Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

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    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania
    Il vescovo di Ratisbona: la ministra che ci accusa è una massona
    • ROMA. Uno dei vescovi tedeschi più vicini a papa Benedetto XVI ed in prima linea nell’operazione trasparenza sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Germania ha reagito ieri a recenti critiche del Guardasigilli di Berlino sostenendo che la ministra non ha i titoli per pronunciarsi su questo tema dato che sarebbe vicina alla massoneria e vorrebbe in sostanza depenalizzare la pedofilia.

    La reazione, che alimenta un attrito in corso fra Chiesa cattolica e parte del governo tedesco, è venuta dal vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller: a margine di un convegno teologico alla Pontificia università lateranense di Roma, davanti a telecamere, l’alto prelato ha affermato che «la nostra ministra della Giustizia appartiene all’Unione umanistica», l’ «Humanistische Union». Il vescovo ha sostenuto che questa associazione è una sorta di massoneria che «considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia».

    Le critiche cui ha fatto riferimento Mueller sono le accuse di «silenzio» rivolte al Vaticano dalla Guardasigilli, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. L’espo – nente della Fdp nei giorni scorsi aveva accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli abusi sessuali commessi negli anni passati in scuole cattoliche tedesche e ha chiesto che le vittime vengano risarcite. L’accusa aveva costretto la cancelliera Angela Merkel, cristiano-democratica (Cdu), a correre ai ripari affermando pubblicamente che la Chiesa prende «molto seriamente» la questione degli abusi sessuali su minori.

    La ministra, come ha annun ciato ieri in tv un suo sottosegretario, ha proposto per il 25 marzo un incontro chiarificatore al presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che ieri incontrerà il papa a Roma per parlargli anche di questo tema.

    Non c’è bisogno comunque, ha detto Mueller, di coinvolgere il papa: «si tratta di casi di 40-50 anni fa» amplificati da «un gran clamore dei mass media mentre i problemi che abbiamo oggi in Germania sono altri». Nel Paese inoltre «abbiamo vescovi forti» e «capaci» di affrontare la questione anche se «per la maggior parte si tratta di casi del passato ed il passato non può essere modificato».

    Il pulpito da cui sono venute le notazioni sulla ministra, considerata di tendenze progressiste e nota per dire apertamente come la pensa, è autorevole. Gerhard Ludwig Mueller, come è stato ricordato ieri al convegno presentando il suo intervento, è docente di dogmatica e fondatore dell’isti – tuto che sta curando l’edizione in 16 volumi di «tutta l’opera di Joseph Ratzinger» di cui ad aprile uscirà il terzo tomo.

    Mueller, inoltre, è impegnato in una missione delicata: far luce su eventuali abusi nel coro dei «passerotti del Duomo« (i Domspatzen, le celebri voci bianche di Ratisbona) di cui è stato direttore il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

  • Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    Pedofilia, il fratello del papa si scusa con gli ex alunni

    di Alessandro Bongarzone

    ROMA – Dopo quelle del vescovo di Ratisbona, arrivano – oggi – anche le scuse pubbliche del fratello di Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, già direttore del “Regensburger Domspatzen”, il coro delle voci bianche della Cattedrale di Ratisbona, dal 1964 al 1993.
    Monsignor Ratzinger racconta
    Lo fa con un’intervista, rilasciata al quotidiano tedesco “Passauer Neue Presse”, con cui chiede perdono agli ex ragazzi del coro, vittime di abusi sessuali da parte di alcuni sacerdoti della scuola e del collegio, ribadendo, però, di non essere mai stato a conoscenza di tali episodi.
    Il fratello del pontefice, invece, ha raccontato nell’intervista di essere a conoscenza delle punizioni corporali che erano in uso nel collegio e che, lui stesso, in taluni casi ha “dovuto” distribuire qualche schiaffo ai ragazzi del coro affermando, infine, di essere stato “sollevato” quando questa pratica venne vietata da legislatore tedesco nel 1980 precisando, dopo aver rinnovato le scuse, questa volta per gli schiaffi assestati per intemperanza verso “manchevolezze o per un consapevole rifiuto di prestazioni”, di essersi in seguito sempre attenuto a tale divieto.

    L’86 enne monsignor Ratzinger ha anche affermato che alcuni ragazzi gli avevano raccontato degli episodi che si verificavano nel convitto di Etterzhausen, da dove venivano reclutati i cantori, soprattutto da parte del direttore John M., ma niente che gli facesse presumere fatti di tale gravità: “Se avessi saputo – ha detto – dell’eccessiva violenza con cui si agiva, già allora avrei detto qualcosa” anche se – ha spiegato – non sarebbe servito a modificare la prassi in atto visto che la scuola è “un istituto a parte” e non si può intervenire sulla sua gestione.

    Le iniziative del Governo
    La ministra federale della Famiglia, Kristina Schröder e quella dell’Istruzione, Annette Schavan hanno organizzato, intanto, per il prossimo 23 aprile una tavola rotonda sul tema degli abusi sui minori dove – hanno annunciato – saranno discusse anche le questioni degli aiuti alle vittime e le misure preventive. All’incontro dovrebbero partecipare rappresentanti di varie istituzioni che si occupano dell’infanzia, dalle famiglie, alle scuole, alla Chiesa cattolica e protestante.

    L’incaricato della Conferenza episcopale tedesca per le vicende di abuso sui minori, monsignor Stephan Ackermann, ha accolto con favore tale iniziativa, definendo “molto utile” un incontro di questo tipo tra realtà associative e istituzioni che operano nel settore dell’infanzia e della gioventù.

    La posizione del ministro della giustizia
    Non si placano invece le critiche della ministra federale della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, nei confronti della Chiesa cattolica che la stessa ministra accusa di aver coperto colpevolmente i casi di abuso verificatisi all’interno delle sue strutture.
    Già nei giorni scorsi tale posizione era stata motivo di frizione con il presidente della conferenza episcopale e solo l’intervento diretto della cancelliera Angela Merkel era riuscito a riportare un minimo di “serenità” tra le due istituzioni.

    Oggi, però, dalle colonne della “Suddeutsche Zeitung”, la titolare della Giustizia torna ad attaccare la Chiesa tedesca chiedendo, perdippiù, che la Chiesa risarcisca le vittime degli abusi sessuali anche nei casi in cui siano scaduti i termini di prescrizione (20 anni dalla maggiore età).
    “Sarebbe questo – afferma la ministra – un “segnale chiaro” e una “parte di giustizia, anche se le ingiustizie sofferte non possono essere compensate mai del tutto”.

    Dello stesso avviso si dice il segretario della SPD, Andrea Nahles, cattolico praticante, che propone di estendere questa richiesta anche agli istituti scolastici secolari, nei quali ugualmente stanno cominciando a emergere casi sistematici di abuso, come a Odenwald. Un risarcimento, anche simbolico, “sarebbe una offerta adeguata per le vittime di allora”.

    Sul versante vaticano, intanto, resta confermato il viaggio del prossimo 12 marzo di monsignor Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca per l’incontro con Benedetto XVI. Si tratta di un’udienza fissata da tempo – in coincidenza con i lavori dell’assemblea generale dei vescovi – in cui, ovviamente, è entrato di prepotenza il tema degli abusi: argomento su cui il pontefice sembra intenzionato ad intervenire personalmente e con decisione come ha già dimostrato nel caso “Irlanda”.

    http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=9049:pedofilia-il-fratello-del-papa-si-scusa-con-gli-ex-alunni&catid=81:europa&Itemid=198

  • Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Abusi, “Vaticano ostacola indagini” Accusa ministro della Giustizia tedesco

    Il ministro della Giustizia tedesco, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha accusato il Vaticano di aver ostacolato le indagini sugli episodi di abusi sessuali commessi nelle scuole cattoliche tedesche. “In numerose scuole e istituti – ha spiegato – c’è stato un muro di silenzio. Fatto in linea con una direttiva del 2001 secondo cui abusi così gravi vengono sottoposti al Papa in modo confidenziale e non devono essere rivelati all’esterno”.

    “Penso che proprio questo muro di silenzio sia legato certamente nelle scuole cattoliche anche al fatto che, in linea con una direttiva del 2001, abusi così gravi vengono sottoposti al Papa in modo confidenziale e non devono essere rivelati all’esterno della Chiesa”, ha spiegato infatti Leutheusser-Schnarrenberger.

    Secondo questa direttiva, i casi di sospetti abusi sessuali vengono esaminati internamente alla Chiesa, ha proseguito il ministro, sottolineando che la direttiva non prevede in modo specifico l’intervento immediato della Procura.

    Il ministro dell’Istruzione chiede tolleranza zero
    Sulla vicenda interviene anche il ministro dell’Istruzione Annette Schavan, che chiede tolleranza zero per i sospetti casi di pedofilia nelle scuole e nei collegi tedeschi. “Gli abusi commessi sugli studenti costituiscono la più grave violazione immaginabile del rapporto di fiducia”, ha detto la Schavan, evidenziando che “non ci deve essere alcuna tolleranza in caso di sospetto di abusi sessuali o di violenze verso bambini e adolescenti nelle scuole o nei collegi. Si dovrà fare luce su tutto”.

    La linea dura del ministro si va ad aggiungere a quella della Santa Sede che, in una nota pubblicata sull’Osservatore Romano, ha annunciato di voler fare “chiarezza” con l’obiettivo principale “di rendere giustizia alle eventuali vittime”. Il Vaticano, comunque, nella stessa nota ha auspicato “che altrettanta chiarezza venga fatta anche all’interno di altre istituzioni pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell’infanzia”.

    Del resto, secondo alcune indiscrezioni, la lettera pastorale che Benedetto XVI sta preparando per i casi di abusi sessuali in Irlanda, potrebbe subire qualche modifica proprio alla luce degli scandali emersi anche in Germania, suo Paese d’origine, rendendo la linea vaticana, che già prometteva rigore, ancor più implacabile. E venerdì prossimo, intanto, è previsto l’atteso faccia a faccia tra il pontefice, che ha visto indirettamente toccato dallo scandalo anche il fratello maggiore, don Georg Ratzinger, come ex direttore del Coro di Ratisbona, e il capo della Chiesa tedesca Robert Zollitsch.
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  • PEDOFILIA: PRIMATE IRLANDA, IN SETTIMANA SANTA RIFLETTERO’ SU MIO FUTURO

    PEDOFILIA: PRIMATE IRLANDA, IN SETTIMANA SANTA RIFLETTERO’ SU MIO FUTURO

    (ASCA) – Roma, 17 mar – Nella Chiesa irlandese sconvolta dallo scandalo pedofilia c’e’ posto per ”guaritori feriti” e ”coloro che hanno fatto errori nel loro passato possono avere una parte della creazione del futuro”? Se lo chiede, nell’omelia pronunciata oggi per la festa di San Patrizio, il primate d’Irlanda, card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh.

    Il porporato e’ sotto accusa da parte delle vittime di abusi sessuali da quando e’ emerso che, negli anni ’70, ha partecipato al processo canonico contro un prete pedofilo in cui era stato chiesto alle vittime di mantenere il segreto sugli abusi. In molti hanno chiesto le sue dimissioni e Brady lascia trasparire dalla sua omelia di star prendendo seriamente in considerazione questa eventualita’: ”Questo – ha detto questa mattina nella cattedrale di San Patrizio a Armagh – e’ un tempo di preghiera profonda e molta riflessione. Siate certi che riflettero’ attentamente mentre entriamo nella Settimana Santa, Pasqua e Pentecoste. Usero’ questo tempo per pregare, per riflettere sulla Parola di Dio e per discernere il volere dello Spirito Santo. Rilfettero’ su quanto ho sentito da parte di coloro che sono stati feriti dagli abusi. Parlero’ con le persone, con i preti e i religiosi, e con coloro che conosco e amo”. ”Pregate – ha concluso – per coloro che sono stati feriti. Pregate per la Chiesa. Pregate per me”.

  • Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Irlanda
    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”
    Le ferite d’Irlanda
    DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCHINI
    Repubblica 5 marzo 2010
    DUBLINO Era una bambina di otto anni, quando la strapparono dalle braccia della madre, giudicata incapace di provvedere ai suoi bisogni, e la rinchiusero in orfanotrofio. «Ho vissuto prigioniera di un incubo fino alla maggiore età», ricorda Kathleen O’Sullivan, una delle vittime delle violenze e degli abusi sessuali perpetrati per decenni nelle scuole, nei riformatori, nelle parrocchie di tutta l’Irlanda. «Le suore ci affamavano, mangiavo la carne, una salsiccia, soltanto a Natale, e ricevevo un uovo sodo per Pasqua. Ma questo era il meno. Ci picchiavano per un nonnulla. Ci seviziavano fisicamente e psicologicamente. Facevo la pipì a letto dalla paura tutte le notti, e loro per punizione mi costringevano a sfilare nuda per la camerata con in testa le lenzuola bagnate di urina. Era un sistema sadico, satanico. I giornali hanno scritto che è stato il nostro Olocausto». «Ma se è così aspettiamo ancora la Norimberga che faccia piena luce e giustizia su quel mostruoso abominio». Luce e giustizia dovevano venire con l’inchiesta ordinata dal governo, durata dieci anni e conclusa nel maggio scorso da un voluminoso rapporto. Cinquemila pagine di testimonianze e indagini sull’attività di 216 istituti gestiti da preti, frati, suore, dai quali tra il 1914 e il 2000 sono passati 35 mila minorenni. La pubblicazione ha sconvolto l’Isola di Smeraldo. Il 90 per cento dei testimoni hanno riportato di avere subito violenze fisiche. La metà hanno raccontato di avere sofferto abusi sessuali. Molti erano orfani. Altri, come Kathleen O’Sullivan, venivano strappati a famiglie povere senza alcuna ragione, per essere trasformati in schiavi del lavoro. Malnutrizione, percosse, terrore e stupri erano il loro pane quotidiano. Tra gli irlandesi, lo shock è stato immenso. E’ perfino diminuito, secondo le statistiche, il numero dei fedeli a messa. Molta gente ha perso la fede: nella Chiesa, nello Stato, nel prossimo. L’Irlanda si è guardata allo specchio, e quel che ha visto l’ha fatta rabbrividire. Eppure, a sei mesi di distanza dalla pubblicazione, si moltipllcano le accuse secondo cui il rapporto è stato una«copertura», un «insabbiamento» o «solo la punta dell’iceberg», come sostiene Kathleen, una delle poche vittime che è riuscita a ricostruirsi un’esistenza: oggi fa il giudice dì pace e ha scritto un libro, “Childhood interrupted” (Infanzia interrotta), sulla tragedia vissuta da lei e da migliala di suoi compatrioti. Il processo di riparazione e di espiazione, affermano le associazioni formate dai “superstiti”, è stato sommario, sbrigativo, riduttivo. Per cominciare, il rapporto non fa nomi, ne delle vittime, e questo è in parte comprensibile, ne dei carnefici -a meno che non siano già stati condannati in sede giudiziaria.e questo protegge decine o centinaia di individui non solo dalla giustìzia penale ma dall’essere almeno identificati in pubblico. «Due delle suore che mi hanno torturato per anni sono ancora vive, libere», dice la signora O’Sullivan, «io vorrei ritrovarmi con loro in un’aula di tribunale, guardarle in faccia, sentire cosa rispondono alle accuse, e non è possibile». In secondo luogo, soltanto una parte delle vittime sono state rintracciate e interrogate: «Nessuno ha interrogato me, e chissà quante altre non sono state ascoltate», accusa Kathleen. E inoltre, per effetto di un accordo con i Christian Brothers, la più vasta associazione religiosa nazionale, è soprattutto lo stato, non la Chiesa, a pagare risarcimenti alle vittime che fanno causa, 12 mila delle quali hanno finora ricevuto compensazioni per un totale di un miliardo di euro. La Chiesa irlandese se l’è cavata con un indennizzo una tantum di 34 milioni di euro e l’accordo lamette al sicuro da ulteriori rivendicazioni legali. Se non in denaro, la Chiesa ha pagato in mortificazioni. Un cardinale irlandese è andato in pensione in anticipo. Quattro vescovi, su pressioni del Vaticano, sono stati costretti a dimettersi. Un pugno di sacerdoti sono finiti in prigione. Uno si è suicidato. E a Roma Benedetto XVI ha chiesto che siano prese misure per impedire che “accadano di nuovo simili abusi». Ma è abbastanza? Non per le vittime. Il rapporto rivela che l’Arciodiocesi di Dublino ha «ossessivamente» nascosto gli abusi per almeno trent’anni. Tredici vescovi erano a conoscenza delle violenze e non le denunciarono. Un prete ammise di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, e non venne rimosso dall’incarico. Un altro confessò di avere abusato sessualmente di un bambino alla settimana per venticinque anni, e non perse il posto. «Non ci sono stati arresti o dimissioni di massa, ne trai religiosi, ne tra le autorità che ne sono diventate complici, coprendone i crimini», dice Kathleen O’Sullivan. La commissione d’inchiesta è stata creata sull’onda dello scandalo suscitato da un coraggioso documentario televisivo che rivelò per la prima volta cosa si nascondeva dietro le mura di chiese e conventi, accusano le associazioni delle vittime, ma lo scopo era «voltare pagina, chiudere il doloroso capitolo, se non in-sabbiare».Dice ancora Kathleen nel suo j’accuse senza più lacrime da spargere: «II primo presidente della commissione si è dimesso dopo tré anni affermando che non aveva libertà di manovra, insomma che non poteva lavorare. Il presidente che ne ha preso il posto era un giudice legato all’establishment religioso. Il risultato si vede». Beninteso, le cinquemila pagine del rapporto non sorvolano su quello che accadeva dentro le «case degli orrori», come le definiscono le vittime. I giornali ne hanno finora riassunto il contenuto ed è bastato per farli sommergere di lettere che dicono: «Mi vergogno di essere irlandese». Non è una lettura facile, ma bisogna farla, per cercare di capire. E’ come se da quegli edifici adornati dal crocefisso su cui è morto il Signore, da quelle case di Dio in cui vigeva, per gran parte della giornata, la regola del silenzio, tutto ami tratto fuoriuscissero le urla disperate di generazioni di bambini. Ascoltiamoli. I bambini venivano «presi a pugni, a calci, frustati, accoltellati, obbligati a inginocchiarsi o a restare in piedi per giorni, costretti a dormire all’aperto in inverno, a fare docce gelate, appesi a un palo, assaliti da cani, legati per essere picchiati meglio». Dice uno: «Non feci bene il letto. Il prete mi fece denudare e mi frustò lungamente con una frusta di cuoio a cui erano attaccate delle monete». Un altro: «Appena arrivato, il frate mi fece spogliare, piegare a gambe larghe su una scrivania, mi ordinò di dire il Padre Nostro e si mise a frustarmi». Un terzo: «Non dimenticherò mai il gatto a nove code». Un altro: «II prete lasciava la frusta di cuoio all’aperto di notte, perché si gelasse e facesse più male». Ancora: «Mi mettevano sale nelle ferite perché bruciassero di più». Un altro: «Gli piaceva tenermi la testa fra le gambe e frustarmi nel sedere». Ancora: «La notte era la cosa peggiore, se non venivano a prenderete, sentivi che portavano via un altro e le urla risuonavano per tutto l’edificio». Elenco di abusi sessuali in un istituto religioso: «89 masturbazioni forzate, 68 stupri anali, 6 penetrazioni digitali». Un ragazzino: «II prete mi prese la mano, e se la mise nelle parti private. Scoppiai a piangere. Mi schiaffeggiò. La notte dopo tomo e feci come voleva». Un altro: «Mi chiudeva a chiave nella sua stanza, mi spogliava, si faceva toccare, mi picchiava e poi mi stuprava». Un terzo: «Un frate guardava mentre l’altro mi stuprava, poi facevano cambio». Una bambina: «La suora mi frustava con una cintura dalla fibbia di metallo». Un’altra: «La suora mi faceva mangiare il mio vomito». Una terza: «Mi legò al letto e mi diede cento frustate». Elenco di abusi sessuali, stavolta su femminucce: «27 stupri vaginali, 22 masturbazioni forzate, 10 contatti genitali». Un esempio per tutti: «La suora mi portò da un uomo. Lei mi spogliò, mi lavò, mi toccò, poi mi diede a lui perché mi stuprasse». Tutti i giorni, tré volte al giorno, i rintocchi della campana dell’Angelus risuonano sul primo canale della televisione nazionale irlandese, come

    a scandire il tempo del paese più ferventemente cattolico d’Europa. Ma oggi gli irlandesi si chiedono angosciosamente per chi suona davvero quella campana. Per le migliala di vittime dell’abominio, che hanno ottenuto solo una parvenza di giustizia? Perla chiesa cattolica irlandese, avvilita da dimissioni e processi? Oppure per il Vaticano e per papa Benedetto XVI, che le associazioni di sopravvissuti alla tragedia accusano di una condanna tardiva e troppo debole? O suona per l’Irlanda intera, per le sue istituzioni, sospettate di avere lanciato l’inchiesta più per nascondere che per fare emergere fino in fondo le dimensioni dell’orrore e le responsabilità collettive? «Ecco cosami fa più orrore», dice Kathleen O’Sullivan. «L’idea che cosi tanti abbiano potuto fare così tanto male, o almeno l’abbiano tollerato, abbiano preferito non vederlo e anche oggi preferiscano dimenticare. Viene da chiedersi se erano tutti mostri o se questa è la normalità umana». Non solo per vittime e carnefici, non solo per preti e suore, per politici e poliziotti, suona a Dublino la campana dell’Angelus. Essa suona per tutti.

  • Pedofilia: scandalo nella Chiesa olandese: denunciati 350 casi di abusi

    Pedofilia: scandalo nella Chiesa olandese: denunciati 350 casi di abusi

    ROMA (10 marzo) – La Conferenza episcopale olandese ha annunciato che sarà avviata un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. Lo scandalo si sta allargando e le denunce sarebebro 350. Si allarga lo scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70: le denunce presentate sono salite ad oggi a 350. Lo ha comunicato un portavoce della chiesa cattolica olandese, che ieri ha deciso di avviare un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto.

    Le denunce sono state raccolte dalla Commissione consultiva episcopale “Aiuto e diritto”, creata nel 1995 dalla chiesa cattolica olandese per aiutare le vittime di abusi sessuali da parte del clericato. L’inchiesta annunciata ieri dalla Conferenza episcopale olandese e dalla conferenza tra istituti religiosi olandesi, che riunisce 190 istituzioni religiose del paese, sarà preparata dall’ex ministro dell’educazione Wim Deetman.

    Un altro caso in Germania. Si allarga in Germania lo scandalo degli abusi sessuali commessi in passato negli ambienti cattolici del Paese: secondo quanto è emerso oggi, violenze su minori sarebbero state commesse anche in una scuola della diocesi di Magonza (sudovest), negli anni ’60 e ’70. Secondo quanto ha reso noto oggi il portavoce della diocesi, i sospetti si concentrano sul direttore dell’istituto e su un prete, che avrebbero abusato sessualmente dei ragazzi. Gli studenti, ha aggiunto il portavoce, sarebbero stati anche picchiati per motivi futili.

    La scuola in questione, a Bensheim, in Assia, è stata poi chiusa nel 1981. Questo ennesimo caso di abusi su minori giunge in un momento particolarmente delicato per la Chiesa cattolica tedesca, che da giorni è sotto i riflettori dei media internazionali per le centinaia di episodi risalenti agli anni passati ed emersi solo nelle ultime settimane. Proprio questo tema, sarà oggetto di un incontro in Vaticano – venerdì – tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch.

    Cardinale Kasper: Papa vuole fare chiarezza. Sulla complessa e delicata vicenda degli abusi sessuali sui minori commessi da esponenti del clero, «il Vaticano dà il suo appoggio ai vescovi locali». Quanto al Papa «non ci sono dubbi sulla sua volontà di fare chiarezza su questo tema». È quanto afferma il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, in un’intervista alla Radio Vaticana.

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94159&sez=HOME_NELMONDO

  • il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    MILANO – Nessuna attenuante per i sacerdoti che si macchiano del reato di pedofilia. Lo afferma con durezza monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede all’Onu, mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni ’80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75enne, ha ammesso gli abusi.

    ALMENO CINQUE CASI – «Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico» ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. Il quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten ha pubblicato un articolo in cui un ex studente della scuola accusava i tre preti di abusi sessuali e maltrattamenti. Nel complesso, le vittime di queste violenze – che sarebbero avvenute tutte negli anni ’80 – sono almeno cinque. «Mi dispiace molto che persone nel nostro istituto abbiano fatto simili esperienze di violenza» ha proseguito l’abate, sottolineando che la commissione diocesana si interesserà di questi casi. E finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa – tutti sopra i 75 anni – rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti. L’abate ha quindi messo in guardia contro «condanne sommarie» ma non ha garantito che in futuro non possano emergere altri casi simili: su questo, ha detto, «non posso mettere la mano sul fuoco».

    «NON CI SONO SCUSE» – Intervenendo a un incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, Tomasi ha spiegato che non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del «crimine odioso» di pedofilia e la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa. In apertura del suo intervento, mons. Tomasi ha citato le parole di Benedetto XVI: «L’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso». «L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive – ha aggiunto il presule -. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini abusati reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo». «Non ci sono scuse per questo comportamento» ribadisce il presule, sottolineando che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità di tutte le istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema».

    CELIBATO – Accanto alla condanna, si delinea da parte di alti esponenti vaticani la difesa del celibato dei sacerdoti dopo lo scandalo degli abusi in Germania e l’avvio di un’inchiesta da parte della conferenza dei vescovi tedeschi per far luce sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti. E dopo le dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn (che ha poi rettificato la propria posizione), secondo cui il celibato è tra le cause del fenomeno. Il vescovo di Ratisbona (diocesi dove sono stati denunciati abusi nel periodo in cui il fratello del Papa era direttore del coro), Gerhard Mueller, ha definito tale teoria «una stupidaggine» e ha affermato che non c’è motivo di modificare l’istituzione. Ha però ricordato, a margine di un convegno teologico a Roma, che i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia non possono continuare a svolgere il loro ruolo di rappresentanti di Cristo.

    FRATELLO DEL PAPA – Mueller ha poi ribadito l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso accertato di abusi sessuali commesso più di 40 anni fa nella struttura del coro di voci bianche di cui il prelato è in seguito stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo» ha detto Mueller a Roma, ricordando che «c’è stato un solo caso di abuso (nel 1958, ndr), sei anni prima del suo inizio come maestro del coro». Un secondo caso di cui hanno parlato i mezzi di informazione è solo relativo «a una persona» che pur avendo operato per otto mesi nella struttura «è stata condannata nel 1971 per atti compiuti non presso il duomo di Ratisbona, ma altrove».

    MARADIAGA – Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, si schiera a favore del celibato: «Non capisco come possa darsi un rapporto perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». Due giorni fa era stato il portavoce vaticano padre Lombardi a sottolineare che la pedofilia non esiste solo all’interno della Chiesa. «Quello che succede – ha aggiunto Maradiaga – è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Per evitare che queste vicende si ripetano, spiega, «dobbiamo soprattutto insistere nella formazione. E inoltre dobbiamo pensare che non si può giudicare la gente con i criteri del ventunesimo secolo, in altri tempi non si conosceva bene la psicologia umana e a volte gente che aveva indicazioni contrarie a seguire la vocazione intraprendeva la strada del sacerdozio». In difesa del celibato interviene anche il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo cui «è un dono dello Spirito Santo che chiede di essere compreso e vissuto con pienezza di senso e di gioia, nel rapporto totalizzante con il Signore».

    SCHOENBRON – Il dibattito è nato appunto dalle controverse dichiarazioni del cardinale e arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn: interrogandosi sulle cause degli abusi rivelati a catena in Germania e in Austria, ritiene che derivino «sia dall’educazione dei preti che dalle conseguenze della rivoluzione sessuale del ’68, dal celibato nello sviluppo personale». Schoenbron invita dunque a «un cambiamento di visione» del celibato. Giovedì è arrivata poi una parziale rettifica: Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, ha detto che Schoenborn «non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino». Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di «Thema Kirche», periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schoenborn aveva affermato che sugli abusi «deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime». Riprendendo le parole esatte dell’arcivescovo, l’agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: «La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la “rivoluzione sessuale” della generazione del ’68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società».

    Redazione online
    11 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_11/vaticano-casi-pedofilia-celibato-preti_73e6f598-2d0e-11df-a00c-00144f02aabe.shtml

  • Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Le gerarchie ecclesiastiche non presero le misure necessarie contro un religioso del Wisconsin che aveva abusato sessualmente di qualcosa come 200 ragazzini di un prestigioso istituto per sordi; e questo nonostante i vescovi americani avessero ripetutamente avvertito la Santa Sede che la vicenda avrebbe potuto creare grave imbarazzo alla Chiesa. È quanto emerge da documenti ecclesiastici in possesso pubblicati dal New York Times. Dalla corrispondenza interna dei vescovi del Wisconsin al cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, risulta – scrive il quotidiano – che le autorità ecclesiastiche, mentre discutevano se il sacerdote dovesse essere sconsacrato, avevano come «principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo» (tutti i documenti sul sito del Nyt). Le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie» è la posizione espressa dal Vaticano sul caso, attraverso padre Federico Lombardi. L’Osservatore Romano da parte sua difende il Pontefice, definendo le accuse del New York Times un «ignobile intento di colpire» Benedetto XVI. «Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal New York Times, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento» afferma il quotidiano vicino alla Santa Sede.

    LA VICENDA NEGLI ANNI ’50 – Il caso è quello di un sacerdote americano, padre Lawrence C. Murphy, che lavorò in una rinomata scuola per sordi tra il 1950 e il 1974. Nel 1996 il cardinale Ratzinger, alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, non rispose a due lettere sulla vicenda inviate dall’arcivescovo di Milwaukee Rembert G. Weakland. Dopo otto mesi il suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, incaricò i vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy. Ma Bertone, secondo il quotidiano, fermò il processo dopo che padre Murphy scrisse personalmente al cardinale Ratzinger spiegando che non avrebbe dovuto essere messo sotto processo perché pentito e in cattive condizioni di salute: «Voglio semplicemente vivere quello che mi resta nella dignità del mio sacerdozio», scrisse padre Murphy, prossimo alla morte. Il quotidiano ha ottenuto i documenti, tra cui le lettere tra i vescovi e il Vaticano, dagli avvocati che rappresentano i cinque uomini che hanno avviato quattro diverse cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee. Padre Murphy non ricevette mai punizioni o sanzioni, ma fu trasferito in segreto in varie parrocchie e scuole cattoliche ed è morto nel 1998.

    «VITTIME VULNERABILI» – Interpellato dal New York Times, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che la salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. Si tratta di «un caso tragico – aggiunge Lombardi -, che ha coinvolto vittime particolarmente vulnerabili che hanno sofferto terribilmente per quello che lui ha fatto. Abusando sessualmente di bambini che erano menomati nell’udito, padre Murphy ha violato la legge e, cosa ancora più importante, la sacra fiducia che le vittime avevano riposto in lui». «Durante gli anni ’70 – spiega ancora il portavoce vaticano -, alcune delle vittime di padre Murphy hanno riferito i suoi abusi alle autorità civili, che investigarono su di lui a quel tempo; comunque, secondo le notizie riportate, quell’indagine fu lasciata cadere. La Congregazione per la dottrina della fede non fu informata dei fatti fino a venti anni dopo».

    «MAI PROIBITO DENUNCE» – Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche, ma raccomanda che venga condotto un giudizio non escludendo anche la maggiore pena ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale». Ma, sottolinea, le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». «È stato suggerito – continua padre Lombardi nella nota – che esiste una relazione tra l’applicazione della Crimen sollicitationis (documento del 1962 del Sant’Uffizio che stabiliva la procedura da seguire nei casi di molestie sessuali in sede di confessione, ndr) e il fatto di non aver riferito in questo caso degli abusi sessuali alle autorità civili». «In realtà – spiega -, questa relazione non esiste. Infatti, contrariamente ad alcune affermazioni circolate sulla stampa, né la Crimen sollicitationis né il Codice di diritto canonico hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». Padre Lombardi rileva che «nei tardi anni ’90, dopo che oltre di due decenni erano passati da che l’abuso era stato riferito ai dirigenti diocesani e alla polizia, la Congregazione per la dottrina della fede fu interessata per la prima volta della questione di come trattare canonicamente il caso Murphy. La Congregazione – aggiunge – fu informata della questione perché essa coinvolgeva l’adescamento nel confessionale, che è una violazione del Sacramento della penitenza. È importante notare che la questione canonica sottoposta alla Congregazione non era collegata a nessuna potenziale procedura civile o penale contro padre Murphy».

    «MORì QUATTRO MESI DOPO» – «Alla luce del fatto che padre Murphy era anziano e in salute molto precaria, e che viveva in isolamento e senza altre accuse di abusi riferite in oltre venti anni, la Congregazione per la dottrina della fede suggerì che l’arcivescovo di Milwaukee valutasse di affrontare la situazione, ad esempio limitando il pubblico ministero di padre Murphy ed esigendo che egli accettasse la piena responsabilità della gravità dei suoi atti» afferma ancora padre Lombardi -. Padre Murphy morì approssimativamente quattro mesi dopo, senza che altro accadesse».

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_25/pedofilia-vaticano-abusi-usa-ratzinger-papa-new-york-times_4a4c6cda-37d7-11df-821f-00144f02aabe.shtml

  • Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

    Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

    L’ntervista: www.youtube.com/watch?v=N6Pn-bE_q8A

    www.monopoli.info/2010/03/le-iene-s…usato-da-prete/

    Le Iene Show, confessione shock di un ex parroco abusato da prete

    Mercoledì 31 marzo 2010 alle ore 21.10 su Italia 1 nel nuovo appuntamento con “Le Iene Show”, le Iene raccolgono la sconvolgente confessione di Salvatore Domolo, 44 anni, primo prete nella storia della Chiesa Cattolica che ha chiesto e ottenuto di essere “sbattezzato” e che da bambino è stato vittima di pedofilia da parte di un religioso.

    Salvatore, ex parroco della diocesi di Roma e prima ancora di quella di Novara, racconta di aver subito ripetuti abusi sessuali da parte di un prete durante la sua infanzia, dagli 8 agli 11 anni, quando faceva il chierichetto nella parrocchia vicino casa. Dopo avergli fatto bere dei liquori fatti in casa e con la scusa di rammendare suoi slip, il sacerdote abusava del ragazzo presso la propria abitazione. Salvatore, da allora, si chiude in un silenzio “paralizzante” e non riesce a parlarne con nessuno per anni. Racconta, inoltre, di non essere stato l’unico tra i chierichetti ad aver subito questo tipo di attenzioni.

    Per dimostrare a se stesso che si può essere preti diversi dal suo molestatore, a 11 anni decide di entrare in seminario a Novara; da allora il prete, ai tempi sessantenne, smette di abusare sessualmente di lui. A 14 anni racconta la sua terribile storia al suo padre spirituale in seminario, il quale, invece che denunciare l’accaduto, gli chiede di confessare gli abusi subiti come fossero peccati da lui commessi, tutto all’interno del sacramento della confessione, e poi lo invita a non raccontare il fatto a nessuno. Con il segreto di confessione infatti – spiega Salvatore – il padre spirituale del seminario poteva salvaguardare il religioso pedofilo non essendo autorizzato a parlarne più con nessuno. Il ragazzo continua, così, a convivere con il suo dramma interiore per svariati anni senza poterne parlare con nessuno.

    A 19 anni, mentre è ancora in seminario, scopre, inoltre, di essere omosessuale e consuma il suo primo rapporto durante un pellegrinaggio a Lourdes. Da allora, afflitto da uno spaventoso senso di colpa, non ha più avuto rapporti. A 25 anni, dopo essere diventato prete nel 1990, non riesce più a vivere castamente il celibato e a trattenersi dal vivere liberamente la sua omosessualità. Nonostante sia divenuto un sacerdote, ricomincia ad avere rapporti omosessuali, sempre vissuti con grandi sensi di colpa e, poi, confessati al proprio padre spirituale. Alla presenza del proprio padre spirituale, inizia allora un percorso psicologico di analisi, in seguito al quale riemerge il trauma della violenza subita da bambino. Nonostante il padre spirituale gli consigli nuovamente di non parlarne a nessuno e affidare il proprio dramma e il proprio carnefice alla misericordia di Dio, Don Salvatore, per l’immenso senso di angoscia, di colpa e di tradimento che lo invade, decide di raccontare tutto al proprio Vescovo, che si prende del tempo per capire cosa fare. Passano mesi e allora nel 2005 don Salvatore decide di auto-sospendersi e di ritirarsi nella provincia di Milano come “prete operaio”.

    Ad ottobre 2009, però, dato che la Chiesa non prende alcun provvedimento ufficiale e non lo sospende come sacerdote, don Salvatore chiede di essere “sbattezzato” (nello specifico che il proprio nome venga tolto dall’elenco dei battezzati presso la propria parrocchia).

    Attualmente, Salvatore, racconta di “essere felice, di credere profondamente in Dio e di aver perdonato il prete gli ha fatto del male quando era bambino”, ma non riesce a fare lo stesso con la Chiesa, per il modo in cui ha gestito il suo caso di violenza sessuale quando era minorenne.

    Quando gli viene chiesto in merito ai recenti scandali sui preti accusati di pedofilia, dichiara: “Io non mi meraviglio. Io dico solo che abbiamo scoperto la punta dell’iceberg” e aggiunge: “I crimini vanno denunciati all’autorità giudiziaria. La Chiesa giustamente deve condannare il gesto, ma condannarlo in modo definitivo. Senza se e senza ma.”

    Alla domanda su come la Chiesa può risolvere il problema della pedofilia al suo interno, ammette: “Se la Chiesa non ha il coraggio di ritornare al Vangelo, quindi ad una visione di servizio e non di controllo delle coscienze, i preti pedofili ci saranno per tutta la storia dell’uomo”.

    Infine, ai preti pedofili dice: “Abbiate il coraggio di parlarne con qualcuno che non sia all’interno della Chiesa. Con uno psicologo cioè con persone che vi aiutino non a nascondere ma ad uscire allo scoperto”. E poi , aggiunge: “Un prete pedofilo assolutamente deve finire in galera, perché solo in quel modo il prete pedofilo si troverà con se stesso. Si troverà con una rieducazione fatta in modo serio”.

  • La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11…libato-2588133/

    L’arcivescovo austriaco chiede una svolta sulla spinosa questione
    La Scaraffia sull’Osservatore: “Ampliare il ruolo delle donne tra i cattolici”
    La sfida del cardinale Schoenborn “Gli abusi dei preti colpa del celibato”
    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Le cause degli abusi operati dai sacerdoti? Vanno ricercate “sia nell’educazione dei preti, sia negli strascichi della rivoluzione sessuale fatta dalla generazione del 1968”. Un problema che riguarda “il tema del celibato, così come la formazione della persona”. Proprio sul celibato, anzi, ci vuole “un cambiamento di visione”.

    A sostenere questa tesi che non mancherà di suscitare reazioni è l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. L’alto prelato, un cardinale giovane, ma autorevole e aperto, messo a capo della Chiesa viennese dopo gli scandali degli abusi sessuali per cui fu cacciato il suo predecessore Hans Hermann Groer, ritiene che il celibato ecclesiastico spieghi in parte gli atti di pedofilia commessi da religiosi cattolici, emersi ultimamente a cascata in Germania e in Austria.

    In una pubblicazione della sua diocesi, l’arcivescovo di Vienna ha fatto appello al “cambiamento” sul celibato, argomento che invece per il Vaticano non è in discussione. “Basta scandali – ha detto Schoenborn – come è possibile che veniamo considerati sospetti di infrazioni che non abbiamo commesso? Perché è sempre la Chiesa nel suo insieme che viene messa in dubbio”.

    La questione del celibato verrà più volte affrontata oggi e domani a Roma, all’Università Lateranense, in un interessante convegno promosso dalla Congregazione per il clero. Sarà presente il prefetto Hummes, autore all’inizio del suo incarico di una dichiarazione che suscitò qualche perplessità. “Il celibato non è un dogma”, disse. Tesi poi mai più affermata pubblicamente. Ci saranno poi il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, il primo a parlare dei casi nella città tedesca, e una serie di alti esponenti del mondo ecclesiastico.

    Il tema delle violenze in chiese e sacrestie, imposto dalle cronache, sta conquistando spazio anche sulla stampa vaticana. L’Osservatore Romano ieri ha affrontato in prima pagina l’argomento con un articolo della saggista Lucetta Scaraffia. Una maggiore presenza femminile nella Chiesa, è la tesi della studiosa, “avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti”. “I cambiamenti delle società occidentali – continua la storica – che hanno aperto alle donne gli spazi prima riservati agli uomini, cambiamenti che stanno influenzando le altre culture del mondo, hanno provocato una rivoluzione nella configurazione dei ruoli sessuali, ponendo anche per la Chiesa cattolica la questione di ampliare il ruolo delle donne”. Un problema che si pone non solo in termini di “pari opportunità”, ma al fine di “fare fruttare energie e contributi spesso di primaria importanza”.

    Oggi intanto i vescovi tedeschi partono per Roma. L’incontro fra la loro delegazione, guidata dal presidente della Conferenza episcopale locale, Robert Zollitsch, e Papa Benedetto XVI, è previsto per domani. Sul tavolo lo scottante dossier dei casi di pedofilia scoppiati nella Chiesa tedesca. In Germania, lo scandalo è arrivato a coinvolgere, secondo i dati conosciuti, 19 diocesi su 27.
    © Riproduzione riservata (11 marzo 2010)