Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    L’appello di Papa Leone ai vescovi ai quali raccomanda essere; “fermo e deciso nell’affrontare le situazioni che possono dare scandalo ed ogni caso di abuso, specialmente nei confronti di minori, attenendosi alle attuali disposizioni“.

    Fantastico nelle parole che però stridono con i fatti, soprattutto quelli che riguardano direttamente proprio colui che fa l’appello e che prima di diventare Papa, era a capo del Dicastero dei vescovi, che si occupa della loro condotta.

    Proprio l’Ufficio al quale nel marzo del 2024 Antonio Messina (vittima di don Giuseppe Rugolo condannato in 1° grado a quattro anni e sei mesi) consegnò il fascicolo sulle presunte coperture che il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe fornito al Rugolo. Coperture che lo stesso Gisana – intercettato al telefono dagli inquirenti – ammette in una telefonata.

    Accuse che all’indomani della condanna in 1° grado di don Rugolo vedono lo stesso vescovo Gisana imputato dalla giustizia italiana per aver mentito in aula durante il processo.

    Questo è quanto sta facendo la giustizia italiana!

    Ma quella tanto acclamata dalla chiesa, che ha visto proprio Robert Prevost – colui che oggi è diventato il Papa – che, da capo del dicastero dei vescovi già avrebbe dovuto intervenire nel 2024 sul caso, che tutt’ora invece ancora vede il vescovo Rosario Gisana al suo posto, dichiarare stile “influencer” quanto riportato dai media, non solo sembra uno scherzo di pessimo gusto, ma visto dai sopravvissuti, in questo particolare caso dalla stessa vittima Antonio Messina che, malgrado la delusione del mancato intervento di Prevost alla DDF, diventato Papa leone gli ha comunque rinnovato fiducia sollecitando ulteriormente un suo intervento, certo non da una grande immagine di serietà, ancor meno di coerenza.

    Messaggio che alla luce dei fatti va doverosamente preso per mera e disonesta propaganda alla quale si aggiungono le critiche di Hans Zollner che proprio ieri ha commentato così l’operato della chiesa; ‘no alle indagini-elemosina’.

    Propaganda contro la quale si era già scontrato Papa Francesco, anche lui sul caso di monsignor Rosario Gisana, che proprio alla vigilia della requisitoria su don Rugolo definì in un contesto totalmente fuori dalla realtà con la frase; “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo”.

    Frase che oggi pare quasi ripetersi nelle parole di Papa Leone XIV.

  • Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un sacerdote di Chicago accusato di aver molestato dei bambini fa un’affermazione esplosiva contro papa Leone

    Un ex prete accusato di aver abusato sessualmente di almeno 13 bambini ha fatto un’affermazione esplosiva contro il nuovo papa.

    Robert Prevost, nominato nuovo capo del Vaticano all’inizio di questo mese, è stato accusato di aver ignorato lo scandalo degli abusi sessuali commessi dalla Chiesa  a Chicago quando era a capo della provincia del Midwest dell’ordine agostiniano della Chiesa cattolica.

    Ora, anche l’ex sacerdote James M Ray sostiene che Prevost abbia firmato il suo trasferimento in un monastero di Hyde Park , vicino a una scuola elementare cattolica, nonostante Ray fosse già stato accusato di molestie su minori.

    “È stato lui a darmi il permesso di restare lì”,  ha dichiarato recentemente Ray al Chicago Sun-Times .

    Il sacerdote è inserito nell’elenco degli autori di reati sessuali stilato dall’arcidiocesi, in cui si afferma che è stato sottoposto a “ministero limitato con restrizioni” a partire dal 1990, in seguito alle accuse di abusi sessuali.

    Ciononostante, lavorò per tre parrocchie e, nel 2000, l’arcidiocesi di Chicago intervenne per aiutarlo a trovare un posto dove vivere, dove non avrebbe rappresentato una minaccia per la collettività.

    Tuttavia, alla fine permisero a Ray di restare per due anni al convento di St. John Stone, che si trova a meno di un isolato dalla scuola elementare St. Thomas the Apostle e di fronte a un asilo nido.

    La scuola non è mai stata informata del trasferimento di Ray, che non è mai stato condannato per alcun reato e non è iscritto in nessun registro governativo dei condannati per reati sessuali, nella zona; non vi è alcuna indicazione che l’asilo nido sia stato avvisato.

    Invece, come riporta il Sun-Times, i funzionari dell’arcidiocesi hanno erroneamente affermato nei documenti che “non c’era nessuna scuola nelle immediate vicinanze”.

    Parlando del suo trasferimento nella zona, Ray ha detto che aveva bisogno di trovare un posto dove vivere perché la sua precedente residenza “stava per essere demolita”.

    Ha affermato che il vicario per i sacerdoti dell’arcidiocesi, che faceva capo al defunto cardinale Francis George, aveva “sparso la voce” tra le organizzazioni ecclesiastiche per sapere se qualcuna avesse un alloggio disponibile per lui.

    Gli Agostiniani, sosteneva Ray, erano “gli unici che rispondevano”.

    Fu Prevosto, oggi Papa Leone XIV, a dargli l’approvazione finale per trasferirsi nel convento, racconta Ray.

    Alla domanda su come lo sapesse, l’ex sacerdote ha risposto: “Questo è ciò che dicono i documenti e credo che lo abbia detto anche Jim”, riferendosi al reverendo James Thompson, un agostiniano ora defunto che viveva nel monastero e che era il supervisore in loco di Ray mentre lui viveva lì.

    Ray avrebbe dovuto essere attentamente monitorato nel convento, motivo per cui Prevost presumibilmente non avrebbe avvisato i dirigenti della scuola cattolica St. Thomas the Apostle, dissero all’epoca i funzionari della chiesa.

    Ma Michael Airdo, avvocato di lunga data degli Agostiniani di Chicago, ora starebbe apparentemente cercando di prendere le distanze dal papa dalla mossa di Ray.

    Lui invece ha attribuito la colpa al defunto cardinale e a Thompson.

    “Il ruolo dell’allora Prevosto provinciale era quello di accettare un ospite della casa alle tariffe di remunerazione indicate”, affermò Airdo, sottolineando che Thompson “aveva il controllo esclusivo sull’accettazione di qualsiasi nuovo residente”.

    Ray rimase poi nel monastero per due anni, finché non fu trasferito in base alle nuove regole approvate dalla Conferenza episcopale statunitense, volte a tenere i sacerdoti accusati di aver abusato di minori lontano dai bambini.

    Nello stesso anno venne rimosso anche dal ministero pubblico, in seguito a una serie di articoli pubblicati dal Boston Globe sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

    Dieci anni dopo, nel 2012, Ray venne privato della dignità laicale dalla Chiesa cattolica.

    «Mi sono sentito abbandonato dalla Chiesa, ma non mi sono mai sentito abbandonato da Dio», ha raccontato.

    “La mia fede è ancora forte. Vivo la mia vita ogni giorno al meglio delle mie possibilità”, ha detto Ray, affermando che ogni volta che qualcuno tira fuori le sue accuse di violenza sessuale “provo un dolore al petto”.

    Due anni dopo la rimozione di Ray dallo stato laicale, George rese pubblici i fascicoli interni di numerosi preti accusati nell’area di Chicago.

    Ne è emerso che l’età delle vittime di Ray era compresa tra i 10 e i 18 anni.

    “Inoltre, come indicato di seguito, sembra che Jim Ray abbia masturbato altri tre uomini”, si legge nei documenti.

    “Il tema comune in queste tre accuse formali di abusi sessuali era che Jim Ray aveva stretto amicizia con le loro famiglie… Poi Jim Ray le aveva toccate fisicamente in modo inappropriato, facendole sedere sulle sue ginocchia, il che, col tempo, lo aveva portato a fare loro dei massaggi alla schiena che alla fine erano diventati più bassi.

    “Ciascuna delle vittime ha riferito che, mentre era seduta sulle sue ginocchia o durante i massaggi alla schiena, “sentiva il suo pene (di Jim Ray) eretto”. I massaggi alla schiena diventarono reciproci e portarono anche alla masturbazione reciproca.”

    I registri ecclesiastici ottenuti dal Sun-Times mostrano inoltre che Ray ha confessato ai funzionari della chiesa un altro episodio accaduto durante una visita nel 1993 a Medjugorje, una città nella regione balcanica europea dove si dice sia apparsa la Vergine Maria.

    Mentre si trovavano all’aeroporto, i registri dicono che Ray “incontrò un paraplegico che gli chiese (Jim Ray) di masturbarlo, cosa che lui (Jim Ray) ammise di fare”.

    In totale, secondo il procuratore generale dell’Illinois del 2023, Ray ha molestato almeno 13 bambini.

    Parlando al Sun-Times, Ray ha cercato di minimizzare le accuse, dicendo che stava semplicemente facendo un massaggio alla schiena a un ragazzo.

    Ma quando si è trovato di fronte alla gravità delle accuse a suo carico, ha cambiato idea.

    “Non posso cambiare il passato. Non voglio necessariamente difendermi. Ma su una scala da 1 a 10, mi sbagliavo, ma era un 1 o forse anche mezzo”, ha detto Ray.

    “Non era un bambino. Era un giovane adulto, di oltre vent’anni. Mi sbagliavo, e ho dovuto conviverci.”

    Ma non è la prima volta che Papa Leone XIV viene accusato di aver chiuso un occhio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori commessi dalla Chiesa.

    In precedenza era stato criticato per non aver avviato un’indagine formale sui presunti abusi sessuali commessi da due sacerdoti nella diocesi di Chiclayo, in Perù, da lui guidata dal 2014 al 2023.

    Le presunte vittime hanno affermato che, sotto la supervisione di Prevost, nel 2022 la diocesi ha minimizzato i dettagli e la documentazione delle accuse inviate al Vaticano, impedendo intenzionalmente alla Chiesa di prendere provvedimenti contro i sacerdoti accusati.

    The Pillar, un’agenzia di stampa cattolica che indaga sulla chiesa, ha riferito che Prevost ha incontrato gli accusatori nell’aprile 2022 e li ha incoraggiati a portare il loro caso alle autorità civili mentre la chiesa indagava.

    Secondo quanto riferito, l’indagine è stata “archiviata per mancanza di prove e perché i termini di prescrizione erano scaduti”.

    Considerando tutto ciò, la Survivors Network of those Abused by Priests ha dichiarato di aver collaborato con altre organizzazioni per far sì che i 135 cardinali eleggibili che hanno scelto Prevost fossero ben consapevoli della sua presunta inazione.

    “Questa persona sarà esaminata da sinistra a destra”, ha affermato Lopez de Casas, vicepresidente nazionale del gruppo, che spera che l’elezione di Prevost possa far luce sugli abusi all’interno della Chiesa.

    “Ciò è utile per le vittime ovunque, perché abbiamo questo papa che sarà sotto gli occhi dell’opinione pubblica per quanto riguarda le vicende in cui è stato coinvolto in passato”, ha affermato.

    Da parte sua, Prevost ha affermato in un’intervista del 2023 rilasciata a Vatican Media che “il silenzio non è la soluzione” quando si tratta dello scandalo degli abusi sessuali.

    «Dobbiamo essere trasparenti e onesti, perché altrimenti le loro ferite non guariranno mai», disse allora il futuro papa. «C’è una grande responsabilità in questo, per tutti noi».

    Ora, Ray afferma che l’ordinazione di Prevost porta con sé “vibrazioni molto positive” nel complesso.

    https://www.dailymail.co.uk/news/article-14733525/Chicago-priest-sexual-abuse-James-Ray-pope-Leo.html

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    La sera dell’elezione di Leone XIV, al centro di Piazza San Pietro, il volto chiuso di Francesco Zanardi contrasta con le espressioni gioiose. “L’elezione di un nuovo papa non mi procura particolare gioia. C’è un po’ di speranza, ma soprattutto molti dubbi”, afferma il fondatore della Rete L’Abuso, la principale associazione italiana per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’uomo spera ancora che il Papa “faccia propri gli impegni presi da Francesco per combattere questo fenomeno e, soprattutto, li renda realtà”. E per avvertire: «Continueremo a fare pressione.»

    Pochi giorni prima dell’apertura del conclave, la Rete aveva invitato la stampa a precisare che nella penisola risiedono più di mille sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, ovvero poco più del 3% di tutti i preti transalpini.

    Si dice che il numero delle vittime abbia superato le 4.200. “Chiunque verrà eletto, spetterà a lui intervenire chiedendo agli Stati che hanno lacune legislative, come l’Italia, di colmarle, per non rendere vani gli sforzi che la Chiesa cerca di fare”, è stato spiegato.

    Le rivelazioni continuano. La Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Zuppi, ha pubblicato il primo rapporto di inchiesta sull’argomento. Ma le sue conclusioni mancano di “portata e indipendenza”, secondo la Rete. «In Italia c’è ancora un grosso problema di omertà», afferma con impazienza Francesco Zanardi.

    Da parte loro, la Spagna, diversi paesi latinoamericani e l’intero continente africano continuano a rifiutare la terapia d’urto per questi casi. La Chiesa francese è stata in prima linea, commissionando un rapporto all’alto funzionario Jean-Marc Sauvé, che ha rivelato decine di migliaia di casi di abusi sui minori.

    Denunciando, su Le Point, un governo della Chiesa a lungo “in negazione e dissimulazione”, Jean-Marc Sauvé è stato attaccato dai conservatori e non è stato nemmeno ricevuto da Papa Francesco.

    Il pontefice argentino ha usato parole forti, ma è stato meno attivo di Benedetto XVI, che aveva decretato “tolleranza zero”. E mentre Francesco ha condannato alcuni prelati, ha mostrato colpevole indulgenza nei confronti dell’artista gesuita Marko Rupnik, accusato di molteplici aggressioni sessuali.

    Oggi, mentre continuano le sordide rivelazioni, le vittime – anche in Francia – lamentano una subdola omertà. In alcuni casi, il riflesso difensivo dell’istituzione sembra ancora prevalere sulla sorte di quest’ultima.

    “Un pericoloso pedofilo” Di fronte a questa crisi sistemica, la pressione sulle spalle di Leone XIV è forte.

    Soprattutto perché il 25 marzo l’associazione americana Snap, che aiuta le vittime di aggressioni da parte di personalità religiose, ha presentato una denuncia in Vaticano contro sei membri del Collegio cardinalizio, tra cui Robert Prevost, accusati di aver “insabbiato abusi sessuali”.

    Nei primi anni 2000, nell’Illinois, il prelato americano avrebbe autorizzato padre James Ray, accusato di diverse aggressioni sessuali su minori e sospeso, a risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    A metà degli anni ’90, un prete, preside di una scuola superiore di New Lenox, sospettato di aver violentato una giovane studentessa, venne mantenuto al suo posto nonostante, secondo gli avvocati della vittima, i dirigenti della scuola “sapessero o avrebbero dovuto ragionevolmente sapere che il padre era un pericoloso pedofilo”.

    A Chiclayo, in Perù, tre donne denunciano gli attacchi da parte di personalità religiose, insabbiati dalle istituzioni. Fatti smentiti dal cardinale Prevost, che, secondo quanto riferito dalla diocesi di Chiclayo, avrebbe incontrato le tre donne, incoraggiandole a sporgere denuncia alle autorità civili.

    A conoscenza delle voci, il Dicastero per la Dottrina della Fede avrebbe condotto una propria indagine, riporta El País, concludendo che “la condotta del neoeletto Papa è stata irreprensibile”.

    Les victimes d’abus sexuels maintiennent la pression sur le nouveau pape

  • “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro.” Con queste parole il sacerdote belga Rik Devillé, a capo dell’organizzazione non-profit Diritti umani nella Chiesa, ha accolto l’elezione del nuovo papa Leone XIV , avvenuta giovedì 8 maggio 2025.

    “La più grande organizzazione americana per le vittime (di abusi nella Chiesa), la Survivors Network of Those Abused by Priests (SNAP), ha informato diversi cardinali a marzo che almeno sei dei loro colleghi erano coinvolti in scandali di abusi. E che non avrebbero dovuto essere eletti perché avevano qualcosa da nascondere”, ha spiegato alla radio fiamminga, come riportato da HLN.

    Secondo lui, in questa lista compariva anche il nome di Robert Francis Prevost, il nuovo papa. “Lui non ha abusato di bambini, ma ha coperto un membro del suo ordine agostiniano”, ha continuato il sacerdote belga. “La lettera è stata inviata a Papa Francesco e al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, numero due del Vaticano.”

    “Sono rimasto davvero scioccato”, confida Rik Devillé. “Per gli autori degli abusi, questa è una buona notizia, perché se è coinvolto il Papa stesso, sarà difficile per lui rimproverarli. Ma per le vittime, è uno schiaffo in faccia. Non ho parole per descriverlo”, ha aggiunto.

    “Tra questi 133 cardinali, non avrebbero potuto sceglierne uno che non fosse legato a un caso di negligenza colposa?” chiede Rik Devillé. “Soprattutto se si considera che Papa Francesco ha mostrato tolleranza zero per questo. Erano stati avvertiti.”

    Sacerdote accusato di violenza sessuale insabbiato

    SNAP si riferisce al periodo in cui Robert Prevost era superiore provinciale degli Agostiniani a Chicago. Nel 2000, avrebbe permesso a un prete accusato di abusi sessuali su minori di risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    L’organizzazione ricorda anche il periodo in cui il nuovo papa era vescovo di Chiclayo, in Perù. Nel 2022, tre vittime di violenza sessuale hanno contattato le autorità civili dopo aver scoperto che il caso che avevano presentato alla Chiesa tramite la diocesi non stava andando avanti. Secondo loro, Robert Prevost non avrebbe condotto indagini e non avrebbe inviato sufficienti informazioni a Roma. La diocesi ha anche permesso al sacerdote di continuare a celebrare la messa.

    Una denuncia presentata nel 2023

    In risposta all’elezione del nuovo papa, SNAP chiede che vengano adottate misure entro i primi 100 giorni del suo pontificato, tra cui l’istituzione di una “commissione globale indipendente per la verità” con la piena collaborazione del Vaticano.

    Nel 2023, SNAP ha presentato una denuncia contro Robert Prevost al precedente Papa Francesco. Oggi, l’organizzazione chiede a Papa Leone XIV di continuare la lotta contro la violenza sessuale all’interno della Chiesa. “È possibile porre fine a questa crisi. L’unica domanda è se lo si vuole fare”, conclude l’organizzazione.

    Luc Terlinden convinto che Leone XIV sarà intransigente riguardo agli abusi sessuali

    L’arcivescovo di Mechelen-Bruxelles, Luc Terlinden, è convinto che papa Leone XIV applicherà tolleranza zero agli abusi sessuali nella Chiesa, ha affermato venerdì in una conferenza stampa. Il primate belga ha risposto alle preoccupazioni espresse da Rik Devillé, sacerdote in pensione e difensore delle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Quest’ultimo ha affermato, basandosi su una lettera della SNAP, l’organizzazione americana delle vittime della Chiesa, che Robert Francis Prevost aveva insabbiato in passato alcuni casi di abusi.

    “Dovreste sapere che ho parlato con il futuro Leone XIV in questa stanza”, ha spiegato Luc Terlinden alla stampa. I due uomini si sono incontrati più volte, a Roma e durante la visita in Belgio del defunto Papa Francesco. L’arcivescovo di Malines-Bruxelles ha quindi accolto con favore l’elezione di Leone XIV, un papa “sulla falsariga di Francesco”. “È un uomo semplice, umile e attento. Ispira subito fiducia”, ha detto.

    Secondo Luc Terlinden, il principio guida del pontificato di Leone XIV sarà la pace: «Il Papa ha affidato alla Chiesa una missione importante: essere al servizio della pace». L’arcivescovo ha anche sottolineato la profonda conoscenza che il nuovo Papa ha della situazione attuale della Chiesa. «Leone XIV viaggiò per il mondo. Era un uomo di dialogo che sapeva costruire ponti tra i fedeli e le comunità.»

    Anche Leone XIV dovrà affrontare numerose sfide, in particolare quella del posto dato alle donne nella Chiesa. “Ho già discusso di questo aspetto con lui”, ha confidato Luc Terlinden. “Il Papa ha già sperimentato questa situazione in Perù, dove le donne ricoprono alte responsabilità nella Chiesa. Sono fiducioso che ci aiuterà, con rigore e prudenza, ad andare avanti in queste condizioni”.

    https://www.lavenir.net/actu/belgique/2025/05/09/cest-un-desastre-un-pretre-belge-remonte-apres-la-nomination-du-nouveau-pape-leon-xiv-CQFGVESCJBGELLUQJYHW3VMJM4/

  • Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Un cardinale o un vescovo che denunciano abusi sessuali fuori dalla chiesa sono pessimi gerarchi cattolici perché non hanno rispettato le leggi della chiesa, DENUNCIARE INTERNAMENTE.

    E qui che chiesa ci va a nozze tra chi appunto ignora e chi spera in un Papa santo e giusto.

    Il cardinale Robert Prevost insabbiò di fatto i casi del Perù perché si limitò a denunciarli alla chiesa, ma omise in virtù della giustizia per le vittime, la denuncia all’autorità civile dello stato peruviano.

    Qui va ricordato che per la legge dello Stato, in questo caso il Perù, la prescrizione per questi reati fino al 2018 era di 8 anni, dopo invece il reato è diventato imprescrittibile.

    Va anche considerato che quella gestita da Robert Prevost (oggi Papa Leone XIV) fu una mossa politica del Vaticano in quanto il Sodalitium stava sottraendo fedeli e risorse alla chiesa cattolica, per questo motivo papa Francesco commissario, come fece per i movimenti ecclesiali e congregazioni di diritto pontificio come i Focolarini, l’Opus Dei, Comunione e liberazione ecc. .

    Di fondo quindi non c’è proprio nulla di onorabile ma solo un mero interesse politico volto al potere, per questo le vittime, in questo caso vennero comode alla chiesa che le “accudì”.

    Tuttavia nessuna di loro fu mai risarcita, come da manuale, i responsabili di fatto protetti dalla chiesa e strumentalizzati dal Sodalitium contro la chiesa.

  • La versione di Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

    La versione di Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

    Perù, 27 aprile 2025 – Dalla metà del 2018, seguiamo da vicino gli abusi sessuali commessi da leader religiosi cattolici in Perù, in seguito al caso Sodalicio, denunciato dai giornalisti Pedro Salinas e Paola Ugaz attraverso la pubblicazione Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015).

    Da allora, abbiamo osservato che la reazione della ormai defunta Società di vita apostolica di diritto pontificio, soppressa da papa Francesco, è stata quella di stigmatizzare e screditare i suoi denuncianti. Questo comportamento continua ancora oggi da parte di alcuni dei suoi ex membri, che aspirano a essere reintegrati o rifondati sotto un nome diverso da un futuro papa.

    Queste campagne diffamatorie non sono più limitate ai giornalisti, alle vittime o alle istituzioni attiviste, ma sono ora dirette contro le autorità ecclesiastiche che hanno partecipato alle indagini o al processo decisionale precedente alla sua liquidazione.

    Ad esempio, negli ultimi anni alcune persone hanno subito attacchi informatici e sono state vittime di sistematiche campagne ostili da parte di persone vicine al Sodalitium, attraverso gli stessi organi di informazione che ora “accusano” il cardinale Robert Prevost. Ciò è ampiamente documentato nel libro Sin noticias de dios (2022) di Pedro Salinas, legato alla nostra associazione.

    A questo proposito, non possiamo trattenerci dal denunciare quello che consideriamo parte di un assedio deliberato basato su narrazioni inventate, volte a demonizzare i “nemici” del Sodalicio. Ci dispiace quindi che un’organizzazione che rispettiamo e ammiriamo, la SNAP, fondata da Barbara Blaine, sia inconsapevolmente caduta in un simile gioco.

    Il ruolo svolto dal cardinale Prevost nella storia della caduta del Sodalicio è stato cruciale ed è narrato dettagliatamente nell’ultimo libro di Salinas, La verdad nos hizo libres (Dibattito, 2025), dove svela quella che è stata una vendetta contro una delle persone che hanno contribuito attivamente allo scioglimento del Sodalicio, mettendo al centro le vittime.

    Nel caso di Padre James Ray, non fu Robert Prevost a consentirgli di risiedere nel convento agostiniano di St. John Stone, a Hyde Park, Chicago. Ad accoglierlo è stato il superiore locale, che tra l’altro aveva molta esperienza nel campo specifico delle persone con problemi psicologici, compresi i casi di abusatori sessuali.

    È vero che la comunità non era informata della presenza di Padre Ray, ma egli fu sottoposto a un regime rigido per tutto il tempo (non ebbe mai accesso o contatto con i bambini durante il suo soggiorno lì) e a quel tempo, nel 1999, la pratica stabilita dalla Carta di Dallas del 2002 non era ancora in vigore.

    Per quanto riguarda i casi accaduti in Perù, sono stati scoperti innumerevoli volte dai giornalisti che hanno seguito da vicino la vicenda. Si tratta di una vecchia denuncia, risalente alla fine del 2023, che accusava gravemente due sacerdoti predatori nell’arcidiocesi di Chiclayo. È stato dimostrato che la partecipazione di Prevost a questo caso è stata forzata per rovinare la sua immagine. Secondo informazioni comprovate, Prevost ha depositato le denunce nell’aprile 2022 e, in seguito a un’indagine della diocesi, Prevost stesso ha inviato il fascicolo al Dicastero per la Dottrina della Fede il 21 luglio dello stesso anno. Il caso è ancora lì e rimane aperto.

    Ciò è dimostrato anche nel libro The Truth Set Us Free, pubblicato di recente. Le “accuse” contro Prevost sono state motivate da terze parti vicine al Sodalitium, e in particolare dall’ex Sodalita espulso dal Papa, Alejandro Bermúdez, oltre, ad esempio, a The Pillar, Infovaticana e, tra gli altri, Damian Thompson. La versione opposta, che si è rivelata quella vera, può essere trovata su media più specializzati, come il portale spagnolo Religión Digital (18/09/24) o il nordamericano Crux (20/09/24), tra molti altri.

    Pedro Salinas, peruviano, giornalista e sopravvissuto al Sodalicio.

  • Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    Pedro Salinas: “Le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false.”

    “Le accuse contro Prevost sono nate tra le fila del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, a seguito degli eventi che stavano già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.”

    “Robert Prevost ha sempre preso posizione e si è schierato dalla parte delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso sopravvissuti e vittime dagli attacchi del Sodalicio.”

    “I settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti per screditare i potenziali candidati papali, che potrebbero seguire l’esempio di Papa Francesco.”

    “Prevost verrebbe celebrato praticamente come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi.


    Il giornalista peruviano Pedro Salinas , insieme alla sua compagna Paola Ugaz, è stato colui che ha scoperto e indagato a fondo sul Sodalicio de Vida Cristiana, un movimento che Papa Francesco ha soppresso prima della sua morte, a seguito del processo portato avanti dalla commissione Scicluna-Bertomeu. Ha trascorso anni a denunciare questa setta cattolica e, di conseguenza, ha subito ogni genere di persecuzione, compresa quella giudiziaria. Per tutti questi motivi, egli è un’autorità riconosciuta in materia di abusi clericali ed è pienamente consapevole delle azioni di tutti i vescovi del suo Paese di fronte a questa vergognosa piaga.

    In un’intervista esclusiva con Religion Digital, Salinas afferma che “le ‘accuse’ di insabbiamento nei confronti di Robert Prevost sono assolutamente false” e che provengono dai ranghi del Sodalicio, “con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica”.

    Inoltre, riconosce che Prevost “si è sempre lasciato coinvolgere nella controversia e si è messo nei panni delle vittime” e che queste false accuse provengono dal Sodalitium e da “settori di estrema destra della Chiesa” per screditarlo.

    Quali conclusioni ha tratto dall’indagine sulla risposta di Prevost agli abusi di Chiclayo? 

    La mia conclusione principale riguardo alle accuse di insabbiamento a Chiclayo, a cui, secondo i rigoristi, Robert Prevost avrebbe partecipato come principale artefice dell’insabbiamento, è che esse sono nate dalle viscere del Sodalicio, con lo scopo di screditarlo, screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica, come conseguenza di quanto stava già iniziando ad accadere nel caso Sodalicio.

    Le accuse di insabbiamento contro monsignor Prevost sono false? 

    Le “accuse” contro Robert Prevost sono assolutamente false. Così è stato verificato, confermato, corroborato e provato che non avevano alcun fondamento nella realtà.

    Francesco lo ha nominato prefetto dei vescovi quando si è reso conto che queste accuse di insabbiamento erano false? 

    Chiaramente, e per di più, tra i prefetti dei Dicasteri, Robert Prevost è stato il prefetto o uno dei prefetti in cui Papa Francesco ha riposto maggiore fiducia. Questo è qualcosa che è stato più o meno dimostrato anche dal livello di vicinanza e fiducia tra Papa Francesco e Prevost. Questa è una cosa che noi giornalisti che abbiamo indagato sul caso Sodalicio sappiamo. Sappiamo che coloro tra noi hanno fatto causa ai leader del Sodalicio presso i tribunali peruviani. E noi, che siamo sopravvissuti all’organizzazione, lo sappiamo. Robert Prevost accettava sempre la causa e si metteva nei panni delle vittime. Ha sempre messo le vittime al primo posto ed è stato uno di coloro che hanno difeso i sopravvissuti e le vittime dagli attacchi del Sodalicio.

    Perché alcune vittime continuano ad accusarlo? 

    Il fatto che le accuse contro Prevost siano state riprese in questo momento (quando si tratta di accuse che, come diciamo a Lima, vengono riproposte e non hanno mai avuto alcun fondamento nella realtà) è dovuto al contesto in cui stiamo vivendo, un conclave, un momento di elezione del prossimo Papa. E, quindi, un momento in cui i settori di estrema destra della Chiesa cattolica sono attivi, attraverso i loro media satellitari e i loro accoliti, per screditare i potenziali candidati papali che potrebbero seguire la linea di Papa Francesco. Uno di questi è chiaramente il caso di Robert Prevost.

    Secondo lei, Prevost è un candidato in grado di proseguire l’opera di pulizia di Francesco? 

    Sebbene non conosca approfonditamente i cardinali votanti ed eletti, ma solo superficialmente, nel caso di Prevost, che conosco per la sua carriera in Perù e in Vaticano, mi sembra che sia qualcuno che potrebbe proseguire la linea d’azione di Papa Francesco. Senza sminuire i meriti di altri candidati papali che potrebbero proseguire sulla stessa linea di Papa Francesco, credo che Robert Prevost corrisponda al profilo di un candidato che potrebbe succedere a Francesco.

    Cosa significherebbe la sua elezione a papa per il Perù e le Americhe, se dovesse concretizzarsi? 

    Se il cardinale Prevost venisse eletto Papa, nonostante sia di origine nordamericana, sarebbe molto benvoluto in Perù. Sarebbe celebrato quasi come se fosse un Papa peruviano, perché ha sempre messo al centro le vittime di abusi. Avendo seguito molto da vicino il caso Sodalicio, so che è uno dei cinque vescovi che, quando ricopriva un ruolo di leadership nella Conferenza episcopale peruviana, si è adoperato per sostenere le vittime, insieme al cardinale e arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, al cardinale Pedro Barreto, all’ex vescovo di Sodalicio Kay Martín Schmalhausen e all’ex vescovo di Caravelí, Reinaldo Nann. Il quinto era chiaramente Robert Prevost. Speriamo che sia uno dei candidati papali con le maggiori possibilità in questo conclave! Sarebbe una grande notizia per i cattolici se il nuovo papa fosse qualcuno come Robert Prevost, nel quale Francesco riponeva tanta fiducia. Ma questa è l’opinione di un estraneo, di un agnostico che è rimasto impressionato da Padre Jorge o dal pontificato di Papa Bergoglio.

    https://www.religiondigital.org/america/Pedro-Salinas-encubrimiento-Robert-Prevost-Peru-Sodalicio-Papables_0_2776522347.html

  • Partenza a handicap per papa Prevost

    Partenza a handicap per papa Prevost

    Si conferma ancora una volta il classico detto che chi entra Papa in conclave esce cardinale. La rapidità dell’elezione, appena 4 scrutini, lasciava presagire che nuovo Papa fosse il cardinale Pietro Parolin, l’ex segretario di Stato grande favorito, spinto pure dai “doppi auguri” del cardinale Giovanbattista Re durante la Missa pro Eligendo Pontifice. E invece Parolin ne esce ancora cardinale.

    L’elezione di Robert Prevost è certamente una sorpresa, anche se negli ultimi giorni il suo nome era cominciato a girare con insistenza ed era entrato tra i papabili. Si può facilmente capire che tra coloro che hanno spinto la sua candidatura c’è l’arcivescovo di Chicago Blase Cupich, uno dei cardinali nominati da papa Francesco per spostare a “sinistra” la Chiesa americana. È quindi facile prevedere che si muoverà sulla linea della continuità.
    Ma sarà ora lui stesso a presentarsi e a spiegare le linee guida del suo Pontificato, così come le ragioni della scelta di un nome, Leone XIV, indubbiamente inaspettato e potenzialmente di buon auspicio.

    Come credenti non possiamo che riconoscere l’autorità di Pietro e assumere un atteggiamento di rispetto e di obbedienza. Ciò non ci esime però dal manifestare una forte perplessità legata all’opportunità di eleggere un Papa che – dopo anni in cui la Chiesa è stata devastata a causa degli scandali sessuali – si porta dietro accuse pesanti di copertura degli abusi. Ne avevamo scritto già tre giorni fa, vedendo che il suo nome stava circolando ed essendo stati proprio noi lo scorso settembre a pubblicare la testimonianza di tre vittime che accusavano l’allora vescovo di Chiclayo (parliamo del periodo 2006-2010) di aver coperto due preti peruviani colpevoli degli abusi.

    Nell’ultimo articolo rivelavamo anche la lettera inviata appena lo scorso 25 marzo dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) al segretario di Stato Parolin e ai cardinali prefetti dei dicasteri interessati, Fernandez e Artime, oltre che a suor Simona Brambilla, prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata (qui la versione integrale in inglese). La lettera riporta accuse circostanziate sui misfatti di tre sacerdoti e sulle responsabilità di Prevost sia a Chiclayo sia a Chicago, quando era Provinciale degli Agostiniani (su quest’ultimo caso è coinvolto anche il cardinale Cupich).
    La vicenda, emersa nel 2020, è ancora da chiarire ma in questi anni si è fatto di tutto per evitare questo chiarimento, e alla Congregazione per la Dottrina della Fede giacciono ancora i documenti del caso in attesa che qualcuno si degni di ascoltare le vittime.

    Certo, possiamo dire che ogni persona è innocente fino a che la colpevolezza non sia provata, ed è sacrosanto, ma è anche un dato di fatto che caratteristica del passato pontificato è stata evitare i processi degli “amici”.

    Fatto sta che i sospetti su Prevost riguardo una modalità sbagliata di gestire i casi di abusi sono pesanti e questo non può non condizionare in qualche modo anche il suo Pontificato. Soprattutto si troverà, anche se innocente, in una posizione di vulnerabilità e di ricattabilità davanti a un mondo che – ai cattolici e alla Chiesa che vuole essere se stessa – non fa sconti. Non è esattamente ciò di cui ha bisogno la Chiesa.
    È facile immaginare che, a parte le associazioni di vittime degli abusi, nessun grande media laico cavalcherà questa storia finché il Papa non darà fastidio. Ma resterà una spada di Damocle sospesa sul suo capo.

    L’unico modo per tentare di superare questa partenza ad handicap, è quello di – oltre a chiarire la sua posizione – risolvere in modo corretto, rapido e secondo giustizia gli scandali degli abusi sessuali che il suo predecessore ha lasciato aperti, quello di padre Marko Rupnik in primis. Che Dio lo ispiri.

    https://lanuovabq.it/it/partenza-a-handicap-per-papa-prevost

  • Preti pedofili coperti: ombre su Prevost, il cardinale che sceglie i vescovi

    Preti pedofili coperti: ombre su Prevost, il cardinale che sceglie i vescovi

    Denunce di abusi contro due preti e accuse al vescovo di averli coperti. In sé, purtroppo, non è un fatto nuovo. Ma se il vescovo in questione, nel mezzo dello scandalo, viene chiamato a Roma come prefetto del Dicastero per i vescovi la faccenda si fa oggettivamente molto grave. E se poi, da prefetto dei vescovi, nella sua vecchia diocesi viene nominato vescovo un suo amico, che si mette a cancellare le tracce, la cosa diventa più che sospetta.

    Ed è esattamente il caso che riguarda il cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano, vescovo di Chiclayo (Perù) fino a che papa Francesco lo ha nominato il 30 gennaio 2023 a guidare il Dicastero che presiede alla nomina di tutti i vescovi del mondo, ufficio realmente assunto il successivo 12 aprile insieme a quello di presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. La berretta cardinalizia è poi arrivata nel Concistoro del 30 settembre 2023.

    Ma andiamo con ordine: stando alle testimonianze giurate di tre vittime, di cui la Bussola è venuta in possesso, i fatti denunciati sono accaduti tra il 2006 e il 2010 e responsabili sarebbero due preti della diocesi di Chiclayo, circa 600 chilometri a nord della capitale Lima: padre Eleuterio Vàsquez Gonzales, conosciuto come padre “Lute”, e padre Ricardo Yesquen. Le vittime che hanno sporto denuncia sono tre giovani donne, bambine tra i 10 e i 14 anni al momento degli abusi: tre sorelle, che si sono decise a denunciare dopo aver scoperto a distanza di anni che tutte avevano subito abusi analoghi.

    La più intraprendente delle tre è stata Ana Maria Quispe Diaz, che già nei primi mesi del 2020 aveva contattato telefonicamente il vescovo Robert Prevost per segnalare il comportamento dei due preti e soprattutto di padre Lute, al tempo degli eventi parroco di san José Obrero (san Giuseppe lavoratore), nel distretto di Vittoria, e molto noto in diocesi. Il modus operandi di padre Vàsquez è analogo nei confronti di tutte e tre: si fa accompagnare in qualche missione in parrocchie lontane, dove si deve pernottare e, casualmente c’è solo un letto da condividere e lì cominciano abbracci, palpeggiamenti e strofinamento dei genitali.

    Le restrizioni dovute alla pandemia impediscono l’incontro di persona tra Ana Maria e il vescovo, incontro che avviene finalmente il 5 aprile del 2022 nella sede episcopale di Chiclayo, presenti tutte e tre le sorelle. Prevost, che curiosamente è stato anche l’autore delle Linee guida della Conferenza Episcopale peruviana per il trattamento dei casi di abusi sessuali, indirizza le donne al centro di ascolto da lui appena istituito e – secondo le testimonianze delle presunte vittime – le invita a sporgere denuncia presso le autorità pubbliche perché «nella Chiesa non avevano modo di indagare e solo indagini civili potevano essere usate dalla Chiesa per sanzionare» gli eventuali responsabili. Il che, come sappiamo, non è vero, le indagini canoniche sono indipendenti da quelle civili. Ma la denuncia alla polizia locale non porta a nulla perché l’eventuale reato è prescritto (il termine di prescrizione per questi reati, in Perù come in gran parte dell’America Latina, è di 4 anni). Nel frattempo però, giugno 2022, padre “Lute” viene trasferito nella parrocchia natale di Santa Cruz, ufficialmente per motivi di salute. Quanto a padre Yesquen nulla si poteva fare perché affetto da demenza senile e già da tempo ricoverato in una casa di riposo.

    A difesa di Prevost la diocesi di Chiclayo, in un comunicato del 10 settembre 2024, successivo a un’inchiesta del programma Cuarto Poder andato in onda l’8 settembre su América Television, afferma che il vescovo ha subito «adottato misure cautelari», avviando «indagini preliminari» e allontanando padre Lute con «interdizione dall’esercizio del ministero sacerdotale». Circostanza immediatamente smentita il giorno successivo dalle tre giovani donne che in una lettera aperta (qui il testo integrale) danno evidenza fotografica della presenza di padre Vàsquez a diverse celebrazioni eucaristiche tra il marzo e l’aprile del 2023 (foto sopra), addirittura alla messa crismale della diocesi, quando Prevost è già stato nominato prefetto ed è amministratore apostolico della diocesi, in attesa di trasferirsi a Roma.

    La diocesi afferma inoltre che tutto il materiale riguardante le indagini diocesane è stato inviato a Roma al competente ufficio del Dicastero per la Dottrina della Fede, che successivamente avrebbe archiviato il caso. Ma le tre giovani donne affermano che non sono mai state sentite da alcun “investigatore” e che non c’è traccia di questa indagine né di un eventuale esame da parte del Dicastero vaticano. L’unica volta che hanno potuto raccontare la loro storia davanti a un investigatore ufficialmente nominato dalla diocesi è quando l’amministratore apostolico succeduto a Prevost, il vescovo Guillermo Cornejo Monzón, ha aperto («riaperto» secondo la diocesi) l’indagine nel dicembre 2023 dopo che Ana Maria Quispe Diaz, esasperata dal silenzio della diocesi, ha reso pubblica la sua storia attraverso i social, peraltro scoprendo, secondo quanto afferma, almeno altri sette casi di ragazzine abusate dai due sacerdoti.
    Secondo la diocesi, comunque, le carte riguardanti il caso sono di nuovo state presentate al Dicastero per la Dottrina della Fede, presso cui tuttora giacciono in attesa di un esame.

    La vicenda resta dunque da chiarire, compresa la responsabilità del vescovo Prevost nel presunto insabbiamento; ma ci sono alcuni fatti incontestabili e quello che sta accadendo dopo la nomina di Prevost a Prefetto è quanto meno inquietante e ricorda altre vicende poco edificanti di questo pontificato, dal caso di monsignor Gustavo Zanchetta (qui e qui) a quello di padre Marko Rupnik.

    Di sicuro c’è che dal momento della prima segnalazione nel 2020 non c’è stata alcuna mossa di Prevost per chiarire la consistenza delle accuse e le restrizioni dovute alla pandemia non giustificano certo l’inazione. E anche dopo la denuncia formale dell’aprile 2022 nulla di concreto è stato veramente fatto, visto che la diocesi non è ancora stata in grado di dimostrare l’avvio di una indagine canonica e di aver fatto deporre le tre presunte vittime.

    Ma soprattutto destano stupore i tempi della nomina di Prevost a prefetto del Dicastero per i vescovi: nel gennaio 2023 il caso non è ancora andato in pasto alla stampa internazionale ma nella Chiesa peruviana la vicenda era già nota e secondo quanto potuto accertare dalla Bussola anche il Pontefice sarebbe stato avvertito del rischio. Non bastasse, erano già noti due casi imbarazzanti riguardanti monsignor Prevost al tempo in cui era superiore generale degli agostiniani (mandato che ha svolto dal 2001 al 2013), la copertura di due sacerdoti agostiniani accusati di abusi sessuali: padre Richard J. McGrath (caso diventato pubblico nel 2018 e per cui l’ordine agostiniano ha pagato 2 milioni di dollari di risarcimento alla vittima); e padre James Ray, poi ridotto allo stato laicale nel 2012, ma il cui legame con Prevost è stato svelato dalla stampa all’inizio del 2021. Da notare che in entrambi questi casi con Prevost è stato coinvolto anche l’attuale arcivescovo di Chicago, il cardinale Blaise Cupich, notoriamente molto vicino a papa Francesco.

    Visto il contesto la nomina di Prevost appare quindi quantomeno azzardata se non proprio inopportuna in una posizione così delicata quale è la scelta dei vescovi di tutto il mondo. Ma il peggio avviene successivamente: poco dopo che l’amministratore apostolico monsignor Cornejo Monzón apre l’indagine sul caso (dicembre 2023), arriva la nomina del nuovo vescovo di Chiclayo. Il 14 febbraio 2024 il papa nomina monsignor Edinson Farfán Córdova, da appena 4 anni vescovo della prelatura di Chuquibambilla. Quale è il problema? Semplicemente che Farfán è agostiniano come Prevost, un suo amico personale e lo stesso Prevost ha partecipato alla consacrazione episcopale di Farfán. Non solo, a Chuquibambilla monsignor Farfán era stato accusato di aver coperto gli abusi di un altro sacerdote agostiniano, don Juan Carlos Olaya.

    In pratica il cardinale Prevost ha fatto nominare suo successore un suo amico e confratello, che infatti si è subito dato da fare per “ripulire” il passato del Prefetto. Non solo ha alzato un muro di omertà contro i giornalisti che hanno cercato di indagare sulle accuse contro padre Lute, decidendosi alla fine di pubblicare un comunicato lo scorso 10 settembre che le tre presunte vittime hanno prontamente sfidato. Ma ha ostacolato in ogni modo l’attività dell’avvocato canonista, monsignor Ricardo Coronado Arrascue, che dal 6 maggio 2024 ha assunto la tutela legale delle tre donne che accusano padre Lute e il cardinale Prevost: prima rifiutandosi di incontrarlo e poi rigettando la legittimità del suo incarico (foto a sin.), così da potergli rifiutare l’accesso ai documenti inerenti l’indagine.

    Non solo, contro Coronado parte un vero e proprio attacco concentrico: il 24 agosto la Conferenza Episcopale peruviana annunciava che monsignor Coronado non poteva più esercitare come canonista in Perù e quindi non poteva continuare a difendere i suoi clienti attuali. Una decisione che curiosamente anticipava la lettera del 29 agosto con cui il vescovo di Cajamarca (diocesi di appartenenza del canonista) gli comunica che presso il Dicastero del Clero in Vaticano è stato depositato un fascicolo a suo carico per un presunto delitto non meglio precisato “contra sextum” (ma fonti della Bussola parlano di un rapporto stabile con adulto consenziente); e che lo stesso Dicastero gli offre la possibilità di fare richiesta volontaria al Papa di chiedere la dispensa dal sacerdozio pena «l’avvio di un processo penale amministrativo». Poi un comunicato del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale pubblicato il 14 settembre (foto a dx) giustifica proprio con l’avvio del processo penale la decisione di proibire a Coronado l’attività nei tribunali ecclesiastici annunciata il 24 agosto. Se pensiamo alla lentezza e alla reticenza in Vaticano riguardo a recenti scandali in fatto di abusi sessuali, la rapidità e la severità delle misure contro monsignor Coronado (che peraltro respinge tutte le accuse) sono sorprendenti e molto più che sospette, visto anche che non si tratta di abusi ma eventualmente di rapporti tra adulti consenzienti.

    Insomma ce ne è abbastanza per chiedere di fare piena luce sulla vicenda e se nel frattempo sia opportuno mantenere il cardinale Prevost al suo posto.

    https://lanuovabq.it/it/preti-pedofili-coperti-ombre-su-prevost-il-cardinale-che-sceglie-i-vescovi