Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: roberto berti

  • [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    Gentile signor Domenico,

    credo di essere stato il primo ad essere contattato e minacciato dall’avvocato di “don” Roberto Berti, forse a causa della posizione occupata sul motore di ricerca google dalla pagina relativa al suo “assistito”.

    Premetto che per motivi personali non sto più seguendo ed aggiornando il blog e solo per un caso fortuito ho letto l’email inviatami dall’avvocato del Berti.

    Purtroppo il “diritto all’oblio” non è regolamentato da nessuna legge ed è a discrezione del giudice valutare le presunte violazioni caso per caso e, vista la condanna inflitta alla testata giornalistica “PrimaDaNoi”, ho ritenuto opportuno rimuovere i contenuti, lasciando una nota di sarcasmo, piuttosto che imbattermi in una battaglia legale che dovrei combattere da solo.

    Ovviamente, il fatto che certi personaggi, come il Berti,  possano rivendicare un tale diritto è assolutamente vergognoso, ma rischiare di regalare soldi a un pedofilo, riconosciuto come tale dall’arcivescovo di Firenze, sarebbe ancor più umiliante, sia per le vittime (vedendo il loro aguzzino addirittura premiato da uno Stato che non ha preso alcun provvedimento per i suoi crimini), sia per me stesso.

    Invero, è un assoluto paradosso: le vittime, per quanto ne sappia, non sono state risarcite, ma il pedofilo potrebbe addirittura reclamare danni perché non viene dimenticato il suo crimine a causa degli articoli pubblicati online.

    Il rischio oggettivo è che a termine del suo periodo di “cura”, ossia fra circa 3 anni, questo criminale venga considerato riabilitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (che riesaminerà il caso) e, come di solito accade, reinserito in un ambito parrocchiale di un paesino semi-sconosciuto, dove potrebbe riprendere gli abusi.

    Ricordiamo che la pedofilia, secondo studi recenti, non è curabile. Solo la Chiesa fa finta di non saperlo, anzi: per molti prelati non si tratta neanche di un crimine, ma di un mero peccato.

    Mi rendo perfettamente conto che dando seguito alle richieste (anche se sarebbe più consono parlare di minacce) si sta creando un precedente con il quale qualsiasi pedofilo potrà seguire l’esempio del sacerdote e richiedere l’eliminazione di articoli a lui scomodi, ma è necessaria una presa di posizione netta da parte di tutti contro il (ridicolo) diritto all’oblio rivendicato da chi abusa di bambini.

    In realtà, sarebbe più opportuno chiedersi se le vittime potranno mai dimenticare gli attimi atroci nei quali questo criminale abusava di loro.

    Evidentemente non interessa all’avvocato, né all’aguzzino e, forse, non interesserebbe neanche a un giudice.

    A loro interessa solamente che ci si dimentichi di un pedofilo.

    Dando seguito alla sua richiesta di contattare altri soggetti potenzialmente interessati alla vicenda, mi permetto di utilizzare questa mail a tale scopo, con la speranza che quanto sta accadendo non passi inosservato, invitando chiunque avesse bisogno di ulteriori informazioni a contattarmi.

    Grazie

  • Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni
    Le accuse risalgono a tre anni fa VIDEO Attentato a Betori, parla l’arcivescovo
    FIRENZE – Un’inchiesta di Panorama chiama in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Firenze, 5 aprile 2012 – LE INDAGINI sull’attentato all’arcivescovo, dopo lo sparo nel buio nel cortile della Curia, hanno portato gli inquirenti sulle tracce di un’altra vicenda che appare totalmente estranea all’agguato, ma che rischia di far tremare la Diocesi.

    Il settimanale “Panorama” nel suo prossimo numero riporta accuse di pedofilia contro don Daniele Rialti, 60 anni a novembre, sacerdote della Madonnina del Grappa attivo nel movimento dei neocatecumenali nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci. Le accuse al sacerdote, scrive il settimanale della Mondadori, risalgono a tre anni fa e a quel tempo l’arcivescovo Betori, sentito don Rialti, si è limitato a trasferirlo, dopo diciassette anni, dalla parrocchia empolese di San Giovanni Evangelista, che fa capo all’Opera fondata da don Facibeni, alla comunità di San Bartolomeo in Tuto, distante appena una ventina di chilometri. Le accuse a don Rialti, continua “Panorama”, sarebbero state mosse da un gruppo di fedeli rivoltisi al parroco, don Paolo Cioni, rimasto a Empoli un anno e poi promosso alla guida della parrocchia di San Niccolò a Calenzano. Quelle che don Rialti definisce «calunnie e menzogne» sarebbero state confermate a “Panorama” da alcuni testimoni che, nelle scorse settimane, sono stati ascoltati dalla polizia in relazione all’attentato.

    Don Rialti e la Curia respingono con forza ogni accusa. Il sacerdote, che è un canonista e giudice da molti anni del Tribunale Regionale Etrusco, è stato nominato nel 2010 dall’arcivescovo Betori promotore di giustizia, l’equivalente di procuratore capo, del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, che ha responsabilità in prima istanza di eventuali accertamenti a carico di sacerdoti sospettati di reati. Ma prima di aprire un fascicolo ci vogliono accuse precise e circostanziate, puntualizza la Curia in un comunicato, che in questo caso non c’erano come invece è successo in altre due situazioni, oltre all’orrore degli abusi reiterati negli anni da parte di don Lelio Cantini, ridotto nel 2008 allo stato laicale da papa Ratzinger e morto a 89 anni nel febbraio scorso. Più di recente la cronaca si è dovuta occupare della relazione malata, finita di recente in un’aula di tribunale, tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

    Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo è arrivato un prete indiano, John Moniz, del quale la ragazzina s’innamorò. Per molestie su minori maschi, invece, è stato condannato a livello canonico don Roberto Berti, ex parroco dell’Immacolata Concezione di Ginestra dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008 che l’ex Sant’Uffizio ha riconosciuto «colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori», obbligandolo per otto anni a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.
    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/04/05…pedofilia.shtml

  • Un’inchiesta di Panorama tira in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Un’inchiesta di Panorama tira in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni
    Le accuse risalgono a tre anni fa
    Video Attentato a Betori, parla l’arcivescovo

    Un’inchiesta di Panorama causa in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori
    Don Daniele Rialti

    Firenze, 5 aprile 2012 – LE INDAGINI sull’attentato all’arcivescovo, dopo lo sparo nel buio nel cortile della Curia, hanno portato gli inquirenti sulle tracce di un’altra vicenda che appare totalmente estranea all’agguato, ma che rischia di far tremare la Diocesi.

    Il settimanale “Panorama” nel suo prossimo numero riporta accuse di pedofilia contro don Daniele Rialti, 60 anni a novembre, sacerdote della Madonnina del Grappa attivo nel movimento dei neocatecumenali nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci. Le accuse al sacerdote, scrive il settimanale della Mondadori, risalgono a tre anni fa e a quel tempo l’arcivescovo Betori, sentito don Rialti, si è limitato a trasferirlo, dopo diciassette anni, dalla parrocchia empolese di San Giovanni Evangelista, che fa capo all’Opera fondata da don Facibeni, alla comunità di San Bartolomeo in Tuto, distante appena una ventina di chilometri. Le accuse a don Rialti, continua “Panorama”, sarebbero state mosse da un gruppo di fedeli rivoltisi al parroco, don Paolo Cioni, rimasto a Empoli un anno e poi promosso alla guida della parrocchia di San Niccolò a Calenzano. Quelle che don Rialti definisce «calunnie e menzogne» sarebbero state confermate a “Panorama” da alcuni testimoni che, nelle scorse settimane, sono stati ascoltati dalla polizia in relazione all’attentato.

    Don Rialti e la Curia respingono con forza ogni accusa. Il sacerdote, che è un canonista e giudice da molti anni del Tribunale Regionale Etrusco, è stato nominato nel 2010 dall’arcivescovo Betori promotore di giustizia, l’equivalente di procuratore capo, del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, che ha responsabilità in prima istanza di eventuali accertamenti a carico di sacerdoti sospettati di reati. Ma prima di aprire un fascicolo ci vogliono accuse precise e circostanziate, puntualizza la Curia in un comunicato, che in questo caso non c’erano come invece è successo in altre due situazioni, oltre all’orrore degli abusi reiterati negli anni da parte di don Lelio Cantini, ridotto nel 2008 allo stato laicale da papa Ratzinger e morto a 89 anni nel febbraio scorso. Più di recente la cronaca si è dovuta occupare della relazione malata, finita di recente in un’aula di tribunale, tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

    Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo è arrivato un prete indiano, John Moniz, del quale la ragazzina s’innamorò. Per molestie su minori maschi, invece, è stato condannato a livello canonico don Roberto Berti, ex parroco dell’Immacolata Concezione di Ginestra dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008 che l’ex Sant’Uffizio ha riconosciuto «colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori», obbligandolo per otto anni a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

  • Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Gli inquirenti cercano testimoni di eventuali abusi compiuti dal parroco dopo il 1987
    Solo dopo la denuncia pubblica il sacerdote fu ritenuto colpevole dal Vaticano

    Domani saranno trascorsi esattamente tre anni dal giorno in cui “Repubblica” documentò il dramma delle bambine, dei bambini e degli adolescenti che, avendo avuto la sfortuna di frequentare la parrocchia fiorentina della Regina della Pace, avevano subìto abusi da parte del loro priore, don Lelio Cantini.

    Dopo aver regnato con piglio autoritario per quasi 40 anni sulla parrocchia alla periferia di Firenze, nel 2005 don Lelio era stato trasferito, ufficialmente “per motivi di salute” nella piccola parrocchia di Mucciano. I suoi ex allievi, che nel 2004 avevano trovato la forza di rivolgersi al giovane vescovo Claudio Maniago, anch’egli ex parrocchiano della Regina della Pace e avviato al sacerdozio da don Cantini, perché li aiutasse a trovare giustizia in seno alla Chiesa, vennero sollecitati dal cardinale Antonelli a “invocare da Dio la guarigione della memoria”. Soltanto dopo la pubblica denuncia sugli abusi, il Vaticano impose un supplemento di indagini al termine del quale, nell’ottobre 2008, il sacerdote fu riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

    Nel frattempo l’inchiesta della magistratura si è incagliata nelle secche della prescrizione. Le drammatiche testimonianze delle ex e degli ex parrocchiani hanno documentato abusi e violenze fra il 1973 e il 1987. Dopo, il silenzio. Eppure è difficile credere che un pedofilo acclarato quale era don Cantini – un sacerdote che alle bambine imponeva rapporti sessuali “come gesto di comunione con Dio”, che ne abusava dicendo loro “Te lo chiede Gesù”, oppure “E’ un dono del Signore” – si sia improvvisamente emendato e per i successivi quasi vent’anni abbia tenuto un comportamento irreprensibile. Eppure nessun altro si è fatto avanti. Senza testimonianze più recenti, l’inchiesta penale è destinata alla archiviazione per prescrizione.

    Mentre la questione dei preti pedofili dilaga in mezzo mondo, in Italia le vittime continuano a sentirsi profondamente isolate. Il 25 settembre a Verona si terrà il primo incontro fra coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi. Significativo uno dei temi dell’incontro: “Difficile muoverci in una società clericale”.
    A Firenze, nonostante lo scandalo di don Cantini, la Curia non ha denunciato alla procura nessun altro caso di abuso, neppure quelli conclamati dell’ex parroco della Ginestra Fiorentina e poi di San Mauro a Signa, don Roberto Berti, che si infilava nudo nei sacchi a pelo dei suoi piccoli parrocchiani. Il sacerdote è stato riconosciuto colpevole dalla Congregazione per la dottrina della fede e punito otto anni di residenza obbligata in regime di vigilanza (ma non ridotto allo stato laicale). Nel novembre 2009 la sentenza è stata affissa sulla porta della chiesa. Segnale chiaro di una sensibilità nuova. Nonostante ciò, la Curia non ha denunciato i fatti in procura, né lo hanno fatto le famiglie dei ragazzi.

    Il silenzio continua a circondare ogni genere di comportamento “scandaloso” dei sacerdoti, inclusi i casi di incontri omosessuali, talvolta a sfondo sadomaso, che la Chiesa ufficialmente condanna con durezza ma che sembra tollerare e blindare nel più assoluto riserbo quando coinvolgono dei sacerdoti. In questi anni c’è chi ha tentato di gettare un po’ di luce sugli abusi consumati all’interno di alcuni seminari. E’ uscito un libro (“L’omosessualità non è più una virtù”, Edarc), che fra mille cautele sembra riferirsi a gravi fatti avvenuti a fine anni ’90 nel seminario vescovile di Fiesole. Ma è sconsolante la conclusione di un giovane ex seminarista: “Non ho mai visto rendere giustizia a chi è stato calpestato”. (f. s.)

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/04/06/news/don_cantini_inchiesta_rischio_prescrizione-3146884/?ref=rephp

  • Il Papa: don Marco non è più prete Aveva abusato di minori in Nicaragua

    Il Papa: don Marco non è più prete Aveva abusato di minori in Nicaragua

    di LUCIO SALIS

    Padre Marco Dessì è fuori dalla Chiesa. Il missionario di Villamassargia condannato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua è stato cacciato con un decreto emesso da Papa Benedetto XVI, che lo ha “dimesso dallo stato clericale”, e x officio et in poenam, cum dispensatione ab omnibus oneribus e sacris ordinibus manantibus . Aldilà delle solenni espressioni in latino, significa che il sacerdote è stato ridotto allo stato laicale.

    IL DECRETO Come recita il decreto (emesso l’8 gennaio scorso dal Sommo Pontefice), Marco Dessì «automaticamente perde i diritti propri dello stato clericale, la dignità e i compiti ecclesiastici; non è più tenuto agli altri obblighi connessi con lo stato clericale; rimane escluso dall’esercizio del sacro ministero né può avere un compito direttivo in ambito pastorale». Quindi, divieto assoluto di celebrare messa e altri sacramenti, di portare l’abito talare e «insegnare alcuna disciplina teologica» perfino “negli istituti anche non dipendenti dall’Autorità ecclesiastica”. Fulminato e incenerito. Con un provvedimento inappellabile, emesso dalla più alta autorità di Santa Romana Chiesa. Si pensava che il verdetto del Vaticano arrivasse dopo l’esaurimento dei vari gradi di giudizio presso i tribunali italiani, invece la giustizia della Santa Sede ha bruciato i tempi. Ma c’è una spiegazione. Nel confermare la notizia, un’autorevolissima fonte del Vaticano spiega che l’intervento del Papa è collegato a una vicenda che non lasciava più alcun dubbio sulla colpevolezza di Marco Dessì. Certezza legata alle indagini compiute direttamente dagli ispettori dalla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio).

    LA VICENDA Tutto ha avuto inizio nel 2005, quando una rappresentanza di volontari cagliaritani ed emiliani che lavoravano in Nicaragua (delle onlus Solidando e Rock no war) ha sollecitato l’intervento della Santa Sede per porre fine alle violenze sessuali di Dessì nei confronti dei bambini, in prevalenza orfani, ospiti della missione Betania. La risposta è stata immediata e decisa. Con un atteggiamento di rottura rispetto al passato, quando le autorità ecclesiastiche spesso tendevano a schivare i casi di pedofilia, seppellendoli sotto una coltre di prudenza, che molti bollavano come insabbiamento. Stavolta non è accaduto. Di fronte a una denuncia circostanziata, la Chiesa ha voluto vederci chiaro, ha indagato, e di fronte alla scoperta di una terribile realtà, ha invitato i volontari a rivolgersi alla magistratura italiana. Ma ha fatto anche di più: li ha sostenuti, non solo moralmente, durante l’inchiesta giudiziaria. Un mutamento epocale, che coincide, in buona parte, con l’avvento al pontificato di Joseph Ratzinger. Non a caso, mentre l’iter processuale italiano procede secondo ritmi lentissimi, che rischiano di sfociare nella prescrizione, il Papa ha voluto rimarcare, personalmente, un confine netto fra il missionario condannato per pedofilia e Santa Romana Chiesa. Con un decreto di dimissione adottato, in suo nome, dalla Congregazione per la dottrina della fede.

    L’AUTODIFESA Questo non significa che a Marco Dessì non sia stato garantito il diritto alla difesa. La Chiesa non ama le azioni di brusca rottura e ha quindi tentato di venire incontro alla sua pecora nera (sia pure nella misura consentita dai gravissimi fatti emersi nell’inchiesta) con una moral suasion tendente a provocarne le dimissioni spontanee. Tentativo fallito. D’altro canto, il prete di Villamassargia, che pure è assistito da un validissimo collegio di avvocati, non è mai stato un buon difensore di se stesso. Se nei confronti dei magistrati italiani ha tenuto un atteggiamento di chiusura assoluta («non ho mai sentito la sua voce», ha detto il Pubblico ministero di Parma Lucia Russo) non è stato più disponibile con le autorità vaticane. Che hanno aperto nei suoi confronti un processo amministrativo penale canonico , durante il quale sono finalmente riuscite a fargli presentare una memoria difensiva, giudicata peraltro non convincente. Da qui la decisione di promuoverne la dimissione ex officio, e di farlo sapere a tutti gli interessati. Perché sia ben chiaro che la Chiesa non si nasconde e prende nettamente le distanze dal chierico che ha tradito i suoi principi, arrecandole un danno enorme, in terra di missione ma anche in Italia, dove Marco Dessì è conosciutissimo.

    LA PUNIZIONE Non è la prima volta che la punizione di un prete pedofilo viene divulgata. L’anno scorso, l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha inviato al parroco dell’Immacolata concezione di Ginestra Fiorentina una sentenza di condanna, per abusi sessuali su minori, emessa dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti di don Roberto Berti. Il sacerdote dovrà trascorrere 8 anni in meditazione presso una casa di preghiera lontana dalla diocesi fiorentina. Il parroco ha affisso il documento nella bacheca della chiesa, perché tutti i fedeli lo leggessero. Anche il decreto che priva Marco Dessì dell’abito talare è stato notificato al nunzio apostolico in Nicaragua, monsignor Jean Paul Gobel, perché faccia sapere alla popolazione locale che il fondatore della missione Betania è stato espulso dalla Chiesa cattolica.

    LA PUBBLICITÀ Analoga comunicazione è stata inviata ai superiori della confraternita Gesù divino operaio, della quale Marco Dessì fa parte, e alle onlus Solidando (di Cagliari) e Rock no war (di Modena) che, attraverso spettacoli e altre manifestazioni, avevano assicurato al missionario fondi ingenti, creando un autentico movimento in suo favore. Tutta gente che deve essere informata. Compresa la popolazione del Sulcis, dove Marco Dessì aveva raggiunto un altissimo livello di popolarità, tanto da essere considerato una sorta di santo. Per questo, dalla Congregazione per la dottrina della fede è partito un messaggio diretto a monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias. La Chiesa, insomma, si preoccupa di far sapere di non avere niente da nascondere: chi ha infangato il suo nome presentandosi come ministro di Dio è stato severamente punito. Due copie del decreto sono state inviate anche a Marco Dessì, nel carcere di Saluzzo, dove sta scontando la pena, in un reparto riservato ai detenuti per reati a sfondo sessuale. Gliele consegnerà il vescovo locale, Giuseppe Guerrini. L’ex sacerdote di Villamassargia dovrà firmarne una, per accettazione della condanna. Potrebbe anche non farlo, ma un eventuale rifiuto non cambierebbe il suo destino, ormai segnato. L’unica speranza che gli è rimasta è una riduzione della pena. Probabile, dopo che la Corte di Cassazione ha giudicato prescritti alcuni episodi che gli venivano addebitati e ha disposto la celebrazione di un nuovo processo in Appello. Nel prossimo autunno.

    Giovedì 04 febbraio 2010 08.43

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca

  • Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    FIRENZE – «Colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori». Questa la sentenza nei confronti di don Roberto Berti, ex parroco della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ginestra Fiorentina dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008.

    La Congregazione della dottrina della fede ha riconosciuto il prete colpevole di pedofilia durante il suo mandato parrocchiale ed ha ufficializzato l’allontanamento dalla diocesi fiorentina, che era già avvenuto da tempo. Don Berti è ora obbligato a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

    LA SENTENZA – La sentenza è stata notificata dall’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori in una lettera inviata nei giorni scorsi a don James Savarirajan, parroco delle chiese di Ginestra Fiorentina e Carcheri. «Essendosi concluso il procedimento nei suoi riguardi, ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati».

    LETTERA AFFISSA IN BACHECA – Domenica 8 novembre, per volontà dello stesso arcivescovo, la lettera è stata affissa nella bacheca della chiesa di Ginestra Fiorentina. Un forte gesto pubblico, una richiesta di perdono nei confronti di una comunità colpita e ferita da una vicenda che ha lasciato nel dolore molte persone. «Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole». Monsignor Betori poi conclude «chiedendo a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti».

    Alberto Cioni

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml

  • Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    San Mauro: don Roberto “si prende una pausa”

    Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    Che quella appena passata non fosse una domenica come le altre si era capito subito. Don Roberto Berti, infatti, reduce da un anno pastorale particolarmente stancante e dopo aver parlato con il cardinale, si è preso un periodo di riposo. Tornerà quando la situazione si sarà stabilizzata. (L’articolo completo su Metropoli Piana in edicola dal 6 giugno)

    Ginestra Fiorentina
    Parroco accusato di abusi su minori, in corso un’inchiesta
    Il sacerdote è stato denunciato dal padre di una vittima. I fatti risalgono agli anni Novanta
    28/06/2008 – 08:42
    E’ in corso “un’inchiesta canonica” sul parroco rimosso dalla curia di Firenze per abusi su minori. E’ quanto rende noto la diocesi con un comunicato, diffuso in serata, in cui si parla di “comportamenti riprovevoli di un sacerdote fiorentino in ambito sessuale risalenti agli anni Novanta”. Nella nota la diocesi precisa anche che il sacerdote “sotto inchiesta” ha accettato prontamente di “interrompere ogni servizio pastorale”. Si tratterebbe di don Roberto Berti, 52 anni, ex parroco di San Mauro a Signa. Pare che a scatenare la vicenda sia stata la denuncia del padre di una delle vittime. Le probabili violenze sembra siano avvenute nella parrocchia di Ginestra Fiorentina tra l’inizio degli anni Novanta e il 2001 e abbiano coinvolto giovani nati tra il ’77 e l’86. In corso le indagini.

  • Altri commenti sul caso don Roberto Berti sul blog Mammadolce:

    Altri commenti sul caso don Roberto Berti sul blog Mammadolce:

    Commenti » quello di cui è accusato, Roberto Berti,che non merita di essere considerato un parroco,è solo una piccola parte ,di ciò che di grave ha veramente commesso. la curia lo ha coperto e protetto.

    lui nonostante che la curia sapesse come era, ha continuato a mettere nei sacchi a pelo nudi, ragazzi di san mauro.ha messo nel camper, nel suo letto ,ragazzi a dormire.

    ha picchiato bambini e ragazze,ha umiliato ragazzi e ragazze facendogli subire angherie di vario tipo,niente di strano, lo strano è che sono 3 anni che mi raccomando in curia di controllarlo,risultato?protezione silenzio. ha esercitato mobbing ad alcune persone alla casa famiglia da lui gestita ,ha licenziato senza giusta causa, ha subito processo, ha perso, ma ha licenziato ugualmente .ha plagiato un ragazzo e tutta la sua famiglia,ragazzo riconosciuto non in grado di intendere e volere.ha picchiato bambini di san mauro e ha creato una setta intorno a se,plagiando i deboli.Le persone intorno alla chiesa che vantano conoscenze in curia,sapevano benissimo che elemento e cosa facesse questo prete,sfido chi ha il coraggio di dirmi che non fossero a conoscenza di quello che faceva,che era omosessuale gliel’ho detto in faccia a lui alla curia e a tutti i difensori di san mauro.non pensavo fosse pedofilo.ma non è tutto,le cose veramente gravi le ha fatte alla mia famiglia,ma queste non contano.serviranno a gastigare questo essere immondo,quando calerà il buio su questa vicenda.già da oggi non ne parla più nessuno ,a san mauro da parte dei leccaculo della chiesa è gia partita la linea difensiva.la curia tapperà la bocca ai giornali,il falso prete lo manderanno in un altro posto, e continuerà a mettere nudi i ragazzi nel sacco a pelo in montagna, e a rovinare famiglie come ha fatto a san mauro.di tutto questo, devo fare i miei complimenti al cardinale Antonelli e al suo segretario don Alessandro Lombardi,loro sanno benissimo, che se negano quello che sapevano , vanno all’inferno.Avranno il coraggio di negare? Commento di ora basta | Giugno 29, 2008 Mi chiedo se chi condanna la gente così aspramente, sia un cristiano oppure no…a me hanno insegnato il perdono, e posso assicurare che se questo signore ha commesso dei reati così gravi, non lo avrà certo fatto in momenti di lucidità…perchè io l’ho conosciuto e so che può essere la persona più degna del mondo…purtroppo il suo animo deve esser stato turbato da qsa che lo ha spinto a sragionare..non per questo io mi sentirei di etichettarlo come un mostro. Don Roberto è un umano come tutti noi…ricordatelo. Commento di Darkangel | Luglio 3, 2008 Mi dispiace deluderti,caro Darkangel,prova a metterti nei panni di chi ha subito le angherie di questo personaggio.Sai queste persone come sono felici ,dopo aver subito di tutto e di più,sentire parlare di cristianità e perdono.Questa persona era malata sin da ragazzo, e molto probabilmente si è fatto prete per sfuggire alle prese in giro dei suoi compagni di scuola.A lastra a signa i sui compagni di scuola ,lo chiamavano checchettina.Non ha avuto il coraggio di dichiararsi e si è nascosto dietro l’abito talare.lo sbaglio fatto dalla curia fiorentina è quello di voler a tutti costi nascondere e abbuiare le male fatte di questo personaggio,come di recente fatto con altri fatti successi nelle nostre zone.Non so se l’essere amico intimo di Maniago,abbia contribuito a dare la sicurezza di poter fare quello che gli è parso in questi anni.Ma una volta saltato Maniago è saltato anche lui,forse non c’è relazione di fatti,ma dubbi si.Visto che è un uomo,insomma..(per modo di dire)visto che è uno, e uno può anche sbagliare,anche se vestito da finto prete,se la curia lo avesse punito,non ora,ma quando ha saputo il macello che lui ha fatto,ne avrebbe guadagnato in credibilità,forse non lo sai,ma a firenze hanno fatto fuori tutti,arriverà un vescovo che farà ancor più pulito,e forse con il tempo,perchè ora ci vorrà tempo per riportare credibilità alla curia fiorentina,si potrà riparlare di preti davvero bravi che effettivamente ci sono,anche se pochi e si contano sulle dita di una mano,ma che esistono veramente.Se la curia avesse capito che non tutti i preti sono don roberto,forse qualche cristiano in più ci sarebbe stato.Per finire visto che non sai niente di niente,non dare giudizi,chi ha subito e sofferto ,patisce a sentire persone che non sanno niente difendere, non uno che ha sbagliato,ma la chiesa.state tranquilli,nessuno vuole accusare la vostra chiesa,ma per favore smettetela di proteggere questi elementi sbagliati. Commento di ora basta | Luglio 9, 2008 Trovo che il commento di Darkangel sia del tutto fuori luogo. Tutta la mia solidarietà alle vittime di questo ennesimo caso. Inoltre Darkangel non ti permettere più di insultare il genere umano definendo una persona autrice di simili atrocità “un umano come noi”. I mostri sono anche le persone come te, che con tanta freddezza ed indifferenza invocano perdono e parlano di cristianesimo… ma forse anche tu non l’hai fatto in un momento di lucidità, mi auguro. Commento di veronika70 | Luglio 15, 2008 Se a qualcuno può interessare,il finto prete di San Mauro, ha finalmente avuto il coraggio di spretarsi,(molto probabilmente obbligato,visto che, si sta avvicinando una grossa bufera).Ora non gli rimane altro che dichiarare la sua omosessualità,che se non fosse sfociata nella pedofilia,sarebbe stata per lui, e per tutta la popolazione, una liberazione. Devo fare i miei complimenti ai leccaculo che non demordono,che continuano a difendere questo essere immondo,lo difendono contrariamente alla posizione presa dalla curia,che finalmente a deciso di fermare questo non definibile elemento,e se la curia è arrivata a questo,potete star sicuri, che quello che siete venuti a sapere, è solo la punta di un iceberg.Un dubbio mi viene,non è che le difese sono portate avanti per paura che si venga a sapere di insospettabili che hanno dormito spesso nel letto di costui? In un articolo uscito su Metropoli,qualcuno ha dichiarato che il finto prete,non era ben visto,perchè ha fatto pulito alla casa famiglia ,della vecchia dirigenza.Tanto per chiarire,quello di cui è accusato,non ha niente a che vedere con la casa famiglia.Ha accusato diverse persone di aver rubato,per lui tutti quelli intorno alla parrocchia rubavano,da chi gestiva il bar a chi gestiva la casa famiglia a chi gestiva la misericordia,il risultato è stato che, di tutte le accuse che faceva,non ne è risultata vera nemmeno una.Quello che però tutti hanno notato è stato che,appena preso possesso dei beni di San Mauro,ha cambiato l’auto,si è comprato il camper nuovo per andare a giro con gli amici di merenda,con il contributo a fondo perduto del comune per la sistemazione della chiesa, si è ristrutturato il suo appartamento,con vasca idromassaggio,da lui tanto decantata e decantava anche il megagalattico acquario,magari con babini nudi a nuotare al posto dei pesci.Praticamente voglio dire che il vecchio Priore ,la generosità della popolazione di San Mauro,la elargiva ai poveri e bisognosi,la investiva donando introiti alla misericordia e alla casa famiglia,il finto prete,visto che erano tutti ladri,si elargiva le donazioni per fare la bella vita,altrimenti ci dovrebbe spiegare come ha potuto per se spendere tutti questi soldi in breve tempo,visto che lo stipendio che passa la chiesa è un po misero. Non pensate che con le dimissioni tutto sparisca,i fuochi sono partiti, preparatevi a sentire i botti finali. Per ultimo,per il Paese si sente voci di persone che dicono che alla messa la domenica, predicava bene. A loro rispondo con una lettera,non certo scritta da me,ma da uno che forse se ne intendeva: I MERCANTI DEL TEMPIO: I VERI DEMONI Messa 1 giugno 2008 – IX Domenica del Tempo Ordinario “Non tutti quelli che dicono: “Signo

    re , Signore!” entreranno nel regno di Dio. Vi entreranno soltanto quelli che fanno la volontà del Padre mio che è in cielo. Quando verrà il giorno del giudizio, molti mi diranno: “Signore, Signore! Tu sai che noi abbiamo parlato a tuo nome, e invocando il tuo nome abbiamo scacciato demòni e abbiamo fatto molti miracoli”. “Ma allora io dirò: Non vi ho mai conosciuti. Andate via da me, gente malvagia!” Matteo 7:21-23 Commento di ora basta | Settembre 5, 2008 Benvenuto. Vero è che la chiesa passa stipendi miseri e che quindi non dovrebbero essere nella disponibilità dei preti certe ricchezze ma ho letto un libro molto interessante che parla proprio di questo e ne riparlerò volentieri. Ma le cose che dici sono molto dettagliate e non penso che siano state solo sotto i tuoi occhi. Mi piacerebbe che altri confermassero quanto dici e credo che anche gli inquirenti le stanno valutando. Comunque se hai notizie inseriscile pure. Grazie per il contributo. Commento di mammadolce | Settembre 6, 2008 le rispondo molto volentieri. Quel tipo che si metteva la tonaca ed il crocifisso quando lo chiamavano i carabinieri per delle delucidazioni,tutto e dico tutto quello che ha fatto, lo ha progettato con maniacale impegno. Io sono a conoscenza di tutti i suoi progetti e che con il tempo ho visto che li ha portati a termine. Molto forte con i deboli,ma debolissimo contro i forti. Elementi Falsi come questo,io non li ho mai conosciuti. Il problema che le persone che erano intorno a lui,a partire dai dipendenti, a chi gestiva i vari settori,il consiglio della struttura,erano terrorizzate da lui,si spaccano in due per far si di essere ben viste da lui. In riferimento all’articolo uscito ieri su IL FIRENZE, che parla della infermiera licenziata senza giusta causa,lei era una pedina,nel suo macchinoso progetto,da eliminare,tutti sanno che si è avvalso di false testimonianze,gestite da lui,cosa che nessuno dirà. Quello che è venuto fuori è stato che,precedentemente aveva in progetto di cambiare lo statuto interno della struttura,ha eliminato probabili votanti che non poteva gestire,ha formato lui il consiglio fedele,ed ha operato nella struttura agendo a nome del consiglio,ma spesso senza metterlo al corrente di quello che faceva,se non a cose già avvenute. Licenziare una persona ,nonostante la causa persa, perchè ha fatto si precedentemente che queste persone non fossero tutelate dall’articolo 18,in quanto socie lavoratrici,gli è servito a fare impaurire le altre lavoratrici,che stavano portando avanti una causa di mobbing contro di lui,chi è nelle sue grazie può fare le veci di un dottore,chi non sottostà a lui ,possono nascere dei problemi. è nata la gara a chi gli leccava il culo meglio. Lui ha brindato nella struttura per la vincita della causa di licenziamento,le dipendenti che nel frattempo avevano preso un mutuo per la casa,hanno bloccato la causa contro di lui,visto il risultato che ha avuto. Riconosciuto licenziamento senza giusta causa,obbligati a riassumerla, ma licenziata ugualmente. Ora io domando ai consiglieri della struttura,ma loro quando succedeva questo dove erano? erano informati dei fatti reali?sono al corrente che la vittoria personale di quell’elemento è costata circa 120mila euro alla struttura? sicuramente risponderanno di si,ma vi posso garantire che forse non sanno nemmeno che devono sborsare circa 120mila euro,bella gestione complimenti,è stato come il marito che per far dispetto alla moglie, si e evirato. Date retta a me,lui stava rischiando grosso li dentro, come stava rischiando un sindacalista da lui corrotto ed un medico del lavoro. I 120mila euro non certo sborsati da lui,visto che si è tolto una soddisfazione personale,gli sono serviti a far si che non uscisse fuori altro. Ma queste sono solo delle piccolezze, solo per far si ,che venga un pò conosciuto che elemento è. Ho letto anche che alla ginestra, chi ha il coraggio di dire la verità è guardato male, se capissero la sofferenza di chi ha subito questo elemento,non agirebbero così. Non abbiate paura a parlare, lo so che è una vergogna dichiarare che il proprio figlio è andato a letto con lui, se non avete il coraggio di parlare, domandatelo ai vostri figli se nelle gite organizzate c’era l’usanza di dormire nel letto del camper con lui e magari chi era il prescelto, è normale che sceglie i figli delle famiglie devote, le famiglie che la domenica sono intorno a lui, voi credete ciecamente a quello che fate, era lui il porco che si è sempre approfittato della vostra bella buona fede. Non merita di essere solo punito dalla chiesa, lui deve essere giudicato penalmente, perché tutto quello che ha fatto lo ha fatto coperto da un incarico,che come hanno fatto a farlo prete questo ,solo il dio lo sa. L’unica cosa di positivo è che nonostante la curia abbia fatto di tutto per nascondere ,visto quello che già aveva fatto alla Ginestra,non è riuscita nell’intento. Un augurio al nuovo cardinale di Firenze, che possa far si che tutti i preti seguano delle direttive ben precise dettate dall’alto,e non come è stato permesso in questi anni di fare quello che gli pareva a tutti.Spero che riesca a dare credibilità, che per ora a Firenze e dintorni è molto bassa. Commento di ora basta | Settembre 9, 2008 La dipendente licenziata ha una causa penale in corso per un presunto reato commesso all’interno della struttura. Dei soldi spesi per il licenziamento ne sono tutti a conoscenza, visto che i conti della Cooperativa vengono controllati annualmente da un Revisore del Ministero del Lavoro, da un Revisore ufficiale dei Conti eletto dai soci e da un comitato tecnico. Nessuno ha avuto a che ridire visto il comportamento della persona!!!! Il bridisi, se c’è mai stato, è stato per la liberazione dei dipendenti da un simile demone. Il livore con cui ora basta sputa fuori il suo veleno condendolo di falsità mi fa pensare che sia uno o una di quelli a cui Don Roberto aveva tolto la bistecca di bocca e ora gliela fanno pagare cara, come gli avevano pubblicamente giurato… Pensate che “il suo appartamento” con la vasca idromassaggio è la canonica, dove lui (se mai vi avesse traslocato) vi sarebbe stato solo qualche anno…. poi ci sarebbe stato qualche altro parroco. Pensate che per otto anni ha alloggiato in due stanze attigue alla Misericordia. E l’auto ed il camper sono stati pagati dai suoi parenti. Controllate i conti della Parrocchia, tornano!!!! Prima di giudicare aspettate le sentenze, state mettendo le persone alla pubblica gogna, senza un contraddittorio, senza garanzie…. e questa gogna mediatica è pubblicata in tutto il mondo! Spero che non vi capiti di avere sulla coscienza nessun innocente. Commento di innominato | Settembre 13, 2008 Inizierei sottolinenando la frase “presunto reato commesso”,che lascia molto spazio alla fantasia di quello che poi davvero è successo quel “famigerato giorno”visto che i processi per fortuna non si decidono in base alle presunzioni personali. Tutti sono capaci a fare affermazioni,molti sono anche piuttosto sicuri di quello che dicono,ma pochi,forsi pochissimi parlano con cognizione di causa. Quei pochi che parlano con cognizione di causa lo fanno nel bene e nel male perchè sono stati toccati da vicino da avvenimenti e fatti che hanno cambiato le loro vite. Ahimè davanti ad una “persona”quale Roberto Berti”è difficile che esse siano state toccate in bene. Tu “innominato”parli di una liberazione da “un simile demone”io direi piuttosto,il giorno del brindisi che ha segnato un vuoto che in molti hanno notato,forse tu no,ma non parlerei di demone licenziato,quanto più di demone che ha brindato. Un brindisi dovuto ad una sceneggiatura calcolata con cura ,un cast scelto con effimera convinzione di ottenere una liberazione da una scomoda figura sul palcoscenico,un palcoscenico che ormai Roberto Berti voleva tutto per se. Un brindisi dovuto alla felicità per la convinzione e la fermezza con cui è riuscito a muovere tutte le sue pedine,in particolare quella che poi ancora oggi stà recitando da oscar nelle aule dei tribunali penali,un brindisi che lo ha portato
    all a pazzia,una pazzia che deriva da molto prima. Parlano della sua Jacuzzi,parlano del suo camper,parlano di tante cose vere effettivamente,anche se io metterei l’accento su quella che era la sua vita,e su quella che invece “quale uomo di chiesa”avrebbe dovuto essere. Parlo di quel brindisi per liberarsi da un demone che ha sempre lavorato onestamente,infatti non ricordiamo solo il processo in corso,ma ricordiamo anche ciò che ormai è passato in giudicato,ovvero una sentenza di licenziamento illegittimo,non una liberazione,un licenziamento non conforme alle normative vigenti. Commento di Valencia | Settembre 13, 2008 Complimenti innominato, vedo che finalmente qualcuno che crede di sapere quello che lui, il vero indemoniato, gli abbia fatto credere, si fa avanti. Non perdo tempo a parlare con te. Ti dico soltanto di non dire chi sei, non ti merita. molto ma molto presto saresti sputtanato per tutto San Mauro. Siamo vicini alla svolta, poi, se quello che dici lo dici per dimostrare la tua fedeltà, per far vedere che non abbandoni la tua guida satanica, fallo pure, ma segui il mio consiglio che ti merita, non rivelare chi sei, faresti una figura di merda. Ti dimostro sicurezza perché solo chi sa, se lo può permettere, te non ti puoi permettere niente, perché te sei un suo oggetto messo lì ad eseguire solo e dico solo, quello che lui, il tuo santone, ti diceva di fare, hai mai provato a ragionare con il tuo di cervello?credo che anche tu sia uno di quelli che ha plagiato bene, studiano bene per far si che gli resti semplice plagiare i deboli come te, io credo di aver capito benissimo chi sei, e se non ho sbagliato, anche tu sei una creatura di don Roberto.Dimmi sei uno di quelli messi nel consiglio fatto ad personam da il tuo magico portatore di luce? Ti accorgerai presto che era meglio da parte vostra far calare il silenzio su questi fatti,invece di fare i paladini.Preparati la bomba e più imminente di quello che ti puoi aspettare. Ciao ci sentiamo molto ma molto presto. Commento di ora basta | Settembre 13, 2008 Caro innominato mi sono dimenticato di dirti che carta canta. Il che vuol dire che non è niente di presunto ma solo e semplice verità.11 aprile 2007 Atto esposto Tribunale ordinario del lavoro numero di sentenza 508 n.r.g.1830/06 n.cron.4549.condanna il rappresentante pro tempore Don Roberto Berti, te sai benissimo la verità, pensi di far credere alla gente che sia falsità, sono atti pubblici esposti che chiunque può leggerli, vergognati ad insinuare, sei pietoso, come fai ad avere il coraggio di affermare il falso. Invito tutti i lettori di questi commenti a verificare chi dice verità o falsità. Potete richiedere di leggere La sentenza, visto che è pubblica, con il riferimento dei numeri che io vi ho comunicato, poi chiederemo all’innominato il perché delle sue falsità. Avete brindato alla vittoria, cara la vittoria 120.000 euro più, visto che di vittoria si tratta 3000 euro tra diritti e onorari più le spese, iva, e cpa.e da quello da te dichiarato, affermando di essere tutti informati ,mi lascia allibito. Io spero che la popolazione di San Mauro, quando vi vede passare, vi chieda il perché, avete permesso di sperperare i soldi in questa maniera, solo per un capriccio personale del vostro portatore di luce?Circola voci che per pagare la quattordicesima ai dipendenti, sia stato chiesto un mutuo, non mi dirai mica che è vero? Perché se ipoteticamente fosse vero, dovresti essere commissariati e denunciati, sicuramente non è vero. Sono dati difficili per venirne facilmente in possesso, quelli facili sono gli atti pubblici esposti. Se non sei soddisfatto prova a stuzzicarmi, e poi ti accorgi che non spargo veleno ma solo e semplice verità. Comunque se prima avevo un piccolo dubbio, ora sono sicuro è stato facile riconoscerti. Commento di ora basta | Settembre 13, 2008 Anche per me è stato facile riconoscerti Commento di innominato | Settembre 15, 2008 Bravo,visto che sai chi sono,sai che a me le barzellette non le raccontate.Ciao a presto. Commento di ora basta | Settembre 15, 2008 Caro ora basta…. Hai scelto il nome giusto ORA BASTA di insinuare, provocare, odiare, sparlare, perche la verità e che hai sparlato troppo e che non hai niente di meglio da fare che stare a scrivere fesserie. Non so dove sta la verita, ma qualcuno mi ha insegnato al rispetto di certi momenti che sono difficili per tutti noi, e prima di giudicare e emettere sentenze aspettate di sapere e non basatevi solo su alcune illazioni. San Mauro vive di falsita, chiacchere chiacchere e chiacchere. Mi dispiace solo che sia finito tutto cosi, lui forse poteva cambiare le realtà parrocchiali dove tutte le persone vivevano le opere di carità come manie di protagonismo mettendo in primo luogo il proprio IO. Commento di Flowers | Settembre 16, 2008 Se tu Flowers, fossi stato a conoscenza del progetto di vostro signore crocefisso, perché dopo quello che è stato scritto su metropoli, è così che bisogna chiamarlo, ti saresti accorto di come e perché lui, (Gesù)voleva cambiare le realtà parrocchiali, coadiuvato da un altro santo, che ad una riunione di paese qualche anno fa, vi ha salutato con il gesto dell’ombrello. Ma ora basta,( come dici tu ed hai ragione), dice basta. Con quello che io dico, si è spostato l’attenzione da quello che penalmente è importante,cioè, mettersi qualcuno a dormire insieme. Chi ha dormito con lui, chi ci ha dormito e poi si allontanato dal giro, il ragazzo che dopo una notte con lui, la mattina imbarazzato, ha raccontato di essersi “bagnato”senza capire il motivo, quello che alla sua compagna gli chiedeva di supplicare il Berti,perché non voleva dormire con lui, perché non aveva il coraggio di comunicarlo, queste sono le persone che devono parlare e queste persone non sono della Ginestra, ma è il continuo comportamento effettuato da vostro signore Gesù cristo, Roberto Berti,dalla Ginestra a San Mauro .Ora basta non vi dice più niente, perché quando sento dire che come don Roberto, c’è stato solo uno prima di lui, ed è Gesù, mi vengono i brividi, non c’è peggio cieco di chi non vuol vedere e peggio sordo di chi non vuol sentire. Spero che qualcuno abbia il coraggio di parlare, tre di questi suoi compagni di letto, sono stati plagiati, confiderei in quello,che per primo è stato avvicinato e che ha avuto la forza di allontanarlo e non farlo più avvicinare, che possa parlare, ma la sua famiglia visto che è casa e chiesa glielo impedirebbe di sicuro, il che vuol dire che questo Gesù rischia di farla franca, come tanti altri come “Gesù” come lui. Ora aspetto che qualcuno parli in prima persona. Commento di ora basta | Settembre 16, 2008 Rischia di farla franca,come tanti altri “Gesù” come lui. Commento di ora basta | Settembre 16, 2008 @ora basta – Forse ti stai aspettando troppo, non credi? se ci sono delle persone che non stanno parlando chiudendosi in silenzio, ormai da tempo, non penso che lo faranno ora. La coscienza o ce l’hai o non te la compri. Il silenzio può essere di mille modi e non tutto può essere condannato ma se una testimonianza può essere cruciale per scoprire la verità forse bisognerebbe dirla anche a scapito del singolo ma a salvaguardia di molti. Hai risposto tu al commento di Darkangel e non credo che sia l’unico/unica che pensa e scriva certe farneticazioni: l’essere cristiano non c’entra niente col perdono e men che meno gli accadimenti che a volte ci avvelenano la vita perchè questo non giustifica comportamenti del genere o saremmo tutti dei matti violentatori, assassini e pedofili. Commento di mammadolce | Settembre 17, 2008 Grazie mammadolce di quello che mi dici,il tuo è un pensiero bello, ma leggo in questo tanta tua delusione,come quella che ho io. Io in questo momento parlo con te fingendo di essere in privato. Ho cercato di far venir fuori la parola, in prima persona,di chi ha subito le angherie di questo elemento. Rispondo a te solo per dirti di non preoccuparti,se con il passare del dempo ci fosse bisogno,io sono l’ultima carta,non voglio essere quella determinante perchè per quello che lui ha fatto a tante persone
    non ce ne era bisogno,ma in casi estremi,estremi rimedi. Commento di ora basta | Settembre 19, 2008 @ora basta – grazie invece a te che provi in ogni modo a smuovere le coscienze. Ricorda che in tanti lo facciamo, qui e altrove, e nessuno di noi è solo: noi possiamo contare su una solidarietà ed un altruismo che altri neanche sfiorano. Ritrovarsi da soli a fare i conti con i propri errori ed accorgersi che questi hanno provocato dolore ad altri è una condizione terribile: io sono dalla parte opposta e tenderò sempre la mia mano a chi ha bisogno di aiuto vero. Ricorda sempre di alimentare la tua forza, il tuo coraggio e non preoccuparti delle sciocche e vuote considerazioni di alcuni. Se vuoi aprire un discorso privato puoi scrivere alla mail che vedi sopra. Ti risponderò volentieri. Un caro saluto. Commento di mammadolce | Settembre 19, 2008 Vorrei fare un’appello a pincopallino. Visto che trovi facilmente i nomi di questi esseri,non è che per caso sai dove hanno nascosto “gesù” di san mauro? Spero che sia in una stanzetta senza finestre chiuso e controllato,e non come è uso solitamente trattarli,cioè in strutture da far invidia ad un 5 stelle. Comunque gli adepti di san mauro sanno dove è e qualcuno si è incontrato.Siccome si è sparsa la voce che qualcuno lo cerca,sarebbe bene far sapere dove è,in maniera che non dorma tanto tranquillo,come non ha fatto dormire tranquilli ,lui il “gesù” ,diverse persone. un grazie anticipato. Commento di ora basta | Settembre 21, 2008

  • Bambini in lacrime e separazioni nuove ombre anche a San Mauro

    Bambini in lacrime e separazioni nuove ombre anche a San Mauro

    Nudi nei sacchi a pelo «per scaldarsi in montagna». Ma un adolescente scappò

    Stefano Brogioni – stefano.brogioni@epolis.sm – Un matrimonio tra una giovane coppia finito dopo pochi mesi, bambini in lacrime durante le gite in montagna, l’abitudine di dormire nudo nel sacco a pelo assieme ai ragazzini.

    Ancora ombre sulla condotta di don Roberto Berti, il parroco finito sott’inchiesta ecclesiastica per presunti abusi su minori. Il procedimento aperto nei suoi confronti ha in parte rotto quel muro di omertà e tabù che sembra aver accompagnato le abitudini del sacerdote per quasi vent’anni. E le voci, i dubbi, le accuse serpeggiano anche a San Mauro a Signa, il paese della Piana abbandonato poche settimane fa, ufficialmente per motivi di salute. Un paese spaccato, diviso tra chi difende a spada tratta il parroco 52enne e chi invece, forte delle testimonianze di presunte vittime di abusi, può affermare: «Io l’avevo detto».

    Si raccontano fatti grotteschi, nella piccola frazione signese. Che però combaciano alla perfezione con l’immagine lasciata alla Ginestra, dove è rimasto fino al 2001. Emerge il suo carattere autoritario, ad esempio, che lo avrebbe portato anche allo scontro con alcuni fedeli. C’è stato un periodo in cui alla Messa presenziavano anche i carabinieri.

    Alla base dei veleni, l’amicizia del sacerdote nei confronti del marito di una giovane coppia. Quella stessa coppia, dopo pochi mesi di matrimonio, si è separata.

    A San Mauro a Signa don Roberto “importò” l’abitudine delle gite in montagna con giovani, ma pare anche quella di dormire nudo nei sacchi a pelo, assieme ai ragazzini. Atteggiamento motivato dal fatto che «nel freddo dell’altura i corpi nudi si scaldano di più», ma probabilmente non gradito a un adolescente che, al risveglio la mattina successiva, in lacrime, volle a tutti i costi abbandonare la vacanza.

    La Curia è stata informata di tutto ciò che è successo a San Mauro, ma non ha mai fatto nulla», accusa un fedele che vuole restare anonimo.

    Episodi simili si sarebbero ripetuti per anni anche quando Berti era alla Ginestra. Soprattutto nelle gite più intime, quando cioè partivano con lui, sul furgone, quattro-cinque ragazzini. Lui dormiva sempre assieme a uno di loro nella sua canadese, mentre gli altri venivano sistemati nella tenda più grande.

    Racconti che le vittime saranno chiamati a rendere durante il processo canonico che si celebrerà non si sa quando. Ma forse si muoverà anche la magistratura.

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