Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Il processo per violenza sessuale all’istituto “Cristo Re”, in aula i teste della difesa: si indaga sugli spostamenti del prete

    Prosegue in aula il processo che vede coinvolto padre Claudio Marino, ex direttore dell’istituto antoniano “Cristo Re” finito ai domiciliari dopo la denuncia di una donna di origini tunisine che lo ha accusato di aver subito violenza sessuale durante l’estate del 2022.

    Dopo l’udienza in cui ha testimoniato la persona offesa, difesa dall’avvocato Maria Grazia Corio, davanti al collegio della prima sezione penale, confermando le accuse contro il rogazionista, difeso dagli avvocati Salvatore Silvestro e Delia Urbani, oggi si è riunita nuovamente la corte per ascoltare tre testimoni della difesa.

    Si tratta di tre persone vicine a padre Marino per motivi spirituali e di lavoro all’interno dell’istituto, cioè una suora dello “Spirito Santo”, una psicologa del “Cristo Re” e un dipendente che si occupa di smistare e prendere nota su un registro specifico degli ospiti durante l’ingresso, l’uscita e la permanenza in sede. Atteso ma non ancora rintracciato il mediatore culturale che sarebbe stato testimone delle attenzioni del prete nei confronti della donna che ha denunciato.

    Durante il dibattimento si è cercato di ricostruire il periodo di permanenza della donna nel 2022, che sarebbe collocabile fra il 18 maggio e il 15 giugno e fra il 17 giugno e il 24 giugno dello stesso anno, secondo quanto raccontato da uno dei testimoni che ha anche indicato su una piantina in quali stanze la donna ha alloggiato. Gli avvocati hanno voluto anche comprendere quali siano stati gli spostamenti di padre Claudio Marino durante la settimana in cui si sarebbe compiuta la violenza sessuale.

    Si tratterebbe, infatti, del periodo in cui a Messina si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio. Una settimana, questa, che avrebbe comportato la presenza meno assidua del prete all’interno dell’istituto per partecipare alle manifestazioni che si sarebbero svolte anche in quell’estate all’Istituto di via Cesare Battisti.

    In aula è stata anche prodotta la documentazione relativa alla collocazione della foresteria per riuscire a collocare con precisione gli spostamenti della presunta vittima. “La tunisina”, come risulta essere stata registrata dalle carte dell’Istituto, “perchè non sapevamo il nome ed era l’unica di quella nazionalità a essere ospitata da noi in quel periodo”, ha detto un teste.

    Ma è stata anche analizzata la possibilità che la donna, urlando durante le violenze, possa essere stata sentita da qualcuno alla luce della vicinanza degli alloggi con gli uffici della direzione. I corridoi in cui erano collocati gli alloggi nel 2022, infatti, sarebbero stati semore molto affollati, hanno ricostruito i testimoni. E ci sarebbe stato anche un impianto di videosorveglianza i cui filmati, però, sarebbero andati perduti perché il sistema entro pochi giorni sovrascrive i files registrati.

    Rigettata dalla corte la richiesta di mettere in gioco un perito traduttore da parte della difesa che potesse nuovamente analizzare la deposizione della donna che, secondo gli avvocati, sarebbero incomplete ma che sono state già analizzate dai periti della procura.

    L’udienza è stata aggiornata al 14 maggio alle 13.30 in aula C per ascoltare altri testimoni. Successivamente ancora, invece, si procederà con l’ascolto dell’indagato.

  • Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Tutto nacque quando uno dei nove figli raccontò alle sue insegnanti che cosa succedeva a casa: suo fratello maggiore lo toccava in modo strano. Da qui, le indagini condotte della Procura di Torino che portarono all’arresto del ragazzo e alla scoperta che quelle “strane carezze” in realtà erano anche rapporti sessuali, consumati con le sorelline più piccole. Fatti, questi, che si sono trascinati per anni e anni rimanendo nei silenzi più assordanti dei segreti famigliari.

    Una madre, nove figli e un’abitazione di fortuna costruita dal padre nelle campagne di un centro delle Langhe. Un’educazione religiosa rigidissima, che si sarebbe risolta anche in botte con la cinghia, preghiere, redenzione e il silenzio dei genitori che non avrebbero impedito nulla di tutto ciò che avvenne sotto il loro tetto e che la Corte di Cassazione ha confermato in toto.

    C’è tutto questo nell’inchiesta giudiziaria nata al tribunale di Torino,  piombata sulle spalle di una famiglia di origini romena. Qualche mese fa la corte d’Assise d’Appello, per madre e  figlio, aveva messo un punto alla loro posizione processuale. Per il padre, invece, il lungo travaglio processuale dovrà ricominciare di fronte a un altro di palazzo di giustizia, quello di Cuneo.

    Le violenze per cui il ragazzo era stato processato e condannato in abbreviato a otto anni di reclusione dal “tribunale degli adulti” andavano dal 2017 al 2021, anno in cui è diventato maggiorenne. Gli episodi pregressi, invece, quelli che si sarebbero consumati a partire dal 2006, sono al vaglio del tribunale per i minorenni.

    Attualmente in carcere al Cerialdo, era stato anche condannato per la detenzione di materiale pedopornografico, motivo per cui le indagini erano state svolte a Torino. Ad aggravare le accuse nei suoi confronti si aggiunse il fatto che le sue sorelle ai tempi avessero meno di dieci anni. Ad oggi, alcune di loro si trovano in comunità mentre un’altra ha preso i voti e vive in un convento in Romania con due fratelli. “Sì, è vero. Io queste cose le ho fatte – aveva confessato il ragazzo di fronte al giudice per l’udienza preliminare-. Mi sento responsabile. Sono pronto ad affrontare la pena. Qualunque pena mi vogliate dare” .

    Il legale bolognese Claudio Cenacchi aveva presentato il ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione e nei giorni scorsi la decisione dei giudici del “Palazzaccio”: rigettato. La pena finale inflitta al giovane in secondo grado è stata di 8 anni di carcere. Per la pena definitiva, però, il magistrato dell’esecuzione dovrà tenere anche conto del periodo del pre-sofferto, ossia il tempo trascorso dal ragazzo in misura cautelare, nel caso specifico, si tratta di 2 anni e 9 mesi di gli arresti domiciliari. Il fine peneaè previsto per il 24 giugno del 2030 fa sapere l’avvocato. 

    Assieme a lui, era stata condannata in abbreviato di fronte al tribunale di Torino anche la mamma, assistita dall’avvocato di Cuneo Mauro Mantelli. La Corte di Appello aveva abbassato la pena a 3 anni e 8 mesi di carcere. Su di lei pendevano le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale omissiva perché, pur sapendo che cosa accadeva fra le mura di quella cascina, è sempre rimasta in silenzio.

    Quanto al padre, assistito dall’avvocato Alice Battisti di Torino, su di lui erano cadute le accuse che rendevano il reato distrettuale: pertanto sarà la Procura di Cuneo e non più quella di Torino a occuparsi del processo.

    Intanto, l’avvocato Michela Giraudo, che assisteva un fratello e due sorelle (ad oggi di età comprese fra i 15 e i 35 anni), aveva ottenuto un risarcimento per circa 125mila euro.

    CharB.

    https://www.lavocedialba.it/2025/04/01/amp/argomenti/cronaca-17/articolo/condannato-per-i-rapporti-sessuali-con-le-sorelline-e-i-fratellini-la-corte-di-cassazione-rigetta-i-1.html

  • Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    La donna ha confermato tutto in aula. Durante una drammatica testimonianza, interrotta più volte per la tensione, durata oltre cinque ore. Ed effettuata ad un certo punto a porte chiuse per la delicatezza del caso. È stata una lunga udienza quella di ieri davanti al collegio della prima sezione penale presieduto dalla giudice Monica Marino.

    Un processo che vede imputato il 49enne sacerdote rogazionista Claudio Marino, originario di Torino, che per lungo tempo in città ha diretto l’Istituto antoniano “Cristo Re” dei padri rogazionisti. È lì, in una di quelle stanze della struttura d’accoglienza, che secondo quanto ha ricostruito la Procura nell’estate del 2022 avrebbe violentato una migrante tunisina, all’epoca 37enne.

    La donna ieri ha risposto ad una lunga serie di domande che le hanno rivolto la pm Roberta la Speme e gli avvocati, sul fronte della difesa e della parte civile.

    La Procura a suo tempo aveva chiesto l’arresto in carcere per don Marino, lui adesso si trova agli arresti domiciliari a Napoli in un convento di suore, così come ha deciso un paio di mesi addietro la gip Monia De Francesco. In questi ultimi mesi era infatti responsabile di una comunità alloggio per minori e di una casa famiglia a Napoli, dove evidentemente era stato trasferito nei mesi scorsi da Messina.

    Ad assisterlo sono gli avvocati Salvatore Silvestro e la collega romana Delia Urbani. La vittima degli abusi è invece assistita dall’avvocata Maria Grazia Corio di Palmi.

    Si tratta di un’inchiesta gestita dalla pm Stefania La Rosa e dal procuratore aggiunto Marco Colamonici, che ad ottobre scorso sfociò nella richiesta d’arresto del sacerdote.

    Il sacerdote, all’interrogatorio di garanzia, dal canto suo ha sempre totalmente respinto tutte le accuse, affermando chiaramente davanti alla gip De Francesco di non aver mai abusato della donna, come del resto confermarono i suoi legali al termine dell’interrogatorio: «Il nostro assistito non si è sottratto al confronto ed ha risposto a tutte le domande – affermarono -, dichiarandosi completamente innocente rispetto alle accuse che gli vengono contestate».

    https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2025/03/06/messina-37enne-violentata-da-un-sacerdote-la-donna-conferma-tutte-le-accuse-di-abusi-68d9ba24-041e-4c2c-b583-b0f56da5b43e/

  • Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Come rispondono i vescovi attualmente in carica in Francia alle parole delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa? Per comprendere in che modo ciascuna parte tiene conto delle segnalazioni, accoglie le testimonianze o sostiene le vittime, France Inter ha approfondito i casi registrati in ogni diocesi di Francia e ha ripercorso il percorso di ciascun vescovo. Dalla goffaggine al rifiuto di informazioni, fino all’inerzia, scopriamo che le vittime a volte vengono maltrattate durante i colloqui presso la sede vescovile, che alcuni vescovi non rispondono mai, ma anche che altri le dissuadono dal sporgere denuncia o addirittura lasciano al loro posto sacerdoti contro cui sono state comunque presentate segnalazioni. Dei cento vescovi attualmente in carica, 18 hanno commesso delle mancanze e non hanno applicato la dottrina della vigilanza e della trasparenza in queste materie negli ultimi anni.

    Di fronte alle accuse, alcuni si ammendano, altri richiamano fatti anteriori al rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), altri ancora rispondono in modo disgiunto o non rispondono affatto. ” Siamo chiaramente impegnati a garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti “, ha affermato Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese. ” Sono state prese diverse misure e definite diverse procedure, e le stiamo implementando. Siamo veramente impegnati in questo percorso di trasformazione “, assicura, invitando il suo successore a incarnare la lotta contro gli abusi sessuali. La sua nomina avverrà la prossima settimana durante l’assemblea plenaria di Lourdes.

    1. Il vescovo di Autun accusato di “coprire” personaggi religiosi

    ” Constatiamo che non c’è più nulla da aspettarsi da voi “, ha scritto Julien* al vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, in una lettera inviata nel gennaio 2024. Violentato e abusato da un fratello della comunità di Saint-Jean, il giovane ha impiegato vent’anni per ottenere il licenziamento del suo aggressore. Non riuscì mai a incontrare Benoît Rivière , che preferì annullare l’incontro fissato il giorno prima per discutere del riconoscimento del suo status di vittima, perché Julien* voleva venire con il suo avvocato. « Ho incontrato ogni vittima che chiedeva di essere ascoltata », assicura il vescovo.

    Tre mesi dopo, Benoît Rivière è stato intervistato dai nostri colleghi di France 2,  nell’ambito di un reportage sugli abusi commessi contro le Suore Apostoliche della comunità di Saint Jean . Secondo un sondaggio interno a cui abbiamo avuto accesso, sessantasei di loro (sulle 120 che hanno risposto al questionario) affermano di aver subito abusi, alcuni addirittura violentandoli. Benoît Rivière ha spiegato alla telecamera di ” non aver letto nei dettagli ” questo rapporto pubblicato un anno prima e di essere ” inorridito dalla cifra citata ” dal giornalista. Tuttavia, in quanto vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, ha la responsabilità diretta di questa comunità. Julien è indignato con vergognosa leggerezza.

    L’episodio sconvolse anche Rémi*. E non è l’unica cosa che rimprovera al vescovo: ” Da quando ha assunto l’incarico, ha continuato a coprire i sacerdoti e i religiosi autori di tali atti “, gli scrisse nell’aprile 2024, chiedendogli di dimettersi. Perché Rémi, come altri parrocchiani, tre anni prima aveva espresso preoccupazione per le azioni di un sacerdote della diocesi. La famiglia della bambina era impotente di fronte ai forti sospetti che riguardavano questo sacerdote; Il vescovo era stato avvertito e aveva consigliato ai genitori di prendere le distanze dal sacerdote. E questo è tutto. Alcuni fedeli hanno dovuto denunciare personalmente l’accaduto alla polizia nel 2021, prima che la famiglia decidesse finalmente di sporgere denuncia. È in corso un’indagine. Benoît Rivière ci ha informato che il 2 agosto 2024 sono state adottate misure precauzionali, vietando al sacerdote di intervenire in un istituto scolastico. Secondo le nostre informazioni, negli ultimi anni almeno altri due sacerdoti con profili pedocriminali sono stati segnalati a Benoît Rivière, senza che lui abbia preso alcun provvedimento. Il pubblico ministero è stato infine informato da una terza parte; I due ecclesiastici morirono prima che fosse possibile indagarli.

    Inoltre, il protocollo tra la diocesi di Autun e la Procura della Repubblica non è ancora stato firmato: il rapporto Sauvé del CIASE ne ha raccomandato la generalizzazione. ” È stato stabilito nel gennaio 2023 tra le due parti. Ad oggi, è ancora in attesa della firma del procuratore “, ci ha detto Benoît Rivière, aggiungendo: ” Questa mancanza di firma ovviamente non impedisce in alcun modo la segnalazione richiesta dalla legge “.

    2. Il vescovo di Beauvais difende un sacerdote finalmente licenziato per “abuso sessuale e abuso di potere”

    Questo è un caso che simboleggia le conseguenze delle disfunzioni della Chiesa in questo ambito. Il caso Benoît Moulay,  svelato dai nostri colleghi di Libération , si è concluso nel 2023 con la dimissione di questo sacerdote dallo stato clericale per “abusi sessuali e abuso di potere”, e nel 2024 con un accordo tra la comunità Emmanuel (a cui apparteneva Benoît Moulay) e due donne vittime di stupro, che per cinque anni hanno condotto la lotta per ottenere un risarcimento per quanto subito.

    Eppure Benoît Moulay non avrebbe mai dovuto diventare prete. Nel 1997, il consiglio del seminario di Nantes emise all’unanimità parere negativo, sottolineando la sua ” importante immaturità psico-affettiva “. È scritto che egli ” non ha né la libertà interiore, né la retta intenzione, né le capacità richieste per esercitare il ministero di un sacerdote diocesano, e probabilmente di un sacerdote in qualsiasi contesto “. Ma l’uomo che all’epoca era responsabile del sostegno ai sacerdoti e ai seminaristi dell’Emmanuel decise di andare contro il parere del seminario. Jacques Benoit-Gonnin , oggi vescovo di Beauvais, mette in risalto « la sua solida maturità umana ». Il seminario ribadì la sua riserva l’anno successivo: ” Sarebbe pericoloso lasciarlo seguire questa strada “. Jacques Benoit-Gonnin difende la religione nonostante tutto. Benoît Moulay è stato ordinato sacerdote nel giugno 1998 nella diocesi di Le Mans. ” Sebbene fossi a conoscenza del parere sfavorevole dei dirigenti del seminario, non ero a conoscenza, all’epoca, del parere scritto e motivato dei padri del seminario “, giustifica oggi Jacques Benoit-Gonnin. Facciamo notare che questa posizione è contraddetta da una lettera dell’aprile 1997 scritta al superiore del seminario di Nantes dall’amministratore diocesano, il quale gli comunicava di aver espresso a padre Benoît-Gonnin le sue riserve sull’ordinazione di Benoît Moulay.

    3. Il vescovo di Annecy accusato di inerzia durante la sua permanenza a Le Mans

    Nel 2008, Yves Le Saux , anch’egli appartenente alla comunità dell’Emmanuel, è stato nominato vescovo di Le Mans. Riceverà molteplici segnalazioni su Benoît Moulay, nel 2009, nel 2015, nel 2019. Anche da uno psichiatra. Il vescovo non li ascolterà. Due donne hanno quindi deciso di rivolgersi al tribunale civile per denunciare gli stupri subiti. Il caso è stato chiuso senza ulteriori azioni nel 2020 perché la coercizione non è stata accertata, ma l’indagine canonica ha portato a un processo e poi alla dimissione di Benoît Moulay dallo stato clericale. Sono trascorsi dunque 26 anni tra la prima segnalazione e la sanzione canonica. ” Fino alla data della denuncia presentata da due donne nel 2019, non ero a conoscenza di segnalazioni su Benoît Moulay relative al suo atteggiamento nei confronti delle donne. Subito dopo queste denunce, è stato sospeso dal suo ministero “, ci ha detto Yves Le Saux.

    Questa non è l’unica volta in cui Yves Le Saux lascia passare gli allarmi. Nel 2010, una coppia di parrocchiani arrabbiati lo incontrò. Avvertono: è fuori questione che padre M. si avvicini al loro giovane figlio, il suo comportamento è ” inappropriato ” con i bambini. Il vescovo è d’accordo. Dieci giorni dopo, i genitori notarono che il prete stava ascoltando le confessioni dei bambini. L’uomo sarà condannato nel 2021 a tre anni di carcere per aggressioni sessuali su sei adolescenti. Oggi Yves Le Saux desidera precisare che, in seguito a una segnalazione, ha avviato delle indagini (inchiesta interna e perizia psichiatrica) che non hanno prodotto alcuna prova conclusiva.

    4. Il vescovo di Bayonne accusato di aver minimizzato i fatti attribuiti ai sacerdoti

    Nel 2017,  Mediapart ha pubblicato un’importante inchiesta sui vescovi  (in carica, emeriti o deceduti) che avevano insabbiato abusi sessuali. Marc Aillet è citato, in particolare, nel caso di un prete condannato per violenza sessuale su minori a una pena detentiva sospesa di sei mesi nel 2018. Marc Aillet era stato allertato nel 2009 da una famiglia, dopo che il prete aveva presumibilmente aggredito un altro minore. ” La vittima non era pronta a intraprendere un’azione legale “, ha spiegato in una lettera ai cattolici della diocesi il 27 aprile 2016. La madre avrebbe infine presentato una denuncia nel 2015.

    Più di recente, il caso di un sacerdote della zona di Pau, condannato nel febbraio 2024, ha rivelato che sono trascorsi otto anni tra la segnalazione della famiglia alla diocesi e l’arrivo del caso davanti alla giustizia. Marc Aillet ci assicura di essere stato avvisato solo nel 2018 e di aver contattato immediatamente il pubblico ministero,  cosa che l’avvocato del sacerdote presso i nostri colleghi di “ici Béarn” ha contestato  al momento del suo deferimento al tribunale penale.

    Infine, sempre nella diocesi di Bayonne, il caso è più antico, ma testimonia l’assenza del principio di precauzione. Nel 2001, un sacerdote della diocesi è stato condannato a 18 mesi di carcere, con pena sospesa, per violenza sessuale su una bambina di cinque anni, con il divieto di lavorare con i minori per cinque anni. Fu quindi reintegrato nella parrocchia, senza alcuna misura restrittiva. Nell’aprile 2011, un fedele ricordò al vescovo di Bayonne, Marc Aillet, il passato del sacerdote e rimase scandalizzato dalla sua negligente reintegrazione. Marc Aillet rispose cinque giorni dopo con una frase lapidaria: ” Ho preso nota dei tuoi pensieri, prego per te “. Nessun seguito. Il sacerdote rimarrà in carica fino al pensionamento. ” Nessuna lamentela per un fatto nuovo da quando questa condanna è stata portata alla mia attenzione “, ci ha detto Marc Aillet, aggiungendo che dopo la promulgazione nel 2022 della carta per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, ” tutti i sacerdoti incaricati della pastorale nella diocesi sono stati invitati a presentare i loro precedenti penali “.

    5. L’arcivescovo di Rennes accusato di non aver intrapreso azioni legali

    Nella diocesi di Rennes, durante il processo a Gaël Carissan, condannato a cinque anni di prigione nel 2019, l’arcivescovo Pierre d’Ornellas , chiamato a testimoniare, ha ammesso: ” Non ho fatto tutto ciò che era necessario “. L’inchiesta giudiziaria ha rivelato che era stato informato nel 2008 da un sacerdote delle azioni dell’abate, durate diversi anni. Quell’anno Pierre d’Ornellas gli proibì di esercitare qualsiasi ministero con i giovani e i minori e lo cacciò via, ma non intraprese alcuna azione legale. Fu la vittima a prendere in mano la situazione due anni dopo, quando la Chiesa non avrebbe più fatto nulla.

    Inoltre, secondo le nostre informazioni, il vescovado di Rennes può rispondere in modo piuttosto sorprendente ai rappresentanti delle vittime che desiderano far valere i propri diritti e scrivono al vescovado. Alcuni hanno ricevuto un’e-mail che affermava: ” Ti riferisci a fatti prescritti. Ti chiedo di non disturbare più il sacerdote, che in ogni caso contraddice le dichiarazioni della vittima. Ti ricordo che è la parola di uno contro la parola di un altro “. Contattato, Pierre d’Ornellas ha formalmente negato: ” L’Unità di ascolto, il mio Vicario generale o io non abbiamo mai dato tali risposte. Le nostre risposte sono archiviate con cura e nessuna di esse contiene ” queste dichiarazioni. L’arcivescovo di Rennes sottolinea in particolare il protocollo firmato nel 2022 con il pubblico ministero e l’assunzione nel 2023 di una persona ” interamente dedicata alla prevenzione e alla formazione alle giuste relazioni educative “. ” Sono ben consapevole di tutto il lavoro che resta ancora da fare di fronte a questa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa. Sono determinato a sradicarla veramente “, conclude Pierre d’Ornellas.

    6. Il vescovo di Evry accusato di aver voluto dissuadere la vittima dal sporgere denuncia

    Nella diocesi di Évry Corbeil-Essonnes, una (grave) vittima di abusi spirituali a fini sessuali afferma di aver voluto contattare la sua diocesi nel 2021 per impedire che altre vittime si contagiassero. Dopo un colloquio molto positivo con il Vicario generale, è stata ricevuta – insieme al marito – dal vescovo Michel Pansard per discutere della procedura canonica. E l’accoglienza non è più la stessa. Il parrocchiano descrive la crudele mancanza di compassione e il disprezzo da parte dello psicologo presente al colloquio. ” Sei tu che hai il problema “, suggerì il vescovo. Questo parrocchiano afferma anche che Michel Pansard desidera in particolar modo sapere se intende intraprendere un’azione civile. ” Lo psicologo ci ha detto che non c’era alcuna possibilità che la denuncia avesse successo, che era una causa persa! ” Lo scorso settembre, il sacerdote è stato finalmente trasferito nella diocesi di Nantes, ” per prendersi cura dei suoi genitori anziani “, è stato riferito nella sua ex parrocchia. Michel Pansard nega formalmente di aver cercato di dissuadere la vittima dal sporgere denuncia e sottolinea che le indagini canoniche e giudiziarie sono state chiuse.

    7. Il vescovo di Aix-en-Provence accusato di non aver licenziato un presunto sacerdote

    Nella diocesi di Aix-et-Arles, è un nome che suscita perplessità tra coloro che vivono lì da diversi anni e sono coinvolti nella vita della Chiesa. Quello di un sacerdote che lavora direttamente con i giovani; è ancora incluso nelle candidature del 2024, firmate di pugno dal vescovo  Christian Delarbre . Il nome di padre P. era già emerso ripetutamente dieci anni prima, al punto che era stata aperta un’inchiesta preliminare, poi chiusa senza ulteriori provvedimenti, per motivi che molti fedeli ancora oggi non sanno spiegare. Perché in quel periodo giunsero al vescovado le testimonianze dei sacerdoti, dei parrocchiani e delle persone vicine alla diocesi; travolto dal vescovo dell’epoca, mons. Dufour.

    Christian Delarbre è arrivato nel 2022, ma l’unità di ascolto della sua diocesi è stata contattata nell’estate del 2023 dal presidente dell’associazione Ecclésia Johannis, un’associazione che aiuta le vittime di abusi nella Chiesa, preoccupato per il caso di questo sacerdote che lavora quotidianamente con i minori. Non ha ricevuto risposta su questo caso specifico e un’e-mail dall’unità di ascolto si è conclusa con una minaccia: ” Si ricorda che qualsiasi accusa avente carattere di diffamazione pubblica o privata (…) è passibile di azione penale e comporta la tua responsabilità penale “. Christian Delarbre non ha risposto alle nostre richieste.

    8, 9. I vescovi di Montpellier e Cahors accusati di non aver preso in considerazione i fatti

    Mickaël è uno di coloro ai quali la Chiesa ha cercato di offrire una via diversa dalla giustizia umana. Da minorenne, è stato abusato sessualmente da un prete per quattro anni. Nel 2013, il sacerdote è stato condannato a due anni di carcere con sospensione della pena a seguito di un processo a porte chiuse. Come rivelato da  Médiacités  e  France 3 Occitanie , Mickaël ci conferma che è stato Norbert Turini , ex vescovo di Cahors e oggi capo della diocesi di Montpellier, a convincerlo, dopo aver tentato una mediazione religiosa tra il giovane e il suo aggressore anziché ricorrere a vie legali, a non lasciare i dibattiti aperti al pubblico. Contattato, Norbert Turini nega: ” Ho subito segnalato i fatti alla Procura ” .

    Mickaël ha continuato la sua vita, poi, al momento della pubblicazione del rapporto del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) nell’ottobre 2021, ha riflettuto sulla sua storia. E scopre che il sacerdote è ancora in carica, in una parrocchia di Lot. Scrisse a Laurent Camiade , il nuovo vescovo di Cahors, per esprimere il suo stupore. La reazione del vescovo (a una settimana dalla pubblicazione del rapporto Ciase) è netta: ” Dobbiamo stigmatizzare un individuo, già dichiarato colpevole dai tribunali e che ne porta il peso? Non credo “. Precisa che il sacerdote non ha ministero verso i minori, ” anche se celebra una messa parrocchiale dove (a volte) sono presenti dei giovani “. Nel 2023 Mickaël si è finalmente fatto sentire  sulla stampa per avvertire personalmente i parrocchiani  di questo comune del Lot. Secondo l’elenco diocesano di Lot, il sacerdote in questione si trova ora nell’archivio della Chiesa. ” Con questa copertura mediatica, non gli è stato più possibile continuare il suo ministero nella parrocchia, anche se i tribunali non lo consideravano un pericolo “, ci ha detto Laurent Camiade.

    10. Il vescovo di Belley-Ars individuato per essere rimasto in silenzio

    A 500 chilometri da Lot, ad Ain, un sacerdote ha potuto riprendere il suo ministero dopo essere stato sospeso per diversi anni. Fu assolto nel maggio 2023 dalla giustizia canonica che aveva indagato in seguito alla testimonianza di due donne su una lunga influenza durata diversi anni, con aggressioni sessuali per una e stupri per l’altra. Ma questo sacerdote resta ancora oggi oggetto di inchiesta giudiziaria. Perché Amelle*, dopo un iniziale licenziamento, ha deciso di costituirsi parte civile. Per lei la prigionia durò 19 anni, fino al ricovero in ospedale per gravi problemi psicologici e fisici, che la spinsero a confidarsi.

    Amelle informò il suo vescovo, Pascal Roland, della sua nuova lamentela. Gli aveva anche chiesto un appuntamento per farsi spiegare la sentenza canonica. Nessuna risposta. “ Gli ho scritto più volte per raccontargli il mio caso, e non ho mai visto Pascal Roland in vita mia .” Ma ciò di cui Amelle accusa maggiormente il vescovo, oltre al suo silenzio, è di non aver ascoltato la seconda vittima di questo sacerdote. La seconda vittima è Carine*. E si scopre che le due donne sono sorelle, ma si sono allontanate; non conoscono la situazione dell’altro. Riuscita a sfuggire all’influenza, Carine cominciò a temere per la sorella e si confidò con il vescovo nel 2014. Pascal Roland promise di prendersi cura di lei. Non accadde nulla fino al 2019, quando Carine, che stava ancora elaborando la sua storia, tornò a trovarlo. Il sacerdote viene finalmente sospeso. Amelle è stata ricoverata in ospedale poche settimane dopo: “ Se avesse ascoltato mia sorella nel 2014, per me gli abusi sarebbero cessati cinque anni prima ”. La diocesi precisa che Pascal Roland “ ha fatto rapporto al Procuratore e ha avviato un processo canonico ”, che le due autorità hanno chiuso il caso “ per mancanza di prove fino ad oggi ” e che il Procuratore “ non ha ritenuto opportuno imporre particolari restrizioni fino a nuovo avviso ”.

    11, 12, 13. I vescovi di Aire-et-Dax, Grenoble-Vienne e Orléans accusati di non aver dato seguito agli avvertimenti

    Avvisi e poi più niente. È quanto accaduto nel caso di padre Olivier de Scitivaux, come  ha sottolineato France Inter a novembre nell’ambito di un’inchiesta sulla diocesi di Orleans . Una suora aveva avvisato Nicolas Souchu , allora vicario generale (una sorta di assistente del vescovo) della diocesi di Orléans – e oggi vescovo di Aire-et-Dax – del comportamento del sacerdote nei confronti dei bambini. Poi, nel 2012, ne parlò di nuovo al vescovo Jacques Blaquart . Nello stesso periodo, un catechista mise in guardia anche i vicari generali (Nicolas Souchu, ma anche Jean-Marc Eychenne , oggi vescovo di Grenoble) e i vescovi successivi riguardo a questo sacerdote. Il caso non sarebbe stato portato davanti alla giustizia fino al 2016. Olivier de Scitivaux è stato condannato a 17 anni di prigione nel 2024. Durante il processo, Jacques Blaquart ha riconosciuto: ” È terribile dirlo, ma io stesso ero in quella coltre di silenzio che gravava sulla Chiesa in quel momento. Chiedo perdono alle vittime per aver tardato ad agire “. Quanto a Nicolas Souchu, ha dichiarato in tribunale, chiamato anche lui come testimone, di non ricordare di aver ricevuto alcun avviso.

    Jean-Marc Eychenne riconosce ora francamente « un errore, una mancanza di discernimento » e precisa che i primi resoconti a lui inviati su Olivier de Scitivaux non riguardavano fatti specifici. ” Quello di cui siamo diventati più consapevoli da allora è che un accumulo di segnali deboli finisce per costituire un segnale forte che dovrebbe spingerci a essere estremamente vigili. Anche qui, ci è mancato il discernimento (…) e non possiamo che incolpare noi stessi “, ammette il vescovo di Grenoble. Jacques Blaquart, vescovo di Orléans, racconta il suo percorso verso la consapevolezza della realtà degli atti pedofili nella Chiesa: ” Col senno di poi, reagirei molto prima oggi perché (…) abbiamo imparato a riconoscere i segnali d’allarme “. Nella diocesi di Orléans, dove l’ex vescovo André Fort è stato condannato nel 2018 per aver denunciato un’aggressione sessuale, sono state messe in atto molteplici azioni per prevenire e denunciare gli abusi. Nicolas Souchu, da parte sua, non ha risposto alle nostre domande.

    14. Il vescovo di Angers accusato di inerzia

    Molte vittime, dopo anni di silenzio, per pudore, vergogna o amnesia traumatica, si sono rivolte innanzitutto alla Chiesa per farsi conoscere e riconoscere. E che ha dovuto affrontare il silenzio del vescovado. Nel 2014, Isabelle decise di raccontare la storia dell’aggressione subita da un prete, quando aveva circa dieci anni. Questo sacerdote era ancora in carica e Isabelle se ne preoccupò con il vescovo di Angers, Emmanuel Delmas . Per otto anni non accadde nulla (perché la vittima era adulta e all’epoca era consuetudine non sostituirla nei procedimenti giudiziari, spiegò il vescovo), ma la presentazione del rapporto del Ciase spinse Isabelle a riconsiderare la sua storia, a richiedere un’indagine canonica e ad agire in giudizio nel 2022 (la sua denuncia fu archiviata per prescrizione). Isabelle dovrà contattare più volte il vescovo per capire a che punto del suo fascicolo si trova e cosa sta succedendo al suo aggressore. Soprattutto perché lo scorso autunno una cattolica della parrocchia del suo aggressore ha denunciato uno strano comportamento e ha scoperto il passato di padre M. Così, lo scorso gennaio, Isabelle ha scritto di nuovo al vescovo: ” Voler mantenere il controllo e quindi il potere, da soli, su queste questioni, cercando di isolare le persone, non condividendo le informazioni e rimanendo in silenzio e inattivi non è certamente un approccio appropriato o coraggioso “. L’Angioino ha ricevuto una risposta qualche giorno fa. Emmanuel Delmas ci informa che sono state adottate misure precauzionali per limitare l’attività dei ministeri.

    15. Il vescovo ausiliare di Lione accusato di non aver compreso la gravità dei fatti

    Nel corso delle indagini, abbiamo anche trovato due nomi familiari, già apparsi nel caso Bernard Preynat, il sacerdote lionese condannato nel 2020 per violenza sessuale su una ventina di vittime tra il 1972 e il 1991. Si tratta del caso di  Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo ausiliare di Lione (dove è tornato dopo essere stato vescovo di Nevers). Nel 2019, all’epoca del cosiddetto “affare Barbarin”, l’uomo che era stato vescovo ausiliare di Lione per la prima volta tra il 2003 e il 2011, comparve accanto al cardinale per omessa denuncia. Aveva incontrato una delle vittime di Preynat nel 2011, senza però rivelarne l’identità. ” Il reato è dunque costituito ma è opportuno rilevare il termine di prescrizione dell’azione pubblica “, ha stabilito il tribunale. La sentenza afferma inoltre: ” Un’inchiesta avrebbe potuto essere disposta nel 2011 (…) Diverse vittime avrebbero potuto farsi avanti prima senza il rischio di vedersi ritenute prescritte per gli eventi subiti “. Thierry Brac de la Perrière riconosce ora che questo episodio lo ha ” indebolito ” nel suo ministero episcopale, ma sottolinea i progressi compiuti, in particolare dopo la pubblicazione del rapporto Ciase, e il lavoro di sensibilizzazione su queste tematiche svoltosi negli ultimi anni.

    16. Il vescovo di Nancy “non è andato oltre per indagare” sulle accuse mosse a padre Preynat.

    Pierre-Yves Michel è ora vescovo di Nancy, ma è stato vicario di Sainte-Foy-lès-Lyon, dove Bernard Preynat ha officiato per un certo periodo (Pierre-Yves Michel arrivò diversi anni dopo la partenza di Preynat). Durante il processo non è stato convocato, ma davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato nel febbraio 2017, il vescovo, pur mantenendo il vago, ha confermato di aver spiegato nel 2016 a una delle vittime di aver sentito parlare di ” problemi con i bambini ” quando era responsabile della parrocchia di Sainte Foy-lès-Lyon tra il 1995 e il 2001, poi che era stato deciso con il cardinale Barbarin intorno al 2010-2012 di vietare a Preynat di restare solo con bambini di età inferiore ai 15 anni, dopo alcune voci. La prima denuncia contro il sacerdote di Lione risale solo al 2015 (in reazione all’inazione della Chiesa). ” Col senno di poi, capisco che è sorprendente che non siamo andati oltre nelle indagini “, ammette il vescovo. ” Oggi, rileggiamo le cose in modo diverso, alla luce di tutto ciò che sappiamo. “

    17. L’arcivescovo di Sens-Auxerre scelto per la reintegrazione di un sacerdote

    In un opuscolo pubblicato nella collezione Tracts di Gallimard nel 2023, ” Abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Da scandali a riforme “, Pascal Wintzer , ora vescovo di Sens-Auxerre, si chiede: ” Cosa abbiamo da perdere se non il potere! Cosa avremmo da guadagnare? Un servizio migliore ai nostri fratelli e a Dio. Per me, la scelta è presto fatta! ” Ma nel gennaio 2025, sulla piattaforma X, Natalia Trouiller racconta – con documenti giustificativi – la reintegrazione di un sacerdote scomunicato per pedofilia. I fatti contestati a questo sacerdote risalgono al 2014. L’inchiesta civile verrà chiusa senza ulteriori provvedimenti per prescrizione, anche se i fatti denunciati ” costituiscono reato “, si legge nell’avviso di classificazione alla vittima. L’indagine porterà anche alla scoperta di una seconda vittima, un adulto. La persona religiosa è invece condannata – quindi scomunicata – dalla giustizia canonica. È stato reintegrato alla fine del 2024 e ha concelebrato la messa di insediamento di Pascal Wintzer. Ci vorrebbe una lunga battaglia di argomenti di diritto canonico e i pareri del tribunale penale canonico nazionale e del Dicastero per la Dottrina della Fede perché il vescovo rinunci definitivamente alla reintegrazione del sacerdote. Pascal Wintzer è stato nominato vescovo di Sens-Auxerre lo scorso ottobre, quindi ” è stato difficile per me sapere come comportarmi nelle diverse situazioni “, contestualizza, respingendo ogni rifiuto di applicare sanzioni.

    18. Il vescovo di La Rochelle incriminato per tentato stupro

    Infine, segnaliamo che Georges Colomb , ancora registrato come vescovo di La Rochelle sul sito della Conferenza episcopale di La Rochelle, è indagato dal novembre 2023 per tentato stupro di un uomo adulto.

    * I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato dei testimoni.

    https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/l-info-de-france-inter/l-info-de-france-inter-3127183

  • Che cos’è l’EMDR?

    Che cos’è l’EMDR?

    L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

    Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

    Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

    Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

    Quali sono le basi dell’EMDR?

    L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.

    L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
    Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.

    Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

    L’EMDR come approccio evidence -based

    Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

    L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.
    La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.

    Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.

    EMDR

  • Don Samuele Marelli accusato di abusi sessuali: «Ai campi estivi fotografava i ragazzi sotto la doccia»

    Don Samuele Marelli accusato di abusi sessuali: «Ai campi estivi fotografava i ragazzi sotto la doccia»

    «Don Samuele? Non è possibile». Il giorno dopo l’articolo del Corriere, la notizia rimbalza nelle chat e nei capannelli di Seregno. Don Samuele Marelli, l’ex responsabile degli oratori, è sotto indagine per presunti abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi. «Molti mostrano incredulità, ma secondo me fingono — racconta il padre di due giovani frequentatori degli oratori San Rocco e Santa Valeria — perché le voci, negli ultimi due mesi, erano ormai oltre il pettegolezzo». E in effetti ora c’è chi esce allo scoperto: «Andavamo a vedere le diapositive dei campi estivi e, tra le foto di gruppo durante un escursione, spuntavano immagini dei ragazzi sotto la doccia, o che uscivano dai bagni con solo l’asciugamano addosso — racconta un altro genitore —. Non si vedevano parti intime, ma qualche dubbio era venuto. Ora, però, la cosa assume tutt’altro peso».

    I primi sospetti su don Samuele, riferiscono dal consiglio pastorale, erano affiorati nella primavera 2023, fino al suo allontanamento, giustificato dalla «necessità di un periodo di discernimento e di recupero psicofisico», all’inizio del 2024. L’arcidiocesi offre la ricostruzione ufficiale: «Durante le festività natalizie del dicembre 2023 sono giunte formalmente all’Ordinario diocesano alcune segnalazioni di comportamenti non appropriati da parte di don Marelli rispetto al proprio ministero di sacerdote e al proprio ruolo di educatore — si legge in una nota —. Subito, a titolo prudenziale, si è ritenuto di chiedergli di allontanarsi da Seregno e di sospendere qualunque attività pastorale, per procedere poi a una verifica di queste segnalazioni, per quanto compete all’autorità ecclesiastica, secondo le normative canoniche».

    L’arcivescovado, poi, spiega che «in quella situazione e per quelle che erano le informazioni allora disponibili, si è valutato non opportuno comunicare pubblicamente le motivazioni dell’allontanamento di don Marelli, soprattutto a tutela delle persone eventualmente coinvolte e delle loro famiglie, e del diritto alla buona fama». Ma nel frattempo, «già da febbraio 2024 è stata avviata la cosiddetta “indagine previa”, ovvero quella fase prevista dalla normativa canonica finalizzata a verificare la probabilità effettiva circa la commissione di un delitto canonico, i cui atti sono stati inviati al Dicastero per la Dottrina della Fede. Nel mese di giugno 2024, secondo le indicazioni ricevute dalla Santa Sede, il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ha avviato il processo canonico in primo grado di giudizio, la cui conclusione è prevista nelle prossime settimane».

    La diocesi sottolinea anche che «a coloro che hanno segnalato i suddetti fatti all’Ordinario diocesano è stato ricordato che era loro garantita la possibilità di presentare denuncia anche in sede statale» e che «tutte le energie di sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un tempo di analisi dell’accaduto, insieme a qualificate professioniste, che li sostengono e li affiancano, ascoltando e accogliendo le loro sofferenze, preoccupazioni e interrogativi. La parrocchia, l’Arcivescovo con i suoi collaboratori e l’intera comunità diocesana sono vicini alle persone coinvolte».

    Sarebbero dieci i ragazzi sentiti durante gli accertamenti del diritto canonico, e intanto in procura, a Monza, la polizia giudiziaria, coordinata dal pm Francesca Gentilini, sta raccogliendo materiale e testimonianze che sembra destinato a provocare altro sconcerto in una comunità religiosa già sotto shock.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_28/don-samuele-marelli-accusato-di-abusi-sessuali-i-genitori-ai-campi-estivi-fotografava-i-ragazzi-sotto-la-doccia-f6ddaf8d-61e3-4c7e-ba8b-847d5a675xlk.shtml

  • I presunti abusi, le segnalazioni: perché si indaga su don Samuele Marelli

    I presunti abusi, le segnalazioni: perché si indaga su don Samuele Marelli

    Nel giugno 2024 «il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ha avviato il processo canonico in primo grado di giudizio, la cui conclusione è prevista nelle prossime settimane», nei confronti di don Samuele Marelli, sacerdote dell’arcidiocesi di Milano. Lo rende noto un comunicato diffuso oggi dalla Curia in merito alla vicenda che vede coinvolto l’ex direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom), a carico del quale la Procura di Monza ha aperto un fascicolo d’inchiesta per presunti abusi sessuali su minori, che si sarebbero verificati quando don Marelli era vicario della comunità pastorale “San Giovanni Paolo II” di Seregno (Monza) e, in essa, responsabile della pastorale giovanile. Una vicenda che sta suscitando profondo turbamento e sofferenza nella popolosa comunità brianzola. E l’avvio – sottolinea la nota della diocesi – di un percorso di ascolto e sostegno «ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie». Don Marelli, 49 anni, prete dal 2002, ha guidato la Fom dal 2008 al 2017 ed è stato anche responsabile di Odielle (Oratori diocesi lombarde).

    Subito via da Seregno

    Dicembre 2023, festività natalizie. È in quei giorni che «giungono formalmente all’ordinario diocesano», l’arcivescovo Mario Delpini, «alcune segnalazioni di comportamenti non appropriati da parte di don Marelli», dal 2017 vicario a Seregno, «rispetto al proprio ministero di sacerdote e al proprio ruolo di educatore. Subito, a titolo prudenziale, si è ritenuto di chiedergli di allontanarsi da Seregno e di sospendere qualunque attività pastorale, per procedere poi a una verifica di queste segnalazioni, per quanto compete all’autorità ecclesiastica», spiega il comunicato diffuso da piazza Fontana. «In quella situazione e per quelle che erano le informazioni allora disponibili – riprende la nota – si è valutato non opportuno comunicare pubblicamente le motivazioni dell’allontanamento di don Marelli, soprattutto a tutela delle persone eventualmente coinvolte e delle loro famiglie, e del diritto alla buona fama».

    Il processo canonico

    Già nel mese di febbraio del 2024 veniva avviata la cosiddetta “indagine previa”, «ovvero quella fase prevista dalla normativa canonica finalizzata a verificare la probabilità effettiva circa la commissione di un delitto canonico, i cui atti sono stati inviati al Dicastero per la Dottrina della fede». Nel giugno 2024, «secondo le indicazioni ricevute dalla Santa Sede», come detto, l’avvio del processo canonico presso il Tribunale ecclesiastico lombardo. A quanti hanno segnalato i fatti che hanno portato all’allontanamento del sacerdote e al processo canonico, la diocesi ha ricordato «che era loro garantita la possibilità di presentare denuncia» anche alle autorità dello Stato.

    Sostegno ai ragazzi

    Ma la risposta della comunità ecclesiale non si ferma al processo. «Tutte le energie di sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno – conclude la nota della diocesi – sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un tempo di analisi dell’accaduto, insieme a qualificate professioniste, che li sostengono e li affiancano, ascoltando e accogliendo le loro sofferenze, preoccupazioni e interrogativi». Nelle scorse settimane il Consiglio pastorale è stato informato sulla vicenda. La parrocchia, l’arcivescovo Delpini «con i suoi collaboratori» e «l’intera comunità diocesana sono vicini alle persone coinvolte».

    Indagine delicata

    Quella avviata dalla Procura di Monza è un’indagine delicata, come confermato dal procuratore di Monza Claudio Gittardi, e sulla quale finora era stato tenuto il massimo riserbo. Un’indagine partita dalla segnalazione delle famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che avrebbero riferito di comportamenti inappropriati e molestie subite da parte del sacerdote. Quei ragazzi hanno trovato la forza e il coraggio di confidarsi con i genitori. E di chiedere aiuto. Le segnalazioni sono arrivate a educatori e animatori, a loro volta depositari dei racconti di alcuni ragazzi, che hanno deciso di presentare un esposto e di riferire tutto alla Curia. Che non è rimasta con le mani in mano.

  • Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Le ultime notizie ufficiali, comunicate la scorsa primavera dai sacerdoti ai fedeli durante la messa, parlavano della necessità di un periodo di «discernimento», considerato «opportuno», allo scopo di «favorire un recupero psico-fisico». Era maggio 2024, ma in realtà di don Samuele Marelli, 49 anni, già direttore in passato della Fondazione degli oratori milanesi, e in quell’epoca vicario della comunità religiosa Giovanni Paolo II di Seregno (Monza), nonché responsabile della relativa pastorale giovanile che comprende sei parrocchie, non si avevano più notizie già dai primi mesi dello stesso anno, quando, sempre stando a quanto riferito, era stato lui stesso a chiedere il «distacco».

    Sparito improvvisamente dall’ambiente parrocchiale in una cortina di silenzio. Lasciando dietro di sé una certa incredulità e un vuoto colmato progressivamente dal chiacchiericcio sussurrato dei primi mesi, e successivamente da indiscrezioni sempre più fitte e insistenti su «comportamenti non appropriati» che si sono tradotti in gravi accuse contro il religioso di abusi sessuali ai danni di ragazzi che frequentavano l’oratorio. Notizia che, negli ultimi mesi, sta circolando nell’ambiente parrocchiale della cittadina brianzola, e che aspetta ora la prima risposta degli organi di giustizia, almeno quelli della Curia. E nel frattempo, in attesa della pronuncia del tribunale ecclesiastico lombardo, che dovrebbe essere depositata a breve, anche la procura di Monza sta conducendo i propri accertamenti dopo aver aperto un fascicolo coperto, allo stato attuale, dal massimo riserbo investigativo.

    Dopo più di un anno di assenza da Seregno (e dopo i 7 precedenti, trascorsi nella cittadina brianzola), i pettegolezzi lasciano dunque il posto ai veri motivi dell’allontanamento di don Samuele: il prete carismatico, brillante, efficace comunicatore inserito nelle altre sfere ecclesiastiche lombarde, tanto da essere stato il numero uno della Fom, la Fondazione diocesana responsabile degli oratori milanesi e, proprio per quel ruolo da trovarsi seduto alla sinistra di Papa Francesco sul palco dello stadio San Siro, al culmine della visita milanese del Pontefice del 25 marzo 2017.

    È questo il sacerdote che accompagnava i ragazzi in piscina, ai campi estivi al mare, e che esercitava su di loro un innegabile ascendente. Ma anche quello sul quale si sono addensate voci e sospetti per presunti atteggiamenti equivoci, battute fuori luogo, ostentazioni del corpo inadeguate. Sono ancora molto frammentarie le informazioni sul numero di potenziali vittime, sulla loro età, e sul tipo di condotte esercitate dal prete.
    È emerso, però, che a manifestare i primi segni di disagio, nel corso del 2023, sarebbero stati alcuni ragazzi, tutti maschi, frequentatori abituali dell’oratorio a Seregno, cittadina di forte tradizione ecclesiastica che raccoglie molti adolescenti attorno all’ambiente delle parrocchie.

    Un malessere che non è sfuggito agli educatori che operavano tra i giovani, e che avrebbe portato alla presentazione di un esposto alle autorità e alla segnalazione del caso presso la Curia. Da quel momento, cioè da subito, secondo quanto è stato possibile ricostruire, a don Samuele sono stati tolti gli incarichi: sospensione da qualunque attività pastorale (attualmente risulta trasferito in «altra struttura diocesana», come già riferito lo scorso anno). La giurisdizione ecclesiastica ha fatto partire la cosiddetta «indagine previa», come viene definita l’istruttoria preliminare nel diritto canonico, durante la quale sarebbero stati ascoltati una decina di persone, soprattutto giovani.

    Stando a quanto appreso dal Corriere, il processo canonico ha praticamente completato il suo iter, ed è prossimo a emettere il suo verdetto. Una prima comunicazione dell’intera vicenda, però, è già stata resa alle famiglie coinvolte, ad alcuni educatori, e al Consiglio pastorale della comunità religiosa seregnese, nella quale, al di fuori di comunicazioni ufficiali, i fatti contestati a don Samuele vengono definiti senza mezzi termini «molto gravi».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_27/inchiesta-su-don-samuele-marelli-ex-direttore-della-fondazione-oratori-milanesi-abusi-sessuali-su-ragazzi-3ecc8191-6ac8-47f6-b411-75ddc3d1bxlk.shtml

  • Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato

    Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato

    MAGLIE (Lecce) – Si chiude con una condanna a 2 anni di reclusione, pena sospesa e non menzione, il processo a carico del sacerdote Don Luca Matteo, all’epoca vicepreside e insegnante di religione del Liceo classico Capece di Maglie, accusato di aver avvicinato a più riprese giovani allieve. la sentenza è stata emessa dalla giudice monocratica del tribunale di Lecce, Annalisa De Benedictis al termine di una lunga istruttoria scandita dall’ascolto di diversi testimoni (per uno dei quali il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti procura per valutare profili di falsa testimonianza).

    Due gli episodi per i quali Don Luca Matteo è stato ritenuto colpevole: nel primo avrebbe fatto entrare nel suo ufficio una ragazza. E dopo una serie di parole sdolcinate del tipo “quando ti vedo mi aggiusti la giornata” avrebbe cercato di avvicinare la sua fronte a quella della studentessa in evidente imbarazzo. Nel secondo caso, il professore di religione avrebbe costretto la madre di un’alunna a iscrivere la figlia nella sezione in cui insegnava minacciando che l’anno sarebbe stato “terribile” se il genitore si fosse opposto. Gli atteggiamenti prevaricatori nei confronti della studentessa sarebbero continuati anche quando la ragazza presentò una certificazione medica per dimostrare i propri disturbi specifici dell’apprendimento.

    E il prete sarebbe andato giù pesante con epiteti e insulti come “sei una capra” o “una handicappata”. Un clima di terrore, insomma, esploso con le pressioni di Don Luca Matteo sul consiglio di classe affinché deliberasse per la bocciatura dell’alunna. Cosa che effettivamente avvenne a conclusione dell’anno scolastico 2015-2016 senza prendere in considerazione il programma di recupero stilato dai genitori della studentessa. Nonostante pianti e umiliazioni questa ragazza, che verrà risarcita con una provvisionale di 10mila euro per il tramite dell’avvocato Dimitry Conte, è riuscita comunque a diplomarsi e ad iscriversi all’Università.

    In realtà, il raggio delle accuse era ben più ambio. Sempre nei corridoi della scuola, Don Luca Matteo si sarebbe rivolto a un’allieva con addosso dei pantaloni strappati redarguendola: “Ma vedi ‘sta z… come va vestita”. E nel mirino sarebbe finita anche un’insegnante che avrebbe ricevuto dal prete delle attenzioni a sfondo sessuale mentre svolgeva una lezione. Effettivamente ai carabinieri di Maglie nel corso delle indagini le ragazzine raccontarono i dettagli degli incontri con il docente. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere i prossimi 90 giorni. Subito dopo l’avvocato Luigi Corvaglia potrà presentare ricorso in appello.

    Lusinghe e apprezzamenti alle studentesse nel Liceo Classico: prete- professore di religione condannato