Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: quanti sono

  • Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    di Marinella Puleo – La pedofilia nella Chiesa è un sistema che continua a esistere perché combina ancora oggi potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Le inchieste più recenti lo dimostrano.

    In Francia, la Commissione Sauvé ha pubblicato nel 2021 un rapporto che parla di 216.000 vittime di membri del clero dal 1950 a oggi, e 330.000 se si includono educatori laici legati alla Chiesa.

    In Germania, lo studio MHG del 2019 ha identificato 1.670 sacerdoti abusanti e oltre 3.600 vittime, e ha concluso che i meccanismi di copertura sono ancora attivi. In Australia, la Royal Commission ha rilevato che il 7% dei sacerdoti è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, e ha dichiarato che la struttura ecclesiastica continua a essere “intrinsecamente inadatta a proteggere i minori”.

    Negli Stati Uniti, il John Jay Report ha identificato circa il 4% dei sacerdoti coinvolti in casi di abuso, e le diocesi americane pubblicano ancora oggi liste aggiornate di preti “credibilmente accusati”.

    La psicologia spiega perché questo fenomeno continua. Il sacerdote rimane una figura percepita come moralmente superiore, intoccabile, investita di un’autorità che paralizza la capacità della vittima di riconoscere l’abuso e della comunità di accettare che possa essere avvenuto. Questo meccanismo, chiamato autorità carismatica, non è scomparso: è ancora il pilastro della relazione tra clero e fedeli. Il celibato obbligatorio continua a creare uomini isolati, privi di relazioni adulte significative, con un’identità completamente fusa nel ruolo. Quando l’identità personale si riduce al ruolo sacro, la psiche può deviare, e lo fa in un ambiente dove la supervisione è minima e la fiducia è totale.

    La Chiesa continua a garantire ai sacerdoti un accesso privilegiato ai minori: oratori, catechismo, gruppi giovanili, scuole religiose. In criminologia questo si chiama ambiente ad alta opportunità, e non è cambiato. Gli abusanti clericali mostrano ancora oggi le stesse distorsioni cognitive documentate dagli psicologi forensi: minimizzazione del danno, razionalizzazione morale, spostamento della responsabilità, attribuzione esterna. Ma la distorsione più devastante rimane la stessa: la convinzione che non ci saranno conseguenze reali. E infatti, nonostante le linee guida, molti casi vengono ancora gestiti internamente, con trasferimenti, silenzi e trattative private.

    La Commissione Sauvé ha scritto che la Chiesa francese ha mostrato “una crudeltà istituzionale sistemica” e la Royal Commission australiana ha dichiarato che la Chiesa “continua a privilegiare la propria reputazione rispetto alla sicurezza dei minori”.

    Un bambino abusato da un sacerdote oggi vive la stessa doppia prigione psicologica di ieri: non può opporsi all’autorità religiosa e non può denunciare senza temere di distruggere la famiglia, la comunità, la fede dei genitori.

    Questa paralisi morale non è un fenomeno storico: è una dinamica attuale, che continua a rendere l’abuso indicibile e quindi riproducibile.

    Quando metti insieme potere sacro, isolamento emotivo, accesso ai minori, impunità, sacralizzazione dell’autorità e cultura del silenzio, ottieni una struttura che non ha smesso di funzionare. Non genera il pedofilo, ma lo protegge, lo amplifica e lo rende invisibile.

    I numeri delle commissioni internazionali dimostrano che questa struttura è attuale e difficile da scardinare.


    Quanti sono i casi in Italia?

    Qui il dato italiano dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Osservatorio permanente sui crimini sessuali del clero

  • Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Quanti sono i preti pedofili di cui la Chiesa si deve occupare? In che modo se ne occupa e che fine fanno? La risposta ha dell’incredibile e arriva addirittura da uno dei massimi esperti di abusi clericali, Jordi Bertomeu, molto amico di papa Prevost. Bertomeu, come ci racconta Giorgio Meletti in questo dettagliato articolo che vi invito a leggere con attenzione, spiega che il papa può concedere “la grazia della dispensa dallo stato clericale” ai preti accusati di abusi sessuali: in questo modo si eviterà il processo canonico e il reato scomparirà come non fosse mai stato commesso. Le vittime? Che importa, tanto non hanno il diritto di avere informazioni sull’esito delle loro denunce e se il papa vuole concedere la dispensa al colpevole per estinguere la colpa, la sua decisione è comunque insindacabile. Se pensate che questo “tana libera tutti” sia un escamotage usato raramente, vi sbagliate. I dati li fornisce lo stesso Bertomeu: soltanto negli ultimi nove anni, infatti, ogni tre giorni è stato graziato un prete pedofilo. Alla faccia della tolleranza zero.

    Se volete incontrarci di persona, saremo al Dig Festival di Modena, il festival internazionale di giornalismo d’inchiesta, venerdì 25 settembre. Parleremo di abusi nella chiesa e con noi ci saranno Paolo Mondani, Stefano Feltri, Ludovica Eugenio e don Roberto Maier.

    La premessa è d’obbligo, per definire subito l’argomento che qui si tratta. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che nei nove anni 2012-2020, composti per l’esattezza di 3.288 giorni, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha aperto, per ogni giorno che Dio ha mandato in terra (absit iniuria verbis) due processi ecclesiastici penali per reati sessuali commessi da sacerdoti su vittime minorenni. Due al giorno. Nello stesso periodo il papa, strettamente inteso come persona fisica (il signor Joseph Ratzinger per il 2012 e il signor Jorge Mario Bergoglio per gli otto anni seguenti), ha concesso all’imputato una dispensatio ab oneribus (una sorta di “grazia” che estingue il processo) ogni tre giorni. Ogni tre giorni un prete pedofilo è stato graziato. Uno ogni tre giorni.

    Ecco perché non è solo lecito ma doveroso tenere sempre presente che la Chiesa cattolica è ossessionata dagli abusi sessuali che essa stessa commette. Un dramma che domina la sua vita ogni giorno, ogni pensiero in ogni momento, nonostante gli sforzi delle gerarchie ecclesiastiche di mostrarsi spensieratamente dedite ad altro. Anche se è vero che con Leone XIV ogni sforzo di dissimulazione sta diventando vano: il papa di Chicago ci sta abituando a storie veramente assurde.

    L’incredibile corto circuito sul caso Rupnik (sabato 12 settembre solenne inaugurazione con benedizione papale dei mosaici di Aparecida in Brasile, sabato 26 settembre visita a Lourdes con i mosaici dell’abusatore seriale coperti in accordo con il papa) impallidisce di fronte alla incredibile rivelazione di un avvocato di Madrid, Javier Tebas, su come Leone XIV ha potuto salvare il suo amico Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, da gravissime accuse di pedofilia.

    Vista la complessità della vicenda, è bene partire dall’inizio, cioè dall’8 maggio 2025, giorno in cui Robert Prevost viene eletto papa. Subito dopo la fumata bianca cominciano a circolare notizie sul caso delle tre sorelle Quispe che, a Chiclayo (in Perù), nel 2020 erano andate dall’allora vescovo Prevost a denunciare gli abusi sessuali subiti quando erano bambine, a partire da nove anni di età, da padre Lute. Prevost è accusato di non aver fatto niente, in sostanza di averlo coperto.

    VISITA A CASA DEL PAPA

    In difesa di Prevost scende in campo immediatamente Jordi Bertomeu, catalano, funzionario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede (Ddf). Vanity Fair España, a ottobre del 2021, lo descrive come uno «uno degli uomini chiave della cerchia di Francesco, probabilmente uno di quelli di cui il papa si fida di più in Vaticano, una specie di 007 incaricato dal pontefice di indagare i casi più intricati di abusi sui minori di sacerdoti e vescovi». Jordi “007” Bertomeu è anche talmente amico di Prevost che il 9 maggio mattina è uno dei primi ad andare a parlare con il papa appena eletto nel suo appartamento al palazzo del Sant’Uffizio. Bertomeu diventa amico di Prevost proprio in Perù, insieme combattono il Sodalitium Christianae Vitae, movimento apostolico fondato dal laico Luis Figari e sciolto da Francesco all’inizio del 2025 per abusi sessuali e violazione di quasi tutti comandamenti. Per Bertomeu le accuse di copertura di padre Lute sono montature degli uomini del Sodalizio che vogliono vendicarsi di Prevost.

    Quella mattina al palazzo del Sant’Uffizio hanno parlato della seccante grana di padre Lute? Ovviamente non lo sappiamo ma è un fatto che Bertomeu esce da casa di Prevost e si precipita a rilasciare due interviste radiofoniche molto simili a due emittenti catalane, Radio Estel e Rac1. Dice a Radio Estel: «Penso che nessuno possa dirlo con la cognizione di causa con cui posso dirlo io. Dal 2012 seguo i casi di abuso in America Latina, in particolare quelli del Perù e, nello specifico, i due casi di Chiclayo che vengono maggiormente agitati in questo momento. Non so più in quale lingua dirlo: ora lo sto dicendo in catalano e in questi giorni l’ho detto in diverse altre lingue. È falso. Categoricamente falso. Prevost non ha mai coperto alcun caso».

    La vicenda delle tre sorelle Quispe è molto controversa. La maggiore delle tre sorelle, Ana Maria, non ha mai rinunciato alle sue accuse a Prevost, ma il papa e i suoi amici pensano che sia strumentalizzata dal Sodalizio. Esattamente un anno fa, nella biografia autorizzata di Prevost, Ciudadano del mundo, uscita il 14 settembre 2025 in occasione del suo settantesimo compleanno, l’autrice Elise Ann Allen dedica ben 25 pagine alle accuse di Ana Maria Quispe, e così conclude: «Contrariamente a quanto affermano altre testimonianze citate in questo libro, Ana María sostiene che, sebbene la diocesi [cioè Prevost, ndr] abbia aperto il caso, non ha svolto un’indagine, con la scusa che “nella Chiesa non esiste un modo per indagare”. Tuttavia, come ha confermato il Vaticano, a Roma esiste effettivamente un fascicolo, il che dimostrerebbe che un’indagine è stata condotta. Quispe insiste sul fatto che in tale dossier esista soltanto “un foglio”, il che significherebbe, secondo lei, che non c’è stata un’indagine adeguata». Insomma, Allen non può dare della bugiarda a Quispe e, pur alludendo a ipotetiche strumentalizzazioni, lascia al lettore qualche dubbio su Prevost: «Alla fine, ciò che risulta chiaro è che non si tratta di un caso di abuso come tanti altri, ma di uno in cui uno sforzo genuino per aiutare le vittime si è scontrato con molti interessi particolari, personali e istituzionali, con l’elezione del papa Leone XIV e, in mezzo a tutto ciò, tre donne rimasero disorientate, sentendosi usate».

    LA GRAZIA PAPALE A PADRE LUTE

    Siccome al clero piace “farlo strano”, dopo la tempesta di veleni che ha accompagnato la sua elezione Robert Prevost non ha risparmiato al suo pubblico un nuovo colpo di scena. A novembre 2025 ha concesso a padre Lute la dispensatio ab oneribus, o “grazia della dispensa dallo stato clericale”, una genialata alla quale anche i più raffinati teologi faticano a dare un senso. Funziona così: se un prete è sotto processo per violenza sessuale su minori davanti al tribunale del Ddf, può chiedere al papa di essere (anche provvisoriamente) spretato. In questo modo il processo finisce come se l’imputato fosse morto, infatti dove non c’è più prete non c’è più processo ecclesiastico. Alle sorelle Quispe la notizia che Lute aveva chiesto la “grazia” è stata data per le vie brevi due giorni dopo la morte di Bergoglio, tanto che hanno rivolto un ingenuo appello al nuovo papa perché non concedesse la cosiddetta “grazia” che avrebbe negato il loro diritto alla giustizia. Prevost, sicuramente dopo ampio discernimento, se n’è semplicemente fregato delle tre bambine violentate e ha graziato il suo vecchio amico padre Lute. Alle sorelle Quispe la notizia è arrivata su un foglietto (un po’ gualcito, dicono) perché Prevost da cinque anni si rifiuta di incontrarle: di norma questo papa incontra le vittime di abusi solo se selezionate tra le più mansuete e più pastorizzate dai pastori locali. Le sorelle Quispe non sono state ancora pastorizzate.

    [Si noti che nella concezione del diritto italiano la grazia segue per definizione una condanna, mentre nella concezione della Chiesa la grazia papale cancella tutto: colpe, peccati, documenti, processi, pene, risarcimenti e vittime, che non hanno neppure diritto di vedere gli atti. In termini giuridici è il punto in cui la figura del papa e quella del marchese del Grillo coincidono].

    Eccoci dunque alla eclatante novità impacchettata per il settantunesimo compleanno del papa da Javier Tebas, l’avvocato di Madrid che rappresenta le sorelle Quispe.

    Tebas ha scritto su Infovaticana – un sito spagnolo che i buoni cristiani che circondano Prevost diffamano quotidianamente come «diffusore di bufale, sciocchezze e fake news» perché ce l’ha con il papa, che magari è vero, ma i fatti restano – che proprio Bertomeu nel 2021 ha scritto su Ius Canonicum, rivista di diritto canonico dell’Università di Navarra, un saggio dedicato alla prassi della dispensa dagli obblighi clericali (si può leggere qui).

    Bertomeu in questo saggio mostra che, nel complesso sistema di pensiero della Chiesa, la dispensa dagli obblighi clericali serve esattamente per cancellare i processi per abusi sessuali senza lasciare alcuna traccia negli archivi del Ddf. Affronta il tema dando per inteso che gli abusi sessuali dei preti sui minori sono un fenomeno talmente diffuso da dover essere gestito con la statistica («il 70 per cento dei minori abusati è costituito da adolescenti maschi e il 20 per cento da adolescenti femmine») e da travolgere le strutture della Chiesa: «L’impossibilità — e non la semplice difficoltà — per molti Ordinari di celebrare un processo penale giudiziale ai sensi del canone 1721, a causa della mancanza di risorse umane e tecniche, era una circostanza molto più diffusa di quanto alcuni membri della Curia o studiosi avrebbero mai voluto riconoscere». Avvertenza: si parla degli abusi denunciati che sfociano in un’apertura di processo ecclesiastico, che sono solo una piccola parte dei casi reali. Appare plausibile ipotizzare, sulla base dei dati di Bertomeu, che ogni giorno vengano abusati da preti cattolici da cinque a dieci minori. Ogni giorno.

    IL POTERE ASSOLUTO DEL PAPA

    Secondo Bertomeu, anche se il trucco di spretare l’abusatore per cancellare i processi non ha nessuna base legale, può ugualmente «essere considerato una prassi avente valore normativo, in virtù della specifica approvazione del Romano Pontefice per ogni dispensa concessa». Dietro questa frase c’è una realtà terrificante: nonostante la proliferazione di leggi, costituzioni, codici e canoni di ogni tipo, l’unica legge davvero vigente nella Chiesa è che il potere del papa è assoluto e illimitato. E quindi questa prassi, ammette Bertomeu, «non solo evita di giungere a una dichiarazione autorevole sulla colpevolezza o meno del reo, ma comporta inevitabilmente che la presunta vittima non possa vedere riparato il male causato dal suo aggressore». Ma si fa così perché lo vuole il papa: «prassi avente valore normativo» significa che una cosa illegale diventa legale se piace al papa.

    Qui c’è il passaggio più agghiacciante. Bertomeu spiega che le vittime devono farsene una ragione: il loro diritto ad avere giustizia e riparazione non è l’unico di cui la Chiesa deve preoccuparsi. Val la pena di leggere le sue parole esatte: «I fedeli possono responsabilmente rinunciare a far valere un diritto personale qualora, nel caso concreto, salvaguardino in tal modo la comunione ecclesiale, poiché questa, per opera dello Spirito, possiede un carattere organico analogo a quello di un corpo vivo e operante. Di fronte alla possibilità che un chierico richieda la dispensatio ab oneribus, deve prevalere il diritto della presunta vittima a ottenere il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato (cfr. can. 1341) e, di conseguenza, a che non gli sia concessa la dispensa, ma venga invece portato a conclusione il processo in corso? Oppure deve prevalere il diritto della comunità ecclesiale ad allontanare dal ministero pastorale un ordinato che, nel corso delle indagini preliminari o del processo penale, si sia implicitamente riconosciuto inidoneo a dispensare i misteri di Dio al servizio del popolo di Dio?».

    Chi non ha una laurea in teologia non dispone degli strumenti culturali per comprendere perché la Chiesa venga protetta dallo spretamento dei preti pedofili prima del processo e non anche dopo, ma rimane il fatto che grazie al “lodo Bertomeu” i preti pedofili la fanno franca e le vittime vengono mandate al diavolo senza pietà in nome del bene della Chiesa che, come tutti i buoni cristiani sanno, è più importante dei diritti di un bambino violentato a otto anni.

    Non sorprende dunque che l’avvocato Tebas – di fronte a queste oscene argomentazioni del sedicente 007 anti-pedofili – reagisca con tono inferocito: le tre sorelle Quispe sono state abusate rispettivamente all’età di nove, undici e tredici anni da padre Lute e Leone XIV ha deciso di sottrarlo al processo ecclesiastico, e senza dare nessuna spiegazione a queste tre donne e ai loro genitori che le avevano affidate alla Chiesa.

    I numeri della vergogna li fornisce lo stesso Bertomeu. Il funzionario del Ddf sa tutto e sciorina in un saggio accademico dati che, se li chiede un giornalista alla sala stampa vaticana, risultano coperti dal segreto più impenetrabile. In ogni caso Tebas, leggendo Ius Canonicum, ha trovato i dati: tra il 2012 e il 2020 sono stati aperti 6.236 fascicoli al Ddf, e 1.058 si sono conclusi con la concessione di una “dispensatio ab oneribus”, il 17 per cento del totale dei casi, con una media annua di 117. Colpisce l’accelerazione, che si consuma durante il ponificato di Bergoglio: le dispense sono passate da 79 nel 2012 (ultimo anno di Ratzinger) a 179 nel 2020, più del doppio in otto anni. «Tradotto: più di mille casi di abusi su minori giunti al tribunale supremo della Chiesa si sono chiusi senza che nessuno stabilisse cosa è accaduto, e il ritmo aumenta», spiega Tebas.

    LE BUGIE DI PAPA FRANCESCO

    Il 22 settembre 2017 papa Francesco proclamò solennemente, a favore di telecamere, la “tolleranza zero” per i preti pedofili. Ecco le sue parole testuali: «Mai la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia! Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Chiarissimo! Ne ha firmate solo 979 negli anni dal 2013 al 2020, stando ai dati ufficialmente forniti dal suo 007 anti-pedofili. Forse voleva dire: «Mai ne firmerò più di due alla settimana», perché è questo il severo limite a cui si è rigorosamente attenuto. Se parlassimo di un politico lo definiremmo un bugiardo e un impostore. Trattandosi del papa, ci penseranno i credenti.

    Accusa Tebas: «Dietro quei mille fascicoli ci sono, come minimo, mille persone che hanno denunciato e non hanno ricevuto risposta. È probabile che siano più di una per fascicolo. Migliaia di uomini e donne, in ogni caso, ai quali lo stesso sistema che li ha incoraggiati a denunciare ha poi negato la verità e la riparazione». Ma quanti processi sono stati vaporizzati dalla dispensa papale dopo il 2020? Quanti pedofili sono stati graziati da Bergoglio e da Prevost? Segreto pontificio, almeno fino a quando Bertomeu non scriverà un nuovo saggio accademico con i dati aggiornati. L’unica notizia pubblica è che Leone XIV ha graziato padre Lute, il parroco di Chiclayo che lui stesso avrebbe dovuto mettere sotto accusa.

    Ed è qui che il diavolo (che, come assicurava Bergoglio, esiste) ci mette la coda. Esce un libro apologetico su Prevost e i suoi anni in Perù, El pastor y los lobos di Santiago Roncagliolo che, forse per distrazione, lascia cadere un paio di notizie interessanti sui rapporti tra Prevost e padre Lute. È ancora Infovaticana a notare la cosa: «Nel raccontare il rapporto tra il vescovo Prevost e padre Lute – all’epoca il sacerdote più popolare della diocesi, promotore della devozione del Niño del Milagro de Eten – Roncagliolo scrive: “Combattere insieme unì molto il vescovo e il padre. Padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva. E il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi. Lute offrì cinquemila testimonianze di persone guarite, aiutate o salvate dal Niño del Milagro. Ne ottenne ventimila, che Prevost portò a papa Francesco nel 2019. Allo stesso tempo, Prevost contava sulla popolarità di Lute per evangelizzare e creare vocazioni sacerdotali. Come papa, si sarebbe portato in Santa Sede, come segretario privato, un discepolo di Lute, Edgard Rimaycuna”. Il passo è doppiamente rilevante – commenta Infovaticana – primo, perché documenta un rapporto di stretta fiducia e collaborazione tra Prevost e Lute – “padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva”, “il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi” – negli anni immediatamente precedenti alle denunce delle vittime contro il sacerdote presentate allo stesso Prevost nell’aprile 2022. Secondo, perché colloca in quell’orbita, come discepolo dell’accusato, la persona che oggi condivide il quotidiano del Pontefice: il suo primo segretario personale».

    IL PAPA PERDONA SOLO SE HA PAURA?

    A questa notizia ha reagito il giornalista peruviano Pedro Salinas, amico e apologeta di Prevost, a cui è grato perché lo ha difeso dalle aggressioni del Sodalizio quando denunciava con i suoi articoli le malefatte di Figari e soci. Salinas accusa Infovaticana di vigliaccheria perché «sempre in modo sottile spara contro Papa Leone XIV, ma mai frontalmente, punta sempre a gente del suo entourage». Poi rispolvera un antico cavallo di battaglia, sempre più simile a un autogol: come si può accusare Prevost di proteggere un pedofilo se da vescovo è andato così coraggiosamente all’attacco del potente Sodalizio? Dice Salinas: «Cosa stanno suggerendo? Che Papa Robert Prevost non ha indagato su un caso di un pretino abusatore a Chiclayo e invece ha agito contro il potente Sodalizio? Cioè, ha avuto più paura di Lute che del Sodalizio?».

    Questo bizzarro modo di ragionare esclude che il papa possa essere severo con qualcuno e clemente con qualcun altro quando c’è la storia di Bergoglio a dimostrare la capacità di un buon papa di proteggere gli amici e colpire ferocemente, senza traccia alcuna di pietà cristiana, i nemici.

    Ancora più bizzarra è l’idea che un uomo di Chiesa possa essere debole o clemente solo per paura. Bene, seguendo il filo di un ragionamento chiaramente costruito per tenere lo scheletrone di Prevost chiuso dentro l’armadio, dovremmo dunque immaginare che Bergoglio abbia protetto in ogni modo l’abusatore seriale Marko Rupnik (cosa ormai dimostrata) perché ne aveva paura? Interessante ipotesi adombrata da uno dei massimi esperti mondiali di abusi sessuali dei preti. Autorevolmente amico di Leone XIV.

    (Foto: Robert F. Prevost al Concistoro del 30 settembre 2023)

    https://federicatourn.substack.com/p/lo-007-del-papa-racconta-per-sbaglio

  • “Il venerdì di Repubblica” e la pretofilia di Filippo Di Giacomo, che umilia le vittime

    “Il venerdì di Repubblica” e la pretofilia di Filippo Di Giacomo, che umilia le vittime

    Sul “Venerdì di Repubblica” del 4 settembre 2026 Filippo Di Giacomo pubblica un articoletto lacunoso su quanti sono i preti NON pedofili ingiustamente denunciati in Italia. Tra i pochi casi che emergono cita quello di Treviso, sul quale, a ulteriore discredito, oltre a contraddire la puntuale critica molto in uso nel clero, il “non fare di tutta l’erba un fascio”, calca persino sulle qualifiche accademiche che il querelante millantava.

    Come non bastasse, accresce il tutto con i dati che le commissioni indipendenti fatte oramai ovunque in Europa hanno reso, le quali, a suo dire, restituirebbero un 5% di denunce false.

    Si dimentica però di sottolineare che l’Italia è oramai l’unica in Europa a non voler in alcun modo rendere giustizia alle vittime.

    Dimentica anche che in tutti gli altri paesi, i Governi hanno avviato queste commissioni indipendenti per meno di cento casi, mentre in Italia, malgrado la stessa CEI dichiari dal 2000 ben 1176 casi, tolto quel 5% che Di Giacomo miseramente utilizza per screditarle, nel rimanente 95% dei casi, praticamente nessuna ha mai ricevuto giustizia, né dallo stato italiano, tantomeno dalla chiesa che con suoi sportelli diocesani di fatto le rivittimizza, lasciando poi puntualmente impuniti preti denunciati.

    Infatti, dei 1186 casi che l’osservatorio della Rete L’ABUSO registra sul territorio, soltanto 160 hanno raggiunto il 3° grado di giudizio da parte dello Stato, mentre la chiesa ne avrebbe indagati soltanto 84 risarcendone solamente 1.

    Di Fatto Di Giacomo dà prova che in Italia, oltre la pedofilia esiste anche la pretofilia e lui pare tra quelli che amano negare la realtà dei dati allarmanti dichiarati dalla stessa CEI, che si differenziano dai nostri di appena 110 casi.

    Scarto che diminuirà ulteriormente nel prossimo report che la Conferenza Episcopale pubblicherà.

  • Lo Stato finanzia gli oratori ma non chiede il certificato antipedofilia

    Lo Stato finanzia gli oratori ma non chiede il certificato antipedofilia

    La notizia è passata inosservata e si capisce facilmente perché: qualche giorno fa il governo ha deciso una grande iniezione di denaro pubblico per strutture possedute e gestite dalla Chiesa. Stiamo parlando degli oratori, che hanno ricevuto come finanziamento extra ben 50 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, il principale strumento con cui lo Stato italiano finanzia interventi per ridurre i divari economici e sociali nel Paese, che si vanno ad aggiungere ai 19,5 milioni di euro già previsti per il quadriennio 2025-2028.

    Per sostenere le attività sportive e «valorizzare la funzione educativa degli oratori» nei territori più marginalizzati, infatti, il 1° luglio è stato firmato un protocollo d’intesa tra il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi. Questi 50 milioni saranno utilizzati per riqualificare gli impianti sportivi degli oratori e per generiche attività ludiche e ricreative e le parrocchie contribuiranno con una quota trascurabile di cofinanziamento del 15 per cento.

    Nonostante la Cei riceva ogni anno dallo Stato circa un miliardo di euro dal cosiddetto “otto per mille”, il governo ha sentito il bisogno di un’iniezione aggiuntiva di denaro pubblico perché gli oratori, secondo quanto ha dichiarato Abodi, sarebbero centrali nel modello sportivo italiano, «autentici presìdi educativi, sociali e di comunità». Tanto centrali e determinanti che il ministro è fiero di dichiarare che con questo protocollo si stabilisce un record: «Per la prima volta nella storia repubblicana – ha spiegato – destiniamo risorse così significative a questo patrimonio della nostra nazione: investire negli oratori significa investire nei bambini, negli adolescenti e nei giovani, offrendo loro luoghi sicuri e gratuiti dove crescere attraverso lo sport, costruendo relazioni e alimentando il senso di comunità. Insieme alla Conferenza Episcopale e alla rete delle Diocesi trasformiamo il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, riconosciuto dalla nostra Costituzione, in opportunità concrete per il presente e il futuro delle giovani generazioni e per la coesione nei territori».

    Siamo di fronte al salto di un secolo. Il governo elimina il ruolo dello Stato laico dalla sua prospettiva e delega alla Chiesa il compito di occuparsi di bambini e ragazzi, soprattutto ora che sono liberi dalla scuola, in virtù di un’asserita e non comprovata virtù degli oratori «quali presìdi educativi, sociali e aggregativi», di cui riconosce «il ruolo strategico nel contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile, attraverso la promozione della pratica sportiva e dei corretti stili di vita».

    Quasi 70 milioni di euro di fondi pubblici per luoghi di aggregazione confessionali: una cifra significativa per spazi che forse sono gratuiti (o quasi) ma che vengono definiti un po’ troppo sbrigativamente «sicuri». Quello che non viene mai detto, infatti, è che per le migliaia di volontari che animano oratori, campi grest estivi e attività parrocchiali non c’è l’obbligo di richiedere il cosiddetto “certificato antipedofilia”, cioè la garanzia che l’operatore che si sta occupando di tuo figlio ha la fedina penale pulita quanto a reati sessuali.

    Secondo il decreto legislativo 39 del 2014, che recepisce una direttiva europea del 2011, i datori di lavoro sono obbligati a verificare che le persone persone condannate per reati sessuali non possano svolgere attività professionali che comportano contatti con minori. Questo obbligo vale per i dipendenti ma non sussiste per i volontari, che quindi possono fare attività con i minori senza il controllo del certificato penale.

    Eppure i volontari degli oratori e dei grest estivi, che sono a contatto con bambini e bambine tutto il giorno, non sono una componente marginale degli oratori ma l’ossatura, la spina dorsale che regge tutta l’impalcatura delle attività parrocchiali.

    Quanti sono? Difficile dirlo: i numeri del Foi, il Forum oratori italiani, sono un po’ datati ma si stimano circa 150mila volontari impegnati nei seimila oratori italiani, fra animatori adolescenti, giovani educatori, catechisti, allenatori sportivi, accompagnatori, operatori di attività ricreative e altri adulti che collaborano in vario modo alle attività.

    E quanti sono i minori che frequentano gli oratori estivi? Anche qui non è facile fare i conti ma i numeri sono alti: secondo un articolo di Vita, nel 2018 sono stati due milioni i bambini e ragazzi che hanno preso parte alle attività degli oratori estivi, assistiti da 350mila volontari adolescenti.

    Secondo invece quanto riporta Agensir il 1° luglio scorso, lo stesso giorno della firma del Protocollo fra governo e Cei, nella sola diocesi di Milano quest’estate si contano 25mila volontari adulti e un migliaio di altri educatori per 250mila ragazzi:

    un migliaio di oratori aperti fra giugno e luglio per offrire accoglienza, gioco, escursioni, momenti educativi, spiritualità a 250mila ragazzi. 42mila gli animatori adolescenti, 3mila giovani educatori. Ma anche 25mila volontari adulti e circa mille figure educative tra sacerdoti, consacrate ed educatori professionali. Sono i numeri degli oratori estivi della diocesi di Milano.

    Prima di riempire di denaro gli oratori, «autentici presìdi educativi, sociali e di comunità», come ha detto il ministro Abodi ringraziando il cardinale Zuppi, il governo avrebbe fatto bene a garantirne la sicurezza, estendendo il “certificato antipedofilia” anche alla schiera di volontari che li tengono in piedi stando tutto il giorno con i bambini. Il problema è che per la Cei imporre questa regola di buon senso violerebbe «la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa» garantita dall’articolo 2 del Concordato del 1985. Ovviamente la Chiesa potrebbe di sua iniziativa esigere il certificato antipedofilia dai suoi volontari, ma diciamo che non è nello stile della Cei.

    Delegare alle parrocchie, oltre allo sport e alla ricreazione, anche la protezione dei minori da aggressioni pedofile potrebbe rivelarsi imprudente: la cronaca insegna che i precedenti non sono propriamente rassicuranti.

    (Foto di Erika Giraud su Unsplash)

    https://federicatourn.substack.com/p/lo-stato-finanzia-gli-oratori-ma

  • 3. FASCICOLI CHE COPRONO ABUSI: UN CASO NASCOSTO PER DECENNI IN PORTOGALLO

    3. FASCICOLI CHE COPRONO ABUSI: UN CASO NASCOSTO PER DECENNI IN PORTOGALLO

    I documenti trovati sono solo pochi pezzi di un mosaico in cui sono scomparsi migliaia di persone, ma delineano un quadro generale di come la Chiesa ha agito per decenni. Lo stesso Vaticano ammette di essere stato un management pieno di errori. Nel 2010, quando emerse il caso Ratzinger, pubblicò un’Introduzione Storica al Problema in cui sottolinea: “Il periodo tra il 1965 e il 1983 (l’anno di pubblicazione del nuovo codice di Diritto Canonico) fu segnato dalla divergenza di opinioni tra i canonisti (…). Si preferiva un atteggiamento pastorale verso condotte inappropriate; alcuni consideravano le sentenze canoniche anacronistiche. Il modello terapeutico prevaleva spesso nel trattamento dei casi (…). Si prevedeva che il vescovo fosse in grado di guarire piuttosto che punire, … a volte senza considerare adeguatamente la possibilità di (altro…)

  • Il vescovo eletto si dimette dopo la segnalazione di “comportamento inappropriato” nei confronti di un minore

    Il vescovo eletto si dimette dopo la segnalazione di “comportamento inappropriato” nei confronti di un minore

    Un sacerdote polacco nominato vescovo a luglio si è dimesso prima della sua ordinazione episcopale a causa di una segnalazione di un passato “comportamento inappropriato nei confronti di un minore”, è stato annunciato sabato.

    Il vescovo di Radom Marek Solarczyk ha fatto luce il 9 agosto sul motivo per cui padre Krzysztof Dukielski ha chiesto a papa Leone XIV di liberarlo dalla nomina del 12 luglio a vescovo ausiliare di Radom.

    La diocesi situata a sud della capitale Varsavia ha annunciato il 6 agosto che papa Leone aveva accettato la richiesta di Dukielski di farsi da parte, ma non ha fornito alcuna motivazione per tale decisione.

    Ma in un comunicato del 9 agosto , Solarczyk ha affermato di voler chiarire le circostanze delle dimissioni per il bene della Chiesa e per preoccupazione della persona coinvolta.

    Solarczyk ha affermato che è stato solo dopo l’annuncio della nomina di Dukielski che è emersa la segnalazione di comportamenti inappropriati nei confronti di un minore.

    «In conformità con il diritto canonico vigente, dopo aver ricevuto informazioni attendibili, sono stati avviati senza indugio i procedimenti previsti dalle norme», ha affermato il vescovo.

    Ha osservato che a Dukielski erano state imposte “misure preventive appropriate”.

    “Ulteriori decisioni sul suo caso saranno prese in conformità con le pertinenti disposizioni del diritto canonico”, ha affermato.

    Solarczyk ha aggiunto: “Esprimo la mia sincera solidarietà a quanti sono stati colpiti dal comportamento inappropriato del sacerdote. Vi assicuro le mie preghiere e la mia disponibilità a offrire loro sostegno pastorale”.

    “Confermo inoltre la mia determinazione a realizzare tutti i principi di giustizia e a costruire una comunità ecclesiale basata sulla verità, sulla responsabilità e sul rispetto per ogni essere umano”.

    Dukielski non ha commentato pubblicamente le sue dimissioni né la dichiarazione del vescovo.

    Il sacerdote 47enne è stato il 65° vescovo nominato da Leone XIV dopo la sua elezione a maggio e la prima nomina del papa nato negli Stati Uniti a una diocesi di rito latino in Polonia.

    Dukielski è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Radom nel 2003. Ha studiato a Roma dal 2004 al 2013, lavorando contemporaneamente in parrocchie italiane. Dal 2014 al 2016 è stato vicedirettore dell’ufficio organizzativo nazionale della Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia.

    Nel 2021 è stato nominato parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Magnuszew, una cittadina nella Polonia centro-orientale, un ruolo che ha ricoperto quando è stato nominato vescovo.

    L’11 agosto i media polacchi hanno riferito che don Karol Piłat, ex vicedirettore della Caritas nella diocesi di Radom, aveva sostituito Dukielski come parroco della chiesa di San Giovanni Battista.

    Secondo quanto riferito, Solarczyk dovrebbe nominare formalmente Piłat pastore domenica 17 agosto.

    Dukielski non è il primo vescovo polacco eletto a farsi da parte prima della sua ordinazione episcopale.

    Don Franciszek Ślusarczyk, rettore del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki, è stato nominato vescovo ausiliare di Cracovia il 3 dicembre 2018 e si è dimesso nove giorni dopo.

    L’arcidiocesi di Cracovia non ha fornito alcuna motivazione per la decisione, che secondo quanto affermato Ślusarczyk è stata presa “dopo riflessione e preghiera”. Ślusarczyk si è scusato con coloro che si sono sentiti delusi dalla sua decisione e ha affermato che intende continuare a servire l’arcidiocesi e la Chiesa.

    Anche in altri Paesi europei i sacerdoti si sono dimessi poco dopo essere stati nominati vescovi.

    Mons. Ivan Brient è stato nominato vescovo ausiliare di Rennes, in Francia, il 7 ottobre 2022, ma il 16 novembre 2022 ha annunciato che il Papa aveva accettato la sua decisione di dimettersi. Il cinquantenne ha citato problemi di salute che ha attribuito al “burnout”.

    Il canonico Christopher Whitehead è stato nominato vescovo di Plymouth, in Inghilterra, il 15 dicembre 2023. Tuttavia, la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha annunciato il 1° febbraio 2024 che la sua ordinazione episcopale non avrebbe avuto luogo come previsto a causa dell’apertura di un processo canonico.

    Whitehead ha ripreso le sue funzioni di pastore nella diocesi di Clifton dopo che un’indagine preliminare sulle accuse mosse contro di lui ha concluso che non era giustificata alcuna azione canonica.

    Anche i vescovi eletti negli Stati Uniti e in Argentina si sono dimessi prima di arrivare nelle loro nuove diocesi.

    Il commentatore della Chiesa polacca Tomasz Terlikowski ha sostenuto in un editoriale del 12 agosto che il caso Dukielski dovrebbe indurre a modificare il processo di selezione dei vescovi.

    Ha affermato che invece di annunciare la nomina di un vescovo e poi “aspettare con ansia” se qualcuno presenta un’accusa, sarebbe meglio procedere a consultazioni più ampie di quanto non avvenga attualmente.

    In genere, quando si verifica una vacanza episcopale in Polonia, il nunzio apostolico consulta vescovi, sacerdoti anziani e laici di spicco prima di sottoporre a Roma una lista di tre candidati, nota come terna. Il papa ha libera scelta, ma di solito sceglie uno dei tre nomi.

    “Forse le persone in grado di ottenere informazioni dovrebbero visitare ogni parrocchia in cui il candidato ha lavorato, e forse bisognerebbe condurre un’indagine in ognuna di esse”, ha scritto Terlikowski. “Alcune cose si possono scoprire solo in questo modo”.

    Ha anche suggerito che la terna potrebbe essere resa pubblica, incoraggiando le persone a esprimere commenti sull’idoneità dei candidati.

    Terlikowski ha sostenuto che ciò non significherebbe “democratizzare” la selezione dei vescovi.

    “Significa cambiare le procedure di controllo, il che potrebbe avere un impatto positivo sulla qualità del personale”, ha affermato.

    https://www.pillarcatholic.com/p/bishop-elect-steps-down-after-report

  • Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Negli ultimi 15 anni la Rete L’ABUSO ha avuto un importante ruolo in Italia dove i sopravvissuti, anche nell’informazione come nella giustizia, hanno dovuto reagire alle negligenze dello Stato divenendo “IL FARO” dei dati sugli abusi del clero nel paese.

    Per questo e non a caso, se cercate anche sui media i dati degli abusi, mai troverete quelli ministeriali dell’osservatorio delle pari opportunità (non per forza del clero, anche dei laici) ma solamente quelli della Rete L’ABUSO, in quanto sono gli unici in Italia, da 15 anni a oggi.

    E proprio nell’ottica di uno Stato europeo assente come l’Italia che ci siamo voluti/dovuti migliorare dando vita a “Spotlight on italian survivors”, un team di sopravvissuti che in queste settimane hanno svolto un lavoro certosino di censimento dei dati, da oggi pubblici nella loro integrità e disponibili online sulle nostre piattaforme.

    Per fare questo il Team di Spotlight on italian survivors ha sviluppato un programma chiamato CODIS – Central Operating Data Information Service – che ha due differenti istanze di dati, il CODIS che è solo ad uso interno e iCODIS, l’interfaccia dedicata alla consultazione pubblica.

    Questa suddivisione è stata necessaria in quanto mentre nella parte interna del sistema, la ricerca di un soggetto appare corredata dei sopravvissuti prodotti o di ogni dato disponibile in archivio, in quella pubblica, per mantenere la privacy dei sopravvissuti, il dato non sarà prodotto.

    Un sistema molto più efficiente e completo del precedente, anche nei numeri dei casi, che salgono effettivamente da 330 nominativi di offender, a 1053 con un prodotto effettivo di sopravvissuti che non è più di 1500 circa, ma sale a ben 4371 sopravvissuti.

    Come sale l’incidenza percentuale degli offender nel clero, ben i 3,05%, per una media di 4 vittime a offender.

             Dati che non ci siamo inventati !

    La piattaforma CODIS e l’interfaccia pubblica iCODIS infatti non sono semplici database che riflettono un dato in tempo reale, ma un vero e proprio elaboratore.

    L’aumento impressionante dei dati è semplicemente dovuto al fatto che prima, i vari database (oggi tutti disattivati) raccoglievano soltanto il dato emerso sui media occultando il sommerso, ovvero casi che per una serie di motivi quali diffide, richieste di cancellazione appellandosi alla legge sull’oblio, accordi tra le parti con l’obbligo della riservatezza e via dicendo, eravamo costretti a rimuovere, dati tornati disponibili con la semplice omissione di informazioni che riportano all’individuazione del caso, ma restano se pur in forma anonima conteggiati.

    Inseriti anche i 913 casi dichiarati dalla stessa Conferenza Episcopale italiana, dati che non abbiamo sommato ai nostri ma che molto onestamente abbiamo sottratto, utilizzando soltanto il disavanzo che avanzava tra quelli da noi censiti e quelli dichiarati da CEI, lasciando così il numero degli offender totali ai 913 dichiarati.

    Essendo la dichiarazione della CEI (913 casi) antecedente al dato della commissione della diocesi di Bolzano, questo nuovo dato è stato inserito con tutte le lacune che solleva, nel sistema CODIS rispettivamente al territorio di Bolzano.

    Il disavanzo della CEI ovvero, il rimanente dei 913 casi ai quali abbiamo sottratto i 560 censiti dalla Rete L’ABUSO dal 2000 a oggi, che la CEI non ha mai circostanziato nelle località dove i fatti sono avvenuti e nel numero di vittime prodotte, è stato in questo modo conteggiato.

    Per quanto riguarda le vittime, anche in questo caso ignote, abbiamo potuto ottenere una proiezione attendibile formulata sul dato certo dei 560 casi censiti dalla Rete e il loro prodotto pari a ben 2281 sopravvissuti.

    Dati che potete tranquillamente verificare dai vari pannelli online sul nostro sito.

    Ma iCODIS va oltre e fornisce per ogni regione e provincia italiana il dato generale di quanti siano gli offender, le loro vittime, quante bambine o bambini siano rimasti vittime in quei luoghi, quanti siano stati abusati da preti, suore, catechisti ecc., quanti sono stati denunciati e quanti no, quanto sia il sommerso in quei luoghi, una serie davvero notevole di dati che neppure noi immaginavamo con così tanta chiarezza.

    Naturalmente non manca un motore di ricerca in tutto il database, iCODIS Live, che appare come una semplice finestra dentro la quale scrivere, ma si trasforma proprio mentre scrivete, in risultato.

    Questa la mission del team “Spotlight on italian survivors”, un manifesto pubblico di denuncia non solo sui crimini occultati dalla chiesa in Italia, ma sull’inerzia di uno Stato che con la scusa di non aver dati che in realtà non cerca, si astiene in modo criminale dall’affrontare un problema che classifica il paese “fanalino di coda” in Europa ma non solo.

          Nota:

    Se pur alcuni pannelli richiedono la registrazione dell’utente al portale, ciò non toglie che il servizio è completamente gratuito.

         Contatti:

    spotlight@retelabuso.org

  • In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    Il 27 settembre, Papa Francesco ha dato il via al  suo viaggio di tre giorni in Belgio chiedendo perdono per il vergognoso record della Chiesa in materia di abusi da parte del clero, ma il primo ministro del Paese gli ha risposto con una sfida: “Le parole da sole non bastano”.

    “Abbiamo anche bisogno di misure concrete”, ha affermato il Primo Ministro belga Alexander De Croo. “Le vittime devono essere ascoltate. Devono essere al centro. Hanno diritto alla verità. Le malefatte devono essere riconosciute”.

    Le dichiarazioni insolitamente taglienti del primo ministro hanno messo in luce una questione che incombe sulla visita del papa fin da quando è stata annunciata per la prima volta e in cui la chiesa locale è scossa dalle conseguenze di un  documentario incriminante del 2023 sugli abusi del clero.

    Il documentario ha spinto il Parlamento federale belga e l’assemblea regionale fiamminga ad  avviare indagini sulla gestione dei casi da parte della Chiesa e a riesaminare il modo in cui le forze dell’ordine del Paese hanno potenzialmente pasticciato una  precedente inchiesta sugli abusi, circa 15 anni fa. 

    “Quando qualcosa va storto non possiamo accettare insabbiamenti”, ha detto il primo ministro al papa, di fronte a un pubblico composto dalla famiglia reale del paese e da altri funzionari governativi. “Per poter guardare al futuro, la chiesa deve fare chiarezza sul suo passato”.

    Anche re Filippo ha espresso una ferma condanna per la condotta della Chiesa in materia di abusi, affermando che ci è voluto “troppo tempo” prima che le grida delle vittime fossero ascoltate e riconosciute dalla Chiesa.

    La Chiesa in Belgio, ha affermato il re, “deve continuare con risolutezza e instancabilmente” a sradicare gli abusi e a fornire assistenza ai sopravvissuti.

    Nel 2023, il re Filippo, cattolico, si recò in visita privata a Roma per fare personalmente pressione sul papa affinché visitasse il paese per celebrare il 600° anniversario della fondazione dell’Università  cattolica di Lovanio .

    Sebbene il Papa visiterà Lovanio più tardi oggi, insieme alla sua controparte francese domani, si prevede che la presa di coscienza della Chiesa sugli abusi si farà sentire durante la sua visita dal 26 al 29 settembre, dove i cattolici stanno  chiedendo che i loro nomi vengano rimossi dai registri dei battesimi in numeri record.

    Quando è giunto il momento per il Papa di rispondere sia al primo ministro che al re, Francesco ha affermato che gli abusi sono una “piaga che la Chiesa sta affrontando con fermezza e decisione, ascoltando e accompagnando quanti sono stati feriti e implementando un programma di prevenzione in tutto il mondo”.

    Ma a braccio ha aggiunto: “La Chiesa deve vergognarsi, chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con umiltà cristiana e mettere in atto tutte le possibilità affinché ciò non accada più”.

    «Anche se si trattasse di un solo caso, sarebbe sufficiente vergognarsi», ha detto Francesco. 

    All’inizio di quest’anno, il papa ha finalmente  ridotto allo stato laico l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, che aveva ammesso di aver abusato sessualmente del nipote 14 anni fa. Il defunto cardinale Godfried Danneels del Belgio, un caro amico di Francesco, aveva  fatto pressione sul nipote del vescovo affinché tacesse sulla questione e, fino a marzo 2024, Vangheluwe non aveva affrontato alcuna punizione formale da parte del Vaticano.

    Durante la sua permanenza in Belgio, si prevede che il Papa incontrerà privatamente 15 vittime di abusi, anche se i sostenitori delle vittime hanno già criticato la Chiesa per aver scelto personalmente chi sarà presente all’attesissimo incontro.

    Prima di quell’incontro, Lieve Halsberghe, un’attivista belga che sostiene le vittime di abusi, ha dichiarato al National Catholic Reporter di aver assistito a troppi incontri tra il Papa e le vittime che non hanno ancora prodotto risposte concrete.

    “Cosa fai con le parole?” chiese. “Sono le azioni che contano.” 

    https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/belgium-pope-apologizes-clergy-abuse-prime-minister-says-words-alone-are

  • Violenze sessuali e rapina, i ricatti dei frati arrestati ad Afragola

    Violenze sessuali e rapina, i ricatti dei frati arrestati ad Afragola

    Ad Afragola, in provincia di Napoli, una vicenda torbida di violenza e ricatti. Avrebbero costretto due uomini a subire abusi sessuali, minacciandoli di non aiutarli più economicamente e di far perdere loro il lavoro che svolgevano nelle chiese e luoghi di culto dove di volta in volta prestavano servizio. Si tratta di due religiosi, che sono stati arrestati: uno è l’ex parroco della Basilica di Sant’Antonio da Padova di Afragola, don Domenico Silvestro, l’altro è un frate di un convento della stessa zona, padre Nicola Gildi. Quando hanno avuto timore di essere denunciati, poi, padre Nicola avrebbe commissionato una rapina per nascondere le prove. Le due vittime, infatti, avevano mandato ai frati una lettera tramite un legale, Carlo Grezio, e qui potrebbe essere scattato il timore di una denuncia. Nella lettera, i due sollecitavano il pagamento di quanto dovuto per lavori nel Monastero e nella Basilica, e poi facevano riferimento a presunti rapporti sessuali in cambio di assistenza. E’ quanto hanno ricostruito i Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore capo Maria Antonietta Troncone.

    Le accuse: violenza sessuale e rapina

     L’accusa per i due religiosi è di violenza sessuale e per il frate anche rapina aggravata. Per portare a termine la rapina, sono state ingaggiate quattro persone: due imprenditori della zona, che avrebbero offerto supporto logistico e due giovani di 19 e 20 anni. Questi ultimi avrebbero sfondato la porta di casa delle vittime e, minacciandole di morte con una mazza da baseball e un coltello, sono riusciti a prendere uno dei due cellulari che contenevano video e messaggi compromettenti per i religiosi. Ci sarebbe anche un testimone: un altro frate, interrogato dai Carabinieri, che era a conoscenza sia delle violenze, sia della rapina.  Una delle due vittime ha denunciato di essere stato costretto anche a organizzare rapporti sessuali di gruppo una volta al mese, tramite app di incontri, sotto la minaccia di perdere lavoro e aiuto economico.

    La reazione dell’arcivescovo di Napoli

    “È con molto dolore che ho avuto notizia questa mattina dell’arresto di due Frati Minori della Provincia Napoletana, di cui uno operante nel territorio diocesano – scrive in una nota l’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia – Il dispiacere e la tristezza non sono causate soltanto dall’apprendere delle infelici vicende in cui i due frati sono implicati, ma dallo smarrimento e dal turbamento che tale notizia provocherà nel cuore dei fedeli della Parrocchia – Santuario di S. Antonio in Afragola in cui uno dei due svolgeva il ministero di parroco e dell’intera comunità diocesana ferita da quanto accaduto. Nel comunicare a tutti che ho immediatamente provveduto a sospendere il parroco dal suo ministero, voglio esprimere ai fedeli di Afragola e a quanti sono legati per affetto e devozione al Santuario di S. Antonio la mia personale vicinanza, accogliendone il disorientamento e condividendo con loro la fiducia nel Signore, Pastore Buono, la cui Parola affidabile, giusta e misericordiosa è l’unico fondamento su cui costruire la nostra vita. Invito tutti ad avere fiducia nel lavoro della Magistratura e a ricordare nella preghiera coloro che a vario titolo sono coinvolti in questa triste vicenda”.

    https://tg24.sky.it/cronaca/2024/08/01/abusi-sessuali-rapina-arrestati-frati-afragola

  • La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    Christopher Longhurst – 14 dicembre 2023 – Nel ministero di guarigione della chiesa contemporanea, il risarcimento per gli abusi sessuali da parte di clero e religiosi nella Chiesa cattolica di Aotearoa Nuova Zelanda/Te Hāhi Katorika ki Aotearoa viene fornito alle vittime e ai sopravvissuti attraverso l’applicazione di un protocollo intitolato Te Houhanga Rongo: un percorso di guarigione (APTH). [1] Quanto segue esamina criticamente l’efficacia e la credibilità dell’APTH alla luce delle testimonianze di vittime e sopravvissuti, gruppi di difesa, esperti, avvocati e la Commissione reale neozelandese di inchiesta sugli abusi storici nella cura dello stato e nella cura della fede. istituzioni (la Commissione). Lo scopo generale di questo documento è quello di discernere se la Chiesa cattolica neozelandese (la Chiesa), attraverso il suo Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS) istituito per coordinare le risposte ai reclami ai sensi dell’APTH, [2] è un’operazione efficace e credibile.

    Dopo aver individuato i criteri essenziali dell’APTH, una valutazione critica accerta l’efficacia con cui i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno affrontato le denunce di abusi sessuali e cattiva condotta perpetrati dal clero e dai religiosi cattolici. La valutazione è supportata dalla documentazione delle vittime e dei sopravvissuti in tutta la Nuova Zelanda, comprese le testimonianze dirette dei sopravvissuti e i risultati riportati nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT) pubblicato nel dicembre 2021. Vengono evidenziate le sfide affrontate dalle vittime e dai sopravvissuti quando cercano riparazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Viene seguita una prospettiva incentrata sulle vittime e sui sopravvissuti, concentrandosi sulle testimonianze principalmente delle vittime e dei sopravvissuti perché sono loro i principali beneficiari del risarcimento. Il modo in cui si sono comportati con l’APTH deve essere lo standard per giudicare l’efficacia del programma. Le conclusioni raggiunte determineranno se i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno adempiuto con successo e stanno adempiendo ai loro obblighi fondamentali previsti dal loro sistema di ricorso nazionale.

    Lo scopo di questa analisi critica risiede nell’affermazione fatta dai leader della Chiesa riguardo al loro documento di riparazione: “Lo consideriamo come un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della Chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole. .” [3] È giunto il momento di giudicare tale decisione.

    Criteri APTH fondamentali

    L’APTH informa il piano di risarcimento della Chiesa cattolica locale stabilendo i principi e le procedure per gestire le denunce di abusi sessuali e illeciti contro clero e religiosi nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda. I leader della Chiesa in Nuova Zelanda hanno dichiarato che l’APTH è “credibile solo nella misura in cui le sue disposizioni vengono messe in atto e si ritiene che affrontino la questione degli abusi sessuali nella Chiesa in modo efficace e con vera compassione”. [4] Pertanto, è importante valutare come l’applicazione ordinaria dell’APTH si è comportata rispetto ai suoi stessi criteri.

    Poiché l’APTH ha affermato fin dall’inizio di essere “un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole”, [5] le sue attività devono essere soggette al controllo pubblico. Tali attività devono essere aperte e trasparenti per il pubblico. Il ruolo della trasparenza in qualsiasi organizzazione ben funzionante è ovvio. Normalmente deve essere possibile per il pubblico sapere cosa fanno i leader dell’organizzazione quando svolgono i loro ruoli.

    APTH ha subito due importanti revisioni sin dal suo inizio. I leader della Chiesa affermano di aver adottato la versione del 2007 nel 1993. [6] Tuttavia, non ci sono prove che le diocesi cattoliche o gli istituti religiosi in tutta la Nuova Zelanda abbiano concordato collettivamente una politica nazionale prima del 1998. [7] La ​​versione di lunga data dell’APTH in base alla quale la maggior parte dei ricorrenti fino ad oggi ha sperimentato un risarcimento nell’edizione del 2007, con modifiche nel 2010. Se non diversamente specificato, i riferimenti all’APTH in questo documento citano la versione del 2007 perché è stato in base a quella versione e alla sua applicazione che la maggior parte dei sopravvissuti è stata sottoposta al processo APTH. Questa edizione è stata rivista nel febbraio 2020. Tuttavia, l’ultima versione non ha modificato l’effetto o l’impatto sulle vittime e sui sopravvissuti riguardo agli esiti delle loro denunce. [8]

    L’APTH ha affermato di fornire “un quadro di riferimento di base per gestire le denunce di abusi sessuali”. [9] Si affermava che “tutti i membri della Chiesa dovrebbero essere a conoscenza di questo documento e della disponibilità di un’assistenza rapida ed efficace per gestire qualsiasi denuncia di abuso sessuale”. [10] Presumibilmente, una parte centrale di qualsiasi processo di guarigione sarebbe l’attuazione piena e incondizionata dei principi e delle procedure stabiliti nel rispettivo protocollo di risarcimento in modo che le vittime e i sopravvissuti possano beneficiare di tale risarcimento.

    La prefazione alla versione del 2007 dell’APTH afferma, a nome dei vescovi cattolici e dei leader della Congregazione, che “è nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte rapide e compassionevoli alle accuse di abuso sessuale. ” La prima parte afferma: “Una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità in tutti i casi di abuso”. [11] Allo stesso modo, la versione del 2020 afferma: “È nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte compassionevoli alle accuse di abuso sessuale o cattiva condotta sessuale e aiuteranno la Chiesa a vivere in modo più autentico La cura di Gesù per i bambini e per tutte le persone”. [12] Il primo principio del documento è la fornitura di una risposta compassionevole: “PRINCIPIO 1: Prendersi cura delle persone: la nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante”. [13]

    La prima sezione del documento del 2007 delineava i principi che costituiscono la base del risarcimento della Chiesa. Si afferma che “la risposta della Chiesa cattolica agli abusi sessuali da parte del clero e dei religiosi deve fondarsi sul riconoscimento del torto che è stato fatto a coloro che hanno subito gli abusi”. [14] In modo simile, la sezione 1.1 afferma che la risposta della Chiesa:

    […] devono essere consapevoli del danno che tale abuso provoca e del danno a lungo termine che può causare. Deve anche essere caratterizzato dalla compassione e dal riconoscimento che la comunità ecclesiale deve fare tutto il possibile per guarire il dolore e riparare il danno. [15]

    Questa affermazione è stata ribadita nella versione del 2020: “La nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante in cui si presuppone abuso sessuale o cattiva condotta sessuale. I reclami contro chierici e religiosi saranno presi sul serio. Il querelante sarà ascoltato con simpatia e sensibilità”. [16] La sezione 4.4 ha ripetuto che “una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità”. [17] Inoltre, APTH 2007 affermava che “le autorità ecclesiastiche garantiranno che alle vittime venga fornita l’assistenza richiesta dalla giustizia e dalla compassione”. [18] Ancora una volta, questi sentimenti trovano eco nella versione 2020. [19]

    La seconda parte dell’APTH 2007 riguardava le procedure per la gestione delle denunce di abusi sessuali. Affermava che tali procedure dovevano “essere attuate nel contesto della precedente sezione sui principi”. [20] Nel paragrafo conclusivo, l’APTH ha affermato che “il problema degli abusi sessuali non è un problema che appartiene semplicemente ai vescovi e ai leader delle congregazioni. È un problema che riguarda l’intera comunità ecclesiale e che deve essere affrontato in modo sensibile ed efficace”. [21] L’APTH ha inoltre affermato che i vescovi cattolici e i leader della congregazione

    accettare che la comunità si aspetta da noi un ruolo serio e continuo nel cercare di garantire che gli autori di reato siano ritenuti responsabili di ciò che hanno fatto, arrivino ad un vero apprezzamento del danno duraturo che hanno causato, cerchino un aiuto professionale per superare i loro problemi e facciano qualunque cosa sia in loro potere per fare ammenda. [22]

    Pertanto, le domande pertinenti sono ora aperte al pubblico sulla base delle testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti che, come hanno ammesso i leader della chiesa, devono valutare l’efficacia dell’APTH e confermare se la guarigione è stata raggiunta. Come hanno affermato i leader della chiesa: “Se non agiamo secondo i principi di questo documento e non seguiamo procedure fondate su questi principi, secondo i nostri stessi criteri avremo fallito”. [23]

    Una domanda da porsi è se i principi e le procedure dell’APTH sono stati seguiti secondo i suoi criteri quando sono stati presentati i reclami. A una domanda così fondamentale si può rispondere sulla base delle testimonianze presentate dalle vittime e dai sopravvissuti alle udienze di risarcimento basate sulla fede della Commissione: fasi 1 e 2. [24]

    Le conclusioni tratte dai dati ricevuti dalla Commissione riflettono gli abusi fisici, sessuali ed emotivi perpetrati contro bambini, giovani e adulti vulnerabili nella Chiesa cattolica neozelandese. [25] Tuttavia, l’APTH si occupa solo di abuso sessuale, mentre la definizione di abuso della Commissione è più ampia di quella dell’APTH. Tuttavia, il campo di applicazione dell’APTH è compreso nel mandato della Commissione. Inoltre, la maggior parte dei casi di abuso nella Chiesa cattolica segnalati alla Commissione riguardano adulti che hanno subito abusi sessuali di età inferiore ai diciotto anni al momento dell’abuso. In altre parole, erano minorenni. Sono tutti i casi di abuso sessuale da parte del clero e dei religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda attestati nelle udienze di risarcimento della Commissione, Fasi 1 e 2, che sono rilevanti qui.

    Sulla base delle prove e dei criteri stessi dell’APTH, ci si aspetta ora che il pubblico giudichi se i leader della chiesa hanno affrontato la questione “con equità e compassione”, come avevano assicurato di fare. [26]

    Testimonianza di risarcimento di un sopravvissuto

    All’udienza della Commissione per il risarcimento basato sulla fede – Fase 2, le vittime, i sopravvissuti, le loro famiglie e i loro sostenitori hanno guardato e ascoltato con sgomento mentre i testimoni della chiesa e gli avvocati fornivano le loro prove. Lo sgomento derivava dal fatto che tali testimonianze contraddicevano palesemente le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti e dei portavoce delle loro reti di sostegno. L’assistente legale della Commissione ha sfidato i testimoni della chiesa a dimostrare che stavano rispettando i loro standard professionali. Durante le dichiarazioni conclusive, l’avvocato della Chiesa è stato intervenuto dal giudice Coral Shaw, presidente della Commissione, che ha contestato direttamente le affermazioni avanzate dall’avvocato della Chiesa secondo cui “spesso viene fornito il sostegno pastorale”. [27] Shaw ha letto direttamente la dichiarazione di chiusura della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda per contrastare ciò che veniva detto. Lei disse:

    Penso che sia giusto sollevare un paio di questioni sollevate [dai sopravvissuti] per darvi l’opportunità di commentare a nome della chiesa. Proprio parlando di cura pastorale, la dichiarazione conclusiva della Rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti, è SNAP, che mette in dubbio se lo schema di risarcimento NOPS sia un processo di guarigione.
    Viene definito un termine improprio, i nostri membri hanno descritto A Path to Healing come un’inquisizione con la sensazione di essere loro ad essere messi sotto processo. La signora Noonan ha parlato con sicurezza dei sopravvissuti che li accompagnano – questa è la Chiesa cattolica – nei loro percorsi di guarigione individuali e il suggerimento è che una volta che la fiducia è stata persa a causa di abusi e ulteriori tradimenti, è sbagliato presumere che possa essere riconquistata così facilmente. …
    Poi alla fine ha detto che la signora Noonan ha affermato che ai sopravvissuti viene offerto supporto durante tutto il processo NOPS, nessuno se lo ricorda. “Dalle nostre aspettative, il processo NOPS non ha mai riguardato noi o la nostra guarigione, si è trattato di proteggere l’istituzione”. [28]

    Secondo testimonianze coerenti e unanimi delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi, ad esempio, provenienti dalle reti di sopravvissuti presenti e da altre testimonianze di esperti del settore come Desmond Cahill e Peter Wilkinson della School of Global, Urban and Social Studies dell’Università RMIT, [ 29 ] tra gli altri, insieme alle testimonianze indipendenti dei sopravvissuti presentate nelle fasi 1 e 2 dell’udienza di risarcimento basata sulla fede, e al rapporto provvisorio della Commissione, la politica dell’APTH promossa dai vescovi cattolici e dai leader congregazionali della Nuova Zelanda ha manifestato il suo funzionamento come una sequenza di negazione, inganno, evasione, segretezza e insabbiamento. [30] Durante l’udienza della Commissione per un risarcimento basato sulla fede nel marzo 2021, i sopravvissuti hanno respinto le affermazioni avanzate dalla direttrice del NOPS Virginia Noonan secondo cui A Path to Healing della Chiesa cattolica era un processo giusto e compassionevole: “La nostra esperienza universale indica che il NOPS conduce un contraddittorio processo investigativo e che i sopravvissuti non hanno voce in capitolo su questo processo o sui suoi risultati che influenzano le nostre vite”. [31]

    La testimonianza di SNAP Aotearoa consegnata alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 menzionava come le vittime e i sopravvissuti avessero trovato poca o nessuna consolazione o giustizia nel portare avanti i loro casi attraverso il NOPS. [32] Affermava che i suoi membri erano stati nuovamente traumatizzati, nuovamente vittimizzati e isolati dal processo di riparazione della Chiesa. Come riportato nella dichiarazione di apertura dei sopravvissuti, i sopravvissuti hanno notato che non solo avevano subito abusi storici, ma molti li subivano ancora oggi a causa di “fattori come la segretezza, il silenzio, il ritardo, la negazione, la difesa, insieme a insegnamenti e pratiche dottrinali socialmente malsane”. , preservazione istituzionale e protezione del patrimonio al di là della missione e della moralità, delle strutture giuridiche e gerarchiche, della minimizzazione elitaria e, soprattutto, del clericalismo e del privilegio religioso”. [33] FRPT ha inoltre osservato che “molti sopravvissuti” che si sono rivolti alle organizzazioni in cui hanno subito abusi hanno trovato l’interazione “angosciante o traumatizzante”. [34]

    Nella sua tesi di dottorato, “‘Il Gremlin del silenzio’: esplorare le risposte istituzionali cattoliche, metodiste e presbiteriane della Nuova Zelanda alla violenza interpersonale”, Michelle Egan-Bitran ha scoperto che la cultura e l’attenzione istituzionale cattolica “non hanno dato priorità alle vittime, piuttosto ha spesso messo a tacere implicitamente ed esplicitamente le vittime e le discussioni sulla violenza interpersonale”. [35] Citando i risultati della Commissione del 2020 e del 2021, Egan-Bitran ha osservato come “l’indifferenza alla sofferenza delle vittime” da parte delle autorità ecclesiastiche fosse evidente nei resoconti dei sopravvissuti agli abusi. [36] Ha inoltre notato come questa indifferenza fosse contraria ai principi dell’insegnamento sociale cattolico delineati dalla NZCBC, in particolare, alla protezione preferenziale per i poveri e i vulnerabili: «La nostra tradizione cattolica ci insegna a mettere i bisogni dei poveri e dei vulnerabili prima vulnerabile. Lo richiede il bene della società nel suo insieme. È particolarmente importante considerare le decisioni di politica pubblica in termini di come influiscono sui poveri. [37]

    Il rapporto intermedio della Commissione ha concluso che, a seguito dell’assenza di un audit annuale del lavoro della NOPS, come richiesto dai suoi stessi standard professionali al fine di garantire la coerenza dell’approccio e l’aderenza ai principi dell’APTH, di conseguenza, “non ci sono informazioni sul fatto che il Il sistema della Chiesa, che è responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funziona come previsto”. [38] L’avvocato Sonja Cooper, direttrice di Cooper Legal e assistente legale di diversi sopravvissuti associati ad abusi nella Chiesa cattolica neozelandese, ha spiegato come le vittime e i sopravvissuti hanno subito ulteriori danni per aver chiesto un risarcimento alla chiesa. [39] Secondo Cooper, le pratiche investigative del NOPS sono discutibili. Ad esempio, come riportato in FRPT, un investigatore del NOPS ha fatto quanto segue:

    Ho cercato i precedenti penali di un sopravvissuto, suggerendo un punto di partenza di incredulità;
    Informazioni divulgate in modo inappropriato ai familiari del sopravvissuto a scopo di conferma;
    Hanno rischiato di traumatizzare nuovamente un sopravvissuto perché le loro linee di indagine sono andate oltre ciò che era ragionevole e anche perché sono stati coinvolti più investigatori che cercano ulteriori interviste con il sopravvissuto . [40]

    Inoltre, Cooper ha riferito come il Complaints Assessment Committee (CAC), istituito per esaminare le denunce di abusi sessuali ricevute o trasmesse al NOPS, avrebbe dovuto raggiungere una conclusione sull’”equilibrio delle probabilità”. Tuttavia, in realtà ha applicato uno standard di prova penale, vale a dire “oltre ogni ragionevole dubbio”. [41] Allo stesso modo, i sopravvissuti hanno testimoniato che, invece di risolvere i reclami, il NOPS li ha regolarmente sciolti nel processo APTH utilizzando oneri della prova così elevati che non è stato possibile ottenere un risarcimento. Come riportato nella dichiarazione di chiusura di SNAP, “SNAP ha sperimentato che ciò ha portato ad applicare un onere della prova ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ ai reclami dei nostri membri [sic], piuttosto che al corretto standard di ‘equilibrio delle probabilità’, con conseguenze di giustizia viene ulteriormente negata”. [42] All’udienza di risarcimento basata sulla fede della Commissione, sono stati forniti diversi esempi di sopravvissuti disillusi che si sono pentiti di aver intrapreso la strada dell’APTH per chiedere un risarcimento. Un sopravvissuto ha paragonato l’APTH a “una rete da pesca che pesca a strascico in cerca di denunce prima che raggiungano i media e la polizia”. [43] Un altro sopravvissuto ha affermato che questo sistema di risarcimento era solo un esercizio di pubbliche relazioni per far credere al pubblico che i vescovi cattolici e i leader della congregazione stavano affrontando la questione degli abusi sessuali clericali e religiosi nella Chiesa e fornendo giustizia alle loro vittime e sopravvissuti quando in effetti non lo erano. [44]

    La dichiarazione conclusiva di SNAP alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 ha affermato che l’APTH si è rivelata un percorso verso ulteriore dolore, isolando vittime e sopravvissuti, isolandoli dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e inadeguato pagamenti ex gratia. [45] Come già accennato, i sopravvissuti hanno descritto l’APTH come “un’inquisizione, sentendosi loro stessi sotto processo”. [46] Ancora una volta, la testimonianza del sopravvissuto concludeva che “chiamare il risarcimento NOPS un processo di guarigione è un termine improprio”. [47]

    Cooper ha elencato quanto segue come alcune delle cause: il processo è stato contraddittorio, altamente stressante e ha richiesto anni; i sopravvissuti si sono sentiti totalmente sopraffatti e quindi incapaci di impegnarsi e raccontare adeguatamente le loro storie; le persone coinvolte, compresi gli investigatori nominati dal NOPS, mancavano di compassione e sembravano avere poca o nessuna comprensione del trauma; i bisogni specifici dei sopravvissuti, il loro sostegno emotivo e la consulenza erano assenti; i cosiddetti investigatori “indipendenti” furono assunti dalla Chiesa e sul libro paga della Chiesa. [48] ​​Il danno aggiuntivo causato da un’istituzione dopo il ricorso per risarcimento da parte dell’istituzione responsabile come qui riportato è noto come doppio abuso. [49]

    Dichiarazione del testimone WITN0377001 ha testimoniato davanti al pubblico neozelandese che i processi di risarcimento dell’APTH hanno causato ulteriori danni ai sopravvissuti e li hanno nuovamente traumatizzati. “I nostri membri hanno segnalato che i principi e le procedure stabiliti nei protocolli come APTH, creato per rispondere alle denunce delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi sessuali perpetrati dal clero e dai religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, non sono stati adeguatamente rispettati”. [50] Allo stesso modo, una revisione intermedia della Rete dei sopravvissuti all’abuso nelle cure basate sulla fede (NSAFC) sulla storia e sull’incidenza dei reati da parte dei leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda ha riportato: “Il percorso verso la guarigione ha dimostrato di essere un percorso al Dolore, isolando le vittime sopravvissute e tagliandole fuori dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e patetici pagamenti ex-gratia . La Rete ha numerosi esempi di membri disillusi che si pentono di aver intrapreso questa strada per cercare un risarcimento.”[51] Il rapporto della NSAFC menzionava anche come i sopravvissuti si fossero incontrati con i leader della chiesa per ottenere un risarcimento. Tuttavia, quei leader “hanno continuato ad agire in malafede, a ostacolare, prevaricare, fuorviare e mentire nei contatti faccia a faccia e in altre interazioni”. [52] Il rapporto affermava inoltre che le promesse venivano “routinariamente non mantenute e ignorate in modo cinico, premeditato, spudorato e insensibile”. [53] Le vittime e i sopravvissuti che hanno chiesto risarcimento tramite l’APTH hanno parlato all’unanimità del danno subito a causa del trattamento da parte dei funzionari del NOPS. I sopravvissuti hanno riferito:

    – “Inizialmente [i funzionari del NOPS] si sono comportati in modo gentile, ma poi hanno ignorato le promesse fatte di ‘indagare’ sulle mie accuse”;

    – “Mi aspettavo che i funzionari cattolici fossero irremovibili nelle loro promesse di rispondere in modo equo e compassionevole, sebbene la risposta [del NOPS] dimostri un’altra realtà”;

    – “Il [protocollo di ricorso della chiesa] dà l’apparenza pubblica di uno schema di ricorso responsabile, ma i suoi principi e processi non sono seguiti e quindi non applicati in casi concreti”;

    – “Spesso, i funzionari volevano che raccontassimo tutti i ‘dettagli’ e in alcuni casi, e poi in seguito cercavano di usare quelle dichiarazioni come prova contro di noi”;

    – “A volte ci veniva suggerito che eravamo cattivi anche solo per aver detto una cosa del genere, che in qualche modo era colpa nostra”;

    – “Mentre [APTH] promette una risposta onesta e compassionevole, invece [NOPS] è stato utilizzato per nascondere le denunce di abuso attraverso il pretesto di un processo di risarcimento ben congegnato.” [54]

    Secondo i documenti presentati alla Commissione Reale, dopo aver intrapreso il processo APTH, le denunce credibili dei sopravvissuti non sono state accolte con un equilibrio di probabilità. [55] Alla fine del processo APTH i sopravvissuti hanno ricevuto lettere dalle autorità ecclesiastiche competenti – il vescovo o il leader della congregazione, [56] in cui si affermava:

    “Scrivo per informarvi che, dopo aver attentamente considerato il rapporto e il materiale di supporto, il mio punto di vista sulle prove concorda con quello del Comitato e pertanto accetto la raccomandazione del Comitato secondo cui la denuncia non può essere accolta.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington

    “Il Comitato ha considerato ogni aspetto del tuo reclamo e le relative prove e ha concluso che il reclamo non è stato dimostrato.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Sulla base delle informazioni disponibili fornite da Investigation Consultants Ltd, la CAC ha ritenuto che il reclamo non fosse dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Lo standard di prova richiesto in relazione al presunto abuso durante la residenza [in casa] non è stato raggiunto.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “hanno riscontrato che il tuo reclamo relativo al tempo trascorso a [casa] e di nuovo al [campo] non è stato dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il tuo reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Il comitato di valutazione dei reclami ha esaminato il tuo reclamo e la documentazione di supporto ed è giunto alla conclusione che, sulla base delle probabilità, il reclamo non poteva essere accolto.”

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North.

    “Dopo aver esaminato il materiale del reclamo, accetto la raccomandazione del Comitato. Quindi la tua denuncia non è stata accolta”.

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North. [57]

    Tuttavia, le lettere non indicavano i criteri necessari per un equilibrio delle probabilità. Né hanno fornito la prova che le relative prove fossero state ottenute. Ancora più allarmante potrebbe essere il fatto che le autorità ecclesiastiche che si occupano di arbitrare le denunce a danno dei sopravvissuti sono esse stesse accusate di gravi violazioni sessuali contro i bambini. [58] Una lettera aperta a Papa Francesco datata 7 giugno 2023 da parte dei sopravvissuti chiedeva: “Come può essere altro che evidente che gli imputati non possano sedere come arbitri di giustizia in un processo in cui sono accusati?” [59] Inoltre, i membri del comitato menzionati in queste lettere sono sconosciuti al pubblico.

    Nel caso delle lettere di John Dew, in risposta alla domanda durante l’udienza di inchiesta sulla riparazione basata sulla fede della Commissione nel marzo 2021 sui processi per garantire che i sopravvissuti si sentissero creduti, il cardinale ha dichiarato come sperava che i sopravvissuti venissero creduti. Quando è stata contattata dai media per i dettagli sul numero di reclami ricevuti e su quanti sono stati accolti, il direttore del NOPS Virginia Noonan ha risposto: “L’analisi di queste informazioni non è stata resa pubblica in precedenza, tuttavia questa è una questione che il National Safeguarding & Professional Standards La commissione valuterà in futuro”. [60]

    Di conseguenza, non solo non è possibile che avvenga una guarigione in un processo che non riconosce gli illeciti nei casi concreti di abuso, o che opera in modo non trasparente, ma risulta pericoloso per tutti i membri dell’istituzione quando la giustizia viene negata perché “quando non c’è ammissione di malefatte, allora non c’è giustizia, e quando non c’è giustizia, allora nessuno è al sicuro”. [61] Di conseguenza, piuttosto che essere un meccanismo di guarigione, l’APTH sembra essere stato utilizzato per nascondere e dissolvere i reclami senza riconoscere il danno arrecato. [62]

    Per suffragare questa affermazione, i sopravvissuti e i loro gruppi di supporto hanno testimoniato come coloro che hanno intrapreso la riparazione hanno riferito di sentirsi peggio in seguito e di aver subito ulteriori danni emotivi e psicologici. [63] Alcuni sopravvissuti hanno riferito che il processo di risarcimento è stato in realtà “peggiore del loro abuso iniziale”. [64] I casi di reclamo venivano regolarmente bloccati, oppure deviati o lasciati irrisolti poiché i principi e le procedure che avrebbero dovuto costituire la base del risarcimento non venivano seguiti. [65] Alcuni casi sembrano essere stati semplicemente abbandonati dal personale del NOPS poiché le richieste di risposta rimangono indeterminatamente ignorate. Le richieste da parte dei denuncianti di vedere i rapporti finali delle indagini e di sapere chi faceva parte delle commissioni che valutavano le prove sono state continuamente respinte. [66]

    Le denunce erano inoltre prive di un adeguato processo investigativo. Le informazioni fornite dai sopravvissuti sono state ignorate. I testimoni nominati dai sopravvissuti non sono stati contattati e le testimonianze delle persone interessate non sono mai state raccolte. Durante le revisioni delle indagini del NOPS, le prove materiali successivamente presentate dai denuncianti sono state ignorate, come successivamente accertato. Non sono state ancora raccolte altre prove. I testimoni nominati non sono stati ancora contattati. [67] Alcuni casi in esame dal febbraio 2019 hanno da allora ricevuto ulteriori prove da altri testimoni. Tuttavia, gli investigatori indipendenti nominati dal NOPS non hanno agito.

    Sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che la NOPS controlli la portata delle indagini e non consenta agli investigatori di seguire le prove. [68] Revisioni esterne di casi non accolti dalle autorità ecclesiastiche competenti hanno identificato “altre aree” nei processi investigativi del NOPS che non sono state indagate. [69] Tali revisioni hanno raccomandato che la documentazione delle denunce delle indagini iniziali fosse trasmessa ad altri investigatori per ulteriori chiarimenti. [70] Ad esempio, il rapporto di revisione dell’avvocato Michael Lennard, datato 2 ottobre 2020, riguardante il fascicolo NOPS 11/2017 riguardante abusi sessuali su minori perpetrati da un fratello marista, affermava:

    Le procedure in APTH non sono state eseguite adeguatamente o non sono state eseguite affatto in relazione alla seconda e alla terza denuncia in quanto:

    1. Non sono stati adeguatamente (o non sono stati affatto) indagati:

    UN. Nessuna intervista al denunciante almeno in relazione alla terza denuncia. Il NOPS era a conoscenza del fatto che il denunciante aveva rilasciato un’ulteriore dichiarazione alla polizia, a ciò non è seguita la richiesta di tale dichiarazione o la richiesta al denunciante di ripetere tale dichiarazione all’investigatore. La seconda denuncia non sembra essere stata rivolta [all’accusato] e la sua risposta non è stata suscitata, la terza denuncia certamente non lo è stata. Né la seconda né la terza denuncia sono state presentate alla CAC. [71]

    Pertanto, si è scoperto che un’equa revisione del processo promesso in APTH è stata negata nella pratica. [72] Al momento della stesura di questo articolo, quasi tre anni dopo la stesura del rapporto di Lennard, il caso rimane irrisolto.

    Un altro esempio è un rapporto di revisione datato 8 febbraio 2021 completato dallo studio legale Cavell Leitch di Christchurch in riferimento ai file NOPS 12/2017 e 25/2018 riguardanti le molestie sessuali da parte di un sacerdote della diocesi cattolica di Palmerston North e la copertura di tale abuso dall’allora vescovo di Palmerston North. Il rapporto affermava:

    46. ​​In questa fase raccomandiamo che la documentazione del reclamo e questa lettera siano rinviate all’investigatore per ulteriori chiarimenti, o ad un ulteriore investigatore per svolgere e riferire sulle restanti aree identificate. Successivamente suggeriamo che il rapporto aggiornato venga sottoposto all’esame del Comitato di valutazione dei reclami.

    47. Sebbene molte di queste questioni possano essere affrontate abbastanza rapidamente, finché queste incertezze non saranno risolte non possiamo raccomandare in modo definitivo che non siano necessarie ulteriori azioni. Appaiono invece necessarie ulteriori indagini. [73]

    Oltre due anni e mezzo dopo, entrambi questi casi rimangono irrisolti.

    Inoltre, è stato riferito che la NOPS non ha fornito consulenza e fornito copie delle lettere ai denuncianti. È stato anche riferito come il direttore del NOPS fosse fuorviante nelle informazioni che condivideva con i sopravvissuti, fornitele dal suo staff. [74] All’udienza di risarcimento basata sulla fede, la sig.ra Noonan non è stata in grado di descrivere l’APTH né come un servizio di ascolto né di consulenza. [75] È stato inoltre riferito che i processi erano segreti e che i sopravvissuti non avevano alcun input o controllo su tali processi. [76] Le ripetute richieste fatte al NOPS e al Comitato nazionale per la salvaguardia e gli standard professionali che supervisiona il NOPS di sostenere il criterio dell’APTH sono state ignorate. [77] Più preoccupante potrebbe essere il fatto che il NOPS abbia negato i suoi risultati sulle denunce di abusi sessuali [78] e sul numero di denunce che ha accolto. [79]

    Nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, sono state rilevate diverse carenze nel processo di ricorso nazionale della Chiesa cattolica, vale a dire, l’incapacità di indagare adeguatamente, [80] il mancato rispetto degli impegni presi con Maori, [81] e l’incapacità di rendere disponibili i rapporti investigativi ai sopravvissuti . [82] La Commissione ha inoltre riferito che “non c’è stato alcun processo sistemico per coinvolgere i sopravvissuti nella progettazione o nella riforma del processo di risposta. Non c’è stato alcun tentativo sistematico di chiedere feedback alle persone che denunciano abusi sessuali su ciò che funziona o meno dal loro punto di vista, né di coinvolgerle nella progettazione o nella riforma del processo di risposta”. [83] Lo stesso rapporto provvisorio concludeva che “non ci sono informazioni sul fatto che il sistema della Chiesa, responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funzioni come previsto”. [84]

    Sebbene l’avvocato che rappresenta la Chiesa all’udienza della Commissione sulla riparazione basata sulla fede della Fase 2 abbia affermato che alcuni denuncianti hanno trovato utile la risposta della Chiesa, non è stata fornita alcuna prova. [85] Anche dopo che è stata fatta una richiesta al NOPS per copie oscurate di presunte lettere o riconoscimenti di gratitudine da parte dei sopravvissuti che avevano intrapreso il processo di risarcimento per verificare le dichiarazioni dell’avvocato, la richiesta è stata respinta “a causa della sensibilità di tutta la nostra corrispondenza con sopravvissuti.” [86] Invece, la direttrice del NOPS Virginia Noonan ha detto al corrispondente di citare altri commenti non verificati fatti da lei stessa. Come notato, una delle rivelazioni più evidenti durante l’udienza è stata quanto le testimonianze dei sopravvissuti fossero contraddette da dichiarazioni infondate della testimonianza della signora Noonan. Pertanto, la dichiarazione conclusiva dei sopravvissuti sul risarcimento ha concluso che il NOPS e i processi di risarcimento dell’APTH “non erano adatti allo scopo”. [87] Secondo i sopravvissuti, il personale del NOPS è stato responsabile di molteplici fallimenti nell’indagare a fondo sulle accuse di abuso. Pertanto, la guarigione dei membri della chiesa vittime di abusi sessuali non è stata raggiunta.

    In una presentazione formale alla Commissione, Cahill e Wilkinson hanno criticato l’APTH per non essersi concentrata sui più vulnerabili, sui bambini: “Sembra più focalizzata sulle vittime adulte, sebbene le successive Linee guida nazionali di salvaguardia siano più incentrate sui bambini. La politica complessiva è fortemente incentrata sulla diocesi e segue un processo interno”. [88] Dal punto di vista di un sopravvissuto, l’obiettivo primario è stato la protezione dell’istituzione e non la guarigione delle vittime.

    La seconda parte dell’articolo si trova qui :  https://hail.to/app/laidlaw-college/article/view/j9Bq7cX

    [1] Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, Te Houhanga Rongo: UN PERCORSO DI GUARIGIONE (APTH). Edizione 2007 con modifiche dal 2010 ed edizione 2020.

    [2] Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS), Safeguarding Diagram, 2018, https://safeguarding.catholic.org.nz/wp-content/uploads/2018/11/Standards-diagram-Oct-2018.pdf .

    [3] APTH, introduzione.

    [4] APTH, introduzione.

    [5] APTH, introduzione.

    [6] APTH, introduzione.

    [7] Rapporto provvisorio della Commissione reale neozelandese sul risarcimento, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT), 2021, vol. 1.

    [8] Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), Dichiarazione di apertura, 2020, Dichiarazione di chiusura, 2020, e RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [9] APTH, 2007, II.11.2.

    [10] APTH, 2007, II.11.2.

    [11] APTH, I.2.

    [12] APTH, 2020, 1.

    [13] APTH, 2020, 2

    [14] APTH, I.

    [15] APTH, I.1.

    [16] APTH, 2020, 2.

    [17] APTH, II.4.4.

    [18] APTH, I.4.

    [19] APTH, 2020, 1 e 2 al principio 1 [b] e [c].

    [20] APTH, II.1.1.

    [21] APTH, II.11.1.

    [22] APTH, I.3.

    [23] APTH, introduzione.

    [24] Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose (RC), udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020; RC, udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021; e SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [25] Il RC comunica il proprio mandato sul proprio sito web. Vedi RC, Termini di riferimento, 2018, https://www.abuseincare.org.nz/library/v/3/terms-of-reference .

    [26] APTH, introduzione.

    [27] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:19–20.

    [28] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:32–24 e 931:1–11.

    [29] Cahill, D. e Wilkinson, P., “Presentazione formale alla Commissione reale d’inchiesta della Nuova Zelanda sugli abusi storici nella cura dello Stato e nella cura delle istituzioni basate sulla fede”. Melbourne: RMIT University School of Global, Urban and Social Studies, 2019, https://www.abuseincare.org.nz/assets/Uploads/Documents/Public-Hearings/Contextual/28.-Peter-Wilkinson-and-Des- Cahill.pdf .

    [30] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede: Fase 1, novembre/dicembre 2020 e Fase 2, marzo 2021; SNAP, Dichiarazione di apertura 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [31] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 952:21–24.

    [32] SNAP, Dichiarazione di testimonianza della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei sacerdoti ad Aotearoa in Nuova Zelanda per l’udienza di risarcimento basata sulla fede WITN0377001, 2021.

    [33] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020.

    [34] FRPT, 2021, 276.

    [35] Michelle Egan-Bitran, “’The Gremlin of Silence’: Exploring the New Zealand Catholic, Methodist, and Presbyterian Institutional Responses to Interpersonal Violence” (PhD in Social Work, Università di Auckland, Nuova Zelanda, 2022), cap. .5.

    [36] Egan-Bitran, “Il Gremlin del silenzio”, 111.

    [37] Conferenza dei Vescovi Cattolici della Nuova Zelanda, 2021. Principi , https://www.catholic.org.nz/socialaction/principles/#section_117 . Vedi anche Egan-Bitran, “The Gremlin of Silence”, cap.5.

    [38] FRPT, 2021, https://www.abuseincare.org.nz/our-progress/reports/from-redress-to-puretumu/from-redress-to-puretumu-4/1-1-introduction-9 /1-1-introduzione-2/

    [39] FRPT, 2021, 175 e SNAP, dichiarazione di apertura, 2020, 16.

    [40] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [41] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [42] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020.

    [43] M. Hall, “L’avvocato delle vittime perde la fiducia in un organismo ecclesiale “incapace””, RNZ, 26 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/369544/victims-advocate- perde la fede in un corpo ecclesiale incapace .

    [44] Sala, 2018.

    [45] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 23.

    [46] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 27–28.

    [47] RC, Udienza di richiesta di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 26.

    [48] ​​SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 16, e FRPT, vol. 1, 175.

    [49] Progetto MEND. Gli strati sistemici dell’abuso istituzionale, https://themendproject.com/institutional-abuse/ .

    [50] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021, 33.

    [51] NSAFC, 2018.

    [52] NSAFC, 2018.

    [53] NSAFC, 2018.

    [54] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021 , 36.

    [55] Vedi A, McRae, “Reclami non accolti, processo di risarcimento tenuto segreto, afferma il sostenitore degli abusi con sede nella chiesa”. RNZ , 25 marzo 2023, https://www.rnz.co.nz/news/national/486704/complaints-not-upheld-redress-process-kept-secret-says-church-based-abuse-advocate .

    [56] Cfr. NOPS, diagramma di salvaguardia, 2018.

    [57] La ​​dichiarazione del testimone RC WITN0237001 riporta WITN0237011 e WITN0237012 e documenti privati ​​di SNAP.

    [58] Cfr. la dichiarazione del testimone RC WITN1598001 e il rapporto NOPS del 5 maggio 2023. Cfr. anche il fascicolo della polizia neozelandese 230315/4927.

    [59] SNAP, Seconda Lettera aperta a Papa Francesco, 7 giugno 2023, https://www.scoop.co.nz/stories/AK2306/S00145/2nd-open-letter-to-pope-francis-from-survivors- of-clergy-religioso-bambino-abuso-sessuale-nella-nz-chiesa-cattolica.htm .

    [60] McRae, 2023.

    [61] Longhurst, “Salvaguardare le persone prima delle istituzioni”.

    [62] M. Epsom, “Covering up the coverups”, The Gisborne Herald , 2 ottobre 2021.

    [63] RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [64] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 35.

    [65] SNAP, Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001, 2021.

    [66] Cfr. RC Faith-based Institutional Response Hearing, prove fornite il 17 ottobre 2022, https://www.abuseincare.org.nz/our-inquiries/faith-based-institutions-response-hearing/

    [67] Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001.

    [68] Questo dettaglio è stato segnalato all’autore da un investigatore della Commissione reale sulla Chiesa cattolica e si prevede che sarà documentato nel rapporto finale della Commissione previsto entro il 28 marzo 2024.

    [69] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [70] Vedere il documento WITN0237021della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [71] Reperto WITN0237021 della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [72] WITN0377001.

    [73] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [74] WITN0377001.

    [75] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021.

    [76] WITN0377001.

    [77] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020; Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001; RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [78] P. Pennington, “La Chiesa cattolica neozelandese trattiene i risultati sulle denunce di abusi sessuali, RNZ , 2 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/367733/nz-catholic-church-withholds- risultati sulle denunce di abuso sessuale .

    [79] McRae, 2023.

    [80] FRPT, 130.

    [81] FRPT, 173.

    [82] FRPT, 175.

    [83] FRPT, 177.

    [84] FRPT, 177.

    [85] S. McKechnie, Dichiarazione di chiusura del consulente legale della Chiesa , Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose, 2021 , 931:21–27, https://www.abuseincare .org.nz/assets/Uploads/Transcript-of-closing-statements-from-Faith-based-Redress-Hearing-29-March.pdf .

    [86] V. Noonan, E-mail, 2021.

    [87] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 28.

    [88] Cahill e Wilkinson, Presentazione formale, 2019.