Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo

  • A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi
    09/01/2008 17:40

    Che cattivo servizio ha fatto ieri a Matrix lo psichiatra Alessandro Meluzzi al suo guru don Gelmini. E gliel’ha fatto prendendo le parti del prete accusato di molestie sessuali, sostenendolo oltre ogni ragionevole dubbio, come direbbero nei serial polizieschi di Raidue.

    Meluzzi così studiato e impostato davanti alle telecamere ha perso questa volta il filo di se stesso nel corso di tutto il programma condotto da Enrico Mentana. Il Meluzzi pensiero ha sciabordato a dritta e a poppa riuscendo a liquidare come peccatucci del passato cinque minuti ininterrotti di un reportage denso di precedenti penali a carico del Gelmini. Mica furto di mozzarelle al Pam, ma truffe di ogni dimensione, tutte accompagnate dall’immancabile requisitoria delle vittime: parlava così bene Pierino, ci faceva su come voleva.

    Va da se che non sta a noi fare un processo a Gelmini, tanto più che l’accusa non è di truffa, ma di molestie sessuali. Tutt’altra faccenda. E in realtà nemmeno ci importa nulla di don Gelmini in questo momento. Quello che è stato interessante era vedere un uomo pubblico trasformarsi per la passione. Una passione che ondeggiava tra il religioso e il pagano, sfiorando l’idolatria. Niente plastico della villa di Cogne davanti a Meluzzi, ma l’icona di un uomo, di un prete, che per lui non può fallire. E più cercava di convincerci dell’umanità e infallibilità di Pierino, più si avvolgeva in contraddizioni che, brutto dirlo, ha portato a provare pena per lui.

    Ne è uscito un Meluzzi apparentemente plagiato, inconsistente nel ragionamento davanti a un perplesso Mentana che gongolava da squalo del video davanti alla catarsi dello psichiatra che spingeva gli ascolti, ma consapevole di avere a che fare con un tema, un prete, che ha intorno a se un grande potere.

    Chi ha visto quella trasmissione non inviterà più Meluzzi a un programma televisivo. E c’è il rischio che qualcuno si cercherà un nuovo psichiatra. Il suo carisma scomparso, la sua immagine uno spettro. Salvate il soldato Meluzzi.

    http://quomedia.diesis.it/news/11146/a-mat…ttro-di-meluzzi

  • Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia
    la Provincia Pavese — 01 dicembre 2007 pagina 19 sezione: CRONACA

    PAVIA. Don Michele Mosa, l’ex parroco di Certosa accusato di violenza sessuale, ha patteggiato davanti al giudice Erminio Rizzi una pena di dieci mesi. Il verdetto, raggiunto ieri mattina, arriva proprio mentre a Certosa fa il suo ingresso (oggi alle 17) il nuovo parroco, don Marco Gatti.

    Con questa sentenza si chiude una vicenda pesante, che a settembre, quando don Michele era stato arrestato, aveva gettato nell’incredulità un’intera comunità. La stessa comunità che ancora oggi difende il suo «don». Chiudere la vicenda il prima possibile. Questo era l’obiettivo di don Michele Mosa. E questa è la ragione della scelta di un rito alternativo come il patteggiamento. Un rito che consente di evitare un processo pubblico e gli sguardi della gente. Ieri mattina, in tribunale, il riserbo sull’esito di questa scelta era strettissimo. Bocche cucite, con l’unica e precisa volontà di fare dimenticare in fretta una pagina così delicata per la vita e la missione di un prete. Lo stesso don Michele Mosa, assistito dall’avvocato Orietta Stella, ieri ha scelto di chiudersi nella preghiera. Fino a sera non ha sentito il suo legale.

    Alle 17 ha detto messa nella chiesa di San Giovanni Domnarum, davanti ai fedeli che hanno ascoltato con attenzione la predica dal vangelo di Andrea. «Ci sono nella vita momenti di fatica, che non riusciamo a capire – sono state le sue parole – Momenti in cui ci sentiamo abbandonati. Ma ci sono anche momenti in cui sperimentiamo la misericordia di Dio». Con la sentenza il caso del parroco di don Mosa viene archiviato definitivamente. E anche se il processo si chiude con un patteggiamento (dieci mesi con la sospensione) e non con un’assoluzione, l’intera comunità di Certosa continua, come ha sempre fatto, a difendere il suo parroco. «Ha cercato di uscirne come poteva – dice una parrocchiana – Ma qui nessuno crede che possa avere commesso quel reato». Violenza sessuale.

    A settembre era stato arrestato con quest’accusa. A pronunciarla era stata una parrocchiana. La donna aveva raccontato che il parroco l’aveva vista scendere dall’auto, proprio davanti alla casa parrocchiale, e l’aveva seguita fino a casa. Don Michele, per lei, non era un estraneo. Si conoscevano. Lui l’aveva aiutata, dandole consigli sui figli e su come affrontare la vita dopo la separazione dal marito. Quella sera, secondo il racconto fatto dalla donna ai carabinieri, don Mosa aveva avuto un comportamento diverso dal solito. Dopo averla seguita era entrato in casa. Quello che era accaduto finì dritto nel verbale dei carabinieri. Sulla vicenda era intervenuto anche il vescovo, monsignor Giovanni Giudici. «Non cerchiamo colpevoli», aveva esortato i fedeli. Parole che i parrocchiani non hanno avuto difficoltà a seguire. Anche ora che la vicenda si è chiusa, e mentre aspettano l’arrivo del nuovo parroco, continuano a difendere chi, per due anni, è «stato la nostra guida». – Maria Fiore

  • ”Sei anni per il prete accusato di molestie su minori”

    ”Sei anni per il prete accusato di molestie su minori”

    Notizia inserita il 6/12/2007

    E’ quanto ha chiesto ieri il pm Di benedetto

    Sei anni per aver molestato sessualmente una decina di bambine della parrocchia a lui affidata. È quanto chiede l’accusa contro un prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.

    Ieri mattina nell’aula B del tribunale di Ferrara c’è stata le requisitoria del pm Filippo Di Benedetto, che ha chiesto sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.

    Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

    Dopo la requisitoria del pm di ieri pomeriggio (l’udienza si è svolta a porte chiuse come tutto il resto del processo) la parola è passata agli avvocati di parte civile (Claudia Colombo e Carlo Bergamasco). In gennaio toccherà agli avvocati della difesa (rappresentata da Giuseppe Pavan e Milena Catozzi) sostenere la loro versione dei fatti di fronte al tribunale collegiale (composto da Oliva, Bighetti e Panza), poi la parola passerà ai giudici per la sentenza che presumibilmente arriverà nel marzo prossimo.

    Estense.com – Quotidiano di Ferrara – Edizione breve

  • Brescia, preti pedofili. Don Mario Neva rinviato a giudizio per diffamazione

    Brescia, preti pedofili. Don Mario Neva rinviato a giudizio per diffamazione

    Don Mario Neva in tribunale per diffamazione
    Venerdì, 30 Novembre 2007

    Rinvio a giudizio con l’accusa di diffamazione per Don Mario Neva, il sacerdote bresciano noto per essere sceso in piazza anni fa per difendere i religiosi e le insegnanti di due scuole materne accusati di pedofilia, poi assolti.

    Il processo a carico del sacerdote si svolgerà, in rito abbreviato, il 18 aprile. A renderlo noto con un comunicato stampa è stata la stessa ssociazione Prometeo lotta alla pedofilia che fa capo alla presunta vittima della diffamazione, Massimiliano Frassi.

    «La denuncia – ha spiegato Frassi – è stata presentata per i feroci attacchi che ci sono stati mossi dal sacerdote bresciano».

    Due posizioni opposte quelle di Frassi e don Neva per affrontare il delicato tema della pedofilia.

    Don Neva è considerato «l’innocentista»: quando scoppiò il caso dei presunti abusi negli asili bresciani, parlò di una sorta di epidemia che aveva fatto diffondere «la falsa accusa di abuso». Più colpevolista Frassi. Don Neva, però, è sempre andato avanti a difesa di chi secondo lui è stato accusato ngiustamente mettendo in conto calunnie, sospetti, e illazioni.

    (da: Il Brescia)

    http://veriabusi.blogspot.com/2007/11/don-mario-neva-in-tribunale-per.html

    Stralcio di un articolo de La Repubblica del 18 ottobre 2004

    LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi

    LA CROCIATA.
    E c’è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all’Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all’organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. “In questi mesi ho preparato un dossier – spiega – in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia”. Ma allora come è potuto accadere? “Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda”. Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. “Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo”. Quale? “Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione.
    Note: Nel 2004 Don Mario Neva rivolse varie accuse all’Associazione Prometeo di Massimiliano Frassi che aveva offerto supporto ad alcune famiglie coinvolte nel processo all’Asilo Sorelli, e questi lo querelò per diffamazione.


    Dal quotidiano “Bresciaoggi” del 19 settembre 2008

    PEDOFILIA. Per gli «attacchi» a Prometeo

    «Non diffamò» Assolto don Neva

    Don Mario Neva, assistente spirituale della Cattolica, assisitito dall’avvocato Stefano Lojacono, è stato assolto dall’accusa di diffamazione che gli era stata mossa dall’associazione Prometeo, presieduta da Massimiliano Frassi. Il gup Luciano Ambrosoli ha assolto il sacerdote dalle accuse dell’onlus che si definisce di «lotta alla pedofilia e di tutela dell’infanzia violata».
    Il presidente dell’associazione sporse denuncia ritenendo che don Neva avesse mosso «attacchi feroci» a Prometeo. I fatti contestati a don Neva risalgono all’estate del 2004 quando due maestre della scuola materna comunale Sorelli finirono in carcere e scoppiò lo scandalo dei presunti abusi nella scuola (in primo grado sei maestre, un bidello e un sacerdote sono stati assolti e per ottobre è fissato il processo d’appello).
    Don Neva subito dopo l’arresto delle due maestre promosse una serie di raccolte di firme e organizzò anche una fiaccolata di solidarietà per le maestre all’esterno del carcere di Verziano. Il sacerdote invitò la città a riflettere e fu il primo a parlare di contagio tra i genitori dei bambini. Affermazioni diffamatorie per Prometo, ma non per il giudice.

    W. P.

  • Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI

    Thomas Cheemuk visita la tomba del fratello, vittima dei missionari pedofili e morto suicida nel 1999

    NEW YORK – La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
    Gli scandali nella Chiesa americana continuano a rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel 2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande accordo di quest’estate tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone che erano state molestate o stuprate negli ultimi settant’anni.

    Ma ora dall’Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

    Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima del processo si è arrivati ad un’offerta di risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale. Secondo l’avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si tratta di una cifra record per un ordine religioso, grazie all’accordo extragiudiziale ogni vittima riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

    La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale dell’Oregon, John Whitney, responsabile per l’Alaska, ha mostrato fastidio per la pubblicità data all’accordo, ha definito l’annuncio prematuro e ha negato che i gesuiti abbiano inviato per anni “in esilio” in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come “una delle terre di missione più difficile” e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più coraggiosi e preparati.

    A St. Michael, un’isoletta lunga 15 chilometri che si trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi abitati da 150 famiglie.Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i bui pomeriggi dell’inverno dell’Alaska, Lundowsky era un gigante con la testa pelata e gli occhi blu, lavorava come diacono per la diocesi anche se i gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l’isola nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i sessant’anni.

    In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto documenti che dimostravano il comportamento dei religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord dell’Alaska, che oggi vive in una casa di riposo. Secondo l’accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che teneva “comportamenti sessuali inappropriati” ma anche quando lo richiamarono a Portland lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini.

    L’avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston, allora a poco a poco emersero storie di disperazione, alcolismo e suicidi. “In alcuni villaggi eschimesi – sostiene Roosa – è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso che i preti problematici venivano confinati in Alaska. Ora per i nostri clienti questo accordo significa che le loro storie di abusi, sempre negate, sono finalmente riconosciute”.

    http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/missionari-pedofili/missionari-pedofili/missionari-pedofili.html

  • Condannato in appello don Hansjoerg Rigger, prete teologo, Cassazione dispone nuovo appello. Nell’inchiesta altri 2 preti

    Condannato in appello don Hansjoerg Rigger, prete teologo, Cassazione dispone nuovo appello. Nell’inchiesta altri 2 preti

    Pedopornografia: condannato il prete teologo

    SIRACUSA (15 novembre) – Arriva la prima condanna per la vasta operazione del Nucleo investigativo telematico della Procura della Repubblica di Siracusa contro la pedofilia denominata Video privè, che nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale.

    Il tribunale di Siracusa ha condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a duemila euro di multa uno dei tre sacerdoti indagati, don Rigger Hansjorg, decano dello studio teologico accademico di Bressanone, dove è professore ordinario di Nuovo testamento e Sacra scrittura. Il sacerdote dovrà anche risarcire l’associazione Telefono Arcobaleno, parte civile nel processo. Il Tribunale, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e del sostituto Antonio Nicastro, ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato e la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute nell’abitazione dell’imputato.

    L’operazione aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Il sito conteneva filmati di abusi sessuali, maltrattamenti e torture nei confronti di bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le indagini del Nit permisero di identificare 186 italiani che avevano una password d’accesso.

    Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, Giovanni Arena, presidente di Telefono arcobaleno, l’associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo. «Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede – ha detto Arena – se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente».

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id…z=HOME_INITALIA

  • Pedopornografia: condannato il prete teologo

    Pedopornografia: condannato il prete teologo

    Pedopornografia: condannato il prete teologo

    SIRACUSA (15 novembre) – Arriva la prima condanna per la vasta operazione del Nucleo investigativo telematico della Procura della Repubblica di Siracusa contro la pedofilia denominata Video privè, che nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale.

    Il tribunale di Siracusa ha condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a duemila euro di multa uno dei tre sacerdoti indagati, don Rigger Hansjorg, decano dello studio teologico accademico di Bressanone, dove è professore ordinario di Nuovo testamento e Sacra scrittura. Il sacerdote dovrà anche risarcire l’associazione Telefono Arcobaleno, parte civile nel processo. Il Tribunale, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e del sostituto Antonio Nicastro, ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato e la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute nell’abitazione dell’imputato.

    L’operazione aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Il sito conteneva filmati di abusi sessuali, maltrattamenti e torture nei confronti di bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le indagini del Nit permisero di identificare 186 italiani che avevano una password d’accesso.

    Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, Giovanni Arena, presidente di Telefono arcobaleno, l’associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo. «Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede – ha detto Arena – se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente».

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id…z=HOME_INITALIA

  • E NON SI CHIEDONO PERCHÉ

    E NON SI CHIEDONO PERCHÉ

    di Baronio

    Dopo gli scandali remoti e recenti che hanno infangato la Chiesa – e la Chiesa italiana – assistiamo in questi giorni ad un altro fatto che conferma lo stato di totale degrado in cui versa il basso Clero. È di ieri la notizia dell’arresto del Vicerettore del Seminario Maggiore di Brescia, don Marco Baresi, accusato di pedofilia e di detenzione di materiale pedopornografico.

    Sappiamo bene con quanta prudenza agisca un pubblico ministero nel nostro Paese, allorché deve firmare un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di un ecclesiastico; e la stampa ci informa che l’indagine sui presunti reati di cui si sarebbe reso colpevole don Baresi era in corso già dalla scorsa estate. 

    A questo punto ci si domanda per quale ragione il Vicerettore non sia stato sospeso dall’incarico, e perché nei suoi confronti il Vescovo non abbia nominato un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico. La posizione ricoperta dal sacerdote bresciano era talmente delicata – per il contatto quotidiano con adolescenti destinati al Sacerdozio – da richiedere sin dalle prime avvisaglie la massima severità, anche alla luce dei documenti promulgati dalla Santa Sede.

    E invece ai telegiornali della sera assistiamo increduli alle attestazioni di solidarietà del Vescovo per il suo Vicerettore, tanto scontate quanto inopportune. Qui non si parla di presunzione di innocenza, ma di protezione dei giovani, oltre che di salvaguardia del buon nome della Diocesi e del Seminario.

    L’impressione che si ricava è che molti Prelati non abbiano alcun interesse ad istruire un processo canonico, perché temono che il reo possa denunciare i suoi confratelli e far emergere scandali ben peggiori.

    Così, anziché agire nel modo più trasparente ed affrontare seriamente la piaga devastante dell’omosessualità del Clero – con tutte le sue implicazioni e deviazioni – nella sede giudiziale più idonea, si ricorre all’insabbiamento, al silenzio omertoso, danneggiando gravemente l’immagine della Chiesa già ampiamente compromessa. Senza ricordare il danno irreparabile che si arreca alle anime semplici, offese nei loro sentimenti più sacri e scandalizzate dal comportamento di molti sacerdoti indegni.

    Non è carità, ma pavidità, se non connivenza e complicità. Perché la carità è amore illuminato dalla Verità e finalizzato al Bene, mentre qui assistiamo ad un silenzio inerte da parte di Pastori costituiti in autorità per pascere il gregge affidato loro, che avrebbero invece il dovere di ammonire e punire. E se si pensa ai severi moniti del Sommo Pontefici e dei Dicasteri romani, si rimane davvero sconcertati a veder disattesi gli ordini dei Superiori, mantenendo le Diocesi nello sfascio ed assistendo imbelli alla catastrofe.

    Non ci si stupisca se i Seminari sono privi di vocazioni: a giudicare dalla diserzione delle chiese nei giorni di precetto e dal numero di pubblici concubinati superiore ai matrimoni religiosi, l’assenza di vocazioni dimostra di essere lo specchio di uno stato comatoso della Religione in un Paese che un tempo si diceva cattolico. Inutile raggruppare le parrocchie per far numero: continuando così i fedeli saranno sempre meno, e sempre meno i Ministri sacri. Se poi le scarsissime vocazioni al sacerdozio devono essere affidate ad un losco individuo perché abusi di loro, c’è già di che rallegrarsi se i fedeli non danno l’assalto al Seminario.

    D’altra parte, l’immagine della Chiesa che emerge dalla cronaca degli ultimi mesi non invoglia certo i pochi genitori cattolici a favorire l’eventuale vocazione del proprio figlio.

    Molti eccellentissimi, troppo presi da riunioni e consigli permamenti, non si chiedono il perché di questa corsa verso la rovina. Se le chiese sono vuote, è perché da troppi pulpiti si è smesso di insegnarvi la Parola di Dio e di darvi esempio di santità con una condotta di vita esemplare; e se sono vuoti i Seminari, è perché li si è trasformati in tristi studentati senza autorità, accogliendovi internet e la televisione ed allontanandovi lo spirito di penitenza e la Croce, via regale del Sacerdozio cattolico; troppe dissertazioni sulla partorale di questo e di quello, e nessuna preparazione teologica e spirituale. E a chi non sa adorare e rispettare il Signore Dio nel Santissimo Sacramento, quale rispetto si potrà sperare per le anime che gli sono state affidate?

    Sia chiaro: queste osservazioni impietose vogliono solo essere un grido d’allarme perché non ci si limiti a prendere atto dello sfacelo, ma si agisca con determinazione. Non basta diagnosticare la cancrena: occorre amputare senza ripensamenti o falsa pietà la parte putrida, per salvare quel poco di sano che è rimasto. E l’amputazione va fatta subito, perché se l’infezione di propaga ulteriormente sarà troppo tardi. La stessa severità dovrebbe essere applicata a chi corrompe lo spirito, al pari di chi corrompe la carne: si caccino dai Seminari e dagli Atenei, dai periodici religiosi e dai giornali diocesani, tutti quei sediziosi che distorcono la Verità cattolica a vantaggio dei settari, che osano attaccare il Santo Padre e disobbedirgli apertamente, opponendo le proprie teorie eterodosse all’ortodossia di cui egli è custode. Se sono fuori dalla Chiesa di fatto, che lo siano anche giuridicamente, per non sedurre i semplici con i loro sofismi. E si ammoniscano pubblicamente anche i Rettori delle Università e dei Seminari, i direttori delle riviste per il clero, i responsabili dell’informazione cattolica, i manutengoli dei movimenti e i portavoce d’ogni antipapa ancorché porporato, per l’appoggio e la collaborazione che dovessero prestare ai nemici interni.

    Se è triste che sia la magistratura a far pulizia nei Seminari, è raccapricciante che si debba giungere alle fattispecie di reato, senza che basti il peccato per esser giudicati indegni di ricoprire uffici ecclesiastici. Finché si continuerà a tacere, a fingere di non vedere, a promuovere anziché rimuovere, ad assegnare incarichi di prestigio agli inetti e ai ribelli per tacitarli, non si farà altro che contribuire all’affossamento di Santa Madre Chiesa, sia sul fronte morale sia su quello dottrinale.

    http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=4194#a

  • Parroco in perizoma, denunciato

    Parroco in perizoma, denunciato

    Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)

    Sabato, 03 novembre 2007

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/3274/1/

  • Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Grazie ad un’interrogazione parlamentare del deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Tugno, torna alla ribalta il caso un sacordote cattolico italiano, pedofilo e violentatore conclamato, coperto dalla chiesa.

    L’indagine ha inizio il 19 dicembre 2006 quando Don Tommaso, parroco del quartiere Pianura di Napoli, viene denunciato dai genitori di una bambina di dieci anni per molestie sessuali. Don Tommaso era già stato arrestato ad Agrigento nel 1995 per aver ripetutamente violentato una donna con gravi disturbi mentali affidata alle sue cure.

    Per questo reato il prete era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, con la sopsensione condizionale della pena. Dopo la condanna la Chiesa l’ha promosso a parroco ed il sacerdote ne ha approfittato per palpeggire quotidianamente in sacrestia la piccola vittima. Nonostante sia recidivo, la chiesa non ha ancora preso nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti

    http://chiesacattiva.blogspot.com/2007/10/prete-di-napoli-maniaco-conclamato.html

    Pedofilia, parroco agli arresti

    Repubblica — 17 novembre 2006 pagina 8 sezione: NAPOLI
    L’ AVEVA già fatto con una donna disabile. Era stato scoperto e messo sotto processo. Aveva patteggiato una pena di un anno e dieci mesi per violenza sessuale. Ora l’ ha rifatto, protetto dall’ abito talare. E per la seconda volta è stato scoperto, accusato da una bambina di dieci anni che frequentava la sua chiesa di Pianura e seguiva il catechismo. Abusi sessuali. Peggio: pedofilia. La piccola palpeggiata, toccata, molestata ripetutamente nella sacrestia. E lei sempre più zitta e spaventata, muta e introversa, inappetente e solitaria fino a quando i genitori, insospettiti, non hanno cominciato a chiedere e indagare. La verità è saltata fuori nel giro di qualche giorno. La bambina ha raccontato nei dettagli di quelle attenzioni che le riservava, dall’ estate scorsa, don Tommaso Antonio Tarsia, parroco dell’ ordine dei Vocazionisti fondato, proprio a Pianura, da don Giustino Russolillo. Il parroco sessantenne di Matera è stato arrestato – ha ottenuto i domiciliari – ieri su ordinanza di custodia cautelare chiesta dai pm del pool diretto dall’ aggiunto Alessandro Pennasilico. Inchiodato dal racconto della bimba, un film raccapricciante che si ripeteva puntualmente nella chiesa “Cuore eucaristico di Gesù” di contrada Romano. Una vicenda che comunque sarebbe rimasta isolata, secondo gli inquirenti. Non ci sarebbero infatti altri bambini frequentatori della parrocchia vittime delle attenzioni del parroco. Intanto agli occhi degli investigatori è saltata fuori l’ altra vicenda che aveva visto protagonista don Tarsia nel 1995, quando – in veste di direttore di un istituto assistenziale in provincia di Agrigento – venne accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna disabile ricoverata nell’ istituto. Don Tarsia rinunciò a difendersi, preferì concordare la pena. Un anno e dieci mesi. Quindi venne a Napoli, nella parrocchia di Pianura. La sua vita, nonostante la grave accusa, cambiò di poco. Con le prime indagini sugli abusi sessuali in sagrestia, don Tarsia era già stato trasferito in un’ altra diocesi circa due settimane fa, ma con l’ arresto è stato sospeso dall’ ufficio di parroco. Alla casa madre dei Vocazionisti, a Pianura, preferiscono non commentare l’ accaduto, mentre sulla vicenda interviene il vescovo di Pozzuoli – diocesi cui appartiene Pianura – per esprimere tutto il suo dolore e la sua amarezza. Poche parole, da parte di monsignor Gennaro Pascarella, per il resto una vicenda che la Curia di Pozzuoli preferisce trattare con estremo riserbo. (i.d.a.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/11/17/pedofilia-parroco-agli-arresti.html

    Dopo il primo processo lasciò la Sicilia e gli fu affidata una chiesa in Campania
    Pedofilia, arrestato un parroco già condannato per abusi nel ‘ 95
    Napoli, bimba di 10 anni molestata per settimane in sacrestia

    NAPOLI – Un sacerdote di sessant’ anni, Tommaso Antonio T., parroco nel quartiere napoletano di Pianura, è stato arrestato ieri con l’ accusa di aver abusato sessualmente per settimane di una bambina di dieci anni che frequentava nella sua parrocchia il corso di catechismo. Il prete, originario della provincia di Matera, è stato fermato a Grottole, in Basilicata, in casa di parenti. Subito dopo è stato trasferito a Napoli e accompagnato non in carcere ma nella sua abitazione perché il gip – che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare su richiesta della sezione reati sessuali della Procura – gli ha concesso gli arresti domiciliari. Per padre Tommaso questa non è la prima vicissitudine giudiziaria, ha precedenti e sempre per storie di sesso. Nel 1995, quando dirigeva un istituto di accoglienza per disabili in provincia di Agrigento, fu accusato di aver costretto a rapporti sessuali una donna ospite del centro, affetta da gravi sofferenze psichiche. Al processo chiese e ottenne il patteggiamento (ammettendo quindi di fatto la propria colpevolezza) e fu condannato a un anno e dieci mesi di carcere, con sospensione della pena. Nonostante quella condanna, però, don Tommaso è riuscito a non essere messo in pensione, ma ad avere l’ affidamento di una parrocchia, seppure non più in Sicilia, dove è vissuto molti anni, ma a Napoli. Gli hanno affidato la chiesa del Cuore eucaristico di Gesù a Pianura, quartiere al confine tra la città e la zona flegrea. Gli abusi sarebbero avvenuti in sagrestia, e si sarebbero ripetuti più volte. Fino a quando la bimba ha raccontato ai genitori di quel prete che le metteva continuamente le mani addosso. Il 19 settembre è stata presentata la denuncia ai carabinieri, e sono scattate le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Angelo Pennasilico, che dieci giorni fa ha chiesto al gip l’ arresto del parroco. Nel corso delle indagini il sacerdote deve aver ricevuto anche una informazione di garanzia, perché che fosse al centro di un’ inchiesta lo sapeva lui e lo sapevano i suoi superiori: da alcune settimane, infatti, padre Tommaso era stato destinato a un altro incarico e aveva dovuto quindi allontanarsi dalla parrocchia, dove però non era stato sostituito. Ora il vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Mazzarella (la cui Diocesi ha competenza anche sul quartiere di Pianura) esprime «amarezza e profondo dolore», fa sapere che il sacerdote arrestato è stato sospeso dall’ incarico di parroco e che ulteriori provvedimenti delle autorità ecclesiali saranno presi alla luce di quanto emergerà dall’ inchiesta della magistratura. Il vescovo però non spiega come mai a un prete condannato per reati sessuali sia stata affidata una parrocchia frequentata anche da bambini. Né lo fa don Giacomo Caprara, superiore della casa madre dei Vocazionisti – ordine al quale appartiene don Tommaso – che ha sede proprio a Pianura. Don Giacomo è anzi ancora più laconico del vescovo. Su questa vicenda, fa sapere, «non ho nulla da dire».

    Bufi Fulvio

    Pagina 20
    (17 novembre 2006) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/17/Pedofilia_arrestato_parroco_gia_condannato_co_9_061117094.shtml

    CRONACA InviaStampaEmessa nei suoi confronti un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari
    Già nel 1995 fu condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia
    Pedofilia, parroco arrestato a Napoli
    ha violentato una bambina di 10 anni

    NAPOLI – Il parroco di una chiesa del quartiere Pianura a Napoli, T.T.A., di 60 anni, è stato arrestato dai carabinieri per abusi sessuali su una ragazzina di 10 anni. Nei suoi confronti è stata emessa una ordinanza di custodia agli arresti domiciliari su richiesta della procura di Napoli. Il sacerdote, che in passato era stato coinvolto in una vicenda analoga, è stato catturato a Macerata dove si era recato in visita ai suoi famigliari e trasferito a Napoli nella sua abitazione.

    Secondo quanto emerso dalle indagini, gli abusi sarebbero avvenuti “con frequenza quotidiana” nella sacrestia dove il sacerdote, secondo l’accusa, palpeggiava la ragazzina.

    Il parroco era stato già condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia nel 1995 quando era direttore di un istituto di assistenza. Nell’istituto avrebbe avuto rapporti sessuali con una ricoverata con problemi di salute mentale.

    (16 novembre 2006) Torna su

    http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/pedofilia/parroco-arrestato/parroco-arrestato.html

    NAPOLI: PARROCO ARRESTATO PER PEDOFILIA, E’ SCANDALO!
    di Alessio Paduano
    Non bastava la vicenda dell’ insegnante milanese ad accendere i riflettori
    sullo sconcertante tema della pedofilia. L’ ultimo a lasciare tutti
    sbigottiti questa volta è stato un prete. L’ episodio è accaduto nel
    partenopeo, dove il parroco sessantenne di una chiesa di Pianura, quartiere
    alla periferia occidentale di Napoli, è stato arrestato dai carabinieri con
    l’ accusa di abusi sessuali ai danni di una bambina di 10 anni. Le indagini
    dirette dal procuratore aggiunto di Napoli, Alessandro Pennasilico, hanno
    portato a risultati sconvolgenti. Gli abusi nei confronti della minorenne
    sarebbero avvenuti con “frequenza quotidiana” nella sacrestia della chiesa,
    dove il sacerdote palpeggiava la ragazzina. Dopo la richiesta di custodia
    cautelare da parte della procura di Napoli, il parroco è stato trovato dai
    militari nella casa dei genitori residenti a Grottole, comune in provincia
    di Matera, ed è stato condotto agli arresti domiciliari nella sua casa a
    Napoli. L’ arresto ha inevitabilmente portato alla sospensione del religioso
    dall’ ufficio di parroco. L’ indagine sul presunto sacerdote-pedofilo era
    partita lo scorso 19 settembre, quando i genitori della piccola, si recarono
    presso la caserma dei carabinieri di Pianura dopo le rivelazioni della
    figlia. Intanto la notizia di un parroco arrestato con l’ accuso di abuso
    sessuale nei confronti di un minore, ha sconvolto anche monsignor Gennaro
    Pascarella, vescovo di Pozzuoli, che tuttavia non ha rilasciata
    dichiarazioni ufficiali sulla vicenda, seppur abitato da un forte senso di
    amarezza. Del sacerdote al centro dell’ inchiesta non si può dire di certo
    che sia un personaggio mite. Nel 1995, il parroco T. T. A., all’ epoca
    direttore di un istituto di assistenza in Sicilia, fu condannato per reati
    di violenza sessuale commessi ai danni di una donna, che per problemi di
    salute mentale era in cura presso quell’ istituto.

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    22 Agosto 2007

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    “Attraverso la banca dati SDI (Sistema Di Indagine) del ministero dell’Interno non è possibile estrapolare dati nei quali, oltre ai provvedimenti presi nei confronti di una persona, emergano eventuali condanne precedenti subite per lo stesso reato”. E’ la desolata e preoccupata ammissione del viceministro dell’Interno, Marco Minniti, in risposta ad una interrogazione con cui il deputato Maurizio Turco (Rosa nel pugno) chiedeva conto dello stupefacente caso di un ex parroco di una chiesa del quartiere Pianura di Napoli, pedofilo conclamato e come tale appena arrestato ma già una volta severamente condannato, ancorché con la sospensione condizionale della pena, ma i cui precedenti non risultano nel casellario del Viminale.

    Riepiloghiamo la storia. In seguito alle indagini del procuratore aggiunto di Napoli Alessandro Pennasilico, il sacerdote T.T.A. viene arrestato (salvo poi a fruire dei domiciliari) per abusi sessuali nei confronti di una ragazzina di dieci anni vittima “con frequenza quotidiana” di attenzioni negli stessi locali della parrocchia. Ma la pedofilia del sacerdote era già stata accertata: nel 1995 costui era stato arrestato ad Agrigento per reati di violenza sessuale in Sicilia dov’era direttore di un istituto di assistenza: don T.T.A. violentava sistematicamente una donna ricoverata per disturbi mentali. E per questo era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, ma, come si è detto, con la sospensione condizionale della intera pena. Il che significa che, quando l’ex parroco sarà condannato per la nuova impresa a Napoli, dovrà scontare in carcere la nuova e la vecchia pena.

    Di più e di peggio: nei confronti del sacerdote (rimosso ora dall’ufficio di parroco, ma le autorità ecclesiastiche attendono l’esito del procedimento a Napoli per adottare misure nei confronti del prete così manifestamente recidivo) “non risultano essere state applicate in passato misure di prevenzione ai sensi di legge”, e questa è la seconda desolata constatazione di Minniti.

    Con qualche malizia, certo involontaria, il viceministro dell’Interno ricorda poi che anche il codice di diritto canonico prevede la punizione del prete pedofilo “con giuste pene”, tuttavia non quantificate, e “non esclusa la dimissione dallo stato clericale se il caso lo comporti”. Al confronto di quel che accade in Italia, la chiesa cattolica Usa è decisamente coraggiosa e paga salato i danni fisici e soprattutto morali che i suoi sacerdoti pedofili provocano. Ecco infatti quel che ha detto qualche pubblicamente qualche settimana fa l’arcivescovo di Los Angeles, mons. Roger M. Mahony: “Presento le mie scuse personali a tutti quegli individui che hanno patito abusi sessuali per mano di un prete, di un religioso, di un diacono o di un laico appartenente a questa Arcidiocesi. Una compensazione finanziaria (per miliardi di euro, ndr) è inevitabilmente inadeguata ad alleviare il danno inferto, ma rappresenta uno sforzo per aiutare le vittime a ricostruire la loro vita e andare oltre”. Quando parole simili verranno pronunciate, per il caso dell’ex parroco T.T.A., dall’arcivescovo di Napoli e dal vescovo di Agrigento