Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La principale coalizione mondiale di vittime di abusi del clero forma una collaborazione storica con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa cattolica

    La principale coalizione mondiale di vittime di abusi del clero forma una collaborazione storica con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa cattolica

    Per la prima volta nella storia della crisi degli abusi sessuali da parte del clero , una rete globale di sopravvissuti agli abusi del clero sta unendo le forze con i massimi esperti anti-abuso della Chiesa per creare un nuovo mandato di “tolleranza zero” nella Chiesa cattolica .

    I leader di Ending Clergy Abuse (ECA) si sono incontrati privatamente la scorsa settimana con padre Hans Zollner, SJ, direttore dell’Istituto di antropologia (IADC) presso la Pontificia Università Gregoriana, e monsignor Peter Beer, capo della ricerca e sviluppo dell’IADC.

    Per tre giorni, dal 6 all’8 giugno, i leader dell’ECA e dell’IADC hanno lavorato insieme per creare una proposta per nuove politiche e leggi, inclusa la rimozione permanente dal ministero degli autori di abusi sessuali da parte del clero.

    Gemma Hickey, presidente del consiglio di amministrazione dell’ECA e sopravvissuta agli abusi sessuali del clero, ha dichiarato: ” Questa è la prima volta nella storia della catastrofe degli abusi del clero che una coalizione internazionale di organizzazioni di sopravvissuti e i loro sostenitori si uniscono alla principale Chiesa cattolica istituto per la tutela dei bambini a sostenere un mandato vincolante e universale di tolleranza zero per gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Come sopravvissuto, non avrei mai pensato che avrei visto il giorno in cui i rappresentanti della Chiesa si sarebbero uniti ai sopravvissuti nel chiedere la fine degli abusi e degli insabbiamenti. “

    L’ECA e l’IADC hanno coinvolto molti partner nel dialogo, tra cui: mons. Luis Manuel Alí Herrera , segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori; Anne Barrett Doyle di BishopAccountability.org; il Preside P. Ulrich Rhode , SJ, della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana; Dr. Martin Pusch , avvocato di Westpfahl Spilker Wastl; Ambasciatrice d’Australia presso la Santa Sede Chiara Porro ; rappresentanti dell’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede e di altre ambasciate; e altri consulenti legali.

    Dopo tre giorni di presentazione e discussione, i gruppi sono riusciti a raggiungere un consenso sull’approvazione di cambiamenti radicali alle leggi, alle politiche e alle pratiche della Chiesa cattolica, tra cui: rimozione permanente dal ministero per qualsiasi religioso scoperto ad aver abusato di un bambino o di un adulto vulnerabile; la creazione di un’agenzia indipendente con l’autorità di condurre indagini ed emettere raccomandazioni e rapporti pubblici; trasparenza obbligatoria durante tutto il processo; e severe sanzioni per qualsiasi vescovo o funzionario della Chiesa cattolica che non si attenga a questa politica.

    Il gruppo continuerà a mettere a punto il testo ufficiale della proposta congiunta durante tutta l’estate con l’intenzione di presentarlo prima della fase finale del Sinodo sulla sinodalità di Papa Francesco in ottobre .

    La proposta, guidata dai principi riconosciuti a livello internazionale del superiore interesse dei bambini, dei giovani e delle persone vulnerabili, è in linea con le principali raccomandazioni rivolte alla Santa Sede dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014. ha sponsorizzato indagini sugli abusi sessuali del clero e organizzazioni internazionali per i diritti umani.

  • Ex prete rischia 7 anni e 8 mesi di carcere

    Ex prete rischia 7 anni e 8 mesi di carcere

    Sette anni e otto mesi di reclusione. È la pena richiesta dall’accusa nei confronti di Luca Galleschi, 61enne ex sacerdote a processo davanti al Tribunale di Terni per i reati di atti sessuali con minori, prostituzione minorile e sostituzione di persona.

    L’imputato, fingendosi prete nonostante fosse stato ridotto allo stato laicale fin dal 2004, avrebbe avuto rapporti intimi con almeno tre migranti extracomunitari, uno dei quali all’epoca diciassettenne, approfittando del ruolo di educatore che svolgeva all’interno di un centro di accoglienza profughi a Orvieto.

    I fatti risalgono agli anni 2016-2018. Il falso sacerdote, che indossava abitualmente il clergyman, cioè la camicia nera con il collarino ecclesiastico di colore bianco, si era fatto assumere ingannando gli stessi responsabili dell’istituto religioso che gestiva la struttura: si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Nicola Pepe, e chiedono un risarcimento economico. Del tutto estranea ai fatti è risultata la Diocesi di Terni-Orvieto. L’imputato, che fin dal primo momento ha sempre negato gli addebiti, si spacciava per prete senza averne più titolo.

    Le presunte parti offese, in aula, hanno ribadito le accuse.  Martedì prossimo 18 giugno la parola passa alla difesa. Dopo l’arringa dell’avvocato Emilia Festa, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per poi emettere la sentenza.

    Il servizio di Andrea Rossini, montaggio di Francesco Battistelli

    https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2024/06/-tgr-umbria-web-rossini—ex-pretemxf-97064e13-32f2-4188-81ef-727862992cb0.html

  • Abusò di diciassette minorenni nel Catanzarese, ex sacerdote condannato anche in appello

    Abusò di diciassette minorenni nel Catanzarese, ex sacerdote condannato anche in appello

    Pena rideterminata per l’ex parroco di Belcastro, nelle Presila Catanzarese, dal 2007 al 2010, don Roberto Mastro, accusato di diversi casi di pedofilia. che si sarebbero consumati, secondo l’accusa, in un oratorio parrocchiale. La Corte di appello di Catanzaro, presidente Loredana De Franco, a latere Gianfranco Grillone e Ippolita Luzzo hanno sentenziato una pena a undici anni e sei mesi di reclusione  in luogo dei tredici anni e sei mesi incassati il 10 luglio 2020, dal Tribunale collegiale. Uno sconto di pena dovuto al fatto che la Corte ha dichiarato il non luogo a procedere per alcuni capi di imputazione, estinti per intervenuta prescrizione. I giudici hanno inoltre condannato l’imputato alla refusione delle spese  di costituzione e difesa sostenute dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Vincenzo Ranieri, Paolo Carnuccio, Giovanni Scarpino, Antonello Talarico, Concetta Stanizzi, Maria Rotundo, della sentenza e a risarcire le stesse parti compreso il Comune di Belcastro, indicando in 45 giorni il deposito della motivazione della sentenza.

    Confermate le statuizioni civili

    Restano quindi confermate le statuizioni civili, l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e amministrazione di sostegno nonché interdetto in via perpetua da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori, e ancora interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente per la durata della pena. Nominato presbitero della parrocchia di San Michele Arcangelo in Belcastro il 1 ottobre 2007, la notte del 1 dicembre 2010, in fase di indagini, ha abbandonato in tutta fretta la casa canonica senza dare più notizia di sé.

    Le accuse

    Pesanti le contestazioni mosse al sacerdote che, avrebbe violentato 17 minorenni, tutti di età inferiore a 14 anni, frequentanti la parrocchia di San Michele Arcangelo, secondo le risultanze di un’inchiesta scattata in seguito alla denuncia presentata da alcuni genitori delle giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone. Furono anche acquisiti nelle forme dell’incidente probatorio i racconti dei minorenni costretti a subire in una serie di violenze e abusi dal sacerdote, rinviato a giudizio nel 2015 dal gup, che aveva accolto la richiesta della Procura di mandare l’imputato sul banco degli imputati. Poi l’epilogo del processo di primo grado a luglio 2020 e oggi la fine dell’appello, conclusisi entrambi con un duplice verdetto di condanna.

    https://calabria7.it/abuso-di-diciassette-minorenni-nel-catanzarese-ex-sacerdote-condannato-anche-in-appello

  • Un gruppo di cattolici smonta, una dopo l’altra, le spiegazioni dell’arcivescovo di Quito sul caso di padre Yumi, presunto abusatore di minorenne

    Un gruppo di cattolici smonta, una dopo l’altra, le spiegazioni dell’arcivescovo di Quito sul caso di padre Yumi, presunto abusatore di minorenne

    Indignazione, impotenza, scandalo e, soprattutto, tristezza per le bugie pubbliche dell’arcivescovado e paura per la macchina autocratica dell’arcivescovo di Quito, Alfredo Espinoza Mateus , che ha lanciato una vera e propria caccia alle streghe contro i denuncianti del caso di Quito. sacerdote e presunto molestatore, padre Miguel Augusto Yumi, che, a quanto pare, aveva chiesto le dimissioni dallo stato clericale ed era fuggito in Colombia.

    Per questo motivo, dopo la pubblicazione del caso sulla DR (rimbalzata sulle reti e su diversi media del Paese), il presule ha lanciato una campagna di ricerca dei denuncianti, soprattutto tra il suo stesso clero.

    Come di solito accade in questi casi e in ogni curia diocesana, i sacerdoti sono divisi. Da un lato, c’è chi ritiene che sia giunto il momento che qualcuno denunci e porti alla luce il marciume degli abusi del clero, coperti nella diocesi di Quito dal sistema (ancora in vigore) di copertura sistematica up e la ri-vittimizzazione delle vittime .

    Dall’altro ci sono, come spiegano le nostre fonti, «coloro che difendono sopra ogni cosa l’arcivescovo, perché gli devono ‘favori’ (sotto forma di case, automobili, appartamenti, lavoro, viaggi e/o, quando si tratta di chierici: uffici, parrocchie privilegiate, nomine importanti, trattamenti di favore…) e, per non perdere quei privilegi, reagiscono come leoni infuriati contro chi come noi scopre e denuncia il caso.”

    Infatti, lo stesso arcivescovo Espinoza ha scritto nella chat dei sacerdoti dell’arcidiocesi: “La vita non consiste nell’avere buone carte, ma nel giocare bene quelle che si hanno”.

    Ebbene, secondo il dettagliato scritto che un gruppo di fedeli cattolici ha inviato alla redazione di Religión Digital , l’arcivescovo, nonostante il suo grande potere, non sembra avere buone carte né giocare bene le poche carte che ha a disposizione. ha a sua disposizione.

    In un lungo documento di 6 pagine , infatti , i denuncianti replicano alla risposta dell’arcivescovado alla denuncia avanzata da RD riguardo al caso di padre Yumi e smontano, una per una, tutte le loro dichiarazioni.

    Con un’accusa fondamentale scritta sotto forma di domanda: “L’arcivescovo di Quito ha presentato denuncia alla Procura dello Stato, come previsto dal diritto della Chiesa (Motu proprio ‘Vos estis lux mundi’ (2023)?”

    Inoltre non confidano che la Dottrina della Fede risponda al prelato di Quito nel 2022, archiviando il caso e, per questo, gli chiedono di “presentare la risposta della Congregazione della Dottrina della Fede del 7 marzo , 2022.”

    Assicurano invece che, contrariamente a quanto sostiene la nota del cancelliere dell’arcivescovado, “ci sono prove che padre Miguel Yumi ha continuato, per volontà di mons. Espinoza, nell’esercizio del sacerdozio nella parrocchia” San Miguel del Common’ (Oyacoto)” .

    I denuncianti chiedono inoltre all’arcivescovo se abbia “accompagnato e assistito, fornito terapie psicologiche” a padre Yumi, così come alla vittima e alla sua famiglia: “L’arcivescovo conosce la madre della vittima o il minore? Li hai visitati? Ha offerto sostegno, consiglio e accompagnamento terapeutico alla vittima e a sua madre?… Si degna di dimostrarlo documentalmente ?

    Dopo molte altre domande e risposte, la lettera del gruppo di fedeli mette in dubbio che, come afferma il documento dell’arcivescovado sul caso Yumi, l’arcidiocesi “sia impegnata nella difesa delle vittime e nella tolleranza zero per gli abusi e le violenze del clero”. , per questo motivo, chiedono a monsignor Espinoza di dire loro:

    “1. Quali programmi di riparazione ha l’arcidiocesi per le vittime di abusi sessuali, in particolare per i minori di 18 anni? 2. Quante vittime sono state assistite dall’arcidiocesi nell’attuale amministrazione? 3. Dove possono rivolgersi le vittime e le loro famiglie per ricevere aiuto nei diversi ambiti: legale, psicologico, medico, economico, spirituale? 4. Quale programma di riabilitazione ha l’Arcidiocesi di Quito per l’autore del reato, perché ne ha bisogno, per quanto tempo e in quali luoghi? 5. Chi sono i professionisti competenti e accreditati per aiutare le vittime e riabilitare l’autore del reato?”

    Testo integrale della risposta di un gruppo di cattolici all’Arcivescovo di Quito in merito al documento “Dichiarazioni dell’Arcidiocesi di Quito, in risposta al rapporto pubblicato da “Religión Digital” (06.03.2024).

     Seguiremo l’ordine della nota, scritta in 12 cifre e paragrafi conclusivi. La prima cosa che salta all’occhio è che la nota è firmata dal cancelliere della curia e non dall’arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador D. Alfredo José Espinoza Matheus, come dovrebbe essere.

    1. Ci sono omissioni fondamentali. Se padre Yumi, nel 2021, è già denunciato per molestie sessuali, si comprende, davanti al Tribunale dell’arcidiocesi, che l’arcivescovo di Quito abbia presentato denuncia alla Procura dello Stato, come previsto dal diritto ecclesiastico (Motu proprio “Vos estis lux mundi” (2023), art 20), perché se ha inviato il risultato della Precedente Inchiesta con voto di verosimiglianza alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ciò è dovuto ad un possibile grave delitto di Padre Yumi, sia nella campo di applicazione del Codice organico penale generale ecuadoriano e del diritto canonico. Nella giurisdizione canonica si configura un delitto contro il sesto comandamento nei confronti di una persona minore di 18 anni (cfr. “Sacramentorum sanctitatis tutela” (2001) artt. 1-6 e art. 10; “Normae de gravioribus delictis” (2010 ), art. 6, 1, 1); mentre, nell’ambito della legislazione ecuadoriana, il Codice Penale Organico Complessivo, all’art. 421, dispone che il reato di azione pubblica sia denunciato a chiunque ne abbia conoscenza (!).

    2 e 3. È importante che mons. Espinoza presenti la risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede del 7 marzo 2022, che ha archiviato il caso, ma che ha chiesto che padre Yumi “sia canonicamente rimproverato e “imponga rimedi penali”, perché manca di logica giuridica canonica, poiché esistono due tipi di rimedi penali: lo stesso rimprovero canonico e il rimprovero canonico (Codice di Diritto Canonico (CIC, canone 1339). Esistono prove che padre Miguel Yumi, ha proseguito, per volontà dell’arcivescovo Espinoza nell’esercizio del sacerdozio nella parrocchia “San Miguel del Común” (Oyacoto), allora, quale era l’incarico che aveva?, poiché a quel tempo risiedeva nella parrocchia “Nostra Signora Regina del Mondo” (Carcelén- Quito) – di cui è parroco padre Estiven Vallejo, oggi promosso a parrocchia esclusiva “Nostra Signora di Fátima” di Batán-Quito – e, successivamente, il 29 giugno 2023, padre Yumi è stato nominato parroco della parrocchia “San Juan XXIII” parrocchiale. In questo modo, Mons. Espinoza ha esposto le Comunità di Oyacoto e Paquisha, in particolare, alla sua infanzia, ponendo come pastore una persona inadatta (psichicamente e spiritualmente), quando il Codice di Diritto Canonico richiede probità morale, zelo per le anime e, più virtù adeguato alla cura d’anime (can. 521), il che costituisce una gravissima mancanza dell’arcivescovo, il quale afferma di essere a favore delle vittime, dimostrando, con i suoi atti, il contrario: pone un pastore come presunto pastore pedofilo, il lupo che custodisce le pecore.

    Abbiamo chiesto all’ordinario Espinoza, nel momento in cui è stato imposto il “rimedio penale” a padre Yumi, lo ha accompagnato e assistito, gli ha fornito sostegno psicologico e terapie e, allo stesso tempo, cure psichiatriche?

    La nota firmata dal Cancelliere della Curia, tradisce una grossolana e supina ignoranza, parla di rimedi penali che padre Yumi ha adempiuto per più di un anno, il che è erroneo e, apparentemente, falso. Altra cosa è che si è fatto ricorso come rimedio penale ad un precetto penale (CIC, canone 1319), che impone una sanzione specifica in caso di inosservanza. Chiediamo quindi a monsignor Espinoza di rivelare il corrispondente decreto emesso a padre Yumi, in cui si specificano le date di inizio e fine dell’azione, nonché la sanzione in caso di inosservanza, perché le prove e le testimonianze dimostrano che il il presunto aggressore ha continuato a esercitare il sacerdozio mentre “adempiva” al presunto “rimedio penale”, nella parrocchia marginale di Oyacoto, a nord-est di Quito.

    4. In nessun momento Mons. Espinoza avrebbe potuto “ordinare” alle suore dell’Unità Educativa DS di proseguire con il processo civile e i protocolli davanti al Ministero dell’Istruzione, dopo aver ricevuto la visita delle suore il 6 marzo 2024, poiché il reclamo amministrativo dinanzi il Ministero dell’Istruzione, per presunta violenza sessuale, era già stato denunciato lo stesso giorno, secondo il documento presentato da RD. Lo stesso Codice penale organico organico, all’art. 422, comma 3, impone l’obbligo di denunciare ai dirigenti, agli educatori o agli altri responsabili delle istituzioni educative i reati presunti commessi nei centri educativi; che è ciò che ha fatto il Rettore dell’istituzione; Inoltre, la Legge organica sull’educazione interculturale, art. 132, punisce l’omissione di tale obbligo con il licenziamento. Lo stabilisce anche il Protocollo del Dipartimento orientamento agli studenti (DECE), del Ministero dell’Istruzione. Dobbiamo tenere presente un’accusa penale, cioè che Padre Yumi era un insegnante presso l’Unità Educativa DS e la Legge Organica sull’Educazione Interculturale, art. 132, vieta espressamente tale condotta criminosa da parte degli insegnanti.

    Nella nota si legge che l’arcivescovo ha espresso il suo sostegno alla presunta vittima e alla sua famiglia. L’arcivescovo conosce la madre della vittima o il minore, è andato a trovarli? Avete offerto sostegno, consulenza e accompagnamento terapeutico alla vittima e a sua madre? Avete offerto consulenza legale ai denuncianti? Hai cercato di riparare spiritualmente il danno fatto? L’arcivescovo ha risposto per iscritto alla denuncia che l’autorità dell’Unità Educativa DS ha depositato presso la Curia di Quito. Sarebbe un onore alla verità, se si degnasse di dimostrarlo documentalmente?

    5 e 6. Chi era il testimone, chi era con l’arcivescovo quando ha informato Padre Yumi, dell’inizio del processo… il suo segretario? Perché, consapevole della grave denuncia amministrativa contro padre Yumi, l’arcivescovo non denuncia – per la seconda volta – il presunto reato alla Procura della Repubblica, come previsto dalla legislazione ecclesiastica (Motu Proprio “Vos estis lux mundi” (2023), artt. 20); Invece, il presunto violentatore si reca in un ritiro spirituale a Yaruquí (Quito, DM) con altri chierici (dal 11 al 15 marzo 2024) e, durante la visita dell’Ordinario Espinoza, mercoledì 13 marzo 2024, incontra i sacerdoti in pensione – come testimoniano diversi partecipanti -, allora l’autista dell’arcivescovo chiamò padre Yumi, perché D. Alfredo Espinoza voleva consegnargli il decreto di inizio dell’indagine previa canonica, le cui misure cautelari (CIC, c. 1722), indicano che fin dall’inizio il vescovo ha avuto chiara l’esistenza di un possibile delitto riservato (“Sacramentorum sanctitatis tutela” (2001), artt. 10, 2, consente all’Ordinario inquirente di agire a norma del c. 1722 del CIC, già dall’inizio delle indagini preliminari).

    7. Se padre Yumi, sabato 16 marzo 2024, lascia la parrocchia senza sapere dove si trovi, a che ora e con quale capacità emotivo-intellettuale ha redatto tale documento chiedendo le dimissioni dallo stato clericale e le dimissioni dall’ufficio di parroco? , visto che era già virilizzato sui social network, che mancava, secondo pubblicazioni sullo stesso social network della parrocchia “San Juan XXIII”. Ci sono persone che hanno visto padre Yumi, ma non suo padre, la mattina del 18 marzo 2024, nel Palazzo Arcivescovile di Quito.

    9. Di fronte alla crescente pressione mediatica, l’arcivescovo di Quito ha rilasciato una dichiarazione ufficiale non veritiera. Ebbene, conoscendo la presunta situazione criminale di Padre Yumi, egli afferma di non essere scomparso, ma di aver “preso un’altra opzione di vita”, affermare questo è moralmente ed eticamente riprovevole, è mentire, va contro l’8° comandamento del Decalogo che è Legge Divina, esporsi come complici, davanti all’opinione pubblica, che può portare a responsabilità penale.

    10. In quale data è stata effettuata la previa indagine canonica, chi è stato l’investigatore e chi è stato chiamato a dare la sua versione. Contemporaneamente, è stato tutelato il diritto all’informazione di queste persone che non sono obbligate al silenzio? la sua relazione (Motu proprio “Vos estis lux mundi” (2023), art 4, 3), nonché il diritto alla difesa dell’indagato?, posto che l’assistenza e la consulenza all’imputato sono elementi essenziali e inescusabili di ogni ricerca canonica .

    11. Se d’ufficio la Procura Generale dello Stato ha richiesto informazioni alla Curia di Quito, quali informazioni ha richiesto e cosa le è stato trasmesso?

    12. L’Unità Educativa DS, di Oyacoto, è gestita da una Comunità Religiosa, approvata dall’autorità competente della Chiesa Cattolica e svolge la sua attività nella giurisdizione ecclesiastica dell’arcivescovo di Quito, che ha potere legislativo, esecutivo e giudiziario in suo ufficio in tutta la sua diocesi (CIC, c. 391, 2), deve anche essere sollecito verso tutti i fedeli (CIC, c. 383) ed è «obbligato a dare esempio di santità, con la sua carità, umiltà e semplicità. della vita» (CIC, c. 387).

    La nota conclude che l’arcidiocesi di Quito è impegnata nella difesa delle vittime e nella tolleranza zero verso gli abusi e le violenze clericali. Dobbiamo chiarire che tutte le forme di abuso sono violenza contro la vittima. Devi risponderci:

    1. Quali programmi di riparazione ha l’arcidiocesi per le vittime di abusi sessuali, in particolare per i minori di 18 anni?

    2. Quante vittime sono state assistite dall’arcidiocesi nell’attuale amministrazione?

    3. Dove possono rivolgersi le vittime e le loro famiglie per ricevere aiuto nei diversi ambiti: legale, psicologico, medico, economico, spirituale?

    4. Quale programma di riabilitazione ha l’arcidiocesi di Quito per il chierico carnefice, perché ne ha bisogno? per che ora e in quali luoghi?

    5. Chi sono i professionisti competenti e accreditati per aiutare le vittime e riabilitare l’autore del reato?

    6. Esiste un programma preventivo di salute mentale per il clero e i dipendenti che lavorano con i bambini, chi lo realizza e quali risultati sono stati raggiunti?

    Perché Papa Francesco, con Motu proprio, ha disposto “Vos estis lux mundi” (2023), art. 5, che l’autorità ecclesiastica accoglie, ascolta, accompagna e presta attenzione spirituale; assistenza medica, terapeutica e psicologica a coloro che dichiarano di essere stati colpiti (vittime) e alle loro famiglie.

    Il Salmo 35,2-5 può aiutare mons. Espinoza nella sua riflessione: «Gli empi sentono dentro di sé un oracolo del peccato: “Non ho paura di Dio, nemmeno alla sua presenza”. Perché hanno l’illusione che la loro colpa non verrà scoperta né odiata. Le parole della sua bocca sono cattive e traditrici, rinuncia ad essere sensato e a fare il bene, sdraiato medita sul delitto, si ostina nella via del male, non respinge il male”.

    Affinché non si compia la sentenza romana: “Vulpes pilum mutat, non mores”.

    https://www.religiondigital.org/america/catolicos-explicaciones-arzobispo-Quito-Yumi-Espinoza-abusos_0_2677832201.html

  • Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    In Spagna, l’Associazione Nazionale Infanzia Rubata (ANIR), l’Associazione delle Vittime della Navarra (AVA) e l’Associazione contro gli abusi sessuali sull’infanzia (LULACRIS) hanno dichiarato – con un comunicato comune del 4 giugno – la loro indisponibilità a collaborare con la Conferenza episcopale sulla gestione di un piano globale sugli abusi a motivo delle affermazioni dei vescovi dopo l’incontro con papa Francesco il 31 maggio scorso.

    «Non è negoziabile, a partire da un fondamento di trasparenza, agenda e misure concrete – scrivono le associazioni –, la presenza di rappresentanti delle vittime nel processo decisionale, prima e dopo, nonché trattamento individualizzato vittima per vittima», «oltre alla redazione di uno Statuto della Vittima nell’ordinamento canonico, non chiuso all’inizio dei lavori da realizzare, ma aperto ad incorporare diritti, se opportuno, man mano che i lavori avanzano». Spiegano i motivi del loro «disagio» ricordando che «durante il nostro ultimo incontro nella Conferenza episcopale (CEE), il monsignor Argüello (presidente dell’episcopato, ndr), ha espresso il suo impegno, su nostra richiesta, affinché le vittime fossero presenti nel processo decisionale durante il primo approccio e lo sviluppo del un piano di riconoscimento, riparazione e compensazione economica. Allo stesso modo, c’era stato il consenso della Conferenza Episcopale e della CONFER (religiosi spagnoli) su un programma di lavoro con date precise, obiettivi iniziali specifici e trattamento individualizzato delle vittime. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente della CEE – argomentano – ci troviamo, ancora una volta, con promesse non mantenute».

    Che tutto sia ancora rimandato alle calende greche e che della partecipazione delle vittime a un piano di restituzione e riparazione non si parli proprio è in effetti emerso dalle dichiarazioni – definite «incendiarie» dalle associazioni – in un breve incontro con i media, in Piazza San Pietro pronunciate dal vescovo di Valladolid mons. Luis Javier Argüello che, insieme al cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo, aveva reso visita al pontefice. «Il Papa ha chiesto espressamente» del piano della Chiesa spagnola per il risarcimento delle vittime degli abusi di ecclesiastici, auspicando una «presa di coscienza del problema». «Stiamo ultimando e speriamo di approvare e presentare il piano di riparazione nelle prossime settimane», ha informato Argüello, tra l’altro invitando «la società spagnola e i leader politici ad affrontare questa situazione nei vari ambienti in cui si verificano anche questi abusi».

    E ha annunciato: «Quando avremo approvato il piano di riparazione, lo invieremo alla Santa Sede in occasione della prossima riunione della CEE, prevista per l’1 e il 2 luglio». Ha vantato la «svolta» intrapresa dalla Chiesa a partire dal 2019 quando i vescovi hanno cominciato ad affrontare il problema dello scandalo degli abusi. «vogliamo essere in grado – ha spiegato – di accogliere ogni vittima, ogni situazione, sia che si tratti di casi attuali, sia che si tratti di casi di decenni fa, affrontare la situazione e, se è necessaria una riparazione, affrontare anche quella». «Vogliamo riconoscere che le vittime spesso hanno bisogno di tempo per esprimere il loro dolore e incoraggiamo coloro che ci stanno ascoltando in questo momento a non esitare a rivolgersi ai servizi di accoglienza che abbiamo in ciascuna delle diocesi spagnole e in centinaia di congregazioni religiose». Ha poi auspicato che il piano di riparazione «possa essere operativo quest’estate».

    Per quanto riguarda il risarcimento, inoltre, il presidente della CEE ha precisato che «viene stabilito dai tribunali», e ha voluto distinguere tra risarcimento finanziario e riparazione, pur sottolineando che si tratta di una «riparazione integrale».

    Tutti gli errori del presidente. Dei vescovi

    Il comunicato congiunto obietta punto per punto alle affermazioni del presidente dei vescovi.

    «È del tutto inappropriato – scrivono – che monsignor Argüello inviti i poteri pubblici a prendersi cura delle vittime di tutti gli ambiti della società», è una «scusa assurda scusa tenuta in piedi da fili molto fragili, ma anche una mancanza di rispetto, ancora una volta, verso tutte le vittime e i sopravvissuti perché (…) la Chiesa ha il dovere umanitario e cristiano di prendersi cura delle proprie vittime, riconoscerle, ripararle e risarcirle». Le tre associazioni affermano di non aver mai fatto «distinzioni nel trattamento e nella vicinanza a tutte le vittime di violenza sessuale, di ogni ambito sociale, intrafamiliare, sportivo, boy scout».

    Contestano, poi, il voler «indossare la toga quando conviene» e «fondare, come ha fatto Argüello, il concetto di risarcimento solo in una prospettiva strettamente giuridica. Perché cosa succede alle vittime che, dopo aver denunciato, si sono viste prescrivere la loro causa? Chi li compenserà? La risposta è chiara, non ci sarà né sentenza né giudice che lo farà. (…). Il risarcimento non può mai essere considerato elemosina, fa parte della riparazione e del riconoscimento».

    Alcuni anni fa, rammentano le associazioni firmatarie, per «fermo mandato» e impegno di papa Francesco a favore della tolleranza zero nei confronti della pedofilia ecclesiale, la Conferenza episcopale e le diocesi della Spagna «hanno creato uffici di assistenza all’infanzia». Ma «il tempo e le testimonianze di numerose vittime e sopravvissuti hanno dimostrato che la stragrande maggioranza di questi uffici sono stati non solo terribilmente insufficienti ma disastrosi e nuovamente vittimizzanti. Questo lavoro è stato svolto male».

    «In tutti questi anni di silenzio, di insabbiamento, di persecuzione e talvolta di complicità in cui la Chiesa ha preferito difendere i pedofili e non le vittime – sottolineano – abbiamo dovuto ingoiare sassi, anche assistendo a servizi oggettivamente ingannevoli e minimizzanti, come l’ormai famoso “Per dare Luce” (v. Adista Notizie, n. 9/24, ndr) rivittimizzante e offensivo, o anche alla maldestra violazione della protezione dei dati da parte della CEE che ha reso pubblici dettagli intimi delle storie delle vittime che avrebbero dovuto essere tenuti lontani dalla conoscenza pubblica» (la CEE ha erroneamente pubblicato sul suo sito web i dati riservati di 45 vittime di pedofilia per 18 giorni, senza intervenire).

    «Non possiamo considerare accettabile – scrivono in chiusura le associazioni – la posizione di immobilismo in cui la Chiesa spagnola rimane arroccata finché continua a ritenere che l’unica concessione debba venire dai sopravvissuti ai suoi attacchi». «Non ci arrenderemo – promettono – perché quello che chiediamo è un diritto». (eletta cucuzza)

    https://www.adista.it/articolo/72033

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

    Francesco Zanardi – Don Livio Graziano si proclama innocente

    Denunciò il padre della vittima 13enne, il suo avvocato e il presidente della Rete L’abuso e malgrado la condanna in terzo grado di giudizio a otto anni, si proclama ancora innocente e si appella al giudizio divino.

    L’avvocato Della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri ha replicato a quanto don Livio Graziano, attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato.

    “Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina.

    A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni.

    La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto.

    Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino.

    Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente.

    Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile.

    A questo punto si rivolgono due domande.

    La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso.

    La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.”


    Ludovica Eugenio – Prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix

    E’ stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix, arcivescovo del Quebec. Si è conclusa così l’indagine canonica preliminare a suo carico commissionata da papa Francesco e finalizzata a stabilire la plausibilità delle accuse e a decidere se avviare un processo. Poco più di un anno fa il papa aveva nominato Lacroix tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiuta nell’opera di riforma della Curia. Le accuse contro Lacroix sono emerse lo scorso gennaio, nell’ambito di una class action intentata all’arcidiocesi, come responsabile di presunta violenza sessuale su una diciassettenne avvenuta tra il 1987 e il 1988 nella città di Québec. Per condurre l’indagine il papa ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Québec, André Denis.

    La class action era stata autorizzata dalla Corte Superiore del Québec nel 2022 e copriva chiunque avesse subito violenze sessuali da parte del clero o del personale laico della diocesi, a partire dal 1940; raccoglie le testimonianze di 147 persone.

    Il cardinale ha sempre negato «categoricamente» le imputazioni a suo carico, ma si è temporaneamente dimesso dalle sue attività in attesa che la situazione si chiarisse.

    L’indagine condotta da André Denis non ha però soddisfatto gli avvocati che hanno condotto la class action, che hanno espresso dubbi sulla credibilità e sull’indipendenza delle indagini. Il rapporto di Denis, ha detto l’avvocato Arsenault, «non significa nulla» (La Presse canadienne, 24/5). I documenti d’archivio hanno mostrato – lo ha detto lo stesso Denis – che Lacroix non era ancora prete nel 1987, e questo è un motivo per il quale il cardinale non è canonicamente perseguibile.

    Inoltre, le dichiarazioni del giudice in pensione evidenziano incompletezze e supposizioni, l’indagine si è chiusa con la conclusione che «non c’erano prove che collegassero Lacroix alle ac-

    cuse contro di lui». Tuttavia, lo stesso giudice ha ammesso che «Si potrebbe dire» che l’indagine è incompleta. Se la querelante decidesse di testimoniare, l’indagine potrebbe essere riaperta.

    Da parte sua, l’arcivescovo del Québec, dopo la chiusura dell’indagine, ha tirato direttamente in causa la donna che lo ha accusato, deplorando il suo rifiuto di collaborare con l’investigatore e invitandola «a sporgere denuncia penale contro di lui affinché si possa svolgere un processo adeguato». Per questo, dice, resterà sospeso dal suo incarico episcopale.

    Una mossa che è stata giudicata una ritorsione dall’avvocato della presunta vittima. «Spetta a lei  – ha spiegato – scegliere dove presentare denuncia. Ha scelto di farlo nell’ambito dell’azione collettiva». Non si fida delle parole del cardinale, secondo cui le vittime di abusi meritano «che si faccia il necessario per ricevere una riparazione che le aiuti a guarire e ricostruirsi». L’arcidiocesi e le istituzioni associate in questa azione collettiva «hanno una sola preoccupazione ed è molto semplice»: «Sono i soldi. Vogliono pagare il meno possibile. E tutte le tecniche sono buone».


    Alessio Di Florio – Appello urgente della Rete L’ABUSO

    C’è una storiella che gira sul web da tanti anni che racconta di un lavoro che tutti potevano fare, ognuno si aspettava che qualcuno lo facesse e alla fine non lo fa nessuno. Sarà anche solo un po’ di ironia in libertà ma descrive plasticamente tante dinamiche dell’Italia di oggi. Tra le maggiori dimostrazioni ci sono l’attivismo e l’informazione libera. Tutti si lamentano del disinteresse generale, del Paese che va allo sfascio mentre nessuno alzerebbe la voce. Puntando il dito sugli altri, sempre e solo sugli altri. I social pullulano di tastieristi compulsivi indignati, che denunciano le grandi manovre mondiali e si mostrano come non allineati, fuori dal sistema, che si scagliano contro un mondo marcio e corrotto. Identificato sempre lontano, molto lontano. Poi quando bisogna metterci la faccia, rischiare, denunciare con nomi e cognomi, documentare, prendere posizioni tutto questo si trasforma in quel che la storiella racconta.

    La denuncia della pedofilia, soprattutto se il crimine viene perpetrato da potenti e alte sfere, è una di queste nauseanti frontiere. Le vittime troppo spesso sono lasciate sole ed isolate, la denunce minimizzate e silenziate, una cappa di omertà e complicità avvolge anche i tastieristi compulsivi di cui sopra. Lamentarsi che l’Italia perde posizioni nelle classifiche sulla libertà di stampa è facile, accusare la stampa tutta facendo di ogni erba un fascio è comodo. Agire no. E così fare informazione indipendente, far conoscere quel che non è main stream diventa ogni giorno di più un calvario, con costi (economici, di vita, di salute) che rischiano di schiacciare. Mentre si rimane soli, isolati, addirittura spesso colpiti da campagne che tentano di delegittimare, infangare, fermare, intimidire. L’Italia è il Paese che si lamenta delle mafie, delle violenze e degli abusi ma poi si prosta al mafiosetto locale spaventati anche della propria ombra e si scatenano fiumi di fango e odio contro le vittime accusate di essere “in cerca di visibilità e notorietà”. Ma è anche il Paese in cui esiste l’unica associazione in Europa di sopravvissuti agli abusi clericali, Rete L’Abuso. Il cui sito web è un archivio immenso e straordinario di notizie e promotrice del Tg L’Abuso e tante altre iniziative. La Rete per proseguire questo prezioso impegno ha bisogno di sostegno e ha lanciato un appello nelle scorse settimane «Adotta la salute dei minori in Italia – Rete L’ABUSO ha urgente bisogno della tua attenzione». L’appello integrale è qui https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpassociazione-sopravvissuti/adotta-salute-minori-sostieni-rete-l-abuso/ , link da cui si può aderire all’appello e inviare una donazione per sostenere la Rete. «Questo appello arriva a seguito della notizia che il Governo, nel passaggio dei registri delle ONG da regionali a nazionali, di fatto al momento ha perso tutti i vostri contributi 5Xmille donati dal 2020, che speriamo e tenteremo di recuperare – denuncia il presidente Francesco Zanardi – per il grave errore del Ministero che si giustifica incolpando un “algoritmo impazzito”, la Rete L’ABUSO risulta inserita solo dal 2024 alla raccolta del 5Xmille , che se saremo fortunati raccoglieremo solo a fine 2025».

    «Probabilmente già quest’anno saremo costretti a tagliare moltissimi servizi, ad unico danno delle potenziali vittime, dei sopravvissuti, della prevenzione e della vostra stessa consapevolezza. Nessuno di voi se pur oggi adulto è estraneo al tema, in quanto tutti abbiamo figli, nipoti e affetti, oltre al dovere civico di tutelare i più piccini ed indifesi. Le potenziali vittime di stupro da parte di pedofili che dalle proiezioni, solo nel clero italiano, arrivano a un milione di vittime. Per questa che riteniamo una emergenza che rischia di far cessare l’unico punto di riferimento e osservazione in Italia, abbiamo promosso come da anni tante altre realtà, una campagna di emergenza per la raccolta di fondi che puoi sostenere con una donazione a tua scelta, sia “ una tantum” sia “mensile ricorrente” – è l’appello lanciato da Francesco Zanardi –  bastano solo 5€ al mese; ovvero 4 caffè o meno di un pacchetto di sigarette, per poter continuare».

  • La magia, i lecca-lecca e poi gli abusi. Nell'”inferno” delle Bestioline di Cerano

    La magia, i lecca-lecca e poi gli abusi. Nell’”inferno” delle Bestioline di Cerano

    I nomi di animali. Gli abusi sessuali su minorenni. La manipolazione. Sono queste caratteristiche e accuse di un processo di primo grado in corso, quello contro le Bestioline di Cerano, presunta organizzazione settaria passata al setaccio in un’indagine, guidata da Silvia Baglivo della Procura di Novara e Paola Stupino della Dda di Torino. L’indagine che ha portato 26 persone al rinvio a giudizio (su 28 indagati) – anche se alla sbarra ce ne sono solo 25 – in un processo di cui si parla troppo poco. Perché casi come questi riguardano tutti potenzialmente, ma esistono delle lacune in Italia in quando a manipolazione mentale.

    “Il problema principale in questo procedimento, non essendoci una legge sulla manipolazione mentale, è un vuoto normativo che fa ancora protendere a domande del tipo: ‘Ma lei era legata quando subiva quelle cose? Quindi poteva andarsene quando voleva’. I nostri giudici non considerano assolutamente l’aspetto della manipolazione, che la letteratura scientifica invece spiega molto bene. Abbiamo fornito noi questa spiegazione in aula, cercando di far comprendere quello che accade nella testa di una persona che non è più in grado di determinarsi, perché la sua visione della realtà è completamente trasformata. Io credo che le difficoltà del giudice siano determinate dall’assenza di una legge apposita. Spesse volte la manipolazione che la scienza vede non è riconducibile a una pena giusta”. A dirlo a IlGiornale.it è Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap (Centro Studi sugli Abusi Psicologici).

    Nel processo alle “Bestioline” il Cesap è parte civile e Tinelli è stata ascoltata come consulente. Tra i consulenti del caso c’è anche Annamaria Giannini de La Sapienza, peraltro membro del comitato scientifico del centro studi: entrambe, Tinelli e Giannini, hanno fornito inoltre supporto scientifico anche alle altre parti civili.

    Come nasce il caso delle Bestioline di Cerano

    Come tutti i casi giudiziari, anche quello delle Bestioline è partito da una denuncia, anzi da due denunce, quelle di Michela e Giulia. Mediaticamente parlando i loro sono nomi di invenzione, per tutelarle in questo complesso processo che ha portato a parlare moltissimi testimoni, anche se probabilmente per la fine del 2024 ci sarà la fine del primo grado.

    Le denunce sono relative al 2010 e al 2018 e sono avvenuti in modi differenti. Come racconta PrimaNovara, l’ultima denuncia aveva portato all’indagine “Dioniso” nel luglio 2021. E sono emerse alcune storie delle presunte vittime. Come quella di Giulia, entrata a far parte delle Bestioline per scelta della zia: “Era l’inferno: sono scappata per non morire”, ha detto in tribunale. Per Giulia il momento di denunciare è giunto quando, badando alla figlia di un’adepta mentre questa era impegnata, avrebbe scoperto che la bambina sarebbe stata sottoposta ai suoi stessi rituali.

    Michela invece è entrata nella cerchia introdotta dalla cugina che le faceva da babysitter: “Non sono mai stata violentata da mia cugina, lei in quei giorni era nella stessa casa ma se ne andava. Sono stata violentata da altre due donne”, ha spiegato in tribunale, come riporta Fanpage. Michela ha impiegato molto tempo a metabolizzare quanto le era successo, emerso completamente solo quando la donna, oggi 25enne, si è sottoposta a psicanalisi.

    “La dinamica è sempre la stessa: è la costruzione di un mondo, separato dalla realtà, con i suoi valori, regole, modalità, anche se abusanti – chiarisce Tinelli – Le dinamiche sono riconducibili a un movimento a deriva settaria dove l’obiettivo è annullare la volontà e l’autodeterminazione dell’individuo in favore del potere che il capo ha sugli altri. Molti di questi gruppi si basano su abusi sessuali e potere economico”.

    Le accuse alle Bestioline

    Gli imputati al processo devono rispondere di vari capi d’accusa, tra cui i principali sono abusi sessuali, riduzione in schiavitù, associazione a delinquere. Cosa accadeva nella presunta setta delle Bestioline? A partire dalla fine degli anni ’80 un gruppo di professionisti avrebbe stuprato e torturato molte ragazze a bambine, avvicinate, oltre che da parenti e amici di famiglia, grazie ad alcuni esercizi – scuole di danza, una scuola di spada celtica, farmacie o erboristerie, un centro psicologico e una casa editrice. Le minorenni sarebbero state poi avviate a presunte pratiche magico-esoteriche.

    Una volta all’interno della cerchia, le bambine e le ragazzine venivano sottoposte a rituali, e questi rituali in tribunale sono diventati accuse di abusi sessuali. Le bambine sarebbero state “invitate” a fare dei bagni e lavande vaginali o anali, accarezzate con una frusta, portate a inserire nelle parti intime dei lecca-lecca, appese a ganci posti sul soffitto e marchiate nelle pudenda.

    All’interno dell’organizzazione delle Bestioline, le persone erano ribattezzate con nomi di animali, tranne il leader, che veniva chiamato con appellativi riconducibili al potere o più semplicemente il “dottore”: Gianni Maria Guidi, accusato di essere il capo della presunta setta, è morto nella primavera 2023 a 79 anni e quindi non sarà a giudizio.

    “Possiamo definire – dice Tinelli – quello delle Bestioline un fenomeno settario perché i membri del gruppo assumevano nomi diversi – quelli di animali. Queste persone, prevalentemente donne, venivano introdotte in tenera età, e venivano iniziate sessualmente, ma quella sessualità era intesa in termini diversi da quello che comunemente si intende per sessualità e moralità. Venivano cambiati anche tutti i valori e il senso della realtà di persone inserite in un sistema chiuso, dove c’erano dei codici di comunicazione e dove la realtà assumeva un senso diverso”.

    Le pratiche delle Bestioline avrebbero portato a un attacco alla persona, che sarebbe stata manipolata e annullata. Le donne adulte venivano chiamate mami, mentre i messeri avrebbero avuto il compito di individuare nuove prede, separandole di fatto dal mondo esterno, promettendo un processo di crescita che sarebbe passato attraverso i presunti abusi di cui ora la presunta setta deve rispondere.

    Il problema del silenzio

    Si parla, come detto, molto poco delle Bestioline. Dopo la messa in onda di un doppio episodio molto dettagliato del podcast “Nella setta” di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, c’è stata anche un’interrogazione parlamentare, per capire il perché dietro al silenzio. Certo, si tratta di un processo a porte chiuse, ma probabilmente c’è anche dell’altro, come per esempio un vuoto normativo che di recente psicologi, criminologi ed esperti chiedono di colmare.

    “L’ultimo disegno di legge – dice Tinelli- che appartiene alla scorsa legislatura, è stato depositato dal senatore Totaro di Fratelli d’Italia. Si trattava di un disegno di legge che ha attinto anche alle notizie scientifiche del Cesap in cui si faceva un bel ragionamento giuridico sui ragionamenti desumibili sui manipolatori di diverso genere. Non si parlava solo di sette ma di manipolazione a 360 gradi. E venivano individuate pene corrette, sulla base di quello che accade in Europa. Quel disegno di legge purtroppo non è mai stato calendarizzato. Recentemente la deputata Stefania Ascari ha ritenuto di chiedere una commissione d’inchiesta sul fenomeno settario: i dati oggi sono nelle mani delle associazioni e per la prima volta anche la politica vuole arrivare a una legge a tutela delle vittime”.

    A fronte della necessità di una legge sul reato di manipolazione, le sette proliferano, aiutate anche dai social network e dal web in generale. “L’esperienza del web e dei social oggi aiuta moltissimo la diffusione della manipolazione e aiuta i guru a entrare nelle nostre case indisturbati. Ma aiuta anche nell’informazione: i media si mobilitano tantissimo, purtroppo quando già accadono i casi di cronaca nera, che a volte finiscono nel dimenticatoio. La manipolazione mentale esiste, come esiste nelle relazioni a due e c’è un Codice Rosso che interviene, ma con la manipolazione mentale fatta in ambito sociale, con piccoli e grandi gruppi, diventa un problema soprattutto perché c’è una controinformazione fatta da gruppi settari molto potenti in Italia e loro sostenitori, spesso studiosi, che fanno di tutto per occultare la voce delle vittime e dei critici di questi gruppi, arrivando a denigrare chi sta nelle associazioni e si occupa delle vittime”. La stessa Tinelli è da sempre, per il suo lavoro, attaccata per il suo studio dei fenomeni di manipolazione.

    C’è poi il fattore incredulità. Quando il genitore o l’amico di una persona maggiorenne sporge una denuncia in un presunto caso di manipolazione, il caso viene registrato come allontanamento volontario. Con le Bestioline di Cerano nello specifico sono “coinvolte persone di spicco. Parliamo di soggetti anche dal punto di vista sociale conosciuti”, e questo “potrebbe aver limitato la diffusione della notizia, ritenuta incompatibile rispetto alle persone che si conoscevano”.

    Tinelli è fiduciosa in relazione al lavoro scientifico svolto in questo caso, così come lo sono i legali delle parti civili.

    https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/magia-i-lecca-lecca-e-poi-abusi-manca-legge-contro-2326488.html
  • Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco davanti ai giudici dell’Appello

    Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco davanti ai giudici dell’Appello

    Sparanise / Presenzano – E’ stato fissato il processo di Appello a carico di Don Gianfranco Roncone. Sarà davanti ai giudici del Tribunale di Napoli il prossimo dicembre 2024.

    Attraverso i suoi legali tenterà di ribaltare la sentenza subita in primo grado con cui è stato condannato alla pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione.

    Secondo i giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non ha mai violentato alcun minore, né ha mai indotto alcun minore alla prostituzione. Possedeva, invece, materiale pedopornografico. Colpo di scena al termine del processo di primo grado a carico del prete Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano. Il giudice ha assolto l’imputato dalle accuse più gravi: il fatto non sussiste in merito alle accuse di violenza sessuale su minore e induzione alla prostituzione di minori.

    Don Gianfranco Roncone è stato condannato alla pena di 1 anno e 6 mesi perché trovato in possesso di materiale pedopornografico. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi di carcere a carico del prete, Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano della diocesi di Teano Calvi Risorta. Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano originario e residente a Sparanise, finito sotto processo per abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico.

    Le costituite parti civili rappresentate dagli avvocati Ernesto De Angelis e Luigi Scorpio; i difensori di don Roncone, gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino.

    Sparanise / Presenzano – Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco davanti ai giudici dell’Appello

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno

    Francesco Zanardi – Confermata la condanna a 8 anni per Don Livio Graziano

    La sentenza di condanna per Don Livio Graziano, il sacerdote alla guida di una comunità di Prata Principato Ultra, è diventata definitiva. Don LIvio era stato condannato ad otto anni di reclusione per gli abusi su un minore. I magistrati della I Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna emessa nei confronti del sacerdote in primo grado dal tribunale di Avellino ed in appello a otto anni di reclusione, rigettando per inammissibilità l’appello dei difensori. Il tredicenne e  i genitori costituiti parte civile nel processo sono stati rappresentati dall’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote è stato difeso dagli avvocati Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.Dopo la condanna definitiva ora Don Livio Graziano dovrebbe tornare in carcere.

    La famiglia, come si legge in una nota apparsa sulla pagina ufficiale delle Rete L’Abuso: ”ha espresso gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso”.


    Francesco Zanardi – Sei anni e sei mesi a don Tempesta

    Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello.

    Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni.


    Ludovica Eugenio – Conferenza CEI; nulla di nuovo e dati di analisi meno ampi

    Il tema degli abusi sui minori nella Chiesa diluito nel mare degli abusi sui minori nella società, su internet, nello sport; un elogio delle iniziative della Chiesa italiana e del Vaticano per contrastarli, iniziative parziali, lente, astratte, farraginose, che nascono già vecchie. E l’ennesimo no a una commissione indipendente d’inchiesta. Può essere sintetizzato così il senso del convegno organizzato dalla CEI e dall’Ambasciata italiana presso la Santa Sede il 29 maggio dal titolo “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano 2001-2021”. Diversi gli esperti invitati a parlare, ma le informazioni più rilevanti sono quelle fornite da alcuni degli intervenuti ai giornalisti in margine al convegno. A proposito del processo contro l’ex gesuita Rupnik, mons. Kennedy, segretario della sezione disciplinare del DDF ha detto che «È iniziato veramente bene e passo dopo passo, stiamo tenendo conto di tutti gli aspetti, quello delle accuse contro di lui, l’aspetto delle vittime, quello dell’impatto sulla Chiesa. È delicato, in questo momento non posso dire di più», Peraltro, il prelato irlandese ha sottolineato che la strumentalizzazione di immagini spirituali a fini sessuali, utilizzata anche da altri abusatori, e normalmente definita “falso misticismo”, un crimine contro la fede, non costituisce ancora una fattispecie giuridica nel diritto canonico e dunque allo stato attuale non prevede una pena.

    Quanto alla collaborazione tra Cei e Dicastero che, nelle parole pronunciate dal presidente CEI card. Matteo Zuppi nel 2022, doveva consistere nella trasmissione dei 613 dossier di abusi sessuali esaminati dal Dicastero  tra il 2001 e il 2021, essa non esiste nella forma in cui era stata illustrata: ha affermato infatti Kennedy: «di per sé il nostro lavoro non è con le Conferenze episcopali, è con il vescovo singolo e con il superiore generale di ogni ordine religioso: sono loro i nostri interlocutori. Se una conferenza episcopale vuole avere delle statistiche, può chiedere alle diocesi di fornirle. Non è un lavoro che facciamo noi».

    Venuto a mancare il contributo del Dicastero vaticano nella trasmissione diretta alla Cei dei 613 dossier riguardanti casi di abusi sessuali, la Chiesa italiana ha dovuto “ricalcolare il percorso”, come fanno i navigatori. Di qui lo «studio pilota» illustrato dalla neopresidente del Servizio Tutela minori della Cei Chiara Griffini, uno studio che, ha detto, consentirà di svolgere delle ricerche che consentiranno di avere una fotografia del periodo 2001-2021»; un’analisi«qualitativa e quantitativa» nella quale saranno – appunto – i singoli ordinari del luogo a fornire i dati. Due le fasi del progetto: la prima «una ricerca multidisciplinare» dapprima su un campione e poi estesa alle altre diocesi; la seconda una fase di analisi e riflessione. Il tutto sarà condotto da due enti «indipendenti»: l’Istituto degli Innocenti (Azienda pubblica di Firenze) e il Centro interdisciplinare sulla vittimologia e sulla sicurezza dell’Università di Bologna.

    Tutto appare dominato dall’incertezza e dalla speranza: si auspica, ma non è certo, che il lavoro sia completato entro la fine del 2025; si spera «che da questo studio si possano definire i criteri per poter affinare qualcosa che intercetti la realtà ancora sommersa». L’obiettivo: non avere dati nuovi ma, spiega Griffini, «offrire una lettura qualitativa e quantitativa» dei dati già esistenti. Un compito che appare piuttosto limitato e parziale in confronto a quanto avvenuto in altri Paesi, che taglia fuori ad esempio i dossier approdati alla giustizia civile e si ferma a quella piccola parte dell’emerso denunciata dai vescovi al Dicastero, fermandosi a tre anni fa. (ludovica eugenio)


    Alessio Di Florio – Svizzera, chiese riformate lanciano studio sugli abusi

    Alla fine di gennaio è stato pubblicato lo studio del Forum sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania. I risultati di tale analisi dimostrano la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale al suo interno: almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità.

    Di fronte a questi risultati, la Chiesa evangelica riformata della Svizzera (Cers) e le sue chiese membro si sono poste diverse domande: in che misura lo studio può essere trasposto nel contesto svizzero? Quali sfide ecclesiali e teologiche pongono i risultati? Quali questioni aperte potrebbero essere chiarite da uno studio condotto in Svizzera? Quali lezioni è possibile imparare dallo studio per rendere le Chiese uno “spazio sicuro”? In vista del sinodo annuale che si terrà dal 9 all’11 giugno a Neuchâtel è stato organizzata lunedì 27 maggio una intera giornata di studio sul tema delle violenze e degli abusi nelle istituzioni ecclesiastiche. Il convegno organizzato dal gruppo “Donne e genere” della Cers si è interrogato sull’importanza di questi risultati per la Svizzera. Questi dimostrano in particolare la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale all’interno della Chiesa tedesca.

    Il Consiglio della Chiesa riformata svizzera propone al Sinodo di realizzare uno studio sugli abusi sessuali. Lo studio, della durata di tre anni, che il Consiglio intende affidare all’Università di Lucerna, consisterà nello svolgimento sia di un sondaggio rappresentativo della popolazione generale sia di uno studio partecipativo. Il mandato di questo studio comprende tre obiettivi: Da un lato, un sondaggio telefonico rappresentativo su 20.000 persone della popolazione svizzera dovrebbe aiutare a offrire la possibilità di presentare stime attendibili sull’entità degli abusi sessuali commessi nell’ambiente ecclesiale e di confrontarle con altri ambiti della Compagnia. Sarà necessario identificare la forma e l’intensità degli atti, gli autori e le circostanze specifiche in cui si verificano gli abusi sessuali nelle Chiese, nonché le conseguenze per le persone interessate. Inoltre, tutti gli interessati che lo desiderano potranno riportare le proprie esperienze ed esprimersi sui temi sopra menzionati garantendo il proprio anonimato nell’ambito di uno studio partecipativo non rappresentativo. Questo approccio mira a rivelare fatti e casi ancora sconosciuti, non documentati in nessun fascicolo fino ad ora. I risultati dello studio dovrebbero essere utili non solo per le chiese, ma per la società nel suo insieme, al fine di identificare i rischi, prevenire il più possibile gli abusi e sostenere adeguatamente le persone colpite.

    «Abbiamo bisogno di questo studio per poter identificare e prevenire gli abusi sessuali nella Chiesa e nella società. L’argomento è molto importante e non dovrebbe più essere un tabù. Insieme, abbiamo il dovere di agire adesso. Lo dobbiamo alle persone colpite e a tutti coloro che, di conseguenza, potranno sfuggire alla condizione di vittima» dichiara Rita Famos, presidente della Chiesa evangelica riformata svizzera, sul sito internet della chiesa stessa. A questo scopo il Consiglio della Cers richiede un budget di 1,6 milioni di franchi svizzeri.

    La differenza con la Chiesa cattolica svizzera, che aveva aperto i suoi archivi, appare quindi netta. Si sceglie una via nuova, quella di un sondaggio anonimo. Basandosi su un numero di persone scelte con criteri di rappresentatività dell’intera popolazione, basterà un sondaggio del genere per far luce su questa spinosa questione?  E quanto si chiede il giornale Réformés, cercando di fare chiarezza con Pierre-Philippe Blaser, vicepresidente del Consiglio della Cers: «Negli archivi delle Chiese riformate della Svizzera, che sarebbe stato molto difficile reperire a causa del nostro funzionamento federalista, avremmo forse trovato degli elementi riassuntivi sui casi di abusi, sulle decisioni prese per darvi seguito, ma ciò non sarebbe andato abbastanza lontano. Attraverso un sondaggio rappresentativo è possibile comprendere le costellazioni che rendono possibili gli abusi nei nostri ambienti ecclesiali riformati. Questo metodo potrebbe rivelare casi precedentemente sconosciuti e consentire di valutarne l’entità».

    (fonte Riforma.it)


    Federico Tulli – La santa disinformazione

    Due o tre cose da tenere a mente quando si legge una notizia di cronaca  che riguarda membri della Chiesa o della Santa Sede sui principali giornali del nostro Paese, oppure quando viene data su uno dei Tg della Rai. In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa.

    Quasi tutte le notizie più importanti che passano attraverso i media generalisti arrivano direttamente dalla sala stampa della Santa Sede o sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè formati e accreditati presso la Sala Stampa vaticana. E che rischiano di perdere l’accredito in caso di articoli non graditi da Casa Madre. A parte rare eccezioni, le inchieste o gli approfondimenti sui lati oscuri della Chiesa quasi mai vengono approcciati con una visione realmente laica, indipendente e deontologicamente ineccepibile. Al contrario, si raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista della Chiesa, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine.

    Un altro elemento fortemente indicativo è rappresentato dal numero di testate giornalistiche riconducibili alla Chiesa che usufruiscono dei fondi pubblici all’editoria. Come ho ricostruito in un’inchiesta sulla rivista Nessun Dogma, su 117 giornali e periodici che si spartiscono i contributi, ben 55 (il 47%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica, se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 224 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa. Poiché tre indizi fanno una prova, ne cito un altro. Mi riferisco al solido accordo, di recente rinnovato, tra la Rai e la Conferenza episcopale per la trasmissione di contenuti religiosi nella televisione pubblica. Un’intesa che ha rafforzato il numero di trasmissioni a contenuto religioso e di religiosi nelle trasmissioni della tv pubblica, in un palinsesto zeppo di fiction a sfondo religioso e dove già la Chiesa cattolica sfiora il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali, e dove nei tre Tg nazionali, ma anche nei principali Tg privati, il papa è più presente del presidente Mattarella.

    E poi ci sono i giubilei e le beatificazioni. Veri e propri strumenti di auto promozione a spese del contribuente italiano che oramai vengono utilizzati con scadenze sempre più ravvicinate. Come ricordano diversi studiosi, dato che per quattro secoli in età moderna e contemporanea i papi sono stati quasi tutti italiani, il nostro Paese è divenuto una terra “privilegiata” di destinazione del messaggio e di formazione di una mentalità religiosa collettiva. E abbiamo i principali quotidiani che quando scrivono del papa usano l’epiteto “sua santità” o analoghi, accettando acriticamente la dimensione clericale che è insita in questa terminologia, contribuendo a far attecchire questa mentalità.

    E così a poco a poco l’opinione pubblica perde di vista alcune cose fondamentali per sviluppare il proprio senso critico. Per esempio? Per esempio è bene ricordare che la Santa Sede è una monarchia assoluta governata da una casta maschile celibe di circa 200 cardinali. Il papa detiene il potere assoluto nella chiesa cattolica e nella dimensione politica riassume i tre poteri nella sua persona esercitati generalmente tramite delega (legislativo, esecutivo e giudiziario). Tutti gli devono obbedienza attraverso le vie gerarchiche. Il pontefice è colui che insieme a quella casta decide le regole morali a cui si devono attenere loro stessi, il clero e soprattutto l’enorme numero di fedeli nel mondo. La prima conseguenza di una struttura organizzata in questo modo è la mancanza di trasparenza che nell’informazione e nell’attività giudiziaria della Santa Sede raggiunge i livelli più elevati. Perché a monte c’è l’idea che il papa, cioè la chiesa cattolica, non deve giustificarsi con nessuno di ciò che fa e dice. Delle proprie azioni e decisioni il pontefice risponde solo a Dio e a se stesso al di là della coerenza con le cosiddette sacre scritture, la tradizione e il magistero della chiesa.

    Pensiamo a quanto accaduto in Irlanda il 20 luglio 2011. Ecco cosa affermò il premier irlandese, Enda Kenny, in un drammatico discorso in Parlamento davanti alla Camera Bassa, dopo la conclusione di un’indagine governativa sulla pedofilia nella Chiesa: «Il rapporto della commissione Cloyne ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, non più tardi di tre anni fa, non trent’anni fa». Per poi aggiungere: «Il Rapporto Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’élitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione». Quanto descritto fin qui è accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Con papa Francesco poco o nulla è cambiato anche se nel 2019 è stato eliminato il segreto pontificio.

    Nel 2014, quando il segreto ancora era in vigore, gli ambasciatori di papa Francesco presso le Nazioni Unite opposero un netto rifiuto a due diversi Comitati Onu (per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e Contro la tortura) che chiedevano la lista con i nomi dei circa 900 sacerdoti pedofili ridotti allo stato laicale nel decennio precedente dopo essere stati condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede, ed espulsi dalla Chiesa. Ad oggi, quei nomi risultano ancora ignoti e 900 pedofili circolano liberamente nella più totale inconsapevolezza di chi li frequenta. E nessun giornalista ha mai chiesto di questo al pluripresente e celebratissimo in tv e sui media italiani papa Francesco.

  • Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    CNN —  Come molte vittime di abusi sessuali, ci sono voluti anni perché Santiago ammettesse di essere stato violentato da adolescente.

    “Si entra in una sorta di confusione mentale, c’è qualcosa che non va, ma non è chiaro in quel momento”, ha detto Santiago, che viene identificato solo con uno pseudonimo per proteggere la sua privacy, in un’intervista esclusiva alla CNN.

    Quattro decenni dopo, sta ancora aspettando una misura di giustizia per affrontare le sue rivendicazioni contro Sodalitium Christianae Vitae (SCV), una società segreta cattolica romana fondata in Perù che è stata impantanata nello scandalo dal suo fondatore laico Luis Fernando Figari e altri membri anziani sono stati accusati di aver abusato sessualmente di numerose reclute adulte e minorenni.

    Santiago dice di aver subito abusi sessuali da Figari almeno tre volte negli anni ’70, quando aveva 17 anni. Ricordava che Figari lo portò in una stanza e lo violentò, dicendo che era “l’unico modo per vedere correttamente la sua aura”.

    Non ricorda chiaramente altri incidenti. “È difficile contare perché il tuo cervello inizia a bloccare le cose, ci ho provato, ma ci sono alcuni ricordi che sono bloccati”, ha detto.

    La CNN ha contattato il team legale di Figari e SCV per un commento. Figari ha negato tutte le accuse contro di lui.

    Santiago è tra le decine di vittime denunciate che aspettavano con impazienza che il Vaticano rivelasse le sue scoperte sulle accuse dell’SCV, dopo un’indagine durata mesi.

    L’SCV ha già ammesso che si sono verificati abusi sessuali, fisici e psicologici. Nel 2017, ha rimosso Figari dal gruppo e ha pubblicato un  rapporto in due parti redatto  da esperti internazionali che ha rilevato che più di una dozzina di uomini e tre donne hanno denunciato di aver subito abusi sessuali da parte di membri dell’SCV quando erano giovani adulti.

    Nella prefazione del rapporto, SCV ha chiesto “il perdono a ogni persona che è stata ferita da un membro o da un ex membro del Sodalitium” e ha affermato che l’organizzazione è “impegnata in un processo di autoesame e di cambiamento”.

    Ora il caso è passato nelle mani delle autorità ecclesiastiche della Città del Vaticano , che le vittime sperano possano prendere misure serie, incluso lo scioglimento dell’intera organizzazione.

    Nell’ambito dell’indagine in corso, a febbraio il Vaticano ha inviato lettere a diversi membri dell’SCV concedendo loro 45 giorni per rispondere alle accuse di abuso, secondo una fonte vicina all’indagine. I massimi investigatori vaticani sugli abusi, l’arcivescovo Charles Scicluna e monsignor Jordi Bertomeu, hanno fatto una visita a sorpresa a Lima nel luglio 2023, intervistando le vittime tra cui Santiago e rappresentanti dell’SCV, tra gli altri.

    SCV ha detto alla CNN via e-mail che l’organizzazione ha ricevuto indicazioni specifiche dalla missione del Vaticano a marzo per aprire indagini contro ex membri, ma le informazioni sono riservate.

    Per ora non è chiaro quando verranno consegnati i risultati dell’indagine, né in quale forma. Ma nell’agosto dello scorso anno, Papa Francesco ha confermato ai giornalisti: “Stiamo lavorando su questo. Stiamo cercando di portare alla luce la situazione”.

    SCV è stata fondata nel 1971 in Perù e ha filiali in tutta l’America Latina. In Perù, l’organizzazione laica, sotto la guida di Figari, reclutava per lo più giovani ragazzi bianchi provenienti da scuole cattoliche d’élite e famiglie della classe media e alta con legami politici o d’affari, ha detto alla CNN il giornalista e vittima di SCV Pedro Salinas. Molti di loro provenivano da famiglie con genitori divorziati o single, secondo gli ex membri.

    Un libro esplosivo del 2015 dei giornalisti Salinas e Paola Ugaz ha rivelato 30 testimonianze anonime di vittime di SCV, inclusa quella di Santiago, scioccando la società peruviana conservatrice, ma con il risultato solo di fallite riforme della leadership e di un procedimento giudiziario in corso contro il gruppo che in gran parte non è andato da nessuna parte.

    Nel libro, intitolato “ Metà monaci, metà soldati ”, gli ex membri dell’SCV spiegano che una volta raggiunta l’età legale, 18 anni, le reclute venivano incoraggiate a lasciare la casa e a tagliare i legami con la famiglia e gli amici.

    Agli adolescenti reclutati veniva fatto il lavaggio del cervello “per diventare una specie di zombie, un robot, un fanatico, dove c’è un sincretismo che mescola la religione cattolica con idee fasciste – il fascismo spagnolo”, secondo Salinas, che dice di essere stato lui stesso fisicamente e psicologicamente abusato al Sodalitium quando era adolescente.

    Figari era visto come una figura carismatica, ma è stato anche descritto dai membri precedenti e attuali come “volgare, vendicativo, manipolatore, razzista, sessista, elitario e ossessionato dalle questioni sessuali e dall’orientamento sessuale dei membri dell’SCV”, nel rapporto SCV del 2017. trovato.

    Ha aggiunto che Figari ha commesso “molti atti di sodomia nei confronti di un maschio minorenne e di un giovane maschio adulto”, ha filmato le giovani reclute “in biancheria intima o in costume da bagno” e ha ordinato loro di compiere atti sessuali tra loro e su se stesso, il tutto con la giustificazione di far parte della loro formazione spirituale.

    Figari ha negato pubblicamente tutte le accuse per la prima volta nel 2016. “Sono innocente, totalmente innocente. Sono venuto qui per dire la verità perché le autorità non mi hanno permesso di parlare”,  ha detto Figari ai giornalisti a Roma .

    La CNN ha chiesto un colloquio con l’avvocato di Figari ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si ritiene che risieda ancora in Italia.

    Addestramento militare e presunti abusi sessuali

    Quando Santiago si unì al gruppo per la prima volta come studente curioso, desiderava imparare non solo la religione ma anche il misticismo e il potere della mente, ha detto alla CNN.

    All’età di 15 anni, Figari gli disse che aveva grandi poteri mentali e si offrì di addestrarlo nelle tecniche antiche, ha detto Santiago. Parte di questo allenamento prevedeva che Santiago indossasse solo la biancheria intima e si sedesse sulla gamba di Figari, ha detto. In un’altra occasione, Figari ha fatto sedere Santiago e un altro minorenne nella posizione del loto e ha chiesto loro di toccarsi a vicenda, compresi i loro genitali, ha detto Santiago.

    Anni dopo, Santiago ha denunciato per la prima volta i suoi abusi ai membri dell’SCV e ha presentato una denuncia contro Figari al Tribunale arcidiocesano di Lima nel 2011. Non ha ricevuto una risposta ufficiale o un seguito, ha detto.

    Secondo il rapporto SCV del 2017, Figari ha imposto alle giovani reclute anche un addestramento militare, ricavato dai film guardati: ai ragazzi veniva ordinato di nuotare “nelle fredde acque oceaniche per diverse ore alla volta” a tarda notte o molto presto al mattino. mattina, correre lunghe distanze in condizioni climatiche avverse e dormire sui pavimenti o sulle scale.

    Un’altra vittima, Oscar Osterling, ora 51enne, ha detto alla CNN che quando aveva 18 anni lui e altre tre reclute furono costretti a formare una fila nudi e furono filmati.

    Alla fine si è unito al team di SCV come leader della comunità 10 anni dopo, ma ha detto di pentirsi di aver potenzialmente avuto un ruolo nell’abuso psicologico di altre giovani reclute. “Dopo aver presentato la mia denuncia ho pensato: “Quante persone ho colpito anche io?”, ha detto, aggiungendo che da allora “ha chiamato molte persone per chiedere perdono”.

    SCV ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo, affermando che sta collaborando pienamente con l’inchiesta del Vaticano e ha sottolineato un’udienza privata tra il suo superiore generale Jose David Correa e Papa Francesco il 1° dicembre, quando hanno condiviso “informazioni aggiornate sull’organizzazione”.

    La ricerca della giustizia

    Secondo Salinas e altre vittime, i passi avanti compiuti finora da SCV verso la responsabilità non sono sufficienti. Vogliono vedere i colpevoli puniti formalmente e lo scioglimento dell’organizzazione.

    Il sistema legale peruviano finora non ha portato ad alcuna soluzione. Un procedimento penale in Perù contro Figari e altri membri dell’SCV è stato archiviato dall’ufficio della procura del Perù nel 2017, con i pubblici ministeri  che hanno affermato che  nessuna delle presunte  vittime di abusi sessuali  si era fatta avanti e che i presunti crimini non rientravano nei termini di prescrizione. Un caso separato, con accuse di rapimento, gravi lesioni psicologiche e associazione illecita a commettere un crimine, è ancora all’esame del sistema giudiziario.

    “Dopo così tanti anni, questa causa legale riguarda la giustizia per le vittime e non una questione di denaro, e ciò significa anche che non ci sarà impunità per coloro che hanno commesso questi crimini”, ha affermato il dottor Jose Ugaz, ex procuratore statale ad hoc che rappresenta sette dei le vittime, ha detto alla CNN.

    I suoi clienti chiedono che “questa organizzazione venga fermata e che (che) il danno non continui a essere causato ai nuovi bambini, adolescenti o giovani in Perù e in altri numerosi paesi in cui si è espansa”, ha detto. “Il sodalizio è ancora attivo.”

    Salinas, che ha scritto a Papa Francesco sul caso, ripone le sue speranze di giustizia nelle indagini del Vaticano.

    Il Vaticano ha il potere di sciogliere la SCV, una misura già richiesta dal cardinale peruviano Pedro Barreto. Papa Francesco potrebbe anche ordinare riforme radicali del gruppo, compresa l’espulsione dei membri e misure speciali a cui dovranno essere seguite.

    E il Papa ha recentemente modificato il Codice di diritto canonico della Chiesa nel 2021 per rendere responsabili di abusi i laici che ricoprono un ufficio nella Chiesa, cosa che sembrerebbe applicarsi a Figari, che non è un chierico. Le sanzioni della Chiesa per lui potrebbero includere multe, rimozione da tutti gli incarichi e espulsione dalla SCV.

    Per le vittime si tratta di essere ascoltate e riconosciute dopo tanti anni.

    “Mi sono sentito privilegiato, mi sono sentito ascoltato… (con) quella telefonata”, ha detto Santiago alla CNN di quando ha saputo per la prima volta che gli inviati del Papa volevano incontrarlo.

    Il corrispondente vaticano della CNN Chris Lamb ha contribuito a questo rapporto.

    NOTA DEL REDATATORE: chiunque sia stato vittima di violenza sessuale può contattare la hotline nazionale per le aggressioni sessuali al numero 800-656-HOPE (4673) o visitare online.rainn.org per ricevere supporto tramite chat online riservata.

    https://edition.cnn.com/2024/05/31/americas/vatican-sodalitium-christianae-vitae-peru-investigation-in/index.html