Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
    con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

    di Andrea Alberizia

    Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

    Don Alvaro Marabini

    «Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

    «Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

    Don Giansandro Ravagna

    Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

    Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

    Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

    Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

    Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

    Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

    A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

    24 – 03 – 2013

  • La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    Perseguita il prete, allontanata dalla chiesa e indagata per stalking

    La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    di Adelaide Pierucci

    ROMA – Divieto di avvicinarsi alla parrocchia e di comunicare col prete, telefonicamente, via sms e sul web. E’ dovuta intervenire la magistratura per fermare una stalker invaghita del suo sacerdote. Un incubo per Bella Monaca, benvoluto da tutti e vittima dal gennaio 2012 dell’assillo di una fedele.

    La donna, un’impiegata di 41 anni, in un’escalation di passione ha cominciato a seguirlo, a tempestarlo di telefonate e messaggini, a fare irruzioni in canonica, a citarlo sul suo blog e a inviare lettere ad altri parrocchiani, fino a sedersi al primo banco durante la messa, usando metodi sempre più ossessivi, offensivi e minacciosi. Il sacerdote prima aveva preferito farsi sostituire alla messa, poi era anche finito al pronto soccorso in preda alle palpitazioni. E alla fine, estenuato, aveva deciso di denunciare la donna. Lo ha fatto nel settembre 2012. La procura di Roma si è subito attivata con una serie di interrogatori. E, nei giorni scorsi, è arrivata la svolta con l’allontanamento disposto dal giudice. Le indagini sono state fatte dai carabinieri di Tor bella Monaca e dalla polizia postale.

    LA DENUNCIA
    «Non ce la facevo più e ho affidato ad altri la soluzione del problema, ma preferisco non parlarne», ha detto ieri don Rocco. Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha disposto una misura cautelare nei confronti della donna intimandole di stare alla larga dal prete e dalla chiesa di Sant’Edith Stein. Due le accuse contro l’indagata: stalking e diffamazione.

    Con ostinatezza avrebbe assillato il sacerdote in modo da «ingenerare nello stesso – come scrive il gip – un fondato timore per la sua incolumità e causandogli un perdurante e grave stato di ansia e di paura tanto da indurlo, in due circostanze, a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Costringendo altresì lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita come farsi più volte sostituire nelle celebrazioni della santa messa in considerazione della presenza dell’indagata, in prima fila, fra i banchi della chiesa. O evitare di indire assemblee pubbliche al fine di evitare dissidi nella comunità parrocchiale.

    Ovvero richiedere ad alcuni parrocchiani di “scortarlo” nelle sue attività». Eppure la donna non si rassegnava e, quando il sacerdote, con garbo, cercava di allontanarla si ostinava a frequentare una parrocchia, fuori dalla sua circoscrizione.

    I TABULATI
    Dai tabulati sono state conteggiate 400 chiamate in un anno dal cellulare della donna a quello del sacerdote che era reperibile anche per le estreme unzioni e non poteva spegnere l’apparecchio. Telefonate per lo più mute, che arrivavano anche a casa. Poi, un’infinità di sms, spesso allusivi o offensivi. Ma era sul blog che la fedele si sfogava meglio contro il sacerdote, parlando di «Uccelli di rovo» o dipingendo come una «Una cupola mafiosa» il giro dei collaboratori del prete, dai catechisti al viceparroco, pure loro vittime indirette. Sul web l’indagata offendeva la reputazione di don Rocco e dei suoi collaboratori, indicandoli «facenti parte di una cupola mafiosa che, anziché manifestarsi come accogliente nei confronti della comunità parrocchiale, tenderebbe asseritamente a escludere chi, come lei, non risulta in linea con la parte offesa».

    L’OSSESSIONE
    Don Rocco non si sentiva più libero. La signora infatti «riusciva a impedire lo svolgimento sereno e ordinato della sua vita e del suo lavoro, senza alcuna remora e rispetto neanche del luogo di culto». Il gip nell’atteggiamento della donna ha ravvisato aspetti ossessivi e un concreto pericolo di recidiva. Da qui la decisione di tenere la fedele alla larga dalla chiesa per mettere fine all’azione persecutoria, architettata su più piani e anche via web. Il sacerdote un paio di volte non ha retto: in ospedale gli hanno diagnosticato forti palpitazioni.

    Venerdì 22 Marzo 2013 – 08:06

    giovedì 17 gennaio 2013
    Le scuse di don Rocco Massimiliano Caliandro
    Caliandro aspetto le tue scuse PUBBLICHE e non l’AVVENIRE dentro la cassetta postale!!!

    Me le devi! Ti sei schierato contro di me con chi mi ha aggredita dentro la tua parrocchia, ieri l’ho detto ad un sacerdote, è rimasto allibito, dice che i preti non si schierano mai ma sono preti di tutti i figli di Dio tu sei con Dio o con Satana?

    Sai un prete orgoglioso come e’ lui, quando le fa le dovute scuse?: l’anno del cazzo!
    Ossia l’unica cosa che sa fare. Decisioni puntualmente del cazzo. Dalla parte dell’interesse e mai del giusto. Giusto Vendola può votare uno così.

    La vendetta un sentimento buono o cattivo?

    Di solito, non ho interesse a vendicarmi di un qualche torto subito. Però, c’è un però. Nella vita le vendette mi sono sempre cadute in mano servite su piatti d’argento. Significa, che non le ho mai cercate, ma non ho mai scordato un torto, così da sempre, improvvisamente, accade qualcosa che mi consente di riscattarmi e questo mi da una soddisfazione immensa.
    Non mi provoca alcun senso di colpa, perché restituisco solo quanto mi viene dato, nulla di più.
    Molti ipocriti sostengono che la vendetta sia un qualcosa di negativo. Io no. Se ho l’opportunità di vendicarmi uso tutta la mia energia per annientare chi mi ha fatto del male. Ed anche questa volta ho più volontà perché non ho mai odiato stavolta odio con tutte le mie forze delle persone che sono il male assoluto. La melma, la merda pura di quelle intossicare dai rifiuti illegali.
    (10/01/2013 ore 10.58)
    Pubblicato da Monia Lustri a 10:58

    http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:vEKnuxUrga0J:monialustri.blogspot.com/2013/01/le-scuse-di-don-rocco-massimiliano.html+monia+lustri+don+rocco&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

    luposolitario15 gennaio 2013 11:08

    Ma non pensi che accanirti con questo prete che già in quanto tale ha tutto il mio disprezzo ,sia tempo perso? La verità tanto la sapete solo tu e lui e se veramente esiste il tuo dio prima o poi farà i conti con lui
    Rispondi
    Monia Lustri15 gennaio 2013 11:25

    Vedo che è tempo perso in quanto credo che un prete che si schiera non è un prete;
    un prete che addirittura si schiera e fa collaborare delle persone violente non è un prete;
    quindi cosa ci fa in busta paga del vicariato se il suo lavoro non lo fa se non per fare il compiacente di chi a quelle mura ci sta abbarbicato addirittura fino a diventare violento con il suo bene placido? sa cosa significhi doversi vergognare per ciò che ancora oggi continua a fare fingendo che nulla sia accaduto li dentro?
    Non si fa schifo, cosa che invece fa a me… tanto quanto chi mi ha aggtedita e lui è stato il primo…
    Non mollerò finchè non se ne torna a rompere i coglioni a casa sua, al suo paese e non nella mia zona… dando corda a gente che sta li e al prossimo rompe solo i coglioni con prepotenza, arroganza e spavalderia..arriverà il giorno in cui il vescovo Marciante il culo non glielo potrà più coprire!
    E chi cresima i figli dei prediletti nemmeno.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/03/…atela-55089939/

    Repubblica Roma
    Venerdì 22 marzo 2013 – Aggiornato alle 14.44

    Parrocchiana stalker del prete
    Il giudice ordina: “Allontanatela”

    Una parrocchiana quarantenne, perseguita Don Rocco, il parroco della chiesa di Sant’Edith Stein, nel quartiere di Tor Bella Monaca. Il gip ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori
    di FRANCESCO SALVATORE

    Era molto più interessata al parrocco che alla chiesa. Un interesse tale che si trasformato in infatuazione e poi in ossessione. Lei, una parrocchiana quarantenne di origine abruzzese, adesso non potrà più avvicinarsi a Don Rocco, anche lui quarantenne, né contattarlo in alcun modo, né frequentare più la chiesa di Sant’Edith Stein a Tor Bella Monaca.

    Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori. Telefonate, messaggi, pedinamenti e appostamenti che lo hanno turbato a tal punto da causargli un perdurante stato di ansia e paura, e che lo hanno costretto nell’ultimo anno ad andare al pronto soccorso due volte, oltre che alla rinuncia più grande: diverse volte non ha potuto nemmeno celebrare la messa.

    La vicenda, su cui hanno indagato i carabinieri, inizia nel gennaio dello scorso anno. La donna ha un interesse per Don Rocco e cerca in ogni modo di entrare in contatto con lui. La domenica a messa è sempre seduta in prima fila, mentre durante la settimana chiama in continuazione il prete – 400 telefonate nell’anno – e gli invia una miriade di messaggi. Un escalation negli ultimi mesi del 2012. La donna compie una serie di “incursioni” nell’ufficio privato del prete, ostinandosi a restare nonostante gli inviti ad andarsene. Una serie di atti che hanno sconvolto il parroco creando un clima teso fra gli altri parrocchiani che lo hanno indotto a denunciare quanto
    accadeva.

  • “Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

    “Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

    Nel giorno dell’insediamento ufficiale di Papa Francesco, il Washington Post tira fuori qualche scheletro dall’armadio e racconta la vicenda giudiziaria di padre Julio Cesar Grassi, sacerdote argentino e fondatore di un programma a sostegno degli orfani, oggi condannato con la condizionale per molestie sessuali ai danni di un bambino sotto la sua tutela.

    CONDANNATO A 15 ANNI, LIBERO – Si chiama Julio Cesar Grassi e, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, è una specie di celebrità. Giovane, dinamico, interessato al mondo dei media e con un’interessante schiera di finanziatori, padre Grassi è il fondatore di una rete di scuole, orfanotrofi e programmi educativi a sostegno dei bambini e dei giovani argentini più sfortunati. La sua fondazione ha un nome solare: Felices los Niños, bambini felici. Grazie alle sue azioni, padre Grassi si è guadagnato il plauso del mondo politico argentino e, ovviamente, anche quello del suo superiore, l’Arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Ma padre Grassi è stato condannato a 15 anni di prigione per aver molestato sessualmente un bambino che gli era stato affidato. La sentenza, risalente al 2009, è stata sospesa con la condizionale. Padre Grassi, pertanto, non si trova in carcere.

    BERGOGLIO E GLI ABUSI – Secondo quanto riportato dal Washington Post, nell’anno in cui Grassi fu condannato, Bergoglio si sarebbe rifiutato di incontrare la vittima del sacerdote, così come ogni altra persona che subì abusi da parte di un membro del clero argentino. Non avrebbe offerto né le sue scuse, né un risarcimento pecuniario, nemmeno in quei casi denunciati da altri membri della Chiesa o nei casi in cui i sacerdoti accusati fossero finiti in carcere. Bergoglio è stato eletto Pontefice meno di una settimana fa, e da quel giorno i media internazionali si sono soffermati principalmente sulle sue azioni durante la “guerra sporca” nel periodo della dittatura. Ma, oggi, lo scandalo che incombe sul Vaticano è legato alla pedofilia e, benché non ci siano prove che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires abbia avuto un ruolo nel coprire i casi di abusi, si tratta di una macchia che potrebbe condizionare il papato di Bergoglio.

    “È STATO IN SILENZIO” – Numerose associazioni argentine a sostegno dei diritti umani hanno affermato che, negli ultimi anni, Bergoglio si sarebbe schierato con molta convinzione insieme alle organizzazione laiche per combattere la prostituzione minorile e il mercato del sesso e che avrebbe dato precise istruzioni ai vescovi di denunciare alla polizia tutte le accuse di abusi da parte dei membri del clero. Lo scorso settembre, quando un sacerdote è stato accusato di aver abusato di decine di ragazzini tra il 1984 e il 1992, Bergoglio aveva diffuso un comunicato in cui riaffermava “la sua profonda vergogna e l’immenso dolore per quanto commesso da una persona che dovrebbe dare l’esempio”. Tuttavia, per la maggior parte dei 14 anni in cui Bergoglio è stato Arcivescovo di Buenos Aires, non avrebbe intrapreso nessuna azione decisiva per proteggere i bambini dagli abusi, né avrebbe chiesto scusa quando i primi casi vennero alla luce. ”È stato in silenzio, completamente in silenzio” – ha dichiarato Ernesto Moreau, membro argentino delle Nazioni Unite nonché avvocato di alcune delle vittime che avevano chiesto, inutilmente, un incontro con Bergoglio. “In quel caso Bergoglio non fu troppo diverso dagli altri vescovi argentini, né dal Vaticano”.

    PADRE GRASSI, UN CASO PROBLEMATICO – Il caso di padre Grassi è stato particolarmente problematico, perché il sacerdote era considerato molto vicino sia a Bergoglio che ai giovani sacerdoti coinvolti nella fondazione. Una fondazione che accoglie 600 orfani e gestisce un giro di donazioni particolarmente cospicuo. Grassi non è stato espulso dal clero: anzi, dopo la sentenza, i vertici della Chiesa argentina guidati da Bergoglio, commissionarono un lungo report in cui si affermava che Grassi era innocente. Il documento è stato messo agli atti in vista del processo d’appello, ancora da celebrarsi, e Grassi può continuare a vivere a pochi passi dalle aule e dei dormitori della scuola da lui fondata e che oggi è diventata il centro della comunità fondata dal sacerdote. Alcuni dipendenti della scuola hanno testimoniato al processo. Una custode ha raccontato che Grassi “aveva i suoi preferiti, sempre maschietti. Regalava loro biciclette o giocattoli e poi ne sceglieva uno perché fosse il suo piccolo segretario”. Ad accusarlo ci sono poi le testimonianze di tre ragazzini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni.

    RISTABILIRE LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA – “Molti cattolici vogliono proteggerlo e difenderlo – ha dichiarato Sister Martha Pelloni, avvocato argentino specializzato in abusi su minori – Ma quegli abusi erano reali”. Anche Fortunato Mallimaci, sociologo all’Università di Buenos Aires, ha analizzato la situazione: “Negli Stati Uniti e in Europa esiste una netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma non in America Latina – ha spiegato – Qui la società civile è spesso troppo debole per superare il potere del clero e i sospetti si addensano prima sull’accusatore che sull’accusato. Ma se Bergoglio vuole ristabilire la credibilità della Chiesa – conclude Mallimaci – Dovrà essere il primo a dichiarare che nessun abuso verrà tollerato: a Washington come a Roma o a Buenos Aires”.

    www.giornalettismo.com/archives/835681/julio-cesar-grassi/

  • Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law

    Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law

    Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law
    L’incontro durante la visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Il Pontefice avrebbe espresso la volontà di non voler più vedere l’alto prelato, al centro dello scandalo pedofilia

    08:24 – Incontro imbarazzante, ieri, per papa Francesco durante la visita a Santa Maria Maggiore. Il nuovo pontefice ha incrociato il cardinale Bernard Law, in pensione, accusato di aver coperto i preti pedofili nella diocesi di Boston, non prendendo le adeguate misure. “Non voglio che frequenti questa basilica”, avrebbe detto il Papa. Il portavoce della Santa Sede ha cercato di minimizzare l’accaduto.

    Secondo quanto racconta Il Fatto quotidiano, infatti, la presenza del cardinale 82enne è stata discreta e sarebbe stata una sua volontà incontrare il nuovo Pontefice. Che però non avrebbe gradito più di tanto. Papa Francesco avrebbe intenzione di allontanare l’alto prelato, coinvolto nello scandalo pedofilia in Nord America, costringendolo a una vita di clausura.

    Bernard Law divenne arciprete della basilica romana, nonostante accuse pesanti. Il porporato, infatti, pur essendo venuto a conoscenza di preti pedofili, avrebbe trasferiti quest’ultimi in altre parrocchie e sempre a contatto con altri ragazzi. Una posizione “morbida” che non è mai piaciuta molto in Vaticano. A Law fu prospettata una vita in clausura, cosa mai avvenuta ma che potrebbe realizzarsi proprio con papa Francesco.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/articoli/1086112/pedofilia-il-papa-allontana-il-cardinale-law.shtml

  • Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Continua l’inchiesta di Tgn sui casi di pedofilia denunciati all’interno della Curia di Savona: molte porte chiuse e poche risposte, mentre è tornato da Roma Francesco Zanardi, una delle vittime dei presunti abusi, che ha raccolto 20mila firme per chiedere che mons. Calcagno non partecipi al Conclave per l’elezione del Papa.
  • Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Premesso che anche noi sappiamo che il problema pedofilia non è nel celibato, Bergoglio non può dire che la pedofilia “la si ha o non la si ha”, perché è un fenomeno psichico che ha delle cause, che se non sono il celibato, sono certamente legate alla mancata maturazione della sfera affettiva e sessuale. Cosa tipica di chi è represso nei propri sentimenti e nella propria sessualità come preti e seminaristi. E non si capisce cosa genera la pedofilia per Bergoglio. Chi li crea pedofili, Dio?

    Ed è poi vergognoso che Bergoglio voglia distrarre l’attenzione sui preti pedofili prendendosela coi pedofili “familiari”. I preti sono una piccolissima parte della popolazione, in Argentina come in Italia, ed è evidente che la maggior parte dei pedofili appartiene alla stragrande maggioranza della popolazione che sono i non preti.

    www.leggo.it/vaticano/%20/papa_fran…ie/218767.shtml

    PAPA FRANCESCO DISSE: “PRETI PEDOFILI? TOGLIERE IL CELIBATO NON CURA”

    Mercoledì 13 Marzo 2013 – 21:34

    ROMA – Papa Francesco I ha le idee chiare in merito ai preti pedofili. «Se c’è un prete pedofilo è perchè porta in sè la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha»: lo sottolinea il cardinale Jorge Bergoglio, in un libro-intervista (‘Il gesuita), appena pubblicato a Buenos Aires. Proprio per tali ragioni «bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione», sottolinea il cardinale nel volume scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. Nel precisare che la pedofilia rappresenta una «perversione di tipo psicologico previa ad un’opzione di celibato», Bergoglio si dice d’accordo con il Papa, convinto cioè «del mantenimento del celibato». Il cardinale rileva inoltre di «non essere sicuro» che un’eventuale soppressione del celibato «possa portare ad un aumento delle vocazioni». «Se la Chiesa dovesse rivedere tale norma – sottolinea – affronterebbe comunque la questione come un problema culturale di un determinato luogo – per esempio nella Chiesa ortodossa, dove i sacerdoti possono essere sposati – non cioè in modo universale e come un’opzione individuale». «Il 70% dei casi di pedofilia – conclude il cardinale – avviene in un ambiente familiare o di quartiere».

  • Rete L’Abuso, Zanardi: “Pronti nuovi documenti, a Savona 10% di preti pedofili”

    Rete L’Abuso, Zanardi: “Pronti nuovi documenti, a Savona 10% di preti pedofili”

    Savona. Al suo arrivo da Roma, dopo la consegna della petizione contro il cardinal Calcagno, Francesco Zanardi vuole mantenere i riflettori accesi sui singoli casi savonesi. Prosegue così la battaglia anti-pedofilia della rete “L’Abuso”, con lo stesso Zanardi che sottolinea: “Gli episodi che abbiamo catalogato su Savona includono don Giorgio Barbacini, il prete fuggitivo Youssef Dominic di cui divulgheremo anche articoli stranieri, nascosto da Calcagno prima ad Albisola poi nel convento di Finalpia, poi don Nello Giraudo con nuovi documenti, il sacrestano Franco Briano e infine il nuovo caso, quello di don Pietro Pinetto”.

    “Su don Pinetto – prosegue Zanardi – la diocesi si sta vantando dell’immediata sospensione; in realtà esiste un esposto alla Procura del 2010, ma prima ancora dell’esposto avevamo contattato il vescovo Lupi che, però, non aveva né sospeso il sacerdote né lo aveva allontanato dai bambini”.

    “Dalla curia non ci sono risposte, ma solo comunicazioni fatte quando non si può più star zitti. Noi portiamo all’attenzione cinque casi, che abbiamo documentato e accertato, ma molti altri sono al centro di sospetti. Quanto dichiarato da padre Lombardi, portavoce vaticano, è la statistica di un 2% di preti pedofili. Ma a Savona la percentuale è del 10″ afferma Zanardi.

    “Il vescovo Lupi è più che consapevole che a Savona c’è un grave problema. La gran parte dei documenti che abbiamo in mano provengono dalla diocesi di Savona, quindi non si può dire che non sapevano” conclude il portavoce della rete anti-pedofilia.

    Ieri Zanardi ha consegnato 20 mila firme della petizione “Via Calcagno dal conclave”. Zanardi ha anche rafforzato il sodalizio con altre organizzazioni internazionali contro la pedofilia, come la statunitense Survivors Network di Abusati dai Sacerdoti (Snap), annunciando di stare per lanciare una nuova petizione per l’estromissione dalla chiesa di chi ha insabbiato casi di pedofilia.

    Redazione

    http://www.ivg.it/2013/03/rete-labuso-zanardi-pronti-nuovi-documenti-a-savona-10-di-preti-pedofili/

  • Francesco Zanardi No al cardenal encubridor de sacerdote pederasta Nello Guiraudo YouTube

    Francesco Zanardi No al cardenal encubridor de sacerdote pederasta Nello Guiraudo YouTube

    Roma. Francesco Zanardi, activista, sobreviviente abusado sexualmente por sacerdote, Nello Guiraudo, y presidente de la fundación Red L Abuso, y quien hace pocos dias, recolecto mas de 12.500 firmas en contra de la presencia del Cardenal Domenico Calcagno, quien encubrio al sacerdote que lo violó, fue arrestado cuando pretendía entregar las firmas dentro del Vaticano. Afirma ser detenido y es probable que sea acusado “por una manifestación no autorizada”, mientras que la policía simplemente explica que “está considerando” su posición. Zanardi acusa obispo Calcagno de encubrir la responsabilidad de algunos sacerdotes pedófilos cuando era obispo de Savona. Entre estos sacerdotes está , quien abusó de Zanardi, cuando el tenía solo 11 años. Después de muchos años este sacerdote fue condenado en marzo de 2012 a un año. Según Zanardi, este sacerdote abusó de 4 niños más. Un segundo sacerdote, según Zanardi, fue sentenciado a 3 años y 6 meses para la pedofilia. La intención ahora es que Zanardi presente las firmas en la embajada del Vaticano. Que se puede esperar de un sistema que ha usado la fuerza, y la arbitrariedad para callar la verdad! Y no es de ahora, es de siglos atrás, lo mismo ocurrio en la inquisición y en pleno siglo XXI quieren imponer su perversa doctrina, inicuos, malvados !! tienen las manos manchadas de sangre de inocentes niños violados y torturados !!

  • Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Roma. Il portavoce della rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato il nunzio apostolico monsignor Luca Lorusso, al quale ha consegnato il plico con le firme della petizione contro il cardinal Domenico Calcagno. “Mi sono intrattenuto circa quaranta minuti con il funzionario vaticano con il quale ho avuto un colloquio cordiale nel quale ho illustrato il dramma delle vittime. Possiamo dire riguardo alle firme che abbiamo raggiunto l’obiettivo preposto” commenta Zanardi.

    Gli attivisti anti-pedofilia hanno ribadito la loro richiesta di non far partecipare il cardinal Calcagno, ex vescovo di Savona, al conclave. Zanardi ha condiviso la trasferta nella capitale con i responsabili della statunitense Survivors Network di Abusati dai Sacerdoti (SNAP), per ribadire le accuse a Calcagno di aver “sistematicamente coperto i casi di pedofilia della diocesi di Savona nel Nord Italia ai tempi in cui ne era il vescovo”.

    “Non deve partecipare al conclave” ha ribadito Zanardi, che venerdì è stato fermato per due ore dalla polizia italiana quando aveva cercato di presentare la petizione contro il cardinal Calcagno al Vaticano.

    “Sono 20 mila firme – sottolinea Zanardi di ritorno da Roma – E’ stata un’impresa impegnativa ma siamo soddisfatti. Stiamo raccogliendo le sottoscrizioni per un’altra petizione, questa volta da sottoporre al nuovo pontefice: una petizione internazionale per chiedere l’estromissione dalla chiesa di tutti i sacerdoti, vescovi e cardinali che hanno insabbiato i casi di pedofilia”.

    http://www.ivg.it/2013/03/pedofilia-zanardi-consegna-a-nunzio-apostolico-la-petizione-contro-il-cardinal-calcagno/

  • Due miliardi di scandali

    Due miliardi di scandali

    Dare l’impressione di attuare una pulizia radicale, quando invece si è trattato di interventi mirati a salvare la reputazione e le casse della Chiesa, evitando ogni coinvolgimento del Vaticano e della Santa Sede. Di fronte agli scandali finanziari e alla mala gestione dei crimini pedofili di matrice clericale, è stata questa la strategia che ha viaggiato sotto traccia per tutto il pontificato di Benedetto XVI, sotto la sua “benedizione”. In sintesi, cambiare tutto perché nulla cambi, per preservare il potere del Vaticano e la propria influenza all’interno della Santa Sede. Formulando in latino l’intenzione di abdicare da pontefice, la “storica” mattina dell’11 febbraio scorso, Joseph Ratzinger, ha rinnovato questa prassi riuscendo in pochi secondi a cancellare dalla memoria collettiva otto anni di governo caratterizzati da un’azione radicale di restauro e difesa delle tradizioni e di arroccamento della Chiesa cattolica su posizioni intransigenti nel nome della cosiddetta neo-cristianità.

    Già perché in quel momento si è persa traccia, almeno qui in Italia, degli storici attriti dell’illustre teologo con le altre dottrine religiose monoteiste, dei suoi anatemi in difesa del celibato dei preti e contro il sacerdozio femminile, di papa Benedetto XVI che non più tardi di due mesi prima aveva affermato che aborto ed eutanasia, in quanto forme di «omicidio», sono contro la pace nel mondo. Ed è pure scomparso il cardinale Ratzinger che da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha lasciato dissolvere nel nulla diversi crimini di pedofilia clericale pur di preservare l’immagine pubblica della Chiesa universale. In un attimo le sue inattese dimissioni, definite dai media italiani un gesto rivoluzionario, lo hanno tramutato agli occhi dell’opinione pubblica in un eroe dell’epoca moderna. E insieme agli otto anni di pontificato – segnati dalle sconfitte incassate dalla sua linea di governo nel confronto con quasi tutti i nodi della situazione ecclesiale ed evidenziate dal ruolo sempre più sfumato della Chiesa di Roma nella società contemporanea – sono scomparsi gli oltre quattro lustri dello zelante capo della Congregazione, che si erano conclusi nel momento in cui è diventato papa. Trenta anni vissuti da braccio armato della controriforma evaporati con un gesto che potrebbe cambiare il corso della storia della Chiesa, modificando l’immagine di Ratzinger in quella di un riformatore, e restituendo ai cattolici la fiducia nell’istituzione intaccata da una serie impressionante di scandali. Potrebbe.

    Con il Conclave alle porte, aumentano infatti le pressioni dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo papa e l’attenzione della stampa internazionale riguardo la vicenda dei cosiddetti Vatileaks. La “Relatio” riservata sulla fuga di documenti e i veleni interni alla Curia romana, redatta dalla commissione dei cardinali incaricati da Benedetto XVI e solo a lui presentata nel dicembre scorso, il cui contenuto al momento è secretato, potrebbe, appunto, deflagrare da un momento all’altro con delle conseguenze non del tutto imprevedibili. Tutta l’operazione di pulizia dell’immagine della Chiesa, realizzata da Joseph Ratzinger e i suoi stretti collaboratori, durante la sua permanenza sul trono di Pietro, rischia seriamente di risultare vana. Dando anche tutto un altro significato alla sua abdicazione.

    «Già oggi le dimissioni di Benedetto XVI dimostrano il fallimento della sua politica e penso che ad esempio riguardo gli scandali finanziari e gli abusi pedofili la sua azione sia stata finalizzata più a una pulizia d’immagine che una pulizia interna della Chiesa» osserva Tommaso Dell’Era docente di Teorie e tecniche della propaganda politica all’Università della Tuscia di Viterbo.

    Vale la pena ricordare il caso della legge 127 antiriciclaggio emanata dal papa il 30 dicembre 2010 per attuare la Convenzione Monetaria tra il Vaticano e l’Unione europea. Dopo la pubblicazione nel 2012 di Sua Santità, il libro-inchiesta firmato da Gianluigi Nuzzi per Chierelettere basato in gran parte sugli stessi documenti vagliati dalla commissione cardinalizia, questa norma “concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, che fu presentata e accolta come una vera e propria “rivoluzione” nella legislazione vaticana, si è rivelata solo un apparente impegno a rompere col passato. Quel passato che, nei 70 anni di vita dell’Istituto opere religiose, ha consegnato alla cronaca (nera) le scorribande “finanziarie” del cardinal Marcinkus, di Sindona, di Calvi, i “rapporti” delle gerarchie ecclesiastiche con la banda della Magliana e la mafia, nonché i trattamenti di favore a uomini di governo, politici, imprenditori e affaristi italiani.

    C’è poi un altro elemento che occorre considerare: i costi finanziari a carico della Chiesa per il danno d’immagine provocato dagli abusi clericali sui minori nel biennio 2010-2011. Sono stati calcolati nel 2012 dal National Catholic Risk Retention Group e presentati a un simposio mondiale sul tema organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma. Lo studio li ha quantificati in circa due miliardi di dollari mettendo in luce come ad incidere di più siano stati i costi non strettamente finanziari, vale a dire: investimenti mancati in opere di bene e danno alla missione evangelizzatrice. In poche parole: perdita di potere politico, fuga di fedeli e soprattutto di offerte. «Ratzinger – prosegue Dell’Era – da prefetto della Congregazione è personalmente coinvolto nella copertura di alcuni casi di abusi, su tutti quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Pertanto se anche da pontefice ha avuto intenzione di fare pulizia per bloccare questa emorragia non è potuto andare oltre un certo limite. Nel corso del suo pontificato invece di “tolleranza zero” contro la pedofilia, si è tenuta una condotta adattata ai singoli casi via via emergenti, per evitare il massimo delle perdite economiche e di immagine, con il minimo possibile impegno soprattutto pubblico. Basti ricordare le polemiche per la scarsa attenzione alle “vittime” nei suoi viaggi pastorali in Usa o Australia». Per non dire dei numerosi insabbiamenti, oscurità e resistenze specie in Italia. «Le resistenze ci sono, non però tra chi vuole tolleranza zero e chi invece vuole continuare a nascondere. Ma tra complici dello stesso livello che difendono interessi diversi (diocesi locali, episcopati nazionali versus curia romana, cordate cardinalizie varie).

    La gestione della pedofilia e degli abusi in questo momento è centrale e vitale per l’immagine della Chiesa ma è la cartina tornasole delle contraddizioni del neo papa emerito. Secondo Dell’Era questo è dimostrato dal fatto che il cardinal Roger Mahony, accusato negli Stati Uniti di aver “mal gestito” i casi di 122 sacerdoti pedofili evitando di segnalarli alla magistratura, «è stato chiamato dal Vaticano a partecipare al Conclave, mentre l’ex primate di Scozia, Keith O’Brien, accusato (e poi reo confesso) di abusi su quattro seminaristi, è stato escluso. In pratica, quando le violenze diventano pubbliche e non si può più impedire la fuga di notizie, la Santa Sede interviene facendo passare questa azione come se fosse una sua iniziativa. Contro chi invece ha coperto gli abusi non si agisce perché Ratzinger è il primo ad averli insabbiati. Ecco, lui dimettendosi si è lasciata una porta aperta. Una mossa abile. Da papa emerito rimane dentro il Vaticano, anche per motivi giuridici, mantiene un’influenza e può continuare a esercitare una forma di controllo. Però si è dovuto dimettere».

    Federico Tulli, Left n° 9 del 9 marzo 2013