibilità alla presenza di un uomo adulto avendo perso il padre da poco. Il prete, scrive il magistrato nella motivazione di questa sentenza rilanciata on line da «Retelabuso» con un articolo di Francesca Lagatta, era «innamorato», la bambina era «consenziente», e almeno per quel che è successo dopo il compimento del 14esimo anno va bene così. Per i reati eventualmente consumati prima si vedrà in altro procedimento per cui don Marino Genova è stato rinviato a giudizio. Ma a piede libero. D’altronde anche la Chiesa, cui si erano rivolti i parenti della piccola, si era limitata a sospenderlo a divinis per due anni dopo averlo in precedenza trasferito in altra parrocchia. Per prosciogliere don Marino il gup scrive che «… va osservato che il Genova non era uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della V. (se non quello generale di una ragazzina rispetto a una persona di 40 anni più grande e socialmente più autorevole; occorrerebbe allora incriminare una molteplicità di rapporti anomali che la società presenta) nient’affatto evidente alla cognizione del profano, apparendo la predetta persona di normale maturità per la sua età, per la quale la legge definisce la capacità di autodeterminarsi sessualmente… e tanto è riscontrato anche nelle indagini difensive svolte dalla difesa del Genova attraverso l’escussione di Acciaro Fulvia insegnante in pensione che ha aiutato la ragazza privatamente nello studio delle materie scientifiche e che l’ha definita persona determinata niente affatto plagiabile e intellettualmente molto capace». Tanto sembra essere bastato, in questa sentenza di archiviazione su conforme richiesta del pm, per escludere la soggezione psicologica di una 14 enne orfana rispetto a un religioso che le si era presentato come guida spirituale. La generica testimonianza di un’insegnante che le dava ripetizioni, ora in pensione. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 55 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere? Probabilmente i parenti l’avranno anche convinta, se non spinta, ad affrontare il «rischio» dello scandalo di una denuncia penale contro il parroco. Pochi però si sarebbero immaginati questo primo colpo di scena.

    Dimitri Buffa

    http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/09/il-parroco-e-la-quattordicenne-una-sentenza-scatena-il-web-1.1571861