Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo d’appello

  • Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Come era prevedibile il processo di secondo grado nei confronti di don Federico De Bianchi (difeso dagli avvocati Stefano Trubian e Massimiliano Paniz), il 51enne ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l’accusa di violenza sessuale, si è concluso con una assoluzione per avvenuta prescrizione del reato.

    Oggi 1 dicembre la procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso degli avvocato difensori, ha messo il proprio sigillo sulla ghigliottina del procedimento che in primo grado a Treviso aveva visto don Federico condannato a tre anni per i fatti relativi a solo una delle querele, assolto per non aver commesso il fatto nei confronti di un’altra presunta vittima e prescritto in relazione ad altre due denunce.

    Ora il sacerdote, che è tornato a lavorare per la curia di Vittorio Veneto, potrà mettersi alle spalle questa storia. Anche se proprio la prescrizione dichiarata nel processo di primo grado aveva creato un certo sconcerto in aula: la mannaia era scattata il 3 settembre del 2023, ovvero circa a due mesi dalla richiesta di condanna. Il fatto che il processo sia stato allora aggiornato soltanto al 17 ottobre dello stesso anno senza che venisse pronunciata la sentenza avrebbe di fatto tolto a due parti civili la possibilità di ricevere un risarcimento anche se minimo.

    Secondo le indagini della Procura di Treviso tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si erano costituiti come parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche, ospiti della comunità di Villa delle Rose a Conegliano e del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vittorio Veneto dove il prete svolgeva parte del proprio ministero. Una delle presunte vittime era stata sentita nel corso di un incidente probatorio (durante il quale non aveva però riconosciuto don De Bianchi) nella fase delle indagini preliminari che risalgono al periodo fra il 2017 e il 2018. Il sacerdote, secondo il racconto che ricalcava le altre dichiarazioni accusatorie, avrebbe allungato le mani nelle parti intime dei pazienti che andava a visitare come cappellano degli ospedali. Tutte fattispecie contestate dal pubblico ministero Barbara Sabattini, che nella sua requisitoria aveva parlato di palpeggiamenti e baci o tentativi di avere contatti proibiti con pazienti.

    La condanna di don Federico, secondo i suoi legali, era avvenuta sulla base del fraintendimento su un singolo episodio e gli avvocati erano pronti a metterlo evidenza nel processo d’Appello. Ma la prescrizione ha messo la parola fine a tutta questa brutta vicenda.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/vittorio-veneto-don-federico-de-bianchi-violenza-sessaule-appello-prescrizione-1-dicembre-2025.html

  • Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Torna davanti alla Corte d’Appello di Milano, che dovrà celebrare un nuovo processo, il caso di don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano condannato in primo e in secondo grado per abusi avvenuti più di dieci anni fa su un 15enne. La Cassazione nella tarda serata di ieri ha accolto infatti il ricorso del difensore del sacerdote, ora sospeso, rimandando gli atti a Milano e disponendo un appello “bis”.

    “Sicuramente ci dispiace per questa decisione – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, che assiste le vittime – e attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza”. La vittima si era definita in passato “un sopravvissuto”, ha raccontato di aver tentato il suicidio cinque volte, di aver “perso anni di scuola” per le drammatiche conseguenze di episodi avvenuti quando aveva solo 15 anni. da parte sua, il sacerdote ha sempre negato gli abusi. il suo difensore, l’avvocato Mario Zanchetti, nei mesi scorsi aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato , con una riduzione della pena, la condanna inflitta in primo grado.

    “Galli ha tradito gravemente il suo ruolo di sacerdote nonché la fiducia che la vittima riponeva in lui e ha approfittato delle condizioni di particolare fragilità, conseguente alla profonda e intima confessione cui proprio quella sera il ragazzo si era sottoposto”, si legge nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Milano impugnate dalla difesa del sacerdote. Cinque anni e mezzo la pena inflitta dai giudici milanesi, con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti per aver risarcito la vittima e i suoi genitori, sostenuti dall’associazione Rete L’Abuso, con oltre 100mila euro. “Le prove che emergono dagli atti sono inequivocabili”, hanno motivato i giudici milanesi. Prima davanti agli inquirenti nell’inchiesta e poi nel suo interrogatorio in aula, don Galli aveva sempre ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale con il ragazzo, ma aveva negato di averlo “toccato” o “abbracciato”. La difesa aveva sostenuto la “inattendibilità” del racconto del ragazzo. Dopo il processo di primo grado, la madre del giovane si era sfogata definendo “maldestra” la gestione della vicenda da parte dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che all’epoca era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 (sotto cui ricadeva la parrocchia di Rozzano), e che nel 2012 aveva anche avuto un incontro con i familiari dell’adolescente.

    In seguito all’episodio don Galli era stato trasferito dall’Arcivescovado di Milano nella parrocchia di San Pietro a Legnano dove per qualche mese gli era stata affidata la pastorale giovanile. Attualmente don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale, in attesa dell’esito del procedimento. Fra gli atti, le relazioni che testimoniano i pesanti danni psicologici subiti dal ragazzo, più volte ricoverato in psichiatria per crisi. La patologia psichiatrica, scriveva il consulente della Procura nella sua relazione, “non presenta disturbi all’ideazione, non vi sono fenomeni allucinatori né alterazioni o fughe di pensiero, né interpretazioni paranoidee”. Non sussiste, quindi, “uno stato psichico che possa invalidare la capacità di riferire i fatti da lui vissuti”. Il ragazzo era stato ritenuto dai medici e dai giudici perfettamente credibile, ma il caso dovrà tornare davanti a una sezione della Corte d’Appello di Milano diversa rispetto a quella che ha già giudicato il prete colpevole.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/processo-parroco-violenze-1.7766782/amp

  • Milano, prete accusato di abusi su 15enne: chiesti 6 anni e 4 mesi di carcere

    Milano, prete accusato di abusi su 15enne: chiesti 6 anni e 4 mesi di carcere

    Il sostituto pg ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per don Mauro Galli accusato di aver abusato sessualmente, nel dicembre del 2011 a Rozzano, di un ragazzino. Il pg: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. La madre del giovane: “Siamo qui perché venga fatta giustizia e perché queste cose non accadano ad altri”

    Il processo d’appello

    “Le motivazioni della sentenza di primo grado sono chiare – ha detto il pg – la sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. Il difensore di don Galli, l’avvocato Mario Zanchetti, ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove in quanto non vi sarebbe la prova dell’atto sessuale. In subordine ha proposto la concessione delle attenuanti generiche all’imputato. A differenza del processo di primo grado, l’udienza si è svolta a porte chiuse per decisione della presidente Chiara Nobili.

    La madre della vittima: “Siamo qui perché non accada ad altri”

    Fuori dall’aula la madre della vittima ha commentato: “Mio figlio vuole voltare pagina, lasciarsi tutto alle spalle. Siamo qui perché venga fatta giustizia e perché queste cose non accadano ad altri”. La sentenza è attesa per il 5 luglio.

    https://tg24.sky.it/milano/2021/06/22/prete-abusi-sessuali-minore-milano

  • Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali, si apre il processo d’appello a carico di don Mauro Galli, sacerdote cislaghese che ha prestato servizio anche a Legnano.

    Abusi sessuali su un 15enne, don Galli davanti alla Corte d’appello

    Fissato il processo d’appello per don Mauro Galli, il sacerdote cislaghese condannato per aver abusato sessualmente di un ragazzo che all’epoca dei fatti, risalenti al 2011, aveva 15 anni.
    In primo grado la quinta sezione penale del Tribunale di Milano lo ha condannato a sei anni e quattro mesi. Martedì 22 giugno 2021 il prete sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Milano.

    L’incarico di responsabile della pastorale giovanile a Legnano

    Don Galli, 42 anni, nativo di Cislago, ha prestato servizio anche a Legnano: nel 2012 fu vicario nella parrocchia di San Pietro al quartiere Canazza e responsabile della pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. I fatti contestati avvennero a Rozzano nel 2011, e il suo trasferimento nella città del Carroccio sarebbe stato motivato proprio dalla decisione, presa dall’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, all’epoca vicario di zona, di trasferire il prete ad altro incarico dopo la segnalazione fatta dai genitori del ragazzo ai parroci della cittadina (don Galli aveva ammesso subito di aver dormito nello stesso letto con il minorenne, negando però gli abusi).

    La condanna a sei anni e quattro mesi in primo grado

    In primo grado, il pubblico ministero Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai famigliari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a sei anni e quattro mesi di reclusione, aveva anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Zanchetti, aveva preannunciato subito l’intenzione di ricorrere in appello.

    I fatti avvennero a Rozzano tra il 19 e il 20 dicembre 2011

    I fatti avvennero tra il 19 e il 20 dicembre 2011, nella canonica di Rozzano dove abitava don Galli, che aveva l’incarico di vicario parrocchiale nel comune dell’hinterland milanese. Lì il ragazzo aveva trascorso la notte, su invito del sacerdote, «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». Davanti ai giudici il prete aveva ammesso di aver dormito nel letto matrimoniale con il 15enne, nonostante ci fossero altri letti a disposizione, ma aveva negato ogni contatto: stando alla deposizione resa in aula, don Galli si era difeso sostenendo di non aver mai «abbracciato» né «toccato» il giovanissimo. Il quale ha sempre raccontato un’altra verità, poi sancita dalla sentenza di primo grado.

    Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

  • Abusi sessuali su un ragazzino 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali su un ragazzino 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    di Francesco Loiacono

    Inizierà il prossimo 22 giugno, davanti alla Sezione I penale della Corte d’Appello di Milano, il processo di secondo grado nei confronti di don Mauro Galli. L’ex parroco di Rozzano, comune nell’hinterland del capoluogo lombardo, deve rispondere dell’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzo che all’epoca dei fatti, risalenti al 2011, aveva appena 15 anni. In primo grado il sacerdote era stato condannato a sei anni e quattro mesi dalla quinta sezione penale del tribunale di Milano, condanna inferiore rispetto a quanto aveva chiesto il pubblico ministero Lucia Minutella (dieci anni e otto mesi).

    Il ragazzo vittima degli abusi: “I 6 anni e 4 mesi sono una pena esemplare”

    “I sei anni e quattro mesi per me sono una pena esemplare” aveva detto a Fanpage.it Fausto (nome di fantasia della vittima, ndr) subito dopo la sentenza, raccontando il calvario vissuto a causa di quegli abusi: tentativi di suicidio, il peso di non essere creduto e soprattutto l’amarezza di tutta la famiglia, profondamente religiosa, per l’atteggiamento avuto nella vicenda dalle più alte cariche ecclesiastiche, ritenuto gravemente omissivo.

    La madre: La speranza è che venga confermata la condanna

    Don Galli non ha mai ammesso gli abusi, anche se ha confermato che la notte incriminata, quella del 19 dicembre 2011, aveva dormito insieme a Fausto su un letto matrimoniale dell’oratorio nonostante vi fossero altri letti a disposizione. Pur non ammettendo la propria colpevolezza il sacerdote aveva però risarcito in sede extragiudiziale con 100mila euro la famiglia della vittima, che non si è costituita parte civile: una circostanza ritenuta “una discrasia evidente” dal pm, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”. In vista del processo d’appello la madre del ragazzo si è confidata a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è poi rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione, ma affrontiamo una cosa per volta”. Adesso saranno i giudici a doversi esprimere sulla vicenda.

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-ragazzino-15enne-fissato-il-processo-dappello-per-don-mauro-galli/

  • Procura vuole la condanna di don Barone per violenza: “Sesso dietro minaccia”

    Procura vuole la condanna di don Barone per violenza: “Sesso dietro minaccia”

    Al via il processo d’Appello a carico di Michele Barone, l’ex sacerdote del Tempio di Casapesenna accusato di aver provocato lesioni ai danni di una ragazzina di 14 anni di Maddaloni nel corso di pratiche esorcistiche medievali e di violenza sessuale nei confronti di altre due ragazze; dei genitori della 14enne e del dirigente di polizia Luigi Schettino, unico assolto in primo grado dai giudici di Santa Maria Capua Vetere.

    Nel corso della prima udienza, celebrata dinanzi alla IV sezione d’Appello di Napoli si è assistito ad un mero rinvio per alcuni difetti di notifica alle difese degli imputati. Si torna in aula fra due settimane per superare l’impasse e dare inizio al processo d’Appello. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Maurizio Zuccaro, Carlo De Stavola, Carlo Taormina, Umberto Pappadia e Giuseppe Stellato.

    In primo grado Barone era stato condannato a 12 anni di reclusione solo per i maltrattamenti e le lesioni subite dalla ragazza mentre era stato assolto dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di altre due ragazze. Il padre e la madre della ragazza erano stati condannati a 4 anni e 5 mesi e 4 anni a testa mentre Schettino era stato assolto dalle accuse contestategli.

    Sesso dietro minaccia, Procura vuole la condanna di don Barone per violenza
    Una sentenza che è stata appellata da tutte le parti, compresa Procura e parti civili, tra cui l’avvocato Rossella Calabritto, che hanno chiesto la revisione della sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere e di condannare Barone anche per la violenza sessuale. I giudici di prime cure, infatti, pur riconoscendo che quei rapporti sessuali ci siano stati, non credono completamente alla versione fornita dalle vittime. La Procura, invece, insiste per la condanna. Secondo la tesi dell’accusa quei rapporti sarebbero avvenuti dietro la minaccia di possibili conseguenze negative per la ragazza. In questo modo ne avrebbe alterato la volontà costringendola a subire gli abusi.

    https://www.casertanews.it/cronaca/sesso-minaccia-procura-don-barone-violenza-casapesenna.html

     
  • Pedofilia, per il cardinale Pell ora arriva una denuncia civile

    Pedofilia, per il cardinale Pell ora arriva una denuncia civile

    Il cardinale australiano George Pell, condannato a sei anni per pedofilia e alla sbarra in un processo d’appello, è stato accusato pure di coperture

    Giuseppe Aloisi

    Il cardinale australiano George Pell dovrà difendersi da ulteriori accuse relative a presunte coperture su abusi ai danni di minori.

    L’alto porporato, già prefetto della Segreteria per l’economia del Vaticano, è impegnato in un processo d’appello nella sua nazione di origine. Il procedimento – come ricorderete – è successivo a una condanna in primo grado a sei anni per pedofilia, ma quella non è l’unica circostanza giudiziaria in cui questo consacrato è destinato a essere chiamato in causa.

    È di poche ore fa, infatti, una notizia riportata pure dall’Agi secondo cui l’alto ecclesiastico dovrà rispondere anche rispetto a casi, tutti ancora da verificare, d’insabbiamento. La vicenda dell’uomo che papa Francesco aveva scelto come “ministro dell’Economia” della Santa Sede pare indirizzata verso altre complicazioni: una battaglia processuale è già in corso, mentre un’altra, quest’ultima, avrà luogo in sede civile.

    Sono due vicende distinte per gravità e merito. La denuncia civile riguarda il fatto che George Pell, quando era incaricato come presule in Australia, avrebbe consentito ad alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali di cambiare diocesi. Si parla pure di “scuole”. E questo nonostante la presunta consapevolezza che George Pell avrebbe avuto del quadro accusatorio di quei consacrati.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-cardinale-pell-ora-arriva-denuncia-civile-1707934.html?mobile_detect=false

  • Australia, iniziato processo d’appello al cardinale Pell a ccusato di pedofilia

    Australia, iniziato processo d’appello al cardinale Pell a ccusato di pedofilia

    L’ex ministro vaticano dell’Economia è stato condannato a sei anni in primo grado

    CANBERRA – E’ iniziata in Australia l’udienza d’appello del cardinale George Pell, condannato per pedofilia. L’ex ministro vaticano dell’Economia è stato condannato a sei anni, di cui almeno tre anni e 8 mesi da trascorrere dietro le sbarre prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale.

    Pell, 77 anni, ha lasciato la sua cella per essere presente all’udienza d’appello presso la Corte Suprema dello Stato di Victoria, davanti a tre giudici. Indossa il collarino ecclesiastico e un cappotto nero. E’ stato condannato lo scorso dicembre per 5 capi di imputazione per aver violentato due coristi di 12 e 13 anni nella cattedrale St. Patrick, a Melbourne, nel 1996 e nel 1997. Pell, tramite i suoi avvocati, ha contestato condanna sostenendo che si basa solo sulla testimonianza di una delle vittime.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/06/05/news/australia_iniziato_processo_d_appello_al_cardinale_pell_a_ccusato_di_pedofilia-227985352/

  • Scandalo Pedofilia, diretta streaming per il processo d’appello al cardinale australiano Pell

    Scandalo Pedofilia, diretta streaming per il processo d’appello al cardinale australiano Pell

    Le udienze d’appello del cardinale australiano George Pell, in carcere dopo essere stato condannato a sei anni di carcere per reati di pedofilia, in calendario il 5 e 6 giugno, saranno trasmesse in diretta streaming e un pubblico globale le potrà seguire sul sito della Corte Suprema dello Stato di Victoria. Pell, che il mese prossimo compirà 78 anni, è stato giudicato colpevole di aver abusato sessualmente di due coristi di 13 anni dopo una messa nella cattedrale quando era arcivescovo cattolico di Melbourne negli anni 1990, e di aver poi aggredito sessualmente una seconda volta uno dei due minori.

    Nei giorni scorsi Pell ha fatto sapere tramite i suoi legali che se l’appello sarà respinto, non ne presenterà un secondo per chiedere una riduzione della pena. Secondo fonti vicine al cardinale, citate dal quotidiano The Australian, Pell attende ora con fiducia il secondo giudizio ed è contento che alle udienze sia data la massima diffusione. Il prelato ha sempre professato la sua innocenza e l’appello presentato dai suoi legali sarà basato su tre obiezioni al verdetto, fra cui quella di “irragionevolezza”, in quanto la giuria lo scorso dicembre avrebbe basato il suo giudizio sulle dichiarazioni di solo una delle vittime. Un verdetto quindi non supportato dalle evidenze.

    I legali di Pell sosterranno inoltre che il giudice capo Peter Kidd ha sbagliato nel non permettere alla difesa di usare un grafico video che avrebbe dimostrato che i movimenti di Pell avrebbero reso impossibile commettere i reati ascritti. La terza motivazione cita un’”irregolarità fondamentale”, perché Pell non è stato citato in giudizio nei modi prescritti, non essendogli stato chiesto davanti alla giuria se si dichiarava colpevole o non colpevole. Se i giudici accetteranno la prima argomentazione, la condanna sarà revocata e Pell tornerà in libertà. Se accetteranno la seconda o la terza argomentazione, potrà essere ordinato un nuovo processo. (ANSA)

    https://gds.it/articoli/mondo/2019/05/31/scandalo-pedofilia-diretta-streaming-per-il-processo-dappello-al-cardinale-australiano-pell-d8e9ec9f-832f-4ff0-ae8a-255fe28cdfe1/?fbclid=IwAR1muZUiI7P_sLCYsYgqHK9UdxNU6dTkjTV7GUijKl99NwY3YDjc7V7MEko#.XPDvyHIBJio.facebook

  • Il cardinale Pell, tesoriere del Vaticano, colpevole di violenza sessuale nei confronti di bambini

    Il cardinale Pell, tesoriere del Vaticano, colpevole di violenza sessuale nei confronti di bambini

    Ora che la condanna è definitiva, il Vaticano ha deciso la sua immediata sospensione. Il porporato australiano si era sempre dichiarato innocente ma il tribunale di Melbourne lo ha riconosciuto colpevole di abusi sui minori

    di ALBERTO CUSTODERO

    Il cardinale George Pell, tesoriere e numero tre del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di due tredicenni. È stato condannato per crimini sessuali contro minori in Australia, diventando il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia. Rischia 50 anni di carcere. “Per garantire il corso della giustizia il Santo Padre ha confermato le le misure cautelari già disposte nei confronti del Cardinale. Ossia il divieto in via cautelativa dell’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età”. Lo ha reso noto il portavoce Alessandro Gisotti, sottolineando che “la Santa Sede si unisce a quanto dichiarato dal Presidente della Conferenza Episcopale Australiana nel prendere atto della sentenza di condanna in primo grado nei confronti del Cardinale George Pell”. Si tratta, ha affermato il direttore ad interim della ala Stampa della Santa Sede, “di una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia. Come già affermato in altre occasioni, ribadiamo il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane”. “In nome di questo rispetto – ha concluso Gisotti – attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado. In attesa del giudizio definitivo, ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinchè la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili”.

    Il vescovo Pell, 77 anni, è stato condannato a dicembre per violenza sessuale negli anni ’90 su due bambini del coro nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick di Melbourne. Ma il tribunale di Melbourne ha vietato fino a oggi i media di pubblicare l’esito della sentenza.

    La notizia era già filtrata a dicembre ma non era stata confermata. Ora che la condanna è ufficiale sarà inevitabile per Pell il definitivo allontanamento da Roma. A dicembre il portavoce vaticano Greg Burke aveva annunciato il suo congedo dal C9, il consiglio di nove cardinali che coadiuva Francesco nel governo della Chiesa. Immediata la reazione del Vaticano.  “Per garantire il corso della giustizia il Santo Padre ha confermatole le misure cautelari già disposte nei confronti del Cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del Cardinale Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al Cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di eta`”.

    Così il portavoce ad interim della Santa Sede, Alessandro Gisotti, commentando la condanna in primo grado di George Pell in Australia.

    Pell oggi è ancora formalmente a capo della Segreteria per l’Economia, un incarico dal quale sarà senz’altro costretto a dimettersi ora che la condanna è stata ufficializzata.

    Il veto sulla notizia era stato posto dalla legge australiana per la quale fino a che il processo a carico del porporato non si fosse del tutto concluso nulla doveva trapelare. Pell si trova a giudizio dal 2017: di fatto si tratta della più alta carica della Chiesa cattolica che sia stata mai giudicata da un tribunale di un Paese laico.

    Contro Pell si sono espresse più volte le vittime di abusi sessuali da parte del clero. Peter Saunders, inglese, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti, fu il primo a fare un passo indietro, ormai due anni fa, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori della quale era stato chiamato a far parte.

    Se ne andò proprio per le resistenze interne di fronte alle accuse che ex vittime mossero al porporato australiano, fra i principali collaboratori del Papa nel governo della curia romana. Dopo la notizia, qualche mese fa, del rinvio a giudizio di Pell per abusi aveva dichiarato: “Se Pell è stato rinviato a giudizio è perché i pubblici ministeri australiani sentono di avere prove sufficienti in merito”.

    Pell era stato ordinato prete a Roma nel 1966, prima di tornare in Australia nel 1971. È stato nominato arcivescovo di Melbourne nel 1996, poi di Sydney nel 2001. Nel 2014 era stato scelto da Bergoglio per dare più trasparenza alle finanze del Vaticano. Pell era stato costretto a tornare in Australia due anni fa per il processo.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/26/news/il_cardinale_pell_ex_tesoriere_del_vaticano_colpevole_di_violenza_sessuale_nei_confronti_dei_bambini-220149546/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1