Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • NUOVA ZELANDA – Il gruppo di sopravvissuti agli abusi della Chiesa cattolica afferma che il Papa ha ignorato la loro lettera

    NUOVA ZELANDA – Il gruppo di sopravvissuti agli abusi della Chiesa cattolica afferma che il Papa ha ignorato la loro lettera

    Un gruppo di sostegno per i sopravvissuti agli abusi all’interno della Chiesa cattolica ha inviato una lettera aperta al papa rivendicando l’insabbiamento, la segretezza e la negazione degli abusi da parte della chiesa in questo paese.

    Il Survivors Network of those Abused by Priests, SNAP, ha affermato che il processo di riparazione della chiesa è stato riservato e ha negato il diritto di un sopravvissuto alla giustizia naturale.

    SNAP ha detto di aver scritto a Papa Francesco nel settembre dello scorso anno, ma non ha mai ricevuto risposta.

    “Vi abbiamo informato del continuo insabbiamento e della negazione di denunce credibili di abusi clericali e aggressioni sessuali su minori attraverso un segreto processo di riparazione di A Path to Healing – Te Houhanga Rongo”.

    ”Siamo delusi di non aver avuto la cortesia di una risposta o di un riscontro alla nostra lettera”.

    SNAP chiede al papa di incaricare i leader della chiesa in Nuova Zelanda di avviare un audit esterno urgente, indipendente e trasparente del suo sistema di riparazione e salvaguardia.

    ”Sebbene siamo lieti che questa verifica possa continuare, purtroppo nel frattempo la situazione è peggiorata a causa delle continue smentite di evidenti affermazioni da parte dei sopravvissuti a causa di un processo che rimane nel più stretto segreto.

    ”Di conseguenza, nella Chiesa cattolica neozelandese vittime e sopravvissuti rimangono senza giustizia e guarigione, i violentatori rimangono nel ministero, i bambini rimangono a rischio e la vostra chiesa continua a essere screditata da un sistema così ingiusto”.

    SNAP ha affermato che la sua lettera aperta è stata inviata nella speranza che il papa ascolti i sopravvissuti e costringa i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda a rispettare gli appelli del Papa all’apertura e alla trasparenza e a cambiare il sistema che consente abusi, insabbiamento, segretezza e negazione.

    Il direttore della Chiesa cattolica per l’Ufficio nazionale per gli standard professionali, Virginia Noonan, la scorsa settimana ha dichiarato che i nomi del comitato di valutazione dei reclami non sono attualmente pubblicati.

    “L’Ufficio nazionale per gli standard professionali nomina professionisti esterni indipendenti per indagare sulle denunce di abuso. Il comitato di valutazione dei reclami esamina le prove raccolte in tale processo. La decisione finale sull’accoglimento di una denuncia viene presa dall’autorità ecclesiastica competente, un vescovo o un leader della congregazione.”

    Ha affermato che molte denunce vengono accolte e che la Chiesa cattolica e l’Ufficio nazionale per gli standard professionali rivedono regolarmente i protocolli e le pratiche pertinenti.

    ”Le opinioni dei sopravvissuti e dei loro sostenitori sono ricercate attivamente in queste revisioni.”

    La chiesa ha rifiutato di rivelare quante lamentele aveva affrontato o quante erano state accolte.

    A gennaio, la Chiesa cattolica neozelandese ha emanato nuove linee guida sulla gestione delle denunce di abusi .

    https://www.rnz.co.nz/news/national/486814/catholic-church-abuse-survivors-group-says-pope-ignored-their-letter

  • LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO

    LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO

    Santità, tēnā koe!
    Un caloroso saluto da Aotearoa Nuova Zelanda.

    Le abbiamo scritto il 2 settembre 2022 – copia della lettera allegata.

    Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per il fatto che alle vittime e ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti e religiosi nella Chiesa cattolica neozelandese venga negata la giustizia da parte dei vescovi e leader congregazionali della sua Chiesa.

    Le abbiamo reso noto del continuo insabbiamento e della negazione di denunce credibili di abusi clericali e aggressioni sessuali su minori attraverso un processo segreto di risarcimento ‘A Path to Healing / Te Houhanga Rongo.’

    Abbiamo chiesto se potrebbe istruire i suoi vescovi e leader delle congregazioni religiose in Nuova Zelanda per avviare un audit urgente, indipendente, trasparente ed esterno dal loro sistema di risarcimento e salvaguardia.
    Siamo dispiaciuti di non aver avuto la cortesia di una risposta o di un riscontro alla nostra lettera.

    Sebbene siamo contenti che tale audit possa procedere, purtroppo nel frattempo la situazione è peggiorata a causa delle continue smentite a queste denunce evidenti dei nostri sopravvissuti da parte di un processo che resta all’interno della massima segretezza. Pertanto, nella Chiesa cattolica neozelandese vittime e sopravvissuti rimangono senza giustizia e guarigione. Gli abusatori rimangono nel ministero. I bambini rimangono a rischio e la sua Chiesa continua a essere screditata da un sistema così ingiusto.

    Da qui la nostra Lettera Aperta nella speranza che ci possa ascoltare e costringere i leader della sua Chiesa in Nuova Zelanda a rispettare i suoi appelli all’apertura e alla trasparenza, e cambiare il loro sistema deplorevole che permette questo abuso, insabbiamento, segretezza e negazione.

    Cordiali saluti,
    SNAP Aotearoa
    Wellington, Nuova Zelanda
    il 27 marzo 2023

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  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Prete accusato di violenza sessuale “Negò, qualcuno parlava di plagio”

    Prete accusato di violenza sessuale “Negò, qualcuno parlava di plagio”

    “Don Giglio cascò dalle nuvole e negò assolutamente di aver avuto atteggiamenti equivoci dal punto di vista affettivo nei confronti dei ragazzi”. Con queste parole il vescovo emerito di Prato, Franco Agostinelli, ha risposto alle domande del pubblico ministero Valentina Cosci in aula durante una delle udienze a carico di don Giglio Gilioli, 77 anni, e di Lucio Fossanova, ex seminarista di 40 anni, (difesi rispettivamente dagli avvocati Cristina Menichetti e Carlotta Taiti), accusati di violenza sessuale nei confronti di uno dei ragazzi che, all’epoca dei fatti, frequentava la congregazione dei Discepoli dell’Annunciazione, fondata dallo stesso sacerdote.

    “Qualcuno parlava di una azione di invadenza di natura psicologica, di plagio di don Giglio nei confronti dei ragazzi ma mai nessuno mi aveva detto di atteggiamenti sessuali – ha proseguito il vescovo emerito – Fin da quando arrivai a Prato mi accorsi di qualcosa di strano all’interno della congregazione tanto che chiesi la verifica apostolica. Successivamente fu chiusa dalla Santa Sede per questioni di dottrina e diritto canonico, non per abusi sessuali. Don Giglio vive ad Aulla e non può più fare congregazione”.

    Il sacerdote e l’ex seminarista devono rispondere di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo che all’epoca era minorenne. I fatti sono lontani nel tempo (fra il 2008 e il 2012), ma emersero solo molti anni dopo, nel 2020. Agostinelli ricevette le confidenza di due sacerdoti che, a loro volta, avevano raccolto la testimonianza di un giovane che parlava di violenze di gruppo avvenute quando era molto piccolo all’interno della congregazione. In realtà, le accuse di violenza di gruppo sono cadute.

    E’ rimasta in piedi la violenza sessuale riferita, però, al fratello maggiore. Vennero indagati 11 religiosi ma a processo sono finiti solo in due, don Giglio appunto e l’ex seminarista. Il procedimento va avanti con la sola accusa riferita al fratello più grande che, fra l’altro, non ha mai sporto denuncia al contrario del fratello più piccolo.

    “Don Giglio mi spiegò – ha aggiunto Agostinelli in aula – che i due ragazzi provenivano da una famiglia molto numerosa che la congregazione aiutava economicamente. Si difese sostenendo che le accuse erano partite quando gli aiuti economici della congregazione vennero meno. Io stesso, una volta, parlai con la madre dei ragazzi che chiedeva soldi. Non fece cenno a presunte attenzioni sessuali”. Sempre durante l’udienza di ieri sono stati sentiti alcuni frati e suore che frequentavano la congregazione all’epoca in cui i due fratelli erano stati affidati dalla famiglia. Il processo è stato aggiornato.

    Laura Natoli

    https://www.lanazione.it/prato/cronaca/prete-accusato-di-violenza-sessuale-nego-qualcuno-parlava-di-plagio-89dbcf4c

  • Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Don Giuseppe Rugolo è stato arrestato il 27 aprile 2021 e il processo a suo carico si è aperto a Enna il 7 ottobre dello stesso anno a porte chiuse. È accusato di violenza sessuale su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Una storia mai chiusa del tutto e che oggi promette di svelare altri inquietanti retroscena. Ci potrebbero essere stati infatti altri casi di abusi da parte di sacerdoti nella diocesi di Enna, ipotesi che rischia di allargare a macchia d’olio lo scandalo su un episodio di violenza sessuale.

    Sentenza attesa a luglio

    Si attende entro il prossimo mese di luglio la sentenza nel processo per violenza sessuale al sacerdote Giuseppe Rugolo . Il prete è a processo davanti al tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La decima udienza, presieduta dal giudice Francesco Pitarresi, è stata dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano. Con loro anche il vicario foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana. Pitarresi, nonostante abbia lasciato Enna per assumere il ruolo di presidente del tribunale di Ragusa, concluderà il processo.

    Probabile coinvolgimento di altri sacerdoti

    Nel corso dell’udienza sul processo alla presunta violenza sessuale è emersa una fitta rete di messaggi e telefonate tra don Giuseppe Rugolo e monsignor Murgano. Oltre ad una attività di controllo giornaliera sul social della vittima da parte di Murgano e Rugolo. Murgano, è stato detto ieri in aula, sarebbe stato inoltre a conoscenza di altri presunti casi di abusi su minori a opera di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. L’alto prelato all’epoca era responsabile del servizio per la tutela dei minori. Questo sino a dicembre del 2022. E in tal senso non avrebbe mai adottato alcun provvedimento.

    La protezione

    Per altri casi di violenze sessuali, il vescovo Gisana pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro. Come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abusi derubricati ad ammiccamenti o affettuosità.

    https://qds.it/enna-preti-pedofili/

  • Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Seicento pagine di chat stampate e portate nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il il processo con rito abbreviato per Giuseppe Rugolo, il prete 40enne di Enna che è stato arrestato nell’aprile del 2021 a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Messaggi quotidiani e frequenti telefonate tra Rugolo e Vincenzo Murgano, uno dei testimoni sentiti ieri che era diventato il consigliere personale del sacerdote nella vicenda che lo vede imputato dopo che il giovane archeologo. Murgano, che oltre a essere il parroco della chiesta madre di Enna è anche un canonista giudice del tribunale ecclesiastico, avrebbe discusso giornalmente con Rugolo della questione. E, nel suo ruolo di consigliere, avrebbe anche suggerito di «archiviare» i post pubblicati sui social dalla vittima. Contenuti su cui l’imputato avrebbe esercitato un «controllo quotidiano»: da quelli sulle prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 a quelli sulla diretta streaming della messa. Nel corso della lunga udienza di ieri, è emerso che Murgano sarebbe stato a conoscenza anche di altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina, dove fino al dicembre del 2022 era responsabile del Servizio per la tutela dei minori. Casi su cui nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Al fianco di Giuseppe Rugolo – che ha anche denunciato per diffamazione il presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi – ci sarebbe stato pure don Pietro Spina. Anche lui sentito ieri a processo nelle vesti di testimone, sarebbe stato convinto della prescrizione del reato e avrebbe minimizzato sugli episodi di abusi derubricando ad «ammiccamenti o affettuosità». In direzione contraria sono state, invece, le dichiarazioni rese dal vicario foraneo di Enna Giuseppe Fausciana. Il sacerdote che ha sostenuto la vittima dopo avere raccolto la denuncia anche della famiglia. È stato lui a raccontare la vicenda al vescovo Rosario Gisana e ad attivare tutte le procedure previste per il caso. Motivo per cui avrebbe attirato su di sé sentimenti di rancore da parte di altri membri del clero locale. In un conversazione intercettata, che ieri è stata letta in aula, a definirlo «una bestia» sarebbe stato il vicario generale della diocesi Antonino Rivoli. Dai racconti di quest’ultimo, fatti nella fase delle indagini preliminari, è emersa la vicenda che ha portato a indagare il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi che avrebbe suggerito al vescovo di cambiare avvocato perché il suo sarebbe stato coinvolto in indagini per mafia. In cambio, il militare avrebbe chiesto un appoggio di Gisana – che ha confermato la dinamica – per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    Nel corso dell’udienza c’è stato spazio anche per le dichiarazioni di due giovani che hanno riferito di «comportamenti inadeguati» da parte di Rugolo in contesti giovanili dove lui era piuttosto attivo. È stata poi la consulente psicologa Anna Maria Fazio a spiegare le dinamiche di soggetti abusanti che rivestono un ruolo percepito come un’autorità o che sono un punto di riferimento per i minori. La prossima udienza è già stata fissata per il 4 aprile, giorno in cui verranno sentiti i testimoni del pubblico ministero. Per la sentenza, invece, bisogna attendere il mese di luglio. Tutto è partito da un giovane archeologo (oggi 28enne) che ha denunciato di avere subito abusi da Rugolo quando aveva 15 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista. I genitori della vittima hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo che invece sostiene proprio dai genitori sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

  • Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza fiume del processo Rugolo, al Tribunale di Enna dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano e del Vicario Foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana.

    A seguito delle contestazioni dell’avvocato di Antonio Messina, persona offesa, emerge una fitta rete di messaggi e telefonate tra l’imputato, don Giuseppe Rugolo, e monsignor Murgano, che aveva assunto un ruolo di consigliere personale del reverendo, nella gestione della vicenda che vedeva Rugolo accusato di violenza sessuale ai danni di un minore in sede ecclesiastica.

    Padre Murgano, con cadenza quotidiana, forniva indicazioni e consigli strategici, avallando anche l’attività di controllo attraverso i social attivata da Rugolo ai danni del giovane Antonio Messina, colpevole, a dire dei due, di collaborare il parroco di Sant’Anna nelle attività pastorali, don Fausciana, nonchè di svolgere attività professionali nel contesto della città di Enna. “Chiama incazzato il vescovo e fai una foto della schermata e gliela mandi, ma proprio incazzato” ribadisce Murgano a Rugolo.

    Il monsignore, a fronte delle contestazioni del difensore di parte civile, Eleanna Parasiliti, si contraddice arrivando a negare circostanze documentate, tanto da essere ammonito a dire la verità.

    Emerge ancora come Murgano fosse a conoscenza di alcuni casi di abuso su minori a opera di altri sacerdoti della Diocesi di Piazza Armerina, per la quale era responsabile del Servizio per la Tutela dei Minori sino a dicembre del 2022, senza aver mai adottato alcun provvedimento.

    Per altri casi di abuso sessuale, il Vescovo Rosario Gisana, pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro, come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, disposto a dargli fiducia anche qualora fosse risultato colpevole, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abuso, definendoli ammiccamenti o affettuosità. Sentito in aula anche don Giuseppe Fausciana, il sacerdote che ha sostenuto il giovane, vittima degli abusi, consegnando al Vescovo Gisana la dolorosa storia. Tale modo di procedere, rispettoso dei protocolli vigenti nella chiesa, avrebbe procurato il rancore da parte di altri sacerdoti, ed in particolare del vicario generale della diocesi, monsignor Nino Rivoli, che nelle intercettazioni lette in aula lo definisce “bestia”.

    È emerso anche che il Vescovo Gisana, malgrado fosse a conoscenza della vicenda, non chiese mai a don Fausciana di metterlo in contatto con la famiglia e con la vittima. Secondo alcuni prelati, infatti, don Fausciana avrebbe dovuto lavarsi le mani della vicenda.

    Sentiti anche due giovani che hanno riferito i comportamenti inadeguati di Rugolo nei contesti giovanili, e la consulente psicologa Anna Maria Fazio, la quale ha spiegato le tipiche dinamiche dei soggetti abusanti, che rivestono ruoli di autorità o che costituiscono punti di riferimento per i minori. Il processo dovrebbe concludersi nel mese di luglio.

  • Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»

    Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»

    «Queste sono vere e proprie intimidazioni». È così che Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso, ha commentato a MeridioNews la notizia di essere stato denunciato da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è a processo al tribunale di Enna con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Il prete ha denunciato il fondatore e presidente della Rete l’abuso per diffamazione a mezzo stampa. «Sono stato denunciato due anni fa – racconta Zanardi al nostro giornale – ma ne sono venuto a conoscenza soltanto adesso che la procura di Savona (la cittadina in Liguria dove ha sede l’associazione attiva da tredici anni, ndr) ha chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della querela, ma i legali difensori di Rugolo hanno presentato ricorso».

    La denuncia di Rugolo sarebbe per gli articoli di giornale che Zanardi ha pubblicato sul sito dell’associazione. Un’opposizione all’archiviazione di cui si discuterà nell’udienza che è stata fissata per il 4 ottobre del 2023. «Mi sono già organizzato con i miei legali – dichiara Zanardi che con l’associazione è parte civile nel processo a Rugolo – Tornando indietro, comunque, rifarei tutto quello che ho fatto e per cui, in questi tredici anni di attività, ho già avuto più di settanta querele. Del resto – aggiunge l’uomo che all’età di undici anni è stato lui stesso vittima degli abusi di un sacerdote è per questo che è nata Rete l’Abuso».

    Intano, domani si svolgerà un’altra udienza del processo a Rugolo. Tra i testi previsti ci sono anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il motivo per cui, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane archeologo quando aveva 15 anni e dalle cui denunce sono partite le indagini, non abbiano agito di conseguenza. A testimoniare sarà poi anche il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che segnalò al vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza. Sin da subito, i genitori della vittima hanno denunciato che: «La diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Accuse a cui il vescovo ha risposto sostenendo che, invece, proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Enna, prete a processo per violenza sessuale su minori denuncia l’associazione delle vittime: «Solo intimidazioni»

  • Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    ANSA – IL presidente di Rete l’Abuso , Francesco Zanardi è stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale ai danni di minori.

    La notizia nel giorno prima dell’ennesima udienza del processo che si celebra al Tribunale di Enna.

    Domani, infatti, tra i testi anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il perché, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane che ha denunciato, non abbiano agito di conseguenza e il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che, invece, segnalò al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza.

    “E’ l’ennesimo tentativo di provare ad imbavagliare chi denuncia e racconta cosa sia avvenuto e sta avvenendo ad Enna – dice Zanardi che da anni si batte con la sua associazione per dare giustizia alle tante vittime del clero – Dopo la giornalista Pierelisa Rizzo ora tocca a me.

    Anche in questo caso la procura di Savona, dove ha sede l’associazione, aveva chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della notizia di reato, ma i legali di Rugolo hanno fatto opposizione e, dunque, il prossimo 4 ottobre si svolgerà l’udienza”.

  • Sparanise / Presenzano – Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco assolto per violenza sessuale e induzione alla prostituzione

    Sparanise / Presenzano – Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco assolto per violenza sessuale e induzione alla prostituzione

    Sparanise / Presenzano – Don Gianfranco Roncone non ha mai violentato alcun minore, né ha mai indotto alcun minore alla prostituzione.

    Possedeva, invece, materiale pedopornografico. Colpo di scena al termine del processo di primo grado a carico del prete Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano. Il giudice ha assolto l’imputato dalle accuse più gravi: il fatto non sussiste in merito alle accuse di violenza sessuale su minore e induzione alla prostituzione di minori.

    Don Gianfranco Roncone è stato condannato alla pena di 1 anno e 6 mesi perché trovato in possesso di materiale pedopornografico. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi di carcere a carico del prete, Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano della diocesi di Teano Calvi Risorta.

    Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano originario e residente a Sparanise, finito sotto processo per abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico.

    Il pubblico ministero in merito all’accusa di induzione alla prostituzione minorile ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. Le costituite parti civili rappresentate dagli avvocati Ernesto De Angelis e Luigi Scorpio; i difensori di don Roncone, gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino.

    Sparanise / Presenzano – Scandalo sessuale in parrocchia, Don Gianfranco assolto per violenza sessuale e induzione alla prostituzione