Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rolando Leo

  • Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    I primi casi in ordine di tempo risalgono agli anni Sessanta e Settanta. Gli ultimi a poco tempo fa: le segnalazioni sono state girate immediatamente al Ministero Pubblico e hanno portato all’arresto – come noto – di Don Rolando Leo. Tutti sono stati esaminati e approfonditi con cura dalla Commissione di esperti istituita dalla Diocesi di Lugano, man mano che le vittime o i testimoni si facevano avanti.

    Negli ultimi due anni, dalla fine del 2023 a oggi, sono una ventina in Ticino le persone che si sono rivolte alla Curia per raccontare abusi antichi e recenti, ma soprattutto antichi. Circa il doppio rispetto a quelle ascoltate dalla Commissione dall’anno della sua creazione, nel 2016, fino alla vigilia del rapporto presentato dall’Università di Zurigo sugli abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico.

    Cinque persone indennizzate

    A fornire i numeri è il Magistrato dei minorenni Fabiola Gnesa, che presiede l’organismo (cinque mebri e due consulenti esterni) incaricato dalla Diocesi di esaminare le testimonianze e ascoltare le vittime. Dopo il 27 settembre 2023 – quando il gruppo di ricerca zurighese presentò i risultati del suo primo studio, un terremoto per la Chiesa in Svizzera – le segnalazioni «sono aumentate proporzionalmente all’attenzione e al risalto riservati al tema dall’opinione pubblica» osserva Gnesa. Non tutti i fatti emersi sono qualificabili come abusi sessuali – «in alcuni casi si potrebbe parlare piuttosto di comportamenti inadeguati» – e non tutte le testimonianze erano finalizzate alla richiesta di un risarcimento. «Spesso le persone desideravano piuttosto ascolto e riconoscimento, magari una riconciliazione anche, con l’istituzione ecclesiastica». Tuttavia i numeri confermano l’importanza del fenomeno e l’impegno della Chiesa nel fare i conti con il passato.

    Delle segnalazioni raccolte nell’ultimo biennio, circa la metà – una decina – sono state trasmesse dal Ticino alla Conferenza dei vescovi svizzeri, che ha istituito a sua volta una commissione per l’indennizzo delle vittime di abusi prescritti. In cinque casi, registra ancora Gnesa, si è deciso un risarcimento economico. Di nuovo gli importi (il massimo è di 20mila franchi) non possono essere considerati una misura dei torti subiti ma «piuttosto hanno un valore simbolico e confermano la volontà dell’istituzione religiosa di riconoscere e accogliere una sofferenza individuale e collettiva».

    L’associazione delle vittime

    I responsabili o presunti tali – va detto – erano nella maggior parte dei casi ormai deceduti, essendo trascorso un lungo lasso di tempo dai fatti: per i pochi ancora in vita e addirittura in attività – come l’ex docente delle scuole salesiane di Maroggia intervistato settimana scorsa dal Corriere del Ticino – è intervenuta comunque la prescrizione, sia in base al diritto penale che a quello ecclesiastico. «Va ricordato inoltre che il compito del nostro gremio non è l’azione penale, che chiaramente sosteniamo laddove sussistono gli estremi, ma l’ascolto e il confronto con le vittime» conclude il Magistrato dei minorenni.

    Non a caso negli ultimi anni all’operato della Commissione è stato affiancato quello del Servizio cantonale di aiuto alle vittime di reati (LAV) come avvenuto anche nel resto della Svizzera su richiesta delle associazioni di esperti e cittadini toccati dal problema. In Ticino ne esiste una da poco più di un anno, il Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA) che si occupa anch’esso di raccogliere testimonianze e sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sull’argomento. L’associazione ha raccolto in un anno una decina di casi, che non sono sommabili ma in parte sovrapponibili a quelli trattati dalla commissione diocesana.

    Un percorso di ascolto
    «Siamo una realtà che non ha legami istituzionali e offre un ascolto indipendente» racconta la co-presidente Patrizia Cattaneo. «Il nostro lavoro si concentra soprattutto su un ascolto attivo, empatico e non giudicante, sempre nell’ottica delle vittime». Alcune di queste hanno persino aderito all’associazione e creato al suo interno un gruppo di auto-aiuto. «Una proposta preziosa, che è una carta in più accanto all’ascolto» sottolinea Cattaneo. Il gruppo è attivo da gennaio e, accompagnato da una professionista, muove ora i primi passi in un percorso di accoglienza e sostegno reciproco tra pari.

    In Ticino il «vuoto» è stato colmato più tardi rispetto alla Svizzera tedesca e romanda, dove la prima associazione di vittime di abusi – il gruppo SAPEC – è attivo già dal 2010: un ritardo a cui hanno contribuito ragioni culturali e di contesto, secondo i ricercatori dell’UZH. Ma si sta recuperando terreno in fretta. Oltre all’attività di ascolto, il gruppo GAVA offre percorsi formativi per i suoi membri ma anche all’interno della Chiesa, tramite corsi a sacerdoti, seminaristi e collaboratori pastorali. «Puntiamo anche a promuovere un lavoro di rete, cogliendo ogni opportunità per collaborarare con altri attori del territorio». In attesa del secondo rapporto commissionato dalla Conferenza dei vescovi all’Università di Zurigo, che verrà presentato l’anno prossimo, l’associazione sta preparando un evento cantonale di sensibilizzazione in rete con gli altri attori del territorio (i servizi cantonali LAV). Con le consorelle romande e svizzero-tedesche, infine, si sta lavorando alla creazione di un’associazione mantello nazionale.

    «Importante continuare sulla strada della verità»

    Sono passati dieci anni, ma il lavoro è ancora lungo. L’amministratore apostolico Alain de Raemy segue da vicino l’operato della Commissione di esperti sugli abusi sessuali in ambito ecclesiastico (attiva in Ticino dal 2016), un tema che dall’inizio del suo incarico a Lugano gli sta particolarmente a cuore. Il vescovo ha incontrato di persona diverse vittime, e ritiene «prioritario continuare il percorso di verità e riconoscimento delle responsabilità» perseguito in questi anni.  I casi emersi in Ticino dopo il rapporto dell’Università di Zurigo «sono rilevanti» sottolinea, anche se «per la maggior parte si tratta di situazioni del passato e già note».

    I numeri nella Svizzera italiana sono ancora contenuti rispetto ad altre regioni, e per de Raemy «è difficile dire» perché più testimonianze non siano emerse finora. «In questo senso non si può che rinnovare l’invito affinché le persone che non si sono ancora palesate lo facciano superando le loro più che comprensibili resistenze». E proprio per facilitare il processo è «fondamentale» il ruolo del Servizio di aiuto alle vittime (LAV) e del gruppo di ascolto GAVA, riconosce l’amministratore apostolico. Al loro fianco la Commissione diocesana «ha il compito di essere un’antenna ma diventa pure, sempre più, un consiglio e un aiuto al  vescovo in queste delicatissime vicende».

    Un lavoro «continuo e permanente, che si rivolge al passato ma anche al presente e al futuro, nella disponibilità all’accoglienza, all’ascolto e all’accompagnamento – prosegue de Raemy. – Si tratta di un compito prioritario di ascolto e di raccolta delle testimonianze, affidato a persone competenti e indipendenti» e si colloca all’interno di «una preoccupazione più ampia e generale di prevenzione» che la Curia porta avanti da tempo assieme alla Fondazione Aspi (Aiuto, Sostegno e Protezione dell’Infanzia).  Il tutto, conclude l’amministratore apostolico, con un duplice scopo. «In primo luogo promuovere una sensibilizzazione di tipo culturale a queste tematiche che aiuti a uscire definitivamente da un clima di tabù e di omertà. In secondo luogo, per tener viva la vigilanza e l’attenzione al vero bene di tutti, soprattutto dei più fragili e deboli».

    https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/chi-e-stato-indennizzato-dalla-chiesa-in-ticino-per-abusi-425420

  • Giustizia: quando la pedofilia è meno grave delle infrazioni stradali

    Giustizia: quando la pedofilia è meno grave delle infrazioni stradali

    La recente condanna a 18 mesi con la condizionale inflitta a Don Rolando Leo lascia sconcertati. Un sacerdote riconosciuto colpevole di atti sessuali su minori non sconterà nemmeno un giorno di carcere.

    Una decisione che non può non scuotere la coscienza collettiva e che apre interrogativi profondi sulla giustizia del nostro Paese. Il paradosso è evidente: chi commette infrazioni stradali può finire dietro le sbarre anche senza aver causato danni a persone o cose, perché lì la severità è assoluta e le attenuanti non esistono.

    Ma quando a essere colpiti sono bambini, quando viene violata la loro integrità fisica e psicologica, allora improvvisamente la giustizia diventa comprensiva, indulgente, persino benevola. Come possiamo accettarlo? Le motivazioni della sentenza parlano di episodi “di basso livello”, di toccamenti fugaci e sopra i vestiti.

    Ma davvero si può ridurre un abuso a una questione di intensità fisica? Davvero si può ignorare che anche un gesto apparentemente “minore” può lasciare cicatrici invisibili e profonde, che accompagneranno una vittima per tutta la vita? Le parole della Corte, più che rassicurare, feriscono ancora una volta chi ha già sofferto.

    E qui entra in gioco la responsabilità della politica. Perché le leggi che permettono condanne così leggere non nascono in tribunale, ma nei palazzi legislativi. Eppure i nostri deputati, tanto attenti a rincorrere gli automobilisti con nuove regole e sanzioni, tacciono di fronte a crimini che devastano esistenze.

    Questo silenzio è assordante, ed è complicità. Il risultato è amaro: mentre le vittime portano sulle spalle il peso del trauma, l’imputato rischia persino di presentarsi come “danneggiato” dal sistema, avendo già trascorso in prigione più del necessario rispetto alla condanna definitiva.

    Una beffa che si aggiunge allo schiaffo morale. Se davvero vogliamo credere in una giustizia degna di questo nome, i legislatori devono aprire gli occhi.

    Non è più tempo di voltarsi dall’altra parte. Perché un Paese che punisce più severamente chi supera un limite di velocità che chi abusa di un minore ha smarrito il senso stesso della giustizia.

    https://www.ticinonews.ch/ospiti/giustizia-quando-la-pedofilia-e-meno-grave-delle-infrazioni-stradali-416979

  • Sentenza Don Leo, Dadò: “Pena ridicola!”

    Sentenza Don Leo, Dadò: “Pena ridicola!”

    di Fiorenzo Dadò* – La notizia della minuscola ridicola pena inflitta a Don Rolando Leo è una rivelazione triste, inaccettabile! Quando si tratta di radar e di un bicchiere di troppo le pene sono ben altre.

    Nella difficile lotta alla pedofilia e agli abusi sessuali si fanno due passi in avanti e poi cinque indietro, soprattutto ogni volta che vengono emesse sentenze di questo genere.

    L’investimento del Cantone in questo settore è assolutamente insufficiente, anzi, in questi anni, durante i quali sono aumentati di oltre 200 gli agenti ( soprattutto in corpi speciali, capi e scrivanie) si sono per contro diminuiti gli agenti che si occupano dei reati sessuali. Infatti il settore è nettamente sotto dotato e quei pochi eroi devono fare il boia e l’impiccato.

    Finché non ci si crede, non si investe e non si cambiano le leggi a Berna inasprendole, questi e tanti altri casi di questo genere continueranno a essere la norma.

    *presidente Centro

    https://www.ticinolibero.ch/tribuna-libera/1860394/sentenza-don-leo-dado-pena-ridicola

  • Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

    Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

    LUGANO – «Ha agito spinto dalle sue pulsioni più basse. Ma chi frequenta quest’aula sa che abbiamo visto fatti esponenzialmente più gravi». È quanto ha detto stasera alle Assise criminali di Lugano il giudice Amos Pagnamenta, annunciando la condanna del prete ticinese Don Rolando Leo.

    Scarcerato – L’uomo, accusato di abusi sessuali su nove ragazzi, è stato condannato a un anno e mezzo di carcere, di cui sei mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di due anni. Avendo già scontato un anno di detenzione, verrà quindi immediatamente scarcerato.
    Alla pena si aggiunge un trattamento terapeutico ambulatoriale e il divieto a vita di svolgere attività professionali ed extraprofessionali a contatto con minori.

    Fragilità nell’atto d’accusa – «Tre dei giovani sentiti hanno dichiarato di non aver mai subito i suddetti abusi, per cui non si comprende come mai siano stati inseriti nell’atto d’accusa», ha spiegato Pagnamenta, che ha prosciolto il parroco da molteplici ipotesi di reato. «Certo, potrebbe esserci della vergogna nell’ammettere i fatti, ma può anche essere che davvero nulla sia accaduto. Don Leo sembra poi aver compreso di aver sbagliato, vi è quindi l’attenuante specifica del sincero pentimento».

    «Richiesta di pena fuori scala» – Per la Corte la richiesta della pubblica accusa (cinque anni e mezzo di carcere) «è quindi da considerarsi fuori scala e alimenta in modo ingiustificato le speranze delle vittime». Per quanto concerne i massaggi, «si è trattato di toccamenti rapidi, frugali e furtivi sui genitali, ma sopra i vestiti. Più gravi i reati commessi nei confronti della vittima principale, visto che è stato toccato sui genitali mentre dormiva».

    «Atti non penalmente rilevanti» – Nell’atto d’accusa «vengono poi menzionati atti che non hanno alcuna rilevanza penale», ha continuato Pagnamenta. «Al contrario di quanto indicato dalla procuratrice pubblica, il toccamento del petto di un uomo, diversamente da quello di una donna, non è ritenuto un atto sessuale. Solo i massaggi in cui vi è stato un contatto con i genitali sono quindi stati ritenuti».

    Per quanto riguarda infine la vittima principale, la Corte ha giudicato il suo rapporto con il prete come «stretto, ma non manipolatorio», per cui la coazione sessuale, in molti casi, non è stata ritenuta realizzata.

    «Non ha minimizzato, ha ammesso praticamente tutto» – Il comportamento processuale del sacerdote, da ultimo, è stato reputato come positivo. «Durante il procedimento Don Rolando Leo non è sembrato manipolatorio e non è apparso minimizzare i suoi atti», ha sottolineato il giudice. «Al contrario, oggi in aula ha in pratica ammesso tutti i reati costitutivi, cosa che si vede raramente per questo genere di reati».

    Il 56enne, in definitiva, è stato condannato per quattro episodi di atti sessuali con fanciulli, tre episodi di coazione sessuale e un episodio di atti sessuali con persone incapace di discernimento o inette a resistere.

    La pubblica accusa, lo ricordiamo, aveva chiesto cinque anni e mezzo di carcere, mentre la difesa aveva spinto per una pena massima di tre anni, in gran parte da sospendere con la condizionale, e per la scarcerazione immediata.

    https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1860308/abusi-sessuali-su-ragazzi-don-rolando-leo-esce-dal-carcere

  • Coazione sessuale: condannato a 18 mesi ex cappellano di un collegio ticinese

    Coazione sessuale: condannato a 18 mesi ex cappellano di un collegio ticinese

    È stato condannato a 18 mesi di carcere sospesi con la condizionale per due anni e a un accompagnamento ambulatoriale l’ex cappellano del collegio Papio di Ascona a processo giovedì per una serie di reati sessuali ai danni di minori e giovani adulti. La Corte, presieduta da Amos Pagnamenta, haanche deciso l’immediata scarcerazione del sacerdote e il divieto a vita di svolgere qualsiasi attività con i giovani.

    Il sacerdote è dunque stato riconosciuto colpevole di coazione sessuale solo per alcuni casi, definiti lievi dalla Corte. Quest’ultima ha poi richiamato l’accusa, non comprendendo su quali basi abbia promosso una richiesta di pena fuori scala rispetto ai fatti accertati.

    L’accusa

    Durante il dibattimento odierno, il pubblico ministero Valentina Tuoni aveva infatti formulato la richiesta di condanna a cinque anni e mezzo di reclusione per i reati di coazione sessuale e atti sessuali con minori.

    Il pubblico ministero ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà affrontate dalle vittime nel denunciare e ammettere i fatti, considerata la notorietà e la stima di cui gode l’imputato. Un elemento insolito, ha rivelato Tuoni, è rappresentato dalle lettere di perdono e supporto ricevute dal religioso durante la detenzione, circostanza rara per imputati accusati di abusi su minori.

    Le vittime consideravano l’imputato una figura di grande fiducia. Un caso particolarmente significativo riguarda un giovane i cui genitori erano stati sposati dal sacerdote, che aveva anche celebrato il suo battesimo. Il numero complessivo delle persone coinvolte ammonta a nove, quattro delle quali minorenni al momento dei fatti.

    La difesa

    La difesa aveva sollecitato invece una condanna non superiore ai tre anni, con parziale sospensione della pena. Aveva inoltre avanzato istanza per la scarcerazione immediata, considerando l’anno di detenzione già scontato.

    L’avvocato difensore Marco Masoni ha posto l’accento sulla collaborazione prestata dal suo assistito durante le investigazioni, sottolineando come sia stato lui stesso a indicare le vittime che diversamente non sarebbero state identificate.

    Le accuse a carico del religioso riguardavano come detto abusi su nove giovani, consistenti in massaggi al petto e contatti inappropriati mediante sfregamento dell’avambraccio sui genitali delle vittime. La strategia difensiva ha puntato al proscioglimento per quattro dei nuovi episodi contestati, sostenendone l’inesistenza, mentre ha riconosciuto i restanti cinque casi, ridimensionandone tuttavia la frequenza.

    Il comunica stampa della Curia vescovile

    In serata sulla vicenda ha preso posizione la Curia vescovile che ha diffuso un comunicato stampa. “L’Amministratore apostolico, il vescovo Alain de Raemy, – si legge nella breve nota – esprime la vicinanza sua personale e della Diocesi alle persone coinvolte negli episodi, condividendo con loro, con i loro familiari e con tutti coloro che sono toccati da questa vicenda dolorosa, la sofferenza vissuta e assicura la costante disponibilità di ascolto e di supporto”.

    La Curia precisa inoltre che “in merito alla situazione attuale del presbitero, proseguono l’indagine canonica nei suoi confronti e le opportune valutazioni circa la sua prossima residenza”. ROLANDO LEO

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/coazione-sessuale-condannato-a-18-mesi-ex-cappellano-di-un-collegio-ticinese/89838112

  • Condanna a 18 mesi per il prete ticinese accusato di abusi

    Condanna a 18 mesi per il prete ticinese accusato di abusi

    “Durante il procedimento ai giudici (il prete imputato) non è sembrato manipolatorio e non è apparso minimizzare i suoi atti. Al contrario, oggi in aula ha in pratica ammesso tutti i reati costitutivi, cosa che si vede raramente in questo genere di processi», ha esordito il giudice Amos Pagnamenta, che ha pure riconosciuto la possibilità che l’uomo durante gli interrogatori possa aver confuso massaggi e toccamenti per la tensione della situazione.

    Un atto di accusa e una richiesta di pena sproporzionata

    Il giudice si è detto sorpreso che nell’atto di accusa siano stati menzionati elementi che non hanno alcuna rilevanza penale. Quindi la stessa richiesta di pena di oltre cinque anni secondo il giudice è sembrata sproporzionata. «Al contrario di quanto indicato dalla Procuratrice pubblica, il toccamento del petto di un uomo non è ritenuto un atto sessuale.

    Solo i massaggi in cui vi è stato un contatto con i genitali sono quindi stati ritenuti». Da qui il ridimensionamento della condanna che è stata fissata in 18 mesi sospesi per due anni per complessivamente 4 episodi considerati atti sessuali su fanciulli, tre episodi di coazione sessuale e un episodio di atti sessuali con persone inette a resistere.

    Prosciolto invece dal reato di pornografia per l’impossibilità di determinare con certezza l’età delle persone presenti nelle immagini da lui scaricate. Il sacerdote è stato quindi subito scarcerato. Secondo i giudici i toccamenti sono stati rapidi, e fugaci e sopra i vestiti (commessi contro un adulto sarebbero stati considerati molestie punibili con una multa pecuniaria).

    La sentenza è stata motivata anche considerando il confronto con pene inflitte a persone che hanno commesso reati ben più gravi rispetto al caso in esame. Nella commisurazione della pena si è tenuto conto del pentimento e della collaborazione del presbitero, che ha spontaneamente fatto i nomi di vittime ai quali aveva proposto i “massaggi”. Infine, la corte ha vietato al sacerdote a vita ogni attività con i minorenni. Il prete è stato anche condannato a pagare indennizzi ad alcune delle vittime. La Procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha già annunciato che ricorrerà in appello. ROLANDO LEO

    https://catt.ch/newsi/condanna-a-18-mesi-per-il-prete-ticinese-accusato-di-abusi

  • Si apre in Ticino il processo a un sacerdote accusato di abusi sessuali

    Si apre in Ticino il processo a un sacerdote accusato di abusi sessuali

    È iniziato giovedì il processo contro un sacerdote 56enne, ex cappellano del collegio Papio di Ascona, arrestato un anno fa con l’accusa di abusi sessuali su minori. L’uomo, già in carcere e in fase di espiazione della pena, è noto nell’ambito ecclesiastico ticinese per aver ricoperto ruoli educativi e spirituali, tra cui quello di assistente della Pastorale giovanile diocesana e docente liceale.

    In aula dovrà rispondere di una ventina di episodi avvenuti tra il 2015 e il 2023, principalmente in contesti legati alla Chiesa. Le vittime sono nove, di cui quattro minorenni. I presunti abusi sarebbero avvenuti durante massaggi definiti “rilassanti”, in alcuni casi con atti più gravi. L’uomo avrebbe ammesso parte dei fatti.

    L’inchiesta è partita da una segnalazione raccolta dall’amministratore apostolico Alain de Raemy e trasmessa alla Commissione per gli abusi sessuali. Non è ancora chiaro se il precedente vescovo Valerio Lazzeri fosse già stato informato. La Curia di Lugano non sarà presente in aula e si esprimerà solo dopo la sentenza, attesa già in giornata. ROLANDO LEO

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/si-apre-in-ticino-il-processo-a-un-sacerdote-accusato-di-abusi-sessuali/89833892

  • Giovedì 14 agosto il processo a porte chiuse al prete ticinese accusato di abusi

    Giovedì 14 agosto il processo a porte chiuse al prete ticinese accusato di abusi

    Inizia il 14 agosto 2025 il processo a carico del sacerdote 55enne accusato di abusi che all’epoca dei fatti era assistente della pastorale giovanile della diocesi di Lugano, cappellano al collegio Papio di Ascona nonché responsabile dell’Ufficio dell’istruzione religiosa scolastica della Diocesi. Incarcerato ormai da oltre un anno (7 agosto 2024 il fermo dell’uomo), dovrà rispondere di atti sessuali con minori, persone incapaci di discernimento o di resistere, coazione sessuale e pornografia, per fatti avvenuti tra il 2015 e il 2023. Attualmente l’uomo si trova nel carcere La Stampa di Lugano dove sta espiando anticipatamente la pena. La procuratrice Valentina Tuoni intende richiedere una pena superiore a cinque anni. La corte sarà così composta anche dagli assessori giurati.

    Il caso

    Il caso è emerso dopo che una delle vittime, già confidatasi nel 2021 con il vescovo Valerio Lazzeri, senza aver ottenuto risultati, nel febbraio del 2024 ha rivelato gli stessi fatti all’amministratore apostolico della diocesi di Lugano, Alain de Raemy. Dopo aver ascoltato il giovane, il vescovo Alain lo ha inviato – come da prassi – alla Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale allo scopo di accompagnare la vittima a condividere i fatti da lui vissuti e aiutarlo a decidere se sporgere denuncia. Ciò che il ragazzo decise di fare l’aprile successivo. Quatto mesi più tardi, era il 7 agosto 2024, il prete venne arrestato. Nel frattempo sono emersi altri capi di accusa, tra i quali toccamenti e ipotetici massaggi rilassanti sopra i vestiti nei confronti di altri 9 giovani, cinque maggiorenni e quattro minorenni, mentre gli atti nei confronti del giovane che ha sporto la denuncia sarebbero avvenuti mentre quest’ultimo dormiva. ROLANDO LEO

    https://catt.ch/newsi/giovedi-14-agosto-il-processo-a-porte-chiuse-al-prete-ticinese-accusato-di-abusi

  • Chiesti cinque anni e mezzo per Don Rolando Leo: «Abusi su un 12enne, tra una preghiera e l’altra»

    Chiesti cinque anni e mezzo per Don Rolando Leo: «Abusi su un 12enne, tra una preghiera e l’altra»

    LUGANO – Cinque anni e mezzo di carcere, più un trattamento terapeutico ambulatoriale e l’interdizione a vita di svolgere attività professionali o extraprofessionali a contatto con minorenni. È questa la pena proposta dalla pubblica accusa per il prete ticinese Don Rolando Leo, accusato di aver abusato sessualmente di nove ragazzi, di cui quattro minorenni.

    «L’imputato ha ridotto a oggetti sessuali tutte le sue vittime. E sapeva e sa quali sono le sue pulsioni sessuali, ma non le riconosce realmente», ha detto la procuratrice pubblica Valentina Tuoni. «In corso di inchiesta ha affermato di aver agito senza consapevolezza e di non sapersi spiegare perché massaggiasse i genitali dei ragazzi con il suo avambraccio. Ha detto persino di voler aspettare i risultati della perizia psichiatrica per capire quale male l’avesse spinto a fare quanto ha fatto».

    «Stesso modus operandi, per anni» – Per la pubblica accusa, dunque, il prete «minimizza i suoi gesti e l’impatto che hanno avuto. E questo nonostante abbia mantenuto, per anni, lo stesso modus operandi. È assurdo».

    Lettere di vicinanza in carcere – La procuratrice ha quindi sottolineato come ci volesse un grande coraggio per denunciare Don Leo. «Sceglieva con cura le sue vittime, creava con loro un rapporto intenso, per poi metterle in situazioni equivoche. Ed era, ed è tuttora, una persona conosciuta, ben voluta e rispettata. In carcere ha ricevuto tante lettere che dimostravano vicinanza, in cui gli veniva detto che lo si perdonava,…quando di regola per questo tipo di reati si assiste a una condanna sociale».

    «C’è chi non ha trovato la forza di parlare» – Questa paura di denunciare, d’altronde, sarebbe emersa anche dalle parole di un genitore di una vittima del sacerdote. «Ha dichiarato che le vittime sarebbero molte di più di quelle emerse, ma che non se la sentono di farsi avanti. Ci sono ragazzi che non hanno trovato la forza di parlare. E le dichiarazioni di chi lo ha fatto sono state sofferte».

    «Abusi su un bambino di 12 anni, nella sua cameretta» – A prendere la parola è poi stato l’avvocato Felice Dafond, rappresentante legale di una delle vittime. «All’epoca il mio assistito aveva 12 anni. Don Leo ha approfittato vergognosamente della vicinanza della sua famiglia, che gli ha aperto le porte di casa. E nella cameretta del bambino, tra una preghiera e l’altra, ha commesso quegli abusi. Con il suo agire, dunque, l’imputato ha tradito non solo la fiducia di questa famiglia, ma anche della Chiesa e della scuola ticinese».

    A esprimersi, nel pomeriggio, sarà la difesa.

    https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1860232/chiesti-cinque-anni-e-mezzo-per-don-rolando-leo-abusi-su-un-12enne-tra-una-preghiera-e-l-altra

  • Don Leo, le vittime sarebbero nove

    Don Leo, le vittime sarebbero nove

    Le vittime di Don Rolando Leo sarebbero nove, secondo quanto riporta il quotidiano La Regione che cita l’atto d’accusa nei confronti del religioso, ora in espiazione anticipata della pena: si tratterebbe di quattro minorenni e cinque maggiorenni. I reati contestati all’ex cappellano del collegio Papio di Ascona (nonché docente e assistente spirituale della Pastorale giovanile diocesana, oltre che responsabile dell’Ufficio dell’istruzione religiosa scolastica cantonale) sarebbero – al termine dell’inchiesta condotta dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni – di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, atti sessuali con fanciulli e pornografia. Il 55.enne, difeso dall’avvocato Marco Masoni, era stato sospeso da tutti i suoi incarichi ed è tuttora in carcere alla Farera, in espiazione anticipata della pena dal 7 agosto 2024.

    La Curia, contattata dal Corriere del Ticino, al momento non rilascia commenti, anche perché non è stata trasmessa alcuna comunicazione ufficiale. L’indagine era partita dopo una segnalazione arrivata all’Amministratore apostolico Alain de Raemy. Poi, dopo «un attento esame e accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale» aveva coinvolto gli «organi giudiziari competenti, d’accordo con la persona vittima e secondo quanto previsto dalle normative vigenti», come si legge in una nota della Curia dell’epoca.

    Il giovane che aveva scoperchiato il caso aveva informato l’allora vescovo Valerio Lazzeri dei comportamenti del sacerdote già nel 2021, vale a dire tre anni prima che fossero prese delle misure. La reazione del tempo, infatti, si limitò a una telefonata al diretto interessato. Telefonata nella quale vennero formulate le scuse del prelato, che ammetteva i fatti. Nel febbraio 2024 è sempre la stessa persona a confidarsi con l’amministratore apostolico Alain de Raemy, il successore di Lazzeri, sporgendo poi denuncia al Ministero pubblico in aprile.

    https://www.cdt.ch/news/don-leo-le-vittime-sarebbero-nove-388646