Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roberto Maroni

  • Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

    Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

    Inzoli non è un prete qualsiasi. E’ stato per trent’anni uomo di punta di Comunione e liberazione in Lombardia. Tra i fondatori di un’iniziativa importante come il Banco alimentare, rettore al Liceo linguistico Shakespeare di Cremona e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Condannato a quattro anni e nove mesi per cinque episodi di pedofilia accertati (ma sono stati molti di più). I più piccoli tra le vittime avevano tra i 12 e i 13 anni, i più grandi tra i 14 e i 16.

    Si comincia col non capire perché il tribunale abbia abbassato la pena richiesta dal procuratore (sei anni) malgrado il procuratore Roberto Di Martino avesse sottolineato: “Ci sono alcuni particolari terribili ! “.

    Ma è sul versante ecclesiale che si scoprono i dettagli più inquietanti. I fatti giudicati in tribunale risalgono ad un periodo tra il 2004 e il 2008. Quando scoppiò lo scandalo e le autorità vaticane appurarono l’indiscussa verità delle accuse, papa Ratzinger dispose la sospensione a divinis di Inzoli.

    Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno ripetutamente proclamato tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Tra il 2004 e il 2013 ben 884 preti responsabili di abusi sono stati svestiti dell’abito talare come risulta da un rapporto vaticano al comitato Onu contro la tortura, presentato nel 2014. Quali sotterranee pressioni (Cl non è certo la piccola confraternita di una sperduta parrocchia di provincia) hanno fatto sì che sotto il pontificato di Bergoglio la pena radicale sancita da Benedetto XVI sia stata addolcita e trasformata per Inzoli in pena perpetua ad una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”, ridandogli però lo status sacerdotale ? In partica la “mano dura” venne applicata a Don Inzoli con fermezza vietandogli esclusivamente di dire messa in pubblico…..una cosa a dir poco atroce !!

    Ma scavando ancora si scopre che da parte vaticana il nostro eroe non venne mai denunciato alle autorità civili le quali intervennero solo a seguito due esposti presentati dalle famiglie di alcune vittime.

    Il procuratore inviò subito una richiesta di rogatoria internazionale alla Santa Sede per ottenere gli atti del processo canonico o in subordine di conoscere il nome delle persone coinvolte per poterle interrogare.

    Tempo e fatica sprecati, dopo ben quattro mesi la richiesta viene seccamente respinta senza altra motivazione che: “Gli atti istruttori e processuali sono sub segreto pontificio !” Amen.

    Fortunatamente la Procura, per altre vie, riesce a sentire una trentina di testimoni e a individuare un centinaio di episodi di violenza sessuale commessi dal prete di CL, reati per la maggior parte ormai prescritti, al di fuori dei più recenti cinque che consentono il rinvio a giudizio.

    Per decenza non vengono qui riportati i particolari emersi !

    Mentre la procura attende, inutilmente, la risposta alla rogatoria, Don Inzoli viene immortalato mentre partecipa ad un convegno anti-gay denominato: “Difendere la famiglia per difendere la comunità” patrocinato dalla Regione Lombardia, e le foto lo ritraggono in seconda fila dietro a Roberto Maroni e al “celeste” Formigoni (di cui pare fosse uno dei confessori).

    Questo la dice più lunga del necessario su quale sia la “fermezza” con la quale il Vaticano intende procedere contro la pedofilia eccelsiastica.

  • Don Inzoli abusava dei ragazzini anche durante le confessioni, giutificando la pedofilia con la Bibbia

    Don Inzoli abusava dei ragazzini anche durante le confessioni, giutificando la pedofilia con la Bibbia

    L’ostruzionismo del Vaticano è stata la principale ancora di salvezza per don Inzoli, un sacerdote che toccava i ragazzini anche durante le confessioni e tentava di convincerli della “bontà” delle sue molestie sessuali citando la Bibbia e sostenendo che la storia di Abramo e Isacco era la prova di come quello fosse il volere di Dio.
    Ai tempi tra i massimi dirigenti di Comunione e Liberazione, tornò alla ribalta delle cronache quando venne avvisato tra le autorità ad comizio anti-gay organizzato da Regione Lombardia per volere di Roberto Maroni e l’immancabile assessore Cappellini.
    Una denuncia di Sel fece riaprire le indagini e lo scorso giugno giunse la condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione. Sul sacerdote pendevano infatti ben due condanne vaticane, ma il rifiuto della Santa Sede di trasmettere i documenti all’autorità giudiziaria lo salvò dalla legge italiana e fece cadere in prescirizione numerosi crimini. La condanna riguarda infatti solo le molestie sessuali compiute dal 2004 al 2008 su cinque ragazzini dai 12 anni ai 16 anni.
    Ora arriva la motivazione della sentenza, nella quale si spiega come don Inzoli abusava dei minori della Gioventù studentesca durante i soggiorni della comunità, in ospedale e persino durante le confessioni. I giudici osservano come tutto ciò accadesse «approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso così confondendo ulteriormente i giovani».
    Il gup Letizia Platè ha anche osservato come le sue vittime si ritrovassero in una situazione di «forte sottomissione psicologica» e le indagini hanno appurato come le vittime siano state molto più di quante considerate ai fini del processo. Si parla di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni», abusati «sin dalla metà degli anni Novanta» e ormai prescritti.
    Un ragazzo abusato nel nel 1996 da don Inzoli ha raccontato di essere stato toccato «nel corso della confessione» e dinnanzi alle sue rimostranze il sacerdote ha giustificato quegli atti sessuali «facendo riferimento ad una sorta di “battesimo dei testicoli” che gli aveva presentato come un rituale ebraico citato nell’Antico Testamento come segno dell’affetto del padre nei confronti del figlio».
    Gravissimo è come quegli abusi fossero conosciuti dalla comunità e come nessuno avesse fatto nulla per cercare di fermarlo. Un ragazzo ricorda che «quando, nell’estate del 2004, uno dei suoi amici aveva saputo di essere stato designato per dormire nella stanza d’albergo insieme a don Inzoli, aveva espresso il suo disappunto: “Che palle andare a dormire da don Mauro, ti tiene sveglio tutta la notte e continua a toccarti”».

    http://gayburg.blogspot.it/2016/11/don-inzoli-abusava-dei-ragazzini-anche.html

  • Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessuali contestati al prete ridotto allo stato laicale. Polemica sulla rogatoria negata alla procura.

    Quattro anni e nove mesi per ‘don Mercedes’. E il divieto di recarsi in luoghi frequentati da minori. E’ la condanna, arrivata nel primo pomeriggio, inflitta a don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di Comunione e Liberazione, accusato di abusi su minorenni con l’aggravante dell’abuso di autorità. La decisione del giudice Letizia Platè è avvenuta in sede di udienza preliminare essendo stato, don Inzoli, processato con rito abbreviato.

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessualicontestati al prete, sempre assente alle udienze durante il processo. Il sacerdote, difeso dai legali Nerio Diodà e Corrado Limentani (foro di Milano), aveva già risarcito cinque minori con la somma di 25 mila euro a testa. Gli abusi, secondo l’accusa, sono stati commessi tra il 2004 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tra le persone offese figura un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 12 anni. Le altre vittime avevano tra i 13 e i 16 anni. L’aggravante dell’abuso di autorità si deve ai ruoli ricoperti da don Inzoli: a Crema, rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa sede, sotto Benedetto XVI,punendolo con lariduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, ammorbidì la sanzione e invitò il prete a condurre una vita di “preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Ma ‘don Mercedes’ si era recato, nel gennaio del 2015, al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione a Milano. In prima fila, in sala, Roberto Maroni; poco dietro don Inzoli, immortalato dai fotografi.

    Duro il commento del procuratore di Martino nei confronti la Santa Sede per il diniego alla richiesta di rogatoria avanzata a suo tempo dalla procura. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

    “La giustizia italiana ha fatto il suo corso”, ha commentato inveceFranco Bordo, parlamentare di Sinistra Italiana, che due anni fa sollevò la questione con un esposto dal quale prese il via la vicenda giudiziaria. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati. Dopo questa sentenza rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile

  • “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?” Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

    “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?” Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

    -Gea Ceccarelli– “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?”
    “Non ho la vocazione, e poi bisogna studiare per essere preti. Sì, sono gay”
    “Non è un problema lo studio, devi solo dormire con il tuo vescovo”.

    Inizia con questa proposta, S.M., sedicente vescovo 37enne di una Chiesa “non riconosciuta dallo Stato”, “cattolica-apostolica non romana”. Una chiesa, scrive lui stesso, “autocefala” che “perde preti” e che, proprio per questo, necessita di trovare nuovi sacerdoti. Magari proprio sui social network come Facebook, dove il suo profilo si caratterizza per il gran numero di “like” a pagine religiose, ma non solo: tra un mi piace a Radio Maria, uno a Gesù, un altro a qualche chiesa, ecco che spuntano appartenenze a gruppi inequivocabili: “Pornografia gay”,  “Gay giovani”, “Naturismo gay bisex” e altri, sino un inquietante: “Gay 12-18 anni”.

    Articolotre.com ha avuto modo di prender visione di chat tra il “vescovo” in questione e un ragazzo  a cui è stato proposto di partecipare al progetto religioso, attraverso la proposta, appunto, di ordinarlo sacerdote, a fronte dei continui abbandoni dei seguaci.

    Alle reticenze del ragazzo, che si dichiara troppo “libero” per scegliere la vita religiosa, S.M. offre le proprie rassicurazioni: “E’ una benedizione, l’amore”, chiarisce, spiegando che il vescovo, quale si definisce, può far sesso con lui e con tutti gli altri preti. E che, se il ragazzo vuole, può intrecciare relazioni anche con i confratelli.

    I toni della conversazione sono espliciti e non lasciano ampio spazio a dubbi, seppur costellati, di tanto in tanto, da un “ti amo” e qualche cuore. Il vescovo, convinto di aver ottenuto la fiducia del ragazzo, si spinge oltre: gli chiede ospitalità in casa per “un po’ di giorni”, dal 16 al 30 marzo. I biglietti, a sorpresa, sarebbero a carico del giovane. Il quale dovrebbe anche, se vuole diventare veramente prete, dormire con lui.

    “Dormo con te, sc…. Io sono molto focoso”, è un passaggio della conversazione, che precede la richiesta di farsi urinare addosso dal giovane, “perché sarà bello”. “Sarà bello fare tante cose”, rincara “dimmi che lo farai”, “dimmi che ti fidi di me”, “ti voglio bene, promettimi che non mi lascerai come prete”.

    Il ragazzo accetta e assicura di fare i biglietti per pagargli il viaggio, durante il quale, assicura il vescovo, lo ordinerà a prete. Con l’occasione, infila anche il proprio numero di Postpay: “Vuoi che faccia come con Padre A.?” “Cioè?” “Mi ha mandato i soldi e io ho comprato tutto e portato tutto (i paramenti, ndr). Ti do il postpay, vado a comprarti tutto”. La cifra richiesta? 1300-1600 euro: “Ce la fai a mandarli per oggi?”

    L’insistenza per il pagamento caratterizza quasi tutti i successivi messaggi, assieme quella di ricevere una ricarica telefonica. “Mi ami? Alle cinque vai in posta”; “La fai anche a me? (la ricarica, ndr)”

    Per quanto riguarda gli addii in seno alla “chiesa” da parte dei vari preti, il vescovo sostiene che sono dei traditori, che lo vogliono abbandonare perché “troppo scrupolosi” e, alla domanda “Ma con i preti che se ne vogliono andare, sei andato a letto?”, rivela: “Già fatto”. Almeno con uno, di cui cita il nome, Padre C.

    “Cosa ti ha fatto?”
    “Tutto”
    “Cioè?”

    “Poco. Mi ha fatto un pom…”

    Padre C. è di Vigevano. E’ presidente di una onlus di volontariato. Vicinissimo agli ambienti della Lega Nord,  per la quale si è anche candidato alle comunali, Articolotre ha avuto modo di visionare fotografie che lo ritraggono abbracciato a esponenti di primo piano, del Carroccio. Mario Borghezio, Luca Zaia, Roberto Castelli, ma anche il segretario Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Roberto Maroni. Non mancano scatti con Letizia Moratti e Magdi Allam, alternati a fotografie in cui compare con gli abiti talari e immaginette sacre. Alcune, invece, meno “politicizzate”, lo ritraggono proprio con il “vescovo” S.M.

    Questi, dopo aver assicurato di aver “fatto qualcosa con Padre C.” e aver richiesto una simile prestazione al suo giovane interlocutore, gli chiede di inviargli delle foto. Il ragazzo spedisce scatti del proprio volto e del proprio addome. Il religioso vuole di più. “Mandamene una tu, così capisco che genere di foto vuoi”, glissa il ragazzo. Lo scatto che riceve è quello di un membro eretto.

    Il religioso spiega inoltre di esser stato “fatto vescovo” da due Monsignori cattolici, e che avrebbe, a dimostrazione, “celebret e certificati di ordinazione”. Ciononostante, sul profilo Facebook, dichiara di lavorare all’interno della Chiesa Ortodossa Italiana.

    Proprio dal suo profilo Facebook emergono aspetti controversi. Andando indietro nel tempo, infatti, saltano fuori post e commenti anomali, per un religioso, tra cui link dai contenuti erotici, da lui stesso condivisi, in cui viene definito “un fottuto finocchio”. “Portami tua sorella e vedi se lo sono”, è la replica del “vescovo”. A contraddirlo, un adolescente commentatore: “Ma se l’hai appena detto tu in chat, che sei gay”.

    Dello stesso periodo è il tentativo di smentire le voci sulla sua omosessualità: “Per tutte le cose infami dette contro me, non ascoltate ciò che dicono. Vi dico la verità, non li conosco neanche”, scrive sul proprio account il religioso. Anche in questo caso interviene un ragazzo molto giovane, a commentare: “Ma sei malato te; ti ha pestato 1 ragazzo tra i 13-14 anni”.

    Il quadro pubblico che ne emerge è quantomeno imbarazzante; un aspetto che stride con l’ultima richiesta che il “vescovo” presenta in chat al “futuro prete”: “Non dire niente di noi: sai, sono riservato, io…”

    http://www.articolotre.com/2016/03/una-storiaccia-di-sedicenti-vescovi-e-aspiranti-preti/

  • Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL a processo davanti al gup Letizia Platé. I difensori chiederanno il rito abbreviato.

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL oggi a processo davanti al gup Letizia Platè. L’udienza preliminare del procedimento vede don Inzoli accusato di otto episodi di violenza sessuale che avrebbe commesso abusando della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. L’udienza è stata immediatamente rinviata all’11 maggio prossimo, quando l’avvocato Maria Laura Brunelleschi si costituirà parte civile per le due vittime. I difensori di don Inzoli, gli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano, con ogni probabilità chiederanno che il religioso venga processato con il rito abbreviato. “Nessuno può ignorare che un abbreviato sarà alla fine la nostra scelta”, hanno dichiarato i due legali, nelle cui intenzioni vi è quella di arrivare ad un accordo con la collega Brunelleschi sul risarcimento prima dell’udienza di maggio. In questo modo la difesa eviterebbe di avere nel processo la parte civile. Certo, qualsiasi risarcimento non potrebbe mai guarire le ferite provocate da don Inzoli alle sue vittime. Ferite che si acutizzano ogni volta che il caso torna alla ribalta. La Santa Sede ha già punito don Mauro, infliggendogli per mano di Papa Ratzinger una sanzione della riduzione allo stato laicale, sanzione poi ammorbidita il 27 giugno del 2014 da Papa Francesco con una pena medicinale perpetua, invitando il sacerdote a condurre, tra le altre cose, una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Riservatezza che il don non avrebbe rispettato, presentandosi al tradizionale convegno sulle famiglie organizzato a Milano dalla Regione Lombardia nel gennaio del 2015. In prima fila c’era il governatore Roberto Maroni, in seconda fila c’era don Inzoli, immortalato dai fotografi. In quell’occasione era scoppiata una violenta polemica. A sollevarla era stato un indignato Franco Bordo, il parlamentare di Sel che il 30 giugno del 2014 aveva presentato un esposto, facendo aprire l’indagine penale. Nel corso dell’inchiesta, il procuratore Roberto di Martino, attraverso una rogatoria, aveva chiesto gli atti al Vaticano, ma la Santa Sede non aveva collaborato.

    Sara Pizzorni

    http://www.cremonaoggi.it/2016/03/09/316438/

  • PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    Via al processo a don Mauro Inzoli, esponente di spicco di Comunione e liberazione, accusato di violenze su otto bambini. Ma il Vaticano continua a essere poco trasparente

    di Federico Tulli

    Ricordate don Mauro Inzoli? Sebbene a giugno 2014 fosse stato «invitato» dalla Congregazione per la dottrina della fede «a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza» per gli «abusi su minori» affidati alla sua cura, il 17 gennaio 2015 fu immortalato sorridente al convegno organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale». L’ex parroco di Crema, esponente di spicco di Comunione e liberazione, fondatore del Banco Alimentare e dell’Associazione della fraternità, si godeva lo spettacolo in seconda fila. Davanti a lui sedevano il governatore Roberto Maroni e il predecessore, Roberto Formigoni, di cui, Inzoli, si dice sia stato il confessore. Condannato – si fa per dire – dalla Santa Sede «alla pena medicinale perpetua» per lo Stato italiano era un uomo libero. Il 9 marzo le cose potrebbero cambiare. È la data fissata dal gip di Cremona Letizia Platè per il processo al prete, sotto inchiesta in Italia solo da ottobre 2014 in seguito a due esposti del senatore Sel Franco Bordo. L’accusa è di quelle pesanti: “Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori di 12 anni”. A Inzoli sono imputati otto casi, altri 15 sono caduti in prescrizione. Rischia 12 anni di carcere e la pena potrebbe ridursi di un terzo con il rito abbreviato. Ma un eventuale appello allungherebbe i tempi facendo cadere in prescrizione tutti i reati. A dilatare l’iter investigativo ha contribuito la Santa Sede negando alla procura di Cremona gli atti dell’istruttoria e del procedimento canonico perché vincolati dal «segreto pontificio».

    L’avvio del processo penale a don Inzoli coincide con il terzo anniversario del pontificato di Bergoglio. Sin dal 13 marzo 2013, Francesco si è dedicato, almeno a parole, alla lotta contro la pedofilia nel clero cattolico. Ma il gesuita argentino ha poco da festeggiare. I due Oscar vinti da Spotlight di Tom McCarthy (miglior film e miglior sceneggiatura originale) riportano con forza in primo piano l’ineludibile questione della trasparenza come chiave di volta per scardinare il sistema di potere complice dei pedofili in tonaca contro cui lo stesso Bergoglio si è spesso scagliato in nome della «tolleranza zero». Un’idea di trasparenza che si lega a quella di collaborazione con le autorità degli altri Paesi, che evidentemente però non è stata ancora ben assimilata in Vaticano nemmeno dal papa. Lo dicono la rogatoria negata e il “segreto pontificio” sul caso Inzoli. Ma anche, per fare un esempio, la vicenda giudiziaria di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato nei rispettivi libri – Avarizia (Feltrinelli) e Via crucis (Chiarelettere) – notizie vere documentate da fonti certe. Proprio come fecero nel 2002 i colleghi del team Spotlight del Boston Globe, cui invece la tenace inchiesta che smascherò le sistematiche complicità delle istituzioni ecclesiastiche con i pedofili valse il Pulitzer. Ad aumentare la distanza tra gli annunci di Bergoglio e la realtà dei fatti ci si mette anche la Pontificia commissione per la protezione dei minori da lui creata, sommersa dalle polemiche per l’espulsione di un membro laico, l’avvocato inglese Peter Saunders. Il quale, intervistato dalla Bbc, ha attaccato papa Francesco reo «di non aver fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini», e ha definito «oltraggiosa» la nomina del suo amico monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno in Cile, sospettato di aver protetto padre Karadima condannato per pedofilia nel 2011. La defenestrazione di Saunders va messa in relazione alle sue accuse contro il cardinale George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto, senza però riuscire a evitare di deporre il 28 febbraio scorso di fronte alla Commissione governativa australiana sui crimini pedofili. «Non sono qui per difendere l’indifendibile», ha detto il cardinale, ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini. Troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze», ha osservato tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili», ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione.

    Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida. Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per l’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di loro la dimissione dallo stato clericale è probabilmente arrivata dopo una condanna penale “laica”. Per altri invece si è espresso solo il Tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa non risposero alle istanze dell’Onu che anche per questo ha accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. Come nel caso di don Inzoli, i fatti e la trasparenza stanno a zero.

    LEFT del 5 marzo 2016

  • “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    L’inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias “don Mercedes”, già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L’accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

    Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

    Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  –  chiamato così per la sua passione per il lusso  –  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
    Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede (“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”, c’era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l’inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.

    Fece scalpore la sua presenza seduto in seconda fila, dietro al governatore Roberto Maroni e all’ex presidente Roberto Formigoni, al convegno in difesa della “famiglia tradizionale”, manifestazione organizzata lo scorso gennaio insieme ad una associazione che si propone di curare i gay. Il giorno dopo i vertici del Pirellone fecero finta di non conoscerlo.

    Al seguito della vicenda, oltretutto, i legali di don Inzoli avevano diffidatoRepubblica per aver reso pubblico il fatto.
    “È positivo il fatto che si sia mossa la magistratura  –  dice Bordo  –  il rinvio a giudizio non è una condanna ma chiaramente rimane un fatto inquietante”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/milano_don_mauro_inzoli-117760620/?ref=fbpr

  • Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    I pm di Cremona non avranno gli atti sui presunti casi di abusi: la denuncia del deputato Sel, Franco Bordo. Don Inzoli era stato al centro delle polemiche per aver partecipato a Milano al convegno sulla famiglia tradizionale

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Il Vaticano stoppa tutto: la procura di Cremona non potrà avere i documenti richiesti su Mauro Inzoli, alias ‘don Mercedes’, il prete già ai vertici di Comunione e Liberazione e sospeso dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede per pedofilia, lo scorso anno. La denuncia arriva dal deputato di Sel Franco Bordo, autore dell’esposto che aveva dato il via all’inchiesta della giustizia italiana, per una volta in ritardo rispetto a quella vaticana. “La scelta della Santa Sede di non trasmettere gli atti ci delude profondamente – spiega Bordo – ed è una contraddizione rispetto al nuovo corso annunciato da papa Francesco”.

    Per questo motivo Sel si augura che ci sia un ripensamento, “i tempi dell’omertà sono finiti”. Su don Inzoli, per anni presidente del Banco Alimentare e famoso per il suo elevato stile di vita, è stato apposto il sub secreto pontificio, una specie di segreto di Stato della Santa Sede. La quale aveva speso parole durissime nell’imporre al dirigente di cielle una vita riservata e non più al contatto con i fedeli. “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizione la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”, spiegò il decreto del vescovo di Crema, Oscar Cantoni.

    Don Mercedes era salito di nuovo alla ribalta poche settimane fa, quando venne immortalato a Milano seduto in seconda fila, dietro a Roberto Maroni e a Roberto Formigoni, durante il convegno per la famiglia tradizionale al Pirellone. Convegno che aveva scatenato un vespaio perché organizzato dalla Regione con una associazione che si propone l’obiettivo di curare i gay (o perlomeno gli omosessuali che ne fanno richiesta). Il giorno dopo tutti i vertici del centrodestra lombardo fecero finta di non averlo visto, o addirittura di conoscerlo di sfuggita.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/03/03/news/pedofilia_stop_all_inchiesta_su_don_mercedes_il_vaticano_pone_il_segreto_sugli_atti-108650809/

     

  • Don Inzoli al finto papa: ‘Convegno su famiglia? Invitato da amici della Miriano’. VIDEO

    Don Inzoli al finto papa: ‘Convegno su famiglia? Invitato da amici della Miriano’. VIDEO

    “Al convegno di Milano sulla famiglia sono stato invitato da una famiglia. Sono amici di Costanza Miriano (giornalista di Rai Vaticano e autrice del discusso libro ‘Sposati e sii sottomessa’ ndr)“. Sono le parole di don Mauro Inzoli, l’ex parroco di Crema accusato di abusi sessuali su minori, nel corso di uno scherzo telefonico di un imitatore di papa Francesco organizzato dalla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24. L’ex sacerdote, esponente di Comunione e Liberazione, ha partecipato al convegno anti-gay organizzato dalla Regione Lombardia e sedeva dietro il presidente della Regione, Roberto Maroni, il senatoreRoberto Formigoni, il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e l’assessore alla Cultura, Cristina Cappellini. Don Inzoli aggiunge: “Due giorni dopo la mia partecipazione a quell’incontro, è successo un problema di comunicazione. Un onorevole di Sel (Franco Bordo, ndr) ha visto la mia foto e ha detto quel che ha detto. Sono umiliatissimo“. Il finto pontefice poi chiede a bruciapelo: “La Chiesa ha deciso, ma io voglio sapere: hai fatto qualcosa ai bambini?“. “Ma Santità” – risponde l’ex parroco – “lei ha visto e lo sa. Lei ha visto la documentazione e lei lo sa per cui è lei che mi ha…”. Ma alle insistenze dell’imitatore di papa Francesco, don Inzoli interrompe la comunicazione telefonica  di Gisella Ruccia

  • Convegno omofobo, la diocesi di Cremona bacchetta don Inzoli: “Presenza inopportuna”

    Convegno omofobo, la diocesi di Cremona bacchetta don Inzoli: “Presenza inopportuna”

    La presenza del sacerdote sospeso dal Vaticano dopo le accuse di pedofilia è stata censurata pesantemente dalla sua diocesi di appartenenza: disattese le “raccomandazioni” della Santa sede

    di ZITA DAZZI

    Non è piaciuta nemmeno alla diocesi di Cremona la partecipazione di don Mauro Inzoli al contestato convegno milanese sulla famiglia, un incontro in odore di omofobia, a cui era presente l’intero gotha (presente e passato) del Pirellone: dal presidente leghista Roberto Maroni all’ex governatore Roberto Formigoni. Ad ammonire il prete accusato di pedofilia è stato il vicario generale della curia di Cremona. Don Inzoli – che fa parte di quella diocesi e che lì dovrebbe condurre una vita ritirata – si era presentato al convegno, sabato scorso, ed era stato subito notato dal senatore Franco Bordo (Sel) e dal sindaco di Crema, Stefania Bonaldi. In quella città il prete ha retto una parrocchia fino al 2010, prima di essere accusato di pedofilia e di essere obbligato dal Vaticano a ritirarsi a vita privata.

    Così – forse non casualmente, dopo l’incontro dei vescovi lombardi presieduto dall’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, presidente anche dell’assemblea episcopale lombarda – è arrivato un comunicato ufficiale della diocesi di Crema, firmato dal vicario generale monsignor Franco Manenti, a nome del vescovo: “In seguito all’infelice scelta da parte di don Mauro Inzoli di partecipare al convegno indetto presso la sede della Regione Lombardia a Milano, sabato 17 gennaio 2015, notizia subito clamorosamente rimbalzata sui massa media locali e nazionali, la diocesi di Crema, attraverso il suo vescovo, ha espresso a don Mauro il suo fermo disappunto, giudicando la presenza a tale convegno del tutto inopportuna, in contrasto con la raccomandazione offertagli da parte della congregazione per la Dottrina della fede di ‘vivere una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segno di conversione e di penitenza’”.

    Parole molto dure, quelle scelte dalla diocesi di appartenenza di don Inzoli per censurare il comportamento del sacerdote, dopo il diluvio di polemiche scatenate dalla sua presenza al convegno nel

    quale si parlava anche delle possibili “terapie” per curare i gay.  Su questa partecipazione la curia di  Crema ha tenuto anche un’assemblea di tutti i preti locali. Don Inzoli, da parte sua, è caduto nella trappola della trasmissione radiofonica La zanzara e credendo di parlare al telefono con papa Francesco si è detto “umiliatissimo” e ha spiegato di essere andato al convegno dopo aver ricevuto l’invito di “amici milanesi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/22/news/convegno_omofobo_la_diocesi_di_cremona_bacchetta_don_inzoli_una_presenza_inopportuna-105545665/