Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.

    Le parole di Gloria Branciani, che per prima nel dicembre 2022 aveva denunciato a Domani le violenze sessuali, psicologiche e di coscienza subite da Rupnik negli anni ’90, quando era una suora della Comunità Loyola, sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.

    «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta (qui l’intervista a Domani e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Glora Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».

    «Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». La copresidente di BishopAccountability.org, intervistata da Domani, ha parlato di gestione irresponsabile da parte della Chiesa: «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».

    «Quando papa Francesco parla con rabbia di un problema, non si tratta dello stupro di bambini e adulti vulnerabili da parte di preti. No, si preoccupa del male del pettegolezzo – ha detto ancora Barrett Doyle – penso che consideri le vittime come dannose perché dal suo punto di vista fomentano i pettegolezzi».
    Laura Sgrò, che si è occupata di diversi casi noti, primo fra tutti la scomparsa di Emaunela Orlandi, ha ora assunto la difesa delle due ex religiose. Durante la conferenza stampa ha esortato altre vittime a denunciare, non alla Chiesa ma alle autorità dello Stato. Sul processo canonico che si dovrà riaprire a carico di Rupnik per le accuse di abuso risalenti agli anni ’90, che nel 2022 erano state giudicate prescritte dal Dicastero per la Dottrina della Fede, Sgrò ha sottolineato che intende chiedere l’accesso al procedimento. Gloria Branciani e Mirjam Kovač nei mesi scorsi sono già state contattate dal Dicastero ma hanno preferito non presentarsi senza un avvocato. La partita è aperta e non si esclude la richiesta di risarcimento.

    «Se la Chiesa ha una speranza di riformarsi, questa viene esclusivamente dalle pressioni esterne», ha sostenuto Anne Barrett Doyle. Lo si vede già in alcuni paesi, dove il clero non può più rifarsi al sigillo della confessione per rifiutarsi di denunciare gli abusi alle forze dell’ordine. «Penso che la Santa Sede alla fine sarà costretta a rinnovare il diritto canonico in modo radicale – ha concluso Barrett Doyle – Fino ad allora, gli scandali continueranno e, peggio ancora, le aggressioni sessuali, distruggendo vite innocenti».

    Rupnik è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel luglio scorso per violazione del voto di obbedienza ai suoi superiori e successivamente incardinato nella diocesi di Capodistria, in Slovenia. Il Centro Aletti, di cui è stato il fondatore, continua a funzionare sotto la direzione di Maria Campatelli, che è stata ricevuta in udienza dal papa lo scorso 15 settembre. Nel frattempo, i mosaici a “marchio Rupnik” dell’atelier artistico del Centro non hanno mai smesso di essere prodotti e venduti in tutto il mondo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/caso-rupnik-parlano-le-vittime-chiesa-hpc8elae?fbclid=IwAR3uDC4YdU9paHy1OMaIHgX0poIO3p_9AIy9I1wd_6H9qqSMar5ZHYejIcE

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 24 del 17 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 24 del 17 febbraio

    Federica Tourn – Altre testimonianze confermano le accuse a don Salvoldi

    «Si comportava come un guru, baciava i ragazzi davanti a tutti». Sono ormai almeno una quindicina le testimonianze arrivate a confermare le denunce di Stefano Schiavon e Andrea Travani, che dichiarano di essere stati molestati da don Valentino Salvoldi, sacerdote “fidei donum” della diocesi di Bergamo, formatore e autore di decine di libri a tema religioso.

    Le storie si somigliano tutte: cambiano gli anni – le testimonianze spaziano dalla fine degli anni ’80 a metà degli anni duemila – ma i dettagli sono gli stessi.
    «Era il ’96 o il ’97: durante un campo estivo in Val d’Ossola, Salvoldi ci ha portati a fare il bagno in una sorgente di acqua calda», racconta Samuele (nome di fantasia). «Lì, senza scambiare troppe parole, come se fosse già chiaro quel che sarebbe successo, noi ragazzi ci siamo spogliati fino a restare nudi, e così ha fatto il prete – continua Samuele – Ci siamo immersi nell’acqua e a turno abbiamo ricevuto le carezze e i baci di don Valentino. Se qualcuno aveva un principio di eccitazione, don Valentino spiegava che era “soltanto una cosa meccanica”, e che anche a lui “sarebbe partito il pistolino” – testuali parole – se l’avesse messo sotto il potente getto d’acqua termale». Lo stesso Salvoldi, precisa Samuele, poi commentava la giornata con i ragazzi davanti alle madri che erano venute a prenderli, normalizzando così quello che era appena successo.

    Nell’agosto del 2002, a Mione, in provincia di Udine, Francesco (nome di fantasia), oggi 44 anni, si ritrova a uno dei campi organizzati da Salvoldi: «creava un ambiente suggestivo per dei ragazzini, con rituali serali caratterizzati da luci soffuse e musica, in cui lui era il guru: ricordo bene di averlo visto baciare dei ragazzi», racconta.

    «durante questi campi si faceva una cena a lume di candela in cui ci si imboccava a vicenda – racconta un altro testimone – e dopo noi ragazzi eravamo invitati a abbracciarci mettendoci l’un l’altro le mani sotto la maglietta». Non solo: «ho visto distintamente don Valentino baciare a lungo sulla bocca un ragazzo seduto sulle sue ginocchia». Il testimone è stranito ma pensa che se nessuno ha qualcosa da eccepire, forse anche i baci fanno parte del “rituale”. «Valentino diceva che le regole dell’esterno non valevano, che con lui si dovevano seguire regole nuove impostate sull’amore, il toccarsi e lo stare insieme».

    Don Salvoldi il 29 dicembre scorso ha rilasciato una dichiarazione al Corriere della Sera in cui sostiene che i baci e gli abbracci «erano segni di tenerezza e pace, dell’amore per Dio» e che la sua era «una pedagogia liberatoria». La diocesi di Bergamo, in una comunicazione stringata pubblicata sul sito della diocesi, dichiara: «in merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità».

    Fonte: Domani


    Pierelisa Rizzo – «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni
    Udienza dedicata agli avvocati dei responsabili civili e ai legali dell’imputato quella di ieri nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La seduta è iniziata poco dopo mezzogiorno e si è conclusa a tarda sera. Parla di “processo mediatico” il legale de vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, Gabriele Cantaro, mentre per l’avvocato della parrocchia di San Giovanni, Mauro Lombardo la modalità di rapportarsi ai giovani di Rugolo, che per salutare toccava le parti intime, sarebbe oramai stata sdoganata.

    E per dimostrare questo ha mostrato in aula la famosa foto che ritrae Benigni che tocca Pippo Baudo. Un cambiamento dei costumi che viene sottolineato anche da uno dei legali dell’imputato, l’avvocato Antonino Lizio che insieme al collega Dennis Lovison chiedono l’assoluzione di Rugolo perché sarebbe grave rovinare la vita ad un sacerdote per un “non reato”.

    In aula è proprio Lovison ha svelare che il primo consulente psichiatra di Rugolo sarebbe indagato e gli sarebbe stata sequestrata la cartella clinica. La sentenza è attesa per il prossimo 5 marzo.
    Fonte Pierelisa Rizzo


    Francesco Zanardi – Ancora ritardi per la panchina Viola contro gli abusi
    Savona – che vorrebbe candidarsi Città della cultura – si scontra con la “Panchina viola contro gli abusi su minori e persone vulnerabili”.

    Pochi giorni fa la diffida della Rete L’ABUSO al Sindaco Marco Russo, a cui si chiede conto del perché a due anni di distanza, malgrado la delibera della Giunta che in data 18 luglio 2023 diede il parere favorevole, ad oggi nei fatti, malgrado i vari uffici siano informati – come ribatte l’Assessore Maria Gabriella Branca; malgrado i solleciti dell’Associazione e quelli del Consigliere Aureliano Pastorelli, di fatto non si riesca ancora a realizzare.

    na panchina “scomoda”; ricordiamo che la delibera arrivò “costretta” solo dopo lo scandalo del maggio 2023 delle panchine abusive istallate in città, sollevato dalla Rete L’ABUSO, poi regolarizzandole.

    Positiva invece la risposta del Sindaco di Spotorno Mattia Fiorini, che accoglie favorevolmente l’iniziativa.


    Alessio Di Florio – la presidente ungherese Katalin Novak si è dimessa. Concesse la grazia

    L’Ungheria è da settimane al centro dell’attenzione mediatica e politica italiana. E sono anni che in Italia sia l’informazione “ufficiale” che quella che si definisce “indipendente” (più o meno supposta) si interessa anche in maniera massiccia di Orban e di quel che accade in Ungheria.

    Eppure c’è una notizia che non ha avuto nessuna risonanza ed interesse, sia nel mainstream che nei supposti “indipendenti”: la presidente ungherese Katalin Novak si è dimessa dopo lo scandalo scatenato dalla notizia di una grazia da lei concessa.

    Novak ha affermato che si è dimessa dall’incarico perché ha riconosciuto di aver commesso “un errore”. La grazia che ha suscitato sdegno è una di quelle concesse due anni fa in occasione della visita del Papa al vicedirettore di un istituto per minori di Bicske, condannato perché tentò di insabbiare gli abusi pedofili commessi dal direttore dello stesso istituto e di intimidire le vittime.


    Ludovica Eugenio – Accordo tra PCTM e Pontificia università della Santa Croce, promossa e governata dall’Opus Dei
    Un accordo di collaborazione tra la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (PCTM) e la Pontificia Università della Santa Croce, promossa e governata dall’Opus Dei, è stato siglato il 7 febbraio scorso, «nella comune missione di prevenzione degli abusi e tutela dei minori e adulti vulnerabili propria della Chiesa universale».

    «Questa intesa – ha detto il card. Seán O’Malley, presidente della Commissione – si inserisce nel tessuto di accordi di collaborazione che la Commissione firma con altri enti ecclesiali per portare avanti la sua missione, per cui siamo grati alla Santa Croce per la sua generosità in questo progetto». «siamo contenti – ha detto a sua volta il rettore della Santa Croce Luis Navarro – di essere al servizio di uno sforzo cruciale e comune all’interno della Chiesa e la Santa Croce vuole fare la sua parte».

    Tutto bene? Non proprio, considerando che l’Opus Dei non è affatto esente, al suo interno, da problematiche legate ad abusi di vario genere. Già un anno fa, nel gennaio 2023, la stessa università aveva organizzato una Settimana di Studio “sull’accompagnamento spirituale nei movimenti e nuove comunità”, che aveva suscitato ampie proteste da parte delle vittime di abusi e in merito alla quale il Coordinamento ItalyChurchToo contro gli abusi nella Chiesa aveva diffuso un comunicato denunciando «i numerosi i casi di abuso di potere, abuso di coscienza e abuso spirituale emersi a carico di chierici e di laici celibi con incarichi di formazione e di governo», puntando il dito contro il carattere sistematico e sistemico, e non sporadico o isolato, di tali abusi; «dalle testimonianze dei sopravvissuti – affermava ItalyChurchToo – emerge che sono la stessa organizzazione strutturale e il contenuto della formazione, unite a una prassi consolidata, il veicolo di una cultura abusante, che si concreta in principi e condotte che violano la dignità della persona».

    Il sospetto, dunque, è che, anche nel caso dell’accordo firmato con la Pontificia Commissione Tutela minorum si sia ancora una volta di fronte a un’operazione cosmetica, come già un anno fa, quando si denunciava «la complicità delle autorità ecclesiastiche che vi partecipano, già sollecitate senza successo dalle vittime a intervenire per la giustizia, e quindi ben consapevoli degli abusi perpetrati all’interno».

    Lo scorso giugno, inoltre, una denuncia istituzionale per frode normativa contro l’Opus Dei era stata depositata da due ex membri presso la Nunziatura della Santa Sede a Madrid e inoltrata ai dicasteri vaticani del Clero e della Dottrina della Fede. La denuncia, rilanciata da Religión Digital sottoscritta da ex membri di diverse parti del mondo, chiedeva la soppressione dell’Opera. La frode normativa istituzionale, ai danni della Santa Sede e di membri dell’Opus Dei, consisterebbe nel fatto che l’Opera si sarebbe appropriata indebitamente della funzione legislativa che spetta al papa con 46 documenti per uso interno, la cui applicazione si estende ben oltre gli Statuti dell’organismo, superando dunque le norme canoniche. «La cosa più grave – affermava uno dei denuncianti, Antonio Moya, ex numerario che ha passato 42 anni nell’Opera – è che questo sfondo normativo rappresenta il punto di partenza per abusi di potere, di coscienza, spirituali e sessuali».

    ADISTA

  • Spotorno dice si alla panchina viola contro gli abusi: “Dare voce al dolore di tutti coloro che hanno subito”

    Spotorno dice si alla panchina viola contro gli abusi: “Dare voce al dolore di tutti coloro che hanno subito”

    Mentre a Savona resta acceso il dibattito sul tema, con le schermaglie tra Amministrazione comunale e “Rete l’Abuso”, a Spotorno l’amministrazione Fiorini ha invece dato già la propria disponibilità all’installazione nella cittadina rivierasca di una panchina viola contro gli abusi.

    Un’iniziativa alla quale aveva già partecipato in passato, grazie all’impegno della Croce Bianca la quale aveva donato ai giardini nei pressi di Villa Albini (l’ex municipio) un vero e proprio set di panchine per sensibilizzare su diversi argomenti.

    Rispondendo all’appello lanciato dall’associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi del clero, l’Amministrazione spotornese ha infatti dato l’ok a questa nuova iniziativa di sensibilizzazione riconoscendo, come spiegato dal sindaco Fiorini nella sua lettera di risposta, il “ruolo che svolge la comunicazione nel processo di promozione dei valori e dell’attenzione alle categorie più fragili e svantaggiate“.

    “Il progetto illustrato, inteso come mission rispetto alla necessità di sensibilizzazione verso i più delicati temi sociali, nonché la scelta della Regione Liguria come punto di partenza per una campagna su scala nazionale, rappresenta per noi motivo di orgoglio al punto da rafforzare la volontà, già peraltro ben radicata, di affrontare i cosiddetti ‘fattori determinanti’, siano essi ambientali o sociali, con l’obiettivo specifico di informare, influenzare e motivare la collettività rispetto ai temi dell’abuso e della violenza verso i minori e le persone vulnerabili” si legge nella risposta del Comune spotornese.

    “La panchina, in particolare, in quanto luogo della pausa per eccellenza – sottolineano dall’Amministrazione – assume nelle nostre città un’importanza sempre maggiore, superando la pura valenza di arredo urbano per diventare portatrice di significati e funzioni specifiche. Inclusiva per la sua forma e struttura, solidale per la battaglia sociale che rivendica, rappresentativa per il suo colore viola, simbolo di conciliazione e di ricerca di nuovi equilibri“.

    “Siamo certi che la panchina viola sarà in grado di sensibilizzare la collettività verso il delicato tema della violenza sui minori che, con coraggio, l’Associazione Rete L’Abuso promuove in tutta Italia. Pertanto, nell’ottica di favorire l’azione e mostrare praticamente i benefici derivanti dalla volontà di condividere le riflessioni attraverso iniziative simboliche, si vuole dare voce al dolore di tutti coloro che hanno subito, raccogliendone la testimonianza attraverso l’impegno civico e la presenza sul territorio” conclude il sindaco Fiorini.

    Al momento una location per la sua installazione non è ancora stata definita in maniera certa, qualche novità dovrebbe giungere nei prossimi mesi. Certa è invece la finalità, per l’Amministrazione, di questa iniziativa.

    https://www.savonanews.it/2024/02/16/leggi-notizia/argomenti/solidarieta-1/articolo/spotorno-dice-si-alla-panchina-viola-contro-gli-abusi-dare-voce-al-dolore-di-tutti-coloro-che-hann.html

  • “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    “Ero depresso”, torna in aula il prof di religione accusato di pedofilia: per lui chiesti 10 anni

    Ha provato a giustificare gli abusi con un momento di fragilità. “Ero depresso, chiedo scusa”. Ma non è bastato a convincere il pm che per lui ha chiesto 10 anni di carcere. “La depressione non si cura con la pedofilia”, ha detto avanzando la richiesta, come riportato da la Repubblica. Questo è quanto emerso dall’ultima udienza del processo che vede imputato Mirko Campoli il professore di religione e dirigente dell’Azione Cattolica accusato di violenza sessuale nei confronti di due ragazzini.

    Gli abusi sui ragazzini

    I fatti risalgono a quando i ragazzini avevano 12 e 16. Il dodicenne veniva spesso affidato dai genitori a Campoli che, grazie ai ruoli che rivestiva nell’Azione Cattolica e a scuola, era ritenuto una persona di cui ci si poteva fidare. Invece, avrebbe compiuto violenze per quattro anni e si sarebbe fermato soltanto con l’arrivo della pandemia e il relativo lockdown. Gli abusi sarebbero avvenuti almeno una volta al mese, a Tivoli, a Guidonia e in altre zone: anche durante una gita a Gardaland, per un totale di circa 50 violenza sessuali.

    Nel secondo caso, invece, ad essere abusato sarebbe stato un ragazzo di 16 anni durant eun campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Ma una volta a processo, in questo caso, Campoli avrebbe negato.

    Le indagini e la ricostruzione
    Le indagini sono partite dopo alcuni anni dai fatti, quando i due ragazzini hanno rivelato quanto accaduto alle loro fidanzate. Così sono scattate le denunce e partiti gli approfondimenti. Nel processo anche Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita parte civile.

    “Tutto è iniziato a Gardaland”, ha spiegato Campoli. Di occasioni per stare insieme ai ragazzi avrebbe potuto trovarne tante: insegnava religione ed era vicepreside di una scuola di Tivoli, era segretario nazionale e presidente diocesano dell’Azione Cattolica ed era incaricato regionale dell’ufficio scuola e università della Cei.

    Dopo gli abusi, però, secondo quanto emerso e quanto riportato dall’avvocato di parte civile nel processo, avrebbe comprato il silenzio dei ragazzini con regali e soldi. “La sofferenza ha causato in uno dei ragazzini anche la ludopatia – ha spiegato il legale – La denuncia tardiva è sintomo dello stato in cui si trovavano i ragazzi”, ha poi concluso.

    Il processo
    L’ultima udienza del rito abbreviato è previsto il prossimo 7 marzo, insieme alla sentenza. Per lui il pm ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione a cui si aggiunge il pagamento di un milione di euro per i ragazzi, mezzo a testa. “Devono sapere che non sono soli e che noi  crediamo a loro. Non è una vendetta, ma giustizia. Un atto di pedofilia, un crimine così grave, non si può giustificare con la depressione, non si può giustificare in alcun modo”, ha spiegato la garante Sansoni.

    Ma potrebbe non trattarsi dell’unico processo a carico di Campoli: la Procura di Tivoli ha chiuso una seconda indagine. Secondo quanto emerso avrebbe abusato acnhe di due fratellini di 12 e 10 anni che vivevano in una casa famiglia in zona Boccea, che accoglie i minori vititme di maltrattamento, abuso e abbandono. Li avrebbe avvicinati e violentati mentre dormivano o in dormiveglia.

    La rete della pedofilia nel Lazio

    Non solo Mirko Campoli. “La chiesa sapeva ma non ha denunciato”, questa l’accusa scagliata da Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ tramite Fanpage.it. “Sono casi noti e questo non è l’unico, ce ne sono a decine ma non succede nulla finché non scoppia il caso mediatico”, ha spiegato.

    Oltre a Campoli, negli scorsi mesi è stato denunciato un altro insegnate, stavolta un professore di religione di un liceo di Latina. Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti i due si conoscevano e si scambiavano materiale pedopornografico. Non è un caso se, a seguito di queste scoperte, gli agenti della polizia pontina stanno cercando di ricostruire la rete, laziale e non solo. Proprio a seguito di queste indagini, qualche settimana fa, avrebbero fatto irruzione in una chiesa, cercando materiale compromettente.

    https://www.fanpage.it/roma/ero-depresso-torna-in-aula-il-prof-di-religione-accusato-di-pedofilia-per-lui-chiesti-10-anni/

  • Enna, caso Rugolo, secondo la difesa… «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni

    Enna, caso Rugolo, secondo la difesa… «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni

    Udienza dedicata agli avvocati dei responsabili civili e ai legali dell’imputato quella di ieri nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La seduta è iniziata poco dopo mezzogiorno e si è conclusa a tarda sera.

    Parla di «processo mediatico» il legale del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, Gabriele Cantaro, mentre per l’avvocato della parrocchia di San Giovanni, Mauro Lombardo la modalità di rapportarsi ai giovani di Rugolo, che per salutare toccava le parti intime, sarebbe ormai stata sdoganata.

    E per dimostrare questo ha mostrato in aula la famosa foto che ritrae Benigni che tocca Pippo Baudo. Un cambiamento dei costumi che viene sottolineato anche da uno dei legali dell’imputato, l’avvocato Antonino Lizio che insieme al collega Dennis Lovison chiedono l’assoluzione di Rugolo perché sarebbe grave rovinare la vita ad un sacerdote per un «non reato».

    In aula è proprio Lovison a svelare che il primo consulente psichiatra di Rugolo sarebbe indagato e gli sarebbe stata sequestrata la cartella clinica. La sentenza è attesa per il prossimo 5 marzo. (ANSA).

    https://www.lasicilia.it/enna/salutare-toccando-i-genitali-e-pratica-sdoganata-e-in-aula-mostrano-una-foto-di-baudo-e-benigni-2041577/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    • Federica Tourn – Un’altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik

    «Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».

    A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.

    Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.

    Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.

    Fonte: Domani


    Francesco Zanardi

      – 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como

    Quando la Corte d’appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.

    E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.

    Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime.

    Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como.

    Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco.

    L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.

    Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile.

    Askanews – Fatto Quotidiano


    • Alessio Di Florio – «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela»

    Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo  me lo diceva come un fatto divertente».  È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma.

    Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5.

    «Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra”, racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. “Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell’appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani”, spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l’autenticità.

    L’informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all’epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). “Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo”, afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: “Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona”. La lettera – se autentica – sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all’ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta».

    «Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt’ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l’Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all’interno del grembo materno possiede un’anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti»

    Fonte Wordnews


    • Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro

    La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.

    Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.

    “Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.

    Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.

    “Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.

    La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private.

    “Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.

    E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.
    Fonte Ansa


    • Federico Tulli – Quando la vittima non è un ragazzino

    di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.

    Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili. Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato.

    Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».

    In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.

    L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la ‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».

  • I chierichetti del Papa: 15 anni di abusi e silenzi

    I chierichetti del Papa: 15 anni di abusi e silenzi

    Quando la Corte d’ap pello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.

    E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano in palazzo San Carlo, accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.

    Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime. Mai una colpa conclamata è arrivata così vicina alla Cattedra di San Pietro, anche se in tempi ormai lontani (dal 2008 al 2012), materializzandosi in rapporti sessuali consumati, insistiti, pretesi, in una struttura educativa che avrebbe dovuto vigilare e proteggere i piccoli allievi. “Dài, che poi ti faccio servire la messa con il Papa…”, così sussurrava il più grande a un dodicenne, infilandosi di notte nel suo letto, mentre la vittima restava “ferma come un albero”, incapace di reagire.

    Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, da tempo sacerdote a Como. Già in primo grado, il 6 ottobre 2021, il Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone aveva ritenuto esiste re il reato, ma senza l’aggravante dell’abuso di autorità che era stato prescritto. “Sentenza storica, finalmente c’è stata giustizia”, ha commentato Laura Sgrò, avvocato di parte civile.

    Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, co sì come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco. L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver da to credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giusti zia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.

    Per questo uno scandalo ancora più grande degli a busi fisici e morali si è abbattuto sul Vaticano. Il libro Vizio Capitale, edito da PaperFirst, oggi in uscita nelle librerie, lo ha ricostruito in un arco di 15 anni, con decine di testimonianze, sulla base di documenti inediti, scoprendo persino qualche svarione processuale. E l’attivismo di sacerdoti, monsignori e vescovi, che hanno operato per cancellare, offusca re, far dimenticare. E un mondo animato da porpore e vesti talari che hanno sentito i lamenti, ma non se ne sono curate, certe che a vincere sarebbero stati l’omertà e il silenzio.

    Cos’è la piccola storia dei piccoli “chierichetti del Papa” di fronte all’eternità e alla grandezza della Chiesa, con gli angeli, i troni e le dominazioni che fanno cerchio alla luce di Dio? La corruzione non è solo nelle voglie della carne, ma anche nella difesa di un’istituzione che si reputa intangibile. E accaduto quando la vitti ma trovò per la prima volta il coraggio di chiedere aiuto al rettore, nel 2009, ma non venne ascoltata, o quando il vescovo di Como, Diego Coletti, chiuse in fretta nel 2013 un’indagine canonica compiacente, costruita dagli accusati e benedetta da cardinali con il no me famoso.

    Alla fine fu costretto a rivolgersi, nel 2018, al promotore di giustizia. Vizio Capitale è an I che un viaggio che spa zia nell’indagine della magistratura italiana (ferma dopo sette anni all’udienza preliminare), con una richiesta- non accolta – di arresto del sacerdote. Ma è soprattutto una discesa agli inferi, nella penombra di sacrestie odorose d’incenso e in stanze curiali, con sacerdoti e vescovi preoccupati più di salvare se stessi e l’apparenza che dare ascolto a un dramma simile a tanti altri che stanno attraversando la vita della Chiesa, dagli Stati Uniti alla Francia, dall’Australia alla Germania, all’Irlanda.

    Quando papa Francesco è stato informato, “si è messo le mani nei capelli”, come rivela un’intercettazione telefonica. Poi ha reagito rendendo possi bile con un atto di proprio pugno un processo penale altri menti impossibile. E grazie an che a quella decisione che oggi si può raccontare la verità imbarazzante di un potere subdolo e di un’innocenza tradita.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/02/06/vizio-capitale-i-chierichetti-del-papa-15-anni-di-abusi-e-silenzi/7434697/

  • La cultura della Chiesa cattolica “non vedere il male, non sentire il male, non parlare male” viene messa alla prova nel processo per abusi sessuali

    La cultura della Chiesa cattolica “non vedere il male, non sentire il male, non parlare male” viene messa alla prova nel processo per abusi sessuali

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli inquietanti.

    Quasi 50 anni dopo il suo primo giorno alla scuola elementare Holy Trinity di North Vancouver, “John Doe” ricorda ancora con orgoglio le scarpe con la fibbia che indossava come parte di un’uniforme che comprendeva un maglione rosso, una camicia bianca e pantaloni blu.

    Aveva sei anni. E sarebbe stato un anno di ricordi che Doe aveva cercato di scacciare per tutta la vita: la morte di suo padre, il passaggio improvviso a una scuola cattolica e il suo stupro da parte di un insegnante di educazione fisica e del prete che governava le operazioni della Holy Trinity.

    Cinque decenni dopo, il cinquantacinquenne – il cui vero nome è protetto da un divieto di pubblicazione – prese posizione in un’aula della Corte Suprema della British Columbia a New Westminster nel tentativo di ritenere la Chiesa cattolica responsabile delle azioni di Ray Clavin e padre John. Kilty.

    “Mi sentivo molto sicuro. Come qualcosa che mancava nella mia vita”, ha detto Doe lunedì descrivendo le sue prime impressioni su Kilty, un uomo che viveva accanto alla scuola.

    I bambini andavano a casa di Kilty durante la ricreazione. Lasciò che lo guardassero mentre si radeva. Doe si sedette sulle sue ginocchia.

    “Gli ero estremamente affezionato”, ha detto Doe. “Ho amato Padre Kilty.”

    “Kilty governava la parrocchia”

    Durante le prossime quattro settimane, Doe spera di convincere un giudice che la Chiesa cattolica dovrebbe essere ritenuta direttamente responsabile per tutta la vita delle sofferenze che Doe sostiene di aver subito a causa degli abusi di Clavin e Kilty.

    Il processo civile è unico. La Chiesa cattolica – rappresentata nel procedimento come entità giuridica denominata Arcivescovo cattolico romano di Vancouver – ha ammesso che l’abuso è avvenuto e ha accettato la responsabilità indiretta.

    Ma la chiesa nega che ci sia stata negligenza.

    Come ha spiegato l’avvocato di Doe, Sandy Kovacs, nella sua dichiarazione di apertura, Doe vuole che il giudice Catherine Murray lo consideri un “tutore dell’interesse pubblico” – invitando danni punitivi contro la chiesa per aver consentito abusi attraverso una cultura radicata che dà potere ai pedofili.

    “Kilty governava la parrocchia. I parrocchiani e il personale docente erano sottomessi al suo potere e alla sua autorità”, ha detto Kovacs al giudice.

    “Sentirai che [John Doe] non è stata l’unica vittima di Kilty.”

    “È terrificante in un modo così sconcertante”

    Poco più di una dozzina di persone si sono radunate su due panche di legno in un’aula di tribunale al quarto piano per vedere Doe prendere la parola come primo testimone del processo.

    Ha detto a Kovacs di aver perso sei chili a causa dello stress la scorsa settimana. Ha detto che la sua temperatura corporea andava su e giù. Si sedette, poi si alzò, lamentandosi della reclusione. Ha detto che aveva un “prurito inscalfibile” sulla gamba; continuava a chinarsi lo stesso per grattarlo.

    I suoi ricordi erano frammentari. Doe ha detto che anni di terapia lo hanno portato a questo momento: “Non sono più disgustato da quanto sono disgustato da me stesso”.

    Ha descritto gli abusi di Kilty durante un pigiama party nella casa vicino alla scuola. Era una serata scolastica. Kilty invitò il ragazzo nel suo letto. Doe ricordava di aver visto un barattolo di vaselina.

    “Non voglio che non gli piaccio”, ha detto. “Ci sto provando, ma il mio corpo lo rifiuta completamente.”

    Alla domanda sugli abusi di Clavin, si è ricordato dell’insegnante di ginnastica che gli urlava contro in uno scantinato. Ricordava di essere stato in una stanza senza vestiti. E più tardi fluttuare lontano dal suo corpo per guardare Clavin sdraiarsi sopra di lui.

    “È terrificante in un modo così sconcertante”, ha detto. “Fino all’assurdo.”

    “Il problema continua”

    Secondo una memoria depositata prima del processo, Clavin è stato condannato per due capi d’accusa di violenza sessuale negli anni ’90. Kovacs ha detto che non si sa dove si trovi oggi.

    I documenti del tribunale affermano che nel 2020 la chiesa ha anche riconosciuto che Kilty era “accusato in modo credibile di abusi sessuali da parte del clero storico”.

    Kilty morì nel 1983. Due decenni dopo, si fece avanti la prima di numerose vittime.

    Kovacs ha detto che si aspetta di chiamare come testimone un uomo che ha subito abusi da Kilty nel 1967.

    “Parlerà delle sue osservazioni sul comportamento degli insegnanti e delle suore attorno a padre Kilty, e di ciò che descrive come una cultura del ‘non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male’”, ha detto.

    Si prevede che il processo ascolterà anche le testimonianze dei vescovi di Saskatoon e Prince George, entrambi i quali secondo Kovacs erano stati chierichetti alla Holy Trinity e avrebbero testimoniato della relazione tra Kilty e Clavin.

    Kovacs ha anche detto che intende chiamare testimoni esperti per testimoniare sugli abusi sessuali istituzionali – e in particolare sugli abusi all’interno della Chiesa cattolica.

    Ha detto che uno di quei testimoni, Thomas Doyle, è un prete cattolico romano che ha prestato servizio presso l’ambasciata vaticana a Washington negli anni ’80.

    “Vi dirà che gli abusi sui bambini da parte di Kilty e Clavin non erano un’anomalia”, ha detto Kovacs al giudice.

    “Nonostante le innumerevoli dichiarazioni, spiegazioni, assicurazioni e scuse da parte della Chiesa istituzionale in tutto il mondo, il problema continua – e il benessere delle vittime non sembra essere una delle maggiori preoccupazioni”.

    In risposta alla denuncia di Doe, l’arcivescovo cattolico romano di Vancouver ha negato la responsabilità diretta per gli abusi di Kilty e Clavin, affermando che non esisteva una “cultura operativa” che consentisse agli uomini di aggredire sessualmente i bambini nella scuola.

    Anche se una tale cultura fosse esistita, la Chiesa afferma di “negare di esserne stata complice o di aver agito in altro modo con negligenza come presunto o di aver agito affatto”.

    https://www.cbc.ca/amp/1.7105492

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 22 del 3 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 22 del 3 febbraio

    • Federica Tourn – Pubblicato il primo report sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania

    La vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), la più popolosa unione di chiese protestanti tedesche per un totale di oltre 19 milioni di fedeli, ha dovuto fare Mea culpa di fronte agli sconvolgenti primi risultati dell’ampio studio sugli abusi nelle chiese e nelle sue organizzazioni; studio fortemente voluto dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani  dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo.

    Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018. Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata.

    I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.

    Secondo i ricercatori, lo studio mostra solo la “punta dell’iceberg”. Sono stati valutati circa 4.300 dossier disciplinari, 780 dossier personali e circa 1.320 altri documenti. risultati pubblicati mostrano che il 64,7% delle vittime erano uomini e circa il 35,3 donne. Gli imputati, inoltre sono quindi quasi esclusivamente uomini (99,6%). Secondo lo studio circa tre quarti di loro erano sposati al momento del primo reato. La gravità del crimine è molto varia: la maggior parte dei crimini sono le cosiddette azioni pratiche, il che significa che c’è stato un contatto fisico con le vittime, dall’assistenza con contatto fisico pressante non necessaria durante le lezioni di sport alla penetrazione». L’obiettivo è un’analisi complessiva delle strutture protestanti e delle condizioni sistemiche che promuovono la violenza sessuale e rendono difficile affrontarla.

    Fonte: Riforma e Agensir


    • Francesco Zanardi – Fa sedere una ragazza su di sé e la tocca: sacerdote condannato.

    Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne e atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

    Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.

    Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale.

    Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.

    ilgazzettino


    • Alessio Di Florio – “Verità e Giustizia per Emanuela”

    L’altissima partecipazione alla manifestazione del 13 gennaio scorso “Verità e Giustizia per Emanuela” è stata la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione. Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.

    «Diddi è furbo. Preferisce cercare una verità di comodo provando a scaricare la colpa sulla famiglia» si legge nel titolo dell’intervista a Pietro Orlandi pubblicata da MowMag l’11 gennaio scorso. Intervista in cui il fratello di Emanuela Orlandi ha criticato la mancanza di “limiti di tempo”, e le sue conseguenze, che ha pubblicamente dichiarato Diddi.

    Il “promotore di giustizia” (virgolette nostre perché di promozioni di giustizia in un anno non ne abbiamo visto, anzi) vaticano, l’anno scorso ha cercato di opporsi all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e per almeno due volte ha ferocemente attaccato Pietro Orlandi e la sua famiglia e l’avvocato Laura Sgrò. Affermando che Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si sarebbe rifiutati di collaborare non fornendo nomi ed elementi utili, cosa nettamente falsa ha ribadito con forza varie volte Pietro Orlandi, e insinuando sulla famiglia stessa.

    In quegli stessi giorni, dopo che per mesi era stata scatenata una campagna di attacchi, tentativi di delegittimazione e insulti contro Pietro Orlandi, contro di lui ci sono stati due episodi a dir poco inquietanti. Nel silenzio e senza nessun turbamento da parte di chi ha strumentalizzato e falsificato sue dichiarazioni, di chi si è prestato solo a difendere la cupola vaticana e a portare acqua a depistatori e silenziatori in servizio permanente. Nessun rispetto per la famiglia e la ricerca della verità da parte di tanti cicisbei e totale allineamento ad ogni ambiente vaticano.

    Lo scorso anno dopo essere stato convocato dal promotore Diddi , in seguito all’inchiesta su Emanuela , lo stesso Diddi tramite mezzo stampa disse che ci rifiutavamo di fare nomi. Falso. Questa di seguito è la lista di nomi inserita nel memoriale che consegnai a Diddi . Persone che sarebbe importante fossero convocate e ascoltate perché alcuni sono a conoscenza di fatti altri potrebbero confermare fatti . Queste persone non furono mai ascoltate nella prima e seconda inchiesta , anche perché il Vaticano nella prima inchiesta respinse le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani.

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    Cardinale Giovanni Battista Re,come persona informata sui fatti

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    Mons. Carlo Maria Viganò, persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21

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    Cardinale Leonardo Sandri,persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21

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    Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo

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    Sua Eminenza il Cardinale Angelo Becciu, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo

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    Cardinale Santos Abril Y Castelló, persona informata sui fatti ( nel 2014 presidente della commissione cardinalizia dello ior e arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore)

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    Monsignor Giovanni Morandini persona informata sui fatti in relazione all’invito ,nell’estate dell’83, tra la presidenza del consiglio e la Santa sede , in riferimento al rapimento di Emanuela, di “ non aprire una falla che difficilmente di potrà’ chiudere”

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    Sua Eminenza il Cardinale Stanislaw Dziwisz persona informata sui fatti

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    Sua Eminenza il Cardinale Emery Kobongo persona informata sui fatti

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    Monsignor Pierluigi Celata collaboratore , all’epoca, del card Casaroli e padre spirituale di Marco Accetti( indagato nell’ultima inchiesta archiviata nel 2015)

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    Sua Eminenza il Cardinale Salvatore de Giorgi Sua Eminenza il Cardinale Julian Herranz;

    questi due cardinali, insieme al cardinale Josef Tomko, deceduto nel 2022, tre cardinali hanno fatto parte della Commissione, creata da Papa Ratzinger, per indagare sulla fuga di documenti riservati e su altre vicende delicate della Chiesa. I cardinali hanno consegnato al pontefice la loro relazione all’epoca di Vatileaks a Papa Benedetto XVI.

    Secondo quanto riferisce la stampa, al momento delle dimissioni. “Il Papa (Benedetto XVI, na) ha deciso che gli atti dell’indagine di cui solo lui è a conoscenza siano a disposizione del futuro pontefice”.

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    Mons. Jozef Kowalezyk e Mons. Tadeusz Rakoczy; dalle dichiarazioni del card Dziwitz ,riportate nel suo libro del 2007 , erano persone vicine e intime di Giovanni Paolo II al punto che spesso agli inizi del suo pontificato uscivano con Wojtyla e lo stesso card Dziwitz nottetempo all’insaputa di tutti. Potrebbero essere a conoscenza di fatti legati al rapimento di Emanuela.

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    Don Piero Vergari; indagato per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi e molto intimo di Enrico De Pedis e della di lui vedova, Carla Di Giovanni. Fu oggetto di intercettazioni da parte della Procura di Roma che certo non denotano un comportamento limpido del prelato.

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    Sua Eccellenza Mons. Georg Gänswein; Segretario personale di Papa Bendetto XVI, a conoscenza degli incontri tra il magistrato Capaldo e i due emissari della Santa , il comandante della gendarmeria Giani e il suo vice Alessandrini.

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    Mons. Peter Welles; nel 2012 Assessore per gli Affari Generali alla Segreteria di Stato e molto vicino a Mons. Gänswein. Secondo quanto riferito da Mons. Valentino Miserachs, maestro di canto corale di mia sorella, fu interrogato, per volontà di Papa Benedetto XVI, il 4 maggio del 2012 dal Comandante Giani e alla presenta di Mons. Wells. Attualmente è Nunzio in Thailandia, Cambogia e Laos.

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    Mons. Ettore Balestrero; nel 2012 era Sotto – Segretario per i rapporti con gli Stati. Considerato uomo-chiave” del Pontificato di Benedetto XVI. Attualmente è Nunzio in Congo. Da ascoltare come persona informata sui fatti.

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    Il Dottor Domenico Giani; ex Comandante della Gendarmeria Vaticana, persona informata sui fatti

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    Il Cavaliere Costanzo Alessandini; ex Vice- Comandante della Gendarmeria Vaticana, Persona informata sui fatti

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    Dottor Giancarlo Capaldo; magistrato in pensione della Procura di Roma, che potrà riferire sulla presunta “trattativa”

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    Dottor Giuseppe Pignatone; già Procuratore della Repubblica di Roma e attuale Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che potrà riferire sulla presunta trattativa

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    Mons. Gianfranco Piovano; avrebbe riferito di sapere che Emanuela Orlandi era stata sepolta presso il Cimitero Teutonico.

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    Padre Leonardo Sapienza; reggente della Prefettura della Casa Pontificia, che era presente quando Papa Francesco mi disse che Emanuela era in cielo.

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    Il Comandante Gianluca Gauzzi Broccoletti attuale Comandante del Corpo della Gendarmeria

    Vaticana e negli anni 2015-2016 Vice Commissario del Centro di Sicurezza del Corpo Della Gendarmeria. Sequestro’ ai tempi dell’inchiesta vatiliks i telefoni riservati della Santa Sede “telefoni bianchi” sui quali avvene lo scambio di messaggi whatsapp in riferimento a “materiale” rinvenuto sulla scomparsa di Emanuela

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    Francesca Immacolata Choauqui, persona informata sui fatti.

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    Mons. Angel Vallejo Balda; persona informata sui fatti

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    Ministro Franceschini persona informata sui fatti riguardante autorizzazione lavori nei sotterranei della basilica di Santa Maria maggiore nel 2014

     (Pietro Orlandi, post facebook del 13 gennaio alle ore 23.57)


    • Pierelisa Rizzo – Udienza a porte chiuse per il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte

    Il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte per violenza sessuale verrà sentito in aula. Un’udienza a porte chiuse e che sarà interamente videoregistrata perché a essere sentito, con la formula dell’incidente probatorio, sarà il 23enne di Francofonte che ha denunciato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età.

    Una decisione, sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo, che è arrivata dal gip Andrea Migneco durante l’udienza preliminare che, dopo il rinvio per un vizio di notifica di due settimane fa, si è tenuta lo scorso 30 gennaio.

    Anche in questo caso in aula era presente il prete, adesso in pensione che, per un periodo, avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me avevo solo nove anni ed è successo a casa sua», aveva raccontato la giovane vittima. Dopo la morte del padre e il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, il ragazzo è cresciuto con la nonna anziana e malata e, fin da piccolo, si sarebbe legato alla figura di Cunsolo.

    L’ex sacerdote che è stato rinviato a giudizio dalla procura di Siracusa proprio dopo la querela alla squadra mobile da parte del 23enne. Ad accompagnarlo a fare la denuncia era stato il vescovo Francesco Lomanto che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. La prossima udienza, con l’incidente probatorio della vittima – assistita dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica, la stessa che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato gli abusi subiti da don Giuseppe Rugolo a Enna -, è già stata fissata per martedì 12 marzo.

    Fonte Meridionews


    • Ludovica Eugenio – CHIARIMENTO SUGLI ADULTI VULNERABILI

    I casi di abusi sessuali da parte del clero che coinvolgono adulti vulnerabili che hanno “un uso imperfetto della ragione” continueranno a essere di competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede, come avviene dal 2010.La categoria degli adulti vulnerabili tuttavia, comprende “fattispecie più ampie”, elencate nel motu proprio “Vos Estis Lux Mundi”, entrato in vigore il 1° giugno 2019, che ha introdotto nell’ordinamento canonico un concetto più ampio di adulto vulnerabile ossia «ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».

    I casi relativi a vittime di abusi sessuali che rientrano in questa fattispecie più ampia saranno d’ora in poi affidati ai dicasteri competenti. Lo afferma un “Chiarimento sugli adulti vulnerabili”. pubblicato il 30 gennaio dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Un cambio di rotta deciso, che avrebbe un impatto immediato, ad esempio, sui casi delle ex religiose vittime di abusi sessuali dell’ex gesuita don Marko Rupnik.

    Papa Francesco aveva voluto che questi casi fossero trattati dal Dicastero per la Dottrina della Fede, per ragioni di coerenza rispetto al processo precedente, già celebrato dallo stesso Dicastero per assoluzione del complice, “per non dividere le strade procedurali e confondere tutto”, aveva detto in una intervista alla giornalista dell’AP Nicole Winfield nel gennaio 2023. Il dicastero per la Dottrina della Fede aveva poi archiviato i casi, perché i fatti erano prescritti.

    Lo scorso settembre però Francesco ha stabilito per quei casi una deroga alla prescrizione, rendendo possibile lo svolgimento di un processo canonico. Ora, il Chiarimento del Ddf appena pubblicato potrebbe comportare il trasferimento proprio del dossier Rupnik al Dicastero per la vita consacrata, come da più parti si vocifera.


    • Federico Tulli – Tutta colpa del diavolo

    «Era lei a prendere l’iniziativa»: così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di undici anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado».

    Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco settantenne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine, l’ultima «coltellata»: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera».

    Avete letto bene. Con una bimba di undici anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente è vero come dicono anche i dati numerici che arrivano dalle inchieste in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e così via. Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare citando il caso di don Glaentzer che si è consumato a Calenzano, alle porte di Firenze, nel 2018, e si è concluso nel 2021 con la sua condanna definitiva a 2 anni due mesi e 20 giorni.

    L’allusione al diavolo che fece il sacerdote pedofilo non è affatto casuale, tanto meno estemporanea. C’è dietro l’idea, falsa, violenta e perversa, abbastanza diffusa tra gli uomini di Chiesa, che sia la vittima a istigare, a indurre in tentazione l’adulto. E c’è l’idea che il diavolo esista. Molti preti lo considerano una forza oscura, altri una persona, per altri ancora è la rappresentazione del «male», comunque è ritenuto anche dai vertici delle gerarchie la causa di tutti i «mali» che stanno attraversando la Chiesa, compresa la pedofilia.

    L’esistenza del demonio con le sue colpe è un tema caro anche a papa Francesco. In pochi, nel mondo laico, hanno presente la frequenza pressoché quotidiana con cui lo ha nominato e accusato di qualcosa sin dai primi giorni del pontificato. Ed sorprendente è l’impegno ci mette la «sua» Chiesa in Italia per scovare il diavolo al fine di scacciarlo. Nessun Paese al mondo conta più esorcisti del nostro. Ancora oggi quella che la Chiesa definisce «lotta del bene contro il male», opera anche attraverso l’aspersorio. Il che spiega in parte come mai quella contro la pedofilia sia tutt’ora una battaglia persa e combattuta solo a parole.

  • Al via il processo al prof pedofilo, l’avvocato delle vittime: «Molti sapevano, anche la Diocesi ha una responsabilità civile»

    Al via il processo al prof pedofilo, l’avvocato delle vittime: «Molti sapevano, anche la Diocesi ha una responsabilità civile»

    Arriva in tribunale il caso di dell’ex insegnante di religione arrestato per abusi sessuali su minorenni a Latina. Alessandro Frateschi, 50 anni di Terracina, non si è presentato in tribunale dove era fissata l’udienza preliminare davanti al giudice Morselli. Udienza subito rinviata al 29 febbraio per una mancata notifica all’imputato.

    L’avvocato Nicodemo Gentile ha presentato richiesta di costituzione come parti civili di alcuni dei ragazzi vittime di violenza e della Garante dell’Infanzia della Regione Lazio, Monica Sansoni, presente in aula accanto agli adolescenti che hanno raccontato le violenze subite consentendo l’arresto dell’ex insegnante di religione in servizio al liceo Majorana di Latina.

    La novità più importante è stata la richiesta del’avvocato Nicodemo Gentile di indicare la Diocesi di Latina come responsabile civile. «L’imputato – ha dichiarato l’avvocato Gentile al termine dell’udienza – aveva formalmente i requisiti di alta moralità per insegnare religione nella scuola e fare attività nelle chiese.

    Dalle carte emerge la sua attività di predatore sessuale ossessivo, un lupo che pascolava tranquillamente tra questi agnellini, giovani fragili, che venivano vessati con violenza sia fisica che psicologica. E’ una vicenda molto triste.

    Nell’istanza depositata oggi – continua l’avvocato – chiediamo che venga indicata come responsabile civile la Diocesi di Latina, vogliamo che venga accertata la responsabilità perché ha attestato che l’imputato avesse le qualità morali e teologiche per poter insegnare religione, è un’attestazione dei rappresentanti dell’istituzione religiosa. L’indagato insegnava dal 2020 e sappiamo che c’erano già stati problemi nel 2022: molti soggetti, anche suore, sapevano delle problematiche ma nessuno ha detto nulla, questo lo dicono le carte e le dichiarazioni. Forse i successivi abusi al liceo Majorana si potevano evitare. Ora ci siamo affidati all’autorità giudiziaria di Latina di cui abbiamo estrema fiducia» conclude Nicodemo Gentile.

    «Siamo qui accanto ai ragazzi – ha aggiunto Monica Sansoni – e siamo assolutamente fiduciosi dell’attività dell’autorità giudiziaria».

    Il procedimento riguarda i primi 5 casi di abusi sessuali emersi dal gennaio 2023 quando, grazie alle denunce presentate dalle famiglie di alcuni alunni del liceo scientifico Majorana di Latina, iniziarono le indagini a carico dell’insegnante e diacono, poi allontanato dalla Diocesi di Latina dove svolgeva anche un lavoro part time nel settore amministrativo. Alcune delle giovani vittime sono assistite dall’avvocato Francesca Giuffrida.

    https://www.ilmessaggero.it/latina/processo_prof_pedofilo_alessandro_frateschi_latina_terracina-7908533.html