Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ANSA/ PEDOFILIA:ATTIVISTA ANTIABUSI SCRIVE A PAPA,CHIEDE UDIENZA ‘AIUTATE LE VITTIME, LINEE GUIDA CHIESA TROPPO SPESSO TRADITE’

    ANSA/ PEDOFILIA:ATTIVISTA ANTIABUSI SCRIVE A PAPA,CHIEDE UDIENZA ‘AIUTATE LE VITTIME, LINEE GUIDA CHIESA TROPPO SPESSO TRADITE’

    (ANSA) – ROMA, 9 SET – Una lettera al Papa per chiedere aiuto per le vittime dei sacerdoti pedofili e annunciare una ‘marcia’ da Savona alla Santa Sede per ottenere un’udienza in Vaticano. L’autore è Francesco Zanardi, presidente dell’associazione L’Abuso, che nel giugno scorso, quando scoppiò a Genova il caso di Don Seppia, incontrò il cardinale Angelo Bagnasco, guida dei vescovi italiani. Zanardi, che vive a Savona, ha denunciato di essere stato vittime delle molestie sessuali di un sacerdote da ragazzino e le sue accuse hanno portato all’apertura di un’inchiesta di cui parla anche nella lettera al Papa. Cosa spiega Zanardi a Benedetto XVI? Innanzitutto porta alcune cifre, frutto di una sua analisi.

    “Recentemente – scrive – ho fatto una ricerca nelle regioni ecclesiastiche italiane, tenendo conto dei casi di abuso da parte di preti pedofili condannati dalla legge laica dal 2000 a oggi”: “superiamo i 130 casi”. Poi espone la sua vicenda personale, fa nomi e cognomi e da qui passa all’inchiesta in corso a Savona. Parla di “mostruosa perversione”, di “orchi”, di comportamenti “poco cattolici e totalmente contrari alle attuali direttive della Santa Sede”. Afferma che ci sono state coperture, perché, scrive, “un’innata perversione come quella di abusare di minori, non può essere controllata, Santità, ma può essere ‘contenuta’ in modo criminale”. E sostiene che alcuni sacerdoti autori di abusi anziché essere puniti, avrebbero aperto comunità per minori in difficoltà. Così, “gli abusi accadevano lontano da occhi indiscreti, ma le vittime tolte alle famiglie per diverse problematiche non avevano alcun riferimento al quale chiedere aiuto, tranne il loro carnefice.

    Oggi quelle vittime hanno tra i 25 e i 45 anni, molte di loro purtroppo sono in condizioni disperate e senza alcun aiuto, Santità, proprio come quando furono mandate nelle comunità cattoliche per minori, ma con molti più problemi di quando sono entrati”. Zanardi va oltre e afferma che alcune di loro, anziché essere aiutate “sono state punite in vari modi” per aver denunciato. Il nodo è proprio quello dell’aiuto alle vittime, che “non chiedono nulla che già non esista come direttiva ufficiale, solo l’applicazione delle linee guida emesse dalla Santa Sede”, dice Zanardi, e nella lettera annuncia: “Il 22 settembre comincerò una contestazione non violenta”, “un pellegrinaggio a piedi da Savona a Roma percorrendo la statale Aurelia, nella speranza di ottenere udienza da Sua Santità che porti a ottenere una concreta applicazione delle linee guida”. (ANSA).

  • Diacono accusa prete, ha abusato di me. Curia, controlleremo

    Diacono accusa prete, ha abusato di me. Curia, controlleremo

    Diacono accusa prete, ha abusato di me. Curia, controlleremo
    Vicenda riguarda sacerdote gia’ inquisito e prosciolto nel 2008
    24 giugno, 11:19

    (ANSA) – TORINO, 24 GIU – La Curia di Torino svolgera’ accertamenti su un presunto caso di omossessualita’ fra un sacerdote e un uomo di quarant’anni che lamenta di essere stato vittima di attenzioni a sfondo sessuale.

    La vicenda riguarda un sacerdote che, gia’ nel 2008, era stato indagato a Torino per i suoi rapporti con un giovane e che, in seguito, era stato prosciolto.

    La nuova vicenda si svolge invece fra il settembre e il dicembre del 2009 in un santuario della provincia di Cuneo.

    (ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/pie…_813717796.html

  • In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    Genova, 30 mag. – (Adnkronos) – Nuova ordinanza di custodia cautelare in arrivo per don Seppia, il parroco genovese arrestato per tentata violenza sessuale su minore e cessione di stupefacente. L’ordinanza che ha portato in carcere il sacerdote era stata emessa dal gip di Milano con una dichiarazione di incompetenza territoriale. Il gip genovese ha a disposizione ancora due giorni per emettere un’ordinanza di custodia cautelare sostitutiva.

    Nella richiesta del nuovo provvedimento il pm Stefano Puppo contesterebbe anche il reato di induzione alla prostituzione minorile e don Seppia dovrebbe sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia. L’episodio di tentata violenza sessuale sul chierichetto sedicenne, anche in base alle dichiarazioni del ragazzo, dovrebbe essere stato ridimensionato. L’induzione alla prostituzione riguarda un diciassettenne albanese a cui don Seppia avrebbe offerto denaro in cambio di rapporti sessuali.

    Nell’inchiesta sono state arrestate dai carabinieri del Nas di Milano altre due persone, un finanziere e uno spacciatore. Entrambi avrebbero fornito cocaina al sacerdote. Intanto la curia genovese sta raccogliendo il materiale che riguarda il sacerdote per trasmetterlo eventualmente alla Congregazione della dottrina per la fede.

    www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Ligur…2075657896.html

    Potrebbe essere scomunicato
    Nuove accuse per don Riccardo Seppia
    30 maggio 2011

    Genova – Stefano Puppo, pubblico ministero del tribunale del capoluogo ligure, ha depositato una nuova richiesta di custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato lo scorso 14 di maggio.

    Nei confronti del sacerdote, sinora le accuse erano di abusi su minore e cessione di droga. Ora la nuova richiesta del magistrato ipotizzerebbe i reati di offerta plurima di stupefacenti a minorenni e maggiorenni e induzione alla prostituzione; inoltre, l’originario reato di abusi su minore verrebbe derubricato in tentata violenza sessuale su minore.

    Secondo questa nuova ricostruzione del castello accusatorio, don Seppia sarebbe accusato di vicende meno gravi, ma di un numero di reati maggiore; inoltre, il sacerdote resta indagato per cessione di stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico, reati per i quali non è prevista la misura della custodia in carcere.

    Entro mercoledì, Annalisa Giacalone, giudice per le indagini preliminari, dovrà decidere se accogliere la nuova richiesta: se dovesse farlo, don Seppia sarà sottoposto a un nuovo interrogatorio di garanzia; la nuova richiesta del Pm genovese è scaturita dopo la trasmissione degli atti da Milano, la cui Procura si era dichiarata «incompetente».

    Don Seppia nel mirino della Curia
    Al di là di tutte queste accuse, don Seppia rischia anche il processo “canonico”: secondo quanto appreso, l’ufficio competente della Curia vescovile del capoluogo ligure starebbe raccogliendo le prove per quella che si chiama “indagine previa”, che saranno poi convogliate allo speciale ufficio interno alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prenderà una decisione in merito.

    Se l’Ordinario, una sorta di giudice istruttore, decreterà che il processo debba essere avviato,, trasmetterà gli atti al “promotore di giustizia”, una sorta di pubblico ministero, che dovrà formulare l’accusa.

    Le pene ecclesiastiche sono di due tipi: le cosiddette “pene medicinali”, o censure, e le pene espiatorie; quella più grave resta comunque la scomunica, ovvero l’espulsione dalla compagine ecclesiastica.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…_riccardo.shtml

    PEDOFILIA: NUOVA RICHIESTA DI CUSTODIA CAUTELARE PER DON SEPPIA

    15:17 30 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 30 mag. – Tentata violenza sessuale, offerta di stupefacenti a minori, induzione alla prostituzione minorile.
    Per questi tre reati il pubblico ministero della procura di Genova Stefano Puppo ha chiesto stamani una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico di don Riccardo Seppia, 51 anni, il parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente arrestato venerdi’ 13 maggio per un’ipotesi di pedofilia e cessione di stupefacenti su disposizione del gip di Milano. Il sacerdote e’ inoltre indagato per detenzione di materiale pedopornografico. I primi tre reati prevedono, tutti, la custodia cautelare. Se il gip di Genova chiamato a decidere, Annalisa Giacalone, dovesse accogliere le richieste del pm don Seppia restera’ rinchiuso nel carcere di Sanremo, dove e’ attualmente rinchiuso. Don Seppia sosterra’ inoltre un nuovo interrogatorio di garanzia non avendo ancora risposto di induzione alla prostituzione minorile. Il nuovo capo di imputazione e’ stato messo a punto dal pm Puppo al termine di due settimane di febbrili indagini svolte con i carabinieri del Nas di Milano da cui il quadro probatorio a carico del sacerdote e’ risultato cambiato ed in parte ridimensionato. Non ci sono riscontri della consumata violenza sessuale su un chierichetto, che ha riferito agli inquirenti solo di approcci sessuali. Le offerte di droga del sacerdote a minorenni non hanno trovato riscontro. Solo in un caso la droga e’ stata ceduta, ma all’ex seminarista Emanuele Alfano, pure in carcere in nell’ambito della stessa indagine, maggiorenne all’epoca dei fatti. L’induzione alla prostituzione minorile e’ riferita alle richieste da parte di don seppia ad un 17enne albanese di consumare rapporti sessuali con lui in cambio di soldi e droga.
    Nel complesso sono sette i tentativi documentati dagli inquirenti di cedere droga a minorenni da parte di don Seppia mentre sono tre i tentativi di trascinare in casa propria il minorenne albanese. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105301…_per_don_seppia

  • Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Michele Tornabuoni – Più di uno scandalo, più di un caso imbarazzante. L’arresto di don Riccardo Seppia, sacerdote tossicodipendente e sieropositivo accusato di ripetuti abusi sessuali su minori, è una vera e propria bomba per la Chiesa cattolica italiana.

    Il primo e più ovvio motivo è che la vicenda del parroco di Sestri Ponente ha messo il dito nella piaga di una Chiesa, quella italiana, in netto ritardo rispetto sul problema della pedofilia. Tutte le Conferenze episcopali mondiali, in realtà, hanno adottate nuove misure di contrasto e prevenzione solo incalzate dalle denunce, dalle perquisizioni di forze dell’ordine e magistratura, dalla prospettiva di un danno economico dovuto quando ai risarcimenti pagati alle vittime quando – è il caso della Germania – alla fuoriuscita dalla Chiesa dei fedeli e dei loro contributi fiscali. Dall’anno scorso, però, è divenuto palese che quella degli abusi sessuali sui minori è una piaga strutturale che riguarda solo una piccola minoranza dei sacerdoti ma ha attecchito – ed è stata insabbiata – sistematicamente in tutti i paesi del mondo.

    Eppure, fino a pochi mesi fa, i vertici della Conferenza episcopale italiana minimizzavano, contestualizzavano, rimandavano l’adozione di un pacchetto di misure d’emergenza. Fino al caso di don Seppia. Prima del suo arresto, neppure le ripetute pressioni vaticane erano riuscite a smuovere di un millimetro la Conferenza episcopale italiana. Non c’era riuscito il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna, che già l’anno scorso aveva denunciato, su Avvenire, “una certa cultura del silenzio ancora troppo diffusa nella Penisola”. Non c’era riuscita la recente lettera circolare dello stesso dicastero vaticano a tutti i vescovi del mondo. Le uniche risposte erano nate dall’iniziativa personale di qualche singolo presule, come il vescovo di Bressanone e Bolzano Karl Golser, che ha visto il numero verde creato nella sua diocesi contattato anche da altre regioni d’Italia, tanto è carente il quadro generale delle misure anti-pedofili.

    Ma, dopo l’arresto choc di Seppia un rilancio, nel quartier generale della Conferenza episcopale a via Aurelia, viene ritenuto non più rinviabile. L’assemblea generale della Cei in corso in questi giorni a Roma è chiamato a discutere – non senza divergenze tra “riformatori” e fautori dello status quo – proposte come uno sportello diocesano per le denunce, una banca dati nazionale, un delegato Cei unico per tutto il paese, un più stretto controllo dei singoli vescovi da parte della stessa Cei. Nulla – è la promessa – dovrebbe essere più come prima.

    Perché – ed è la seconda ragione per cui il caso di don Seppia rappresenta uno spartiacque – Genova è la diocesi del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il quale, infatti, ha reagito immediatamente, sospendendo il sacerdote e recandosi nella sua parrocchia per confortare i fedeli. La vicenda, però, allunga un’ombra pesante. Nella Curia genovese si insiste sul fatto che Bagnasco sia caduto dalle nuvole. L’arresto, in effetti, è avvenuto all’improvviso, gli inquirenti sono incappati nel giro di sfruttamento sessuale del prete indagando su un traffico di stupefacenti. Più passano i giorni, tuttavia, e più emergono le testimonianze di chi – uomini di Chiesa e semplici fedeli – sospettava di don Riccardo già da tempo. Perché nessuno ha parlato? All’orecchio di Bagnasco non era giunta nessuna voce? E all’orecchio dei suoi predecessori? L’interrogativo attraversa come un brivido il corpo dell’episcopato italiano, perché, prima di Bagnasco, sono stati arcivescovi di Genova il cardinale Tarcisio Bertone (dal 2002 al 2006), attuale Segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi (1995-2002), arcivescovo uscente di Milano, il cardinale Giovanni Canestri (1987-1995) e il mitologico cardinale Giuseppe Siri, faro dei conservatori in Conclave, papabile per eccellenza, porporato che andò in pensione nel 1987, due anni dopo aver ordinato al sacerdozio don Riccardo Seppia.

    Il pasticciaccio brutto di Sestri Levante, allora, avvolge nel dubbio alcune delle figure di maggior spicco dell’episcopato italiano di ieri e di oggi. I dubbi potrebbero essere infondati, i diversi cardinali che si sono susseguiti a Genova potrebbero essere sinceramente all’oscuro delle accuse, o, comunque, potrebbero aver agito, negli anni scorsi, con una superficialità non superiore a quella che accomuna praticamente tutti i vescovi del mondo negli anni passati in un’adeguatezza nei confronti della pedofilia colpevole, sicuramente, ma altrettanto sicuramente in via di superamento. Ora, però, questi dubbi, magari utilizzati in malafede, rischiano di avere un impatto sugli equilibri interni all’episcopato italiano. E, ad esempio, cambiare il gioco di bilanciamento della corsa del cardinale legato al movimento di Comunione e Liberazione Angelo Scola per Milano, scoraggiata, tra gli altri, proprio da Bertone, Tettamanzi e Bagnasco.

    C’è poi un ultimo motivo per il quale la brutta storia di don Seppia rappresenta una bomba nella vita della Chiesa italiana. Sinora nessun caso aveva avuto tanta risonanza nel nostro paese. Neppure il caso del prete fiorentino Lelio Cantini, arrestato e ridotto allo stato laicale. Neppure il caso del sacerdote romano Ruggero Conti, di recente condannato in primo grado a diciotto anni dal tribunale di Roma. Ora l’arresto del prete genovese può essere utilizzato dai nemici della Chiesa per screditarla in diatribe meramente politiche. E’ già accaduto, negli anni scorsi. Quando, ad esempio, il Giornale della famiglia Berlusconi ha attaccato il direttore d’allora di Avvenire Dino Boffo per la sua presunta omosessualità; quando lo stesso quotidiano insistette sulla vicenda di padre Evaldo Biasini, soprannominato “don bancomat” per il ruolo svolto negli affari della “cricca” dei grandi appalti; quando Panorama dedicò un lungo servizio al giro dei preti gay di Roma. Articoli di giornale quando fondati quando meno fondati, scritti sicuramente con l’intento di informare, ma capaci anche di indebolire l’immagine pubblica di una Chiesa che aveva osato criticare il Presidente del Consiglio per le sue notti ardenti. Una Chiesa, soprattutto, largamente finanziata dai fondi dell’otto per mille che ogni anno i contribuenti le riservano.

    In Cei, dove i dati arrivano tramite il ministero delle Finanze con tre anni di ritardo rispetto alla dichiarazione dei redditi, l’allarme, per quanto riservatamente, è già alto. Si teme che l’affaire pedofilia faccia crollare il gettito, si iniziano a fare i conti con un bilancio decurtato, si ragiona su come rilanciare l’immagine della Chiesa. E il caso di don Seppia certo non aiuta.

    www.linkiesta.it/scandalo-don-seppia-rende-piu-forte-cl

  • Pedofilia: abusi su disabile, sacerdote condannato a 6 anni

    Pedofilia: abusi su disabile, sacerdote condannato a 6 anni

    28 aprile, 11:48

    (ANSA) – ENNA, 28 APR – La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per padre Giovanni Butera, 44 anni, il sacerdote originario di Menfi accusato di avere abusato di un ragazzo disabile di 15 anni, ospite del Villaggio del Fanciullo di Pergusa.

    Gli abusi, risalenti a 14 anni fa, sarebbero avvenuti proprio nella struttura di accoglienza dove il religioso, appartenente all’ordine dei frati minori, lavorava come educatore. La Corte d’Appello ha anche confermato le pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, quella legale per la durata della pena e l’interdizione perpetua da qualunque ufficio attinente tutela e curatela, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonche’ da ogni servizio in istituzioni, strutture pubbliche o private frequentate da minori. Il tribunale di Enna aveva gia’ condannato l’imputato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero che aveva sollecitato 4 anni di reclusione; il frate era stato invece assolto ”perche’ il fatto non sussiste” dall’accusa di abusi su un altro ragazzo, per la mancanza di riscontri probatori alle dichiarazioni del giovane. (ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/sic…_896778986.html

    PEDOFILIA: ABUSI SU UN DISABILE IN COMUNITA’, 6 ANNI A SACERDOTE

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    11:30 28 APR 2011

    (AGI) – Enna, 28 apr. – La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a 6 anni di reclusione per il sacerdote accusato di avere abusato di un minore ospite di una struttura di accoglienza. Il religioso, Giovanni Butera, 44 anni, originario di Menfi (Agrigento), e’ stato ritenuto colpevole di abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni portatore di handicap. Le violenze sarebbero avvenute nel “Villaggio del Fanciullo” di Pergusa, vicino a Enna, dove la vittima era ospite e dove padre Butera appartenente all’ordine dei frati minori, prestava la sua opera di educatore. Confermate le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, di quella legale per la durata della pena e dell’interdizione perpetua da qualunque ufficio attinente tutela e curatela, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonche’ da ogni servizio in istituzioni, strutture pubbliche o private frequentate da minori. La condanna del Tribunale di Enna era stata superiore anche alla richiesta del Pubblico ministero che per il sacerdote aveva sollecitato una pena a 4 anni di reclusione. Il frate era stato assolto “perche’ il fatto non sussiste” dall’accusa di abusi su un secondo ragazzo, per la totale mancanza di riscontri probatori alle dichiarazioni del giovane. La vicenda risale a 14 anni fa.

    http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/2…nni_a_sacerdote

    I fatti risalgono a 15 anni fa
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    Abusi su minore disabile,
    sacerdote condannato a 6 anni
    di Redazione
    pedofilia4

    28 aprile 2011 – La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per padre Giovanni Butera, 44 anni, il sacerdote originario di Menfi accusato di avere abusato di un ragazzo disabile di 15 anni, ospite del Villaggio del Fanciullo di Pergusa.

    Gli abusi, risalenti a 14 anni fa, sarebbero avvenuti proprio nella struttura di accoglienza dove il religioso, appartenente all’ordine dei frati minori, lavorava come educatore.

    La Corte d’Appello ha anche confermato le pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, quella legale per la durata della pena e l’interdizione perpetua da qualunque ufficio attinente tutela e curatela, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonchè da ogni servizio in istituzioni, strutture pubbliche o private frequentate da minori.

    Il tribunale di Enna aveva già condannato l’imputato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero che aveva sollecitato 4 anni di reclusione; il frate era stato invece assolto ”perchè il fatto non sussiste” dall’accusa di abusi su un altro ragazzo, per la mancanza di riscontri probatori alle dichiarazioni del giovane.

  • Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano

    Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano

    Prete arrestato nega accuse molestie, ragazze confermano
    Parroco di Turano interrogato oggi dal gip
    27 aprile, 18:24

    (ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 27 APR – Si e’ dichiarato innocente don Giuseppe Peretti, il parroco di Turano (Massa Carrara), 83 anni, agli arresti domiciliari per presunte molestie sessuali nei confronti di due romene minorenni.

    Quest’ultime, sentite oggi dal pm, hanno confermato le loro accuse nei confronti del sacerdote e di altre due persone. Anche il parroco e’ stato ascoltato oggi dal gip per l’interrogatorio di garanzia e, come riportato dal suo legale, ha detto: ”Sono certo di non aver mai fatto quello di cui mi si accusa e di non averlo mai neanche pensato”.(ANSA).

  • Pedofilia: procura Bolzano apre fascicolo su prete sospeso Con l’ipotesi di reato di violenza sessuale su minori

    Pedofilia: procura Bolzano apre fascicolo su prete sospeso Con l’ipotesi di reato di violenza sessuale su minori

    30 marzo, 18:34

    (ANSA) – BOLZANO, 30 MAR – La procura di Bolzano ha aperto un fascicolo nei confronti del sacerdote altoatesino, sospeso dalla curia. L’ipotesi di reato e’ di violenza sessuale su minori. Lo ha detto il procuratore di Bolzano Guido Rispoli. Ci sarebbero alcuni comportamenti ”discutibili” del sacerdote nei confronti dei bambini. Si tratterebbe di ”contatti”, avvenuti durante l’esercizio della sua funzione di sacerdote e insegnante. La segnalazione e’ partita dai servizi sociali della comunita’ comprensoriale ed e’ arrivata ieri in procura. (ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tre…1529355033.html

  • Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Padre Martin Steiner, prete dell’Ordine Teutonico, a due manifestazioni degli ultranazionalisti altoatesini (Schutzen) del 2006 e 2009:

    La diocesi di Bolzano in passato si è distinta per aver protetto e difeso alcuni preti pedofili

    1) don Giorgio Carli (condannato in Cassazione al risarcimento civile, reato prescritto), dice ancora messa, essendo stato reintegrato:http://laici.forumcommunity.net/?t=25579021

    2) don Hansjoerg Rigger, teologo condannato in primo grado e in appello per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=10663858

    3) don Peter Gschnitzer, che ha patteggiato per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=20509098

    4) Nel caso di don Alois Kranebitter, protetto dal vescovo Gargitter, è intervenuta la sospensione da parte del vescovo Golser:http://laici.forumcommunity.net/?t=38608151

    5) nel caso di una suora pedofila l’istituto in provincia di Bolzano ha risarcito la vittima con …. 1.500 €: http://laici.forumcommunity.net/?t=39571525

    Da notare che la diocesi ha da tempo invitato le v ittime a denunciare i preti alla diocesi (anziché alla magistratura): http://laici.forumcommunity.net/?t=36060993


    Pedofilia: curia sospende prete e lo denuncia alla procura
    La Diocesi: ”Decisamente dalla parte dei minori’
    30 marzo, 10:45

    (ANSA) – BOLZANO, 30 MAR – Un parroco altoatesino sospettato di ”inopportuni contatti” con alcuni bambini e’ stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura. Il religioso sarebbe stato segnalato dai genitori di Vilpiano, un paesino nella valle dell’Adige fra Bolzano e Merano. ”Queste decisioni – sottolinea la curia – non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”.

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tre…1529445522.html

    30-03-2011
    BOLZANO: DIOCESI SOSPENDE PARROCO VILPIANO, ANCHE DALL’INSEGNAMENTO

    (ASCA) – Bolzano, 30 mar – ”La Diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. Cosi’ in una nota la curia diocesana di Bolzano e Bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p.

    Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano. Nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di Nalles, che in parrocchia. ”La Diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la Sovrintendenza scolastica e con il Superiore dell’ordine religioso; anche la Procura e’ stata informata”, si legge nella nota. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Vilpiano e’ stato informato dalla Diocesi che la Sovrintendenza scolastica ha sospeso p. Martin Steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”Per il momento sara’ il decano di Terlano, don Josef Leiter, a guidare la parrocchia di Vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. Queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”La Diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. C’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.asca.it/regioni-BOLZANO__DIOCES…O-594352–.html

    Abusi,prete sospeso e denunciato dalla diocesi

    Un parroco altoatesino sospettato di «inopportuni contatti» con alcuni bambini è stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura.

    VATICANISTA DE LA STAMPA

    ”la diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. cosi’ in una nota la curia diocesana di bolzano e bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p. martin steiner ot, parroco di vilpiano. nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di nalles, che in parrocchia. ”la diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la sovrintendenza scolastica e con il superiore dell’ordine religioso; anche la procura e’ stata informata”, si legge nella nota. il consiglio pastorale parrocchiale di vilpiano e’ stato informato dalla diocesi che la sovrintendenza scolastica ha sospeso p. martin steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”per il momento sara’ il decano di terlano, don josef leiter, a guidare la parrocchia di vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”la diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. c’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubr…ne=524&sezione=

    Vilpian: Pater Martin Steiner nach Vorwürfen entpflichtet

    Schwere Vorwürfe haben Eltern von Schülern der Grundschule Nals gegenüber Pater Martin Steiner, Pfarrer von Vilpian und Religionslehrer in Nals, erhoben.

    In einem Brief äußerten sie den Vorwurf, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei.

    Konkret sprachen die Eltern von einer „Unterschreitung der körperlichen Distanz“, wie die Diözese Bozen-Brixen heute in einer Presseaussendung informiert. Die Diözesan-Leitung zeigt sich darin von den eingegangenen Vorwürfen betroffen.

    „Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen. Auch die Staatsanwalt ist informiert“.

    „Keine Vor-Verurteilung“

    Der Pfarrgemeinderat von Vilpian sei von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt worden, „dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und, dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten“, schreibt die Diözesanleitung.

    Diese Entscheidungen seien keine Vor-Verurteilung, sondern zeugten vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    „Kultur des aufmerksamen Hinschauens“

    „Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden“, unterstreicht die Diözesanleitung.

    Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stelle in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    „Wir hoffen, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden“, so die Diözesanleitung abschließend in ihrer Presseaussendung.

    Der 39-Jährige Pater Martin Steiner war 1999 zum Priester geweiht worden und seit 2006 als Gemeindepfarrer tätig

    Traduzione di Google:

    Vilpiano: Padre Martin entpflichtet Steiner in seguito ad accuse

    gravi accuse hanno sollevato i genitori degli alunni della scuola primaria di Nalles contro Padre Martin Steiner, parroco di Vilpiano e insegnante di religione di Nalles.

    In una lettera ha espresso la critica che vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte di un uomo religioso nei confronti dei bambini.

    In particolare, i genitori ha parlato di un “sotto la distanza fisica”, come la diocesi di Bolzano-Bressanone informato oggi in un comunicato stampa. La leadership diocesano dimostrato dal fatto colpiti dalle accuse ricevute.

    “Perché la leadership diocesano hanno ricevuto accuse sul serio e ha il benessere dei bambini come un obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con le autorità scolastiche e ai Superiori religiosi. Il pubblico ministero è informato “.

    “No pre-condanna”

    Il consiglio parrocchiale di Vilpiano era stato informato della leadership diocesano consiglia, inoltre, “che era stato sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa è e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di Terlano a guidare la parrocchia come amministratore parrocchiale Vilpiano, “la leadership diocesano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto ha testimoniato che la guida della diocesi si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    “Cultura della Guardando bene attento”

    “La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù “, afferma la leadership diocesano.

    La questione del giusto equilibrio tra intimità e distanza in luogo di formazione e processi educativi una sfida permanente

    “Ci auguriamo che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile”, la leadership diocesano ha concluso nel suo comunicato stampa.

    Il 39-anno-vecchio padre Martin Steiner è stato ordinato sacerdote nel 1999 e dal 2006 come parroco di lavoro

    www.stol.it/Artikel/Chronik-im-Uebe…en-entpflichtet

    30.03.2011 10:22
    Kinder belästigt: Schwere Vorwürfe gegen den Pfarrer von Vilpian
    Stellungnahme der Diözesanleitung

    apa (archiv)

    Bozen – Der Pfarrer von Vilpian, P. Martin Steiner OT, soll den Kindern sowohl im Religionsunterricht als auch bei den Tätigkeiten in der Pfarrei zu nahe getreten sein. Die Diözese hat auf die Vorwürfe der Eltern reagiert und den Priester vorübergehend vom Dienst suspendiert. In welcher Weise der Pfarrer den Kindern zu nahe getreten sei, ist noch nicht bekannt. In der folgenden Stellungnahme äußert sich die Diözesanleitung zu dem Fall:

    „Mit Betroffenheit hat die Diözesanleitung Vorwürfe besorgter Eltern gegenüber P. Martin Steiner OT, Pfarrer von Vilpian, zur Kenntnis genommen. Eltern haben in den vergangenen Tagen schriftlich den Vorwurf geäußert, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes in der Grundschule Nals als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei. Konkret sei es zur Unterschreitung der körperlichen Distanz gekommen.

    Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit dem Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen; auch die Staatsanwaltschaft ist informiert. Der Pfarrgemeinderat von Vilpian wurde von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt, dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten.

    Diese Entscheidungen sind keine Vor-Verurteilung, sondern zeugen vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden. Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stellt in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    So drückt die Diözesanleitung die Hoffnung aus, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden.“

    Traduzione di Google:

    Parere della direzione diocesana

    APA (archivio)

    Bolzano – Il parroco di Vilpiano, P. Martin Steiner OT saranno i bambini, sia in materia di istruzione religiosa, nonché le attività in parrocchia è arrivato troppo vicino. La diocesi ha risposto alle accuse dei genitori e il prete temporaneamente sospeso dal servizio. In che modo il sacerdote aveva fatto un passo troppo vicino ai bambini non è ancora noto. Il seguente parere, l’opinione della dirigenza diocesana sul caso:

    “Con preoccupazione, la leadership diocesano ha sollevato accuse di genitori interessati a P. Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano, nota. I genitori hanno nei giorni scorsi espresso per iscritto l’affermazione secondo cui vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione a Nalles scuola primaria e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte dell’uomo religioso nei confronti dei bambini. In particolare, si è giunti al di sotto della distanza fisica.

    Poiché la diocesi ha ricevuto accuse che la gestione è seria e il benessere dei bambini ha come suo obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con l’autorità di istruzione e ai Superiori religiosi, l’accusa è a conoscenza. Il consiglio parrocchiale della leadership Vilpiano diocesano stato messo al corrente che ha sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di piombo Terlano, come amministratore parrocchiale, la parrocchia Vilpiano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto di elementi di prova che la leadership diocesano si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù. La questione del giusto equilibrio tra la vicinanza e la distanza è in processi di istruzione e formazione una sfida costante

    Dom spinge la leadership diocesano, nella speranza che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile “.

    www.suedtirolnews.it/wap/d/artikel/…ac91c7eb5bbc2d3

  • Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia

    Empoli, 13 gennaio 2011 – Sono stati chiesti quattro anni di carcere dal pm Giulio Monferini per un ex prete extracomunitario, imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, quando l’ex religioso, prima di lasciare l’abito talare, ha retto una parrocchia dell’Empolese, avrebbe abusato sessualmente per anni di una catechista minorenne.

    I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subì le prime molestie da parte dell’uomo,
    40 anni all’epoca – e il 2002, quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano nel frattempo
    divenuti completi e pressoche’ quotidiani. La relazione tra prete e catechista sarebbe poi proseguita altri due anni,
    dopo che lei aveva raggiunto la maggiore eta’.

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia. Impaurita, si confido’ con i familiari e con
    un altro parroco della zona, il quale l’accompagno’ a Firenze in udienza dal cardinale Ennio Antonelli per denunciare
    tutto. Al cardinale Antonelli, oltre al racconto di quanto accaduto, i due mostrarono il cellulare contenente gli sms.

    Successivamente la giovane e i suoi familiari informarono anche i carabinieri che, partendo da un’ipotesi di stalking, ricostruirono invece una storia di violenza sessuale, facendo aprire un’inchiesta della procura di Firenze.
    Dal processo e’ anche emerso, con la testimonianza di una ginecologa, che la giovane ha anche abortito una volta,
    e che l’ex sacerdote imputato avrebbe anche approcciato una suora con pesanti avances sessuali, dopo che la
    catechista lo ‘aveva lasciato’.

    Il processo avrebbe anche evidenziato che la minorenne avrebbe patito una forte infatuazione da parte del suo parroco, tuttavia la violenza sessuale – ha chiarito il pm Monferini – e’ da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote extracomunitario ha abusato sia del suo ruolo di ministro di culto, sia della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane.

    La giovane donna, assistita dall’avvocato Antonio Voce, ha attraversato anche un lungo periodo di depressione a causa di questa esperienza; inoltre il suo legale si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. Prossima udienza, il 21 marzo.

    www.lanazione.it/empoli/cronaca/201…minorenne.shtml

    Prete accusato di violenza sessuale: il pm chiede 4 anni

    Ivo Gagliardi Venerdì 14 Gennaio 2011 11:16

    pretegrandeQuattro anni di carcere per violenza sessuale: è quanto chiesto dal pm per un ex prete.

    IL PROCESSO. Il religioso si trova imputato per violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, l’uomo avrebbe infatti abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese.

    I FATTI. I fatti, secondo l’acusa, risalirebbero al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e avrebbe subito le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002, quando la giovane raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote sarebbero stati completi e quotidiani.

    LA RICHIESTA. Poi, quando la giovane decise di cessare il rapporto, il prete avrebbe inziato a perseguitarla. Ora il processo: il pm Monferini ha chiesto per l’ex prete quattro anni di carcere.

    www.ilreporter.it/index.php?option=…naca&Itemid=165

    Sesso con catechista,pm vuole 4 anni di carcere per ex prete
    Accusato violenza sessuale;rapporti da quando ragazza era 15enne
    13 gennaio, 20:58

    (ANSA) – FIRENZE, 13 GEN – Quattro anni di carcere sono stati chiesti dal pm Monferini per un ex prete, ora imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze poiche’ avrebbe abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese. I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subi’ le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002 quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano completi e quotidiani. Quando la giovane decise di cessare il rapporto il prete comincio’ a perseguitarla.(ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tos…1640420902.html

    IL PROCESSO Prete pedofilo Mavi abusò di una catechista: il pm chiede quattro anni
    di Maria Vittoria Giannotti

    Una catechista di appena quindici anni. Un sacerdote arrivato da molto lontano. E una relazione proibita. Scenario di questa storia scabrosa, approdata nelle aule del tribunale di Firenze, una parrocchia dell’Empolese. Martedì mattina, nel corso di un’udienza a porte chiuse, il sostituto procuratore Giulio Monferini ha chiesto quattro anni per il sacerdote che da tempo ha dismesso l’abito talare. L’potesi di reato è pesante: violenza sessuale. I fatti risalgono al 1999. La ragazzina all’epoca frequentava la chiesa. Il sacerdote le fece delle avances che lei, almeno inizialmente, accettò. Di qui sarebbe nata una relazione: l’adolescente sarebbe stata consenziente e, addirittura, infatuata per molto tempo. Poi, quando la giovane compì vent’anni, qualcosa si sarebbe rotto. Lei manifestò l’intenzione di troncare quella storia, ormai ingombrante, ma l’impresa si rivelò più difficile del previsto: davanti a quel rifiuto, infatti, il sacerdote avrebbe cominciato a molestarla con sms e telefonate minatorie. E a quel punto, la vittima si decise a rompere il silenzio e a raccontare tutto ai genitori. Dopo l’iniziale e comprensibile sconcerto, i familiari si rivolsero a un altro sacerdote della zona, confidandosi e chiedendo consiglio. Sarebbe stato lui, secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, a mettere in contatto la ragazza e i suoi genitori con il cardinale Ennio Antonelli, che ricevette la famiglia in udienza. In quell’occasione, la giovane avrebbe mostrato all’alto prelato anche il cellulare con i messaggini. Poi, la decisione di rivolgersi ai carabinieri e denunciare tutto, un’ipotesi che, secondo quanto riferito dai familiari della giovane, sarebbe stata sconsigliata dal cardinale. I militari cominciarono a indagare, con discrezione. Quegli atti sono finiti a processo: nel corso del dibattimento, è stata anche sentita una ginecologa che avrebbe testimoniato che la giovane andò incontro a un aborto. Tra i particolari emersi, anche una lunga e grave forma di depressione con cui la giovane si è trovata a fare i conti. E il fatto che l’ex sacerdote avrebbe rivolto le sue avances anche a una suora, dopo che la relazione si era interrotta. La violenza sessuale – secondo il pm Monferini – è da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote ha abusato del suo ruolo e della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane. Il legale della donna, Antonio Voce, si riserva ora di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. FIRENZE fircro@unita.it
    14 gennaio 2011 pubblicato nell’edizione di Firenze (pagina 7)

    John Moniz

  • Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Di Massimo Mele – 29 Dicembre 2010

    Ieri l’ultima delle telefonate alla comunità incontro del discusso sacerdote. Da Roma al Vietnam, guai giudiziari di ogni genere, prima della tegola definitiva: rinvio a giudizio per abusi a minori.

    L’ultima occasione pubblica è stata ieri. A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E anche il premier, Silvio Berlusconi, per sentirsi migliore non esita a dedicare il suo natale a chi ha più bisogno: luogo prediletto per un saluto di vicinanza e di beneficienza è, da anni, la comunità Incontro di Don Piero Gelmini, ad Amelia, in Umbria. Se non di persona, almeno telefonicamente il presidente del Consiglio non rinuncia mai ad elogiare pubblicamente il lavoro dell’amico Piero.

    SIMILITUDINI – Ieri, per la seconda volta in due anni consecutivi, il Cavaliere ha scelto la comunicazione telefonica alla festa di Natale dell’associazione terapeutica che accoglie tossicodipendenti e sieropositivi nella campagna Umbria del paesino in provincia di Terni.

    Nel corso della telefonata Berlusconi non manca di divagare sul piano personale. Soprattutto, sugli attacchi che gli vengono rivolti in continuazione. «Cerco di imitarti — dice a don Gelmini — come tieni botta tu, tengo botta io. Se c’è qualcuno che è oggetto di diffamazione quotidiana sono io, mi hanno accusato di tutto, dalle stragi alla mafia». Ma è un motivo in più per non ritirarsi: «Non dobbiamo avere dubbi nell’andare avanti perchè deluderemmo tutti i nostri sostenitori, tutte le persone che hanno fiducia in noi».

    Così le parole della telefonata su Repubblica, e un parallelo davvero azzeccato: Berlusconi, come don Gelmini, “terrebbe botta” davanti ai reiterati attacchi di chi gli vorrebbe male. Di chi non avrebbe intenzione di lasciarlo in pace. E davvero, da Don Gelmini potrà trovare conforto, Berlusconi: se non altro perchè il sacerdote ha alle spalle una lunga sequela di guai con la giustizia, lunga quasi quanto quella del Premier. E’ fin dagli anni ‘70 il prete che svolge la meritoria attività di accogliere, indistintamente ed in tutto il mondo, diseredati, tossicodipendenti, sieropositivi, galeotti, ex-carcerati, per offrirgli l’occasione di una redenzione, di una nuova vita in comunità, un luogo in cui poter parlare liberamente dei propri problemi senza la paura di essere giudicati; ma accanto a tutto questo, don Gelmini è un cliente affezionato delle procure italiane. Un uomo in cui, come nell’abito talare, il bianco ed il nero si mischiano un po’.

    PADRE JAGUAR
     – E’ un vecchio articolo della Stampa, ripreso in tutte le salse dalla rete, a raccontarci l’identikit di don Piero Gelmini. Si era nei favolosi anni ‘70, ma la vita pubblica del sacerdote, allora, era appena iniziata.

    C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa. E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico. Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino. Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».

    Così Francesco Grignetti sul quotidiano torinese ripercorre i primi anni della vita di “Padre Jaguar”. Fratello, come abbiamo visto, di un altro sacerdote, quel padre Eligio che lo accompagnerà anche in alcune vicende giudiziarie ma che, come si apprende, era di casa nel jet-set del pallone italiano. Dalla sua casa di viale Vaticano, in cui abitava in quanto segretario di un alto cardinale, dopo l’incontro con questo tale Alfredo Nunzi, si trasferisce nella periferia residenziale di Roma, all’Infernetto.

    Mise, quindi, progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituirono l’ossatura e un’iniziale struttura organizzativa della Comunità Incontro. Si passava, così, dalla semplice attenzione al singolo all’elaborazione di un programma comunitario. Con l’apertura del Centro di Mulino Silla, il 27 settembre 1979, nasceva la prima realtà che darà l’impronta a tutti i Centri successivi. Attualmente, sono circa 200 le comunità presenti in tutte le regioni d’Italia e all’estero (Spagna, Thailandia, Canada, Bolivia, Costa Rica, Francia, Svizzera, Slovenia, Brasile, Stati Uniti).

    Così, riassuntivamente, la sua pagina di Wikipedia.

    GIRI POCO CHIARI – Ma mentre la sua attività umanitaria prendeva le prime mosse, continuava con ben altra caratura la vita pubblica e politica. Agganci importanti, referenti istituzionali, amicizie con politici e col bel mondo dei palazzi romani, affari, soldi che girano: dopo la scoperta di una Sudamerica-connection, le accuse della magistratura non tarderanno ad arrivare.

    All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita. I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione.

    Via di corsa dunque: destinazione, il sud-est asiatico, dove si poteva dare una mano a diseredati dalla guerra vietnamita e, quando avanzava tempo, anche truffare la famiglia presidenziale.

    Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».

    IN GALERA – Gelmini dunque, non riesce a stare fermo, e ovunque va finisce sulle prime pagine dei giornali per cause non sempre limpidissime. Fallita l’esperienza vietnamita, capisce che forse il gioco non vale la candela e che il suo paese lo chiama. Torna in Italia e affronta le conseguenze delle sue azioni precedenti all’espatrio.

    Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie. Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.

    Insomma, fin dalla carcerazione all’inizio degli anni ‘70 si iniziano a manifestare pubblicamente alcune sue tendenze: diciamo che il prelato avrebbe avuto difficoltà a restare dentro i ranghi del voto di continenza sessuale. Il direttore del carcere, imbarazzato, ogni tanto disponeva a suo danno l’isolamento. Tornato in libertà, e scontata anche la pena ecclesiale, don Gelmini finisce di nuovo in carcere insieme al fratello, questa volta, per una storia di traffico di beni alimentari con l’Africa che poi risultò infondata. Ma il nome di Gelmini era ormai di dominio pubblico, e per il prete pensò che forse era il caso di tornare a dedicarsi all’attività umanitaria.

    INCONTRO – E’ la creazione della comunità Incontro

    Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera». Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.

    Fondata la comunità, le polemiche intorno a padre Gelmini si arrestano? Neanche per sogno: nonostante la concessione quarantennale da parte del Comune, la comunità Incontro inizia ad espandersi in maniera incontrollata e non sempre legale. Abusi edilizi, la nuova grana in cui Gelmini si infila, tanto che finisce in contenzioso addirittura col comune della cittadina umbra. Il decreto che disponeva l’invio degli atti alla procura venne firmato dall’allora sindaco della cittadina umbra: Luciano Lama, il grande segretario della CGIL del 1977. Si era, al tempo dell’illecito urbanistico, all’inizio degli anni 90.

    Per una buona mezz’ ora Luciano Lama, senatore della Quercia, rinuncia al conforto della pipa. E parla senza pause. Parla e spiega come, da sindaco di Amelia, poltrona che ricopre da tre anni, sia balzato in sella a una mini-crociata “mani pulite” con la determinazione militante di un vecchio leone che non depone le armi. Lo scenario è da Peppone e don Camillo, ma stavolta, nella disfida, non tira aria di ricomposizione pacifica. Dall’ altra parte della barricata, c’ è don Pierino Gelmini, che governa una specie di città dentro la città, quella che ospita ben otto comunità per tossicodipendenti nel solo comune umbro di Amelia (targate Gelmini, sono 150 in Italia, qualche decina nel mondo). Lama ha denunciato il prete per abuso edilizio e ha scelto di firmare personalmente l’ atto d’ accusa, che poteva essere siglato da un semplice funzionario. “Quell’ uomo – sentenzia – gode di tali protezioni che non ho voluto consegnare ad altri la responsabilità di spedire gli atti in procura”, dice. La vicenda, la racconta lui stesso. “A seguito di un’ indagine dell’ ufficio tecnico, abbiamo scoperto che don Gelmini ha realizzato alcune opere senza licenza edilizia: un campo sportivo, una mensa, l’ allargamento di una strada con abbattimento di alberi, lo spostamento di alcuni muri di sostegno. Il tutto in un podere, quello di Cenciolello, che tredici anni fa il comune gli affidò in comodato, quindi gratis. Poi abbiamo deciso di vendere, e si sono spulciate le carte che prima non si era tenuti a verificare. Risultato: quelle licenze potevano benissimo essere autorizzate, però il prete se n’ è ben guardato di chiederle con prassi regolare. E sa perché? Perché si sente onnipotente e intoccabile”. La denuncia era obbligatoria. Ma è stata lo show down di anni di frizioni tra Amelia e il suo “scomodo” ospite. I quasi mille ex drogati, il 70 per cento dei quali sieropositivi o già ammalati di Aids, sfiorano infatti il dieci per cento della popolazione del comune e suscitano reazioni di rigetto da parte della gente infastidita di vederli circolare liberamente. L’ anno scorso, duecento genitori insorsero perché due bambini sieropositivi furono iscritti alla scuola pubblica. Alcune famiglie minacciarono di ritirare i propri figli. “Ma la gente si irrita soprattutto per l’ invadenza del personaggio e per la sua ‘ disinvoltura’ affaristica – nota Lama, col fervore di un paladino dei deboli contro un potente che non ha mai nascosto le sue simpatie craxiane -. Don Gelmini ha soldi in quantità. Lo Stato e la Regione lo foraggiano, e ci sono i cospicui lasciti dei privati. Così apre cantieri che il bilancio del comune neppure si sogna. Prenda Silla, alle porte di Amelia. Una città “gelminiana”. Lì sorgerà il centro internazionale delle comunità ‘ Incontro’ . Un investimento immobiliare imponente. Si dice anche che il prete abbia messo gli occhi sul vecchio carcere in disuso, proprio di fronte al municipio, dove andranno i drogati col trattamento di semilibertà previsto dalla legge. E appena dieci giorni fa ha acquistato il monastero di Santa Monica (700 milioni) dove ha fatto sapere che abiteranno dieci suore. In realtà, sembra che ci finiranno alcuni suoi ex ospiti che continuano a collaborare come istruttori della comunità. Un specie di albergo di lusso. Le altre comunità, come ‘ Abele’ , funzionano benissimo senza questa frenesia del mattone. Ad Amelia rischia invece di incrinarsi la pace sociale davanti a un signore che fa quel che gli pare. E, badi, non c’ è nessuna intenzione persecutoria da parte nostra. Tant’ è che abbiamo già dato via libera a 60 mila metri quadri di cemento.

    Così raccontava la storia la Repubblica.

    LA POLITICA – Le amicizie con la politica, dunque, per la prima volta saltano fuori nel discorso pubblico che riguarda don Gelmini da Amelia. E ricordiamocele, perchè ci torneranno utili fra pochissimo: salteranno di nuovo fuori nel luogo più inimmaginabile. Intanto la segnalazione di illecito urbanistico cammina, e don Gelmini finisce sotto l’inchiesta formale che la procura apre.

    Il fondatore della comunità “Incontro” è finito sotto inchiesta perchè è vicepresidente della cooperativa “Terra nostra”, una delle tante create dai suoi ragazzi impegnati anche in varie attività per uscire dal tunnel della droga. Analogo provvedimento è stato preso anche nei confronti del presidente della società Claudio Legramante. La cooperativa, secondo la denuncia presentata dal Comune, avrebbe realizzato abusivamente un campo di calcio, un forno, costruzioni ad uso abitativo, scale e viali lastricati, una rimessa per attrezzi agricoli, alcuni muretti e, sempre in località Cenciolello, risulterebbe non in regola l’ installazione di alcuni prefabbricati destinati a cucine e refettori. Don Pierino Gelmini per queste costruzioni aveva a suo tempo presentato tutte le richieste di autorizzazione necessarie. Ma in Comune furono respinte. Venerdì il magistrato compirà un primo sopralluogo nella zona delle costruzioni abusive.

    Ma forse erano stati i ragazzi ad essersi allargati un po’ troppo, e Gelmini era responsabile solo in veste strettamente formale. D’altronde, la comunità Incontro era diventata ormai un’istituzione che accoglieva centinaia di uomini e donne in difficoltà, gli spazi iniziavano a servire, e qualcuno evidentemente per gettare il cemento non aveva aspettato tutte le autorizzazioni necessarie. Ma insomma, fosse stato solo questo il problema: le questioni serie, e serie davvero, stavano per arrivare.

    ABUSI SESSUALI – Don Gelmini è stato di recente rinviato a giudizio per casi di pedofilia e abusi sessuali all’interno della comunità Incontro. Sono oltre 12 le persone che lo accusano, alcune delle quali minorenni al tempo del fatto: secondo chi si pretende vittima, il prete avrebbe abusato del proprio carisma e della propria autorità per costringere gli ospiti della sua struttura a tribiutargli le attenzioni che lui chiedeva. Nel corso delle indagini preliminari, oltre 10 persone accettano di sottoporsi all’incidente probatorio, in modo che la loro deposizione possa essere cristallizzata e utilizzata come prova indiscutibile.

    Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore della comunità Incontro per violenza sessuale. I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di convincere i testimoni a ritrattare. «Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino, la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata trovata traccia di un vaglia online di 500 euro. A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che, secondo l’accusa, «erano certamente provati».

    Piccoli favori, pochi spiccioli in denaro, storie ovattate di comunità di recupero, tu dai a me, io do a te: dai, su, che sarà mai.

    AIUTATI CHE DIO T’AIUTA – E invece qualcuno si risente. Anche perchè don Gelmini, per convincere i suoi ospiti a concedersi a lui, metteva sul banco da vendita utilità di ogni genere: e vista l’eterogeneità dei suoi ospiti, qualche piatto ricco che poteva convincerli c’era sempre. Come la promessa, fatta magari a qualche detenuto in attesa di giudizio affidato alla sua comunità, o qualche arrestato ai domiciliari presso Incontro, di oliare le rotelle giuste per favorirlo.

    Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze. «Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza delle denunce presentate».

    Il processo per don Gelmini, rinviato a giudizio dalla procura che ha giudicato queste prove sufficienti per aprire una vicenda processuale, comincerà nel marzo prossimo. Il prete incassa la solidarietà di Silvio Berlusconi, che, assimilandolo a lui, lo considera un perseguitato dalle toghe rosse “che lo accusano di tutto”. Ad accusarlo, in verità, sono gli ospiti della sua comunità che si affermano vittime delle sue attenzioni illecite. Ma difendere un compagno di politica, per il centrodestra italiano, sembra essere prioritario.

    Al sacerdote è giunto il sostegno del centrodestra, schieramento per il quale era da tempo un punto di riferimento. “In Italia e in ogni parte del mondo centinaia di migliaia di ragazzi e di famiglie ritrovano la vita e il sorriso grazie all’opera infaticabile di don Pierino Gelmini”, ha detto il deputato di An Maurizio Gasparri, la cui “devozione nei confronti di uno dei pochi eroi civili del nostro tempo è convinta e totale”. L’Udc Luca Volontè ha parlato di “furore anticattolico” e ha invitato il ministro della Giustizia Mastella a inviare degli ispettori nella procura di Terni. Vladimir Luxuria, deputata di Rifondazione Comunista, ha invece chiesto di “non fare assoluzioni preventive” e di non “assolvere una persona indagata per reati così gravi solo perché è un sacerdote”.

    Così le dichiarazioni degli esponenti politici al tempo dell’apertura delle indagini su Gelmini. Maurizio Gasparri era stato il presidente del comitato dei festeggiamenti per gli 80 anni del sacerdote. Silvio Berlusconi, lo abbiamo visto, lo chiama ogni anno per dargli solidarietà. Alle sue vittime, forse, penseranno i giudici, prima di essere investiti dall’ennesima accusa di essere toghe politicizzate che usano le loro funzioni per colpire gli avversari politici. L’assoluzione politica per il prete che ammoniva contro l’invasione dell’Islam ai danni dell’Europa nei convegni di Alleanza Nazionale è invece già stata assicurata.

    Da Giornalettismo.com