Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roger Mahony

  • Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Lo scandalo pedofila che si è abbattuto sulla sua diocesi è stato senza conseguenze per Roger Mahony. Mentre il Cardinale di Los Angeles era riunito in Conclave, l’avvocato della sua arcidiocesi stava patteggiando una cifra milionaria con quattro vittime di abusi, per evitare il processo. Mahony sarebbe colpevole di omissione: Michael Baker, ex sacerdote della sua diocesi,gli avrebbe confessato di aver abusato di due fratellini per sette anni. Per i cattolici statunitensi, Mahony non doveva essere ammesso al Conclave. Per il Vaticano ne ha il diritto: “I cardinali, tra cui Roger Mahony che sono stati denunciata dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), l’associazione statunitense delle vittime degli abusi”, spiega il canadese Thomas Rosica nel corso di una conferenza stampa, “hanno molto riflettuto sulle accuse mosse loro. Non c’era alcun motivo perché non partecipassero al Conclave. Ci sono uomini indicati da questa associazione che sono degni della nostra stima e del nostro rispetto e che hanno un posto nel conclave.” Sarebbero 130 i casi di presunte violenze a danno di minori avvenuti nel corso degli anni ’80 nella diocesi che Mahony ha guidata per 26 anni. L’organizzazione con sede a Chicago che rappresenta coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti continua a chiedere l’apertura di un’indagine.

  • Due miliardi di scandali

    Due miliardi di scandali

    Dare l’impressione di attuare una pulizia radicale, quando invece si è trattato di interventi mirati a salvare la reputazione e le casse della Chiesa, evitando ogni coinvolgimento del Vaticano e della Santa Sede. Di fronte agli scandali finanziari e alla mala gestione dei crimini pedofili di matrice clericale, è stata questa la strategia che ha viaggiato sotto traccia per tutto il pontificato di Benedetto XVI, sotto la sua “benedizione”. In sintesi, cambiare tutto perché nulla cambi, per preservare il potere del Vaticano e la propria influenza all’interno della Santa Sede. Formulando in latino l’intenzione di abdicare da pontefice, la “storica” mattina dell’11 febbraio scorso, Joseph Ratzinger, ha rinnovato questa prassi riuscendo in pochi secondi a cancellare dalla memoria collettiva otto anni di governo caratterizzati da un’azione radicale di restauro e difesa delle tradizioni e di arroccamento della Chiesa cattolica su posizioni intransigenti nel nome della cosiddetta neo-cristianità.

    Già perché in quel momento si è persa traccia, almeno qui in Italia, degli storici attriti dell’illustre teologo con le altre dottrine religiose monoteiste, dei suoi anatemi in difesa del celibato dei preti e contro il sacerdozio femminile, di papa Benedetto XVI che non più tardi di due mesi prima aveva affermato che aborto ed eutanasia, in quanto forme di «omicidio», sono contro la pace nel mondo. Ed è pure scomparso il cardinale Ratzinger che da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha lasciato dissolvere nel nulla diversi crimini di pedofilia clericale pur di preservare l’immagine pubblica della Chiesa universale. In un attimo le sue inattese dimissioni, definite dai media italiani un gesto rivoluzionario, lo hanno tramutato agli occhi dell’opinione pubblica in un eroe dell’epoca moderna. E insieme agli otto anni di pontificato – segnati dalle sconfitte incassate dalla sua linea di governo nel confronto con quasi tutti i nodi della situazione ecclesiale ed evidenziate dal ruolo sempre più sfumato della Chiesa di Roma nella società contemporanea – sono scomparsi gli oltre quattro lustri dello zelante capo della Congregazione, che si erano conclusi nel momento in cui è diventato papa. Trenta anni vissuti da braccio armato della controriforma evaporati con un gesto che potrebbe cambiare il corso della storia della Chiesa, modificando l’immagine di Ratzinger in quella di un riformatore, e restituendo ai cattolici la fiducia nell’istituzione intaccata da una serie impressionante di scandali. Potrebbe.

    Con il Conclave alle porte, aumentano infatti le pressioni dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo papa e l’attenzione della stampa internazionale riguardo la vicenda dei cosiddetti Vatileaks. La “Relatio” riservata sulla fuga di documenti e i veleni interni alla Curia romana, redatta dalla commissione dei cardinali incaricati da Benedetto XVI e solo a lui presentata nel dicembre scorso, il cui contenuto al momento è secretato, potrebbe, appunto, deflagrare da un momento all’altro con delle conseguenze non del tutto imprevedibili. Tutta l’operazione di pulizia dell’immagine della Chiesa, realizzata da Joseph Ratzinger e i suoi stretti collaboratori, durante la sua permanenza sul trono di Pietro, rischia seriamente di risultare vana. Dando anche tutto un altro significato alla sua abdicazione.

    «Già oggi le dimissioni di Benedetto XVI dimostrano il fallimento della sua politica e penso che ad esempio riguardo gli scandali finanziari e gli abusi pedofili la sua azione sia stata finalizzata più a una pulizia d’immagine che una pulizia interna della Chiesa» osserva Tommaso Dell’Era docente di Teorie e tecniche della propaganda politica all’Università della Tuscia di Viterbo.

    Vale la pena ricordare il caso della legge 127 antiriciclaggio emanata dal papa il 30 dicembre 2010 per attuare la Convenzione Monetaria tra il Vaticano e l’Unione europea. Dopo la pubblicazione nel 2012 di Sua Santità, il libro-inchiesta firmato da Gianluigi Nuzzi per Chierelettere basato in gran parte sugli stessi documenti vagliati dalla commissione cardinalizia, questa norma “concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, che fu presentata e accolta come una vera e propria “rivoluzione” nella legislazione vaticana, si è rivelata solo un apparente impegno a rompere col passato. Quel passato che, nei 70 anni di vita dell’Istituto opere religiose, ha consegnato alla cronaca (nera) le scorribande “finanziarie” del cardinal Marcinkus, di Sindona, di Calvi, i “rapporti” delle gerarchie ecclesiastiche con la banda della Magliana e la mafia, nonché i trattamenti di favore a uomini di governo, politici, imprenditori e affaristi italiani.

    C’è poi un altro elemento che occorre considerare: i costi finanziari a carico della Chiesa per il danno d’immagine provocato dagli abusi clericali sui minori nel biennio 2010-2011. Sono stati calcolati nel 2012 dal National Catholic Risk Retention Group e presentati a un simposio mondiale sul tema organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma. Lo studio li ha quantificati in circa due miliardi di dollari mettendo in luce come ad incidere di più siano stati i costi non strettamente finanziari, vale a dire: investimenti mancati in opere di bene e danno alla missione evangelizzatrice. In poche parole: perdita di potere politico, fuga di fedeli e soprattutto di offerte. «Ratzinger – prosegue Dell’Era – da prefetto della Congregazione è personalmente coinvolto nella copertura di alcuni casi di abusi, su tutti quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Pertanto se anche da pontefice ha avuto intenzione di fare pulizia per bloccare questa emorragia non è potuto andare oltre un certo limite. Nel corso del suo pontificato invece di “tolleranza zero” contro la pedofilia, si è tenuta una condotta adattata ai singoli casi via via emergenti, per evitare il massimo delle perdite economiche e di immagine, con il minimo possibile impegno soprattutto pubblico. Basti ricordare le polemiche per la scarsa attenzione alle “vittime” nei suoi viaggi pastorali in Usa o Australia». Per non dire dei numerosi insabbiamenti, oscurità e resistenze specie in Italia. «Le resistenze ci sono, non però tra chi vuole tolleranza zero e chi invece vuole continuare a nascondere. Ma tra complici dello stesso livello che difendono interessi diversi (diocesi locali, episcopati nazionali versus curia romana, cordate cardinalizie varie).

    La gestione della pedofilia e degli abusi in questo momento è centrale e vitale per l’immagine della Chiesa ma è la cartina tornasole delle contraddizioni del neo papa emerito. Secondo Dell’Era questo è dimostrato dal fatto che il cardinal Roger Mahony, accusato negli Stati Uniti di aver “mal gestito” i casi di 122 sacerdoti pedofili evitando di segnalarli alla magistratura, «è stato chiamato dal Vaticano a partecipare al Conclave, mentre l’ex primate di Scozia, Keith O’Brien, accusato (e poi reo confesso) di abusi su quattro seminaristi, è stato escluso. In pratica, quando le violenze diventano pubbliche e non si può più impedire la fuga di notizie, la Santa Sede interviene facendo passare questa azione come se fosse una sua iniziativa. Contro chi invece ha coperto gli abusi non si agisce perché Ratzinger è il primo ad averli insabbiati. Ecco, lui dimettendosi si è lasciata una porta aperta. Una mossa abile. Da papa emerito rimane dentro il Vaticano, anche per motivi giuridici, mantiene un’influenza e può continuare a esercitare una forma di controllo. Però si è dovuto dimettere».

    Federico Tulli, Left n° 9 del 9 marzo 2013

  • Niente conclave per il cardinale O’Brien, accusato di “comportamenti inappropriati”

    Niente conclave per il cardinale O’Brien, accusato di “comportamenti inappropriati”

    Si è dimesso dalla guida della sua diocesi in Scozia, e non parteciperà al conclave per l’elezione del nuovo papa, il cardinale Keith O’Brien, accusato in passato di “comportamenti inappropriati” nei confronti di alcuni sacerdoti. Con una decisione assunta in tutta autonomia, l’alto prelato ha cosi messo fine alle polemiche che infuriavano sulla stampa britannica in relazione alle accuse avanzate contro di lui da tre preti e da un ex seminarista. “Non voglio che l’attenzione mediatica a Roma si concentri su di me invece che sul papa e sul suo successore”, ha detto O’Brien, che ha poi aggiunto le proprie scuse a quanti si siano sentiti offesi dal suo comportamento. Dovrebbe invece essere presente in conclave e partecipare all’elezione del nuovo pontefice il cardinale Roger Mahony, ex arcivescovo di Los Angeles e accusato di aver coperto i preti pedofili della sua diocesi.

  • Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”

    NEGLI STATI UNITI IL PRELATO è GIà stato sollevato da tutti gli incarichi
    Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica
    Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
    E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

    Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.

    LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

    IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.

    LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.

    Redazione Online 18 febbraio 2013 | 18:26© RIPRODUZIONE RISERVAT

  • Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    La decisione presa dall’arcivescovo di Los Angeles Jose Gomez

    Pedofilia, il cardinale Usa Mahony rimosso da tutti gli incarichi

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles ha sollevato il suo predecessore – il cardinale Roger Mahony – da tutti gli impegni pubblici per la sua cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80. Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011. Dimissioni anche per il vescovo di Santa Barbara. Pubblicati, sul sito della diocesi, migliaia di documenti su come la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie
    Roger Mahony
    LOS ANGELES –

    Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011).

    Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la pubblicazione sul sito della diocesi di decine di migliaia di documenti, in precedenza rimasti segreti, riguardanti il modo in cui la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie.

    Gomez ha accompagnato il tutto con una lettera ai parrocchiani sottolineando che la lettura dei documenti potrebbe risultare “brutale e dolorosa”. “Il comportamento descritto in quei documenti è terribilmente odioso e diabolico. Non ci sono scuse per quel che accadde a questi bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere i loro padri spirituali e fallirono. Oggi dobbiamo riconoscere quel terribile errore”.

    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-a383f388-dd2a-401b-a8fe-3865a4034151.html

  • Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    24 gennaio 2013 – ore 14:53
    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    “Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
    Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.

    La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.

    Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.

    di Paolo Rodari – @PaoloRodari

  • Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Non sono casi isolati: i preti pedofili sono migliaia in tutto il mondo e molti anche in Italia. Un fenomeno taciuto per anni e ‘coperto’ dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. ”Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Peccatore perfino il bambino di soli nove mesi stuprato da padre Oliver O’Grady. Ma adesso, qualcosa sta cambiando: il libro ‘Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa’, edito da Tea, della coraggiosa psicologa salernitana Vania Lucia Gaito, che dal 2006 collabora con il blog di controinformazione ‘Bispensiero’ sul quale, nel 2007, ha trasmesso e sottotitolato il documentario della BBC ‘Sex Crimes and Vatican’, raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi, raccontando anche che cos’è, oggi, la vita di un prete.

    Vania Lucia Gaito, nell’ottobre del 2002 la tv irlandese RTE (Radio  Telefis Eireann) ha trasmesso il celeberrimo documentario ‘Cardinal Secrets’ da cui poi nacque il tempestoso ‘rapporto Murphy’: anche in Italia si sono avuti comportamenti omissivi nei confronti dei bambini?
    “In Italia si fa molto scudo alla Chiesa cattolica e si ha pochissima o nessuna attenzione per le vittime. Teoricamente, sono tutti a favore all’antipedofilia, ma non nel momento in cui si fanno alcune leggi che spostano i tempi di prescrizione e li riducono. Per esempio, la ex Cirielli  ha spostato i tempi di prescrizione facendoli arrivare a dieci anni. Un reato come l’abuso sessuale (perchè la pedofilia non è un reato, mentre lo è l’abuso sessuale) già è difficile da denunciare, perché distrugge l’autostima delle persone. Esiste un tempo entro cui l’abuso va denunciato: il termine massimo è di dieci anni, compresi i tre gradi di giudizio. Ciò significa che chi ha subito un abuso anche in giovane età, considerando tutto il tempo che ci vuole per elaborare l’abuso, ricostruire l’autostima e arrivare a una denuncia all’istituzione pubblica,  occorrono molto spesso degli anni. Ed è questo il motivo per cui molti accusati di pedofilia vedono prescriversi il reato, come Don Giorgio Carli: il reato in Cassazione era prescritto e la stessa Cassazione lo ha condannato a un risarcimento civile. Però, penalmente non è stato possibile perseguirlo, perché erano trascorsi più di dieci anni. All’estero, il problema viene vissuto diversamente. L’Olanda, per esempio, ultimamente è invischiata in casi di pedofilia, ma la legislazione olandese prevede una prescrizione di vent’anni dal compimento del diciottesimo anno della vittima. Quindi, se qualcuno è stato abusato a 5 anni, da quando ne compie 18 ha ancora vent’anni di tempo per denunciare e far perseguire il reato. In Italia, la prescrizione corre anche lungo il processo, mentre in altri Paesi la prescrizione, con il processo, si blocca, perché l’intenzione dello Stato è quella di perseguire il reato una volta che è stato istituito un processo, per cercare giustizia fino alla fine”.

    Da secoli, la Chiesa conosce l’esistenza di reati di abuso sessuale su bambini e adulti: sono più numerosi i casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica o di altre categorie sociali?
    “E’ difficilissimo fare una stima di questo genere, perché proprio per il fatto che non si denuncia, il fenomeno rimane sommerso, dunque immenso. Noi abbiamo alcuni dati, alcuni anche molto falsati per quanto riguarda la pedofilia e gli abusi sessuali in famiglia, oppure nelle istituzioni sportive o a scuola. Poi, molto dipende anche dal tipo di abuso a cui facciamo riferimento: io parlo di abusi sessuali perché la pedofilia, nel senso diagnostico del termine, riguarda un certo tipo di disturbo di carattere sessuale che implica una serie di peculiarità per poter fare una diagnosi di pedofilia: una differenza di almeno cinque anni di età tra la vittima e l’abusante e una presenza di fantasie di natura pedofila per almeno sei mesi. Sicuramente, quello che è importante è  invece l’atto, perché ci sono pedofili che non mettono mai in pratica quelle che sono le loro fantasie, poiché temono il giudizio sociale, essendo il criminale molto lucido e sapendo benissimo a che cosa va incontro. Ci sono dei pedofili che non sono criminali. E ci sono delle persone che abusano dei minori pur non essendo pedofili, per una questione di opportunità o per altre forme di disagio, perché  il minore è chiaramente più vulnerabile e meno ‘giudicante’, da un punto di vista psicologico, rispetto all’adulto. Quindi, ci possono essere anche altre patologie ed è quel che accade con la categoria dei sacerdoti-pedofili: fermo restando che esiste una percentuale che, pur abusando di minori, non sono strettamente classificati come pedofili, come persone attratte da minori, non per questo si può parlare di reati meno gravi rispetto all’abuso di un bambino di pochi mesi, come nel caso di Oliver O’Grady”.

    Lei, nella sua analisi, è partita da dati concreti parlando con tante vittime e sacerdoti: quanto è stato difficile o doloroso ottenere la loro fiducia?
    “Difficile sicuramente: ci sono vittime che riescono a elaborare il dolore, che sono stati aiutati, che hanno fatto un percorso per cui l’abuso è divenuto una parte della loro vita, dolorosa, difficile, ma comunque vissuto da ex vittime. Poi, ci sono persone che non riescono ad andare oltre quell’abuso, non perché sia costantemente nei loro pensieri, ma perché non sono riusciti a elaborare quanto è loro capitato, non hanno avuto aiuti efficaci, molto spesso non sono stati creduti quando hanno denunciato. Ho conosciuto genitori di bambini piccolissimi, di età neppure scolastica, che pur di non accettare che i loro figli avessero subito abusi da un sacerdote, hanno portato i figli dall’esorcista. Quando non si viene creduti, il processo di elaborazione è molto più complesso: difficilmente se ne viene fuori. Ovviamente, ciò condiziona tutta una vita. Molti di coloro che abusano, inoltre, hanno subìto abusi a loro volta e hanno ‘imparato’ che quello è il ‘modo’, che quella la sessualità”.

    120 mila  ‘preti sposati’ nel mondo e la Chiesa continua a non considerare le parole della Bibbia: “Non è bene che l’uomo sia solo”. C’è un rapporto tra celibato e pedofilia, oppure la pedofilia è un problema a sé?
    “Il celibato è una scelta che si fa nel momento in cui si decide di prendere l’ordine e, quando si prende questa decisione, si passa dal seminario ‘minore’ a quello ‘maggiore’. In quello minore arrivano i ragazzi delle scuole medie: adolescenti di dieci, undici anni circa che si ritrovano in un ambiente molto particolare, a senso unico, intanto, in cui non ci sono donne. E il tipo di educazione sessuofobica che impartisce la Chiesa è differente dal tipo di educazione o dal tipo di esperienza che si può fare vivendo in una realtà diversa. All’interno dei seminari si subiscono molto spesso abusi da educatori o sacerdoti che dovrebbero prendersi cura dei bambini a loro affidati. Celebre è il ‘gioco dello scarpone’, nei seminari, un modo di proporre la sessualità che è dicotomico. In pratica, la figura della donna viene scissa in due: da una parte, la figura della Vergine Maria, ascetica, estranea alla quotidianità della donna, dall’altra c’è Eva, la tentatrice, colei che ti può togliere la virtù, che ti spinge al peccato. E’ ovvio che con una dicotomia di questo genere, tutto diventa fortemente angosciante, castrante, soprattutto nell’immaginario di un bambino. Il problema sorge nel momento in cui si affrontano le pulsioni adolescenziali: l’adolescenza è un bombardamento ormonale impressionante e difficilmente si può chiedere a un ragazzino di 13 anni di contenere un impulso sessuale raramente sopprimibile. L’unico tipo di educazione che viene data è molto superficiale, dal momento che i ragazzi non sono assolutamente preparati a comprendere bene quel che succede al loro corpo, all’intero organismo. Le amicizie ‘particolari’ all’interno dei seminari sono una prassi conosciutissima e non da adesso, perché se gli educatori ‘mettono in guardia’ i ragazzini, vuol dire che sanno benissimo ciò che succede all’interno di molte strutture. Ovviamente, quando c’è l’impossibilità di avere un rapporto ‘oggettuale’ per un maschio, per un uomo, quando la donna è inaccessibile proprio perché non c’è, oppure è connotata in modo molto ‘frustrante’, si cerca un oggetto sessuale sostitutivo. Il più delle volte, arriva dal compagno di stanza, dall’amico di seminario, dal ragazzo più grande e con più esperienza, se non addirittura da un sacerdote che abusa. Ovviamente, la disparità tra una persona adulta, che sa perfettamente quello che sta facendo e un ragazzino di tredici anni, ormonalmente ‘bombardato’, è enorme, dal punto di vista proprio della consapevolezza. Per questo motivo si tratta di abusi”.

    Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino: considerando la loro sessualità polimorfa, i preti  hanno la loro responsabilità personale o sono solo frutto di una cultura misogina e manichea, respirata nei soffocanti seminari minorili?
    “In gran parte, è il tipo di cultura: quando Freud parla di un pedofilo narcisista, nel senso che cerca il bambino perfetto, che è rimasto psicologicamente ‘fissato’ alla propria figura di bambino onnipotente, quindi prima del complesso edipico, ovviamente si rifà a quello che è il pedofilo puro. Fortunatamente, è difficile trovare un narcisista puro, anche se la cultura  moderna spinge in tal senso, ma si tratta di forme di narcisismo ‘secondario’. Quello di cui parlava Freud è, invece, un narcisismo ‘primario’: il bambino aveva l’onnipotenza di creare il mondo e, da grande, non riesce a ‘uscire’ da se stesso per affrontare una relazione a due, in cui uno limita l’onnipotenza dell’altro. All’interno dei seminari, quando accadono queste cose, la crescita psicoaffettiva e psicosessuale la si subisce come un ‘blocco’. La persona che subisce un abuso, anche se cresce e va avanti con gli anni, cerca la compagnia di persone che siano al suo stesso livello affettivo, cioè al momento in cui è rimasto ‘bloccato’ in compagnia di un dodicenne o di un quindicenne. Dal punto di vista sessuale, per lui la ‘normalità’ è con un coetaneo, per la legge molto meno”.

    Lo scrittore cattolico Vittorio Messori ha proposto un bizzarro  ragionamento algebrico: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori…”. Esiste, forse, una filosofia del pedofilo?
    “Certamente: esiste una pedofilia del pedofilo, una giornata dell’orgoglio pedofilo. In quell’articolo manca pochissimo all’apologia di reato. Ricordo una persona, che è stata beatificata e poi santificata, che aveva la debolezza di andare ai giardini pubblici, aprire l’impermeabile e mostrarsi alle mamme. Leggere queste cose fa riflettere: se la Chiesa ha santificato questa persona e poi dà un’immagine dei santi come di persone dalla moralità specchiata, da emulare, forse sono tante, allora, le cose che essa ‘fa’ e ‘non dice’. C’è differenza, allora, tra quanto la Chiesa impone con la pastorale e quanto effettivamente essa sia consapevole di come questa morale sia ‘di piombo’, tanto che non la segue neppure lei stessa. Molti sacerdoti si sentono al di fuori delle leggi in cui vivono, fuori della consapevolezza di essere persone come tutte le altre: essere il ‘vicario’ di Cristo, chiaramente in nome e per conto, crea un sentimento di onnipotenza che può sfociare anche in determinati comportamenti. Quando, poi, la Chiesa ‘copre’ invece di denunciare, a maggior ragione il delirio di onnipotenza va oltre quelli che sono i comuni confini, perché ovviamente, se una persona che commette determinati atti venisse perseguita dalle leggi dello Stato, magari denunciato dal vescovo, raramente si arriverebbe a certi parossismi”.

    Don Pierino Gelmini, il celebre prete antidroga, imputato per numerose molestie sessuali, ha parlato di “un complotto di qualche lobby radical-chic”: ci sono ottimi motivi per stabilire che anche la sua vicenda verrà consegnata all’oblio?
    “Sicuramente si. Quello di Don Gelmini, anzi del signor Pierino Gelmini, perché non è più un sacerdote, avendo chiesto la riduzione allo stato laicale e avendola ottenuta alla velocità della luce poiché la Chiesta è stata felicissima di liberarsi di lui, è uno di quei casi che si trascineranno a oltranza e che, probabilmente, andranno in prescrizione. Parliamo di un uomo che ha 84 anni. C’è questa tendenza della Chiesa, poi, a sentirsi perseguitata: la Chiesa non è affatto perseguitata, ma storicamente persecutrice. In pratica, da Costantino in poi, la Chiesa si è sempre professata  perseguitata, mentre invece ha avallato una  serie di abomini  inconcepibili,  passando per le Crociate, l’Inquisizione e i genocidi. La Chiesa, nel corso dei millenni, ha fatto veramente di tutto e di più professandosi sempre vittima, secondo una dicotomia di pensiero davvero impressionante. Il fatto di voler continuare la persecuzione ebraico-giudaica, per chi continua a crederci, è veramente ridicolo. Il ‘New York Times’ ha reso pubblici documenti che coinvolgevano Benedetto XVI in grandi responsabilità per quello che è stato l’occultamento di determinati casi americani: anche se lui può esser stato l’ultima ‘pietra’ di un lungo cammino, piuttosto che recitare un ‘Mea culpa’, ammettere una serie di errori e riparare quanto fatto si è preferito passare per le vittime di un ‘complotto ebraico-giudaico’ da parte del ‘New York Times’. E ciò semplicemente per il fatto che quel giornale è di proprietà di una famiglia ebrea. Il ‘Washington Post’, che ha tirato fuori lo scandalo di Boston vincendo il premio Pulitzer, o il ‘Wall Street Journal’ e una serie di altre testate americane che non hanno assolutamente nulla a che fare con proprietari di origine ebrea, hanno pubblicato cose molto più pesanti. La Chiesa è maestra nel togliersi di dosso qualsiasi peso: e questa volta lo ha fatto prima con queste dichiarazioni vergognose sul complotto ebraico, poi con quelle, ancora più pesanti, tendenti a recidere qualsiasi collegamento tra pedofilia e sessuofobia, mentre mirano a creare un presunto – e, sottolineo, inesistente – legame tra pedofilia e omosessualità. E’ vergognoso affermare  una cosa del genere: l’omofobia che caratterizza la Chiesa è la vergogna che ha permesso, non più di un anno fa, di non far passare all’Onu la moratoria sulla pena di morte per gli omosessuali. Il Vaticano è quello che si è maggiormente adoperato perché ciò non avvenisse”.

    Lo scorso 16 febbraio 2010, Benedetto XVI ha comunicato urbi et orbi la sua volontà di fare chiarezza e pulizia nelle file dei preti: la si può considerare una svolta straordinariamente epocale?
    “Benedetto XVI lo aveva già proposto anche quando è andato a farsi un viaggetto negli Stati Uniti, un anno e mezzo fa. E la sua volontà era fermissima, tanto che affermò che la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio. Tuttavia, questa sua presa di posizione forte nei confronti della pedofilia clericale dovrebbe avere una rispondenza anche nei fatti. Solo che nessuno ricorda più che, nel momento in cui Benedetto XVI è approdato negli Stati Uniti, lo Snap (l’Associazione delle vittime della pedofilia clericale) ha chiesto per mesi un incontro con Benedetto XVI, sempre categoricamente rifiutato. Tuttavia, gli Usa non sono l’Italia. Quindi, quando Joseph Ratzinger è andato a festeggiare il suo compleanno da Bush, i media americani si sono scatenati: la trasmissione ‘Good Morning America’, che è una delle più seguite, ha ricordato quali fossero le responsabilità di Ratzinger nello scandalo della pedofilia. Così, fuori programma, Benedetto XVI ha deciso di incontrare a Washington cinque vittime – su 13 mila – per 25 minuti, in piedi, nella cappella privata apostolica della Nunziatura. Ha regalato il rosario e ha detto: “Pregate, noi vi perdoniamo, voi perdonateci”. Questa la sintesi della questione. Ha avuto, però, molto tempo per accompagnarsi con tre cardinali: Roger Mahony, che a Los Angeles ha protetto dei preti pedofili, Edward Egan, che a New York ha fatto la stessa cosa e il cardinale Francis George, anche quest’ultimo con un passato molto pesante. L’anno scorso, proprio George è stato eletto presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici americani: io non vedo, dunque, una volontà reale. Si dovrebbe fare pulizia partendo dalle alte cariche: dal cardinale Law, che ha protetto il ‘fior fiore’ dei preti pedofili e che, trascinato in tribunale, era pronto a dichiarare fallimento pur di non risarcire le vittime. Il cardinale Law è stato addirittura promosso: è diventato arciprete, a Roma, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Oppure, si potrebbero consegnare gli archivi segreti delle varie curie direttamente alla Polizia, in modo da avere dei raffronti tra quanto testimoniato da determinati vescovi e quanto effettivamente è capitato. A Roma, ultimamente, è in corso il processo contro Don Ruggiero Conti. E’ stato sentito il vescovo Gino Reali, che ha già gestito due preti pedofili o, comunque, accusati di abusi sessuali: in entrambi i casi, il vescovo nulla sapeva, nonostante le denunce scritte. Insomma, di quale volontà stiamo parlando? Si continua a fare esattamente come si è sempre fatto fino a oggi, a proteggere i sacerdoti, a difendere i beni della Chiesa da eventuali richieste di risarcimento. Il problema è anche questo: se si ammette la propria responsabilità, la propria negligenza, se si ammette di aver saputo e di aver ‘coperto’, le richieste possono arrivare al parossismo, essendo la Chiesa molto più legata ai soldi che al Vangelo..”.(Laici.it)

  • Violentata da 7 preti

    Violentata da 7 preti

    La diocesi di Los Angeles paga la cifra record. Gli abusi compiuti dai suoi sacerdoti su una ragazza di 16 anni
    E il cardinale Mahony rivela: un anno fa aggredito da un uomo inferocito per lo scandalo pedofilia nella Chiesa

    Roger Mahony
    LOS ANGELES – Violentata per anni da sette preti, ha vinto un risarcimento record. Rita Milla, che oggi ha 46 anni, ha subito violenze sessuali a partire dall’età di 16 anni; ma oggi l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, ha dovuto tirare fuori dalle proprie casse mezzo milione di dollari.

    E lo stesso cardinale ha fatto le spese in prima persona della rabbia della gente sconvolta per gli scandali sessuali in cui è rimasta coinvolta la Chiesa californiana: lo scorso anno Mahony è stato vittima di un’aggressione violenta da parte di un uomo per strada, secondo quanto hanno raccontato alcuni sacerdoti con cui il cardinale si confidò.

    Il caso di Rita Milla, riferito dalla rete tv Cbs e finito su tutte le prime pagine dei giornali americani, è particolarmente crudo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza.

    Per la diocesi di Los Angeles è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana ha pagato ingenti risarcimenti per centinaia di casi di violenze e molestie sessuali di cui si sono resi colpevoli negli anni sacerdoti del proprio clero.

    L’aggressione del cardinale Mahony si colloca in questo contesto: è avvenuta lo scorso anno, proprio dopo un patteggiamento di 660 milioni di dollari per gli abusi sessuali compiuti su oltre 500 minori della comunità. E’ stato il maggiore ad essere mai stato pagato negli Stati Uniti per un caso di questo tipo. L’aggressione di Mahony, finora rimasta segreta, è stata riferita da alcuni preti che erano presenti all’incontro in cui lui la raccontò. Nessun commento ufficiale arriva oggi da parte del cardinale, che, secondo i racconti, ci mise un mese per rimettersi dall’assalto.

    E’ stata l’avvocato di Rita Milla, Gloria Allred, a rivelare alcuni particolari della vicenda giudiziaria. La donna aveva 16 anni quando il prete Santiago Tamayo cominciò a molestarla sessualmente e poi iniziò ad avere una relazione con lei. Quindi Tamayo le presentò altri sei sacerdoti che abusarano sessualmente di lei, e uno di essi la mise incinta.

    Poco prima di morire, nel 1999, don Tamayo si scusò con la donna e fornì le prove che incastrarono gli altri preti colpevoli di aver compiuto violenze sessuali su Rita Milla. Ancora nel 2003 un tribunale dello Stato della California stabilì che il padre della figlia della donna era proprio un sacerdote, Valentie Tugade.

    Sullo scandalo l’arcidiocesi di Los Angeles non ha voluto commentare, ma il cardinale Mahony ha rilasciato una dichiarazione con la quale ha voluto riconfermare l’impegno della Chiesa degli Stati Uniti nella protezione dei bambini e nella prevenzione degli abusi sessuali.

    E’ solo dei giorni scorsi un altro caso di abusi sessuali aveva colpito la Chiesa americana. La diocesi di Davenport, nello Stato dell’Iowa, aveva accettato un accordo legale in base al quale dovrà sborsare 37 milioni di dollari a 156 vittime di abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti fra il 1930 e il 2003.

    (5 dicembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento.html

    Rita milla ha avuto anche un figlio da uno dei sacerdoti
    Usa, violentata da sette preti
    Una donna di 46 anni vince la causa contro l’arcidiocesi di Los Angeles: sarà “risarcita” con 500 mila dollari

    Rita Milla (Ap)
    WASHINGTON – Rita Milla, 46 anni, è diventata l’ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti. La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa (e lunga) causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da sette preti a partire dall’età di 16 anni; l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, dovrà pagarle mezzo milione di dollari.

    UNA FIGLIA – Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza. La notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla è rimbalzata su tutti i media americani. Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell’ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per numerosi casi di violenze e molestie sessuali.

    05 dicembre 2007

    http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_05/milla_violentata_sette_preti_e43b02e6-a320-11dc-8831-0003ba99c53b.shtml

     

  • Prete pedofilo recidivo. Due cardinali si accusano a vicenda

    Prete pedofilo recidivo. Due cardinali si accusano a vicenda

    A COLPI DI “MITRA”: SUL CASO DI UN PRETE PEDOFILO È GUERRA TRA DUE CARDINALI

    LOS ANGELES-ADISTA. Cardinale contro cardinale: è la piega che ha preso la vicenda che ha per protagonista il parroco messicano Nicolás Aguilar, responsabile di abusi sessuali, e che vede da tempo l’arcivescovo di Città del Messico il card. Norberto Rivera Carrera, e l’arcivescovo di Los Angeles, il card.

    Roger Mahony, palleggiarsi la responsabilità di aver consentito che l’imputato esercitasse indisturbato le sue attività di prete e pedofilo (v. Adista n. 1/07). Il 14 settembre scorso, di fronte alla Corte Suprema della California, Mahony ha affermato sotto giuramento di non aver mai ricevuto alcuna lettera di avvertimento sulla condotta di Aguilar da parte di Rivera, mentre Rivera, quella lettera, ha sempre sostenuto di averla scritta.

    Durante l’interrogatorio di dodici ore, all’arcivescovo e al suo vicario, mons. Thomas Curry, sono stati chiesti i dettagli delle comunicazioni intercorse con Rivera, all’epoca dei fatti vescovo di Tehuacán, diocesi nella quale era attivo l’imputato. Rivera, infatti, è accusato di aver coperto il prete messicano, secondo quanto affermato da quattro delle 60 vittime tra il 1997 e il 1998.

    Nel novembre 2006, egli aveva ricevuto dalla Corte Superiore della California una denuncia in tal senso da parte di un testimone protetto appoggiato dalla Rete di sopravvissuti delle vittime di abusi sessuali di preti (Snap), che lo accusava insieme a Mahony e al prete pedofilo. Mahony aveva immediatamente replicato di non essere stato messo al corrente da Rivera del passato del prete, quando nel 1987 lo aveva inviato nella sua diocesi. Ora, davanti alla Corte Suprema, ha confermato la sua posizione sotto giuramento, offrendo così ai giudici un elemento chiave per decidere se vi possono essere le condizioni affinché l’arcivescovo di Città del Messico sia giudicato a Los Angeles.

    Da parte sua, Rivera ha sempre sostenuto di aver scritto quella lettera nel marzo 1987, facendo riferimento a sospetti, non comprovati, sulle tendenze di Aguilar. “Non si è mai verificato il caso di un cardinale che punta il dito contro un altro”, ha commentato l’avvocato delle vittime, Jeff Anderson. “Mahony incolpa Rivera e viceversa. È evidente che ognuno dei due contraddice apertamente l’altro”. Rivera si trova in una posizione precaria, poiché alcuni dei documenti che ha prodotto durante l’interrogatorio, anziché scagionarlo, lo accusano.

    Nel febbraio scorso, poi, ha firmato una dichiarazione giurata in cui assicurava che la lettera a Mahony esisteva, ma non l’ha mai mostrata. “I due stanno dicendo mezze verità per proteggersi – spiega Anderson -; è chiaro che tutti e due conoscevano fino ad un certo punto la situazione, che entrambi avevano la responsabilità di allontanare questo individuo dal sacerdozio e di informare la polizia, e che non hanno fatto nulla di tutto ciò. Allora non importa che ora dicano non sapevo, non mi hanno detto, non mi è arrivata la lettera, ecc. La questione è che non hanno voluto vedere il problema che avevano davanti, e hanno preferito non sapere”.

    Il vicario di Mahony, Curry, dovrà a sua volta rispondere del ritardo di due giorni con cui, nel gennaio 1988, riferì alla polizia degli abusi su minori dei quali Aguilar era accusato da alcune famiglie di Los Angeles, visto che la legislazione dello Stato della California prevede che sospetti di questo tipo debbano essere immediatamente comunicati alle autorità. Ora si attende il 16 ottobre per sapere se Rivera potrà essere giudicato a Los Angeles.

    http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=38388

  • Preti pedofili. Si allentano le regole

    Preti pedofili. Si allentano le regole

    LOS ANGELES-ADISTA. L’arcidiocesi di Los Angeles pagherà un risarcimento record a oltre 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti, religiosi, diaconi e laici dal 1940 ad oggi: la cifra, pattuita lo scorso 15 luglio, è di 660 milioni di dollari (477,5 milioni di euro, di cui circa il 40% destinato agli avvocati delle vittime), che si vanno ad aggiungere ai 60 milioni concordati in dicembre con altre 45 vittime. Ma l’accordo extragiudiziario – fortemente voluto dall’arcivescovo di Los Angeles, card. Roger Mahony – malgrado la grande rilevanza che gli è stata concessa dagli organi di stampa vaticani non è, come si potrebbe sperare, il segno di una Chiesa cattolica che comincia a ‘chiudere i conti’ con una delle più gravi crisi che l’hanno attraversata negli ultimi decenni.

    Il prezzo del segreto
    Il raggiungimento dell’accordo tra arcidiocesi e vittime, infatti, ha bloccato l’apertura dei primi 15 processi civili per i casi di abuso, che si sarebbero aperti questa settimana con l’imbarazzante prospettiva di un dibattimento pubblico che avrebbe costretto l’arcidiocesi a rendere pubblici molti documenti e lo stesso cardinale all’umiliazione di vedersi chiamato a deporre. Le associazioni delle vittime hanno lungamente contestato l’atteggiamento di Mahony, il cui obiettivo principale, dall’inizio dello scandalo, sarebbe stato quello di tenere segreti i file personali dei preti accusati, custoditi negli uffici dell’arcidiocesi: documenti che il cardinale e i suoi avvocati si sono sempre rifiutati di divulgare, appellandosi, tra l’altro, anche al primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di religione.

    A suo credito, però, va riconosciuto che il card. Mahony – di cui molti hanno invocato le dimissioni, come era già accaduto nel caso del card. Bernard Law di Boston (v. Adista n. 91/02) – ha sempre cercato di stabilire un contatto con le vittime: negli ultimi anni ha intrapreso una serie di approfonditi incontri personali con le vittime e le loro famiglie. “La speranza di tutta la Chiesa di Los Angeles”, ha detto annunciando l’accordo, “è che queste vittime, molte delle quali hanno sofferto in silenzio per decenni, possano, con l’accordo di oggi, trovare un qualche tipo di consolazione e mettere in un certo senso la parola fine a questa vicenda”. Anche se, ha aggiunto alla Radio Vaticana, “molte delle vittime mi hanno detto che pure se gli abusi sono stati condannati” e “pure se sono stati assicurati loro dei risarcimenti, non c’è in realtà alcun modo per tornare indietro e per restituire l’innocenza che è stata loro rubata”. Mahony ha anche rassicurato che, anche se i pagamenti richiederanno molti sacrifici economici all’arcidiocesi (che verserà dalle proprie casse 250 milioni di dollari, 180 milioni di euro, dei 660 dell’accordo), non sarà venduta nessuna proprietà “essenziale”, come parrocchie o scuole: gli edifici già individuati per la cessione sarebbero una cinquantina, compreso quello che ospita gli uffici della Curia. P. Lombardi: ottimismo fuori luogo.

    A dare rilevanza alla notizia proveniente da Los Angeles ha contribuito anche il direttore della Sala Stampa vaticana, il gesuita p. Federico Lombardi, con una dichiarazione – inconsueta per casi del genere – in cui ha sottolineato “l’impegno”, “con i sacrifici che comporta”, della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia, con la prospettiva “di chiudere una pagina dolorosa per guardare in avanti nella linea della prevenzione e della creazione di un ambiente più sicuro per i bambini”. Lombardi ha anche ripetuto che quello degli abusi non è uno scandalo che coinvolge solo la Chiesa cattolica ma “molte altre istituzioni”: “È giusto che anche queste prendano con decisone i provvedimenti necessari”.

    Una dichiarazione dai toni ottimistici, quella di Lombardi, che è stata subito duramente criticata dall’associazione delle vittime di abusi di preti Snap, che l’ha definita “arrogante e insensibile”: “Lombardi a quanto pare ha seguito il copione già usato da molti vescovi americani nel cercare di distogliere l’attenzione dalla Chiesa e di coprire lo scandalo”. Le denunce calano, il rigore si allentaI dati delle Conferenza episcopale statunitense segnalano che, per il secondo anno consecutivo, le denunce di abusi sessuali da parte di preti sono in calo: un dato interpretato come segno di una crisi ormai in via di risoluzione, malgrado il caso eclatante di Daniel McCormack, condannato a cinque anni di carcere per abusi su minori commessi dopo l’approvazione della “Carta di Dallas” che prevede provvedimenti rapidi e severi per i preti accusati di molestie. Un rilassamento delle regole approvate nel periodo più nero della crisi sembra d’altra parte imminente: in Inghilterra, un Paese dove, grazie a un protocollo rigoroso adottato per tempo, lo scandalo ha avuto dimensioni molte contenute, il Cumberledge Report ha consigliato ai vescovi di allentare le regole, perché i preti, per il timore di essere accusati, hanno paura di lavorare con i bambini. (alessandro speciale)

    Mercoledì, 25 luglio 2007