Per anni aveva molestato e abusato delle ragazzine del gruppo giovanile della sua parrocchia riuscendo a evitare ogni conseguenza ma quando la vicenda è venuta alla luce, non ha retto e ha deciso di togliersi la vita, è la terribile storia del Sacerdote anglicano Kesh Govan che nel novembre scorso si è tolto la vita dopo che le pesanti accuse di abusi sessuali sui minori.
Come stabilito ora da una inchiesta indipendente commissionata dalla Chiesa anglicana del Queensland meridionale, dove il 50enne si era trasferito ed esercitava il suo ministero al momento del decesso, Kesh Govan ha abusato sessualmente di alcune ragazze in un centro giovanile che lui gestiva all’epoca dei fatti durante il suo ministero nella diocesi di Lichfield, nel Regno Unito.
In Inghilterra, la diocesi di Lichfield ha confermato che l’indagine australiana ha rivelato “gravi informazioni sulla tutela dei minori” relative al defunto reverendo Kesh Govan e ha esortato chiunque sia stato coinvolto a farsi avanti e a contattare il team di tutela o servizi di supporto indipendenti. “Notizie di questo tipo sono profondamente angoscianti, soprattutto per coloro che hanno subito abusi, ma anche per le famiglie, gli amici e le comunità. Invitiamo chiunque sia stato colpito da questa notizia a contattare in via confidenziale il nostro team di tutela” recita un avviso della diocesi britannica.
L’inchiesta era scattata in Australia dopo le voci di abusi da parte del sacerdote nel Paese dove esercitava già da anni ma l’indagine non ha trovato alcuna prova di reati commessi durante il suo ministero nel Paese. L’indagine ha concluso che gli abusi si erano verificati anni prima, quando era pastore nella diocesi di Lichfield, prima del suo trasferimento in Australia dove ha esercitato come parroco nel Nuovo Galles del Sud, nella diocesi di Newcastle, e nel Queensland meridionale, dove divenne noto localmente come il “vicario canterino”.
LONDRA – Nuovo scandalo a sfondo sessuale nella Chiesa d’Inghilterra, punto di riferimento storico della religione cristiana nel Regno Unito e della comunione anglicana nel mondo. Questa volta riguarda un vescovo attivo nell’esercizio delle sue funzioni, Stephen Conway, 68enne titolare della diocesi di Lincoln, nel nord dell’isola, che è stato arrestato nelle scorse ore.
L’ecclesiastico, ha fatto sapere la Lincolnshire Police, è sospettato di “aggressioni sessuali” gay nell’ambito di “un’investigazione in corso” nata dalla denuncia di un uomo che afferma di essere stato molestato ripetutamente fra il 2018 e il 2025.
Conway è stato rilasciato dietro cauzione dopo alcune ore di fermo, in libertà condizionata, ma resta sotto indagine. Mentre gli organi di sorveglianza interni alla Chiesa anglicana lo hanno immediatamente “sospeso dal suo ministero”, come riporta il sito della diocesi di Lincoln, citando un comunicato nel quale si manifesta “sostegno” a qualunque persona colpita e si assicura la massima collaborazione “alle autorità” inquirenti.
La Chiesa d’Inghilterra è stata investita da diversi scandali negli ultimi anni, uno dei quali ha costretto alle dimissioni l’ex arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della confessione anglicana fino all’anno scorso, accusato di aver coperto (o consentito d’insabbiare) una vicenda storica di abusi del passato.
Al posto di Welby è stata designata per la prima volta una donna, Sarah Mullally, che è salita sulla cattedra di Canterbury a ottobre promettendo fra l’altro tolleranza zero.
Le prove contenute negli ‘Epstein Files’ rivelano “preoccupanti e credibili abusi sessuali, traffico e sfruttamento sistematico e su larga scala di donne e ragazze”.
È quanto avvertono esperti delle Nazioni Unite che analizzato il caso Epstein si chiedono come come “una rete del genere abbia potuto prosperare così a lungo nel cuore delle élite politiche, economiche e mediatiche” di vari Paesi.
Secondo gli esperti Onu i file Epstein suggeriscono “l’esistenza di un’impresa criminale globale” che solleva “terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini”. Alcuni dei fatti descritti potrebbero rientrare secondo il diritto internazionale, in condizioni di schiavitù sessuale, tortura, sparizioni forzate o crimini contro l’umanità.
Le indagini giudiziarie americane, sottolinea l’Onu, hanno gradualmente scoperto in capo a Jeffrey Epstein un sistema di reclutamento di ragazze giovani, spesso minorenni vulnerabili, sfruttate sessualmente in diverse residenze dei finanzieri, negli Stati Uniti e nei Caraibi. Gli esperti denunciano “gravi errori” nel processo di divulgazione delle notizie relative al caso e l’urgente necessità di procedure che tutelino le vittime, affinché “nessuno di loro subisca ulteriori danni”.
Infine, nonostante il numero di documenti divulgati, secondo gli esperti, sono state aperte poche nuove indagini, per questo chiedono la revoca del termine di prescrizione, che impedirebbe alcune azioni penali e indagini più ampie su possibili complicità. Sulla base dei documenti che hanno messo in luce legami tra Jeffrey Epstein e personalità di diversi altri paesi, tra cui Regno Unito, Norvegia e Francia, gli esperti avvertono che “nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge”.
Hillary Clinton accusa Trump, ‘insabbiamento sugli Epstein Files’
Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei fascicoli relativi al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein. “Fate uscire i fascicoli. Stanno procedendo a rilento”, ha detto l’ex Segretario di Stato americano alla Bbc a Berlino, dove ha partecipato all’annuale Forum Mondiale. La Casa Bianca ha insistito sul fatto che, pubblicando i fascicoli, hanno fatto “più per le vittime di quanto abbiano mai fatto i Democratici”. Alla domanda se Andrew Mountbatten-Windsor dovesse comparire davanti a una commissione del Congresso, Hillary Clinton ha risposto: “Penso che chiunque venga invitato a testimoniare debba testimoniare”. I Clinton dovrebbero comparire davanti alla commissione.
Bill Clinton comparirà il 27 febbraio e Hillary Clinton il giorno prima. Sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonia davanti a una commissione del Congresso da quando lo fece Gerald Ford nel 1983. Nessuno dei due Clinton è stato accusato di illeciti da parte di sopravvissuti agli abusi di Epstein, ed entrambi hanno negato di essere a conoscenza dei suoi reati sessuali all’epoca. I Clinton hanno chiesto che l’udienza si svolga in pubblico anziché a porte chiuse: “Ci presenteremo, ma pensiamo che sarebbe meglio farlo in pubblico”, ha detto Hillary Clinton alla Bbc. “Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo chiesto ripetutamente la pubblicazione completa di questi documenti. Pensiamo che la luce del sole sia il miglior disinfettante”. L’ex candidata alla presidenza ha sostenuto che lei e suo marito venivano usati per distogliere l’attenzione da Trump. “Guardate questo oggetto luccicante. Avremo i Clinton, persino Hillary Clinton, che non ha mai incontrato quell’uomo”. Hillary Clinton ha affermato di aver incontrato Ghislaine Maxwell, la complice condannata di Epstein, “in alcune occasioni”.
UNL’immagine della sua bisnonna accompagnò James Adams per anni e rafforzò la sua fede: era avvizzita, quasi cieca, e gli toccava le guance quando si sedevano accanto, come se il contatto con il suo viso le avesse ridato la vista. Donna lavoratrice il cui marito, un agente di polizia, si era suicidato, crebbe quattro figli; la sua fede fu una roccia contro le difficoltà della vita. Morì a 98 anni, quando Adams ne aveva 28, in procinto di sposarsi.
Molti anni dopo, nel 2020, Adams, un banchiere di New Orleans , era presidente della Catholic Community Foundation, il braccio di raccolta fondi dell’arcidiocesi, quando l’arcivescovo Gregory Aymond lo estromise dall’incarico, come lui stesso ha raccontato come testimone in tribunale e in numerose interviste ai media. Da un giorno all’altro, Adams divenne un nemico della Chiesa a causa di ciò che un prete gli fece da ragazzo. La sua storia rispecchia la saga legale che ha macchiato la carriera di Aymond.
Secondo i voluminosi documenti legali e le informazioni fornite dagli avvocati delle vittime e analizzate dal National Catholic Reporter , sotto la guida di Aymond e di diversi predecessori, l’ arcidiocesi di New Orleans ha nascosto un’organizzazione criminale a sfondo sessuale che, in un momento o nell’altro, ha visto la presenza di un prete pedofilo in ogni parrocchia della città e in molte zone periferiche.
Dal 1° maggio 2020, quando l’ arcidiocesi di New Orleans ha richiesto la protezione del capitolo 11 della legge federale sulla bancarotta, la chiesa ha dovuto affrontare una copertura mediatica snervante per le cause legali, molte delle quali riguardano abusi decennali da parte di sacerdoti, frati, operatori laici e diverse suore. L’ arcidiocesi elenca 79 chierici accusati o ammessi ad abusi sessuali su minori; pochi sono stati perseguiti. Ramon Antonio Vargas del Guardian, che ha pubblicato importanti articoli su questo tema, calcola che i predatori siano 310 tra il clero e un numero imprecisato di suore e operatori laici: una discrepanza enorme con l’elenco dell’arcidiocesi.
Nel 1980, Adams aveva 10 anni ed era chierichetto nella chiesa di Sant’Anna, una parrocchia a misura di famiglia a Metairie, un sobborgo di belle case e prati ben curati. Padre James Collery, irlandese, prete spiritano, abusò di lui per mesi. La purezza che immaginava della sua anima si inclinò come una barca traballante nella tempesta degli ammonimenti e della lussuria di quel prete.
“No, Padre, non lo dirò.”
Ma un giorno, mentre era in macchina dopo la scuola, disse alla mamma: “Papà mi ha baciato”.
Lei disse: “Che bello.”
Lui disse: “Così”, prendendole la mano e baciandole un dito con un bacio alla francese.
Lei si ritrasse. “È così che un uomo bacia una donna!”
A casa, nella sua camera da letto, si tirò la coperta sopra la testa. Suo padre tornò a casa; i suoi genitori gli fecero domande. “Non gli diedi molti dettagli”, dice oggi. Gli dissero di evitare il prete. Lo fece. E i suoi genitori evitarono il confronto, perché non avevano un vocabolario per comprendere cosa significasse tutto ciò.
Collery lasciò presto l’incarico, diventando cappellano ospedaliero in Pennsylvania. Morì nel 1987.
Il percorso che ha portato Adams, un funzionario addetto ai prestiti a suo agio con i fogli di calcolo, a studiare i trasferimenti del suo aggressore si snoda attraverso una fede che ha portato con sé al liceo gesuita di New Orleans. L’istituto offriva un rigoroso mix di religione, studi accademici e attività sportive. “Sono riuscito a superare il liceo gesuita ascoltando le persone, senza dare troppo peso a me stesso – un meccanismo di difesa. Ma ho stretto amicizie durature”, ha detto.
L’allenatore di baseball di Jesuit, consapevole che il fratello maggiore di Adams giocava nella squadra della scuola e che suo nonno e suo zio avevano militato tra i professionisti, gli suggerì di fare un provino. Lui rifiutò.
“Avevo questa sensazione onnipresente. Se qualcuno avesse conosciuto il mio segreto, non avrebbe voluto avere niente a che fare con me. Portavo con me la mia vergogna, ero bravo a mascherarmi, a raccontare barzellette e storie con astuzia per distogliere l’attenzione da chiunque mi chiedesse del mio vero io”, ha detto.
Dopo la laurea nel 1988, Adams si iscrisse all’Università dell’Alabama; frequentò per un po’ una chiesa episcopale, ma, tornato a New Orleans con una laurea in scienze politiche, Adams tornò a dedicarsi alla messa, navigando tra ricordi neri. Trovò lavoro in banca e si sposò nel 1998.
“La prima persona a cui ho raccontato degli abusi, oltre ai miei genitori, è stato mio fratello, la sera della cena di prova”, ha detto. Ha evitato di dirlo alla moglie. Col tempo, la coppia ha avuto tre figlie femmine e un figlio maschio.
Nel 2011, la sua figlia maggiore compì 10 anni. Divenne così iperprotettivo che gli amici scherzavano dicendo che voleva avvolgerla nella pellicola a bolle. Adams si chiuse in se stesso; sua moglie gli disse: “Hai bisogno di aiuto”. Trovò uno psicologo e si confidò con lui riguardo a Collery, dicendogli che voleva tornare indietro nel tempo e proteggere il bambino che era stato. Rendendosi conto di quanto il trauma lo avesse stravolto, Adams e sua moglie andarono da uno psicologo.
Fedele al motto gesuita “Uomini per gli altri”, prestò servizio come volontario presso la Catholic Community Foundation. Aiutando le parrocchie a pianificare il patrimonio ereditato dalle loro proprietà, trovò un’intesa con Aymond, un geniale nativo del quartiere Gentilly di New Orleans, l’unico arcivescovo nato lì nella lunga storia della città.
Travolto dalla depressione, Adams divenne segretario, vicepresidente e poi presidente della Catholic Community Foundation. Nel dicembre 2012, dopo aver pagato di tasca propria le spese della terapia, incontrò Aymond, rivelandogli gli abusi di Collery. Aymond si scusò e si offrì di pagare la terapia, racconta Adams, aggiungendo: “Ogni tanto mi chiamava per chiedermi come stavo. È un microgestore, ma è bravo a ricordare le persone”.
Nel 2018, in risposta alla copertura mediatica di diversi procedimenti giudiziari contro membri del clero, la Chiesa ha pubblicato un elenco di 57 “membri del clero (sacerdoti e diaconi) rimossi dal ministero per accuse di abusi sessuali su minori”. Adams ha ricordato che nel 2002 l’arcivescovo Alfred Hughes aveva elencato solo 10 sacerdoti: un aumento di 47 uomini in 16 anni, avvenuto dopo inchieste di Associated Press, Guardian e WWL-TV. Adams si è chiesto se stessero nascondendo di più.
Nel 2019, la sua preoccupazione maggiore era il suo matrimonio in rovina, dato che suo figlio, il più piccolo, stava per compiere 10 anni. I ricordi bui alimentavano l’iperprotettività di Adams. “Calmati, papà”, ricorda di avergli detto suo figlio.
Il rimborso della terapia lo aveva fatto sentire sottomesso. Ha detto di aver chiesto ad Aymond un risarcimento forfettario. Poiché Adams non aveva avvocati, Aymond lo ha indirizzato al coordinatore dell’assistenza alle vittime, il Fratello Marista Stephen Synan. Volendo proteggere i suoi figli da qualsiasi pubblicità, Adams ha incontrato Synan, ma hanno raggiunto un punto morto sull’importo del risarcimento.
Pochi giorni dopo, il responsabile delle risorse umane della sua banca gli mostrò una lettera di Dwight C. Paulsen III, avvocato dell’arcidiocesi. La lettera conteneva la frase: “Si prega di notare che, tramite copia aperta di questa lettera e dei suoi allegati, l’avvocato del signor Adams è stato informato di questa richiesta”.
Adams non aveva un avvocato.
La lettera richiedeva “tutti i documenti relativi all’impiego del signor Adam, compresi i fascicoli riservati del personale. Ciò dovrebbe includere, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, copie complete e leggibili di tutte le domande di assunzione presentate, tutti i registri delle buste paga e degli stipendi, comprese le ore e i giorni di lavoro e le tariffe applicabili a tale lavoro, copie delle buste paga, copie dei moduli W-2, cartelle cliniche e referti, note e corrispondenza dei medici, polizze di eventuali indennità di invalidità a breve o lungo termine e una copia della sua polizza assicurativa sanitaria, se presente”.
La banca rifiutò la richiesta; il suo terapeuta rifiutò una lettera simile, così come la sua scuola elementare, il liceo gesuita e l’Università dell’Alabama. Adams si considerava un bersaglio.
L’avvocato
Il 23 dicembre 2018, un avvocato indirizzò Adams a Richard Trahant, un avvocato che assiste le vittime di abusi da parte del clero. Quando Adams arrivò, Trahant lo riconobbe. Il fratello maggiore di Adams era stato nella classe di Trahant alla scuola superiore dei Gesuiti. Trahant ricordava Adams dai primi anni a St. Ann e a Collery.
Mentre Adams raccontava la sua storia, i due uomini cominciarono a piangere, i ricordi della loro prima innocenza si scontravano con la sofferenza causata dal prete e, per Trahant, con la profondità patologica della copertura.
Trahant aveva seguito le orme del padre e di un prozio, diplomandosi alla scuola superiore dei Gesuiti. Da quando ha seguito i casi di tre uomini che denunciavano abusi subiti da giovani alla scuola dei Gesuiti, uno dei quali era un ragazzo del quartiere non iscritto, è diventato persona non grata presso la scuola che un tempo aveva sostenuto finanziariamente.
Adams, alle prese con un divorzio, non voleva alcuna causa legale. Trahant accettò di cercare un accordo privato, ma avvertì: “Greg Aymond non è chi pensate che sia”.
Trahant aveva un numero crescente di casi clericali con avvocati di altri studi: gli avvocati Soren Gisleson (un gesuita laureato come Trahant) e Johnny Denenea, un cattolico di nascita. Trahant cercò un accordo privato per Adams con l’arcidiocesi, ma invano.
Il 7 aprile 2020, Trahant presentò la richiesta di risarcimento come “John Doe” per preservare l’anonimato di Adams. L’arcidiocesi informò il consiglio di fondazione, che lo costrinse ad andarsene; i media lo scoprirono. Adams dovette dirlo ai suoi figli. Tre settimane dopo, con Trahant pronto a raccogliere la deposizione di Aymond su un altro caso, l’arcidiocesi dichiarò bancarotta. Aymond dichiarò al quotidiano arcidiocesano che la bancarotta avrebbe consentito di stanziare maggiori fondi per le vittime. “Pagheremo le persone a cui dobbiamo dei soldi al 100% di quanto dobbiamo, perché non siamo finanziariamente in bancarotta”.
“Allora perché hai presentato istanza di fallimento ai sensi del capitolo 11?” si chiese Adams.
Adams sopravvisse alla copertura mediatica, disprezzato da alcuni cattolici perché considerato un nemico della Chiesa.
Predatori nascosti
Presentando istanza di fallimento, Aymond ha evitato una deposizione con Trahant, un punto di riferimento tra gli avvocati delle vittime. Il giudice Meredith Grabill ha bloccato la fase istruttoria con una clausola sui registri ecclesiastici. I giudici fallimentari sono favorevoli a prevenire contenziosi che danneggerebbero il debitore – un’azienda, un individuo o una chiesa – che cerca di riorganizzare i propri beni, negoziare il debito e rimettersi in attività.
Le procedure fallimentari si basano sul lavoro di un comitato congiunto composto da debitori, creditori e avvocati per gestire le trattative. Trahant e i suoi colleghi Gisleson e Denenea si sono uniti al comitato per conto delle vittime. Anche Adams si è unito al comitato, insieme ad altre tre vittime di abusi da parte del clero.
Chi accedeva ai fascicoli ecclesiastici sui pedofili doveva mantenere riservati i documenti segreti. La commissione si riuniva ogni due settimane, con un processo lento che frustrava Adams. Ma grazie al sistema informatico a uso esclusivo del tribunale, scrutò un passato di predatori nascosti. Il fascicolo Collery era “straziante”. Adams ha affermato che la lettera del defunto arcivescovo Philip Hannan, che rimuoveva Collery dopo le lamentele contro di lui da parte dei genitori di St Ann, lo aveva elogiato come un buon sacerdote.
“Avevo pensato che Hannan fosse il migliore, ma nei documenti ho visto il suo incoraggiamento, come se si scusasse con questi predatori”, ha detto Adams.
Verso la fine del 2021, Trahant avvertì suo cugino, preside della scuola superiore Brother Martin, che il cappellano della scuola, padre Paul Hart, aveva una grave macchia sulla sua fedina penale. Trahant disse a Ramon Antonio Vargas, allora al Times-Picayune, di mettere Hart “sul suo radar”. Il 18 gennaio 2022, Vargas riferì che Hart aveva ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una ragazza di 17 anni negli anni ’90.
Vargas ottenne i documenti di una commissione di revisione della chiesa del 2012 che votò contro la riassegnazione di Hart dopo aver scoperto che aveva abusato di una ragazza adolescente. Aymond scavalcò la decisione della commissione di revisione laica per un cavillo di diritto canonico, riguardante l’età del consenso a 17 anni. In seguito mandò Hart alla scuola superiore Brother Martin senza informare la scuola della decisione della commissione.
Anni dopo, la scuola superiore Brother Martin inviò una lettera ai genitori spiegando che la scuola aveva chiesto ad Aymond di rimuovere Hart a causa di accuse “risalenti a un lontano passato”. Aymond lo espulse e si scusò.
Grabill, infuriato, vide una violazione dello scudo fallimentare nei documenti interni. L’avvocato della Church, Mark Mintz, che aveva frequentato la facoltà di giurisprudenza della Tulane University negli anni in cui aveva frequentato Grabill, si era espresso a favore della punizione di Trahant. Trahant sosteneva che, in quanto funzionario del tribunale, era tenuto a denunciare un abusatore di minori e che non aveva rivelato nulla di quanto previsto dall’ordinanza di protezione.
Grabill ordinò un’indagine su Trahant da parte del curatore fallimentare statunitense, un funzionario che ricopriva un ruolo neutrale nei confronti del tribunale. Vargas accettò un breve colloquio con il curatore, affermando di non aver ricevuto i documenti su Hart da Trahant e rifiutandosi di nominare la sua fonte – cosa che il curatore non poteva imporre in base alle tutele costituzionali sulla libertà di stampa. Vargas a quel punto era diventato redattore e reporter del Guardian, con sede a New Orleans, con una copertura sempre più approfondita del fallimento.
Adams era entusiasta che Trahant fosse riuscito a eliminare un predatore.
Il caso si trascinò per ore. In un incontro con Grabill nell’aprile 2022, Rick Kuebel, l’avvocato del comitato dei creditori, si lamentò del fatto che la procedura fallimentare si protraeva da due anni “e non ho ancora visto un piano di riorganizzazione [della chiesa]”.
Nel giugno 2022, Grabill ha multato Trahant di 400.000 dollari per aver violato l’ordine di segretezza. La multa ha suscitato scalpore nella comunità legale. Un esperto specialista in bancarotte ha affermato, a margine, che la multa di Grabill dimostrava la sua “inesperienza”.
Trahant ha presentato ricorso alla corte d’appello degli Stati Uniti per il quinto circuito, che, dopo due anni e mezzo, non si è ancora pronunciata.
“Gli ordini di protezione in caso di bancarotta sono uno scandalo che consente agli avvocati difensori e alla Chiesa di giocare in tribunale”, ha dichiarato al National Catholic Reporter Marci Hamilton, professoressa presso l’Università della Pennsylvania, avvocato e fondatrice del think tank Child USA.
“Alcuni giudici hanno lentamente imparato attraverso i media che le vittime hanno bisogno di voce e hanno iniziato a consentire che le dichiarazioni di impatto delle vittime siano inserite negli atti. Le sentenze del giudice Grabill mi preoccupano per l’indebita deferenza nei confronti della Chiesa. Questo accade nei tribunali statunitensi da decenni, ma la maggior parte dei giudici non si schiera più automaticamente dalla parte della Chiesa. Il fallimento di New Orleans è stato costellato di sentenze ingiuste contro le vittime e di inopportuna deferenza nei confronti dell’arcivescovo”, ha aggiunto Hamilton.
Come scrive Lindsey Simon in Bankruptcy Grifters, un articolo pubblicato sulla Yale Law School Journal, molti fallimenti ecclesiastici hanno “privato le vittime del loro giorno in tribunale e le hanno costrette a ricorrere alla procedura di conciliazione”.
“Ciò che distingue i casi delle diocesi… è il modo in cui incorporano alcune delle pratiche più distruttive che creano ostacoli e privano i richiedenti di tutele significative”, scrive.
Grabill bandì Trahant, Gisleson e Denenea dal comitato dei creditori, nonostante non ci fossero prove che gli ultimi due avessero violato il suo ordine di segretezza. Grabill epurò Adams e altri tre sopravvissuti che avevano pazientemente partecipato a due anni di riunioni, poche ore prima di incontrare Aymond e leggergli le dichiarazioni. Ciò non accadde mai.
I fascicoli del clero che Adams aveva letto sul server del comitato scomparvero dal suo desktop, dal collegamento al sistema informatico del tribunale. Sotto lo scudo della bancarotta, sapeva che rendere pubblico tutto ciò che sapeva avrebbe suscitato l’ira di Grabill.
Kuebel ha difeso i sopravvissuti, sottolineando che “non hanno mai visto i loro aggressori consegnati a nessun tipo di giustizia”, secondo una trascrizione dell’udienza disponibile al pubblico. Piuttosto, hanno scontato “due anni senza alcun risarcimento” in lunghe udienze e, senza che lui lo dicesse, hanno rispettato lo scudo fallimentare su documenti segreti. “Sono frustrati dal fatto che, a differenza di altri casi, questa arcidiocesi abbia scelto di essere opaca o non trasparente con tutti questi vari documenti. Sono molto frustrati dal fatto che questa [fuga di notizie] sia diventata il fulcro del caso invece di cercare di riorganizzare [la Chiesa] e arrivare” a una risoluzione.
Ma smantellando il comitato dei creditori, Grabill diede impulso all’attenzione dei media. Le vittime si schierarono più apertamente contro diversi ecclesiastici i cui procedimenti giudiziari erano al di fuori della bancarotta. Ad esempio, alla fine degli anni ’90, la chiesa mandò Lawrence Hecker al St John Vianney, un ospedale ecclesiastico in Pennsylvania, come riportato dal Guardian e da WWL-TV. Hecker tornò a casa con una diagnosi di pedofilia.
Ciononostante, Hecker divenne monsignore prima che l’arcidiocesi lo ritirasse dal ministero e lo facesse andare in pensione. Aveva 92 anni l’anno scorso quando fu condannato dal procuratore distrettuale della parrocchia di Orleans. Morì pochi giorni dopo aver scontato la pena dell’ergastolo.
Il tempo impiegato per perseguire Hecker ha inviato un segnale forte alle forze dell’ordine. Nel 2023, avvocati anonimi hanno fornito un documento di 48 pagine all’FBI e alla polizia statale, descrivendo dettagliatamente gli insabbiamenti commessi dalla chiesa, citando le dichiarazioni delle vittime in procedimenti penali e cause civili. Un sacerdote menzionato nel promemoria, William O’Donnell, non era nella lista della chiesa, eppure, come riportato da Vargas sul Guardian , “Aymond ha autorizzato accordi finanziari separati di 125.000 dollari e 100.000 dollari per risoluzioni extragiudiziali con due persone” che accusavano O’Donnell di abusi.
Sulla base dei documenti legali visionati dal National Catholic Reporter, l’arcidiocesi ha pagato alle vittime circa 11,7 milioni di dollari in accordi privati nell’arco di circa 10 anni prima di dichiarare bancarotta. Diverse vittime hanno successivamente dichiarato di aver firmato accordi di non divulgazione, violando la Carta per la protezione dei minori dei vescovi statunitensi del 2002, che richiede trasparenza e “tolleranza zero” nei confronti dei pedofili.
Spingere per una risoluzione
Il fallimento, come la terapia, ha successo quando finisce.
Gli avvocati specializzati in procedure fallimentari, che fungono da ponte tra la difesa e l’avvocato dell’attore, fatturano cifre elevate e vengono pagati con le casse della chiesa. In un servizio del 2023 per New Orleans WWL-TV, il giornalista investigativo David Hammer ha esaminato attentamente il modo in cui i giudici fallimentari di Buffalo e Rockville Centre, New York, avevano messo in discussione gli avvocati delle diocesi per le loro fatturazioni elevate e le loro tattiche dilatorie. “Grabill, d’altra parte, si è ripetutamente pronunciato a favore dell’arcidiocesi di New Orleans nelle sue controversie con i creditori”, ha riferito Hammer.
A differenza degli specialisti in bancarotta e della difesa ecclesiastica, gli avvocati dei superstiti vengono pagati alla fine. Secondo Jeff Anderson, uno dei principali avvocati difensori di questi casi da molti anni, una strategia chiave della chiesa è quella di allungare i procedimenti, costringendo gli avvocati dei querelanti a sostenere i costi, spesso ricorrendo a prestiti su linee di credito bancarie.
Nella primavera del 2025, con il capitolo 11 al quinto anno, Grabill capì che archiviare la procedura fallimentare avrebbe scatenato un’ondata di casi che avrebbero travolto i tribunali statali. Approvò diversi esperti di mediazione di alto profilo per promuovere una risoluzione.
Mentre le trattative proseguivano per tutta l’estate, Grabill si trovò ad affrontare nuove problematiche. Durante un’udienza fallimentare di giugno, gli avvocati degli investitori dietro un’emissione obbligazionaria da 41 milioni di dollari che l’arcidiocesi aveva sottoscritto nel 2017 accusarono la chiesa di “frode sui titoli” per il mancato pagamento di interessi pari a 930.206,25 dollari, citando la bancarotta come una delle cause principali.
Ma mentre proseguivano le trattative tra gli avvocati dei sopravvissuti, i mediatori e la chiesa, a settembre è emerso un pacchetto. La chiesa ha promesso 230 milioni di dollari, di cui 29 milioni da assicuratori più piccoli.
A fine ottobre, le sopravvissute hanno votato a larga maggioranza per accettare le condizioni finanziarie proposte dall’arcidiocesi. Grabill ha poi tenuto un processo sull’equità delle condizioni e ha ascoltato le testimonianze delle sopravvissute agli abusi, tra cui Adams. L’8 dicembre ha approvato l’accordo.
Travelers, la più grande compagnia assicurativa dell’arcidiocesi con polizze rilevanti, ha subito accettato in linea di principio di aggiungere altri 75 milioni di dollari all’accordo. Se Grabill approvasse, l’accordo porterebbe il totale a 305 milioni di dollari.
Adams, che ha votato a favore del pacchetto, era di recente a cena con alcuni amici del liceo quando qualcuno gli ha chiesto cosa pensasse dopo aver sopportato il fallimento quinquennale della chiesa.
Ricorda di aver detto: “Sapendo quello che so ora, vedendo quello che ho passato io e la mia famiglia, probabilmente avrei tenuto la bocca chiusa. Soffrire in silenzio sarebbe stato più tollerabile del prezzo emotivo e spirituale che tutto questo ha richiesto”.
Aymond, dopo aver presentato le sue dimissioni al Vaticano all’età di 75 anni, sta ora gradualmente abbandonando l’incarico; l’arcivescovo coadiutore James Checchio diventerà a tempo debito arcivescovo.
“Più si approfondiscono i reati finanziari, i crimini sessuali, i preti che infrangono i voti”, ha detto Adams al National Catholic Reporter, “più mi viene da chiedermi se sono nella chiesa giusta. Il certificato di battesimo di mio figlio è stato firmato da due preti; entrambi sono ora in prigione per reati sessuali.
“Se credo sinceramente che la vera presenza di Cristo sia nell’Eucaristia e nei sacramenti che Gesù ci ha donato, non c’è altro posto dove andare. Questo non rende più facile andare in chiesa. La mia bisnonna si comunicava quotidianamente. Credo che le sue parole sarebbero state: ‘Abbiate fede in Cristo e nell’Eucaristia, e non nei leader della Chiesa che hanno normalizzato inganni e abusi’. Continuo a sperare che il mio amore per Dio e la sua Chiesa sia più grande del dolore e della rabbia causati dai suoi sacerdoti e vescovi”.
Nota dell’editore: questo è il primo di una miniserie che esplora le vite di alcuni sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero durante la saga fallimentare dell’arcidiocesi di New Orleans, durata oltre cinque anni. La serie è stata sostenuta dal Fund for Investigative Journalism ed è stata pubblicata dal Guardian in collaborazione con il National Catholic Reporter .
Sarah Mullally, prima donna eletta alla guida della Chiesa anglicana con la carica di arcivescovo di Canterbury in risposta agli scandali sessuali di pedofilia e di accuse d’insabbiamenti che hanno investito nel Regno Unito non pochi presuli uomini, è finita sotto accusa per aver gestito in modo improprio un caso di abusi.
La neo primate della Chiesa d’Inghilterra, che assumerà formalmente il suo nuovo incarico il 28 gennaio, deve rispondere di come ha affrontato una denuncia di abusi rivolta in passato da una vittima, definita solo come “Sopravvissuto N”, a un sacerdote di Londra, diocesi dove Mullally è stata vescovo dal 2018.
La vicenda riguarda in particolare una possibile violazione del codice di condotta del Clergy Discipline Measure in quanto Mullally avrebbe inviato un’e-mail riservata sulle accuse di abusi direttamente al sacerdote interessato, al di fuori del procedimento disciplinare.
In un comunicato la leader religiosa ha dichiarato che al Sopravvissuto N – il quale aveva rivolto un reclamo formale contro di lei nel 2020 senza ricevere risposta – non è stata garantita l’adeguata assistenza da parte della Chiesa d’Inghilterra.
Il caso solleva imbarazzo rispetto all’istituzione che sta cercando di superare gli scandali delle molestie e degli insabbiamenti interni, a partire da quello che nel 2024 aveva costretto a dimettersi il precedente arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per le coperture date a un avvocato legato alla Chiesa, John Smyth, promotore per anni di campi giovanili in Africa, svelato infine nei panni di predatore sessuale di almeno 130 ragazzi.
Il professor Carlos Gil Gandía organizza questo martedì un seminario sulla migrazione (9 ore nella Sala dei Titoli della Facoltà di Giurisprudenza dell’UMU) che vedrà la presentazione inaugurale dell’ex membro del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino, Jorge Cardona (Valencia, 1957), sui minori stranieri non accompagnati, il gruppo vulnerabile più incisivo della Regione di Murcia negli ultimi anni. Avviso ai marinai: “Il termine ‘minerale‘ non dovrebbe essere usato perché è stigmatizzante.”
Stiamo fallendo come paese quando non riusciamo a metterci d’accordo sulla distribuzione dei bambini senza genitori?
La responsabilità nei confronti dei bambini che arrivano nel nostro paese da soli è collettiva. Tuttavia, la solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma attraverso un impegno condiviso, e per questo la cosa importante è convincere e negoziare.
Ci sono stati imperialisti in guerra con l’ONU e che rifiutano la cooperazione
Sembra complicato negoziare in tempi di tanta polarizzazione.
Beh, in tempi di tanta polarizzazione, quello che dobbiamo fare è non trasformare i bambini in danni collaterali. Non possiamo giustificarci sulla base del fatto che la società sia polarizzata e faccia tutto il male. Dobbiamo lavorare per depolarizzare la società, dialogare, dialogare, parlamentare.
La protezione legale dei minori non accompagnati viene violata in Spagna?
Un bambino, attraversando un confine, non cessa di essere un bambino. È sempre un bambino. La Convenzione sui diritti dell’infanzia afferma che i bambini sono soggetti a diritti ovunque si trovistano, qualunque sia la loro origine, che siano entrati in modo regolare o irregolare, che abbiano un orientamento sessuale o un altro, che abbiano o meno una disabilità. Inoltre, ognuno è un’individualità perché ha una storia propria dietro. Alcuni fuggono dalla violenza, altri fuggono dalla guerra, altri ancora fuggono dalla mancanza di opportunità. La loro protezione viene messa in discussione quando i Servizi di Protezione dell’Infanzia non dispongono delle risorse e della formazione necessarie. Alla fine, le istituzioni non esistono, ciò che esiste sono persone che devono essere pronte a prendersi cura dei minori.
La solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma con l’impegno condiviso
La Convenzione sui diritti del bambino è in pericolo? L’ONU è sempre più distratta.
Ci sono stati in guerra con l’ONU, stati imperialisti ed egoisti che non vogliono cooperazione. Lo stanno attaccando riducendo le sue risorse non pagando la quota. Non sono solo gli Stati Uniti, è la Germania, la Francia, il Regno Unito, ci sono molti che non pagano o pagano molto tardi. Pertanto, non sono a rischio solo i diritti del bambino, ma anche i diritti umani. Se oggi siamo chiari sulle regole per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, è grazie all’ONU. Se oggi abbiamo una convenzione sui diritti delle persone con disabilità affinché siano considerate suddite dei diritti su una base di parità rispetto agli altri, è grazie all’ONU. Quando le Nazioni Unite vengono attaccate, tutti i sistemi creati per proteggere i diritti delle persone in una situazione di maggiore vulnerabilità sociale vengono attaccati.
Come sarebbe un mondo senza l’ONU?
Il problema è che vogliono smantellare il sistema che abbiamo creato dopo la Seconda Guerra Mondiale senza prima costruirne uno nuovo. L’unica cosa certa è che finirà per colpire seriamente i più deboli: bambini, persone con disabilità e tutti coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità a causa di stereotipi sessisti, abilisti e centrati sugli adulti.
I paesi di origine non garantiscono mai la protezione dei bambini se ritornano
Sa che nella Regione di Murcia Vox sta ponendo molta attenzione sui minori migranti, arrivando persino a mobilitare i quartieri contro tutti i centri di protezione.
È necessario spiegare la realtà. Ciò che spaventa di più è ciò che è sconosciuto. Quando una persona entra in contatto con quei bambini che arrivano e scopre la storia dietro ciascuno di essi, è incapace di pensare che debba essere cacciata, anche se vota per Vox. Questo partito gestisce un discorso all’interno dell’ignoranza e, inoltre, dell’uso della paura. Il problema nasce quando questi messaggi ricevono risposta con il silenzio invece che con parole per spiegare le cose. Dobbiamo trasferire tutte le storie magnifiche e di successo che sono state prodotte grazie a una buona integrazione di ragazzi e ragazze ricevute dalla nostra società. D’altra parte, da un punto di vista strettamente economico, sono il nostro futuro. Le famiglie spagnole non hanno figli e, come se non bastasse, sta avvenendo una società che invecchia. Molti dei giovani che arrivano sono quelli che accederanno al mercato di lavoro E garantiranno che possiamo continuare a mantenere le pensioni grazie ai loro contributi. Quindi, quello che dobbiamo fare è addestrarli bene, aiutarli e capire quale sia quella situazione.
Non sembra che si fermeranno. Questo discorso dà voti.
Perché mescolano molti concetti apposta. Ad esempio, nella situazione di disoccupazione O un impiego precario, invece di lavorare per garantire salari decenti per tutti, assicurano alle persone che se il loro stipendio è pessimo è perché c’è uno straniero che guadagna ancora meno ed è per questo che non vengono pagati di più. Inoltre, utilizzano formule semplicistiche, che mancano della minima base scientifica o di realtà. Capita anche che, molte volte, le persone non sentano voglia di pensare molto a causa dell’eccesso di informazioni e delle ‘fake news’ sui social network.
I minori migranti stanno fuggendo, non vengono per via del teppismo
La disinformazione scoraggia i cittadini?
Abbiamo un serio problema di accesso a informazioni reali e autentiche. Dobbiamo pensare in modo ragionevole, sappire che con uno slogan o con un messaggio di 140 caratteri dal vecchio Twitter non si può costruire un discorso che valga la pena. È necessario che la società venga consapevole e abbia il sostegno delle istituzioni affinché ci sia un’istruzione solida nelle scuole. Gli studenti di oggi delle scuole primarie, secondarie e universitari sono i cittadini che costruiranno la società spagnola per i prossimi quarant’anni. Richiede anche la garanzia che i media combatteranno contro queste fake news e, perché no, imporranno sanzioni a chiunque diffonda anonimamente bugie e insulti dai social network. Finché si sentiranno impuniti, continueranno a farlo. Solo così creeremo una società coerente, di supporto e democratica.
Il governo regionale vuole promuovere accordi con paesi terzi per quella che chiamano riunificazione familiare dei minori stranieri non accompagnati. Stiamo affrontando una deportazione segreta?
Ciò che è sconosciuto fa paura, quindi la verità sulla migrazione deve essere spiegata
Senza coprirsi. La nostra legislazione prevede che quando un bambino arriva da solo in territorio spagnolo, i servizi di protezione debbano accoglierlo. Questi bambini possono essere restituiti quando i servizi sociali dei loro paesi garantiscono che torneranno in un ambiente sicuro. Quello che succede è che questo non accade. Se una ragazza è fuggita dal suo paese perché è stata violentata dal padre, non possiamo restituirla a quel padre. Se un bambino ha lasciato il proprio paese perché sta per essere reclutato da un gruppo armato, non possiamo restituirlo. Se una ragazza ha lasciato il suo paese perché è vittima di violenza, non possiamo riportarla indietro. E se un bambino è fuggito perché è l’unica via d’uscita dalla fame, non possiamo riportarlo a morire di fame. Poiché i servizi sociali dei paesi da cui fuggono i bambini non garantiscono mai che i loro diritti vengano rispettati, non vengono restituiti. Ricordo la crisi causata dal ministro Fernando Grande-Marlaska, quando si dedicò a Melilla a riportare i bambini in gruppi di 25 senza conoscere la situazione di ciascuno di loro. Fortunatamente, il Comitato per i Diritti del Bambino riuscì a fermarlo.
Si sostiene spesso che sia meglio per loro stare con i genitori.
Ogni caso deve essere studiato. Cerchiamo sempre di parlare dell’origine di ciascuno dei bambini, ma non dobbiamo dimenticare che sono persone vulnerabili che stanno fuggendo. Non vengono perché nessuno di loro ha inventato un teppismo.
Oltre due ore è durata l’audizione di Pietro Orlandi, ascoltato dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse della sorella Emanuela e di Mirella Gregori, le due 15enne scomparse nel cuore di Roma nell’estate del 1983. Due ore e mezzo in cui il fratello della cittadina vaticana scomparsa, per la seconda volta, ha condensato 42 anni di ricerche, angoscia e depistaggi.
L’audizione
“La Commissione risolverà sicuramente il caso di Mirella, è una mia convinzione – ha detto Orlandi all’uscita da Palazzo San Macuto – lì non c’è il Vaticano di mezzo, qui c’è’, sono due storie completamente diverse. Sulla nostra loro mi dimostrano sempre la volontà come è stato oggi ma so che è una strada difficile perché per arrivare, purtroppo devi andarti a scontrare con l’ambiente vaticano, io sono convinto che in Vaticano ci sono persone a conoscenza di tutto”. Davanti alla Commissione presieduta dal senatore Andrea De Priamo, Orlandi ha lanciato anche un messaggio a Papa Leone: “Questo è il quarto Papa, vorrei incontrarlo, ho parlato con delle persone vicine a lui, mi hanno detto adesso vedremo come si può fare ma il fatto che non abbia detto una parola di vicinanza per mia madre nell’anniversario della scomparsa di Emanuela è un brutto segnale, vedo la volontà di non parlare di questa storia”. Rispondendo quindi a una domanda del presidente De Priamo, Orlandi ha detto che a suo parere “Raffaella Monzi è una delle persone più importanti in quel momento, quello della scomparsa, ma purtroppo lei è un’altra vittima di questa storia, si sente perseguitata, è dovuta addirittura all’epoca andare via”. Raffaella Monzi, lo ricordiamo, era un’amica di Emanuela Orlandi e forse l’ultima persona ad averla vista in vita. Frequentava la stessa scuola di musica da cui si persero per sempre le tracce della cittadina vaticana. In quel mercoledì di inizio estate, le due ragazze uscirono insieme dall’Istituto Ludovico da Victoria, di fianco alla Basilica di Sant’Apollinare. Mentre camminano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento, davanti al Senato, Emanuela le confidò di aver ricevuto un’offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici. Avrebbe dovuto dare risposta quella stessa sera. Le chiese un consiglio. Raffaella le disse che quell’offerta era strana, troppo ben pagata. Poi la Monzi salì sul bus, non la rivide mai più.
La pista di Londra
Per Pietro Orlandi la vicenda di Emanuela potrebbe essere legata all’Inghilterra, come ha ribadito durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare che lo ha convocato, per la seconda volta, anche per fare chiarezza sulle carte della pista di Londra, per capire quanto ci sia di vero in alcune lettere in possesso di Orlandi. Questo scambio epistolare, consegnato a Pietro Orlandi da un anonimo interlocutore, condurrebbero a uno scenario che vede la cittadina vaticana in uno stato di segregazione nella capitale del Regno Unito, almeno fino al 1997, in un edificio dei padri Scalabriniani. Si tratta di lettere datate 1993 e inviate sia dall’arcivescovo di Canterbury George Carey che dal sottosegretario britannico Frank Cooper, al cardinale Ugo Poletti a cui Carey chiese un incontro ha chiesto un incontro “per discutere personalmente la situazione di Emanuela Orlandi”. Tali lettere sono state bollate come false dalla grafologa Sara Cordella, anche lei convocata a Palazzo San Macuto nei mesi scorsi. “Questa vicenda va avanti da 42 anni. Io ritengo che qualunque tipo di indizio che emerge e che merita un approfondimento andrebbe approfondito. Siccome in quei cinque fogli ci sono elementi importanti, secondo me andrebbero approfonditi”, ha detto Orlandi. Perché anche i cosiddetti cinque fogli ritrovati e pubblicati nel 2017 su L’Espresso collocherebbero la cittadina vaticana in uno scenario londinese, elencando tutta una lista di spese sostenute dal Vaticano per la sua segregazione nel Regno Unito. Durante l’audizione, Pietro Orlandi ha raccontato di aver scoperto l’esistenza di questi fogli ai tempi del processo Vatileaks. “Sentii un’intervista a Francesca Chaouqui”, ha spiegato, dove faceva un riferimento alla vicenda Orlandi. La cercai, ci incontrammo e mi parlò per la prima volta di questi fogli. A quel punto anche il giornalista Emiliano Fittipaldi ne venne a conoscenza, e fu lui a renderli pubblici per la prima volta”. Secondo Pietro Orlandi, il documento è stato archiviato troppo in fretta come falso. “Ci sono tante particolarità in questi fogli, nomi di persone che la maggior parte del pubblico neanche sa chi sono, sono molto articolati e non sono tutte cose campate in aria. Non credo sia stato tutto costruito e se fosse stato tutto costruito per un depistaggio, andrebbe approfondito lo stesso”.
Le dichiarazioni “a caldo” a FqMagazine
“Nonostante la grafologa abbia bollato come falsa quella pista, oggi hanno capito che è da approfondire e che non ci si può limitare a cassarla, solo perché la firma del mittente non è autentica. E per dire se un documento sia vero oppure no deve essere originale (Orlandi ha solo le copie, ndr): solo da lì si può capire se effettivamente quelle lettere sono del ’93 e si può stabilire se le firme sono autentiche”, ha dichiarato Pietro Orlandi a FqMagazine a audizione conclusa. “Anche se si dovesse trattare di un depistaggio va approfondita, i depistaggi fanno parte di questa vicenda perché hanno sempre allontanato dalla verità. Ho visto che la commissione sta lavorando, ci sono persone che stanno provando a fare qualcosa di positivo, e c’è chi rema contro, purtroppo è così. Non so dove potrà portare ma apprezzo la volontà, a qualcosa si arriverà. Ho lasciato loro una lettera che avevamo scritto all’ambasciata inglese per chiedere una mano a Scotland Yard ma ci risposero che i cittadini non possono fare queste richieste, devono farlo le istituzioni. Poi ho dato loro anche una lettera in cui abbiamo chiesto di consultare i diari del presidente Carlo Azeglio Ciampi che era stato molto vicino a Papa Wojtyla e che aveva concesso anche la grazia ad Alì Agca, l’attentatore del Papa. Lui era molto meticoloso, riportava tutto nei suoi diari, ogni incontro. Abbiamo parlato di Paul Marcinkus, tutti puntano il dito contro di lui oggi, dicono che era un donnaiolo e che era legato ad ambienti criminali. Nessuno si scandalizza, nemmeno tra i commissari che mi hanno interrogato. E ho posto loro una riflessione: e se Marcinkus fosse diventato cardinale e poi Papa, avrebbero avuto lo stesso atteggiamento? O si sarebbero fermati? Tutti i Papi prima di diventare tali erano cardinali, vescovi, uomini laici: io spoglio tutte le persone dell’abito che indossano, nessuna divisa ci rende intoccabili, gli esseri umano sono tutti uguali”.
LONDRA, 27 agosto (Reuters) – I dati personali di quasi 200 vittime di abusi nella Chiesa d’Inghilterra sono trapelati in una violazione dei dati da parte di un sistema messo a punto per offrire loro un risarcimento, hanno affermato un gruppo di vittime e alcuni funzionari.
Si è trattato di un altro duro colpo per la Chiesa, che si stava impegnando per ripristinare la fiducia dopo una serie di casi di abusi sessuali e le dimissioni dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby , a novembre, per le mancanze nella gestione di un caso di abusi su minori.
La Chiesa, che rappresenta un punto di riferimento per 85 milioni di anglicani in tutto il mondo, ha approvato un programma di risarcimento indipendente per le vittime durante la riunione del suo organo direttivo a febbraio, insieme a una più ampia riorganizzazione della sua struttura di tutela.
I dettagli di 194 vittime sono stati inclusi in un’e-mail inviata martedì sera alle persone che si erano registrate per un risarcimento, nonché a studi legali e funzionari della Chiesa, secondo The House of Survivors, un gruppo fondato dalle vittime di abusi nella Chiesa.
Ha affermato che l’e-mail è stata inviata dallo studio legale che gestisce il sistema di risarcimento, Kennedys Law, e poi ritirata pochi minuti dopo.
La fuga di notizie ha rafforzato “le stesse carenze in termini di tutela e assistenza che il programma di risarcimento avrebbe dovuto affrontare”, ha aggiunto la House of Survivors.
La Chiesa ha affermato di essere a conoscenza del “profondamente deplorevole incidente sui dati”. “Riconosciamo il disagio che questo ha causato, in particolare per i sopravvissuti che avevano fiducia nel sistema affinché gestisse le loro informazioni con cura e riservatezza”, ha aggiunto in una nota.
Kennedys Law ha dichiarato di assumersi la piena responsabilità, di aver avviato un’indagine interna e di essersi conformata a tutte le indagini normative.
“Kennedy è profondamente dispiaciuto per il dolore e la preoccupazione causati a tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave errore”, ha aggiunto.
Un portavoce dell’organismo di controllo della privacy del Regno Unito, l’Information Commissioner’s Office, ha dichiarato di essere a conoscenza dell’incidente e di stare valutando le informazioni fornite.
David Greenwood, avvocato che rappresenta le vittime di abusi, ha chiesto alla Chiesa di risarcire le vittime.
Ha affermato che uno dei suoi clienti, che non ha voluto essere identificato, ha presentato una denuncia, affermando: “Ho diritto all’anonimato a vita, secondo la legge. Questa tutela è stata ora gravemente compromessa, non per mia scelta”.
Il Regno Unito apre alla castrazione chimica per i condannati a gravi reati sessuali. Lo farà lanciando un progetto pilota destinato per ora a 20 carceri del Paese e sarà inizialmente su base volontaria, con i condannati che potranno accettare la pratica in cambio di una riduzione della pena. Come ha spiegato alla Camera dei Comuni la Segretaria di Stato alla Giustizia, Shabana Mahmood, dopo la sperimentazione la pratica “potrebbe diventare poi obbligatoria”.
L’iniziativa avviene nell’ambito delle misure “radicali” a cui sta lavorando l’esecutivo laburista guidato dal premier Keir Starmer per rilasciare migliaia di detenuti e alleviare il sovraffollamento carcerario in Inghilterra e Galles. “Certo, è fondamentale che questo approccio venga affiancato a interventi psicologici mirati ad altre cause di reato, come l’affermazione di potere e controllo”, ha sottolineato Mahmood.
Il rapporto
La castrazione chimica è una delle alternative alle pene detentive proposte dall’Independent Sentencing Review, un’analisi sulle possibili alternative al carcere commissionata dal governo e guidata da David Gauke, l’ex segretario conservatore alla Giustizia.
La revisione ha prodotto un progetto di 192 pagine pensato per porre fine alla crisi delle carceri e per ridurre la recidiva e il tasso complessivo di criminalità.
Tra le altre cose, Gauke ha raccomandato la continuazione di un piccolo progetto pilota volontario nel sud-ovest dell’Inghilterra, in cui 34 detenuti ricevono una dose mensile di sostanze chimiche per la soppressione della libido.
Lo studio della pratica
Il rapporto ha esortato i ministri a costruire una base di prove completa sull’uso di questa pratica per i criminali sessuali e a esaminare i risultati di programmi simili in Germania e Danimarca, dove pure sono volontari, e in Polonia dove la castrazione chimica è obbligatoria in casi estremi.
“L’eccitazione sessuale problematica può essere ridotta tramite soppressori chimici e altri farmaci, che possono essere prescritti a persone che hanno commesso un reato sessuale in determinate circostanze”, si legge nel rapporto.
L’approccio si basa su due farmaci. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri) limitano i pensieri sessuali invasivi. Gli antiandrogeni riducono la produzione di testosterone e limitano la libido. I farmaci vengono assunti insieme al lavoro psichiatrico che mira ad altre cause di reati sessuali, come il desiderio di potere e di controllo.
Angelo Licastro professore ordinario di Diritto ecclesiastico nell’Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Giurisprudenza
ABSTRACT: La sentenza n. 244 del 2024 del Tribunale di Ascoli Piceno ha ritenuto che un’azione di risarcimento danni promossa contro la Santa Sede per responsabilità indiretta ai sensi dell’art. 2049 del Codice civile italiano, nel contesto di un caso di presunto abuso sessuale tra un vescovo e una persona adulta, non fosse coperta dall’immunità dalla giurisdizione italiana.
Questo articolo inizia con una rassegna della recente giurisprudenza di Australia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America sul tema della responsabilità indiretta o vicaria nel caso di abuso sessuale da parte di chierici; considera poi la novità del principio di diritto affermato dalla Corte, che per la prima volta, in Italia, affronta, in questa materia, il tema dell’immunità della Santa Sede come entità sovrana assimilabile agli Stati esteri.
SOMMARIO: 1. Una nuova pronunzia (la prima in Italia) sulla proponibilità di azioni di risarcimento nei confronti della Santa Sede per gli abusi sessuali del clero – 2. Una panoramica della più recente giurisprudenza straniera in tema di responsabilità delle autorità ecclesiastiche superiori per gli atti di abuso sessuale commessi dal clero: a) l’emergere di contrapposte posizioni sulla sussistenza della responsabilità indiretta nella common law australiana rispetto a quella del Regno Unito e del Canada – 3. (segue): b) il permanere della preferenza per l’imputazione della responsabilità come conseguenza di una condotta negligent nel prevalente orientamento delle corti statunitensi – 4. (segue): c) la ribadita improponibilità da parte della giurisprudenza statunitense di azioni di risarcimento nei confronti della Santa Sede – 5. L’„approccio italiano” alla questione dell’immunità nella sentenza del Tribunale di Ascoli Piceno: a) i limiti del criterio “logico” di trattazione delle questioni applicato a una fattispecie di agevole soluzione nel merito – 6. (segue): b) le questioni di rito concernenti l’identificazione del soggetto convenuto in giudizio – 7. (segue): c) gli snodi dell’iter argomentativo del giudice circa la questione della sussistenza della giurisdizione – 8. (segue): d) e il suo punto di debolezza – 9. e) (segue): l’„occasionalità necessaria” e le incertezze applicative derivanti dal ricorso alla “causalità adeguata” nella descrizione del nesso esistente tra mansioni disimpegnate e condotta fonte di danno – Appendice.