Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roberto Mastro

  • Violenza sessuale su 17 ragazzini: ex parroco di Belcastro condannato a 11 anni e sei mesi in Cassazione

    Violenza sessuale su 17 ragazzini: ex parroco di Belcastro condannato a 11 anni e sei mesi in Cassazione

    La terza sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo presentato da don Roberto Mastro, ex parroco di Belcastro condannato in via definitiva a 11 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale.
    Diventa così definitiva la condanna per il sacerdote accusato di aver molestato 17 minori della sua ex parrocchia.

    L’inchiesta

    L’inchiesta si è aperta nel 2010 in seguito alle denunce presentate dai genitori dei ragazzini. Don Roberto Mastro era entrato in parrocchia nel 2007 e aveva fondato un gruppo scout raccogliendo molte adesioni. Dopo le prime segnalazioni se ne aggiunsero parecchie altre. A condurre le indagini furono i carabinieri, i quali ascoltarono decine di testimoni compresi i minori che l’autorità giudiziaria volle sentire con la formula dell’incidente probatorio e con la presenza di periti che giudicarono attendibili le dichiarazioni dei ragazzi. Hanno parlato di abusi ricevuti dal don Roberto fino all’11 dicembre 2010, prima che il sacerdote lasciasse nottetempo il paese.

    In primo grado Mastro è stato condannato a 13 anni e sei mesi dal Tribunale collegiale di Catanzaro. La pena venne riformulata in appello a 11 anni e sei mesi. E su questa condanna è stato posto il sigillo della Cassazione che porterà il prelato in carcere.
    Le parti civili sono state difese dagli avvocati Vincenzo Ranieri, Antonello Talerico, Paolo Carnuccio, Maria Rotundo, Concetta Stanizzi, Giovanni Scarpino.

    https://www.lacnews24.it/cronaca/violenza-sessuale-su-17-ragazzini-ex-parroco-di-belcastro-condannato-a-11-anni-e-sei-mesi-in-cassazione-xf7xqr15

  • A Confessione reporter torna il tema dei preti pedofili  – Questa sera su Rete4 con Stella Pende

    A Confessione reporter torna il tema dei preti pedofili – Questa sera su Rete4 con Stella Pende

    Dopo il servizio dello scorso 3 dicembre torna in seconda serata sabato 3 giugno con Stella Pende Confessione Reporter, con il tema dei preti pedofili.

    Nella puntata di questa sera si parlerà della Diocesi di Albenga, commissariata da Papa Francesco e dove tuttavia, l’unica cosa cambiata è l’accentuarsi dell’omertà del clero, ma non le “solite anomalie”, nel servizio di Giulia Pezzolesi sul caso di don Luciano Massaferro, reintegrato dopo il carcere ed oggi titolare di ben due parrocchie.

    Il caso di don Roberto Mastro, condannato per lo stupro di 17 ragazzini, ma ancora libero.

    Si parlerà anche del caso milanese di don Mauro Galli, giunto al terzo grado di giudizio, con l’assoluzione assoluta da parte della Chiesa.

    Interviene nel panorama generale italiano Francesco Zanardi, Portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Guarda la puntata integrale su Infinity

  • Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Ha abusato per anni di ragazzini tra i 10 e i 14 anni, persone fragili e innocenti che di lui si fidavano. Il Tribunale di Catanzaro ha condannato a 13 anni e sei mesi di carcere don Roberto Mastro, dal 2007 al 2010 parroco di Belcastro (Cz), accusato di violenza sessuale aggravata su 15 minorenni di età inferiore a 14 anni.

  • MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    Rete L’ABUSO è una Onlus di vittime, io compreso, abusate da sacerdoti. Ci occupiamo di accogliere e assistere, soprattutto dal punto di vista legale, coloro che si rivolgono all’associazione a seguito di abusi. Inoltre raccogliamo segnalazioni anche da fonti di varia natura, che poi archiviamo e cataloghiamo. Proprio come la vicenda di Carlos Buela, la cui presenza nell’Arcidiocesi di Genova è stata da noi documentata grazie agli avvisi delle vittime che ci seguono da tutto il mondo.

    Persone che si sono fatte forza e, in concomitanza con lo scandalo che in Argentina vedeva protagonista don Nicola Corradi, ci hanno scritto, mandato documenti e indicazioni che ci hanno permesso di localizzare Buela. Da quando abbiamo deciso di seguire da vicino queste sconvolgenti vicende, abbiamo capito che in Italia se ne verificano molte: negli ultimi 15 anni, sono stati più di 250 i preti coinvolti (135 condannati in via definitiva e i rimanenti in attesa di giudizio o svaniti nel nulla).

    Secondo quanto dichiarato nel 2014 da Papa Francesco in un’intervista, la categoria dei sacerdoti pedofili rappresenta una percentuale pari al 2% (dato che la nostra Onlus ritiene in difetto), quando solo in Australia, dal 1950, il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi su minori. Gli uomini di Chiesa, in ogni caso, compiono una percentuale di abusi superiore in confronto a quella che interessa insegnanti, allenatori, scout e altre figure spesso al centro di scandali.

    Ma le coperture che la comunità religiosa fornisce, consente ai carnefici di reiterare molte più volte rispetto a un laico: ricordiamo casi come quello di Laurence Marphy, accusato di aver abusato di più di 200 bambini. Oppure la vicenda dell’italiano don Roberto Mastro, che in un paesino di soli 1000 abitanti avrebbe abusato di 17 minori; a occhio e croce della maggioranza (per non dire tutti) dei bambini che possono vivere in un paesino di mille anime. Anche di lui si sono perse le tracce.

    Al momento, i fatti continuano a vedere una Chiesa che rifiuta il dialogo con vittime e associazioni che le tutelano, che vede membri della commissione interna – istituita da Bergoglio – andarsene sbattendo la porta causa inadempienze e insabbiamenti. Gli abbandoni di Peter Saunders e Marie Collins ne sono la prova.

    Vediamo anche che malgrado la pesante condanna dell’Onu e le sue successive raccomandazioni, il Vaticano continua a essere inadempiente.

    Come si potrebbe ridurre il problema?

    Con poche piccole direttive. Il Papa dovrebbe ordinare ai vescovi di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria anziché far gestire loro i casi. Anche perché va ricordato che un tribunale canonico, oltre a non risarcire la vittima, applica la scomunica come pena massima, con il risultato che il prete pedofilo si trasforma in un pedofilo che di mestiere non fa più il prete.

    Infine auspichiamo (non solo nel caso dei preti e della pedofilia) un’adeguata educazione sessuale. Questa metterebbe il minore in condizione di percepire e riconoscere situazioni di potenziale pericolo e chiedere aiuto.

  • Violenza sessuale, a giudizio sacerdote. Curia di Crotone responsabile civile

    Violenza sessuale, a giudizio sacerdote. Curia di Crotone responsabile civile

    Lo ha deciso il gup di Catanzaro che ha accolto la richiesta della Procura e delle parti civili, tra cui il Comune di Belcastro, che si sono costituite contro l’ex parrocco, don Roberto Mastro.

    È stato rinviato a giudizio con l’accusa di avere abusato di una quindicina di ragazzi, tutti di età inferiore a 14 anni, che frequentavano la parrocchia di San Michele Arcangelo, a Belcastro, in Calabria.Lo ha deciso il gup di Catanzaro che ha accolto la richiesta della Procura e delle parti civili (tra cui il Comune di Belcastro) che si sono costituite contro l’ex parrocco, don Roberto Mastro.

    Il prete sarà processato dal Tribunale per violenza sessuale sui minori. La prima udienza è già fissata per il prossimo 10 aprile quando, in aula, dovrà comparire don Roberto, denunciato dai genitori dei bambini. Le indagini partirono in seguito alle segnalazioni dei parrocchiani poi riscontrate dai carabinieri. Nella fase delle indagini preliminari, si è svolto anche un incidente probatorio in occasione del quale sono state raccolte letestimonianze delle vittime.

    I ragazzini hanno raccontato ai carabinieri le attenzioni particolari ricevute dal parrocco e le violenze che avrebbero subito fino all’11 dicembre 2010 quando, di notte, don Roberto è scappato da Belcastro ufficialmente per una pausa di riflessione. In realtà, il parrocco del paesino calabrese ha avuto paura della reazione dei suoi stessi parrocchiani una volta che si è saputo dell’inchiesta. Dal giorno in cui don Roberto ha lasciato Belcastro non si hanno più sue notizie. Sembrerebbe che il sacerdote si sia chiuso in una struttura religiosa a Roma dove non avrebbe contatti con l’esterno. Questo, però, non lo esime dalla necessità di presentarsi in aula per difendersi dall’accusa di pedofilia.

    Il 15 dicembre scorso, il gup ha respinto la richiesta di costituirsiparte civile da parte della Curia che, in un primo momento, aveva garantito l’assistenza legale al parroco imputato. In aula, però, la Curia arcivescovile di Crotone-Santa Severina ci sarà lo stesso. È stata citata, infatti, come responsabile civile. Nel caso in cui don Roberto sarà condannato, in sostanza, sarà obbligata a risarcire i danni alle vittime.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/03/violenza-sessuale-giudizio-sacerdote-curia-responsabile-civile/1394733/

  • Pedofilia: prete nel catanzarese rinviato a giudizio per abusi su 15 ragazzi

    Pedofilia: prete nel catanzarese rinviato a giudizio per abusi su 15 ragazzi

    L’ex parroco di Belcastro don Roberto Mastro e’ stato rinviato a giudizio dal gup di Catanzaro con l’accusa di violenza sessuale su 15 ragazzi di eta’ inferiore ai 14 anni. Il giudice ha cosi’ accolto la richiesta della Procura della Repubblica e delle parti civili, tra le quali anche il Comune di Belcastro. Il processo iniziera’ il 10 aprile prossimo. Il sacerdote, che e’ libero, ha lasciato la Calabria nel dicembre 2010 quando furono pubblicate le prime notizie dell’indagine in corso nei suoi confronti. Adesso, secondo alcune voci, potrebbe trovarsi in una struttura religiosa a Roma.

    La Curia di Crotone-Santa Severina aveva chiesto di costituirsi parte civile, ma il gup ha respinto la richiesta e l’ha citata, invece, accogliendo le richieste delle parti, come responsabile civile per pagare in solido, in caso di condanna dell’imputato, eventuali risarcimenti di danni. Don Mastro, parroco di Belcastro dal 2007 al 2010, e’ accusato di abusi su 15 ragazzi. L’inchiesta della Procura di Catanzaro fu avviata dopo la denuncia presentata dai genitori di una delle presunte vittime.

    Successivamente i carabinieri hanno raccolto le dichiarazioni dei genitori di altri ragazzi che, secondo la loro versione, avrebbero subito gli abusi da parte del sacerdote. Durante le indagini preliminari si e’ svolto anche un incidente probatorio in occasione del quale sono state raccolte le testimonianze delle vittime.

    http://www.strettoweb.com/2015/02/pedofilia-prete-nel-catanzarese-rinviato-giudizio-per-abusi-15-ragazzi/241796/

  • Prete pedofilo: il tribunale di Catanzaro dice no alla Curia parte civile

    Prete pedofilo: il tribunale di Catanzaro dice no alla Curia parte civile

     La Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina non è stata ammessa a costituirsi parte civile nell’ambito del procedimento a carico di Roberto Mastro, parroco della cittadina di Belcastro, nel Catanzarese, dal 2007 al 2010, accusato di pedofilia. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Ilaria Tarantino, che ha invece dato il via libera alla costituzione di parte civile del Comune di Belcastro e delle famiglie delle presunte piccole vittime degli abusi, rappresentate dagli avvocati Concetta Stanizzi e Antonello Talerico. Erano stati proprio questi ultimi ad opporsi fermamente alla costituzione della Curia, che nell’inchiesta non è stata citata fra le parti offese, ed anzi ne avevano piuttosto chiesto la chiamata in giudizio quale responsabile civile, e cioè come quella parte che, in caso di condanna al risarcimento dei danni, sara’ obbligata in solido a pagare assieme all’imputato, richiesta che il gup ha accolto.

    A questo punto, dopo il rinvio di oggi, riprenderà il 2 febbraio prossimo l’udienza preliminare all’esito della quale si saprà se verrà accolta o meno la richiesta della Procura del capoluogo calabrese di mandare il sacerdote sotto processo. Pesantissime le contestazioni a carico del prete, che secondo gli inquirenti, dovrebbe rispondere di violenza sessuale ai danni di una quindicina di minorenni, secondo le risultanze di un’indagine apertasi oltre tre anni fa a seguito della denuncia presentata da alcuni genitori di una delle presunte giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre. I Carabinieri raccolsero infatti le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti con incidente probatorio – e dunque con valore di prova all’eventuale futuro processo – i racconti dei minorenni coinvolti nei presunti abusi. Quanto all’indagato, non se ne ebbero piu’ notizie precise dal dicembre del 2010, quando si venne a sapere dell’indagine in corso. (AGI)

    http://www.cn24tv.it/news/102687/prete-pedofilo-il-tribunale-di-catanzaro-dice-no-alla-curia-parte-civile.html

  • Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

    Pedofilia: iniziata udienza preliminare a ex parroco Belcastro

     Si conoscerà il 21 novembre la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro sulle richieste di costituzione di parte civile e sulla chiamata della Curia Arcivescovile di Crotone-Santa Severina quale responsabile civile nell’ambito del procedimento a carico di Roberto Mastro, parroco della cittadina di Belcastro dal 2007 al 2010, accusato di pedofilia. Dopo il cambio del giudice titolare, l’udienza e’ formalmente iniziata questo pomeriggio proprio con la presentazione delle richieste di costituzione da parte dei legali che rappresentano le famiglie delle presunte piccole vittime (gli avvocati Concetta Stanizzi e Antonello Talerico), che già avevano anticipato la loro intenzione proprio come aveva fatto la stessa Curia che, pero’, le famiglie identificate come parte offesa vorrebbero fosse citata in giudizio come responsabile civile, e cioe’ come quella parte che, in caso di condanna al risarcimento dei danni, sarà obbligata in solido a pagare assieme all’imputato.

    Lo stesso 21 novembre, poi, il giudice stabilirà un calendario per concludere l’udienza all’esito della quale si saprà se verrà accolta o meno la richiesta della Procura del capoluogo calabrese di mandare il sacerdote sotto processo. Pesantissime le contestazioni a carico del prete, che secondo gli inquirenti dovrebbe rispondere di violenza sessuale ai danni di una quindicina di minorenni, secondo le risultanze di un’indagine apertasi oltre tre anni fa a seguito della denuncia presentata da alcuni genitori di una delle presunte giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti con incidente probatorio – e dunque con valore di prova all’eventuale futuro processo – i racconti dei minorenni coinvolti nei presunti abusi. Quanto all’indagato, non se ne ebbero più notizie precise dal dicembre del 2010, quando si venne a sapere dell’indagine in corso. (AGI)

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • Don Roberto Mastro, il dottor Jekyll a processo per abusi su 17 minori di 14 anni

    Don Roberto Mastro, il dottor Jekyll a processo per abusi su 17 minori di 14 anni

    Amici di Simeri Crichi, Catanzaro, Crotone e zone limitrofe, ecco che succede a due passi da casa vostra, nel silenzio di quasi tutti. 17 minori di 14 anni che accusano violenze sessuali; 3 anni e mezzo di indagine per un processo contro don Roberto Mastro da Belcastro, un prete nascosto chi sa dove, un vescovo che lo protegge finché può e alla fine gli fa causa (per non far pagare i risarcimenti alla diocesi); una stampa complice e una opinione pubblica muta. Santa Pasqua! 

    Una pagina del vecchio sito della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sul nuovo non c’è traccia né di don Roberto Mastro e né dell’avvocato Aldo Truncè. 
    Nei suoi appartamenti è padrone. Nella sua città, Crotone, è vescovo. Per tutti, invece, è don Mimì. Mons. Domenico Graziani, presule della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sorride. Benedice. E soprattutto guida le sue pecorelle come un vero pastore. Da qualche tempo, però, una preoccupazione lo affligge. E si sente come Gesù in Croce. Perseguitato dai fedeli. Inviso dai suoi sacerdoti. Don Roberto Mastro è colpevole o innocente? Da qualche tempo il dubbio gli fa sanguinare il cuore e disorientare la mente. Almeno da quattro anni a questa parte, quando i carabinieri, la sera del 10 dicembre 2010, lo invitano a scappare dalla parrocchia di Belcastro. E lui, in tutta fretta, a contattare una sede per ospitarlo. Lontano dalla Calabria. Lontano dai presunti delitti. È da quel giorno che fa di tutto per recuperare la pecorella smarrita. Il Vangelo gli suggerisce la parabola di quando Gesù caccia i mercanti del tempio. Ma a lui la figura del pastore è sempre piaciuta. Sempre e comunque. Nel bene e nel male. Ed eccolo chiamare il suo avvocato di fiducia, Aldo Truncè, per difenderlo e toglierlo da questa impasse. Le famiglie belcastresi tengono duro. Non se l’aspettava. E lui, diritto per la sua strada.
    Il dottor Jekyll che è in lui è felice di come stanno andando le cose. “Alla fine la verità trionferà. E la verità è la verità di un prete che è stato così bravo da fondare per la prima volta un gruppo scoot affiliato al mio, Agesci, di Botricello. La verità!” E anche il suo portamento lascia intendere un’attesa che si preannuncia lunga. Il labbro inferiore gli scende. Il capo annuisce. Poi la campanella che dà inizio alla Santa Messa lo scuote. E si sveglia, come da un sonno dogmatico. Quando la mente non ce la più a resistere telefona ai suoi collaboratori più fidati. E lo rincuorano: “Non si preoccupi Eccellenza, abbiamo messo don Tommaso a Belcastro. Lui sa come traghettare le pecorelle all’ovile. È loro paesano.” Quando è il cuore a dare segni di cedimento apre a caso la Bibbia. E l’immagine del Salvatore, trasformato in giustiziere, che prende a calci quelli che hanno scambiato il Tempio per un mercato, gli capita sempre. “E’ una tortura! No, è la prova! Mi sta mettendo alla prova. E io avrò fede. Fino alla fine.” Si lamenta.
    I giorni passano. I mesi passano. Gli anni passano. E dottor Jeakyll si fa forte. Gli accusatori aumentano ma lui sa, sa che è la fede a cercare di metterlo in difficoltà. E non demorde. Neanche dinnanzi all’evidenza. “Il bene è qualcosa di prezioso. Più della verità. La pecorella smarrita vale più di cento.” Dice a denti stretti.  Il buon Pastore, che è Gesù, estirpa la zizzania, si pulisce le scarpe all’uscita delle case di quelli che non ascoltano la Parola di Dio, e caccia i malfattori a pedate. Ma lui è di tutt’altro parere. “Per la Chiesa sarebbe uno scandalo. Non è possibile. La Chiesa ha le sue ragioni che la gente non conosce!” si convince chiudendo la Bibbia ferma al fico senza frutto che Gesù consiglia di non abbattere fino al terzo anno. Ma poi di tagliare.
    Una notte d’aprile qualcosa lo fulmina. Si sveglia di soprassalto e apre un libro. Pensa sia il Vangelo. E, invece, sono le carte del processo. Legge le dichiarazioni dei ragazzini e le lacrime lo assalgono. Gli scendono fino al labbro inferiore. Lo sorregge da un lato con il pugno sinistro. E con il destro sfoglia velocemente le pagine. E piange, piange. È mister Hyde che si fa vivo. Tenuto rinchiuso per tanto tempo si fa finalmente vedere in tutta la sua virulenza. Quella notte mons. Graziani non chiude occhio. E piange. E prega. Alle prime luci dell’alba il rimorso di aver cavalcato il male lo avvolge. Fa in tempo a scrivere che la Chiesa di Crotone, da lui presieduta, si costituirà parte civile. Il sole è ormai all’orizzonte e anche dottor Jekyll si sveglia. Chiama l’avvocato.
    “A che punto è il processo?”
    “Nessun processo ancora. Il giudice ha negato gli arresti domiciliari. È una vittoria per noi!”
    “Quindi, non si fa?”
    “Non si sa. Dobbiamo andare prima dal gup”.
    “E chi è?”
    “E’ il giudice per le udienze preliminari.”
    “Per quanto ancora?”
    “Per noi è meglio così. Il tempo si allunga e la gente lo dimentica.”
    “Speriamo. Il sito della parrocchia l’abbiamo cancellato. Il suo nome non compare più nell’elenco dei presbiteri. Riceve però lo stipendio come prete, ma questo non lo sa nessuno. Eccetto, noi e voi.”
    “Bene. C’è solo un giornalista che ci sta rompendo i coglioni. Anzi, non è nemmeno un giornalista. Ma quello di Repubblica è lui?”
    “Non dica parolacce! Non so chi è. Ah sì, ora che ricordo me lo hanno riferito. Meglio se facciamo finta che non scrive nulla. Il silenzio uccide più delle parole.”
    “Avete ragione.”
    “Informatemi di tutto.”
    “State tranquillo e dormite bene.”
    “Ultimamente faccio incubi. Ma al mattino già non li ricordo più.”
    “Mi dispiace.”
    “Vi lascio che devo dire messa.”
    “Buona giornata.”
    “A voi.”
    La sera a Crotone un tuono squarcia il cielo di Pitagora. E s’addormenta. Inizia a sudare. È agitato. Apre gli occhi e si meraviglia che non ha bisogno degli occhiali per vedere. Questa volta la sua attenzione è attirata dai particolari in neretto del fascicolo. Prende il cilicio e lo annoda per usarlo. Per tutta la notte. Al risveglio la resurrezione. Il dottor Jekyll è tutto ringalluzzito. Una lettera dell’avvocato gli fa notare che c’è un difetto di notifica e l’udienza sarà certamente rinviata.
    “Ecco, finalmente un segno della Tua infinita Misericordia. Grazie!” Esclama baciandosi ripetutamente le mani.
    E sprofonda sulla poltrona.

    http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/04/lo-strano-caso-del-dottor-jekyll-e-di.html